BRESCIA Archive

1

IL GUASTO. Centro e Brescia 2 al buio Il blackout spegne la città

Alle 22.15 è bruciato un trasformatore in via Ziziola

Quindici minuti di buio. La città, buona parte di essa, è rimasta cieca ieri sera, appunto per un quarto d’ora. Tanto è durato il blackout che ha spento tutte le luci delle case, i lampioni delle strade, i televisori, i computer. Ieri ad essere colpiti e a cadere in quella condizione è stato il centro storico e Brescia Due. Di colpo intorno alle 22.15 piazzale Arnaldo, via Tosio, via Trieste, le grandi piazze, via San Faustino, e poi il quartiere degli uffici oltre in cavalcavia Kennedy sono pombati dentro un buio pesto. E anche altrove, in altri quartieri della città dove la luce non è scomparsa, si è avvertito però un improvviso calo, un indebolimento repentino.

A determinare il blackout è stato un problema alla ricevitrice Ziziola di A2A, la stazione di trasformazione dell’energia elettrica da alta a media e da media a bassa tensione che si trova appunto nella zona sud di Brescia, e che da lì alimenta gran parte dell’illuminazione pubblica cittadina. Qualcuno ha parlato di due esplosioni, ma i vigili del fuoco sono però rientrati in caserma, avendo trovato già gli adetti di A2A intenti a riparare il danno che avrebbe riguardato un trasformatore. Ad ovest piuttosto che a nord tutto è invece rimasto normale, tranne per quel brevissimo abbassamento di tensione.

A2A ieri sera ha affermato di non avere ancora precise indicazioni da fornire circa l’esatta causa del guasto che ha gettato mezza città al buio. Per prima cosa infatti si sono adoperati per rialimentare la rete elettrica, cosa che è appunto riuscita in circa un quarto d’ora. Nella notte e stamattina capiranno cosa è successo.

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – Nuovi «occhi» della Polfer la Stazione sotto controllo Eugenio Barboglio


Servizio notturno in stazione garantito dagli agenti della Polizia ferroviaria

SICUREZZA.

Il prefetto Brassesco Pace e il vicesindaco Rolfi «liberano» finanziamenti previsti nel patto Brescia Sicura
Risorse per migliorare il software di gestione della videosorveglianza Interrogazione Pd su scippi e truffe agli anziani: «Loggia, più tutela»

Nuovi fondi per la videosorveglianza in città. Il prefetto Livia Narcisa Brassesco Pace e il vicesindaco Fabio Rolfi hanno infatti sottoscritto ieri l’appendice della convenzione stipulata il 18 dicembre del 2009.
Così potranno essere destinate nuove risorse per il progetto di controllo attraverso le telecamere che, avviato dalla precedente amministrazione, grazie all’inserimento nel patto «Brescia Sicura» firmato dal ministro Maroni è soggetto a implementazioni. Il che significa anche nuove telecamere che saranno installate in particolare all’interno della stazione ferroviaria.
Un progetto nel progetto, questo della stazione, che prevede anche la creazione di una centrale operativa presso il posto di Polizia Ferroviaria, cui appunto farà capo il sistema di controllo sulla hall d’ingresso e sula zona delle banchine e dei binari.
Si aggiunge dunque un altro pezzo alla rete che conta su centoventisei telecamere collegate con la questura, i carabinieri e la polizia locale. E di benefici ne arriveranno, con la sottoscrizione di ieri, anche per la rete nel suo complesso. Non tanto un significativo ampliamento del numero delle telecamere è l’effetto della convenzione, quanto una loro gestione più efficace e sensibile.
Il nuovo finanziamento «liberato» con la firma di stamattina permetterà infatti soprattutto un miglioramento gestionale: l’interconnessione tra le centrali operative, ossia l’estensione della gestione informatica di tutti gli interventi e il passaggio dal sistema analogico a quello digitale.

IL SOFTWERE tra l’altro «potrebbe anche permettere utilizzi ancora più all’avanguardia come la localizzazione e il coordinamento delle autovetture delle forze di polizia senza per questo che si chiamino per individuare la più vicina all’episodio criminale», ha sottolineato il vecesindaco Fabio Rolfi.
L’evoluzione del sistema consentirà un monitoraggio ancora più ampio e la creazione di una mappa di questi episodi – ricorda una nota della Prefettura – mappa che faciliterà gli interventi repressivi e preventivi.

