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Loggia, Fenaroli «Metto al centro il lavoro» (Italia Brontesi)

POLITICA E PROTESTE

L’ex segretario Cgil si candida per le primarie. Ma non solo

Indiscrezioni, ma anche auspici, su una sua candidatura per palazzo Loggia nel 2013 circolano da qualche mese senza conferme ufficiali. Ma adesso Marco Fenaroli rompe il silenzio: «Ho deciso di candidarmi per le probabili primarie del centro-sinistra».

Come nasce la sua candidatura?
«Da tempo amici e compagni mi sollecitano ad un impegno per la città. Mi candido da sinistra, per una larga alleanza, per rimettere al centro il lavoro».

Impresa non facile in tempo di crisi…
«Il portato della crisi è stato gravemente sottovalutato a Brescia perchè sono state fatte valere le argomentazioni del governo nazionale. Si è andati avanti con la stessa politica mentre tutto era cambiato. Oggi alla politica si pone il problema della ricostruzione della sovranità democratica».

Che significa?
«Che o ti limiti ad amministrare i pochi soldi che ti restano oppure la politica deve confrontarsi con le questioni sociali oggi cancellate».

Per definire punto per punto il suo programma ci sarà tempo, intanto cominci dall’impalcatura …
«Il mio modo di vedere la politica si incardina ancora sui lavoratori e sulle lavoratrici, altrimenti è una politica che non ha senso. Occorre fare i conti con le differenze sociali che significa l’essere pensionati, lavoratori dipendenti, disoccupati, immigrati, devi discutere della vita reale delle persone. O si conoscono le differenze e si ragiona su come affrontare i problemi che pongono oppure ognuno resta solo con i suoi problemi. Penso agli anziani, i portatori di handicap, gli svantaggiati. Vengono messi ai margini nell’uso delle risorse, non si considerano i costi delle cure. Ma si sa che anche solo una pomata è a pagamento?».

Il diritto di voto agli immigrati?
«Sono a Brescia da un quarto di secolo, che non siano cittadini è contro ogni buonsenso. Non uso il termine integrazione, ma convivenza e corresponsabilità».
Da sindacalista prima, oggi per il suo impegno nel volontariato, ha spesso a che fare con il sindaco Adriano Paroli. Che giudizio ne dà?
«Per me vale il dettato non giudicare se non vuoi essere giudicato. La porta del sindaco è sempre stata aperta alle mie richieste e alle mie argomentazioni. Ho sempre trovato attenzione, logicamente non sempre le ha accolte, come per il bonus bebè. Per uno come me che punta alla civilizzazione del conflitto è bene apprezzabile, che a lui ha consentito di rimediare, ma non sempre e dopo estenuanti fatiche sue e non solo sue a situazioni di acuta tensione. Credo che del discorso del vescovo Monari al consiglio comunale il paragrafo sulla reciproca fiducia trovi concreta esperienza nella nostra relazione».

Qualcosa in particolare che rimprovera al sindaco?
«Mi rammarica che nel tempo non abbia preso distanza dalla superficiale lettura della crisi che il suo presidente del consiglio dettava. Avesse dato maggior ascolto non solo a me ma anche al presidente dell’Aib…»
E più in generale al Pdl?
«Aver aperto la gestione dello Stato e delle sue articolazioni alla destra che non si riconosce nella Costituzione che, invece, per me è la bussola da usare in questa crisi. Per me è essenziale la componente dell’antifascismo, a Brescia è ancora aperta la ferita della strage».

In tempo di largo ai giovani, non è tardi candidarsi a 61 anni?
«Ci sono esempi di vecchi che sono migliorati con l’età. Penso che un’esperienza lunga dà possibilità di capire i nodi da affrontare, sempre con uno sforzo di ascolto, ma anche di ricerca teorica. I giovani sono fondamentali, ma se si stabilisce un rapporto con gli anziani è possibile non compiere errori».

Che pensa degli stipendi degli amministratori pubblici?
«Sono per la gratuità dell’impegno politico e amministrativo. Il compenso deve essere integrazione, se hai bisogno, non un aumento del reddito»

Lei quanto guadagna?
«Duemila e 30 euro dopo 40 anni di contributi».

Ma se alla fine il centrosinistra deciderà di non fare le primarie per scegliere il candidato sindaco?
«Si può correre lo stesso».  (corrieredellasera/brescia)

 

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BRESCIA. Riflessioni della venuta del Vescovo nella casa di tutti i Cittadini (Celso Vassalini)

