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LEGA: CONGRESSI; MARONI, CON ME DECIDE LA BASE

Milano, 17 mag. – La “regola aurea” della nuova Lega Nord sara’ nessuna imposizione dall’alto in vista dei congressi per l’elezione dei segretari nazionali (ovvero regionali, nella terminologia ‘padana’). Lo ha garantito Roberto Maroni, per decisione di Umberto Bossi e del consiglio federale del Carroccio candidato unico alla segreteria federale. “Leggo tanti post che suggeriscono nomi di possibili candidati alla segreteria della Lega Lombarda e della Liga Veneta”, scrive l’ex ministro dell’Interno, sul suo profilo facebook.

- “Sono persone che conosco e stimo (Salvini, Stucchi, Tosi, Zaia e altri) – spiega -. A tutti rispondo che decideranno i congressi”. “Sono sempre stato contrario a imposizioni di nomi dall’alto – precisa – e, questa volta, i delegati saranno davvero liberi di scegliere tra chi decidera’ di candidarsi”. “Questa e’ la regola aurea della Lega 2.0: decide la base”, conclude

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Lega, Bossi dal palco di Bergamo: “Complotto, ma pronti a ripartire”

Umberto Bossi e Roberto Maroni (Adnkronos)

Il Senatur parla dal palco della festa dell”orgoglio padano’. Prima l’intervento di Maroni, che ha invocato “la pulizia” nel partito: “Rabbia e dolore per l’umiliazione”. La vicepresidente del Senato Rosi Mauro: “Non mi dimetto”. Calderoli e Dal Lago: “Faccia passo indietro”. E Maroni annuncia: “La dimetterà il partito”. Renzo Bossi si è dimesso dal Consiglio regionale lombardo:Do l’esempio”. Quando sognava di diventare in politica il punto di riferimento per i giovani (VIDEO). L’ex autista del ‘Trota’ ai pm: ”Tenevo la cassa di Renzo con il denaro del partito”. La banca tanzanese respinse i soldi del Carroccio. La rivincita degli immigrati: “Noi a casa? Alla fine ci sono andati loro”

Bergamo, 10 apr. – (Adnkronos) – ”Siamo capaci di ripartire e siamo stati vittima di un complotto”. Così il presidente della Lega Nord, Umberto Bossi ha aperto il suo intervento nel corso della serata dedicata all”orgoglio Leghista’ a Bergamo. Qualche fischio dai militanti è arrivato nel momento in cui il Senatur ha citato l’ex tesoriere Belsito all’origine dello tsunami che si è abbattuto sul Carroccio. Mentre è chiaro su Maroni “Non è vero che sia un traditore”.

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Tangenti Pirellone: parla Leuci, “soldi pro quota a Lega e Forza Italia”

Milano – L’ex leghista, Marco Paoletti, il potente architetto, Michele Ugliola, e suo cognato, il consulente Gilberto Leuci. E’ dai loro verbali d’interrogatorio che arrivano le accuse piu’ pesanti per il presidente leghista del consiglio regionale lombardo, Davide Boni, e per il capo della sua segreteria, Dario Ghezzi, entrambi indagati per corruzione dalla Procura di Milano. Depositate oggi al Tribunale del Riesame, cui hanno fatto ricorso lo stesso Ghezzi e l’immobiliarista Luigi Zunino contro i sequestri e le perquisizioni dei giorni scorsi, queste carte offrono uno spaccato di come funzionasse, almeno stando alle dichiarazioni degli indagati, il ‘sistema’ delle mazzette sul fronte leghista-pidiellino per modificare il piano regolatore a Cassano d’Adda e per ottenere le autorizzazioni in diverse operazioni immobiliari. Boni, all’epoca assessore all’Edilizia e al Territorio, e Ghezzi erano, secondo la deposizione di Leuci, i politici dai quali si doveva passare per fare ‘business’ in Lombardia.

“Nel corso di un incontro con l’amministratore delegato della Serenissima Sgr – fa mettere a verbale Leuci, presunto collettore delle mazzette insieme a Ugliola – lo stesso mi rappresento’ che era a conoscenza del fatto che per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni e da Ghezzi, i quali dirigevano l’imprenditore verso il sottoscritto e da Ugliola.
  Personalmente non ho mai consegnato denaro a Boni o a Ghezzi, in quanto tali incombenze sono state gestite da Ugliola”. Leuci spiega “che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, in particolare Forza Italia e Lega Nord” ed entra nel ‘cuore’ del ‘sistema’.

