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Calcio. Gli Amici del Varese in trasferta a Castellammare

Sabato 31 i biancorossi di Maran sono impegnati in Campania: ecco le prevendite e il pullman per raggiungere lo stadio della Juve Stabia

ViviCentro: nostra sezione dedicata alla JUVE STABIA

Tifosi del Varese calcio

Circa 730 chilometri in linea d’aria, circa 900 reali: una distanza, quella che divide Varese da Castellammare di Stabia, che non scoraggia i tifosi del “Club Amici del Varese”. Sabato 31 infatti un pullman di sostenitori biancorossi raggiungerà lo stadio “Romeo Menti” per stare accanto a Terlizzi e compagni nel delicato match contro la Juve Stabia.
Per prenotare un posto sull’autobus bisogna contattare il numero di telefono 339-7951202 (Lele); la partenza avverrà venerdì a mezzanotte mentre la comitiva rientrerà a Masnago all’alba di domenica. I costi verranno comunicati in seguito, a seconda dei partecipanti; la trasferta sarà comunque organizzata perché il Club ha già raccolto oltre venti adesioni.
I biglietti, che sono nominali e possono essere acquistati solo dai possessori della tessera del tifoso, devono essere acquistati separatamente.
Le prevendite sono già state aperte ma in questa occasione l’unico punto in cui sono disponibili i tagliandi è la “Casa del Disco” di piazza Podestà 1 a Varese. Per comprare i biglietti c’è tempo fino alle 19 di venerdì 30; il costo singolo è di 14 euro escluso il diritto di prevendita.  (varesenews)

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BRESCIA. Budel: «Sì, mi aspettavo rinforzi» Roberto Timpini

LA SORPRESA. Anche uno dei giocatori più esperti non nasconde il proprio stupore per la mancanza di acquisti
Il regista: «Davanti abbiamo solo Feczesin e Jonathas Pensare che in tanti erano disposti a venire a Brescia»

Avevano aspettato tutti un botto, magari due, magari piccoli. Hanno aspettato invano. Il Brescia esce dal mercato così com’era, anzi non proprio così com’era. Dopo Hetemaj, Zebina e Diamanti, se ne sono andati Caracciolo, Kone, Mareco e, per un pelo non li ha seguiti anche Berardi. L’attesa delusa lascia il campo allo stupore, anche per una linea nuova, forse discutibile, certamente da verificare sul campo.

E lo stupore si allarga dai tifosi a Iaconi, a Scienza. Alla squadra: «A livello di numeri – e Alessandro Budel, il nonno di trent’anni del gruppo, dà voce allo stupore – forse c’era la necessità di fare qualche acquisto. Soprattutto in attacco. Feczesin e Jonathas sono gli unici due veri attaccanti della rosa. Come me, credo che tifosi, e anche voi giornalisti, vi aspettavate qualcosa. Ma certe decisioni non mi competono. Per questo ci sono il presidente e il direttore sportivo, ma non posso nascondere che mi aspettassi qualcosa. Sarei un bugiardo se affermassi il contrario».

Quattro punti in due partite, una freschezza dimenticata da anni, il gioco che diverte hanno già suscitato curiosità e interesse: «In questi giorni – rivela Budel – mi hanno chiamato parecchi colleghi. Tanti volevano venire a Brescia. Anche se due giornate non bastano per un giudizio, la squadra è piaciuta. Conosco parecchi giocatori che sarebbero venuti a Brescia. Fosse arrivato qualcuno, saremmo stati felici. La serie B è lunga, speriamo che nessuno buschi mai un raffreddore, però è anche vero che il Novara dell’anno scorso ha giocato sempre con gli stessi giocatori. E ha vinto».

RESPONSABILIZZARE e tenere alto l’entusiasmo: la ricetta giusta. Non facile da eseguire, ma gustosa se si seguono a puntino le istruzioni: «Mi auguro – commenta Budel – che il mancato arrivo di nuovi giocatori serva a rendere ancora più saldo il gruppo e ad aumentare gli stimoli. Finora è andato tutto per il verso giusto, però, con tutto il rispetto per Vicenza e Nocerina, abbiamo incontrato due squadre qualitativamente inferiori. Sarà interessante vedere come reagirà la squadra quando troverà rivali di pari valore o superiori».

