Franco Mondini Archive

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Ragazzino in coma etilico, chiusi due bar. Franco Mondini

GUSSAGO. La Questura ha apposto i sigilli ai locali per aver sommistrato bevande alcoliche a un 15enne senza controlli

Una «leggerezza» che costerà un mese di chiusura ai gestori di due bar di Gussago. Avrebbero permesso di bere alcolici ad un minorenne poi entrato in coma etilico. Ieri mattina la Polizia si è presentata nei due locali e ha notificato ai proprietari l’ordinanza firmata dal questore di Brescia Lucio Carluccio che dispone da oggi la chiusura per 30 giorni. L’accusa è precisa e la questura si è basata su dati certi. Dal certificato medico agli interrogatori del ragazzino stato male a chi era con lui. Mesi di indagini, l’episodio risale all’estate, per giungere al provvedimento di temporanea chiusura perché «i titolari o loro collaboratori si sono resi responsabili di somministrazione di alcolici a minori»

Una leggerezza – ma tanti sono i furbi nel Bresciano 1 e in troppe occasioni i controlli mancano – che costerà un mese di chiusura ai gestori di due bar di Gussago. Avrebbero permesso di bere alcolici ad un minorenne poi stato male.
Ieri mattina la polizia si è presentata nei due locali e ha notificato ai proprietari l’ordinanza firmata dal questore di Brescia Lucio Carluccio che dispone da oggi la chiusura del locale per trenta giorni (ndr/vivicentro: SIC!). Immaginabile lo sconcerto. I gestori potranno far ricorso al Tar per l’annullamento.
L’accusa è precisa e la questura si è basata su dati certi, Dal certificato medico agli interrogatori del ragazzino che è stato male e a chi era con lui. Mesi di indagini per giungere al provvedimento di temporanea chiusura perché «i titolari o loro collaboratori si sono resi responsabili di somministrazione di alcolici a minori».
I fatti risalgono allo scorso luglio – come riferito dalla questura – con un ragazzo di 15 anni ricoverato in ospedale in coma etilico. Era stato male per aver abusato col bere in locali pubblici di Gussago.
Il papà dello studente non si è dato per vinto. Ha lottato con convinzione e ha sporto denuncia interessando la magistratura. ha anche segnalato nell’esposto come suo figlio avesse bevuto superalcolici in due diversi locali di Gussago.
La Procura della Repubblica ha delegato la questura ad indagare sull’episodio che, come ripetiamo, non è fatto isolato. Sono infatti troppi gli esercenti che somministrano superalcolici ai ragazzini senza controlli. Sono numerose le segnalazioni giunte ai carabinieri, alla polizia locale di diversi paesi e alla questura da parte di genitori allarmati. Ma le chiusure si contano sulle dita di una mano. C’è da domandarsi il perché.
NEI GIORNI scorsi la conclusione delle indagini da parte della Pasi della questura e la decisione del questore Lucio Carluccio di sanzionare chi la questura ritiene abbia commesso un illecito. Quello di somministrare a minorenni alcol senza aver chiesto prima i documenti. Da stabilire anche se il secondo esercente abbia dato da bere al ragazzino pur vedendolo alterato.
L’indagine effettuata dalla polizia ha consentito di appurare – come riferisce la questura – che il ragazzino, che era in compagnia di amici, lo scorso luglio avrebbero consumato assieme agli ragazzi un’intera bottiglia di vodka al «Caffè del Mar».
Alterato, come è facile intuire, il gruppo di amici avrebbe raggiunto il bar «Diapason cafè» e consumato un cocktail superalcolico, senza che il personale addetto alla somministrazione di bevande avesse verificato l’età dei giovani clienti. Nella stessa serata il quindicenne è stato male. Coma etilico che lo ha portato in ospedale. I medici e le analisi stabilirono il perché di quel collasso. Aveva bevuto troppo. Inevitabile il provvedimento di chiusura dei due locali pubblici gussaghesi per un mese: la questura ha fatto rispettare la legge. le indagini proseguono.

