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Caso Formigoni, ora Daccò ammette “Ho pagato io tutte le sue vacanze”

L’imprenditore interrogato sabato scorso: “Il presidente non mi ha mai restituito nulla”. La confessione si basa sulle rivelazioni del marinaio che gestiva lo yacht Ad Maiora a disposizione del governatore....

L’imprenditore interrogato sabato scorso: “Il presidente non mi ha mai restituito nulla”. La confessione si basa sulle rivelazioni del marinaio che gestiva lo yacht Ad Maiora a disposizione del governatore. I pm portano al faccendiere due fatture, per il resort a sette stelle. Importo: 50mila euro. “Le riconosco, riguardano l’affitto”

MILANO - “Da anni, da giugno a settembre lo yacht Ad Maiora è a disposizione di Formigoni… Il presidente è stato mio ospite per tre capodanni ai Caraibi, non mi ha restituito nulla…”. Arriva dal carcere di Opera la risposta alla domanda che Repubblica pone da tempo a Roberto Formigoni su chi gli abbia pagato le recenti, lussuose vacanze. Arriva dal verbale rilasciato sabato scorso da Pierangelo Daccò, il lobbista-consulente-faccendiere, detenuto dal 15 novembre.

LA VERITÀ DEL MARINAIO
Non è raro che a bucare le versioni più blindate siano i dettagli. In questo caso è il marinaio responsabile dello yacht dal simbolico nome “Ad Maiora” a permettere ai pubblici ministeri un salto di qualità: “Tutte le estati, da giugno a settembre – questo si legge in sintesi sul verbale – lo yacht era messo nella disponibilità esclusiva del presidente della Regione Lombardia. Daccò usava l’altra barca, riservando “Ad Maiora” a Roberto Formigoni”.

A STAGIONE COSTA 50MILA EURO
Quando il procuratore aggiunto Francesco Greco e i suoi sostituti mettono questa verità portuale (e non politica) sotto gli occhi del milionario detenuto, Daccò reagisce. È ritenuto il perno delle inchieste nate sul crac dell’ospedale San Raffaele e sul dissanguamento dei conti della fondazione Maugeri. Cerca di trovare le parole giuste: “Non si può definire come un’esclusiva, perché qualche volta m’imbarcavo anch’io. Però effettivamente ogni anno, da diversi anni, da giugno a settembre “Ad Maiora” è a disposizione di Formigoni”.

In Liguria, in Sardegna, per i week end, e con la mania del presidente per il fax, che costringe a deviazioni di rotta, in modo da poter ricevere e trasmettere ritagli di giornali e documenti. La barca costa, quanto?, domandano i magistrati. “I costi oscillano tra i 30mila e i 50mila euro a stagione”, è la risposta.

Contributi, divisione spese? Zero. Sa o no Roberto Formigoni che Eurosat Telecommunication Ltd, la società irlandese di Daccò, ha pagato quasi 150mila euro di costi vivi dello yacht “Ad Maiora”, escluse le spese del personale, che comprendono stipendio e carta di credito per le spese quotidiane? “Formigoni era mio ospite, non mi ha mai restituito nulla”, ammette Daccò. Tanti parlano di “amicizia”, in questa storia, e non di favori, benefici, regali di varia natura. Nemmeno parlano di lobby, anche se “Ricordo che Daccò mi disse che era opportuno continuare ad avere la disponibilità della barca perché – si legge nel verbale del “socio” di Daccò, l’ex assessore dc Antonio Simone – poteva servire per le pubbliche relazioni”.

IL JET PRIVATO PER LE ANTILLE
Queste gite nautiche gratis e “a disposizione” del governatore rappresentano una novità dell’inchiesta. Ma l’analogo canovaccio emerge finalmente per la questione spinosa e polemica dei viaggi esotici: “Formigoni – dice Daccò – è stato mio ospite in almeno tre capodanni alle Antille”. Parole semplici. Per capirle sino in fondo, partiamo però dall’ultimo capodanno così come l’ha vissuto il portafoglio del lobbista: “Per quello del 2010/2011 – questa la sintesi del suo verbale – ho speso 100mila euro per il noleggio di un jet privato”, quello della società Alba Servizi.

