Milano Archive

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Ritrovato in serata a San Donato il bambino scomparso a Milano

Le due sorelle lo avevano accompagnato al mattino, ma lui aveva detto che andava ad aspettare un compagno alla fermata del tram. Un passante lo ha notato vicino a un bar. I carabinieri lo hanno trovato in stato confusionale

E’ stato ritrovato a Poasco, piccola frazione di San Donato Milanese (Milano), il bambino romeno disabile di 11 anni scomparso a Milano mentre andava a scuola. Il piccolo è stato individuato alle 23 di ieri sera dai carabinieri. A notarlo è stato un uomo nei pressi del bar Bianchi, in via Unica, che lo ha visto aggirarsi in stato confusionale. Il bambino, che non presenta lesioni o violenze, ha detto di non ricordare come era arrivato fin lì. I carabinieri lo hanno prima portato in ospedale per una visita di controllo e poi a casa.

“Non è mio figlio, ma è come se lo fosse. L’ho cresciuto io”. aveva detto ieri Leo L., il patrigno. Lo aveva accompagnato a scuola la sorellastra maggiore di 17 anni, che aveva il compito di portare all’istituto anche la sorellina di sette. Arrivati all’ingresso dell’elementare in via dell’Arcadia 22, zona Gratosoglio, Marius aveva detto alla ragazza che sarebbe andato alla fermata del bus ad aspettare un amico, promettendo di entrare in classe con quest’ultimo poco dopo. Invece, quando nel pomeriggio di ieri la madre è andata a prenderlo, le maestre le hanno spiegato di non averlo visto entrare.

La donna ha quindi denunciato la scomparsa al commissariato Scalo Romana, i cui investigatori hanno ascoltato il patrigno per ricostruire esattamente la dinamica e capire se in passato si erano già verificati episodi insoliti. L’uomo, un manovale italiano di 37 anni, aveva spiegato di non aver mai ricevuto minacce o fastidi tali da lasciar ipotizzare un rapimento. Al momento della sparizione il piccolo indossava una maglietta rossa, pantaloncini con la mimetica militare, scarpe da ginnastica, uno zainetto nero con un’immagine stampata di New York e la scritta Urban.

Il bambino ha un ritardo cognitivo visibile solo in parte nel lato sinistro del corpo. Pertanto gli investigatori non si erano sorpresi del fatto che i passanti non l’avessero ancora soccorso. Quindi l’ipotesi più accreditata è stata da subito quella dell’allontanamento volontario. Del resto, già lo scorso ottobre era sparito per circa tre ore prima di essere ritrovato nel parco di Rozzano. Non si esclude che l’altro ieri il bambino abbia perso l’orientamento e abbia tentato di tornare a casa a piedi, visto che la famiglia abita in via Costantino Baroni, a poco più di un chilometro dalla scuola. I genitori si sono sposati nel 2004.

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Milano, 400 casi di Tbc l’anno. Salgono malati resistenti a farmaci

Milano – Colpiti soprattutto gli uomini, i bambini sono il 5%. Dei 243 pazienti ‘contagiosi’ il 73% è guarito, 2% i morti

A Milano, ogni anno, sono 400 i casi di tubercolosi diagnosticati. Un trend stabile, ma a crescere sono i casi di mutiresistenza ai farmaci, i pazienti piu’ difficili da curare. Sono i dati dell’Asl di Milano che effettua il monitoraggio su circa 1,6 milioni di abitanti (capoluogo lombardo e 6 comuni della Provincia) e dell’Istituto Villa Marelli-ospedale Niguarda, centro regionale di riferimento per la tubercolosi. Gli esperti li hanno diffusi oggi durante la presentazione del convegno ‘La Tbc nelle aree metropolitane’, in programma domani (in piazza della Scala 2), alla vigilia della Giornata mondiale della tubercolosi (sabato 24 marzo).

La Tbc a Milano porta i pantaloni. Sono gli uomini i piu’ colpiti: il rapporto con il gentil sesso e’ di 2 a 1, anche se per alcune comunita’ straniere gli ammalati sono in maggior numero donne. “In crescita rispetto al 2011 – segnalano gli esperti – i casi di multiresistenza ai farmaci”. Nei primi due mesi dell’anno – conferma Luigi Codecasa, responsabile del Centro regionale di riferimento per la tubercolosi, Villa Marelli – abbiamo registrato un aumento dei pazienti con forme multiresistenti che necessitano di terapie piu’ lunghe, dai 18 ai 24 mesi, e di un’assistenza che spesso le strutture ospedaliere non sono in grado di dare. Il problema piu’ grande e’ trovare un luogo dove tenere questi soggetti, in modo che non siano fonte di contagio”.

