Daniele Bonetti Archive

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11 SETTEMBRE – Brescia ricorda la grande paura, Daniele Bonetti

I RICORDI DEI BRESCIANI. Tanti lettori hanno inviato una testimonianza al nostro sito Internet
«Capii che di una parte del mio mondo non restava altro che polvere» «Ho vissuto la seconda guerra mondiale ma quel pomeriggio piansi»

Qualcuno ha avuto paura che anche l’Italia finisse nelle mire degli attentatori: qualcun’altro si è sentito, improvvisamente, cittadino del mondo. Altri stavano andando in vacanza, ognuno ha un ricordo particolare legato all’11 settembre 2001. Una data già entrata suo malgrado nei libri di storia, stampata, memorizzata, nella memoria di ciascuno. Di chi era a Brescia, in vacanza o. addirittura, negli States. Ma, fortunatamente, non a New York. Questi ricordi, ma anche molti altri, sono stati raccolti durante l’iniziativa di Bresciaoggi attraverso il proprio sito Internet: un «tema continuativo» che giorno per giorno, nell’ultima settimana, si è arricchito di contributi che hanno regalato uno «spaccato» personale dell’11 settembre dei Bresciani.

« Non ero a New York, ma ero sempre negli States a Denver Colorado,dove sono tutt’ora – dice Alberto Cominelli – . Detto questo, ricordo benissimo quella giornata. Quel giorno non accesi la tv per le solite notizie locali e internazionali, non sapevo nulla e nemmeno le persone del vicinato vidi. Ad una certa ora mi chiama al telefono mio cognato che abita a Boulder e mi dice di accendere la tv che e’ successo una catastrofe a NY e al Pentagono. In quel momento capii tutto, ecco perchè non vedevo nessun amico o vicino di casa erano tutti davanti alla tv. Andai a casa di amici per seguire con loro le notizie confuse e non, che giungevano dai diversi canali televisivi. Tutti piangevano ,uomini donne tutti e io mi sentivo vicinissimi a loro, ero un amico italiano, ero un occidentale che era al loro fianco, facevo condoglianze e ci abbracciavamo dicendo loro che ricostruiremo e saremo piu’ uniti e forti di prima. Ecco questa era solo una piccola parentesi di quella giornata, potrei raccontare per ore e ore intere».

Qualcuno invece, pur non essendo in Italia, ha vissuto l’attentato di Al Qaeda da prospettiva piuttosto particolari. «Ero a Sharm el Sheikh con il mio ragazzo – dice Letizia – : ricordo le immagini e per la prima volta, io che sono sempre stata aperta alle popolazioni straniere, ho nutrito un senso di diffidenza, quasi di paura, come se il mio essere italiana potesse in qualche modo mettermi a rischio. Con il tempo ho capito che non tutti i musulmani sono concordi con Bin Laden, sono tornata in Egitto, ma, quel giorno, mi sentivo straniera in un paese per me pericoloso». Dall’insicurezza in riva al Mar Rosso all’impotenza di chi è decollato destinazione Londra con il mondo «in pace» per atterrare con un attacco terroristico in corso. «Difficile dimenticare quel giorno: stavo andando a Londra, quando sono decollato non era ancora accaduto nulla – dice Alessandro Bonati – . Quando sono atterrato invece, un paio d’ore dopo, il mondo stava vivendo uno dei momenti piú tristi. Abituati a programmare e pianificare, ci siamo accorti come tutto puó cambiare in pochi minuti. E Londra, nei giorni dopo l’attentato, era una città impaurita».

NELLA MAGGIOR parte dei casi, l’11 settembre del 2001 è stata una giornata «normale» terminata in modo «straordinario». Nata con tutti i crismi della quotidianità per trasformarsi in pochi istanti. «La mattina dell’11 settembre 2001 – dice Marco Cofani – partii presto per l’università, per preparare un esame assieme ad alcuni compagni. Un forte mal di testa, il che mi capita assai raramente, mi costrinse però a tornare a casa già nel primo pomeriggio: appena rientrato, mi stesi immediatamente a letto a riposare. Circa un’ora più tardi mi svegliò la telefonata di un caro amico, che mi chiedeva se avessi saputo quanto stava avvenendo a New York: “Sono crollate le Torri Gemelle!”, mi disse. Sorpreso dalle sue parole, gli risposi di smetterla di prendermi in giro, perché quello che stava dicendo era impossibile. Lui, stupito a sua volta dalla mia reazione, insistette: “Non sto scherzando, accendi la tv, due aerei hanno colpito le torri e le hanno abbattute!”. Incredulo, accesi il teleschermo, e vidi le immagini delle due torri e della colonna di fumo nero che si sprigionava dalla cima. “Ma come – esclamai al mio amico – non sono crollate! Sono ancora in piedi!”. L’illusione durò solo pochi istanti – si trattava evidentemente di una registrazione – e quando l’immagine cambiò capii che delle torri, delle migliaia di persone che vi lavoravano ed anche di una parte del mio mondo non restava altro che polvere». All’interno delle mura domestiche hanno vissuto il dramma americano anche tanti altri Bresciani. «Ero al telefono con un’amica – ha scritto Renata Mucci- , il televisore acceso, bloccato e ” muto” passava immagini terrificanti e impulsivamente ho spento il televisore. In quel preciso istante l’amica urla “No, No ” e mi passa la tragica notizia. Riaccendo, guardo, ascolto le voci e rimango bloccata, sgomenta. Classe ’27 ho trascorso i miei verdi anni 1940/1945 in piena guerra, bombardamenti e deportazioni avrebbero dovuto temprare la mia sensibilità, ma non è così. Immobile sentivo lacrime brucianti rigare il mio volto mentre le mani si univano nel gesto angosciato della preghiera. Il resto è noto.Indelebile».