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Civile blindato: pochi amici in visita a Francesco Renga. Franco Mondini

BRESCIA. L’INCIDENTE. Festa d’onomastico in corsia per il cantautore bresciano

Un onomastico che Francesco Renga ricorderà a lungo. Feste? No, un letto d’ospedale.
Il cantautore Bresciano, vincitore nel 2005 del Festival di Sanremo, è ricoverato in Ortopedia al Civile di Brescia. Reparto blindato.
La notizia del ricovero in ospedale del cantante si è subito diffusa tra medici, infermieri, pazienti e parenti. Ma è impossibile entrare nella stanza. Reparto off limits, con strettissima osservanza di quanto imposto dal cantante e dal suo staff.
Solo i familiari e gli amici più cari possono recarsi in visita, per un saluto.
E chi anche ieri ha cercato di intrufolarsi durante l’orario visita parenti per una foto ricordo fatta con il telefonino o per un autografo è stato gentilmente allontanato. «Francesco non riceve nessuno», la risposta.
UNA CORTINA DI FERRO. Un reparto impenetrabile. «È tranquillo. Presto lascerà l’ospedale e farà ritorno a casa. Se domani (oggi per chi legge) o dopodomani non si sa ancora. Posso dire che Francesco è inavvicinabile». Queste le parole di una stretta collaboratrice che fa da filtro e risponde ai giornalisti che la chiamano dall’Italia e dall’estero.
FRANCESCO RENGA è caduto lunedì con la Vespa in città. Per evitare l’impatto con un’auto che pare fosse uscita da uno stop ha sterzato e per evitare l’impatto con una seconda vettura il cantautore ha perso l’equilibrio rovinando a terra. Sembrava una banale caduta.
Dopo una visita al pronto soccorso del Civile Francesco Renga ha fatto ritorno nella sua abitazione di Caionvico. Ma il dolore era forte. Ha così deciso di chiamare il medico di famiglia, che lo ha consigliato a tornare in ospedale – lo ha trasportato un’ambulanza di Brescia Soccorso -, dove i medici lo hanno avviato in corsia dopo aver effettuato una radiografia che ha evidenziato la frattura del bacino. Nessun intervento chirurgico è previsto per ridurre la frattura, ma a livello ambulatoriale un piccolo intervento medico è stato effettuato nel tardo pomeriggio di lunedì.
Nulla di grave per l’artista Bresciano. I fans possono stare tranquilli. Presto lo rivedranno sul palco.

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IL DELITTO DI MONTICHIARI (BS) – Negativo pure il secondo stub Cadono i sospetti sul collega, Franco Mondini

L’esito comunicato ieri dai Ris ai carabinieri che indagano sulla morte di Michele Peroni
Richiesti ulteriori accertamenti sulla pistola calibro 3.57 trovata in casa di un dipendente della Fassa Bortolo di Montichiari

A quasi tre settimane dall’omicidio di Michele Peroni, l’operaio di 27 anni di Ghedi ucciso con un colpo di pistola alla nuca nello stabilimento Fassa Bortolo di Montichiari, le analisi di laboratorio effettuate dai Ris di Parma hanno dato un’importante risposta. È risultato negativo anche il secondo dei cinque Stub sui colleghi di lavoro della vittima. Sarebbe così uscito di scena un altro dei possibili protagonisti di questo giallo d’agosto.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Brescia, che conducono le indagini con i colleghi di Desenzano, attendono ora gli esiti degli altri tre accertamenti. Ma ogni analisi, effettuata in un ambiente sterile, necessita di almeno dieci ore. Bisogna quindi pazientare.

Va ricordato che particelle di bario, piombo e antimonio erano state rilevate durante una prova dello Stub effettuata nei giorni successivi al delitto. Ma la scarsità di particelle (l’assassino potrebbe aver utilizzato dei guanti) impone ai tecnici un supplemento di indagini. Da verificare comunque il perché delle particelle sospette.

SEMPRE A PARMA sono studiati uno per uno i reperti recuperati dai carabinieri del Sis di Brescia nello stabilimento, nello spogliatoio e nella sala regia, dove sono state rilevate due gocce di sangue.