“Posso dire che le operazioni che io ho montato a Cassano, sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, che ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa 12. Posso quantificare in circa un milione e mezzo la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni. Io e Ugliola trattenevamo generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute valutando la quota trattenuta caso per caso”. L’indagato spiega come avveniva la spartizione delle tangenti. “La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla”.

Ugliola, ritenuto il mediatore tra imprenditori e politici e ‘grande accusatore’ di Boni, rivela che il ‘sistema’ avrebbe superato i confini della cittadina dove e’ nata l’inchiesta che ha travolto i vertici lombardi della Lega ed elenca tutte le operazioni illecite: “Tutti gli incarichi che ho ottenuto dalla societa’ ‘Risanamento’ di Luigi Zunino, quali Santa Giulia, Area Falck di Sesto San Giovanni, Rodano – Pioltello – area ex Sisas, Scalo Farini, con riferimento all’immobile ex poste e Marconi 2000 – comune di Varedo. In ciascuno di questi casi, sono state promesse somme di denaro ai medesimi esponenti politici sopra indicati, e cioe’ Boni, Ghezzi e Casiraghi (ndr Monica, all’epoca consulente all’Assessorato di Boni), in cambio dell’ ottenimento delle autorizzazioni”. Da un ex leghista, Marco Paoletti, ex assessore a Cassano d’Adda e poi consigliere provinciale ‘migrato’ nel gruppo misto, arrivano infine altri macigni su Boni. Le presunte tangenti, racconta, costituivano una sorta di ‘provvista’ per sostenere la campagna elettorale dell’attuale presidente del Pirellone. Per sottolineare il suo legame con Boni, svela ai magistrati che ricevette da lui rassicurazioni su un appoggio politico dopo la perquisizione disposta a suo carico nell’ambito delll’inchiesta su Cassano. Promessa non mantenuta perche’ Paoletti venne espulso dal gruppo leghista quando si seppe che era indagato ma, l’11 ottobre fa mettere a verbale: “Ero consapevole del fatto che un terzo dei profitti andavano alla Lega  (agi)

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Tangenti: i pm “Sistema Pdl-Lega” Maroni: “Boni non si tocca”

La Procura di Milano ipotizza un ‘sistema’ che vede emergere punti di contatto tra l’inchiesta che ha portato in carcere l’ex vice presidente del consiglio regionale e assessore all’ambiente del Pdl Nicoli Cristiani e quella che vede indagato il presidente leghista del consiglio Davide Boni. In un recente interrogatorio Nicoli Cristiani avrebbe fornito agli inquirenti elementi che fanno ipotizzare l’esistenza di un meccanismo di corruzione simile nei due partiti se non addirittura una rete di rapporti tra assessori.

Gli imprenditori che chiedevano favori, infatti, viene fatto notare negli ambienti investigativi, dovevano necessariamente rivolgersi a diversi assessorati per ottenere una corsia preferenziale per le loro pratiche. Entrambe le inchieste, quella su Nicoli Cristiani e quella su Boni, sono coordinate dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Paolo Filippini. Nicoli Cristiani, ex assessore all’ambiente, e’ stato arrestato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti nel novembre scorso, mentre le accuse a Boni si riferiscono a quando rivestiva la carica di assessore all’edilizia e al territorio. Nicoli e’ stato scarcerato il 24 febbraio scorso a pochi giorni di distanza da un lungo interrogatorio poi secretato dagli inquirenti.

UNA DECINA I POLITICI PDL-LEGA INDAGATI CON BONI

Sono una decina i politici che appartengono al Pdl e alla Lega indagati nell’inchiesta che coinvolge il presidente del pirellone Davide Boni. Una decina sono anche gli imprenditori, tra cui l’immobiliarista Luigi Zunino, che avrebbero chiesto ‘aiuti’ ai politici per agevolare i loro progetti residenziali e commerciali. Tra gli indagati figura anche un’avvocatessa che avrebbe incassato soldi illeciti attraverso finte consulenze.
  La somma complessiva delle tangenti date o promesse e’ di circa un milione e seicentomila euro. I vertici regionali della Lega, secondo l’ipotesi d’accusa, sarebbero stati consapevoli della natura illecita dei finanziamenti che venivano utilizzati per i finanziamenti elettorali.

