Con i gol di Jonathas ed El Kaddouri piega in casa anche il Cittadella E riaggancia il primo posto della classifica assieme a Torino e Padova
L’eco che si ode dalla vetta riconquistata è una musica suadente. Il Brescia la ascolta beato, tiene il ritmo giusto grazie a Jonathas, maestro di samba e di rap e, in futuro si spera, mastro cannoniere.
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Guai, però, a lasciarsi incantare. D’accordo, il titolista stavolta ha vita facile: abbattuto il Cittadella, sbriciolate le mura del Cittadella. Che poi mica tanto, perchè va bene che il 2-0 con un gol per tempo è la vittoria perfetta, all’inglese, ma non è così facile.
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O MEGLIO: lo è perchè il Brescia impara dal maestro Jonathas i passi di samba adeguati. Mezz’ora danzerina, con il brasiliano che bombarda di qua e di là, ma di qua e di là vola pure Cordaz, il baluardo della squadra della città con le mura. Ma non c’è gara stregata per questo gruppo spensierato e la forza probabilmente sta lì, nel non farsi troppe paranoie, nell’avere in testa i 50 punti da raggiungere il più in fretta possibile. Stop. E chi se ne importa se poi tutti sfottono con la storia dell’asticella che non si alza anche se il Brescia è al primo posto in compagnia di Padova e Torino, sulla carta di un altro pianeta
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L’unica cosa che deve stare alta è la soglia d’allarme per i conti societari. «Qui si fa mercato o si muore», disse Corioni dopo la disfatta, sportiva e soprattutto economica, della serie A. È la realtà e a gennaio, se serve, si venderà qualche gioiello, piaccia o meno.
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E ALLORA, prima di macerarsi nei cattivi pensieri, prima di digrignare tra i denti «il solito Corioni», meglio godersi la quarta vittoria in sei partite, l’imbattibilità, la difesa monstre della serie B (2 gol subiti in 6 giornate: il dato che fa la differenza), un attacco che in casa ne fa due alla volta. Tutto bello, soprattutto tutto vero.
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Il Brescia dei giovani (22,4 l’età media della formazione di partenza), con un solo trentenne titolare (Budel, il più inesauribile), degli 8 stranieri su 11 e delle assenze illustri (in ordine alfabetico: Vass, Zambelli, Zoboli), fraseggia che è un piacere. Tictoc, tictoc. Passaggi corti, fitti, gli avversari costretti al torello. Qualcuno dice che la squadra di Scienza assomiglia al Barcellona, i più saggi sono pronti a brandire l’asticella per spegnere sul nascere pericolose illusioni e paragoni irriverenti.
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Però, che bello vedere giocare questo Brescia! Questo Brescia che non risente delle assenze, nemmeno del passaggio dal freschino di Torino allo sprazzo d’estate di Mompiano, che concede anche un contropiede sull’1-0 (45′: Leali blocca su Di Roberto; eppure Zeman sta a 600 chilometri e qui ha fatto danni da un pezzo), che in 11 contro 10 per l’espulsione di Martinelli (17′ della ripresa) rischia per due volte di subire (occasioni sciupate da Schavon al 22′ e da Bellazzini al 44′).
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Ma è cercare il pelo nell’uovo in un momento del genere. Tutti – società, reduci dal disastro dello scorso anno, soprattutto tifosi – avevano bisogno di un Brescia così. Che prende gol con il contagocce (275 minuti di imbattibilità), che macina avversari, che crea occasioni, che in casa ha una precisione da orologio svizzero, due gol al Vicenza, due all’Empoli, due al Cittadella.
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IL SUCCESSO sui veneti matura alla mezz’ora del primo tempo: El Kaddouri per Salamon, lancio al bacio per Jonathas, reduce da 3 tentativi (6′, 11′ e 19′) tutti neutralizzati da un Cordaz super, controllo di destro da antologia (e il primo controllo è decisivo per prevenire le contromosse avversarie) e sinistro di precisione chirurgica sul palo più lontano.
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Poi il Brescia subisce il contropiede del Cittadella (35′: Di Roberto scatta e impegna Leali a terra), al 44′ su azione d’angolo viene salvato dal proprio portiere, bravissimo a respingere d’istinto una stoccata di Pellizzer, sbucato sul primo palo su angolo di Di Roberto.
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Nell’intervallo Juan Antonio si sente male, Scienza inserisce Martina Rini e sposta sulla trequarti El Kaddouri, che al 10′ si avvita come nemmeno il Bettega dei tempi d’oro e firma il 2-0 al culmine di un’azione che coinvolge tutti i reparti: l’attacco (Feczesin, primo cross), la difesa (Berardi, controcross), il centrocampo (Budel che fa ponte e, appunto, El Kaddouri, al debutto da stoccatore). La gara mai iniziata termina quando Budel, il matusa, pressa come un ragazzino indiavolato Martinelli, lo induce all’errore e lo costringe all’irregolarità: secondo giallo e rosso.
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Il resto non è noia e nemmeno sogno. Tutto vero, tutto suadente. Come l’eco che si ode dalla vetta riconquistata.
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bresciaoggi