IL PATTO Brescia Sicura è stato al centro della anche recente polemica con il Pd, che l’ha accusato, non per la prima volta, di inefficacia. E a proposito di sicurezza ieri i democratici hanno presentato un’interrogazione che ha come tema gli scippi, i borseggi e le truffe agli anziani, quest’ultimo, reato che nel 2011 ha già fatto ventisette «vittime» tra gli anziani della citta.
I consiglieri comunali Fabio Capra, Carla Bisleri e Luigi Gaffurini chiedono all’amministrazione, nell’installazione dei videocitofoni anti-truffa, di dare la precedenza agli over75 e aumentare lo stanziamento attualmente di 110mila euro; di estendere il servizio di telesoccorso; e quale apporto abbia fornito nella lotta alle truffe il progetto “più vicino al tuo vicino”, di cui il Piano di Zona dichiara il suo potenziamento e «la prosecuzione delle iniziative relative alla promozione del volontariato di quartiere».

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Rivoluzione pedonale al via ecco incentivi e agevolazioni Lisa Cesco

IL PIANO.

Da domani entreranno in vigore le novità previste dalla Giunta su viabilità e negozi
Nel week end i parcheggi saranno gratuiti in alcune fasce orarie Rolfi: «Centro storico accessibile nelle sue arterie principali»

Parcheggi gratis nel week end e agevolazioni per i plateatici dei negozi: la «rivoluzione pedonale» che scatta in centro storico da domani, venerdì 22 luglio, oltre a valorizzare le zone a maggiore attrattività turistica e commerciale dovrebbe portare con sé anche qualche vantaggio pratico volto a rendere più vivibile il centro.

DA VENERDÌ corso Mameli e la porzione centro-sud di piazza Paolo VI diventeranno off limits al traffico automobilistico, una scelta che si accompagnerà ad alcuni accorgimenti per favorire l’afflusso verso il centro storico: da questo fine settimana e per tutti i week end si potrà parcheggiare gratis nei parcheggi di Fossa Bagni e piazza Vittoria, dal venerdì alla domenica con orario dalle 19 alle 2 del mattino.
Sono previste inoltre agevolazioni fino al 50 per cento per l’occupazione del suolo pubblico per il periodo dal 22 luglio 2011 al 31 dicembre 2013, in modo da offrire agli esercizi commerciali incentivi per i plateatici (la disposizione sarà diversa in piazza Paolo VI, dove vengono già applicate agevolazioni del 20 per cento, pertanto gli sconti fino al 50 per cento saranno previsti sull’estensione dei dehors).
I nuclei familiari residenti in Zona a traffico limitato (Ztl) o nelle vie del ring e controring potranno sempre fruire del pass con sosta gratuita, mentre con omnibus card sarà possibile utilizzare mezzi pubblici, Bici Mia e parcheggi con un’unica tessera. «Questo è un passaggio importante, progressivo e concertato», dice il vice sindaco FABIO ROLFI, che coglie l’occasione per replicare alle punzecchiature avanzate dall’opposizione nei giorni scorsi, ribadendo che si tratta di un piano di pedonalizzazione «non in contraddizione con quanto fatto dalla Loggia nei primi tre anni di mandato». «Abbiamo sempre ritenuto sbagliato un approccio ideologico, che in passato ha portato alla mummificazione del centro storico e allo svuotamento delle attività commerciali: noi pensiamo a un centro storico accessibile nelle sue arterie principali ma al tempo stesso con aree pedonalizzate per essere vivibile», spiega ROLFI.

IN QUEST’OTTICA fasce orarie e pedonalizzazione non sono in contraddizione, ma si combinano insieme al terzo pilastro, rappresentato dal futuro parcheggio sotto il Castello. «Mancano 2500 posti auto per residenti in centro storico, con questo obiettivo stiamo lavorando al parcheggio sotto il Castello», chiarisce l’assessore ai Lavori pubblici, Mario LABOLANI, affiancato dal presidente della circoscrizione Centro FLAVIO BONARDI e dal presidente della commissione Urbanistica del Comune Marco Toma. «Abbiamo responsabilizzato gli automobilisti senza blindare la città: ora il giudizio sarà dei cittadini», chiosa l’assessore al Marketing, Maurizio Margaroli.
Dalla Loggia viene anche evidenziato come fino al 2008 i metriquadrati di superficie pedonalizzati erano stati quindicimila, mentre nell’arco di tre anni con la chiusura al traffico veicolare di corso Mameli e piazza Paolo VI si è ottenuto un incremento di 7500 metri quadrati, che diventeranno diecimila entro il 2012 con la pedonalizzazione di piazza Loggia.

