Economia Archive

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Fondazione Civiltà Bresciana Onlus 5 per mille 2012

Decreti del Presidente della Regione Lombardia n. 7189 (A/1295) del 2-5-1990 e n. 24365 del 12-10-2001

25122 Brescia – Chiostri Vicolo S. Giuseppe 5 – tel. +39 0303757267 – fax +39 0303774365
www.civiltabresciana.it – e-mail: info@civiltabresciana.it – C.F. 980.134.901.76 – P. IVA 03226510174
Cari amici,
in molti lo scorso anno avete dato il vostro sostegno alle attività della Fondazione Civiltà Bresciana destinandole il 5 per mille e le tantissime iniziative che sono state realizzate, le abbiamo fatte anche grazie a voi. Vi chiedo allora di rinnovare la vostra fiducia nel lavoro di ricerca, di studio e di promozione che la nostra Fondazione ha programmato per il 2012 riservandole il 5 per mille nella denuncia dei redditi.
Anche per le imprese e le società il Testo Unico delle Imposte sui Redditi prevede la deducibilità delle erogazioni liberali e delle sponsorizzazioni, donazioni che – oltre ad essere un ottimo investimento in termini di immagine, di relazioni e di promozione a vari livelli – sono uno strumento in più per dare linfa vitale all’operato gratuito di tanti volontari.
Sostenere la Fondazione Civiltà Bresciana è dare forza alla nostra storia, riconoscendo il positivo contributo della cultura bresciana alla crescita del Paese e alla sua immagine nel mondo.
Mons. Antonio Fappani
Presidente della Fondazione Civiltà Bresciana

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AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA: L’AEROPORTO DI BRESCIA

L'AEROPORTO DI BRESCIA

La società che gestisce l’aerporto, a guardare i dati, è un colabrodo che ogni anno perde 5 milioni di euro

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Bortolazzi e Pennacchia, ecco le frasi choc – video (M.B.)

La trasmissione de La7 «Gli intoccabili» sulla gestione degli aeroporti Catullo e Montichiari ha definito il D’Annunzio «un colabrodo» per le casse pubbliche di Verona, Brescia, Trento.

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

L’AEROPORTO DI BRESCIA

L’ex presidente Fabio Bortolazzi porta un attacco frontale ai partiti. Intervistato, se la prende con gli amministratori «nominati dalla politica e che alla politica rispondono nel senso deteriore del termine». Attacca i consiglieri Bontempi (Brescia) e Conta (Verona) che nei cda «c’erano e non c’erano. Non può questa essere una società dove vai a titolo onorifico, ci devono essere persone che studiano le carte, non che si presentano lì senza neanche aver letto di cosa si discute». E perché è così? «Perché», sostiene Bortolazzi, «nelle segreterie dei partiti c’è un elenco degli incarichi e delle posizioni in cui i politici possono piazzare i loro uomini negli enti e negli accordi che fanno tra loro, si spartiscono i posti in base al valore della società, al volume di affari, ai compensi che i loro uomini possono ricevere. Li valorizzano».

Bortolazzi affonda: «Giocano come con le figurine: mi dai Sivori, te ne dò un altro. E spartiscono tutto, dal presidente al consigliere di amministrazione fino all’operaio, si spartiscono anche i posti. Se ci sono tre partiti e devi assumere una persona, alla fine devi assumerne tre».

Bortolazzi lo sa bene: è stato presidente per tre anni con questo sistema.

Se lui è stato esplicito, l’ex consigliere di amministrazione Franco Pennacchia, consigliere comunale a Villafranca, è stato brutale dimostrando nella intervista a La7 di conoscere molto bene i meccanismi delle assunzioni e relative spartizioni. «Se la Provincia ha il 23% del Catullo e Villafranca il 4%, insieme facciamo il 27%. Nino, io voglio il 27% delle assunzioni. Ma perché i miei giovani la devono prendere nel c….? Abbiamo l’aeroporto sul nostro territorio, mi vuoi dare qualcosa come Comune visto che ci prendiamo tutte le negatività? Ti spacco il c… finché non me lo fai. Una Una mano lava l’altra e tutte e due lavano la faccia. Quelli di Villafranca devono avere un occhio di riguardo, lo pretendo». Ma nonostante i bilanci non fossero rosei, la gestione aeroportuale continuava non solo nelle assunzioni ma anche nell’aumento dei compensi. Per il cda di Montichiari dal 2009 al 2010 si è passati da 86 mila a 96 mila euro, negli ultimi 4 anni l’aumento è stato del 70%. Forse per i brillanti risultati raggiunti: spariti tutti i voli giornalieri.

