BRESCIA calcio Archive

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Sabatino e Ferrandi a segno E il Brescia resta al comando Alberto Giori

FEMMINILE. In una giornata opaca le biancazzurre trovano la vittoria nel finale
Squadra matura: nella ripresa accelera il ritmo e conquista il successo

Vincere anche nelle giornate meno ispirate è segno di grande maturità e il Brescia sembra aver imparato dall’esperienza della passata stagione, nella quale pareggi con squadre sulla carta inferiori come Venezia, Lazio e Reggiana costarono un posto in Europa alle biancoazzurre.
Contro il Firenze non si è certo visto un bel Brescia: lento e macchinoso nella prima frazione, più convinto nella ripresa ma troppo spesso confusionario. Ma in queste circostanze ciò che conta è il risultato e per Zizioli e compagne questo 2-0 vale tantissimo e mantiene il Brescia in vetta alla classifica a punteggio pieno. La squadra di Nazzarena Grilli si presenta in campo con il solito 4-2-3-1 ma in mezzo al campo affianco a Gozzi non c’è Alborghetti (non al meglio) ma Rosucci alla prima da titolare in maglia Brescia, in avanti Sabatino con alle spalle il trio Cernoia, Boni e Paliotti (riportata in avanti dopo la parentesi da terzino contro il Chisiellis).
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PARTENZA CON IL FRENO a mano tirato per entrambe le formazioni e noia che la fa da padrona, anche per merito della squadra viola che gioca praticamente sempre con 10 giocatrici dietro la linea della palla. Nella fase centrale della frazione il Brescia crea alcune opportunità: con un tiro di Rosucci respinto quasi sulla linea e tre conclusioni di Sabatino che però non riesce a trovare il primo gol in campionato. Per le ospiti solo qualche timido tentativo dalla distanza, ma Mori non è praticamente mai costretta a intervenire.
Nella ripresa, probabilmente anche grazie alla strigliata di Grilli negli spogliatoi, le biancazzurre attaccano con maggiore convinzione e prima Cernoia defilata sulla destra non trova la porta, poi il pallonetto di Paliotti finisce alto di poco sulla traversa. Il Firenze accusa la stanchezza e rinuncia definitivamente ad attaccare lasciando davanti la sola Manna. Al 20′ scambio stretto in area tra Sabatino e Boni ma il tiro della ex Bardolino viene respinto dal portiere. Quando oramai la sfida sembra stregata arriva la giocata che cambia il risultato: geniale assist in profondità di Boni per Sabatino che in diagonale fa scoppiare la gioia del pubblico sugli spalti. A completare la festa ci pensa la neoentrata Ferrandi che con un gran tiro dalla destra piega le mani e Leoni e chiude il discorso.

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BRESCIA CALCIO. Gilberto Martinez saluta «Vado via in pace con me stesso» Gian Paolo Laffranchi

L’ADDIO. Il costaricano e il Brescia risolvono il contratto. Protagonista anche nel «salto» in A ma il rapporto si era ormai logorato. Intanto resta soltanto per allenarsi in attesa di trovare una squadra

Brescia. La voce si era sparsa una decina di giorni fa: Gilberto Martinez ha fatto un passo verso il Brescia. La società, evidentemente, ha fatto altrettanto: ieri è stato risolto il contratto. Il terzino costaricano non è più un giocatore biancazzurro, anche se in biancazzurro, ieri, sudava al San Filippo. Nel comunicato diffuso ieri alle 14.08 da via Bazoli si specificava che «è stata accettata la richiesta di Martinez di continuare ad allenarsi con la prima squadra finché il difensore lo riterrà opportuno». Il Tuma potrà così proseguire la sua tabella di marcia, un lavoro differenziato intrapreso un mese fa, nella prospettiva di trovare una nuova sistemazione lontano dal Cidneo. «Sono in pace con me stesso: ho poco altro da dire», ha tagliato corto uscendo dagli spogliatoi del San Filippo, un’ora e mezza dopo il comunicato del Brescia. Con lui Nicolas Cordova: «Se volete parlo io, ne avrei di cose da dire, ma la società non vuole», ha sorriso amaro. Storie simili, le loro: entrambi classe ’79, entrambi fuori dai programmi del nuovo corso fin dall’estate. In scadenza il 30 giugno 2012, Cordova per il momento rimane, mentre Cristiano Zanetti prosegue la rieducazione a Viareggio dopo l’intervento al tendine rotuleo sinistro.