TANGENTI: MARONI, BONI E LA LEGA NON SI TOCCANO

Boni e la Lega non si toccano. Roberto Maroni interviene sulla vicenda delle presunte tangenti al Carroccio.
  E su facebook risponde a una militante che denuncia “la guerra contro la Lega” difendendo a tutto campo Davide Boni. La risposta dell’ex ministro dell’Interno e’ inequivocabile: “Condivido al 100%, non servono altre parole”. “Quanto accaduto a Davide Boni ci colpisce profondamente e colpisce al cuore tutta la Lega nella sua interezza, dai vertici ai suoi militanti ed i suoi elettori – ha scritto Lorena Bastoni nel suo post su Facebook – questo e’ un attacco ad un uomo simbolo della Lega, ed al contempo alla Lega stessa. Ed allora sgombriamo il campo dagli equivoci. L’attacco al cuore del nostro movimento merita tutto il nostro sdegno, dobbiamo ricompattare le fila, rimanere uniti e fare muro intorno a Davide. Davide Boni e’ un nostro rappresentante ma non e’ il solito “rappresentante” politico, Davide e’ uno di noi”. La militante prosegue dicendo che “e’ stata dichiarata guerra alla Lega” e che “bisogna rispondere colpo su colpo senza sosta e senza indugio”. Conclude con una dichiarazione perentoria: “Davide Boni non si tocca, la Lega non si tocca e chi lo fa e’ come se lo facesse ad ognuno di noi”. (AGI)

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Tangenti al Pirellone, indagato Boni L’accusa: “Un milione alla Lega” Pm ipotizzano ”sistema Lega Nord”

Davide Boni - Lega Nord

La Regione Lombardia si potrebbe costituire parte civile se risultassero fondate le accuse di corruzione per presunte tangenti, nell’inchiesta che vede indagato anche il presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni. “Se fossero dimostrati degli atti dannosi – ha detto il governatore Roberto Formigoni – nei confronti di Regione Lombardia, ci costituiremmo parte civile, come parte lesa”. Formigoni pero’ frena e sottolinea che occorre aspettare che la magistratura faccia il suo lavoro, proseguano le indagini e siano emessi i verdetti.

Boni, della Lega Nord, e’ indagato dalla procura di Milano con l’accusa di corruzione. Un giro di tangenti che va “ben oltre” il milione di euro e che sarebbe stato utilizzato per “esigenze del partito”. Questo lo scenario descritto dagli inquirenti che emerge dall’inchiesta: alcune mazzette di importo minore sarebbero invece state dirottate a esponenti della Lega per essere utilizzate sempre per fini legati all’attivita’ politica. L’indagine e’ condotta dai Pm Alfredo Robledo e Paolo Filippini che hanno notificato all’esponente del Carroccio un avviso di garanzia. Stessa accusa anche per il capo di gabinetto di Boni, Dario Ghezzi, e per l’immobiliarista Luigi Zunino.

L’inchiesta nasce dagli arresti, nel maggio scorso a Cassano d’Adda, di alcuni amministratori, fra i quali l’ex sindaco Edoardo Sala. Un provvedimento di custodia cautelare colpi’ anche l’architetto Michele Ugliano che avrebbe collaborato con gli inquirenti. E a parlare di presunte tangenti ai magistrati sarebbe stata anche una ‘fonte interna’ alla Lega Nord. Tangenti che sarebbero state versate per modifiche al piano urbanistico. I reati contestati a Boni risalgono a quando l’esponente lumbard era assessore regionale all’urbanistica. I pm parlano di “pieno coinvolgimento” di Boni. A inchiodarlo alcune intercettazioni telefoniche. Secondo gli inquirenti, inoltre, Boni e Ghezzi “utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonche’ per la consegna dei soldi” e parte delle tangenti potrebbe essere finita nelle casse della Lega. “In relazione ai fatti oggi contestati anticipo sin d’ora la mia totale estraneita’”, ha replicato Boni, il quale ha comunque assicurato “piena disponibilita’ a chiarire” la sua posizione con gli organi inquirenti “in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi piu’ rapidi possibili”. Dopo Filippo Penati (Pd), Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni (entrambi Pdl), Boni e’ il quarto membro, su un totale di cinque, dell’originario ufficio di presidenza del Consiglio regionale ad essere colpito da provvedimenti giudiziari. Nei casi precedenti, i politici coinvolti si sono dimessi. E’ chiaro, quindi, che il caso infiammi il dibattito politico in Regione Lombardia, con Pd e Idv che chiedono un passo indietro di Boni ed elezioni subito, l’Udc che e’ favorevole alle dimissioni, ma non al voto, mentre il Pdl non chiede ne’ le une ne’ le altre. Dalla Lega, parla il vice governatore, Andrea Gibelli. “Sono aperte tutte le possibilita’, non c’e’ nessuna richiesta formale” di dimissioni.”

