Ambiente Archive

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COSA RESPIRIAMO OGGI: dati in tempo reale

Media mensile di concentrazione di NO2 in troposfera
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Cosa respiriamo oggi? – BRESCIA
DATI in tempo reale:

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RILEVAZIONI sempre aggiornate al mese in corso
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Accolta la richiesta di ”Cittadini contro l’amianto”: la Commissione Europea indagherà sull’autorizzazione concessa a Locatelli

La Commissione Europea accoglie la richiesta di Cittadini contro l’amianto e dei 1200 firmatari della Petizione di indagare sull’autorizzazione concessa a Locatelli per realizzare la discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona).

Il 15 maggio abbiamo ricevuto dalla Commissione Petizioni dell’Unione Europea la comunicazione ufficiale (vedi allegato) di aver avviato le procedure per svolgere un’indagine preliminare sui vari aspetti dell’autorizzazione data dalla Regione Lombardia per realizzare la discarica di amianto di Cappella Cantone. Stiamo lavorando per fare in modo che i commissari europei vengano direttamente sul posto. Questa decisione costituisce un altro risultato politico raggiunto dai cittadini della zona interessata, dopo che la mobilitazione e la magistratura avevano bloccato e messo sotto sequestro l’area destinata alla discarica.

Con questa decisione il Parlamento Europeo si dimostra più sollecito della giunta Formigoni nel voler indagare sulla discarica di Cappella Cantone. Infatti da circa due mesi è stata costituita ufficialmente a livello regionale una commissione d’inchiesta che naturalmente non si è ancora riunita per lavorare. Inoltre poco o nulla è stato fatto per modificare e ridefinire ruolo e funzione dell’ARPA soprattutto per quanto riguarda la nomina dei dirigenti, dopo che il massimo esponente dell’ARPA Lombardia, Rotondaro, è stato arrestato con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Cappella Cantone che ha portato anche agli arresti di Locatelli, intestatario dell’autorizzazione, e Nicoli Cristiani (Pdl) ex assessore all’ambiente della Regione Lombardia. Ricordiamo che Rotondaro è accusato di aver ricevuto mazzette per ammorbidire i controlli della falda acquifera dell’ex cava Retorto, il luogo dove si voleva realizzare la discarica.

Questa una delle intercettazioni: 8 giugno 2011, il giorno precedente alla conferenza dei servizi

LOCATELLI: Pronto.
ROTONDARO: Buongiorno, come stai?
LOCATELLI: Eh non lo so, ti farò sapere domani.
ROTONDARO: Eh…dai…vedrai che domani starai meglio.
LOCATELLI: Dici?
ROTONDARO: Si, si, si. Dove sei?
LOCATELLI: A Grumello.
ROTONDARO: Ah. Niente, io…penso che sia tutto a posto. Ho fatto anche delle verifiche …
LOCATELLI: Hai fatto un po’ di verifiche?
ROTONDARO: Si, son stato giù anche l’altro giorno lì…dalle tue parti, non te l’han detto?

Dopo questi fatti non è più possibile tollerare che chi deve fare i controlli ambientali sia un organismo dipendente dal governo regionale; come è noto le nomine dei dirigenti dell’ARPA Lombardia sono fatte direttamente dalla giunta Formigoni e non è più prevista l’approvazione da parte del consiglio regionale.

Ci preme inoltre sottolineare come sia stato inopportuno e fuori luogo e tempo costituire un “tavolo tecnico” , che nei fatti è solo politico, nelle province di Cremona e Pavia al fine di individuare siti idonei per lo smaltimento dell’amianto. A questo proposito abbiamo già avuto modo di esprimere la nostra valutazione radicalmente negativa per i seguenti motivi che riassumiamo:

1) Già dal 2008 Cittadini contro l’amianto denunciava che non si potevano autorizzare discariche senza una pianificazione dei siti idonei a livello regionale. La Regione ha sempre ignorato le nostre richieste, ha autorizzato la discarica di Cappella Cantone e solo adesso che è scoppiato lo scandalo decide di procedere alla pianificazione.

2) Si vuole discutere di siti idonei senza coinvolgere direttamente i cittadini interessati, tutti i partiti politici e tutte le organizzazioni sindacali.