«Sono state fatte spese allucinanti», dice Bortolazzi, «per dare contributi a compagnie aeree che portassero lì i voli e partivano con aerei vuoti». Nel caso di Ryanair, è stato offerto da lui un incentivo più alto per portare la compagnia low cost a Verona. E a Brescia i cargo? Quasi mai visti, ma secondo il vicepresidente Angeli, i cargo a Brescia poi porterebbero per ricaduta anche i passeggeri. Mah. (l’arena)

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BRESCIA – EFFETTO BOOMERANG (Cesare Giovanardi)

IL PIANO DI OCCULTAMENTO DELLE MALEFATTE IMMOBILIARI DI BRIXIA SVILUPPO SPA INQUINA LE FONDAMENTA DELLA NUOVA SOCIETÀ COMUNALE BRESCIA INFRASTRUTTURE SRL CHE EREDITA SULLA CARTA UN PATRIMONIO IMMOBILIARE DI OLTRE € 15.000.000
UN PATRIMONIO ACQUISITO IN PIENA CRISI IMMOBILIARE A VALORI SEMPRE SUPERIORI ALLE MASSIME QUOTAZIONI DEL MERCATO E CON DENARO PRELEVATO DALLE CASSE DEL COMUNE DI BRESCIA.

 

CRONOLOGIA DEI FATTI ESSENZIALI dal 22 dicembre 2011 al 14 gennaio 2012
22 DICEMBRE 2011 Il Sindaco Paroli firma l’elenco delle nomine previste nel 2012 fra cui quelle del C.d.A. e dei Revisori di Brixia Sviluppo Spa mentre si svolge il Consiglio Comunale che discute la creazione della società patrimoniale per la metropolitana Brescia Infrastrutture Srl senza alcun accenno al futuro di Brixia Sviluppo Spa.
24 DICEMBRE 2011 Il Sindaco Paroli, al termine della Conferenza Stampa di Natale, sorprende tutti e annuncia l’immediata chiusura di Brixia Sviluppo e la fusione della stessa per incorporazione in Brescia Infrastrutture Srl.
27 DICEMBRE 2011 Si riunisce il Consiglio di Amministrazione di Brixia Sviluppo Spa e si dimettono tutti per contribuire (sic!) in questo momento di crisi difficile (sic!) al risparmio delle risorse comunali.
10 GENNAIO 2012 Un tour de force con il Direttore Generale del Comune, che svolge anche la funzione di Amministratore Unico della nuova società Srl incorporante, si riuniscono il Collegio dei Revisori dei Conti di Brescia Infrastrutture Srl poi il (ex ?) Collegio dei Revisori dei Conti di Brixia Sviluppo Spa e infine il Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Brescia che da ultimo esprime il parere favorevole necessario alla fusione per incorporazione sulla base dei pareri favorevoli dei collegi precedenti che affermerebbero l’assenza di pericoli patrimoniali per la nuova società incorporante.
Ma è poco prudente affermare che per la nuova società Brescia Infrastrutture Srl non vi sono pericoli patrimoniali quando siamo in presenza di sentenze, indagini, esposti e interrogazioni parlamentari:
  • 1. La sentenza di assoluzione del 6 giugno 2011 dove l’oggetto della causa per diffamazione è l’affermazione “con le malefatte immobiliari di Brixia Sviluppo Spa si sono buttati al vento milioni di euro della comunità”; la sentenza solleva anche dubbi sulla congruità dei valori degli acquisti immobiliari di Brixia Sviluppo Spa.
  • 2. L’indagine della Procura di Brescia avviata nel mese di settembre 2011 sulla base di un esposto sull’acquisto dell’immobile ex Oviesse in C.so Mameli 23 e di cui si è letto il 31 dicembre 2011 sul Giornale di Brescia.
  • 3. L’esposto depositato presso la Corte dei Conti della Lombardia per l’acquisto dell’immobile ex Oviesse.
  • 4. L’interrogazione parlamentare di senatori di Alleanza per l’Italia sull’acquisto dell’immobile ex Oviesse.
E allora perché non si usa il buon senso del padre di famiglia e si crea un fondo rischi nel nascente bilancio di Brescia Infrastrutture Srl, anche a tutela di chi amministra la nuova società?
14 GENNAIO 2012 Si riuniscono, congiuntamente alle ore 9 del mattino, le Commissioni Bilancio e Partecipate per il voto sul parere della proposta “Delibera per il Consiglio Comunale del 16 gennaio 2012 sulla fusione per incorporazione di Brixia Sviluppo Spa in Brescia Infrastrutture Srl”. Solo i membri della maggioranza votano favorevolmente mentre i membri delle opposizioni sollevano rilievi di carattere formale per le procedure e sostanziali sulle perdite di gestione di circa €. 500.000 e sul dubbio valore del patrimonio “fuso” annunciando iniziative in merito agli acquisti e affitti di Brixia Sviluppo Spa. oggi “Buonissimo” oggi Sede Circoscrizione Est
(clicca per ingrandire)
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BRESCIA. Sugli 80milioni per la metrò l’ok del ministro

