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“E io pago” (Gisella Bottoli, Brescia)

Ieri 14 maggio, davanti all’Università in via san Faustino a Brescia, c’erano tre auto dei carabinieri e altrettanti equipaggi, non so se tra i presenti in borghese anche altri agenti. Il tutto perchè nell’aula magna della Facoltà di Economia Giulio Tremonti  presentava il suo ultimo libro “Uscita di sicurezza”.
Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere: farsi spiegare, da chi in questi anni ha governato ed è corresponsabile dell’attuale crisi finanziaria che ci attanaglia, come uscirne.
Ma soprattutto c’è da piangere all’idea di dover pagare delle forze dell’ordine per accompagnare e tutelare uno della Casta.
Giustamente una signora con passeggino, saputo chi era l’ospite, ha commentato “E io pago”.
E’ una vergogna, e poi non ci si lamenti della marea di rifiuto e di rabbia di molti cittadini.

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LE MINE DEL MELLA (Roberto Pasini)

Brescia con la cura ''Paroli, Rolfi, Labolani & C'

Vi era un grande campo verde lungo il Mella,

pieno di buche con rovi ai bordi e in fondo delle costruzioni abbandonate,

e per noi ragazzi della compagnia del “fil de fer” era piacevole giocare a pallone nelle lunghe sere d’estate. Sembrava di capovolgere  ogni norma, era bello, tutto in libertà. Già, poi ci dissero che il terreno era del demanio militare ed era minato. Ancora più bello.

…Ricordo che per le precedenti elezioni amministrative il Signor Rolfi, in una domenica mattina portò il romano, signor Paroli a visitare quei luoghi come emblema di degrado di Brescia.

Foto dai quotidiani lo riportarono pieno di rifiuti di tossici, extracomunitari, cartacce e rifiuti vari.

Da quella visita il Signor Rolfi impressionò il futuro Sindaco e credo che gli promise una  futura “ramazzata”, Brescia deve essere bella come fu il loro slogan in campagna elettorale.

Più a sud ci fu la ramazzata e le cariche istituzionali del Comune brindarono sullo sfascio di abitazioni di famiglie e bambini. Peggio delle mine.

Ora, lungo il fiume Mella che bagna il territorio di Brescia vi è stata una fortissima moria di pesci, e non ho visto il Signor Rolfi portare a mano il Signor Paroli a vedere questo scempio.

Quel ragazzo che giocava in libertà è diventato cittadino e si accorge che ci sono altre mine lungo il Mella e nell’ipocrisia politica.

Perché allora non vi era un cartello che segnalava “campo minato” e perché ora il Signor Rolfi non prende per mano il Sindaco Paroli per segnalargli che  il fiume Mella è  moribondo per mano di criminali  e che spetterebbe a Lui, il Sindaco, provvedere ed attivare tutto ciò che è nella sua funzione anche di rappresentante del Governo per la salute dei cittadini….i pesci possono essere pescati.

Sempre e solo colpa dei rom.

E perché non si segnala lungo tutto il Mella che è vietato pescare.

Perché il nostro Sindaco non si dichiara parte lesa nel danno ambientale?

Signor Rolfi, come cittadino, Le chiedo di prendere per mano il Sindaco Paroli per costituirsi parte lesa e oltre ai Rom si attivi nelle istituzioni “bresciane” per salvaguardare il Mella.

Sono 15-20 km e non è difficile scovare i scarichi, soprattutto in val Gobbia e monitorarli.

Sempre e solo colpe dei Rom? O ci sono le mine della propaganda politica?

Brescia esige altro, e altre Istituzioni democratiche per il benessere di tutti, pesci compresi.

Una volta giocavo spensierato ed oggi ho paura dei miei rappresentanti politici e Istituzionali.

Pasini roberto

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Ambrosoli “sgradito” al ricordo del padre (MICHELE BRAMBILLA)

L'avvocato Giorgio Ambrosoli

Al bon ton della politica mancava questo: invitare il figlio di una vittima della mafia a non partecipare alla commemorazione del padre. Lacuna colmata ieri mattina dalla Regione Lombardia, che ha rivolto un gentile «lei è meglio che non si faccia vedere» a Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana ucciso l’11 luglio 1979 su ordine di Michele Sindona.

Chi ha avuto lo stomaco di arrivare a tanto? Ai vertici della Regione Lombardia tutti tacciono, almeno formalmente: informalmente, è partito un rimpallarsi di responsabilità fra presidenza del consiglio (il leghista Boni) e presidenza della giunta (Formigoni). Ma stiamo ai fatti.