FORMIGONI, ANCHE PER BONI VALE PRESUNZIONE INNOCENZA

“Mi auguro che Davide Boni riesca presto a dimostrare la sua totale estraneita’, come ha dichiarato oggi”, auspica Formigoni. “E’ chiaro che seguiremo con attenzione l’evolversi della vicenda, ma vale il principio della presunzione di innocenza fino a giudizio emesso”. Quanto alla possibilita’ o necessita’ che Boni rassegni le dimissioni, Formigoni non si sbilancia e lascia al presidente del consiglio regionale “la valutazione. Sono sicuro che sapra’ tenere atteggiamenti coerenti”. Il governatore della Lombardia ci tiene a sottolineare che “le responsabilita’ penali sono di tipo personale. Chi ha commesso qualcosa di grave sara’ giudicato dalla magistratura”. (agi)

Lombardy Regional Council head investigated for corruption

The head of the Lombardy Regional Council, Davide Boni, of the Lega Nord, is being investigated for corruption.
  The investigation into alleged kickbacks is being carried out by Alfredo Robledo on behalf of the Milan Prosecution Service; an official notification has been issued to Mr Boni. The Governor of Lombardy, Roberto Formigoni has said the Lombardy Region could sue for damages if corruption and alleged bribe charges are proven in the investigations also involving the president of the region’s Council, Davide Boni. “Should events damaging to the Region of Lombardy be proven,” he said, “we would sue for damages.” Formigoni however emphasized that first one must allow justice to follow its course, investigations to be completed and sentences to be passed.

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Ricorso contro i tagli ai vitalizi: Molgora rischia l’espulsione dalla Lega

LA BUFERA POLITICA

Sdegnata la base bresciana del partito. Maroni su Facebook: «Siamo in politica per la Padania, non per il portafoglio»

Daniele MolgoraDaniele Molgora, il deputato della Lega in carica e presidente della Provincia di Brescia, che ha presentato alla Camera ricorso contro il taglio dei vitalizi, rischia l’espulsione dal partito. Il segretario nazionale lombardo, Giancarlo Giorgetti, è infatti intenzionato a porre un «aut aut» a Molgora, che è anche presidente della Provincia di Brescia: o ritira immediatamente il ricorso presentato al Consiglio di giurisdizione di Montecitorio (contro la riforma Monti che innalza da 60 a 65 anni l’età per ricevere il vitalizio) o verrà deferito al Consiglio federale, presieduto da Umberto Bossi, per l’espulsione. Ma Molgora ha già risposto picche (vedi articolo allegato) dicendosi disposto a ritirare il ricorso solo se lo fanno anche gli altri 2mila percettori attuali delle pensioni da parlamentare.

La decisione di intervenire scaturisce anche in virtù di una raccolta di firme partita oggi tra i militanti del Bresciano, sdegnati per la mossa del parlamentare del Carroccio (unico onorevole in carica tra i 26 che hanno presentato ricorso). Sarebbe proprio la base a chiedere le dimissioni di Molgora in caso di mantenimento del ricorso. Raccontano dentro la Lega, che la raccolta firme abbia provocato non poca irritazione da parte di Bossi, Maroni e Calderoli nei confronti di Molgora, deputato vicino al Cerchio magico di cui fanno parte Reguzzoni, Bricolo e Mauro. I vertici del partito, viene spiegato, non ci stanno a far passare tutto il Carroccio come attaccato ai privilegi della casta a causa del ricorso di un singolo. Anche il nuovo capogruppo alla Camera, Gianpaolo Dozzo, starebbe valutando provvedimenti.

MARONI: UN ERRORE. «È stato un errore opporsi allo slittamento dei vitalizi, una scelta personale che non condivido». Lo scrive Roberto Maroni, replicando sul suo profilo Facebook a un commento di un suo sostenitore. «Mi auguro che i colleghi della Lega che hanno presentato il ricorso lo ritirino e accettino (come ho accettato io) le nuove regole – aggiunge l’ex ministro – Siamo in politica per la Padania, non per il nostro portafoglio» (corrieredellasera/brescia)

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Lega, Rolfi il nuovo segretario. Brescia sceglie i «maroniani» Giuseppe Spatola

IL CONGRESSO. Il vicesindaco sbaraglia Mattia Capitanio, candidato del «cerchio magico», e diventa segretario provinciale. L’obiettivo: essere la prima forza della città
Per l’assise provinciale di Brescia all’auditorium Balestrieri si sono presentati 434 delegati su 452 Rinnovato il consiglio direttivo

AL TIMONE. La Lega Nord di Brescia sceglie il vice sindaco, Fabio Rolfi (nella foto), e con lui la linea del ministro Roberto Maroni. Rolfi è stato incoronato successore di Stefano Borghesi al timone della segreteria provinciale con 255 voti su 434. Mattia Capitanio, l’uomo indicato come il fedelissimo del «cerchio magico» di Umberto Bossi, si è fermato a 176 preferenze. Troppe 79 schede di differenza per poter impensierire la leadership di Fabio Rolfi che, da oggi, siederà al tavolo della giunta di Palazzo Loggia con il doppio incarico istituzionale e politico.

