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CASTEGNATO “Dal 1429 è terra di Franciacorta”

Una proposta di lettura durante le giornate pasquali.

Castegnato, dal 1429, è Terra di Franciacorta.

Franciacorta è Terra dei Comuni

Su questo argomento, allego le pagine centrali de

La fotografia a corredo del testo

è la copertina del libro

LA STORIA DI CASTEGNATO – dalle origini all’Ottocento

volume 1 – di Gianpietro Belotti

edito dal Comune di Castegnato – maggio 2008

riproduce Castegnato e la Franciacorta in una mappa eseguita per risolvere il contenzioso tra la Città di Brescia, il Comune di Gussago e la famiglia Martinengo per la giurisdizione sulla strada, sul ponte e sull’osteria della Mandolossa.

ASB (Archivio di Stato Brescia) Mappa Martinengo n. 19 secolo XVI

nella strada è scritto da Bresa per Franza Curta

sopra la scritta Bresa c’è Castegnato e poi Pasirà

 

Buona lettura.

Giuseppe Orizio

Sindaco di Castegnato

In epoca veneziana il primo documento a fissare i limiti della Franciacorta è la ducale del doge Francesco Foscari del 1429.
Allora la provincia di Brescia non costituiva una circoscrizione unitaria, ma si suddivideva nel “Territorio”, costituito da una ventina di “Quadre”, e nelle “Terre Separate”, cioè le Valli, la Riviera salodiana e le giurisdizioni feudali.
La Franciacorta si suddivideva in due “Quadre”: La Quadra di Gussago era composta dai paesi di: Gussago, Cellatica, Provezze, Polaveno, Rodengo, Saiano, Valenzano, Monticelli Brusati, Castegnato, Ronco, Ome, Brione, Provaglio.
Quadra di Rovato era composta dai paesi di: Rovato, Coccaglio, Paderno, Camignone, Erbusco, Calino, Cazzago, Bornato, Monterotondo, Passirano.
I paesi di Capriolo, Nigoline, Timoline e Colombaro non facevano parte delle quadre di Franciacorta in quanto erano assegnati alla Quadra di Palazzolo.
L’identità della Franciacorta è dunque “un’identità storicamente forte”, strutturatasi nel corso dei secoli. Va dato atto al Consorzio per la Tutela del Franciacorta cinque secoli dopo, nel 1967, di averla rilanciata, sia pure legata ai prodotti vinicoli.
La Franciacorta non è però patrimonio di uno specifico prodotto merceologico (sarebbe riduttivo), ma è una identità storica e territoriale di cui possono e devono fregiarsi tutte le attività anche produttive legate al territorio, ma in prim’ordine i Comuni che storicamente, a partire dal 1429 e fino ad oggi, ne fanno parte.
Tra questi, Castegnato
Il Comune di Castegnato ha sin dall’inizio condiviso, sostenuto e poi formalmente sottoscritto il protocollo d’intesa
per dar vita al progetto “Terre di Franciacorta”, promosso anche con la Fondazione Cogeme onlus.
Un progetto dei comuni e dei sindaci per valorizzare un territorio il cui sviluppo può essere agevolato da “un’idea
forte, ambiziosa, alta, per guardare lontano… per rendere attrattiva e competitiva l’area.”
L’economia del territorio è per l’86 percento industria, artigianato, commercio, servizi-terziario e per il 14 percento legato alle attività vinicole e pertanto, non volendo essere un progetto “arcadico”, deve tener conto di questa complessità che è la ricchezza della nostra gente.
Il progetto è nato prendendo come riferimento una parte di territorio dell’Ovest bresciano che storicamente è stato individuato come “Franciacorta” e precisamente i Comuni: Adro, Capriolo, Castegnato, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d’Iseo, Rodengo Saiano e Rovato.
E’ utile ed importante dare uno sguardo al nostro passato attraverso la ricostruzione storica, da documenti ufficiali che riguardano la Franciacorta.