Ma a chi appartengono? Lo stabilirà il Dna. Dalle indagini è però emerso – come riferito dagli investigatori dopo l’esito positivo della prova del Luminol (evidenzia tracce di sangue in una stanza o su un macchinario) – che il giorno precedente l’omicidio di Michele Peroni, ucciso durante il turno di notte, un dipendente della «Fassa Bortolo» ferendosi aveva perso sangue. Le analisi diranno se quelle tracce ematiche appartengono proprio al dipendente che si era fatto male l’11 agosto (l’omicidio si è verificato tra le 2 e le 4 del mattino del giorno successivo; a scoprire il corpo e a dare l’allarme era stato un operaio 45enne di Castenedolo).

LA PISTOLA calibro 3.57 sequestrata dai carabinieri nell’abitazione di uno dei cinque colleghi della vittima – appartiene a un familiare – è compatibile con il proiettile calibro 9 che ha ucciso Michele Peroni. Il killer ha sparato due volte, ma un colpo è andato a vuoto e frammenti del proiettile sono stati repertati dai carabinieri.

L’arma è a Parma ed è già stata esaminata. Ma altri accertamenti sono necessari e i magistrati Paolo Savio e Michele Stagno oggi chiederanno nuove analisi. Si tratta di accertamenti irripetibili, che richiedono tempi lunghi.

Bisognerà quindi attendere ancora diversi giorni prima di avere tutti gli esiti.

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BRESCIA – Copacabana, caccia al killer inchiodato dalle immagini Franco Mondini

I carabinieri non hanno ancora dato un nome allo straniero dell’Est che ha ucciso
Le indagini sulla sanguinosa rissa scoppiata la notte del 5 agosto Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti quella di un’azione punitiva

Si presume che sia moldavo. Di lui ci sono le immagini che lo riprendono durante la rissa mortale avvenuta la notte del 5 agosto all’interno e all’esterno del Copacabana di via Vergnano, dove è stato ucciso a coltellate un pakistano, Hamed Rafiq, 39enne amico del proprietario.
Peccato che dell’omicida si siano perse le tracce e che tra i carabinieri di Brescia, i quali gli danno la caccia da più di due settimane, forte sia la convinzione che possa aver varcato il confine. Le ricerche saranno estese all’estero, ma prima bisognerà dargli un nome. Nessuna tra le persone presenti la notte della rissa mortale nel locale ha saputo fornire indicazioni utili in tal senso agli investigatori dell’Arma.
Nessun aiuto neppure tra le centinaia di moldavi che gravitano su Brescia e sono stati interrogati. Le risposte di coloro ai quali è stata mostrata la fotografia sono state: «mai visto», «non so chi sia».

POTREBBE trattarsi di un immigrato dell’Est che non ha mai soggiornato a Brescia, a meno che i connazionali per timore di ritorsioni non lo proteggano con un granitico muro d’omertà.
A distanza di due settimane dall’omicidio nel locale gestito da Akbar Sajjad, che il questore di Brescia ha chiuso per due mesi, prende consistenza l’ipotesi che il delitto sia maturato a seguito di un litigio avvenuto il giorno precedente.
Il locale è frequentato da sudamericani e da chi ama la musica latina, ma anche da immigrati dell’Est. Non di rado, anche per il bere o per uno sguardo di troppo a una donna, si verificano dentro o fuori il locale risse, quasi sempre sedate dagli addetti alla sorveglianza. Due anni fa un albanese fu ucciso a colpi di pistola nel piazzale. Il 5 agosto, invece, un gruppo di immigrati dell’Est, sette uomini e due donne, si è presentato poco prima della chiusura al Copacabana e subito gli animi si sono surriscaldati. Ferito gravemente un cameriere che cercava di calmare chi ha poi ucciso, colpito a pugni il buttafuori pakistano.
La peggio è toccata a un amico del proprietario, colpito a coltellate alla schiena mentre cercava di bloccare il feritore. Una lite probabilmente legata a fatti precedenti: è la pista seguita dai carabinieri che cercano di dare un nome al killer.

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BRESCIA – Pakistano accoltellato, l’omicida è in fuga Franco Mondini

NOTTE DI SANGUE.

