Cgil Archive

0

Come salvare i popoli e non i banchieri ? Prof. Wim Dierckxsens

in collaborazione con

FONDAZIONE CLEMENTINA CALZARI TREBESCHI –  NIDIL CGIL – COLORI E SAPORI – CGIL

Casa del Popolo,
via Risorgimento 18 – Brescia

 

Lunedì 28 novembre 2011 – ore 20,30


COME SALVARE I POPOLI E NON I BANCHIERI?


Prof. Wim Dierckxsens

(Università San José – Costa Rica)

Mercoledì 9 novembre 2011 – ore 17.30


FONDAZIONE GUIDO PICCINI PER I DIRITTI DELL’UOMO ONLUS
Via Terzago 11 – 25080 Calvagese (BS) – Italia
C.F. 93006670173
Tel 030.601047
030.6000038 – fax 030.601563
segreteria@fondazionegpiccini.org

Share
0

Pubblico impiego e scuola, la Cgil in piazza a Roma

LA MANIFESTAZIONE. Contro la manovra
Pullman questo sabato dall’Iveco Galletti: «La protesta va avanti»

Partirà da via Volturno il pullman che porterà a Roma la rabbia dei lavoratori Bresciani del pubblico impiego e della scuola. Sabato 8 ottobre la capitale ospiterà la manifestazione nazionale proclamata dalla Fp e Flc Cgil contro l’ultima manovra del Governo.
Una mobilitazione che darà sfogo alla protesta contro i provvedimenti introdotti dalla Finanziaria che la Cgil di Brescia definisce «un’altra dimostrazione della volontà persecutoria del Governo nei confronti della pubblica amministrazione e della scuola». I lavoratori del settore dovranno vedersela con i tagli alle risorse destinate all’intervento pubblico, con la politica di privatizzazione dei servizi e con la riduzione delle risorse destinate all’istruzione e alla ricerca pubblica.
TRADOTTI nella vita quotidiana di un lavoratore del pubblico impiego e della scuola, i provvedimenti approvati dal Governo si concretizzano nel blocco, per almeno quattro anni. dei contratti nazionali e della contrattazione integrativa, con il blocco degli scatti nella scuola e nelle università, con lo stop delle assunzioni, con il licenziamento dei giovani precari e con il peggioramento delle condizioni di lavoro. «Questa manovra ha aggravato una situazione già drammatica», spiega Donatella Cagno, segretaria della Fp Cgil di Brescia. E le ripercussioni si fanno sentire anche a livello locale. «A Brescia – continua la Cagno – ci sono realtà del pubblico impiego in grave difficoltà come, per esempio, il Tribunale che tira avanti con il 50 per cento del personale, il carcere di Canton Mombello, il licenziamento di una quindicina di lavoratori all’Inps e la situazione più che precaria dei 34 lavoratori impiegati negli uffici immigrazione con il contratto in scadenza il 31 dicembre».
Stesse preoccupazioni nel settore della scuola a Brescia. «Su tutto il territorio provinciale, per fare un’esempio, mancano 60 dirigenti scolastici e il bando che verrà emesso questo mese permetterà di assumerne solo 20» commenta Pierpaolo Begni, segretario della Flc Cgil. «Danneggiano ulteriormente la condizione lavorativa del settore pubblico – continuano i segretari – il taglio delle retribuzioni, la ‘rapina’ del Tfr e l’accanimento verso le donne del pubblico impiego».
«La manifestazione è il segnale che la protesta contro la manovra continua e non si ferma» afferma il segretario della Camera del Lavoro di Brescia, Damiano Galletti. Pullman gratuiti partiranno da Brescia (piazzale dell’Om di via Volturno alle 05.30 e rientro in tarda serata prenotazioni allo 0303729329/334/335) e da Darfo (piazza Medaglie d’Oro, 0364543201 oppure 0364543211).

SI.GH.