Pedonalizzazione online gli aggiornamenti

Per essere informati in tempo reale sulla mobilità cittadina è già on line e sarà perfezionato entro il fine settimana il sito www.bresciainfo.com, in cui sono riportate notizie e informazioni utili su come muoversi in città. Collegato al sito un servizio webcam con telecamere in fase di installazione.

ATTRAVERSO il portale, accessibile anche dal sito del Comune, sarà possibile conoscere l’evoluzione del piano di pedonalizazione, che prevede per gennaio del 2012 la definitiva chiusura alla sosta auto anche nel quadrante nord di piazza Paolo VI, nella porzione attigua al Broletto, grazie alla realizzazione di 70 nuovi posti nel parcheggio di piazza Vittoria, da destinare ai residenti. Entro la fine dell’anno si conta di arrivare alla pedonalizzazione di piazza Loggia, individuando un numero di aree da riservare per il carico-scarico in Largo Formentone e piazza Rovetta, e una soluzione per l’inversione di marcia al fine di consentire ai veicoli commerciali di uscire dal centro storico attraverso via Capriolo. Verranno inoltre introdotte finestre orarie restrittive per le operazioni di approvvigionamento degli esercizi commerciali di piazza Loggia e restrizioni Ztl 0-24 solo residenti dell’area, introducendo un portale in piazza Rovetta e corsetto Sant’Agata. L’atto conclusivo del piano di pedonalizzazione riguarderà corso Zanardelli – interessato da un transito di circa 350 mila veicoli l’anno – in cui verranno concordate misure restrittive per il traffico veicolare (attuando una concertazione con i commercianti e i residenti) e potranno essere avviate sperimentazioni in particolari periodi dell’anno, secondo una tempistica ancora da definire che prevede l’entrata a regime con il nuovo modello di mobilità realizzato dopo l’avvio del metrobus.

LI.CE.bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Campus, opera da 22 milioni nell’ex caserma Randaccio Massimo Tedeschi


La facciata della caserma Randaccio, in via Lupi di Toscana

IL PROGETTO.

Pezzo dopo pezzo, prende corpo il disegno per allargare la «cittadella universitaria» in centro
L’idea è condivisa da maggioranza e opposizione, ma ieri è stata bagarre su scelte tecniche e progetti Alla fine la maggioranza ha «teso la mano» al Pd

Domani è annunciata «l’ora della verità» sul pericolante bilancio comunale. Il sindaco Paroli ha convocato i capigruppo per squadernare tutti gli effetti della gestione del metrò sui conti della Loggia. Nella maggioranza qualcuno sta sfogliando la margherita e conta i petali delle opere che potrebbero finire sul binario morto.
Ce n’è una, però, che non accusa declini e che potrebbe procedere verso la realizzazione: il campus, ovvero la «cittadella universitaria» che dovrebbe trovare casa nella ex caserma Randaccio. L’imponente quadrilatero che occupa l’angolo nord-occidentale del centro storico entrerà nella disponibilità comunale due mesi dopo che sarà stata collaudata la struttura della ex Caserma Ottaviani in cui trasferire gli uffici prefettizi oggi nella Randaccio.

LA TRIANGOLAZIONE Loggia-ministero-immobiliare è stata approvata in Consiglio con il voto anche del Pd. Ieri però nella commissione Urbanistica il clima bipartisan è andato in frantumi, e anche autorevoli voci della maggioranza hanno sollevato critiche: «L’iter della delibera è stato confuso» ha lamentato il capogruppo del Pdl Achille Farina. «Rischiamo di dover dare ragione alle obiezioni del Pd» gli ha fatto eco il capogruppo della Lega Nicola Gallizioli, che se l’è presa con il presidente della commissione Urbanistica Toma e con «gli uffici» per la tardiva presentazione di documenti, relazioni, progetti.
In maggioranza circola malumore per la conduzione dell’affaire-campus da parte della delegata del sindaco, la consigliere Ninì Ferrari, ieri assente per impegni universitari a Milano. E così, a favore della variazione di destinazione d’uso della ex caserma, il centrodestra ieri ha votato a denti stretti, con l’aggiunta di Luciano Cantoni (Lista Castelletti), mentre il Pd non ha partecipato al voto. Da qui al Consiglio di lunedì, che esprimerà il voto definitivo, c’è comunque tempo per ritrovare l’intesa che tutti gli esponenti di maggioranza intervenuti (dall’assessore Paola Vilardi al suo collega Mario Labolani, dal presidente della commissione Cultura Andrea Ghezzi al consigliere Roberto Toffoli, ai capigruppo Farina, Gallizioli e Bonetti) hanno auspicato.