I 400 casi annuali di Milano sono il 40% di quelli lombardi e il 9% su scala nazionale. L’incidenza sui residenti e’ di 20 casi su 100 mila abitanti (stabile negli ultimi 10 anni). Ma la Tbc ha un ‘accanimento selettivo’. Puo’ colpire persone di qualunque strato sociale, ma si sviluppa di piu’ in situazioni di fragilita’ e in presenza di piu’ fattori di rischio: fra immigrati da Paesi ad alta endemia, dove c’e’ poverta’ ed emarginazione, disagio sociale e sovraffollamento. Tra gli italiani i piu’ colpiti sono gli anziani. I bambini pero’ sono stati protagonisti di una delle piu’ recenti epidemie fronteggiate all’ombra della Madonnina: i 171 bambini infetti e 15 malati nella scuola primaria Leonardo da Vinci di Milano. I casi di tubercolosi nei piu’ piccoli rappresentano il 5% del totale.

La Lombardia, continuano gli esperti, “e’ stata tra le prime Regioni in Italia ad adottare un sistema di monitoraggio degli esiti della terapia con la finalita’ di debellare la malattia nel singolo, ma anche di prevenire la trasmissione dell’infezione ad altre persone. Nel 2009, sempre secondo Asl Milano, dei 243 casi di tubercolosi polmonare (la forma contagiosa della malattia) 178 hanno completato il trattamento (indice di guarigione 73%), il 2% e’ deceduto e l’8 % e’ stato ‘perso’ nel corso dei controlli programmati. Si tratta di soggetti che, non avendo completato il percorso, possono continuare a trasmettere l’infezione”.

Il tasso di guarigione raggiunto a Milano (73%) e’ superiore alla media nazionale che si attesta a quota 67%, ma non basta. La metropoli e’ ancora sotto l’indice dell’85% indicato dall’Organizzazione mondiale della sanita’. Unica eccezione a Milano, con un tasso di guarigione del 95%, e’ il Centro regionale di riferimento per la tubercolosi Villa Marelli. Ogni anno a Villa Marelli confluiscono da tutta la Provincia 400 pazienti con malattia attiva e 1.000-1.200 casi di infezione latente.

“Comune, Asl, Associazioni di volontariato e terzo settore – sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali e cultura della salute, Pierfrancesco Majorino – devono fare rete per aumentare attraverso campagne mirate l’informazione e la profilassi sulle categorie a rischio, come anziani, immigrati adulti e comunita’ straniere. Vogliamo e dobbiamo informare in maniera costante senza allarmismi, ma con un approccio positivo finalizzato, non alla ghettizzazione dei soggetti, ma alla diffusione delle norme di igiene, prevenzione e cura”.  (Adnkronos Salute)

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La Regione esclude i familiari dal ricordo di Giorgio Ambrosoli (ORIANA LISO)

La decisione dopo l’intervista a ‘Repubblica’ in cui il figlio del liquidatore dell’Ambrosiano criticava il Pirellone per le ultime inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la maggioranza.

Oggi il Pirellone ricorderà Giorgio Ambrosoli, ‘eroe borghese’, il liquidatore del Banco Ambrosiano ucciso dalla mafia su ordine di Michele Sindona nel 1979. Ma al ricordo non sarà presente il figlio, Umberto, che pure era stato contattato qualche settimana fa e aveva dato la sua adesione. Il motivo: le frasi dette da Ambrosoli sulle vicende giudiziarie che coinvolgono molti esponenti della Regione in una intervista a Repubblica, due settimane fa.

Una richiesta a Formigoni di azzerare la giunta che non sarebbe piaciuta ai vertici del Pirellone, tanto da decidere per l´incredibile esclusione del figlio di Ambrosoli (e di ogni altro membro della famiglia) dalla cerimonia della Giornata regione dell´impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime che questa mattina si terrà nell´auditorium Gaber.

Come anticipa il sito Affaritaliani, studenti milanesi verranno accolti da rappresentanti delle istituzioni (non dovrebbe esserci l´indagato Davide Boni) e poi ci sarà la proiezione del film di Michele Placido su Ambrosoli, con una introduzione dell´ex magistrato Giuliano Turone. Non vuole polemizzare per la scelta, Umberto Ambrosoli, ma dice: «Chi andrà alla cerimonia avrà la possibilità di vedere quante declinazioni possibili  esistono del senso di responsabilità».  (larepubblica)

 

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Tangenti Pirellone: parla Leuci, “soldi pro quota a Lega e Forza Italia”

