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A2A, 500 firme per candidare Giovanardi alla Sorveglianza
Anche Cesare Giovanardi ha presentato la sua candidatura al Consiglio di sorveglianza di A2A. È lo stesso ex candidato sindaco e membro della segreteria cittadina del Pd a darne notizia: «Sono state raccolte 500 firme tra varie associazioni e realtà del territorio, vale a dire Vivicentro, Tempo Moderno, i Piccoli azionisti di A2A di piazza Loggia, I soldi di tutti, gli Amici di corso Garibaldi, i Cittadini in movimento, Zona d’ombra e Ama la tua città». Il primo firmatario della lista è Alfredo Cosentini, consigliere comunale dell’Idv.
Come tutte le altre candidature (ieri si chiudeva il termine per la presentazione) ora anche quella di Giovanardi verrà esaminata da una Commissione che ne valuterà i requisiti. Dopo di che toccherà al sindaco Adriano Paroli decidere.
Ieri, quindi, la scadenza dei termini per le candidature. Palazzo Loggia però dovrà attendere ancora alcuni giorni (necessari per le segnalazioni inviate via posta) per poter avere un quadro completo. (gdb)
A2A, si prospetta un 2012 magro
PARLA L’ASSESSORE DI MEZZA
Il monte dividendi sarà di 110 milioni, contro i 298 dello scorso esercizio
Il 2011 rischia di essere un anno «magro» per gli azionisti di A2A. Il Comune di Brescia, che assieme al Comune di Milano controlla il 55% del capitale della società, ha rivisto le sue previsioni sul dividendo che verrà staccato dalla multiutility nel 2012 e riferito all’esercizio appena chiuso.
«Avevamo posizionato 60 milioni nel capitolo di entrata dei dividendi di A2A, l’abbiamo rivisto in maniera prudenziale a 30 milioni» ha detto al telefono l’assessore al Bilancio di Brescia, Fausto Di Mezza. Nel 2010 il Comune di Brescia aveva incassato da A2A 83 milioni di euro in cedole, 31 dei quali a titolo di cedola straordinaria. Nella conferenza stampa di fine anno il sindaco di Brescia, Adriano Paroli, ha previsto una drastica riduzione dei dividendi, annunciando un inevitabile ripercussione sui fondi disponibili per i servizi sociali. «In ogni caso cercheremo di avere il più possibile – ha detto Di Mezza -: una delle garanzie fatte dalla precedente giunta di Centrosinistra (guidata dall’ex sindaco, Paolo Corsini, ndr) era il mantenimento del livello dei dividendi, uno dei punti fondanti su cui è nata A2A». Se le previsioni di Brescia si dovessero avverare quest’anno il monte dividendi di A2A sarà di circa 110 milioni, contro i 298 dello scorso esercizio. La multiutility ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile di 114 milioni di euro mentre nel 2012 la società dovrà scontare gli effetti del riassetto Edison da cui sono attese 530 milioni di minusvalenze sulla cessione della quota in Foro Buonaparte che saranno solo in parte mitigate dal disavanzo di fusione tra Delmi, holding dei soci italiani, ed Edipower
Redazione Online
corrieredellasera/brescia
Edison: Edf e italiani rispondono a Consob
MILANO (MF-DJ)–A2A, Delmi, Edison, Edf e Iren, in merito alla richiesta di chiarimenti da parte della Consob sull’accordo per il riassetto della societa’ Foro Buonaparte, precisano che l’intesa riflette esclusivamente gli elementi essenziali dell’operazione di riorganizzazione e resta tuttora condizionata all’approvazione dei relativi organi competenti e, con riferimento alla multinazionale francese, dovranno inoltre essere consultati i sindacati dei lavoratori.
Le societa’, informa una nota congiunta diffusa nella tarda serata di ieri, precisano inoltre che l’intesa raggiunta e’ un accordo preliminare e verte su principi generali di un’operazione con caratteristiche diverse rispetto all’operazione oggetto di negoziato nei mesi scorsi e del relativo quesito presentato a Consob da Edf e Delmi il 21 novembre 2011, quesito che pertanto verra’ formalmente ritirato nei prossimi giorni. Edf intende presentare un nuovo quesito a Consob nel mese di gennaio.