Ieri era la prima «Giornata regionale dell’impegno contro le mafie in ricordo delle vittime». Programma: proiezione al Pirellone, a trecento ragazzi delle scuole lombarde, del film «Un eroe borghese», dedicato appunto a Giorgio Ambrosoli. C’era l’ex giudice Giuliano Turone, c’era l’assessore regionale Giulio Boscagli che ha portato il saluto di Formigoni, c’era Francesca Ambrosoli figlia di Giorgio. Ma non c’era Umberto, il figlio. Come mai?

L'avvocato Umberto Ambrosoli

Secondo l’associazione Saveria Antiochia Omicron, che collabora con la Regione per questa giornata contro la mafia, Umberto Ambrosoli è vittima di una ritorsione. Il sito dell’associazione, http://www.centrostudisao.org/, esprime «indignazione perché l’ufficio di presidenza della Regione ha rifiutato la partecipazione di Umberto Ambrosoli, a causa delle sue dichiarazioni a Repubblica sulla necessità di azzerare la giunta». Qualche giorno fa infatti Umberto Ambrosoli aveva rilasciato un’intervista sulla raffica di scandali e di inchieste giudiziarie che ha investito il Pirellone, sostenendo fra l’altro che Formigoni farebbe meglio ad «azzerare la giunta».

Sta di fatto che ieri Umberto Ambrosoli avrebbe dovuto parlare ai ragazzi e invece non c’era. Jole Garruti, direttrice di Saveria Aniochia Omicron, la racconta così: «Lunedì mattina Carlo Borghetti, consigliere regionale del Pd, mi ha detto che l’ufficio di presidenza del consiglio non gradiva la presenza del figlio. Ho chiamato allora un altro consigliere regionale, il leghista Massimiliano Romeo, e ho avuto conferma del “non gradimento”. Gli ho risposto che mi sembrava assurdo, e lui mi ha assicurato che avrebbe fatto presente il problema all’ufficio di presidenza. Morale: nel pomeriggio mi arriva il programma definitivo e il nome di Umberto Ambrosoli non c’è». Una censura, sostiene la direttrice, provocata proprio dall’intervista a Repubblica.

È così? Massimiliano Romeo dà una versione un po’ diversa: «È vero che, parlando con Jole Garruti, ho detto che l’intervista di Umberto Ambrosoli era stata sgradevole, e che certe cose se le poteva risparmiare. Ho detto che eravamo un po’ contrariati. Ma non mi sono mai sognato di dire che c’era un veto dell’ufficio di presidenza. Ieri è venuta la sorella, Francesca, ed è stata accolta benissimo». Sorella che però non aveva rilasciato interviste sul Pirellone. «Sarebbe stato accolto allo stesso modo anche il fratello», assicura Romeo, che parla di «polemica politica pretestuosa». Jole Garruti in serata ha commentato lo scaricabarile parlando sul suo sito di «mistero su chi non ha voluto che ci fosse Umberto Ambrosoli, visto che l’ufficio di presidenza nega tale responsabilità».

E lui, Umberto Ambrosoli? Non getta benzina sul fuoco: «È un episodio spiacevole, sul quale bisogna però evitare le polemiche. Prevale il fatto che tanti ragazzi hanno avuto modo di vedere il film». L’unica lezione di bon ton viene da lui, «lo sgradito».  (lastampa)

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BRESCIA – Piazza Mercato: ottimo intervento – video – (Nicola Donda*)