3) Secondo la Regione Lombardia uno degli interlocutori , per la provincia di Cremona, è l’attuale amministrazione provinciale di centro-destra del ciellino Salini, la stessa, cioè, che diede parere favorevole alla valutazione di impatto ambientale per la discarica di Cappella Cantone e negativo per la discarica di Cingia de’ Botti pur avendo i due progetti caratteristiche simili; la stessa che non disse né SI né NO alla discarica in sede di autorizzazione integrata ambientale (e per legge si intende un SI).

4) La composizione di questi “tavoli” a Cremona e Pavia ha seguito principi inspiegabili e non corrisponde ai criteri di competenza e neanche alle procedure previste per la pianificazione del trattamento e smaltimento dei rifiuti.

5) Le proposte di pianificazione dovrebbero essere preventive, fatte da tecnici qualificati e non da politici, prendendo in considerazione TUTTO il territorio regionale.

Ci risulta, invece, che questi tavoli siano attivi solo a Cremona e Pavia, guarda caso le uniche province, oltre a Bergamo e Brescia, dove i privati vogliono realizzare discariche di amianto.

Ci tornano con inquietudine alla memoria le intercettazioni fatte dagli inquirenti in un ristorante di Brescia in cui si ritrovano Locatelli, Nicoli Cristiani e Mauro Papa, amministratore della Ecoeternit, e parlano di una sorta di spartizione delle aree di competenza: Papa nelle province di Brescia e Bergamo, Locatelli a Cremona e Pavia. I tre parlano anche di Faustini.

La Ecoeternit sta gestendo una discarica di amianto a Montichiari, Faustini sta per finire la realizzazione di una discarica di amianto a Brescia, località San Polo, e ha chiesto di realizzare una discarica di rifiuti di amianto pericolosi accanto alla discarica della Ecoeternit.

Noi riteniamo comunque urgente risolvere il problema dello smaltimento dell’amianto, ma nello stesso tempo pensiamo che di questo NON SI POSSA OCCUPARE l’attuale giunta Formigoni a seguito delle recenti e note vicende giudiziarie che hanno coinvolto assessori ed ex assessori in gravi reati di corruzione e scempio ambientale. Formigoni non poteva non sapere nonostante che, con arroganza, continui a definirsi estraneo all’operato dei suoi uomini, senza il timore di sfiorare il senso del ridicolo e documentare quanto dice con prove.

In sostanza noi ribadiamo la necessità di provvedere sia alla revoca delle autorizzazioni date che alla moratoria di tutte le domande in corso di autorizzazione per lo smaltimento dell’amianto in Lombardia; vogliamo che si costituisca un organismo qualificato con il compito di verificare l’idoneità e la sicurezza dei progetti e dei siti destinati allo smaltimento dell’amianto , che sia indipendente dalla politica e che tuteli i reali interessi dei cittadini, che sono la difesa della salute e del territorio, e non le lobbies di varia natura.

Un’ultima annotazione: siamo contenti e soddisfatti che quasi tutti si siano convertiti alla necessità di esplorare metodi e soluzioni alternativi all’interramento del cemento amianto. Quattro convegni scientifici qualificati organizzati da noi in questi quattro anni sono serviti a convincere anche esponenti della giunta regionale sulla necessità di seguire questa strada. E questo non è poco anche se bisognerà sempre vigilare su possibili colpi di mano. Politici corrotti ed imprenditori invischiati con la criminalità organizzata sono sempre in agguato.

Cittadini contro l’amianto

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Cinisello Balsamo – Tavola rotonta ”ALTERNATIVE IN MOVIMENTO”

La crisi economica vista dalla parte di chi non si arrende

Proseguono gli incontri:

sabato 14 aprile alle ore 15
presso la Cooperativa Agricola


in via Mariani 11, Cinisello Balsamo

si terrà la tavola rotonta
ALTERNATIVE IN MOVIMENTO

a cui parterciperanno:

Domenico Argirò, movimento NoF35
Marco Bertorello, campagna Rivolta il Debito
Andrea Fumagalli, economista
Luca Giunti, naturalista e tecnico della Comunità Montana Valsusa e Vasangone
Marco Scibona, movimento NoTav
Roberto Zanotto, Fiom

Organizza:
Coordinamento Pace, Legambiente, Cooperativa Agricola

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PGT: Cosa succederà a Brescia? 5 incontri per presentare le osservazioni di Legambiente