I carabinieri sono sulle tracce di cinque immigrati dell’Est riconosciuti grazie ai filmati all’interno del «Copacabana», il locale in cui è scoppiata la rissa
Domani in Tribunale saranno interrogate per la convalida le sette persone arrestate per rissa aggravata in concorso

Sono in fuga: l’immigrato che ha inferto la coltellata fatale ad Hamed Rafiq (pakistano di 39 anni intervenuto per sedare gli animi) sia le persone che venerdì mattina alle 4.30 hanno scatenato una rissa al «Copacabana» di via Orzinuovi stanno cercando di far perdere le proprie tracce. Ma sono incalzati dai carabinieri della Compagnia di Brescia e del Nucleo Investigativo, che – per identificarli – dispongono delle immagini riprese dalle tre telecamere installate all’interno del locale notturno. Immagini dell’intera lite, da quando è scoppiata fino al momento in cui sono stati inferti i colpi mortali. Grazie anche ai lunghi interrogatori in caserma di avventori e clienti del «Copacabana», gli investigatori stanno seguendo una pista precisa che porta ad alcuni immigrati dell’Est, moldavi che l’altra notte festeggiavano all’interno del locale.

QUALCHE bicchiere di troppo ha surriscaldato gli animi e quando il buttafuori brasiliano Josè Cicero De Santos, 45 anni. ha invitato due clienti alla calma sarebbe stato colpito con un pugno al volto. Successivamente è intervenuto il pa- kistano Waquar Shah, 32 anni, subito ferito con una coltellata (è grave in ospedale). In pochi secondi è scoppiata una rissa che ha coinvolto almeno dieci persone: da una parte romeni e moldavi, dall’altra il buttafuori e il personale del locale gestito da un pakistano.
Quando a terra è rimasto ferito a morte Hamed Rafiq – un amico del proprietario, arrivato a Brescia dal Padovano – molti immigrati dell’est sono scappati lasciando a terra le armi usate per colpire: manici di scopa, sprange di ferro, stecche di biliardo e pure alcuni manganelli estensibili. Chi ha ferito a morte il pakistano, invece, dovrebbe aver portato con sè il coltello, che non è stato ritrovato.

ANCHE IERI i carabinieri, coordinato dal pm Eliana Dolce, hanno effettuato controlli in abitazioni in cui i ricercati, almeno cinque persone, potrebbero aver trovato rifugio e nei locali pubblici da loro frequentati. Gli inquirenti, insomma. stanno facendo terra bruciata attorno ai connazionali che potrebbero coprirne la latitanza. Controlli anche alle frontiere. perchè chi ha ucciso potrebbe cercare di rimpatriare.
Frattanto il questore Vincenzo Montemagno ha disposto la chiusura per due mesi del «Copacabana», un provvedimento che il legale della proprietà, Lorenzo Cinquepalmi, ritiene eccessivo. Anche se per ora non presenterà ricorso.
Domani il tribunale si pronuncerà sulla convalida di sette arresti per rissa in concorso aggravato: piantonato alla Poliambulanza il pakistano ferito, in carcere un romeno, il brasiliano e altri 4 pakistani.


Il questore ha chiuso il locale per due mesi

I carabinieri della Compagnia di Brescia subito dopo la rissa fatale hanno posto sotto sequestro il «Copacabana», locale di via Orzinuovi gestito da 5 anni dal pakistano Akbar Sajjad. Una decisione dettata dall’esigenza di permettere i rilievi della Scientifica per rilevare impronte digitali e materiale biologico che potrebbero risultare decisivi ai fini dell’indagine sul delitto.

ALLA MOSSA dei carabinieri, venerdì sera è seguita la decisione del questore Vincenzo Montemagno di porre per due mesi i sigilli al locale in cui è scoppiata la rissa. In prosito la legge è chiara: il gestore di un locale pubblico deve rispondere di ciò che accade all’interno e deve tenere lontane persone pericolose o con precedenti. Ma il provvedimento è definito «pesantissimo» dall’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, che tutela gli interessi del gestore. «Due anni fa – ricorda il legale – dopo l’omicidio di un albanese la chiusura fu di tre settimane. Ora sarà di due mesi. E non si capisce perchè. Anzi, tra gli arrestati che io e il collega Marino Colosio tuteleremo in tribunale c’è chi ha cercato solo di riportare la calma e di evitare che la rissa degenerasse».

