FISCO.
I dati raccolti dal Centro
studi dell’Anci relativi all’imposta sulle persone fisiche. La Leonessa è
superata anche da città come Bergamo e Lecco
Sul reddito si versano in media 4.131 euro all’anno (18° posto) Uno studio evidenzia i livelli di tassazione per le categorie
Brescia, città capoluogo tra le più ricche d’Italia,
importante polo di attività economiche del nord del Paese paga meno
tasse di città come Siena, Bolzano e Lecco. E’ quanto rivela una
classifica pubblicata sul Corriere della Sera (in base ai dati elaborati
dall’Ifel, il centro studi dell’Anci) sull’Irpef pagata allo Stato
dagli abitanti dei comuni italiani. Capoluoghi di provincia molto meno
fiorenti – produttivamente parlando – del nostro versano nelle casse
statali fino a mille euro in più rispetto ai cittadini Bresciani.
L’imposta sul reddito delle persone fisiche procapite a Brescia è di
4.131 euro. Un dato che posiziona la Leonessa al diciottesimo posto
della classifica dei versamenti. Prima di Brescia c’è Pisa (4.171 euro) e
subito dopo Udine con 4.103 euro procapite. In testa alla graduatoria
dei capoluoghi si trova Milano con 6.357 euro di Irpef procapite l’anno.
Al secondo posto, ma con più di mille euro di «svantaggio», si
posiziona Bergamo con (5.202 euro). Fanalino di coda della graduatoria
la città pugliese di Andria con «appena» 1.081 euro di imposta sul
reddito versata. L’elenco – che si basa sulle denunce 2009 – è stato
stilato sommando l’imposta versata dai cittadini di un comune diviso per
il numero dei suoi abitanti. Ciò significa che nel calcolo ci sono
anche anziani e neonati. Il «conto» di 4.131 euro è distribuito
sull’intera popolazione comunale, nessuno escluso. Sul fronte dei Comuni
(che in Italia sono 8.094), Basiglio in provincia di Milano e Campione
d’Italia in quella di Como si aggiudicano il titolo di “paperoni”
d’Italia: Basiglio 9.774 euro e Campione d’Italia 9.686 euro.
SE LA RICERCA dell’Ifel si è concentrata sull’Irpef procapite, la Camera
del Lavoro di Brescia ha voluto soffermarsi sulle tasse (dati reali)
pagate da alcune categorie della nostra provincia. Anche se i dati non
sono comparabili con quelli del fisco su scala comunale, è comunque
curioso osservare quanto, ogni anno, i ceti popolari versino allo Stato
sottoforma di imposta sul reddito. Un lavoratore dipendente con paga
medio alta e con un figlio a carico al 50 per cento paga, a fronte di
un’imponibile fiscale di 33.683 euro, un Irpef di 8.148 euro. A questa
somma vanno poi aggiunte le addizionali regionali e comunali che portano
ad una tassazione complessiva di 8.594 euro che equivale al 25,52 per
cento del suo stipendio. Stesso discorso per un dipendete Iveco con un
periodo di cassaintegrazione e con un figlio a carico al 100 per cento:
imponibile fiscale di 14.721 euro e Irpef di 1.351 euro. La categoria
dei pensionati con un coniuge a carico, invece, guadagna 13.478 euro
annui e paga un Irpef di 999 euro che con le varie addizionali salgono a
1.151 euro. L’ultimo esempio proposto da via Folonari è quello di una
pensionata Bresciana; l’Irpef su un’imponibile fiscale di 16.823 euro è
di 2.704 euro annui.
Rispetto alle cifre della classifica pubblicata dal quotidianomilanese,
il segretario generale della Cgil di Brescia, Daminao Galletti, avanza
alcune perplessità. «Questo tipo di graduatorie non evidenziano
l’evasione fiscale che colpisce pesantemente ogni comune italiano».
bresciaoggi