E MARTINEZ? È ancora qui, ma di fatto è già via. E non è certo un lieto fine per un giocatore che, nei primi tempi biancazzurri, prometteva di diventare un veterano. Un po’ come Victor Hugo Mareco, l’altro difensore sudamericano rientrato in ritardo dalle vacanze due mesi fa, che tra poco invece affronterà il Brescia da avversario con il Verona.

Martinez è rimasto, finora, in mancanza d’offerte. L’Omonia Nicosia (Cipro) si è tirato indietro per l’ingaggio (300 mila euro). La Sampdoria sembrava disposta a riprenderselo, ma alla fine non c’è stato niente da fare.

Una vicenda a più fasi, la sua storia biancazzurra: acquistato prima del Mondiale 2002, a nemmeno 23 anni, il Tuma è arrivato in Italia dopo un’ottima prova nella rassegna nippocoreana e fino al 2006 ha continuato a brillare anche nel Brescia. 132 presenze (97 in A), un rendimento da stakanovista come terzino e anche come centrale. Tante partite, e un ginocchio (il sinistro) che per l’usura si è ritrovato senza cartilagine dopo i mesi zemaniani e un infortunio-lampo al Mondiale di Germania. Pensare che in quell’estate 2006 la Roma, da tempo sulle sue tracce, aveva deciso di acquistarlo. Tornato all’ovile nel 2007 senza aver mai potuto esordire in giallorosso, con l’aiuto del Brescia Martinez è rinato. Di nuovo in campo nel 2008/2009, capace di collezionare 49 partite e di contribuire a una promozione in A prima di perdere l’entusiasmo. Poi la Samp, con retrocessione come il Brescia, dove torna e dove avrebbe potuto rilanciarsi.

Presentarsi in ritardo dopo le vacanze non ha aiutato e ha confermato che qualcosa si era rotto. E il rapporto, ormai logoro, ieri si è interrotto ufficialmente.


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Brescia, la ricetta per stupire «Un gruppo da leccarsi i baffi» Vincenzo Corbetta

LA SERATA. Una delegazione di biancazzurri insieme a Scienza all’inaugurazione della festa della Curva Nord 1911
I giocatori si improvvisano cuochi per la gioia dei tifosi Scienza: «Bisogna essere orgogliosi di questi ragazzi» Zambelli: «A Torino grande prova ma il difficile è ora»

BEPPE SCIENZA

All’inagurazione della Festa del centenario della Curva Nord 1911, Beppe Scienza sperimenta la ricetta per un grande Brescia.
La disposizione della squadra prima di tutto. E allora: Zambelli e Dallamano alle salamine, Budel e Paghera ai formaggi, Magli e Scaglia alle sarde, Daprelà e Martina Rini agli assaggi ed è il ruolo più invidiato, sentiti i profumini che si spandono per San Polo. Scienza osserva orgoglioso: un gruppo da leccarsi i baffi.
All’ultimo dà forfait Leali e l’ordine parte da Zambelli che, da buon capitano, spedisce il giovane compagno a casa a studiare. Il portiere frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico e c’è poco da scherzare. Non c’è la Curva Nord Brescia, che in un comunicato ringrazia per l’invito rifiutando cortesemente.
I giocatori indossano un grembiule bianco e si mettono di buzzo buono ai fornelli. Scienza osserva, dà pure indicazioni a Zambelli, passato nel frattempo dalle salamine alle croste di formaggio: uno è allenatore 24 ore su 24.

IL CAPITANO soffre per la fascite plantare causata dal sintetico di Castellammare di Stabia. Il dolore al piede sinistro va e viene: «Sto facendo di tutto per recuperare», le sue parole, ma la senzazione è che anche contro il Cittadella Zambelli marcherà visita. «Ma i miei compagni se la sono cavata benissimo a Torino. Pure con il Cittadella, però, dovranno essere all’altezza della situazione: ci aspetta una gara dura».
Scienza riceve i complimenti di tutti. Al tavolo con i giocatori racconta a tifosi e giornalisti di certe birichinate subite a Torino, dei tifosi del Legnano che davano da mangiare ai giocatori senza stipendio con la società fantasma, del Brescia che pare una favola.

