Gian Paolo Laffranchi Archive

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Scienza: «Vogliamo restare in alto» Gian Paolo Laffranchi

LA VIGILIA. L’allenatore del Brescia per la prima volta non nasconde le ambizioni della sua formazione
«A gennaio, se possibile, nessuna cessione ma rinforzi E Cordova, se si rimette in sesto, sarà un bell’acquisto»

  1. Brescia, riecco il mago Zeman E adesso chi si diverte di più? Vincenzo Corbetta

Rilanciarsi è un obbligo, se si vuol puntare in alto. E il Brescia punta ad arrivare lassù, dove osano le big della serie B.
Beppe Scienza, allenatore del nuovo corso, motivatore di un gruppo giovane e compatto, per la prima volta parla di qualcosa di diverso dalla semplice salvezza: «Siamo in flessione sul piano dei risultati, ma firmerei col sangue per giocare sempre come a Padova – assicura -. Una prestazione da ripetere. La sfida con il Pescara può ridarci slancio, essere la svolta. È bello star lassù. Siamo stati la sorpresa: possiamo essere protagonisti».
Scienza ha analizzato il Pescara a lungo: «Tre notti di filmati e studio maniacale con i miei collaboratori – spiega -. Abbiamo cercato di capire come affrontare una squadra imprevedibile: non incontri mai lo stesso Pescara. Quando ha la gamba giusta, è un cliente scomodo. E Zeman, che qui non ha lasciato un ricordo eccezionale, vorrà fare la parte del leone e andrà all’assalto».
Peccato affrontare l’attacco più pericoloso con una difesa in emergenza: un centrale di ruolo disponibile su 3: «Lo stop di Zoboli, più lungo del previsto, inizia a preoccuparmi. Con lui prendevamo raramente gol. Senza nulla togliere a chi l’ha sostituito: Magli è stato bravissimo, ma ora non c’è. Per fortuna c’è Berardi, una sicurezza. Devo scegliere fra Leali e Arcari in porta, Dallamano e Daprelà a sinistra. In difesa siamo pochi, ma possiamo adattarci».
A GENNAIO, se si inseguirà qualcosa di più della salvezza, serviranno rinforzi: «Importante che il nostro direttore sportivo Iaconi abbia ribadito la volontà di mantenere l’ossatura. Qualcuno può essere ceduto, in caso di offertona, ma l’intento è vendere giocatori senza lasciarli partire subito. È anche il proposito del presidente Corioni. In uscita a gennaio credo non succederà nulla. In entrata, magari, qualcosa. Se saremo in corsa per i play-off, dovremo giocarcela per la A».
Nel frattempo Cordova «può essere il miglior acquisto. Chi sta giocando in mezzo, trova spazio perché è forte, non perché è giovane: Salamon mi sta entusiasmando, il frangiflutti che ci serve. Ma Cordova può tornare utile: se gli si riaccende il fuoco e tornerà fisicamente a posto, sarà convocato».
Probabilmente già per la trasferta di Grosseto. «Se si innamora del progetto quanto noi lo siamo delle sue qualità, Nicolas mi fa il regalo più grande», dice Scienza, che per il 45° compleanno ha ricevuto una maglia del Brescia col suo nome da capitan Zambelli: «Me la tengo stretta. Un onore, per me che da giocatore affrontavo il Brescia sempre da avversarioi. Mercoledì sera, durante la presentazione, i miei giocatori hanno fatto un’ottima figura, dimostrando di essere un gruppo unito di ragazzi puliti e simpatici. E la gente ci regala affetto».

TORNA LA MAGLIA DEL CENTENARIO
Stasera, contro il Pescara, il Brescia rispolvera la maglia del centenario, nata per i 100 anni di vita della società di via Bazoli ma che, la scorsa stagione, non ha portato molta fortuna ai biancazzurri, retrocessi in serie B. La maglia del centenario è stata regalata da Zambelli a Scienza mercoledì alla presentazione da Carnevali.

