Ciro Corradini Archive

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Brescia, il teorema di Scienza «Così riconquisteremo i tifosi» Ciro Corradini

Beppe Scienza a colloquio con il presidente Gino Corioni
Per il ruolo di fantasista titolare stanno crescendo le quotazioni di Juan Antonio
IL PERSONAGGIO.

«La famiglia ha un ruolo fondamentale nel lavoro: ecco perchè voglio averla sempre accanto a me»
«Il feeling con la piazza sta crescendo: con i primi risultati la stregheremo Abbiamo tanti giocatori della città che trasmettono uno spirito vincente»

Il volto è da caratterista del cinema americano. A voler esagerare, faccia da pugni, faccia da peso medio portato ad incassare senza mai chinare il capo, per poi colpire duro. In fondo più realisticamente faccia da montanaro, faccia da uomo di frontiera sempre in bilico su sentieri di montagna che avevano il retrogusto del proibito, frontalieri e contrabbando. In principio furono zaini di sigarette, profumi, orologi e cioccolato. Poi vennero le ventiquattrore in pelle rifugio di banconote da portare di là, oltre il confine.

GENTE STRANA, gente di frontiera, quelli di Domodossola. Beppe Scienza ci nasce il 14 ottobre del 1966. Mamma e papà gestiscono un negozio di ortofrutta. Non ha senso contrabbandare carote e cipolle. Non ha senso soprattutto se si ha una morale forte e la famiglia Scienza ha valori antichi che non ammettono che si passi la linea sottile che divide legalità e illegalità. Eppure le tentazioni non mancano. Ma per fortuna c’è il calcio. E allora via a superare il confine della vita inseguendo un pallone fino ad arrivare in serie A.
E poi da capo, via a inseguire un nuovo sogno, quello di poter allenare in serie B nel giro di pochi anni voltandosi però indietro, cercando con lo sguardo Romina, la compagna di una vita, ed i 4 figli: «La famiglia – afferma convinto Scienza – è fondamentale. Quello che mi manca maggiormente è proprio il loro calore. Avevo fatto loro una promessa. Se non fossi riuscito ad arrivare in B nel giro di pochi anni sarei tornato a casa magari cambiando lavoro». Ama chinarsi sul campo appoggiando un ginocchio sull’erba Scienza, lo sguardo a vagare cercando forse un passaggio nel vento: «Lo faccio perché mi aiuta a concentrarmi, perchè mi serve a vedere meglio le cose».
E quando allunga il braccio e punta il dito quasi fosse una Colt 45, restando immobile per qualche secondo come a prender la mira, ricorda un po’ quei personaggi dei fumetti che tanto ama. Ma, corpo di mille balene, è proprio il 4-3-1-2 il modulo più adatto al Brescia di quest’anno? «I moduli – sottolinea Scienza – si possono cambiare, ma in questo momento, con i giocatori che abbiamo a disposizione, credo che questa sia la soluzione migliore. Nel Brescia attualmente c’è un solo vero esterno di ruolo: Scaglia. Ma in fondo quello che conta è fare gol, e io voglio puntare sul possesso di palla. Il movimento che devono fare i centrocampisti e gli attaccanti dovrebbe non farci rimpiangere la mancanza di giocatori di fascia con certe caratteristiche. Il gruppo ha lavorato bene a Temù. E’ un gruppo compatto, unito, dove tutti si aiutano. Anche quei giocatori che sono sulla lista di partenza hanno lavorato con uno spirito straordinario integrandosi senza problemi».
Gente che va, gente che viene e il discorso torna alla famiglia: «Mia moglie ed i miei due figli più piccoli, Agnese di 2 anni e Michele di 5, presto mi raggiungeranno a Brescia. Più complicato invece il discorso per Paolo, che di anni ne ha 13, e Gabriele che ha 16 anni. Entrambi giocano a pallone. Il primo nelle giovanili dell’Inter, il secondo vicino a casa. E poi hanno la scuola e quindi un trasferimento per loro è improponibile».

Brescia DA VIVERE provando a convincere anche i più scettici: «Siamo partiti con una situazione ambientale che tutti mi dicevano pesante. La retrocessione ha lasciato il segno. Ma – afferma con orgoglio – siamo tornati dal ritiro con progressi evidenti nei rapporti con la gente. I tifosi ci sono vicini ed hanno capito che ci stiamo impegnando al massimo. Sta a noi conquistarli attraverso il lavoro ed i risultati. E’ importante anche il fatto che in questo gruppo ci siano tanti Bresciani che vivono questa esperienza con uno spirito particolare, uno spirito che riescono a trasmettere agli altri». In tema di gruppo, Scienza loda i suoi collaboratori più stretti, dal vice Maresi ai preparatori Gemignani e Squassoni, all’uomo dei portieri, Violini; Scienza è poi un uomo semplice cui non sembrano piacere le sofisticazioni, neppure quelle tecnologiche: «Uso il computer per ragioni di lavoro, ma mi limito allo stretto necessario e ci capisco poco. Ipod? Ipad? Non ho grande feeling con questi oggetti. Uso il telefonino perchè ormai non se ne può fare a meno».

