Celso Vassalini Archive

0

Riforma Lavoro (Celso Vassalini)

La riforma del lavoro sarà un altro casino. Lo ha dichiarato il segretario della Lega, Umberto Bossi.  “Non mi pare – ha aggiunto Bossi – che fino ad adesso il governo abbia risolto qualcosa: invece di migliorare, ha peggiorato le condizioni della gente e non ha migliorato il sistema generale”. Una cosa è certa: la soluzione indicata dal governo sull’articolo 18 va ben oltre qualsiasi nozione di “manutenzione”. Il mantenimento della tutela reale (il reintegro) per il solo caso del licenziamenti in discriminatori equivale nei fatti una monetizzazione di tali diritti i casi di una qualche rilevanza pratica.  Al di là delle diverse fattispecie si può ben capire che, per il resto, sull’articolo ormai più conosciuto e di dibattito nel Paese il governo ha chiuso la partita. La palla passa al Parlamento, che comunque potrà modificare e dettagliare  le misure che Monti, Fornero & Co., intendono apportare allo Statuto dei Lavoratori. La Lega Nord ci sarà e darà battaglia, per difendere l’articolo 18. La modalità normale del licenziamento sarebbe quella per motivi economici, con indennizzo monetario. Se ad oggi è l’impresa a dover giustificare, se richiesto, di fronte ad un Giudice del lavoro, il sussistere di ragioni valide per procedere al licenziamento individuale, con la forma toccherebbe al lavoratore l’onere di dimostrare che quel licenziamento non è realmente <<economico>> ma dettato da ragioni discriminatorie. Con quali difficoltà ed esiti è facile prevederlo. Siamo insomma ben oltre il <<modello tedesco>> indicato dal PD, PDL, UDC come limite accettabile alla riduzione delle tutele; ma siamo anche oltre la proposta del Senatore Prof. Pietro Ichino, che comunque limitava la nuova regolazione contrattuale ai soli nuovi assunti. Non sbaglia pertanto di molto il Senatore Umberto Bossi nel descrivere l’azione del governo Monti, senza mezzi termini, come una deregolamentazione del mercato del lavoro e una riduzione dei costi di licenziamento. Era necessaria? Il nostro mercato del lavoro è così rigido? I dati ci dicono che il 30% di chi è a tempo indeterminato registra, in un arco di cinque anni, un peggioramento dello status lavorativo, passando alla disoccupazione o a forme di lavoro meno stabile. Non è un mistero che la richiesta di deregolamentazione risponde a una precisa visione di come l’economia italiana dovrebbe superare la crisi: non già attraverso la strada difficile ma sostenibile degli investimenti della riqualificazione della pubblica amministrazione, di una rinnovata politica industriale, ben sì quella rapida ma socialmente rischiosa di una deflazione salariale, di una sostituzione di lavoratori anziani con meno costosi lavoratori giovani, di aumenti della diseguaglianza delle retribuzioni. Una linea che non è certo quella del Partito della Lega Nord. A rendere più difficile un confronto corretto e nel merito dei problemi contribuisce però anche una certa retorica del PD nazionale e locale. Magari a quei ventenni trentenni che si afferma di voler difendere sarebbe il caso di spiegare che se un loro maggior accesso all’occupazione deve venire dalla cosiddetta flessibilità in uscita, è probabile che ciò avvenga, in questo caso sì, a spese dei loro genitori cinquantenni e sessantenni, estromessi dal sistema produttivo perché più costosi e difficilmente reimpiegabili. In assenza di alternative, un lavoro precario, sottopagato e con minori contributi (la pensione diventa un mutuo tombale) è comunque meglio di nessun lavoro, e un lavoro a tempo indeterminato con garanzie ridotte è meglio di un lavoro precario. Chi è debole, tende a considerare chi è marginalmente meno debole un privilegio; se questo è una reazione naturale, è insopportabile costruirvi il consenso per un’azione politica. Tanto più che abbiamo troppa stima per questi giovani per pensare che siano così poco lungimiranti da non capire come una svalutazione complessiva del lavoro non sia per loro una grande vantaggio.  Anche se penso che una scelta per decreto: <<Su materie così non esiste in natura>>. Comunque la Cgil si dimostra alfiera di un sindacalismo vecchio e soprattutto contrario agli interessi dei lavoratori. Non è questione di ideologia ma di risultati ottenuti. Il sistema socialista-conservatore è fallito.

Un mio modesto consiglio… è meglio andare all’elezioni.

Share
0

Domande innocenti di bambini che mostrano quanto siamo “nudi” e “ritardati” (Celso Vassalini)


Giusto ieri dalla mia nipote sono stato messo in difficoltà con una domanda che una volta avrei definito da un milione di dollari: «Zio, ma perché se mancano soldi non si stampano?».

Leggere dunque in prima pagina su un quotidiano nazionale che, secondo una nuova dottrina americana nata in università “di sinistra” che porta il nome di Teoria moderna monetaria, stia proprio nell’aumentare la spesa pubblica e il debito con la liquidità delle banche centrali la soluzione alla crisi, crea qualche imbarazzo. Anche perché manderebbe alle ortiche un’altra fin qui evidenza emersa dalla crisi e condivisa trasversalmente un po’ da tutti gli analisti, ovvero che abbiamo fin qui vissuto oltre le nostre reali possibilità. Sembrerebbe quasi l’uovo di colombo, ma lo dico da non economista, quindi ci limitiamo solo a prenderne criticamente atto sottolineando invece in modo più convinto che anche a noi pare evidente che la crisi non si curi con l’austerity. Non almeno con quella che ci viene imposta dalla Troika. Perché non si capisce in che modo questa possa far ripartire l’economia. Sapendo bene che pur aspirando a un modello di sviluppo diverso da quello attuale, senza rimettere il treno sui binari, non si può dare al treno una nuova destinazione. E questo al netto del salvataggio – se così sarà e francamente lo spero grazie al nuovo accordo per il prestito di altri 130 miliardi di euro – della Grecia. Ma ammesso poi che si risolva in un modo o nell’altro la crisi economica-finanziaria, resta comunque da sciogliere il nodo del come far sì che persino una nuova ondata di liquidità, che di certo farebbe spazzare via anche il credit crunch che sta ammorbando le imprese anche in Italia, possa ricreare le condizioni per un welfare più sostenibile e un’economia meno depauperatrice di risorse o beni comuni che dir si voglia. Quello che fa paura «oggi la finanza funziona via computer. Il terminale registra i prezzi che circolano sul server compra e vende, quando il prezzo corrisponde a quello che, secondo le equazioni che ha incorporate, può dare profitto (…). Tutto nel giro di pochi secondi, troppo veloce per l’essere umano», non è tanto che l’uomo in quanto lavoratore è tagliato fuori. Quello che spaventa è che questa macchinette spostano milioni di euro in nano secondi e spostano così i destini di pezzi di umanità. E lo fanno così velocemente che gli Stati, lo abbiamo visto e lo vediamo continuamente, quando cercano di capire come fronteggiare questa deriva speculativa hanno tempi al confronto biblici.

