IL DIBATTITO. Nella sede dell’Associazione artisti bresciani la presentazione del libro dell’ex presidente Asm
«Seguo con preoccupazione: bisognerebbe avere visione almeno a 10 anni e invece mi sembra si faccia “alla riffa”»
«Seguo con preoccupazione le vicende della città. Vedo poca progettualità, quando ci si muove bisognerebbe guardare almeno a 5 o 10 anni, e invece mi sembra che si faccia un po’ alla riffa». Renzo Capra – ieri a Brescia per la presentazione del suo libro «150 anni di energia, le sfide e i primati della Asm di Brescia» – con la sua capacità di essere freddo e lapidario nei giudizi, tanto più quando la materia gli sta maggiormente a cuore, con una battuta giù dal palco prima di salire in cattedra ha fotografato così l’immediato futuro della città a partire – soggetto sottinteso – da una materia complessa come la partita energetica che si trova a giocare.
NEL DIBATTITO non è stato altrettanto diretto, ma Carlo Scarpa (docente di Economia industriale all’Università degli studi) ha spiegato, con una battuta riferita al libro, che di Capra «conta spesso quello che non dice più di quel che dice». Scarpa, con il vicedirettore del Corriere della sera Massimo Mucchetti, ha cercato di tracciare un orizzonte politico-economico focalizzandosi sulle sfide future della città. Il moderatore Tino Bino li ha sintetizzati così: «Della storia di Asm (di cui Capra è oggi l’interprete più autorevole) non serve nostalgia ma una memoria capace di dettare nuove ambizioni». L’intento: descrivere un orizzonte programmatico per l’ex municipalizzata, oggi A2A, che sia degno della pesante eredità.
Per Mucchetti: «Il problema saranno le reti: l’energia prodotta in futuro arriverà da diverse fonti e non sarà più monopolio di una azienda pubblica, per questo la sfida partirà dal ripensare le logiche di distribuzione». Scarpa pensa a qualcosa più orientato ai contenuti: «Bisognerà ripensare al modello: fin qui si è fatto di tutto, in futuro servirà maggiore specializzazione per settori, dando risposte ad una domanda complessa e diversa».
L’ANALISI lapidaria sussurrata da Capra prima del dibattito lascerebbe poche speranze all’una ed all’altra prospettiva. Il suo intervento è più che altro di natura storica. Ma anche qui vale il «non detto» ricordato da Scarpa. L’ex presidente di Asm ricorda: «Nei momenti delle decisioni chiave che disegnavano prospettive per la città in Consiglio comunale non esistevano più opposizione e maggioranza e le percentuali di consenso erano bulgare». Ora invece siamo alla tregua con postilla dell’opposizione «attendiamo il confronto sul futuro di A2A», all’armistizio in attesa di scontri sulle partite più importanti, sortita lunedì dalla commissione partecipate. Collegamento troppo facile? Ma avvalorato da Muchetti secondo cui la città oggi ha tra le priorità la ricerca «di una rinnovata leadership». Magari con lo stile di Capra che come ha fatto notare Tino Bino in apertura: «Ha scritto una storia collettiva senza fare mai riferimento a se stesso, anche se tutti sanno che si tratta della sua storia».
IL QUADRO oggi è cambiato, e se Scarpa fa notare di non aver trovato la parola A2A nel libro di Capra (l’assenza non è in senso assoluto, ma nella sostanza l’effetto è quello), l’ex presidente di Asm – che esordisce con un «non mi è dispiaciuto niente di quello che ho fatto» – tiene in realtà a precisare che una delle chiavi del successo di Asm fu: «La capacità di andare fuori dal territorio dopo il 1970, pur forte di una situazione che vedeva un 5-7% di elettricità aggiuntiva ogni anno che da sola sistemava le cose e che sarà condizione sempre più difficile in futuro». La logica dell’omissis è quella della storia e della prospettiva: nel libro-memoria Capra ripercorre le pagine che sente sue e lascia a altri il compito di andare oltre. Con un insegnamento su tutti, che Mucchetti attribuisce soprattutto alla realizzazione del teleriscaldamento, simbolo di una «Brescia individualista capace di un passo indietro per una grande opera pensata con una logica collettivista».
bresciaoggi
Unità d’intenti da parte della commissione partecipate della Loggia, presieduta da Aldo Rebecchi, dopo l’audizione di ieri in cui il sindaco Adriano Paroli ha relazionato sullo stato dell’arte della trattativa che i vertici di A2A stanno conducendo per il riassetto di Edison. La commissione, per volere dello stesso sindaco, si è svolta a porte chiuse. Due sono le ipotesi di cui si è parlato in queste settimane: da un lato, l’accordo di marzo sostenuto dal Consiglio di Sorveglianza (Cds) ma fermato dal ministro Giulio Tremonti, che la ex municipalizzata punta a migliorare: prevedeva l’attribuzione delle centrali idroelettriche di Edipower agli italiani e il passaggio del controllo di Edison ai francesi di Edf. Dall’altro il «Lodo Zuccoli», cioè l’acquisto di tutta Edipower da parte di Delmi, la holding dei soci italiani di Edison. Nei giorni scorsi una nota stampa di A2A aveva precisato, per mettere fine alle voci di una ipotesi di dualismo tra Consiglio di gestione e di sorveglianza che: «la posizione dei rappresentanti di A2A non potrà che riflettere unicamente le decisioni che i Consigli di Gestione e di Sorveglianza di A2A assumeranno nelle prossime settimane», lasciando quindi tutto in stand by.
RIMINI

Nessun taglio ai servizi, ma una riflessione seria su un piano di liberalizzazioni. Questa la prospettiva per il Comune di Brescia alla luce degli interventi previsti dalla manovra finanziaria, che ridurrà i trasferimenti. Liberalizzazioni, per essere chiari, significa vendere partecipazioni comunali, ed a tal proposito l’assessore al bilancio Fausto Di Mezza è chiarissimo: «Tutte le aziende partecipate dalla Loggia sono coinvolte nell’argomento, e anche l’alienazione di A2A non deve essere un tabù».






