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Proseguono gli incontri:
sabato 14 aprile alle ore 15
presso la Cooperativa Agricola

in via Mariani 11, Cinisello Balsamo
si terrà la tavola rotonta
ALTERNATIVE IN MOVIMENTO
a cui parterciperanno:
Domenico Argirò, movimento NoF35
Marco Bertorello, campagna Rivolta il Debito
Andrea Fumagalli, economista
Luca Giunti, naturalista e tecnico della Comunità Montana Valsusa e Vasangone
Marco Scibona, movimento NoTav
Roberto Zanotto, Fiom
Organizza:
Coordinamento Pace, Legambiente, Cooperativa Agricola
Monte Isola, 1800 abitanti, 11 frazioncine distribuite su 9 km quadrati, è posta nel centro del lago d’Iseo dove da sempre vige il divieto di circolazione delle automobili. Una storia di pescatori, di retifici e di mastri artigiani per barche in legno ha offerto e offre un patrimonio culturale di grande. Ma quello che doveva essere un modello di sostenibilità, di tutela del patrimonio e di sviluppo sostenibile del turismo, anche per tutto il lago d’Iseo, è sempre più compromesso.Discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona): sancita l’ovvietà nel Consiglio regionale lombardo.
Come ripetiamo da tempo sulla discarica c’era già una pietra tombale.
La mozione approvata all’unanimità in Consiglio regionale il 24 gennaio 2012 di sospensione dell’autorizzazione della discarica di amianto di Cappella Cantone non è un risultato straordinario, ma un atto ambiguo che fa comodo a tutti i politicanti di destra, di centro e di ‘sinistra’.
La mozione presentata dal PD è stata modulata, riscritta e riadattata alle esigenze politiche della maggioranza di Formigoni (PdL) e Lega. Sospetto è appunto questo unanimismo forzato. Infatti non si è decisa la REVOCA definitiva dell’autorizzazione, ma la sospensione, così come richiesto dal leghista Belotti assessore regionale al Territorio. Da notare che la sospensione è una scelta logica e non straordinaria e conseguente al fatto che sono in corso indagini della Magistratura e che l’area è stata sottoposta a sequestro. Evidentemente il PD ha privilegiato la ricerca di un accordo fasullo ed inutile con la Lega, piuttosto che andare fino in fondo, chiedendo la revoca definitiva dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale), mettendo in tal modo di fronte alle proprie responsabilità l’attuale maggioranza PdL-Lega. Ricordiamo che questa giunta regionale è coinvolta in una catena criminosa di scandali che sta mettendo in difficoltà la sua coesione e la sua tenuta.
La ricerca di un accordo a tutti i costi con la maggioranza ha, di fatto, gettato colpevolmente un salvagente a Formigoni e alla sua giunta che sta facendo acqua da tutte le parti e quanto accadrà prossimamente lo dimostrerà. L’approvazione di questa mozione in Consiglio regionale non costituisce né un passo avanti né un passo indietro, si è trattato semplicemente di un artificio politico per mantenere aperte soluzioni legate, ancora una volta, agli interessi dei cavatori, prescindendo dalla salute e dagli interessi dei cittadini.
Il non avere insistito sulla revoca significa, di fatto, lasciare aperta una porta a coloro che in giunta e in consiglio vorrebbero ritentare l’avventura di una discarica sul territorio di Retorto o in luoghi limitrofi, una volta che la Magistratura avrà tolto il sequestro dell’area. Ma se qualcuno ha fatto questi calcoli meschini (e qualcuno che noi sappiamo li ha fatti) si sbaglia di grosso. Difatti, come noi diciamo da tempo, la discarica non si è fatta e non si farà perché l’area presenta falde acquifere affioranti, è in prossimità di centri abitati, è limitrofa a territori agricoli ed è vicina ad un’altra discarica. Tutte queste valutazioni sono depositate al Parlamento Europeo nella petizione supportata da migliaia di cittadini del cremonese e non solo. La discarica non si farà perché tutta la procedura autorizzativa è stata inficiata da vizi di forma e di sostanza, così come noi sosteniamo nel nostro dossier, nel nostro esposto alla
Magistratura e che gli inquirenti stanno disvelando.
Facciamo presente che un’eventuale concertazione fra Regione, Provincia di Cremona e Comuni (ammesso che si realizzi) non potrà essere fatta senza il coinvolgimento dei cittadini e soprattutto dovrà tener conto della pericolosità delle discariche, dei pericoli di infiltrazione mafiosa e dell’esistenza di metodi alternativi di smaltimento dell’amianto.
In questo momento l’unica cosa che bisogna chiedere, come noi abbiamo chiesto, è la moratoria di tutte le discariche di amianto alla luce di quanto accaduto a Cappella Cantone.
In discussione e sotto inchiesta è tutto il sistema di procedure autorizzative e controlli ambientali, perché la dirigenza dell’ARPA, checché ne dica Formigoni, non è stata estranea a quanto accaduto a Cappella Cantone e non solo. Non basta la rimozione di un dirigente per sanare tutte le irregolarità e omissioni avvenute e per garantire che non avvengano. Il problema non è solo quello di stabilire se la Locatelli portava in Regione dei dati falsati. Il problema è a monte: gli uffici regionali e l’ARPA hanno accettato, a iter già iniziato, di cambiare le regole del monitoraggio, accettando le proposte di Locatelli che “prometteva” di aggiungere metri 1,40 di materiale isolante (o simil isolante…!). C’é da mettersi le mani nei capelli alla luce di quanto trovato sotto i cantieri delle Brebemi.
