Musica Piazza Archive

0

BRESCIA – Enrico Ruggeri nella «Ruota» delle canzoni – Claudio Andrizzi

PIAZZA DELLA LOGGIA. Stasera alle 21 con Radio Vera e Radio Bruno
Spazio anche al fido Luigi Schiavone che proporrà due brani. Aprono Michela Bosio, Massimo Alessi, Maya, Viviana Laffranchi, Elodea, Giancarlo Prandelli

La calda coda d’estate di questo magnifico settembre 2011 regala un nuovo appuntamento musicale sotto le stelle nella cornice di piazza della Loggia: dove, questa sera, è atteso Enrico Ruggeri, ospite inatteso di fine stagione per un evento organizzato da Radio Vera e Radio Bruno in collaborazione con il Comune di Brescia.
L’emittente cittadina, che già la scorsa settimana ha portato in città Gatto Panceri, regala alla Leonessa una nuova serata di musica ad ingresso gratuito che partirà intorno alle 20 con ampio dispiego di ugole emergenti, in gran parte locali: ci saranno, fra gli altri, la giovanissima Michela Bosio da Manerbio con le canzoni del suo primo album «Quello che vorrei», il cantautore Massimo Alessi, da poco sul mercato con un nuovo singolo intitolato «Cucciolo» e dedicato al tema dell’abbandono degli animali durante il periodo estivo, Maya, la cantautrice dialettale Viviana Laffranchi che ha da poco pubblicato il nuovo album «Denacc ai occ». E poi la vocalist bresciana Elodea con il suo producer Giancarlo Prandelli, Marina Betti, Gildali, Violapensiero, Funkabbestia, ed i Bankrobber prodotti dallo stesso Rrouge.
Che, dal canto suo, sarà in palcoscenico alle 21 con lo spettacolo che prende il nome dal suo primo romanzo «Che giorno sarà», pubblicato a gennaio di quest’anno da Kowalski: un debutto nel campo della narrativa dopo un paio di libri di altro genere, il cui protagonista manco a farlo apposta è un giovane cantante in lotta per trovare il successo.
Da qui l’incipit per un live che si preannuncia come rivisitazione a 360 gradi dei grandi successi del repertorio di Ruggeri, rispolverati in formazione a cinque con il fido Luigi Schiavone, l’altro chitarrista Paolo Zanetti, il batterista Marco Orsi, il bassista Fabrizio Palermo e il tastierista Francesco Luppi.
In scaletta, oltre ai «greatest hits» del protagonista principale, anche un siparietto per Schiavone, che presenterà due brani tratti dal suo quarto album «16 steps to the sky».
L’ultimo capitolo discografico firmato Ruggeri risale al 2010 con l’album «La ruota», uscito a ridosso della partecipazione al Sanremo di quell’anno con il brano «La notte delle fate». Il tour promozionale del disco fece tappa anche a Brescia.

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – La Amoroso racconta «Il mondo in un secondo» Claudio Andrizzi

PIAZZA LOGGIA. Arriva stasera «la regina della talent generation»
Torna per la seconda volta in sei mesi dopo un sold out al Palabrescia. Cresciuta alla scuola di «Amici» è da un anno ai vertici delle classifiche discografiche

Ultimi fuochi live in piazza Loggia nell’estate ormai al tramonto: questa sera, nel medesimo set cittadino che a luglio ha visto sfilare Battiato, Sting, Allevi e Cremonini, arriva Alessandra Amoroso, per quello che si configura a tutti gli effetti come l’ultimo appuntamento live «sotto le stelle» della stagione targato Cipiesse. Si comincia alle 21, e alle casse c’è ancora ampia disponibilità di tagliandi, al costo di 30 euro. Da sottolineare che, contrariamente a quanto annunciato in un primo tempo, gli spettatori potranno godersi lo spettacolo seduti e non in piedi, in posti ovviamente non numerati ma senza alcuna variazione di prezzo (i tagliandi già acquistati restano sono quindi a tutti gli effetti validi per la serata).
Si rinnova quindi la corrispondenza di «amorosi» sensi tra la platea bresciana e la regina della talent-generation, che torna ad esibirsi nella Leonessa per la seconda volta in meno di sei mesi: eravamo giusto alle porte della primavera quando, il 15 marzo, la cantante pugliese sbancò il Palabrescia. E quel concerto andò a sua volta in scena ad un anno esatto dal sold out bresciano, sempre nell’impianto di via San Zeno, del tour 2010.
Insomma, ce n’è quanto basta per prevedere la replica di un successo d’ampie dimensioni per questa ragazza che, partita dall’arena mediatica di «Amici», ha saputo in breve tempo conquistare posizioni assolutamente invidiabili nel panorama musicale nazionale, forte di un consenso plebiscitario che ha continuato a crescere e rafforzarsi anche al di fuori del ring di Maria De Filippi dopo la vittoria del 2009.
Vittoria che subito si è dimostrata tutt’altro che un fuoco di paglia: il primo passo discografico di Alessandra, ovvero l’ep «Stupida», uscito nell’estate 2009, ha conquistato due dischi di platino con vendite volate sorprendentemente sopra il tetto delle 150 mila copie. Poi, sempre a fine 2009, anticipato dalla passionalità forte e dalla melodia contagiosa del singolo «Estranei a partire da ieri», è arrivato il primo album «Senza nuvole», con il quale la Amoroso ha dato ulteriore dimostrazione di un talento indubbiamente in grado di camminare con le proprie gambe. Entrato al primo posto in classifica dove scalzò nientemeno che Madonna dalla posizione regina, l’album è stato a sua volta un grande successo di pubblico con oltre 230 mila copie vendute. A piena conferma del grande successo, a fine stagione si concretizzò anche il prestigioso invito di un veterano come Gianni Morandi, che la volle come spalla nel suo show di Raiuno «Grazie a tutti». A fine 2010, e per l’esattezza il 28 settembre, è arrivato il secondo album «Il mondo in un secondo». Premiato ai recenti Wind Music Awards, il disco, ad un anno dalla sua uscita campeggia ancora nella top 20 delle charts.

