Edison, accordo a 0,84 euro per azione
Ai soci italiani il controllo di Edipower
La società di Foro Bonaparte passa ai francesi di Edf. Si chiude così una telenovela lunga un anno. Attesa per il via libera dell’Antitrust
MILANO - Accordo raggiunto. Edison passa sotto il controllo dei francesi di Edf, mentre ai soci italiani andrà Edipower, il nocciolo su cui costruire la nuova multiutility del Paese. L’intesa raggiunta si basa su una stima del valore delle azioni di Edison a 0,84 euro. L’accordo, inoltre, è “condizionato alla conferma da parte della Consob che il prezzo dell’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria risultante non sia superiore a 0,84 euro per azione Edison”, spiega in una nota Edf.
Edison ed Edipower, inoltre, sigleranno un accordo per la fornitura di gas a condizioni di mercato da parte della prima alla seconda: l’intesa coprirà almeno il 50% del fabbisogno di Edipower dei prossimi sei anni. L’operazione dovrà ora passare al vaglio degli organismi societari di A2a, Edf, Delmi, Edison e Iren, attesi non oltre il 31 gennaio 2012, e sarà effettiva quando arriverà l’ultimo di questi via libera. Una volta ottenuti tutti gli ok, compreso quello delle autorità antitrust, i contratti definitivi saranno firmati non oltre il 15 febbraio.
Il riassetto, spiega il comunicato Edf, rappresenta una “svolta chiave nella partnership siglata nel 2005 con l’acquisizione congiunta di Edison” e “darà vita a due campioni energetici in italia, che grazie a un’organizzazione stabilizzata e al rilancio della propria attività contribuiranno alla ripresa della crescita economica italiana, generando valore per tutto il Paese”.
Soddisfatto dell’esito delle trattative il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, che dice: “Due protagonisti del mondo energetico italiano come Edison ed Edipower chiariscono le rispettive strutture azionarie e rafforzano validi e trasparenti rapporti di collaborazione operativa. A2a, con l’impegno in Edipower, diventa il secondo produttore nazionale di energia elettrica”. Il ministro continua: “Esprimo il mio apprezzamento per la buona volontà e l’equilibrio dimostrati da tutte le parti in causa per poter concludere il difficile negoziato. Con il presidente Proglio abbiamo condiviso una comune visione del mercato e da lui ho avuto conferma del rilevante impegno di lungo termine del gruppo Edf in Italia, anche attraverso Edison. Sia Edison che Edipower hanno interessantissime prospettive di crescita e sono certo che parteciperanno con successo allo sviluppo energetico del nostro Paese”.
Giuliano Zuccoli e Graziano Tarantini, presidente del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza di A2a, rilanciano: “Attraverso l’integrazione tra A2a e Edipower e la collaborazione con gli altri soci italiani nasce il secondo operatore nel settore elettrico che, con circa 10mila MW di capacità installata e un efficiente mix produttivo, si posiziona tra i leader europei del settore”.
Nel dettaglio, Edf pagherà 700 milioni, ossia 0,84 euro ad azione, per rafforzare la sua partecipazione dal 50 all’80,7%, una mossa che permetterà a Edf di rivitalizzare il gruppo e di usare tale accordo come base per sviluppare le proprie attività nel campo del gas. Secondo l’accordo, Edf non non potrà chiedere più di 0,84 euro ad azione per rilevare altre quote. In pratica, se venisse lanciata l’Opa il prezzo non potrebbe salire. L’italiana Delmi, holding di Edison, comprerà invece il 70% di azioni in Edipower per un totale di circa 800 milioni. Di conseguenza, il restante 30% verrà diviso tra le utilities A2a (con il 20%) e Iren (10%).
Con l’operazione l’indebitamento di Edison diminuirà di 1,1 miliardi. Il direttore finanziario di Edf, Thomas Piquemal, ha sottolineato che rispetto all’accordo raggiunto ad ottobre, l’intesa natalizia prevede “un’operazione più semplice” sia in termini di struttura finanziaria, in quanto non c’è la put prevista dal precedente accordo, sia in termini di governance. Piquemal ha messo l’accento sul fatto che da un punto di vista industriale il gruppo francese “prende il controllo di un insieme che ha quasi 8 gigawatt di capacità produttiva”. Un tappa di grande rilievo, quindi, per gli obiettivi di edf che intende portare a 200 gigawatt il suo parco di produzione di energia dai 158 dello scorso anno.