In merito alla valorizzazione delle azioni Edison in 0,84 euro nel contesto dell’acquisizione del 50% di TdE da parte di Edf, Delmi e la societa’ francese specificano che la valorizzazione e’ il risultato di un negoziato tra le parti ed e’ in linea con la media dei prezzi di borsa dei precedenti dodici mesi. Stante la struttura dell’attivo e del passivo di TdE, il prezzo da corrispondersi per il 50% del capitale di TdE derivera’ dalla valorizzazione delle azioni Edison (pari a circa 1,33 mld euro per il 50% della partecipazione detenuta da TdE in Edison), dedotta la quota parte della posizione finanziaria netta di TdE al momento del perfezionamento dell’operazione. Ipotizzando una posizione finanziaria netta complessiva di TdE pari a 1,26 mld, il prezzo sarebbe pari a circa 700 mln.
In merito alla determinazione del prezzo di trasferimento del 70% del capitale sociale di Edipower, le societa’ specificano che il prezzo e’ stato determinato ad esito di un negoziato che ha fatto riferimento all’estremo superiore della valorizzazione del 20% del capitale di Edipower espressa nel preliminare di acquisto, concordata tra Edf e Alpiq e gia’ nota al mercato (vale a dire, 150-200 mln euro per il 20% del capitale). Con riferimento alla partecipazione del 50% di Edipower, all’esito delle negoziazioni l’acquirente ha accettato di corrispondere un ammontare ulteriore pari a 100 mln euro, per cui il prezzo che Delmi dovra’ corrispondere a Edison sara’ pari a circa 600 mln.
Con riferimento alle modalita’ di trasferimento del 20% del capitale di Edipower attualmente detenuto da Alpiq, Edf sottolinea che l’esclusiva prevista dal contratto preliminare sottoscritto con Alpiq e’ stata prorogata fino al 31 gennaio 2012 e che Edf sta valutando le modalita’ con le quali la quota di Edipower di proprieta’ di Alpiq sara’ trasferita a Delmi per il corrispettivo di 200 mln.
In merito ai contratti di fornitura di gas tra Edipower ed Edison, le societa’ precisano che l’intesa raggiunta ha natura preliminare, persegue l’interesse delle due societa’, e non prevede termini specifici al di la’ di quanto annunciato, vale a dire una durata di sei anni, volumi pari al 50% del fabbisogno di Edipower e prezzi a condizioni di mercato (espresse nel mercato termoelettrico); clausole di flessibilita’ di consegna saranno oggetto di negoziazione tra le parti secondo condizioni di mercato.
La stipula, a seguito della definizione degli ulteriori termini dei contratti, e’ prevista entro la data di perfezionamento dell’operazione. In merito all’attivazione della procedura sulle operazioni con parti correlate ed al regolamento Consob che disciplina la materia, considerato che l’intesa annunciata in data 27 dicembre 2011 e’ subordinata alla approvazione da parte degli organi sociali competenti, Edison spiega che la procedura e’ stata attivata con riguardo alla selezione, da parte degli amministratori indipendenti, degli advisor Goldman Sachs e Rothschild, che forniranno loro assistenza per gli aspetti valutativi nell’ambito dell’approvazione da parte del Cda. com/alb alberto.chimenti@mfdowjones.it
December 30, 2011 05:42 ET (10:42 GMT)

| Nome | Prezzo Ultimo Contratto | Var % | Ora | Min oggi | Max oggi | Apertura | Fase di Mercato | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
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A2A | 0,736 | -1,47 | 13.44.18 | 0,7355 | 0,7515 | 0,7515 | Negoziazione Continua |
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Edison | 0,8175 | -0,12 | 13.45.40 | 0,817 | 0,8195 | 0,8195 | Negoziazione Continua |
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Iren | 0,7275 | +1,39 | 13.42.29 | 0,721 | 0,7295 | 0,721 | Negoziazione Continua |
| Dati ritardati di 15 minuti | ||||||||
BRESCIA – A2A: Montenegro ed Edison i due fronti per farsi largo, Giovanni Armanini
IL FUTURO. Rassicurazioni dal presidente del consiglio di gestione Zuccoli e dal sottosegretario Saglia
Saranno rispettati i termini della chiusura dell’accordo con i francesi di Edf . Si aggiorna l’intesa per l’Epcg di Podgorica
RIMINI – Dopo una settimana e oltre di dibattito sulla necessità o meno di vendere parte della partecipazione del Comune di Brescia in A2A gli azionisti bresciani (gli istituzionali, così come i piccoli risparmiatori di cui ci si dimentica ma che pur esistono) si sono svegliati ieri con un titolo nuovamente in risalita ed importanti novità in merito a due fronti strategici caldi per il futuro della municipalizzata. Da una parte il Montenegro, investimento le cui finalità non sono state mai troppo chiare né per i risparmiatori né per i mercati (che infatti ieri hanno esultato chiudendo con il +2,51% del titolo) ed il cui percorso ha mostrato evidentemente l’anacronismo di chi rivendica ancora brescianità in una azienda che aspirerebbe a strategie globali. Dall’altra il capitolo Edison, con le rassicurazioni del presidente del consiglio di gestione Giuliano Zuccoli e anche del sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia, che a margine di un convegno sulle politiche energetiche durante il meeting di Rimini hanno ribadito la volontà di rispettare i termini della chiusura dell’accordo con i francesi di Edf. Due fronti strategici anche perché da lì passa il futuro dell’azienda e la capacità di ri-valorizzare in Borsa un titolo che da anni sta arretrando.