Share
0

BRESCIA, VIA SERENISSIMA. «Wow», ritornano i Verdena sulle ali del successo Claudio Andrizzi

I bergamaschi alla festa di Radio Onda d’Urto
Spazio anche alle sonorità indie locali. La selezione di Alberto Belgesto propone Le Pinne e Le Case del Futuro con il djset di Pulsalapussy

I Verdena in scena stasera a Brescia
alla festa di Radio Onda d´Urto
Alla festa di Radio Onda d’Urto scocca l’ora dei Verdena: il gruppo bergamasco approda questa sera alle 21.30 sul palco principale dell’area feste di via Serenissima, preceduto dal set di apertura dei Bresciani Aucan. L’ingresso a sottoscrizione costa 10 euro a partire dalle 19, orario di apertura della festa. Al solito, il cartellone della serata si arricchisce di numerose proposte «collaterali»: alla Tendablu, lo spazio dedicato alle sonorità indie locali diretto da Alberto Belgesto, sono attese Le Pinne (21.30) e Le Case del Futuro (23.45), fino alla chiusura con il djset di Pulsalapussy. Allo stand migranti le canzoni di Gabriele Berardi, cantautore indie-rock, mentre a mezzanotte si balla anche allo spazio Patchanka con dj Pilvio.
I Verdena tornano a Brescia dopo il grande successo del doppio concerto che a marzo li ha visti protagonisti in città al Latte Più, nel bel mezzo di un trionfale tour dei club nel corso del quale hanno collezionato un sold out dopo l’altro in tutta Italia, con raddoppi non solo nella Leonessa ma anche a Perugia, Bologna e Milano.
Alla base di questi riscontri il consenso riscosso dall’ultimo album del gruppo, un doppio cd di 27 pezzi intitolato «Wow» ed uscito all’inizio dell’annata: un album particolarmente ambizioso e coraggioso, che nonostante la «mole» e l’invito ad un ascolto impegnativo ha scalato le classifiche fino ad arrivare al secondo posto, amplificando ulteriormente il culto intorno ai Verdena.
«Non ci aspettavamo una risposta così travolgente per il nostro ritorno – ha detto Alberto Ferrari -. Di certo non una riposta in questi termini. Certo, sappiamo di avere dalla nostra parte una schiera di fans molto fedeli: ma comunque siamo rimasti un po’ spiazzati, sia dai risultati dell’album che da quelli del tour».
«Wow» è un album particolarmente eclettico, nel quale il trio bergamasco ha reinventato il proprio sound ripartendo dal pianoforte, strumento poco frequentato fino a quel momento dal gruppo in sede di composizione. Per stessa ammissione del gruppo sono stati decisivi anche alcuni ascolti particolarmente ossessivi, in particolare l’album «Anima latina» di Battisti e i dischi di Brian Wilson, che hanno fortemente influenzato il mood.

 

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – STING , Claudio Andrizzi

IL CONCERTO.