Mons. Monari e il sindaco Paroli

Nella nostra casa di tutti i Cittadini la Loggia dove i nostri rappresentanti “eletti” in un Consiglio Comunale straordinario ad hoc è avvenuto un momento straordinario della prima visita del Mons. Luciano Monari. Vescovo di Brescia nella nostra paterna e materna Casa. Evidenzio l’importanza dell’incontro come fatto straordinario, l’incontro tra la massima istituzione laica e quella religiosa in un momento di crisi che stiamo vivendo. Quanto perché della sua lectio magistralis, <<Le ragioni di un dialogo>>. Il peso della soggettività individuale, quanto meno nel mondo più avanzato: cambiano così gli scenari della politica e gli stessi modi di essere delle religioni, non scomparse, ma al contrario presenti con una maggiore incisività e influenza. Il problema che si pone alla democrazia è quello di consentire una presenza pubblica delle religioni, senza far venire meno, anzi rafforzando, il ruolo dello Stato di diritto. É indispensabile evitare che si allarghino i fossati tra cultura laica e cultura religiosa: la necessità è quella di ridefinire un minimo comune denominatore di valori, un’etica condivisa. Occorre fare della laicità un riferimento universale, nel quale si riconoscano credenti e non credenti. La nostra ambizione deve essere quella di dar vita a un nuovo umanesimo, fondato sulla consapevolezza che la persona umana non esiste nella sola dimensione della sua fisicità, ma ha anche una dimensione spirituale, un bisogno e un’aspirazione alla trascendenza. Un nuovo umanesimo rivoluziona le culture politiche che ci hanno accompagnato negli ultimi secoli: nella società di domani non si tratterà certo di imporre la presenza di Dio o di una particolare fede per dare una risposta univoca alle inquietudini della nostra vita. Ma al tempo stesso Dio non potrà essere bandito dalla nostra convivenza, come un residuo arcaico, di un tempo della superstizione. Abbiamo bisogno, sia dal versante laico – e questa espressione risulta al tempo stesso tanto utilizzata, quanto impropria – sia dal versante religioso, di realizzare un incontro, non episodico ma permanente, tra ragione e fede, in un reciproco rispetto e nella reciproca consapevolezza e disponibilità a uno scambio di apporti, per il bene comune della famiglia umana. É questo l’orizzonte al quale dobbiamo saper guardare, la prospettiva verso cui muovere, sapendo che il cammino non è facile, ma con la fiducia di essere in grado di percorrerlo. “Abbiamo il compito di contribuire ad affermare un nuovo umanesimo” sottolinea Mons. Monari. “È questo il fine principale di un dialogo e di un impegno della politica. Il terreno fondamentale d’incontro è infatti rappresentato dalla centralità della persona, dalla sua promozione, dal riconoscimento della sua dignità”. Un ritratto che si attaglia all’ultima fatica di Mons. Monari, della sua lectio magistralis politica, dove spiega, lui che viene umilmente ospite nella casa di tutti i Cittadini, come noi tutti possiamo e dobbiamo affrontare le sfide attuali, ridefinendo il nostro ruolo nei confronti della politica. A ragione Mons. Monari, pensa sia possibile gestire il cambiamento nelle nostre Città senza «disastri»? Le classi dirigenti devono rinnovarsi, guidare le amministrazioni con piglio nuovo. La politica dev’essere impegno per gli altri e non palestra per ambizioni personali. Occorre evitare che si allarghino i fossati tra cultura laica e cultura religiosa: la necessità è quella di definire un’etica condivisa che faccia della laicità un riferimento universale, nel quale si riconoscano credenti e non credenti. Il messaggio del Mons. Monari: di dover lavorare perché la casa dei Cittadini recuperi lo suo spirito origina rio, come casa dei rappresentanti eletti dai Cittadini aperta al ricambio e con un soggetto da privilegiare: la persona. La grande crisi degli ultimi anni ha dimostrato fin troppo bene come vi sia un rapporto diretto, in positivo o in negativo, tra i valori che spingono comportamenti e scelte delle persone e la dinamica del sistema economico. E non è un caso che si possa amaramente constatare come i dibattiti e le analisi sull’etica nell’economia si siano moltiplicati in misura direttamente proporzionale alla progressiva eclissi di valori che hanno lasciato troppo spesso il passo a interessi più immediati e soprattutto materiali. Una rivoluzione che ha alla sua base una nuova alleanza, con il superamento del consolidato metodo del conflitto, e che apre la strada a una sempre maggiore responsabilità delle persone all’interno della dimensione rappresentativa. È di fronte a questa responsabilità che si articola spesso il senso di smarrimento quando si mettono in discussione le consolidate garanzie e le certezze del passato. Ma non bisogna dimenticare che la crisi economica e finanziaria degli ultimi mesi è stata solo un capitolo di una lunga serie di cambiamenti epocali che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni. Dal crollo delle ideologie all’esplodere della globalizzazione, dall’innalzamento dell’età media nei paesi occidentali ai grandi flussi di migrazione, dalla crisi ambientale alle tensioni sociali per la disoccupazione: tutti elementi che dimostrano come le nostre Città siano profondamente cambiate e come sia quindi anche necessario guardare avanti superando gli schemi di giudizio tradizionali. E in questa fase in cui l’evoluzione economica impone di ripensare il ruolo della nostra Città e le logiche della spesa pubblica, appare allora opportuno un supplemento di riflessione perché si tenga conto della possibilità di rendere sempre più costruttivo il rapporto tra politica e cittadini. Le basi di partenza non sono tra le migliori. Resta ancora d’attualità la riflessione di Luigi Sturzo nel novembre del 1952: “Abbiamo in Italia, scriveva, una triste eredità del passato prossimo, e anche in parte del passato remoto, che è finita per essere catena al piede della nostra economia, lo statalismo economico inintelligente e sciupone, assediato da parassiti furbi e intraprendenti e applaudito da quei giurassici uomini di sinistra e sindacalisti senza criterio, che credono che il tesoro dello stato sia come la botte di S. Gerlando, dove il vino non finiva mai.” Lo stato sociale è certamente una conquista positiva nell’evoluzione politica che si è realizzata nel secolo scorso, ma questo giudizio di fondo non può far dimenticare i limiti e i riflessi sulle dinamiche personali e sulla coesione sociale. Così come vanno combattute l’inefficienza, la spesa improduttiva, i contributi a pioggia è forse opportuno anche riflettere sul fatto che uno Stato che assorbe la metà della ricchezza prodotta dai cittadini rischia sempre di più di essere considerato come l’unico titolare dei doveri di assistenza ed equità. Con la conseguenza che si affievoliscono la responsabilità delle persone, le tensione alla solidarietà e quella virtù morale che spinge ad aiutare il prossimo. Mons. Monari, mette con chiarezza in luce come uno dei problemi più gravi nella società d’oggi sia “l’infiacchimento morale della popolazione causato da uno Stato paternalista che pretende di prendersi la responsabilità della virtù”. Ma le virtù non possono che essere personali e solo una società capace di mantenere spazi di libertà può offrire ad ogni persona un percorso, anche educativo, verso il sentirsi partecipe della vita degli altri. Del resto il magistero della chiesa ha contribuito ad elaborare e a diffondere la sussidiarietà come asse di una riforma delle istituzioni, in grado di valorizzarne la prossimità ai cittadini: l’impegno di questi ultimi, la capacità di scegliere e di operare costituiscono il fondamento di una rinnovata democrazia. In una certa fase della vita questi interrogativi si presentano con più insistenza, se abbiamo un minimo di spazio interiore, e se esso non è occupato e alienato del tutto da una società, nella quale il frastuono bisbetico e fazzioso della comunicazione di massa e la finzione consumistica nascondono il nostro declino fisico dietro l’illusione di una sorta di onnipotenza. Il raccoglimento che dà la fede religiosa non fa perdere di vista l’importanza dei problemi concreti della vita di ogni giorno, ma li colloca in un più giusto rapporto di valori. Don Giuseppe Verzeletti, il parroco della mia maturità, parrocchia di Roccafranca. E’ tuttora sempre vicino alla vita concreta dei suoi parrocchiani. Mi ha insegnato il senso della coerenza e dell’umiltà. Nella lectio magistralis del Mons. Monari, ho percepito nelle parole e soprattutto ogni volta riscoprire sempre di più un grande Uomo. Lectio magistralis straordinaria, per ognuno di noi, che sia cattolico, che abbia una fede religiosa o che in- vece si riconosca in altri valori. Mons. Monari offre una sua indicazione per una strada difficile, alternativa diremmo oggi rispetto agli orientamenti che guidano non solo la vita, ma spesso gli stessi nostri desideri. In questo senso la lectio magistralis è la carta d’identità di un cristiano. Con parole di oggi diremmo che viene richiesto a tutti di ricercare il miglioramento dell’ “essere”, non un concentrarsi esclusivamente sull’ “avere”. I Santi Patroni che ancora corrono in difesa per l´urgenza della concordia. La lectio magistralis del vescovo monsignor Luciano Monari, prende spunto dall´episodio del 1438, quando i Santi Faustino e Giovita innalzarono le braccia a difesa delle mura della città per dare coraggio ai bresciani impegnati in battaglia. E dopo oltre un secolo, la statua della ‘Lodoìga’, tornata al posto che le compete dal lontano 1877. Oggi sotto la Loggia Casa di tutti i Cittadini. Be, allora noi Barbari sognatori possiamo ben sperare diventare Capoluogo della nuova Regione…? Brescia è una città che brulica di vita e di storia, oso avanzare l’idea che sarebbe giunta l’ora che la nostra Diocesi sia rappresentata dalla figura di un Cardinale. La presenza virtù cardinali sono la temperanza, il coraggio, la saggezza e la giustizia…. Mons. Luciano Vescovo Monari non potrebbe essere lui il papabile?