 

bresciaoggi

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Il Brescia torna a casa con qualche sorriso in più , Ciro Corradini


Beppe Scienza e Gino Corioni, tecnico e presidente del Brescia
Robert Feczesin: tra i più positivi per il Brescia durante il ritiro di Temù
FOTOLIVE

DOPO TEMÙ.

Al termine della prima parte della preparazione i biancazzurri staccano la spina
Gruppo coeso e affiatato:
nuova marcia con i giovani Feczesin il bomber, Paghera cresce, difesa in ordine Ma restano i dubbi societari e quelli legati al mercato

Un rapido allenamento, il pranzo anticipato alle 12 e poi il pullman con il muso puntato a sud, destinazione Brescia. Volti distesi e tenute fuori ordinanza. Basta maglietta, pantaloncini e tute azzurre. Spuntano bermuda e magliette balneari e, d’improvviso, quelli che fino a poche ore prima erano giocatori del Brescia adesso sembrano ragazzi come tanti. Cala il sipario sul ritiro di Temù, 18 giorni spesi a sudare sul campo e a creare un nuovo gruppo con l’allenatore Beppe Scienza nel ruolo di condottiero capace però di un dialogo costante con quelli che adesso sono i suoi ragazzi.

IL TECNICO guarda al recente passato con obiettività: «Quando siamo partiti attorno a noi c’era un’aria pesante. Torniamo a Brescia avendo fatto anche in questo, un passo avanti». E di certo il clima positivo che si è creato a Temù ha riportato un pizzico di serenità in un ambiente che ancora non ha dimenticato una retrocessione amarissima e una serie di vicende societarie che tutti, Corioni in testa, speravano avessero un epilogo ben diverso. I tifosi sembrano aver deciso di dare fiducia al nuovo allenatore ed al gruppo che si sta formando, pur continuando a criticare la società che da parte sua, al di là degli organigrammi ufficiali, sembra ancora impegnata in una ristrutturazione ed in una riorganizzazione probabilmente più complicate di quanto fosse prevedibile. Del resto cambiare pelle dopo vent’anni non è semplice. L’importante è che non ci si rifaccia al Gattopardo ed al «Cambiare tutto per non cambiare nulla». Chi sembra aver cambiato pelle è il gruppo. Di positivo da Temù ci si porta la sensazione forte di una nuova coesione, di una unione di intenti che ha cementato vecchi e nuovi. La forte connotazione Bresciana del gruppo è sinonimo certo di attaccamento alla maglia: «È un fatto importante che ci siano tanti ragazzi che sono legati a questi colori da ragioni anagrafiche e di cuore», ammette Scienza che ha offerto, con il beneplacito del gruppo, la fascia di capitano a Marco Zambelli cui ora tocca il compito di confermarsi leader non solo in campo.

DAL PUNTO DI VISTA tattico è un Brescia che punta sul possesso palla e sul concetto di squadra corta, giocando un 4-3-1-2 dove tutti però devono sacrificarsi per aiutare il compagno.
Feczesin torna da Temù con il patentino di goleador della squadra. L’ungherese sembra essersi lasciato alle spalle paturnie e rimpianti, e sa di avere una grande occasione. Jonathas s’è visto più come spalla che come bomber e dà l’impressione di cercare troppo spesso la giocata ad effetto quasi volesse convincere prima se stesso che gli altri, delle sue potenzialità. Il centrocampo sembra avere anche numericamente, più d’una soluzione. Salamon, anche per struttura fisica, ha bisogno di un po’ di tempo per trovare la sua dimensione in una squadra che punta molto su di lui come play basso, al punto di spostare Budel da interno e chiedere a Cordova di giocare da rifinitore. E non bisogna dimenticare Paghera, apparso maturato non solo dal punto di vista calcistico, dall’esperienza di Verona. Il «Mascherano del Brescia» come lo chiama Scienza, ha dimostrato una grande capacità di adattamento a vari ruoli. La difesa non è mai stata messa sotto pressione dagli avversari fin qui incontrati, ma il tandem di centrali composto da Zoboli e De Maio, con Berardi, pure provato positivamente da centrale, e Zambelli esterni, offre sulla carta discrete garanzie. A posto con i portieri, c’è il trequartista: provati anche El Kaddouri, Juan Antonio e Lorenzino Tassi. La qualità non manca, ma l’esperienza latita come Brusca ai bei tempi (suoi ovviamente).
E la serie B è una vecchia tenutaria di quelle mandate in pensione dalla legge Merlin: se non le vai a genio non ti fa neppure entrare e, se ti concede d’affacciarti in anticamera, poi sa circuirti e fregarti in un attimo lasciandoti con un palmo di naso e le tue voglie disattese. L’incognita vera? Il mercato, perchè il rischio concreto è che a Scienza fra qualche settimana tocchi ricominciare quasi da zero. E chissà quante volte avrà smoccolato dentro di sé pensando che aveva Caracciolo, Diamanti e Kone, e poi Mareco e Martinez, e non li poteva usare. «Un po’ come avere – parola di Scienza – una bella donna vicina e non poterla neppure sfiorare».

bresciaoggi/Venerdì 29 Luglio 2011

Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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Il Brescia vince ancora E’ un altro passo avanti , Ciro Corradini

Juan Antonio realizza il gol partita contro la Spal
Marco Zambelli evita un tackle nella sfida vinta dal Brescia a Temù contro la Spal FOTOLIVE

IL TEST.

