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Le scuole ancora al freddo Due o tre giorni per accendere – Angela Dessì

BRESCIA – IL CASO. Nonostante le assicurazioni dell’assessore Arcai e del direttore generale del Comune
Ieri alle materne «Ingranata» e «Piaget» e all’asilo di Caionvico il termometro segnava 13 gradi Triboldi: «Ci serve tempo»

  1. La protesta: «A scuola si gela» Il Comune: accendiamo subito Angela Dessì

Quando squilla la campanella della ricreazione di metà mattina, i bambini esultano. Finalmente si può uscire in giardino. A giocare? No, a scaldarsi al sole! Chi pensava che ieri nelle scuole bresciane gli alunni avrebbero trovato delle aule calde ad accoglierli si sbagliava di grosso. A metà mattina erano ancora pochissimi – nonostante le promesse dell’assessore all’Istruzione Andrea Arcai e del direttore generale del Comune di Brescia, Alessandro Triboldi – gli istituti scolastici in cui i caloriferi funzionavano davvero.
E se alle più fortunate primarie Ugolini e Canossi il riscaldamento era acceso già dalle prime ore del giorno, alle materne Ingranata e Piaget come all’asilo di Caionvico il termometro segnava ancora 13 miserissimi gradi, così come alle elementari Crispi, Casazza, Melzi e Torricella e alle medie Lana, Fermi, 28 Maggio e Virgilio, dove la colonnina toccava al massimo i 15 gradi.
Insomma: a scuola faceva ancora un gran freddo. E di nuovo a farsi carico del problema sono stati i genitori e gli insegnanti che – cornetta alla mano – hanno cominciato a chiamare a destra e a manca per chiedere ragione del ritardo dopo le rassicurazioni espresse dai pubblici amministratori. Rassicurazioni che, è bene dirlo, il direttore generale è tornato a sposare appieno, ma chiedendo ai cittadini di avere un po’ più di pazienza.
«SONO OLTRE 240 le centrali termiche cui fanno capo gli stabili del Comune di Brescia – spiega Triboldi – È chiaro che per attivarle tutte ci vuole un po’ di tempo, perchè i tecnici devono uscire, azionare la caldaia e supervisionare la situazione. E sebbene gli impianti siano tutti regolarmente manutenuti, qualche volta può anche accadere che se ne trovi uno guasto, e in quel caso si deve intervenire aggiustandolo». Come a dire, in sostanza, che i miracoli non li può fare proprio nessuno. Nemmeno il Comune.
«Abbiamo dato priorità assoluta alle scuole e al Palazzo di Giustizia (dove i calorifieri ieri funzionavano, ndr)» aggiunge il direttore generale, assicurando che «in ogni caso entro due, tre giorni al massimo tutti gli impianti saranno accesi e funzionanti».
Si, due o tre giorni al massimo. Non molti per mettere a punto la macchina del caldo. Certo troppi per dei bambini che – raccontano le maestre – «sono costretti a fare lezione con la giacca e in qualche caso anche a tornarsene a casa perchè troppo infreddoliti».
E non è un caso che sulle vetrate di molte scuole abbiano iniziato a campeggiare grandi cartelli nei quali si invitano i genitori «a vestire adeguatamente i propri bambini perchè – si legge – il riscaldamento non funziona e in classe fa freddo».

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La protesta: «A scuola si gela» Il Comune: accendiamo subito Angela Dessì