«MI PIACE tutto di questo gruppo – aggiunge l’allenatore biancazzurro – e ribadisco che bisogna essere orgogliosi dei nostri ragazzi, che a Torino hanno dimostrato capacità di soffire. Ma, nel difendersi, non sono mai andati in affanno. Piuttosto dobbiamo migliorare in un aspetto: certe azioni non diventano pericolose per un errore nell’ultimo passaggio. Deve accadere sempre meno».
La ribalta è per Scienza e per i giocatori. Non ci sono dirigenti e il ricordo di un anno fa, quando Gino Corioni e i Brescia 1911 siglarono una storica pax con tanto di abbracci e lacrime presidenziali, rende più evidente l’assenza.
All’area luna park si consumano casoncelli e tagliata di bufalo; tagliatelle al salmì e bistecca di cavallo, buon vino e fiumi di birra. Gettonata la gara di freccette sulla sagoma a grandezza naturale di Cristiano Doni.
Al tavolo dei giocatori c’è anche monsignor Claudio Paganini, il padre spirituale. Si ride, si scherza. Brescia si sta affermando come piazza ideale per i giovani, tant’è che il 28, si viene a sapere tra una chiacchiera e l’altra, al «San Filippo» ci sarà una selezione federale under 14. Sono segnali.

SCIENZA ha la testa alla prossima partita: «Se la sfida con il Torino era l’esame di maturità, l’impegno con il Cittadella è la prova del nove. La prossima gara è più difficile. Il Toro ti dà stimoli da solo: il blasone dei granata, lo stadio, la Tv. Ma il Cittadella è squadra di categoria, gioca bene. Sarà ancor più dura di lunedì sera».
Non ci sono dirigenti del Brescia. In compenso, nel pomeriggio e in via Bazoli, spunta Diego Penocchio, vice presidente Bresciano del Parma di Tommaso Ghirardi. Non è la prima volta e il sospetto di un futuro Brescia alla parmigiana è forte. E se la prossima volta qualcuno pensasse alle melanzane?

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Brescia, una regia in cerca d’autore (non d’esperienza) Gian Paolo Laffranchi

LE MANOVRE. Tre registi di qualità, ma spazio alla «linea verde»
Budel e Cordova sono in sospeso Zanetti è sempre in infermeria e non pare più rientrare nei piani: ai baby le chiavi del centrocampo

Nicolas Cordova:
in sospeso

Una poltrona per tre. Anzi, per nessuno. In sospeso, la regia del Brescia. Ci sono il playmaker della promozione e quelli della retrocessione; chi ha vinto e perso, Alessandro Budel e Nicolas Cordova, ma anche chi è rimasto soprattutto a guardare, Cristiano Zanetti. Tutti e tre, oggi, sono calciatori biancazzurri, ma nessuno ha in mani le chiavi del gioco. La società deve fare cassa e punta sui giovani: se Bartosz Salamon ha una caviglia malconcia, in coppa Italia gioca Fabrizio Paghera (un ’91 per un ’91). I veterani o devono farsi più in là (Budel e Cordova) o non rientrano nei piani (Zanetti). Alla fine del mercato, alle 19 del 31 agosto, potrebbero essere ancora qui tutti e tre o nemmeno uno. Tutto può succedere. Chi è tornato nel cuore del progetto, seppure in posizione defilata sul piano tattico, è Budel. Una sua partenza lascerebbe un vuoto difficile da colmare in una squadra baby che ha bisogno di esperienza, acume e capacità di fare gruppo.

