OPINIONI Archive

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APPELLO DEI CONSIGLIERI DI CIRCOSCRIZIONE eletti nel Partito Democratico della città di Brescia

Al Segretario Cittadino
GIORGIO DE MARTIN
Al Presidente Assemblea Cittadina
GIUSEPPE CALDANA
Condividendo le valutazioni del Gruppo Consiliare in Loggia sull’opportunità di avviare un percorsoper individuare il candidato Sindaco in vista delle elezioni del 2013.
Ricordando che:
• La nostra presenza lungo l’iter del Pgt ha visto i Circoli e i Consiglieri Pd interagire con decine
di comitati spontanei e singoli cittadini raccogliendo migliaia firme in calce a centinaia di os-
servazioni, segno di un Piano di Governo del Territorio non condiviso e contro la città.
• Nelle Commissioni Ambiente e Territorio e nei Consigli Circoscrizionali abbiamo offerto un
minuzioso contributo di analisi e proposta in difesa del territorio.
• Sulle acute debolezze sociali, dalla famiglia agli immigrati, dalla scuola agli anziani non è man-
cata la nostra proposta politica ispirata a una visone della città più giusta e più solidale.
Consapevoli della posta in gioco e di quanto sia urgente costruire sin da ora le condizioni per un diverso governo della città a partire da visioni alternative alla Giunta Paroli ;
Riteniamo che è tempo - a partire dai livelli territoriali – di coinvolgere le forze politiche, sociali, civiche e di tutela ambientale desiderose di mandare a casa Paroli e la sua squadra di assessori dalle modeste capacità amministrative.
In tutto ciò la ricerca del maggior consenso possibile non può prescindere da una rigorosa scala di priorità che preveda prima un accordo sul programma, poi sulle alleanze e infine sulle primarie.
Alle primarie di coalizione si potrà arrivare solo partendo da un confronto programmatico che definisca l’area della coalizione e decida – in accordo con tutti – le modalità di scelta del candidato sindaco. In ogni caso riteniamo essenziale che il Pd si sforzi di esprimere un solo candidato.
Per il lavoro svolto e per i risultati sin qui ottenuti, individuiamo nell’attuale capogruppo in Loggia Emilio Del Bono, la persona che con fermezza dialogante è stata capace di determinare in ogni livello istituzionale e nella società civile bresciana un’autorevole alternativa al centrodestra.
Da questo riconoscimento scaturisce questa nostra adesione personale all’appello che – tuttavia – ci impegna sin da ora a un serrato confronto nei gruppi e nei direttivi, nell’intento di far nascere iniziative capillari per spiegare alla Città il disegno di «un’altra Brescia» che il Partito Democratico cittadino offrirà al giudizio degli elettori nella primavera del 2013.
CIRCOSCRIZIONE SUD
  1. Bellantuono Raffaele
  2. Benetti Marco
  3. Cenini Andreina
  4. Lombardi Michele
  5. Omodei Roberto
  6. Peroni Silvia
  7. Pozzi Riccardo
CIRCOSCRIZIONE NORD
  1. Bonzio Paolo
  2. Ferrari Lucia
  3. Foresti Giovanna
  4. Gobbi Vittorio
  5. Ruggeri Gianfranco
CIRCOSCRIZIONE EST
  1. Bovoloni SergioCurcio Daniele
  2. Curcio Daniele
  3. Datteri Mattia
  4. Frugoni Emanuele
  5. Rovetta Monica
  6. Sileo Mario
  7. Ughini Massimo
CIRCOSCRIZIONE OVEST
  1. Dioni Stefano
  2. Fabbri Marco
  3. Franceschini Anita
  4. Gaffurini Massimo
  5. Gaglia Tommaso
CIRCOSCRIZIONE CENTRO
  1. Negrini Fabio
  2. Perfumi Alfredo
  3. Tognazzi Giuseppe
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BRESCIA: L&G SULLE PRIMARIE A SINDACO 2013

Circolo di Brescia

Alcuni recenti avvenimenti, tra cui la candidatura ufficiale di Marco Fenaroli e interventi di esponenti politici sui quotidiani locali, hanno attirato l’attenzione di Libertà e Giustizia, circolo di Brescia, appena uscita da un incontro con Paolo Limonta (organizzatore della campagna elettorale milanese dell’anno scorso pro Pisapia), per capire quale può essere un percorso positivo anche per la nostra città.