SE MOLTI Bresciani si trovavano a casa e si sono attaccati al teleschermo delle televisioni piuttosto che al computer di casa per sfruttare le immense potenzialità di Internet, tanti altri erano al lavoro. Seduti alla scrivania, magari in contatto con colleghi all’altro lato del mondo. «Greg mi ha appena mandato un saluto da Montreal , gli rispondo con una faccina ma improvvisamente nella finestra della chat appare un’imprecazione lunghissima – rammenta Luigi Scazzola – : mi scrive che la CNN sta annunciando che un aereo ha colpito una delle due torri del World Trade Center. Ci sono stato 4 anni fa a NYC, e ricordo quelle montagne che toccano il cielo, e immaginarne una colpita da un aereo è terrificante, che incredibile sfortuna. Cerco notizie online mentre commento quanto successo ai colleghi stupiti; cominciano ad apparire le prime notizie e tutti trattengono il fiato, fino a quando il secondo aereo colpisce l’altra torre, e il pensiero che mi attraversa la mente è che è cominciata la prima guerra mondiale della mia vita. La stretta allo stomaco si farà assoluta quando dopo meno di due ore le torri crolleranno, una dopo l’altra, e i collegamenti con i nodi della rete di internet cadranno uno dopo l’altro come tessere di un domino, lasciando un vuoto a cui non eravamo prepararti, spazzando via le nostre certezze e lasciandoci muti e cechi come mai eravamo stati prima. Il fumo non si è ancora posato del tutto». In città, in qualche ufficio pubblico, i dipendenti si ammassarono nella sala riunioni, l’unica dotata di televisione. «Lavoro in un ufficio pubblico – ha scritto Luigi – : ricordo quando sui computer inziammo a vedere cosa stava accadendo ci siamo ritrovati tutti nella sala riunioni dove avevamo un piccolo televisore. Quella sera, nessuno voleva andare a casa: si era creata una sorta di sinergia, non so se sia la parola giusta, per cui volevamo vivere tutti assieme quel momento. Tremavamo per la sorte del mondo, se avevano colpito gli Usa, non poteva stare tranquillo nessuno. Si viveva come in trance….ore che non potremo mai dimenticare».

DAL MONDO dello sport, da sempre sensibile alle catastrofi che colpiscono il pianeta, arrivarono anche alcuni aiuti «Bresciani». «Ero con il mio amico Claudio Fontana in pasticceria in viale Piave – ricorda Maurizio Soloni, oggi presidente del Montichiari e all’epoca numero 1 della Systema Leonessa Pallanuoto – : eravamo andati a vedere una casa in panoramica quando ha chiamato sua moglie e mentre prendevamo un cappuccio ci ha comunicato che un aereo era caduto su NY. Però la notizia non era ancora precisa, poi con il passare delle ore abbiamo appreso del disastro e dell’attentato alle torri….in un primo momento non ci si crede come è naturale, e poi lo sgomento, il vuoto. Fummo i primi nello sport a far stampare il libro fotografico delle torri di Rolando Giambelli con il logo della “Leonessa Nuoto E Pallanuoto” e il ricavato per l’acquisto dei libri andò in benificenza per le famiglie delle vittime. Quando incontrammo la nazionale Usa a quel tempo allenata da Ratko Rudic, regalammo il libro con una mia dedica personale. La cosa che mi allarmò è che anche gli Stati Uniti erano diventati vulnerabili…L’iniziativa del libro mi fu proposta proprio da Rolando. Lui stava preparando il libro sulle torri e purtroppo ha dovuto chiudere il libro con il disastro. Acquistai 100 di libri facendo mettere il logo della mitica Leonessa Nuoto Pallanuoto nella prima pagina. Il libro poi veniva omaggiato durante gli incontri o alle cene ufficiali».

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BRESCIA – Ducos, il lago delle tartarughe abbandonate Daniele Bonetti

IL CASO. Nello specchio d’acqua del parco di viale Piave vivono centinaia di rettili lasciati da chi voleva liberarsene: ma rovinano l’ecosistema del polmone verde
Labolani: «Bisogna sensibilizzare i cittadini, allo studio una collaborazione con le scuole per fare adottare alcune decine di esemplari»

Il guscio che si portano appresso, secondo la mitologia greca, è una «casa» regalatagli da Zeus. Ma la loro casa, da anni per alcune, da giorni per altre, è diventata un laghetto del parco Ducos, immerso tra gli alberi, in condivisione con anatre e pesci assortiti. Una «realtà» figlia dell’usanza, poco elegante ma molto diffusa, di abbandonare le tartarughe nel laghetto cittadino per disfarsene una volta diventate troppo grandi per essere gestite nella classica vaschetta da appartamento, in plastica con una palmetta simile a quelle vere solo per colore.

Un’usanza che, nel tempo, ha iniziato a cominciare a fare rima con emergenza: e le centinaia di tartarughe del parco Ducos, oggetto di sguardi curiosi dei bambini, hanno cominciato a creare problemi. Danneggiano, secondo gli esperti, l’ecosistema in cui vivono e che non rispecchia un ambiente per loro ideale. «Purtroppo sono dannose perchè mangiano i pesciolini e sono incompatibili con le anatre – dice l’assessore al verde pubblico del comune di Brescia Mario Labolani – : il risultato è che nel laghetti ci sono sempre più tartarughe e meno pesci e ancora meno anatre che pure erano una sorta di elemento caratteristico. Qualche anno fa avevamo provato a fare qualcosa per ovviare al problema ma trasportare tutte quelle tartarughe in un laghetto costruito appositamente in un’altra città sarebbe stato troppo dispendioso per le nostre tasche. Una prima soluzione, in ogni caso, pensiamo di averla trovata».