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Il Brescia sale alla ribalta con i gioielli in vetrina Gian Paolo Laffranchi

IL MERCATO. I giocatori biancazzurri sono appetiti da un numero sempre crescente di squadre
È derby tra Inter e Milan per l’argentino Juan Antonio Per Leali, El Kaddouri e Salamon c’è già un’asta E Berardi è destinato al Padova già in gennaio

La strategia societaria è chiara: il Brescia pensa a piazzar bene i suoi gioielli. La priorità è questa. Le scadenze che più premono al presidente Gino Corioni, in questo momento, riguardano il pagamento puntuale degli stipendi. Una situazione limitante, ma una politica prudente se si vogliono evitare le penalizzazioni inflitte a diversi altri club (a rischiare la prossima mazzata, domani, è la Juve Stabia).
SE A GENNAIO la squadra sarà in zona play-off, Corioni proverà a intervenire anche con operazioni in entrata, possibilmente a basso costo. L’ipotesi, seppur remota, di una promozione in serie A varrebbe senz’altro la pena di un investimento anche in tempi di magra. In caso contrario, con una classifica tranquilla ma senza sogni di gloria, gli acquisti saranno l’ultimo dei suoi pensieri. E qualche talento, fra i ragazzi lanciati da Scienza finora, rischierà di cambiare subito maglia.
«Tutti sanno che il Brescia è una bottega che vende – dice il presidente -: i primi che arrivano, se vogliono, si prendono i giocatori migliori». Il più chiacchierato è Juan Antonio, trequartista dell’88. L’Inter lo segue, il Milan si sta muovendo. Il Palermo si è attivato con il suo direttore sportivo, Sean Sogliano. Per tutti gli addetti ai lavori, Antonio ha le movenze, le accelerazioni palla al piede, il gusto per l’assist e per il tiro del «Flaco» Pastore, non a caso acquisto milionario del Paris Saint Germain nell’ultimo mercato estivo.
Ora il Palermo vorrebbe ripetere l’operazione: prendere un argentino di qualità, valorizzarlo e rivenderlo a caro prezzo. Di mezzo c’è il Brescia, che non regalerà Antonio.
Anche il Napoli segue Juan Antonio. E non solo: gli ex dirigenti biancazzurri, Leonardo Mantovani e Maurizio Micheli, conoscono bene e seguono da mesi Omar El Kaddouri e Bartosz Salamon, centrocampisti che il Brescia ha portato in Italia e sta svezzando. Per El Kaddouri c’è pure il Torino, per Salamon le sirene della Premier League. Chi li acquista in coppia fa un affare: si assicura una mezz’ala con un piede destro fuori dal comune, e un centromediano dalla tecnica invidiabile, oltre che dal fisico bestiale. Anche la Lazio la pensa come il Napoli e, intanto, si informa sui progressi di Antonio Magli, centrale difensivo del ’91.
PER LEALI, portiere classe ’93 dalle doti evidenti e dalla calma olimpica. Milan, Palermo, Napoli si sono fatti avanti per il numero uno della nazionale under 19. Chi cambierà maglia prima degli altri è probabilmente Gaetano Berardi, jolly difensivo dell’88, nel mirino del Padova: l’ultimo giorno della sessione estiva Rino Foschi fece il possibile per convincere Andrea Iaconi a lasciarlo partire subito; il dialogo fra i direttori sportivi non è mai cessato e il club veneto tornerà all’assalto a gennaio.
Piace al Milan e soprattutto al Genoa Jonathas De Jesus, centravanti brasiliano dell’89. Ma un suo trasferimento non è in cima alla lista delle cessioni pregiate progettate da Corioni: Jonathas è solo in prestito dall’olandese Az Alkmaar. Il destino del suo cartellino è nelle mani del suo procuratore, Mino Raiola.

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BRESCIA CALCIO. Gilberto Martinez saluta «Vado via in pace con me stesso» Gian Paolo Laffranchi

L’ADDIO. Il costaricano e il Brescia risolvono il contratto. Protagonista anche nel «salto» in A ma il rapporto si era ormai logorato. Intanto resta soltanto per allenarsi in attesa di trovare una squadra

Brescia. La voce si era sparsa una decina di giorni fa: Gilberto Martinez ha fatto un passo verso il Brescia. La società, evidentemente, ha fatto altrettanto: ieri è stato risolto il contratto. Il terzino costaricano non è più un giocatore biancazzurro, anche se in biancazzurro, ieri, sudava al San Filippo. Nel comunicato diffuso ieri alle 14.08 da via Bazoli si specificava che «è stata accettata la richiesta di Martinez di continuare ad allenarsi con la prima squadra finché il difensore lo riterrà opportuno». Il Tuma potrà così proseguire la sua tabella di marcia, un lavoro differenziato intrapreso un mese fa, nella prospettiva di trovare una nuova sistemazione lontano dal Cidneo. «Sono in pace con me stesso: ho poco altro da dire», ha tagliato corto uscendo dagli spogliatoi del San Filippo, un’ora e mezza dopo il comunicato del Brescia. Con lui Nicolas Cordova: «Se volete parlo io, ne avrei di cose da dire, ma la società non vuole», ha sorriso amaro. Storie simili, le loro: entrambi classe ’79, entrambi fuori dai programmi del nuovo corso fin dall’estate. In scadenza il 30 giugno 2012, Cordova per il momento rimane, mentre Cristiano Zanetti prosegue la rieducazione a Viareggio dopo l’intervento al tendine rotuleo sinistro.