Ieri sera in piazza Loggia, davanti a circa 3200 persone

Sting seduce e conquista Brescia nell’ultimo grande appuntamento dell’estate di piazza Loggia. Un cartellone nel quale «mister Pungiglione» era senz’altro il nome più altisonante ed atteso: ma i prezzi non esattamente popolari dei biglietti per lo spettacolo in programma ieri sera hanno probabilmente creato una soglia di sbarramento. Alla fine in platea si sono contate non più di 3.200 persone, quasi un migliaio in meno rispetto ai Jethro Tull che solo quindici giorni fa hanno aperto la stagione bresciana dei concerti. Il Cipiesse parla quindi di un risultato inferiore alle attese, specie se si tiene conto che sul palco c’era una delle ultime grandi icone globali della musica del ’900: un nome conosciuto e idolatrato ad ogni latitudine, che pare però aver ormai optato per una sorta di isolamento aristocratico e un po’ snob, segnato sul fronte artistico anche dalle ambizioni «classiche» della sua recente produzione discografica.

UN APPROCCIO quest’ultimo che ha caratterizzato anche le due ore di musica sostanzialmente impeccabile che Sting, vestito completamente di nero (come anche i musicisti, eccezion fatta per la direttrice) ha proposto ieri sera alla platea bresciana con la sua band (Dominic Miller alla chitarra, Ira Coleman al basso, Rhani Krija alle percussioni e Jo Lawry ai cori) e l’Ensemble Symphony Orchestra diretta dall’avvenente Sarah Hicks, ripassando un canovaccio ormai già ampiamente sperimentato sui palcoscenici di mezzo mondo.
«Buonasera a tutti: sono felice di essere qui a Brescia per la prima volta», ha esordito il cantautore inglese, con un fisico ancora impeccabile nonostante i sessant’anni incombenti, prima di presentare in perfetto italiano la band e l’orchestra, per poi attaccare con «Englishman in New York».
Un concerto di poche parole, che come da copione ha lasciato spazio libero soprattutto al gran catalogo di successi della ditta: da «Every little thing she does is magic» a «Roxanne» e «Russians», e via di questo passo incrociando senza sosta la leggenda Police e le tappe più brillanti e celebrate del lungo percorso solista.
Sting ha poi dedicato il brano «Why should I cry for you» a suo padre: «Quando ero giovane mio padre mi disse: “Finita la scuola, prendi la via del mare e diventa marinaio”. Perchè? ho chiesto io, ma lui non mi ha risposto».
Per la canzone «Moon over Bourbon street» ha invece indossato una specie di lungo mantello con i risvolti rossi, incarnandosi in un vampiro che, durante l’esecuzione, ha persino «mordicchiato» il braccio della direttrice d’orchestra.

UN CALEIDOSCOPIO di melodie straordinarie e senza tempo, consegnate ormai alla storia, le cui rivisitazioni «sinfoniche» hanno messo in luce qua e là qualche dubbio, specie in pagine come «Next to you» che la memoria non può evitare di ricondurre puntualmente alle irruenti e insuperabili versioni originarie targate Police.
Malgrado ciò, per chi c’era ai tempi d’oro e ancora ricorda la lucidità tagliente dello Sting degli esordi, questa sua maturità un po’ salottiera può apparire a tratti fin troppo professionale, anche se poi il carisma e l’eleganza non sono acqua. Ed è a queste doti che mister Sumner ha attinto a piene mani nelle intense versioni di «Fields of Gold» e «Shape of my heart» conducendo il pubblico per mano fino al gran finale di «Every breath you take», «Fragile» e «Message in a bottle»: epilogo trionfalmente applaudito di un’esibizione misurata, elegante senza sbavature.
Un clima che si è comunque sciolto verso il finale, con tutta la band trascinata in una sorta di danza collettiva e con il pubblico – specialmente quello femminile – letteralmente in visibilio.
Ma il re della serata non ha concesso altri bis.