Questo è uno degli imperativi post crisi: riprendersi il tempo.

«Il capitalismo è cambiato. Ha fatto il passo che il proletariato non ha potuto realizzare: proletari di tutto il mondo unitevi. Si è mondializzato. Con la globalizzazione e la finanziarizzazione (la mercatizzazione dello spazio e del tempo) ha costruito un sistema di potere unificato (il mercato finanziario mondiale) che si impone a quello degli Stati. E ancor più: al potere delle classi lavoratrici». Ecco, dobbiamo ridurre quella mercatizzazione dello spazio e del tempo. In più dobbiamo togliere ciò che il mercato non può tutelare, come le commodity alimentari. Perché o la democrazia impone i suoi tempi e circoscrive i luoghi della finanza (appunto le commodity); o il mondo va verso forme ademocratiche governate dalla finanza. E per raggiungere l’obiettivo di ridare quei tempi, e circoscrivere quegli spazi – visto che il livello è globale – a noi l’unica possibilità sembra ancora un Consiglio di Sicurezza dell’Onu per un governo mondiale sulle materie prime e sull’energia. Solo così si può superare il capitalismo. Ricordo la necessità di una rivoluzione culturale che «promuova lo sviluppo dell’essere piuttosto che la crescita dell’avere». Che si tratti, infatti, dell’essere o avere mutuato da un socialista/umanista come Erich Fromm o dell’austerità del comunismo atipico berlingueriano che metteva l’uomo al centro di un uso parsimonioso delle risorse e che prevedeva una redistribuzione della ricchezza (che poi è la vera ed unica riforma possibile del capitalismo impazzito), sembra comunque che le “nuove” ricette per cambiare la società non siano monetarie o finanziarie, ma abbiano radici antiche che possono germinare in nuove piante e non nella disperazione della Grecia assassinata dalla cattiva politica e dalla finanza senza cuore e pietà, per gli uomini e le risorse del pianeta.

Se questa analisi si farà, certamente potrebbe rappresentare quella cornice dentro la quale ritrovarci tutti e proseguire verso quell’orizzonte comune che dovrebbe essere la sostenibilità ambientale e sociale. Prima o poi ce lo chiederanno i nostri figli piccoli (intesi come i figli di questa generazione) e già lo fanno quelli appena un po’ più grandi, sarà il caso di avere una risposta un po’ più pronta di quella sulla possibilità di stampare moneta…

Zio perché l’Assessore Avv. Paola Vilardi del nostro Comune Capoluogo, non da il buon esempio ai Comuni limitrofi sia per gli investimenti e per le idee nel gestire e proporre che il polmone della nostra provincia “Monte Maddalena” diventi parco protetto?

Smog Brescia da Mont'Orfano

Share
0

L’anno che verrà (Celso Vassalini)

celso vassaliniTi dico con il cuore leggero. Addio vecchio Anno, ti saluto senza, nessun rimpianto, non sei certo da ricordare, ma in fretta da dimenticare. Il simbolico spartiacque fra un anno che sta morendo, con tutto il suo carico di accadimenti (buoni e cattivi) ed uno che sta nascendo, vestito per l’occasione di carezzevoli illusioni e condito di languide speranze. Una sorta di limbo dove rimanere per un istante sospesi fra il prima e il poi, a tracciare bilanci di vita e sognare vite che non ci apparteranno mai, prima che la giostra del divenire stemperi l’attimo ed il futuro si faccia presente, riportandoci alla realtà. Tutti, Monti compreso, mai eletti dagli italiani e deputati a portare avanti un programma di governo imposto nei dettagli dalla BCE e mai sottoposto al vaglio degli elettori, che a suo tempo votarono i programmi di Berlusconi e Veltroni, di natura profondamente diversa, se non antitetica, rispetto a quello che verrà realizzato nei prossimi mesi. Monti e la congrega di banchieri da lui rappresentati non sono espressione delle urne e con le urne non dovranno confrontarsi mai. Incarnano esclusivamente i grandi interessi finanziari, sono servi alle dipendenze del denaro e il denaro non è dotato di sensibilità sociale, non è incline alle mediazioni, non deve moderarsi temendo di perdere voti, non possiede sentimenti e neppure pietà. Persegue un solo scopo, moltiplicarsi all’infinito nella maniera più rapida possibile, poco importa quali siano i costi in termini di macelleria sociale, dal momento che conosce un solo costo, quello monetario. La dittatura del denaro è in assoluto la peggior forma di governo possibile, nel 2011 ne abbiamo avuto un primo assaggio con la soppressione delle pensioni per tutte le nuove generazioni (e buona parte delle vecchie), l’aumento indiscriminato di tasse e costi a carico di una popolazione già fortemente impoverita, la riduzione delle opportunità di lavoro. Ma solo nel 2012 saremo in grado di apprezzare la reale dimensione del disastro che sta precipitando sulle nostre teste e il contatto con la realtà risulterà con tutta probabilità drammatico. Il potere politico che appoggia il Governo Monti, avrebbe in teoria la funzione di appianare i contrasti, invece rivela tutta la sua impotenza. E così e’ destinato ad essere travolto dalle contraddizioni che e’ incapace di governare. Colgo comunque un buon segnale, dalle due potenze economiche asiatiche nei confronti della travagliata area euro-dollaro. Il patto Cina-Giappone è un chiaro segnale di sfiducia o fiducia? Penso e spero che rappresenti una sfida che evidenzia l’importanza di una ”Europa unita e di una moneta comune che ci dà buone chanches di perseguire i nostri interessi e l’opportunità di realizzarli a livello mondiale”. E’ un abbaglio? Gradirei che qualche Lodevole Economista della nostra Università Statale degli Studi di Brescia avere dei ragguagli: che la seconda e la terza economia mondiale, Cina e Giappone, hanno siglato un accordo che prevede l’abbandono del dollaro americano? Potrebbe essere quella debole luce in fondo al tunnel? Poi condivido la proposta dell’ On. Daniela Molgora, che la nostra Provincia per dimensioni, popolazione e Pil, ha tutte le caratteristiche costituzionali per essere considerata una regione. Sono d’accordo di dar vita ad un percorso volto alla difesa del territorio bresciano, un referendum che punta a chiederne la promozione a “Regione”.  L’Art. 132 della Costituzione, infatti recita: <<Si può con legge costituzionale, sentiti i consigli regionali, disporre la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con un referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse>>. <<Tutti requisiti che la nostra provincia, quinta in Italia per popolazione con 1.256.025 abitanti, la seconda per valore aggiunto in agricoltura, la quinta nell’industria, la sesta nel settore dei servizi, la quinta in totale, con valori superiori alle intere regioni Friuli Venezia Giulia e Calabria, e superiore per popolazione a ben sei regioni oggi riconosciute dalla Costituzione, rispetta perfettamente>>. Condivido la preoccupazione del Presidente Molgora, che la perdita dell’Ente Provincia rappresenta un tentativo di eliminare l’identità bresciana in cui il territorio si riconosce. 