Figlia della necessità ma, dopo anni di navigazione a vista, in casa Brescia si è scelta una rotta nuova con molte incognite e una certezza: la strada dei giovani è l’unica percorribile: «All’inizio – ricorda Budel – presidente e direttore sportivo non sono entrati nello spogliatoio dicendo di voler puntare alla serie A. Corioni è stato chiaro fin dall’inizio: solo un campionato onesto».

Chiarezza anche sulla riduzione degli stipendi, magari da spalmare: «Allude? – scherza ma non troppo Budel -. C’è stata una bozza di accordo. Ci siamo lasciati vicini ma, finchè non metto nero su bianco, preferisco tacere».

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Il Brescia internazionale piace e apre a nuovi sogni sconfinati Vincenzo Corbetta

La vittoria al debutto in campionato è stata ottenuta con soli tre italiani nella formazione iniziale
Ben otto gli stranieri schierati da Scienza contro il Vicenza di Baldini Ma nella squadra c’è uno spirito nuovo, che ha già conquistato i tifosi

Sì, sarà stata pure l’assenza ingiustificata dell’avversario. Ma il Brescia e i Bresciani avevano bisogno di lustrarsi gli occhi dopo la prolungata visione horror per un anno intero, sugli schermi di Mompiano, di «primedonne in disarmo», un kolossal costato tanto (troppo) e rivelatosi un solenne flop.

Ed è stata tale la meraviglia per la vittoria sul Vicenza che nessuno ha avuto da ridire per gli 8 stranieri nella squadra di partenza: 6 europei (il francese De Maio, lo svizzero Daprelà, il belga El Kaddouri, il polacco Salamon, gli ungheresi Vass e Feczesin), 2 sudamericani (l’argentino Antonio e il brasiliano Jonathas). Gli italiani: il giovane Leali, capitan Zambelli e il riabilitato Zoboli.

QUANDO arriva il successo anche la scarsa Brescianità, aspramente criticata pure di recente, passa in second’ordine. Ma per come si sono battuti, per come hanno onorato la maglia (massì, anche un po’ di retorica aiuta a guarire dalla depressione post discesa), i giocatori, stranieri e non, giovani ed esperti, pareva indossassero la «V» bianca da sempre.

Ma questo Brescia internazionale autorizza sogni senza confini? Lo spirito emerso contro il Vicenza è sufficiente per viaggiare a fari accesi? Una rondinella fa primavera?

La nostra è una città che si infiamma con niente, di sicuro meglio aspettare test più probanti. Ma non mancano i motivi di conforto, in campo e fuori. La nuova linea della società, espressa dal basso profilo di Gino Corioni, la dichiarata politica di mercato (si compra solo se si vende), la campagna abbonamenti a prezzi stracciati è piaciuta al pubblico.

IL 2-0 AL VICENZA, il modo effervescente in cui è stato ottenuto, è il bicarbonato che serviva per digerire una retrocessione restata sullo stomaco a tutti: per come è maturata, per la mancanza di cuore di troppi protagonisti, per i soldi gettati al vento che non torneranno più e ora costringono a una cura dimagrante.

Ma anche nella dieta più ferrea, i cibi gustosi non sono banditi. L’importante è la freschezza dei prodotti. La bontà degli ingredienti. Il Brescia ha finalmente uno spirito di gruppo. Niente leader o presunti tali, niente spogliatoio a compartimenti stagni. Giocatori che lo scorso anno avevano il muso lungo, ora sembrano rinati. E non sono necessariamente i titolari fissi.

C’è un’aria frizzantina all’interno del Brescia squadra, niente padroni-padrini, ma un «tutti per uno, uno per tutti» che è la base per sopperire a qualche carenza e puntare a una stagione con non poche soddisfazioni.

Due immagini sintetizzano il clima in questa squadra: Jonathas che, a Catania, copre un raid di Zambelli andando a fare il terzino; l’abbraccio di Arcari a Leali dopo il successo di sabato sera, come se in campo a guardia della porta del Brescia ci fosse stato lui, titolare in serie A e tra i protagonisti dell’ultima promozione, e non il 18enne di Cavriana.

