BRESCIA – SICUREZZA SUL LAVORO. L’intervento del presidente provinciale dell’Anmil, Angelo Piovanelli, in occasione della Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro
La Lombardia è la regione più colpita; Brescia ha già registrato 16 vittime quest’anno mentre nel 2010 sono state 21. Il sindaco Paroli ricorda il protocollo firmato venerdì
«La prevenzione diventi una scelta di vita, e non venga fatta per paura delle sanzioni: la salute e la sicurezza diventino un valore condiviso»
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È l’appello di Angelo Piovanelli, presidente provinciale dell’Anmil, lanciato nel corso della sua relazione nell’ambito della sessantunesima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Piovanelli ha parlato davanti ad una folta platea riunita nel salone Vanvitelliano di palazzo Loggia, in cui si sono riunite tante autorità politiche e civili cittadine: molti assessori e consiglieri del Comune di Brescia, rappresentanti della Provincia e della Regione, i comandanti delle forze dell’ordine e molti rappresentanti delle associazioni interessate al problema, come i sindacati e l’Aib.
TUTTI INSIEME HANNO voluto ribadire che la morte sul lavoro è una delle piaghe più profonde della nostra società, un segno di inciviltà per un Paese che ogni giorno vive tragedie che lasciano senza parole, l’ultima delle quali è il crollo di una palazzina a Barletta in cui sono morte cinque operaie, che lavoravano in nero per una paga irrisoria.
I dati relativi alle morti e agli infortuni sul lavoro parlano di duemila incidenti al giorno in tutta Italia: dopo un trend positivo, che nel 2010 ha visto un calo dei decessi (dovuto anche, ha precisato Piovanelli, al calo dell’attività produttiva e al forte ricorso alla cassa integrazione), il 2011 ha visto una nuova crescita, con un numero di morti che ha già superato gli 830 su tutto il territorio nazionale.
La Lombardia è la regione più colpita da questo fenomeno, e Brescia, con i suoi 21 incidenti mortali nel 2010 e i 16 del 2011, è in testa a questa triste classifica, che vede il numero dei decessi aumentare soprattutto nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia.
E NON BISOGNA dimenticare «l’aumento delle malattie professionali, le cui denunce sono incrementate del 30 per cento in cinque anni – ha ricordato Piovanelli -: la spesa complessiva per tutte queste problematiche sfiora i 45 miliardi l’anno».
La spesa potrebbe essere in parte coperta dall’Inail, che «ha un tesoretto di 15 miliardi, che cresce di due miliardi all’anno, che andrebbero spesi per coprire i costi di questa emergenza e non per coprire il debito pubblico – ha denunciato il presidente provinciale -. L’Inail nazionale è una fortezza di conservatorismo, c’è troppa burocrazia. E alla politica diciamo: bene le commissioni d’inchiesta, ma le nostre proposte diventino atti concreti».
Poi la parola è passata proprio alla politica.
Il primo cittadino di Brescia, Adriano Paroli, ha tenuto a ricordare il protocollo che è stato firmato tre giorni fa dalle istituzioni e dalle associazioni.
Il documento, ha detto il sindaco, «pone l’attenzione su chi subisce la tragedia degli incidenti sul lavoro. È il segno che la città è vicina ai lavoratori, perché non si parla solo di statistiche ma di vicende umane di cui dobbiamo farci carico, creando una rete di sostegno».
Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha ricordato che «il governo ha stanziato quasi 600 milioni per sostenere la prevenzione, con progetti come Silos, che si occupa di portare il tema nelle scuole. Dobbiamo richiamare le imprese al loro ruolo di responsabilità sociale, portare a galla il lavoro sommerso ed atipico e semplificare le norme: se lavoreremo tutti insieme su questa strada i risultati arriveranno».
bresciaoggi
Fumogeni, lancio di uova, cori contro il sistema bancario e politico. È ciò che è avvenuto poco prima delle undici di ieri mattina in via Cefalonia, davanti alla sede di Ubi Banca. Tutto è nato da un blitz del corteo studentesco che stava percorrendo il ring cittadino, organizzato per dire «Brescia rifiuta il debito»: i ragazzi stavano percorrendo via XX Settembre quando, una volta arrivati all’altezza del cavalcavia Kennedy, al grido di «Riprendiamoci quello che ci hanno rubato!» hanno improvvisamente svoltato verso Brescia 2, il cuore economico e finanziario della città.