IN COMUNE c’è stata una vera e propria lotta contro il tempo: il 27 luglio scadono i termini per partecipare a un bando del ministero dell’Istruzione, per accedere a fondi per le residenze universitarie. L’operazione-campus comporta un impegno di spesa di 22 milioni e la Loggia chiederà al Miur di farsi carico di 13 milioni.
Per presentare la domanda servivano la convenzione con il ministero (sottoscritta ad aprile), un progetto definitivo (approntato dagli uffici, e contestato a destra e a manca), e la variazione di destinazione d’uso che arriverà in consiglio lunedì.
Il Pd ha sollevato numerosi rilievi. Alfredo Bazoli ha chiarito: «Siamo favorevoli alla riqualificazione della Randaccio a servizi universitari, ma chiediamo che a noi e alla città sia data la possibilità di discutere sulle modalità, sulle destinazioni d’uso». Aldo Boifava ha eccepito sulla procedura urbanistica. Federico Manzoni ha contestato la scelta di prevedere nel complesso le segreterie delle diverse facoltà, oggi alLoggiate a San Faustino. Luigi Gaffurini ha contestato la delibera di giunta che il 7 luglio ha inquadrato il futuro del complesso.
La maggioranza, pur avanzando a sua volta critiche, ha fatto appello al «senso di responsabilità di tutti» su «una scelta condivisa da tutti». Andrea Bonetti dell’Udc s’è spinto a collocare la delibera in uno scenario politico più ampio, che da Roma potrebbe portare a nuove soluzioni anche a Brescia: «Mi sembra – ha detto il capogruppo centrista – che il clima nazionale, oltre alle dichiarazioni di Del Bono sul progetto-campus, inducessero a rapporti diversi fra maggioranza e opposizione, tanto più in prospettiva di altri temi complicati che ci apprestiamo ad affrontare come quelli legati al bilancio comunale».
Tutti hanno ricordato che il disegno di fare di Brescia una città universitaria ha unito amministrazioni diverse, epoche diverse: da Boni a Padula, da Martinazzoli a Corsini, il disegno è stato coerente e condiviso.

NEL FRATTEMPO la delibera di giunta del 7 luglio scorso ha chiarito l’inquadramento giuridico che la Loggia intende dare all’operazione. Il Comune prevede di cedere la ex caserma Randaccio – una volta acquisita – in comodato gratuito per 60 anni alla Fondazione Eulo nata dalle ceneri dell’Eulo, oggi presieduta dal direttore generale del Comune Alessandro Triboldi e partecipata solo dal Comune (che spera però di coinvolgere Fondazione Asm, Fondazione Tassara e altri soggetti privati). L’Eulo concederà poi il campus in sub comodato per 30 anni all’Università che dovrà gestire la struttura senza oneri per Comune e Eulo, garantirne la manutenzione e mettere a disposizione comunale il parcheggio di via Valotti di sua proprietà.

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

CAFFARO, BRESCIA. «Contaminazione impressionante»


Un’immagine di repertorio degli impianti della Caffaro

LA STORIA.

La sentenza ricostruisce analiticamente le tappe dell’inquinamento dell’acqua e del suolo della città

Dal 1938 a oggi ricostruite le fasi della produzione e della disseminazione del prodotto chimico

La sentenza ricostruisce anche la storia del Pcb a Brescia. «Tra il 1938 ed il 1982 – scrivbono i giudici – la Caffaro ha prodotto il Pcb (policlorobifenili) nello stabilimento industriale in esame: non si tratta di un sottoprodotto della lavorazione, il processo produttivo della Caffaro era indirizzato alla produzione di Pcb, ed anzi essa era l’esclusivista in Italia della produzione di tale sostanza chimica, e ne ha prodotto quantità che il Comune stima in 150.000 tonnellate».