L’avvocato Cinquepalmi non si pronuncia su un possibile ricorso. «Attendiamo che le acque si calmino, poi valuteremo il da farsi – rivela -. Bisogna capire su cosa si è basata la questura per disporre la chiusura del Copacabana per due mesi. Ribadisco che sono vittime sia il buttafuori brasiliano sia i pakistani intervenuti dopo l’aggressione da parte di alcuni stranieri dell’est che avevano ecceduto con l’alcol. Vittime due volte, quindi: le hanno prese e sono stati arrestati dai carabinieri per rissa aggravata».

Secondo l’avocato Cinquepalmi, i filmati delle telecamere interne potranno chiarire molte cose: «Già alle 5 di venerdì mattina abbiamo consegnato le cassette ai carabinieri che le hanno visionate per capire chi ha ferito a morte il pakistano. Le stesse immagini dimostreranno che i pakstani sono stati attaccati e hanno soltanto cercato di difendersi». F.MO.

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BRESCIA – Lite nel locale notturno, un morto e due feriti Franco Mondini


NOTTE DI SANGUE.

Il dramma alle 4.30 al Copacabana di via Orzinuovi. Dei due dipendenti coinvolti, uno è grave al Civile. Sette le persone arrestate, ma solo per la rissa
La vittima è un pakistano, colpito alla schiena mentre cercava di sedare la rissa. Trovati bastoni e mazze. L’omicidio ripreso dalle telecamere

Una rissa furiosa. Un morto e due feriti. Il teatro? Un locale notturno di via Orzinuovi in città. Il cartello con la scritta «locale sottoposto a sequestro» viene apposto alle 9 del mattino, mentre i carabinieri del Sis recuperano gli oggetti usati durante la rissa avvenuta alle 4.30, prima all’interno e poi all’esterno del «Copacabana». Gli investigatori cercano tracce sulla vetrata in frantumi. Per terra bastoni, spranghe, manganelli estraibili. Ma anche scarpe e ciabatte perse da chi scappava per schivare la furia dei colpi. Sangue, bottiglie e cosce di pollo cadute dopo il ribaltamento di un barbecue. ma saranno preziosi, alla fine, i filmati delle telecamere installate dal proprietario Akbar Sajjad dopo l’omicidio di due anni fa. Perchè la scena principe del nuovo delitto è stata ripresa. «Da parte del gestore c’è oggi, e c’è sempre stata, la massima collaborazione con le forze dell’ordine. Chi è stato ucciso era lì a cena: era un amico di vecchia data, nato nello stesso paese del proprietario del Copacabana, ed era intervenuto per sedare la lite scatenata da un gruppo di romeni e di moldavi», racconta l’avvocato Lorenzo Cinquepalmi che rappresenta Sajjad. Il legale ieri alle 5 era in via Orzinuovi e ha consegnato ai carabinieri i filmati delle tre telecamere interne.

IL SANGUE per terra appartiene a due pakistani: Hamed Rafiq, la vittima, irregolare di 39 anni, colpito alla schiena forse da un punteruolo o dalla punta di un manganello estensibile («un tipo di arma utilizzato principalmente in Spagna», rivela un investigatore) e un trentaduenne finito in ospedale, in gravi condizioni. Ferito anche un brasiliano di 30 anni (dipendente del locale come il pakistano ricoverato al Civile), che è stato raggiunto da un pugno al volto: le sue condizioni non preoccupano. Entrambi, comunque, sono stati arrestati per rissa insieme ad altri 4 pakistani e un rumeno.

MA I FERITI potrebbero essere di più. Perchè molti degli avventori del locale, sentendo in lontananza le sirene dei carabinieri e delle ambulanze, hanno preferito sparire, per non essere coinvolti o anche solo identificati. Una decina, comunque, le persone che sono state fermate ieri mattina e sono state interrogate nella caserma «Masotti» di piazza Tebaldo Brusato. Sul caso indagano infatti i carabinieri di Brescia e il Nucleo investigativo, che non si sbilanciano sull’ipotesi di arrivare in tempi brevi all’individuazione di chi ha ferito a morte il pakistano. I carabinieri manifestano cautela anche se la pista sembra imboccata: secondo le indiscrezioni cercherebbero un moldavo o quantomeno un immigrato dell’est. Grazie ai filmati potrebbero rintracciare a breve chi ha ucciso Rafiq, morto due ore dopo il ricovero al Civile. In quest’opera saranno aiutati dalle impronte digitali rilevate dentro e fuori il locale sulle armi improprie recuperate. La vittima è risultata un immigrato irregolare in Italia: la questura di Padova gli aveva rigettato la richiesta di permesso di soggiorno perchè mancavano i requisiti. L’altra sera sarebbe venuto a Brescia solo per incontrare l’amico Akbar Sajjad.

