Pgt, sull’ambiente il Consiglio si divide
ULTIMO ATTO. Prima seduta di quattro (o cinque) per l’approvazione del documento urbanistico
Avvio teso. Polemica sulle osservazioni non votate e sul caso Italia Nostra Baruffa per la pausa pranzo. I pareri di Asl, Arpa, Provincia e Regione
Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, allora la lunga maratona sul Piano di governo del territorio in Consiglio comunale non è partita con il piede giusto tra intoppi formali, proteste, polemiche e sospensioni di seduta. La prima mattina in aula non ha risparmiato momenti di tensione, anche se nel pomeriggio l’atmosfera si è appianata e il dibattito è proseguito senza particolari intoppi.
I DUBBI del Partito Democratico sulle quattordici osservazioni controdedotte, ma non votate in commissione – problema anticipato ieri dal nostro quotidiano -, aprono intorno alle 10 la prima delle quattro sessioni (o cinque, se i lavori si dovranno protrarre anche domenica) che dovrebbero portare lunedì pomeriggio all’approvazione dello strumento urbanistico. Subito, al momento di votare lo schema dei lavori, il capogruppo del Pd Emilio Del Bono prende la parola per sollecitare un parere del segretario sul regolamento e sulla possibilità, ventilata dall’assessore Paola Vilardi, di portare le quattordici istanze direttamente in aula, senza passare dalla stessa commissione presieduta da Marco Toma. Del Bono chiede chiarimenti anche sul pacchetto di osservazioni di Italia Nostra non controdedotte per problemi informatici nella consegna. «Per conto mio, auspico di poter prevedere una commissione domani mattina. Non vogliamo usare l’articolo 17, non vogliamo procedere senza la votazione in commissione – ribatte l’assessore Paola Vilardi -. Sono possibili errori tecnici quando il lavoro è così corposo, ma si possono risolvere». «L’escamotage formale si può trovare – sostiene il Pd Alfredo Bazoli -, ma per dare voce a tutte le categorie mi piacerebbe che anche le osservazioni di Italia Nostra trovassero un posto in questo consiglio». Dopo le rassicurazioni formali del segretario, il capogruppo Pd comunque annuncia: «L’orientamento del nostro gruppo è che le osservazioni siano discusse direttamente in aula». «Ma in questo modo non si potrebbe discutere il documento di Italia Nostra perché la commissione dovrebbe riunirsi e cambiare i criteri, per analizzare direttamente in consiglio anche le osservazioni fuori termine pervenute», sbotta il sindaco. E alle 10.30 la seduta viene già sospesa per un’animata riunione della conferenza capigruppo sull’ordine dei lavori. Una riunione che si protrae per oltre un’ora, con qualche momento di dibattito acceso. Alla ripresa, alle 11.42, la presidente Simona Bordonali comunica la decisione, votata all’unanimità, di discutere oggi in coda di seduta il pacchetto di osservazioni non votate in commissione. Sarà invece predisposto un emendamento per ammettere eventualmente al dibattito il pacchetto di Italia Nostra.
SOLO ALLE 11.46 la «vera» illustrazione del Pgt può iniziare e la parola va all’assessore Vilardi che parte con un lungo elenco di ringraziamenti a tecnici e consiglieri, ricorda che il Piano è «perfettibile» e attacca a dare spiegazioni sul parere di Regione, Provincia, Asl e Arpa. Le cose vanno lisce fino alle 12.30, quando di nuovo i consiglieri si mettono a discutere sull’ordine dei lavori. Pausa pranzo o no? «In conferenza capigruppo abbiamo deciso di continuare non stop», dice il leghista Nicola Gallizioli. «Un’ora non cambia la sostanza della discussione», incalza il Pd Emilio Del Bono. Alla fine pure su questo punto si innesca una discussione che va avanti per venti minuti. E il clima si fa teso, tant’è che Giorgio Agnellini di Ali se ne va sbattendo la porta e protestando perché il suo intervento non viene ascoltato. Al rientro però promette che il suo gruppo «sosterrà totalmente questo Pgt pur non accettando tutto a scatola chiusa: i piani che devono portare un cambiamento devono essere sostenibili». Finalmente, nel pomeriggio,il dibattito può entrare nel vivo. Il Partito Democratico non risparmia qualche accenno di ostruzionismo: si susseguono gli interventi della maggior parte dei consiglieri, che utilizzano tutto il tempo a disposizione (15 minuti), e qualcuno sfora pure. Fino alle 16 l’oggetto è, appunto, il parere degli altri enti (vedi a fianco). Il tema caldo, la sostenibilità del Piano di governo del territorio con più di una critica ai tempi frettolosi imposti dalla legge regionale. «La questione ambientale sta a cuore a tutti – dice l’assessore Vilardi con il sostegno dei consiglieri di maggioranza -. Il piano dei servizi così come il piano delle regole è sempre modificabile, e questa è la flessibilità dello strumento». E dalle opposizioni è una levata di scudi. «Tutti gli enti mettono in evidenza un limite che riguarda uno degli aspetti centrali, cioè la compatibilità ambientale», attacca Bazoli. E come lui altri due consiglieri democratici (il capogruppo Del Bono e Federico Manzoni) recitano a voce alta il testo del parere dell’Azienda sanitaria: «La lettura della documentazione a corredo del Pgt – è un estratto del documento – ha mostrato poca attenzione verso la riduzione del consumo di suolo, la limitazione dell’edificazione a ridosso degli insediamenti produttivi, della viabulità ordinaria e ferroviaria, la mancata previsione del risanamento dei corsi d’acqua del reticolo minore, di interventi per il miglioramento della qualità dell’aria e per l’eliminazione dei conflitti da vicinanza con i percorsi degli elettrodotti». La sintesi la fa Laura Castelletti secondo cui il parere di Regione, Provincia, Asl e Arpa è «una netta stroncatura» e dimostra che «le criticità di Brescia non hanno ricevuto da questo piano una risposta all’altezza».