E MARTINEZ? È ancora qui, ma di fatto è già via. E non è certo un lieto fine per un giocatore che, nei primi tempi biancazzurri, prometteva di diventare un veterano. Un po’ come Victor Hugo Mareco, l’altro difensore sudamericano rientrato in ritardo dalle vacanze due mesi fa, che tra poco invece affronterà il Brescia da avversario con il Verona.

Martinez è rimasto, finora, in mancanza d’offerte. L’Omonia Nicosia (Cipro) si è tirato indietro per l’ingaggio (300 mila euro). La Sampdoria sembrava disposta a riprenderselo, ma alla fine non c’è stato niente da fare.

Una vicenda a più fasi, la sua storia biancazzurra: acquistato prima del Mondiale 2002, a nemmeno 23 anni, il Tuma è arrivato in Italia dopo un’ottima prova nella rassegna nippocoreana e fino al 2006 ha continuato a brillare anche nel Brescia. 132 presenze (97 in A), un rendimento da stakanovista come terzino e anche come centrale. Tante partite, e un ginocchio (il sinistro) che per l’usura si è ritrovato senza cartilagine dopo i mesi zemaniani e un infortunio-lampo al Mondiale di Germania. Pensare che in quell’estate 2006 la Roma, da tempo sulle sue tracce, aveva deciso di acquistarlo. Tornato all’ovile nel 2007 senza aver mai potuto esordire in giallorosso, con l’aiuto del Brescia Martinez è rinato. Di nuovo in campo nel 2008/2009, capace di collezionare 49 partite e di contribuire a una promozione in A prima di perdere l’entusiasmo. Poi la Samp, con retrocessione come il Brescia, dove torna e dove avrebbe potuto rilanciarsi.

Presentarsi in ritardo dopo le vacanze non ha aiutato e ha confermato che qualcosa si era rotto. E il rapporto, ormai logoro, ieri si è interrotto ufficialmente.


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BRESCIA – Zoboli, felicità da posto fisso «Ora non sono più precario» Gian Paolo Laffranchi

Il difensore biancazzurro si scopre inamovibile dopo anni vissuti in bilico
«Un anno fa mi avrebbero venduto assieme a due copri-water, ora c’è fiducia»

Un’estate fa era il più precario di tutti. «Se il Brescia avesse potuto, mi avrebbe venduto insieme a due copri-water», sorride oggi Davide Zoboli. L’allusione all’azienda del presidente (la Saniplast) si specchia in un ricordo amaro: un anno fa, di questi tempi, Zoboli non era il veterano-titolare-inamovibile che è oggi, ma un giocatore indesiderato e con la valigia in mano. Dopodiché è rimasto, ha sopportato un periodaccio da fuori-rosa, si è ripreso la maglia e non l’ha mollata più, risultando fra le poche note liete di una stagione da dimenticare.

«E’ CAMBIATO tanto, oggi, rispetto ad allora – concorda il difensore parmense, classe 1981, 188 presenze e 14 reti in 6 campionati biancazzurri -. Non ho rivincite da prendermi, ma una retrocessione da cancellare insieme ai miei compagni. Quello che dovevo dire, l’ho detto un anno fa. Vado avanti dritto per la mia strada».
Zoboli, in virtù di un rendimento tornato all’altezza dei bei tempi (quelli della gestione-Maran, 2005-06), ha mercato: è sul taccuino dell’Hellas Verona, piace alla Sampdoria. «Le voci non mi hanno mai disturbato in passato e non mi infastidiscono adesso – assicura -. Fra una decina di giorni il mercato sarà chiuso e finirà il tempo delle chiacchiere».

