GUSSAGO. La Questura ha apposto i sigilli ai locali per aver sommistrato bevande alcoliche a un 15enne senza controlli
Una «leggerezza» che costerà un mese di chiusura ai gestori di due bar di Gussago. Avrebbero permesso di bere alcolici ad un minorenne poi entrato in coma etilico. Ieri mattina la Polizia si è presentata nei due locali e ha notificato ai proprietari l’ordinanza firmata dal questore di Brescia Lucio Carluccio che dispone da oggi la chiusura per 30 giorni. L’accusa è precisa e la questura si è basata su dati certi. Dal certificato medico agli interrogatori del ragazzino stato male a chi era con lui. Mesi di indagini, l’episodio risale all’estate, per giungere al provvedimento di temporanea chiusura perché «i titolari o loro collaboratori si sono resi responsabili di somministrazione di alcolici a minori»
Una leggerezza – ma tanti sono i furbi nel Bresciano 1 e in troppe occasioni i controlli mancano – che costerà un mese di chiusura ai gestori di due bar di Gussago. Avrebbero permesso di bere alcolici ad un minorenne poi stato male.
Ieri mattina la polizia si è presentata nei due locali e ha notificato ai proprietari l’ordinanza firmata dal questore di Brescia Lucio Carluccio che dispone da oggi la chiusura del locale per trenta giorni (ndr/vivicentro: SIC!). Immaginabile lo sconcerto. I gestori potranno far ricorso al Tar per l’annullamento.
L’accusa è precisa e la questura si è basata su dati certi, Dal certificato medico agli interrogatori del ragazzino che è stato male e a chi era con lui. Mesi di indagini per giungere al provvedimento di temporanea chiusura perché «i titolari o loro collaboratori si sono resi responsabili di somministrazione di alcolici a minori».
I fatti risalgono allo scorso luglio – come riferito dalla questura – con un ragazzo di 15 anni ricoverato in ospedale in coma etilico. Era stato male per aver abusato col bere in locali pubblici di Gussago.
Il papà dello studente non si è dato per vinto. Ha lottato con convinzione e ha sporto denuncia interessando la magistratura. ha anche segnalato nell’esposto come suo figlio avesse bevuto superalcolici in due diversi locali di Gussago.
La Procura della Repubblica ha delegato la questura ad indagare sull’episodio che, come ripetiamo, non è fatto isolato. Sono infatti troppi gli esercenti che somministrano superalcolici ai ragazzini senza controlli. Sono numerose le segnalazioni giunte ai carabinieri, alla polizia locale di diversi paesi e alla questura da parte di genitori allarmati. Ma le chiusure si contano sulle dita di una mano. C’è da domandarsi il perché.
NEI GIORNI scorsi la conclusione delle indagini da parte della Pasi della questura e la decisione del questore Lucio Carluccio di sanzionare chi la questura ritiene abbia commesso un illecito. Quello di somministrare a minorenni alcol senza aver chiesto prima i documenti. Da stabilire anche se il secondo esercente abbia dato da bere al ragazzino pur vedendolo alterato.
L’indagine effettuata dalla polizia ha consentito di appurare – come riferisce la questura – che il ragazzino, che era in compagnia di amici, lo scorso luglio avrebbero consumato assieme agli ragazzi un’intera bottiglia di vodka al «Caffè del Mar».
Alterato, come è facile intuire, il gruppo di amici avrebbe raggiunto il bar «Diapason cafè» e consumato un cocktail superalcolico, senza che il personale addetto alla somministrazione di bevande avesse verificato l’età dei giovani clienti. Nella stessa serata il quindicenne è stato male. Coma etilico che lo ha portato in ospedale. I medici e le analisi stabilirono il perché di quel collasso. Aveva bevuto troppo. Inevitabile il provvedimento di chiusura dei due locali pubblici gussaghesi per un mese: la questura ha fatto rispettare la legge. le indagini proseguono.
Un onomastico che Francesco Renga ricorderà a lungo. Feste? No, un letto d’ospedale.
A quasi tre settimane dall’
Si presume che sia moldavo. Di lui ci sono le immagini che lo riprendono durante la rissa mortale avvenuta la notte del 5 agosto all’interno e all’esterno del Copacabana di via Vergnano, dove è stato ucciso a coltellate un pakistano, Hamed Rafiq, 39enne amico del proprietario.
L’avvocato Cinquepalmi non si pronuncia su un possibile ricorso. «Attendiamo che le acque si calmino, poi valuteremo il da farsi – rivela -. Bisogna capire su cosa si è basata la questura per disporre la chiusura del Copacabana per due mesi. Ribadisco che sono vittime sia il buttafuori brasiliano sia i pakistani intervenuti dopo l’aggressione da parte di alcuni stranieri dell’est che avevano ecceduto con l’alcol. Vittime due volte, quindi: le hanno prese e sono stati arrestati dai carabinieri per rissa aggravata».