LA PARTITA con il Vicenza l’ha vinta anche Arcari, che sta fuori e non fa polemiche; l’ha vinta Scienza, che in panchina la frase che usa più spesso è «giocala, giocala» e ha dato fisionomia e personalità a una formazione incompleta, senza menarla più di tanto con i rinforzi (che servono, eccome: manca poco, ormai). L’ha vinta la curva nord, finalmente un compatto muro cromatico (biancazzurro, biancoblù) e sonoro, con canti finalmente sincronizzati. E se non è così, piace a tutti pensare che lo sia.

E piace pensare anche alla felicità post partita di Gino Corioni. Anche il presidente, definito addirittura raggiante da chi lo ha contattato nella giornata di ieri, aveva bisogno di un bicarbonato così effervescente dopo una stagione e un’estate di aspettative (societarie) deluse.

Occhio, però, a non accendere subito i fari. La strada è ancora lunga. Ma che bello essersi lustrati gli occhi e immaginare che Nocera Inferiore sia un po’ meno dell’inferno.

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Brescia, la «prima» è di notte Ma serve una partenza lampo Vincenzo Corbetta

La squadra del presidente Corioni si presenta alla prova dei 3 punti dopo il buon precampionato
Problemi sulla sinistra: Daprelà e Berardi sono acciaccati Budel è squalificato: in mediana Martina Rini e Salamon Davanti El Kaddouri favorito per il ruolo di trequartista

È il giorno del debutto del Brescia. Anzi, la sera. La notte, quasi. Il rinvio della prima giornata di serie A ha obbligato la Lega di serie B a spostare l’orario della gara con il Vicenza: allo stadio «Rigamonti» non si gioca più alle 19 ma alle ore 21 per coprire il vuoto della pay-tv lasciato da Cagliari-Milan.
Qualche anima candida, su internet, è arrivata persino a elogiare la magnanimità di chi ha deciso la variazione: «Alle 21 fa meno caldo». Ingenuità d’estate.

LE PAY TV non fanno solidarietà. Ormai spadroneggiano. Ma è un fatto che senza le pay-tv il calcio italiano scomparirebbe in un amen. E difatti nessuno si azzarda a fare uno sciopero, cioè a cancellare in toto una giornata, azzerando anche i soldini che le società ricevono per le dirette televisive.
Così la prima del Brescia ha il fascino indiscreto della sera che declina verso la notte. Ma l’orizzonte biancazzurro non tende al chiaro. E non solo perchè, come ha detto il presidente Gino Corioni a Bresciaoggi, «si viaggia a fari spenti» (ma «con i radar accesi», ha aggiunto ieri mattina Ugo Calzoni, il responsabile delle relazioni esterne e istituzionali). La retrocessione in serie B ha costretto via Bazoli a una cura dimagrante per dare ossigeno alle casse, svuotate da 23 milioni di euro di monte ingaggi, già sceso a poco meno di 10.
Beppe Scienza e la squadra si trovano in una situazione paradossale. Si gioca a mercato non ancora chiuso. È un altro degli scandali del calcio italiano. Inutile a questo punto fare i ritiri, pianficare qualsiasi tipo di squadra, di schema, di alternativa. Poveri allenatori, che poi pagano per primi se i risultati non arrivano. E visto che bambole non c’è una lira, il Brescia deve aspettare che qualcosa si muova mentre iniziano gli impegni che contano.
La squadra è palesemente incompleta, «faremo tutto o quasi», spiega il direttore sportivo Andrea Iaconi. E Calzoni parla di ripresa di contatti per affincare o sostituire Gino Corioni, «che anche stavolta – sono le parole del manager camuno – ha dovuto prendere da solo il timone di questa barca».