SI PASSA poi al primo pacchetto: il piano dei servizi. «Scelte politiche declinate in chiave sociale» lo definisce in estrema sintesi Vilardi. Su cui sono piovute 136 osservazioni di cui 33 accolte e 60 respinte, le altre parzialmente accolte. La prova che «è un piano giusto, ma anche che c’è stata la partecipazione dei cittadini». Giusto? Il capogruppo del Pd Emilio Del Bono trasalisce. E la partecipazione alla quale pensa lui non è una cosa di cui farsi vanto: «Se si contano i firmatari delle osservazioni sono 40mila. Vuole dire che tolti stranieri e bambini un terzo dei bresciani hanno fatto rilievi critici sul Pgt di questa amministrazione». Se per l’assessore dentro c’è tutto il realizzabile, insomma il futuro della città, l’utile, per il democratico Alfredo Bazoli c’è soprattutto il futile, ossia quello che si può scrivere ma non si realizzerà mai. «Con i tempi che corrono, economicamente parlando, vedremo realizzato a dir tanto il 10 per cento»
Eugenio Barboglio (brescia oggi)
I servizi del futuro «aprono» lo scontro
È iniziato un po’ a singhiozzi – tra la sospensione di oltre un’ora e discussioni persino sul sì o il no alla pausa pranzo -, con parole affilate e sguardi taglienti. Poi, con il passare del tempo, la tensione ha iniziato a calare un po’ e – tra una stilettata e l’altra – c’è stato spazio anche per qualche risata (seppur sarcastica). Il primo atto «ufficiale» del nuovo Piano di governo del territorio si è consumato così, entrando subito nel cuore della battaglia tra una maggioranza compatta come non mai («questo Pgt contiene le vere sfide della città di domani») e un’opposizione agguerrita e a tratti ruspante («se persino gli enti della stessa parte politica non hanno potuto che criticare il piano significa che i limiti sono insopportabilmente evidenti»). In un Consiglio comunale – quello di scena ieri dalle 9 del mattino e prolungatosi fino a tarda serata – dedicato a due dei grandi «filoni tematici» che lo compongono: ambiente e servizi.