 

 

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Aria inquinata, la Loggia verso blocchi «automatici» Natalia Danesi

BRESCIA – PM10 ALLE STELLE. Mentre torna dal 15 ottobre il divieto stabilito dalla Regione per i veicoli con maggiori emissioni
Vilardi: «Tavolo per ufficializzare l’intesa con tutti i Comuni dell’area critica». Stop o targhe alterne in caso di troppi superi consecutivi

  1. LA MAL’ARIA FA MALE DAVVERO A BRESCIA COSA FACCIAMO?
  2. Smog: ”inquinamento” significa problemi alla salute
  3. SMOG Brescia (causa civile contro Paroli)

A Milano l’inquinamento ha toccato la soglia d’allarme, al punto che si impone per domenica un blocco totale del traffico. Anche Brescia però non sta tranquilla. Da tempo non piove, e negli ultimi giorni il valore delle Pm10, le polveri sottili, è tornato a salire. Intanto, con l’approssimarsi dell’inverno la Loggia sta valutando le misure da adottare, e riemerge la proposta di un protocollo d’intesa tra tutti i Comuni dell’area critica per un’azione anti-smog congiunta.
I NUMERI. Lo smog in città è tornato a livelli preoccupanti. Martedì la centralina del Broletto ha rilevato un valore di Pm10 di 62 microgrammi al metro cubo (la soglia limite è 50) e quella del Sereno di 52 microgrammi. Mercoledì, secondo le rilevazioni Arpa, i valori sono stati rispettivamente 79 e 70. Superi importanti si sono registrati anche nei Comuni dell’hinterland. A Rezzato per esempio le polveri hanno toccato la soglia record di 103 microgrammi al metro cubo.
Al di là della situazione recente comunque è l’accumulo di superi che impensierisce i cittadini e le Amministrazioni. Come è noto, il limite di legge è di 35 giorni: nel 2011 al Broletto si è già arrivati a 61 giorni con le Pm10 alle stelle e al Sereno ben a 68.
Che fare? Proprio in queste ore gli ambientalisti sono tornati ad attaccare l’Amministrazione comunale: «L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che solo nelle città della pianura padana il numero di morti da smog potrebbe superare i 7mila l’anno e che ogni cittadino perde in media 9 mesi di vita per esposizione al particolato», si legge in un comunicato stampa di Legambiente. Di fronte a questi dati «agghiaccianti cosa fa o vorrà fare il Sindaco Paroli, responsabile della salute dei bresciani, in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale e Regionale? – prosegue la nota degli ambientalisti -. Chiediamo che da subito si apra un tavolo con la Regione, con la Provincia, con i Comuni intorno a Brescia, per cercare tutte quelle soluzioni che realmente salvaguardino la salute dei cittadini ed in particolare di quelli a rischio».
IL TAVOLO. Un invito che l’assessore comunale all’Ambiente Paola Vilardi non esita a raccogliere. Terminata infatti la lunga maratona per l’approvazione del Piano di governo del territorio, è proprio su questo aspetto che ora i tecnici del settore si concentreranno. «Nelle prossime settimane – spiega Vilardi – riuniremo tutti i sindaci dell’area critica in modo da portare finalmente a compimento quel protocollo d’intesa a cui lavoriamo da tempo». In sostanza, dopo un numero eccessivo (e in via di definizione) di superi in tutti i Comuni che aderiranno scatteranno automaticamente misure drastiche: «O blocco totale, o targhe alterne. Stiamo valutando il da farsi ma propendiamo per la seconda opzione», prosegue l’assessore. Capofila la Loggia, il progetto ha già riscosso il consenso della gran parte dei Comuni. Frenano solo quelli della Val Trompia che hanno, secondo quanto si apprende, oggettivi problemi sul fronte della necessità di circolazione dei mezzi industriali».
IL BLOCCO PARZIALE. Torna intanto per la stagione invernale il blocco dei veicoli più inquinanti stabilito dalla Regione. Lo stop è in vigore dal 15 ottobre al 15 aprile 2011, dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria tra le 7.30 e le 19.30. Non potranno circolare le vetture a benzina Euro 0 e le diesel Euro 0, 1 e 2. Sono previste varie deroghe, tra cui quella per i veicoli con almeno tre persone a bordo. Il blocco vale anche per i motocicli e i ciclomotori a due tempi, per i quali è esteso anche alle ore serali e notturne, dal lunedì alla domenica.