E VISTO che il nuovo addetto stampa Roberto Rodio, come Budel e Cordova un anno e mezzo fa, viene dal Parma, vuoi vedere che Tommaso Ghirardi… «Ma no – la replica di Calzoni, che tra l’altro ha un passato all’Ente Fiera della città emiliana -. Con Ghirardi abbiamo parlato di cibo in qualche cena gussaghese con amici comuni».
In attesa di sapere se le rose fioriranno (ma ci sono el rose?), ecco Brescia-Vicenza. Scienza deve rinunciare allo squalificato Budel, agli infortunati Cordova e Mareco. C’è un problema sulla sinistra: Daprelà ha una caviglia malconcia, Berardi non è al meglio.
Il 4-3-1-2 dovrebbe prevedere Leali tra i pali; Zambelli, De Maio, Zoboli e Daprelà (o Berardi, ma tra i convocati c’è pure Dallamano) in difesa; Martina Rini e Vass con Salamon regista in mezzo; El Kaddouri (o Antonio) dietro Jonathas e Feczesin. Nel Vicenza c’è l’ex Pisano, che a Brescia fu messo ai margini per questioni contrattuali, e in panchina il duo Baldini-Adani.
E sulla fuga di 6 anni fa, Adani ricorda: «Ci fu un’aggressione pilotata nei miei confronti. Ero il capro espiatorio di una certa situazione, non si poteva andare avanti».

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Brescia «rosa», aria nuova con la preparazione a Temù Vania Zampatti

FEMMINILE. Nella località della Valcamonica il ritiro della squadra

Dopo il Brescia, le «Leonesse»: tocca alle ragazze Brescia allenarsi sul nuovo campo di Temù. A mettere in contatto la società del presidente Giuseppe Cesari con l’amministrazione comunale di Temù è stato l’assessore Fabio Mandelli, grande sostenitore del Brescia che si è affezionato alle montagne camune durante il ritiro pre campionato della squadra di Beppe Scienza.

«Per le ragazze, che solitamente si allenano sul campo sintetico del Centro sportivo di Buffalora, è un sogno potersi allenare su un campo così bello e naturale. – dice il presidente Cesari – L’atmosfera che si respira a Temù, tra le nostre montagne, è davvero favolosa. Il clima è perfetto e la notte consente un riposo ottimale: ci piacerebbe potere tornare anche l’anno prossimo». La squadra alloggia all’Hotel Sciatori svolgendo due allenamenti al giorno, parte nel centro sportivo e parte in quota ai 1.500 metri del rifugio Roccolo Ventura, concedendosi anche qualche bagno nel fiume Oglio per rinfrescarsi.

«La struttura sportiva è decisamente al di sopra delle nostre aspettative e unitamente al clima offre le condizioni migliori per il nostro lavoro – dice il tecnico Nazzarena Grilli-. Abbiamo puntato su alcune giovani interessanti e la società non ci fa mancare nulla, ci stiamo impegnando a fondo per continuare a migliorarci». La squadra è da due anni in serie A e l’anno scorso si è lasciata sfuggire per un solo punto la Champions League. Ed è una delle più longeve società calcistiche femminili a livello nazionale, pronta a festeggiare i 26 anni di attività.

«Quest’anno sono arrivate poche ragazze nuove, ma di grande valore – ha commentato il capitano Elisa Zizioli -. C’è il giusto mix tra giovani ed esperte, ci sono tutti i presupposti per fare una grande stagione».

Il sindaco di Temù Roberto Menici si dice più che soddisfatto da questo inizio di attività: «Il nostro obiettivo è quello di incentivare il turismo sportivo e quindi portare sempre più squadre ad allenarsi qui a Temù; per il 2012 abbiamo già confermato il Baby camp del Brescia, il Brescia Calcio e la Primavera e molto probabilmente tornerà ad allenarsi anche la squadra femminile».

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BRESCIA – Zoboli, felicità da posto fisso «Ora non sono più precario» Gian Paolo Laffranchi

Il difensore biancazzurro si scopre inamovibile dopo anni vissuti in bilico
«Un anno fa mi avrebbero venduto assieme a due copri-water, ora c’è fiducia»

Un’estate fa era il più precario di tutti. «Se il Brescia avesse potuto, mi avrebbe venduto insieme a due copri-water», sorride oggi Davide Zoboli. L’allusione all’azienda del presidente (la Saniplast) si specchia in un ricordo amaro: un anno fa, di questi tempi, Zoboli non era il veterano-titolare-inamovibile che è oggi, ma un giocatore indesiderato e con la valigia in mano. Dopodiché è rimasto, ha sopportato un periodaccio da fuori-rosa, si è ripreso la maglia e non l’ha mollata più, risultando fra le poche note liete di una stagione da dimenticare.