BRESCIA – IL CASO. Le richieste avanzate non solo dai vari istituti, ma anche da alcuni uffici pubblici e dalle aule del Palagiustizia
Alle 8.30 di ieri il termometro alla elementare di S. Bartolomeo dava 14 gradi, alla Carducci 15 E la Loggia è corsa ai ripari
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Nelle aule della scuola materna «Mirella Ingranata» di San Bartolomeo alle 8.30 del mattino il termometro segna 14 gradi. Alla primaria «Torricella» alle 10 si arriva a stento ai 19, ma solo nella portineria perché, assicura la collaboratrice scolastica Patrizia, «nelle classi la temperatura è decisamente più bassa». E se alla «Ugolini» di via Repubblica Argentina il termometro non c’è e le maestre si limitano a dire che «si gela», alla media «Carducci» la colonnina sfiora i 15 gradi e alla «Ugo Foscolo» di via Galilei gli alunni fanno lezione indossando la giacca e qualche genitore decide addirittura di riportare a casa il proprio figlio per evitargli un brutto raffreddore.
Ieri mattina le scuole materne, elementari e medie della nostra città sono state letteralmente percorse da un brivido di freddo. L’abbassamento delle temperature, complice il fine settimana di chiusura degli istituti e – soprattutto – l’ordinanza che per gli uffici pubblici di competenza comunale impone l’accensione degli impianti di riscaldamento solo a partire dal 24 ottobre, ha reso le aule decisamente poco accoglienti per i bambini e i ragazzi che ieri si sono presentati davanti ai cancelli allo scoccare della campanella. E così, fin dalle prime ore del mattino, i telefoni del Provveditorato di via Marchetti sono stati letteralmente presi d’assalto da genitori, rappresentanti di classe e insegnanti che insistentemente chiedevano ragione del disagio. Se ai più non è restato che prendere atto dell’ordinanza che garantiva l’accensione degli impianti solo a partire dalla prossima settimana, qualcuno si è sentito addirittura rispondere che «se i soldi non ci sono, è chiaro che si inizia a riscaldare con un po’ di ritardo». Parole forti, che non hanno mancato di destare preoccupazione nei genitori e in chi ne fa da portavoce.
«Non ci possiamo fare nulla – è stata la replica del dirigente scolastico del servizio Scuole dell’infanzia del Comune di Brescia Pietro Gardani, raggiunto telefonicamente intorno alle 11 -. Anche nei nostri uffici fa freddo, ma purtroppo la facoltà di decidere quando accendere il riscaldamento è del sindaco e della sua segreteria, non nostra». E in effetti ieri mattina il clima rigido imperava non solo nelle aule scolastiche, ma anche negli uffici pubblici della città e nelle sale del Palagiustizia, altro polo dal quale pare essersi levato un coro di proteste.
MA NON TUTTO il male viene per nuocere e così, prima dello scoccare della campanella dell’una, ecco arrivare le rassicurazioni dell’assessore all’Istruzione Andrea Arcai e del dirigente generale del Comune di Brescia Alessandro Triboldi. Al freddo non si comanda, sembrano dire i rappresentanti delle istituzioni, assicurando alla cittadinanza che dalle prime ore di questa mattina il Comune provvederà a mettere in funzione gli impianti di riscaldamento in tutti gli edifici di sua competenza. «Ho fatto un giro di telefonate e, visto il drastico calo delle temperature, ho subito dato istruzioni agli uffici del provveditorato affinché provvedano ad anticipare la data del 24 a oggi», dichiara Alessandro Triboldi, mentre l’assessore Arcai precisa che «non si possono lasciare i bambini in balia del freddo e dei malanni stagionali».

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Censimento, il Prefetto invita alla calma Angela Dessì