Ricordiamo anche che le indagini della Magistratura sono importanti e decisive, ma che se non ci fossero stati quattro anni di lotta coerente, determinata e costante di alcuni cittadini, nel silenzio assordante di quasi tutti i politici e istituzioni, questa battaglia non sarebbe stata vinta e forse non ci sarebbero state neppure le indagini per corruzione.
Mariella Megna
Giorgio Riboldi
Cittadini contro l’amianto
In vigore fino a quando i livelli di Pm10 saranno rientrati al di sotto del livello di 50 microgrammi per metro cubo per 2 giorni consecutivi in almeno 3 delle 4 centraline Arpa bresciane
Brescia, 24 gennaio 2012 – L’inquinamento non lascia tregua e da sabato a Brescia e nei comuni dell’area criticasi circolerà a targhe alterne. La decisione è arrivata questa mattina dal tavolo che ha visto riunirsi i sindaci dei comuni che avevano siglato il protocollo per la qualità dell’aria lo scorso ottobre. L’assessore all’ambiente del Comune di Brescia, Paola Vilardi, ha assicurato: «Le targhe alterne varranno anche per le strade provinciali»
Le targhe alterne resteranno in vigore fino a quando i livelli di Pm10 saranno rientrati al di sotto del livello di 50 microgrammi per metro cubo per 2 giorni consecutivi in almeno 3 delle 4 centraline Arpa bresciane. Non ci sarà, invece, il blocco domenicale.
Oggi nuovo vertice: si va verso le targhe alterne, ma senza fiducia. Rimane irrisolto il nodo delle strade provinciali
Altro che boccata d’aria fresca. La scorsa settimana i livelli di polveri sottili hanno raggiunto picchi da impietrire i nostri polmoni. Al Broletto si è toccato il record di 170 microgrammi per metro cubo d’aria, più del triplo rispetto al limite di 50. Le due centraline cittadine hanno sfondato la soglia di legge per 14 (Broletto) e 15 volte (Villaggio Sereno). In tre settimane ci siamo già mangiati poco meno della metà della sua dote annuale di giorni di esubero. Di questo passo a metà febbraio, come ogni anno, Brescia sarà già «fuori legge», raggiungendo con largo anticipo il limite dei 35 giorni consentiti in un anno.
Stamane intanto, negli uffici comunali di via Marconi, i sindaci dei 21 comuni dell’aria critica si ritroveranno per fare il punto. Anche se, ammette più d’uno sconsolato, per abbattere le pm10 si spera più che altro nella pioggia o in un colpo di vento. Da tre mesi il protocollo anti-smog siglato lo scorso 28 ottobre è ostaggio della querelle sulle strade provinciali. Così il blocco domenicale che sarebbe dovuto scattare «in automatico» dopo 12 giorni di esuberi consecutivi in tre delle quattro centraline prese a riferimento, è stato congelato.
«Per i comuni della Val Trompia – spiega il sindaco di Concesio Stefano Retali – è impensabile bloccare le strade comunali e non le provinciali. Era la condizione che avevamo posto già tre mesi fa. Purtroppo non si riesce a capire di chi sia la competenza, Prefettura, Provincia o Regione. È una situazione paradossale. Siamo costretti ad affidarci al meteo». L’arma spuntata che è rimasta in mano alle amministrazioni è quella delle targhe alterne. Domenica si è contato il 13esimo giorno consecutivo oltre i limiti. Per oggi l’Arpa segnala una «possibile dispersione» degli inquinanti. Ma se il meteo non dovesse cambiare, venerdì si toccherà il 18esimo. A quel punto, in base al protocollo, scatterà il «pari o dispari», dalle 9 alle 18. «Per il blocco non siamo ancora riusciti a far scattare il protocollo» spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Brescia Paola Vilardi. «Resta in campo l’opzione targhe alterne. L’emergenza c’è, qualcosa va fatto». Una soluzione già adottata lo scorso febbraio, dal 12 al 28, per altro senza grandi risultati. Anche perché, va detto, le deroghe sono molte: potranno circolare senza doversi preoccupare del calendario gli euro 4 e gli euro 5, le vetture a metano o gpl, i veicoli ibridi o elettrici e le auto che abbiano a bordo almeno 3 persone. Resta poi, anche in questo caso, il nodo provinciali: il traffico d’attraversamento, con ogni probabilità, potrà circolare liberamente. «Le targhe alterne sono un palliativo», ammette Enrico Danesi sindaco di Rezzato «ma non possiamo più star qui a guardare il rimpallo di responsabilità tra Provincia e Prefettura. Una soluzione, per quanto parziale, va messa in campo. A questo punto io credo che si dovrebbe partire subito e non aspettare il 18esimo giorno. Non possiamo sempre sperare nel vento o nella pioggia». Già.
Davide Bacca
corrieredellasera/brescia