«E’ CAMBIATO tanto, oggi, rispetto ad allora – concorda il difensore parmense, classe 1981, 188 presenze e 14 reti in 6 campionati biancazzurri -. Non ho rivincite da prendermi, ma una retrocessione da cancellare insieme ai miei compagni. Quello che dovevo dire, l’ho detto un anno fa. Vado avanti dritto per la mia strada».
Zoboli, in virtù di un rendimento tornato all’altezza dei bei tempi (quelli della gestione-Maran, 2005-06), ha mercato: è sul taccuino dell’Hellas Verona, piace alla Sampdoria. «Le voci non mi hanno mai disturbato in passato e non mi infastidiscono adesso – assicura -. Fra una decina di giorni il mercato sarà chiuso e finirà il tempo delle chiacchiere».

COMINCERÀ, magari, quello dei rinnovi: e per Zoboli ora si parla di prolungamento. Possibile, forse inevitabile: «Il mio contratto scade nel 2012 – ricorda il centrale, che fra un anno sarebbe svincolato e libero di andarsene -. La società conosce le mie richieste. Il mio agente Stefano Lombardi ha parlato con il direttore che c’era prima e deve parlare con quello che c’è adesso».
L’appuntamento con il diesse Andrea Iaconi (successore di Gianluca Nani) non è ancora avvenuto, ma «il Brescia sa cosa voglio e come lo voglio – dice Zoboli -. Resto in attesa. Mi aspetto di tutto. Nessun problema. In ogni caso la dirigenza ha altre priorità. Non solo i rinnovi, ma anche i rinforzi potranno arrivare solo dopo le operazioni in uscita».
Archiviato il precariato, Zoboli forma con Zambelli e Budel il triumvirato degli «anziani». «La squadra è notevolmente ringiovanita, ma è un bene: c’è entusiasmo, voglia di lavorare, e diversi giovani sono cresciuti molto quest’estate. In questo gruppo rifondato l’allenatore, Scienza, sta dando una mano a tutti. I tifosi dimostrano maturità e attaccamento. In un momento negativo per il Brescia, l’ambiente ha reagito in maniera positiva e noi ne abbiamo tratto giovamento». Atteggiamento sfociato nel successo (nettissimo: 5-0) colto al debutto in coppa Italia contro L’Aquila.
«A Catania domenica sarà senz’altro più dura – prevede Zoboli – anche se non credo che ci sarà il divario visto a Mompiano fra noi e gli abruzzesi».

LA TRASFERTA in Sicilia non è soltanto l’occasione per accedere al quarto turno di coppa Italia: è una chance di riscatto contro la squadra che l’anno scorso fece piangere il Brescia dappertutto, eliminandolo dal torneo e sancendone la retrocessione in campionato.
«Le 5 sberle subite in coppa non si cancellano – ammette Zoboli, che quel 25 novembre 2010 tornava in campo dopo 3 mesi di dimenticatoio -. Altro discorso in campionato: al Rigamonti eravamo contratti, tesi, stanchi dopo una lunga rincorsa. Partita sbagliata e, di conseguenza, la retrocessione. Errori da evitare in futuro, ma ne faremo ancora: nel calcio si sbaglia tutti, vince chi sbaglia meno. Ora affrontiamo il test più duro del nostro precampionato, utile in vista della prossima serie B. In una gara secca tutto può succedere. Sfidiamo una squadra più forte, ma ci proviamo».

 

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Brescia, una regia in cerca d’autore (non d’esperienza) Gian Paolo Laffranchi

LE MANOVRE. Tre registi di qualità, ma spazio alla «linea verde»
Budel e Cordova sono in sospeso Zanetti è sempre in infermeria e non pare più rientrare nei piani: ai baby le chiavi del centrocampo

Nicolas Cordova:
in sospeso

Una poltrona per tre. Anzi, per nessuno. In sospeso, la regia del Brescia. Ci sono il playmaker della promozione e quelli della retrocessione; chi ha vinto e perso, Alessandro Budel e Nicolas Cordova, ma anche chi è rimasto soprattutto a guardare, Cristiano Zanetti. Tutti e tre, oggi, sono calciatori biancazzurri, ma nessuno ha in mani le chiavi del gioco. La società deve fare cassa e punta sui giovani: se Bartosz Salamon ha una caviglia malconcia, in coppa Italia gioca Fabrizio Paghera (un ’91 per un ’91). I veterani o devono farsi più in là (Budel e Cordova) o non rientrano nei piani (Zanetti). Alla fine del mercato, alle 19 del 31 agosto, potrebbero essere ancora qui tutti e tre o nemmeno uno. Tutto può succedere. Chi è tornato nel cuore del progetto, seppure in posizione defilata sul piano tattico, è Budel. Una sua partenza lascerebbe un vuoto difficile da colmare in una squadra baby che ha bisogno di esperienza, acume e capacità di fare gruppo.