L’INTERVENTO. Livia Brassesco Pace interviene e consiglia: «I cittadini devono stare tranquilli, non c’è fretta anche se è un adempimento importante e obbligatorio»
Il termine ultimo per compilare il questionario è il 20 novembre. I problemi al sito internet dell’Istat sono stati causati dal «troppo zelo»
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C’è tempo. Il messaggio che giunge dalla prefettura di Brescia sul censimento è forte è chiaro: i cittadini devono stare tranquilli perché non c’è alcuna fretta e a poco serve scapicollarsi per consegnare il bustone agli sportelli o per compilare la modulistica on line.
Del resto, il termine ultimo del 20 novembre non è da considerarsi perentorio ma – spiegano – passibile di deroghe in ogni singolo comune. Il che vuol dire, ad esempio, che a Brescia sarà possibile consegnare i moduli sino al 10 di dicembre, e che altrettanto accadrà presumibilmente negli altri 205 comuni della provincia. Anche perché – ed era ipotizzabile vista la complessità delle operazioni – la corsa alla restituzione dei questionari rischia di ritorcersi come un boomerang contro i cittadini troppo zelanti ingolfando la macchina organizzativa e creando lunghe cose in posta e negli uffici comunali. Esattamente come accaduto in questi primi due giorni di restituzione dei moduli. «Quello del censimento è un adempimento importantissimo e obbligatorio», tiene a precisare il prefetto Livia Narciso Brassesco Pace .
Un passaggio che però, proprio in virtù della sua complessità e della grande quantità di enti coinvolti, non può non presentare anche qualche problema di ordine pratico. Come quello accorso al sistema informatico dell’Istat, letteralmente preso d’assalto già dalle prime ore del 10 di ottobre e andato in tilt per via di «un numero di persone che hanno deciso di espletare il loro dovere on line – precisa – decisamente al di sopra delle aspettative».
UN DEFAULT al quale l’Istat starebbe già provvedendo, così come per quello del numero verde messo a disposizione dei cittadini e pure, quanto meno in questi primi due giorni, sempre e inesorabilmente occupato. Rassicurante è anche il messaggio lanciato dall’Ufficio provinciale del censimento guidato dal viceprefetto aggiunto Roberta Verrusio per quanto attiene quelle famiglie che potrebbero non aver ancora ricevuto la modulistica a casa. Il censimento, infatti, si basa sui dati anagrafici trasferiti all’Istat entro il marzo 2011, dati che inevitabilmente potrebbero non contenere le indicazioni relative a persone fisiche o a nuclei familiari trasferitesi da un comune all’altro tra quella data ed oggi.
«Anche in questo caso bisogna stare tranquilli», spiega il sostituto responsabile dell’Ufficio provinciale del censimento Beaumont Bortone che invita a contattare gli uffici del censimento del proprio comune di residenza per segnalare il mancato recapito del faldone. Poi, ribadisce Bortone, sarà la stessa amministrazione a contattare l’ufficio centrale e a provvedere a portare a mano il materiale a chi di dovere.
Anche nel caso del recupero delle mancate risposte, infatti, i termini previsti dal calendario delle operazioni di censimento sono piuttosto ampi: il 31 dicembre 2011 per i comuni con meno di 20 mila abitanti, il 31 gennaio 2012 per quelli con una popolazione tra i 20 mila e i 150 mila e il 29 febbraio per quelli al di sopra della soglia dei 150 mila. Termini confermati anche per la chiusura definitiva delle operazioni censorie (che contemplano anche il confronto dei dati censiti con quelli anagrafici) e ulteriormente procrastinati invece (rispettivamente al 10 febbraio, al 10 marzo e al 10 aprile 2012) per quanto attiene la trasmissione delle risultanze all’Istat.
«La priorità del nostro ufficio ora è quella di vigilare che tutte le operazioni si svolgano nel modo corretto», conclude Roberta Verrusio che tiene a sottolineare anche la capillare operazione di formazione espletata nei confronti dei coordinatori comunali e dei rilevatori e torna a ribadire che per la restituzione spontanea multicanale non c’è bisogno di correre. E per ogni dubbio ricorda che è attivo tutti i giorni dalle 8 alle 22 il numero verde             800 069 701       (dal 20 di novembre sino al 29 febbraio solo dalle 9 alle 19).

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A palazzo Loggia Michele Maddalena e la marcia infinita Angela Dessì

IL PERSONAGGIO. Tappa in città per il 71enne
Obiettivo: portare per l’Italia un messaggio di fratellanza

BRESCIA – In marcia per testimoniare l’orgoglio di essere italiani. Michele Maddalena non si ferma e alla veneranda età di settantuno anni tocca anche la nostra città con la sua «Marcia delle capitali e del milite ignoto», impresa destinata a portare ancora una volta in giro per l’Italia un messaggio di unità e fratellanza.
ANCORA UNA VOLTA, perché la maratona approdata ieri a Palazzo Loggia altro non è che l’ultima di una dozzina di camminate che da anni vedono l’ex professore di elettronica impegnato in solitaria nel percorrere in lungo e in largo la penisola commemorando i fatti salienti della sua storia.
«La prima volta che ho marciato è stato in occasione del mio sessantesimo compleanno», racconta Michele Maddalena che dichiara di «averci preso gusto dopo la pensione» e di «aver deciso di voler dare alla sua marcia un significato». Ecco allora le prime esperienze per Telethon («io marciavo, e intanto facevo qualche cosa di utile per gli altri», spiega) ed ecco l’idea di una impresa da realizzare in onore del popolo italiano e di tutte le «vittime del loro dovere».
La «Marcia delle capitali e del milite ignoto» partita lo scorso 30 settembre da Torino e destinata ad approdare il 3 novembre a Roma dopo aver toccato le 3 capitali preunitarie (Firenze inclusa) e tutte le città (Brescia compresa) attraversate dal milite nella sua discesa verso l’altare della Patria 90 anni fa è esattamente questo. La marcia di Maddalena – sostenuta come sempre dall’Istituto del Nastro Azzurro – riprende già questa mattina alla volta di Vicenza (verrà accompagnato in automobile a Desenzano e da lì proseguirà a piedi) per poi toccare Verona, Udine e Aquileia, dove sarà officiata una messa.