ALL’ORIZZONTE, sull’asse che unisce Mario Labolani e Andrea Arcai, assessore all’istruzione, c’è una collaborazione con le scuole affinchè possano adottare una o più tartarughe a seconda della disponibilità di spazio di ogni istituto o, perchè no, anche di un singolo studente amante degli animali. «Tra poco tempo dovremmo essere pronti ma non sarà l’unica iniziativa – dice Labolani – : penso comunque che possa essere un grosso passo avanti non tanto per togliere qualche tartaruga dal laghetto quanto per sensibilizzare gli studenti e i bambini in particolare sul tema del rispetto per gli animali. I bambini di oggi sono gli adulti di domani, educarli al meglio oggi è un investimento per il futuro. E chissà che attraverso i più piccoli anche qualche adulto non diventi più sensibile». Se l’idea di unire le tartarughe alle scuole cittadine sembra essere una soluzione tampone e con prospettive a lungo termine, nell’immediato serve un intervento più radicale per cercare di mettere un freno ad un’usanza che oltre a danneggiare le tartarughe non rappresenta un vantaggio per il parco Ducos. «Chi acquista una tartaruga dovrebbe essere più sensibile con gli animali – ricorda l’assessore – : visto che non possiamo fare la guardia al laghetto per ventiquattro ore, però penso si possa prendere in considerazione l’idea di installare una videocamera per sorvegliare la zona. Forse sarebbe un deterrente in attesa di una soluzione più radicale che stiamo studiando».

ABBANDONARE le tartarughe, oltre che essere un gesto di scarsa etica civica, è anche un’abitudine perseguibile per una legge regionale del 2008. «C’è una norma che vieta l’abbandono di specie alloctone – dice l’erpetologo Vincenzo Ferri – : viene fatta rispettare in casi rarissimi e in ogni caso la multa parte da un minimo di 150 euro per arrivare a cifre non iperboliche». Altro punto cruciale attorno cui lavorano i movimento per la tutela delle tartarughe è quello della loro commercializzazione. «Purtroppo ci sono vedute molto divergenti: l’unica specie che può essere venduta è la trachemis scripta, riconoscibile per avere delle macchie gialle ai lati della testa. Gli ambientalisti vorrebbero che fosse tolta dal mercato, le regole del commercio hanno ovviamente interessi diversi perchè attorno ad una tartaruga si genera un mercato collaterale che va dal mangime alla vaschetta che porta un discreto fatturato. C’è molto da lavorare». In attesa che le tartarughe del parco Ducos trovino una nuova casa.

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Broletto-Pms, la palla passa alla Procura Daniele Bonetti

IL CASO. La questione del Fondo Immobiliare tiene banco in Provincia
Bontempi: «Ho agito nella massima trasparenza Quel progetto non è stato discusso ad alcun tavolo»

Depositato l’esposto in Procura della Repubblica per utilizzo improprio di nome e simbolo della Provincia di Brescia, a Giorgio Bontempi non resta che attendere: gli sviluppi sul binario legale, quelli in ambito politico (con un’interrogazione il Pd ha chiesto chiarimenti sulla vicenda) e, perchè no?, anche quelli relativi alla «controparte» Pms.
Quello che avrebbe dovuto essere un semplice incontro tra due parti impossibilitate a convolare a giuste nozze (per paletti istituzionali più che per vedute divergenti), si è trasformato in un «caso» che sta infiammando l’estate del Broletto facendo leva sul mercato edilizio, ambito che sta vivendo uno dei momenti più brutti che l’economia ricordi.
«Non avrei mai pensato che si potesse arrivare a questo punto – dice l’assessore alle Attività produttive Giorgio Bontempi – : mi sento come un pugile che non vede l’ora di salire sul ring… Non ho niente da chiarire, devo solo tutelare la mia gestione, che è sempre satata trasparente come un cristallo. Sono smanioso di spiegare a tutti in che modo si sono sviluppati i fatti che mi hanno portato a depositare un esposto in Procura contro chi ha usato il marchio e il nome dell’ente che rappresento».

DOPO GIORNI di «full immersion» sul tema Pms, Bontempi ripercorre tutti i passaggi che hanno portato allo scontro, ormai legale, con la società americana con sede a Lugano: dal primo incontro con Elena Pinelli e Alessandro Panattoni fino alle ultime ore. «Li conobbi in modo surreale – ricorda – : stavo trattando per conto di un cliente la vendita della sua officina meccanica. Il potenziale acquirente, Alessandro Bandera, si presentò con due persone che credevo essere i suoi commercialisti. Durante la trattativa erano stati zitti e la cosa mi aveva sorpreso. Alla fine dell’incontro ci eravamo scambiati i biglietti da visita, e ovviamente avevo dato il mio personale perché in quel momento stavo facendo il commercialista, non l’assessore. Dopo lo scambio o due mi avevano detto chi erano e avevano introdotto il discorso del progetto del fondo immobiliare, sostenendo che era “l’idea del secolo” che avrebbe salvato aziende e cittadini. Li avevo invitati a prendere appuntamento in assessorato perchè per questioni amministrative dovevano venire in Provincia. Così hanno fatto».

DALL’INCONTRO «fortuito» a quello «istituzionale» il passo è stato breve. «Effettivamente in Broletto mi è stato presentato un progetto che ho protocollato e passato a chi di competenza per un’analisi – dice Bontempi -: sin da subito ho detto a questi signori che noi non potevamo avere un ruolo attivo, perché si trattava, per quanto etica, di un’operazione privata a fini di lucro. Per me la discussione era finita, poi mi sono trovato sommerso da mail e telefonate». Proprio lo scambio epistolare, che Pms ha divulgato nei giorni scorsi, è stato utilizzato dalla società svizzera per mettere in rilievo un rapporto in evoluzione. «Io sono una persona educata e quindi rispondo alle mail con frasi educate – dice Bontempi -: non potevo certo rispondere “non rompetemi….”, specialmente a una donna. Questa mia gentilezza è stata usata per altri fini, quando me ne sono accorto ho memorizzato i loro numeri per non rispondere al telefono e lo stesso facevo con le mail che arrivavano ogni giorno. Che corrispondenza esiste se uno mi scrive e io non rispondo? Per me non c’è dialogo».
La «bomba» Pms scoppia all’inizio di agosto con una segnalazione pervenuta al Broletto dal Collegio dei costruttori. «Mi dissero che circolava una brochure di un fondo immobiliare con il nostro marchio e che qualcuno stava facendo operazioni – ricorda Bontempi -: per questo sentii il bisogno di avvertire tutti che noi non avevamo accordi con nessuno e che chiunque contattasse imprenditori lo faceva con il nostro nome, ma senza autorizzazione».
A sua difesa Pms sostiene che il progetto sia stato la base «usata» dalla Provincia il 14 giugno per coinvolgere le banche e le associazioni per la creazione di un fondo immobiliare. «I fondi immobiliari esistono da 200 anni – ribatte Bontempi -: quel giorno c’erano 70 persone, abbiamo parlato della crisi in generale, non solo del fondo immobiliare e, quando lo abbiamo fatto, non abbiamo mai preso in considerazione il progetto Pms anche perchè al riguardo non ho un’idea precisa, non avendo ancora avuto la valutazione che avevo chiesto. Pertanto come Broletto non possiamo avere rapporti con Pms: chi vuole seguire questa società e firmare contratti, è libero di farlo, ma deve anche sapere che la Provincia è estranea a tutto questo».