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Bilancio 2012, la Loggia è in affanno

BRESCIA – I CONTI. L’audizione dell’assessore Di Mezza nella commissione presieduta da Capra ha dipinto un quadro complesso
Tra dividendi e trasferimenti almeno 30 milioni in meno E c’è il nodo- investimenti: servono 40-60 milioni

La Loggia è già alle prese con il Bilancio di previsione 2012. L’assessore alla partita Fausto Di Mezza conta di farlo approvare dal Consiglio entro il 31 dicembre, ma stavolta far quadrare i conti non sarà facile. E la nuova metodologia «europea» di costruzione dei bilanci pubblici, che Brescia sperimenterà già a partire dall’anno prossimo insieme a un’altra cinquantina di comuni italiani, non cambia le cifre di una virgola.
Per l’anno prossimo la Loggia avrà una ventina di milioni di dividendi A2A in meno (scendono dagli 83 milioni del 2010 ai 65 previsti per il 2011). I trasferimenti dello Stato si riducono di 10 milioni. Fanno 30 milioni di tagli a fronte di un saldo obiettivo di 22 milioni imposto dal Patto di stabilità. Gli uffici sono già al lavoro per mantenere in equilibrio i conti di parte corrente. O si troveranno nuove entrate o i 30 milioni si tradurranno in tagli.
ALTRI DOLORI RISERVA la parte di investimenti in conto capitale. I pagamenti 2010 slittati a gennaio 2011 ammontavano a 28 milioni, eppure solo 32 fornitori hanno fatto ricorso al factoring (anticipazione da parte delle banche, ndr) per 5,6 milioni sui 28 messi a disposizione).
Per i pagamenti 2011 il Comune ha già sborsato 49,8 milioni dei 50 di obbligazioni giuridiche per lavori già eseguiti, dando una boccata d’ossigeno alla città.
A disposizione degli investimenti futuri, però, non c’è un centesimo. A fronte di obblighi di pagamento (di circa 40 milioni) per opere finanziate negli anni precedenti da realizzare nel 2012, e in previsione di nuovi investimenti, Di Mezza stima che saranno necessari dai 40 ai 60 milioni, a cui conta di far fronte con alienazioni di proprietà immobiliari (palazzi pubblici) e mobiliari (partecipazioni azionarie, in testa quelle in Serenissima).
I finanziamenti al Trasporto pubblico locale sono affidati a 400 milioni che lo Stato distribuirà solo alle Regioni virtuose e perchè Brescia abbia la sua piccola quota c’è da sperare che la Lombardia rientri tra queste. I sei milioni stanziati dal governo per la bonifica del sito Caffaro, invece, neanche entreranno in Bilancio.
Di Mezza spiega che per evitare le pastoie del Patto di stabilità verranno ceduti direttamente a una società pubblica che si occuperà della bonifica stessa.
SU UN SIMILE QUADRO dalle tinte alquanto fosche cade la sperimentazione del federalismo fiscale con il Bilancio 2012. L’assessore spera che la manovra di agosto venga un pò addolcita dalla Finanziaria, per poter intervenire sulle esigenze della città. Ma non è detto che accada. Intanto gli uffici si preparano all’innovazione, e pur in mancanza del relativo decreto da parte del governo preparano i conti per l’anno prossimo con le regole sia vecchie che nuove. Nel caso il decreto non fosse pronto, Di Mezza propone di votare comunque entro dicembre con le vecchie e spostare l’approvazione del bilancio “europeo” più avanti, a decreto pubblicato. Non è tanto un essere ligi a una sperimentazione peraltro facoltativa – spiega – quanto salvare la possibilità di varare subito il piano delle alienazioni senza le quali sarebbe impossibile chiudere il Bilancio.
L’altro giorno la seduta della relativa commissione presieduta dal democratico Fabio Capra ha avuto dai tecnici una prima illustrazione della sperimentazione federalista, che un paio di vantaggi dovrebbe portarli, almeno negli anni futuri. Da un lato – è stato detto – si introduce il principio della “competenza finaziaria” per il quale si metterà a bilancio sono quanto il Patto di stabilità permette di pagare, impedendo di programmare opere a prescindere dai vincoli di finanza pubblica. In pratica la copertura delle opere verrà garantita da un fondo pluriennale, ma in Bilancio si metteranno solo gli stralci cantierabili nel corso dell’anno di competenza.
Le spese in conto capitale per il 2012, tuttavia, per i quattro quinti si riferiscono a opere già finanziate e non compiute, e ciò che si incasserà servirà a pagare spese vecchie. Si pagherà il vecchio in termini di cassa, insomma, e il nuovo in termini di competenza, e gli effetti reali del federalismo in termini di maggiore trasparenza si vedranno nei prossimi anni, appunto.
UN SECONDO VANTAGGIO (ma non tutti sono convinti che lo sia per davvero) starebbe nella norma che prevede di portare all’approvazione del Consiglio comunale solo uno schema di Bilancio a livello molto alto. In pratica la politica deciderà solo per missioni e programmi, vale a dire sulle quantità di denaro da assegnare a programmi per il sociale, i lavori pubblici, l’istruzione e quant’altro, ma non avrà più la possibilità di decidere sui singoli interventi, che troverà solo in un allegato non soggetto a votazione.
La materia è complessa, e l’altro giorno in commissione Bilancio c’è stato soltanto un primo approccio. Il tema è talmente è delicato che forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, per ora neanche azzardano giudizi, e attendono di capirci di più. L’emergenza, tuttavia, resta quella dei conti, che nemmeno le nuove regole riescono a cambiare.

MI.VA.

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Loggia, passa il Piano del territorio Scintille nel Pdl, minoranze contro

DISCO VERDE NELLA NOTTE tra giovedì e venerdì per il Piano di governo del territorio della giunta Paroli. Il documento che disegna la pianificazione urbanistica della città per i prossimi anni è stato adottato dal Consiglio comunale quaranta minuti oltre la mezzanotte, dopo un dibattito durato quattordici ore. Ventitrè i voti a favore (Pdl, Lega, Udc), 16 i contrari (Pd, Idv, Sel e lista Castelletti). Gli emendamenti sul Cubo Bianco e sul pronto soccorso al Sant’Orsola fanno vacillare la maggioranza che serra i ranghi in extremis grazie ad una sospensione ad hoc. Il consigliere del gruppo misto Luigi Recupero si è astenuto. Compatta la minoranza nel denunciare: «È un Pgt che non rispetta l’ambiente»

«CHE SODDISFAZIONE».
«Sono soddisfatta di come si è concluso il consiglio - commenta l’assessore all’Urbanistica della Loggia, Paola Vilardi -. Il confronto dà il segno di una volontà di collaborazione. Sappiamo che ci sono delle criticità e ci impegneremo per risolverle». Nella consapevolezza però che «la procedura con la quale fino ad ora è stato portato avanti l’iter del Pgt è sempre stata corretta».

 

 

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URBANISTICA, BRESCIA. In Loggia la sfida del Pgt e dell’obiettivo 220mila

Primo round dell’adozione ieri in consiglio comunale
Il Pd ribadisce: «È deludente e asservito alle logiche dell’interesse»

«Un ‘opportunità per la città»,«Un progetto flessibile». Così è stato definito dal sindaco Paroli e dall’assessore Vilardi il Pgt approdato in Consiglio comunale per il primo round dell’adozione che verrà votata giovedì prossimo quando verranno anche presentati gli emendamenti. Il sindaco ha confermato che il piano ruota attorno all’obiettivo dei 220mila abitanti: una necessità – ha spiegato - per rilanciare Brescia, garantendole un ruolo economico-sociale centrale nell’area tra la Lombardia e il Veneto.