MONTENEGRO. A2A detiene il 43,7% (per un investimento di 436 miloni di euro) della Epcg di Pogdorica, controllata dal governo montenegrino. Ieri è stato firmato un memorandum sulla revisione degli accordi del 2009 (che sostanzialmente prevedevano il passaggio dell’intero capitale in mani italiane entro il 2015). Il governo montenegrino spera così di mettere a tacere le polemiche sulla svendita della compagnia elettrica agli italiani. Parallelamente A2A deve fare chiarezza sulla strategia montenegrina (dove il business energetico è legato all’idroelettrico) in una partita complessa che non sarebbe giocata solo su due tavoli, ma vedrebbe sullo sfondo anche un interessamento russo (potenziale acquirente delle quote italiane).Giuliano Zuccoli è stato chiaro: «Non c’è nessun disimpegno da parte dell’azienda, l’intesa rappresenta un riequilibrio dell’accordo in funzione dei movimenti politici avvenuti in Montenegro negli ultimi tempi. Credo che si sia migliorata la posizione reciproca rispetto al passato che conferma comunque la nostra strategia». Che sullo sfondo ci sia uno scenario politico più che economico Zuccoli lo ha fatto ulteriormente capire spiegando che: «Si sta monitorando il passaggio del Montenegro da stato legato a logiche dei tempi precedenti a Stato che è pronto ad entrare in Europa». A margine del convegno anche il bresciano Paolo Rossetti, direttore generale dell’area tecnico-operativa del gruppo, ha confermato: «Non cambia nulla, la direzione rimane in mano nostra. Il governo montenegrino ci ha solo chiesto di non passare ad un controllo di maggioranza».
EDISON. Sulla possibilità di chiudere l’intesa con i francesi di Edf il sottosegretario Saglia ha espresso ottimismo nell’intento di «trovare un’intesa definitiva», aggiungendo anche che «l’accordo di marzo era già positivo, meglio se potrà essere migliorato: non ci sono date in discussione ma la possibilità di precisare alcune questioni tra cui le reciprocità e la possibilità di dare prospettive industriali di cui l’azienda ha bisogno». Zuccoli dal canto suo ha spostato la barra verso il governo: «I nostri soci francesi fanno benissimo a pretendere una presa di posizione da parte del Governo italiano: siamo contenti che la partita sia finita in mano al ministro delle attività produttive Paolo Romani, perché ci aiuterà a negoziare meglio il riassetto». I punti chiave: «La spartizione degli asset di Edipower e il valore della put che andrà riconosciuta per i soci italiani». Zuccoli infine si è espresso sui provvedimenti governativi della finanziaria. A partire dalla Robin Tax, ricordando con una battuta che «Robin Hood era contro lo sceriffo di Notthingham, contro le tasse La Loggia segue con grande interesse: da settembre il dibattito sul futuro della partecipazione non potrà che passare – a prescindere dalle libere battute agostane d’assaggio dei protagonisti – dalle pagine dei giornali alle sedi istituzionali, ed il tema del valore effettivo dell’azienda anche in Borsa (gli analisti finanziari sostengono che la partita Edison sia il vero nodo per valorizzare l’azienda, e la reazione dei mercati ieri alle novità sul Montenegro dimostra il resto) non è certo secondaria visto che sui tempi di un’eventuale operazione di vendita proprio l’assessore al bilancio Fausto Di Mezza ha rinviato tutto nell’ipotesi di una rivalorizzazione della partecipazione (attualmente al 27,5%, come quella di Milano).