PAROLI INCONTRA IL MINISTRO

Passera: «In linea tecnica approvata la richiesta di finanziamento». Ma Resta da ultimare il passaggio al ministero dell’Economia

La mattina del 9 gennaio a Roma il sindaco di Brescia, Adriano Paroli, accompagnato dal sottosegretario allo Sviluppo Economico uscente, Stefano Saglia, e dal direttore generale del Comune di Brescia, Alessandro Triboldi, ha incontrato il Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera. L’incontro è stato richiesto allo scopo di sbloccare i finanziamenti necessari per la conclusione dei lavori di realizzazione della metropolitana leggera automatica di Brescia. «Il Ministro Passera ha confermato che la richiesta di finanziamento di 80 milioni di euro presentata è stata approvata in linea tecnica ed ha concluso efficacemente il suo iter. – spiega Paroli – Per ottenere il finanziamento richiesto resta da ultimare il necessario passaggio attraverso il Ministero dell’Economia. Il Ministro Passera ha garantito che seguirà personalmente la questione». «L’incontro ha permesso, inoltre, un confronto ed un approfondimento sui numerosi scenari che oggi interessano il nostro Comune. – prosegue Paroli – In particolare sono stati affrontati i temi del bilancio e della normativa sul patto di stabilità. Una mattinata intensa e proficua, conclude il Sindaco di Brescia, per la quale vorrei ringraziare il Ministro Passera, che si è dimostrato ancora una volta attento e disponibile verso la nostra città. Il lavoro e l’attenzione per il progetto della metropolitana sono sempre altissimi e sono lieto che anche a Roma siano avvertiti gli sforzi dell’Amministrazione per rispettare le scadenze per la messa in esercizio della linea metropolitana».

Redazione Online

corrieredellasera/brescia

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Vendita di A2A, tutti i rebus del Comune. E Brescia sta alla finestra (Fabio Massa)

Vendere, vendere, vendere. Le tre parole d’ordine della giunta arancione di Pisapia, con in testa il suo assessore al Bilancio Bruno Tabacci sembrerebbero queste. Sembrerebbero. Perché dell’intenzione di Tabacci di...

Vendere, vendere, vendere. Le tre parole d’ordine della giunta arancione di Pisapia, con in testa il suo assessore al Bilancio Bruno Tabacci sembrerebbero queste. Sembrerebbero. Perché dell’intenzione di Tabacci di mettere in vendita (dopo la quota di Sea e il tentativo fallito della quota di Serravalle) anche azioni A2A, per ora non si conoscono né dettagli né conti. Quel che si sa è che l’anno prossimo il Comune potrebbe avere bisogno di una “iniezione” di oltre 400 milioni a causa di mancati trasferimenti statali. Quindi, questo il ragionamento di Tabacci, “le leve che ho a disposizione sono tre e solo tre: meno spese, più tasse, vendere partecipazioni”. Peraltro, che Tabacci avesse messo nel mirino già tempo fa la fusione e poi la governance duale di A2A è cosa nota. Una fusione nella quale, tra l’altro, adesso a livello politico gli “azionisti di maggioranza” per posti, poltrone e influenza sono i ciellini guidati dal sindaco di Brescia Adriano Paroli. Quindi, secondo quanto risulta ad Affari, le grandi manovre su A2A sono appena iniziate e non riguarderanno solo un’eventuale dismissione. C’è da capire come Palazzo Marino intenda intervenire nell’operatività della società, malgrado in A2A l’idea di fondo sia quella di cercare di avere le “mani libere” per operare sul mercato. Lo scontro è tutto ideologico, tra chi vorrebbe un controllo politico e chi invece vorrebbe essere lasciato libero di giocare le proprie partite malgrado la proprietà.

Sono tanti i quesiti che non sono stati posti. Il primo: quando potrebbe voler vendere il Comune? Un’ipotesi è quella di non scendere sotto il 50% di capitale pubblico. Insomma, la maggioranza dovrebbe rimanere equamente divisa tra Milano e Brescia. In questo senso, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, si potrebbero intendere le parole dell’assessore al Bilancio della Leonessa al Corriere della Sera. Fausto Di Mezza si è subito accodato al suo omologo milanese dicendo che “potremmo vendere”. E visto che Milano ha il 27,5 per cento di A2A (precisamente il 27.456%) e identica quota ha Brescia, la somma delle due fa il 55%. Il che, facendo un conto della serva, vuol dire che ognuno dei due comuni può vendere il 2,5%. Oppure, uno solo dei due, il 5%. Per questo, Brescia ha messo le mani avanti: Milano venda, ma dobbiamo poterlo fare anche noi. Quindi, si divida per due. E se così non fosse, politicamente potrebbe essere anche peggio, con la Leonessa a far la parte del leone e Milano a fare quella del peone (il 5%, e Ligresti lo potrebbe insegnare bene, delle volte conta molto).