IL PROSSIMO passo sarà ripetere tutte queste cose in Consiglio provinciale per rispondere all’interrogazione del Pd. In attesa che la Procura decida cosa fare dell’esposto.
«Anche ai membri dell’opposizione dirò la mia verità – annuncia Bontempi -: tra i politici ci sono anche persone corrette, i cittadini devono recepire questo messaggio».

 

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Così Brescia si mostra in tutto il mondo Daniele Bonetti

INNOVAZIONE. Le immagini «caricate» online negli ultimi mesi dalla società di Redmond tolgono il velo a ogni angolo della città con pochi semplici «colpi» di mouse
Il servizio lanciato quattro anni fa da Google Maps ha concluso la mappatura dell’intera città e oggi presenta le nostre strade metro per metro

 Una passeggiata in piazza Loggia, uno sguardo a via Musei e all’ingresso del Museo Santa Giulia appena premiato dall’Unesco, ma anche una fuga in avanti verso città mai visitate. Potere di Google Street View, il servizio «implementazione» di Google Maps inventato nel maggio del 2007 e che in questi giorni sta terminando la «mappatura» di Brescia e di altre zone della provincia.
Si tratta di un lavoro di rifinitura dal momento che nel capoluogo la maggior parte delle strade sono già state fotografate ed elaborate per consentire all’utente la visione a 360 gradi della città, di volta in volta come se si trovasse veramente nel punto prescelto.

«STIAMO ultimando i rilievi su Brescia – fa sapere Google Italia – : il lavoro che abbiamo fatto negli anni e nei mesi scorsi è già disponibile online, quello in corso ovviamente deve essere elaborato e sarà disponibile solamente tra due o tre mesi, perchè l’operazione di montaggio delle immagini richiede parecchio tempo».

IL RISULTATO. L’immagine di Brescia è assolutamente reale: ovviamente non è «live» (perchè frutto di immagini montate ad hoc), ma il risultato è una passeggiata virtuale che sfiora la realtà. Per questo bastano pochi click per ritrovarsi in piazza della Loggia (che Google ha mappato durante la Mille Miglia rendendo riconoscibili stand e palchi) e da lì scendere in via X Giornate, corso Zanardelli e per tutto il centro. Ad ogni incrocio è possibile scegliere da che parte andare: risulta curioso, a tratti quasi maniacale, «giocare» con il mouse per provare a scorgere particolari come la propria auto parcheggiata nel proprio cortile, un collega alla finestra dell’ufficio o, ancora, il proprio barista di fiducia «mappato» tra i tavoli del bar. Una «vista» continua in ogni angolo della città: dal Capitolium al Castello, da via San Faustino fino, perchè no?, al Crystal Palace e alla salita alla Maddalena, la montagna dei bresciani.

LA TECNOLOGIA. Il primo passaggio, indispensabile, è percorrere le strade e fotografare i luoghi da mostrare in Street View. «Prestiamo molta attenzione alla luce del sole durante la pianificazione del percorso perché il sole deve essere alto a sufficienza da non permettere alle ombre di oscurare gli edifici – fanno sapere da Google Italia – : valutiamo anche condizioni atmosferiche e temperatura perché non vogliamo che la neve, la nebbia o la pioggia causino ritardi sulla tabella di marcia o immagini sfocate. Quando scattiamo fotografie per Street View, non vogliamo che ci siano vuoti tra le immagini, pertanto le macchine fotografiche che sono posizionate sulla nostra auto scattano foto sovrapposte. Poi, per rimuovere la sovrapposizione e creare un’immagine continua a 360 gradi, “cuciamo” tutte le immagini. Conoscendo la disposizione delle macchine fotografiche del sistema, possiamo stabilire il punto in cui “cucire” i vari scatti per creare una vista panoramica unitaria». Per riuscire in questo, il team di Google utilizza un’auto dotata di 15 macchine fotografiche che scattano foto a 360 gradi. E di sensori di movimento per il rilevamento della posizione, di un disco rigido per l’archiviazione dei dati, di un piccolo computer per l’esecuzione del sistema e di scanner laser per l’acquisizione di dati 3D che consentono di stabilire le distanze nelle immagini di Street View.
Per le strade troppo anguste, dove un’automobile non può arrivare (o le aree pedonali), Google utilizza una sorta di triciclo, con un equipaggiamento tecnologico del tutto simile a quello montato sull’automobile.