Convinti e perplessi tra i lamenti dei bagarini

I comandamenti divistici del rock’n'roll parlano chiaro: prima della fama planetaria, serve farsi le ossa mangiando polvere nelle cantine. Alcove del successo, che se nasci nella bigia periferia di Newcastle (e sogni di fare il musicista) più che cantine si chiamano pub. O spazi sotterranei sgangherati, durante la Belle Epoque del punk ruggente. Insomma, roba che il super-veterano Sting ha respirato molto, molto da vicino. Per questo, vederlo nel 2011 effigiato sulle t-shirt dà esattamente il senso dell’evoluzione: dal basso alla mitologia, da quello che ribolle sotto a quello che s’illumina di sopra.
Non solo in senso metaforico – dato che ieri sera, dal parcheggione di piazza Vittoria, i fedelissimi dell’artista albionico salivano già verso il tramonto, quasi a sancire l’analogia «overground» -, ma anche in soldoni di pura ebbrezza. Così le venti che scoccano intono alla Loggia: via vai massiccio, ma composto; aria vagamente di mondo, mischiata al «folklore» caciarone dei bagarini («affari scarsi stasera», mugugnano unanimi); profumo elegante e discreto del concerto che si avvicina in punta di piedi, sospinto dalle prime sfumature di buio.
Vicino alla cassa spunta un panama balneare, sta comodo sulla testa di un uomo di Genova sulla sessantina: «La prima volta che vedo Sting? Sì, ma sul palco. In realtà ci conosciamo personalmente da tempo – sgela -. Abbiamo avuto modo di incontrarci per motivi di lavoro in Inghilterra più di una volta, pochi anni fa». Palco che si confonde con la vita, e viceversa. Con effetto-coincidenza sorprendente. Sgocciolando minuti preziosi, tra quelli dell’ultimo momento in coda alla cassa e i curiosi che invece il biglietto non ce l’hanno di proposito.
Come Gianluca, faccia da diploma freschissimo, che il live se lo guarda dietro le transenne insieme ad un paio di amiche «perchè il biglietto era troppo caro e l’ultimo Sting un po’ troppo noioso». Mentre una coppietta bresciana dal portamento fricchettone, si dice sedotta proprio dalle ultime escursioni dell’ex-Police… «sono curioso di vedere come calzerà questa veste tra il pop e l’orchestrale», dice lui. «L’ultimo disco “Symphonicities” – fotografia del suddetto mash-up sonoro – trovo che sia stupendo», gli fa rima lei.
E tra novizi alla «prima» e immancabili fan della vecchia guardia, sbuca un accento francese. Quello guascone di Rashid, trentenne d’origine indiana che vive a Bruxelles insegnando geografia: «Sono a Brescia di passaggio, mi piace fare la vita bo-bo. Il concerto…? Non ci andrò, ma sarà di sicuro un gran bel concerto».

E.ZUP.

 

bresciaoggi

Share
0

Sting sbarca a Brescia con le hit «sinfoniche»


Sting, 60 anni ad ottobre

MUSICA. Stasera il concerto in piazza Loggia

Appuntamento con la grande musica questa sera alle 21 in piazza Loggia a Brescia: in scena il «Symphonicity Tour» di Sting, con il quale la rockstar inglese «rispolvera» in versione sinfonica i gioielli del suo grande repertorio. Ancora ampia la disponibilità di posti in tutte le tre aree previste, con prezzi da 60 a 150 euro: Brescia quindi resta tiepida e non concede il sold out a mister Gordon Sumner.

L’ora bresciana di Sting sta infine per scoccare: la popstar inglese è infatti attesa questa sera in piazza Loggia con il suo «Symphonicity Tour», che ha debuttato mercoledì sera a Palermo e venerdì si è fermato in piazza San Marco a Venezia. L’appuntamento, organizzato a livello locale dal Cipiesse, è in programma per le 21, e c’è ancora ampia disponibilità di posti in tutte le tre aree previste: acquistati alle casse prima del concerto i biglietti costano 150 euro (primo settore numerato), 100 euro (secondo settore numerato) e 60 euro (terzo settore in piedi).
La Leonessa quindi resta tiepida e non concede il sold out a mister Gordon Sumner, che nel cammino di avvicinamento all’impegnativo traguardo dei sessant’anni (li compirà il prossimo 2 ottobre) ha deciso di tornare a «rispolverare», questa volta in versione sinfonica, i gioielli del suo grande repertorio: protagonisti della scaletta del concerto saranno quindi classici dell’epoca Police come «Roxanne», «Next to you», «Every breath you take», o del periodo solista come «Englishman in New York», «Fragile», «Russians», eseguiti in chiave orchestrale insieme all’Ensemble Symphony Orchestra (la stessa che è stata protagonista degli ultimi due tour di Francesco Renga) e ad una band composta da Dominic Miller (chitarra), Rhani Krija (percussioni), Jo Lawry (cori) e Ira Coleman (al basso). Il compito di dirigere il concerto sarà affidato a Sarah Hicks.
Lo show prende naturalmente le mosse dall’album «Symphonicity», uscito lo scorso anno, ulteriore tappa di un percorso «classico» che Sting ha inaugurato nel 2006, pubblicando per la prestigiosa Deutsche Grammophone l’album «Songs from the labyrinth», dedicato alla figura del compositore del 16° secolo John Dowland. Nel 2009 è poi arrivato, per la medesima etichetta, «If on a winter’s night», album natalizio «sui generis» basato sulla rivisitazione di carole e brani antichi della tradizione britannica e irlandese e contenente anche quattro inediti in tema. E sempre a fine 2010 è arrivato anche un cd/dvd dal vivo, «Live in Berlin featuring the Royal Philarmonic Concert Orchestra conducted by Steven Mercurio». L’ultimo album di brani inediti risale quindi ormai ad otto anni fa con «Sacred Love» (2003).

bresciaoggi/Domenica 31 Luglio 2011

Share
0

Franco Battiato e l’«operazione risveglio» Claudio Andrizzi / + VIDEO


PIAZZA LOGGIA.