Ultima amichevole a Temù: si chiude oggi la prima parte di ritiro in Valcamonica
Contro la Spal un buon primo tempo con il gioco che si allarga sugli esterni Juan Antonio schierato trequartista realizza il gol che decide l’amichevole

Alambicchi fumanti e nel calderone ingredienti da mischiare alla ricerca della pietra filosofale che trasformi il Brescia o, nella più pragmatica delle visioni, serva a capire se esistono alternative, se ci sono strade ancora inesplorate dopo 17 giorni di ritiro, nel futuro biancazzurro. Scienza che fa il mago? Una contraddizione in termini e allora più semplicemente Scienza che prova a rimescolare le carte cercando nel mazzo qualche jolly in più. E allora contro la gloriosa Spal schierata con il 4-4-2 dal suo tecnico Vecchi, il Brescia conferma il 4-3-1-2 nell’ultimo test a Temù, ma schiera Berardi nel ruolo di centrale difensivo con Daprelà esterno. Salamon fa il play basso davanti alla difesa mentre tocca a Antonio Juan Ignacio il compito di fare da trequartista. Tra i pali c’ Leali.
E AL 16′ è gol. Antonio va a prendersi il pallone ai venticinque metri e, dopo uno scambio stretto con Jonathas si presenta solo davanti al portiere avversario Teodorani e lo supera con un tocco morbido. La Spal prova a reagire e, visto che non riesce a far breccia nei sedici metri, ci prova dalla distanza con Agnelli che chiama Leali alla non facile deviazione in corner. Al 25′ Jonaths approfitta di un errore di un difensore avversario per proporsi in area. La sua conclusione trova Teodorani pronto alla ribattuta sulla quale Feczesin non riesce a ribadire in rete. Piace il Brescia che fa ancora un passettino avanti sul piano del gioco. La squadra di Scienza conferma la capacità di rimanere corta e la predisposizione al possesso palla aggiungendo però anche una buona capacità di allargare il gioco sull’esterno per l’inserimento di Zambelli e Daprelà che si propongono con una discreta continuità. Chi deve ancora crescere sotto il profilo della convinzione e della forma è Salamon, efficace in fase di interdizione, ma con ampi margini di miglioramento in fase di costruzione. La gara è intensa a tratti al punto che vola anche qualche colpo proibito di troppo con l’attaccante ferrarese Marconi, scuola Atalanta, che in un paio di casi entra in rotta di collisione, non solo metaforica, con Zoboli e compagni.
Nella ripresa la Spal cambia completamente pelle, mentre nel Brescia tocca a Paghera il ruolo di play basso con Vass sulla destra. Dietro Berardi torna a fare l’esterno con l’inserimento di De Maio costretto però a lasciare il campo a favore di Magli, dopo uno scontro fortuito con annessa capocciata. El Kaddouri fa il trequartista, ed è proprio lui ad avere le due migliori opportunità della ripresa, ma in entrambi i casi calcia a lato da buona posizione. Il match offre poche emozioni nella ripresa, certo meno interessante della prima parte di gara. La Spal prova a pareggiare e sfiora il gol dell’1-1 con una gran conclusione di Pallara dai venti metri sulla quale Arcari è chiamato ad un difficile intervento. I ferraresi spingono ma il Brescia hciude con discreta efficacia. Finisce 1-0 e per il momento può bastare.
bresciaoggi/Giovedì 28 Luglio 2011

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Il messaggio di Dallamano «Brescia, ci sono anch’io» Ciro Corradini


Simone Dallamano, 27 anni:
172 presenze e 9 reti con il Brescia

IL PROTAGONISTA.

Il terzino sinistro lavora a Temù ma sta recuperando dall’infortunio al ginocchio

L’ultima partita risale al 9 gennaio contro la Fiorentina «Tutto procede al meglio, presto sarò a disposizione Sta nascendo un buon gruppo: possiamo fare bene»

L’ultima partita: Fiorentina-Brescia del 9 gennaio 2011 con la squadra biancazzurra che getta alle ortiche una vittoria certa (da 0-2 a 3-2 negli ultimi 20 minuti). L’inizio della fine, forse solo una delle tante occasioni sprecate di una stagione tutta al contrario. Di certo l’ultima apparizione in campo per Simone Dallamano.
Dopo quel disgraziato match una presenza in panchina, anticamera di una operazione al ginocchio che lo ha tolto dalla prima squadra: «Star fuori è sempre una sofferenza – sottolinea il difensore biancazzurro -. Lo è ancor di più se le cose, come per il Brescia nella passata stagione, vanno male. È stata una retrocessione inaspettata. La squadra, se la si confronta con quelle che hanno ottenuto la salvezza, non era poi così scarsa».