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – In seimila per dire «no» alla manovra Silvia Ghilardi

IL CORTEO. Da piazza Garibaldi fino a corso Zanardelli

Gli organizzatori soddisfatti: «È stato un successo Nelle grandi fabbriche partecipazione oltre il 90%»

In principio si temeva per l’affluenza, poi un mare vermiglio ha preso forma e ha inondato le strade della città. Seimila persone hanno manifestato a sostegno dello sciopero generale della Cgil contro la manovra del Governo.

Intorno alle 9 in piazza Garibaldi circolava tra i presenti un malumore generale per l’evidente scarsa partecipazione: «Speravo fossimo di più» e «Siamo sempre i soliti» erano i commenti più frequenti. Poi – sarà stato per l’arrivo degli ultimi ritardatari o per il sopraggiungere di coloro che stavano attendendo l’inizio della manifestazione davanti a una tazza di caffè – quando il corteo si è messo in movimento il numero dei lavoratori in piazza si è come moltiplicato. Un lunghissimo tappeto rosso (formato dai colori delle bandiere delle varie strutture del sindacato e dai palloncini con la scritta Cgil) ha preso a scivolare lungo le strette vie del centro storico ricoprendo l’asfalto fino al palco in corso Zanardelli. Un pullulare di slogan e cartelloni contro il Governo. Come quello dei pensionati dello Spi che sotto la fotografia di Stanlio e Ollio hanno apposto la scritta «A casa il Governo delle comiche».

A FARLA DA PADRONI nella giornata di ieri – sia per quanto riguarda l’adesione allo sciopero sia per la presenza in manifestazione – sono stati i metalmeccanici della Fiom.
«Scendere in piazza è l’unica cosa che possiamo fare per esprimere tutto il nostro malcontento», ha commentato Matteo Stabile della Imp Pasotti di Pompiano. E’ stata altissima l’adesione nelle fabbriche della provincia di Brescia allo sciopero generale della Cgil. Si è arrivati a superare il 90 per cento delle adesioni in Iveco, Omb, Eredi Gnutti, Fonderia San Zeno, Trw, Redaelli, Sil, Italacciai, Ghidini Trafilerie, Imp, Metalli Capra, Atb, Marzoli, Streparava, Metra, Rejna Gruppo Sogevi, Stanadyne, Ennepi, Iro e Foma. Adesione all’80 per cento per Lonati, Ori Martin, Beretta, Gruppo Stefana, Sk Wellman, Simonfond (85 per cento) e Bticino, Raggiunta la soglia del 70 per cento per Oto Melara, Metal Work (75 per cento), Innse Berardi, Timken, Isval, Pinti Inox, Heys Lemmertz, Fonderia di Torbole, Gnutti Carlo, Alnor (75 per cento), Zincatura bresciana (75 per cento), Sabaf (superiore al 70 per cento), Gnutti Transfer, Eural, Pasotti di Sabbio e Prevalle, Rothe Erde (superiore al 70 per cento), Camozzi di Polpenazze, Saf, Metallurgica San Marco. Innse Cilindri (65 per cento), Brandt, Omeca, Fondital (60 per cento) e Cromodora (50 per cento).

In alcune aziende della provincia anche le Rsu della Fim (Cisl) hanno aderito allo sciopero mentre in altre i delegati della Fim e della Uilm ieri non hanno lavorato. «A Brescia lo sciopero è stato generale», afferma la Fiom, e i dati sono confermati dal segretario generale Cgil, Damiano Galletti. Per i metalmeccanici della Fiom a scottare come metallo caldo sulla pelle è soprattutto la volontà del Governo di «limitare i diritti acquisiti dei lavoratori» dando la possibilità ai contratti territoriali e aziendali di deroga alle disposizioni di legge e ai contratti collettivi nazionali. Un obbiettivo a cui la Fiom, insieme alle altre categorie della Cgil, si oppone.

«L’introduzione dell’articolo 8 che rende i lavoratori ricattabili è una brutta mossa perchè io voglio continuare ad andare a lavorare a testa alta», ha dichiarato Piergiuseppe Belleri della Rsu della Aob2 di Rovato, rilevando come il Governo «solo ora che ha smesso il bunga-bunga si è accorto che l’Italia è investita da una grave crisi economica».