La Franciacorta, un’aerea dai confini geograficamente incerti, posta a grandi linee fra i fiumi Oglio e Mella e che si estende dai monti di Polaveno alle prime propaggini della pianura Padana, ha presentato in passato caratteri peculiari, nello sviluppo socioeconomico e nel rapporto con l’ambiente circostante, che in qualche misura l’hanno diversificata dal resto della provincia bresciana. Infatti il rapporto con il particolare ambiente geofisico (qui rappresentato da un’ondata di colline che dolcemente si succedono fino a sfumare nella campagna) ha in qualche misura influenzato lo sviluppo civile delle popolazioni, che in esso si sono trovate a vivere umanizzandolo con la propria industre fatica.
Detto questo è assai probabile che la conservazione nel tempo del particolare toponimo sia  strettamente connesso a ragioni fiscali. Infatti per quasi quattrocento anni dichiararsi cittadini di Franciacorta significava godere di esenzioni fiscali. Ci riferiamo ai privilegi in materia fiscale, goduti a partire dal Quattrocento e per tutto durante il periodo veneziano, che contribuirono a far assumere a questa fascia geografica una sua specifica fisionomia anche in campo politico/amministrativo. Queste esenzioni, oltre ai vantaggi diretti, favorirono anche la formazione di un ceto contadino dalla fisionomia mista abituato a incrementare il proprio reddito poderale con attività legate al commercio. Queste attività mercantili erano poi agevolate dalla particolare posizione geografica che faceva del pedemonte il punto di raccordo, di cerniera, fra i prodotti dell’agricoltura irrigua della bassa e quelli dell’economia della Vallecamonica.
E infatti, proprio in questa zona, si erano installati da secoli due fra i più importanti mercati agricoli settimanali della provincia: quello di Rovato in Franciacorta, specializzato in fieno e bestiame, e quello d’Iseo, dai caratteri misti per la gran quantità di derrate e di prodotti tessili e manifatturieri che vi si trattavano. Proprio questa particolare duttilità, unità alla vicinanza alla città e alla presenza di un discreto numero di piccoli proprietari che dipendevano solo in parte dal lavoro signorile, aveva finito per favorire anche la diffusione del lavoro a domicilio, conseguente al decentramento di alcune attività tessili.
Vediamo i brevemente la natura di questi privilegi e l’area geografica che essi delimitano come Franciacorta. I primi privilegi concessi da Venezia alla Franciacorta risalgono al 1438 e consistono nell’estensione delle esenzioni e delle limitazioni godute precedentemente dalle Valli Trompia e Sabbia; esse erano state concesse in cambio della fedeltà dimostrata dai comuni e dagli “homines” di Rovato e Gussago durante la guerra con i Visconti, che si era combattuta proprio nei paesi e nelle campagne della Franciacorta. Infatti il capitano di ventura Nicolò Piccinino aveva occupato, dopo un’aspra battaglia, la roccaforte di Rovato il 30 agosto del 1438, e alcuni giorni dopo anche Gussago.
Quei privilegi furono sanciti definitivamente nel 1440 con la ducale del Doge Foscari, nella quale si stabiliva che, in cambio delle “limitazioni” e delle esenzioni concesse, le quadre di Gussago e di Rovato dovevano pagare in tre rate la somma di 3.500 lire imperiali all’anno.
La sentenza che estende anche ai comuni della Franciacorta la facoltà di non pagare i singoli dazi, in cambio di una somma stabilita, è del 26 gennaio 1450. Con essa si concede in perpetuo l’esenzione da tutti i dazi generali gravanti sul pane, sul vino e sulle carni, sull’olio, lino e legumi, nonché da quello chiamato dell’imbotado, che colpiva tutte le biade e gli altri prodotti agricoli al momento del raccolto, in cambio della somma di 4.500 lire planete.
Questa sentenza dei Rettori di Brescia è molto importante, perché identifica la Franciacorta con i paesi delle quadre di Rovato e Gussago e precisamente:
Quadra di Rovato: Rovadum cum Cocalio, Erbuscum, Cazzaghum, Calinum, Bornatum, Paternum, Passiranum, Camignonum cum suis pertinentiis
Quadra di Gussago: Gussagum, Cellatica, Roncum, Rotingum, Sajanum, Brionum, Homis, Polavenum, Monticellum, Provesium, Provalium, Valenzanum,Castegnatum cum suis pertinentiis
Nella revisione dei privilegi, fatta nel 1612 per metter fine agli abusi, i Rettori di Brescia confermano nuovamente alle quadre di Gussago e di Rovato i privilegi goduti dalle Valli bresciane. In quell’occasione si stabilì anche che, in cambio delle limitazioni concordate, gli abitanti di queste quadre fossero esenti da tutti “li carichi ordinarli” reali e personali di qualunque sorta.
Erano quindi esentati anche dal dazio del “bollo delle bestie”, che si doveva pagare all’atto dell’acquisto o della vendita di quadrupedi, e da quello chiamato del “traverso” su tutte le merci acquistate o vendute fuori del paese; infine si sanciva che gli abitanti di queste quadre potessero comperare, vendere, tenere e condurre di terra in terra… tutto quello che vogliono, senza alcun pagamento di dazio o pedaggio, over gabella.
Così dunque mentre tutti i prodotti (agricoli e non) delle altre zone del bresciano andavano “bollati” dal funzionario del dazio che riscuoteva le imposte, quelli che entravano od uscivano dalle comunità di Franciacorta andavano accompagnati da una semplice “bolletta”, compilata dai consoli del paese, ove si registrava la provenienza e la destinazione delle merci, le quali quindi praticamente sfuggivano al controllo dei daziari.
Queste esenzioni avvantaggiavano nei commerci gli abitanti dei paesi di Franciacorta che potevano acquistare e vendere con margini di profitto e guadagni più alti: basti pensare che erano persino esenti dal dazio della Stradella che si pagava per le merci transitanti per il veronese -(sentenza del 30 maggio 1678).
Si capisce dunque la tenacia con la quale le comunità della Franciacorta difesero strenuamente questi privilegi contro gli agenti dei dazi.
Nel 1688 nel confermare i precedenti privilegi si pone l’attenzione in particolare sul dazio delle taverne; anche questa volta, nel concedere la limitazione, viene richiamata la particolare fedeltà che lega a Venezia le quadre della  Franciacorta, del Pedemonte, delle Valli e di altri luoghi, privilegiati; agli abitanti di questi luoghi, poveri bensì, ma altrettanto ricchi,di fede, si concede l’esenzione in perpetuo di molti dazi, e tra essi quello delle taverne sotto il cui nome cade il poter vendere vino, pane e carne al minuto .
Questa esenzione era molto importante, in quanto la maggior parte delle osterie erano possedute dalle Comunità rurali,  che dal loro affitto ricavavano una fonte non indifferente di reddito.
(Gianpietro Belotti – appunti novembre 2011)
L’identità della Franciacorta è dunque “un’identità forte”, strutturatasi nel corso dei secoli. Va dato atto al Consorzio per la Tutela del Franciacorta cinque secoli dopo di averla rilanciata, sia pure legata ai soli prodotti vinicoli, in un periodo in cui andava
smarrendosi.
La Franciacorta — scrive il Consorzio sul suo sito - inaugura ufficialmente la propria era contemporanea del vino il 21
luglio 1967 con il Decreto del Presidente della Repubblica che la riconosce come zona a Denominazione di origine controllata.
Il progetto Terre di Franciacorta non è però nato a supporto e sostegno di una specifica attività, ma per essere un progetto dei Sindaci e del Territorio, che valorizza l’identità locale e quindi la storia e la cultura dei nostri paesi.
Di questa identità possono e devono fregiarsi tutte le attività produttive legate al territorio, ma in prim’ordine i Comuni che storicamente fanno parte della Franciacorta 
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BRESCIA. Incontro MSF. Presentazione libro DIGNITA’

