LA STORIA.
Il 17 luglio 1911 la riunione dei soci fondatori sancisce la nascita del «Brescia football club»
In una sala dell’hotel «Panteo», in via Gabriele Rosa, il primo atto di una grande storia Il primo presidente è Pippo Coppi. E i colori sociali scelti sono il blu oltremare e l’arancio
Cin cin per i cento anni. Il Brescia taglia questo traguardo proprio oggi, domenica 17 luglio 2011. Un secolo di vita, un secolo vissuto tutto in biancazzurro.
«Ieri sera -scriveva “La provincia” il 18 luglio 1911, come emerso da una ricerca effettuata dall’ex massaggiatore e storico archivista del Brescia Dino Maggi-, in una sala dell’albergo Panteo, gentilmente concessa, si sono riuniti in assemblea gli aderenti alla nuova società sportiva, denominata Brescia football club. Presiedeva il signor Apollonio. Venne approvato all’unanimità lo statuto, avente per scopo la diffusione e la coltivazione (sic) del giuoco del calcio. Approvati anche i colori: bleu oltremare e arancio, uniti a larghe righe verticali».
Poi l’attribuzione delle cariche: Pippo Coppi presidente, Franco Apollonio vice, consiglieri Franco Cuzzetti, Candido Morandini, Ettore Bacchelli, Luigi Cremasco, Antonio Bianchi, Emilio Bruno, Ardiccio Modena, Battista Vielmi, Umberto Vesconi, Paolo Carera, Antonio Masperi. Revisori dei conti: Andrea Capponi, Giuseppe Galanti e Mario Foli. «Mentre paludiamo alla felice iniziativa di un gruppo di amatori di tal genere di sport e dell’ottima organizzazione dei medesimi -concludeva il giornale locale -, presentiamo agli eletti le nostre migliori congratulazioni. La sede della nuova società è presso l’albergo del Panteo, in via Gabriele Rosa 37». Il Brescia nasce dopo una serie di fusioni tra varie società (Forti e Liberi, Gimnasium, U.S.Bresciana, Brixia, Vittoria), effettuate in tempi diversi. Come allenatore viene scelto Ettore Bacchelli. Il primo campo da gioco è situato in via Milano.
IL 1911 è l’anno della dichiarazione della guerra alla Turchia per la conquista della Libia (scaduto l’ultimatum, il generale Caneva sbarcò a Tripoli, impossessandosi di Bengasi, Tobruk e dei principali centri costieri, utilizzando per la prima volta aerei e dirigibili), della scoperta dei raggi cosmici (da parte dell’austriaco Hess) e della camera a nebbia (lo scozzese Wilson). Amudsen raggiunge il polo Sud, il polacco Funk scopre l’azione delle vitamine, lo psicologo Binet elabora una scala per la valutazione dell’intelligenza e D’Annunzio scrive il «Martirio di San Sebastiano». È anche l’anno in cui si costruiscono il primo idrovolante (negli Stati Uniti) e il primo bimotore (in Inghilterra), e la Nestor Film Corporation fonda il primo studio cinematografico a Hollywood.
IN SETTEMBRE, un paio di settimane dopo il furto della Gioconda al Louvre di Parigi (per mano di un decoratore italiano), il Brescia prende parte al torneo di Colorno. «Nelle intenzioni dei dirigenti -leggiamo ancora sulla “Provincia”- è vibrante lo scopo di dare il maggiore impulso e la più larga diffusione allo splendido gioco del calcio. A questo fine si decide di partecipare a una competizione alla quale hanno già aderito squadre forti, quali il Bologna, il Milano, il Modena, il Firenze. Della compagine che rappresenta i nostri colori è superfluo ogni elogio, poichè già conosciuta per gli splendidi incontri sostenuti contro Mantova, Treviglio, Crema, Cremona, eccetera». Si parla di «abnegazione e grande coraggio col quale si dispongono agli allenamenti sotto la competente direzione dei trainer Ettore Bacchelli e Fritz Ruchti».