bresciaoggi
BRESCIA – Prc: A2A? Via dalla Borsa Sel: Serve un progetto
Dibattito aperto anche nei partiti della sinistra sul futuro della partecipazione bresciana in A2A. Rifondazione comunista ha un’idea chiara e radicale: fuori dalla Borsa che sta facendo danni, restituire all’azienda il ruolo di collettore tra aziende del territorio che ha creato lavoro e crescita ai tempi di Asm. E se servisse «non si deve escludere la via del referendum» afferma il segretario cittadino Fiorenzo Bertocchi.
Per Donatella Albini di Sinistra e libertà, invece, serve un quadro chiaro da parte della Loggia che affronti il problema di tutte le partecipate, fermo restando che A2A è l’ultima azienda da considerare alla voce dismissioni.
«SE PER QUALCUNO non è un tabù aumentare le quote in mano ai privati – spiega Bertocchi – per noi non è un tabù che A2A ritorni tutta in mano pubblica e che venga tolta da quel maledetto gioco d’azzardo che in questi giorni sta mostrando tutti i suoi limiti ed è la Borsa. Rolfi chiede prudenza perchè qualsiasi cosa dicano o facciano viene sistematicamente smentita nell’arco della giornata dai loro stessi uomini di Governo. Noi chiediamo proprio che sia il caso che il dibattito si apra e diventi pubblico». L’idea è inserita in un quadro più ampio: «La finanziaria non taglia i costi della politica ma la democrazia, e lo stesso atteggiaemnto viene ribadito non volendo parlare pubblicamente. Allo stesso tempo c’è un attacco ideologico che tende a ribadire le politiche neoliberiste come pensiero unico, ma sono le stesse idee che ci hanno portato a questa situazione di crisi. Gli italiani si sono espressi nel referendum contro le privatizzazioni. Che ora si parli di liberalizzazioni è uno schiaffo alla volontà dei cittadini».
Il Prc chiede uno sforzo strategico: «Va ribaltata la logica che riguarda A2A. Senza dimenticare i rischi delle alienazioni: solo realtà con grosse disponibilità economiche potrebbero entrare, e se questi soggetti fossero vicini alla Compagnia delle Opere si aprirebbe un grosso conflitto di interessi visto e considerato chi guida il Consiglio di sorveglianza. Adesso va cambiata l’impostazione operativa di A2A: l’azienda ha un senso ed è utile non come elemento che produce dividendi, ma come realtà che garantisce posti di lavoro di qualità e sicuri ed al contempo servizi essenziali di base». Per questo Bertocchi si augura che: «Gli utili in futuro vadano reinvestiti maggiormente per sviluppare l’azienda potenziando i servizi e le reti e l’occupazione creata. Tornare a quello che fu il ruolo di Asm che sosteneva una rete di attività ad essa legate. Se il processo di privatizzazione dovesse andare avanti chiederemo un referendum per far esprimere i cittadini».
PER ALBINI sostanzialmente si è perso un anno di tempo per immaginare il futuro: «Quando c’è stata la discussione sulle partecipate circa un anno fa in consiglio comunale dissi che serviva un cronoprogramma delle potenziali dismissioni per vendere il più tardi possibili le più redditizie. Mi aveva poco convinto la parata di audizioni in commissione, avremmo dovuto ragionare sulla base di un piano della Giunta». E Sel non dimentica che: «A2A è l’azienda che in questo momento consente la sopravvivenza dell’economia amministrativa della nostra città. Parlarne al di fuori di una visione d’insieme è un punto di partenza sbagliato privo di ragionevolezza economica e politica. È l’ultima cosa che si deve vendere, primo peril valore delle azioni, secondo perchè bisogna concertare una azione con Milano». ARMA
bresciaoggi
BRESCIA – Vendere le quote A2A? La Lega dice «no» Giovanni Armanini
IL DIBATTITO.