Milano – L’ex leghista, Marco Paoletti, il potente architetto, Michele Ugliola, e suo cognato, il consulente Gilberto Leuci. E’ dai loro verbali d’interrogatorio che arrivano le accuse piu’ pesanti per il presidente leghista del consiglio regionale lombardo, Davide Boni, e per il capo della sua segreteria, Dario Ghezzi, entrambi indagati per corruzione dalla Procura di Milano. Depositate oggi al Tribunale del Riesame, cui hanno fatto ricorso lo stesso Ghezzi e l’immobiliarista Luigi Zunino contro i sequestri e le perquisizioni dei giorni scorsi, queste carte offrono uno spaccato di come funzionasse, almeno stando alle dichiarazioni degli indagati, il ‘sistema’ delle mazzette sul fronte leghista-pidiellino per modificare il piano regolatore a Cassano d’Adda e per ottenere le autorizzazioni in diverse operazioni immobiliari. Boni, all’epoca assessore all’Edilizia e al Territorio, e Ghezzi erano, secondo la deposizione di Leuci, i politici dai quali si doveva passare per fare ‘business’ in Lombardia.

“Nel corso di un incontro con l’amministratore delegato della Serenissima Sgr – fa mettere a verbale Leuci, presunto collettore delle mazzette insieme a Ugliola – lo stesso mi rappresento’ che era a conoscenza del fatto che per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni e da Ghezzi, i quali dirigevano l’imprenditore verso il sottoscritto e da Ugliola.
  Personalmente non ho mai consegnato denaro a Boni o a Ghezzi, in quanto tali incombenze sono state gestite da Ugliola”. Leuci spiega “che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, in particolare Forza Italia e Lega Nord” ed entra nel ‘cuore’ del ‘sistema’.

“Posso dire che le operazioni che io ho montato a Cassano, sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, che ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa 12. Posso quantificare in circa un milione e mezzo la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni. Io e Ugliola trattenevamo generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute valutando la quota trattenuta caso per caso”. L’indagato spiega come avveniva la spartizione delle tangenti. “La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla”.

Ugliola, ritenuto il mediatore tra imprenditori e politici e ‘grande accusatore’ di Boni, rivela che il ‘sistema’ avrebbe superato i confini della cittadina dove e’ nata l’inchiesta che ha travolto i vertici lombardi della Lega ed elenca tutte le operazioni illecite: “Tutti gli incarichi che ho ottenuto dalla societa’ ‘Risanamento’ di Luigi Zunino, quali Santa Giulia, Area Falck di Sesto San Giovanni, Rodano – Pioltello – area ex Sisas, Scalo Farini, con riferimento all’immobile ex poste e Marconi 2000 – comune di Varedo. In ciascuno di questi casi, sono state promesse somme di denaro ai medesimi esponenti politici sopra indicati, e cioe’ Boni, Ghezzi e Casiraghi (ndr Monica, all’epoca consulente all’Assessorato di Boni), in cambio dell’ ottenimento delle autorizzazioni”. Da un ex leghista, Marco Paoletti, ex assessore a Cassano d’Adda e poi consigliere provinciale ‘migrato’ nel gruppo misto, arrivano infine altri macigni su Boni. Le presunte tangenti, racconta, costituivano una sorta di ‘provvista’ per sostenere la campagna elettorale dell’attuale presidente del Pirellone. Per sottolineare il suo legame con Boni, svela ai magistrati che ricevette da lui rassicurazioni su un appoggio politico dopo la perquisizione disposta a suo carico nell’ambito delll’inchiesta su Cassano. Promessa non mantenuta perche’ Paoletti venne espulso dal gruppo leghista quando si seppe che era indagato ma, l’11 ottobre fa mettere a verbale: “Ero consapevole del fatto che un terzo dei profitti andavano alla Lega  (agi)

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Tangenti al Pirellone, indagato Boni L’accusa: “Un milione alla Lega” Pm ipotizzano ”sistema Lega Nord”

Davide Boni - Lega Nord

La Regione Lombardia si potrebbe costituire parte civile se risultassero fondate le accuse di corruzione per presunte tangenti, nell’inchiesta che vede indagato anche il presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni. “Se fossero dimostrati degli atti dannosi – ha detto il governatore Roberto Formigoni – nei confronti di Regione Lombardia, ci costituiremmo parte civile, come parte lesa”. Formigoni pero’ frena e sottolinea che occorre aspettare che la magistratura faccia il suo lavoro, proseguano le indagini e siano emessi i verdetti.

Boni, della Lega Nord, e’ indagato dalla procura di Milano con l’accusa di corruzione. Un giro di tangenti che va “ben oltre” il milione di euro e che sarebbe stato utilizzato per “esigenze del partito”. Questo lo scenario descritto dagli inquirenti che emerge dall’inchiesta: alcune mazzette di importo minore sarebbero invece state dirottate a esponenti della Lega per essere utilizzate sempre per fini legati all’attivita’ politica. L’indagine e’ condotta dai Pm Alfredo Robledo e Paolo Filippini che hanno notificato all’esponente del Carroccio un avviso di garanzia. Stessa accusa anche per il capo di gabinetto di Boni, Dario Ghezzi, e per l’immobiliarista Luigi Zunino.