Celso Vassalini.

Share
4

Riconoscimento della Cittadinanza Italiana ad ogni nato nel nostro Paese (Celso Vassalini)

Caro Direttore, ho ancora nel mio cuore le parole del Cardinale Tonini, in merito ai problemi dell’immigrazione, era il 1995 nella Chiesa di Roccafranca. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Tutte le volte che passo per le vie della mia città, oltre alla normale curiosità, in questa mia Città abitano persone non straordinarie ma che sono riuscite in qualche modo ad affrontare o superare i tanti problemi della vita, in questa Città mi rendo conto quanta gente ci conduce all’interno del coraggio, nella passione, nell’amore e nel talento che contraddistingue gli italiani. Più passo e più mi rendo conto alla differenza razziale, il pensiero e la ragione prende la via confidenziale e  assume pensieri-toni senza paura equilibrati: “Voglio raccontarvi l’emozione che ogni mattina provo vedendo dalle vie del centro storico gruppetti di bambini con i loro zainetti pieni di cultura con sguardo fiero avviarsi verso la casa della scuola. E tutte le volte mi giro e guardo con nostalgia i bambini che attendono l’entrata e vi confido che tutte le volte mi viene un magone. Mentre li osservo noto che gli stranieri sono molto di più e quello è il nostro futuro che è il simbolo dell’integrazione. Secondo le previsioni, nel 2050 gli scolari stranieri saranno la maggioranza, allora sono andato a guardare nel nostro presente per capire il nostro futuro”. Ed effettivamemte mi soffermo in questa scuola particolare, ascolto le voci dei bambini della scuola elementare (la stessa dove studiarono molti miei concittadini meridionali) oggi con la più alta densità di allievi extracomunitari della mia Città. Una scuola che da sempre ha accolto le grandi ondate migratorie dal sud alla periferie del Cairo, passando dall’India, 16 nazionalità differenti, insomma il mondo in una scuola, una vera babele.  Invece questa scuola insegna a tutti coloro che temono la diversità e  il confronto, è un modello di integrazione vera, dove  i bambini si sentono italiani, con regole uguali per tutti, disciplinatissimi nei loro grembiulini senza fiocco ma con un senso molto alto del rispetto, dell’educazione. Bambini che hanno grandi aspirazioni, tanta voglia di apprendere, forza, determinazione, assorbono tutto con avidità e vogliono che l’Italia sia la loro Patria. Hanno capito che attraverso l’istruzione avranno un futuro. A guardare con quale entusiasmo questi piccoli vanno dentro questa scuola sembra tutto facile, sono convinto che le lezioni sono altamente partecipative e coinvolgenti, quella di musica offre  la possibilità di conoscere sonorità diverse, percussione e ritmi africani, danze di altre nazioni e loro mano nella mano, con colori di pelle che si mescolano, giocano e imparano nel confronto, e sognano di fare, l’avvocato, il calciatore, l’attrice, la parrucchiera, la maestra. Alla domanda cosa è l’Italia rispondono: pace, bandiera, Brescia, stivale e casa! Questa scuola gli ha regalato un’identità. Un piccolo miracolo, una scuola con le capacità di mettere insieme mondi diversi. Ma anche le più belle favole cozzano contro l’attuale politica e quando le cose funzionano bene in Italia con la diffidenza e il pregiudizio che isolano le coraggiose maestre di frontiera, che ci mettono tutto il loro impegno e qui che si sente più forte che altrove la voglia di resistere, di ritrovare un’ idea di quartiere e di comunità: attorno a una scuola che sembra Fort Alamo. Una scuola che riesce a  mettere insieme gente e storie diverse di un quartiere smisurato. Ma è lì,  il nostro futuro, ed è multietnico. Se pensiamo al 2050 ci sembra una data lontanissima, invece quel futuro è già iniziato…e gli esempi di funzionalità ci sono e allora perché renderli vani?  Prendiamo spunto dai piccoli che sono capaci di fare quello che non sanno fare gli adulti: cercano di stare insieme. Storie di persone che non si arrendono alle difficoltà della vita di tutti i giorni, ma anzi le usano per avere ancora più forza e coraggio per superarle e rendere possibili le loro idee anche a prezzo di grandi sacrifici. «Il Santo Padre – ha detto il nostro Vescovo Monari, – ha pronunciato parole forti, radicali e inequivocabili sul rispetto dei diritti “inalienabili” dei migranti, da rispettare “sempre e da tutti”. Ha parlato in particolare dei minori, del loro diritto alla scuola e all’inserimento nel mondo del lavoro. Di un’integrazione sociale che va “facilitata” e non certo ostacolata per le cosiddette seconde generazioni. Ha parlato di Gesù “migrante” e del Vangelo della solidarietà. Difficilmente chi vuol dirsi cristiano potrà più ignorare queste parole quando si troverà ad affrontare le questioni legate all’immigrazione. Nessun “Bianco Natale” è tollerabile in un Paese di tradizioni cristiane». La nostra cultura verso i bambini e verso gli anziani c’è massima attenzione, per il patrimonio umano del futuro e per il patrimonio umano che ha creato grande le nostre Città. Auspico che chiunque nasca nel nostro territorio abbia diritto alla Cittadinanza Italiana. Meditiamo e prepariamoci alle Sante feste.