Alessandro Budel

C’ERA BUDEL in cabina di regia, nel Brescia che festeggiava la promozione un anno fa (sembra passato un secolo). Nello scorso campionato, fra tanti acquisti grandi di nome ma non di fatto, si era ritrovato spesso ai margini e per questo a gennaio aveva cambiato maglia, passando al Torino: 6 mesi amari, niente playoff e ritorno all’ovile. Budel è comunque uno che risponde presente: 48 presenze in un anno e mezzo fra Brescia e granata. Classe ’81, nella squadra di Scienza è un leader naturale: i compagni lo cercano perché le sue giocate sono illuminanti. Ha uno stipendio impegnativo (600 mila). Si è detto «disposto a spalmare l’ingaggio su un contratto pluriennale», ma l’accordo è da trovare.
Lontano l’accordo fra il Brescia e Cristiano Zanetti. «Non rientra nei piani», aveva tagliato corto Gino Corioni al raduno. Il centromediano del ’77, ex nazionale, ex Juventus, Inter, Roma e Fiorentina, la pensa diversamente. Si è operato al tendine rotuleo sinistro, sta svolgendo la rieducazione a Viareggio sotto le cure di Michele Geminiani (pure ex nazionale ed ex Roma). «Avevo un buco nel tendine, l’anno scorso giocavo con le infiltrazioni o non giocavo: ora il problema è risolto, sto bene e per l’inizio di ottobre sarà in campo più forte di prima», assicura Zanetti da Viareggio. «Purtroppo da Brescia non mi chiama nessuno: io ho voglia di tornare e di rimettermi in gioco per cancellare la retrocessione e riconquistare la serie A». Arrivato a gennaio, Zanetti ha un contratto fino al 2012 e guadagna 240 mila. «Vorrei un’occasione», ribadisce. In biancazzurro, finora, soltanto 8 presenze. Stesse bene, uno come lui in questa serie B farebbe la differenza.

Cristiano Zanetti:
è in infermeria

IL DISCORSO può valere anche per Nicolas Cordova. Ufficialmente è un giocatore del Brescia, ufficialmente non è un caso. Ma il linguaggio del corpo dice più delle parole. In amichevole lascia il campo smoccolando per un pestone. In nazionale entra e segna un eurogol (1-1 del Cile in Francia). Dopo aver contribuito alla promozione 2010 (3 gol in 12 gare) e vissuto la discesa del 2011 (2 reti 21 presenze) il centrocampista acquistato dal Parma insieme a Budel un anno e mezzo fa adesso vorrebbe fare il regista. Non il trequartista.
Esigenze diverse per il Brescia, che ha giovani registi da lanciare e avrebbe bisogno di un tiratore scelto vicino alla porta. Cordova ha 32 anni, guadagna 300 mila e al momento non ha richieste. Può chiamarsi fuori o diventare un valore aggiunto. Ma in una regia di under da valorizzare non c’è posto per lui.

 

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Arcari-Leali, una porta per due E il Brescia si spacca sul duello , Sergio Zanca

IL CASO. Uno dei motivi di tensione tra presidente e allenatore riguarda il ruolo dell’estremo difensore
Corioni punta deciso sul giovane: «Il titolare sarà lui: non ci sono dubbi» Scienza: «Non è detto che chi sceglierò in coppa poi giocherà sempre»

Michele Arcari e Nicola Leali sono divisi dalla maglia (la numero 1, che entrambi vorrebbero indossare), dall’età (33 anni il primo, 18 il secondo), dalla provincia (uno cremonese di Annico, l’altro mantovano di Cavriana), da 287 presenze (Arcari ha giocato 288 partite tra i professionisti, compresi gli spareggi, Leali solo una, lo scorso 15 maggio a Cesena) e, adesso, anche dai giudizi di presidente e allenatore.
Mercoledì sera, durante il triangolare di Salò vinto dal Brescia, Gino Corioni, chiamato a rispondere su chi dei due sarà titolare, non ha avuto perplessità. «Leali, senza dubbio. È troppo forte», ha assicurato il presidente.