L’inchiesta nasce dagli arresti, nel maggio scorso a Cassano d’Adda, di alcuni amministratori, fra i quali l’ex sindaco Edoardo Sala. Un provvedimento di custodia cautelare colpi’ anche l’architetto Michele Ugliano che avrebbe collaborato con gli inquirenti. E a parlare di presunte tangenti ai magistrati sarebbe stata anche una ‘fonte interna’ alla Lega Nord. Tangenti che sarebbero state versate per modifiche al piano urbanistico. I reati contestati a Boni risalgono a quando l’esponente lumbard era assessore regionale all’urbanistica. I pm parlano di “pieno coinvolgimento” di Boni. A inchiodarlo alcune intercettazioni telefoniche. Secondo gli inquirenti, inoltre, Boni e Ghezzi “utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonche’ per la consegna dei soldi” e parte delle tangenti potrebbe essere finita nelle casse della Lega. “In relazione ai fatti oggi contestati anticipo sin d’ora la mia totale estraneita’”, ha replicato Boni, il quale ha comunque assicurato “piena disponibilita’ a chiarire” la sua posizione con gli organi inquirenti “in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi piu’ rapidi possibili”. Dopo Filippo Penati (Pd), Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni (entrambi Pdl), Boni e’ il quarto membro, su un totale di cinque, dell’originario ufficio di presidenza del Consiglio regionale ad essere colpito da provvedimenti giudiziari. Nei casi precedenti, i politici coinvolti si sono dimessi. E’ chiaro, quindi, che il caso infiammi il dibattito politico in Regione Lombardia, con Pd e Idv che chiedono un passo indietro di Boni ed elezioni subito, l’Udc che e’ favorevole alle dimissioni, ma non al voto, mentre il Pdl non chiede ne’ le une ne’ le altre. Dalla Lega, parla il vice governatore, Andrea Gibelli. “Sono aperte tutte le possibilita’, non c’e’ nessuna richiesta formale” di dimissioni.”

FORMIGONI, ANCHE PER BONI VALE PRESUNZIONE INNOCENZA

“Mi auguro che Davide Boni riesca presto a dimostrare la sua totale estraneita’, come ha dichiarato oggi”, auspica Formigoni. “E’ chiaro che seguiremo con attenzione l’evolversi della vicenda, ma vale il principio della presunzione di innocenza fino a giudizio emesso”. Quanto alla possibilita’ o necessita’ che Boni rassegni le dimissioni, Formigoni non si sbilancia e lascia al presidente del consiglio regionale “la valutazione. Sono sicuro che sapra’ tenere atteggiamenti coerenti”. Il governatore della Lombardia ci tiene a sottolineare che “le responsabilita’ penali sono di tipo personale. Chi ha commesso qualcosa di grave sara’ giudicato dalla magistratura”. (agi)

Lombardy Regional Council head investigated for corruption

The head of the Lombardy Regional Council, Davide Boni, of the Lega Nord, is being investigated for corruption.
  The investigation into alleged kickbacks is being carried out by Alfredo Robledo on behalf of the Milan Prosecution Service; an official notification has been issued to Mr Boni. The Governor of Lombardy, Roberto Formigoni has said the Lombardy Region could sue for damages if corruption and alleged bribe charges are proven in the investigations also involving the president of the region’s Council, Davide Boni. “Should events damaging to the Region of Lombardy be proven,” he said, “we would sue for damages.” Formigoni however emphasized that first one must allow justice to follow its course, investigations to be completed and sentences to be passed.

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Corruzione: indagato presidente consiglio Lombardia Boni [Lombardy Regional Council head investigated for corruption]

Il presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, e’ indagato dalla procura di Milano con l’accusa di corruzione per presunte tangenti. L’indagine e’ condotta dal Pm Alfredo Robledo che ha notificato all’esponente del ‘Carroccio’ un avviso di garanzia.

Fra i destinatari degli avvisi di garanzia emessi dai Pm di Milano Alfredo Robledo e Paolo Filippini nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge il presidente del consiglio regionale della Lombardia Boni, figura anche il suo portavoce, Dario Ghezzi. Pure per lui l’ipotesi di reato e’ quella di corruzione. Quattro le persone perquisite.

[The head of the Lombardy Regional Council, Davide Boni, of the Lega Nord, is being investigated for corruption.
  The investigation into alleged kickbacks is being carried out by Alfredo Robledo on behalf of the Milan Prosecution Service; an official notification has been issued to Mr Boni.]