Tutto ciò ci sollecita a qualche riflessione relativa alle primarie del centrosinistra per le elezioni comunali 2013.

Crediamo non solo necessario, bensì fondamentale, che la designazione del prossimo candidato sindaco del centrosinistra avvenga a seguito di elezioni primarie che vedano i vari candidati confrontarsi su programmi e non in base ad appartenenze partitiche, da relegare in secondo piano rispetto agli interessi della collettività.

L’esperienza delle ultime tornate amministrative dimostra infatti come, insieme all’impegno politico-sociale, ciò che conta non siano solo la credibilità e la storia personale dei candidati, pur importanti, ma le idee che intendono portare avanti nella gestione della città.

Pur consapevoli delle specificità di ogni esperienza, crediamo che il modello che a Milano ha portato alla vittoria Giuliano Pisapia, partito in svantaggio e con mezzi inferiori sul piano finanziario a quelli della candidata del centrodestra, abbia potenzialità vincenti anche per Brescia.

Il programma elaborato a Milano dal candidato sindaco non è stato scritto tra quattro mura dai soliti “esperti”, e quindi “imposto” dall’alto, ma ha visto il grande e ricco apporto di gruppi, donne, associazioni, comitati di quartiere, singoli cittadini e cittadine, proprio in base alle loro esperienze dirette, e quindi ai bisogni delle varie zone cittadine, nonché a necessità comuni dell’intera città.

Anche Brescia è ricca di associazioni e comitati di cittadini che a stretto contatto con il territorio da sempre raccolgono bisogni ed elaborano proposte: dall’ambiente al piano di sviluppo del territorio, dall’accoglienza ai migranti a quella delle vittime di violenza, dall’aiuto alle famiglie numerose e bisognose ai servizi sociali, dagli spazi necessari all’aggregazione giovanile alle iniziative culturali ecc.

È dall’incontro con queste realtà che, secondo noi, dovrà nascere il programma del centrosinistra, per ritornare ad una Brescia solidale, accogliente, laica, rispettosa dei diritti dei cittadini tra cui anche quello fondamentale della salute, attenta alle tematiche di genere nell’ottica di una democrazia paritaria. Non un programma calato dall’alto, come già detto, ma che nasca dall’ascolto delle situazioni e dei bisogni, che si confronti con la concretezza dei problemi.

Questa, siamo convinti, può essere la strada per tornare a coinvolgere i tanti cittadini che, stanchi di non contare nulla e di vedere scelte già decise altrove, possono ritrovare il senso di un’attiva partecipazione politica, consci che il governo di Brescia è cosa loro e che non è più tempo di deleghe.

All’interno di un percorso di partecipazione di questo tipo, il nostro circolo farà la sua parte, auspicando che altre associazioni della “società civile” facciano sentire la loro voce e valere la ricchezza del loro contributo.

Dipende da noi cambiare le cose, cominciamo dalle primarie di coalizione.

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BRESCIA: LIBERA SULL’ATTENTANTO DI BRINDISI

NO ALLA VIOLENZA, SI’ ALLA SPERANZA 

PARTIAMO DALLA SCUOLA PER VINCERE LA PAURA

COORDINAMENTO DI BRESCIA Via Cimabue, 16

Non sappiamo ancora cosa ci sia dietro l’inaudito attentato all’ingresso della scuola Morvillo-Falcone di Brindisi.