CI SONO comunque ricordi piacevoli anche in una annata maledetta come quella che il Brescia si è messo alle spalle non senza ripercussioni: «La soddisfazione per il primo gol in serie A, quello che misi a segno nella gara contro il Palermo che vincemmo al Rigamonti. Quello – ironizza ora Dallamano – coincise con il declino…mio e della squadra. Battute a parte fu comunque una bella soddisfazione».
Dopo l’operazione è arrivato il tempo della rieducazione, tempo che non si è ancora concluso: «Sto proseguendo verso il pieno recupero – racconta – e siamo alla stretta finale. A Temù sto lavorando con i compagni e non ho avuto problemi. L’unica differenza rispetto agli altri è che, in accordo con l’allenatore, ho saltato le amichevoli. Ma tutto va per il meglio e presto dovrei essere a completa disposizione».

È SODDISFATTO «Gingillo» del lavoro svolto fino a oggi, e spende parole positive sul gruppo che si sta formando: «Siamo partiti con il piede giusto – garantisce -. Le prospettive mi sembrano buone. In questi giorni abbiamo avuto la possibilità di conoscerci meglio e di cercare di unire il nucleo dei vecchi a quello dei giovani. I rapporti da questo punto di vista sono ottimi».
Ma il mercato langue: «Il calcio in questi ultimi anni è cambiato e ormai le squadre si completano solo negli ultimi giorni del mercato. Il Brescia è nelle stesse condizioni di tanti. L’importante – conclude Dallamano – è che noi si continui a lavorare con un certo spirito come abbiamo fatto finora. Scienza è un ottimo allenatore e sta cercando di amalgamare al meglio il gruppo. Sono certo che su questi presupposti nascerà un Brescia in grado di togliersi molte soddisfazioni e di disputare un buon campionato».

bresciaoggi/Mercoledì 27 Luglio 2011

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Da Gigi Simoni un atto d’amore: «Brescia nel cuore» Ciro Corradini


Gigi Simoni a Temù nel ritiro del Brescia: in passato è stato sia giocatore sia allenatore dei biancazzurri

L’OSPITE.

Nel ritiro di Temù l’incontro con l’ex allenatore
Il grande abbraccio del direttore tecnico del Gubbio «Due le eccezioni, ma sono pronto a fare sempre il tifo» E sulla rosa biancazzurra: «Giusto ripartire dai giovani»

Osserva con attenzione i giocatori biancazzurri, parla con Gigi Maifredi e con gli altri dirigenti del Brescia, guarda con interesse l’allenamento e, con la modestia che gli è consueta non ha dubbi: «C’è sempre da imparare qualcosa da tutti, anche dai più giovani».
In Valle Camonica ci viene spesso, anche se meno di quanto vorrebbe. Gigi Simoni, oggi direttore tecnico del Gubbio ma in passato giocatore e allenatore del Brescia, ha casa a Pontedilegno.

UNA SCELTA fatta alcuni anni fa: «Mi piace da sempre la montagna – rivela Simoni – e cercavo una località che avesse determinate caratteristiche. Così decisi di acquistare casa qui anche se poi, a causa degli impegni di lavoro che mi hanno portato spesso in questi anni lontano dalla Lombardia, non riesco a godermela per quanto vorrei».
Lontano da questi monti, e non poco, è in effetti l’orizzone del Gigi Simoni, tra i protagonisti del «miracolo» Gubbio, squadra passata nel giro di due anni dalla Lega Pro 2 alla Serie B.
«Abbiamo raggiunto un traguardo straordinario – ammette il direttore tecnico del club umbro -. Torrente ha lavorato molto bene così come tutta la società. È una piazza in cui la gente ha grande entusiasmo, e vive il calcio come una festa. Del resto – aggiunge – Gubbio è una città fantastica, bellissima e accogliente, un posto dove si vive bene. Dal punto di vista artistico è straordinaria e, cosa che non guasta, la cucina è eccezionale. Dal punto di vista calcistico le aspettative ovviamente sono diverse rispetto a piazze come quella Bresciana. Però – afferma ancora Simoni – non è detto che sia un vantaggio perchè in alcuni casi il fatto di non avere pressioni può rivelarsi un handicap e portare i giocatori a rilassarsi troppo».

ANCHE IL Brescia, come le montagne camune, è da sempre nel cuore di Gigi Simoni: «Mi è dispiaciuto molto per la retrocessione. Ora so che il presidente Gino Corioni ha qualche difficoltà e sta rifondando la squadra. Vedo che la società punta molto sui giovani, e in effetti ce ne sono alcuni molto interessanti. I tifosi sono scettici? È normale dopo quello che è accaduto lo scorso anno – fa notare Gigi Simoni -, ma i Bresciani sono molto attaccati alla propria squadra e sono sicuro che non faranno mancare il loro sostegno». Anche perchè ce ne sarà bisogno.
«Certo – prosegue l’ex allenatore dell’Inter – che il campionato di serie B è difficile e complicato. Quest’anno poi ci sono squadre importanti come la Sampdoria, il Bari e il Torino, ma ogni anno non mancano le sorprese. Basti pensare a quello che hanno saputo fare nell’ultima stagione Varese e Novara».

