In epoca veneziana il primo documento a fissare i limiti della Franciacorta è la ducale del doge Francesco Foscari del 1429.
Allora la provincia di Brescia non costituiva una circoscrizione unitaria, ma si suddivideva nel “Territorio”, costituito da una ventina di “Quadre”, e nelle “Terre Separate”, cioè le Valli, la Riviera salodiana e le giurisdizioni feudali.
La Franciacorta si suddivideva in due “Quadre”: La Quadra di Gussago era composta dai paesi di: Gussago, Cellatica, Provezze, Polaveno, Rodengo, Saiano, Valenzano, Monticelli Brusati, Castegnato, Ronco, Ome, Brione, Provaglio.
Quadra di Rovato era composta dai paesi di: Rovato, Coccaglio, Paderno, Camignone, Erbusco, Calino, Cazzago, Bornato, Monterotondo, Passirano.
I paesi di Capriolo, Nigoline, Timoline e Colombaro non facevano parte delle quadre di Franciacorta in quanto erano assegnati alla Quadra di Palazzolo.
L’identità della Franciacorta è dunque “un’identità storicamente forte”, strutturatasi nel corso dei secoli. Va dato atto al Consorzio per la Tutela del Franciacorta cinque secoli dopo, nel 1967, di averla rilanciata, sia pure legata ai prodotti vinicoli.
La Franciacorta non è però patrimonio di uno specifico prodotto merceologico (sarebbe riduttivo), ma è una identità storica e territoriale di cui possono e devono fregiarsi tutte le attività anche produttive legate al territorio, ma in prim’ordine i Comuni che storicamente, a partire dal 1429 e fino ad oggi, ne fanno parte.
Tra questi, Castegnato.
Il Comune di Castegnato ha sin dall’inizio condiviso, sostenuto e poi formalmente sottoscritto il protocollo d’intesa
per dar vita al progetto “Terre di Franciacorta”, promosso anche con la Fondazione Cogeme onlus.
Un progetto dei comuni e dei sindaci per valorizzare un territorio il cui sviluppo può essere agevolato da “un’idea
forte, ambiziosa, alta, per guardare lontano… per rendere attrattiva e competitiva l’area.”
L’economia del territorio è per l’86 percento industria, artigianato, commercio, servizi-terziario e per il 14 percento legato alle attività vinicole e pertanto, non volendo essere un progetto “arcadico”, deve tener conto di questa complessità che è la ricchezza della nostra gente.
Il progetto è nato prendendo come riferimento una parte di territorio dell’Ovest bresciano che storicamente è stato individuato come “Franciacorta” e precisamente i Comuni: Adro, Capriolo, Castegnato, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d’Iseo, Rodengo Saiano e Rovato.
E’ utile ed importante dare uno sguardo al nostro passato attraverso la ricostruzione storica, da documenti ufficiali che riguardano la Franciacorta.
La Franciacorta, un’aerea dai confini geograficamente incerti, posta a grandi linee fra i fiumi Oglio e Mella e che si estende dai monti di Polaveno alle prime propaggini della pianura Padana, ha presentato in passato caratteri peculiari, nello sviluppo socioeconomico e nel rapporto con l’ambiente circostante, che in qualche misura l’hanno diversificata dal resto della provincia bresciana. Infatti il rapporto con il particolare ambiente geofisico (qui rappresentato da un’ondata di colline che dolcemente si succedono fino a sfumare nella campagna) ha in qualche misura influenzato lo sviluppo civile delle popolazioni, che in esso si sono trovate a vivere umanizzandolo con la propria industre fatica.
Detto questo è assai probabile che la conservazione nel tempo del particolare toponimo sia strettamente connesso a ragioni fiscali. Infatti per quasi quattrocento anni dichiararsi cittadini di Franciacorta significava godere di esenzioni fiscali. Ci riferiamo ai privilegi in materia fiscale, goduti a partire dal Quattrocento e per tutto durante il periodo veneziano, che contribuirono a far assumere a questa fascia geografica una sua specifica fisionomia anche in campo politico/amministrativo. Queste esenzioni, oltre ai vantaggi diretti, favorirono anche la formazione di un ceto contadino dalla fisionomia mista abituato a incrementare il proprio reddito poderale con attività legate al commercio. Queste attività mercantili erano poi agevolate dalla particolare posizione geografica che faceva del pedemonte il punto di raccordo, di cerniera, fra i prodotti dell’agricoltura irrigua della bassa e quelli dell’economia della Vallecamonica.
E infatti, proprio in questa zona, si erano installati da secoli due fra i più importanti mercati agricoli settimanali della provincia: quello di Rovato in Franciacorta, specializzato in fieno e bestiame, e quello d’Iseo, dai caratteri misti per la gran quantità di derrate e di prodotti tessili e manifatturieri che vi si trattavano. Proprio questa particolare duttilità, unità alla vicinanza alla città e alla presenza di un discreto numero di piccoli proprietari che dipendevano solo in parte dal lavoro signorile, aveva finito per favorire anche la diffusione del lavoro a domicilio, conseguente al decentramento di alcune attività tessili.