IL MOVENTE. «Non c’è alcuna questione etnica di mezzo. Più probabilmente la causa che ha scatenato la rissa è da ricercarsi nell’eccessivo consumo di alcol», afferma il comandante della Compagnia di Brescia Donato D’Amato. Scartata anche l’ipotesi di un regolamento di conti: «Al momento crediamo di no – rivela il capitano dei carabinieri -; ci sembra sia una lite degenerata».
A scatenare le tensioni nel locale di via Vergnano (dove si ballano ritmi latini e spesso si incontrano diverse comunità di immigrati) o nel parcheggio sottostante a volte basta un apprezzamento a una ragazza, il rifiuto di ballare o uno sgarro fatto da chi ha bevuto. Per buttafuori e gestori talvolta è davvero duro cercare di mantenere la situazione sotto controllo.
Stando alla ricostruzione dei carabinieri, ieri alle 4 era in corso una festa. Russi, romeni e moldavi, sette uomini e due donne, erano in una stanza. All’improvviso il battibecco con un altro avventore. Uno degli uomini ha raggiunto il parcheggio ed è tornato armato, colpendo il rivale. Pochi minuti dopo il finimondo, nonostante i tentativi di separarli. Rafiq è morto proprio in difesa del connazionale, che era stato pugnalato ed era a terra.

IL PRECEDENTE. Il 23 febbraio di due anni fa sempre al Copacabana una lite finì nel sangue: a colpi di pistola l’albanese Shepetim Cupa, 44 anni, fu ucciso dal connazionale Roland Dedja, 25 anni, arrestato dai carabinieri di Brescia mentre era dal barbiere a Pisa. Era scappato in Toscana temendo, più dell’arresto, la vendetta dei parenti della vittima. Ora il nuovo fatto di sangue e il rischio che il questore disponga la chiusura del locale. Perchè le leggi sono severe e i proprietari rischiano sempre pesanti sanzioni. Toccherebbe a loro, teoricamente, allontanare persone pericolose o sgradite. Ma non è facile individuarle.

HAMED RAFIQ è stato colpito alla schiena mentre scappava. Un colpo a tradimento con una lama sottile gli ha perforato un polmone provocando l’emorragia fatale. Alla scena hanno assistito decine di testimoni: i carabinieri stanno cercando di rompere il loro muro d’omerta. Qualcuno ieri ha iniziato a parlare e a ricordare, dopo alcune ore in caserma, ciò che ha visto e chi c’era con lui. In mano agli investigatori alcuni nomi, ma nel pomeriggio e ieri sera chi cercavano non era rintracciabile.

 

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BRESCIA – STRADE A RISCHIO. Bimbi in bicicletta coinvolti in tre incidenti Franco Mondini

Il caso più preoccupante è accaduto nel primo pomeriggio in viale Europa nella città della Bassa: il trasporto al Civile seguito dalla mamma incinta
Grave bambina di 9 anni investita a Montichiari. Ferite più lievi per altri due piccoli: uno di 6 anni a Villa Carcina e una di 4 a Rezzato

Tre bimbi coinvolti in altrettanti incidenti mentre pedalavano in bicicletta. Il più grave nel pomeriggio a Montichiari, alle 15.20 nella centralissima viale Europa con una bimba di nove anni trasportata al Civile di Brescia. I medici si sono riservati la prognosi. Gli altri incidenti a Villa Carcina e a Rezzato.
La bimba, italiana, ma residente in Marocco, era in compagnia della mamma che è incinta. Per cause al vaglio della polizia stradale di Montichiari è stata investita da una Volswagen condotta da un 58enne di Isorella. La bimba ha sfondato il parabrezza in seguito al violento urto.
La mamma è stata accompagnata in ospedale da una pattuglia della polizia.