MA SIMONI ha già deciso da che parte stare, almeno con il cuore. «Io comunque farò il tifo per il Brescia. Con due sole eccezioni, ovviamente: le due partite che vedranno la squadra di Scienza affrontare il mio Gubbio. Noi abbiamo come obiettivo la salvezza. La squadra manterrà la struttura dello scorso anno, ma in attacco dovremo fare qualcosa».
Tutte le squadre in questo periodo sono in ritiro e le rose a disposizione degli allenatori cambiano di giorno in giorno rendendo in molti casi complicato il lavoro dei tecnici.
Ha ancora senso tenere aperto il mercato fino ad agosto trasformando i ritiri in porti di mare dove c’è un continuo viavai? «Secondo me sì. In questo modo – afferma Simoni – si dà l’opportunità di valutare meglio la squadra e di poter cambiare laddove lo si ritenga opportuno, anche a pochi giorni dall’inizio del campionato».

bresciaoggi/Lunedì 25 Luglio 2011

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Scienza studia il Brescia Arrivano cinque risposte Ciro Corradini


Una conclusione di Gigi Scaglia, autore di una doppietta FOTOLIVE

IL TEST.

Quarta amichevole per i biancazzurri con turn-over: oggi di nuovo in campo
Bene Scaglia nel primo tempo, poi segnano Lasik, Jonathas ed El Kaddouri Diamanti, Caracciolo e Kone ancora a riposo mentre Iaconi «frena» Zoboli

Un esordio all’insegna della pungente ironia. Gli Ultras del Brescia fanno la loro prima apparizione pubblica dopo l’unificazione dei gruppi, Brescia 1911 a parte, e scelgono l’amichevole con la Rappresentativa della Valle Camonica per esporre per la prima volta lo striscione con la nuova denominazione, «Curva Nord Brescia», e per esprimere il proprio parere sulle vicende societarie in modo chiaro: «Corioni: per una volta ci trovi d’accordo. Il Brescia con te non ha futuro». Beppe Scienza invece pensa soprattutto alla gara con il Lecco in programma oggi, primo test vero per i biancazzurri, e tiene a riposo buona parte del gruppo. Non vuole rischiare di deludere i tifosi che oggi, pare numerosi, raggiungeranno Temù. Tra i pali così c’è Caroppo mentre Paghera fa il centrale a fianco di Magli, e sugli esterni della difesa a quattro vanno Lasik e Daprelà. A metà campo tocca a Cordova, capitano per un giorno, impostare gioco con ai fianchi Scaglia e Martina Rini, mentre Tassi fa il rifinitore dietro al tandem d’attacco composto da Varga e Juan Antonio.
Sotto una pioggia battente la gara stenta ad offrire emozioni vere con i villeggianti ed il gruppetto di tifosi presenti in tribuna che s’appendono agli ombrelli. Sul campo un raggio di sole filtra al quarto d’ora quando Lorenzo Tassi riceve palla, alza lo sguardo e trova con millimetrica precisione l’inserimento di Scaglia che con un preciso rasoterra batte il portiere avversario. Il ragazzo di Trenzano concede il bis alla mezz’ora quando Daprelà lo serve in verticale consentendogli di raddoppiare. Il fischio che sancisce la fine del primo tempo dopo 40′ viene accolto con soddisfazione da tutti.
NELLA RIPRESA Salamon entra a fare il centrale difensivo mentre Paghera avanza nel ruolo di play. Il cielo è una coperta grigia che induce più al sonno che ad entusiasmi fuori ordinanza. Andrea Iaconi, direttore sportivo biancazzurro, in tribuna osserva e medita. Giura che il Verona non ha mia chiesto Zoboli e che il difensore resterà – a meno di offerte clamorose – e conferma che Caracciolo, Diamanti e Kone partiranno, a Dio e al mercato piacendo. Il dirigente ha poi modo di apprezzare il missile terra-aria con cui Lasik al 18esimo porta il risultato sul 3 a 0. I brividi non mancano, dal punto di vista meteorologico, e se ne aggiunge uno inatteso per Cragno, entrato al posto di Caroppo, quando Gennari, ex Breno e Darfo, nonostante i suoi 42 anni colpisce una doppia traversa e chiede, inascoltato, un gol che avrtebbe potuto raccontare ai nipotini. Al 30′ Jonathas sfrutta un traversone di El Kaddouri ed una maldestra uscita del portiere, per portare il punteggio sul 4.0. Contemporaneamente le cataratte del cielo si aprono ed il diluvio quasi universale sommerge Temù e dintorni. C’ è ancora il tempo per annotare una traversa di Jonathas al 37esimo con una bella conclusione a girare e il gol, al 39′ di El Kaddouri che fissa il 5-0. Poi tutti a caccia di vin brulè e plaid. Oggi è un altro giorno. C’è il Lecco guidato in panchina da due vecchie conoscenze del Brescia: Alfredo Magni, ex tecnico del Brescia e Del Piano che vestì la maglia biancazzurra alla fine degli anni ’80.

bresciaoggi/Domenica 24 Luglio 2011

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Il nuovo Brescia fa poker e rinuncia ancora ai grandi Ciro Corradini


Lo slovacco Richard Lasik contende il pallone un avversario.
SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio Cattina

IL TEST.