Ci uniamo alle parole di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera al suo arrivo a Brindisi dopo l’attentato: “Proviamo un grande dolore e vogliamo innanzitutto esprimere tutta la nostra vicinanza alle famiglie e a tutti i ragazzi della scuola. Bisogna certo aspettare l’esito delle indagini sull’attentato. Quello che ora sentiamo di poter e dover dire che una morte di questo genere è inaccettabile”.

Un attentato che avviene a pochi giorni dal ventennale della strage mafiosa di Capaci, davanti ad una scuola intitolata a Francesca Morvillo Falcone e che certo offre elementi di riflessione, viste le non poche coincidenze, tra cui l’arrivo della Carovana antimafia in città.

E il collegamento inquietante proprio con la strage di Capaci e, insieme, le stragi di mafia del ’93 a Milano, Firenze, Roma è naturale: anche in quei casi, la mafia non si fermò pur di raggiungere i propri scopi criminali dall’abbattere le vittime innocenti che trovò sulla sua strada.

Non sappiamo se sia stata la mafia o il terrorismo o se sia stato un folle. Dalle ultime notizie sugli sviluppi delle indagini sembra essere poco probabile la matrice mafiosa.

Attendiamo fiduciosi l’esito del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, anche se alcuni interrogativi rimangono ancora aperti.

Quel che è certo è che purtroppo ha perso la vita una ragazza di sedici anni e che altri ragazzi come lei sono stati feriti gravemente. E che tutti i loro compagni di scuola sono sconvolti.

Chi ha messo quelle tre bombole davanti all’Istituto di Melissa aveva la volontà precisa di colpire. Chiunque sia stato, voleva uccidere dei ragazzi e insieme la speranza di questi studenti che frequentano la scuola intitolata a Francesca Morvillo Falcone.

E allora dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo trasformare la paura in speranza. Dobbiamo vincere il dolore e provare ad andare avanti insieme

E’ un invito e insieme un impegno il nostro che parte proprio dalla scuola.

Dalla scuola ferita dall’attentato di sabato mattina, la scuola dove i ragazzi, come quelli colpiti sabato, imparano non solo le materie del sapere ma anche l’alfabeto della cittadinanza e della corresponsabilità.

Dalla scuola, cui Antonino Caponnetto, il fondatore del pool antimafia e l’instancabile compagno di associazioni e di giovani fino all’ultimo istante della sua vita, si riferiva dicendo che alla mafia fa più paura della giustizia.

Don Luigi Ciotti nel suo intervento a Brindisi ha sottolineato quale deve essere il ruolo della scuola. “Una scuola – ha detto – dove si parla della democrazia, e la democrazia si fonda su due gambe, la giustizia e la dignità umana. Poi c’è la terza gamba, che si chiama responsabilità. Dobbiamo assumerla anche noi, di più”. “Questo fatto violento, incredibile, non può farci dimenticare la meraviglia di questi ragazzi impegnati a costruire il loro ma anche il nostro futuro”.

I coordinamenti provinciali e regionale di Libera della Lombardia si stringono attorno alla famiglia di Melissa, alle compagne ferite e alle loro famiglie, a tutte le ragazze e i ragazzi di Brindisi, e invita tutte le scuole a reagire con gli strumenti che le sono propri: del sapere, della conoscenza e della partecipazione, per trasformare la paura in speranza con l’impegno e il lavoro di noi tutti accanto ai ragazzi.

COORDINAMENTO DI BRESCIA:  Brescia, 22 maggio 2012

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Ancora una volta non siamo stati in grado di proteggere i nostri ragazzi (Celso Vassalini, BS)


Mentre ancora metabolizzavo della clamorosa sentenza sulla strage di Piazza della Loggia dove allora lo Stato non seppe proteggere i suoi figli adulti seppelliti senza verità. Nell’apprendere la notizia del tragico attentato a Brindisi pensavo ancora una volta non siamo stati in grado di proteggere i nostri ragazzi dalla volontà assassina che ha prescelto, con logica disumana, ragazzi inermi come bersaglio.