COMINCERÀ, magari, quello dei rinnovi: e per Zoboli ora si parla di prolungamento. Possibile, forse inevitabile: «Il mio contratto scade nel 2012 – ricorda il centrale, che fra un anno sarebbe svincolato e libero di andarsene -. La società conosce le mie richieste. Il mio agente Stefano Lombardi ha parlato con il direttore che c’era prima e deve parlare con quello che c’è adesso».
L’appuntamento con il diesse Andrea Iaconi (successore di Gianluca Nani) non è ancora avvenuto, ma «il Brescia sa cosa voglio e come lo voglio – dice Zoboli -. Resto in attesa. Mi aspetto di tutto. Nessun problema. In ogni caso la dirigenza ha altre priorità. Non solo i rinnovi, ma anche i rinforzi potranno arrivare solo dopo le operazioni in uscita».
Archiviato il precariato, Zoboli forma con Zambelli e Budel il triumvirato degli «anziani». «La squadra è notevolmente ringiovanita, ma è un bene: c’è entusiasmo, voglia di lavorare, e diversi giovani sono cresciuti molto quest’estate. In questo gruppo rifondato l’allenatore, Scienza, sta dando una mano a tutti. I tifosi dimostrano maturità e attaccamento. In un momento negativo per il Brescia, l’ambiente ha reagito in maniera positiva e noi ne abbiamo tratto giovamento». Atteggiamento sfociato nel successo (nettissimo: 5-0) colto al debutto in coppa Italia contro L’Aquila.
«A Catania domenica sarà senz’altro più dura – prevede Zoboli – anche se non credo che ci sarà il divario visto a Mompiano fra noi e gli abruzzesi».

LA TRASFERTA in Sicilia non è soltanto l’occasione per accedere al quarto turno di coppa Italia: è una chance di riscatto contro la squadra che l’anno scorso fece piangere il Brescia dappertutto, eliminandolo dal torneo e sancendone la retrocessione in campionato.
«Le 5 sberle subite in coppa non si cancellano – ammette Zoboli, che quel 25 novembre 2010 tornava in campo dopo 3 mesi di dimenticatoio -. Altro discorso in campionato: al Rigamonti eravamo contratti, tesi, stanchi dopo una lunga rincorsa. Partita sbagliata e, di conseguenza, la retrocessione. Errori da evitare in futuro, ma ne faremo ancora: nel calcio si sbaglia tutti, vince chi sbaglia meno. Ora affrontiamo il test più duro del nostro precampionato, utile in vista della prossima serie B. In una gara secca tutto può succedere. Sfidiamo una squadra più forte, ma ci proviamo».

 

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Brescia, una regia in cerca d’autore (non d’esperienza) Gian Paolo Laffranchi

LE MANOVRE. Tre registi di qualità, ma spazio alla «linea verde»
Budel e Cordova sono in sospeso Zanetti è sempre in infermeria e non pare più rientrare nei piani: ai baby le chiavi del centrocampo

Nicolas Cordova:
in sospeso

Una poltrona per tre. Anzi, per nessuno. In sospeso, la regia del Brescia. Ci sono il playmaker della promozione e quelli della retrocessione; chi ha vinto e perso, Alessandro Budel e Nicolas Cordova, ma anche chi è rimasto soprattutto a guardare, Cristiano Zanetti. Tutti e tre, oggi, sono calciatori biancazzurri, ma nessuno ha in mani le chiavi del gioco. La società deve fare cassa e punta sui giovani: se Bartosz Salamon ha una caviglia malconcia, in coppa Italia gioca Fabrizio Paghera (un ’91 per un ’91). I veterani o devono farsi più in là (Budel e Cordova) o non rientrano nei piani (Zanetti). Alla fine del mercato, alle 19 del 31 agosto, potrebbero essere ancora qui tutti e tre o nemmeno uno. Tutto può succedere. Chi è tornato nel cuore del progetto, seppure in posizione defilata sul piano tattico, è Budel. Una sua partenza lascerebbe un vuoto difficile da colmare in una squadra baby che ha bisogno di esperienza, acume e capacità di fare gruppo.