A Temù un’altra vittoria contro il Genova International
Con Caracciolo, Diamanti e Kone ancora in tribuna in gol El Kaddouri, Antonio, Salamon e Feczesin Subito in campo Berardi e Daprelà, si rivede Cordova

Terza amichevole dal profumo internazionale. Il Brescia di Beppe Scienza affronta a Temù il Genova Team allenato da Luciano Miani, ex giocatore di Vicenza, Fiorentina, Juventus e Udinese . Una squadra formata da giocatori provenienti da Australia, Canada, Nuova Zelanda, Sri Lanka, Singapore e Stati Uniti. Un progetto, quello lanciato dal Genova International -Tonezza Team che si propone di promuovere il mercato calcistico in Paesi in fase di crescita.

Direttore tecnico l’autore del gol annullato più celebre del calcio italiano: Ramon Turone, che si vide annullare un gol in una sfida tra Juventus e Roma che valeva il campionato. In campo c’è anche l’ex giocatore del Manchester United John Curtis, che ricopre anche il ruolo di vice-allenatore.

IL Brescia, per la terza uscita, tiene in tribuna Caracciolo, Diamanti, Kone, i tre giocatori in lista d’attesa per un biglietto di sola andata che li porti lontano da Brescia, e a sorpresa anche Bardelloni e Varga che a questo punto, s’aggiungono alla lista dei partenti.

Scienza opta per il 4-3-1-2. La squadra prova a mettere in pratica quanto ha provato negli ultimi giorni: squadra corta, pressing alto in fase di non possesso e circolazione di palla «ragionata», in attesa dell’inserimento degli esterni o del movimento degli attaccanti per dare profondità al gioco.

Prova ad applicarsi con una certa diligenza il Brescia, ma il volonteroso Tonezza Team gioca con buona determinazione e, in un paio di occasioni, prova a mettere in difficoltà il reparto arretrato che ha in Zoboli il punto di riferimento. In mezzo al campo si fa notare per determinazione soprattutto Lasik, autore di un paio di entrate decise. In attacco è Scaglia il più attivo e le prime due occasioni da rete portano la sua firma. Prima su punizione colpisce da destra la parte alta dell’incrocio, quindi cerca il gol con una conclusione dai 16 metri che esce di poco.

EL KADDOURI, schierato dietro alle punte, stenta ad entrare nel vivo del gioco, ma la prima volta che riceve palla dentro l’area la difende con caparbietà e, approfittando anche di un’incertezza del suo marcatore, segna di precisione.

Il Brescia della ripresa a centrocampo si affida a Salamon playmaker con Budel e Martina Rini mezzali. Dietro Paghera fa il centrale con De Maio, Tassi è il rifinitore dietro a Feczesin e Antonio. Il Team Tonezza, che pure cambia tutta la squadra del primo tempo, soffre e il Brescia sembra più tonico. Salamon si distingue per la capacità di rubar palla, Martina Rini per la determinazione e Budel per la lucidità tattica.

Dopo un gol fantasma di Martina Rini – sarà per la presenza di Turone? – , il Brescia raddoppia al 18′. Salamon mette in azione Feczesin che sfrutta il movimento di Antonio per servire palla all’argentino: portiere evitato e gol. Il tris al 27′ grazie a un’incertezza dell’estremo difensore avversario che non trattiene un tiro-cross di Salamon. Al 41′ Feczesin fa poker con una botta dai 16 metri.

Nel frattempo nel Brescia delle amichevoli debutta anche Cordova oltre agli svizzeri Daprelà e Berardi.

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

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Il rigore di Iaconi: «Brescia, prima i conti» Ciro Corradini

 

 


Andrea Caracciolo, 29 anni: 86 gol con la maglia del Brescia. FOTOLIVE
Il direttore sportivo Andrea Iaconi con l’allenatore Beppe Scienza

IL MERCATO.

Dal ritiro di Temù il direttore sportivo biancazzurro analizza la situazione dopo la retrocessione in serie B e non nasconde i problemi
«Caracciolo, Diamanti e Kone di sicuro partiranno: impossibile acquistare se prima non incassiamo Non è un momento facile: servono tempo e pazienza»