Quest’ultima è una società del gruppo Mediaset, alla quale il San Raffaele aveva messo a disposizione un monte ore di volo. La prima a parlarne è stata Stefania Galli, la segretaria del defunto Mario Cal, ex amministratore del San Raffaele: “Una volta mi fu detto dal dottor Cal di prenotare un volo per San Marteen a bordo del quale ci sarebbe stato Daccò e Formigoni”, e anche in quel caso per pagare arriva Eurosat, come per lo yacht.

La procura milanese, cercando i diari di bordo del jet, scopre che non riportano i dati dei passeggeri. È dunque Daccò, nell’interrogatorio di sabato scorso, a svelare ai magistrati che in quel capodanno 2010/2011 “il jet ha portato me, Formigoni, il suo segretario Willy e Roberto Perego alle Antille e poi è tornato a riprenderci”. Willy è Mauro Villa.

LE VERSIONI DI FORMIGONI
S’impone ora un piccolo salto nel tempo. Arriviamo agli inizi dello scorso aprile, in un palazzo della Regione Lombardia che trema, e ha già visto arresti e dimissioni. Formigoni, che appena l’anno prima aveva usufruito – e noi lo sappiamo da questo recente verbale, lui per averle vissute – delle vacanze supervip gratis, non esita: “Non ho mai ricevuto neppure un euro da nessuno (…) Non ho nulla da rimproverarmi sulla vicenda delle vacanze, io non ho pagato niente a Daccò e lui non ha pagato niente a me (…) Grazie a Dio, ho la possibilità di pagare (…) Comunque, non costituirebbe nessuna fattispecie di reato ricevere cose in dono”. Ma di quali doni esattamente parla?

LE FATTURE 2011 DI DACCÒ
I pubblici ministeri sabato scorso portano a Daccò due fatture, che riguardano appunto l’ultimo capodanno e il costoso Resort a sette stelle. La somma è di circa 50mila euro: “Sì, le riconosco, riguardano il costo d’affitto. Formigoni era mio ospite – questa è la linea di Daccò – e non mi ha restituito nulla, né per il soggiorno né per il volo”. Ancora una volta, parole nette.

I CONTI 2009 DI DACCÒ
Tra i fatti certi, ce n’è uno: Roberto Formigoni all’inizio dello scandalo “non ricordava” nemmeno dove avesse passato le feste il capodanno, nonostante si trovasse in uno di quei posti che vengono considerati “indimenticabili”. “Devo consultare le agende”, annaspava. “A che titolo mi fa questa domanda? Vale la parola del Presidente”, reagiva sui conti. Quando sono emersi i primi documenti bancari di Daccò e, accanto ai biglietti aerei, il nome Formigoni, il presidente ha recuperato in pubblico porzioni di memoria.

Ci sono i due biglietti Air France per Parigi emessi il 27 dicembre 2008, per il presidente della Regione e Alberto Perego, memores di Cl, collaboratore di Formigoni, 4.080 euro cadauno. C’è una ricevuta da 9.637 dollari, pari a 7.180 euro, datata 9 gennaio 2009, a saldo di un soggiorno presso l’”Altamer Resort” di Anguilla. Inoltre – ed è noto a chi segue le cronache politico-giudiziarie del presidente Formigoni – in quel periodo il generoso Daccò ha pagato con carta di credito, tra il “Cuisinart Resort&Spa”, altri ristoranti e intrattenimenti, 6.226 euro in più. Il totale ammonta a 13.406 euro.