Legambiente Brescia ha effettuato studio approfondito del PGT dal quale è emerso un quadro preoccupante per il futuro della nostra città.
Le nostre osservazioni sono state raccolte in un documento consegnato all’amministrazione comunale e disponibile sul nostro sito.
Per spiegare a tutti i cittadini cosa non ci piace del nuovo PGT Legambiente Brescia e Consulta per l’Ambiente organizzano 5 incontri nelle 5 circoscrizioni per spiegare le osservazioni di Legambiente e parlare con i cittadini.
Il primo incontro sarà giovedì 9 febbraio alle ore 20.30 presso la sala della circoscrizione Ovest in via Farfengo 69
Sotto, il volantino con tutti gli appuntamenti!

Vi invitiamo a partecipare e a diffondere l’informazione!
Legambiente Brescia
Vi invitiamo a partecipare e a diffondere l’informazione!
Legambiente Brescia
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Montisola é un gioiello unico. Salviamola! (Dario Balotta*)

Quello che era il Borgo più bello d’Italia nel 2007 sta subendo una feroce e negativa trasformazione sotto il profilo urbanistico e paesaggistico.
Montisola può ambire a diventare capitale della sostenibilità, ma una ottusa amministrazione comunale persevera in politiche stile anni ’60.
Monte Isola, 1800 abitanti, 11 frazioncine distribuite su 9 km quadrati, è posta nel centro del lago d’Iseo dove da sempre vige il divieto di circolazione delle automobili. Una storia di pescatori, di retifici e di mastri artigiani per barche in legno ha offerto e offre un patrimonio culturale di grande. Ma quello che doveva essere un modello di sostenibilità, di tutela del patrimonio e di sviluppo sostenibile del turismo, anche per tutto il lago d’Iseo, è sempre più compromesso.
Recentemente però una improvvida scelta dell’amministrazione, da noi osteggiata in ogni modo, ha portato alla realizzazione di due maxi parcheggi per le motociclette dei residenti (unica forma consentita di mobilità sull’isola) nelle pittoresche località di Peschiera e Carzano. Per i 500 pendolari dell’isola, che ogni giorno si imbarcano da Peschiera e Carzano per la terraferma, i due parcheggi sono comunque insufficienti per soddisfare le esigenze isolane. Legambiente aveva proposto delle mini tettoie in legno a copertura dei posti sosta già esistenti.
La nostra proposta, oltre che evitare un  costo spropositato di 1.050.000 € ( 7.000 € a stallo, quasi come il costo un garage coperto) per i due orrendi manufatti in acciaio, avrebbe evitato una indelebile ferita che compromette la qualità paesaggistica dell’isola.
Ma la volontà cementificatoria dell’amministrazione, purtroppo, non si esaurisce qui. Già in questi anni il consumo di suolo ha proceduto con ritmi vertiginosi, adesso è stato scodellato un Piano di Governo del Territorio (ex PRG) che prosegue nel cieco consumo di suolo con la previsione di 13 nuovi comparti residenziali. Il piccolo borgo, disponendo di circa 500 alloggi vuoti e avendo ormai da anni un saldo demografico negativo, non ha alcun bisogno di nuove abitazioni , anzi avrebbe bisogno di un piano di risanamento delle frazioni per il recupero dei volumi inutilizzati. I contenuti dello strumento urbanistico dell’isola, secondo noi, dovrebbero essere invece quelli del consumo zero di territorio, dell’efficienza energetica e della riqualificazione ambientale. In questi ultimi anni, peggiorando la sua qualità ambientale, Monte Isola, come tutto il lago d’Iseo, ha perso in immagine e in competitività turistica, tanto è vero che le presenze (straniere e italiane) sono nettamente calate, mentre invece è aumentata l’invasione domenicale dei visitatori mordi e fuggi. 
La depressione isolana cresce al punto tale che il 50 % della forza lavoro trova occupazione fuori dall’isola. Con la raccolta differenziata, ferma al 30 %, l’assenza di un adeguato sistema di depurazione dal momento che l’acquedotto comunale pesca dal lago e gravi carenze dei servizi comunali (trasporto pubblico), il declino della qualità dell’isola è sempre più marcato.
Sicuri di interpretare il pensiero di chi ha a cuore il futuro della perla del Sebino, confortati anche da un recente sondaggio attraverso il quale la popolazione si è espressa fortemente contraria a queste politiche di distruzione del territorio, il circolo del Basso Sebino lancia un appello di aiuto all’Italia, affinchè le istituzioni tutelino un ambiente unico nel suo genere.
* presidente di Legambiente Sebino
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Discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona): una giusta lotta di “salute” ed una mano alla giustizia

Discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona): sancita l’ovvietà nel Consiglio regionale lombardo.