Secondo quesito che merita una risposta: quanto potrebbe guadagnare il Comune da un’eventuale vendita del 2,5%? Anche qui, gli esperti fanno con Affaritaliani.it i conti della serva. Considerato che il valore delle azioni in circolazione è di circa 2 miliardi 382 milioni, il 2,5% porterebbe nelle casse del Comune 60 milioni. A prezzo di mercato, sempre che non si svenda, ovviamente.

Terzo quesito: quanto “perderebbe” il Comune alienando il 2,5% in termini di dividendi? Perché, anche se è cosa poco nota, A2A è la vera cassaforte del Comune. Una gallina dalle uova d’oro che spesso ha salvato bilanci e faccia all’amministrazione meneghina. Letizia Moratti ricorse spesso e volentieri alle casse di A2A. Nel 2009 A2A staccò un dividendo di circa 80 milioni, stesso discorso per il 2010. Nel 2011, fonti interne di A2A raccontano ad Affari di un “segnale che si è voluto dare”. La società guidata da Zuccoli ha staccato dapprima un dividendo di molto inferiore e poi – su richiesta – un secondo dividendo “straordinario” per arrivare alla cifra consueta di 80 milioni. Come dire: basta vampirizzarci, è l’ultima volta. Anche per questo (ma non solo), Brescia avrebbe stanziato nel bilancio di previsione 2012 solo 30 milioni di dividendi e non più 80. Non si sa che cosa farà Milano. Detto questo, andando a fare anche qui due conti prospettando per il 2012 la stessa situazione del 2011 (tutta da verificare), l’alienazione del 2,5% potrebbe far scendere i dividendi di una quota pari a circa 8 milioni. Una cautela: i conti sono tutti da verificare e tutti ipotetici. Ma se non si dovessero discostare di molto, è indubbio che la partita andrebbe valutata con estrema attenzione.

affari italiani

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A2A, si prospetta un 2012 magro

PARLA L’ASSESSORE DI MEZZA

Il monte dividendi sarà di 110 milioni, contro i 298 dello scorso esercizio

Il 2011 rischia di essere un anno «magro» per gli azionisti di A2A. Il Comune di Brescia, che assieme al Comune di Milano controlla il 55% del capitale della società, ha rivisto le sue previsioni sul dividendo che verrà staccato dalla multiutility nel 2012 e riferito all’esercizio appena chiuso.
«Avevamo posizionato 60 milioni nel capitolo di entrata dei dividendi di A2A, l’abbiamo rivisto in maniera prudenziale a 30 milioni» ha detto al telefono l’assessore al Bilancio di Brescia, Fausto Di Mezza. Nel 2010 il Comune di Brescia aveva incassato da A2A 83 milioni di euro in cedole, 31 dei quali a titolo di cedola straordinaria. Nella conferenza stampa di fine anno il sindaco di Brescia, Adriano Paroli, ha previsto una drastica riduzione dei dividendi, annunciando un inevitabile ripercussione sui fondi disponibili per i servizi sociali. «In ogni caso cercheremo di avere il più possibile – ha detto Di Mezza -: una delle garanzie fatte dalla precedente giunta di Centrosinistra (guidata dall’ex sindaco, Paolo Corsini, ndr) era il mantenimento del livello dei dividendi, uno dei punti fondanti su cui è nata A2A». Se le previsioni di Brescia si dovessero avverare quest’anno il monte dividendi di A2A sarà di circa 110 milioni, contro i 298 dello scorso esercizio. La multiutility ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile di 114 milioni di euro mentre nel 2012 la società dovrà scontare gli effetti del riassetto Edison da cui sono attese 530 milioni di minusvalenze sulla cessione della quota in Foro Buonaparte che saranno solo in parte mitigate dal disavanzo di fusione tra Delmi, holding dei soci italiani, ed Edipower

Redazione Online

corrieredellasera/brescia

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Edison: Edf e italiani rispondono a Consob

MILANO (MF-DJ)–A2A, Delmi, Edison, Edf e Iren, in merito alla richiesta di chiarimenti da parte della Consob sull’accordo per il riassetto della societa’ Foro Buonaparte, precisano che l’intesa riflette esclusivamente gli elementi essenziali dell’operazione di riorganizzazione e resta tuttora condizionata all’approvazione dei relativi organi competenti e, con riferimento alla multinazionale francese, dovranno inoltre essere consultati i sindacati dei lavoratori.