Continua il confronto sul da farsi in merito al futuro della utility milanese-bresciana, dopo la spinta alla liberalizzazione di Di Mezza osteggiata dal Pd
Rolfi: «Riflessione cauta e pacata, dall’alienazione non si torna»
E da Milano Tabacci avverte: «Prima risolviamo Edison»
Nel dibattito aperto tra la ventata liberista auspicata da Fausto Di Mezza (assessore al Bilancio) e la difesa della presenza bresciana in A2A voluta da Fabio Capra (presidente della commissione «Bilancio e partecipate» della Loggia) è la Lega Nord a recitare il ruolo moderato di chi chiede «attenzione, cautela, scelte ponderate e bipartisan». E la Lega che smorza i toni sarebbe già una notizia di per sè, se non fosse che le dichiarazioni milanesi di Bruno Tabacci, neo assessore al bilancio della Giunta di Giuliano Pisapia, vanno nella stessa direzione. L’interesse meneghino è rivolto in primis al nodo Edison (oltre alle altre partite in portafoglio: Sea e Serravalle) e getta un nuovo interrogativo nello scenario bresciano: quanto A2A interessa a Milano rispetto a Brescia?
Fonti politico-economiche ipotizzano che in fondo Palazzo Marino in prospettiva non abbia così voglia di continuare a gestire una società appesantita, e che alla fine con qualche sforzo di fantasia si potrebbe anche immaginare un orizzonte operativo diverso, perchè no?, con un rilancio del ruolo della multiutility.
I nodi restano: quale sarà la «mission» (per usare un termine caro agli ambienti economico-finanziari) della A2A del futuro? E su quali asset si punterà? Domande che emergono alla luce di una finanziaria in cui una sola cosa è chiara: prima o poi i servizi andranno liberalizzati, che il tetto del 40% lo si voglia o meno.
«IO NON MI SCALDO in questo momento», premette il vicesindaco Fabio Rolfi, che con le sue parole delinea l’orientamento futuro della Lega: «Non è un tabù e nemmeno un sacrilegio andare al 40 per cento, ma la scelta va fatta senza aprire a dibattiti pubblici».
«Il tema che ha sollevato Di Mezza è più che altro di cassa, relativo ai tagli tra quelli previsti, quelli fatti e quelli che verranno, considerando anche che bisogna trovare il modo di rientrare dei costi della metropolitana perchè abbiamo adottato il piano scriteriato dell’amministrazione precedente». E il vicesindaco ha altre priorità: «Parte del patrimonio immobiliare potrebbe essere valorizzato dai privati, la quota del Comune nella Centrale del Latte può passare al 51% favorendo il coinvolgimento di realtà locali». Ma Rolfi resta convinto della necessità di restare nell’ex municipalizzata: «A2A è un’opportunità e, se alieni, poi non ce l’hai più. A me non piace una produzione normativa influenzata anche dalla linea europea e che finisce sugli enti locali senza distinguere fra enti ben gestiti e mal gestiti».
Recentemente la Loggia ha affrontato un problema simile su Brescia Mobilità distinguendo il patrimonio dal resto con la delibera del 29 luglio. Una via percorribile anche per A2A ragionando distintamente su reti e servizi? «Potrebbe essere una strada da valutare serenamente, ma potremo farlo solo davanti al testo finale della Finanziaria. quando il parlamento avrà licenziato il testo di legge», frena Rolfi. Che sulle risposte «tiepide» dei milanesi apre un altro tema: «Loro hanno un portafoglio partecipazioni più ricco del nostro con una pluralità di opzioni. Facendo un ragionamento ideale dico che la partecipazione comune deve rimanere anche guardando alle strategie future». Infine una riflessione su ciò che A2A rappresenta per le entrate del Comune: «La quantità e la qualità della spesa storica è stata drogata dai dividendi che si ricevevano: forse bisognerà dire ai bresciani che servirà un riposizionamento valutando in maniera sostenibile i servizi erogabili».
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BRESCIA, A2A – Democratici scettici Capra: «L’alienazione è una scelta sbagliata» , ARMA
«La conservazione dell’attuale presenza del Comune di Brescia nel capitale di A2A sarà la linea del Piave del Partito democratico»: lo ha detto ieri il consigliere democratico Fabio Capra, presidente della commissione
«Bilancio programmazione, tributi e rapporti con aziende partecipate» in risposta all’assessore Fausto Di Mezza secondo il quale «l’alienazione di A2A non deve essere un dogma».
PER IL PD invece pare si tratti proprio di un dogma di fede. Spiega Capra: «Anticipare di essere ideologicamente per le liberalizzazioni mi sembra un modo molto superficiale di agire. La conservazione di A2A sarà la linea del Piave del Pd. La municipalizzata è stata orgoglio Bresciano e ora sarà orgoglio lombardo: con Milano bisognerà lavorare per valorizzare e rilanciare l’azienda sul territorio. L’ultimo pensiero di un buon amministratore deve essere quello di vendere».