Se il nostro Paese (e intendo gli indi­vi­dui che popo­lano que­sto nostro Paese) avesse biso­gno di verità, la verità si sarebbe tro­vata, non solo nei suoi aspetti gene­ri­ca­mente poli­tici, ma anche nei suoi aspetti mate­riali (i col­pe­voli: una cate­go­ria che man­zo­nia­na­mente com­prende i pec­ca­tori e gli isti­ga­tori al pec­cato. Gli ese­cu­tori e i man­danti).

Il tempo per tro­vare la verità c’era e ci è stato con­cesso.

La mia gene­ra­zione avrebbe potuto smet­terla di vivere di rim­pianti (le marce, le assem­blee ver­bose, la rivo­lu­zione per­ma­nente, gli hasta siem­pre, i tita­nici assalti al cielo). Avrebbe potuto com­piere un passo: andare alla ricerca –per quanto è uma­na­mente pos­si­bile– della verità. In modo acca­nito, per­ma­nente, radi­cale, inin­ter­rotto. Non è stato così, se non in modo super­fi­ciale.

La nostra espe­rienza, evi­den­te­mente, non è stata per noi così impor­tante. E se una gene­ra­zione dimostra di non nutrire inte­resse per la pro­pria espe­rienza, vuol dire che non ha inte­resse per nes­suna altra espe­rienza umana. Non ha biso­gno di verità.

Piazza della Log­gia è meta­fora di una ferita che segna la mia gene­ra­zione e che è desti­nata a non rimarginarsi mai. Mi sento per­corso da emo­zioni che fatico a tenere a bada. La sen­tenza su Piazza della Log­gia è meta­fora di una realtà che ha segnato una gene­ra­zione e gli indi­vi­dui che la com­pon­gono (una gene­ra­zione è com­po­sta da indi­vi­dui, dopo­tutto, e que­sto non dob­biamo mai scor­darlo). E’ la prima volta che viene colpita una scuola”, ”un segnale che loro, i criminali, ci sono ancora”. Dal mondo dei giovani e dell’istruzione, si sottolinea infatti, ”sono nati i veri, grandi movimenti di orgoglio e di lotta contro la passività delle generazioni precedenti’. Un attentato con il quale è stato colpito il simbolo dell’innocenza”. Si è arrivati a colpire la scuola, il simbolo dell’innocenza e della voglia di progresso.

E’ una situazione che non desta solo preoccupazione, fa piombare nell’angoscia. E prevale un sentimento di rabbia per giovani vite innocenti strappate. Rispetto ad azioni di tale entità, non è accettabile che si possa morire da innocenti mentre si raggiunge la scuola, il luogo del sapere.

E’ evidente l’intenzione di ammazzare delle vittime innocenti, adesso è il momento di reagire in maniera unanime e compatta, senza retorica. Urge reagire per porre fine ad ogni azione violenta ed illegale. E’ necessario continuare nell’azione antimafia soprattutto tra le giovani generazioni. Dobbiamo risvegliare le coscienze e tenere sempre alta la guardia. La mafia teme più un maestro di scuola che cento carabinieri, diceva il giudice Caponnetto, l’attentato di oggi ne è la dimostrazione.

Nessun colpevole! Nessun colpevole! Nessun colpevole!

Il ritornello della giustizia formale si ripete nelle aule dei tribunali, dove da quasi 40 anni si cerca di scoprire i mandanti e gli esecutori delle “Stragi di Stato”, che hanno insanguinato il nostro paese, procurato morti, feriti e dolore. Che hanno impedito il regolare corso della democrazia in Italia, bloccando per oltre due decenni qualsiasi cambiamento nei vertici del potere politico e istituzionale. Nel profondo di una crisi economica, sociale, politica e culturale, quest’ennesimo schiaffo al popolo italiano suona come una beffa, un insulto alla razionalità e alla “verità popolare.