Share
0

Ambiente: stragi previste … e inpunite (Celso Vassalini – BS)

  Continua la strage di Stato nell’indifferenza della politica, politica rispetto alla quale le persone che muoiono sotto il fango non valgono l’allarme provocato dalla parola ‘spread’. E’ drammatico constatare che in pochi giorni hanno perso la vita sotto il fango oltre 30 persone senza che non una iniziativa concreta sia stata presa. Quello che sta accadendo è il risultato di anni di aggressione al territorio perpetrata nell’indifferenza della politica che ormai parla del dissesto solo in presenza dei morti per poi tornare, dopo ventiquattrore, a dare il via libera ad abusi edilizi e urbanistici come se niente fosse. Di fronte alle vite spezzate sotto il fango continuare a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina sia una vera e propria bestemmia: quelle risorse (8,5 miliardi di euro secondo la Corte dei Conti) devono essere subito liberate per cantierare migliaia di opere per la difesa del suolo; bisogna annullare subito tutte le deroghe ai vincoli paesaggistici che hanno consentito di edificare lungo i fiumi, i corsi d’acqua e le coste; chiediamo al governo un Piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio: in Italia 7 comuni su 10 sono a rischio idrogeologico; il parlamento deve varare immediatamente una legge che metta uno Stop al consumo del suolo. Quello delle ultime settimane è un vero e proprio bollettino di guerra non degno di un Paese europeo. Cosa deve ancora accadere prima che si comprenda che il dissesto idrogeologico è una drammatica emergenza dell’Italia? E’ il bollettino della quasi quotidiana guerra tra l’uomo e l’ambiente, vittima quest’ultimo e non carnefice del primo. Si chiama dissesto idrogeologico e ormai tutti sanno cos’è. E’ un territorio fragile sul quale l’uomo dovrebbe poggiarsi come camminasse sulle uova e invece lo attraversa con i bulldozer. Situazione ulteriormente aggravata certamente da un clima cambiato e da conseguenti precipitazioni atmosferiche diverse da quelle a cui eravamo abituati solo 50anni fa. «È assolutamente urgente che l’Italia prenda atto che ci troviamo in una situazione climatica nuova rispetto a quella degli ultimi altrimenti rincorreremo emergenze su emergenze. Il nostro territorio è stato gestito molto male, comunque la situazione climatica più o meno consentiva di reggere eventi climatici rari». Ma la pioggia ha ora una «frequenza molto più alta e una intensità molto più forte». «Ora c’è una situazione di emergenza, lo abbiamo visto a Messina, in Liguria e Toscana. Ci sono aree che per circostanze climatiche che si creano, sono più esposte. Abbiamo la possibilità di capire che c’è una situazione di vulnerabilità e questa va affrontata subito». Poi che ci sono zone a rischio dove sono state insediate attività produttive. «Paghiamo un prezzo per una visione molto corta. Sono state utilizzate zone che già venti o trenta anni fa, il buon senso avrebbe consigliato di non utilizzare». E’ il momento di «cominciare» ad agire sui territori – lì dove non si sarebbe dovuto mai costruire. Certo, si potrebbe far notare che il neoministro è stato decenni burocrate del ministero dell’Ambiente stesso e quindi – al di là dei buoni propositi emersi anche con l’ex titolare Prestigiacomo che però non riuscì a ottenere i finanziamenti richiesti – chieder conto di quanto lui stesso ha fatto in questo lungo periodo, ma tanto in Italia si sa che nessuno comunque pagherebbe il conto. Tranne l’ambiente e tranne le persone che ogni anno al nord, come al centro, come al sud muoiono troppo spesso per colpa di pianificazioni urbanistiche folli. Basti pensare che in quella stessa Messina, che solo due anni fa è stata colpita dallo stesso fenomeno, si trovano o si dice di aver trovato i soldi per costruire il Ponte e non si è mai fatto nulla invece per il dissesto idrogeologico. Se c’è una cosa che unisce l’Italia, è proprio la fragilità e la bellezza del suo territorio, ma al nord come al sud non si è imparata una che sia una lezione dal passato. Dal neogoverno Monti, come da quello che lo succederà dobbiamo come cittadini anche non ambientalisti imporre  che almeno questo capitolo di spesa sia nell’agenda nazionale, anche perché se non ci sarà come prevenzione ci sarà comunque (e ben più salata) come ricostruzione. Vedo solo L’unità d’Italia dei morti da cemento e da dissesto idrogeologico. E mia nipote mi chiede e vi chiede: “Zio a cosa serve quel boschetto di piante in piazza della Loggia?” “E’ il boschetto dove si riuniscono le liste civiche”. “Zio ma la nonna ci porta Rin Tin Tin)!” “Be, tutto fa consenso elettorale”. “Zio ma il boschetto è forse l’idea o proposta degli Assessori Vilardi e Labolani perché il monte Maddalena diventi zona protetta e di studio faunistico?” “Sarebbe auspicabile perché il nostro monte polmone paziente, sarebbe da accudire e una costante manutenzione al sottobosco, per evitare inondazioni anche da noi. Come faceva il Gruppo Val Carobbio, che dopo l’alluvione di S.Eufemia tengono pulito il sottobosco della valle e liberi i canali naturali di scolo. E da allora il quartiere è più tranquillo. “Zio per sollecitare gli Assessori, devo mandare un mio pensierino per queste cose a S. Lucia, a Babbo Natale o alla Befana?” “Cara nipote lasa perder ghè za to sio che scif trop”.

Share
0

Quale è il reale mandato del Prof.Mario Monti (Celso Vassalini)