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BRESCIA – Il Pd: «La città del Pgt? Non è per i bambini» Angela Dessì

L’OPPOSIZIONE. I democratici si confrontano con la popolazione
Domani manifestazione al parco Gallo con giochi «C’è un sacco di cemento ma pochi spazi ludici»

Niente spazi per la socialità e l’aggregazione. Niente aree gioco per i bambini. Nessuna biblioludoteca e nessun percorso facilitato per le mamme o i portatori di handicap. In sostanza, una città anni luce distante dall’essere davvero «bella per tutti».

DI QUESTO si parlerà domani nell’iniziativa organizzata dal coordinamento cittadino del Partito Democratico al Parco Gallo di Brescia Due e titolata appunto «Una città bella per tutti». Un momento di incontro che vedrà gli esponenti del Pd interfacciarsi in modo diverso con i bresciani, dedicando loro un intero pomeriggio al gioco e all’ascolto.
«Il nostro obiettivo non è solo quello di presentare ai cittadini le nostre proposte ma quello di ascoltare le loro, per comprendere in quale direzione si debba andare per costruire una città che sia davvero a misura di bambino, di anziano e di disabile» spiega la coordinatrice del gruppo di lavoro «Città e bambini» Laura Venturi, mentre il responsabile del gruppo «Disabilità e dintorni» Roberto Sala sottolinea la necessità di approcciarsi alla realtà in modo più «lieve» e con un occhio di riguardo allo sviluppo sostenibile. Anche e soprattutto alla luce del nuovo Piano di Governo del Territorio, un piano che i rappresentanti del Pd non esitano a definire come «totalmente inadeguato» a rispondere a questa esigenza di prossimità con le categorie deboli.

«Nel Pgt c’è un sacco di cemento, ma mentre proliferano i centri commerciali non viene fatta nessuna menzione di spazi ludici e di aggregazione per le famiglie, di interventi concreti per favorire la mobilità delle categorie deboli, della biblioludoteca di via Carmine smantellata due anni fa e mai ricollocata altrove» precisa il coordinatore cittadino Giorgio De Martin che pur elogiando la grande disponibilità del presidente della ciecostrizione Centro Flavio Bonardi precisa come «la sua competenza arrivi purtroppo solo fino a pagina due». Troppo poco, dunque, se non avallata da quella degli assessori e della Giunta.

DEL RESTO, è proprio nel centro storico che saltano maggiormente all’occhio determinate carenze. «Le panchine sono state tutte smantellate, non esiste un punto di allattamento, non un bagno per disabili o un luogo in cui una mamma possa fermarsi con i propri bambini» specifica Laura Venturi che chiede ragione del progetto di riqualificazione dell’ex bar Eden vicino al Parco Odorici e invoca la realizzazione di spazi aperti alla cittadinanza negli stabili dell’ex Caserma «Randaccio», una struttura che potrebbe «dare davvero una boccata di ossigeno» al quartiere che sorge entro le vecchie mura.

La festa, che si aprirà alle 16 con una animazione per bambini a cura di Arciragazzi, proseguirà alle 17 con una conversazione pubblica cui interverrano il capogruppo del Partito democratico in Loggia Emilio Del Bono, del consigliere regionale Giambattista Ferrari, del segretario cittadino Giorgio De Martin e dei coordinatori dei gruppi «Famiglia», «Disabilità» e «Città e bambini». La manifestazione di domani pomeriggio si chiuderà con una merenda per i più piccoli e un aperitivo analcolico per i più grandi.

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BRESCIA – Merci e consegne in centro, pronta la rivoluzione «verde» Angela Dessì

IL PROGETTO. Un nuovo polo logistico abbatterà i tempi morti, abbasserà lo smog e migliorerà la viabilità della città
Al capannone di Brescia Mercati verranno stoccati tutti gli ordini. I carichi arriveranno in negozio seguendo «percorsi facilitati»