Una delegazione di circa 40 persone ieri è partita alla volta di Roma per raggiungere il presidio che la Fiom sta tenendo in piazza Navona davanti al Senato dove è in discussione il provvedimento di legge. «Vado a Roma per fare un pò di rumore in più e soprattutto per portare il mio sostegno ai colleghi in presidio», ha spiegato Lino Gatti, delegato aziendale. La manovra in discussione tocca anche i pensionati. «E’ in particolare nel settore dei servizi assistenziali che i pensionati vengono colpito di più», ha detto Sergio Chiarini dello Spi Cgil. «E’ dal ’94 che le nostre pensioni non vengono rivalutate e di conseguenza il loro potere d’acquisto è molto basso – ha aggiunto -. A questo si aggiunge che i servizi costano cari e che quindi tanti pensionati non riescono a usufruirne». Stessa amarezza per Piergiorgio Bonetti, dirigente scolastico in pensione: «Anche sul fronte della lotta all’evasione fiscale il Governo ci prende in giro. Propongono un emendamento e dopo due giorni lo ritirano cancellando così le norme che permettevano la pubblicazione della dichiarazione dei redditi e l’indicazione del numero dei conti corrente».

IL SIULP, il sindacato dei lavoratori di Polizia della Cgil,ha invece deciso di portare il manifestazione delle enormi mutande bianche emblema dello stato in cui si trova a operare la categoria. Per il sindacato di Polizia la manovra riduce le spese delle amministrazioni centrali mettendo a repentaglio la sicurezza dei cittadini, ritarda il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto per chi usufruisce della pensione di anzianità, mantiene il blocco dei contratti fino al 2014 e conferma l’anticipo al 2013 del prolungamento dell’anzianità di servizio. Anche i medici hanno partecipato allo stop di 8 ore: la preoccupazione è quella di non essere in grado di erogare servizi a tutti i cittadini. «L’introduzione del ticket, il blocco fino al 2014 e oltre del contratto degli operatori della sanità, lo stop delle assunzioni, la carenza degli organici la tendenza all’esternalizzazione e il taglio delle spese per le amministrazioni locali sono provvedimenti che equivalgono a meno assistenza per i ceti medio bassi della popolazione», ha ammonito Gianni Amarante della Fp Cgil.

IL PERCORSO che da piazza Garibaldi ha portato i manifestanti in corso Zanardelli è stato un susseguirsi di fischi e grida che si sono smorzate solo con il passaggio in piazza Loggia. Una delegazione guidata dalla presidente del direttivo nazionale Cgil, Morena Piccinini, e dalla segreteria della camera del Lavoro ha reso omaggio alla salma di Mino Martinazzoli esposta nel palazzo del Comune per l’ultimo saluto dei cittadini.

bresciaoggi

Share
0

MANOVRA, IL FRONTE SINDACALE. Cisl e Cgil: «Misure ingiuste e vergognose»

Le organizzazioni in campo con diverse forme di protesta contro i nuovi interventi annunciati
Petteni: «Classe politica bollita e stordita» Galletti: «Lo sciopero s’impone sempre di più»

Contro la Finanziaria si mobilita anche il sindacato. Non c’è unità d’azione, ma unanime dissenso nei confronti delle misure del Governo considerate «ingiuste» se non addirittura «vergognose». Oltre allo sciopero annunciato dalla Cgil per il 6 settembre, ieri c’è stata un’ora di sciopero unitario delle Rsu in Beretta e oggi la stessa astensione di un’ora sarà alla Redaelli e a fine turno all’Iveco. Sempre ieri mattina è iniziata anche la distribuzione nei luoghi di lavoro di un volantino della Cisl bresciana che elenca le richieste di modifica alla manovra economica, tanto più necessarie dopo gli interventi peggiorativi che Pdl e Lega hanno deciso nel vertice di maggioranza di ieri abolendo il contributo di solidarietà, intervenendo sulle pensioni, rimandando ad un futuro molto lontano e molto incerto i tagli ai costi della politica.