3.200 fans per il concerto del cantautore siciliano, che continua a sorprendere per la sua vitalità intellettuale ed artistica
Entusiasmo alle stelle per brani che non si finirebbe mai di ascoltare Più di due ore per uno spettacolo di rara intensità e suggestione

Ci sono concetti che finiscono con l’inseguirti per una vita, trovando sorprendentemente il modo di adattarsi ad ogni situazione e di rimanere così sempre attuali. Prendiamo «Up patriots to arms»: una canzone che Franco Battiato scrisse più di trent’anni fa, e che oggi, nel suo nuovo spettacolo, torna buona come appello alla mobilitazione e all’indignazione. Tutti in piazza quindi, ad ascoltare ancora una volta le parole e le musiche del maestro siciliano: un invito al quale ieri sera hanno risposto oltre 3200 bresciani, raccolti all’ombra della Loggia per la quarta tappa di questa tournée partita venerdì scorso da Roma, e attesa fino a metà settembre nel resto d’Italia.
Un appuntamento singolare e atipico, in quanto per una volta slegato da ogni «dovere» promozionale: di dischi nuovi sul mercato non ce ne sono, c’è solo la voglia di dare una scossa ai «patrioti», di assaporare con loro quel gusto del risveglio del quale, come ha dichiarato lo stesso Battiato in alcune recenti interviste, si cominciano finalmente a cogliere segnali anche in questo Paese.
Insomma, non è più il tempo di starsene seduti ad aspettare tempi migliori, ed il primo a dare l’esempio è proprio zio Franco, che a parte una quieta parentesi centrale è rimasto per tutta la serata in piedi davanti al microfono: novità non da poco per uno che anche in palcoscenico ha sempre amato mettersi comodo. Ma in fondo è anche in questo semplice artificio gestuale il senso di una rentrée che Battiato rende esplicito aprendo proprio con il manifesto della serata, «Up patriots to arms», sparigliando una liturgia che vorrebbe i classici relegati al «jukebox» finale.
E’ partito da qui un viaggio all’interno di una storia e di un repertorio di quelli che non ti stancheresti mai di esplorare, perché ogni volta c’è una sfumatura che non avevi mai notato prima, o una nuova emozione da scoprire e conservare: un viaggio meditato, pianificato scegliendo con cura melodie e parole, coerentemente con il mandato originario della «chiamata alle armi» come antidoto a questi tempi malati di assuefazione e di eccessivo individualismo. E quasi per assicurarsi di non mancare l’«obiettivo risveglio», la scaletta e gli arrangiamenti di un gruppo straordinario di musicisti pongono l’enfasi sul ritmo, accentuato ed insinuante protagonista di una serata che lascia solo qua e là qualche breve sprazzo di tregua, relegando ad altre occasioni gli episodi più contemplativi del grande canzoniere di Battiato.
MA NON MANCANO le suggestioni, le idee, le parole forti: quelle di «Povera patria», che per quanto scritte nel ’91 ancor oggi toccano una corda sensibile nel cuore del pubblico, o quelle della recente «Inneres Auge», nella quale due anni fa Battiato si chiedeva «e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti» a ritmo di dance. Verrebbe tristemente da constatare che certe cose purtroppo non cambiano davvero mai: ma del resto anche oggi «si sente bisogno di una propria evoluzione sganciata dalle regole comuni», come ricordano i versi di «Segnali di vita» (1981, «La voce del padrone»).
E’ l’ennesimo invito sottile ma esplicito di un concerto che il 66enne maestro ha condotto con ammirabile energia, con la consueta ironia, soprattutto con una vitalità intellettuale e artistica che non finiscono di sorprendere. Perché è vero che in fondo questa è solo una parata di grandi successi (e alla fine arrivano davvero tutti: «La cura» e «La stagione dell’amore» – un «pezzo da discoteca», come lo ha definito lui, che ha fatto scattare tutto il pubblico sotto il palco -, «L’era del cinghiale bianco» e «Cuccuruccucu»…). Ma è anche vero che pochi repertori pop hanno saputo reggere alle ruggini del tempo e mantenersi contemporanei, attuali, forse addirittura ancora «avanti» come quello di Battiato.
E allora, per una volta, ben venga anche il ripasso del passato quando ha ancora qualcosa da insegnarci: pensiero idealmente sottoscritto dagli applausi entusiasti del pubblico, letteralmente alle stelle dopo quasi trenta canzoni e più di due ore di rara intensità e suggestione.
Un vero trionfo, e tutti sotto il palco a rendere omaggio al «maestro».

watch?v=Q21jdADhW30  -  watch?v=vtX7I0PnZ_Y  -   watch?v=1-pkZmb5jxM

 

bresciaoggi/Venerdì 22 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Viaggio nel tempo con il maestro Franco Battiato Claudio Andrizzi


Franco Battiato

PIAZZA LOGGIA.