«Questo è un Pgt flessibile – attacca l’assessore all’Urbanistica, Paola Vilardi – proprio perché sarà modificabile sulla scia delle esigenze che emergeranno». Flessibile, ma lungimirante – sottolinea l’assessore – perché «abbiamo immaginato la città dei prossimi dieci-quindici anni cercando di non fare perdere a Brescia alcuna opportunità». Un Piano dei servizi, quello in discussione ieri, che – guardando alle opere, prettamente pubbliche, previste – «vale» da solo circa 700milioni di euro. E l’opposizione parte proprio da qui: «Questo altro non significa che stiamo parlando solo di un libro dei sogni – attacca Alfredo Bazoli (Pd) -. La Giunta ha cioè inserito in questo dossier tutto ciò che gli passava per la testa, dimenticando di spiegare come pensa di finanziare tutte queste opere». Non solo. A mancare, secondo il Pd è stato anche «il confronto con i Comuni limitrofi, segno che la Giunta non è stata in grado di tradurre in pratica la filosofia dell’area vasta». Ancor più pungente il collega Claudio Bragaglio: «Karrer ha costruito un abito raffinato, ma è stato indossato purtroppo da un corpo deforme». E se Donatella Albini (Sel) parla di «urbanistica primitiva che non ha riservato alcuna attenzione ad ambiente e salute», Laura Castelletti non intende lasciare cadere nel vuoto le indicazioni di Asl e Arpa. «Propongo che le indicazioni degli enti trovino accoglimento in un documento specifico – spiega -, perché il piano non dà risposta alle vere criticità e i pareri ne hanno evidenziato carenze e limiti». Dopo la richiesta di Aldo Boifava (Pd) di «tornare indietro su via Del Carretto e sui 12mila mq di slp concessi a Verziano senza che ancora ci siano i fondi per il nuovo carcere», il j’accuse del capogruppo Emilio Del Bono. Che ripercorre alcuni dei no ribaditi a più riprese: dall’abbattimento della Tintoretto al sociale, fino al parcheggio sotto il Castello e alla nuova sede dell’Università Cattolica: «Il no della Loggia a un progetto di sviluppo universitario di 40 milioni è ingiustificato e incoerente». Un passaggio, questo, cui Roberto Toffoli (Pdl) risponde con una proposta: «Si potrebbero destinare alla Cattolica i 6.500 mq previsti in piazzale Vivanti». Ma il sindaco Paroli rilancia il tavolo di confronto: «Si tratta di un tema troppo importante per la città – ribadisce -, presto si approfondirà per riportarlo sul tavolo del Consiglio».
Nuri Fatolahzadeh (gdb)
PRIMA DEL VOTO
Dal Pd più di 60 emendamenti, 14 le osservazioni «orfane»
nQualcuno tra i più «appassionati» – come Aldo Boifava (Pd) che di Commissioni urbanistiche, come altri, non se ne è lasciata sfuggire neppure una – le ha soprannominate «le orfanelle». E ad inaugurare il primo «stop» pregiudiziale e formale al Pgt sono state proprio loro, le quattordici osservazioni sfuggite al voto della Commissione (cui si aggiungono quelle sottoscritte, ma mai protocollate ufficialmente, da Italia Nostra). Dopo oltre un’ora e un quarto di conclave – durante la quale i capigruppo insieme a sindaco, assessore Vilardi e Marco Toma si sono barricati nell’ufficio della presidente Simona Bordonali che ha coordinato il vertice – l’epilogo: le quattordici «orfanelle» verranno illustrate e votate direttamente durante la seconda puntata dei cinque Consigli comunali in agenda, ovvero nella prima serata di oggi. Sarà invece domani un emendamento firmato dal Pd a rimettere sul tavolo anche le osservazioni di Italia Nostra (se la proposta troverà l’accordo della maggioranza del Consiglio).
Per un totale di oltre sessanta emendamenti presentati – al momento – dai Democratici sul Piano di governo del territorio, richieste di modifica tra cui spicca quella riferita alla nuova sede dell’Università Cattolica. «Chiederemo di rivedere il no sancito dalla maggioranza in Commissione sulla struttura pensata a nord della città – ha annunciato Federico Manzoni – perché si tratta di una scelta scriteriata che non condividiamo affatto».
Tre, invece – al momento – gli emendamenti consegnati da Pdl, Lega, Udc e Ali alla presidente Bordonali, anche questi in discussione questa sera. n. f. (gdb)
Campo Marte, parco in mezzo al guado
Un luogo per allenarsi, giocare, studiare. O per bruciare scuola, passeggiare, perdere tempo al sole. Campo Marte sta tornando a popolarsi assecondando l’ispirazione primaverile e la voglia d’aria aperta. Il parco è vivibile e già molto amato, ma è fermo in mezzo al guado. I lavori di riqualificazione avviati nel 2010 hanno rallentato la marcia fino a procrastinare l’avvio della «nuova vita» annunciata per l’area verde.
Ad oggi, per un costo di 750mila euro, è stata completata la recinzione esterna, sistemata l’area cani su via Veneto, posato il monumento dedicato alla Polizia, così come si è provveduto a restaurare e ripulire il grande arco a cui nessuno aveva messo mano dal 1925. In questi giorni sono giunti al termine anche gli interventi sul palco che domina il lato sud dell’area.
Il resto ancora non c’è. Nel piano da 2,5 milioni erano previsti anche un nuovo impianto di irrigazione, lampioni per l’illuminazione e una rete wi-fi per consentire l’accesso a internet ai frequentatori del parco. Non solo, la fase due del restauro contemplava il recupero dei campi da tennis e la realizzazione di un campo da calcetto. La realtà parla però di campi in terra battuta che, senza troppe remore, vengono usati da alcuni padroni per far correre in libertà i loro cani. In uno di essi sono ancora accumulati i resti della potatura di qualche pianta. Nel vicino campo da basket manca un elemento fondamentale: il canestro. La situazione non migliora se si guarda ai giochi per bambini, pochi e poco invitanti.