«Inoltre – prosegue la sentenza – tra il 1906 ed il 1997 la Caffaro ha utilizzato nel proprio stabilimento celle elettrolitiche con catodo al mercurio liquido per la produzione di cloro ed alcali nel cosiddetto impianto cloro-soda; il mercurio era pertanto utilizzato nel processo produttivo dello stabilimento in un tipo di impianto che per le sue caratteristiche rilascia mercurio sia in atmosfera che nelle acque reflue. Sia il Pcb che il mercurio sono stati rilevati nello strato superficiale dei suoli dello stabilimento con concentrazioni che hanno raggiunto un massimo di 69.900 mg/kg per il Pcb, e di 9.600 mg/kg per il mercurio».
Ma l’inquinamento non s’è fermato ai cancelli dello stabilimento: «Sia il Pcb che il mercurio sono stati trasportati fuori dallo stabilimento attraverso gli scarichi industriali della Caffaro nella roggia Fiumicella. È infatti un dato di fatto che Caffaro scaricava in corpo idrico superficiale (dal 1976 con autorizzazione allo scarico), e che, pur cessata la produzione nel 1984, gli scarichi Caffaro hanno immesso Pcb nelle rogge fino al 2002 per effetto delle presenza di Pcb nelle acque di falda sottostanti lo stabilimento».
Il veicolo dell’inquinamento è stata l’acqua: «La circostanza è dimostrata dal fatto che negli anni ’80 veniva attivato un impianto di assorbimento a carboni attivi per la rimozione del Pcb dalle acque di spurgo del ciclo di lavorazione, e che le acque all’ingresso di tale impianto presentavano una concentrazione di 14 mg/l, ed all’uscita di 0,03 mg/l. Dunque, fino agli anni ’80 per ogni litro di acqua che lo stabilimento Caffaro scaricava nella roggia Fiumicella venivano immessi nella roggia anche 14 mg di Pcb, quantità che si è ridotta a 0,03 mg a partire dall’attivazione dell’impianto a carboni attivi».
«Si tratta – aggiunge la sentenza – di una quantità impressionante di sostanza inquinante, che, moltiplicata per il numero di litri di acqua transitati nello scarico industriale (che presumibilmente lavorava a ciclo continuo), e per il numero di anni in cui esso è stato attivo, dà le dimensioni dell’inquinamento generato dalle attività della Caffaro».

Accertate le responsabilità, ne conseguono gli oneri della bonifica: «Le prescrizioni della messa in sicurezza d’emergenza fondate sulla individuazione della Caffaro come responsabile dell’inquinamento delle rogge sono legittime, e l’azienda non può sottrarsi dall’ottemperarvi».

M.TE.bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

CAFFARO «L’azienda continua ad inquinare Brescia anche in questo momento»


Il giudice Carmine Russo

La sentenza contiene anche un motivo di allarme: stabilisce infatti che la caffaro sta inquinando ancora Brescia.

«Già la difesa del Comune di Brescia - scrivono i giudici - fa notare che in realtà la Caffaro ha continuato ad immettere sostanze inquinanti nelle rogge fino al 2002, in quanto, pur se i processi produttivi originariamente inquinanti erano stati chiusi, essa prelevava acqua dalla falda contaminata e la utilizzava all’interno dei processi produttivi dello stabilimento per poi scaricarla nelle rogge. In base a questa prima prospettazione l’inquinamento sarebbe cessato nel 2002».

PER LA SENTENZA, però, le cose stanno anche peggio: «L’inquinamento in realtà non può dirsi cessato neanche adesso. L’inquinamento dei suoli e della falda è infatti un fenomeno in divenire, che continua ad ampliarsi progressivamente, se non viene contenuto attraverso trancianti misure di messa in sicurezza. Ed in effetti, nel caso di specie, l’inquinamento Caffaro, originariamente confinato ai suoli ed al sottosuolo dello stabilimento, ha progressivamente fatto trovare le sue tracce fuori dello stabilimento, fino ai parchi pubblici campo Calvesi e Passo Gavia, fino al dedalo delle rogge, per poi diminuire soltanto a sud dell’autostrada A4, dove pure sono state comunque trovate tracce delle sostanze inquinanti; la progressiva espansione dell’inquinamento Caffaro è attestata anche dai valori più alti di contaminazione che sono stati rinvenuti nelle successive campagne di monitoraggio in alcuni piezometri».
Insomma: «La Caffaro sta continuando ad inquinare Brescia anche adesso, pur se le sue lavorazioni inquinanti si sono esaurite diversi anni fa».