Fabio Rolfi «vittorioso»pochi

istanti dopo la nomina a segretario
L’applauso liberatorio è arrivato scrosciante cinque minuti prima delle 15. Un minuto ininterrotto di acclamazione a sottolineare il duecentosedicesimo voto. Lo stretto necessario per essere eletto al primo turno. Così Fabio Rolfi, già vice sindaco di Brescia, in un istante si è ritrovato segretario provinciale della Lega Nord. Alla fine il «maroniano» ha raccolto 255 preferenze su 434 votanti. Mattia Capitanio, l’avversario vicino al «cerchio magico» (quello che indica i più fedeli seguaci del senatùr) si è fermato a quota 176. Troppo il distacco di 79 schede per riuscire a impensierire lo «sceriffo leghista», arrivato al congresso di ieri come il «sicuro favorito». E Rolfi, 34 anni e militante da 17, da oggi tornerà in giunta con i gradi, ricoprendo il doppio ruolo (istituzionale e politico) anche davanti all’alleato Adriano Paroli. «Sicuramente cercherò di dare più peso al partito – ha confidato il neo segretario sull’uscio dell’auditorium Balestrieri, dove ieri si è consumata la liturgia del voto -. Quando mi metto in testa una cosa, faccio di tutto per realizzarla». Così è stato per la segreteria, con un lavoro di cesello iniziato sei mesi fa andando a bussare alle porte delle sezioni più sperdute.

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UN «MARTELLO pneumatico» che non ha lasciato scampo a Capitanio. Il «cerchista», a parte la buona volontà e l’appoggio ottenuto da alcuni «saggi del partito», non è riuscito nel miracoloso ribaltone interno, lasciando il timone in mano alla «scuola Borghesi». Non è un segreto, infatti, che il segretario uscente ha preparato il terreno a Rolfi (compagno di università e di battaglie tra i giovani padani). Ma guai a parlare di divisioni o malumori.

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NEL CARROCCIO i panni sporchi si lavano in casa. E i 28 interventi registrati ieri mattina nel corso del dibattito pre-voto ne sono la testimonianza più pura. «La Lega è un partito democratico – ribadisce Rolfi -. Le correnti sono fantasie giornalistiche. Noi ascoltiamo ogni posizione, la rielaboriamo e troviamo sempre un punto di incontro che possa far crescere il movimento. Anche nella corsa alla segreteria è successo questo. Nulla di più».
Come dire che la faida interna tra «maroniani» e «cerchisti» andrà scemando con il tempo. «Ci abbiamo provato – ha commentato deluso Capitanio -. Sapevo che mi sarei scontrato con il numero uno di Brescia. Da oggi si volterà pagina, lavorando uniti per il bene della Lega Nord e della Padania». In soldoni Capitanio non ha raccolto i voti sperati e «promessi» dai delegati del Garda e parte della Val Trompia. All’appello mancherebbero poi quelli sebini, nei territori più vicini all’influenza di Davide Caparini (che nelle scorse settimane, seppur in maniera velata, si era speso notevolmente per il vice sindaco). Considerazioni prettamente politiche, che il cerchista dovrà rielaborare nei prossimi giorni, decidendo o meno di rimanere in consiglio direttivo.

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INTANTO Rolfi ha già le idee chiare su come sarà la sua Lega. Compiti ben divisi tra tutti i militanti e un unico obiettivo da realizzare prima delle prossime politiche: diventare la prima forza della città, superando per voti e consensi il Pdl. «Abbiamo dato un grande segno di maturità – continua Fabio Rolfi -. Adesso come segreteria bisognerà lavorare con una logica di squadra, compatti per raggiungere il massimo risultato». E a chi gli chiede se la porta della segreteria gli spalancherà il portone del Parlamento, Rolfi nicchia e sorride: «Esiste un articolo del regolamento che vieta ai segretari provinciali di partecipare alle elezioni. Basta questo per cancellare ogni dubbio…».
Sarà, ma il nuovo numero uno bresciano ha dimostrato a via Bellerio di avere, seppur in parte, le redini di tutta la provincia. I suoi 255 voti, arrivati dopo la conferma del candidato di Caparini in Valle Camonica, suonano come una «primavera bresciana» della Lega Nord. Tutto a pochi giorni dal congresso di Varese, dove maroniani e bossiani sembrano avere trovato un accordo di convivenza sotto l’egida di quella che hanno già ribattezzato la «pax umbertina».
Un accordo di non belligeranza che inevitabilmente toccherà anche Brescia e i suoi militanti. Per questo le parole di Rolfi suonano già come una mano tesa agli amici-nemici del partito. Insieme si continuerà a contare. Divisi non c’è futuro per nessuno.