Per il segretario generale della Cisl Lombardia Gigi Petteni rivolge a Governo e maggioranza: «Non è ammissibile che una classe politica bollita e stordita possa colpire chi lavora da oltre 40 anni senza intervenire sui suoi privilegi e sulle grandi ricchezze: giovedì manifesteremo a Roma con un sit-in davanti al Senato». Il leader bresciano della Cgil, Damiano Galletti, va al punto: «Togliere dal calcolo dell’anzianità gli anni di laurea o di militare è solo l’ultimo degli aspetti vergognosi di una manovra che colpisce i ceti medi e bassi. Lo sciopero diventa un appuntamento ancor più importante». Anche la segreteria della Fim Cisl in un comunicato ha espresso il suo disappunto nei confronti di: «Regole senza una strategia che guardi ad un futuro per il lavoro, per salvaguardare lo stato sociale e invertire la marcia verso un nuovo sviluppo del Paese».

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – È polemica tra la Loggia e la Cgil

Il vicesindaco storce il naso, i sindacati si riallacciano alle normative nazionali in materia di immigrazione, che quindi vanno oltre le prese di posizione di Palazzo Loggia. Ma sui nuovi rifugiati in città specialmente nella zona della stazione, è polemica.

«NONOSTANTE le dichiarazioni del vicesindaco Fabio Rolfi che diceva “Mai e poi mai arriveranno in quel quartiere”, i fatti parlano, e i profughi sono stati accolti». Lapidario il segretario della Cgil, Damiano Galletti, che prima di tutto rimanda all’accordo sottoscritto in aprile tra Governo, regioni, province e Anci, affinchè «le istituzioni si impegnino responsabilmente ad affrontare questa emergenza umanitaria con spirito di collaborazione e solidarietà». Un modo per dire, insomma, «che quelli di Rolfi sono solo proclami per ottenere il consenso elettorale, ma che cedono poi di fronte a disposizioni superiori».
A questo punto la Cgil chiede che «a gestire la situazione siano proprio i Comuni, senza strumentalizzazioni, lavorando con le associazioni di volontariato: una prima accoglienza , la distribuzione degli immigrati sul territorio, e l’impiego in lavori socialmente utili». Per questo nei prossimi giorni l’Ufficio rifugiati della Cgil distribuirà una guida multilingue ai profughi in città.

MA ROLFI NON CI STA e ribadisce che «collocare i rifugiati in stazione è una scelta che va nella direzione opposta rispetto al progetto di riqualificazione del quartiere che l’amministrazione sta perseguendo con scelte concrete». Per Rolfi quindi, «non è possibile scaricare questi problemi sulle spalle delle comunità locali», e si augura che come dichiarato «la collocazione sia temporanea». Da qui un appello, affinchè «la commissione preposta a valutare le domande di asilo, che sta facendo riunioni a singhiozzo, inizi a lavorare con maggiore celerità, in modo tale da individuare subito gli immigrati che possono beneficiare dell’asilo politico e rimandare a casa gli altri». Quanto ai commenti del sindacato, che per il vicesindacorientrano nelle «solite polemiche inutili e strumentali», Rolfi li definisce «l’ennesima sparata di un sindacato che ormai dimentica del tutto i lavoratori bresciani. Presa in considerazione la loro predilezione a difendere esclusivamente gli immigrati, meglio se clandestini – picca il vicesindaco – non vogliamo toglier loro il privilegio di occuparsene direttamente».

 

MA.RO.bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – «No al caro-tariffe» La Cgil scende in piazza

«La Regione Lombardia ha recentemente annunciato il secondo aumento straordinario delle tariffe sul trasporto pubblico locale pari a un ulteriore 9,09% a partire dal 1° agosto; questo nuovo aumento porterà al 20% quello complessivo per il 2011. Abbiamo sempre ritenuto ingiusto che i tagli del Governo ricadessero in modo così pesante sull’aumento delle tariffe senza tenere conto delle fasce di reddito più esposte, e senza uno stretto legame con il miglioramento della qualità del servizio». Con queste motivazioni la Camera del lavoro di Brescia, attraverso il segretario Damiano Galletti, e il segretario della Filt cgil, Stefano malorgio, annunciano l’iniziativa di oggi della Cgil: a Brescia, così come in tutte le stazioni della Lombardia, attivisti della Cgil saranno presenti dalle ore 7.30 alle 9.30 davanti alla stazione ferroviaria con una campagna di informazione rivolta a pendolari e utenti del Trasporto Pubblico Locale.