ALTRO RITAGLIO. «Col match di selezione di domenica 3 si è formata la prima squadra che il 10 settembre affronterà il Bologna. I componenti: Modena, Carrera, Ponti, Vicini II, Maraglio, Bruno, Vicini I, Ruchti, Quattrini, Vicini III, Zambeni. Sostituto: Rizzi. I giocatori sono invitati alla riunione di stasera, giovedì 7, alle ore 21 precise, nella sede sociale, per l’elezione del capitano». Qualche giorno dopo, l’annuncio: «Ci telegrafano da Colorno. Con un campo affollatissimo, si è svolto un importante match di football col Bologna, che tanto si distinse l’anno scorso concorrendo ai campionati di prima categoria. Il Brescia ha vinto l’accanito confronto per due goal a uno, aggiudicandosi così la grande medaglia d’oro della Regina Madre». Seguono le congratulazioni «con la giovane e promettente associazione, per la magnifica affermazione, che prelude a nuove competizioni e a nuove vittorie». Fin qui l’avvio.
Il Brescia deve comunque attendere il 1914 per affacciarsi alla ribalta del calcio che conta, mescolato alle squadre venete e alle emiliane. Tra i protagonisti Trivellini, Cevenini II, Luigi Vielmi, Ceresoli, Grazioli, Bruciamonti, Pizzi, Santi, Ferrari, Frati, Frigerio. Allenatore: Ratti. Il campionato se lo aggiudica il Vicenza, davanti a Hellas Verona, Venezia e Modena, con gli azzurri appaiati al Bologna. Nel ’15 il Brescia, inserito nel girone E, chiude alle spalle di Inter e Como. Due elementi di gran classe (De Vecchi e Lana), nella nostra città per il servizio militare, rafforzano l’organico.
La ripresa dopo la guerra, nel ’20, è dovuta a un gruppo di nuovi dirigenti, guidati dal conte Marinoni, neopresidente. Compaiono Bollani, Ballini, Pisa, Ratti, Carraro, Cermoglio, Ferrero, Bellardi, Rizzi, Lanfritto e il cecoslovacco Fiverb. Viene inaugurato il campo di via Cesare Lombroso: confina coi binari della ferrovia e lo stabilimento di mitragliatrici Breda. Nel gruppo A della Lombardia, il Brescia conquista un lusinghiero secondo posto, dietro l’Inter di Scheidler e Cevenini III, che supera i turni successivi e vince il titolo.
Nel ’22, in contrasto con la Figc, partecipa al torneo della Confederazione calcistica italiana, assieme a tutte le più forti. Nel ’28 la formazione, completamente autarchica (Trivellini, Pasolini, Rocchi, Belardi, Bersani, Bissolotti, Bonardi, Giuliani, Rizzi, Evaristo e Berardo Frisoni), coglie l’ottavo posto (su 12) nel gruppo A del Nord Italia. Nel ’29 il miglior piazzamento di quel periodo antelucano: secondi con la Juventus nel gruppo B, dietro il Bologna di Gianni, Monzeglio, Schiavio, Pitto e Busini che, nella finalissima, batterà il Torino.
A QUESTO PUNTO inizia un’altra storia, quella del girone unico. E Carletto Mazzone, nel giugno 2001, conquista il settimo posto. Si tratta del risultato più brillante degli ultimi ottant’anni. Ci vuole un decano per far sentire arzillo il Brescia, regalandogli un sogno: la partecipazione all’Intertoto, con gare a Budapest, Praga, Parigi (al Parco dei Principi contro il Paris St. Germain) e, successivamente, a Villareal (Spagna). Un’epoca aurea, la migliore di tutti i tempi per la società biancazzurra.
Il presidente, naturalmente, è quello attuale: Gino Corioni. Sono i tempi di Roby Baggio, in assoluto uno dei migliori giocatori di tutti i tempi, che rimane 4 anni segnando 45 reti in 95 incontri.
L’INGRESSO in Europa rappresenta il punto massimo raggiunto in competizioni a livello internazionale, al livello del successo nel torneo anglo-italiano contro il Notts County, ottenuto nel 1994 a Wembley (Londra) grazie a una rete segnata dal centravanti Gabriele Ambrosetti.
Ma se si riavvolge l’album dei ricordi e si torna indietro si un secolo, ecco che spuntano fotografie di un calcio che non c’è più, di un’epoca che non c’è più ma nei quali il calcio e lo sport Bresciano affondano le proprie radici. Cento anni di passione, sudore, gioie e delusioni, cento anni di passione, cento anni lunghissimi ma cento anni in cui i tifosi non hanno mai smesso di amarlo: auguri e buon centenario, caro vecchio Brescia.
bresciaoggi/Domenica 17 Luglio 2011