BRESCIA – IL CASO. Sei consiglieri su 13 vorrebbero «un cambio di guardia». Nel mirino Achille Farina e la sua gestione «politica»
Ma la «patata bollente» non dovrebbe apparire nel Consiglio comunale di oggi: più probabile che possa esplodere alla vigilia del congresso previsto per la fine di novembre
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Tra le file del Pdl li hanno già ribattezzati i «magnifici sei». Ma guai a parlare di «dissidenti» o di «correntone». Loro, i consiglieri comunali che venerdì sera hanno chiesto la testa del capogruppo Achille Farina si ritengono «solo buoni politici con la capacità di decidere in autonomia cosa giusto e cosa appare sbagliato». E l’atteggiamento di Farina, che avrebbe imposto il silenzio sul Pgt (ordinando ai suoi di non presentare emendamenti durante il voto in consiglio), sarebbe «proprio sbagliato». Tanto è bastato per far alzare dagli scranni i sei consiglieri e spingerli a chiedere le dimissioni del capogruppo che «non li rappresenterebbe più».
NON C’È ancora nulla di ufficiale, nè la sfiducia sarà presentata questo pomeriggio, durante l’apertura del Consiglio comunale che, tra gli altri, tratterà le variazioni di bilancio di previsione e pluriennale. Il confronto tra i sei (non sette come sembrava) e il sindaco, Adriano Paroli, in queste ore è mediato dal vice capogruppo della Loggia, Andrea Ghezzi. L’obiettivo? Far rientrare nei ranghi i consiglieri e ricompattare la squadra intorno a Farina, un tempo uomo di fiducia di Nicoli Cristiani oggi dato molto vicino al ministro Mariastella Gelmini. La rottura, a questo punto, potrebbe essere stata pilotata in vista del congresso Pdl di fine novembre. Non è un segreto, infatti, che l’ex assessore Nicoli Cristiani e il vice presidente della Provincia, l’onorevole Giuseppe Romele, da tempo hanno avviato le operazioni per prendere il timone del partito. Con loro c’è sicuramente il coordinatore cittadino, Ettore Isacchini, ma non la base ex An, ancora vicina a Viviana Beccalossi e al consigliere regionale Mauro Parolini.
Prove di potere interno che rischiano di far saltare gli equilibri, già precari, della Loggia. Il primo nome dei dissidenti non fa paura, almeno in casa Paroli: si tratta di Giorgio Agnellini, fedelissimo di Gianni Prandini. A lui il sindaco ha già affidato la delega all’Expo e questo basterebbe per «ingessarlo». Discorso diverso, invece, per Giovanni Acri e Angelo Piovanelli, che avrebbero «mire più alte». Gli altri tre, da Mauro Mangoni a Gaetano Visconti senza dimenticare Roberto Toffoli, hanno condiviso la linea Acri, ma non l’hanno messa nero su bianco. Stessa storia per Nini Ferrari, già rientrata nei ranghi dopo un colloquio con Paroli. E oggi il Consiglio comunale dove Farina continuerà ad essere il capogruppo Pdl.
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«I corsi di lingua per gli stranieri sono a rischio. Non è chiaro, infatti, se e come il Comune intenda finanziarli. Per questo, assieme ai volontari e alle associazioni, ci siamo mossi per tempo interpellando direttamente il sindaco». Claudio Bragaglio, consigliere comunale del Pd, non nasconde le sue perplessità e nei giorni scorsi ha presentato una interrogazione al sindaco Paroli in cui chiede lumi sul futuro dei corsi di alfabetizzazione. «Vogliamo sollecitare un sostegno all’iniziativa – spiega Bragaglio -. I corsi sono del tutto condivisibili, promossi da varie Associazioni, Sindacati Cgil e Cisl, parrocchie e riguardano la formazione e l’integrazione civico-culturale degli stranieri». Non solo. Dai volontari è partita una lettera, indirizzata all’ufficio scolastico regionale e a quello provinciale, in cui si cercano appoggi «istituzionali».
L’applauso liberatorio è arrivato scrosciante cinque minuti prima delle 15. Un minuto ininterrotto di acclamazione a sottolineare il duecentosedicesimo voto. Lo stretto necessario per essere eletto al primo turno. Così Fabio Rolfi, già vice sindaco di Brescia, in un istante si è ritrovato segretario provinciale della Lega Nord. Alla fine il «maroniano» ha raccolto 255 preferenze su 434 votanti. Mattia Capitanio, l’avversario vicino al «cerchio magico» (quello che indica i più fedeli seguaci del senatùr) si è fermato a quota 176. Troppo il distacco di 79 schede per riuscire a impensierire lo «sceriffo leghista», arrivato al congresso di ieri come il «sicuro favorito». E Rolfi, 34 anni e militante da 17, da oggi tornerà in giunta con i gradi, ricoprendo il doppio ruolo (istituzionale e politico) anche davanti all’alleato Adriano Paroli. «Sicuramente cercherò di dare più peso al partito – ha confidato il neo segretario sull’uscio dell’auditorium Balestrieri, dove ieri si è consumata la liturgia del voto -. Quando mi metto in testa una cosa, faccio di tutto per realizzarla». Così è stato per la segreteria, con un lavoro di cesello iniziato sei mesi fa andando a bussare alle porte delle sezioni più sperdute.