LA PRESENTAZIONE. L’assessore all’Urbanistica ha letto una relazione introduttiva prima dell’illustrazione. «Un progetto flessibile»

Vilardi: «È un percorso e siamo solo all’inizio»

«È ispirato a criteri di buon senso, ha le caratteristiche per delineare un futuro sostenibile»

La protesta davanti alla Loggia contro

il taglio degli alberi FOTOLIVE
Non è una fine è un inizio. È così che l’assessore Paola Vilardi ha fissato l’attimo: quello dell’approdo in consiglio comunale e dell’adozione. Come una tappa verso la versione definitiva, perchè tra le tante rivendicazioni di Vilardi ne spicca una che quasi le contiene tutte: «Questo è un Pgt flessibile».

Lo strumento deputato a governare la trasformazione è esso per primo trasformabile. Non è una “costituzione urbana rigida”, ma un sistema di regole e un disegno della città futura “dinamico” e “mosso”, nel senso che le sfumature le accetta e ne fa una forza.

Così l’assessore parla di percorso non di fotografia. Un percorso cominciato nel marzo 2010 quando furono riaperti i termini per i contributi dei cittadini e passato attraverso i quattro “focus” tematici che mettevano sotto la lente l’ambiente, il sociale, la produzione ecc. Insomma gli asset della pianificazione. Un percorso che neppure si è chiuso, ma – ha detto – continuerà con le osservazioni dei cittadini e poi con l’approvazione entro il 31 marzo prossimo. Ma neppure allora sarà finita, per via di quei meccanismi di flessibilità.

Quanto è racchiuso nelle tre parti del progetto di piano per Vilardi risponde «a criteri di buon senso ed ha le caratteristiche per delineare un futuro sostenibile ». Un Pgt che si colloca nella «nuova cultura dell’ambiente». Dunque «il nostro lavoro non si concluderà con l’approvazione definitiva». Dopo la pianificazione verrà infatti l’applicazione che si snoderà attraverso «step triennali, un modo per rivalutare – ha ricordato Vilardi – l’opportunità ad esempio dei diritti edificatori anticipati».

COME IL SINDACO anche l’assessore ha ribadito che al centro del Pgt c’è «l’obiettivo politico di portare Brescia a 220mila abitanti» per darle impronta europea e sostenibilità culturale, infrastrutturale, produttiva, anche rispetto a contesti provinciale e interegionale. E questo non lo ha collegato solo ad un fatto di potenziamento dell’offerta abitativa, ma ha riconosciuto che se si vorrà arrivare a quel livello di crescita si dovrà puntare «sui servizi, le ristrutturazione, la mitigazione ambientale». Insomma, se il Pgt è, come lo ha definito, «il termometro di trasformazioni urbanistiche e sociali» quel che dovrà segnalare questo termometro sarà una più alta qualità della vita, l’indicatore unico che può farci sapere se in futuro Brescia restrerà la città che è ora o addirittura si contrarrà o invece sarà capace di un balzo in avanti. Un balzo che – nell’ottica di questo governo del territorio – se sarà demografico significa che sarà riuscito ad essere anche tutte le altre cose: economico, sociale, culturale.

Ma se questo Pgt è un percorso, Vilardi non poteva ignorare le critiche che lo hanno accompagnato, a partire da quelle dirette a demolire l’assunto stesso della crescita demografica. Naturale pertanto che buona parte del suo intervento abbia preso la forma di una replica a quelle critiche. Così Vilardi ha rivendicato la centralità dell’ambiente, parlando indirettamente alle molte realtà che su questo piano hanno bersagliato il Pgt. «L’attenzione per l’ambiente è il filo conduttore di ogni operazione – ha detto – e il legame dell’area vasta»; ha rivendicato «l’attenzione per i giovani, per i quali si studiano spazi: dal Campus alla Randaccio all’aula studio di Largo Formentone»; ha rivendicato lo spazio dato all’edilizia convenzionata, che semmai non sarà più ghettizzata ma dislocata in piccoli borghi; ha rivendicato un livello di ascolto e coinvolgimento della città «perfino superiore a quello per il Prg del 2002». Per finire con una parola che in politica più nessuno si fa mancare: sussidiarietà. Siano i benvenuti in questo Pgt i privati che vogliono realizzare opere pubbliche. E.B


IL DIBATTITO. Maggioranza compatta in vista della votazione di giovedì. Con qualche dubbio da chiarire

Il Pd ribadisce: «Deludente»
E la Lega detta le sue priorità
Natalia Danesi

Moschee, garage in centro storico, commercio: il Carroccio punge

La minoranza: «Documento steso in fretta e senza condivisione»

Al suo primo passaggio nell’aula di palazzo Loggia il Piano di governo del territorio è ancora una volta terreno per la prova di forza tra Pdl e Lega. Il lungo dibattito conferma anche il sostegno dell’Udc, appoggio per la maggioranza. Il documento su cui giovedì i consiglieri si esprimeranno con il voto non convince invece l’opposizione, che non risparmia le critiche. Approfittando dell’iter del Pgt il Carroccio si presenta quindi ancora una volta in coalizione con l’ambizione di dettare la linea, almeno in alcuni punti imprescindibili. E mette sul tavolo un pacchetto di emendamenti su cui auspica di incassare il consenso.

«PUR CONFERMANDO l’impianto generale – attacca per primo Giorgio Taglietti – permangono molti dubbi che la Lega vuole vedere chiariti». Dalla «poco coraggiosa e non univoca» esposizione dei criteri per identificare i luoghi di culto (vedi moschee), ai dubbi sul fatto che la «deindustrializzazione venga sostituita dalla ipercommercializzazione»,all’assenza di una «pianificazione che tenga conto del metrobus». Se mettono qualche puntino sulle «i» anche Pier Raul Francesconi e Alessandro Bizzaro, è il capogruppo Nicola Gallizioli ad incalzare ancora. «Una proposta di Pgt che sosteniamo con forza -attacca -. Secondo noi è valida, pratica. Certo la critica che facciamo alla giunta è aver gestito male i tempi». Il Carroccio apprezza l’aspetto ambientale, il fatto di avere ampliato a Sud il villaggio Sereno con lo schema del villaggio Marcolini. Ma c’è «troppo commerciale. Abbiamo presentato un emendamento a tecnico sul costo aggiuntivo per i costruttori. L’abbiamo portato da 1 a 2 per chi vuole creare una grande struttura di vendita. Presenteremo inoltre una raccomandazione alla giunta perché ripensi la quantità di commerciale sul territorio». La Lega Nord rivendica anche di avere inserito nel Pgt le sue battaglie storiche: «Il no ai kebab, innanzitutto. Con un emendamento rafforzeremo la volontà di non trasformare i negozi del centro in garage. E ancora: il Pdl espone i cartelli, noi invece chiederemo sulla carta che la moschea di via Corsica non sia ampliata».

