Paroli Archive

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Paroli: anche la Lega non lo vuole più (Giorgio De Martin *)

Giorgio De Martin

La richiesta di primarie nel centro destra per scegliere il loro candidato sindaco, avanzata dal capogruppo leghista Gallizioli, è la palese dimostrazione di quanto perfino quelli che erano i migliori alleati di Paroli, oggi non lo ritengano più il sindaco adatto per la nostra città.

Una crisi, quella che attraversa il centro destra bresciano, che è sempre più forte e profonda.
Tant’è che la Lega non perde occasione per trovare pretesti utili a prendere le distanze dagli alleati (o ormai ex alleati?).
L’ultima “bega” che ha attraversato il centro destra è espolsa in Consiglio Comunale lunedì scorso. La Lega si è astenuta su un o.d.g. che esprimeva “preoccupazione per quanto sta accadendo nella Iveco” in riferimento alle limitazioni della “piena libertà dei lavoratori nell’accedere ai diriti fondamentali, civili e sindacali”. Parole di totale buon senso. Non a caso ottenevano i voti favorevoli di Pd, Pdl, Udc, Lista Castelletti, Idv e Sel, ma non quelli della Lega che, oltre a disinteressarsi dei diritti elementari di chi lavora alla Iveco, utilizzava il voto anche per sottolineare ulteriormente la propia distanza dagli altri partiti dei suoi “alleati”.
Insomma sono sempre più evidenti le divisioni che attraversano l’attuale maggioranza, divisioni che hanno portato la Lega a richiedere le primarie, ovvero a sfiduciare politicamente l’attuale sindaco Adriano Paroli.

 

* segretario cittadino del Partito Democratico
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Addio a Brixia Sviluppo Tocca a «Infrastrutture»

Alessandro TriboldiIl sindaco ha informato ieri con l’ufficialità dovuta il Consiglio di amministrazione di Brixia Sviluppo spa che la società verrà fusa con Brescia Infrastrutture. Lo ha comunicato in un incontro con i vertici della società di vicolo Millefiori nel quale era accompagnato dall’assessore al Bilancio, Fausto Di Mezza e dal direttore generale del Comune Alessandro Triboldi.
AL CONSIGLIO Paroli ha spiegato quanto deciso nei giorni scorsi, ovvero il progetto di fusione per incorporazione della società in Brescia Infrastrutture Srl, società di recentissimo conio, derivante dalla scissione di Brescia Mobilità spa, che detiene nel proprio patrimonio l’infrastruttura della metropolitana, oltre ad altri immobili connessi alla mobilità cittadina.
Il sindaco ha chiarito nell’occasione i motivi della scelta, che risiedono «nella volontà di perseguire riduzione di costi – spiega una nota di Brixia Sviluppo – e attivare economie di scala, in un’ottica di razionalizzazione della gestione delle partecipazioni comunali».
Con ciò il consiglio di amministrazione di Brixia Sviluppo con il presidente Riccardo Franceschi ha immediatamente rassegnato le dimissioni «al fine – prosegue la nota – di agevolare il percorso prospettato dall’amministrazione comunale».
È quindi seguita l’Assemblea della società che ha provveduto alla nomina dell’amministratore unico, ai sensi dello statuto, nella persona di Alessandro Triboldi, direttore generale del Comune di Brescia che dovrebbe gestire la transizione presumibilmente fino al varo di un nuovo cda che dovrà reggere la nuova società patrimoniale comunale. La quale riceve dalla Sviluppo gli immobili e una liquidità di cassa di circa 4 milioni di euro.

bresciaoggi

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BRESCIA – Paroli ha scelto: «Farò solo il sindaco» *

LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Paroli, stop al doppio incarico

Altri nove casi analoghi in Italia

  1. Quell’Esempio da Dare GIANGIACOMO SCHIAVI

 

Il sindaco di Brescia Adriano Paroli non può ricoprire le due cariche di parlamentare e primo cittadino di una città con più di 20mila abitanti. E dovrà quindi decidere quale carica lasciare. Oggi infatti si è espressa la Corte Costituzionale dichiarando incompatibili le due cariche del primo cittadino di Catania, il senatore Raffaele Stancanelli. Una decisione che ricade a cascata su altri sindaci-onorevoli italiani, qausi tutti del PdL. Alla camera oltre a Paroli hanno doppi incarichi Giulio Marini (Pdl), sindaco di Viterbo, Nicolò Cristaldi (Pdl) sindaco di Mazara del Vallo; Marco Zacchera (Pdl), primo cittadino di Verbania, Michele Traversa (Pdl), primo cittadino di Catanzaro e Luciano Dussin (Lega), sindaco di Castelfranco Veneto. A Palazzo Madama i senatori-sindaci oltre a Stancanelli (sindaco di Catania), Antonio Azzollini (sindaco di Molfetta), Vincenzo Nespoli, primo cittadino di Afragola e Gianvittore Vaccari (Lega) sindaco di Feltre. Paroli ieri ha già dichiarato alla stampa di aver fatto la sua scelta: «Farò il sindaco».