Con l’incarico conferito dal Quirinale al professor Mario Monti, un tecnocrate promosso senatore a vita, si è insediato un governo con 12 apostoli “Ministri” ultraconservatore appoggiato e sponsorizzato dalle principali forze parlamentari di destra e di “sinistra”, che formano un fronte compatto al servizio del capitale quando si tratta di salvaguardare gli interessi dei gruppi economici dominanti. L’esecutivo di “emergenza” nato sotto la pressione dei mercati borsistici si rivelerà persino più reazionario e antipopolare di quello guidato da Silvio Berlusconi. Per la serie: “dalla padella nella brace”. Ce ne accorgeremo presto. I “poteri forti” alla riscossa. Più o meno con questo titolo hanno aperto i principali quotidiani l’indomani della nomina a senatore prima e a presidente del consiglio immediatamente dopo di Mario Monti, esponente emerito del Bilderberg Group e sicuramente tra i pochi italiani appartenenti al gotha di quella casta finanziaria sovra-nazionale che decide i destini del pianeta. Berlusconi mandato a casa tra fischi e pernacchie della solita piazzetta di poveri decerebrati sinistrati e qualche commento di pragmatica che, al di là di qualunque valutazione, non può cancellare la realtà lampante di quanto successo in Italia nell’ultima settimana. Fine del berlusconismo? Forse…il personaggio è troppo scaltro e altrettanto abile a tirarsi su da qualunque sconfitta, sa bene come riprendersi e certamente non finirà così banalmente nel dimenticatoio della politica italiana come certuni hanno, forse un po’ troppo frettolosamente, auspicato lanciando ai quattro venti le parole d’ordine dell’anti-berlusconismo militante e sbavettando di vere o presunte “liberazioni”. Di Pietro esulta. Esulta l’intera opposizione. E tutto ciò ci pare comprensibile. Un po’ meno comprensibili sono invece i cori osannanti al “salvatore della Patria” designato: chi sia questo Mario Monti è facile scoprirlo anche solo ‘cliccando’ in un qualsiasi motore di ricerca informatico. Monti è un membro del più prestigioso e attivo raggruppamento di alti esponenti della plutocrazia mondiale: il Bilderberg Group. L’esperienza storica insegna che un governo cosiddetto “tecnico” riesce più facilmente (e abilmente) ad imporre all’opinione pubblica quei rimedi percepiti come impopolari e coercitivi, diversamente da un governo eletto democraticamente, che è più sensibile alla volontà di estendere o, in ogni caso, mantenere la base del consenso elettorale. Mi sono domandato perchè mai Eugenio Scalfari, Rosy Bindi, Susanna Camusso, la Di Gregorio ,  Pierluigi Bersani  e tutti gli altri  avessero tanto interesse ad accreditare l’idea di una causa “interna”, italiana, alla  caduta del governo trovando stupefacente che negassero quanti viene affermato dai giornali di tutto il mondo. Questi affermano che  Berlusconi è stato fatto fuori dai “mercati”. Le sue ultime resistenze sono state vinte con un paio di strattoni dati alle azioni Mediaset. il “mercato” gli ha fatto capire con la sua naturale brutalità che doveva sloggiare subito da Palazzo Chigi se non voleva che il suo Impero personale e non solo il suo governo  fosse travolto dal Toro imbizzarrito della Borsa. A quanto pare il gruppo dirigente del PD diventato il referente dell’Ambasciata USA a Roma, collabora alla realizzazione del piano di defenestrazione di Berlusconi e da qualche tempo. La CGIL è stata usata per agganciare la Confindustria e spingerla contro il governo al quale non aveva certamente niente da rimproverare nonostante gli strilli della Marcegaglia. Il suo grido “vogliamo soldi, soldi veri” è stato diverse volte ascoltato da Berlusconi. Semmai le vittime del governo sono state le nuove generazioni, i pensionati, i lavoratori, il welfare. La CGIL non ha mai fatto uno sciopero vero negli ultimi tempi  che urtasse gli interessi degli industriali. Il documento a firma Confindustria, Cgil Cisl ed Uil rappresenta il capolavoro diplomatico di questa opera che ha portato gli industriali a raffreddarsi e poi a posare il governo Berlusconi. Obama si è congratulato con l’Italia ancora prima che Monti fosse formalmente incaricato di formare un nuovo gioverno. E’ il timbro  che l’Impero appone all’operazione “i Italia” per nostra fortuna incruenta. Resta da scoprire la parte fondamentale di tutta la vicenda. Con quale mandato Mario Monti è stato scelto  per commissariare l’Italia? Che cosa dovrà fare? Non credo che la posta in gioco sia costituita dalla messa in sicurezza del debito italiano per ridare sicurezza all’euro. Resta da scoprire la parte fondamentale di tutta la vicenda. Con quale mandato Mario Monti è stato scelto  per commissariare l’Italia? Che cosa dovrà fare? Non credo che la posta in gioco sia costituita dalla messa in sicurezza del debito italiano per ridare sicurezza all’euro. Ci deve essere qualcosa di molto molto più importante che riguarda la ristrutturazione dell’Occidente  in cui Italia, Grecia, Spagna  debbono giocare un ruolo profondamente diverso di quello che finora avevano avuto. Quale è il reale mandato del Prof.Mario Monti? Che ne sarà dell’Italia? Con l’intelligente mossa democratica, al passo di tango, degli amici della Lega all’opposizione, …? Buon lavoro Capogruppo alla Camera On. Roberto Maroni e, grazie per l’ottimo lavoro per la “sicurezza legata alla criminalita’ organizzata, tesai a migliorare la sicurezza dei cittadini”. Soprattutto le coraggiose misure contro la mafia e, un grazie agli uomini e alle donne della Magistratura e delle Forze dell’Ordine


Share
0

Segnale di pericolo per gli amici della Lega. (Celso Vassalini)