PRIVACY. Pur scattando immagini solamente su strade pubbliche, Google ha dovuto fare i conti con la privacy. E non è servito, dettaglio non di poco conto, il fatto che in alcun modo è possibile stabilire giorno e ora in cui la fotografia è stata scattata. «A tutte le immagini di Street View – dice Google Italia – applichiamo una tecnologia innovativa sviluppata dai nostri tecnici che consente di oscurare i volti delle persone e le targhe delle auto. Se una delle nostre immagini contiene un volto identificabile o una targa leggibile, la nostra tecnologia oscurerà automaticamente questi dettagli per evitare l’identificazione della persona o del veicolo. E se i nostri sistemi di rilevamento dovessero tralasciare alcuni casi, possiamo comunque intervenire in un secondo momento su segnalazione specifica».
Per segnalare un’immagine da oscurare è necessario individuarla correttamente e cliccare prima sul tasto «segnala un problema» e successivamente su «invia». Tempo pochi giorni e Google promette di provvedere a modificare l’immagine che qualche utente ritiene «dannosa». Nel rispetto della privacy.


EFFETTI COLLATERALI.

Chiunque passeggi virtualmente per Brescia può vedere tutto quello che è stato registrato dalla fotocamera

L’eccesso di realismo esporta anche le «zie»

In vicolo delle Cossere le anziane sulle seggiole sono state «immortalate» dall’auto di Google

Sono presenze costanti in vicolo delle Cossere: nel secolo scorso, primi anni ’70, quando i confini di Brescia non andavano al di là del centro storico, salvo qualche quartiere periferico in via di sviluppo, sono state le prime prostitute Bresciane. Si sedevano, agghindate e truccate, sulle seggiole fuori dalle proprie abitazioni: sorridevano ai passanti, intrattenevano rapporti di amicali con chi abitava al Carmine. Un quartiere molto diverso dall’attuale in cui, secondo i dati statistici, risiedono oltre sessanta diverse etnie.

LA PIÙ FAMOSA era senza dubbio «Maria del Carmen»: come le sue amiche aveva sempre la piega ben fatta per essere sempre in ordine e presentabile. Apparentemente erano signore che chiacchieravano dei fatti loro: in realtà, senza chiasso, aspettavano i clienti per «fare il mestiere». Eppure si erano integrate perfettamente: non sono pochi i cinquantenni di oggi che, sfogliando nell’album dei ricordi, possono dire di aver fatto qualche commissione per le «zie»: «Stèla, ti regalo 100 lire se vai a prendermi il pane e il latte». E i bambini andavano, tornavano, facevano la consegna prima di essere allontanati per l’arrivo di un cliente.
Le superstiti delle «zie», le prime a «fare il mestiere» sulla strada, adesso sono anche online. Non sono finite, a dispetto dell’età, su qualche sito Internet procacciatore di incontri e clienti, ma sono state immortalate dalle sedici fotocamere installate sull’auto che Google ha mandato in giro anche per il Carmine. In quelle istantanee, adeguatamente rielaborate per fornire l’immagine a 360 gradi, sono finite anche due «zie», sedute in vicolo Cossere. ora «cliccabili» da tutto il mondo. D.B.

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BRESCIA – La Finanziaria «apre» le casse del Broletto Daniele Bonetti

IL BILANCIO.

Dalla proroga del blocco del turn over fino ai vincoli imposti dal patto di stabilità: la «manovra» del Governo apre nuovi scenari sui conti provinciali
Se la Provincia rientrerà nell’elenco degli enti pubblici più virtuosi, dal 2012 al 2014 potrà contare su un «bonus» da 50 milioni di euro

Poche illusioni, ma prospettive che possono aprire nuovi scenari. Conti in ordine, parametri rispettati che, Finanziaria alla mano, possono sbloccare una parte del denaro «fermo» nelle casse provinciali in ossequio a dieci differenti criteri di valutazione.
La manovra finanziaria imposta dal governo non risparmia gli enti pubblici: incide sul rinnovamento del personale, sulla contrattazione con i dipendenti e sul futuro potere di spesa. Limiti e possibilità che Dario Fenaroli, responsabile dei servizi finanziari del Broletto, ha voluto illustrare ieri alla Prima Commissione del Broletto. Tra i diversi punti posti in esame, quello decisamente più significativo riguarda la possibilità di rientrare negli enti più virtuosi nel caso venissero rispettati una serie di parametri che vanno dal rispetto del patto di stabilità fino alla dismissione di partecipazioni societarie senza tralasciare equilibrio di parte corrente e convergenza tra speso storica e costi standard. «Ci sono dieci voci, parametri, che dobbiamo ancora capire bene – sottolinea Fenaroli – : non è ancora stato chiarito quale sia il metro di valutazione ma la cosa più importante è che se la Provincia rientrerà nell’elenco dei comuni più virtuosi potrà vedersi sbloccati 17 milioni nel 2012 e altri 33,8 nel biennio successivo per effettuare pagamenti di lavori già svolti. Si tratterebbe di un surplus di denaro decisamente significativo». Se sbloccare una parte dei fondi inutilizzabili per i vincoli imposti dal patto di stabilità può dare ossigeno al Broletto, un altro aiuto può arrivare da una parte dei 200 milioni che saranno distribuiti tra gli enti statali (Province e Comuni) che saranno nella fascia dei più virtuosi. «Ovviamente non è quantificabile la fetta della torta che ci spetterebbe se saremo tra i migliori – ricorda Fenaroli – : non credo si proceda con una divisione matematica, immagino venga tenuto conto della dimensione dell’ente, la Provincia di Sondrio, per esempio, non può essere considerata uguale a quella di Brescia».