Una piattaforma logistica per la consegna e lo smistamento delle merci destinate alle attività commerciali del centro storico. Un’idea rivoluzionaria di distribuzione urbana che contribuirà non solo ad azzerare i tempi morti, ma anche a migliorare la viabilità e la vivibilità del cuore pulsante della città.
IL PROGETTO, messo appunto dall’amministrazione comunale nell’ambito del finanziamento europeo Civitas e sostenuto dalla Regione Lombardia con un contributo di 50 mila euro, è stato illustrato ieri in occasione del convegno «City Logistics Meeting» organizzato alla facoltà di Economia e Commercio in occasione della prima giornata della Settimana Europea della Mobilità. Una circostanza propizia visto e considerato che «sarà una vera rivoluzione nel segno della sostenibilità e di una nuova ottica di centro storico», dichiara l’assessore regionale al Commercio, Turismo e Servizi Stefano Maullu. Non solo. Lo stesso Maullu ha evidenziato come il trasporto merci incida sul 30% dei costi dell’intera mobilità cittadina e su oltre il 50% dell’inquinamento urbano. «Una soluzione che prevede che i fornitori effettuino le consegne al centro di raccolta e che da qui le merci vengano poi smistate ai negozi utilizzando veicoli a metano e ottimizzando i carichi, i percorsi e il numero di viaggi va in tutti i sensi nella direzione di assecondare le alle esigenze dei cittadini e dei commercianti che chiedono soprattutto una città più vivibile» – precisa Maullu anticipando e rimarcando quanto illustrato anche dal vicesindaco e assessore comunale alla Mobilità e al Traffico, Fabio Rolfi. Dal canto suo, Rolfi non nasconde l’onerosità del progetto («Molte altre città hanno già provato a lanciare sperimentazioni simili ed hanno fallito») ma si dice ottimista nella riuscita di una sperimentazione ambiziosa ma rivoluzionaria. Realizzata – precisa – anche grazie alla collaborazione con «Interporto Padova», società leader nella progettazione di piattaforme logistiche di vario genere.
LA SEDE scelta dall’amministrazione comunale per la creazione della piattaforma logistica sarà quella di un capannone di Brescia Mercati, realtà che già utilizza la struttura dell’Ortomercato come collettore per frutta e verdura. Da lì partiranno i mezzi (rigorosamente ecologici) che sulla base di percorsi ottimizzati consegneranno la merce ai negozianti del centro.
«Per ora partiremo con la raccolta e la consegna solo delle merci non alimentari, ma l’obiettivo è quello di raggiungere tutti i settori», chiarisce Rolfi che punta l’accento sulla necessità di andare per gradi. E aggiunge: «Se si considera che ogni giorno in città entrano centinaia di mezzi inquinanti per consegnare anche un solo scatolone, si comprendono i vantaggi di questo sistema».
I TEMPI e i costi? Secondo il vicesindaco il progetto sarebbe già pronto in primavera, complice anche la sinergia con Brescia Mobilità che ha curato il progetto e si occuperà di tutta la parte ammistrativa.
Per quanto concerne i costi, invece, Fabio Rolfi sottolinea come ai 50 mila euro stanziati dalla Regione se ne aggiungeranno 100 mila messi a disposizione dal Comune, più il finanziamento erogato nell’ambito del progetto Civitas. «Non ci saranno costi aggiuntivi per i commercianti del centro e la partecipazione, almeno all’inizio, sarà su base volontaria – tiene anche a precisare l’esponente del carroccio -. L’amministrazione si limiterà a manovrare le fasce orarie per incentivare gli esercenti ad approfittare di questa opportunità».

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L’Ascom attacca il Comune: «Il Pgt? Progetto devastante» di Angela Dessì

LE OSSERVAZIONI. Il giudizio dell’associazione dei commercianti sul nuovo piano di governo del territorio è severo
Depositate le osservazioni al piano Alta densità commerciale in centro e grande distribuzione rischiano di mettere in ginocchio il mercato