Non stupisce quindi che le confuse “chiacchiere” del Cavaliere sull’euro abbiano suscitato un vespaio di polemiche che significano poco o nulla, dato che si basano appunto solo su “chiacchiere”. Peraltro, il Cavaliere da un pezzo ha abbandonato qualsiasi velleità di fare una “politica autonoma” – ammesso e non concesso che gli accordi con Putin e Gheddafi avessero anche per lui un “senso geopolitico” – ed è disposto a tradire tutto e tutti, pur di difendere i propri interessi, dacché da bravo italiano “tiene famiglia” e pure parecchia “roba”. Il sasso però è stato scagliato nello stagno, anche se nel modo meno opportuno e nella maniera più sciocca possibile. Comunque sia, per rendersi conto di che “pasta” siano fatti i “sinistri” basta leggere le dichiarazioni sconclusionate di Prodi o quelle ridicole della Finocchiaro, secondo cui l’euro avrebbe salvato l’Italia. In particolare, quest’ultima non solo non ha capito nulla di quel che ha affermato il Cavaliere (il che dipende sia dal disordine mentale del nostro Presidente del Consiglio, sia da quello che contraddistingue i membri della “sottocasta” cui appartiene la Finocchiaro, ovvera quella dei camerieri dei “mercati”), ma addirittura ignora (o se ne infischia del fatto) che il 50% delle famiglie italiane detiene appena il 10% della ricchezza nazionale. Un 50% cioè che vive solo grazie ai redditi che guadagna lavorando, non avendo altra ricchezza se non la propria casa (e alcune famiglie non hanno nemmeno questa proprietà). E ancora più grave è che per gli italiani (dopo che hanno visto, con l’introduzione dell’euro, il proprio potere d’acquisto dimezzarsi) e per i loro figli si prospetta un futuro ancora peggiore: non solo crisi economica, ma!  In sostanza, è l’internazionalizzazione del debito, più che il debito il problema – come prova anche il fatto che il Giappone, pur avendo un debito pubblico del 240% , non rischia alcun default, il debito essendo nelle mani dei giapponesi – di modo che, se l’Italia dovesse “crollare”, l’effetto sarebbe disastroso non solo per Eurolandia, ma per l’intero Occidente, Usa compresi. L’Italia non ha solo una ricchezza immobiliare di notevolissima entità, come alcuni hanno ricordato in questi giorni, ma pure una ricchezza mobiliare di prim’ordine: oltre 3000 miliardi di euro in assets finanziari, che equivale a quasi il doppio del nostro debito pubblico, ed è oltre dieci volte superiore al fabbisogno annuo del ministero del Tesoro, per rinnovare i titoli in scadenza. Questo i “mercati” lo sanno, ma sanno pure – ecco l’intoppo! – che l’Italia è un Paese “ingessato”, “sotto ricatto” di lobbies nazionali e straniere, incapace di riforme di struttura, coraggiose e di ampia portata, dalla PA al mondo della ricerca e della cultura. Inoltre – ma è “decisivo” – i “mercati” sanno pure che l’Italia non ha nessun “piano strategico”, in un qualsivoglia settore chiave, che il governo è (ad esser “buoni”) formato perlopiù da inetti e/o pusillanimi e che l’opposizione è perfino peggiore del governo, anche se ciò può apparire impossibile. D’altra parte, avere stracciato il Trattato di Bengasi è stato, per così dire, lo squillo di tromba per incitare i “mercati” ( e credo sia chiaro “chi” sono i “mercati”) alla carica contro il nostro Paese. E’ giunto allora il momento non solo di comprare “a prezzi di mercato” l’unico “pungiglione strategico” rimasto al nostro Paese (Eni, Enel, Finmeccanica e poco altro), ma soprattutto, ora che ad Ovest la “torta” diventa sempre più piccola e la lotta tra (sub)dominanti sempre più dura, di impedire che qualcuno possa, non tanto voler uscire dall’euro (rebus sic stantibus, per un Paese come il nostro basato su una economia di trasformazione, senza materie prime e privo di potenza militare, equivarrebbe probabilmente ad un suicidio), quanto piuttosto voler cambiare le regole del gioco, non solo economico, ma anche (di necessità) geopolitico. Vero che sembra un cambiamento quasi impossibile, ma il prossimo anno non sarebbe così difficile come oggi. Ecco perché occorre fare presto e dare tutto il potere alla Bce, dopo aver diviso l’Europa tra “nordici virtuosi” e “piigs”, per garantirsi pure che nessun “contraccolpo” possa indurre la Germania a crescere politicamente, seguendo le orme della cosiddetta “Ostpolitik”. Certo l’obiezione è prevedibile: ai “mercati” interessano gli affari e i “capitalisti” competono tra di loro. Questo però nessuno lo nega, né si tratta di fare un’analisi dei “fatti economici” in quanto tali (dacché di essi si occupa la “scienza” dell’economia). E sotto questo profilo è indubbio che le parole del Cavaliere assomigliano ad un cerino acceso in una polveriera, sebbene il Prof. Monti probabilmente sbagli a ritenere che un “guitto” (e voltagabbana) possa far saltare in aria gli “Stati Uniti d’Europa” (ma nessuno sa che cosa ci possa essere dietro l’angolo). E’ anche innegabile però che questa Europa sta all’Europa come il gruppo di potere che La Grassa denomina GF&ID (ossia “grande industria e finanza decotta”) e le varie “sottocaste” (politici, gazzettieri etc.) stanno all’Italia. Il che dovrebbe essere sufficiente per comprendere che, se il Cavaliere non può essere la soluzione del problema, non è nemmeno il problema. Del resto, se l”Italia è già di fatto “commissariata”, anche a causa dell’analfabetismo politico dell’opposizione, ben più pericoloso è quello che i “commissari” vogliono fare per favorire la vera “casta”, di cui quella italiana è solo una parte. La parte che conta meno. Questo i “mercati” lo sanno, ma sanno pure – ecco l’intoppo! – che l’Italia è un Paese “ingessato”, “sotto ricatto” di lobbies nazionali e straniere, incapace di riforme di struttura, coraggiose e di ampia portata, dalla PA al mondo della ricerca e della cultura. Speriamo che la maggioranza si rafforzi con l’U.D.C. e che le parole del Papa, non restino inascoltate per l’incontro G20. Comunque sono ottimista: il nostro Paese e i nostri cittadini hanno in questi vent’anni dato all’Europa e aiuto agli equilibri mondiali! Oggi possiamo solo risalire. E menomale che abbiamo un grande vecchi l’On. Avv. Presidente del nostro Grande Paese Giorgio Napolitano.