Alessandro Budel

C’ERA BUDEL in cabina di regia, nel Brescia che festeggiava la promozione un anno fa (sembra passato un secolo). Nello scorso campionato, fra tanti acquisti grandi di nome ma non di fatto, si era ritrovato spesso ai margini e per questo a gennaio aveva cambiato maglia, passando al Torino: 6 mesi amari, niente playoff e ritorno all’ovile. Budel è comunque uno che risponde presente: 48 presenze in un anno e mezzo fra Brescia e granata. Classe ’81, nella squadra di Scienza è un leader naturale: i compagni lo cercano perché le sue giocate sono illuminanti. Ha uno stipendio impegnativo (600 mila). Si è detto «disposto a spalmare l’ingaggio su un contratto pluriennale», ma l’accordo è da trovare.
Lontano l’accordo fra il Brescia e Cristiano Zanetti. «Non rientra nei piani», aveva tagliato corto Gino Corioni al raduno. Il centromediano del ’77, ex nazionale, ex Juventus, Inter, Roma e Fiorentina, la pensa diversamente. Si è operato al tendine rotuleo sinistro, sta svolgendo la rieducazione a Viareggio sotto le cure di Michele Geminiani (pure ex nazionale ed ex Roma). «Avevo un buco nel tendine, l’anno scorso giocavo con le infiltrazioni o non giocavo: ora il problema è risolto, sto bene e per l’inizio di ottobre sarà in campo più forte di prima», assicura Zanetti da Viareggio. «Purtroppo da Brescia non mi chiama nessuno: io ho voglia di tornare e di rimettermi in gioco per cancellare la retrocessione e riconquistare la serie A». Arrivato a gennaio, Zanetti ha un contratto fino al 2012 e guadagna 240 mila. «Vorrei un’occasione», ribadisce. In biancazzurro, finora, soltanto 8 presenze. Stesse bene, uno come lui in questa serie B farebbe la differenza.

Cristiano Zanetti:
è in infermeria

IL DISCORSO può valere anche per Nicolas Cordova. Ufficialmente è un giocatore del Brescia, ufficialmente non è un caso. Ma il linguaggio del corpo dice più delle parole. In amichevole lascia il campo smoccolando per un pestone. In nazionale entra e segna un eurogol (1-1 del Cile in Francia). Dopo aver contribuito alla promozione 2010 (3 gol in 12 gare) e vissuto la discesa del 2011 (2 reti 21 presenze) il centrocampista acquistato dal Parma insieme a Budel un anno e mezzo fa adesso vorrebbe fare il regista. Non il trequartista.
Esigenze diverse per il Brescia, che ha giovani registi da lanciare e avrebbe bisogno di un tiratore scelto vicino alla porta. Cordova ha 32 anni, guadagna 300 mila e al momento non ha richieste. Può chiamarsi fuori o diventare un valore aggiunto. Ma in una regia di under da valorizzare non c’è posto per lui.

 

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Il Brescia serra i tempi La chiave di tutto è Kone Gian Paolo Laffranchi

IL MERCATO. Dalla destinazione del centrocampista dipendono gli eventuali rinforzi
Il greco piace al Palermo, che cederebbe la punta Beric e al Chievo, che darebbe in cambio il brasiliano De Paula E per Caracciolo i veneti offrono tre milioni di euro

È Panagiotis Kone la chiave del mercato del Brescia. Il jolly greco ha le valigie pronte: diverse le mete possibili, decisiva la sua destinazione anche per le trattative in entrata. Chievo e Palermo le soluzioni più plausibili. Di Kone, oltre che del solito Andrea Caracciolo, il club veneto parla con la dirigenza biancazzurra.
Il fitto colloquio di domenica sera a Desenzano fra i ds, Andrea Iaconi e Giovanni Sartori, in occasione dell’amichevole con l’Albinoleffe, è partito da un’offerta formale del Chievo per l’Airone: 3 milioni per l’intero cartellino. Il centravanti, per il Brescia, vale di più. E sulle sue tracce c’è anche il Parma (interessato pure a Marco Zambelli). Ma il filo diretto stabilito con il Chievo dal trasferimento di Perparim Hetemaj (comproprietà per 1,3 milioni) può portare anche altri giocatori in Veneto.
Piace Davide Zoboli, anche se la difesa clivense pare già attrezzata. Ecco spuntare allora Kone, considerato l’ideale a completare il reparto di mezzo. A maggior ragione se Hetemaj, classe ’86, preso come incursore più che come frangiflutti, si rivela mediano più che mezz’ala. Al Chievo Kone (’87) può tornare utile da mezz’ala, da ala, da trequartista. Kone più Caracciolo a Verona: si può fare anche dopo l’acquisto di Alberto Paloschi dal Milan, perché Sartori vuol rinforzare parecchio l’attacco (confermati Pellissier e Moscardelli) e a Iaconi girerebbe volentieri il brasiliano De Paula.