Per i centristi, il capogruppo Andrea Bonetti invita a mettere da parte le critiche sul percorso di condivisione del Piano («chi dice che non è un progetto partecipato, sbaglia»). Ricorda che «Brescia ha una storica vocazione alla crescita», tanto più che il Pgt «è un atto di continuità con il precedente Prg: nulla di ciò che era stato previsto è stato buttato e quanto c’era di buono è stato amplificato». Ormai fuori dalla maggioranza, Luigi Recupero (Gruppo Misto) non si sbilancia. Come voterà, lo deciderà sull’andamento degli emendamenti: «Non è un Pgt speculativo, come dice l’opposizione, ma neanche rivalutativo»:

GLI INTERVENTI della minoranza non riservano sorprese. Il capogruppo del Pd Emilio Del Bono è lapidario: «Il nostro parere è negativo». Del Bono parla di un piano «deludente», che ha un’«anima nera». Un’«opera di sartoria di richieste impellenti che non ha nulla a che vedere con lo sviluppo della qualità della vita». Deludente nel metodo, sostiene, perché «è nato senza la città e senza le minoranze». Come altri colleghi del gruppo, Del Bono non capisce la ragione per cui Brescia debba, come il Piano prevede, diventare una città da 220mila abitanti. «L’obiettivo, è evidente, è giustificare a posteriori la quantità di metri cubi previsti». Il capogruppo Pd critica l’impatto del Pgt sul consumo di suolo agricolo («2 milioni e 100 mila metri quadri, 57% in più rispetto al Prg 2004»); l’impatto sul patrimonio dei bresciani («con un carico simile si svaluterà»); i danni che, ritiene, provocherà al commercio («sono 97.688 i metri quadri di grande distribuzione previsti») e parla di «speculazioni immobiliari». Per tutte queste ragioni l’invito alla giunta, nei sei mesi di iter che mancano, è a «tornare sui suoi passi».

Ma tutto il gruppo del Pd prima di Del Bono non era stato blando. Solo per citare alcuni consiglieri, per Valter Muchetti questo Pgt si mangerà «277 campi di calcio a undici»; per Claudio Bragaglio la giunta Paroli «agisce seguendo gli interessi, e agli interessi subordina le scelte strategiche. E ancora, Fabio Capra: «E’un documento che non risponde alle esigenze della città; prevede 220mila abitanti ma non considera il bacino d’utenza straniero e non attrarrà nessuno con l’edilizia convenzionata a ridosso della tangenziale». Per quanto riguarda il parco dello sport, ricorda Capra, «ci sono solo buoni propositi» e «non si sa come sarà realizzato, non ci sono neanche i soldi per fare le strisce pedonali».

La minoranza tutta non è convinta del Pgt. Per Laura Castelletti (lista Castelletti) il Piano è «maldestro» e «frettoloso», «non considera le vocazioni di Brescia» e non rispetta il concetto di «costruire solo ciò che serve». E ancora, Donatella Albini (Sel) richiama che «le aree verdi sono in pericolo, è in grave pericolo il Parco delle cave, non c’è traccia di un disegno per il commercio, una prospettiva strategica». In una generale «improvvisazione gestionale». E per l’Idv Alfredo Cosentini «non porterà miglioramenti nella qualità di vita dei cittadini»,

Insomma, fioccano le critiche ma – a meno che le proposte della Lega non vengano rifiutate – il Pgt non rischia, il percorso non dovrebbe incontrare ostacoli. Del resto, ricorda il capogruppo Pdl, Achille Farfina «i tempi serrati erano dettati dalla Regione ». La condivisione, «c’è stata». E il piano va nell’ottica di «un’espansione della città in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi». Quanto ai ripensamenti, replica a Del Bono, «ci potranno essere, ma non al ribasso».

 

 

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BRESCIA – Da Parco Gallo alla Loggia la città invasa dagli «zombie» Manuel Venturi

LA CURIOSITÀ. Ideata da David Materozzi, l’iniziativa ha coinvolto oltre cento tra ragazzi e famiglie intere
Al passaggio del corteo in corso Zanardelli, facce sgomente e anche un accenno di paura tra i passanti

Alessandro di Chiari: «La cosa più bella è vedere come ti guarda la gente per strada, le sue reazioni»

Brescia invasa da un’orda di zombie: non è la trama del prossimo «Resident Evil», ma la cronaca di quello che è successo ieri per le vie del centro. Ma niente panico. Gli zombie altri non erano che ragazzi truccati e vestiti con abiti stracciati, con finte cicatrici e sangue finto dappertutto. L’«invasione» è iniziata alle 14 al parco Gallo, dove i primi «non morti» hanno cominciato a radunarsi per prepararsi in vista della partenza delle 18. I partecipanti si sono affidati alle mani esperte di truccatori professionisti, che grazie a trucchi ed «effetti speciali» – come il sangue, realizzato con coloranti alimentari, farina, succo di amarena e miele – hanno trasformato semplici ragazzi (ma anche intere famiglie) in morti viventi.

La prima Zombie walk bresciana, organizzata dal presentatore di «The real gamers», David Materozzi, ha avuto un buon successo: più di cento, tra zombie e agenti della Umbrella Inc – i protagonisti del film Resident Evil, impersonati dal gruppo Raccoon memorial department -, hanno risposto alla chiamata. Un pomeriggio, ha spiegato Materozzi, «che nasce perchè a Brescia non ci sono tanti eventi dedicati ai giovani, al di fuori di quelli più classici: per questo il Comune ci ha anche negato il patrocinio. Ma noi vogliamo dimostrare che la città non è morta, e che ci sono molti ragazzi interessati a un mondo di cui spesso non si parla». «The real gamers» si occupa proprio di questo universo, fatto di giochi di ruolo e di carte (come il celebre Magic), soft air, cosplay: tutte attività, ha sottolineato Materozzi, «utili a socializzare, in cui ci si mette in gioco in prima persona: da queste esperienze nascono vere amicizie».