Un Pgt dagli effetti «potenzialmente devastanti». E’ severo il giudizio che l’Associazione Commercianti della Provincia di Brescia esprime sulle prospettive di sviluppo contenute nel nuovo Piano di Governo del Territorio della città, un piano «dettato da stime che difettano circa la sopravvalutazione dei fatturati delle imprese del commercio», tanto per il periodo attuale quanto per il prossimo futuro.
I «PARERI», depositati dall’associazione di palazzo Piacentini lo scorso 14 settembre muovono essenzialmente dall’intensa densità commerciale che caratterizza il tessuto urbano e che è resa ancora più preoccupante dalla contrazione dei consumi generata dalla crisi economica. «Nei confini del Comune di Brescia sono attualmente presenti una ventina di grandi strutture e quasi 300 medie strutture, con un rapporto di densità commerciale fra grandi e medie di 1500 metri quadrati ogni 1000 abitanti contro un rapporto provinciale di 1090 metri quadrati ogni 1000 abitanti», si legge nel documento depositato che precisa come negli ultimi quattro anni “si sia assistito nell’intera provincia ad un incremento pari al 10 per cento per le medie superfici (circa 84mila metri quadrati e 25 strutture in più) e al 13 per cento per le grandi (con un aumento di circa 80mila mq)».
Dati che portano la provincia di Brescia ad essere la prima in Lombardia nel rapporto tra metri quadri complessivi di media e grande distribuzione sui residenti e che giustificano la «seria preoccupazione» di Ascom nei confronti dell’intenzione, espressa nel Pgt, di aggiungere 100mila metriquadri ulteriori fra commerciale e terziario in almeno cinque aree cittadine (via Orzinuovi, via Dalmazia, via Triumplina, Sant’Eufemia e Buffalora).
ED È IN QUEST’OTTICA che l’associazione di Palazzo Piacentini chiede all’Amministrazione di «comprendere la gravità dei potenziali effetti devastanti che possono derivare da una alterazione del sistema distributivo» citando da un lato le ricadute sul sistema dei negozi di vicinato e dall’altro quelle su ambiente, viabilità e qualità di vita dei residenti.
MA NON È TUTTO. Ascom invita il Comune a muoversi lungo le direttrici diverse: da un lato la promozione di politiche commerciali incentrate sul principio dell’impatto zero e dall’altro ad avallare principi di riqualificazione del territorio attraverso il rilancio dei centri commerciali naturali. Il che vuol dire promuovere la rete degli esercizi commerciali di vicinato nei centri storici, potenziare il sistema dei distretti del commercio, riqualificare al rete viaria puntando tanto sulla manutenzione delle strade quanto sul potenziamento del trasporto pubblico e sui parcheggi di prossimità degli esercizi commerciali (bene va, dunque, il parcheggio sotto il Cidneo!).
Critico anche il parere sul progetto di una nuova struttura alberghiera nell’ex area Pietra (7 mila mq per 120 camere). «In questi ultimi anni si è registrato un eccessivo incremento dell’offerta alberghiera e extra-alberghiera, sicuramente superiore al reale incremento delle presenze turistiche», scrive Ascom evidenziando come l’indice di occupazione camere della città sia da almeno cinque anni fra il penultimo e il quintultimo posto in Italia (45 per centp a Brescia contro il 65 per cento di Bergamo e il 60 di Milano) .
INTANTO anche Confesercenti pare aver depositato osservazioni «pepate» al nuovo Pgt: a preoccupare l’associazione di via Salgari sarebbe non solo la grande densità commerciale della nostra città, ma anche l’ampliamento dei confini del centro storico a prima della seconda guerra mondiale. Su maggiori dettagli, però, le bocche di tutti restano cucite in attesa della conferenza stampa programmata per lunedì prossimo.


 

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Vigili del Fuoco, straordinari pagati da palazzo Loggia Angela Dessì

LA CONVENZIONE. Rimarrà attivo il presidio di via della Maggia. Stanziati 200 mila euro
Il comandante: «Senza nuove risorse, impossibile gestire le due sedi»

Prefettura, Comune di Brescia e Vigili del Fuoco rinnovano la convenzione indirizzata a garantire il presidio dei Vigili del Fuoco di via della Maggia, nella zona sud della città.

L’ACCORDO (CHE È stato siglato per la prima volta nel 2008) costituisce «un esempio virtuoso di sinergia tra lo Stato e l’amministrazione comunale», spiega il prefetto Livia Narcisa Brassesco Pace che sottolinea il valore della “collaborazione” nell’utilizzo delle risorse economiche ed umane in un momento di particolare difficoltà come quello attuale.
Grazie all’impegno del Comune di Brescia (che mette sul piatto 200 mila euro) potranno infatti essere garantiti gli straordinari dei fireman provinciali che presidieranno – oltre alla sede di via Scuole sita nella zona nord – anche quella distaccata di San Polo.

È UN MODO PER «guadagnare minuti preziosi, tanto più importante in situazioni di emergenza» precisa il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Fabio Rolfi che spiega altresì come «di questo ulteriore incremento della sicurezza usufruiscano non solo gli abitanti della città ma anche quelli dei Comuni periferici».
Tanto è vero, aggiungono i firmatari della convenzione, che si starebbe già lavorando ad accordi «fotocopia» con le amministrazioni comunali di Bedizzole, Borgosatollo, Botticino, Mazzano, Montichiari, Poncarale, Rezzato e San Zeno.
L’obiettivo dell’iniziativa è quello di potenziare sempre più quella che appare come una sede strategica e estremamente funzionale alla luce dei molteplici interventi che il comando provinciale dei Vigili del Fuoco mette in campo quotidianamente.