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Milano, vigile uccide un ragazzo: ”Legittima difesa” (video)

Milano, vigile uccide un ragazzo: ''Legittima difesa'' (video)

Un agente della polizia locale di Milano spara e uccide un ragazzo sudamericano a Crescenzago, periferia est di Milano. Tullio Mastrangelo – comandante della polizia locale del capoluogo lombardo – ricostruisce la dinamica dell’accaduto. 

Servizio di Marco Billeci

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Per morire ammazzato oggi a Milano non importa più chi sei, né se “conti” (PIERO COLARICO)

Non c’è differenza tra un agente della poliza locale travolto da un Suv che tenta la fuga e un ragazzo cileno uccciso in un inseguimento. A Milano si può morire in troppi modi

Per morire ammazzato oggi a Milano non importa più chi sei, né quanto “conti”. Puoi essere un cileno disarmato di 28 anni e venire ammazzato da un vigile urbano. Ti voleva agguantare, e preme il grilletto, lo fa mirando ad altezza d’uomo, ti centra al petto, è successo ieri pomeriggio nel sole del parco Lambro. Oppure puoi essere un vigile urbano e finire ammazzato tu, perché difendi un rom in un parcheggio. Fai il tuo dovere e un Suv, guidato da un criminale che manco si sa bene dov’è nato, ti travolge, insieme con la tua bicicletta, e ti chiamavi Nicolò Savarino, ed eri un brav’uomo.

Puoi morire a Milano in tanti modi. Se sei un tassista e hai messo sotto un cane, e i padroni decretano la tua condanna a morte, e lo fanno a mazzate. O puoi morire perché sei un “negro”, sei Abba, parli milanese anche se tuo padre è del Burghina Faso, ma hai fregato i biscotti in un bar, tornando a casa, e i titolari, padre e figlio, ti inseguono con la spranga. Oppure a ucciderti, se sei un rapinatore scoppiato, può essere un tabaccaio, che ti fulmina correndoti dietro per cento metri, e poi sarà assolto. Oppure puoi morire perché stavi in bicicletta e hai sputato in faccia a un automobilista, parolacce e cattiverie, e quello ti ha raggiunto, e ti ha messo sotto, che ci sono volute le cesoie dei vigili del fuoco. Tra risse nelle discoteche e coltelli che spuntano nel traffico, si potrebbe andare avanti, ma che importa, il punto è un altro: che cosa ci sta accadendo?
La destra milanese punta il dito contro “Il sindaco Pisapia, ha disattivato quella rete composta da militari, polizia e carabinieri, dai volontari della sicurezza, tutti smantellati”. I leghisti si accodano e Matteo Salvini trova lo slogan: “Chi semina buonismo, raccoglie violenza”. Ma i morti ammazzati non mancavano nell’era Moratti, e c’erano anche prima, anzi ce n’erano 130, 150 l’anno, specie tra i gangster, più le overdose da eroina. E se è stato così sino alla metà degli anni Ottanta, la Milano attuale contabilizza “appena” venti morti ammazzati l’anno, e molti tra questi sono disperati, senza tetto. Il fatto è che non muoiono solo “fantasmi” senza nome e documenti, ma la nuova “morte facile” dilaga e  questo il problema  -  oggi si prende chi vuole. E viene inflitta come di passaggio. Perciò chiunque, nella Milano che gira sempre, la Milano del terziario avanzato, si diceva, sa che può passare al momento sbagliato dal posto sbagliato. Come successo sabato notte a un cinese di 55 anni nella proletaria Bovisa: forse per aver “lumato” una ragazza, è stato mandato in coma da un sudamericano minorenne.

No, qui non è come a Roma, dove stanno morendo a colpi di 7.65 e calibro 38 i vecchi balordi, dove le croci e i gambizzati stanno disegnando con il sangue la mappa di una guerra criminale, evidente per chi la combatte, misteriosa per i detective. Non è come Napoli, dove i capi camorristi sono convinti che più morti fai, più potere hai di farti ubbidire da chiunque. A Milano no, qui i delinquenti seri stanno “acquattati” ben bene sin dai primi anni Novanta. Trafficano, fanno affari da decine di zeri, i boss della ‘ndrangheta sono stati filmati mentre sceglievano il loro “capo” in Lombardia, ma votavano di sera. Perché di giorno lavorano tutti: in ditte, ristoranti, imprese. Ci voleva Ilda Boccassini, per stanare i moderni “manager calibro 9″, mentre la precedente giunta, quella che straparla di legalità, mai ha osato pronunciare la parola mafia. E no, non si riscontra, in questa strage non organizzata, quella che i magistrati chiamano premeditazione. Si percepisce come una predisposizione, un moto d’animo, sempre più diffuso: “Se qualche bastardo mi rompe le scatole, gliela faccio pagare”, questa è la città ringhiosa, oggi.