I gesti sono pacati, lo sguardo è mite, le parole escono quasi in un sussurro. Ma non c’è nessuna arrendevolezza, nessuna incertezza, nessuna debolezza nei concetti che esprime con chiarezza e precisione.
Andrea Iaconi è pronto per la «missione impossibile»: ricostruire il Brescia dalle fondamenta, ripartire dopo una retrocessione velenosa come l’arsenico, rimettere a posto i conti di una società in difficoltà come probabilmente mai nella sua centenaria storia. E per cominciare spazza i dubbi sul suo ruolo e sulle ombre che lo seguono: «C’è un solo direttore sportivo al Brescia ed è Andrea Iaconi – dice -. Gianluca Nani è un amico, è legato al presidente Corioni da oltre 12 anni, ma ci sta solo dando una mano anche perchè per comprare e vendere i giocatori spesso serve l’aiuto di tutti».
E RIVELA: «Ancor prima che iniziasse il mio rapporto con il Brescia, Corioni mi ha chiesto se preferivo che Nani uscisse subito di scena a tutti gli effetti. Sapevo però che aveva intavolato già alcune trattative e non mi sembrava giusto che i rapporti si troncassero immediatamente. Ma – conclude – i ruoli e i compiti sono chiari e Gianluca è solo una delle persone che in questo momento ci possono dare una mano».
Il lavoro che lo attende non è semplice, ma Iaconi rifiuta l’etichetta dell’uomo in grado di far le nozze con i fichi secchi: «Si tratta solo di poter lavorare in una certa direzione – spiega -. So benissimo quali sono i problemi del Brescia. In questo momento una cosa che mi dispiace è di non poter rimanere a tempo pieno qui a Temù insieme alla squadra. Restare a contatto costante con il gruppo aiuta a conoscere meglio i giocatori Ma ho alcuni collaboratori fidati che mi tengono costantemente informato. E poi – garantisce – tutte le volte che potrò salirò a Temù. In questi giorni ci sono da sistemare molte cose a livello organizzativo interno, a cominciare dal settore giovanile che per società come la nostra è fondamentale. Devo parlare con gli allenatori, i tecnici e gli osservatori, capire gli eventuali problemi e gettare le fondamenta per il lavoro che dovrà esser fatto».
Iaconi e Corioni: «Vedevo il presidente alle riunioni di Lega e ho sempre pensato che fosse un presidente calcisticamente competente. Quando mi ha telefonato per propormi l’incarico di direttore sportivo del Brescia, ci siamo incontrati e abbiamo parlato a lungo. La situazione del Brescia è difficile – conferma il direttore sportivo biancazzurro -, ci vorranno tempo e pazienza. I tifosi credo abbiano capito la nostra situazione. Comprendo la loro delusione per una retrocessione devastante, ma sono certo che ci staranno vicini. La priorità è sistemare i conti».

SI PARLA delle questioni più scottanti del mercato: «Non mi ha sorpreso il fatto che il Bologna al momento si sia tirato indietro per Caracciolo. Prima di arrivare a Brescia, sono stato a Bologna per una quindicina di giorni, a stretto contatto con il vicepresidente: so benissimo quali sono le loro attuali disponibilità economiche. Noi abbiamo la necessità di vendere: Caracciolo, Diamanti e Konè lasceranno Brescia. Ci vorrà tempo, ma alla fine partiranno. E fino a quando non incasseremo, non potremo acquistare».
Servirebbero rinforzi: «Sul piano della costruzione del nuovo Brescia – ammette -, questo non è il massimo, soprattutto per l’allenatore, ma la situazione è questa e non siamo i soli».
Sposato, una figlia che si sta per laureare e studia il cinese, Iaconi crede fortemente nel nuovo corso del Brescia e nella chiarezza dei ruoli: «Se non fosse così – afferma – non avrei mai accettato la proposta di Corioni. E, siatene certi, se dovessero venire a mancare certi presupposti, non avrei problemi ad andarmene e il presidente lo sa fin dall’inizio. Ma sono sicuro che non ci saranno problemi».

bresciaoggi/Martedì 19 Luglio 2011


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BRESCIA – Zambelli: «Capitano? Decida il gruppo» Ciro Corradini


Marco Zambelli al lavoro in ritiro

IL PROTAGONISTA.

A Temù sta studiando da leader del Brescia
Alle 17 c’è la seconda amichevole contro una rappresentativa locale

Visti i chiari di luna che si intravedono tra Temù e Brescia, tra un acquazzone estivo e una nuvola grigia come il mercato in uscita della società biancazzurra, il rischio concreto è che finisca con l’essere il «vecchio» della squadra. Un po’ perchè anagraficamente in questo momento è circondato da ragazzi giovanissimi, un po’ perchè in fondo Marco Zambelli è uno che ti sembra ci sia da sempre, sei quasi pronto a scommettere che c’era prima ancora di vederlo in campo, che esisteva già prima di calciare il pallone, che c’era anche quando per quattro volte è finito sotto i ferri e qualcuno pensava non avrebbe più giocato a pallone.
Marco Zambelli, che oggi alle 17 sarà protagonista con il Brescia di un’amichevole contro una rappresentativa locale, con il garbo consueto anche a Temù reclama la fascia di capitano, ma non la vuole per imposizione divina: «Tutti sanno che mi farebbe enormemente piacere – afferma il difensore di Gavardo – ma fare il capitano significa anche avere una serie di responsabilità con il resto del gruppo e, quindi, deve essere il gruppo a decidere».
ZAMBELLI ha già comportamenti da leader. È il primo ad arrivare al campo, l’ultimo ad andarsene, è sempre pronto a rispondere con un sorriso ed una disponibilità totale ad ogni iniziativa. Così tocca a lui scendere in campo con uno stuolo di ragazzini per onorare «Bimbi in campo», ovvero la possibilità per i più piccoli di giocare a pallone con i giocatori del Brescia. Un’iniziativa della Pro Loco di Temù. Si mette in porta Zambelli e sembra divertirsi più lui che i piccoli fans: «È giusto essere disponibili, soprattutto con i bambini come in questo caso».
Che ormai Zambelli sia un simbolo per i tifosi, lo conferma anche il gruppo nato su Facebook, su iniziativa dell’assessore provinciale allo sport Fabio Mandelli, che lo vuole Bresciano a vita: «È naturale che mi faccia piacere. Se tante persone (siamo vicini alle mille adesioni ndr), si sono iscritte significa che forse vedono in me qualcosa di positivo».
A Temù Zambelli è in camera con Leali: «Faccio continuamente uno sforzo terribile per non pensare che è del ’93. Però – scherzi a parte – vedo tanti giovani interessanti in questo gruppo». Un paio di giorni fa il tecnico Beppe Scienza è rimasto a parlare a tu per tu con il difensore in mezzo al campo per una ventina di minuti: «Abbiamo discusso di tutto. Della tattica, delle naturali difficoltà che ci sono in questo momento, di quelle che potranno sorgere nei prossimi giorni». Difficoltà che non possono spaventare uno come Marco Zambelli.