«PENSIAMO - dicono gli esponenti dlela Cgil - che per poter vantare un effettivo miglioramento dei servizi nel tempo, occorrano risorse pubbliche certe e con destinazione di scopo, atte a finanziare in modo continuativo il sistema di Tpl nella regione».

bresciaoggi/Mercoledì 20 Luglio 2011

Share
0

E la Cgil chiede aiuto al prefetto per l’evasione fiscale a Brescia

L’ALLARME.

Delegazione a palazzo Broletto per sollecitare l’impegno in sede istituzionale

Il dossier della Camera del Lavoro rivela anche che non sono stati pagati oltre 11 milioni di contributi

Ogni anno i Bresciani evadono un miliardo e 100 milioni
di euro. È questo il dato dell’evasione fiscale (fonte Agenzia delle
Entrate) contenuto nel «dossier» che la Camera del Lavoro di Brescia ha
consegnato ieri mattina al Prefetto. Una sottrazione di tasse che a
Brescia è stimata intorno all’11 per cento del valore complessivo di
quanto i nostri concittadini dovrebbero versare all’Erario, senza
contare truffe e altre frodi.

IN QUESTO QUADRO la preoccupazione della Cgil è rivolta alle categorie
dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. «Vogliamo una politica
economica alternativa che tuteli questi categorie» ha spiegato Damiano
Galletti, segretario generale della Cgil di Brescia, «per questo motivo
siamo andati in prefettura a chiedere che il prefetto si impegni a
interrogare tutte le istituzioni in merito all’evasione». Secondo la
Cgil il federalismo fiscale non risolverà i problemi visti i tagli
lineari del Governo (che in provincia di Brescia quest’anno saranno di
20 milioni di euro) e sollecita i Comuni a «mettere davvero in pratica»
il loro nuovo ruolo di intervento sull’evasione. Per evitare una
penalizzazione ulteriore dei ceti medi, via Folonari propone una
riduzione delle tasse sul lavoro e un aumento di quelle sulla rendita e
l’introduzione di un’imposta straordinaria sulle grandi ricchezze.
«Siamo allarmati – continua – per la manovra economica che sta anadando a
fare il Governo e che colpirà è probabile proprio i ceti popolari visto
che le parti sociali non sono state nemmeno convocate».

La relazione della Camera del Lavoro (consegnata nelle mani in un
funzionario per l’assenza del prefetto che sarà disponibile a un
incontro con la Cgil il 28 giugno) ha fatto il punto anche sull’evasione
contributiva. Nel 2010, l’attività ispettiva del’Inps ha riguardato a
Brescia 1427 imprese. Il risultato dei controlli sono stati 870
lavoratori in nero e 11 milioni e mezzo di euro di evasione
contributiva. Su questo discorso, gli appunti della Cgil, denunciano la
carenza d’organico della Direzione provinciale Lavoro. Le 38 persone in
forze all’organo ispettivo Bresciano corrispondono al «40 per cento in
meno rispetto alle piante organiche definite dal ministero» ha affermato
Galletti. «Ora questi ispettori sono un costo (30 mila euro) per la
società perchè nei loro accertamenti riescono a fare incassare allo
Stato solo 150 – 180 mila euro». Un organico che a Brescia ogni anno può
controllare solo l’1,4 per cento delle aziende.

La Cgil pone al Prefetto anche la questione della sicurezza sui luoghi
di lavoro. Le morti bianche sono una tragedia che aumenta di anno in
anno (+19,7 per cento dal 2010) e che tocca anche Brescia. La provincia
l’anno scorso è stata la prima in Italia per morti sul lavoro. «A questo
si collega anche la scarsità degli interventi di prevenzione – rileva
Galletti -: l’Asl di Brescia ha un organico sottodimensionato».

 

SI.GH.
bresciaoggi

Share