Ringhio su ringhio la “morte facile” avanza, di massa è diventata anche la sniffata di cocaina, che rende questa città la più tossica d’Europa, ragazzini compresi. Il ringhio cresce insieme con la tensione sociale, nelle periferie e non solo, perché all’ultimo dell’anno c’è stata una festa in piazza Duomo, e i razzi erano lanciati contro la gente, contro Vinicio Capossela che cantava. I segnali esistono, ma chi se ne preoccupa? Come non si dà davvero ascolto ai lamenti di chi non ce la fa a resistere, non si vedono nemmeno le ormai migliaia di ragazze che sbarcano il lunario come fece Ruby Rubacuori, in una Milano non solo indifferente, ma ormai quasi in narcosi, anche davanti alla morte: mentre la Scientifica correva al parco Lambro per Valentino Gomez Cortez, è stato trovato all’Ortica un uomo anziano.

Stava pancia in giù, immobile, coltello accanto, chiuso nella sua utilitaria. Un bosniaco, correndo al lavoro al mattino, l’aveva visto. Finito il turno, è tornato, il vecchio ancora lì. Il medico legale dice che il decesso risale a domenica: come mai solo ieri pomeriggio un bosniaco ha avvisato i poliziotti per sapere se un essere umano fosse ancora vivo? È possibile? Sì, a Milano lo è diventato: slogan non ne servono più, in strada, ma solo nel Palazzo.  (larepubblica)


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Sondrio: Discorso ai Giovani nel nome di don Tonino Bello

SONDRIO – Sempre disponibile al primo passo e all’accoglienza, don Tonino Bello  ha visitato personalmente i suoi diocesani residenti in Australia (ottobre 1983), Argentina (ottobre 1985), Stati Uniti d’America (agosto 1986) e Venezuela (luglio 1988).

Un anno fa abbiamo scritto che sarebbe bellissimo andare a parlare di don Tonino nei luoghi da lui visitati, con l’unico intento di far nuovamente riecheggiare le sue meravigliose  richieste:

“Donaci Signore la grazia dello stupore;

restituiscici il gusto delle esperienze che salvano;

non risparmiarci la gioia degli incontri decisivi che abbiano il sapore della prima volta”.

Purtroppo, non ci siamo ancora riusciti. 

Giovedì 26 gennaio 2012 abbiamo, viceversa, parlato di lui presso il Cinema Excelsior di Sondrio, in un incontro magistralmente organizzato dalle Parrocchie di Sondrio e dall’Azione Cattolica, intitolato “Spalancare da Sondrio la finestra del futuro: Discorso ai Giovani nel nome di don Tonino Bello”.

I ragazzi e le ragazze dei centri giovanili hanno creato, subito, l’atmosfera di una serata indimenticabile cantando:

“Voglio un sogno

e voglio un senso.

Voglio una partita

che mi faccia dare il meglio.

Che questa Vita sia la mia strada in salita,

che mi possa guidare in ciò che amo

e così sia”. 

E ancora:

“È bello sognare di vivere meglio,

è giusto tentare di farlo sul serio,

per non consumare nemmeno un secondo

e sentire che anch’io sono parte del mondo.

E con questa canzone dico quello che da sempre so:

che la vita rimane la cosa più bella che ho”. 

Ci siamo permessi di pensare che anche a don Tonino sarebbero piaciute molto le parole di queste canzoni: si sarebbe limitato ad aggiungerne un’altra . . . . “adesso”. . .  riepilogando il tutto alla sua maniera. 

“Ragazzi, non abbiate paura

di riscaldarvi adesso,

di innamorarvi adesso,

di incantarvi adesso,

di essere stupiti adesso,

di entusiasmarvi adesso,

di guardare troppo in alto adesso,

di sognare adesso”.

I ragazzi ci hanno evidentemente letto nel pensiero, perché uno di loro ha iniziato a disegnare sul maxi schermo, guidato dalle meravigliose frasi di don Tonino Bello pronunciate ad alta voce da un altro ragazzo.  

“Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.

Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita.

Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari.

Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni.

Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.

Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori.

Bruciate. . . . perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.

Incendiate. . . . non immalinconitevi. Perché, se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.

Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone cui stringete la mano”. 

I giovani . . . .Da un po’ di tempo si parla di giovani come generazione tradita, esclusa . . . .di adulti contro giovani.

In data 23 maggio 2011 il Rapporto annuale ISTAT circa la situazione del Paese ha rivelato che nel biennio 2009-2010 i giovani (18-29 anni) sono stati i più colpiti dalla recessione, con una perdita di 482 mila unità.

Nel 2010 era occupato circa un giovane su due nel Nord e meno di tre su dieci nel Mezzogiorno.

Nel 2010 è aumentato il numero dei giovani  Neet (Not in Education, Employment or Training, 15-29 anni) arrivando a 2,1 milioni di unità, pari al 22,1% della popolazione di questa età.