Le societa’, informa una nota congiunta diffusa nella tarda serata di ieri, precisano inoltre che l’intesa raggiunta e’ un accordo preliminare e verte su principi generali di un’operazione con caratteristiche diverse rispetto all’operazione oggetto di negoziato nei mesi scorsi e del relativo quesito presentato a Consob da Edf e Delmi il 21 novembre 2011, quesito che pertanto verra’ formalmente ritirato nei prossimi giorni. Edf intende presentare un nuovo quesito a Consob nel mese di gennaio.

In merito alla valorizzazione delle azioni Edison in 0,84 euro nel contesto dell’acquisizione del 50% di TdE da parte di Edf, Delmi e la societa’ francese specificano che la valorizzazione e’ il risultato di un negoziato tra le parti ed e’ in linea con la media dei prezzi di borsa dei precedenti dodici mesi. Stante la struttura dell’attivo e del passivo di TdE, il prezzo da corrispondersi per il 50% del capitale di TdE derivera’ dalla valorizzazione delle azioni Edison (pari a circa 1,33 mld euro per il 50% della partecipazione detenuta da TdE in Edison), dedotta la quota parte della posizione finanziaria netta di TdE al momento del perfezionamento dell’operazione. Ipotizzando una posizione finanziaria netta complessiva di TdE pari a 1,26 mld, il prezzo sarebbe pari a circa 700 mln.

In merito alla determinazione del prezzo di trasferimento del 70% del capitale sociale di Edipower, le societa’ specificano che il prezzo e’ stato determinato ad esito di un negoziato che ha fatto riferimento all’estremo superiore della valorizzazione del 20% del capitale di Edipower espressa nel preliminare di acquisto, concordata tra Edf e Alpiq e gia’ nota al mercato (vale a dire, 150-200 mln euro per il 20% del capitale). Con riferimento alla partecipazione del 50% di Edipower, all’esito delle negoziazioni l’acquirente ha accettato di corrispondere un ammontare ulteriore pari a 100 mln euro, per cui il prezzo che Delmi dovra’ corrispondere a Edison sara’ pari a circa 600 mln.

Con riferimento alle modalita’ di trasferimento del 20% del capitale di Edipower attualmente detenuto da Alpiq, Edf sottolinea che l’esclusiva prevista dal contratto preliminare sottoscritto con Alpiq e’ stata prorogata fino al 31 gennaio 2012 e che Edf sta valutando le modalita’ con le quali la quota di Edipower di proprieta’ di Alpiq sara’ trasferita a Delmi per il corrispettivo di 200 mln.

In merito ai contratti di fornitura di gas tra Edipower ed Edison, le societa’ precisano che l’intesa raggiunta ha natura preliminare, persegue l’interesse delle due societa’, e non prevede termini specifici al di la’ di quanto annunciato, vale a dire una durata di sei anni, volumi pari al 50% del fabbisogno di Edipower e prezzi a condizioni di mercato (espresse nel mercato termoelettrico); clausole di flessibilita’ di consegna saranno oggetto di negoziazione tra le parti secondo condizioni di mercato.

La stipula, a seguito della definizione degli ulteriori termini dei contratti, e’ prevista entro la data di perfezionamento dell’operazione. In merito all’attivazione della procedura sulle operazioni con parti correlate ed al regolamento Consob che disciplina la materia, considerato che l’intesa annunciata in data 27 dicembre 2011 e’ subordinata alla approvazione da parte degli organi sociali competenti, Edison spiega che la procedura e’ stata attivata con riguardo alla selezione, da parte degli amministratori indipendenti, degli advisor Goldman Sachs e Rothschild, che forniranno loro assistenza per gli aspetti valutativi nell’ambito dell’approvazione da parte del Cda. com/alb alberto.chimenti@mfdowjones.it

December 30, 2011 05:42 ET (10:42 GMT)

Titoli citati nella notizia
Nome Prezzo Ultimo Contratto Var % Ora Min oggi Max oggi Apertura Fase di Mercato
Aggiungi al Personal Portfolio A2A 0,736 -1,47 13.44.18 0,7355 0,7515 0,7515 Negoziazione Continua
Aggiungi al Personal Portfolio Edison 0,8175 -0,12 13.45.40 0,817 0,8195 0,8195 Negoziazione Continua
Aggiungi al Personal Portfolio Iren 0,7275 +1,39 13.42.29 0,721 0,7295 0,721 Negoziazione Continua
Dati ritardati di 15 minuti
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Edison, Edipower, A2A: “Patto di Santo Stefano”. Ai francesi la Edison. Ai comuni italiani interessati: un debito di un miliardo di euro. (rassegna)

Edison, accordo a 0,84 euro per azione

Ai soci italiani il controllo di Edipower

La società di Foro Bonaparte passa ai francesi di Edf. Si chiude così una telenovela lunga un anno. Attesa per il via libera dell’Antitrust

L'amministratore delegato di Edf, Henri ProglioMILANO - Accordo raggiunto. Edison passa sotto il controllo dei francesi di Edf, mentre ai soci italiani andrà Edipower, il nocciolo su cui costruire la nuova multiutility del Paese. L’intesa raggiunta si basa su una stima del valore delle azioni di Edison a 0,84 euro. L’accordo, inoltre, è “condizionato alla conferma da parte della Consob che il prezzo dell’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria risultante non sia superiore a 0,84 euro per azione Edison”, spiega in una nota Edf.