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UNA VISIONE d’insieme che potrebbe spaventare soprattutto agli alleati di governo in Loggia, alle prese con lotte di correnti forse più accentuate rispetto a quelle del Carroccio. Per questo il sindaco dovrà accogliere con le dovute maniere il ritorno in Loggia di Rolfi, già vice sindaco e, da ieri, segretario provinciale. Una possibile spina nel fianco che non tarderà a far sentire i suoi effetti negli equilibri della maggioranza. A meno che il nuovo coordinatore del Pdl diventi proprio un assessore comunale.

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La Lega: un bluff ideologico che ha ingannato i suoi elettori e arrecato solo nocumento alla società. Giuseppe Gorruso (BS)

Fino a quando la base della Lega è disposta a sostenere i suoi parlamentari che oramai si sono svenduti al potere, incarnato dal Cavaliere e dai suoi yesmen?

La speranza dell’affermazione della legalità, della tolleranza zero e della certezza della pena è naufragata di fronte alle lusinghe di una posizione di golden share nella casta di Roma, una volta “ladrona”. Adesso, pur di non mollare il cadreghino, i parlamentari leghisti hanno inanellato una serie infinita di ingiustizie sociali, che stridono con i principi ispiratori e programmatici del loro Movimento. Non ultima in ordine cronologico, l’ammissione in Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak, o il voto contrario all’autorizzazione all’arresto del deputato Pdl Milanese, per compiacere il Premier o per gratitudine o per sdebitarsi di qualcosa che non viene palesata.

E’ indegno negare l’autorizzazione all’arresto di potenti politici che, stando alle intercettazioni e altro inconfutabile materiale documentale, si sono macchiati di delitti contro la Pubblica Amministrazione, svilendone il prestigio, per esclusivi interessi privati. Di converso, si manda in carcere un extracomunitario sprovvisto del permesso di soggiorno o chi ruba inezie per mangiare. E’ barbarie giuridica, legge del più forte che riconosce impunità ai potenti per offendere i deboli.

Il cittadino comune, scevro da pregiudizi ideologici, non può non restare indignato di fronte agli affari loschi di milioni di euro di politici investiti di responsabilità pubbliche. Egli lavora onestamente per uno stipendio che a stento gli permette di arrivare alla terza settimana.
Infine, ed è sotto gli occhi di tutti, é invalsa la tendenza secondo la quale, per essere deputato e ancor peggio ministro (come Brancher, Romano ed altri) bisogna avere qualche problema con la giustizia. Un cittadino comune per partecipare a un concorso, anche per umili mansioni, deve dichiarare di avere la fedina penale pulita.

Questa è una realtà moralmente immonda, intrisa di corruzione e venalità, che scuote le coscienze sane e probe del paese. A prescindere dalla appartenenza politica di chi le commette.

Bossi, con impudenza, è connivente e artefice di questa invereconda situazione. Gli sta a cuore solo la sopravvivenza del Governo e le poltrone in Parlamento. Conscio delle sue scelte politiche fallimentari e ingiuste, egli propone la secessione e il trasferimento di ministeri al Nord per rabbonire e circuire ancora una volta la base. Obiettivi irrealizzabili, antistorici e del tutto inadeguati a risolvere i problemi economici del paese. Non si può non constatare, quindi, che la Lega è stato un bluff ideologico, che ha ingannato i suoi elettori e arrecato solo nocumento alla società.

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Lega al bivio: due «province», due segretari – Giuseppe Spatola

A Pianborno i militanti sceglieranno il nuovo timoniere tra Pietro Pezzutti (bossiano), Enzo Antonini (ex Ulivo, legato a Maisetti e Caparini) e Riccardo Minini
Oggi la Valle Camonica decide chi sarà il successore di Maisetti Domenica prossima in città sfida tra «cerchisti» e maroniani

Comunque vada a finire, da domani la Lega Nord bresciana avrà imboccato una strada diversa. Sì, perchè il congresso della Valle Camonica farà da spartiacque tra il prima e il dopo. La linea di demarcazione è quella tracciata un anno fa dalla candidatura (contestata da alcuni e apprezzata da altri) di Renzo Bossi nel collegio camuno e dalla nomina di Monica Rizzi ad assessore regionale. Il Delfino e la «signora del Carroccio», che vengono indicati come gli ultimi alfieri del Senatur in terra bresciana, hanno aperto la contesa con i vecchi «proprietari» della valle, Bruno e Davide Capairini.