IN ATTESA di capire come vadano interpretati i criteri di valutazione (e di conseguenza provare ad entrare nella lista dei più virtuosi) la Finanziaria 2011 mette in rilievo altre realtà non trascurabili. «Fino al 2014 – dice Fenaroli – saranno prorogati i criteri di assunzioni in base al turn over. Ogni cinque dipendenti che lasceranno l’incarico, potremo fare un’assunzione. È stata poi prorogata fino al 2014 la disposizione che limita la crescita dei trattamenti economici». Rispetto al recente passato, poi, è scesa al 50 per cento (prima era al 100 per cento) la cifra derivata dalle economie gestionali certificate dagli organi competenti che può essere utilizzata per finanziare la contrattazione integrativa.
Ultimo passaggio-chiave della manovra finanziaria in riferimento alla Provincia, riguarda l’annullamento dei contratti di servizio posti in essere successivamente all’entrata in vigore della monovra che si configurino elusivi delle regole del patto di stabilità: allo stesso modo sono previste delle sanzioni nel caso ci siano comportamenti che aggirino le regole del patto di stabilità. «Anche in questo caso – ricorda Fenaroli – la Finanziaria non è per nulla chiara. Prima dovrebbero dirci quali sono le manovre elusive e, in secondo luogo, vorremmo anche capire quale sia il margine di interpretazione della corte dei conti: potrebbe anche capitare che la sezione di Brescia ragioni diversamente da quella di altre città».

E’ POI AUMENTATO anche il contributo che il Broletto dovrà dare per il miglioramento degli obiettivi di finanza pubblica: se quest’anno sono stati versati 708 mila euro, l’anno prossimo diventeranno 1,18 milioni, 2,12 nel 2013 e 3 milioni nel 2014.

 

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BRESCIA – L’estate dei cantieri stradali scoppia anche sulla Ovest Daniele Bonetti

LAVORI PUBBLICI.

Dopo gli interventi sulle strade meno importanti, questa settimana sarà dedicata alla tangenziale
Dopo Ferragosto toccherà anche a via Cremona che potrebbe essere asfaltata durante la notte Labolani: «L’inverno rigido ha penalizzato, sarebbero state necessarie molte più risorse economiche»

Dopo le strade secondarie (ma più vicine «al cuore» dei residenti), i lavori di asfaltatura si sono progressivamente allontanati dal centro storico per prendersi cura della tangenziale ovest, l’arteria che, sulla direttrice nord-sud, assorbe la maggior parte del traffico cittadino.
Si tratta, nello specifico, del lotto più grande di un intervento da 3 milioni che come ogni estate sistema e cerca di rendere più agibili le strade cittadine. Nel piano asfaltature, alcuni interventi sono stati terminati qualche giorno fa: in via Orzinuovi, così come in viale Venezia, gli interventi sono stati fatti durante la notte per evitare disagi alla circolazione. «Anche se – sottolineano dalla Loggia – assecondare le esigenze della circolazione nel caso dei lavori notturni finisce con il penalizzare i residenti che per un paio di notti devono convivere con i rumori».

IN TANGENZIALE ovest, invece, non abita quasi nessuno. Lì i lavori si svolgono di giorno e dovrebbero essere consegnati per lunedì prossimo anche se non è escluso che possano terminare già per domani sera. Si tratta, in particolare, di un intervento molto delicato: le fondamenta della strada sono in condizioni critiche e ogni estate la Loggia provvede a sbancare 40 centimetri di terreno, rinsaldarle quindi distribuire 20 centimetri di asfalto (nelle altre strade normalmente ne vengono messi solamente 9). Un’operazione che non può essere fatta in soli tre giorni e che inevitabilmente crea qualche disagio alla circolazione nonostante «copra» il periodo dell’anno con la minore presenza di automobili (e camion) sulle strade. «Purtroppo abbiamo a disposizione questi pochi giorni dell’anno – fanno sapere dall’ufficio tecnico dell’assessorato ai lavori pubblici – : per questo motivo procediamo per piccoli tratti ad ogni estate. Bisogna anche considerare che la tangenziale ovest è lunga 12 chilometri che diventano 24 considerando il doppio senso di circolazione. Sarebbe impensabile una chiusura totale per proporre una sistemazione definitiva».
Dopo Ferragosto, cronoprogramma alla mano, gli interventi si sposteranno su altre vie: quelle più importanti sono via Cremona e via del Castello: cantieri che dovrebbero procedere con la luce del giorno anche per contenere le spese con qualche dubbio riguardo via via Cremona. «Se avessimo più risorse – sottolinea l’assessore ai lavori pubblici della Loggia Mario Labolani – avremmo fatto molti più interventi. Purtroppo siamo condizionati dal patto di stabilità e penalizzati da un inverno molto rigido che ha rovinato le nostre strade. Per capire dove intervenire sono state fondamentali le indicazioni pervenute dalle giunte di quartiere. Oltre alle sedi stradali, abbiamo previsto anche un lotto di interventi per sistemare alcuni marciapiede».

SUL FRONTE economico il patto di stabilità condiziona la Loggia quasi quanto l’aumento del prezzo del greggio. Se l’inflazione «fisiologica» condiziona le spese normali, l’aumento del greggio ha fatto salire il prezzo dell’asfalto costringendo le società che partecipavano agli appalti a proporre ribassi minori sui prezzi a base d’asta. E la conseguenza, inevitabile, è la riduzione del potere di intervento da parte del Comune.
Asfaltature ma non solo: in città non mancano altri cantieri che condizionano la circolazione estiva. Ponte Crotte ha visto terminare l’opera dell’impalcato, mancano ancora i marciapiede e i lavori complementari. In via Duca d’Aosta (dove gli automobilisti da settimane sono costretti a passaggi obbligati) da martedì prossimo sarà ripristinato, momentaneamente, il doppio senso di circolazione: Loggia e A2A sono al lavoro per il rifacimento della linea del gas e per la creazione di una rotatoria. I lavori riprenderanno il 22 agosto per terminare definitivamente a inizio settembre. Discorso simile in via Solferino: A2A lavora al teleriscaldamento e per metà settembre il cantiere dovrebbe chiudere. Ultimo punto «nevralgico» è via Cassala: A2A sta facendo opere di manutenzione al teleriscaldamento. I lavori dovrebbero essere completati per il 18 agosto.

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BRESCIA – Trasporti, l’aumento c’è ma «frenato» Daniele Bonetti

MOBILITA’.