Decido che pensare se sia “conveniente o sconveniente, vantaggioso o controproducente, opportuno o meno” è tutto tempo perso: io penso questa cosa e la dico; si perché a volte nel tran-tran delle fazioni, per la logica dei campanili ci si preoccupa troppo delle eventuali reazioni e non si agisce. Voglio dire Bravi; e lo voglio dire a questa Amministrazione, che io non ho votato, che non mi fa impazzire e che ha preso a mio avviso nel suo mandato delle strade discutibili; ma voglio dire bravi ad una loro iniziativa, quella che riguarda Piazza Mercato; in fondo l’ambiente civico a cui appartengo mi spinge a dire quello che penso, mica sempre devo pensare male di qualcosa….
Ho imparato che a Brescia si vive meglio andando a piedi, dalla mia “Mamelistrasse” vado verso la Stazione e ho anche la fortuna di poter cambiar percorso mentre vado; ecco, era un po’ che non passavo per Piazza Mercato, se anche per voi è così, andate, è diventata bellissima; il progetto di arredo , che non voglio in questa sede toccare dal punto di vista “polemico” (costi, tempi benefici) per me rappresenta un lavoro ben fatto; il progetto delle bancarelle intelligenti è elegante e curato nei dettagli, un plauso va di certo ai due progettisti (l’arch. Valente e l’ing. Flamini) e a chi lo ha costruite; il prospetto già ricco di Palazzo Martinengo Palatino, (il nostro piccolo Campidoglio), si fa forte dei nuovi banchi, che silenziosi aspettano le prime luci dell’alba, per schiudersi come fiori; davvero bello….brava Amministrazione, questo te lo meriti. Anche la storia del progetto racchiude fasi davvero curiose, i progettisti che gentilmente mi ricevono, sono pieni di energia nel raccontare come dall’alba dei mercati già di fine ’500 la piazza abbia avuto, voluto e perseguito la propria vocazione commerciale e come in quei mercati si debbano cercare le radici della storia di questo progetto; non semplice , migliorabile, di certo avveniristico e potenzialmente ripetibile. Per i dettagli e la preziosa presentazione curata dall’ amico Giovanni vedere il video tratto dalla sezione video del Comune di Brescia:


Ora però devo fare una preghiera e in questo chiamo a raccolta un pò tutti, che il messaggio si faccia chiaro; GUAI a chi dovesse intaccare anche una sola di quelle bancarelle, GUAI a quegli artisti di strada che non sappiano riconoscere il valore di certe cose , GUAI a chi dovesse imbrattare con pennarello , spray o altro niente del nuovo gioiello…

Badate bene, ho il massimo rispetto dei writers, ammiro certi loro lavori e sono sicuro che contribuiscono a dare colore e vita a certe zone di periferia, ma GUAI a non capire il limite…l’ architettura merita lo stesso rispetto della tua disciplina amico writer, forse di più; ci sono tanti muri che hanno bisogno dei tuoi colori, ma in questa piazza proprio no, questa piazza è bella così….

* coordinatore di Civica Brescia

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Regione Lombardia: problemi di un regime troppo lungo e inamovibile.

Lombardia


FEDERAZIONE DI BRESCIA

Un altro problema per Formigoni, il Celeste e inamovibile governatore della Lombardia. Il suo consolidato sistema di potere mostra continuamente delle gravi crepe. Ultima in ordine di tempo la vicenda di Massimo Ponzoni, segretario dell’ufficio di presidenza, già assessore all’Ambiente, accusato di corruzione, con l’ombra di altri più gravi reati . Non si possono dimenticare gli analoghi casi di Franco Nicoli Cristiani, capo storico del Pdl bresciano, della leghista Monica Rizzi, anch’essa di Brescia, di Nicole Minetti.

Possiamo dire che l’eccessiva permanenza di un gruppo sociale in posizioni di potere crea uno stato d’ animo nel quale ci si sente intoccabili. Certamente il governatore lombardo sbaglia nel non vigilare sugli esponenti della sua maggioranza , ma forse deve chiudere gli occhi perché non venga contestato lo strapotere che la Compagnia delle Opere esercita nell’ambito della ricchissima sanità lombarda.

Sarebbe interessante confrontare le dichiarazioni dei redditi e le attestazioni finanziarie di tanti membri del Consiglio regionale lombardo con le campagne elettorali vistose, costose e ridondanti.

Non si tratta dunque di problemi personali, ma di un sistema di potere malato e corrotto, al quale non è sfuggito l’alto dirigente del Pd Filippo Penati; sistema di fronte al quale impallidiscono i fatti del ’92, ’93 che portarono alla fine di un sistema politico , in maniera scarsamente democratica.  

È forse venuto il tempo di cambiare e forse sarebbe meglio che non si attendesse la scadenza naturale della legislatura per convocare nuovamente i comizi elettorali, sperando che la sinistra superi il suo senso di impotenza e la considerazione della fatalità della sconfitta.

Tanti fatti del 2011 hanno dimostrato che vincere si può.