IL PROBLEMA è economico. Il Brescia non cede il greco e l’Airone per meno di 6 milioni. Ma per metà Kone e tutto Caracciolo, con 4,5 milioni l’affare si fa. Ci sono piste praticabili anche lontano dal Veneto. Il Palermo segue da tempo Kone e ha una contropartita tecnica per l’attacco: lo sloveno Robert Beric, 20 anni. Una prima punta come Libor Kozak: il ritorno del ceko sarebbe gradito, ma ieri la Lazio l’ha inserito nella lista Uefa.
Per l’attacco, a prescindere dal tesseramento o meno dello spagnolo ex Real Madrid Ramos Martinez (classe ’89), in pole c’è Davide Succi. Il Brescia ne parla con lo stesso Palermo, pronto a parcheggiarlo senza chiedere nulla, avendo interesse a farlo giocare per recuperarlo dopo il grave infortunio (rottura del tendine d’Achille a gennaio quando era al Padova, nuovo intervento a giugno; a Ferragosto tornerà a correre, rientro previsto entro fine settembre).
Per l’attacco c’è anche una pista che porta a Vicenza, a Elvis Abbruscato, classe ’81, 19 gol nell’ultima serie B. Fra i difensori in partenza, ha più speranze di restare Victor Mareco di Gilberto Martinez. Il paraguaiano sarebbe ceduto subito se il Lecce accettasse lo scambio proposto con Souleymane Diamoutene, centrale dell’83.

 

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BRESCIA – Budel-Cordova, coppia d’oro destinata a cambiare pelle Gian Paolo Laffranchi


Nicolas Cordova, 32 anni: Scienza lo vorrebbe trequartista.
Alessandro Budel, 30 anni: da regista a mezz’ala in futuro?
FOTOLIVE

IL TEMA.

I due centrocampisti furono protagonisti nella stagione dell’ultima promozione

Il regista finora utilizzato da mezz’ala Per il cileno un posto da trequartista

Sanno come si fa: da loro si può ripartire. Alessandro Budel e Nicolas Cordova, protagonisti della promozione del 2010. Con i loro trent’anni suonati (Cordova 32, Budel 30), e il desiderio di riscatto dopo un’annata da dimenticare, non hanno nemmeno bisogno di candidarsi allo scranno di senatori in un Brescia giovanissimo. L’elezione a uomini-guida è un fatto naturale: decisivi i fattori dell’ esperienza e del ruolo. In mezzo al campo, dove si preannunciano novità tattiche per farli nuovamente coesistere.
La necessità di una svolta tattica parte da Cordova, che con il passare del tempo ha preso a sentirsi sempre più regista. Quando arrivò a Brescia, nel gennaio 2010, ex Parma (e Grosseto, Messina, Bari), si portava dietro la fama di grande calciatore di punizioni, portato per la manovra offensiva, votato alla costruzione dellìazione. Un interno di pensiero, un trequartista dall’assist facile e dal tiro squassante.
Così si è reso utile nella rincorsa che ha consentito al Brescia di risalire in serie A. Tredici presenze, 3 gol e un apporto spesso illuminante. In quel Brescia targato Iachini, impostato secondo i dettami del 3-5-2, il centromediano era Budel, ex Parma (ed Empoli, Cagliari, Genoa). Un metronomo fondamentale per scandire i tempi della risalita.

SEDICI PARTITE da padrone del gioco, fino al trionfo nella finale play-off con il Torino. L’anno scorso è stato un calvario per entrambi. Budel è stato girato proprio al Torino, a gennaio, per far posto a Cristiano Zanetti (ex nazionale che in campo si è visto poco, frenato dai guai fisici): 16 partite ben diverse da quelle disputate con il Brescia l’anno precedente. Un campionato amaro, con i granata fuori dagli spareggi.
Cordova è rimasto, ha realizzato 2 reti, firmando su punizione una delle poche vittorie stagionali (contro la Sampdoria), ma con il passare delle giornate è finito nel dimenticatoio, tra esclusioni tecniche e problemi all’alluce. Ora il cileno vuole rinascere con la maglia del Brescia, magari da centrocampista centrale anche se in quel ruolo per il momento sembra essere Salamon l’uomo su cui puntano società e allenatore. Cordova, in base alle impressioni confermate dalle dichiarazioni in tal senso di Scienza, potrebbe giocare da trequartista a patto però che il cileno accetti di rivestire il ruolo di rifinitore avanzato.
«Cordova è un uomo vero e con lui ho un grande rapporto – ha detto Scienza pochi giorni fa – e mi piacerebbe che lui sposasse questo mio progetto, ma non voglio andare contro alla sua storicità legata al ruolo».