M.TE.bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Il Tar inchioda la Caffaro: «Il Pcb? Colpa sua» Massimo Tedeschi


La «torretta» della Caffaro affacciata su via Milano

SENTENZA STORICA.

Per la prima volta un collegio giudicante ha sancito la responsabilità dell’industria chimica nell’inquinamento del Sito di interesse nazionale

I giudici amministrativi si sono pronunciati sui ricorsi della Spa contro ordinanze comunali e ministeriali «Ogni soggetto deve reintegrare il danno causato»

Una sentenza storica. Che mette per la prima volta nero su bianco la responsabilità della Caffaro nel colossale inquinamento da Pcb che dal 1938 ad oggi ha interessato la falda, le acque superficiali e il terreno di una grande porzione della città e che nel 2003 ha portato al riconoscimento del «Sito inquinato di interesse nazionale Brescia – Caffaro».
La denominazione del sito era un atto d’accusa, non ancora una sentenza. Quella è stata depositata ieri dal Tar di Brescia (presidente Giuseppe Petruzzelli, consigliere Sergio Conti, referendario estensore Carmine Russo).

I GIUDICI amministrativi hanno riunito tutti i ricorsi presentati dal 2002 ad oggi dall’azienda contro le ordinanze del sindaco di Brescia e le risultanze delle conferenze dei servizi che riconducevano all’azienda di via Milano la responsabilità dell’inquinamento da Pcb e da mercurio riscontrato all’esterno (soprattutto a sud) dello stabilimento.
I legali dell’azienda – nel frattempo ammessa all’amministrazione straordinaria dal Tribunale di Udine – avevano sviluppato un fitto fuoco di sbarramento contro tutti gli aspetti procedurali e sostanziali delle decisioni di Loggia e ministero dell’Ambiente: dall’individuazione delle rogge inquinate all’obbligo di analizzarle e bonificarle, dal trattamento delle acque pescate in falda alla messa in sicurezza del parco Calvesi e del Parco di via Passo Gavia, dalla stesura dell’analisi del rischio al trattamento delle acque profonde.
I giudici amministrativi hanno individuato 13 temi «caldi», e in 11 casi hanno respinto i rilievi presentati dall’azienda. Solo in due casi (l’addebito alla Caffaro dell’inquinamento delle acque profonde e l’obbligo di trattare le acque pescate in falda come rifiuti e non come acque reflue industriali, dunque con standard più «severi») l’azienda l’ha spuntata. E siccome si trattava di contestazioni avanzate dal ministero, i giudici hanno compensato le spese legali fra il dicastero dell’Ambiente e la Spa chimica. L’azienda, soccombendo, dovrà invece pagare 5.000 euro di «spese di lite» a Comune, Provincia, Regione Lombardia e Asl di Brescia.
La sentenza stabilisce infatti che il Comune aveva competenza a emanare ordinanze; che le conferenze dei servizi hanno emanato prescrizioni corrette; che non c’è stata alcuna applicazione retroattiva delle norme ambientali; che la responsabilità della Caffaro nell’inquinamento delle rogge «non è seriamente discutibile» e ad essa fa capo «l’obbligo di messa in sicurezza e successiva bonifica» in ragione dell’articolo 2043 del codice civile «secondo cui ogni soggetto è tenuto a reintegrare il danno che abbia cagionato con il proprio comportamento». In altre parole: «Dall’aver cagionato l’inquinamento deriva l’obbligo della bonifica».