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Non chiamateci puttane (Nadia Busato)

So che ormai è un’abitudine. So che è un’abitudine superficiale e cafona. Mi rendo conto che, anche, spesso la forma non implica direttamente la sostanza. Ma il fatto è che, nonostante queste attenuanti, per principio io non dò mai della puttana a una donna.Quando sono venuta ad abitare in Carmine, sono state le mie prime amiche. Loro e i kebabbari aperti 24/7 che con il loro “Ciao Nadia!” si passavano da bottega a bottega il segnale che stavo tornando a casa sana e salva per un’altra sera.
Mio padre non lo sapeva mica, ma mi ha dato un nome che è anche arabo.
E mi ha protetto così tante volte che nemmeno lui può saperlo.
Il fatto è che i nomi sono importanti. Soprattutto se usati come insulti.
Puttana deriva dal latino putta, fanciulla. Quindi, in effetti, dare della puttana a una donna non è nulla di diverso che chiamarla signorina.
Ma  c’è che quando diamo della puttana a una donna vogliamo farle del male.
Per fortuna, solo verbalmente.

Le puttane, per come le conosco io, sono donne che in quella situazione ci si sono per lo più trovate. E per come le conoscono al pronto soccorso, in situazioni così nessuno di noi vorrebbe mai  trovarcisi.
Le puttane che mi sono state vicine di casa, in Carmine, mi sono state vicine in molte altre situazioni.
Ricordo M., che mi teneva sempre il posto per l’automobile quando la sera tornavo.
«Così non sei lontana dal portone», mi diceva. «Prepara le chiavi prima e vai a passo svelto, mi raccomando».
Poi c’era L., che un giorno che mi ha visto tornare a casa con la febbre si è offerta di arrivare in farmacia a comprarmi le medicine, se non riuscivo da sola.
L. era specializzata: comprava le medicine a tutti i vecchietti della via.
Chissà, mi sono chiesta, forse aveva qualche malato in famiglia di cui si prendeva già cura.
Con C. ho scambiato confidenze sui fidanzati, sempre sbagliati, uno peggio dell’altro.
Lei li capiva alla prima occhiata, gli uomini. Mai fidarsi, era il suo motto.
Magari per quello si faceva pagare.
D’inverno, in giornate come questa, mi affacciavo: nella via ci stavano il pomeriggio, nella pelliccia.
Sapevamo tutti dove abitavano, sapevamo benissimo cosa facevano.
L’unica cosa che non sapevo era se M. la trans fosse o meno operata; ma mi ha tolto un giorno ogni dubbio indossando una tutina in spandex così attillata che, se quel pomeriggio fosse passato di lì un dottore, avrebbe potuto visitarla solo con gli occhi.
Non capisco mai le polemiche sulle puttane. O meglio: le capisco nell’ordine in cui sono persone con cui la maggior parte della gente non ha alcun rapporto. Se ce l’ha, prevede uno scambio di denaro. Come se fossero cose. A una puttana che intervistai per un’inchiesta, chiesi se era felice del suo lavoro. Lei mi disse di sì.
«Tu vendi la tua intelligenza ogni giorno. Io qualcosa di molto meno prezioso. E per molti più soldi.»
Se è il mestiere più vecchio del mondo, ci sarà un motivo: l’ho capito quel giorno.
A me le puttane piacciono. Se gli è stata data una scelta, allora sono spesso donne con una conoscenza della vita e dell’essere umano che in pochi possiedono.
Sono concrete, oneste, sveglie, intelligenti, discrete.
Ma la verità è che le puttane appartengono a quello strato della società che non esiste, che non si considera. Si usa il plurale, come ho fatto io, le si chiama “le puttane” e si fanno grandi discorsi sulla loro pelle. Ci si mettono dentro tutte: quelle giovani e quelle vecchissime, quelle che ci si sono trovate per disperazione e quelle che l’hanno scelto perché già che gli piaceva tanto valeva farne un mestiere, quelle che ci finiscono a furia di botte e quelle che non c’è bisogno di picchiarle perché il male fisico non riuscirebbe mai a cancellare l’annientamento psicologico di una donna che si è sempre sentita usata senza dignità.
Noi e le puttane abitiamo lo stesso pianeta. E abbiamo le stesse complicate differenze. Ma quando si parla di puttane, il qualunquismo e la generalizzazione sembrano avere il sopravvento.
È come se si volesse semplicemente cancellarle senza nemmeno prendersi prima la briga di conoscerle.
E si dimentica qual è l’unica vera condanna di chi fa questa vita: non poterne mai uscire.

