
«La famiglia ha un ruolo fondamentale nel lavoro: ecco perchè voglio averla sempre accanto a me»
«Il feeling con la piazza sta crescendo: con i primi risultati la stregheremo Abbiamo tanti giocatori della città che trasmettono uno spirito vincente»
Il volto è da caratterista del cinema americano. A voler esagerare, faccia da pugni, faccia da peso medio portato ad incassare senza mai chinare il capo, per poi colpire duro. In fondo più realisticamente faccia da montanaro, faccia da uomo di frontiera sempre in bilico su sentieri di montagna che avevano il retrogusto del proibito, frontalieri e contrabbando. In principio furono zaini di sigarette, profumi, orologi e cioccolato. Poi vennero le ventiquattrore in pelle rifugio di banconote da portare di là, oltre il confine.
GENTE STRANA, gente di frontiera, quelli di Domodossola. Beppe Scienza ci nasce il 14 ottobre del 1966. Mamma e papà gestiscono un negozio di ortofrutta. Non ha senso contrabbandare carote e cipolle. Non ha senso soprattutto se si ha una morale forte e la famiglia Scienza ha valori antichi che non ammettono che si passi la linea sottile che divide legalità e illegalità. Eppure le tentazioni non mancano. Ma per fortuna c’è il calcio. E allora via a superare il confine della vita inseguendo un pallone fino ad arrivare in serie A.
E poi da capo, via a inseguire un nuovo sogno, quello di poter allenare in serie B nel giro di pochi anni voltandosi però indietro, cercando con lo sguardo Romina, la compagna di una vita, ed i 4 figli: «La famiglia – afferma convinto Scienza – è fondamentale. Quello che mi manca maggiormente è proprio il loro calore. Avevo fatto loro una promessa. Se non fossi riuscito ad arrivare in B nel giro di pochi anni sarei tornato a casa magari cambiando lavoro». Ama chinarsi sul campo appoggiando un ginocchio sull’erba Scienza, lo sguardo a vagare cercando forse un passaggio nel vento: «Lo faccio perché mi aiuta a concentrarmi, perchè mi serve a vedere meglio le cose».
E quando allunga il braccio e punta il dito quasi fosse una Colt 45, restando immobile per qualche secondo come a prender la mira, ricorda un po’ quei personaggi dei fumetti che tanto ama. Ma, corpo di mille balene, è proprio il 4-3-1-2 il modulo più adatto al Brescia di quest’anno? «I moduli – sottolinea Scienza – si possono cambiare, ma in questo momento, con i giocatori che abbiamo a disposizione, credo che questa sia la soluzione migliore. Nel Brescia attualmente c’è un solo vero esterno di ruolo: Scaglia. Ma in fondo quello che conta è fare gol, e io voglio puntare sul possesso di palla. Il movimento che devono fare i centrocampisti e gli attaccanti dovrebbe non farci rimpiangere la mancanza di giocatori di fascia con certe caratteristiche. Il gruppo ha lavorato bene a Temù. E’ un gruppo compatto, unito, dove tutti si aiutano. Anche quei giocatori che sono sulla lista di partenza hanno lavorato con uno spirito straordinario integrandosi senza problemi».
Gente che va, gente che viene e il discorso torna alla famiglia: «Mia moglie ed i miei due figli più piccoli, Agnese di 2 anni e Michele di 5, presto mi raggiungeranno a Brescia. Più complicato invece il discorso per Paolo, che di anni ne ha 13, e Gabriele che ha 16 anni. Entrambi giocano a pallone. Il primo nelle giovanili dell’Inter, il secondo vicino a casa. E poi hanno la scuola e quindi un trasferimento per loro è improponibile».
Brescia DA VIVERE provando a convincere anche i più scettici: «Siamo partiti con una situazione ambientale che tutti mi dicevano pesante. La retrocessione ha lasciato il segno. Ma – afferma con orgoglio – siamo tornati dal ritiro con progressi evidenti nei rapporti con la gente. I tifosi ci sono vicini ed hanno capito che ci stiamo impegnando al massimo. Sta a noi conquistarli attraverso il lavoro ed i risultati. E’ importante anche il fatto che in questo gruppo ci siano tanti Bresciani che vivono questa esperienza con uno spirito particolare, uno spirito che riescono a trasmettere agli altri». In tema di gruppo, Scienza loda i suoi collaboratori più stretti, dal vice Maresi ai preparatori Gemignani e Squassoni, all’uomo dei portieri, Violini; Scienza è poi un uomo semplice cui non sembrano piacere le sofisticazioni, neppure quelle tecnologiche: «Uso il computer per ragioni di lavoro, ma mi limito allo stretto necessario e ci capisco poco. Ipod? Ipad? Non ho grande feeling con questi oggetti. Uso il telefonino perchè ormai non se ne può fare a meno».
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