LA LETTERA A TEMPI
Con questo bagaglio d’informazioni, arriviamo all’autodifesa che il 21 aprile scorso Formigoni invia al settimanale Tempi, che sul sito sta pubblicando anche le corpose lettere dal carcere di Simone, il coindagato di Daccò e amicissimo di Formigoni. “Le spese delle carte di credito di Daccò sono elevate perché si riferiscono a conti collettivi. E se ci sono biglietti aerei e una settimana di vacanza alle Antille con cifre importanti, scusate tanto, non sono Brad Pitt, ma – scrive Formigoni – me le posso pagare con il mio stipendio”. Purtroppo, sostiene, non ha le ricevute: “Le ho buttate; scusate, è un reato?”, domanda, e rilancia, parla di “deriva gossippara”.

Certo, non è reato buttare le ricevute, è che sembra non ci fossero. Lo dice Daccò nel verbale, dove precisa: “Anche nelle due precedenti vacanze di capodanno Formigoni era mio ospite, e non mi ha restituito niente”. Neppure un euro di spesa per il soggiorno. Nemmeno un euro di viaggio.

Chi ha letto le carte, e conosce questo passaggio, si chiede perché mai un politico di lungo corso come Formigoni parli con ostinazione di divisione delle spese “tra amici”. E perché mai Daccò, nel verbale, spieghi di non aver preso nemmeno in considerazione l’idea del rimborso, avendo con lui un rapporto di “pura amicizia”.

Tocca a magistrati, detective e avvocati aiutare l’opinione pubblica a capire che cosa è successo e come sono andati i fatti, intorno ad aziende sanitarie che avevano dalla Regione rimborsi cospicui e pagavano profumatamente, e non si capisce bene perché, “amici” di Formigoni. Ma intanto è legittimo chiedere: perché il presidente Formigoni inganna e mente su tre anni di vacanze natalizie gratis? È gossip pretendere una risposta da un amministratore pubblico? DAVIDE CARLUCCI e PIERO COLAPRICO / larepubblica

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Presidente Formigoni, risponda

Le vacanze pagate dal faccendiere Daccò, le inchieste che travolgono la giunta, le offese ai giornalisti. Sette domande al governatore della Lombardia

(larepubblica)

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Formigoni è sempre più isolato adesso invoca il popolo dei fax (ANDREA MONTANARI)

Il gelo del partito, i dubbi di Cl. E uno sfogo in privato: tanti mi stanno voltando le spalle

Dopo l’incontro con Angelino Alfano, Roberto Formigoni è ancora più solo. Tanto che il governatore si rivolge ai consiglieri regionali del Pdl per mobilitare i militanti, invitati a spedirgli un fax con scritto: «Presidente, siamo con te». Prima di ritirarsi fino a domenica a Rimini per gli annuali esercizi spirituali organizzati da Comunione e Liberazione. Nel frattempo, cresce il disagio sempre più evidente non solo nel mondo cattolico, ma anche tra i suoi fedelissimi.

La cosa che lo fa più arrabbiare in questi giorni, raccontano al Pirellone, sono «i tanti che mi stanno voltando le spalle». Un disagio che si è manifestato nei giorni scorsi anche con le prime crepe che sono emerse proprio dentro il mondo vicino a Cl. Dove non sono ormai pochi i ciellini di stretta osservanza che ammettono di non riconoscersi più nei comportamenti del governatore. Anche se finora lo ammettono solo in privato. Del resto, l’immagine più eloquente dell’attuale isolamento di Formigoni è proprio l’esito dell’incontro con Alfano. Un quarto d’ora scarso di tempo in una saletta della Fiera di Rho-Pero e non al Pirellone come il governatore aveva insistito fino  all’ultimo. Nessuna conferenza stampa o dichiarazione congiunta, come Formigoni ha provato a chiedere più volte al numero uno del suo partito, ma solo un risultato generico e scontato: il «pieno sostegno del Pdl alle iniziative di governo della Regione» e un invito rivolto a tutti «alla coesione».