Tutto è sospeso in attesa della formulazione definitiva della finanziaria, e a questo proposito Capra manda un messaggio ai parlamentari Bresciani: «In Parlamento bisognerà far valere una necessaria distinzione rispetto alle aziende del Sud che hanno prodotto solo debiti: vogliamo vedere la capacità della politica di valorizzare la storia di un patrimonio locale. Lo dico a tutti i Bresciani eletti, a partire dal sottosegretario allo sviluppo Stefano Saglia che conosce la storia dell’azienda meglio di me».
Sul tema della virtuosità di bilancio (Brescia, secondo «Il Sole 24 Ore» è prima a livello nazionale) Capra tiene a ricordare: «Eravamo già i migliori nel 2006 e terzi a livello europeo nel 2007, questa non è una novità».
Per lui il problema è un altro: «Noi nel 2008 abbiamo lasciato un tesoretto di 150 milioni di euro e un indebitamento quasi nullo. Rispondendo a una mia interrogazione scritta mi è stato detto che in cassa ci sono 72,5 milioni. Significa che ne mancano 78, E allora mi chiedo: in tre anni dove sono finiti? Di cosa sono frutto? Certamente del patto di stabilità, dei tagli di Berlusconi e della Regione Lombardia e della diminuzione degli oneri di urbanizzazione. Ma anche di un aumento della spesa corrente che in valore assoluto è aumentata tra 800 mila e 1 milione di euro, cifre usate per pagare una serie di nuovi dirigenti sommati a quelli che già c’erano. Anche questo dà un’idea del bicchiere mezzo vuoto. Siamo di fronte a una virtuosità assottigliata. E poi continuiamo a chiederci: a cosa sono serviti i 13,5 milioni di Brixia Sviluppo?».
QUANTO alla promessa di mantenere inalterati i servizi, «faremo di tutto perchè venga mantenuta e garantita – annuncia Capra -. A marzo 2011 di quest’anno si è detto alle famiglie che il contributo sui buoni sociali degli anziani diminuiva in ragione dell’aumento della domanda. Vuol dire che aumentano le povertà e che non si riesce a far fronte con un welfare allo stesso livello del passato. Per noi, invece, la conferma di questi impegni sociali è prioritaria rispetto a tante opere inutili, dal parcheggio in Castello alla sede del Comune».
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BRESCIA – A2A, Loggia al bivio: «Azienda o servizi?» Giovanni Armanini
GLI EFFETTI DELLA FINANZIARIA.
Se la manovra dovesse passare così come formulata, la utility che è al 55% di Brescia e Milano si troverebbe di fronte a una scelta
Di Mezza: «Primo, recuperare valore. Poi valuteremo con Milano se cedere il 15%» Ma c’è una seconda opportunità, tenere le quote e aprire ai privati i bandi sui servizi
Due scenari si aprono all’orizzonte della partecipazione del Comune di Brescia in A2A (27,5%). Se la finanziaria (in particolare l’articolo 4 del decreto 138 della manovra bis) dovesse essere confermata così come formulata, renderebbe necessario un confronto serio e condiviso sul da farsi.
Due i possibili sbocchi: l’alienazione del 15% della partecipazione pubblica (il 7,5% a testa per Milano e Brescia) con l’obiettivo di mantenere in esclusiva i servizi pubblici locali oppure la conservazione di tutto il 55% in capo ai due Comuni, ma senza la possibilità di gestire in esclusiva i servizi, ovvero aprendo bandi di gara per la loro assegnazione.
La finanziaria per il momento non prevede obblighi diretti, anche perchè l’ordine di ridurre al 40% la partecipazione pubblica è stato abrogato con il referendum di giugno. In ogni caso, la manovra attualmente è una bozza, non è ancora stata approvata, e come noto spesso nei palazzi romani «si entra Papa e si esce cardinale».
QUESTA FINANZIARIA però obbligherebbe a scegliere. In primis i Comuni dovranno verificare la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali, mantenendo un eventuale diritto di esclusiva nel caso in cui, in base a un’analisi di mercato, la libera iniziativa non risultasse idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità. In questo caso scatterebbe l’obbligo di aprire un bando per l’assegnazione di questi servizi. Questo passaggio sembra una sorta di controprova richiesta: «dici che il privato non è all’altezza? Vai in gara e dimostralo».