Nell’ultimo rapporto “Economie Regionali”  Banca d’Italia ha reso noto che il numero dei giovani  Neet  è arrivato a 2,2 milioni di unità, pari al 23,4%.

Siamo di fronte ad un enorme spreco di risorse . . . . di risorse umane . . . . di vite!

Dal 24 maggio (the day after il Rapporto ISTAT) tutti i giornali e i media riportano titoli quali: “L’Italia è contro i giovani”, “L’Italia non è un Paese per giovani” . . . . 

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Questa sera siamo chiamati a fare il Discorso ai Giovani nel nome di don Tonino Bello:

  • un testimone, un maestro, che ha esercitato senza soste la sua capacità di vedere frammenti di bene ovunque, evidenziando in ogni realtà, contesto e situazione . . . . bagliori di novità, motivi di maggior impegno, germi di speranza;
  • un profeta, che  ha  indicato che i gravi problemi del mondo non vanno risolti con l’assistenzialismo, ma stimolando  tutti, soprattutto i giovani, a essere protagonisti del loro futuro e del loro sviluppo.

Perché per parlare ai giovani facciamo ricorso a don Tonino Bello? . . .  Perché è difficile che i giovani possano trovare un parente stretto, un compagno di viaggio, migliore di don Tonino Bello.

Un compagno di viaggio che, nella sua ultima omelia, disse: “Ragazzi, vi faccio tanti auguri perché nei vostri occhi ci sia sempre la trasparenza dei laghi . . . . Ragazzi, vi abbraccio tutti, uno ad uno, e vi vorrei dire, guardandovi negli occhi, TI VOGLIO BENE”. 

Ma non basta. Per parlare ai giovani facciamo ricorso a don Tonino Bello perché nella nostra mente, nel nostro cuore e nella nostra anima risuonano le frasi che pronunciò al suo arrivo a Molfetta, da Vescovo.

“Eccomi, cari fratelli. Nel giorno della presentazione di Maria al Tempio, mi presento anch’io a questo tempio umano, fatto di pietre vive, glorioso di tradizioni di fede e di impegno, carico di storia e di cultura. Accoglietemi come fratello e amico, oltre che come Padre e Pastore. Liberatemi da tutto ciò che può ingombrare la mia povertà. Di mio non ho molte cose da darvi. Però nella mia valigia ho due cose buone.

La prima me l’ha messa il Signore ed è la sua Parola, perché la dispensi lungo la strada a voi, miei nuovi compagni di viaggio, in modo che cambi il vostro povero cuore e affretti la cadenza dei vostri passi. 

E poi c’è un’altra cosa.

Ed è la tenerezza, la sofferenza, la fede, l’amore, la speranza indistruttibile . . . . .”. (Cfr. Francesco Lenoci, Carlo de Ruvo, Antonio Cecere, “don Tonino Bello: un grande organizzatore della Speranza”, in per l’Italia. 150 anni di cittadinanze attive, Esedra editrice, 2011, pag. 437). 

È incredibile quanto quelle frasi siano attuali . .  . .adesso: don Tonino ci dice chiaramente che per tutti noi, per i giovani in particolare, è necessario coltivare una speranza indistruttibile e affrettare la cadenza dei  passi.

Adesso e nell’ora presente della storia e della nostra esistenza.

Con un impegno e un coinvolgimento massimo, carico di entusiasmo e di un fuoco come quello che don Tonino ha acceso nei cuori di chi l’ha conosciuto e di chi oggi si abbevera ai suoi scritti.

Per realizzare ciò, occorre considerare i giovani una risorsa, valorizzarli, lanciare loro proposte importanti e significative.

Occorre incoraggiarli ad uno stile di vita caratterizzato da sobrietà di atteggiamenti, coraggio di scelte audaci, progettualità di intenti, studio dei problemi, passione nei propri interessi.

Sull’esempio di don Tonino spalanchiamo la finestra del futuro, aiutiamo “l’aurora a nascere”. In tempi avari di futuro, aiutiamo i giovani a riappropriarsi del futuro, a non delegare le scelte importanti ma, con umiltà e determinazione, a perseguire la strada professionale, affettiva, sociale. 

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Come ne veniamo fuori da un mondo in cui gli antichi valori sono andati giù, in cui il mare ha inghiottito le boe, sicure e galleggianti, cui attraccavamo le imbarcazioni in pericolo?

Come ci ha insegnato don Tonino Bello, non basta più enunciare la speranza: occorre organizzarla.

Sottoscriviamo, sottoscriviamo . . . . sottoscriviamo, indicando nei giovani capaci di dar vita ad attività imprenditoriali la punta più avanzata di organizzatori della speranza.  