Come ripetiamo da tempo sulla discarica c’era già una pietra tombale.

La mozione approvata all’unanimità in Consiglio regionale il 24 gennaio 2012 di sospensione dell’autorizzazione della discarica di amianto di Cappella Cantone non è un risultato straordinario, ma un atto ambiguo che fa comodo a tutti i politicanti di destra, di centro e di ‘sinistra’.
La mozione presentata dal PD è stata modulata, riscritta e riadattata alle esigenze politiche della maggioranza di Formigoni (PdL) e Lega. Sospetto è appunto questo unanimismo forzato. Infatti non si è decisa la REVOCA definitiva dell’autorizzazione, ma la sospensione, così come richiesto dal leghista Belotti assessore regionale al Territorio. Da notare che la sospensione è una scelta logica e non straordinaria e conseguente al fatto che sono in corso indagini della Magistratura e che l’area è stata sottoposta a sequestro. Evidentemente il PD ha privilegiato la ricerca di un accordo fasullo ed inutile con la Lega, piuttosto che andare fino in fondo, chiedendo la revoca definitiva dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale), mettendo in tal modo di fronte alle proprie responsabilità l’attuale maggioranza PdL-Lega. Ricordiamo che questa giunta regionale è coinvolta in una catena criminosa di scandali che sta mettendo in difficoltà la sua  coesione e la sua tenuta.
La ricerca di un accordo a tutti i costi con la maggioranza ha, di fatto, gettato colpevolmente un salvagente a Formigoni e alla sua giunta che sta facendo acqua da tutte le parti e quanto accadrà prossimamente lo dimostrerà. L’approvazione di questa mozione in Consiglio regionale non costituisce né un passo avanti né un passo indietro, si è trattato semplicemente di un artificio politico per mantenere aperte soluzioni legate, ancora una volta, agli interessi dei cavatori, prescindendo dalla salute e dagli interessi dei cittadini.
Il non avere insistito sulla revoca significa, di fatto, lasciare aperta una porta a coloro che in giunta e in consiglio vorrebbero ritentare l’avventura di una discarica sul territorio di Retorto o in luoghi limitrofi, una volta che la Magistratura avrà tolto il sequestro dell’area. Ma se qualcuno ha fatto questi calcoli meschini (e qualcuno che noi sappiamo li ha fatti) si sbaglia di grosso. Difatti, come noi diciamo da tempo, la discarica non si è fatta e non si farà perché l’area presenta falde acquifere affioranti, è in prossimità di centri abitati, è limitrofa a territori agricoli ed è vicina ad un’altra discarica. Tutte queste valutazioni sono depositate al Parlamento Europeo nella petizione supportata da migliaia di cittadini del cremonese e non solo. La discarica non si farà perché tutta la procedura autorizzativa è stata inficiata da vizi di forma e di sostanza, così come noi sosteniamo nel nostro dossier, nel nostro esposto alla
 Magistratura e che gli inquirenti stanno disvelando.
Facciamo presente che un’eventuale concertazione fra Regione, Provincia di Cremona e Comuni (ammesso che si realizzi) non potrà essere fatta senza il coinvolgimento dei cittadini e soprattutto dovrà tener conto della pericolosità delle discariche, dei pericoli di infiltrazione mafiosa e dell’esistenza di metodi alternativi di smaltimento dell’amianto.
In questo momento l’unica cosa che bisogna chiedere, come noi abbiamo chiesto, è la moratoria di tutte le discariche di amianto alla luce di quanto accaduto a Cappella Cantone.
In discussione e sotto inchiesta è tutto il sistema di procedure autorizzative e controlli ambientali, perché la dirigenza dell’ARPA, checché ne dica Formigoni, non è stata estranea a quanto accaduto a Cappella Cantone e non solo. Non basta la rimozione di un dirigente per sanare tutte le irregolarità e omissioni avvenute e per garantire che non avvengano. Il problema non è solo quello di stabilire se la Locatelli portava in Regione dei dati falsati. Il problema è a monte: gli uffici regionali e l’ARPA hanno accettato, a iter già iniziato, di cambiare le regole del monitoraggio, accettando le proposte di Locatelli che “prometteva” di aggiungere metri 1,40 di materiale isolante (o simil isolante…!). C’é da mettersi le mani nei capelli alla luce di quanto trovato sotto i cantieri delle Brebemi.
Ricordiamo anche che le indagini della Magistratura sono importanti e decisive, ma che se non ci fossero stati quattro anni di lotta coerente, determinata e costante di alcuni cittadini, nel silenzio assordante di quasi tutti i politici e istituzioni, questa battaglia non sarebbe stata vinta e forse non ci sarebbero state neppure le indagini per corruzione.