Da ieri biglietti più cari per i pendolari: la crescita del titolo di viaggio è stata però limitata al 4,6 per cento invece del 10% previsto
Lo stanziamento di 4,8 milioni di euro del Broletto consente di limitare l’incremento delle tariffe In settembre il bando per la viabilità della Piccola

Un rincaro del 4,6 percento sui biglietti del trasporto provinciale: un aumento che sarebbe potuto essere del 10 percento e che doveva seguire, secondo la delibera regionale, un altro aumento del 10 percento previsto nello scorso marzo. Invece per i «viaggiatori» bresciani l’aumento complessivo del 20 percento si è tradotto nel più sopportabile 4,6 percento: un’operazione che, se da un lato non può che far piacere ai pendolari, dall’altro non è stata indolore per le casse del Broletto che ha dovuto per due volte aprire una trattativa con le aziende che hanno in appalto l’erogazione del servizio di trasporto sulla rete provinciale.
«Il primo aumento previsto dalla Regione l’abbiamo assorbito con l’erogazione alle aziende di 1,5 milioni di euro – rivela l’assessore ai trasporti del Broletto Corrado Ghirardelli – : adesso abbiamo deciso di fare fronte anche a questo secondo incremento, stavolta non possiamo ammortizzarlo totalmente però grazie allo stanziamento di altri 3 milioni abbondanti siamo riusciti a contenere l’aumento fissandolo al 4,6 percento. La cifra esatta non la conosciamo ancora perchè è suscettibile di variazioni strada facendo, ma credo che, tra prima e seconda tranche, erogheremo quasi 4,8 milioni di euro».

PER CHI È ABITUATO a viaggiare sui mezzi pubblici, il biglietto unico regionale rappresenta un’opportunità spesso non sfruttata. «Purtroppo molti utenti non sono informati – dice l’assessore provinciale – : quando sottoscrivono l’abbonamento, devono chiedere l’abbonamento unico regionale e informarsi su tutte le agevolazioni previste in base al numero di abbonati per famiglia e all’età degli abbonati. Spesso chi vende il titolo di viaggio cerca di sorvolare sul biglietto unico regionale perchè incasserebbe meno. Tocca ai cittadini farsi sentire maggiormente».
Dal trasporto provinciale a quello cittadino il passo è breve: specialmente se un’opera come il metrobus rischia di essere un collante imprescindibile. «Stiamo studiando una società consorziata con la Loggia per la gestione degli appalti relativi al traporto pubblico – ricorda Ghirardelli – : c’è molto da lavorare e non abbiamo mai detto che vogliamo stare fuori dalla partita metropolitana. Il nostro contributo può essere quello di alimentare il metrobus portando le persone dai comuni della provincia verso la città attraverso una sorta di metropolitana provinciale, ovviamente su gomma e non su rotaia. La nostra disponibilità non è economica anche perchè il metrobus pare non essere in grado di autofinanziarsi: il nostro aiuto eventualmente sarà extraurbano».

NEL SISTEMA trasporti bresciano, non poteva mancare la Piccola. «È tutto pronto per il bando d’appalto – dice Ghirardelli – : lo faremo a settembre e riguarderà la viabilità che ci compete. Sarà un’opera da 18 milioni complessivi stanziati da Regione, Provincia e Rf Logistica».

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BRESCIA – Strade, ecco la mappa dei rischi Daniele Bonetti

SICUREZZA IN CITTÀ.

Diminuiscono gli incidenti, ma resta alta l’attenzione verso pedoni e intersezioni pericolose
Lo studio dell’ufficio statistica del Comune sui dati del 2009:
gli interventi sulle vie sembrano dare risultati, in diminuizione anche i morti e i feriti

Quasi mille incidenti (973), 14 morti e 1273 feriti. Sono i numeri riferiti all’incidentalità sul territorio cittadino nel 2009, ultimo anno analizzato dall’ufficio statistica del Comune.
I dati (che si riferiscono solamente ai sinistri rilevati dalle Forze dell’ordine) inducono a un cauto ottimismo se paragonati agli anni precedenti. Nel 2007 gli incidenti furono 1273, scesi a 1106 nel 2008. Nell’ultimo anno «utile» il calo è superiore al 10%. Una «progressione» analoga anche per quanto concerne i feriti: 1665 nel 2007, 1455 l’anno successivo e «solo» 1267 nel 2009 con una diminuzione leggermente superiore al fatidico 10%.

«LA DIMINUZIONE ci fa ben sperare – sottolinea l’assessore alla sicurezza Fabio Rolfi -: significa che alcuni degli interventi svolti in precedenza funzionano, specialmente quelli portati a termine in zone particolarmente a rischio. Gli incidenti sono calati in modo significativo anche per questi motivi, ma penso che il rispetto incondizionato del Codice della strada sia il sistema migliore per rendere le nostre strade ancora più sicure».
Particolare attenzione in termini di prevenzione dell’incidentalità è rivolta ai pedoni, la categoria più a rischio degli utenti stradali. Nel 2009 i pedoni investiti sono stati 111 contro i 123 del 2008 e i 115 del 2007. Considerando che nel 2003 i pedoni «colpiti» da un altro mezzo sono stati 123, è facile vedere come la diminuzione percentuale non sia particolarmente significativa in proporzione al numero complessivo degli incidenti.
«Abbiamo individuato gli incroci maggiormente a rischio – assicura Rolfi – : non solo per i pedoni, ma anche per tutti gli altri. Controllando dove avvengono gli incidenti, è decisamente più semplice intervenire e provare a diminuire il pericolo sulle strade bresciane».