Ricordo quello che è successo a C..
E la ricordo perché C. aveva la stessa età di mia cugina Monica, 43 anni.
E il giorno in cui C. mi disse che mollava tutto e che finalmente cambiava vita, mia cugina veniva ricoverata per problemi allo stomaco.
In realtà si è scoperto che lo stomaco non c’era più, che lei era tutta una metastasi e che l’unica cosa da fare era non avere rimpianti. Mia cugina non è più uscita. E otto mesi dopo, un giorno qualunque dopo il suo funerale, anche C. è tornata al suo posto.
Non ho avuto il coraggio di chiederle nulla, per settimane. Poi, un pomeriggio, me l’ha detto lei: aveva aperto un bar, molto lontano dalla città, dove era sicura che nessuno la conoscesse. E invece, qualcuno l’ha riconosciuta. Il bar è diventato il bar della puttana e chiunque ci faceva quello che voleva. Ha dovuto smettere per non avere troppi debiti da pagare. Ha avuto paura, più paura che in strada.
«Se sei una puttana, la gente non ti rispetta.»
«E se sei una persona?» ho chiesto io.
Se sei una persona il rispetto puoi pretenderlo. Forse che qualcuno dubita del fatto che le puttane siano persone?

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Ambiente: stragi previste … e inpunite (Celso Vassalini – BS)

  Continua la strage di Stato nell’indifferenza della politica, politica rispetto alla quale le persone che muoiono sotto il fango non valgono l’allarme provocato dalla parola ‘spread’. E’ drammatico constatare che in pochi giorni hanno perso la vita sotto il fango oltre 30 persone senza che non una iniziativa concreta sia stata presa. Quello che sta accadendo è il risultato di anni di aggressione al territorio perpetrata nell’indifferenza della politica che ormai parla del dissesto solo in presenza dei morti per poi tornare, dopo ventiquattrore, a dare il via libera ad abusi edilizi e urbanistici come se niente fosse. Di fronte alle vite spezzate sotto il fango continuare a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina sia una vera e propria bestemmia: quelle risorse (8,5 miliardi di euro secondo la Corte dei Conti) devono essere subito liberate per cantierare migliaia di opere per la difesa del suolo; bisogna annullare subito tutte le deroghe ai vincoli paesaggistici che hanno consentito di edificare lungo i fiumi, i corsi d’acqua e le coste; chiediamo al governo un Piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio: in Italia 7 comuni su 10 sono a rischio idrogeologico; il parlamento deve varare immediatamente una legge che metta uno Stop al consumo del suolo. Quello delle ultime settimane è un vero e proprio bollettino di guerra non degno di un Paese europeo. Cosa deve ancora accadere prima che si comprenda che il dissesto idrogeologico è una drammatica emergenza dell’Italia? E’ il bollettino della quasi quotidiana guerra tra l’uomo e l’ambiente, vittima quest’ultimo e non carnefice del primo. Si chiama dissesto idrogeologico e ormai tutti sanno cos’è. E’ un territorio fragile sul quale l’uomo dovrebbe poggiarsi come camminasse sulle uova e invece lo attraversa con i bulldozer. Situazione ulteriormente aggravata certamente da un clima cambiato e da conseguenti precipitazioni atmosferiche diverse da quelle a cui eravamo abituati solo 50anni fa. «È assolutamente urgente che l’Italia prenda atto che ci troviamo in una situazione climatica nuova rispetto a quella degli ultimi altrimenti rincorreremo emergenze su emergenze. Il nostro territorio è stato gestito molto male, comunque la situazione climatica più o meno consentiva di reggere eventi climatici rari». Ma la pioggia ha ora una «frequenza molto più alta e una intensità molto più forte». «Ora c’è una situazione di emergenza, lo abbiamo visto a Messina, in Liguria e Toscana. Ci sono aree che per circostanze climatiche che si creano, sono più esposte. Abbiamo la possibilità di capire che c’è una situazione di vulnerabilità e questa va affrontata subito». Poi che ci sono zone a rischio dove sono state insediate attività produttive. «Paghiamo un prezzo per una visione molto corta. Sono state utilizzate zone che già venti o trenta anni fa, il buon senso avrebbe consigliato di non utilizzare». E’ il momento di «cominciare» ad agire sui territori – lì dove non si sarebbe dovuto mai costruire. Certo, si potrebbe far notare che il neoministro è stato decenni burocrate del ministero dell’Ambiente stesso e quindi – al di là dei buoni propositi emersi anche con l’ex titolare Prestigiacomo che però non riuscì a ottenere i finanziamenti richiesti – chieder conto di quanto lui stesso ha fatto in questo lungo periodo, ma tanto in Italia si sa che nessuno comunque pagherebbe il conto. Tranne l’ambiente e tranne le persone che ogni anno al nord, come al centro, come al sud muoiono troppo spesso per colpa di pianificazioni urbanistiche folli. Basti pensare che in quella stessa Messina, che solo due anni fa è stata colpita dallo stesso fenomeno, si trovano o si dice di aver trovato i soldi per costruire il Ponte e non si è mai fatto nulla invece per il dissesto idrogeologico. Se c’è una cosa che unisce l’Italia, è proprio la fragilità e la bellezza del suo territorio, ma al nord come al sud non si è imparata una che sia una lezione dal passato. Dal neogoverno Monti, come da quello che lo succederà dobbiamo come cittadini anche non ambientalisti imporre  che almeno questo capitolo di spesa sia nell’agenda nazionale, anche perché se non ci sarà come prevenzione ci sarà comunque (e ben più salata) come ricostruzione. Vedo solo L’unità d’Italia dei morti da cemento e da dissesto idrogeologico. E mia nipote mi chiede e vi chiede: “Zio a cosa serve quel boschetto di piante in piazza della Loggia?” “E’ il boschetto dove si riuniscono le liste civiche”. “Zio ma la nonna ci porta Rin Tin Tin)!” “Be, tutto fa consenso elettorale”. “Zio ma il boschetto è forse l’idea o proposta degli Assessori Vilardi e Labolani perché il monte Maddalena diventi zona protetta e di studio faunistico?” “Sarebbe auspicabile perché il nostro monte polmone paziente, sarebbe da accudire e una costante manutenzione al sottobosco, per evitare inondazioni anche da noi. Come faceva il Gruppo Val Carobbio, che dopo l’alluvione di S.Eufemia tengono pulito il sottobosco della valle e liberi i canali naturali di scolo. E da allora il quartiere è più tranquillo. “Zio per sollecitare gli Assessori, devo mandare un mio pensierino per queste cose a S. Lucia, a Babbo Natale o alla Befana?” “Cara nipote lasa perder ghè za to sio che scif trop”.