IN SALA STAMPA Beppe Scienza è stato invece più possibilista: «Non ho ancora stabilito una gerarchia –ha dichiarato il tecnico -. Non è detto che chi giocherà sabato in coppa Italia contro l’Aquila sarà il titolare. Io sono felice che Arcari sia rimasto, per tutto quanto ha dato al Brescia negli ultimi anni. Lui, in un certo senso, rappresenta la storia. Ma esiste anche un discorso della società, che punta sui giovani. E in questo caso Leali rappresenta il futuro. Il ragazzo, però, deve guadagnare il suo spazio con le prestazioni. Nelle scorse settimane lo spazio l’ha avuto soprattutto sui giornali, ma sta lavorando bene. Che qualcuno lo spinga fa parte del gioco. Io valuto guardando il rendimento sul campo».
Mercoledì Leali ha giocato contro il Lumezzane, compiendo un paio di buoni interventi. Arcari invece ha affrontato la Feralpi Salò, e nell’unica circostanza in cui l’hanno impegnato non è parso impeccabile: Defendi, ex Primavera, lo ha messo in difficoltà con un balzo scorretto, Castagnetti ha preso la traversa e, sulla ribattuta, il palo. Dando segni di nervosismo, il portiere ha urlato la propria rabbia all’arbitro, che lo ha ammonito.
Tra i due numeri uno sarà un bel duello. Leali si è tolto la soddisfazione di indossare la maglia delle varie Nazionali giovanili. Da tempo lo richiedono società di A. Lui, al momento, deve pensare all’immediato, e agli esami di settembre. Frequenta il «don Milani» di Montichiari, liceo a indirizzo sportivo, ed è stato rimandato in matematica.

ARCARI, laureato in Scienze motorie, è salito in ritiro a Temù senza conoscere il suo futuro. A fine agosto diventerà papà per la seconda volta, di Achille (la primogenita Anna ha appena compiuto 2 anni). È il più anziano del gruppo, ha un contratto fino a luglio 2012, la società nei prosismi giorni gli proporrà di allungare. Nello scorso campionato, convinto di dover fare da secondo a Sereni, ha saputo attendere il momento propizio, diventando titolare. Peccato per la retrocessione.

Arcari ci terrebbe a rimanere in serie A. Finora le offerte non si sono concretizzate. Sembrava potesse andare in Polonia, al Legia Varsavia, poi si è parlato del Bologna. È rimasto a Brescia, ma sul collo sente il fiato di ben tre baby: Leali, il pugliese Andrea Caroppo, 21 compiuti il 18 luglio, rientrato dal prestito di Verona, e il toscano Alessio Cragno, 17, anche lui Nazionale (è nella Under 17). «Il ruolo di portiere –ha ribadito Scienza- è quello che mi lascia più tranquillo».

 

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Cinema e teatro per le donne palestra e calcio per gli uomini Silvia Ghilardi

L’ESTATE DI CHI RESTA. Per resistere alla crisi vengono sacrificate voci di bilancio diverse

Secondo un’indagine un quarto delle Bresciane rinuncia al tapis roulant ma non agli eventi culturali

La leggenda – che piace tanto agli uomini – della donna tutta shopping e frivolezze si scioglie come neve al sole (di agosto) a colpi di cinema e teatro. Di contro il Narciso nascosto in ogni uomo comanda le scelte estive dei maschi lombardi.
La crisi economica che ha investito il nostro Paese ha colpito entrambe i sessi, ma a questa par condicio si accompagna una netta differenza in fatto di «voci da tagliare» nel tempo libero. Per fare quadrare il bilancio famigliare, gli uomini e le donne single lombarde compiono scelte che vanno a sfatare alcuni (falsi) miti.
Secondo un’elaborazione dell’Ufficio studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza, il gentil sesso rinuncia volentieri a shopping e palestra, ma non agli hobby di carattere culturale.

