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«La prevenzione diventi una scelta di vita» Manuel Venturi

BRESCIA – SICUREZZA SUL LAVORO. L’intervento del presidente provinciale dell’Anmil, Angelo Piovanelli, in occasione della Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro
La Lombardia è la regione più colpita; Brescia ha già registrato 16 vittime quest’anno mentre nel 2010 sono state 21. Il sindaco Paroli ricorda il protocollo firmato venerdì

  1. In memoria dei caduti senza dimenticare i morti di piazza Loggia

«La prevenzione diventi una scelta di vita, e non venga fatta per paura delle sanzioni: la salute e la sicurezza diventino un valore condiviso»

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È l’appello di Angelo Piovanelli, presidente provinciale dell’Anmil, lanciato nel corso della sua relazione nell’ambito della sessantunesima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Piovanelli ha parlato davanti ad una folta platea riunita nel salone Vanvitelliano di palazzo Loggia, in cui si sono riunite tante autorità politiche e civili cittadine: molti assessori e consiglieri del Comune di Brescia, rappresentanti della Provincia e della Regione, i comandanti delle forze dell’ordine e molti rappresentanti delle associazioni interessate al problema, come i sindacati e l’Aib.
TUTTI INSIEME HANNO voluto ribadire che la morte sul lavoro è una delle piaghe più profonde della nostra società, un segno di inciviltà per un Paese che ogni giorno vive tragedie che lasciano senza parole, l’ultima delle quali è il crollo di una palazzina a Barletta in cui sono morte cinque operaie, che lavoravano in nero per una paga irrisoria.
I dati relativi alle morti e agli infortuni sul lavoro parlano di duemila incidenti al giorno in tutta Italia: dopo un trend positivo, che nel 2010 ha visto un calo dei decessi (dovuto anche, ha precisato Piovanelli, al calo dell’attività produttiva e al forte ricorso alla cassa integrazione), il 2011 ha visto una nuova crescita, con un numero di morti che ha già superato gli 830 su tutto il territorio nazionale.
La Lombardia è la regione più colpita da questo fenomeno, e Brescia, con i suoi 21 incidenti mortali nel 2010 e i 16 del 2011, è in testa a questa triste classifica, che vede il numero dei decessi aumentare soprattutto nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia.
E NON BISOGNA dimenticare «l’aumento delle malattie professionali, le cui denunce sono incrementate del 30 per cento in cinque anni – ha ricordato Piovanelli -: la spesa complessiva per tutte queste problematiche sfiora i 45 miliardi l’anno».
La spesa potrebbe essere in parte coperta dall’Inail, che «ha un tesoretto di 15 miliardi, che cresce di due miliardi all’anno, che andrebbero spesi per coprire i costi di questa emergenza e non per coprire il debito pubblico – ha denunciato il presidente provinciale -. L’Inail nazionale è una fortezza di conservatorismo, c’è troppa burocrazia. E alla politica diciamo: bene le commissioni d’inchiesta, ma le nostre proposte diventino atti concreti».
Poi la parola è passata proprio alla politica.
Il primo cittadino di Brescia, Adriano Paroli, ha tenuto a ricordare il protocollo che è stato firmato tre giorni fa dalle istituzioni e dalle associazioni.
Il documento, ha detto il sindaco, «pone l’attenzione su chi subisce la tragedia degli incidenti sul lavoro. È il segno che la città è vicina ai lavoratori, perché non si parla solo di statistiche ma di vicende umane di cui dobbiamo farci carico, creando una rete di sostegno».
Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha ricordato che «il governo ha stanziato quasi 600 milioni per sostenere la prevenzione, con progetti come Silos, che si occupa di portare il tema nelle scuole. Dobbiamo richiamare le imprese al loro ruolo di responsabilità sociale, portare a galla il lavoro sommerso ed atipico e semplificare le norme: se lavoreremo tutti insieme su questa strada i risultati arriveranno».

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«Indignados» con uova e cori Blitz degli studenti contro Ubi Manuel Venturi

BRESCIA – LA MANIFESTAZIONE. Fuori programma durante il corteo che ha deviato improvvisamente verso Brescia Due
La protesta: «Il debito lo paghi chi lo ha creato e non le famiglie» Momenti di tensione con la polizia, schierata in assetto antisommossa

Fumogeni, lancio di uova, cori contro il sistema bancario e politico. È ciò che è avvenuto poco prima delle undici di ieri mattina in via Cefalonia, davanti alla sede di Ubi Banca. Tutto è nato da un blitz del corteo studentesco che stava percorrendo il ring cittadino, organizzato per dire «Brescia rifiuta il debito»: i ragazzi stavano percorrendo via XX Settembre quando, una volta arrivati all’altezza del cavalcavia Kennedy, al grido di «Riprendiamoci quello che ci hanno rubato!» hanno improvvisamente svoltato verso Brescia 2, il cuore economico e finanziario della città.
Le forze dell’ordine si sono prontamente riorganizzate allestendo un cordone di sicurezza all’ingresso dell’istituto di credito, mentre i ragazzi si riunivano davanti ad Ubi. Il film della protesta è stato simile a quello visto a Roma e a Milano (la protesta è andata in scena in contemporanea in 90 città): hanno lanciato uova contro le vetrate, acceso fumogeni e urlato «Noi la crisi non la paghiamo». Nella baraonda c’è stato anche un piccolo momento di tensione: vedendo alcuni agenti della polizia in assetto antisommossa avvicinarsi velocemente alla sede di Ubi, molti hanno pensato ad una carica e si sono dispersi sulla strada, mentre alcuni ragazzi hanno creato un blocco per non far passare gli agenti. Qui è volata qualche manganellata (senza conseguenze per i manifestanti), e dopo cori contro le forze dell’ordine la situazione è tornata alla normalità, e il corteo ha ripreso la sua strada.
L’ASSEMBRAMENTO era cominciato alle 9 in piazzale Garibaldi, con intento duplice: da un lato protestare contro una manovra che scarica il peso del debito sulle famiglie e «non sui veri responsabili della crisi», dall’altro farsi sentire contro i tagli all’istruzione. «Nel nostro istituto non abbiamo più il diritto di riunirci, perché il teatro adibito agli incontri è stato chiuso per mancanza di fondi – spiega Alessandro, ex rappresentante di istituto del liceo Moretti di Gardone Val Trompia -. Quando si deve tagliare la scuola è sempre la prima vittima: in Italia vige l’ignoranza, perché chi conosce è più pericoloso. Vogliamo mandare a casa Berlusconi ed il suo sistema, facendo sentire la nostra voce». Gli fa eco Matteo, attuale rappresentante d’istituto del Moretti: «C’è grande sfiducia nella politica ma i giovani fanno paura, perché possono cambiare le cose. Bisogna guardare a Paesi come Libia ed Egitto, dove sono stati i giovani a dare il via alle rivolte: non vogliamo spaccare tutto, ma far valere i nostri diritti».
Le ragioni della protesta, chiarisce Bruno Turati del Kollettivo studenti in lotta, sono principalmente il rifiuto del debito e la richiesta che sia chi ha sbagliato a pagare: «Gli studenti hanno un futuro precario, e rivendicano il diritto all’insolvenza nei confronti di un debito che non hanno contribuito a creare. Sono il sistema bancario e la classe politica i responsabili di questa crisi, e non devono scaricarne i costi sulle classi più deboli». Il movimento studentesco bresciano prende spunto dalle proteste che stanno attraversando tutto il Vecchio Continente e gli Stati Uniti, capitanati dagli «indignados» spagnoli: «Anche noi saremo in piazza a Roma il 15 ottobre per dire “No” al debito – rimarcano dal Kollettivo – e ad un mondo politico ed economico che sta trasformando il sistema scolastico in un’azienda, rendendoci soggetti sfruttabili».
Il corteo, composto da più di 500 ragazzi delle scuole medie e superiori (ma hanno partecipato anche alcuni studenti universitari) è partito all’incirca alle 10 da piazzale Garibaldi. In testa uno striscione recitava «Contro la crisi, contro la manovra: Not our debt», mentre altri ragazzi tenevano cartelli con scritte come «Vergogna» e «Per una scuola più bella spegni Mariastella».
L’INTENZIONE era quella di percorrere il ring per poi dirigersi verso il centro, e concludere la protesta in piazza Loggia: la deviazione verso Ubi Banca è stato un fuoriprogramma frutto della rabbia contro un sistema economico che, dicono, non garantisce loro un futuro, se non precario. Dopo il blitz, gli studenti hanno ripreso il loro cammino arrivando in piazza Loggia senza altri problemi, scandendo slogan a favore di scuola, cultura, bene comune, e contro una crisi.

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«Cronache dalla bicicletta»: le ciclabili sono sotto inchiesta Manuel Venturi

LA PUBBLICAZIONE. Legambiente ha raccolto gli spostamenti di Lucio Lorenzi già messi online nei mesi scorsi
L’autore: «Finora dalla Loggia solo propaganda senza fatti»

Buche, macchine parcheggiate abusivamente, rifiuti: lo stato di salute delle piste ciclabili bresciane non è certo dei più invidiabili. Il viaggio fatto nei mesi scorsi da Lucio Lorenzi in sella alla sua bicicletta non lascia dubbi: decine di fotografie documentano la cattiva manutenzione del manto stradale e la maleducazione di alcuni automobilisti, che sostano con la loro vettura negli spazi riservati ai ciclisti. Legambiente ha raccolto l’esperienza di Lorenzi in un libretto intitolato «Cronache della bicicletta» (visionabile anche sul sito di Legambiente Brescia), dodici tragitti che mostrano le incongruenze tra le promesse della politica e la situazione reale delle piste ciclabili bresciane. Il viaggio di Lorenzi, come ha spiegato lo stesso autore in un incontro pubblico al Parco dell’acqua, è partito da una frase che si trova sul sito del Comune di Brescia, che invita i cittadini a spostarsi in bicicletta e che spiega come la città possegga numerose arterie ciclabili che collegano il centro ai Comuni limitrofi: «In realtà alcune zone sono sprovviste di piste e sono molto pericolose, come via Corsica, e dove esistono sono piene di buche (ad esempio in via Lamarmora e in via Triumplina) oppure la gente vi si parcheggia sopra. E ci sono addirittura vie in cui ci sono cassonetti che bloccano la pista».
ALTRA SITUAZIONE critica è quella delle zone limitrofe alle scuole, in cui negli orari di punta è impossibile circolare in bicicletta, se non correndo rischi per la propria incolumità: «E a dispetto dei cartelloni affissi dalla Loggia, secondo cui il centro storico a piedi è più bello, piazza del Foro è un parcheggio a cielo aperto, così come piazza Vittoria e piazzale Arnaldo, e in altre vie è impossibile circolare per il troppo traffico». E sempre prendendo spunto dal sito del Comune, che parla della pista ciclabile lungo il Mella come una vera green way, Lorenzi ha scattato fotografie che non lasciano spazio a repliche, in cui si vedono le sponde del fiume piene di rifiuti di ogni genere, da indumenti a cerchioni per automobili.
«La bicicletta e i mezzi pubblici sono i veri strumenti per risolvere il problema della mobilità», ha sottolineato Giorgio Guzzoni, presidente degli «Amici della bici» di Brescia, ricordando che «l’associazione ha presentato 1200 schede ai tecnici del Comune per segnalare le problematiche delle piste ciclabili, ma è cambiato poco: è un fatto di cultura. Il Piano della mobilità ciclabile è pronto dal giugno del 2010, e presenta 15 percorsi che se venissero realizzati cambierebbero il volto alla città. Ma sono mesi che aspettiamo un incontro con i progettisti».
AL TERMINE dell’incontro, Legambiente ha esposto le sue proposte per migliorare la viabilità cittadina, presentate dal vicepresidente Carmine Trecroci. L’assunto è che la mobilità sostenibile non si improvvisa: «Il Pgt avrebbe dovuto avere un piano organico, prevedendo un’integrazione tra metrobus e mezzi pubblici, e invece si incentiva l’uso del mezzo privato con il progetto del parcheggio sotto il castello e la riduzione delle tariffe dei parcheggi per i residenti. Eravamo contrari alla metropolitana, ma ora bisogna fare in modo che sopravviva e che porti ad una limitazione del numero delle auto circolanti. Inoltre, bisogna incentivare il trasporto pubblico e mettere limitazioni alla circolazione e alla sosta soprattutto nei luoghi monumentali, riorganizzando anche il trasporto urbano delle merci»

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Giostra di Brescia, la sfida continua in piazza Loggia Manuel Venturi

L’APPUNTAMENTO DI DOMENICA. In centro storico la tredicesima edizione annuale con la rievocazione medievale

Giornata in ricordo dell’arrivo di Caterina Cornaro in città La novità: un corteo dedicato alla storia di Brescia nel 1500

Sbandieratori, cavalieri, dame e regine: Brescia è pronta per il suo ritorno al Medioevo. La «Giostra di Brescia» domenica sarà protagonista in piazza Loggia, per la rievocazione dell’arrivo di Caterina Cornaro, regina di Cipro e delle Armenie, giunta nella nostra città nell’agosto del 1497 per festeggiare il fratello Giorgio, da poco eletto Podestà di Brescia.

L’evento, organizzato da Maurizio Argetta, è un appuntamento fisso per i bresciani, che potranno assistere per la tredicesima volta alla sfida tra i cavalieri in gara: e la vittoria sarà contesa fino alla fine, come è sempre accaduto nella storia della giostra. Il torneo vuole ricordare quello che Giorgio Cornaro organizzò in piazza Grande (l’attuale piazza della Loggia), al quale parteciparono 27 cavalieri e a cui per la prima volta poterono assistere anche i cittadini bresciani. Il successo fu grandissimo e il pubblico sostenne a gran voce i cavalieri, che si sfidarono in una prova di grande abilità: imbracciare una lancia e, in sella al proprio cavallo, infilare un anello appeso ad un braccio di legno che sporgeva dallo steccato.

La stessa prova la dovranno sostenere i sei cavalieri dei giorni nostri, che domenica si batteranno per conquistare l’onore e la benevolenza della Regina. Tra di loro, dopo qualche anno di assenza, sarà presente anche una ragazza: il suo nome è Anna Ferrari, diciannovenne di Verolanuova, che sfiderà gli altri concorrenti maschi in gara, tra cui il campione della passata edizione, Paolo Tedoldi. E la giostra si colorerà ancor più di rosa, data la presenza del Gruppo sbandieratrici di Capriolo.

OGNI CONCORRENTE verrà assegnato ad un’antica porta della città (le porte in gara sono Sant’Alessandro, San Nazaro, San Giovanni, Pile, Torrelunga, e in aggiunta ci sarà il cavaliere della Serenissima), e si contenderà la vittoria, dopo la cerimonia di investitura e la benedizione di don Angelo Cretti: al mattino i cavalieri si cimenteranno in prove di riscaldamento, mentre il vero torneo avrà inizio alle 16.30. Lo spettacolo comincerà alle 15.30, con un corteo che riproporrà l’ingresso in piazza Loggia da parte di Caterina Cornaro: partendo da piazza Paolo VI, la regina sarà protetta dalle guardie reali e trasportata tra le vie del centro, fino all’entrata trionfale sul campo di gara.

SUBITO DOPO, UNA delle novità di quest’anno: un secondo corteo, organizzato dalla Cavallerizza Bettoni verrà dedicato alla storia di Brescia negli anni compresi tra il 1500 ed il 1861, per celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia: «Sfileranno esponenti dell’esercito spagnolo, Napoleone Bonaparte, Francesco I, Giuseppe Garibaldi – spiega Argetta -. Alla fine, farà il suo ingresso una carrozza con a bordo Vittorio Emanuele II e Cavour, accompagnati da una donna vestita con un abito da sposa e una fascia tricolore simboleggiante l’Italia e da Cinzia Rossetti, celebre per aver abbattuto la disabilità posando per un book fotografico, che vestita d’azzurro rappresenterà Brescia».

Il corteo «tricolore» non sarà l’unica novità di questa edizione. La giostra di Brescia, patrocinata da tutte le istituzioni locali, sarà «senza barriere»: grazie al coinvolgimento di associazioni come l’Ente nazionale sordi e l’Aisla di Brescia, accanto al banditore classico ci saranno due traduttrici nel linguaggio dei segni, e le barriere architettoniche saranno abbattute. A queste associazioni saranno devoluti i fondi ricavati dalla vendita del libro «150 anni di Brescia», che sa presentato domenica.

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Legge elettorale, Brescia si mobilita per il referendum Manuel Venturi

 Inizia oggi con un gazebo in corso Palestro la raccolta di firme per abolire il cosiddetto «Porcellum»
È nato il comitato elettorale composto da Sel, Idv, Libertà e Giustizia, Cives, Acli, Mani Tese oltre a singole personalità

Una corsa contro il tempo con un obiettivo preciso: raccogliere 500 mila firme entro il 30 settembre. Il movimento che promuove il referendum per abolire l’attuale legge elettorale ha i giorni contati. Le firme vanno raccolte entro fine mese, affinché il referendum si possa tenere nella primavera del 2012. Se ciò non dovesse avvenire, il cammino terminerebbe ancora prima di iniziare, visto che il 2013 sarà l’anno delle elezioni e sarà troppo tardi per cambiare le regole.

Per sostenere la consultazione referendaria, anche a Brescia è nato un comitato elettorale contro il cosiddetto «Porcellum», che riunisce partiti politici e associazioni di diversa estrazione sociale e culturale. Tra gli organizzatori ci sono le segreterie bresciane di Sinistra ecologia e libertà e dell’Italia dei valori (i due partiti sono anche promotori del referendum a livello nazionale), il circolo cittadino di Libertà e giustizia, l’associazione Cives di Sulzano, l’Acli provinciale e il gruppo «Mani Tese» del Liceo Calini, oltre a personalità che hanno aderito su iniziativa personale, come il deputato del Pd Paolo Corsini.

Un fronte variegato, ma ben compatto nel chiedere l’abolizione della legge Calderoli ed il ritorno al «Mattarellum», ossia la legge elettorale che esisteva in precedenza. Tutti ripetono che il Mattarellum non è la legge migliore possibile, ma che è sempre meglio del Porcellum: «La cosa fondamentale è che la legge “porcata” venga cancellata e che si vada al voto con la vecchia legge – ha spiegato Gisella Bottoli, coordinatrice di Libertà e giustizia -; poi la nuova maggioranza dovrà dare vita ad un nuovo sistema, che garantisca ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti. Oggi il ruolo del Parlamento è stato cancellato, e le inchieste su P3 e P4 dimostrano che siamo di fronte ad un sistema che si basa su incroci di ricatti». «In Occidente siamo gli unici ad avere un sistema elettorale in cui i cittadini non votano direttamente i parlamentari – ha notato Luigi Laquaniti, coordinatore provinciale di Sel -. Dobbiamo cambiare questa legge, non vogliamo più votare con un sistema elettorale di questo tipo: c’è stata una riscoperta dell’istituto referendario, e siamo convinti di potercela fare».

LA BATTAGLIA NON È solo contro le liste elettorali bloccate, ma anche verso il premio di maggioranza, descritto come un’autentica truffa: «Se una coalizione ottiene il 35 per cento di voti, si aggiudica il 55 per cento dei seggi in Parlamento – ha spiegato Salvatore Del Vecchio, consigliere provinciale di Acli -. Una vera rapina legalizzata, questa non è una legge democratica: non possiamo accettare che le regole del gioco vengano cambiate da qualche demiurgo arrogante che si serve di una maggioranza temporanea per i propri interessi». Anche «Mani tese» ha aderito all’iniziativa perché, come ha spiegato Luciano Paganesi, «la scuola deve avvicinare i giovani al protagonismo nella società». E i ragazzi hanno garantito che il Sindacato studentesco si impegnerà nella raccolta delle firme.

Il comitato avrà anche il sostegno dell’ex sindaco di Brescia, Paolo Corsini, che si è presentato come semplice cittadino, perché «il referendum è un’iniziativa nelle mani dei cittadini per ampliare la democrazia rappresentativa. Dobbiamo restituire lo scettro al cittadino: anche io sono un parlamentare designato, non eletto, e quasi me ne vergogno. Oggi la nostra è una democrazia recitativa sottoposta alla tirannide della maggioranza: siccome il Parlamento non è in grado di cambiare questa legge, non resta che affidarsi ai cittadini». La raccolta delle firme comincia oggi, in un gazebo allestito dall’Idv in corso Palestro: da lunedì sarà possibile aderire anche nella sede Acli, mentre a breve, ha assicurato il Comune, saranno disponibili palazzo Rizzotti in piazza Loggia e le sedi delle circoscrizioni.

 

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«Brescia, Milano, Bologna: ferite aperte» Manuel Venturi

Il momento clou della tappa bresciana della Staffetta delle Stragi:
l’arrivo in piazza Loggia e la commemorazione ufficiale davanti alla stele che ricorda i Caduti del 28 maggio ’74

IL RICORDO.

Folla sulle strade in occasione della tradizionale iniziativa organizzata per invitare la popolazione a non dimenticare gli anni più bui della storia italiana
In piazza Loggia le autorità e tanti cittadini per l’accoglienza ai podisti L’inno di Mameli in coro, poi un lunghissimo e sentito applauso

Una staffetta podistica per far «correre» il ricordo delle stragi. Una corsa che ha unito Milano a Bologna ed è passata per Brescia, triste teatro della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, per invitare la popolazione a non dimenticare gli anni terribili della «Strategia della tensione», che tante vittime e tanto dolore causò al nostro Paese. La staffetta «Per non dimenticare», organizzata da 27 anni dal Coordinamento staffette podistiche per Bologna, quest’anno commemora i 31 anni dalla strage del 2 agosto alla stazione del capoluogo emiliano, e ieri ha fatto il suo ingresso nella nostra provincia da Orzinuovi, dove è arrivata appena dopo mezzogiorno in piazza Vittorio Emanuele II.
I frazionisti sono stati accolti dal sindaco di Orzinuovi, Andrea Ratti, dai due assessori Eugenio Zanotti e Michele Scalvenzi e da Andrea Andrico in rappresentanza del Consiglio provinciale dell’Anpi. Gli atleti sono stati accolti nella sala consigliare del Comune, dove Ratti ha ricordato «chi ha perso la vita per noi e per la democrazia, il cui ricordo va tenuto vivo per celebrare gli ideali della Costituzione», mentre Andrico ha commemorato le vittime di piazza Loggia, «morti innocenti che chiedono giustizia: è una ferita ancora aperta, ma dobbiamo ringraziare i magistrati per il lavoro svolto nonostante i depistaggi da parte di organi dello Stato».

SUBITO DOPO la consegna delle magliette e di medaglie commemorative alle autorità la staffetta è ripartita alla volta di Lograto, passando per Orzivecchi, Pompiano, Corzano e Maclodio.
A Lograto i frazionisti sono stati accolti nel giardino del Comune dagli assessori Michela Montegiove e Franco Marazzi e da Rosa Dosselli per l’Anpi. Dopo una breve cerimonia, la meritata pausa pranzo ha interrotto per un paio d’ore la marcia, ripresa alle 15.40. I partecipanti (a cui si sono uniti molti podisti e ciclisti bresciani) hanno preso la strada per Torbole Casaglia, dove sono stati accolti nella piazza del Comune con applausi scroscianti dal sindaco, Dario Giannini, dall’assessore Fausto Zenochini e da molte associazioni, tra cui Anpi, Protezione Civile, Avis, Aido, alpini, volontari Auser, artiglieri, carabinieri e associazione anziani. Durante la cerimonia Giannini ha evocato il 150 esimo anniversario dell’Unità d’Italia, «che ci deve far sentire ancora più uniti di fronte al dolore causato dalle stragi», mentre Mario Venturi, del Coordinamento staffette per Bologna, ha sottolineato che «per il secondo anno il governo non sarà a Bologna per ricordare quei tragici avvenimenti: c’è chi vuole dimenticare, ma noi ci saremo sempre».

LA TAPPA SUCCESSIVA è stata Roncadelle, dove tutti i podisti sono stati accolti nella Casa dell’Alpino dalle «penne nere» del paese e dal sindaco Michele Orlando: qui nel corso di una breve cerimonia è stata deposta una corona di fiori al Monumento dei caduti, e Orlando ha affermato che «sappiamo cos’è successo, immaginiamo le risposte ma non si è ancora arrivati alla verità per questa vicenda. Le stragi sono un monito per il futuro: speriamo che l’Italia possa prosperare in libertà e democrazia».
L’ultimo tratto del tragitto è stato il più significativo, perché ha portato il gruppo sul luogo simbolo per la nostra città, la ferita aperta che ancora sanguina nel cuore di Brescia. L’ingresso in piazza Loggia è avvenuto alle 18 in punto, accompagnato dalle note di «Bella ciao» suonate dalla banda cittadina. Quando i podisti hanno fatto il loro ingresso in piazza, ad attenderli c’erano i presidenti bresciano e provinciale dell’Anpi, Marco Fenaroli e Lino Pedroni, gli assessori Paola Vilardi e Arsitide Peli, in rappresentanza rispettivamente di Comune e Provincia, e i due esponenti del Pd Claudio Bragaglio e Giorgio De Martin. Ma soprattutto c’era tanta gente comune, arrivata in piazza Loggia con la voglia di ricordare. L’inno di Mameli, cantato da tutti i presenti, e un lunghissimo e sentito applauso hanno posto fine alla cerimonia, che ricordato una volta di più la sete di verità che lega Milano, Brescia e Bologna.

 

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Invidia tuning day, a Brescia uno showroom a cielo aperto Manuel Venturi

LA MANIFESTAZIONE.

All’Ortomercato il raduno organizzato dal club di Piancamuno: iscrizioni fino alle 13 di oggi
Una passione che cresce: l’iniziativa quest’anno può migliorare le 4 mila presenze
dell’anno scorso E intanto è partita la proposta di legge per far circolare i mezzi modificati anche sulle strade italiane

Carrozzerie fiammanti, casse stereo da far tremare i vetri, sedili in pelle di tutti i colori: Brescia si scopre capitale del tuning grazie alla quinta edizione dell’Invidia tuning day. Una due giorni che già ieri ha riunito le prime macchine e i loro proprietari sotto le strutture dell’Ortomercato, che per un weekend è stato trasformato in uno show room a cielo aperto dedicato al mondo del «pimpaggio» di auto e moto. Il Tuning Day è stato organizzato dall’Invidia tuning club di Piancamuno, e dopo i primi tre anni trascorsi in Valcamonica ha dovuto «traslocare» in città a causa dell’alto numero di adesioni, cresciute fino ad arrivare alle 400 auto e 4 mila presenze della passata edizione.

NUMERI che gli organizzatori puntano a ripetere, visto il grande sviluppo che il settore sta avendo negli ultimi anni: fino alle 13 di oggi sarà ancora possibile iscriversi, e di certo non mancheranno nuove adesioni di appassionati arrivati da tutta Italia e persino da alcuni Paesi europei. Una passione che ha già portato a Brescia molte persone, come Gabriele, 23enne di Niardo, che si è appassionato a questo mondo «prima di avere la patente, guardando le macchine degli altri. Quando ho comprato la macchina ho cominciato con piccole modifiche, per poi aggiungerne sempre di nuove: la spesa è stata alta ma ripartita nel tempo, e dà soddisfazione». La stessa parola è usata anche da Michele Nardo, arrivato con la compagna Isabella Biasiolo da Dolo, in provincia di Venezia: «Ho sempre modificato le mie auto, dalla mia prima Renault 4 alla Tipo. Io sono più per modifiche vistose, lei cura i particolari. Ho costruito il subwoofer, lei ha attaccato tutti gli adesivi: questo rende la nostra Madza X5 un pezzo unico». Natalia, arrivata da Ferrara, mostra con orgoglio la sua Corsa viola, frutto di una passione «che è nata con me e che mi fa mettere la mia auto al primo posto. La spesa non è nulla in confronto al piacere di soddisfare la mia passione».

«LA PASSIONE per il tuning è un fenomeno in espansione, solo in Italia sono più di quattromila i possessori di automobili modificate» spiega Giuliano Fanchini, presidente dell’Invidia tuning club. Su richiesta del Consorzio tuning club, gli onorevoli della Lega Nord Gianluca Buonanno e Marco Desiderati hanno presentato in Parlamento una proposta di modifica dell’articolo 78 del Codice della strada, affinché sia possibile guidare sulle strade le automobili modificate: «Questo avviene già in quasi tutti i Paesi europei, grazie ad una normativa dell’Eu che l’Italia non ha ancora recepito», sottolinea Fanchini. E la situazione porta anche a paradossi: i freni della Brembo, prodotti in Italia, non possono essere montati sulle automobili che circolano nel nostro Paese, mentre all’estero è possibile e chi lo fa ha diritto ad uno sconto sull’assicurazione perché sono più sicuri.

E PROPRIO la sicurezza è un altro punto su cui il Consorzio tuning club punta molto, come spiega il presidente Roberto Bertocchi: «Essendo gli appassionati soprattutto di età compresa tra i 18 e i 25 anni, vogliamo mandare messaggi positivi: la sicurezza stradale è fondamentale, e quindi diciamo ai ragazzi di non bere prima di guidare. Inoltre, le modifiche non devono in alcun modo far venir meno la sicurezza dell’automobile».
L’Invidia tuning day è però soprattutto una festa, che già ieri ha animato i padiglioni dell’Ortomercato. Le auto hanno cominciato ad arrivare dalle sei, e la serata è stata caratterizzata da musica, bagni in piscina e schiuma party, oltre ad un’esibizione di alcune automobili che hanno dato vita ad uno spettacolo di luci e colori. Oggi la festa vivrà il suo momento clou: spettacoli di aerografia, body painting, sexy car wash, collegamenti in tempo reale via internet saranno la ricetta del pomeriggio, mentre alle 17 verranno premiate le automobili migliori.

bresciaoggi/Domenica 31 Luglio 2011

Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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Calderoli: «Brescia sarebbe in bancarotta senza di me» Manuel Venturi


Calderoli sul palco della BrèsaFest.
Alle sue spalle Bianchini FOTOLIVE

IL COMIZIO.

Alla BrèsaFest l’intervento del ministro della Semplificazione reduce dall’inaugurazione a Monza
«Ho salvato la vostra città cambiando il patto di stabilità Ora potrebbe arrivare il ministero delle Attività produttive»