L’ASSEMBRAMENTO era cominciato alle 9 in piazzale Garibaldi, con intento duplice: da un lato protestare contro una manovra che scarica il peso del debito sulle famiglie e «non sui veri responsabili della crisi», dall’altro farsi sentire contro i tagli all’istruzione. «Nel nostro istituto non abbiamo più il diritto di riunirci, perché il teatro adibito agli incontri è stato chiuso per mancanza di fondi – spiega Alessandro, ex rappresentante di istituto del liceo Moretti di Gardone Val Trompia -. Quando si deve tagliare la scuola è sempre la prima vittima: in Italia vige l’ignoranza, perché chi conosce è più pericoloso. Vogliamo mandare a casa Berlusconi ed il suo sistema, facendo sentire la nostra voce». Gli fa eco Matteo, attuale rappresentante d’istituto del Moretti: «C’è grande sfiducia nella politica ma i giovani fanno paura, perché possono cambiare le cose. Bisogna guardare a Paesi come Libia ed Egitto, dove sono stati i giovani a dare il via alle rivolte: non vogliamo spaccare tutto, ma far valere i nostri diritti».
Buche, macchine parcheggiate abusivamente, rifiuti: lo stato di salute delle piste ciclabili bresciane non è certo dei più invidiabili. Il viaggio fatto nei mesi scorsi da Lucio Lorenzi in sella alla sua bicicletta non lascia dubbi: decine di fotografie documentano la cattiva manutenzione del manto stradale e la maleducazione di alcuni automobilisti, che sostano con la loro vettura negli spazi riservati ai ciclisti. Legambiente ha raccolto l’esperienza di Lorenzi in un libretto intitolato «Cronache della bicicletta» (visionabile anche sul sito di Legambiente Brescia), dodici tragitti che mostrano le incongruenze tra le promesse della politica e la situazione reale delle piste ciclabili bresciane. Il viaggio di Lorenzi, come ha spiegato lo stesso autore in un incontro pubblico al Parco dell’acqua, è partito da una frase che si trova sul sito del Comune di Brescia, che invita i cittadini a spostarsi in bicicletta e che spiega come la città possegga numerose arterie ciclabili che collegano il centro ai Comuni limitrofi: «In realtà alcune zone sono sprovviste di piste e sono molto pericolose, come via Corsica, e dove esistono sono piene di buche (ad esempio in via Lamarmora e in via Triumplina) oppure la gente vi si parcheggia sopra. E ci sono addirittura vie in cui ci sono cassonetti che bloccano la pista».
Sbandieratori, cavalieri, dame e regine: Brescia è pronta per il suo ritorno al Medioevo. La «Giostra di Brescia» domenica sarà protagonista in piazza Loggia, per la rievocazione dell’arrivo di Caterina Cornaro, regina di Cipro e delle Armenie, giunta nella nostra città nell’agosto del 1497 per festeggiare il fratello Giorgio, da poco eletto Podestà di Brescia.
Una corsa contro il tempo con un obiettivo preciso: raccogliere 500 mila firme entro il 30 settembre. Il movimento che promuove il referendum per abolire l’attuale legge elettorale ha i giorni contati. Le firme vanno raccolte entro fine mese, affinché il referendum si possa tenere nella primavera del 2012. Se ciò non dovesse avvenire, il cammino terminerebbe ancora prima di iniziare, visto che il 2013 sarà l’anno delle elezioni e sarà troppo tardi per cambiare le regole.
Il momento clou della tappa bresciana della Staffetta delle Stragi:








