Primo round dell’adozione ieri in consiglio comunale
Il Pd ribadisce: «È deludente e asservito alle logiche dell’interesse»
«Un ‘opportunità per la città»,«Un progetto flessibile». Così è stato definito dal sindaco Paroli e dall’assessore Vilardi il Pgt approdato in Consiglio comunale per il primo round dell’adozione che verrà votata giovedì prossimo quando verranno anche presentati gli emendamenti. Il sindaco ha confermato che il piano ruota attorno all’obiettivo dei 220mila abitanti: una necessità – ha spiegato - per rilanciare Brescia, garantendole un ruolo economico-sociale centrale nell’area tra la Lombardia e il Veneto.
LA PRESENTAZIONE. L’assessore all’Urbanistica ha letto una relazione introduttiva prima dell’illustrazione. «Un progetto flessibile»
Vilardi: «È un percorso e siamo solo all’inizio»
«È ispirato a criteri di buon senso, ha le caratteristiche per delineare un futuro sostenibile»
La protesta davanti alla Loggia contro
il taglio degli alberi FOTOLIVE
Non è una fine è un inizio. È così che l’assessore Paola Vilardi ha fissato l’attimo: quello dell’approdo in consiglio comunale e dell’adozione. Come una tappa verso la versione definitiva, perchè tra le tante rivendicazioni di Vilardi ne spicca una che quasi le contiene tutte: «Questo è un Pgt flessibile».
Lo strumento deputato a governare la trasformazione è esso per primo trasformabile. Non è una “costituzione urbana rigida”, ma un sistema di regole e un disegno della città futura “dinamico” e “mosso”, nel senso che le sfumature le accetta e ne fa una forza.
Così l’assessore parla di percorso non di fotografia. Un percorso cominciato nel marzo 2010 quando furono riaperti i termini per i contributi dei cittadini e passato attraverso i quattro “focus” tematici che mettevano sotto la lente l’ambiente, il sociale, la produzione ecc. Insomma gli asset della pianificazione. Un percorso che neppure si è chiuso, ma – ha detto – continuerà con le osservazioni dei cittadini e poi con l’approvazione entro il 31 marzo prossimo. Ma neppure allora sarà finita, per via di quei meccanismi di flessibilità.
Quanto è racchiuso nelle tre parti del progetto di piano per Vilardi risponde «a criteri di buon senso ed ha le caratteristiche per delineare un futuro sostenibile ». Un Pgt che si colloca nella «nuova cultura dell’ambiente». Dunque «il nostro lavoro non si concluderà con l’approvazione definitiva». Dopo la pianificazione verrà infatti l’applicazione che si snoderà attraverso «step triennali, un modo per rivalutare – ha ricordato Vilardi – l’opportunità ad esempio dei diritti edificatori anticipati».
COME IL SINDACO anche l’assessore ha ribadito che al centro del Pgt c’è «l’obiettivo politico di portare Brescia a 220mila abitanti» per darle impronta europea e sostenibilità culturale, infrastrutturale, produttiva, anche rispetto a contesti provinciale e interegionale. E questo non lo ha collegato solo ad un fatto di potenziamento dell’offerta abitativa, ma ha riconosciuto che se si vorrà arrivare a quel livello di crescita si dovrà puntare «sui servizi, le ristrutturazione, la mitigazione ambientale». Insomma, se il Pgt è, come lo ha definito, «il termometro di trasformazioni urbanistiche e sociali» quel che dovrà segnalare questo termometro sarà una più alta qualità della vita, l’indicatore unico che può farci sapere se in futuro Brescia restrerà la città che è ora o addirittura si contrarrà o invece sarà capace di un balzo in avanti. Un balzo che – nell’ottica di questo governo del territorio – se sarà demografico significa che sarà riuscito ad essere anche tutte le altre cose: economico, sociale, culturale.
Ma se questo Pgt è un percorso, Vilardi non poteva ignorare le critiche che lo hanno accompagnato, a partire da quelle dirette a demolire l’assunto stesso della crescita demografica. Naturale pertanto che buona parte del suo intervento abbia preso la forma di una replica a quelle critiche. Così Vilardi ha rivendicato la centralità dell’ambiente, parlando indirettamente alle molte realtà che su questo piano hanno bersagliato il Pgt. «L’attenzione per l’ambiente è il filo conduttore di ogni operazione – ha detto – e il legame dell’area vasta»; ha rivendicato «l’attenzione per i giovani, per i quali si studiano spazi: dal Campus alla Randaccio all’aula studio di Largo Formentone»; ha rivendicato lo spazio dato all’edilizia convenzionata, che semmai non sarà più ghettizzata ma dislocata in piccoli borghi; ha rivendicato un livello di ascolto e coinvolgimento della città «perfino superiore a quello per il Prg del 2002». Per finire con una parola che in politica più nessuno si fa mancare: sussidiarietà. Siano i benvenuti in questo Pgt i privati che vogliono realizzare opere pubbliche. E.B
IL DIBATTITO. Maggioranza compatta in vista della votazione di giovedì. Con qualche dubbio da chiarire
Il Pd ribadisce: «Deludente»
E la Lega detta le sue priorità
Natalia Danesi
Moschee, garage in centro storico, commercio: il Carroccio punge
La minoranza: «Documento steso in fretta e senza condivisione»
Al suo primo passaggio nell’aula di palazzo Loggia il Piano di governo del territorio è ancora una volta terreno per la prova di forza tra Pdl e Lega. Il lungo dibattito conferma anche il sostegno dell’Udc, appoggio per la maggioranza. Il documento su cui giovedì i consiglieri si esprimeranno con il voto non convince invece l’opposizione, che non risparmia le critiche. Approfittando dell’iter del Pgt il Carroccio si presenta quindi ancora una volta in coalizione con l’ambizione di dettare la linea, almeno in alcuni punti imprescindibili. E mette sul tavolo un pacchetto di emendamenti su cui auspica di incassare il consenso.
«PUR CONFERMANDO l’impianto generale – attacca per primo Giorgio Taglietti – permangono molti dubbi che la Lega vuole vedere chiariti». Dalla «poco coraggiosa e non univoca» esposizione dei criteri per identificare i luoghi di culto (vedi moschee), ai dubbi sul fatto che la «deindustrializzazione venga sostituita dalla ipercommercializzazione»,all’assenza di una «pianificazione che tenga conto del metrobus». Se mettono qualche puntino sulle «i» anche Pier Raul Francesconi e Alessandro Bizzaro, è il capogruppo Nicola Gallizioli ad incalzare ancora. «Una proposta di Pgt che sosteniamo con forza -attacca -. Secondo noi è valida, pratica. Certo la critica che facciamo alla giunta è aver gestito male i tempi». Il Carroccio apprezza l’aspetto ambientale, il fatto di avere ampliato a Sud il villaggio Sereno con lo schema del villaggio Marcolini. Ma c’è «troppo commerciale. Abbiamo presentato un emendamento a tecnico sul costo aggiuntivo per i costruttori. L’abbiamo portato da 1 a 2 per chi vuole creare una grande struttura di vendita. Presenteremo inoltre una raccomandazione alla giunta perché ripensi la quantità di commerciale sul territorio». La Lega Nord rivendica anche di avere inserito nel Pgt le sue battaglie storiche: «Il no ai kebab, innanzitutto. Con un emendamento rafforzeremo la volontà di non trasformare i negozi del centro in garage. E ancora: il Pdl espone i cartelli, noi invece chiederemo sulla carta che la moschea di via Corsica non sia ampliata».
Per i centristi, il capogruppo Andrea Bonetti invita a mettere da parte le critiche sul percorso di condivisione del Piano («chi dice che non è un progetto partecipato, sbaglia»). Ricorda che «Brescia ha una storica vocazione alla crescita», tanto più che il Pgt «è un atto di continuità con il precedente Prg: nulla di ciò che era stato previsto è stato buttato e quanto c’era di buono è stato amplificato». Ormai fuori dalla maggioranza, Luigi Recupero (Gruppo Misto) non si sbilancia. Come voterà, lo deciderà sull’andamento degli emendamenti: «Non è un Pgt speculativo, come dice l’opposizione, ma neanche rivalutativo»:
GLI INTERVENTI della minoranza non riservano sorprese. Il capogruppo del Pd Emilio Del Bono è lapidario: «Il nostro parere è negativo». Del Bono parla di un piano «deludente», che ha un’«anima nera». Un’«opera di sartoria di richieste impellenti che non ha nulla a che vedere con lo sviluppo della qualità della vita». Deludente nel metodo, sostiene, perché «è nato senza la città e senza le minoranze». Come altri colleghi del gruppo, Del Bono non capisce la ragione per cui Brescia debba, come il Piano prevede, diventare una città da 220mila abitanti. «L’obiettivo, è evidente, è giustificare a posteriori la quantità di metri cubi previsti». Il capogruppo Pd critica l’impatto del Pgt sul consumo di suolo agricolo («2 milioni e 100 mila metri quadri, 57% in più rispetto al Prg 2004»); l’impatto sul patrimonio dei bresciani («con un carico simile si svaluterà»); i danni che, ritiene, provocherà al commercio («sono 97.688 i metri quadri di grande distribuzione previsti») e parla di «speculazioni immobiliari». Per tutte queste ragioni l’invito alla giunta, nei sei mesi di iter che mancano, è a «tornare sui suoi passi».
Ma tutto il gruppo del Pd prima di Del Bono non era stato blando. Solo per citare alcuni consiglieri, per Valter Muchetti questo Pgt si mangerà «277 campi di calcio a undici»; per Claudio Bragaglio la giunta Paroli «agisce seguendo gli interessi, e agli interessi subordina le scelte strategiche. E ancora, Fabio Capra: «E’un documento che non risponde alle esigenze della città; prevede 220mila abitanti ma non considera il bacino d’utenza straniero e non attrarrà nessuno con l’edilizia convenzionata a ridosso della tangenziale». Per quanto riguarda il parco dello sport, ricorda Capra, «ci sono solo buoni propositi» e «non si sa come sarà realizzato, non ci sono neanche i soldi per fare le strisce pedonali».
La minoranza tutta non è convinta del Pgt. Per Laura Castelletti (lista Castelletti) il Piano è «maldestro» e «frettoloso», «non considera le vocazioni di Brescia» e non rispetta il concetto di «costruire solo ciò che serve». E ancora, Donatella Albini (Sel) richiama che «le aree verdi sono in pericolo, è in grave pericolo il Parco delle cave, non c’è traccia di un disegno per il commercio, una prospettiva strategica». In una generale «improvvisazione gestionale». E per l’Idv Alfredo Cosentini «non porterà miglioramenti nella qualità di vita dei cittadini»,
Insomma, fioccano le critiche ma – a meno che le proposte della Lega non vengano rifiutate – il Pgt non rischia, il percorso non dovrebbe incontrare ostacoli. Del resto, ricorda il capogruppo Pdl, Achille Farfina «i tempi serrati erano dettati dalla Regione ». La condivisione, «c’è stata». E il piano va nell’ottica di «un’espansione della città in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi». Quanto ai ripensamenti, replica a Del Bono, «ci potranno essere, ma non al ribasso».
bresciaoggi