Stasera il concerto del cantautore siciliano
Una performance che scaverà tra le pieghe del repertorio, a ricercare episodi lontani per rivisitarli alla luce di un particolare ritmo[

La carica di Battiato risuona nelle piazze d’Italia: «Up patriots to arms» è infatti il nome del tour con il quale il maestro siciliano torna questa sera a far tappa a Brescia, nella cornice di piazza della Loggia. L’appuntamento è fissato per le 21.30, e i biglietti costano 60 euro (primo settore numerato Gold), 45 euro (primo settore numerato), 35 euro (secondo settore numerato) e 20 euro (posti in piedi).
Lo spettacolo che approda nella Leonessa ha debuttato meno di una settimana fa a Roma, la sera del 15 luglio, e verrà proposto per tutta l’estate nelle più importanti città e località turistiche italiane per chiudere il 15 settembre a Torino.
Il concerto infatti viene preannunciato come un viaggio nel tempo e fra le pieghe del repertorio di Battiato, a ricercare episodi magari anche dimenticati e lontani per rivisitarli anche alla luce di una particolare e coinvolgente enfasi sul ritmo. Con il maestro ci sarà una band che schiera al pianoforte Carlo Guaitoli, alle tastiere e programmazione Angelo Privitera, alla chitarra Davide Ferrario, al basso Lorenzo Poli e alla batteria Giordano Colombo, oltre al Nuovo Quartetto Italiano composto da Alessandro Simoncini e Luigi Mazza (violino), Demetrio Comuzzi (viola) e Luca Simoncini (violoncello).
Il ritorno in scena del musicista siciliano non nasce quindi questa volta da necessità promozionali, in quanto il suo ultimo disco di studio «Inneres Auge» risale ormai a due anni fa: un progetto tra l’altro costituito prevalentemente da cover e riletture di vecchi pezzi di repertorio, oltre che da due brani inediti tra cui fece senza dubbio molto rumore quello che dà il titolo all’intero album, un esplicito «j’accuse» contro i mali della politica (con particolare riferimento allo scandalo dei «festini» che era emerso all’epoca).
Da allora Battiato è tornato a dedicarsi alla composizione classica con la sua nuova opera «Telesio», scritta su libretto di Manlio Sgalambro, commissionata dal Comune di Cosenza e presentata quest’anno. A metà giugno è stato inoltre impegnato in una serie di concerti battezzati «Diwan: L’essenza del reale», nei quali, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ha proposto in musica alcune preziose opere della scuola poetica araba nata in Sicilia intorno all’anno Mille.

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Cesare Cremonini brilla sotto una Luna Pop Claudio Andrizzi


Cesare Cremonini e i suoi fans ieri sera in piazza Loggia. FOTOLIVE

PIAZZA LOGGIA.

Circa 1400 fans ieri sera per il concerto del cantautore bolognese
L’ex golden boy ha proposto le sue canzoni da solista, ma anche i vecchi successi della band, da «50 Special» a «Un giorno migliore»