Edison ed Edipower, inoltre, sigleranno un accordo per la fornitura di gas a condizioni di mercato da parte della prima alla seconda: l’intesa coprirà almeno il 50% del fabbisogno di Edipower dei prossimi sei anni. L’operazione dovrà ora passare al vaglio degli organismi societari di A2a, Edf, Delmi, Edison e Iren, attesi non oltre il 31 gennaio 2012, e sarà effettiva quando arriverà l’ultimo di questi via libera. Una volta ottenuti tutti gli ok, compreso quello delle autorità antitrust, i contratti definitivi saranno firmati non oltre il 15 febbraio.

Il riassetto, spiega il comunicato Edf, rappresenta una “svolta chiave nella partnership siglata nel 2005 con l’acquisizione congiunta di Edison” e “darà vita a due campioni energetici in italia, che grazie a un’organizzazione stabilizzata e al rilancio della propria attività contribuiranno alla ripresa della crescita economica italiana, generando valore per tutto il Paese”.

Soddisfatto dell’esito delle trattative il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, che dice: “Due protagonisti del mondo energetico italiano come Edison ed Edipower chiariscono le rispettive strutture azionarie e rafforzano validi e trasparenti rapporti di collaborazione operativa. A2a, con l’impegno in Edipower, diventa il secondo produttore nazionale di energia elettrica”. Il ministro continua: “Esprimo il mio apprezzamento per la buona volontà e l’equilibrio dimostrati da tutte le parti in causa per poter concludere il difficile negoziato. Con il presidente Proglio abbiamo condiviso una comune visione del mercato e da lui ho avuto conferma del rilevante impegno di lungo termine del gruppo Edf in Italia, anche attraverso Edison. Sia Edison che Edipower hanno interessantissime prospettive di crescita e sono certo che parteciperanno con successo allo sviluppo energetico del nostro Paese”.

Giuliano Zuccoli e Graziano Tarantini, presidente del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza di A2a, rilanciano: “Attraverso l’integrazione tra A2a e Edipower e la collaborazione con gli altri soci italiani nasce il secondo operatore nel settore elettrico che, con circa 10mila MW di capacità installata e un efficiente mix produttivo, si posiziona tra i leader europei del settore”.

Nel dettaglio, Edf pagherà 700 milioni, ossia 0,84 euro ad azione, per rafforzare la sua partecipazione dal 50 all’80,7%, una mossa che permetterà a Edf di rivitalizzare il gruppo e di usare tale accordo come base per sviluppare le proprie attività nel campo del gas. Secondo l’accordo, Edf non non potrà chiedere più di 0,84 euro ad azione per rilevare altre quote. In pratica, se venisse lanciata l’Opa il prezzo non potrebbe salire. L’italiana Delmi, holding di Edison, comprerà invece il 70% di azioni in Edipower per un totale di circa 800 milioni. Di conseguenza, il restante 30% verrà diviso tra le utilities A2a (con il 20%) e Iren (10%).

Con l’operazione l’indebitamento di Edison diminuirà di 1,1 miliardi. Il direttore finanziario di Edf, Thomas Piquemal, ha sottolineato che rispetto all’accordo raggiunto ad ottobre, l’intesa natalizia prevede “un’operazione più semplice” sia in termini di struttura finanziaria, in quanto non c’è la put prevista dal precedente accordo, sia in termini di governance. Piquemal ha messo l’accento sul fatto che da un punto di vista industriale il gruppo francese “prende il controllo di un insieme che ha quasi 8 gigawatt di capacità produttiva”. Un tappa di grande rilievo, quindi, per gli obiettivi di edf che intende portare a 200 gigawatt il suo parco di produzione di energia dai 158 dello scorso anno.