UNA GUERRA FRATICIDA che ha avuto ripercussioni pure a Brescia, dove i «maroniani» (primi tra tutti proprio i Caparini da Ponte di Legno) sostengono Fabio Rolfi e gli uomini del cosiddetto «cerchio magico» (i fedelissimi di Umberto Bossi) hanno puntato su Mattia Capitanio. In città i giochi si decideranno domenica prossima, 2 ottobre; in camunia, invece, il D-day è oggi. L’appuntamento con le urne per i 231 militanti del Carroccio è alle 9.30 all’hotel «Le due magnolie» di Piamborno. Entro il primo pomeriggio lo spoglio e l’elezione del successore di Mario Maisetti alla segreteria provinciale di Valle Camonica. Un passaggio di consegne tutt’altro che indolore, viste le polemiche che hanno dilaniato le correnti e le reciproche accuse di «distacco dal territorio».
I PRETENDENTI alla poltrona saranno tre: Pietro Pezzutti (leghista da sempre, fedele alla linea Rizzi-Bossi), Enzo Antonini (uomo di Maisetti con un passato nell’Ulivo e l’iscrizione alla Lega che risale a 4 anni fa) e l’outsider Riccardo Minini (sindaco di Angolo ed ex assessore provinciale). Ma la frattura della Lega si è consumata a livelli ben più alti. Ne sa qualcosa Monica Rizzi che si è vista attaccare dai suoi iscritti «vicini» a Maisetti. Basta leggere la presa di posizione della sezione di Breno per rendersene conto: «Noi leghisti veri – è scritto in una lettera mandata al Bresciaoggi – pensiamo ancora alla libertà del nostro popolo, ci vergogniamo davanti a queste “brutte situazioni” e facciamo gruppo insieme ai nostri rappresentanti politici fidati (Caparini e Maisetti). Non ci resta che esprimere la nostra piena fiducia in Enzo Antonini, persona con una gran voglia di lavorare per la Lega e non di certo per interesse».
DI CONTRO è arrivata la difesa del sedicente «Comitato protezione dei valori del movimento» che affossa Maisetti e compagni. «In Valle Camonica – sostengono i componenti del comitato – il concetto di movimento libero e democratico è sfumato già da parecchio tempo, lo dimostra il comportamento del segretario uscente che in maniera evidente ha agito come se la Lega Nord fosse sua». Dal canto suo Maisetti non sembra preoccupato. Anzi. «Tutta la Lega è con me – ha detto il segretario uscente -. Vinceremo senza problemi». Sarà, ma anche Monica Rizzi ieri è scesa apertamente in campo: «Ciò che più mi rattrista è l’assistere al crescente clima di contrapposizione e diffamazione – ha confessato -. Sono convinta che il momento congressuale possa essere una fase di confronto, ma debba sempre portare con sé un dialogo costruttivo nel rispetto della dignità delle persone».
Chi non sembra «teso» è Riccardo Minini; «Corro senza avere scheletri negli armadi – ha ribadito l’ex assessore provinciale -. Mi ritengo un buon leghista. Le urne decideranno il mio futuro». Oggi il verdetto camuno, aspettando che Brescia decida come svoltare.

 

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Opere pubbliche, in Loggia la Lega vuol dettare le regole Natalia Danesi

IL CASO. Un ordine del giorno presentato dal Carroccio promette di agitare le acque nella maggioranza
Si parte dal prolungamento dell’intervento di via Rose Ma Gallizioli avverte: «Fino ad ora l’assessore ha agito in autonomia; in futuro il gruppo intende dire la sua»

Il «conclave» di giugno è stato solo un assaggio. Nella maggioranza della Loggia inizia ora il vero braccio di ferro, che deciderà gli equilibri alle comunali del 2013. E la Lega mostra i muscoli. Questa volta il capro espiatiorio, nell’ennesimo capitolo di una verifica infinita, è l’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Labolani. Nulla da dire sui tempi e la qualità dei suoi interventi, ma il Carroccio è poco convinto di alcune scelte della giunta in materia di grandi opere. E non l’ha mai nascosto, a partire dalle perplessità sulla sede unica. Questa volta l’attacco prende a pretesto il progetto di prolungamento dell’intervento di via Rose fino al Violino. Per sfociare in una sorta di diktat che riguarda l’intero programma di lavori pubblici della maggioranza.