LA MAPPA. Secondo i dati raccolti dai tecnici comunali, le intersezioni maggiormente a rischio sono due: quella posta tra la tangenziale Ovest e via del Serpente, e tra via Lamarmora e via San Zeno. In quegli incroci nel 2009 si sono verificati 17 incidenti, un record cittadino. Subito a ruota seguono altri due punti «delicati»: quello tra via Corsica e via Lamarmora e quello tra via San Polo e via Giorgione dove si sono verificati nel 2009 14 incidenti rilevati dalle forze dell’ordine.
Significativo anche il numero di «collisioni» (13) agli incroci tra viale Europa e via Agazzi e tra via Volturno e via Chiusure. Molto delicato, seppur con una situazione statistica in continuo miglioramento, l’incrocio tra il cavalcavia Kennedy e via XX settembre. «In quel caso – sottolineano i tecnici della Loggia – abbiamo installato una particolare segnalazione luminosa che dovrebbe facilitare parecchio la circolazione per chi viaggia verso sud».

CICLOMOTORI. Non è un intervento «mirato» alla sicurezza, ma sicuramente un aiuto per chi si sposta sui motorini. In città saranno ricavati altri 300 posti per parcheggiare il ciclomore. Non sarà un’operazione inm grado di risolvere i problemi di sosta dei «motociclisti», ma senza dubbio sarà un aiuto significativo in attesa che arrivino, per tutti, tempi decisamente migliori
bresciaoggi/Giovedì 28 Luglio 2011

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Wi-fi in centro, buon esordio raggiunti 150 utenti al giorno Daniele Bonetti


Sempre più utilizzata la wi-fi in centro storico FOTOLIVE

LA NOVITÀ TECNOLOGICA.

Nonostante la concorrenza di chiavette e abbonamenti flat la rete senza fili è partita bene
Da metà maggio, quando è partita, sono 2.455 i bresciani che si sono registrati alla rete comunale Pasquino: «Obiettivo 8.000 entro la fine dell’anno»

Utilizzabile e utilizzata. Un buon esordio per la rete wi-fi in centro storico, voluta dalla Loggia ma pensata e realizzata dall’azienda bresciana Lais che ha disseminato undici punti di connessione» nel centro cittadino.

PRESENTATA il 5 maggio, ma entrata in funzione a pieno regime solamente il 10, fino ad oggi è stata usata da 2455 persone che si sono registrato nel form che si apre automaticamente alla selezione della rete «wi-fi urbano». Un numero tutto sommato interessante anche per il fatto che sarebbero, nella maggior parte dei casi, utenti che usano con continuità la connessione senza fili: il dato, di per sè, diventa anche più interessante se si considerano gli abbonamenti flat ormai proposti a costi decisamente risibili da tutti i gestori di telefonia mobile che con una spesa compresa tra i 5 e i 10 euro al mese consentono di fruire senza limiti o quasi della connessione a Internet sulla rete del singolo operatori.

«Siamo contenti – dice Mario Pasquino, tecnico della Lais – : contiamo di poter arrivare a 8 mila utenti entro la fine dell’anno, la crescita è esponenziale anche perchè pian piano i cittadini vengono a consocenza dell’esistenza di un servizio del genere. Casomai ci aspettavano qualcosa di più per quanto riguarda gli stranieri che transitano da Brescia: basandoci sulle utenze telefoniche registrate, possiamo dire che sono stati solo tredici, pochini, forse la rete wi-fi non è sufficientemente pubblicizzata e visibile anche per chi non è di Brescia. Il picco assoluto? Durante i giorni della Mille Miglia».

E L’UTILIZZO? Durante la settimana gli utenti connessi sono 150 al giorno che crescono nel fine settimana in cui superano, seppur di poco, le 200 unità per arrivare a 1100 utenti connessi a settimana. Interessante anche il tipo di utilizzo effettuato: dal 5 maggio ad oggi sono stati scaricati dati per 78 gigabyte mentre l’upload si limita a 18 gigabyte. «Quasi nessuno carica contenuti – dicono alla Lais – : è una tipologia di lavoro che ancora non fanno». Il sito più visitato è quello di Facebook (nel conteggio non sono contemplati gli smartphone che usano l’applicazione dedicata) seguito da quello del Comune di Brescia e di Brescia Mobilità. Non brillano i siti dedicati all’informazione, poco cliccati e poco cercati. Twitter, una delle piattaforme in grande espansione, è fermo al quattordicesimo posto.

Il progetto è coprire i parchi e le aree verdi

DOPO i primi giorni di rodaggio anche le problematiche tecniche sono andate via via scomparendo. Dopo le prime segnalazioni al call center, da qualche giorno nessuno pone domande o lamenta disservizi consentendo a Lais di pensare concretamente all’implementazione del servizio che già copre buona parte del centro storico con corso Zanardelli che recita la parte del leone mentre piazza Paolo VI, dove il wi-fi urbano soffre la concorrenza della rete Linkem del Broletto, sembra essere l’area con meno connessioni.
L’impressione è che la wi-fi sia destinata a crescere per volume d’utilizzo di pari passo all’aumento della diffusione dei tablet.

Dopo il centro storico, due zone «coperte» e tutte le aree verdi della città. La città del futuro sta prendendo corpo e nei prossimi mesi potrebbero prendere forma due progetti separati ma accumunati dallo stesso denominatore comune.

«IL COMUNE ci ha chiesto di fare arrivare la wi-fi anche alla Cavallerizza e in Queriniana – rivela Pasquino – : si tratta di una precisa richiesta da parte degli studenti, abbiamo già presentato una bozza di progetto». Le due zone più frequentate da ricercatori e studenti aumenterebbero la fruibilità del servizio tenendo conto soprattutto che nei mesi invernali molti di coloro che affollano panchine e plateatici si spostano all’interno delle aule studio.

IL SECONDO «step» è rappresentato dai parchi. «Abbiamo presentato alla Loggia un’idea di come mettere la wi-fi al Ducos, al Tarello, al Castelli e al parco dell’Acqua – rivelano alla Lais – : aspettiamo una risposta, sarebbe il completamento di un lavoro partito dal centro storico per raggiungere le periferie». «Connessi» anche i parchi, non resterebbe che pensare anche ad altre due zone densamente frequentate: la stazione e il castello che rischiano di restare fermi all’ingresso di una città che si muove verso il futuro.

bresciaoggi/Sabato 23 Luglio 2011

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