LA SENTENZA conferma anche l’obbligo della Caffaro a bonificare le rogge «con asportazione dei sedimenti»; stabilisce che la mappa delle rogge inquinate è corretta; che la Caffaro è da considerarsi responsabile anche dell’inquinamento del Parco Calvesi e del parco di via Passo Gavia; che il trattamento della falda, dopo il suo innalzamento, richiede interventi più corposi; che le acque tuttora utilizzate nel ciclo produttivo e quelle impiegate nel raffreddamento devono rimanere rigorosamente separate; che il monitoraggio della falda e l’analisi del rischio sono di competenza aziendale; che all’azienda fa capo anche l’obbligo di bonifica del suolo.
Cosa succederà ora? La Caffaro è ormai una scatola vuota, dopo che il commissario è riuscito a vendere gli impianti di Tor Viscosa e a «piazzare» quello di Brescia (finito, quest’ultimo, nell’orbita della Società Chimica Emilio Fedeli di Pisa, che ha affittato impianti produttivi e sito industriale).
Certo, la sentenza dei giudici del Tar bresciano – che presumibilmente sarà impugnata dalla società davanti al Consiglio di Stato – è una credenziale di tutto riguardo per la Loggia per inserirsi fra i creditori della Caffaro e fissa almeno per ora una «verità» storico-giudiziaria di grande rilievo.
Non è la parola «fine» del caso-Caffaro, ma un punto di svolta sulla strada dell’accertamento delle responsabilità e sull’attribuzione degli oneri della bonifica.

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – Viaggio nel tempo con il maestro Franco Battiato Claudio Andrizzi


Franco Battiato

PIAZZA LOGGIA.

Stasera il concerto del cantautore siciliano
Una performance che scaverà tra le pieghe del repertorio, a ricercare episodi lontani per rivisitarli alla luce di un particolare ritmo[

La carica di Battiato risuona nelle piazze d’Italia: «Up patriots to arms» è infatti il nome del tour con il quale il maestro siciliano torna questa sera a far tappa a Brescia, nella cornice di piazza della Loggia. L’appuntamento è fissato per le 21.30, e i biglietti costano 60 euro (primo settore numerato Gold), 45 euro (primo settore numerato), 35 euro (secondo settore numerato) e 20 euro (posti in piedi).
Lo spettacolo che approda nella Leonessa ha debuttato meno di una settimana fa a Roma, la sera del 15 luglio, e verrà proposto per tutta l’estate nelle più importanti città e località turistiche italiane per chiudere il 15 settembre a Torino.
Il concerto infatti viene preannunciato come un viaggio nel tempo e fra le pieghe del repertorio di Battiato, a ricercare episodi magari anche dimenticati e lontani per rivisitarli anche alla luce di una particolare e coinvolgente enfasi sul ritmo. Con il maestro ci sarà una band che schiera al pianoforte Carlo Guaitoli, alle tastiere e programmazione Angelo Privitera, alla chitarra Davide Ferrario, al basso Lorenzo Poli e alla batteria Giordano Colombo, oltre al Nuovo Quartetto Italiano composto da Alessandro Simoncini e Luigi Mazza (violino), Demetrio Comuzzi (viola) e Luca Simoncini (violoncello).
Il ritorno in scena del musicista siciliano non nasce quindi questa volta da necessità promozionali, in quanto il suo ultimo disco di studio «Inneres Auge» risale ormai a due anni fa: un progetto tra l’altro costituito prevalentemente da cover e riletture di vecchi pezzi di repertorio, oltre che da due brani inediti tra cui fece senza dubbio molto rumore quello che dà il titolo all’intero album, un esplicito «j’accuse» contro i mali della politica (con particolare riferimento allo scandalo dei «festini» che era emerso all’epoca).
Da allora Battiato è tornato a dedicarsi alla composizione classica con la sua nuova opera «Telesio», scritta su libretto di Manlio Sgalambro, commissionata dal Comune di Cosenza e presentata quest’anno. A metà giugno è stato inoltre impegnato in una serie di concerti battezzati «Diwan: L’essenza del reale», nei quali, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ha proposto in musica alcune preziose opere della scuola poetica araba nata in Sicilia intorno all’anno Mille.

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – Cesare Cremonini brilla sotto una Luna Pop Claudio Andrizzi


Cesare Cremonini e i suoi fans ieri sera in piazza Loggia. FOTOLIVE

PIAZZA LOGGIA.