Ricordo e porto nel mio cuore la testimonianza del Beato Papa Giovanni Paolo II “Mafiosi pentitevi, verrà il giorno del Giudizio di Dio”. Alzò la sua voce possente dalla collina di Agrigento contro il maleficio storico che affligge questo Paese che lui amava, questa Paese che lo emozionava per i suoi contrasti, per la sua natura resa matrigna dalla mano dell’uomo, per quegli uomini che sapevano non arrendersi. Ed in ogni occasione seppe toccare tutti noi. Le sue visite furono vissute tra la gente e per la gente, compromesse con le tragedie ed i mali antichi e moderni di questo popolo. Seppe perdonare con dolcezza e tuonare, come Gesù nel Tempio, contro il tumore inarginabile. Abbracciò i genitori del giudice Livatino pronunciando una frase di indiscutibile laicità “Non posso non ricordare i figli d’ Italia caduti per affermare gli ideali di giustizia e di legalità”. Giustizia e legalità su questa terra, ora, in questa vita terrena e non nel regno dei cieli. Un’umana esigenza, poco trascendente, ma dalla quale deve sempre passare la strada per il Paradiso dei cristiani.

Grazie al Beato Papa Giovanni Paolo II Giustizia e legalità, ancora una volta e per sempre riaffermate come irrinunciabili valori civili. Ridiede vita al celebre discorso “Sagunto espugnata” che il cardinale Pappalardo aveva pronunciato davanti alla bara di Dalla Chiesa. In questa terra l’Italia che amava seppe essere violento con chi di violenza e sopruso campava, non negò il perdono a chi si fosse convertito nel corso della vita terrena, nulla concesse ai mafiosi che inchiodò con il perentorio “Mafiosi pentitevi, verrà il giorno del Giudizio di Dio” puntando il suo indice accusatorio. Ogni mattina ho l’onore di passare da Piazza della Loggia ricordando piazza Fontana, la stazione di Bologna, a Capaci, oggi Ancora una volta non siamo stati in grado di proteggere i nostri ragazzi arrivederci Uomini e Donne senza verità… ciao Melissa. Perdonaci se quelli della mia generazione non siamo stati capaci di tutelarti.. perdonaci.

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Bomba a Brindisi: serve un’immediata risposta responsabile, forte e unitaria (Giorgio De Martin *)

Spett.le Redazione

Il criminale attentato di Brindisi deve preoccupare tutte le forze democratiche e deve vedere un’immediata risposta responsabile, forte e unitaria.
Quanto è accaduto a Brindisi avviene dopo innumerevoli atti di violenza e di intimidazioni che si sono registrati negli ultimi mesi.
Negli anni passati il nostro Paese ha già pagato prezzi altissimi sia per mano delle mafie che dei terrorismi.
Bisogna fermare immediatamente questa nuova ondata di violenza.
L’Italia ha già avuto il grande merito di sconfiggere il terrorismo, e lo ha potuto fare proprio perchè in quegli anni terribili seppe rispondere in modo unitario e con il coinvolgimento di tutti i cittadini alla criminalità terroristica.
Per questo motivo anche oggi è necessario isolare gli assassini mobilitandoci unitariamente nei luoghi di lavoro e di studio, nelle istituzioni e con iniziative e manifestazioni pubbliche.
* segretario cittadino del Partito Democratico
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Non passeranno (Beppe Almansi * SEL/BS)

Anche la criminalità eversiva e stragista ha deciso di celebrare i propri anniversari. Le due bombe di Brindisi collocate davanti alla scuola Falcone e Morvillo, il giorno in cui dalla città sarebbe dovuta passare la carovana della legalità non può essere una ottusa somma di coincidenze. E non si può che rispondere mostrando la consapevolezza e la ferma responsabilità di tutte le istituzioni democratiche. Non conta solo la matrice, mafiosa o meno, ma la scelta di attaccare l’intera comunità nazionale assumendo come bersaglio una scuola. Un atto di sciacallaggio e di barbarie che si pone fuori da ogni definizione e da ogni umana comprensione. Resta da dire, con definitiva semplicità:

NON PASSERANNO !