Alessandro Budel

C’ERA BUDEL in cabina di regia, nel Brescia che festeggiava la promozione un anno fa (sembra passato un secolo). Nello scorso campionato, fra tanti acquisti grandi di nome ma non di fatto, si era ritrovato spesso ai margini e per questo a gennaio aveva cambiato maglia, passando al Torino: 6 mesi amari, niente playoff e ritorno all’ovile. Budel è comunque uno che risponde presente: 48 presenze in un anno e mezzo fra Brescia e granata. Classe ’81, nella squadra di Scienza è un leader naturale: i compagni lo cercano perché le sue giocate sono illuminanti. Ha uno stipendio impegnativo (600 mila). Si è detto «disposto a spalmare l’ingaggio su un contratto pluriennale», ma l’accordo è da trovare.
Lontano l’accordo fra il Brescia e Cristiano Zanetti. «Non rientra nei piani», aveva tagliato corto Gino Corioni al raduno. Il centromediano del ’77, ex nazionale, ex Juventus, Inter, Roma e Fiorentina, la pensa diversamente. Si è operato al tendine rotuleo sinistro, sta svolgendo la rieducazione a Viareggio sotto le cure di Michele Geminiani (pure ex nazionale ed ex Roma). «Avevo un buco nel tendine, l’anno scorso giocavo con le infiltrazioni o non giocavo: ora il problema è risolto, sto bene e per l’inizio di ottobre sarà in campo più forte di prima», assicura Zanetti da Viareggio. «Purtroppo da Brescia non mi chiama nessuno: io ho voglia di tornare e di rimettermi in gioco per cancellare la retrocessione e riconquistare la serie A». Arrivato a gennaio, Zanetti ha un contratto fino al 2012 e guadagna 240 mila. «Vorrei un’occasione», ribadisce. In biancazzurro, finora, soltanto 8 presenze. Stesse bene, uno come lui in questa serie B farebbe la differenza.

Cristiano Zanetti:
è in infermeria

IL DISCORSO può valere anche per Nicolas Cordova. Ufficialmente è un giocatore del Brescia, ufficialmente non è un caso. Ma il linguaggio del corpo dice più delle parole. In amichevole lascia il campo smoccolando per un pestone. In nazionale entra e segna un eurogol (1-1 del Cile in Francia). Dopo aver contribuito alla promozione 2010 (3 gol in 12 gare) e vissuto la discesa del 2011 (2 reti 21 presenze) il centrocampista acquistato dal Parma insieme a Budel un anno e mezzo fa adesso vorrebbe fare il regista. Non il trequartista.
Esigenze diverse per il Brescia, che ha giovani registi da lanciare e avrebbe bisogno di un tiratore scelto vicino alla porta. Cordova ha 32 anni, guadagna 300 mila e al momento non ha richieste. Può chiamarsi fuori o diventare un valore aggiunto. Ma in una regia di under da valorizzare non c’è posto per lui.

 

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BRESCIA CALCIO. Ecco gli abbonamenti a prezzi «centenari»

LA CAMPAGNA. L’apertura mercoledì nella sede di via Bazoli
Tariffe contenute per festeggiare i 100 anni di vita, ma è obbligatoria la «tessera del tifoso»

Il campionato è alle porte; alla prima casalinga con il Vicenza mancano meno di due settimane (sabato 27). E da mercoledì sarà finalmente possibile abbonarsi. Il Brescia Calcio ha annunciato l’apertura della campagna abbonamenti.

Una campagna all’insegna degli sconti per celebrare nel migliore dei modi il centenario della società. Ma non solo prezzi speciali, perché ogni tifoso che sottoscriverà una tessera riceverà un omaggio esclusivo: la t-shirt con il logo «Brescia Calcio Century» creata appositamente per i 100 anni della società di via Bazoli.

Sottoscrivendo l’abbonamento si potrà assistere a tutte e 21 le gare casalinghe del campionato di serie B. I prezzi? Con soli 70 euro si potrà accedere alla curva nord o alla gradinata bassa. Con qualche euro in più si potrà invece prenotare un posto in gradinata alta (100 euro) o in tribuna parterre (150 euro). I prezzi per la tribuna centrale o laterale variano invece da 500 a 800 euro.

«OLTRE CHE risparmiare – fanno sapere dal Brescia Calcio attraverso un comunicato – , abbonarsi significa accedere allo stadio senza più doversi preoccupare di interminabili code ai botteghini; code inevitabili considerando i tempi tecnici di emissione di un singolo biglietto nominale». Come è capitato sabato per la gara di Coppa contro L’Aquila.
Per poter sottoscrivere l’abbonamento è obbligatorio essere titolari della «Tessera del Tifoso». Chi ne fosse sprovvisto può richiedere la tessera «Cuore BiancoAzzurro» contestualmente alla sottoscrizione dell’abbonamento. Bisogna presentarsi con un documento di identità, il codice fiscale e una fototessera.
Da mercoledì, per tutta la durata della campagna, la sede di via Bazoli 10 resterà aperta dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18 con orario continuato.