Vediamo i brevemente la natura di questi privilegi e l’area geografica che essi delimitano come Franciacorta. I primi privilegi concessi da Venezia alla Franciacorta risalgono al 1438 e consistono nell’estensione delle esenzioni e delle limitazioni godute precedentemente dalle Valli Trompia e Sabbia; esse erano state concesse in cambio della fedeltà dimostrata dai comuni e dagli “homines” di Rovato e Gussago durante la guerra con i Visconti, che si era combattuta proprio nei paesi e nelle campagne della Franciacorta. Infatti il capitano di ventura Nicolò Piccinino aveva occupato, dopo un’aspra battaglia, la roccaforte di Rovato il 30 agosto del 1438, e alcuni giorni dopo anche Gussago.
Quei privilegi furono sanciti definitivamente nel 1440 con la ducale del Doge Foscari, nella quale si stabiliva che, in cambio delle “limitazioni” e delle esenzioni concesse, le quadre di Gussago e di Rovato dovevano pagare in tre rate la somma di 3.500 lire imperiali all’anno.
La sentenza che estende anche ai comuni della Franciacorta la facoltà di non pagare i singoli dazi, in cambio di una somma stabilita, è del 26 gennaio 1450. Con essa si concede in perpetuo l’esenzione da tutti i dazi generali gravanti sul pane, sul vino e sulle carni, sull’olio, lino e legumi, nonché da quello chiamato dell’imbotado, che colpiva tutte le biade e gli altri prodotti agricoli al momento del raccolto, in cambio della somma di 4.500 lire planete.
Questa sentenza dei Rettori di Brescia è molto importante, perché identifica la Franciacorta con i paesi delle quadre di Rovato e Gussago e precisamente:
Quadra di Rovato: Rovadum cum Cocalio, Erbuscum, Cazzaghum, Calinum, Bornatum, Paternum, Passiranum, Camignonum cum suis pertinentiis
Quadra di Gussago: Gussagum, Cellatica, Roncum, Rotingum, Sajanum, Brionum, Homis, Polavenum, Monticellum, Provesium, Provalium, Valenzanum,Castegnatum cum suis pertinentiis
Nella revisione dei privilegi, fatta nel 1612 per metter fine agli abusi, i Rettori di Brescia confermano nuovamente alle quadre di Gussago e di Rovato i privilegi goduti dalle Valli bresciane. In quell’occasione si stabilì anche che, in cambio delle limitazioni concordate, gli abitanti di queste quadre fossero esenti da tutti “li carichi ordinarli” reali e personali di qualunque sorta.
Erano quindi esentati anche dal dazio del “bollo delle bestie”, che si doveva pagare all’atto dell’acquisto o della vendita di quadrupedi, e da quello chiamato del “traverso” su tutte le merci acquistate o vendute fuori del paese; infine si sanciva che gli abitanti di queste quadre potessero comperare, vendere, tenere e condurre di terra in terra… tutto quello che vogliono, senza alcun pagamento di dazio o pedaggio, over gabella.
Così dunque mentre tutti i prodotti (agricoli e non) delle altre zone del bresciano andavano “bollati” dal funzionario del dazio che riscuoteva le imposte, quelli che entravano od uscivano dalle comunità di Franciacorta andavano accompagnati da una semplice “bolletta”, compilata dai consoli del paese, ove si registrava la provenienza e la destinazione delle merci, le quali quindi praticamente sfuggivano al controllo dei daziari.
Queste esenzioni avvantaggiavano nei commerci gli abitanti dei paesi di Franciacorta che potevano acquistare e vendere con margini di profitto e guadagni più alti: basti pensare che erano persino esenti dal dazio della Stradella che si pagava per le merci transitanti per il veronese -(sentenza del 30 maggio 1678).
Si capisce dunque la tenacia con la quale le comunità della Franciacorta difesero strenuamente questi privilegi contro gli agenti dei dazi.
Nel 1688 nel confermare i precedenti privilegi si pone l’attenzione in particolare sul dazio delle taverne; anche questa volta, nel concedere la limitazione, viene richiamata la particolare fedeltà che lega a Venezia le quadre della Franciacorta, del Pedemonte, delle Valli e di altri luoghi, privilegiati; agli abitanti di questi luoghi, poveri bensì, ma altrettanto ricchi,di fede, si concede l’esenzione in perpetuo di molti dazi, e tra essi quello delle taverne sotto il cui nome cade il poter vendere vino, pane e carne al minuto .
Questa esenzione era molto importante, in quanto la maggior parte delle osterie erano possedute dalle Comunità rurali, che dal loro affitto ricavavano una fonte non indifferente di reddito.
(Gianpietro Belotti – appunti novembre 2011)
L’identità della Franciacorta è dunque “un’identità forte”, strutturatasi nel corso dei secoli. Va dato atto al Consorzio per la Tutela del Franciacorta cinque secoli dopo di averla rilanciata, sia pure legata ai soli prodotti vinicoli, in un periodo in cui andava
smarrendosi.
”La Franciacorta — scrive il Consorzio sul suo sito - inaugura ufficialmente la propria era contemporanea del vino il 21
luglio 1967 con il Decreto del Presidente della Repubblica che la riconosce come zona a Denominazione di origine controllata.
Il progetto Terre di Franciacorta non è però nato a supporto e sostegno di una specifica attività, ma per essere un progetto dei Sindaci e del Territorio, che valorizza l’identità locale e quindi la storia e la cultura dei nostri paesi.