IN MATTINATA incidenti anche per due bambini che viaggiavano in bicicletta accompagnati da un genitore. Fortunatamente le loro condizioni non destano preoccupazione, ma la paura è stata tanta. Il personale inviato dal «118» a Villa Carcina e a Rezzato ha rincuorato le mamme e chi aveva assistito alla scena.
Mancavano pochi minuti alle 10 quando in via Guglielmo Marconi a Villa Carcina un bimbo di sei anni è stato urtato dalla Renault condotta da una signora di 46 anni. Percorreva la strada con la mamma a poca distanza. Ha riportato contusioni agli arti inferiori e in ambulanza è stato trasportato per accertamenti alla Nuova Poliambulanza. Per ricostruire la dinamica sono intervenuti gli agenti della polizia locale di Villa Carcina.

A REZZATO l’incidente si è verificato in via Alcide De Gasperi attorno alle 10.30. Gli agenti della polizia locale hanno ricostruito che una bimba di 4 anni che in bicicletta viaggiava sul marciapiede seguita dalla mamma improvvisamente ha perso l’equilibrio andando a sbattere contro un furgone che procedeva nella stessa direzione.
Chi lo guidava è riuscito a rallentare la marcia. L’impatto non è stato violento, ma la bimba è ugualmente caduta a terra iniziando a piangere.
Immediati i soccorsi coordinati dal «118». In strada si è fatta subito gente, ma si è capito che le condizioni non erano gravi.
Il trasporto al Civile in pediatria per accertamenti.

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Domani l’ultimo ciao a Omar Funerali a Brescia in moschea Franco Mondini


Il luogo della tragedia a Maderno. Qui l’auto è finita nel lago FOTOLIVE| Omar Ahmed Radwan

TRAGEDIA A MADERNO.

Lo studente ventenne di Salò di origine somala è caduto con l’auto nel lago sabato mattina
La cerimonia inizierà alle 13. Sarà sepolto al cimitero Vantiniano nel settore musulmano Gli amici hanno voluto ricordarlo con un mazzo di fiori. Da dieci anni abitava sul Garda

Un mazzo di fiori per ricordare l’amico Omar è stato legato alla ringhiera a un metro da dove lo studente universitario di Salò è finito nelle acque del Garda, annegando dopo una paurosa sbandata della Aveo Chevrolet su cui viaggiava da Toscolano verso Gargnano. L’incidente si è verificato alle 4 di sabato mattina.
Per terra i segni della tragedia. Un alberello divelto e la terra mossa, come scavata dalle ruote e dal muso dell’auto impazzita.
Ieri mattina alcuni pescatori che si avvicinavano a località La Frana o al Golfo di Maderno guardavano quei segni di morte mentre alcuni automobilisti rallentavano. La curiosità spinge a vedere dove la tragedia si è consumata. Tra la gente che guardava attonita anche gli amici.

I CARABINIERI di Toscolano, guidati dal comandante Vincenzo Andaloro, hanno praticamente chiuso il caso. La magistratura ha già concesso il nullaosta per i funerali, che si svolgeranno domani alle 13 nella moschea di via Corsica a Brescia.
La sepoltura avverrà nell’ala musulmana del cimitero Vantiniano di via Milano.
Tra le ipotesi avanzate quella della sbandata legata alla velocità. Omar Ahmed Radwan, di origine somala, viveva da 10 anni a Salò con la mamma e la sorella, giunti in Italia quando era ancora bambino – dopo la morte del papà dei ragazzi – grazie all’aiuto della Croce Rossa.
Il ragazzo viaggiava da solo dopo aver trascorso la serata con gli amici. Forse stava telefonando. Forse cambiava frequenza alla radio, sta di fatto che la vettura ha sbandato sull’asfalto asciutto e la vettura dopo aver divelto una siepe e la ringhiera si è catapultata nel lago dopo aver urtato un muretto.