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Risposta al Dott. Pandini: olmi e licheni (Pasini Roberto – BS)

 L’agronomo Dott. Fiorenzo Pandini che in merito alla vicenda degli olmi in via Longhi richiama “ognuno il proprio lavoro”, dalla lettera pubblicata il 24 c.m. da questo quotidiano,  bene, bravo e potrei aggiungere “ le tò, le mia, le morta all’ombria”  che è lo stess zocher sole maole.

Signor Pandini, se gli olmi hanno più di mezzo secolo di vita e se non sono stati curati e potati a dovere di chi è la colpa?

Se si sono eseguite opere di scasso stradale frettolose e incuranti, di chi è la colpa?

Ben vengano gli ambientalisti della domenica che preferirebbero pure andare a piedi o in bici;

ben vengano i cittadini pronti ad incatenarsi ad un  albero pur di salvarlo e sicuramente mai ad un palo.

Mi auguro che il Comune, e pure Lei, ne teniate conto perché sono interessati all’ambiente e vogliono conoscere e partecipare.

Questi suddetti “cittadini” aspirano soltanto che la scienza agronoma e forestale collabori con l’amministrazione comunale per il bene verde e pubblico.

Niente di più, vorrebbero una cultura del verde e ambientalista, strano ma vero.

Per Via Longhi ovvio che le mancanze non ricadono sull’attuale assessore ma in 50 anni di vita degli alberi.

Come mai gli olmi di via Ziliani sono stati potati in modo differente da quelli di via Longhi?

Un grazie a chi mi rispondesse.

Tuttavia, come mai l’assessore Labolani pubblicamente ha detto che intendeva fare un “ bosco di città” proprio nel piccolo parcheggio prima di Sant’Eufemia a pochi metri dalla Maddalena e come mai proprio in Maddalena si è voluto tenere una corsa internazionale simile alla mountain bike gettando a tratti cemento ed eliminando alberi , poi ammalatisi….appunto come mai gli agronomi della città e provincia non hanno detto pio, a quanto pare.

Appunto “ad ognuno il proprio lavoro” non subordinato ai capricci dei politici ma per il bene comune a cui gli ambientalisti della domenica ci tengono e per gli altri giorni, per fortuna, devono fare  il loro lavoro.