«IL NOSTRO È UN comando particolarmente attivo se si considera che mette a segno circa 800 interventi all’anno» aggiunge il neo comandante dei Vigili del Fuoco Settimio Simonetti, il quale lascia inoltre intendere come senza risorse aggiuntive sarebbe impossibile garantire un servizio su due sedi, considerate le attuali e peraltro ben note carenze di organico.

IL PRESIDIO, CHE sorge negli stabili di via della Maggia in cui è ubicata anche la sede della Croce Bianca, continuerà ad operare – sulla base della convenzione che è stata sottoscritta ieri negli uffici di a palazzo Broletto – per oltre un anno, e cioè sino al 31 dicembre del 2012.

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BRESCIA – Costalunga, prove tecniche di dialogo Angela Dessì

IL CONFRONTO. La chiesa di San Bernardo gremita in ogni ordine di posto con semplici cittadini ed esponenti politici per il confronto con l’amministrazione sul Pgt
«Quartiere giardino» a rischio, i cittadini: «Il mattone non è più bene rifugio, ora difendiamo il suolo lasciato libero»

«La chiesa non è così piena nemmeno a Natale» dice qualcuno. «C’è più gente che a un matrimonio» aggiunge qualcun altro. Il Pgt del Comune di Brescia a Costalunga fa letteralmente scoppiare la chiesa parrocchiale di San Bernardo, invasa dentro e fuori da abitanti del quartiere, semplici curiosi e molteplici politici, dal capogruppo del Pd in Loggia Emilio Del Bono a quello del Pdl Achille Farina, dai consiglieri Toffoli e Bazoli sino al segretario cittadino del Pd Giorgo De Martin. Tutti – nessuno escluso – interessati a saperne di più delle sorti del «quartiere giardino» a nord della città che con il nuovo Piano di Governo del Territorio rischierebbe di veder scomparire – così temono gli abitanti della zona – due delle sue più ampie (16.000 mq ciascuna)aree verdi , le porzioni F1 (quella che dalla Domus Salutis giunge sino a via Riccobelli) e F2 (il terreno di proprietà Lonati in via Lazzaretto).

MA AL MIRACOLO della partecipazione non è corrisposto il miracolo di un accordo raggiunto. Almeno non ora, e certamente non in toto visto e considerato che il neonato Comitato «Amici di Costalunga e dintorni» era partito puntando tutto sull’edificabilità zero. Ma se su questo fronte l’assessore all’Urbanistica Paola Vilardi – intervenuta all’incontro con il Consigliere del Pdl (e residente a Costalunga) Marco Salvo e con il presidente commissione urbanistica Marco Toma – non ha dato margini di illusione («l’edificabilità zero è da escludere, lo devo dire per onestà» ha precisato) su quello della trattativa una porticina l’ha lasciata aperta. E ha assicurato ai residenti che «l’amministrazione si impegnerà a rivedere al ribasso l’edificabilità e a porre alcuni paletti ai progetti in essere». Come a dire, in sostanza, che se di lasciare le cose allo stato attuale non se ne parla, si può discutere invece di eventuali alternative meno impattanti e invasive, di cubature più piccole, o di case meno alte.
MEGLIO DI NIENTE, anche se non proprio il risultato che i membri del Comitato si aspettavano, stretti tra il timore di riduzione del verde («la cui tutela dovrebbe essere la colonna portante del Pgt» spiega il portavoce del Comitato Stefano Cuzzetti ) e quello di un consistente affollamento abitativo. I membri del Comitato tengono a precisare come «il bene rifugio oggi non sia più il mattone ma il suolo libero» e come «trasformare due aree che costituiscono un polmone verde di cui usufruisce tutta la città in edificabili sarebbe contrario ad ogni logica», dall’altro temono i disagi connessi all’attuazione di una edilizia intensiva nella zona. «Abbiamo calcolato che l’edificazione prevista comporterebbe un incremento di circa 320 residenti e circa 200 automobili, davvero troppi per un quartiere che ha già più di 800 residenti e che è gravato da evidenti problemi di circolazione, soprattutto negli orari di punta, dalla presenza di due importanti plessi scolastici (la elementare Quasimodo e l’istituto tecnico Lunardi,ndr)» chiarisce ancora l’avvocato Cuzzetti invitando l’assessore Vilardi e i suoi tecnici a ponderare attentamente le proprie decisioni. Un invito che l’esponente della Giunta, pur con le dovute cautele, pare accogliere, ribadendo più volte la sua disponibilità a incontrare una delegazione dei cittadini nei suoi uffici perché «certe cose si discutono alla presenza dei tecnici e con le carte alla mano» precisa. E per rassicurarli ulteriormente aggiunge: «Il termine del 14 settembre riguarda solo le istanze, il che non significa che dopo quella data i cittadini non avranno più voce in capitolo: con l’approvazione del piano ciascuno potrà presentare le sue osservazioni che verranno poi discusse una ad una in Consiglio Comunale». L’iter del Pgt, insomma, pare essere ancora lungo anche perché – e a sottolinearlo è il consigliere Alfredo Bazoli – «sino a quando il piano attuativo non verrà adottato ci sarà la possibilità di modificarlo». Senza distogliere lo sguardo, naturalmente, dalla fattibilità dei progetti. «Il parco pubblico che l’amministrazione vuole realizzare nell’area Lonati in cambio dell’edificabilità costerà 350 mila euro e voi dovrete fare attenzione che quei soldi vengano messi a bilancio» rilancia Bazoli evocando, se pur con estrema discrezione, la convenzione che già a metà degli anni ’60 avrebbe voluto quell’area votata alla medesima funzione e poi mai convertita.