Share
0

Lo “spirito di Assisi” o “la logica di Assisi” Celso Vassalini

   Lo “spirito di Assisi” o “la logica di Assisi” è un evento di vita e di speranza che aleggia sulle oscure trame della storia. Da quell’evento nacque l’espressione lo “spirito di Assisi” e successivamente nel Messaggio per la giornata mondiale per la pace (1987), Giovanni Paolo II, ricordando l’evento usò l’espressione: “Logica di Assisi”. Otto secoli dopo l’inizio della sua avventura spirituale, san Francesco continua ad avere un particolare feeling con gli uomini e le donne in cerca di Dio e della sua pace. Nella città del Poverello si incrociano pellegrini di ogni fede o di nessuna fede che in un’atmosfe ra del tutto particolare si mettono in ascolto dello Spirito. E questo soprattutto da quando, il 27 ottobre 1986, si è tenuto in Assisi il primo incontro interreligioso di preghiera per la pace. Un giovanile e sorridente Giovanni Paolo II, attorniato da ebrei e musulmani, buddisti e animisti, è un’icona che si è impressa profondamente negli occhi e nella mente della generazione del postconcilio, sicuramente uno dei vertici di questa stagione ancora in corso e per alcuni in parziale declino. Quelli erano infatti gli anni dello slancio in avanti, in cui si assaporavano i primi frutti del dialogo con le grandi religioni, la primavera dopo il disgelo. Era forse più facile vedere, dell’altro-credente, il lato migliore, il positivo da condividere, e sognare cammini comuni per il futuro. Sono trascorsi 25 anni da quel memorabile 27 ottobre 1986, quando Giovanni Paolo II mise in atto una grande intuizione: convocare ad Assisi i rappresentanti delle religioni del mondo, perché da tanti cuori e in tante lingue si rivolgesse a Dio la corale preghiera per la Pace. Da allora si parla dello ‘spirito di Assisi’ per descrivere la particolare atmosfera che favorisce, anche per lo speciale rispetto da parte di tutti i credenti per la figura del Santo, il dialogo e il confronto, il superamento di differenze e diffidenze. Elemento centrale dell’incontro fu la preghiera di ognuno nel mondo spirituale della propria religione, innalzando a Dio, consapevoli della dimostrata incapacità da parte dell’umanità, una supplica accorata per la Pace. Durante il suo pontificato, il Papa ha sentito la necessità di ritornare più volte ad Assisi. Il 5 Novembre del 1978, in occasione del primo viaggio pastorale, appena un mese dalla sua elezione. Il 27 Ottobre 1986, “Giornata di preghiera per la Pace”. 9 -10 gennaio 1993 il Pontefice è di nuovo nella Basilica di S. Francesco a pregare per la pace nei Balcani; 3 gennaio 1998, Papa Wojtyla torna ad Assisi per inaugurare l’anno pastorale e portare speranza e conforto nel cuore dei terremotati. Il 24 gennaio 2002 la pace vide di nuovo coinvolti tutti i rappresentanti delle principali religioni del mondo in seguito agli eventi del 11 settembre 2001 e alla guerra in Afghanistan e Iraq. Perchè Assisi? Giovanni Paolo II così motivava la scelta: “Ho scelto la città di Assisi a causa del particolare significato dell’uomo santo qui venerato – S. Francesco – conosciuto e riverito da tanti nel mondo come simbolo della pace, riconciliazione e fraternità”. Lo Spirito di Assisi, che ha reso quel 27 ottobre un giorno memorabile nel calendario religioso dell’umanità, è stato perpetuato per venticinque anni in città e nazioni diverse. Lungo o breve che sia, si è trattato di un tempo insieme di grande fecondità e problematicità: non sono mancate guerre e violenze, come nei Balcani, e neppure accelerazioni della storia, come a partire dalla drammatica data dell’11 settembre. Il mondo si è rimescolato e ora cerca di lasciarsi alle spalle una prostrante crisi economica. Le religioni hanno forse una maggiore responsabilità rispetto al passato, e comunque la pace è ancora da invocare e da costruire. Non è facile parlare di vita e resurrezione in mezzo alle tragedie e le tribolazioni che vive il nostro mondo, è piuttosto la morte che sembra avere il soppravvento. Le immagini con cui siamo a contatto ogni giorno ci presentano i volti segnati dal dolore dei nostri fratelli che sperimentano la guerra e cercano altrove migliori condizioni di vita che non sempre riescono a trovare, i volti dei fratelli che soffrono le conseguenze del sisma e dello tsunami, i volti dei nostri vicini e conoscenti malati, disoccupati, derelitti… sappiamo che c’è bisogno di tanto sostegno e consolazione. Ma proprio dinanzi a queste afflizioni che segnano la nostra storia, abbiamo bisogno della Parola di salvezza. La storia sarà sempre caratterizzata da gioie e speranze, da dolori e angosce. E tuttavia, questa storia è cambiata, è segnata da un’alleanza nuova ed eterna, è realmente aperta al futuro. Per questo, salvati nella speranza, proseguiamo il nostro pellegrinaggio, portando nel cuore il canto antico e sempre nuovo: “Cantiamo al Signore: è veramente glorioso!”. Ieri 27 ottobre Papa Benedetto XVI è stato pellegrino ad Assisi per confermare e rilanciare quanto fu fatto e detto in quella storica giornata: la preghiera e l’impegno di tutte le religioni per la pace. Grazie Vostra Santità.

Celso Vassalini.

Lo Spirito di Assisi 25° Anniversario 26 Ottobre 1986 – 26 Ottobre 2011 

PACE 

Non c’è una strada per la pace, la strada è la pace

      Mahatma Gandhi 

Il nostro viaggio per la pace comincia oggi e ogni giorno. Ogni passo è una preghiera, ogni passo è una meditazione, ogni passo costruirà un ponte Ancora una volta stiamo camminando

                  Moha Ghosananada 

Chiunque oggi mi è  amico sia in pace, chiunque mi è nemico, sia pure lui in pace

Veda 

Il saggio che ricerca il bene e ha raggiunto la pace, …così ama ogni creatura vivente

Suttanipata 

Se il nemico propende per la pace, propendi anche tu verso la pace e abbi fiducia in Dio

Corano, Sura 8, 61 

O grande Spirito, io alzo la mia pipa, segno di pace, verso di te, verso i tuoi messaggeri e verso la Madre Terra

Dalla preghiera di Assisi del 1986 degli Indiani di America 

Dio Onnipotente, Tu sei la pietra angolare della Pace. Voi spiriti ed antenati, donateci la pace

Dalla preghiera di Assisi del 1986 di tradizione africana  

Dio di bontà, unisci tutti gli essere : stabilisci la pace suprema

Bahaullàh di Fede Baha’i 

DIALOGO 

Siate uniti; parlate in armonia Che le nostre menti apprendano in maniera simile La conclusione della nostra assemblea sia condivisa da tutti la soluzione dei nostri problemi sia comune le nostre  delibere siano adottate alla unanimità Nella stessa linea siano i nostri sentimenti nei confronti degli altri esseri I nostri cuori restino uniti, le nostre intenzioni siano comuni

Preghiera indù tratta dall’Upanishads 

O umanità! Noi ti abbiamo creata  da una sola coppia di un uomo e di una donna e ti abbiamo trasformata in nazioni e tribù perché possiate conoscervi

(non perché possiate disprezzarvi vicendevolmente).

Corano, Sura XLIX, v 13

 