BUDEL finora è stato impiegato nel ruolo di mezz’ala sinistra. Compagni anche di stanza in ritiro di Temù. Il feeling che li unisce può essere un punto di forza nello scacchiere di Giuseppe Scienza (allenatore ex centrocampista). In un Brescia formula 4-3-1-2 Budel e Cordova possono essere due dei tre mediani, o Budel può tornare in cabina di regia con Cordova riportato a compiti più offensivi. Discorsi che stanno in piedi perché, salvo sorprese, sia Budel che Cordova dovrebbero rimanere. La posizione del cileno (300 mila euro di stipendio annuo) è parsa abbastanza chiara fin dall’inizio. Situazione diversa per l’ex granata, che ha un ingaggio impegnativo (600 mila) e un contratto in scadenza nel 2013. Ma la disponibilità del giocatore a spalmarsi il contratto (su un triennale o su un quadriennale) può contribuire al lieto fine della trattativa. Sempre che non spunti una società realmente interessata all’acquisto. In questo Brescia, costretto a fare cassa per sopravvivere, nessuno è incedibile.

bresciaoggi/Mercoledì 27 Luglio 2011

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BRESCIA – Vass-Feczesin, il rilancio parte in coppia Gian Paolo Laffranchi


Robert Feczesin e Adam Vass:
i due ungheresi possono essere punti di forza per il rilancio del Brescia nel prossimo campionato di B
FOTOLIVE

I PROTAGONISTI.

Uno viene dalla retrocessione, l’altro dal ritorno dal prestito con la voglia di dimostrare le proprie qualità: per i biancazzurri un possibile valore in più

I due ungheresi credono nel Brescia e nella possibilità di crescere ancora «Adesso arriva la nostra occasione e non vogliamo farcela scappare»

Dall’Ungheria con furore, in Italia con esperienza. Adam & Robert ormai dovrebbero sapere come si fa. Vass & Feczesin, 47 anni in due, sono giovani ma al tempo stesso abituati al calcio del Belpaese. Sono fra i tanti stranieri scovati, scoperti e supportati dal Brescia prima di essere spediti altrove, spesso in cambio di bei soldi: una truppa variegata di talenti, che comprende campioni affermati (Marek Hamsik) come promesse mancate (Savio Nsereko). Vass e Feczesin non sono stati mai andati alle stelle e nemmeno alla stalle: magari all’altezza, mai protagonisti. Furono lanciati da Serse Cosmi 4 stagioni fa, devono imporsi con Giuseppe Scienza adesso. Per loro può essere l’anno del decollo, o del definitivo ridimensionamento. In un Brescia formato under 21, senza ambizioni da primato e perciò costruito al risparmio, tocca a loro trascinare i compagni più giovani.

«QUI MI SENTO un veterano – sorride Vass, nato il 9 settembre 1988 a Kapolnasnyek -. Sono molto contento di far parte di questo gruppo giovane. Ci sono tanti ragazzi e la cosa mi esalta, perché mi sento un po’ uno dei vecchi e per il mio ruolo in mezzo al campo e per le partite già disputate con questa maglia, ho tutta l’intenzione di diventare un leader di questo Brescia». Può farcela, Vass. Il suo curriculum biancazzurro è più solido di quello di Feczesin: non è mai stato ceduto in prestito, ha già vinto un campionato sul campo. Per larghi tratti della sua avventura è stato un centrocampista titolare. Robert no: è andato più a fiammate, salvo poi spegnersi. Come spesso capita ai centravanti. Si era presentato con un biglietto da visita incoraggiante: gol a Buffon e vittoria per 3-1 dell’Ungheria sull’Italia (amichevole a Budapest). In biancazzurro poche soddisfazioni: 52 partite e 5 reti, a segno invano nella semifinale playoff persa con l’Albinoleffe nel 2008. Ma lontano da Brescia Feczesin si è sempre fatto valere: 8 gol in prestito al Debrecen, serie A magiara, e 8 gol pure ad Ascoli, nella serie B italiana, in sole 19 gare. «Ho rotto il ghiaccio dopo 10 minuti, ad Ascoli – sottolinea con orgoglio Feczesin, nato a Budapest il 22 febbraio 1986 – . Oltre ai gol in 19 incontri ho piazzato pure 5 assist. Insomma, me la sono cavata bene. Per questo dico che mi merito un’occasione nel Brescia. Ad Ascoli ho fatto vedere di poterci stare, nel calcio italiano. Ora intendo dimostrare di essere da Brescia».