«Se non fossi intervenuto per salvare il vostro bilancio, Brescia sarebbe fallita, ma io mi sono attivato e l’ho salvata, cambiando il patto di stabilità». Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, si è espresso così ieri sera, nell’ambito della festa della Lega Nord Bresciana che si conclude stasera nel centro sportivo Chico Nova del Villaggio Sereno.
Il ministro, accompagnato da tutti i vertici Bresciani del partito, ha toccato molti temi relativi all’attuale situazione politica italiana, partendo dalla novità dei distaccamenti di alcuni ministeri a Monza, inaugurati ieri proprio da Calderoli: «Anche in Gran Bretagna sono stati creati alcuni distaccamenti sul territorio, e ciò ha portato ad un risparmio annuo di un miliardo di sterline. Vogliamo che ci sia una testa pensante che non sia solo a Roma: i ministeri a Monza avranno uno sportello aperto tutta la settimana affinché gli enti locali ed i semplici cittadini non debbano andare a Roma, e i ministri saranno presenti il lunedì e il venerdì».
Sulle reazioni del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del presidente della Provincia di Roma, Renata Polverini, Calderoli non le ha mandate a dire: «Ogni volta che Alemanno e la Polverini si lamentano so che abbiamo scavato un altro piccolo buco intorno a Roma; sono felice che si siano arrabbiati, perché quando si arrabbia Roma vuol dire che sono arrivato a bersaglio, tagliando i loro sprechi. Come si fa a parlare di patto di stabilità in una città in cui Comune e Provincia hanno miliardi di debiti?».
E tornando sui ministeri al Nord, Calderoli ha suggerito come Brescia «potrebbe essere sede per un distaccamento delle Attività produttive, perché i dicasteri devono essere nei territori di riferimento. E anche al Sud ci sono teste pensanti, che vanno utilizzate per il bene del Paese». Calderoli ha poi rivendicato alcuni risultati ottenuti negli ultimi mesi, nonostante la difficile situazione politica ed economica: «Ieri è stata approvata in Consiglio dei ministri una riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari e crea il Senato federale, tagliando i costi della politica. Ora voglio vedere chi avrà il coraggio di votare contro, di chi non vuole che i parlamentari vengano pagati per il lavoro che fanno. Poi, ho tagliato 25 mila consiglieri comunali, 7 mila assessori, 37 mila enti intermedi e molte pensioni d’oro dei vecchi politici».
UN CENNO è stato fatto anche al federalismo tanto sostenuto dalla Lega, e Calderoli ha ammesso che «è stato quasi un miracolo approvarlo, e si sono resi necessari accordi con la sinistra. Dopo pochi mesi di governo, la politica è stata sostituita da altro, come l’uscita di Fini, il caso di Montecarlo, Ruby e le notti di Arcore: intanto i nostri sindaci non riuscivano ad andare avanti per il patto di stabilità. Ma ora i Comuni virtuosi, tra cui Brescia, riceveranno più fondi».
Sul futuro, Calderoli ha ammesso che l’alleanza con il Pdl non è scontata: «Io rispondo a Bossi e ai punti di Pontida. Se il governo ci può assicurare di realizzare il nostro programma restiamo, altrimenti le strade si possono separare». E un richiamo è giunto anche a Brescia: «Tante volte in passato sono venuto qui per risolvere problemi, ora basta casini e andiamo avanti. Stavolta ce la faremo: vogliamo scardinare questo mondo e cambiare, ciò che stiamo ricevendo da quel mausoleo che c’è a Roma è la restituzione di un furto. Basta lamentarsi: che il popolo del Nord si ribelli, datemi la forza per arrivare all’obiettivo».


bresciaoggi/Domenica 24 Luglio 2011

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BRESCIA – Le cabine Telecom se ne vanno in pensione Manuel Venturi

BRESCIA – Le cabine Telecom se ne vanno in pensione Manuel Venturi


Nel territorio del Comune di Brescia c’è un apparecchio di telefonia pubblica ogni 430 abitanti
Cabine telefoniche in via Cipro
Una cabina della Telecom «a rischio» in via Fratelli Lechi

IL PROGRAMMA.

In città sono stati installati 442 apparecchi, che progressivamente saranno dismessi: pochissime telefonate e costi di manutenzione eccessivi
Fecero la loro comparsa in stazione nel 1955, ormai sono state superate dai cellulari Ma se qualche affezionato volesse opporsi, può mandare una segnalazione. Via mail

Se un giorno Clark Kent si trovasse a Brescia e dovesse entrare in una cabina telefonica per indossare i panni di Superman, si troverebbe in seria difficoltà. E qualora ne trovasse una, la sua identità segreta potrebbe essere facilmente scoperta, visto che le poche cabine in città spesso non hanno neppure la porta. O non sono cabine, ma semplici apparecchi senza pareti di plexiglas. La storia delle cabine telefoniche, dopo soli sessant’anni di vita, sembra essere giunta alla conclusione: il 10 febbraio 1952, giorno in cui la prima cabina venne installata a piazza San Babila a Milano (a Brescia la prima venne posta sotto le pensiline della stazione ferroviaria il 20 dicembre del 1955), sembra lontano anni luce.

Dimenticate le lunghe file ai telefoni pubblici e le tasche dei pantaloni piene di gettoni, ormai tutti hanno un telefono cellulare (l’Italia è il primo Paese europeo e uno dei primi al mondo per quanto riguarda la penetrazione dei cellulari, con quasi due apparecchi a persona), e sono nate nuove tecnologie che permettono di utilizzare Internet per chiamare anche gratis in tutto il mondo, tra cui il famoso Skype.

LA TELECOM sta quindi attuando un piano di eliminazione delle cabine telefoniche, che costano milioni di euro in opere di manutenzione, e anche a Brescia alcune cabine verranno rimosse nei prossimi mesi. Sulle cabine in questione sono stati affissi cartelli che ne segnalano il prossimo smantellamento, dovuto al fatto che da questi apparecchi vengono effettuate mediamente meno di tre chiamate al giorno. Ma ai cittadini viene data la possibilità di opporsi: per chiedere che il telefono pubblico resti attivo è possibile inviare una mail all’indirizzo cabinatelefonica@agcom.it, indicando i dati del richiedente, l’indirizzo della cabina ed il motivo per cui si vuole che resti funzionante. Il cartello è già presente su alcune cabine, come in via Venti settembre (alla fermata degli autobus Genio civile), in viale Venezia (all’angolo con via Turati), in via Fratelli Lechi, e in via San Rocchino: per quanto riguarda le ultime due, la scadenza per le segnalazioni è già passata, e come segnalato dal cartello la dismissione «avverrà dal 20 giugno», anche se per ora le cabine restano al loro posto.

Chissà che il merito non sia delle scritte comparse sulla cabina di via San Rocchino, in cui qualcuno ha espresso la propria contrarietà all’abbattimento perché «il cellulare costa troppo» e perché «la cabina è ancora utile». Fatto sta che i 442 telefoni pubblici della città diminuiranno con il tempo, restando forse solo in luoghi «socialmente utili» come stazioni di autobus e treni e negli ospedali. Già in centro città è difficile trovarne: oltre ai tre telefoni situati vicino a piazza Vittoria e ai quattro vicino alla facoltà di Ingegneria in via san Faustino, nelle altre zone più frequentate della città, come piazza Loggia, piazza Paolo VI e corso Zanardelli, non c’è traccia di apparecchi telefonici pubblici.