Circa 1400 fans ieri sera per il concerto del cantautore bolognese
L’ex golden boy ha proposto le sue canzoni da solista, ma anche i vecchi successi della band, da «50 Special» a «Un giorno migliore»

Ha da poco festeggiato il decennale della sua carriera solista. Eppure, se la memoria non inganna, a Brescia Cesare Cremonini c’è stato solo con i Luna Pop: tanti anni fa, al Palageorge di Montichiari, di fronte ad una folla di teenager urlanti e alla faccia perplessa e un po’ scocciata di qualche genitore tirato fin lì per i capelli. Altri tempi, altre storie, altre canzoni.
Ieri sera, per la tappa del cantautore bolognese in piazza Loggia, si sono raccolti circa 1400 fans: forse non esattamente la folla che il giovane Cesare sognava da ragazzo ad occhi aperti, quando già fantasticava su un futuro nel mondo della musica, ma quanto basta per surriscaldare di entusiasmo l’atmosfera intorno a questo terzo appuntamento dell’estate musicale bresciana. Perché il popolo di Cremonini, come e più di ogni altra legione di fans, vive di un amore incondizionato per questo ex-golden boy del pop italiano oggi trentenne, per quella sua aria da ragazzone della porta accanto che all’occasione sa sedersi al pianoforte e sorprendere con melodie capaci di insediarsi tra le onde radio ed orecchie avvezze a sonorità più complesse e sofisticate.
Una faccia da bravo ragazzo, la sua, che ad un mostro sacro come Pupi Avati è piaciuta al punto da puntare su Cremonini come attore protagonista per il suo nuovo film. Se sia stato o meno un azzardo lo scopriremo solo vivendo: intanto la notizia è che il buon Cesare sta girando l’Italia con uno show nel quale ricanta un po’ tutta la sua storia e ripercorre la sua vicenda artistica concedendosi tuttavia anche parentesi quantomeno inaspettate come una cover voce e chitarra di «She belongs to me» di Bob Dylan («Lui è come un faro per me – ha detto -, un grande padre che mi ha insegnato molto»). Una sfida forse un po’ troppo ambiziosa, ma anche la conferma di come nel mondo musicale di Cremonini ci sia in fondo più di quanto appaia dalle sue canzoni.
Che ieri sera son tuttavia sfilate orgogliosamente in una scaletta che ha attraversato un po’ tutta la produzione dei quattro album solisti, senza evitare i sentieri lontani di «Squerez» e i ricordi ormai un po’ appannati dell’epopea Luna Pop, poderosa meteora di quelle che passano raramente nei cieli della musica, ma che sanno lasciare il segno, perlomeno a giudicare dall’enfasi con la quale il suo pubblico ancora accoglie «50 Special» o «Un giorno migliore». «Io e Ballo siamo ancora emozionati come quando abbiamo cominciato – ha aggiunto -: non ci siamo ancora abituati al vostro calore ed anche per questo credo che la nostra strada insieme sarà ancora lunga».
Tutto è cominciato però da «Mondo», il singolo che tanto successo ha avuto a partire dallo scorso anno e che Cremonini ha voluto mettere in prima fila, quasi ad affermare che da qui non si torna indietro e che il nuovo corso musicale potrebbe finalmente far sbocciare pienamente quelle potenzialità rimaste qua e là inespresse nella sua carriera. E poi «Dicono di me», l’immancabile «Latin Lover» e «Qualcosa di grande». Due ore di spettacolo, acclamato come la più carismatica delle rockstar.

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

Share
0

BRESCIA – PER NON FARE LA FINE DI PARMA , Cesare Giovanardi


Tagli alla spesa 2011

Il “buon amministratore” sa che, se le spese correnti 2010 sono state 246 milioni di euro e le entrate correnti 182 milioni di euro, vi è un deficit di 64 milioni di euro e sa che non è bene farvi fronte con entrate straordinarie quali i dividendi che A2A riesce a garantire anche vendendo capitale azionario e utilizzando le riserve straordinarie. Per il “buon amministratore” la via maestra è ridurre la spesa corrente e/o aumentare le entrate correnti per raggiungere un equilibrio che può essere individuato nel pareggio corrente.
Coprire con il patrimonio (comunale e/o di A2A) un deficit corrente pari al 25% delle spese correnti e al 33% delle entrate correnti significa distruggere la solidità economica della città di Brescia in pochi anni. Se poi a questo dobbiamo aggiungere un ulteriore deficit corrente annuo di circa 25 milioni di euro, per decenni, derivante dalla gestione del Metro Corto significa che Brescia può trovarsi fra qualche tempo nella condizione di Parma oggi con un enorme debito, i problemi comunque irrisolti e un degrado democratico e di credibilità da cui sarà difficile uscire.

Share