L’utility milanese-bresciana (questa è la seconda condizione prevista in finanziaria) rientra tra le società a partecipazione quotate in Borsa prima del 1° ottobre 2003 cui viene garantito il diritto a proseguire l’attività di servizio fino alla scadenza del contratto. Con una condizione: «Che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente… al 40% entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30% entro il 31 dicembre 2015». La logica dell’articolo di legge è: «Vuoi tenere l’esclusiva sui servizi fino a che ne hai diritto? Vendi una parte delle tue azioni in modo da diventare una società a maggioranza privata». Una ipotesi che non permetterebbe più a Milano e Brescia di governare a due l’azienda (anche se resterebbe difficile gestire l’azienda senza il consenso di un pacchetto così importante di azioni). In sintesi: se si sceglie il controllo si deve accettare che il mercato possa fare (ma non è detto) offerte migliori per la gestione del servizio: se si preferisce mantenere il diritto ad operare in esclusiva fino alla fine dei contratti si dovrà abdicare sul piano societario e cedere la maggioranza ai privati.
DIBATTITO APERTO. L’assessore al bilancio della Loggia Fausto Di Mezza si è già espresso: «L’alienazione non deve essere un tabù», ha detto, auspicando una ventata liberale e precisando che l’operazione non sarebbe da fare oggi (con un prezzo delle azioni decisamente svalutato rispetto al valore reale), ma in attesa di un mercato più favorevole. Una scelta che imporrebbe il secondo passaggio (previsto dalla finanziaria così come finora formulata) ovvero quello di una ulteriore cessione del 5% entro fine 2015 (per raggiungere il 30% cumulativo con Milano). Ma il titolo risalirà? Il dilemma è concreto: le azioni A2A (Aem prima) nonostante ricavi sestuplicati negli ultimi nove anni non sono mai salite. Secondo gli analisti la crescita è legata alla soluzione del nodo Edison, ovvero – semplificando – all’accettazione delle centrali idroelettriche (che ai vertici A2A piacciono molto, a differenza del gas, più rischioso e legato alla volatilità petrolifera) come moneta di scambio per lasciare il controllo ai francesi di Edf. A quel punto le azioni A2A – che dal primo gennaio hanno perso il 13,02%, ovvero qualcosa come 420 milioni di euro di capitalizzazione – potrebbero risalire.
Ma esiste un’alternativa all’alienazione? I servizi territoriali che A2A gestisce vanno dalla distribuzione del gas e dell’elettricità al teleriscaldamento, dall’illuminazione pubblica ai servizi ambientali, dal ciclo idrico integrato alla gestione del calore e dei servizi informatici e di telecomunicazione. Ai tempi della fusione si disse che tra i vantaggi della grande utility c’erano servizi migliori e meno costosi.
Questa potrebbe essere l’occasione per dimostrarlo: del resto. se è immaginabile che l’azienda possa patire la concorrenza su singole voci è più difficile pensare di farlo se tutta la galassia di servizi offerti è presa in blocco.
bresciaoggi
E Brescia si sta preparando «Cedere A2A? Non sia tabù» , Giovanni Armanini
I RIFLESSI DELLA FINANZIARIA.
L’assessore al Bilancio tranquillizza i bresciani: «I servizi non saranno toccati, pensiamo piuttosto ad un piano di liberalizzazioni»
Di Mezza: «La manovra non penalizza il nostro bilancio, già al primo posto tra i virtuosi Bisognerà valutare la strategicità delle partecipazioni, l’importante è vendere bene»
Cosa può accadere a Brescia? Quali i riflessi della Finanziaria? Nessun taglio ai servizi, ma una riflessione seria su un piano di liberalizzazioni. Questa sembra al momento la prospettiva per il Comune di Brescia alla luce degli interventi previsti dalla manovra finanziaria, che ridurrà i trasferimenti. Liberalizzazioni, per essere chiari, significa vendere partecipazioni comunali, ed a tal proposito l’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza è chiarissimo: «Tutte le aziende partecipate dalla Loggia sono coinvolte nell’argomento, e anche l’alienazione di A2A non deve essere considerato un tabù». E ha aggiunto: «Tutte le partecipate saranno attentamente valutate anche sotto questo profilo»
Nessun taglio ai servizi, ma una riflessione seria su un piano di liberalizzazioni. Questa la prospettiva per il Comune di Brescia alla luce degli interventi previsti dalla manovra finanziaria, che ridurrà i trasferimenti. Liberalizzazioni, per essere chiari, significa vendere partecipazioni comunali, ed a tal proposito l’assessore al bilancio Fausto Di Mezza è chiarissimo: «Tutte le aziende partecipate dalla Loggia sono coinvolte nell’argomento, e anche l’alienazione di A2A non deve essere un tabù».