Signor Dott. Agronomo  Pandini, lei dovrebbe ringraziare chi si incatena ad un albero di domenica, altrimenti con le colate di cemento possibili, Lei , come gli altri agronomi, curerebbe solo licheni….e ancora  come premomoria: ognuno il suo lavoro e le sue responsabilità.


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L’auto blu con autista? Lega e PDL non vogliono rinunciarci: o 4 ruote e 2 gambe, o check!

 Caro direttore,

lo scorso 15 novembre è stata presentata in Consiglio regionale lombardo una mozione in cui si propone che “il presidente della Giunta regionale, i componenti della giunta e i sottosegretari” non beneficino del rimborso percepito per aver rinunciato all’auto blu e relativo autista e aver invece utilizzato un proprio mezzo di trasporto nello svolgimento di impegni istituzionali.

La mozione è stata respinta da Lega e PDL, l’UDC si è astenuto, PD, SEL e IDV hanno votato a favore.

Ciò che colpisce è il voto leghista: sì proprio loro, illustri rappresentanti di quel partito che tuona contro la casta e contro Roma ladrona.

Eppure in Regione Lombardia non si sta tanto male da non poter rinunciare al rimborso: sommando le varie indennità si va dai 9500 euro netti di un semplice consigliere agli oltre 11mila netti del Presidente della Giunta.

D’altra parte poveretti, cosa devono fare: la crisi attanaglia tutti. E’ per questo che, mentre nel 2006 i “compensi per consiglieri, ex consiglieri, gruppi consiliari, organismi vari previsti da leggi” della Regione sono costati 37.154. 067 euro, nel 2010 ci sono costati 49.754.879 euro, il 26% in più in cinque anni. Superando tra l’altro il totale della spesa corrente per personale, funzionamento ufficii, consulenze, ricerche, organizzazione convegni, ecc. 

Sono sicura però che i consiglieri leghisti sapranno spiegarci i motivi cultural- padani del loro voto.

Che anche questa volta sia colpa della finanza demo- giudo-pluto-massonica dalla Lega tanto vituperata?

Cordialmente.

Gisella Bottoli, Brescia

A seguire il verbale che riporta nome per nome chi ha votato a favore o contro:

esito-voto-nominale-mozione-auto-blu1

esito-voto-nominale-mozione-auto-blu2

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Segnale di pericolo per gli amici della Lega. (Celso Vassalini)