Interpellato a proposito dell’importanza di Edipower per Edison, il cfo ha spiegato che la società – che il nuovo accordo assegna per il 100% in mani italiane – rappresenta il 10% dell’ebitda di Edison previsto per il 2012.

larepubblica


Edison diventa francese, ma la mole
del debito Edipower resta ai Comuni

Il colosso energetico statale Edf controllerà l’80 per cento del secondo distributore italiano di energia. Un affare da 700 milioni di euro. L’attività delle centrali esclusa dal patto, ma le municipalizzate potrebbero trovarsi un fardello da un miliardo di euro. Il piano benedetto dal ministro Passera

“Patto di Santo Stefano”Con quello che potrebbe essere definito il “Patto di Santo Stefano”, il colosso statale francese Electricité de France (Edf) mette le mani su Edison, il secondo player italiano nella distribuzione sia dell’energia elettrica sia del gas, con ricavi per 11 miliardi di euro nel 2010. La partita si è chiusa il giorno dopo Natale, lontano dai riflettori, con la firma di un accordo tra la società francese, la municipalizzata di Milano e Brescia – A2A – e Delmi, il veicolo finanziario controllato da quest’ultima dove sono presenti le altre municipalizzate del nord Italia nella partita, ovvero Iren (comuni di Torino, Genova e capoluoghi emiliani), Dolomiti energia e Sel, entrambe del Trentino Alto Adige.

Edf corona così un progetto nato 10 anni fa con la calata in Italia per la conquista di Montedison – Edison, stoppata allora proprio grazie alla creazione di questo barocco condominio di controllo con le municipalizzate, durato fino a ora. Ma la società francese non porterà a casa quanto preventivato nei lunghi mesi di questa difficile trattativa durata almeno un anno e più volte stoppata, anche dall’ex ministro Giulio Tremonti preoccupato dall’invadenza delle imprese francesi sui pezzi pregiati dell’industria italiana dopo l’operazione Lactalis-Parmalat. Edipower (una ex Genco Enel), controllata al 70 per cento della società energetica oggetto dell’accordo, resterà infatti alle municipalizzate italiane, consegnando così ai francesi un’Edison “leggera”, praticamente dimezzata nella sua attuale capacità di generazione di corrente elettrica.

Il patto prevede in sostanza che Edf raggiunga l’80% circa del capitale di Edison acquisendo da Delmi quote di una finanziaria di mezzo (Transalpina di energia) per circa 700 milioni (che valorizzano 0,84 euro ogni azione Edison), dovendo in seguito lanciare un’offerta pubblica di acquisto (opa) sul restante 20 per cento del capitale dato che la società quotata in Borsa. Al contrario Delmi acquisirà il 70 per cento che ancora non detiene di Edipower per un totale di 800 milioni di euro, con un sostegno economico che ogni municipalizzata fornirà poi pro quota.

La parte maggiore sarà quindi a carico di A2A, proprietaria del 51 per cento di Delmi, seguita da Iren col 15 per cento e dalle municipalizzate trentine con il 10 per cento a testa. Anche Mediobanca e la Fondazione Ctr hanno due quote di minoranza, e non è escluso che sia proprio la banca d’affari che si preoccupi di trovare i fondi eventualmente mancanti.

La soluzione trovata preserva l’italianità di parte delle attività Edison, quelle di generazione idroelettrica e a ciclo combinato di Edipower che da sola è il quarto produttore d’Italia per Megawatt, ed è figlia della discesa in campo del neo ministro per le Attività produttive Corrado Passera, deciso a mantenere più ampi possibili i confini di italianità come fece per Alitalia. Passera ha ripreso quello che era il vecchio Lodo Zuccoli, dal nome del presidente del consiglio di gestione di A2A, che lo ha poi ringraziato pubblicamente, vincitore morale dell’operazione nonostante fosse osteggiato dalla giunta Pisapia per la sua eccessiva grandeur.

Ma anche in questo caso, a quale prezzo per la collettività? I numeri puntuali non sono ancora manifesti, ma sulla società acquisita dagli italiani, Edipower, pende secondo stime di un paio di mesi fa degli analisti di Intermonte un debito di un miliardo di euro che sarà in un certo qual modo riferibile ai comuni interessati. Che in anni di tagli ai trasferimenti puntano molto si dividendi delle municipalizzate per fare cassa. Resteranno invariati in futuro visto l’onere del debito?Nel frattempo la reintroduzione dell’Ici sarà sicuramente un aiuto.

L’onorevole Bruno Tabacci, assessore al Bilancio del comune di Milano, fermo oppositore del Lodo Zuccoli in passato per il carico di debiti che trascinava sulle municipalizzate, adesso sembra aver cambiato idea e a ilfattoquotidiano.it dichiara: “L’accordo è buono, ma la gestione di EDipower sarà molto complessa. E’ comunque un primo passo importante sulla via dell’integrazione tra A2A e Iren”.

Per i francesi invece è il via libera in Italia per far nascere un polo del gas sul quale abbiano pieno controllo, che faccia concorrenza a Eni e che possa diventare un punto di riferimento nella loro strategia geopolitica nel Mediterraneo, utile a rafforzare le relazioni, con paesi tradizionalmente ostili quali l’Algeria. In borsa il titolo Edison è in calo dell’1,5 per cento circa a 0,81 euro per la volontà espressa da Edf di non pagare più di 0,84 euro per ogni titolo in sede di opa, pena la decadenza dell’accordo, la cui definizione finale dovebbe arrivare entro metà 2012, un volta sentita anche l’Antitrust e le altre autorità competenti. In serata la Consob dovrebbe pronunciarsi.

ilfattoquotidiano


Edison, gli italiani ora non si mettano a litigare

edisonL’annosa vicenda Edison (v. Corriere della Sera del 27/12 p. 31) si avvia alla conclusione.