FRANCESKA IN BIANCOBLÙ
CANZONI E SPETTACOLO
AL RITIRO DEL Brescia CALCIO


Franceska, la giovane cantante Bresciana, sale stasera sul palco di «Temù Biancoblù», festa di calcio, musica e spettacolo che accompagna il ritiro precampionato del Brescia Calcio, per presentare i suoi due singoli.

bresciaoggi/Sabato 16 Luglio 2011

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BRESCIA – Prime corse e prima vittoria: ecco Diamanti Ciro Corradini


Primi tocchi di palla per Alessandro Diamanti
Budel, Diamanti e Maifredi si sfidano al tavolo delle carte FOTOLIVE

IL RITIRO.

A Temù prosegue la preparazione: alla squadra si è aggiunto il fantasista toscano che si è subito ambientato in Valcamonica
Prima si allena, poi batte a ramino Budel e Maifredi E si mette subito a disposizione di Beppe Scienza

È arrivato nella serata di mercoledì e ad attenderlo ha trovato subito un paio di tifosi che gli hanno chiesto autografo e foto di rito. Ha scaricato le sue valige e s’è ritrovato di nuovo giocatore del Brescia. Forse però non aveva mai smesso di sentirsi addosso la maglia con la «V» bianca, forse ritrovarla a Temù è stato quasi scontato. Alessandro Diamanti è tornato anzi, a voler vedere, non se n’era mai andato. Eppure il suo nome figura da tempo nella casella dei probabili partenti. Bologna, fino a pochi giorni fa, la metà di un viaggio che sembrava prenotato. Contrordine: per il momento Diamanti sale a Temù e si unisce alla truppa a disposizione di Beppe Scienza.
Non parla Alessandro, taglio di capelli alla moichana, tatuaggi portati con orgoglio, sguardo sempre truce, in apparenza quasi fosse in perenne litigio con se stesso e il mondo. Ma guai a fermarsi all’apparenza. Alessandro ieri mattina si presenta al campo d’allenamento. È tirato e non è rimasto a digiuno di allenamenti. Scatta e corre insieme agli ultimi arrivati, Jonathas, Cordova, Lasik e Martina Rini agli ordini del preparatore Diego Gemignani e dell’allenatore in seconda Alberto Maresi. È il suo primo allenamento nell’era del «nuovo Brescia». Poi a pranzo con i compagni ritrovando vecchi amici e facendo la conoscenza con i nuovi. Dopopranzo la prima sfida vera e, per una volta, libero da qualsiasi schema e qualsiasi obbligo. Gioca da solista Diamanti avendo di fronte Gigi Maifredi e Alessandro Budel. Un ramino tra professionisti del mazzo. Pare, ma qui ci si affida più alla leggenda che alla realtà, che Diamanti abbia avuto Bobo Vieri come «maestro». E allora è quasi impossibile batterlo. Scatta sulla destra con un tris e va a rete con una di quelle chiusure che fanno male, quelle proprio in faccia all’avversario.

POI DI NUOVO AL CAMPO per l’allenamento pomeridiano. Partitella in famiglia, vera questa, e qui Diamanti ritrova il filo interrotto. Lanci, tiri, dribbling. Manca solo il gol. Non manca la voglia di mettersi a disposizione. Vada come vada, ci sia da restare come da andare, cercando di capire se il biglietto è di sola andata oppure è da volo charter solo andata. Diamanti per adesso è del Brescia ed è un professionista: quindi perchè stupirsi?
Stupore è quello che, dopo la seduta pomeridiana, pervade non solo Diamanti ma tutta la comitiva biancazzurra quando, dopo aver preso la seggiovia a Pontedilegno, giocatori, dirigenti e tecnici si ritrovano nel giro di 5 minuti in Valbione, a quota 1500 metri, davanti ad un piatto di tagliatelle in salmì e, a seguire, ad una grigliata mista con patate e verdure di contorno. Per chiudere crostata di frutta. Gita fuori-porta organizzata dal solito, vulcanico Beppe Pasina, vicesindaco di Temù e proprietario dell’Hotel Avio, la sede logistica del ritiro del Brescia.
Lo spettacolo che si presenta ai giocatori quando arrivano a quota 1500 metri, è di quelli che lasciano a bocca aperta. Monti orgogliosi spruzzati di neve che fan da corona ad una conca naturale con tanto di laghetto, questo artificiale e, a due passi, un campo da golf da nove buche ad un chilometro e mezzo sul livello del mare! Potenza dei camuni, gente tosta che non s’arrende mai. Una tempra che in qualche modo, per proprietà transitiva, chi ama il Brescia spera si trasmetta agli uomini di Beppe Scienza.

bresciaoggi/Venerdì 15 Luglio

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