Non una parola da Alfano sul complotto «mediatico politico» che Formigoni denuncia da giorni nei suoi confronti. Né un accenno di condivisione alla linea di difesa adottata dal Celeste dopo le rivelazioni emerse dalle nuove inchieste sulla sanità lombarda. Solo un minivertice a porte chiuse, con molte assenze, qualche imbarazzo anche tra i ciellini e la chiara volontà dell’ex ministro della Giustizia di farsi vedere il meno possibile al fianco di Formigoni, che non è rimasto nemmeno per il pranzo con gli imprenditori offerto dai vertici della Fiera. E quando i fotografi hanno chiesto al governatore e all’ex ministro di posare insieme per una foto, Alfano con balzo felino si è subito smarcato: «Ho proprio voglia di fare una fotografia con Mariastella Gelmini».

C’è chi sostiene addirittura che Alfano avesse espressamente chiesto di essere accompagnato nel suo viaggio elettorale lombardo solo dalla Gelmini, responsabile della task force elettorale del Pdl, e dal coordinatore regionale Mario Mantovani che nei giorni scorsi aveva usato toni duri non sul «merito» della politica della Regione, ma sui «metodi» di Formigoni. Altri smentiscono categoricamente che il governatore abbia incontrato Berlusconi e ammettono che solo Alfano ha ascoltato giovedì gli sfoghi del governatore.
Arrivato a Legnano, davanti a 450 persone, dal palco del teatro Cantoni, primo appuntamento del suo tour, Alfano non ha usato giri di parole: «Noi del Pdl — ha spiegato — dobbiamo dare l’esempio. Essere onesti e non prendere un euro per noi».

Un alto dirigente pidiellino sintetizza l’esito della riunione con il gruppo: «È evidente che Alfano su Formigoni non ci ha voluto mettere la faccia. Cosa poteva fare in questa situazione? Con tutto quello che sta venendo fuori». Anzi, quando Formigoni è arrivato al Salone del mobile, il segretario del Pdl stava già rispondendo ai giornalisti e non c’era nemmeno un posto per il governatore al tavolo della conferenza stampa. Anche il capogruppo del Pdl in Regione, il ciellino Paolo Valentini, nel ribadire il «pieno» sostegno a Formigoni, è costretto a commentare i risultati di quello che lui stesso derubrica a «ritrovo» con il semplice impegno a considerare «i risultati raggiunti in Lombardia» come «patrimonio dell’intero partito».

Nel frattempo, è partito il pronto soccorso dei fedelissimi. Una lettera a tutti i consiglieri regionali pidiellini su carta intestata del partito e firmata dal consigliere regionale di Saronno Renzo Azzi e da Giorgio Puricelli, il fisioterapista di Silvio Berlusconi eletto nel listino di Formigoni. Il testo è inequivocabile e i toni ricordano quelli usati da Silvio Berlusconi quando in passato gridava al complotto. «Caro amico, caro amica, in questi giorni più che mai, si sta verificando un vero e proprio attacco nei confronti di Regione Lombardia e del suo presidente, Roberto Formigoni. È un attacco basato esclusivamente su voci che poco hanno a che fare con la politica e con l’operato della Regione. È per questo che ti chiediamo di far sentire la tua voce per testimoniare la tua fiducia nei confronti del presidente Roberto Formigoni e per sostenerlo nel continuare il prezioso lavoro che sta svolgendo, in un momento così difficile, nell’interesse del popolo lombardo».

Segue un numero di fax e l’invito a scrivere la frase: «Presidente, siamo con te!». Alcuni fanno notare che il mezzo adottato per sollecitare questa crociata è un po’ antiquato. Sicuramente meno controllabile di una mail o di un post su Facebook o Twitter. Social network che oltretutto negli ultimi tempi sono stati molto utilizzati dallo stesso Formigoni.