Interpellato a proposito dell’importanza di Edipower per Edison, il cfo ha spiegato che la società – che il nuovo accordo assegna per il 100% in mani italiane – rappresenta il 10% dell’ebitda di Edison previsto per il 2012.
larepubblica
Edison diventa francese, ma la mole
del debito Edipower resta ai Comuni
Il colosso energetico statale Edf controllerà l’80 per cento del secondo distributore italiano di energia. Un affare da 700 milioni di euro. L’attività delle centrali esclusa dal patto, ma le municipalizzate potrebbero trovarsi un fardello da un miliardo di euro. Il piano benedetto dal ministro Passera
Con quello che potrebbe essere definito il “Patto di Santo Stefano”, il colosso statale francese Electricité de France (Edf) mette le mani su Edison, il secondo player italiano nella distribuzione sia dell’energia elettrica sia del gas, con ricavi per 11 miliardi di euro nel 2010. La partita si è chiusa il giorno dopo Natale, lontano dai riflettori, con la firma di un accordo tra la società francese, la municipalizzata di Milano e Brescia – A2A – e Delmi, il veicolo finanziario controllato da quest’ultima dove sono presenti le altre municipalizzate del nord Italia nella partita, ovvero Iren (comuni di Torino, Genova e capoluoghi emiliani), Dolomiti energia e Sel, entrambe del Trentino Alto Adige.
Edf corona così un progetto nato 10 anni fa con la calata in Italia per la conquista di Montedison – Edison, stoppata allora proprio grazie alla creazione di questo barocco condominio di controllo con le municipalizzate, durato fino a ora. Ma la società francese non porterà a casa quanto preventivato nei lunghi mesi di questa difficile trattativa durata almeno un anno e più volte stoppata, anche dall’ex ministro Giulio Tremonti preoccupato dall’invadenza delle imprese francesi sui pezzi pregiati dell’industria italiana dopo l’operazione Lactalis-Parmalat. Edipower (una ex Genco Enel), controllata al 70 per cento della società energetica oggetto dell’accordo, resterà infatti alle municipalizzate italiane, consegnando così ai francesi un’Edison “leggera”, praticamente dimezzata nella sua attuale capacità di generazione di corrente elettrica.
Il patto prevede in sostanza che Edf raggiunga l’80% circa del capitale di Edison acquisendo da Delmi quote di una finanziaria di mezzo (Transalpina di energia) per circa 700 milioni (che valorizzano 0,84 euro ogni azione Edison), dovendo in seguito lanciare un’offerta pubblica di acquisto (opa) sul restante 20 per cento del capitale dato che la società quotata in Borsa. Al contrario Delmi acquisirà il 70 per cento che ancora non detiene di Edipower per un totale di 800 milioni di euro, con un sostegno economico che ogni municipalizzata fornirà poi pro quota.
La parte maggiore sarà quindi a carico di A2A, proprietaria del 51 per cento di Delmi, seguita da Iren col 15 per cento e dalle municipalizzate trentine con il 10 per cento a testa. Anche Mediobanca e la Fondazione Ctr hanno due quote di minoranza, e non è escluso che sia proprio la banca d’affari che si preoccupi di trovare i fondi eventualmente mancanti.
La soluzione trovata preserva l’italianità di parte delle attività Edison, quelle di generazione idroelettrica e a ciclo combinato di Edipower che da sola è il quarto produttore d’Italia per Megawatt, ed è figlia della discesa in campo del neo ministro per le Attività produttive Corrado Passera, deciso a mantenere più ampi possibili i confini di italianità come fece per Alitalia. Passera ha ripreso quello che era il vecchio Lodo Zuccoli, dal nome del presidente del consiglio di gestione di A2A, che lo ha poi ringraziato pubblicamente, vincitore morale dell’operazione nonostante fosse osteggiato dalla giunta Pisapia per la sua eccessiva grandeur.