SE LE PERCENTUALI di uomini e donne che dichiarano di essere disposti a ridurre le spese per abbigliamento (femmine 49 per cento e maschi 41 per cento, altro dato non conforme all’immagine diffusa che si ha della donna) e tempo libero sono a grandi linee le stesse, il discorso cambia quando si analizzano i risultati circa le diverse voci per il tempo libero.
Solo il 7 per cento degli uomini lombardi per sbarcare il lunario evita di frequentare palestre e piscine, contro il 15 per cento delle donne che dichiara la stessa scelta. Cinema, teatro, concerti e musei sono una voce che il 12 per cento delle donne è disposto a tagliare contro, invece, il 21 per cento degli uomini. Uguale percentuale (6 per cento) tra maschi e femmine, invece, per ridurre la spesa dedicata alla cura del corpo.
Le donne single Bresciane tagliano soprattutto il budget riservato alla palestra. Niente pesi e tapis roulant durante i mesi estivi per il 26 per cento delle Bresciane che optano invece per una cena fuori o un’uscita culturale al cinema, a teatro o a un concerto. Le milanesi sole rinuciano di più alle uscite serali (il 37 per cento) mentre la stragrande maggioranza delle single di Monza (72 per cento) evita di uscire a cena. Rinunce culturali più frequenti per le bergamasce (18 per cento).
Per questa estate 2011 l’uomo lombardo sembra quindi preferire lo sforzo fisico a quello intellettuale, analisi confermata anche dal boom di prenotazioni su Fubles.com. Si tratta di un sito dove chiunque può organizzare e partecipare a partite di calcetto in tutta Italia. Si inserisce la zona di provenienza e si vede quali sono i campi di disponibili e se ci sono concittadini pronti a fare parte della squadra.

QUEST’ANNO in agosto le città non si sono svuotate e chi rimane cerca di supplire alle ferie mancate inventandosi appuntamenti divertenti. Anche a Brescia si sono organizzate diverse partite in questi tre mesi estivi. Il campo di calcetto più gettonato è quello del centro sportivo Millenium in zona Lamarmora (ben 16 partite giocate).
Seguono poi quello della Pavoniana (6 partite), quelli gussaghesi del Padre Marcolini e del Gnocchi Tennis e il campo di calcetto del San Filippo.

 

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AIMO DIANA «Mi alleno con il Brescia per tornare grande»

Aimo Diana, classe ’78, ex nazionale. Senza contratto, ha chiesto e ottenuto di allenarsi con il Brescia, la squadra che l’ha lanciato nel grande calcio quando era un ragazzino. «Ringrazio la società che mi ha dato questa opportunità – dice l’esterno destro di Poncarale, ieri in campo con il gruppo di Beppe Scienza al San Filippo -. Sono un giocatore svincolato, mi era tornata la voglia di lavorare con il pallone, con una squadra».

Diana a Brescia o al Brescia?
Con i dirigenti non ne ho nemmeno parlato. Ma non sono in prova, sono qui
solo per allenarmi. E’ già un passo avanti.

Ma la speranza di restare c’è?
Sì. Per me il Brescia è al di sopra di qualsiasi squadra: se mi venisse chiesto di restare, difficilmente potrei dire di no. Ma in questo momento è un discorso che non esiste.

Verona, Parma, Reggina,Samp, Palermo, Torino, Bellinzona: ha girato in serie A e oltreconfine. Com’è tornare a casa dopo una decina di anni?
Un po’ di emozione c’è. Ritrovare tante facce conosciute, ripensare ai
primi passi da calciatore. In questi anni ho fatto il mio percorso. Bello essere di nuovo qui.
Appiah aveva fatto la stessa cosa, chiedendo di allenarsi con la squadra. Stankevicius torna spesso a salutare gli ex compagni. Evidentemente qui non si sta così male.
Fa onore al Brescia, la scelta di concedere ai giocatori che ha lanciato di tornare a sentirsi a casa quando ne hanno bisogno.

Rilancio cercasi dopo qualche anno da dimenticare?
In realtà cancellerei solo l’ultima stagione a Torino. A Bellinzona sono stato bene, non me ne sarei andato se l’ultimo campionato non fosse finito con la retrocessione. Ora sono qui. Non sono da buttare e voglio dimostrarlo.

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