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Il paese contesta Bossi che inaugura viale Padania. Lui replica: “Disgraziati”

Un gruppo col tricolore ha urlato “vergogna, vergogna” al leader leghista intervenuto a Marcallo
con Casone. “L’Italia la vogliono in pochi: ci sono forze potentissime che vogliono la Padania”

Contestazioni al segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, a Marcallo con Casone, comune in provincia di Milano dove viene intitolata una via alla Padania. Un gruppo di una quindicina di persone con il tricolore ha urlato “vergogna, vergogna” all’indirizzo del leader del Carroccio mentre stava uscendo da un bar per dirigersi verso il luogo della cerimonia. Rivolto ai sostenitori della Lega che invece lo incitavano con “Bossi, Bossi”, il leader del Carroccio, coprendosi la bocca con una mano, ha detto “disgraziati” ai contestatori. “L’Italia la vogliono solo i pochi rimasti: non c’è spe

Umberto Bossi inaugura viale Padania

ranza per i tricoloristi, che perdono tempo, perché vengono forze potentissime che non vogliono l’Italia ma la Padania”, ha detto poi Bossi durante la cerimonia d’inaugurazione.

Viale Padania, che in paese era finora identificato semplicemente come “circonvallazione”, è lungo oltre tre chilometri e si snoda fino al confine meridionale tra i comuni di Marcallo con Casone e Magenta. «Terminati i lavori di realizzazione delle opere collaterali alle grandi infrastrutture Tav, l’amministrazione comunale ha avvertito la necessità di dare un nome a quel tratto di strada – spiega il sindaco leghista Massimo Olivares – Abbiamo deciso di dedicarla alla Padania, che nell’antichità aveva confini corrispondenti a quelli della Gallia Cisalpina e nel 1998 è stata identificata da un documento dell’Unione europea come una macroregione con una propria valenza economica, sociale e storica».

Bossi non ha poi voluto polemizzare direttamente con le persone che gli sventolavano  di fronte il tricolore. “Non è tempo di guerra fra tricoloristi e Padania – ha detto – In questo momento a noi interessa stare su cose concrete, perchè la gente non arriva a fine mese”. Il Senatùr ha quindi invitato a firmare le leggi di iniziativa popolare promosse dal Carroccio e ha concluso il suo breve comizio mandando “un abbraccio fraterno” a tutti, anche a quelli “che manifestano con il tricolore”.

Bossi ha poi spiegato l’obiettivo di una delle leggi di iniziativa popolare per le quali il movimento sta avviando una raccolta firme: “Bisogna spacchettare le banche, quelle che speculano e quelle che investono e che danno soldi alle imprese, per questo è necessario firmare”. E ha confermato che proprio la mobilitazione per le leggi di iniziativa popolare dovrà essere accompagnata da una mobilitazione anche nelle piazze, in particolare nella capitale. “Dobbiamo essere in piazza a raccogliere firme – ha incitato i militanti – e dobbiamo essere a Roma, davanti al parlamento per far sentire la nostra rabbia al signore di Varese”, ovvero il presidente premier Mario Monti, che “ascolta solo le banche”.  (larepubblica)

ndr: la data è di molto significativa: 1° Aprile, in pratica è equiparabile ad uno scherzo anche se di pessimo gusto ma, trattandosi della Lega, mi sembra che aspettarsi “gusto” sarebbe pretendere troppo, ed infatti BOSSI si premura di precisare che non è uno scherzo. SIC! A questo punto, due domande!

Prima: è legale intestare una strada a qualcosa di inesistente?

Seconda: la CORTE DEI CONTI e/o qualche Giudice, si attiveranno per chiedere conto di questa nuova spesa strampalata e poi mettere fine a questa pagliacciata – STAN

 

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Fisco, gli incassi della movida raddoppiano dopo l’ultimo blitz

I primi dati sull’operazione di sabato notte a Milano. La Siae: quasi nessuno fra i disc jockey impegnati nei locali è in possesso dell’autorizzazione per riprodurre i pezzi originali degli autori

Le verifiche eseguite sabato sera nei locali di intrattenimento milanesi (discoteche e discopub) in cui è intervenuta la Siae (Società italiana degli autori ed editori) hanno evidenziato un aumento dal 50 al 100 per cento degli incassi rispetto al sabato precedente. Da qui – spiega la Siae – discenderà anche un recupero in termini di pagamento dei diritti d’autore.