IL NUMERO aumenta se ci si sposta verso zone più periferiche, ma di pari passo cresce anche il degrado che contraddistingue le cabine. I terminali sono tutti funzionanti, ma molte sono sprovviste di porte. Alcune cabine, come quelle in via Cipro, hanno ancora la pubblicità della vecchia «Carta di credito telefonica», entrata ormai in disuso da molti anni. La funzione delle cabine sembra essere quella di accogliere cartelloni pubblicitari: anche chi usava in maggior misura i telefoni pubblici, ossia gli stranieri, ormai ha cambiato le sue abitudini, perché l’apertura di Phone center e la creazione di tariffe per cellulari a loro dedicate ha ormai ridotto sensibilmente l’utilizzo delle cabine Telecom. Che si avviano inevitabilmente sul viale del tramonto.

bresciaoggi/Mercoledì 20 Luglio 2011

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BRESCIA – Torri, armi ed eroi: il Castello torna a vivere , Manuel Venturi


La grande grotta gonfiabile, unica in Italia, utilizzata ieri in Castello
FOTOSERVIZIO FOTOLIVE

ALLA SCOPERTA DI BRESCIA.

La fortezza cittadina al centro dell’evento organizzato da Tam Tam Comunicazione, che si ripeterà ogni settimana fino a settembre
La visita guidata dagli speleologi uno sguardo al plastico del treno e al Museo del Risorgimento poi un «gran finale» alla Specola

Un pomeriggio alla scoperta del Castello di Brescia e dei suoi segreti: «Dentro il Castello» è stato soprattutto questo. Una giornata dedicata alle associazioni che fanno vivere la fortezza cittadina per tutto l’anno e organizzata nell’ambito di «Prossima fermata Castello», l’evento organizzato dalla TamTam Comunicazione che coinvolgerà il Cidneo fino a settembre.
Dall’ingresso del castello partivano le visite guidate organizzate dall’Associazione speleologica Bresciana, che hanno visto la partecipazione di oltre 150 persone tra adulti e bambini (a fronte dei 120 posti disponibili): le guide hanno portato i visitatori a scoprire la Torre dei prigionieri e la Torre Coltrina, raccontando anche la storia della fortezza cittadina. E per rendere il tutto più verosimile, all’interno della Torre Coltrina erano stati posizionati fucili, spade e altre armi, per far capire ai più piccoli che il Castello non è mai stato la dimora di un re, ma solo una fortezza militare, utilizzata per la difesa della città ed il soggiorno dei militari.

AL TERMINE della visita, nell’ex area zoo i bambini si sono cimentati con un laboratorio didattico organizzato sempre dall’Asb, che puntava a verificare le conoscenze acquisite nel corso della visita al castello.
Infine, il Gruppo speleologico Valle Imagna ha portato una grande grotta gonfiabile (unica in Italia, ideata dal presidente del gruppo Piero Cattaneo), utilizzata dai bambini per simulare un piccolo percorso tra le grotte, con due tunnel e un meandrometro di legno, utilizzati per riprodurre gli ostacoli che gli speleologi trovano sulla loro strada.
Le molte famiglie che ieri hanno visitato il Castello hanno potuto anche vedere il Plastico Cidneo in movimento grazie al Club fermodellistico Bresciano: i bambini sono rimasti affascinati dai piccoli treni in funzione, che riproducono alla perfezione le locomotive che transitano sulle linee ferroviarie Bresciane.
Interessante è stata anche l’esperienza organizzata per il Museo del Risorgimento, intitolata «Indovina chi»: al posto della classica visita guidata è stato proposto un percorso che ha coinvolto in prima persona tutti i visitatori, che per un’ora hanno vestito i panni dei ricercatori storici.
All’inizio della visita, infatti, la guida ha mostrato indizi fotografici, rappresentanti piccoli particolari di dipinti o oggetti presenti all’interno del museo.
Ai visitatori è toccato analizzare questi indizi, formulare ipotesi e infine fare un raffronto tra le loro congetture e la realtà mostrata negli oggetti e nei quadri esposti nel museo, con l’aiuto della guida che ha spiegato loro i più importanti episodi e personaggi della storia del Risorgimento Bresciano.
Una visita guidata teatralizzata è stata organizzata per la visita al Museo delle armi: una guida ha impersonato Letizia Cipollini, moglie del collezionista di armi Luigi Marzoli, a cui è dedicato il museo situato nella Torre Mirabella del Castello.
La guida ha raccontato la vita dell’imprenditore di Palazzolo sull’Oglio (nel settore tessile, ma anche armiero), che nel 1965 lasciò in eredità al Comune di Brescia la sua collezione composta da più di mille oggetti tra armi ed armature, rivelando particolari personali della vita e delle abitudini di Marzoli e della moglie, coinvolgendo i presenti con storie interessanti e sconosciute ai più.

GLI APPUNTAMENTI del Castello hanno riguardato anche la specola «Angelo Ferretti Torricelli», che dalle 16.30 ha permesso al pubblico di osservare la fotosfera solare attraverso la proiezione del disco solare ingrandito dal telescopio.

bresciaoggi/Lunedì 18 Luglio 2011

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