 

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Arcari-Leali, una porta per due E il Brescia si spacca sul duello , Sergio Zanca

IL CASO. Uno dei motivi di tensione tra presidente e allenatore riguarda il ruolo dell’estremo difensore
Corioni punta deciso sul giovane: «Il titolare sarà lui: non ci sono dubbi» Scienza: «Non è detto che chi sceglierò in coppa poi giocherà sempre»

Michele Arcari e Nicola Leali sono divisi dalla maglia (la numero 1, che entrambi vorrebbero indossare), dall’età (33 anni il primo, 18 il secondo), dalla provincia (uno cremonese di Annico, l’altro mantovano di Cavriana), da 287 presenze (Arcari ha giocato 288 partite tra i professionisti, compresi gli spareggi, Leali solo una, lo scorso 15 maggio a Cesena) e, adesso, anche dai giudizi di presidente e allenatore.
Mercoledì sera, durante il triangolare di Salò vinto dal Brescia, Gino Corioni, chiamato a rispondere su chi dei due sarà titolare, non ha avuto perplessità. «Leali, senza dubbio. È troppo forte», ha assicurato il presidente.

IN SALA STAMPA Beppe Scienza è stato invece più possibilista: «Non ho ancora stabilito una gerarchia –ha dichiarato il tecnico -. Non è detto che chi giocherà sabato in coppa Italia contro l’Aquila sarà il titolare. Io sono felice che Arcari sia rimasto, per tutto quanto ha dato al Brescia negli ultimi anni. Lui, in un certo senso, rappresenta la storia. Ma esiste anche un discorso della società, che punta sui giovani. E in questo caso Leali rappresenta il futuro. Il ragazzo, però, deve guadagnare il suo spazio con le prestazioni. Nelle scorse settimane lo spazio l’ha avuto soprattutto sui giornali, ma sta lavorando bene. Che qualcuno lo spinga fa parte del gioco. Io valuto guardando il rendimento sul campo».
Mercoledì Leali ha giocato contro il Lumezzane, compiendo un paio di buoni interventi. Arcari invece ha affrontato la Feralpi Salò, e nell’unica circostanza in cui l’hanno impegnato non è parso impeccabile: Defendi, ex Primavera, lo ha messo in difficoltà con un balzo scorretto, Castagnetti ha preso la traversa e, sulla ribattuta, il palo. Dando segni di nervosismo, il portiere ha urlato la propria rabbia all’arbitro, che lo ha ammonito.
Tra i due numeri uno sarà un bel duello. Leali si è tolto la soddisfazione di indossare la maglia delle varie Nazionali giovanili. Da tempo lo richiedono società di A. Lui, al momento, deve pensare all’immediato, e agli esami di settembre. Frequenta il «don Milani» di Montichiari, liceo a indirizzo sportivo, ed è stato rimandato in matematica.

ARCARI, laureato in Scienze motorie, è salito in ritiro a Temù senza conoscere il suo futuro. A fine agosto diventerà papà per la seconda volta, di Achille (la primogenita Anna ha appena compiuto 2 anni). È il più anziano del gruppo, ha un contratto fino a luglio 2012, la società nei prosismi giorni gli proporrà di allungare. Nello scorso campionato, convinto di dover fare da secondo a Sereni, ha saputo attendere il momento propizio, diventando titolare. Peccato per la retrocessione.

Arcari ci terrebbe a rimanere in serie A. Finora le offerte non si sono concretizzate. Sembrava potesse andare in Polonia, al Legia Varsavia, poi si è parlato del Bologna. È rimasto a Brescia, ma sul collo sente il fiato di ben tre baby: Leali, il pugliese Andrea Caroppo, 21 compiuti il 18 luglio, rientrato dal prestito di Verona, e il toscano Alessio Cragno, 17, anche lui Nazionale (è nella Under 17). «Il ruolo di portiere –ha ribadito Scienza- è quello che mi lascia più tranquillo».