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BRESCIA – Aumenti, il «no» deciso della Cgil Trasporti Angela Dessì


Il volantinaggio in stazione

LA PROTESTA.

Ieri volantinaggio in stazione per allertare i pendolari: sono in arrivo nuovi rincari delle tariffe
Malorgio:
«Contrari a questi interventi che vogliono coprire i buchi della Finanziaria»

Duemilacinquecento volantini distribuiti in meno di due ore. E altrettanti pendolari allertati. Sono questi i numeri Bresciani della campagna informativa organizzata ier mattina dalla Cgil Trasporti nelle stazioni ferroviarie lombarde per dire «no» al secondo aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale, una maggiorazione del 10% che scatterà a partire dal mese di agosto ma del quale gli utenti sarebbero ancora poco informati.
«La Regione ha applicato un primo aumento straordinario del 10% delle tariffe a febbraio e ora si prepara ad applicarne un altro» spiega il segretario della Filt Cgil Stefano Malorgio, nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Brescia a volantinare insieme ad alcuni colleghi. «Come Cgil Trasporti ci siamo detti da subito contrari a questi rincari, organizzati per coprire i buchi generati dalla finanziaria del 2010 e destinati ad avere enormi ripercussioni tanto nel 2011 quanto nel 2012» continua, precisando come il secondo aumento sia da considerarsi più grave del precedente perché legato al raggiungimento di specifici obiettivi di qualità.
Equivarrebbe a dire, per il trasporto su gomma, il rispetto dei parametri di regolarità e puntualità di arrivo e per quello su rotaia di regolarità, puntualità e ritardo medio per passeggero. Obiettivi che secondo il rappresentante sindacale «non sono stati raggiunti e rischiano di essere ulteriormente minati dai continui tagli alle risorse, tanto più in considerazione di una finanziaria che nei prossimi anni non riuscirà a sanare i buchi generati dalle precedenti».
Del resto, il trasporto pubblico locale risulta finanziato solo per il 35% dagli introiti dei biglietti mentre il restante 65% deriva proprio dalle risorse pubbliche. Un serbatoio importantissimo e vitale per il mantenimento dei servizi.

«AL TAVOLO regionale del Tpl la Regione non solo non ha fornito i dati relativi al raggiungimento degli obiettivi di qualità necessari a giustificare la maggiorazione di agosto ma non ha dato neppure quelli relativi all’introito da tariffe derivanti dall’applicazione di quella di febbraio, un introito che da solo potrebbero già aver coperto gli 82 milioni di euro di tagli che il Governo ha scaricato sulle regioni e sugli Enti locali», aggiunge Malorgio, che dichiara di essere molto preoccupato del fatto che la Regione «ancora una volta voglia mettere le mani nelle tasche dei pendolari e degli utenti».
E conclude: «Chiediamo alla Regione Lombardia di procedere nella direzione di un effettivo miglioramento della qualità, dell’integrazione dei servizi e delle tariffe, da quelle di area regionale sino a quelle di area provinciale».

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

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