Sono passati più di dieci anni dall’Opa su Montedison del 2001, un tempo infinito.

Edf avrà il controllo di Foro Buonaparte e gli italiani (A2A e gli altri) si prenderanno la vecchia “generation company” dell’Enel, cioè la controllata Edipower.

Il tutto si presta a qualche considerazione:

1) La sorpresa è che i francesi siano stati costretti a più miti consigli. Merito del ministro Corrado Passera? Di certo lui è riuscito a trasformare il grido di battaglia “a la guerre comme a la guerre” di Henri Proglio (rivolto a Tremonti, ricordate?) nello “oui” a una soluzione che dovrebbe accontentare chi temeva la “svendita” di un altro pezzo di industria nazionale allo straniero.

2) Il “sì” a denti stretti di Edf, peraltro, si deve al fatto che forse qualche mese il ministro Paolo Romani non poteva proprio andare addosso ai francesi e a Sarkozy, visto che ballava, tra l’altro, la poltrona alla Bce promessa a Parigi, che Lorenzo Bini Smaghi non voleva lasciare.

3) Il “sì” francese si deve anche a un loro errore fatale. Hanno abbassato il valore delle attività Edipower e non hanno poi potuto obiettare troppo quando gli italiani hanno rivoltato la frittata e hanno detto: allora compriamo noi. Mossa astuta, per una volta. Il direttore finanziario di Edf Thomas Piquemal è riuscito a infilare i suoi in un vicolo cieco, togliendo invece Delmi dalla scomoda posizione. Chissà se ilsuo capo Proglio ne è rimasto soddisfatto…

4) Resta comunque il fatto che ora Edf potrà muoversi a suo piacimento nel perimetro che le rimane senza l’ingombro di soci litigiosi e squattrinati. Le restano soprattutto gas e rinnovabili. Vedremo che cosa riuscirà a fare.

5) A questo punto, invece, l’incognita più rilevante è costituita proprio dalla “gabbia di matti” della cordata italiana. La definizione non suoni come un’offesa. Sono le parole confessate al “Corriere” da uno dei protagonisti della trattativa. Se il fine (lontano) è quello della superutility nazionale allora buona fortuna. I soci di Delmi (A2A, Iren, Trento, Bolzano, Fondazione Crt, Mediobanca e Bpm) non hanno reso noto nel comunicato dell’accordo di oggi come intendono procedere con Edipower. Non inizieranno di nuovo a litigare?

Stefano Agnoli/Corriere della Sera

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Addio a Brixia Sviluppo Tocca a «Infrastrutture»

Alessandro TriboldiIl sindaco ha informato ieri con l’ufficialità dovuta il Consiglio di amministrazione di Brixia Sviluppo spa che la società verrà fusa con Brescia Infrastrutture. Lo ha comunicato in un incontro con i vertici della società di vicolo Millefiori nel quale era accompagnato dall’assessore al Bilancio, Fausto Di Mezza e dal direttore generale del Comune Alessandro Triboldi.
AL CONSIGLIO Paroli ha spiegato quanto deciso nei giorni scorsi, ovvero il progetto di fusione per incorporazione della società in Brescia Infrastrutture Srl, società di recentissimo conio, derivante dalla scissione di Brescia Mobilità spa, che detiene nel proprio patrimonio l’infrastruttura della metropolitana, oltre ad altri immobili connessi alla mobilità cittadina.
Il sindaco ha chiarito nell’occasione i motivi della scelta, che risiedono «nella volontà di perseguire riduzione di costi – spiega una nota di Brixia Sviluppo – e attivare economie di scala, in un’ottica di razionalizzazione della gestione delle partecipazioni comunali».
Con ciò il consiglio di amministrazione di Brixia Sviluppo con il presidente Riccardo Franceschi ha immediatamente rassegnato le dimissioni «al fine – prosegue la nota – di agevolare il percorso prospettato dall’amministrazione comunale».
È quindi seguita l’Assemblea della società che ha provveduto alla nomina dell’amministratore unico, ai sensi dello statuto, nella persona di Alessandro Triboldi, direttore generale del Comune di Brescia che dovrebbe gestire la transizione presumibilmente fino al varo di un nuovo cda che dovrà reggere la nuova società patrimoniale comunale. La quale riceve dalla Sviluppo gli immobili e una liquidità di cassa di circa 4 milioni di euro.

bresciaoggi

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