Ha da poco festeggiato il decennale della sua carriera solista. Eppure, se la memoria non inganna, a Brescia Cesare Cremonini c’è stato solo con i Luna Pop: tanti anni fa, al Palageorge di Montichiari, di fronte ad una folla di teenager urlanti e alla faccia perplessa e un po’ scocciata di qualche genitore tirato fin lì per i capelli. Altri tempi, altre storie, altre canzoni.
Ieri sera, per la tappa del cantautore bolognese in piazza Loggia, si sono raccolti circa 1400 fans: forse non esattamente la folla che il giovane Cesare sognava da ragazzo ad occhi aperti, quando già fantasticava su un futuro nel mondo della musica, ma quanto basta per surriscaldare di entusiasmo l’atmosfera intorno a questo terzo appuntamento dell’estate musicale bresciana. Perché il popolo di Cremonini, come e più di ogni altra legione di fans, vive di un amore incondizionato per questo ex-golden boy del pop italiano oggi trentenne, per quella sua aria da ragazzone della porta accanto che all’occasione sa sedersi al pianoforte e sorprendere con melodie capaci di insediarsi tra le onde radio ed orecchie avvezze a sonorità più complesse e sofisticate.
Una faccia da bravo ragazzo, la sua, che ad un mostro sacro come Pupi Avati è piaciuta al punto da puntare su Cremonini come attore protagonista per il suo nuovo film. Se sia stato o meno un azzardo lo scopriremo solo vivendo: intanto la notizia è che il buon Cesare sta girando l’Italia con uno show nel quale ricanta un po’ tutta la sua storia e ripercorre la sua vicenda artistica concedendosi tuttavia anche parentesi quantomeno inaspettate come una cover voce e chitarra di «She belongs to me» di Bob Dylan («Lui è come un faro per me – ha detto -, un grande padre che mi ha insegnato molto»). Una sfida forse un po’ troppo ambiziosa, ma anche la conferma di come nel mondo musicale di Cremonini ci sia in fondo più di quanto appaia dalle sue canzoni.
Che ieri sera son tuttavia sfilate orgogliosamente in una scaletta che ha attraversato un po’ tutta la produzione dei quattro album solisti, senza evitare i sentieri lontani di «Squerez» e i ricordi ormai un po’ appannati dell’epopea Luna Pop, poderosa meteora di quelle che passano raramente nei cieli della musica, ma che sanno lasciare il segno, perlomeno a giudicare dall’enfasi con la quale il suo pubblico ancora accoglie «50 Special» o «Un giorno migliore». «Io e Ballo siamo ancora emozionati come quando abbiamo cominciato – ha aggiunto -: non ci siamo ancora abituati al vostro calore ed anche per questo credo che la nostra strada insieme sarà ancora lunga».
Tutto è cominciato però da «Mondo», il singolo che tanto successo ha avuto a partire dallo scorso anno e che Cremonini ha voluto mettere in prima fila, quasi ad affermare che da qui non si torna indietro e che il nuovo corso musicale potrebbe finalmente far sbocciare pienamente quelle potenzialità rimaste qua e là inespresse nella sua carriera. E poi «Dicono di me», l’immancabile «Latin Lover» e «Qualcosa di grande». Due ore di spettacolo, acclamato come la più carismatica delle rockstar.

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Cesare Cremonini e la sua «ricetta» per il successo Elia Zupelli

Cesare Cremonini e la sua «ricetta» per il successo Elia Zupelli


Cesare Cremonini,
stasera in concerto in piazza Loggia

PIAZZA LOGGIA.

L’artista bolognese stasera in concerto
L’ex Lunapop sbarcato sul set di Pupi Avati si esibirà in un repertorio a metà tra il beat ingenuo degli esordi e un omaggio a Bob Dylan

Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni. Cosa più facile a dirsi che a farsi. Specie quando a 18 anni fai parte di una boy-band che si chiama Lunapop, vinci in parata il Festivalbar, e scuoti l’Italia con un successo debordante da 600mila copie. Perché l’etichetta teenageriale è sempre lì dietro l’angolo a bussare sulla spalla di ogni nuova esperienza discografica, e la credibilità di cantautore sembra una Mecca più utopistica di un’oasi nel deserto.
Eppure l’enfant prodige Cesare Cremonini si è arrotolato le maniche per bene, virando la rotta senza mai rinnegare la sua «50 Special», alzando il tiro solista a colpi di dischi e singoloni via via sempre più convincenti. Godendo di una benedizione popolare immutata, anzi rinnovata ed estesa anche ad altri circuiti.
Fino ad attraccare nel porto degli «enta» con una convinzione artistica bella quadrata, «e rinvigorita – aggiunge – dalle botte di calore assimilate sul palco con Lorenzo, all’Heineken (al fianco di Coldplay e Liam Gallagher, ndr) e da questo primo scorcio di tour estivo».
Vento in poppa insomma per Cremonini, che stasera soffierà anche in piazza Loggia, dove l’artista bolognese si esibirà in un set a metà tra il beat ingenuo degli esordi e le sensazioni galattiche del «Primo Bacio sulla Luna», senza dribblare esecuzioni inedite (il concerto inizia alle 21.30, i biglietti costano 33 euro in prevendita, 35 euro se li si acquista sul posto; info 030 2791881).
Cosa aspettarsi nello specifico dalla data odierna? «Una scaletta lunga, potente, rock – conferma Cremonini -, al servizio di un tour che si avvale di una produzione importante. Nel quale sto proponendo anche pezzi mai suonati prima live, come “La Ricetta”, e in cui non mancherà un mio omaggio a Bob Dylan con “She Belongs To Me”».
Regalo alle settanta candeline dell’«american songwriter» per eccellenza, che – sebbene la formazione musicale di Cremonini dica più Regno Unito che stelle e strisce – suona tutt’altro che casuale, magari in ottica nuovo disco… «Il materiale non è ancora del tutto completo, ma molte canzoni le ho già scritte. Tempi? Indicativamente dopo il tour inizieremo il lavoro in studio, sperando di uscire entro la primavera prossima».
E se quella da album inediti è un’(apparente) astinenza che dura dal 2008, per il resto Cremonini non ha tenuto le mani legate: un greatest-hits doppio, la liasion amorosa e artistica con Malika («Hello!»), il cinema d’autore firmato Pupi Avati (dove recita con Micaela Ramazzotti) e il pezzone sbanca radiofonia «Mondo», feat. Jovanotti.
Indizi lampanti di effervescenza creativa: «in effetti è un momento davvero positivo – ammette -. Sento un’ottima ispirazione e stimoli a go-go. Dopotutto credo davvero che la mia sia una storia di credibilità da reinventare».