OMAR È MORTO in due metri d’acqua. Inutilmente due carabinieri che erano in pattuglia e che sono giunti sul posto un paio di minuti dopo la caduta in acqua della piccola vettura si sono gettati nel lago. Un’inutile lotta contro il tempo. Sono stati poi i sub dei pompieri a estrarre il corpo. Il destino lo ha portato via a soli 20 anni.
Estroverso, con tanta carica in corpo, Omar era iscritto alla facoltà di Economia e commercio a Brescia. A Salò, come a Toscolano e in altri paesi del Benàco, era molto conosciuto. A Salò si ricordano quando era ospitato nella comunità alloggio al Carmine gestita dalla Croce rossa.
Cinque anni fa la prima casa dell’Aler in via Roveto a Campoverde. Una famiglia ben integrata che era sfuggita dalla guerra in Somalia trovando ospitalità in terra Bresciana.

OMAR AVREBBE compiuto 21 anni il 10 ottobre e stava già pensando a una grande festa con gli amici di Salò.
Ora Omar non c’è più. Mancherà il suo sorriso. In tanti presenzieranno alla funzione e lo accompagneranno in via Milano per la sepoltura.

bresciaoggi/Lunedì 25 Luglio 2011

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BRESCIA – Ferisce con siringa la fornaia salvata dal rottweiler Brioche Franco Mondini


La forneria di via Della Valle dove si è verificata la rapina, il tredicesimo episodio denunciato in sette anni
La titolare Nathalie Boscardin con il cane Brioche SERVIZIO FOTOLIVE

LA RAPINA.

È accaduto in via Della Valle, nel negozio «L’arte della panificazione», gestito da Nathalie Boscardin
Il malvivente messo in fuga è riuscito però a prendere un salvadanaio che raccoglieva offerte per i cani abbandonati

«Non mi sento tranquilla e ho portato in negozio Brioche, un Rottweiler. D’altro canto dopo dodici o tredici rapine subite, ormai non le conto più, non so che fare». Lo sfogo è di Nathalie Boscardin, 44 anni, che da sette anni gestisce il negozio «L’arte della panificazione» in via Della Valle. Detiene un record. Evidentemente la malavita l’ha presa di mira essendo il negozio vulnerabile.

«Dal 2006 la situazione è peggiorata. Ho scritto a tutti, al sindaco, a carabinieri e polizia. Nessuno ci tutela. la pattuglia passa e se ne va ed ecco la rapina. I controlli in vece li fanno, e di frequente, i Nas e l’Asl… Impossibile andare avanti così a Brescia. Come si fa a lavorare in questo modo? Si vive nella paura. Si ha voglia di mollare tutto».

LA SIGNORA Nathalie alle 14.10 di martedì ha subito l’ennesima rapina mentre era sola in negozio. Non c’erano clienti, ma a proteggerla il fedele Brioche.
All’improvviso, come ha raccontato e denunciato alla polizia, un uomo dalla pelle olivastra è entrato. Impugnava una siringa.
È la negoziante che racconta quanto ha patito.
«Si è avvicinato al bancone e ha cercato di aprire il cassetto. Voleva prendere l’incasso. Brioche che era sdraiato sotto il bancone ha reagito azzannandogli il polso. Il bandito ha avuto il tempo di pungermi con l’ago della siringa da insulina che teneva in mano. Ha poi prelevato dal bancone la scatolina che raccoglie i soldi per aiutare i cani abbandonati ed è scappato».
Una fuga a piedi mentre il Rottweiler ringhiava. La segnalazione di rapina giunta al 113 ha fatto intervenire una pattuglia della Volante. Raccolte le sommarie informazioni e la descrizione di chi cercare, gli agenti hanno passato palmo a palmo le vie adiacenti senza trovare giovani stranieri che corrispondessero alla descrizione del bandito che era scappato da via Della Valle.

LA PROFILASSI. Nathalie Boscardin si è recata al pronto soccorso per essere visitata e medicata. Presentava un forellino nel braccio. È stata sottoposta a profilassi. Teoricamente la siringa poteva essere infetta. Periodicamente dovrà sottoporsi a esami per accertare l’eventuale positività.
«Sono ore di angoscia. Di terrore. Devo aspettare l’esito degli esami. Non siamo tutelati. Per tre soldi rischiamo la vita. Mi sono trovata di fronte persone con pistola o coltello. Adesso la siringa…».
Nathalie si ferma. Deve servire una cliente. Si lascia andare a un sorriso tirato di circostanza, ma l’angoscia che la pervade è palpabile.

bresciaoggi/Giovedì 21 Luglio 2011

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