I dati forniti dalla Siae sono i primi a disposizione: quelli dell’Agenzia delle entrate sono in fase di elaborazione. Fra i locali controllati sono otto le discoteche vere e proprie, mentre sono state effettuate verifiche anche in locali in cui viene diffusa musica. I controlli sono stati condotti sulla scorta dell’incasso complessivo delle consumazioni rapportati al sabato precedente. Dai controlli è emerso inoltre che quasi nessuno tra i disc jockey è in possesso della necessaria autorizzazione per riprodurre i pezzi originali degli autori. I dj, le cui generalità sono state registrate, dovranno quindi mettersi in regola con il pagamento dell’autorizzazione, che costa 200 euro annui.

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A2A risultato 2011: perdita di – 420 milioni di euro

Il Consiglio di Gestione di A2A Spa in data 23 marzo 2012 ha approvato il risultato 2011: perdita di – 420 milioni di euro

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Milano conquista l’acciaio di Brescia

Made in steel trasloca a Milano

MILANO«Decisione sofferta» spiega Francesco Bettoni. «Scelta lungimirante» sottolinea Enrico Pazzali. Camera di Commercio di Brescia e Fiera di Milano non possono certo avere una visione univoca sulla mini-rivoluzione avviata nel mondo dell’acciaio italiano: Made in Steel, maggiore rassegna nazionale del settore, dal prossimo anno trasloca da Brescia al capoluogo lombardo. Per la patria del tondino è una svolta epocale anche se in fondo non è altro che la presa d’atto della forza crescente della globalizzazione, principale agente di cambiamento per tutti i nostri distretti.

La rassegna, nata nel 2005 su iniziativa di Siderweb in partnership proprio con Brixia Expo-Fiera di Brescia, in pochi anni è arrivata a più che raddoppiare espositori e visitatori, obbligando il board a valutare uno spostamento verso un sito di maggiori dimensioni. Valutazione che ha coinvolto Verona, Bologna, Rimini ma che poi ha imboccato la strada dell’accordo con Milano. L’evento si svolgerà a Fieramilanocity dal 3 al 5 aprile 2013, con un’opzione per il sito di Rho-Pero in concomitanza con l’Expo del 2015.
Francesco Bettoni, presidente della Camera di Commercio di Brescia e socio della fiera locale, è certo della bontà dell’operazione. «Ormai si cresce solo con l’internazionalizzazione – spiega – e fermarsi a Brescia avrebbe limitato le capacità di sviluppo del settore. La proposta progettuale è di alto spessore e Milano offre garanzie di visibilità e apertura sul mondo globale». Soddisfatto è ovviamente l’ad di Fiera Milano Enrico Pazzali che elogia le persone e le aziende coinvolte, disponibili a fare un passo indietro in funzione di una visione più alta per l’intero sistema. «La sfida – spiega Pazzali – è ora quella di aggiungere alla nostra capacità di attrarre in Italia buyer e aziende straniere anche la possibilità di portare all’estero le nostre imprese, realizzando eventi e fiere soprattutto nei mercati a maggior tasso di crescita. Made in Steel a breve potrebbe arrivare in Brasile». Guardare oltreconfine è del resto una priorità assoluta per il comparto, capace lo scorso anno di esportare 17 milioni di tonnellate di acciaio, oltre la metà della produzione globale italiana. Nel 2011 l’Italia è riuscita a recuperare posizioni, con una crescita della produzione pari all’11,5%, quasi il quadruplo rispetto alla media europea. Bene anche questo scorcio del 2012, con una produzione in crescita rispettivamente del 4,6% e del 7,5% a gennaio e febbraio, pur in presenza di una domanda globale meno tonica rispetto al 2011.