Mariella Megna
Giorgio Riboldi
Cittadini contro l’amianto

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Smog, da sabato targhe alterne A Brescia e nell’area critica. Niente blocco domenicale

In vigore fino a quando i livelli di Pm10 saranno rientrati al di sotto del livello di 50 microgrammi per metro cubo per 2 giorni consecutivi in almeno 3 delle 4 centraline Arpa bresciane

Brescia, 24 gennaio 2012 – L’inquinamento non lascia tregua e da sabato a Brescia e nei comuni dell’area criticasi circolerà a targhe alterne. La decisione è arrivata questa mattina dal tavolo che ha visto riunirsi i sindaci dei comuni che avevano siglato il protocollo per la qualità dell’aria lo scorso ottobre. L’assessore all’ambiente del Comune di Brescia, Paola Vilardi, ha assicurato: «Le targhe alterne varranno anche per le strade provinciali»

Le targhe alterne resteranno in vigore fino a quando i livelli di Pm10 saranno rientrati al di sotto del livello di 50 microgrammi per metro cubo per 2 giorni consecutivi in almeno 3 delle 4 centraline Arpa bresciane. Non ci sarà, invece, il blocco domenicale.

 

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BRESCIA. LA LOTTA ALL’INQUINAMENTO Smog: verso le targhe alterne, ma senza fiducia

Oggi nuovo vertice: si va verso le targhe alterne, ma senza fiducia. Rimane irrisolto il nodo delle strade provinciali

Altro che boccata d’aria fresca. La scorsa settimana i livelli di polveri sottili hanno raggiunto picchi da impietrire i nostri polmoni. Al Broletto si è toccato il record di 170 microgrammi per metro cubo d’aria, più del triplo rispetto al limite di 50. Le due centraline cittadine hanno sfondato la soglia di legge per 14 (Broletto) e 15 volte (Villaggio Sereno). In tre settimane ci siamo già mangiati poco meno della metà della sua dote annuale di giorni di esubero. Di questo passo a metà febbraio, come ogni anno, Brescia sarà già «fuori legge», raggiungendo con largo anticipo il limite dei 35 giorni consentiti in un anno.
Stamane intanto, negli uffici comunali di via Marconi, i sindaci dei 21 comuni dell’aria critica si ritroveranno per fare il punto. Anche se, ammette più d’uno sconsolato, per abbattere le pm10 si spera più che altro nella pioggia o in un colpo di vento. Da tre mesi il protocollo anti-smog siglato lo scorso 28 ottobre è ostaggio della querelle sulle strade provinciali. Così il blocco domenicale che sarebbe dovuto scattare «in automatico» dopo 12 giorni di esuberi consecutivi in tre delle quattro centraline prese a riferimento, è stato congelato.