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È con grande gioia che rilanciamo, da Sondrio, adesso, questo invito ai giovani a vivere  la loro speranza: organizzata, costruita, partecipata, responsabile.   

Noi abbiamo tanti dubbi, ma abbiamo anche una certezza: che don Tonino Bello sarà sempre compagno di viaggio dei Giovani . . . . ogni qualvolta danzeranno la vita . . . . organizzando, per sé e per gli altri, la Speranza.

di  Francesco Lenoci e Agostino Picicco

Associazione Regionale Pugliesi – Milano

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Milano, nuovi controlli nei negozi in centro nessuno scontrino fiscale in un locale su tre (DAVIDE CARLUCCI e ORIANA LISO)

Un altro intervento nelle strade del centro dopo quello scattato nei locali della movida e che, secondo i primi dati, ha portato a un boom di ricevute rispetto agli altri weekend


MILANO - Dall’happy hour al brunch. È nell’arco di tempo che comprende i due riti consueti sotto la Madonnina che l’Agenzia delle entrate e la guardia di finanza hanno deciso di concentrare il blitz più in grande stile tra quelli effettuati nell’ultimo mese per scovare gli evasori fiscali.

I primi dati darebbero ragione a chi invoca i controlli a tappeto: oltre il 30 per cento dei verbali firmati dalle Fiamme gialle riguardava la mancata emissione di scontrini e ricevute. Molto più di quanto succede durante i controlli di routine, che di solito fanno registrare il 10 per cento di irregolarità.

E le anomalie sarebbero state tantissime anche sabato sera: quasi “imbarazzante”, sembra, il numero di violazioni riscontrate, da quelle sui libri contabili – e soprattutto sugli studi di settore – a quelle sulla presenza di lavoratori irregolari o clandestini.

Le forze in campo
Non spettacolare come quello di Cortina, ma con numeri molto più alti: oltre 600 persone coinvolte tra accertatori del Fisco, finanzieri, ispettori dell’Inps, vigili urbani, vigili del fuoco. Un uno-due geometrico, prima l’operazione di sabato e poi quella durata fino a ieri pomeriggio, su bar, ristoranti, discoteche, negozi di abbigliamento, con controlli anche su strada, dove i vigili hanno fermato quasi 350 auto di grossa cilindrata per cercare, attraverso gli incroci anagrafici, di mappare le intestazioni fittizie che servono a pagare meno tasse.

[La mappa della città
“A Cortina abbiamo scelto la vigilia di Capodanno, quando c’era il numero massimo di presenze, a Roma siamo andati nella via dello shopping di lusso, qui a Milano serviva controllare in contemporanea tutti i luoghi della movida, almeno 20 macro-aree in cui nel fine settimana è più alta la possibilità di capire se un esercente è onesto o meno”, spiegano i tecnici coinvolti nell’operazione. Dai Navigli a corso Como, la Galleria Vittorio Emanuele, l’Isola: qui le squadre miste di accertatori e ispettori dell’Inps entravano nei locali – sui 120 controllati c’erano anche 15 discoteche – mentre i vigili organizzavano, fuori, i posti di blocco. Ieri, invece, i controlli si sono concentrati intorno al Duomo, a Chinatown, intorno alla stazione Cadorna e in corso Buenos Aires, la via commerciale più lunga d’Europa.

Le irregolarità
I primi dati sono già significativi: su 230 contestazioni in materia di documenti fiscali fatte ieri dalle 50 pattuglie di finanzieri impegnati nel servizio, 75 riguardavano la mancata emissione di scontrini. A fare le spese dei controlli anche negozi e ambulanti che vendono griffe taroccate: un centinaio i pezzi sequestrati. Partiranno oggi, invece, i controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate sulla documentazione raccolta sabato. Il fisco ha lavorato in strettissima collaborazione con il Comune di Milano (che ha creato una direzione centrale specifica per la lotta all’evasione). Ogni impresa è tenuta a presentare i moduli che raccolgono i dati sull’attività e il contesto economico in cui opera: autocertificazioni, di fatto, in cui sabato sera gli accertatori avrebbero visto molte “incongruità evidenti”.

Le discoteche vuote
Alcuni locali sabato sera, annusata l’aria del blitz in corso, hanno deciso di lasciare abbassate le serrande, rinunciando all’incasso dell’intera serata pur di non rischiare la visita del Fisco. E in diverse discoteche in cui gli ispettori erano già entrati i proprietari hanno iniziato a non fare entrare più clienti, con la scusa del tutto esaurito, quando invece di posto ce n’era ancora. In entrambi i casi l’obiettivo era evitare che l’incasso regolarmente registrato in serata – proprio per la presenza dei controlli – venisse controllato con quelli più bassi del passato. Facendo scattare, a quel punto, le pesanti sanzioni che sono attese per i prossimi giorni.
(larepubblica/milano)

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