Il restyling era previsto per l’inverno passato, in modo da chiudere i cantieri per questa primavera, ma il bilancio della Loggia ha costretto l’Assessorato ai lavori pubblici a rivedere il programma.
«Abbiamo difeso la conclusione del progetto di recupero di Campo Marte – spiega l’assessore Mario Labolani – anche se stiamo rivedendo alcune spese. Contiamo di avviare in estate i lavori per l’illuminazione, per l’area giochi e per la sistemazione del verde». Gli impianti sportivi, che rientrano nell’intervento immobiliare fatto all’ex Enel, partiranno a settembre per essere pronti nella primavera 2013. Stesso discorso per il chiosco, mentre c’è già chi chiede in Comune quando aprirà il bando per la sua gestione. In attesa del bar, si continuerà a bere acqua dalla fontanella. A dire il vero è rotta, come è capitato ad altre sue colleghe nei parchi cittadini. Almeno la sua riparazione, però, non dovrebbe tardare.
Emanuele Galesi (gdb)
S. Polo e Sanpolino «bene comune»
Una ventina fra enti e associazioni con migliaia di volontari impegnati per tre anni ad organizzare iniziative, valorizzare spazi comuni, mettere in rete attitudini e competenze, aiutare gli altri, promuovere momenti di aggregazione collettiva. Con l’intento di far incontrare i cittadini, creare legami ed intessere relazioni, favorendo la coesione sociale e l’identità condivisa: al fine di far percepire «Il quartiere come bene comune». Il senso del progetto pensato da Auser, Anffas, Acli e Uisp è tutto nel nome. Protagonisti sono i 23mila residenti di San Polo e Sanpolino: tanti quartieri nel quartiere, con emergenze sociali, divisioni anche fisiche, un’identità liquida, ma anche una parte di città ricca di associazioni, realtà positive, esperienze da trasfondere. Bisogna mettere in rete le energie buone, perché facciano da volano per costruire rapporti sociali nel rispetto di equità, solidarietà e vivibilità: l’obiettivo è far sentire i cittadini di San Polo e Sanpolino primattori del loro quartiere, non semplici abitanti confinati fra muri e strade.
Non a caso il progetto nasce sul territorio. Il responsabile scientifico è la sociologa Elisabetta Donati, il referente è Adriana Mostarda, presidente provinciale dell’Auser. Il progetto è frutto di un confronto preliminare con molti cittadini e coinvolge le realtà locali del Terzo settore. «Il quartiere come bene comune» chiama a raccolta le forze del quartiere che non c’è. Fondamentali sono stati la collaborazione del Comune di Brescia e il supporto economico della Fondazione Cariplo. Quest’ultima ha deciso di aiutare il progetto con 300mila euro: gli altri 186mila necessari saranno autofinanziati. Il progetto è partito in questi giorni e durerà fino al gennaio 2015. Non si tratta tanto o solo di iniziative specifiche, ma di un modo di vivere il quartiere giorno dopo giorno con intensità e apertura verso gli altri. Vediamo come.
Un primo passo è costruire la carta identità sociale della zona: conoscere le sue realtà, delineare una mappa delle associazioni, dei bisogni e dei talenti. Ogni micro quartiere dovrà scoprire le competenze al suo interno, le disponibilità, le passioni, le abilità da mettere a disposizione degli altri, in una reciproca politica di scambio. Serve qualcosa? Serve qualcuno? Ecco, so che lì lo posso trovare: a buon rendere. Un’altra idea è il «welfare» di quartiere: una sorta di custode sociale, un punto di riferimento per zone definite in grado di fare da mediatore sui conflitti quotidiani che possono sorgere. Altro impegno: valorizzare gli spazi. Ad esempio, aprire alla comunità le sedi dell’Anffas e della Fobap con inziative specifiche, come l’Olimpiade di quartiere. Vale a dire una virtuosa competizione fra i rioni (capace di generare identità) ed occasioni per stare insieme. Sfide non solo sportive o ludiche: magari una gara a chi è più bravo nella raccolta differenziata (migliorare l’ambiente è un altro aspetto del progetto). E poi incontri, laboratori per migliorare la comunicazione fra i cittadini, le classi di età.
La sede del progetto è la Casa delle associazioni in via Cimabue 16, con un’appendice a Sanpolino.
Enrico Mirani (gdb)