MA LA DIMENSIONE principale della Zombie walk di ieri è stata il divertimento, come hanno confermato Eleonora, Maristella e Chiara, tre infermiere non proprio rassicuranti: «È un’idea alternativa, originale, a cui partecipiamo soprattutto per divertirci».
Dello stesso parere Alessandro, arrivato da Chiari con un gruppo di amici: «Sono qui perché sono un appassionato del genere. La cosa più bella è vedere come ti guarda la gente per strada, le sue reazioni». Le sue parole sono confermate dai fatti: la cosa più divertente è stata proprio guardare le espressioni dei bresciani al passaggio degli zombie. Partiti dal parco Gallo, i non morti hanno attraversato il cavalcavia Kennedy, via XX settembre, corso Martiri della libertà, per arrivare nel cuore del centro storico. Al passaggio sotto i portici di corso Zanardelli, luogo simbolo dello shopping cittadino, le espressioni dei passanti andavano dall’attonito al divertito, e qualcuno era persino quasi spaventato. Dopo un breve assalto alle guardie, stoppato dai soldati sulle scale del Teatro Grande, la marcia è proseguita fino in piazza Loggia: qui è andato in scena l’ultimo attacco degli zombie, prontamente respinto dall’Umbrella Inc.

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Opere pubbliche, in Loggia la Lega vuol dettare le regole Natalia Danesi

IL CASO. Un ordine del giorno presentato dal Carroccio promette di agitare le acque nella maggioranza
Si parte dal prolungamento dell’intervento di via Rose Ma Gallizioli avverte: «Fino ad ora l’assessore ha agito in autonomia; in futuro il gruppo intende dire la sua»

Il «conclave» di giugno è stato solo un assaggio. Nella maggioranza della Loggia inizia ora il vero braccio di ferro, che deciderà gli equilibri alle comunali del 2013. E la Lega mostra i muscoli. Questa volta il capro espiatiorio, nell’ennesimo capitolo di una verifica infinita, è l’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Labolani. Nulla da dire sui tempi e la qualità dei suoi interventi, ma il Carroccio è poco convinto di alcune scelte della giunta in materia di grandi opere. E non l’ha mai nascosto, a partire dalle perplessità sulla sede unica. Questa volta l’attacco prende a pretesto il progetto di prolungamento dell’intervento di via Rose fino al Violino. Per sfociare in una sorta di diktat che riguarda l’intero programma di lavori pubblici della maggioranza.

L’ORDINE DEL GIORNO.Il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Nicola Gallizioli, e il presidente di Brixia Sviluppo, Riccardo Franceschi, hanno presentato in una conferenza stampa l’ordine del giorno depositato ieri, che riguarda l’intervento sullo svincolo di via Rose, il cui cantiere è già a buon punto (vedi sotto, Ndr.). Un intervento che per il Carroccio, così com’è, non basta. Come hanno spiegato Franceschi e Gallizioli, e come si legge nell’ordine del giorno, «già nel Piano regolatore prima e nel Piano di governo del territorio poi è previsto che la viabilità alternativa sia estesa». Estensione che il Carroccio ritiene «imprescindibile» per decomprimere il traffico in accesso alla città da Ovest contribuendo così alla riqualificazione di via Milano.

IL PROGETTO ALTERNATIVO, Il progetto così com’è si ferma poco prima dell’innesto con via Sorbana. La Lega propone invece di prolungare il collegamento viario con una bretella che scavalcando via Sorbana e poi il Mella spunti su via Vallecamonica, all’altezza di via Violino di Sotto. Questo ulteriore tassello è oggetto appunto della richiesta inserita nell’ordine del giorno che impegna la giunta a «attivare ogni procedura di progettazione e reperimento dei fondi, necessaria per realizzare prontamente il collegamento» tanto più tenuto conto del fatto che – sottolinea Franceschi – ci risulta che il Comune di Roncadelle abbia già acquistato i sedimi». I fondi non sono un capitolo secondario. Se, infatti, i lavori in corso sono a carico di Basileus nell’ambito dell’ampio intervento sul Comparto Milano, questo prolungamento dovrebbe invece essere finanziato dalla Loggia. Non è ancora chiaro, spiega ancora il presidente di Brixia Sviluppo, quanto potrebbe venire a costare dal momento che non esiste ancora un progetto esecutivo, Ma non si parla certo di bruscolini. E qui, politicamente parlando, casca l’asino.

IL «NODO POLITICO». «La nostra iniziativa – spiega il capogruppo Gallizioli – nasce dopo le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio Di Mezza, secondo cui per il futuro il Comune di Brescia avrà a disposizione sempre meno fondi per le opere pubbliche. Noi diciamo chiaramente che questo è un intervento importante e che va affrontato». Va affrontato perché «il nostro obiettivo non è soltanto migliorare il centro, ma anche e soprattutto sulle periferie. E questo per l’Oltremella è uno snodo cruciale». Un successo che si affiancherebbe all’inserimento nel Piano di governo del territorio del tratto urbano della linea «Brescia – Iseo – Edolo».

L’invito a questo punto è dunque al Comune di Brescia, al sindaco e alla giunta nello specifico, a farsi carico dei costi perché «l’opera così com’è non ha alcuna utilità per chi va verso Ovest e il Comune di Roncadelle si è già detto disponibile a mettere a disposizione le aree necessarie».

L’assessore Di Mezza ha già offerto negli scorsi giorni rassicurazioni sulla sostenibilità dei conti della Loggia: ha annunciato, cioè, di avere analizzato voce per voce le spese appostate in conto capitale insieme al collega di giunta Labolani e di avere mantenuto nell’elenco solo le opere che verranno effettivamente realizzate. Ma questa garanzia alla Lega non basta. Perché la Lega, a questo punto della consiliatura, vuole avere più voce in capitolo e contribuire a stabilire l’ordine degli interventi.
L’AFFONDO. Il progetto di via Rose, insomma, pare il pretesto per alzare la posta. «Ci sono opere, di grande o piccola entità, che a nostro parere vanno riviste», attacca Gallizioli. Che incalza: «A qualcosa il Comune deve rinunciare per lasciar spazio alle priorità. Fino ad oggi l’assessore ha operato in autonomia ma ritengo che sia arrivato il momento che anche il nostro gruppo dica la sua». Sulla lista delle grandi opere da rivedere, il capogruppo del Carroccio non si sbilancia. Pensando all’intenzione di valorizzare le periferie anziché il centro storico, vien subito alla mente il cubo bianco. Ma la partita, pare di intendere, è tutta da giocare.

Intanto lunedì prossimo, nella seduta del consiglio comunale nella quale verranno illustrate le linee di governo del Territorio, la Lega espliciterà la sua posizione e le sue proposte. E potrebbero anche esserci sorprese.