Reading e presentazione del libro

“Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere”

Mercoledì  7 marzo 2012 ore 20.30

Brescia, Teatro Santa Chiara

Contrada Santa Chiara, 50/a

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Introduzione a cura di

Carla Boroni presidente CTB Teatro Stabile di Brescia

Giorgio Contessi responsabile Ufficio Stampa MSF Italia

Testimonianza di

Paola Rosa infermiera e operatrice umanitaria di Brescia di MSF

Letture a cura di

Compagnia Scena Sintetica Maura Benvenuti, Armando Leopaldo, Paolo Djago, Paola Facchetti

Accompagnamento musicale

Chorus sax 4et del maestro Bruno Provezza, con Nino Ceruti, Alberto Situra, Gabriele Viviani

Regia

Antonio Fuso

Si ricorda che mercoledì  7 marzo 2012 alle ore 20.30 al Teatro Santa Chiara, l’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) in collaborazione con il CTB Teatro Stabile di Brescia presenta il libro “Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere” (Feltrinelli Editore).

Le esperienze e le parole degli autori saranno restituite al pubblico grazie alle voci e alla musica curata dalla Compagnia Scena Sintetica.

Il reading sarà preceduto dall’introduzione di Carla Boroni, presidente del CTB, di Giorgio Contessi, responsabile dell’ufficio stampa di MSF Italia, e dalla testimonianza di Paola Rosa, infermiera, operatrice umanitaria di Brescia di MSF.

“Dignità!” raccoglie i contributi di autori prestigiosi, che hanno viaggiato in alcuni dei contesti in cui è presente MSF: Alicia Giménez Bartlett, Mario Vargas Llosa, Paolo Giordano, Tishani Doshi, Catherine Dunne, Esmahan Aykol, Eliane Brum, James Levine, Wilfried N’Sondé.

Dalla Repubblica Democratica del Congo al Sudafrica, dalla Grecia al Malawi, dalla Bolivia all’India, dal Bangladesh al Burundi, i nove scrittori testimoniano attraverso racconti e reportage di viaggio, la realtà di alcune aree in cui MSF opera, all’interno di crisi umanitarie spesso dimenticate o inaccessibili. Storie, spesso romanzate e non sempre a lieto fine, ma che per la prima volta rendono loro la propria dignità.

  “È difficile, quando si visita il Congo, non ricordare la tremenda esclamazione di Kurtz, il personaggio di Conrad in Cuore di tenebra: “L’orrore!”, Mario Vargas Llosa.

Aderire al progetto di MSF non mi ha solo permesso di arricchire le mie fonti di ispirazione ma anche di visitare una parte del mio paese che non conoscevo, il Nagaland, nel nord est dell’India”, racconta Tishani Doshi, scrittrice, poetessa e giornalista indiana. “Ciò che mi ha più colpito è stata la totale iniquità rispetto al sud del paese: mentre lì infatti si è sviluppato un vero e proprio turismo sanitario e gente da tutto il mondo vi si reca perché sa di trovare cure di altissimo livello, il nord est sembra come sospeso nel tempo. Vi sono zone senza acqua e corrente elettrica, dove non è possibile neanche conservare i vaccini. Questo mi ha profondamente colpita”.

“Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere” è disponibile in tutte le librerie e parte del ricavato andrà a sostegno dei progetti di MSF.

In occasione della serata di presentazione al Santa Chiara il libro sarà in vendita nel foyer del teatro.

Medici Senza Frontiere (MSF), fondata nel 1971, è la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico al mondo nata per offrire soccorso sanitario alle popolazioni in pericolo e testimoniare delle violazioni dei diritti umani cui assiste durante le sue missioni in oltre 60 Paesi. Nel 1999, è stata insignita del Premio Nobel per la Pace.

www.medicisenzafrontiere.it

Per informazioni:

MSF Brescia  345.4638176 info.brescia@rome.msf.org; www.medicisenzafrontiere.it

CTB Teatro Stabile di Brescia 030.2928611 – 617;  www.ctbteatrostabile.it

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fcb: 8 marzo “Le donne”

A chiusura del 150° delle celebrazioni per l’Unità d’Italia


GIOVEDI 8 MARZO ALLE ORE 17.00

presentazione della sezione

LE DONNE

nell’ambito della Rassegna di immagini e notizie su

Preti, donne e popolo, i più dimenticati

 In tale occasione sarà presentato il volume

Quando si faceva la Costituzione

di Telemaco Portoghesi Tuzi e Grazia Tuzi

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BRESCIA. FLORIANO FERRAMOLA in Santa Maria del Carmine

Fondazione Civiltà Bresciana O.n.l.u.s.