 

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Il Brescia prende forma E ricomincia da Feczesin , Ciro Corradini


Lo striscione ripartiamo insieme: un messaggio per unire le forze tra squadra e tifoseria.
Salamon in azione, collocato da Beppe Scienza nella cabina di regia del nuovo Brescia. FOTOLIVE/Venezia

LA PARTITA.

Tutto facile nel test in Valcamonica, alla presenza di almeno un migliaio di tifosi

Tripletta dell’ungherese e rete di Budel contro un Lecco mai pericoloso Salamon in regia e «difesa tipo» con Zambelli, De Maio, Zoboli e Berardi

C’è l’inaugurazione del nuovo campo sportivo di Temù («Un impianto che è a disposizione del tutta l’Alta Valcamonica», afferma il sindaco Menici), c’è la banda che esegue l’Inno di Mameli, ci sono i tifosi, quasi un migliaio, con il nuovo gruppo Curva Nord Brescia da una parte e i Brescia 1911 dall’altra.
C’è, per il Brescia, dopo i dilettanti della Valle Camonica e i disoccupati del Team Genova, un avversario di discreta levatura, almeno sulla carta, il Lecco degli ex Delpiano e Magni. Chi c’è e chi non c’è.
Non ci sono Caracciolo, Diamanti, Kone, Bardelloni e Ferrari in lista d’attesa con biglietto di sola andata, e non ci sono ancora Martinez, Mareco, Maccan e Kamal che saliranno a Temù, salvo contrordini, quest’oggi. Non c’è Gino Corioni, il presidente biancazzurro che preferisce farsela raccontare, la gara con il Lecco.

BEPPE SCIENZA ci tiene a non sfigurare davanti ai tifosi saliti in massa in Valcamonica. Squadra che prova a rimanere corta quella biancazzurra, con Salamon playmaker davanti alla difesa e Budel a giostrare da mezzala sinistra.
Ma nei primi venti minuti è più l’ex del Parma a cercare di dare profondità alla manovra del Brescia. Dietro c’è quella che, in questo momento, possiamo considerare la difesa titolare con Zoboli e De Maio centrali e Berardi e Zambelli esterni, al momento un po’ troppo inclini alla fase di copertura più che ad una spinta costante.
Il Brescia passa al 21′. El Kaddouri mette in mezzo da sinistra per Feczesin che, a due passi dalla porta, viene trattenuto da Tabbiani. Rigore netto che lo stesso ungherese trasforma con freddezza. «E la vita l’è bela l’è bela, torneremo a Vicenza, tutti insieme a Nocera, invasione a Verona», cantano i tifosi, anche perchè far rima con Castellamare di Stabia non è facilissimo.
Non è facile in campo far rima con fluidità di manovra, anche perché il lavoro di questi giorni incide sulla brillantezza. Scienza predica il possesso palla e la squadra sembra aver recepito il messaggio. Resta sempre corto il Brescia e anche su questo l’allenatore biancazzurro c’ha perso la voce in questi 14 giorni di ritiro.
Il raddoppio arriva al 35′ quando Budel fa il cecchino e dal limite sorprende il portiere Perucchini, classe ’91.
Nella ripresa, al 6′, arriva il terzo gol al termine di una bella manovra che vede Jonathas nelle vesti di rifinitore. Suo il cross calibrato dalla destra sul quale arriva Feczesin, che di testa mette in rete
Il Lecco, completamente rinnovato rispetto all’anno passato, fatica a costruire. E così la fase difensiva del Brescia raramente viene messa alla prova. Al 24′ entra Cordova e va a fare il trequartista. E il cileno mette subito in mostra le sue qualità offrendo a Feczesin un pallone filtrante che l’ungherese non spreca portando il Brescia sul 4 a 0.

VERA GLORIA? Meglio restare con i piedi per terra, anche perchè l’adagio squadra che vince, anche se con il Lecco, non si cambia è pura fantascienza per un Brescia che da qui ad agosto rischia di cambiare pelle, ovvero giocatori, come un camaleonte impazzito.

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”BRESCIA”. Un secolo di grande passione nato in un albergo del centro , Sergio Zanca


LA STORIA.

Il 17 luglio 1911 la riunione dei soci fondatori sancisce la nascita del «Brescia football club»
In una sala dell’hotel «Panteo», in via Gabriele Rosa, il primo atto di una grande storia Il primo presidente è Pippo Coppi. E i colori sociali scelti sono il blu oltremare e l’arancio

Cin cin per i cento anni. Il Brescia taglia questo traguardo proprio oggi, domenica 17 luglio 2011. Un secolo di vita, un secolo vissuto tutto in biancazzurro.
«Ieri sera -scriveva “La provincia” il 18 luglio 1911, come emerso da una ricerca effettuata dall’ex massaggiatore e storico archivista del Brescia Dino Maggi-, in una sala dell’albergo Panteo, gentilmente concessa, si sono riuniti in assemblea gli aderenti alla nuova società sportiva, denominata Brescia football club. Presiedeva il signor Apollonio. Venne approvato all’unanimità lo statuto, avente per scopo la diffusione e la coltivazione (sic) del giuoco del calcio. Approvati anche i colori: bleu oltremare e arancio, uniti a larghe righe verticali».

Poi l’attribuzione delle cariche: Pippo Coppi presidente, Franco Apollonio vice, consiglieri Franco Cuzzetti, Candido Morandini, Ettore Bacchelli, Luigi Cremasco, Antonio Bianchi, Emilio Bruno, Ardiccio Modena, Battista Vielmi, Umberto Vesconi, Paolo Carera, Antonio Masperi. Revisori dei conti: Andrea Capponi, Giuseppe Galanti e Mario Foli. «Mentre paludiamo alla felice iniziativa di un gruppo di amatori di tal genere di sport e dell’ottima organizzazione dei medesimi -concludeva il giornale locale -, presentiamo agli eletti le nostre migliori congratulazioni. La sede della nuova società è presso l’albergo del Panteo, in via Gabriele Rosa 37». Il Brescia nasce dopo una serie di fusioni tra varie società (Forti e Liberi, Gimnasium, U.S.Bresciana, Brixia, Vittoria), effettuate in tempi diversi. Come allenatore viene scelto Ettore Bacchelli. Il primo campo da gioco è situato in via Milano.

IL 1911 è l’anno della dichiarazione della guerra alla Turchia per la conquista della Libia (scaduto l’ultimatum, il generale Caneva sbarcò a Tripoli, impossessandosi di Bengasi, Tobruk e dei principali centri costieri, utilizzando per la prima volta aerei e dirigibili), della scoperta dei raggi cosmici (da parte dell’austriaco Hess) e della camera a nebbia (lo scozzese Wilson). Amudsen raggiunge il polo Sud, il polacco Funk scopre l’azione delle vitamine, lo psicologo Binet elabora una scala per la valutazione dell’intelligenza e D’Annunzio scrive il «Martirio di San Sebastiano». È anche l’anno in cui si costruiscono il primo idrovolante (negli Stati Uniti) e il primo bimotore (in Inghilterra), e la Nestor Film Corporation fonda il primo studio cinematografico a Hollywood.

IN SETTEMBRE, un paio di settimane dopo il furto della Gioconda al Louvre di Parigi (per mano di un decoratore italiano), il Brescia prende parte al torneo di Colorno. «Nelle intenzioni dei dirigenti -leggiamo ancora sulla “Provincia”- è vibrante lo scopo di dare il maggiore impulso e la più larga diffusione allo splendido gioco del calcio. A questo fine si decide di partecipare a una competizione alla quale hanno già aderito squadre forti, quali il Bologna, il Milano, il Modena, il Firenze. Della compagine che rappresenta i nostri colori è superfluo ogni elogio, poichè già conosciuta per gli splendidi incontri sostenuti contro Mantova, Treviglio, Crema, Cremona, eccetera». Si parla di «abnegazione e grande coraggio col quale si dispongono agli allenamenti sotto la competente direzione dei trainer Ettore Bacchelli e Fritz Ruchti».

