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I docenti del «Leonardo» di Brescia: ”Vorremmo sapere perché, come e quando si prevede il trasferimento ”

Siamo docenti del Leonardo e vorremmo essere informati su quel che accade nella nostra scuola: molti di noi ci lavorano da quando essa è nata, si sono visti crescere intorno i muri, le aule, i laboratori, e se la sentono un po’ «loro».

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Apprendiamo dalla stampa locale, e non da fonti più ufficiali, che l’Assessore Aristide Peli ha definito alcuni progetti relativi alla dislocazione nella città di Licei e Scuole. Viene chiamato «Progetto/1» quello che prevede la ricollocazione del Liceo Linguistico del Leonardo e del Lunardi al Gambara – centro storico in «compresenza» con il musicale.

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Vorremmo sapere perché, come e quando si prevede il trasferimento.

  1. Sforzandoci di comprendere le ragioni di questa decisione, posto che la notizia giornalistica sia attendibile, siamo partiti dalla motivazione più «impellente»: la annosa mancanza di aule al Leonardo. Indubbiamente la «rotazione» adottata da tempo al Liceo, per cui le aule delle classi a lezione nei laboratori sono temporaneamente utilizzate dalle classi prive di una propria aula, ha creato oggettivamente alcuni problemi.
    In attesa dell’ampliamento edilizio del Leonardo stesso, potremmo temporaneamente utilizzare le aule vuote del Liceo Copernico, raggiungibile anche attraverso un sottopassaggio mai fino ad ora utilizzato. Non è questa, però, la soluzione che vorremmo per la nostra scuola: noi vorremmo un adeguamento delle strutture esistenti. Gli spazi non mancano.
    In una società attenta ai cittadini e ai loro bisogni sono le strutture che si adattano alle esigenze delle persone e non viceversa.
  2. L’unificazione di quei licei che hanno bisogno di numerosi laboratori consente di ottimizzarne l’utilizzo, ma il linguistico ha bisogno di minime attrezzature laboratoriali. Richiede, invece, aule dove l’acustica sia buona.
    Nel nostro liceo anche gli studenti del linguistico traggono giovamento dalla presenza dei laboratori previsti e prescritti per il liceo delle scienze applicate e per l’artistico.
    Al Leonardo abbiamo da sempre sperimentato la logica del campus (coesistenza di diversi indirizzi di studio) e l’utenza ha dimostrato ampiamente di apprezzarla.
    All’interno di un istituto come il nostro il corpo docente, allenato all’approccio sperimentale, ha tratto dal confronto tra i diversi indirizzi un arricchimento didattico sostanziale. Disperdere un’esperienza di questo genere sarebbe un impoverimento e priverebbe la città e la provincia di Brescia di una ricchezza consistente.
    L’esistenza di più licei linguistici nella città è garanzia di pluralità e indice di ricchezza culturale: a) alle famiglie è offerta la possibilità di scegliere tra le offerte formative quella che meglio risponde alle proprie esigenze; b) alle scuole è consentito il confronto; c) la dislocazione delle scuole in aree diverse della nostra città, già tanto congestionata nelle ore di punta, permette, infine, una migliore distribuzione dei flussi del traffico.
  3. Risulta poco opportuna, a tal proposito, l’ipotesi di un prossimo trasferimento del Lunardi ancora nella zona tra Via Balestrieri (sede del Leonardo) e via Duca degli Abruzzi (sede del Copernico): se ora gli oltre 3000 studenti dei due istituti creano non pochi problemi al traffico e, dunque, alla sicurezza di studenti, professori, personale Ata e di tutto il personale che ruota intorno ad una scuola, è facilmente immaginabile un sicuro aggravamento della situazione. Non dimentichiamo che vicino al Liceo Leonardo e al Liceo Copernico c’è anche la Poliambulanza, un ospedale di grande richiamo e che pesa sulla viabilità.
  4. Per chi di noi ha scelto di operare, a vari livelli, nel Liceo Leonardo è stato impegnativo riuscire a costruire un’identità per questa nuova scuola, collocando noi stessi e i nostri studenti nel panorama scolastico bresciano da protagonisti.
    Riteniamo di esserci riusciti, ma temiamo che il progetto di aggregazione passiva, presentato nell’articolo citato, corrisponda alla cancellazione di questa esperienza e non possiamo che dispiacercene, ritenendo che il buon modello del Campus e le buone pratiche da esso indotte debbano essere esportati e non dilapidati.

L’identità di questa scuola costruita con il lavoro di tanti anni merita maggiore rispetto.