Vicolo san Giuseppe, 5 – 25122 Brescia

Tel 030/3757267 – fax 030/3774365

info@civiltabresciana.itwww.civiltabresciana.it

 

Presentazione del volume:

FLORIANO FERRAMOLA

in Santa Maria del Carmine

di Alessandra Corna Pellegrini

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Il Mistero dell’Omicidio del Sarto Cinese MENZIONE D’ONORE AL CONCORSO LETTERARIO ” MANERBA IN GIALLO” 2011

E’ una storia “noir”  che proviene dall’Oriente ed inoltre sembra provenire anche da un tempo lontano. Scritto nello stile “stilizzato” che è  proprio del Maffioli.

Due linee temporali, quella contemporanea ed una antica. Tre ambienti diversi e distanti: la mala cinese; la Brescia contemporanea; la quotidianità e l’esistenza di due singoli soli e anonimi personaggi che diventano doppiamente protagonisti: di un fatto di cronaca e di una struggente storia d’amore. Ciò che è più sorprendente è proprio quest’ultima, proprio perché sospesa tra mondi diversi e distanti. Una storia tenera, struggente, un sentimento che cerca di affermarsi, di riscattare il proprio diritto di svelarsi, concretizzarsi, ma…

Il finale dà anch’esso adito ad una doppia lettura: il bene e il male a confronto, vincono e perdono entrambi: la storia d’amore sconfitta, l’amore no..

Questo e gli altri libri di Maffioli li puoi trovare in E BOOK cliccando qui:

http://www.riccardomaffioli.name/ImieiLibriCataloghi/MieiLibriinEbook/tabid/536/Default.aspx#.TzOPFMXj7pg

Riccardo Maffioli è nato a Brescia il 22 agosto 1961. Questo è il suo secondo romanzo scritto, più un libro di poesie e più illustrato un libro per ragazzi. Si dedica inoltre alla pittura, fotografia, cinema e musica. Il suo lavoro lo puoi trovare su www.riccardomaffioli.it

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BRESCIA. Presso la libreria della Cattolica lunedì 30 gennaio alle 17,30: iniziativa su don Milani

Ricordiamo l’ appuntamento del 3 febbraio presso l’Ateneo di via Tosio a Brescia su Mino  Martinazzoli (appuntamento precedentemente previsto per il 16 novembre 2011)

Nell’attesa si segnala l’ iniziativa su don Milani presso la libreria della Cattolica lunedì 30 gennaio alle 17,30

 (clicca per ingrandire)

 

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Incontro con l’Autore: Dott. Sergio Perini

Fondazione Civiltà Bresciana – Centro Giulio Aleni

 Fondazione civiltà bresciana

 in collaborazione con 

 

 UMAB (Unione Medici Agopuntori Bresciani)

 Unione medici agopuntori bresciani

 

 

Sabato 21 gennaio 2012 alle ore 17,30

presso il salone Mario Piazza della Fondazione Civiltà Bresciana

in Vicolo S.Giuseppe, nel chiostro della Chiesa di San Giuseppe

Invitano all’incontro con l’Autore

 

Dott. Sergio Perini

 

che avrà il piacere di presentare il suo nuovo libro

“Un medico in Cina”

 

 

 

Edito dalla Casa Editrice Armando di Roma

Introducono

dssa Huang Xiu Feng – Centro Aleni della Fondazione Civiltà Bresciana

dr Antonio Losio – Vice-Presidente UMAB

 

Ingresso libero e gratuito

 

 

Il dr Sergio Perini è medico psicoterapeuta e agopuntore, appassionato di arte. Presenta in questo libro alcune osservazioni “acquerellate” raccolte nei suoi numerosi  viaggi in Cina realizzati per approfondire la Medicina Tradizionale Cinese in un percorso di avvicinamento tra la Cultura Occidentale e Orientale iniziato da Marco Polo.