Share
2

Il parco dell’acqua di Brescia. Celso Vassalini

In questi giorni è ancora alla ribalta, il senza pace, il parco dell’acqua. Salvate il soldato Ryan… no salviamo il parco dell’acqua e la sua fauna acquatica. Un giorno mentreportavo mia nipote in visita al parco, sapendo quanto sono curiosi e sinceri i bambini, miponeva alcune domande: “zio come mai i vetri sono così opachi?” “Cara nipote probabilmente c’è vetro per pesci di mare e per pesci di lago. Oppure perché questi sonopesci timidi e quindi questo tipo di vetro li aiuta a mantenere la privacy”. “Zio ma come mai quei tre pesci vanno in giro in fila?” “Sai sono Castelletti, Guindani e Fermi, che imitano la metropolitana”. “Zio ma quel pesce lento?” “E’ il capogruppo in loggia On. Del Bono, sopranominato il lento. Si dice che quando era parlamentare era quello più presente perché i maligni romani dicevano che era lento ad uscire e quindi aveva tutto il tempo nell’esercitarsi al pianoforte sulle note votam, votam. E’ quello che poi insiste nel chiedere che la sala del Consiglio, che è la casa, “la Loggia” del popolo e quindi inviolabile da qualsiasi altro degno nome. Ci sarebbe da dedicare, eventualmente una delle fermate della metropolitana..! Esempio: fermata On. Gianni Savoldi, Prof. Bruno Boni, On. Mino Martinazzoli, Arch. Ettore Fermi, Cittadino Celso Vassalini ecc..” “ Zio ma come mai quel pesce continua ad andare su e giù?” “E’ il Vice Sindaco e Assessore Rolfi e quando è assente il Sindaco diventa lui primo cittadino. E ti dico che è uno stacanovista. Le lucciole nelle strade del nostro Comune, quella vergogna, non c’è più e altri ottimi risultati. Certo che se le conferenze stampa, si facessero alla Americana, sarebbero più chiare e piùdirette ai cittadini. Quelle attuali, nelle quali spesso si vedono collaboratori che sbadigliano e giornalisti che sonnecchiano e tecnici delle riprese che non sanno più che angolo riprendere”. “Zio ma quei pesci raggruppati che continuano a ridere?” “E’ l’opposizione in Loggia, sai, ridono”. “Perché zio?” “E’ una loro forma di allergia non governativa, cosiddetta intollerabilità che gli altri possano vincere con i voti del popolo. Poi, perché sono tornati per la prossima eternità all’opposizione e poi perché non riescono a parlare con un nuovo linguaggio e quindi sono incompresi in Loggia e figuriamoci se il popolo li capisce”. “Zio ma come mai quel pesce è così cupo?2 “E’ il professor Bragaglio forse non si è ancora reso conto che il Comunismo è morto, e quindi continua a vedere rosso scuro e come la statua di Lenin indica che se la maggioranza in loggia faccia bene o male è comunque sempre sospettabile e colpevole. E’ coerente alla sua cultura. Tutto questo è severamente controllato dal Vecchio post sovietico On. Rebecchi, Consigliere di opposizione e Presidente della guerra”. “Zio ma cosa sta facendo quel pesce lungo con attorno altri pesci?” “Cara nipote è il Sindaco On. Avv. Paroli, che con i suoi Assessori, Margaroli che imita il sommi poeti Leopardi e Pascoli dietro alle tanti siepi in p.zza Paolo.VI. Non vuole passare per un commerciante ma, con un nuovo profilo professionale “arredatore”. Poi l’Ass. Dott.ssa Avv Vilardi, brava nel farci capire la complessità e l’ordine del sistema urbano. Probabilmente da bambina giocava con le costruzioni. Comunque non vorrei essere nei suoi panni e gli va detto onestamente brava. Poi l’Ass. allo Sport Bianchini che obbligherebbe tutti i cittadini a fare gli esercizi di meditazione orientale nei parchi cittadini senza i cani a seguito. Quindi l’Ass Arcai che con il suo dribling per essere riuscito a far riconoscere alla nostra Città Capoluogo il titolo di Patrimonio dell’Umanità.
Certo che se, anche, i commercianti tenessero i prezzi più bassi ne godrebbe tutti i turisti, che dandoci una mano tornerebbero volentieri. Il Comune ha già dato e gli altri ….! Poi L’Ass. Maione, al suo posto in questo periodo di casse magre ci vedrei bene come assessore una suora tipo Suor Menni. Infine l’Ass. Labolani, detto lo stacanovista, che da l’anima e corpo alla nostra città. L’unico neo che quando intitolano piazze e parchi e vie della nostra città a personaggi illustri, sarebbe opportuno che le targhe siano bene in vista e non per terra quale immagine tombale che non si vede!” “Zio perche il Sindaco è così preoccupato?” “Cara nipote siamo in un momento assai difficile in quanto molti comuni limitrofi alla nostra Città dovrebbero essere annessi!! Ma chi ha il coraggio di dirlo?” “Zio ma perché stanno portando via i pesci?” “In caso di emergenza i nostri rappresentanti di maggioranza e opposizione vanno salvaguardati. Speriamo che tutto ritorni al suo posto in modo che con mia nipote si possa tornare a vedere la vita acquatica della nostra terra Bresciana. E perdonatemi per quel pizzico di ironia nel descrivere il consiglio comunale acquatico. Avrei voluto inserire altri consiglieri ma lo spazio è questo. Salviamo il parco dell’acqua e la sua fauna acquatica.
.
Share
0

Riflessioni del Congresso della Lega Nord di domenica 2 ottobre 2011. Celso Vassalini

Cortese Direttore,

volevo esprimere la mia esperienza per la mia partecipazione al Movimento della Lega Nord, essendo partecipe dell’elezione del Segretario Provinciale.

Confesso che erano anni che non avvertivo l’entusiasmo di molti militanti di uomini e donne e soprattutto di molti giovani in una assise Politica. La mia esperienza in campo politico parte dal Socialismo italiano e drammaticamente l’esperienza si è interrotta dallo scioglimento del mio partito nel 1994. Ho poi girovagato onestamente e correttamente a dando una mano ad alcuni amici e amiche. Ma non riuscendo a trovare più quell’entusiasmo e voglia di fare che ho trovato nel movimento Lega Nord. Tornando alla mia testimonianza del Congresso di domenica 2 ottobre, vi confido che ho notato una partecipazione democratica, rispettosa, cordiale e sincera di molti interventi che mi sono molto piaciuti per la loro spontaneità e immediatezza ma soprattutto per la loro passione, legati all’amore del proprio territorio e ai suoi problemi. La cosa che mi ha colpito di più è che dichiaravano la loro preferenza per il candidato prescelto senza tanti giri di parole. E concludevano, con spirito democratico, che chiunque fosse stato più votato, sarebbe stato il Segretario di tutti. Questa per me era musica di un vero movimento attento ai problemi e rispettoso della battaglia che un congresso deve avere.  Così alla fine è avvenuto. I due candidati avversari alla fine si sono ripromessi di lavorare insieme per il bene di tutti i rappresentanti del movimento e soprattutto nelle istituzioni in cui molte donne e molti uomini ci rappresentano onorevolmente in molti organismi nelle nostre molte Città.

Posso testimoniare che ho assistito ad un democratico Congresso, in cui ho percepito una battaglia di grande rispetto all’Assise Congressuale.

Mi ha fatto piacere poi che l’On. Roberto Maroni, sia venuto personalmente a congratularSi per il buon lavoro svolto da parte del nuovo Segretario Fabio Rolfi, che sarà, e ne sono convinto, il Segretario del Fare e di tutti. 

Celso Vassalini

Share