 

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BRESCIA – «Partita Edison Loggia concorde: fiducia al CdS» Giovanni Armanini

L’AUDIZIONE. Il Sindaco Adriano Paroli conferma la linea
La commissione: «Pieno sostegno agli orientamenti dei rappresentanti bresciani nominati dal Comune»

Unità d’intenti da parte della commissione partecipate della Loggia, presieduta da Aldo Rebecchi, dopo l’audizione di ieri in cui il sindaco Adriano Paroli ha relazionato sullo stato dell’arte della trattativa che i vertici di A2A stanno conducendo per il riassetto di Edison. La commissione, per volere dello stesso sindaco, si è svolta a porte chiuse. Due sono le ipotesi di cui si è parlato in queste settimane: da un lato, l’accordo di marzo sostenuto dal Consiglio di Sorveglianza (Cds) ma fermato dal ministro Giulio Tremonti, che la ex municipalizzata punta a migliorare: prevedeva l’attribuzione delle centrali idroelettriche di Edipower agli italiani e il passaggio del controllo di Edison ai francesi di Edf. Dall’altro il «Lodo Zuccoli», cioè l’acquisto di tutta Edipower da parte di Delmi, la holding dei soci italiani di Edison. Nei giorni scorsi una nota stampa di A2A aveva precisato, per mettere fine alle voci di una ipotesi di dualismo tra Consiglio di gestione e di sorveglianza che: «la posizione dei rappresentanti di A2A non potrà che riflettere unicamente le decisioni che i Consigli di Gestione e di Sorveglianza di A2A assumeranno nelle prossime settimane», lasciando quindi tutto in stand by.

NELLA SUA RELAZIONE Paroli ha precisato che a questo punto l’obiettivo è avere «una posizione unitaria della proprietà». Al momento l’unica proposta considerata valida e praticabile è quella di marzo con i miglioramenti previsti a luglio. La commissione – secondo quanto è trapelato al termine della seduta – ha espresso sostanziale apprezzamento, confermando al Cds il mandato a trattare, con l’indicazione di andare avanti alla luce del fatto che comunque «non esiste allo stato attuale una proposta alternativa sul tavolo, salvo le cose che si leggono sui giornali».
IL MANDATO sarà esercitato dai consiglieri bresciani in A2A giovedì, quando oltre al consiglio di sorveglianza dell’ex municipalizzata, si riunirà a Milano anche il consiglio di gestione con l’obiettivo di definire una piattaforma sulla base della quale riavviare le trattative con Edf. Nel corso delle riunioni, come viene riferito da fonti d’agenzia, il direttore generale Renato Ravanelli illustrerà l’analisi industriale ed economica delle diverse opzioni disponibili su Edison.

L’idea della cordata italiana partorita da Zuccoli e dal ministro Paolo Romani – alternativa agli accordi di marzo – sarebbe motivata anche dalla intenzione del ministro di non concedere ai francesi un’altro controllo come successo con il caso Parmalat – Lactalis. I francesi attendono dagli italiani una piattaforma negoziale, l’indicazione di un negoziatore unico (Intesa Sanpaolo pur non essendo ufficialmente advisor potrebbe cercare una sintesi nella variegata compagine italiana) e la promessa che il governo questa volta non si metterà di traverso.

IN QUESTO momento tuttavia l’attenzione dei commissari bresciani sembra orientata più al futuro di A2A che all’immediatezza della scadenza Edison. «Appena chiuso il dibattito sul Pgt – ha detto Aldo Rebecchi raggiunto telefonicamente a fine seduta – bisognerà intavolare una discussione su cosa deve essere e cosa diventare A2A: c’è il pilone ambientale su cui bisogna investire maggiormente dal punto di vista dell’unificazione di tutte le aziende interne esistenti. Questa è una partita che deve essere affrontata a Brescia. È importante discutere dei nodi che sono venuti al pettine in questi anni». Lo stesso Rebecchi sposta il problema sull’operatività rispetto alla governance della stessa A2A: «Discutere del sistema duale in questo momento è irrilevante: mi sembra una partita abbastanza secondaria, perchè se si ha un indirizzo in testa il resto è principalmente una questione di uomini giusti al posto giusto. Se individuiamo i problemi poi questi si possono anche superare, il problema è trovare persone che hanno una idea precisa di questa azienda e che possano agire sulle indicazioni dei consigli democraticamente eletti come il consiglio comunale di Brescia». E lo stesso Rebecchi avanza un auspicio sul futuro della ex municipalizzata: «Dobbiamo andare anche oltre la brescianità, cercando uomini migliori a prescindere dalla territorialità facendola uscire dai freni che ha avuto in questi ultimi anni. Anche su questo servirà un confronto aperto».

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BRESCIA – La spilla della Lega Nord «Con noi o contro di noi»

Il presidente della Centro, ha lanciato un appello affinché su Ground Zero sia costruito uno spazio in cui tutti – cristiani e musulmani, credenti e non – possano ritrovarsi per pregare e riflettere insieme sull’11 Settembre del 2001, Non tutti sono d’accordo, però. E alla commemorazione di ieri alcuni partecipanti hanno sfoggiato una spilletta con la scritta (in italiano e in inglese) «No moschee a Ground Zero». Il perché lo spiega Elena Bonomelli, consigliere comunale in Loggia della Lega Nord: «L’11 Settembre è una data spartiacque non solo per il popolo statunitense, che con il pragmatismo e la voglia di fare ha costruito dal nulla il più grande impero economico mondiale, ma anche per tutto il mondo. La storia è stata marcata a fuoco da un terrorismo che presenta alcuni punti oscuri, ma che è certamente di matrice religiosa: il nostro dovere è evitare una seconda Ground Zero, e non dimenticare mai un evento che potremmo essere portati a rimuovere».

BONOMELLI, con la spilletta d’ordinanza sulla maglietta e il libro «La rabbia e l’orgoglio» di Oriana Fallaci (scritto nei giorni appena successivi all’attacco) sotto braccio, ha ribadito con forza la contrarietà – sua e di tutta la Lega – alla costruzione di una moschea nel luogo simbolo della forza distruttrice del terrorismo: «La nostra società discende dal Cristianesimo, da Platone e da Kant, e gli Stati Uniti hanno fatto loro questo pensiero. Costruire un luogo di culto per i musulmani sarebbe come chiudere gli occhi di fronte all’identità del mandante di quegli attentati, una scelta assolutamente sbagliata. La nostra è una posizione netta, è un aut aut: o con noi o contro di noi, non c’è possibilità di una posizione intermedia». MA. VEN.

 

 

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