Cesare Pavese, saggista e poeta, ne «Il mestiere di vivere» ricordava come «la politica è l’arte del possibile». Lo sanno bene i vertici dei partiti bresciani che da qualche mese sono in fibrillazione. Ma, se nella Lega Nord la resa dei conti tra «cerchisti» e maroniani è vicina (il congresso provinciale di domenica sancirà, nel bene o nel male, la pace armata tra i fedelissimi di Umberto Bossi e gli «innovatori»), nel Pdl le correnti soffiano sempre più forte in vista dell’assise che si terrà a fine novembre. E le sorprese non sembrerebbero mancare, almeno secondo indiscrezioni e spifferi su possibili inedite alleanze.
Comunque vada a finire, da domani la Lega Nord bresciana avrà imboccato una strada diversa. Sì, perchè il congresso della Valle Camonica farà da spartiacque tra il prima e il dopo. La linea di demarcazione è quella tracciata un anno fa dalla candidatura (contestata da alcuni e apprezzata da altri) di Renzo Bossi nel collegio camuno e dalla nomina di Monica Rizzi ad assessore regionale. Il Delfino e la «signora del Carroccio», che vengono indicati come gli ultimi alfieri del Senatur in terra bresciana, hanno aperto la contesa con i vecchi «proprietari» della valle, Bruno e Davide Capairini.
In valle Camonica, come sul Lago di Garda dove ormai passa buona parte della settimana, chi la conosce bene dice di «non aver mai dubitato di lei». Chi la frequenta da sempre ha continuato a vederla, anche dopo gli attacchi mediatici e politici sulla sua «presunta» laurea o per l’inchiesta della Procura di Brescia sui «fantomatici» dossier confezionati per far largo a Renzo Bossi, il Trota, alle elezioni regionali.
DI SOLITO le carte da scopone, il vino e il salame arrivano assieme ai vicini di casa, tutti (o quasi) vecchi militanti del Pci. E lei, «la Monica», non si scompone. Occhiali da sole fumè e capelli raccolti in una treccia, prende le carte dal mazzo e gioca la partita come fa ogni giorno con la sua vita. Le polemiche rimangono fuori dal buon ritiro. «Ho due posti in cui mi rifugio – spiega prima di calare l’asso di spade -: a Salò ho l’amore, poi in Valle, a Fucine di Darfo, la mia famiglia. E 12 cani. Mi divido tra queste due oasi di pace, lasciando Milano, i completi gessati e le voci lontani dal mio piccolo mondo».
«Abbiamo iniziato il lavoro di razionalizzazione. Sicuramente Brescia e la sua provincia avranno un ruolo di primo piano nell’attuazione della riforma Gelmini». Maria Rosa Raimondi, dirigente dell’Ufficio scolastico, è soddisfatta del lavoro impostato dai suoi uffici negli ultimi due mesi. Come darle torto se, scorrendo le statistiche, si scopre che pur dovento fare i conti i tagli, con un aumento del numero degli alunni (195.481, lo 0.69% in più rispetto allo scorso anno) e la gestione di 8.617 classi (una media di 23 studenti per ogni sezione) l’ex provveditoriato è riuscito a far quadrare il cerchio intorno ai 14.794 docenti impegnati fin dal primo giorno dietro le cattedre di ogni scuola della provincia.
L’appuntamento è per le nove in punto di stamattina davanti alla sede di via Cefalonia 43. Tutti in fila fino alle 18 per votare e scegliere i nuovi timonieri della Lega Nord bresciana. Sì, perchè l’elezione dei 320 delegati al congresso padano, che si terrà nelle prossime settimane, avrà un peso non indifferente per gli equilibri interni del carroccio.
Il segretario generale del Comune di Brescia parla di «atto dovuto». Il sindaco Adriano Paroli giura di «non essere stato informato». Il gruppo consiliare del Pd non perde occasione per attaccare la maggioranza, facendo intendere un «killeraggio politico che ha un mandante e un esecutore materiale». Sta di fatto che da lunedì mattina sulle scrivanie dei magistrati contabili di Milano sono comparse le spese effettuate nel 2007 dalla giunta Corsini per «rappresentanza». 