L’ORDINE DEL GIORNO.Il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Nicola Gallizioli, e il presidente di Brixia Sviluppo, Riccardo Franceschi, hanno presentato in una conferenza stampa l’ordine del giorno depositato ieri, che riguarda l’intervento sullo svincolo di via Rose, il cui cantiere è già a buon punto (vedi sotto, Ndr.). Un intervento che per il Carroccio, così com’è, non basta. Come hanno spiegato Franceschi e Gallizioli, e come si legge nell’ordine del giorno, «già nel Piano regolatore prima e nel Piano di governo del territorio poi è previsto che la viabilità alternativa sia estesa». Estensione che il Carroccio ritiene «imprescindibile» per decomprimere il traffico in accesso alla città da Ovest contribuendo così alla riqualificazione di via Milano.

IL PROGETTO ALTERNATIVO, Il progetto così com’è si ferma poco prima dell’innesto con via Sorbana. La Lega propone invece di prolungare il collegamento viario con una bretella che scavalcando via Sorbana e poi il Mella spunti su via Vallecamonica, all’altezza di via Violino di Sotto. Questo ulteriore tassello è oggetto appunto della richiesta inserita nell’ordine del giorno che impegna la giunta a «attivare ogni procedura di progettazione e reperimento dei fondi, necessaria per realizzare prontamente il collegamento» tanto più tenuto conto del fatto che – sottolinea Franceschi – ci risulta che il Comune di Roncadelle abbia già acquistato i sedimi». I fondi non sono un capitolo secondario. Se, infatti, i lavori in corso sono a carico di Basileus nell’ambito dell’ampio intervento sul Comparto Milano, questo prolungamento dovrebbe invece essere finanziato dalla Loggia. Non è ancora chiaro, spiega ancora il presidente di Brixia Sviluppo, quanto potrebbe venire a costare dal momento che non esiste ancora un progetto esecutivo, Ma non si parla certo di bruscolini. E qui, politicamente parlando, casca l’asino.

IL «NODO POLITICO». «La nostra iniziativa – spiega il capogruppo Gallizioli – nasce dopo le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio Di Mezza, secondo cui per il futuro il Comune di Brescia avrà a disposizione sempre meno fondi per le opere pubbliche. Noi diciamo chiaramente che questo è un intervento importante e che va affrontato». Va affrontato perché «il nostro obiettivo non è soltanto migliorare il centro, ma anche e soprattutto sulle periferie. E questo per l’Oltremella è uno snodo cruciale». Un successo che si affiancherebbe all’inserimento nel Piano di governo del territorio del tratto urbano della linea «Brescia – Iseo – Edolo».

L’invito a questo punto è dunque al Comune di Brescia, al sindaco e alla giunta nello specifico, a farsi carico dei costi perché «l’opera così com’è non ha alcuna utilità per chi va verso Ovest e il Comune di Roncadelle si è già detto disponibile a mettere a disposizione le aree necessarie».

L’assessore Di Mezza ha già offerto negli scorsi giorni rassicurazioni sulla sostenibilità dei conti della Loggia: ha annunciato, cioè, di avere analizzato voce per voce le spese appostate in conto capitale insieme al collega di giunta Labolani e di avere mantenuto nell’elenco solo le opere che verranno effettivamente realizzate. Ma questa garanzia alla Lega non basta. Perché la Lega, a questo punto della consiliatura, vuole avere più voce in capitolo e contribuire a stabilire l’ordine degli interventi.
L’AFFONDO. Il progetto di via Rose, insomma, pare il pretesto per alzare la posta. «Ci sono opere, di grande o piccola entità, che a nostro parere vanno riviste», attacca Gallizioli. Che incalza: «A qualcosa il Comune deve rinunciare per lasciar spazio alle priorità. Fino ad oggi l’assessore ha operato in autonomia ma ritengo che sia arrivato il momento che anche il nostro gruppo dica la sua». Sulla lista delle grandi opere da rivedere, il capogruppo del Carroccio non si sbilancia. Pensando all’intenzione di valorizzare le periferie anziché il centro storico, vien subito alla mente il cubo bianco. Ma la partita, pare di intendere, è tutta da giocare.

Intanto lunedì prossimo, nella seduta del consiglio comunale nella quale verranno illustrate le linee di governo del Territorio, la Lega espliciterà la sua posizione e le sue proposte. E potrebbero anche esserci sorprese.

 

bresciaoggi

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