ALTRO RITAGLIO. «Col match di selezione di domenica 3 si è formata la prima squadra che il 10 settembre affronterà il Bologna. I componenti: Modena, Carrera, Ponti, Vicini II, Maraglio, Bruno, Vicini I, Ruchti, Quattrini, Vicini III, Zambeni. Sostituto: Rizzi. I giocatori sono invitati alla riunione di stasera, giovedì 7, alle ore 21 precise, nella sede sociale, per l’elezione del capitano». Qualche giorno dopo, l’annuncio: «Ci telegrafano da Colorno. Con un campo affollatissimo, si è svolto un importante match di football col Bologna, che tanto si distinse l’anno scorso concorrendo ai campionati di prima categoria. Il Brescia ha vinto l’accanito confronto per due goal a uno, aggiudicandosi così la grande medaglia d’oro della Regina Madre». Seguono le congratulazioni «con la giovane e promettente associazione, per la magnifica affermazione, che prelude a nuove competizioni e a nuove vittorie». Fin qui l’avvio.

Il Brescia deve comunque attendere il 1914 per affacciarsi alla ribalta del calcio che conta, mescolato alle squadre venete e alle emiliane. Tra i protagonisti Trivellini, Cevenini II, Luigi Vielmi, Ceresoli, Grazioli, Bruciamonti, Pizzi, Santi, Ferrari, Frati, Frigerio. Allenatore: Ratti. Il campionato se lo aggiudica il Vicenza, davanti a Hellas Verona, Venezia e Modena, con gli azzurri appaiati al Bologna. Nel ’15 il Brescia, inserito nel girone E, chiude alle spalle di Inter e Como. Due elementi di gran classe (De Vecchi e Lana), nella nostra città per il servizio militare, rafforzano l’organico.

La ripresa dopo la guerra, nel ’20,
è dovuta a un gruppo di nuovi dirigenti, guidati dal conte Marinoni, neopresidente. Compaiono Bollani, Ballini, Pisa, Ratti, Carraro, Cermoglio, Ferrero, Bellardi, Rizzi, Lanfritto e il cecoslovacco Fiverb. Viene inaugurato il campo di via Cesare Lombroso: confina coi binari della ferrovia e lo stabilimento di mitragliatrici Breda. Nel gruppo A della Lombardia, il Brescia conquista un lusinghiero secondo posto, dietro l’Inter di Scheidler e Cevenini III, che supera i turni successivi e vince il titolo.

Nel ’22, in contrasto con la Figc, partecipa al torneo della Confederazione calcistica italiana, assieme a tutte le più forti. Nel ’28 la formazione, completamente autarchica (Trivellini, Pasolini, Rocchi, Belardi, Bersani, Bissolotti, Bonardi, Giuliani, Rizzi, Evaristo e Berardo Frisoni), coglie l’ottavo posto (su 12) nel gruppo A del Nord Italia. Nel ’29 il miglior piazzamento di quel periodo antelucano: secondi con la Juventus nel gruppo B, dietro il Bologna di Gianni, Monzeglio, Schiavio, Pitto e Busini che, nella finalissima, batterà il Torino.

A QUESTO PUNTO inizia un’altra storia, quella del girone unico. E Carletto Mazzone, nel giugno 2001, conquista il settimo posto. Si tratta del risultato più brillante degli ultimi ottant’anni. Ci vuole un decano per far sentire arzillo il Brescia, regalandogli un sogno: la partecipazione all’Intertoto, con gare a Budapest, Praga, Parigi (al Parco dei Principi contro il Paris St. Germain) e, successivamente, a Villareal (Spagna). Un’epoca aurea, la migliore di tutti i tempi per la società biancazzurra.
Il presidente, naturalmente, è quello attuale: Gino Corioni. Sono i tempi di Roby Baggio, in assoluto uno dei migliori giocatori di tutti i tempi, che rimane 4 anni segnando 45 reti in 95 incontri.

L’INGRESSO in Europa rappresenta il punto massimo raggiunto in competizioni a livello internazionale, al livello del successo nel torneo anglo-italiano contro il Notts County, ottenuto nel 1994 a Wembley (Londra) grazie a una rete segnata dal centravanti Gabriele Ambrosetti.

Ma se si riavvolge l’album dei ricordi e si torna indietro si un secolo, ecco che spuntano fotografie di un calcio che non c’è più, di un’epoca che non c’è più ma nei quali il calcio e lo sport Bresciano affondano le proprie radici. Cento anni di passione, sudore, gioie e delusioni, cento anni di passione, cento anni lunghissimi ma cento anni in cui i tifosi non hanno mai smesso di amarlo: auguri e buon centenario, caro vecchio Brescia.

bresciaoggi/Domenica 17 Luglio 2011

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