Non stupisce quindi che le confuse “chiacchiere” del Cavaliere sull’euro abbiano suscitato un vespaio di polemiche che significano poco o nulla, dato che si basano appunto solo su “chiacchiere”. Peraltro, il Cavaliere da un pezzo ha abbandonato qualsiasi velleità di fare una “politica autonoma” – ammesso e non concesso che gli accordi con Putin e Gheddafi avessero anche per lui un “senso geopolitico” – ed è disposto a tradire tutto e tutti, pur di difendere i propri interessi, dacché da bravo italiano “tiene famiglia” e pure parecchia “roba”. Il sasso però è stato scagliato nello stagno, anche se nel modo meno opportuno e nella maniera più sciocca possibile. Comunque sia, per rendersi conto di che “pasta” siano fatti i “sinistri” basta leggere le dichiarazioni sconclusionate di Prodi o quelle ridicole della Finocchiaro, secondo cui l’euro avrebbe salvato l’Italia. In particolare, quest’ultima non solo non ha capito nulla di quel che ha affermato il Cavaliere (il che dipende sia dal disordine mentale del nostro Presidente del Consiglio, sia da quello che contraddistingue i membri della “sottocasta” cui appartiene la Finocchiaro, ovvera quella dei camerieri dei “mercati”), ma addirittura ignora (o se ne infischia del fatto) che il 50% delle famiglie italiane detiene appena il 10% della ricchezza nazionale. Un 50% cioè che vive solo grazie ai redditi che guadagna lavorando, non avendo altra ricchezza se non la propria casa (e alcune famiglie non hanno nemmeno questa proprietà). E ancora più grave è che per gli italiani (dopo che hanno visto, con l’introduzione dell’euro, il proprio potere d’acquisto dimezzarsi) e per i loro figli si prospetta un futuro ancora peggiore: non solo crisi economica, ma!  In sostanza, è l’internazionalizzazione del debito, più che il debito il problema – come prova anche il fatto che il Giappone, pur avendo un debito pubblico del 240% , non rischia alcun default, il debito essendo nelle mani dei giapponesi – di modo che, se l’Italia dovesse “crollare”, l’effetto sarebbe disastroso non solo per Eurolandia, ma per l’intero Occidente, Usa compresi. L’Italia non ha solo una ricchezza immobiliare di notevolissima entità, come alcuni hanno ricordato in questi giorni, ma pure una ricchezza mobiliare di prim’ordine: oltre 3000 miliardi di euro in assets finanziari, che equivale a quasi il doppio del nostro debito pubblico, ed è oltre dieci volte superiore al fabbisogno annuo del ministero del Tesoro, per rinnovare i titoli in scadenza. Questo i “mercati” lo sanno, ma sanno pure – ecco l’intoppo! – che l’Italia è un Paese “ingessato”, “sotto ricatto” di lobbies nazionali e straniere, incapace di riforme di struttura, coraggiose e di ampia portata, dalla PA al mondo della ricerca e della cultura. Inoltre – ma è “decisivo” – i “mercati” sanno pure che l’Italia non ha nessun “piano strategico”, in un qualsivoglia settore chiave, che il governo è (ad esser “buoni”) formato perlopiù da inetti e/o pusillanimi e che l’opposizione è perfino peggiore del governo, anche se ciò può apparire impossibile. D’altra parte, avere stracciato il Trattato di Bengasi è stato, per così dire, lo squillo di tromba per incitare i “mercati” ( e credo sia chiaro “chi” sono i “mercati”) alla carica contro il nostro Paese. E’ giunto allora il momento non solo di comprare “a prezzi di mercato” l’unico “pungiglione strategico” rimasto al nostro Paese (Eni, Enel, Finmeccanica e poco altro), ma soprattutto, ora che ad Ovest la “torta” diventa sempre più piccola e la lotta tra (sub)dominanti sempre più dura, di impedire che qualcuno possa, non tanto voler uscire dall’euro (rebus sic stantibus, per un Paese come il nostro basato su una economia di trasformazione, senza materie prime e privo di potenza militare, equivarrebbe probabilmente ad un suicidio), quanto piuttosto voler cambiare le regole del gioco, non solo economico, ma anche (di necessità) geopolitico. Vero che sembra un cambiamento quasi impossibile, ma il prossimo anno non sarebbe così difficile come oggi. Ecco perché occorre fare presto e dare tutto il potere alla Bce, dopo aver diviso l’Europa tra “nordici virtuosi” e “piigs”, per garantirsi pure che nessun “contraccolpo” possa indurre la Germania a crescere politicamente, seguendo le orme della cosiddetta “Ostpolitik”. Certo l’obiezione è prevedibile: ai “mercati” interessano gli affari e i “capitalisti” competono tra di loro. Questo però nessuno lo nega, né si tratta di fare un’analisi dei “fatti economici” in quanto tali (dacché di essi si occupa la “scienza” dell’economia). E sotto questo profilo è indubbio che le parole del Cavaliere assomigliano ad un cerino acceso in una polveriera, sebbene il Prof. Monti probabilmente sbagli a ritenere che un “guitto” (e voltagabbana) possa far saltare in aria gli “Stati Uniti d’Europa” (ma nessuno sa che cosa ci possa essere dietro l’angolo). E’ anche innegabile però che questa Europa sta all’Europa come il gruppo di potere che La Grassa denomina GF&ID (ossia “grande industria e finanza decotta”) e le varie “sottocaste” (politici, gazzettieri etc.) stanno all’Italia. Il che dovrebbe essere sufficiente per comprendere che, se il Cavaliere non può essere la soluzione del problema, non è nemmeno il problema. Del resto, se l”Italia è già di fatto “commissariata”, anche a causa dell’analfabetismo politico dell’opposizione, ben più pericoloso è quello che i “commissari” vogliono fare per favorire la vera “casta”, di cui quella italiana è solo una parte. La parte che conta meno. Questo i “mercati” lo sanno, ma sanno pure – ecco l’intoppo! – che l’Italia è un Paese “ingessato”, “sotto ricatto” di lobbies nazionali e straniere, incapace di riforme di struttura, coraggiose e di ampia portata, dalla PA al mondo della ricerca e della cultura. Speriamo che la maggioranza si rafforzi con l’U.D.C. e che le parole del Papa, non restino inascoltate per l’incontro G20. Comunque sono ottimista: il nostro Paese e i nostri cittadini hanno in questi vent’anni dato all’Europa e aiuto agli equilibri mondiali! Oggi possiamo solo risalire. E menomale che abbiamo un grande vecchi l’On. Avv. Presidente del nostro Grande Paese Giorgio Napolitano.

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