«Per i comuni della Val Trompia – spiega il sindaco di Concesio Stefano Retali – è impensabile bloccare le strade comunali e non le provinciali. Era la condizione che avevamo posto già tre mesi fa. Purtroppo non si riesce a capire di chi sia la competenza, Prefettura, Provincia o Regione. È una situazione paradossale. Siamo costretti ad affidarci al meteo». L’arma spuntata che è rimasta in mano alle amministrazioni è quella delle targhe alterne. Domenica si è contato il 13esimo giorno consecutivo oltre i limiti. Per oggi l’Arpa segnala una «possibile dispersione» degli inquinanti. Ma se il meteo non dovesse cambiare, venerdì si toccherà il 18esimo. A quel punto, in base al protocollo, scatterà il «pari o dispari», dalle 9 alle 18. «Per il blocco non siamo ancora riusciti a far scattare il protocollo» spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Brescia Paola Vilardi. «Resta in campo l’opzione targhe alterne. L’emergenza c’è, qualcosa va fatto». Una soluzione già adottata lo scorso febbraio, dal 12 al 28, per altro senza grandi risultati. Anche perché, va detto, le deroghe sono molte: potranno circolare senza doversi preoccupare del calendario gli euro 4 e gli euro 5, le vetture a metano o gpl, i veicoli ibridi o elettrici e le auto che abbiano a bordo almeno 3 persone. Resta poi, anche in questo caso, il nodo provinciali: il traffico d’attraversamento, con ogni probabilità, potrà circolare liberamente. «Le targhe alterne sono un palliativo», ammette Enrico Danesi sindaco di Rezzato «ma non possiamo più star qui a guardare il rimpallo di responsabilità tra Provincia e Prefettura. Una soluzione, per quanto parziale, va messa in campo. A questo punto io credo che si dovrebbe partire subito e non aspettare il 18esimo giorno. Non possiamo sempre sperare nel vento o nella pioggia». Già.

Davide Bacca

corrieredellasera/brescia

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BRESCIA. Scorie al cesio, cinque bombe ad orologeria (Pietro Gorlani)

Le polveri radioattive stoccate nei bunker a Brescia, Sarezzo, Lumezzane. Due le discariche: a Capriano del Colle e S.Polo

 

Brescia provincia radioattiva. Dalla Bassa alla Valtrompia,  passando per il capoluogo, sono cinque i siti contenenti scorie di cesio 137, tra i radioisotopi più pericolosi per la salute. Oltre ventimila tonnellate di polveri derivanti dalla fusione di rottame contaminato. E poi stoccate in appositi bunker creati all’interno delle aziende siderurgiche che hanno fuso quei rottami (Alfa Acciai a Brescia, Rivadossi Metalli di Lumezzane e Acciaierie Venete di Sarezzo) o in ex cave indicate dall’Enea a metà degli anni Novanta (Metalli Capra a Capriano del Colle ed ex cava Piccinelli in città). Le istituzioni rigettano gli allarmismi e assicurano che non esiste rischio di contaminazione per la popolazione (c’è un’apposito tavolo tecnico istituito in Prefettura). Gli imprenditori garantiscono di aver messo in sicurezza i loro siti, seguendo i protocolli indicati dalle istituzioni stesse. Ma cittadini e comitati ambientalisti non dormono sonni tranquilli. Una cosa è certa: con queste potenziali «bombe» ecologiche si dovrà convivere ancora a lungo, visto che in Italia non esiste nessuna discarica predisposta ad accogliere rifiuti contenenti radionuclidi. A riaprire la discussione sulla questione radioattività a Brescia è il recente caso dell’ex cava Piccinelli a Buffalora, dove fino all’inizio degli anni Novanta ha operato la Cagi-Metal, che ha stoccato circa 2mila tonnellate di scorie contaminate. Nel 1998 è il Comune a pagare la società Nucleco per una prima messa in sicurezza dell’area. Ma da allora non è più stato fatto alcun intervento.

Arpa nella relazione stilata il 28 settembre scrive che «si possono originare fenomeni di percolazione nel terreno delle acque con il conseguente trasporto del cesio (elemento fortemente solubile) verso gli strati più profondi del suolo». E torna a far parlare di sè anche la discarica Metalli Capra nel cuore del parco regionale del Monte Netto. Lì nel 1994 su indicazione dell’Enea vennero interrate le scorie prodotte dall’omonima raffineria di metalli. Discarica sequestrata nel 2007 dai carabinieri del Noe perché nel percolato trovano inquinanti (metalli pesanti e cesio). Nel maggio 2011 i nuovi sindaci di Capriano, Flero e Poncarale hanno chiesto garanzie all’Arpa. «So che non c’è pericolo per la mia popolazione — spiega Claudio Lamberti, sindaco di Capriano — ma voglio capire chi doveva imporre la bonifica del sito». «Sono preoccupata perché a nord della discarica continua la produzione di percolato — aggiunge il primo cittadino di Flero, Nadia Pedersoli — e in caso di pioggia il rischio di contaminazione del territorio di Flero e Poncarale è concreto. Per questo abbiamo chiesto nuovi controlli ad Arpa». Dati già nelle mani della Metalli Capra, che assicura: «I risultati Arpa consegnatici due giorni fa dicono che il livello di radioattività nel percolato è sotto il limite di legge, che è di mille bequerel al litro — spiega l’amministratore Gianpaolo Capra —. Percolato che sistematicamente provvediamo a smaltire a norma di legge». Ma la discarica è stata messa in sicurezza? «Certo. Nel 2009 è stato riportato terreno per migliorarne la permeabilizzazione. Inoltre siamo sottoposti a costanti controlli dell’Arpa e il comune ne è al corrente».