PIÙ TRANQUILLA la situazione di Vass, che non è tra i giocatori con la valigia e sulla carta parte nell’undici di Scienza: «Mi fa piacere, perché non vedo l’ora di iniziare la stagione. So che l’obiettivo dichiarato non è la promozione, ma io penso soltanto a quello: voglio tornare in serie A. Con il Brescia ci sono già riuscito, con il Brescia conto di ripetermi». Meno salda la posizione di Feczesin, che sente parlare sempre di nuovi colpi per l’attacco: «Nessuna paura: torno da Ascoli più forte tecnicamente e pure fisicamente. Non sarà facile, ma voglio prendermi il Brescia. E non sono tornato per stare in panchina. Sono qui per giocare e dipende da me».

bresciaoggi/Domenica 24 Luglio 2011

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BRESCIA – Antonio Filippini smette: «Io, tecnico per amore» Gian Paolo Laffranchi


Filippini sostituito da Tassi il 22 maggio con la Fiorentina: è l’addio

L’ANNUNCIO.

A 38 anni il centrocampista ha deciso di ritirarsi dall’attività agonistica
Guiderà la formazione dei Giovanissimi regionali «Rimango da allenatore per non lasciare il Brescia» E il gemello Emanuele va al Master di Coverciano

Una vita da mediano, una vita per il Brescia. Prima giocatore-bandiera, adesso allenatore delle giovanili. È vero: Antonio Filippini non ha un curriculum immacolato; ha giocato anche altrove (Palermo, Lazio, Treviso, Livorno).

Ma i derby della Capitale, senz’altro infuocati, e le notti livornesi, talvolta magiche, non possono competere con la storia biancazzurra che il rocker di Urago Mella si ritrova fra le dita: 281 partite e 15 gol fra A e B, roba da matti a pensarci quando cominci a giocare all’oratorio e hai tutta la carriera davanti. Roba per cui può valere la pena anche smettere di giocare, se serve a mantenere il legame con la tua squadra del cuore. Antonio questo ha scelto: smette di giocare, quando potrebbe continuare, pur di rimanere nel Brescia. Si ritira «per amore verso la maglia».

UN PO’ COME un anno fa suo fratello Emanuele, ieri ammesso al Master di Coverciano per tecnici di prima categoria: «Io allenatore: l’idea mi piace e se ci riesce il mio gemello, ce la posso fare anch’io – scherza Antonio, che lunedì incontrerà il direttore sportivo Andrea Iaconi per definire il suo nuovo ruolo -. Mi ci vedo, come tecnico. Certo, il mio sogno nell’immediato era essere un giocatore allenato da mio fratello Emanuele, ma non è stato possibile. Dunque sarà fantastico provare una nuova avventura, sempre con il Brescia addosso. Ho anche altri progetti: a novembre uscirà il mio primo disco, rigorosamente rock, e vorrei fare anche qualche concerto. Ma il calcio resta una mia priorità e il calcio per me è sinonimo di Brescia, quando posso. Da giocatore non potevo più. Da tecnico sì».
Sprizza entusiasmo, Antonio. Nel 2004 andò a Palermo perché l’offerta era notevole e anche il Brescia poteva monetizzare; dopo una finale play-off vinta con il Livorno a spese del Brescia (perché se si è professionisti, si è professionisti), un anno fa è tornato a casa per chiudere la carriera. Appesi gli scarpini, con ogni probabilità allenerà i Giovanissimi regionali. Emanuele da un anno si occupa degli Allievi regionali. Nella riorganizzazione del vivaio, affidato per la responsabilità tecnica a Filippo Giraldi, la Primavera resta di Giampaolo Saurini, gli Allievi nazionali di Roberto Galletti, mentre Ivan Javorcic dovrebbe prendere i Giovanissimi nazionali. «In ogni caso, nessun problema: a me interessa solo iniziare con i ragazzi e ripartire dal Brescia – spiega Filippini -. Credo che mi toccheranno i Giovanissimi regionali, che allenerò sfruttando il mio patentino di base, preso a Verdello. Per prendere quello di prima o di seconda e diventare allenatore a tutti gli effetti dovrò andare a Coverciano: un nuovo obiettivo».

SCADUTO il contratto con il Brescia, Filippini stava parlando con la Feralpi Salò, che lo voleva un anno fa. A 38 anni Filippini sarebbe ancora giocatore nella grinta e nel fisico: nell’ultima stagione, al di là della retrocessione del Brescia, quando era stato chiamato in causa aveva dimostrato di reggere ancora l’urto della serie A. Soprattutto nell’interregno di Mario Beretta (Beppe Iachini, invece, lo vedeva poco). «Sinceramente, credo che avrei ancora nelle gambe una o due stagioni a buoni livelli. Ma piuttosto di andare a cercare fortuna altrove, ho preferito rimanere a Brescia. Vuoi mettere un bella sfida con l’Atalanta! Niente di meglio». Neanche un derby Roma-Lazio.

bresciaoggi/Sabato 16 Luglio 2011

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