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Brigata Perlasca

Non pensiamo più con rancore a chi era dall’altra parte, a quelli che sono stati i vinti della Resistenza.
Pensiamo semplicemente alla prova che il popolo italiano diede di saper scegliere la giusta via.
Chi rammenta quei giorni, ben sa che l’anima dell’Italia la si coglieva tutta nell’ambito dell’antifascismo.
(…) In questo giorno penso anche ai vinti della Resistenza: con pietà per quelli che furono i loro caduti.
(…) Non possiamo andare più in là; non cadere in un agnosticismo. Che tutte le cause possano avere dei martiri, non permette di conchiudere che tutte siano uguali

Perlasca

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FONDAZIONE ”Civiltà bresciana”. Invito ad un seminario sull’islamismo (Paolo Corsini)

Cara amica, caro amico,
mi fa piacere invitarti al seminario che si terrà lunedì 7 novembre alle ore 17,30 presso la Fondazione “Civiltà bresciana” presieduta da Mons. Fappani, seminario nel corso del quale discuterò, insieme ad altri studiosi, sulle tematiche sollevate dal recente libro di Carlo Panella “Fuoco al Corano in nome di Allah”.
Con vive cordialità
Paolo Corsini

 

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Lettere, misteri e omissis: l’Italia nei documenti del caso Moro Luciano Costa

A CASTENEDOLO (BS). Dopo il libro di Veltroni è con lo storico Miguel Gotor il nuovo appuntamento nella Sala dei Disciplini
Il libro discusso da Pisanu, Arlati Follini, Corsini, Cacciari e Minoli