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Firmato da 64 docenti  del «Leonardo» di Brescia

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«Indignados» con uova e cori Blitz degli studenti contro Ubi Manuel Venturi

BRESCIA – LA MANIFESTAZIONE. Fuori programma durante il corteo che ha deviato improvvisamente verso Brescia Due
La protesta: «Il debito lo paghi chi lo ha creato e non le famiglie» Momenti di tensione con la polizia, schierata in assetto antisommossa

Fumogeni, lancio di uova, cori contro il sistema bancario e politico. È ciò che è avvenuto poco prima delle undici di ieri mattina in via Cefalonia, davanti alla sede di Ubi Banca. Tutto è nato da un blitz del corteo studentesco che stava percorrendo il ring cittadino, organizzato per dire «Brescia rifiuta il debito»: i ragazzi stavano percorrendo via XX Settembre quando, una volta arrivati all’altezza del cavalcavia Kennedy, al grido di «Riprendiamoci quello che ci hanno rubato!» hanno improvvisamente svoltato verso Brescia 2, il cuore economico e finanziario della città.
Le forze dell’ordine si sono prontamente riorganizzate allestendo un cordone di sicurezza all’ingresso dell’istituto di credito, mentre i ragazzi si riunivano davanti ad Ubi. Il film della protesta è stato simile a quello visto a Roma e a Milano (la protesta è andata in scena in contemporanea in 90 città): hanno lanciato uova contro le vetrate, acceso fumogeni e urlato «Noi la crisi non la paghiamo». Nella baraonda c’è stato anche un piccolo momento di tensione: vedendo alcuni agenti della polizia in assetto antisommossa avvicinarsi velocemente alla sede di Ubi, molti hanno pensato ad una carica e si sono dispersi sulla strada, mentre alcuni ragazzi hanno creato un blocco per non far passare gli agenti. Qui è volata qualche manganellata (senza conseguenze per i manifestanti), e dopo cori contro le forze dell’ordine la situazione è tornata alla normalità, e il corteo ha ripreso la sua strada.
L’ASSEMBRAMENTO era cominciato alle 9 in piazzale Garibaldi, con intento duplice: da un lato protestare contro una manovra che scarica il peso del debito sulle famiglie e «non sui veri responsabili della crisi», dall’altro farsi sentire contro i tagli all’istruzione. «Nel nostro istituto non abbiamo più il diritto di riunirci, perché il teatro adibito agli incontri è stato chiuso per mancanza di fondi – spiega Alessandro, ex rappresentante di istituto del liceo Moretti di Gardone Val Trompia -. Quando si deve tagliare la scuola è sempre la prima vittima: in Italia vige l’ignoranza, perché chi conosce è più pericoloso. Vogliamo mandare a casa Berlusconi ed il suo sistema, facendo sentire la nostra voce». Gli fa eco Matteo, attuale rappresentante d’istituto del Moretti: «C’è grande sfiducia nella politica ma i giovani fanno paura, perché possono cambiare le cose. Bisogna guardare a Paesi come Libia ed Egitto, dove sono stati i giovani a dare il via alle rivolte: non vogliamo spaccare tutto, ma far valere i nostri diritti».
Le ragioni della protesta, chiarisce Bruno Turati del Kollettivo studenti in lotta, sono principalmente il rifiuto del debito e la richiesta che sia chi ha sbagliato a pagare: «Gli studenti hanno un futuro precario, e rivendicano il diritto all’insolvenza nei confronti di un debito che non hanno contribuito a creare. Sono il sistema bancario e la classe politica i responsabili di questa crisi, e non devono scaricarne i costi sulle classi più deboli». Il movimento studentesco bresciano prende spunto dalle proteste che stanno attraversando tutto il Vecchio Continente e gli Stati Uniti, capitanati dagli «indignados» spagnoli: «Anche noi saremo in piazza a Roma il 15 ottobre per dire “No” al debito – rimarcano dal Kollettivo – e ad un mondo politico ed economico che sta trasformando il sistema scolastico in un’azienda, rendendoci soggetti sfruttabili».
Il corteo, composto da più di 500 ragazzi delle scuole medie e superiori (ma hanno partecipato anche alcuni studenti universitari) è partito all’incirca alle 10 da piazzale Garibaldi. In testa uno striscione recitava «Contro la crisi, contro la manovra: Not our debt», mentre altri ragazzi tenevano cartelli con scritte come «Vergogna» e «Per una scuola più bella spegni Mariastella».
L’INTENZIONE era quella di percorrere il ring per poi dirigersi verso il centro, e concludere la protesta in piazza Loggia: la deviazione verso Ubi Banca è stato un fuoriprogramma frutto della rabbia contro un sistema economico che, dicono, non garantisce loro un futuro, se non precario. Dopo il blitz, gli studenti hanno ripreso il loro cammino arrivando in piazza Loggia senza altri problemi, scandendo slogan a favore di scuola, cultura, bene comune, e contro una crisi.

brescioggi

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A Brescia assumeremo circa mille insegnanti Ma mancano i dirigenti

L’esercito di precari della scuola italiana sta per essere investito dal piano triennale di immissione a ruolo deciso dal governo. Tra insegnanti e personale Ata (amministratori, tecnici e ausiliari) saranno 67mila a conquistare un contratto a tempo indeterminato. Un intervento che coinvolgerà, secondo i primi calcoli, circa un migliaio docenti della provincia di Brescia che al momento lavorano a tempo determinato. Non ancora definite dal governo le metodologie di reclutamento ma su questo punto sono già scoppiate le polemiche. Per il direttore dell’Ufficio scolastico regionale ed ex provveditore di Brescia, Giuseppe Colosio, la nostra provincia non soffre soltanto del problema dei precari della scuola ma anche della carenza di dirigenti scolastici.

E il primo anno della scuola riformata dal ministro Gelmini è passato. D’obbligo un bilancio di un anno scolastico che si ricorderà, nel bene e nel male, per molto tempo.
«Nei fatti la riforma che porta la firma del ministro Gelmini, che quest’anno ha coinvolto la scuola secondaria superiore, è andata bene. Le polemiche ci sono state ma sono state tutte polemiche di principio. In fondo nella maggioranza dei casi non si è trattato che di applicare dei modelli già sperimentati. Senza dubbio qualche problema c’è stato: la riduzione delle ore di lezione, per esempio, ha creato non poche preoccupazioni ma si deve capire che la permanenza sui banchi di scuola deve essere proporzionata alla necessità di apprendimento».

Degli ultimi giorni il via libera da parte del governo alle assunzioni a tempo indeterminato (in ruolo) di 67mila precari della scuola (30mila cattedre e 32mila personale Ata) in tre anni..
«La novità non è tanto che si assuma, perchè questo succede ogni anno nella scuola. La vera novità è che c’è un programma triennale di immissioni. La stabilizzazione di migliaia di docenti, credo, darà una scossa al settore e produrrà risultati positivi. Il piano triennale è un provvedimento che toccherà in maniera significativa la Lombardia. La nostra regione possiede il più alto numero di insegnanti d’Italia, intorno alle 25-30 mila persone. E’ chiaro che poi tutto deve sempre essere fatto in base alle esigenze del bilancio perchè nulla si può fare se non ci sono i finanziamenti».

Le cifre parlano di 67mila immissioni in ruolo nei prossimi tre anni a livello nazionale. Quali le previsioni su Brescia?
«Con un calcolo approssimativo si può dire che, se in tutto il Paese saranno assunti 32 mila docenti precari e 5-6 mila in Lombardia, a Brescia saranno interessati dal provvedimento circa un migliaio di insegnanti. Un ritmo di assunzioni che difficilmente si realizza in altri comparti soprattutto in questi anni di crisi».

Un intervento che non è immune da polemiche. In particolare rispetto alle modalità di selezione dei docenti. Si attingerà dalle vecchie graduatorie o dalle nuove? O con una modalità mista?
«Per il momento nessuno può ancora dire quale sarà la metodologia applicata, non ci resta quindi che attendere le decisioni del governo. Per quando mi riguarda penso che lo strumento delle graduatorie nazionali sia sbagliato e ha già dimostrato in molto casi tutta la sua fragilità. Prima si parla di graduatorie permanenti, poi di liste a esaurimento e poi ancora di inserimento a pettine senza che questo porti a dei vantaggi. Credo che il reclutamento a livello nazionale sia una dimensione troppo ampia.
Quest’attività dovrebbe essere, invece, portata avanti dalle istituzioni scolastiche stesse, attraverso un reclutamento più mirato».

Quali allora le alternative?
«E’ necessario tornare a forme di reclutamento legate alla professionalità. Credo che il concorso sia lo strumento che produce il male minore. Con le graduatorie è come comprare a scatola chiusa, non posso guardare in faccia l’insegnante che sto assumendo, non posso verificare la sue capacità. Per chi ha il compito di scegliere, i docenti in graduatoria non sono altro che punteggi sulla carta,. Non voglio poi prendere in considerazione l’ipotesi di punteggi gonfiati, ma è una possibilità esistente visto il poco controllo che c’è. La scelta di utilizzare le graduatorie era nata con una funzione garantista ma ora è tempo di cambiare, di affidarsi ai concorsi.
Sfortunatamente per tutti i danni che hanno provocato le graduatorie ce li porteremo dietro per i prossimi dieci anni».

L’inizio del nuovo anno scolastico è vicino ma a Brescia mancano ancora all’appello decine di dirigenti scolastici.
«Questo è un grosso problema presente nel territorio Bresciana a cui però, almeno per quest’anno, non c’è soluzione. Il buco a Brescia è all’incirca di 70 dirigenti, più o meno il 45 per cento di quelli di cui la scuola Bresciana necessita. Per fortuna è stato bandito il concorso per dirigenti, ma nell’immediato la nostra città dovrà comunque ricorrere alle reggenze. A proposito è proprio di ieri la notizia che possibiamo trattenere in servizio alcuni pensionati per arginare una difficoltà oggettiva di gestione. In Lombardia mancano 500 dirigenti scolastici. Spero si arrivi presto a una soluzione perchè la situazione ormai è al limite».

S.GHI.bresciaoggi

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