«Il settore – commenta il presidente di Federacciai Giuseppe Pasini – resta vivo e dinamico nonostante la debolezza della congiuntura. Certo, aggredire mercati lontani o molto protetti come Cina e Brasile non è facile, ma il punto di partenza è che le nostre aziende per sopravvivere devono andare all’estero. Brescia non basta più, la scelta di Milano è giusta». «Con Fiera Milano – spiega l’ad di Made in Steel Emanuele Morandi – siamo convinti che sia possibile costruire un evento di valore per attrarre l’intero mondo dell’acciaio in Italia, creando una finestra sull’eccellenza del nostro sistema».  (ilsole24H)

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Ambrosoli “sgradito” al ricordo del padre (MICHELE BRAMBILLA)

L'avvocato Giorgio Ambrosoli

Al bon ton della politica mancava questo: invitare il figlio di una vittima della mafia a non partecipare alla commemorazione del padre. Lacuna colmata ieri mattina dalla Regione Lombardia, che ha rivolto un gentile «lei è meglio che non si faccia vedere» a Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana ucciso l’11 luglio 1979 su ordine di Michele Sindona.

Chi ha avuto lo stomaco di arrivare a tanto? Ai vertici della Regione Lombardia tutti tacciono, almeno formalmente: informalmente, è partito un rimpallarsi di responsabilità fra presidenza del consiglio (il leghista Boni) e presidenza della giunta (Formigoni). Ma stiamo ai fatti.

Ieri era la prima «Giornata regionale dell’impegno contro le mafie in ricordo delle vittime». Programma: proiezione al Pirellone, a trecento ragazzi delle scuole lombarde, del film «Un eroe borghese», dedicato appunto a Giorgio Ambrosoli. C’era l’ex giudice Giuliano Turone, c’era l’assessore regionale Giulio Boscagli che ha portato il saluto di Formigoni, c’era Francesca Ambrosoli figlia di Giorgio. Ma non c’era Umberto, il figlio. Come mai?

L'avvocato Umberto Ambrosoli

Secondo l’associazione Saveria Antiochia Omicron, che collabora con la Regione per questa giornata contro la mafia, Umberto Ambrosoli è vittima di una ritorsione. Il sito dell’associazione, http://www.centrostudisao.org/, esprime «indignazione perché l’ufficio di presidenza della Regione ha rifiutato la partecipazione di Umberto Ambrosoli, a causa delle sue dichiarazioni a Repubblica sulla necessità di azzerare la giunta». Qualche giorno fa infatti Umberto Ambrosoli aveva rilasciato un’intervista sulla raffica di scandali e di inchieste giudiziarie che ha investito il Pirellone, sostenendo fra l’altro che Formigoni farebbe meglio ad «azzerare la giunta».

Sta di fatto che ieri Umberto Ambrosoli avrebbe dovuto parlare ai ragazzi e invece non c’era. Jole Garruti, direttrice di Saveria Aniochia Omicron, la racconta così: «Lunedì mattina Carlo Borghetti, consigliere regionale del Pd, mi ha detto che l’ufficio di presidenza del consiglio non gradiva la presenza del figlio. Ho chiamato allora un altro consigliere regionale, il leghista Massimiliano Romeo, e ho avuto conferma del “non gradimento”. Gli ho risposto che mi sembrava assurdo, e lui mi ha assicurato che avrebbe fatto presente il problema all’ufficio di presidenza. Morale: nel pomeriggio mi arriva il programma definitivo e il nome di Umberto Ambrosoli non c’è». Una censura, sostiene la direttrice, provocata proprio dall’intervista a Repubblica.