Ma anche in questo caso, a quale prezzo per la collettività? I numeri puntuali non sono ancora manifesti, ma sulla società acquisita dagli italiani, Edipower, pende secondo stime di un paio di mesi fa degli analisti di Intermonte un debito di un miliardo di euro che sarà in un certo qual modo riferibile ai comuni interessati. Che in anni di tagli ai trasferimenti puntano molto si dividendi delle municipalizzate per fare cassa. Resteranno invariati in futuro visto l’onere del debito?Nel frattempo la reintroduzione dell’Ici sarà sicuramente un aiuto.
L’onorevole Bruno Tabacci, assessore al Bilancio del comune di Milano, fermo oppositore del Lodo Zuccoli in passato per il carico di debiti che trascinava sulle municipalizzate, adesso sembra aver cambiato idea e a ilfattoquotidiano.it dichiara: “L’accordo è buono, ma la gestione di EDipower sarà molto complessa. E’ comunque un primo passo importante sulla via dell’integrazione tra A2A e Iren”.
Per i francesi invece è il via libera in Italia per far nascere un polo del gas sul quale abbiano pieno controllo, che faccia concorrenza a Eni e che possa diventare un punto di riferimento nella loro strategia geopolitica nel Mediterraneo, utile a rafforzare le relazioni, con paesi tradizionalmente ostili quali l’Algeria. In borsa il titolo Edison è in calo dell’1,5 per cento circa a 0,81 euro per la volontà espressa da Edf di non pagare più di 0,84 euro per ogni titolo in sede di opa, pena la decadenza dell’accordo, la cui definizione finale dovebbe arrivare entro metà 2012, un volta sentita anche l’Antitrust e le altre autorità competenti. In serata la Consob dovrebbe pronunciarsi.
ilfattoquotidiano
Edison, gli italiani ora non si mettano a litigare
L’annosa vicenda Edison (v. Corriere della Sera del 27/12 p. 31) si avvia alla conclusione.
Sono passati più di dieci anni dall’Opa su Montedison del 2001, un tempo infinito.
Edf avrà il controllo di Foro Buonaparte e gli italiani (A2A e gli altri) si prenderanno la vecchia “generation company” dell’Enel, cioè la controllata Edipower.
Il tutto si presta a qualche considerazione:
1) La sorpresa è che i francesi siano stati costretti a più miti consigli. Merito del ministro Corrado Passera? Di certo lui è riuscito a trasformare il grido di battaglia “a la guerre comme a la guerre” di Henri Proglio (rivolto a Tremonti, ricordate?) nello “oui” a una soluzione che dovrebbe accontentare chi temeva la “svendita” di un altro pezzo di industria nazionale allo straniero.
2) Il “sì” a denti stretti di Edf, peraltro, si deve al fatto che forse qualche mese il ministro Paolo Romani non poteva proprio andare addosso ai francesi e a Sarkozy, visto che ballava, tra l’altro, la poltrona alla Bce promessa a Parigi, che Lorenzo Bini Smaghi non voleva lasciare.
3) Il “sì” francese si deve anche a un loro errore fatale. Hanno abbassato il valore delle attività Edipower e non hanno poi potuto obiettare troppo quando gli italiani hanno rivoltato la frittata e hanno detto: allora compriamo noi. Mossa astuta, per una volta. Il direttore finanziario di Edf Thomas Piquemal è riuscito a infilare i suoi in un vicolo cieco, togliendo invece Delmi dalla scomoda posizione. Chissà se ilsuo capo Proglio ne è rimasto soddisfatto…
4) Resta comunque il fatto che ora Edf potrà muoversi a suo piacimento nel perimetro che le rimane senza l’ingombro di soci litigiosi e squattrinati. Le restano soprattutto gas e rinnovabili. Vedremo che cosa riuscirà a fare.
5) A questo punto, invece, l’incognita più rilevante è costituita proprio dalla “gabbia di matti” della cordata italiana. La definizione non suoni come un’offesa. Sono le parole confessate al “Corriere” da uno dei protagonisti della trattativa. Se il fine (lontano) è quello della superutility nazionale allora buona fortuna. I soci di Delmi (A2A, Iren, Trento, Bolzano, Fondazione Crt, Mediobanca e Bpm) non hanno reso noto nel comunicato dell’accordo di oggi come intendono procedere con Edipower. Non inizieranno di nuovo a litigare?
Stefano Agnoli/Corriere della Sera