VISTA l’importanza della materia l’uscita non è di quelle tipiche della calura ferragostana ed anzi, sarà certamente oggetto di un ampio confronto nelle prossime settimane. Per questo Di Mezza ha voluto precisare il suo punto di vista. «Alienare può piacere poco, ma laddove i privati possono gestire bene i servizi, anche con la logica del profitto, la diminuzione delle spese e servizio migliori è giusto riflettere e cambiare rotta». Il suo auspicio è chiaro: «Si alienerà lo stretto necessario, ma c’è bisogno di una ventata di liberalizzazioni». Ed in questo senso l’orientamento su A2A è altrettanto trasparente: «In questo momento di Borsa si rischia di vendere male, valuteremo il da farsi in prospettiva, ovviamente senza scendere dal punto di vista del peso nella società, ovvero agendo in parallelo con il Comune di Milano (che attualmente, come Brescia, detiene il 27,5% del capitale sociale)». Di Mezza, insomma, rispolvera un po’ di sano spirito liberista, che fu in passato tra i valori fondanti del centrodestra italiano, ma senza rigidità ideologica e con attenzione all’evoluzione dei mercati: «La cosa importante – conclude l’assessore – è quella di scongiurare di dover svendere i titoli e poter attendere il momento giusto». Giusto per dare un’idea economica della questione basti dire che dall’inizio dell’anno ad oggi A2A è passata da 1,029 euro per azione a 0,915 euro. Rapportato alla capitalizzazione per la Loggia significa un valore svalutato di 98,29 milioni. Non è detto che l’occasione arrivi, ma la strada – visto lo scenario – sembra quasi obbligata. In che misura? Fino al 7,5% a testa tra Milano e Brescia (che così assommerebbero un 40% totale del capitale) porebbe essere l’ipotesi praticabile (come già prevedeva il decreto Tremonti poi abrogato dal referendum). Si tratterà di capire chi potrà attendere di più: il mercato che pesa il valore di una azienda o la Loggia seduta sulla riva del fiume?
Vero è, allo stesso tempo, che le strade percorribili potrebbero essere diverse dalla vendita di quote in A2A. Anche per questo Di Mezza ha detto che «tutte le partecipate saranno sotto osservazione». Ed in questa direzione il ragioniere capo del Comune, Alessandro Beltrami, ha precisato che: «il fatto che il 29 luglio si sia deliberato un nuovo assetto di Brescia Mobilità che sposta la gestione delle reti in un’altra società dà sia spazio di manovra che garanzie».
SUL BILANCIO, e sul futuro dei conti bresciani, Di Mezza ha dato ampie rassicurazioni. «Il nostro documento contabile è il più virtuoso d’Italia (secondo una ricerca de Il Sole 24 Ore n.d.r.) – ha affermato l’assessore al bilancio -. Significa che possiamo sin d’ora garantire che non interverremo ulteriormente e che questa manovra non avrà ripercussioni sui servizi erogati ai cittadini bresciani e nemmeno sugli investimenti». La Loggia insomma attende un inserimento tra i comuni virtuosi e prevede addirittura vantaggi: «Se fossero anticipati i benefit destinati a chi ha i migliori bilanci avremmo addirittura un miglioramento di 18 milioni» ha affermato Di Mezza, che ha poi ribadito come: «Da tre anni è in atto un ridimensionamento della spesa corrente pari a 15,7 milioni di euro. Recuperi importanti che non vanno sotto la voce “sprechi”: si tratta di denaro che abbiamo risparmiato con una attenta opera di razionalizzazione». L’assessore difende quindi il suo lavoro: «L’opposizione ci aveva tacciato di incapacità, questo riconoscimento del Sole 24 Ore dice il contrario» e per questo – anche se le critiche erano politiche più che tecniche – auspica un nuovo clima: «Spero che con l’autunno prevalga un comportamento più collaborativo».
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