bresciaoggi/Mercoledì 20 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Giovanni Allevi, le note serene di un «alieno» della musica Claudio Andrizzi


Giovanni Allevi in concerto ieri sera in piazza Loggia. FOTOLIVE

PIAZZA LOGGIA.

Circa 1.500 persone per il concerto di ieri sera del musicista marchigiano
Nonostante il maltempo il «golden boy» ha offerto ai fan molti brani del suo repertorio mixando classica, jazz e pop

Il pianoforte di Giovanni Allevi contro gli elementi di quest’estate particolarmente capricciosa: una sfida che alla fine ha visto vincitore il musicista marchigiano, in scena ieri sera in piazza Loggia nell’ambito del cartellone dei grandi eventi live. Nonostante un cielo scuro e gonfio d’acqua infatti il tempo ha retto, e grazie anche alla copertura del palco, il concerto è andato regolarmente in scena, pur davanti ad una platea tristemente armata di ombrelli e mantelline.
Fortuna che a riscaldare gli animi dei circa 1500 «alleviani» bresciani sono arrivate le note serene dell’«alieno» della musica italiana, ormai un habitué delle scene della Leonessa: quello di ieri sera era il sesto show che il «golden boy» della classica contemporanea ha tenuto in città dal 2007 ad oggi. E la sostanziale tenuta numerica del pubblico sembra confermare l’assenza di crepe o smagliature nel consenso che il «fenomeno Allevi» si dimostra in grado di aggregare da qualche anno a questa parte.
Insomma, chi preventivava il solito fuoco di paglia si trova oggi costretto a prendere atto di una presenza che pareva destinata ad essere un’occasionale anomalia, e invece ha finito col rompere la liturgia della rigida separazione tra differenti parrocchie musicali, mischiando generi e stili ed infischiandosene allegramente delle ire dei puristi, che certo non hanno risparmiato critiche e strali verso questo talentuoso giovane. «Ho sempre cercato la vicinanza al cuore dell’ascoltatore, perchè è nell’ascoltatore che si realizza l’opera d’arte – ha detto Allevi -. In questo senso vorrei essere io a chiedervi l’autografo a fine concerto».
Nell’ancor breve vicenda alleviana è in fondo riassunto il senso della contrapposizione culturale che per tutto il ’900 ha visto fronteggiarsi l’arte «popular» e quella colta rappresentata dalla musica cosiddetta antica: oggi quella sfida sembra aver trovato il proprio compromesso storico anche nella lineare scrittura di Allevi, che parte sì da una formazione accademica ma che finisce sempre per impiastricciare gioiosamente i tasti del pianoforte di richiami al jazz, al pop, alla musica da cinema.
C’è chi considera le sue composizioni alla stregua di frivolezze non degne delle sacre e intoccabili pagine dei grandi maestri del passato: eppure in questo suo approccio anticonformista Allevi ha saputo creare una nuova dimensione espressiva che ha subito trovato asilo in una nuova generazione di ascoltatori, attirati tanto dal disarmante carattere solare di Giovanni quanto da una musica capace di condensare in sé leggerezza, sobrietà e rigore esecutivo mantenendosi lontana dai paludati rituali del mondo classico.
Tutti ingredienti ritrovati puntualmente anche nello show di ieri sera, la cui scaletta è stata occupata quasi interamente dai brani dell’ultimo lavoro «Alien» (particolarmente toccante «Helena», partitura per sola mano destra dedicata ad una collega pianista che ha perso l’uso della sinistra in un incidente), senza tuttavia far mancare momenti molto amati come «Back to life» o «Come sei veramente»: i vertici di una serata che il pubblico è riuscito, nonostante il freddo, a trasformare in un momento di festa.

bresciaoggi/Mercoledì 20 Luglio 2011

Share