Il Comune di Brescia e il suo Sindaco si attivino da subito per onorare le vittime di Brindisi esponendo fuori dal Palazzo Comunale la bandiera a lutto.

* coordinamento provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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“E io pago” (Gisella Bottoli, Brescia)

Ieri 14 maggio, davanti all’Università in via san Faustino a Brescia, c’erano tre auto dei carabinieri e altrettanti equipaggi, non so se tra i presenti in borghese anche altri agenti. Il tutto perchè nell’aula magna della Facoltà di Economia Giulio Tremonti  presentava il suo ultimo libro “Uscita di sicurezza”.
Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere: farsi spiegare, da chi in questi anni ha governato ed è corresponsabile dell’attuale crisi finanziaria che ci attanaglia, come uscirne.
Ma soprattutto c’è da piangere all’idea di dover pagare delle forze dell’ordine per accompagnare e tutelare uno della Casta.
Giustamente una signora con passeggino, saputo chi era l’ospite, ha commentato “E io pago”.
E’ una vergogna, e poi non ci si lamenti della marea di rifiuto e di rabbia di molti cittadini.

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Le politiche dello scherzo. (Aureliano Antonini *)

Egregio Direttore ,

le scrivo in merito all’aumento dei prezzi dei parcheggi sul territorio bresciano.

Pochi mesi fa, a seguito di un aumento del prezzo del parcheggio, si pensò bene di inventarsi la tessera sconto per i residenti che riduceva l’esborso del 50%; ora ci troviamo un aumento del 25%, ovviamente giustificato dal fatto che il bilancio comunale richiede ulteriori introiti.

La domanda è questa: sarà costato qualcosa produrre migliaia di tessere park city ?

Non si poteva prevedere prima che a fronte di tale sconto le coperture economiche non ci sarebbero state ?

Da queste scelte , come da altre operate da questa giunta , emerge una politica effimera e di caccia al voto.

In un momento di grave crisi economica e di pesanti difficoltà delle famiglie bresciane , l’ amministrazione ha il dovere di programmare spese e prevedere introiti di bilancio con attenzione e oculatezza.

E’ tempo di buona politica . E’ tempo di ricostruire un rapporto di fiducia tra chi amministra e la cittadinanza tutta

* Coordinatore cittadino

Partito Socialista Italiano

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Buon 1° maggio mia grande e piccola Città Europea. (Celso Vassalini – BS)