  1. red/vivicentro: Video News* e ricordi su Aldo Moro

Castenedolo incontra… E mai come in questo caso il titolo dato agli appuntamenti pensati e proposti per discutere di politica, che qui si susseguono dal 2005, sembra più appropriato. Prima attorno a Mino Martinazzoli e poi, dal 4 settembre 2011, data in cui Mino se ne è andato, avendo come impegno e prospettiva l’approfondimento coraggioso, spesso anche scomodo, di ciò che siamo stati, siamo e ci avviamo ad essere, l’Associazione Aldo Moro e il suo presidente, Gian Battista Groli, fanno cultura, invitano a riflettere e a ragionare chiunque abbia voglia di fermarsi non alle apparenze, ma al nocciolo e alla sostanza delle questioni.
Quindici giorni fa, nella stessa sala dei Disciplini di Castenedolo, al centro del dibattito c’era “L’inizio del buio”, il libro scritto dall’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, pieno di ricordi e di buone intenzioni; tra pochi giorni, dopodomani venerdì 14 ottobre, nella stessa sala, al centro dell’attenzione ci sarà «Il memoriale della Repubblica», libro scritto da Miguel Gotor, pieno d’inquietudini e di domande inevase.
MIGUEL GOTOR, quarantenne professore di storia all’Università di Torino (che è, si legge nella breve presentazione del risvolto di copertina, anche «esperto di santi, eretici ed inquisitori» del cinquecento e del seicento), scrive, descrive, teorizza – anche impietosamente – una Repubblica, la nostra, che traballava e ancora traballa, proponendo pensieri pensati e forti riflessioni sulla prigionia di Aldo Moro (dal 16 marzo, giorno del rapimento, al 9 maggio 1978, quando il suo corpo fu abbandonato in una via di Roma), sulle paure a cui lo obbligarono i “brigatisti rossi” suoi carcerieri, sulle ansie che egli ripose in lettere e fogli, alcuni conosciuti, altri sconosciuti e, quindi, misteriosi.
Il risultato, non ancora definitivo, è quello che lo stesso autore prima racchiude tra «i segni di una sanguinosa e decennale lotta di potere, in cui la politica, le ambizioni personali, la criminalità e gli affari si intrecciano con la crisi della Repubblica» e poi definisce «un enigma italiano», ma anche «la sua soluzione».
Al centro del «memoriale», ben più di una «ricerca storica», ci sono le lettere e i documenti che Aldo Moro scrive (o è costretto a scrivere) nei giorni della sua prigionia. Alcuni sono conosciuti (per esempio quello datato 10 aprile 1978, che accusa il democristiano Paolo Emilio Taviani, ma anche tutta quella classe dirigente che non capiva e non agiva…), altri restano tuttora avvolti in troppi distinguo, in molti «non ricordo» e in parecchi «top secret» (i 49 fogli trovati il primo ottobre 1978 in un appartamento di via Monte Nevoso a Milano furono censurati, ma da chi? chi nasconde, e dove, gli originali delle lettere e dei documenti trovati in fotocopia nello stesso appartamento il 9 ottobre 1990 nel corso di lavori di restauro?).
Quei fogli ritrovati a distanza di anni, sostengono in molti, ci sono, devono esserci. Resta da scoprire «in quale Stato e in quale cassaforte».
Le risposte a queste ed altre domande si trovano – scrive Gian Battista Groli nella presentazione della serata – in questo libro in cui Miguel Gotor dimostra, come già fece raccogliendo le lettere dalla prigionia, che è possibile sottrarre le carte di Aldo Moro alle dietrologie, ai sospetti, per consegnarli al rigore del metodo storico». Marc Bloch, insigne professore di Storia, francese di grande fama (Strasburgo gli ha dedicato parte della sua Università), citato nel libro, scrisse che «una parola domina ed illumina i nostri studi: comprendere». Mai come oggi, e Gotor lo sostiene con forza, abbiamo bisogno di «comprendere»: per andare oltre gli ostacoli, oltre l’ovvietà, oltre le sconfitte. Comprendere anche e soprattutto per incontrare la «verità».
PUÒ ANCHE apparire strano, e forse lo è davvero, che l’autore collochi un brano del Vangelo di Luca (12, 54-56) appena prima del prologo con cui inizia il «memoriale». Strano, ma illuminante. L’evangelista, infatti, racconta la parabola in cui Gesù mette i suoi discepoli e la folla di fronte all’ipocrisia. Dice: «Se vedete le nuvole pensate che pioverà; se soffia il vento di scirocco dite che fa caldo». Subito dopo ammonisce: «Ipocriti – dice – siete capaci di capire l’aspetto della terra e del cielo, come mai non sapete capire quel che accade in questo tempo?».
Anche adesso, di fronte alle pagine fitte di ricostruzioni, di cronaca e di innumerevoli dubbi, la domanda è la stessa: «Perché non sappiamo, o non vogliamo, capire quel che è accaduto e accade intorno a noi?». Mino Martinazzoli, abituato alle serate di Castenedolo, forse avrebbe risposto che «capire non dipende da ciò che è visibile, ma da ciò che si vuole vedere».
«CASTENEDOLO INCONTRA», venerdì prossimo, chiama a discutere e a riflettere sul libro di Miguel Gotor, oltre all’autore che è anche collaboratore del quotidiano La Repubblica, personaggi come Giuseppe Pisanu, senatore della Repubblica del Popolo della Libertà e presidente della Commissione parlamentare antimafia, Roberto Arlati, già ufficiale dei Carabinieri Nucleo Antiterrorismo, il filosofo Massimo Cacciari (docente univesitario e anche politico, già sindaco di Venezia), il senatore Marco Follini (estrazione cattolica e voce critica all’interno del Partito democratico), l’onorevole Paolo Corsini (storico, deputato del Partito democratico e per un lungo periodo sindaco di Brescia) e il giornalista Giovanni Minoli, direttore di “Rai Storia”, che sarà anche moderatore e, possibilmente, anche guida alla scoperta di ciò che la storia contiene. Infatti, se «la storia siamo noi», ne abbiamo il diritto.

red/vivicentro:

* Video News e ricordi su Aldo Moro

Via Caetani, sono passati 33 anni

Era l’epilogo di un sequestro durato 55 giorni


bresciaoggi

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