La maggior parte delle scorie radioattive è stata fusa, all’insaputa delle stesse aziende, fino a 15 anni fa. Poi con l’arrivo dei portali radiometrici all’ingresso delle fonderie è stato più facile rintracciare i vari allarmi. Ma succede che delle sorgenti radioattive schermate da altri metalli finiscano nell’alto forno. E contaminino l’intera filiera. «All’Alfa Acciai il deposito di scorie è stato realizzato nel 1997 a seguito di un grave episodio di contaminazione — spiega il direttore generale di produzione Giuseppe Cavalli — che non è paragonabile a quello dello scorso anno. Oggi abbiamo sofisticati sistemi di controllo in ingresso e in uscita. Un paio di volte l’anno capita di intercettare piccolissime sorgenti radioattive, che mettiamo in sicurezza nel bunker, anche se noi chiediamo alla prefettura di rispedirle al mittente». Cinque bombe al momento disinnescate. Ma che appesantiscono il ricco arsenale di criticità ambientali della provincia.

pgorlani@rcs.it

corrieredellasera/brescia

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Inquinamento dell’aria, Legambiente: “Parma la peggiore in regione. Brescia settima” –

Legambiente pubblica “Mal’Aria di città”, il dossier sulla qualità dell’aria in Italia.

 

Strade congestionate dal traffico, aria irrespirabile, pesanti ricadute sulla salute pubblica. Un problema ormai cronico nelle nostre città mai affrontato radicalmente, dichiarano da Legambiente. Quando il livello di inquinamento supera i limiti la risposta è sempre la stessa: blocchi del traffico che tamponano l’emergenza ma nessun piano concreto che preveda una progressiva diminuzione del traffico privato.

L’obiettivo di Mal’Aria, la nostra storica campagna contro lo smog, è rivendicare il diritto alla salute, siamo stanchi di respirare veleni! La soluzione esiste ed è sempre più urgente: investire sul trasporto pubblico disincentivando quello privato.

Paradossalmente quello a cui assistiamo è invece un progressivo impoverimento dei treni per i pendolari che si tradurranno inevitabilmente in migliaia di automobili in più in circolazione.
Il 20 – 21 e 22 gennaio la nostra mobilitazione contro lo smog lungo la penisola: banchetti informativi, flash mob, incontri con le amministrazioni e i cittadini per discutere proposte sui problemi piccoli e grandi legati alla mobilità in città”.

LOMBARDIA: Brescia al settimo posto per livelli di pm10 e all’ottavo per biossido d’azoto

Brescia al settimo posto nella classifica nazionale «Mal’aria 2011» stilata da Legambiente. Il male nostrum che accomuna grand parte delle città della pianura Padana è l’inquinamento da polveri sottili: pm10, ozono, biossidi d’azoto.

Se al primo posto c’è ancora Torino (158 superi di polveri sottili nel 2011) seguita da Milano (131), Verona (130), Alessandria (125), Monza (121) e Asti (117) nella top ten troviamo Brescia (113 superi).

La Lombardia fa l’en-plein visto che in tutte le 12 città monitorate i superi sono fuorilegge.

Per quanto riguarda i livelli di ozono (limite di 120 microgrammi per metro cubo d’aria) Brescia si trova al 25esimo posto con 45 giorni di supero (calcolati sulla media di 8 ore al giorno).
Male anche per il biossido di azoto: Brescia è all’ottavo posto, con 54 giorni di superi . Il dossier Mal’aria 2012 descrive però una situazione di emergenza anche se si considerano altri inquinanti. Sette capoluoghi lombardi, infatti, si piazzano nei primi 10 posti tra le cittá che hanno registrato i peggiori valori medi di ozono, un componente importante dello smog fotochimico che forma principalmente d’estate e che può avere effetti anche gravi sulla salute.

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