Egregio Direttore

quale migliore occasione, nel giorno del 1° maggio, di ricordare uomini e donne che da sempre e dignitosamente hanno contribuito a formare la mia persona con comportamenti, insegnamenti di vita, altruismo ed affetto senza peraltro chiedere nulla in cambio. Persone che porto nel mio cuore e ricordo giornalmente che mi hanno insegnato il mio lavoro quotidiano, che da 30 anni realizzo in una grande Università statale. Oggi, bacino scientifico-professionale per i nostri giovani che saranno i nuovi responsabili del domani. Il mio lavoro di dirigente sindacale mi è stato insegnato dall’ On. Gianni Savoldi, già Segretario della Camera del Lavoro di Brescia, che con affetto paterno mi coinvolgeva e mi rendeva partecipe nel Suo operato lavorativo Politico e Sociale che a Sua volta, unitamente all’Avv. Luigi Savoldi, figura di notevole rilievo nella realtà nazionale, con pazienza certosina, mi coinvolgeva con passione nel percorso giuslavoristico; ciò che mi colpiva di più era la profonda conoscenza ma soprattutto la Sua profonda umanità nei confronti delle persone bisognose. Per non parlare poi del Prof. Enrico Savoldi, Medico Odontoiatria, che ha contribuito insieme al Prof. Sapelli e ai collaboratori, alla nascita di un nuovo percorso professionale, la Clinica Odontoiatrica, oggi gioiello invidiato Ovunque. L’impegno lavorativo era di dare l’opportunità ai nostri giovani di un lavoro professionale di alta specializzazione ed oggi, grati al lavoro intenso di tutto lo staff della Clinica, abbiamo bravi professionisti. Tutto ciò è stato realizzato grazie alla Sua grande figura. E’ proprio vero il detto che “dietro ad un grande uomo c’è una grande donna”, infatti come non posso parlare anche del lavoro di moglie e madre della Sig.ra Bruna Cavagnola in Savoldi, figura esemplare e retta che con il proprio lavoro quotidiano insegnava a sua volta l’onestà, la correttezza e la solidarietà economica, morale ed affettiva nei confronti di tutti coloro che, pur non essendo familiari rientravano quotidianamente nei Suoi gesti infiniti di generosità. Il nostro Paese è grande grazie alle nostre Donne, Madri, Compagne e Amiche. Infine è doveroso ricordare anche il lavoro svolto quotidianamente da molti Parroci e Suore, che con amorevole costante presenza assolvono e sopperiscono a carenze, che lo Stato a tutt’oggi non riesce a colmare. Come non ricordare il messaggio di sostegno del Papa Benedetto XVI di domenica u.s. per quanti si adoperano per risolvere le problematiche lavorative e della loro sicurezza. E più attenzione al problema del lavoro dei giovani. E ricordo ancora il messaggio del Papa nella sua omelia durante la messa della giornata conclusiva del Congresso Eucaristico ad Ancona. Una messa celebrata nell’area dei cantieri navali, davanti a tanti operai di aziende in crisi e alle loro famiglie. La «forza del potere e dell’economia» non sono sufficienti da sole a organizzare le società: «l’uomo cade spesso nell’illusione di poter trasformare le pietre in pane», ma non si possono mettere da parte Dio, i valori, l’etica, confinandoli al privato, e «certe ideologie» che hanno tentato di farlo, cercando solo di assicurare «a tutti sviluppo» e «benessere materiale», hanno fallito, dando agli «uomini pietre al posto di pane». «Dopo aver messo da parte Dio, o averlo tollerato come una scelta privata che non deve interferire con la vita pubblica – sono state le parole del Papa – certe ideologie hanno puntato a organizzare la società con la forza del potere e dell’economia. La storia ci dimostra, drammaticamente, come l’obiettivo di assicurare a tutti sviluppo, benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione si sia risolto in un dare agli uomini pietre al posto del pane». «Il pane, cari fratelli e sorelle – ha sottolineato Benedetto XVI – è ‘frutto del lavoro dell’uomò, e in questa verità è racchiusa tutta la responsabilità affidata alle nostre mani e alla nostra ingegnosità; ma il pane è anche, e prima ancora, ‘frutto della terrà, che riceve dall’alto sole e pioggia: è dono da chiedere, che ci toglie ogni superbia e ci fa invocare con la fiducia degli umili: Padre dacci oggi il nostro pane quotidiano». Fra gli impegni imprescindibili dei cristiani c’è quello di restituire dignità al lavoro superando disoccupazione e precariato, allo stesso tempo i credenti devono impegnarsi nella vita sociale per costruire una società fraterna. Si è espresso in questi termini il Papa allora ad Ancona, con una messa celebrata nell’area dei cantieri navali, il congresso eucaristico nazionale. «Una spiritualità eucaristica -ha affermato Benedetto XVI- è via per restituire dignità ai giorni dell’uomo e quindi al suo lavoro, nella ricerca della sua conciliazione con i tempi della festa e della famiglia e nell’impegno a superare l’incertezza del precariato e il problema della disoccupazione». «Una spiritualità eucaristica – ha aggiunto il Pontefice – ci aiuterà anche ad accostare le diverse forme di fragilità umana consapevoli che esse non offuscano il valore della persona, ma richiedono prossimità, accoglienza e aiuto». «Dal Pane della vita – ha detto ancora Ratzinger- trarrà vigore una rinnovata capacità educativa, attenta a testimoniare i valori fondamentali dell’esistenza, del sapere, del patrimonio spirituale e culturale; la sua vitalità ci farà abitare la città degli uomini con la disponibilità a spenderci nell’orizzonte del bene comune per la costruzione di una società più equa e fraterna». Buon 1° maggio mia grande e piccola Città Europea. Grazie cari concittadini che ogni mattina dignitosamente contribuite al bene della nostra Città.