È così? Massimiliano Romeo dà una versione un po’ diversa: «È vero che, parlando con Jole Garruti, ho detto che l’intervista di Umberto Ambrosoli era stata sgradevole, e che certe cose se le poteva risparmiare. Ho detto che eravamo un po’ contrariati. Ma non mi sono mai sognato di dire che c’era un veto dell’ufficio di presidenza. Ieri è venuta la sorella, Francesca, ed è stata accolta benissimo». Sorella che però non aveva rilasciato interviste sul Pirellone. «Sarebbe stato accolto allo stesso modo anche il fratello», assicura Romeo, che parla di «polemica politica pretestuosa». Jole Garruti in serata ha commentato lo scaricabarile parlando sul suo sito di «mistero su chi non ha voluto che ci fosse Umberto Ambrosoli, visto che l’ufficio di presidenza nega tale responsabilità».

E lui, Umberto Ambrosoli? Non getta benzina sul fuoco: «È un episodio spiacevole, sul quale bisogna però evitare le polemiche. Prevale il fatto che tanti ragazzi hanno avuto modo di vedere il film». L’unica lezione di bon ton viene da lui, «lo sgradito».  (lastampa)

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La Regione esclude i familiari dal ricordo di Giorgio Ambrosoli (ORIANA LISO)

La decisione dopo l’intervista a ‘Repubblica’ in cui il figlio del liquidatore dell’Ambrosiano criticava il Pirellone per le ultime inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la maggioranza.

Oggi il Pirellone ricorderà Giorgio Ambrosoli, ‘eroe borghese’, il liquidatore del Banco Ambrosiano ucciso dalla mafia su ordine di Michele Sindona nel 1979. Ma al ricordo non sarà presente il figlio, Umberto, che pure era stato contattato qualche settimana fa e aveva dato la sua adesione. Il motivo: le frasi dette da Ambrosoli sulle vicende giudiziarie che coinvolgono molti esponenti della Regione in una intervista a Repubblica, due settimane fa.

Una richiesta a Formigoni di azzerare la giunta che non sarebbe piaciuta ai vertici del Pirellone, tanto da decidere per l´incredibile esclusione del figlio di Ambrosoli (e di ogni altro membro della famiglia) dalla cerimonia della Giornata regione dell´impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime che questa mattina si terrà nell´auditorium Gaber.

Come anticipa il sito Affaritaliani, studenti milanesi verranno accolti da rappresentanti delle istituzioni (non dovrebbe esserci l´indagato Davide Boni) e poi ci sarà la proiezione del film di Michele Placido su Ambrosoli, con una introduzione dell´ex magistrato Giuliano Turone. Non vuole polemizzare per la scelta, Umberto Ambrosoli, ma dice: «Chi andrà alla cerimonia avrà la possibilità di vedere quante declinazioni possibili  esistono del senso di responsabilità».  (larepubblica)

 

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Violenze su due bambine a scuola arrestato a Opera il prof di musica

L’uomo, 54 anni, è stato sorpreso in flagranza dai poliziotti che lo stavano seguendo dopo una denuncia: stava tenendo una lezione individuale di piano in una scuola media

Un docente di musica di 54 anni che insegna in una scuola media di Opera, alle porte di Milano, è stato arrestato in flagranza per violenza sessuale aggravata nei confronti di almeno due sue allieve, di 11 e 12 anni, nel corso delle lezioni di pianoforte che l’uomo dava all’interno della scuola in orario pomeridiano. Gli agenti della quarta sezione della squadra mobile hanno proceduto all’arresto il 7 marzo scorso, dopo che il primo marzo una delle alunne accompagnata dalla mamma si era presentata in questura per denunciare i palpeggiamenti da parte dell’insegnante.

Dopo aver proceduto a una audizione protetta della bambina di 12 anni, gli investigatori hanno posto le microspie nella stanza in cui maestro dava lezioni di piano , soprendendolo mentre molestava l’alunna di 11 anni. Le indagini sono tuttora in corso per accertare eventuali molestie ai danni di altre alunne e sono coordinate dal pm Pietro Fornmo. Il magistrato che ha coordinato l’arresto è Galileo Proietto. L’arrestato davanti al magistrato si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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