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LE OLIMPIADI A BRESCIA SENZA TANGENTI MA TANTA ADRENALINA E SUDORE (Roberto Pasini).

Fra campi e numeri, fra acqua e cielo.

Con i muscoli dell’arcobaleno.

Nell’aria della competitività.

 

Tra vie e vicoli, parrocchie e scuole

E associazioni,  34 quartieri e una città.

E festa nei parchi per premiare lo sport.

 

Quando ero “gnaro”

Vi erano bande fra le vie di Lamarmora,

giochi non codificati dai grandi.

 

Come si era in strada,

già si avvertiva l’avversario,

fra lanci di sassi e fusi e una partita a pallone e cazzotti.

 

Erano le nostre Olimpiadi,

e a sera con le ammaccature e croste perenni alle ginocchia

vi era il premio dell’adrenalina.

 

Tutti avevamo vinto.

Minestra o finestra si andava a letto contenti.

Senza tv..

 

Difficile ora,

ma la sfida è riposta ai grandi

a coloro che si sbucciavano le ginocchia, allora.

 

Rivivere le vecchie olimpiadi con i propri figli.

Ciancol o baseball,

partite di palla fra le case  o calcetto a 6.

 

Credo che scuola, parrocchia, genitori e istituzioni

possano ripensare le gare fra le vie nei quartieri,

nei parchi e in piscina.

 

Un mese di gare,

come premio l’adrenalina e l’ambiente

e tutti sporchi di sudore e polvere.

 

Senza tangenti,

felici di arrivare al Rigamonti, a Campo Marte, a p.zza Paolo VI,

e che i grandi della scuola e delle Istituzioni diventino piccoli.

 

E che si sporchino solo di fango e aria aperta

E gareggino con i protagonisti

In un mese di sport .

 

e…. mi raccomando, senza troppe raccomandazioni,

furbizie e regole paterne e/o istituzionali.

Come il Consiglio Comunale dei ragazzi vi ha chiesto.

Papio

 

P.S.

Dal libro “ 2 cuori” una D.ssa americana fece un viaggio di 7 gg con gli aborigeni dell’Australia.

Appena arrivata fu svestita da gingilli e vestiti occidentali per avere “ coscienza” primitiva.

Lungo il viaggio alla sera si riunivano e si confrontarono:

ma voi che giochi avete, in America?

Le olimpiadi ….rispose le D.ssa.

Ma che gioco è? 200 corrono e solo uno vince?

A Brescia vorrei l’Olimpiade ove tutti vincano, fra gioia, sudore, rispetto  e ambiente.

 

Inviata anche:

AL VESCOVO DI BRESCIA MONS. MONARI

Con richiesta di trasmetterla al Signor MORI

AL PRESIDENTE DEL C.C.  SIGNORA BORDONALI

ALL’ASSESSORE SIGNOR AMBROSI

                               Per e-mail presso la casa delle associazioni

ALL’ASSESSORE SIGNOR BIANCHINI

ALL’ASSESSORE SIGNOR ARCAI

AL SIGNOR GARBARINO per LEGAMBIENTE

E VARIE ASSOCIAZIONI SPORTIVE E CULTURALI

 

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