Redazione on line

corrieredellasera/Brescia

* ndr/Stan:

…. ma che bravo!  Non so voi ma a me, questa scelta, in questo momento, mi urta perché mi sento preso in giro; quantomeno considerato un cretino. Di fatto, il nostro carissimo sig. Sindaco, nonché Onorevole, rinuncia a cosa? Al, praticamente, nulla o quasi considerando che il Governo, ormai, puzza di cadavere lontano un miglio per cui, se non oggi, domani, sarebbe stato comunque disarcionato dalla sua poltroncina di parlamentare.

Questa è la realtà, altro che chiacchiere di “scelta” !

Scelta sì, ma della “mensa bresciana” in considerazione della prossima chiusura del “Ristorante Montecitorio”

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Loggia 2013, per Paroli l’investitura di Alfano Natalia Danesi

TAGLIO DEL NASTRO. Pomeriggio bresciano per il leader. La polemica con la Lega: «Secessione? No, l’Italia unita». E sulla legge elettorale: «I cittadini devono poter scegliere»
Il segretario all’apertura della sede di via Rodi: «Adriano, ti saremo vicini per la campagna elettorale» Poi sulla tomba di Martinazzoli

«Adriano, ti staremo tutti accanto per organizzare la tua campagna elettorale. Del resto, Brescia è già oggi un esempio di buon governo». Al coordinatore nazionale del Popolo della Libertà Angelino Alfano, ieri a Brescia per inaugurare la nuova sede provinciale di via Rodi, sono bastate due frasi per dare ufficialmente l’imprimatur alla ricandidatura di Adriano Paroli per le comunali del 2013. Poche parole, dal sapore di un’investitura. Un sigillo che punta, forse. a chiudere sul nascere la contesa tra le molte anime che compongono il partito. Proprio il segretario e il primo cittadino si erano incontrati ad inizio pomeriggio in Loggia. Segno, già questo, di una certa sintonia e di una voglia di proseguire un percorso insieme.
Ma nell’incombenza del congresso provinciale, non è solo sul candidato sindaco che Alfano si è soffermato ieri pomeriggio nel dialogare con i suoi. Ha confermato – alla faccia dei molti militanti «storici» che popolavano la platea – di puntare sulle nuove generazioni per il rilancio del partito. Così si è fatto immortalare volentieri con un gruppo di ragazzi e lo striscione «Riparti dai giovani e dal merito». «Ho 40 anni e sono un segretario giovane – ha detto – e mi piace vedere che qui c’è già una generazione giovane pronta a farsi avanti».
È un percorso tutto diverso quello che aspetta dunque nei prossimi mesi il «nuovo» Popolo della libertà. Si parte con le regole del tesseramento e dei congressi, con le quali si intende dare un colpo di spugna alle pratiche del passato. A partire dal «voto delegabile» che non sarà più ammesso: «Ciascuno ai congressi vota per sè e anche il voto del segretario deve contare uno. No dunque al voto ponderato». E «tessera a 10 euro», anche perché la crisi impone moderazione nelle quote. La campagna adesioni che si chiuderà il 30 ottobre, ha ammesso Alfano, non è semplice ma è nel tempo delle difficoltà che «si misura la qualità della leadership».

PRIMA DEL TAGLIO del nastro, Alfano non si è sottratto al confronto con i giornalisti che lo incalzavano sui temi nazionali. Il coordinatore era reduce dal congresso regionale, «appuntamento che ha dimostrato che il Pdl è un partito vivo, attivo, che con orgoglio lotterà per vincere nel 2013». Parlando di legge elettorale, ha rimarcato che «occorre restituire ai cittadini il diritto di indicare il proprio parlamentare» e che «siamo perchè venga mantenuto il bipolarismo: cioè la possibilità dei cittadini di sapere in anticipo chi è il premier, se vince il centrodestra oppure il centrosinistra». Mentre sulla polemica con la Lega ha aggiunto: «Parlano di secessione. Ma noi siamo per l’unità d’Italia e, comunque, in Consiglio dei ministri è stato approvato un disegno di legge di riforma dell’architettura dello Stato, che noi abbiamo sostenuto, e in cui non c’è traccia di alcuna dellasecessione. Anzi si modernizzano le istituzioni, ci sarà il senato federale e si dimezzano i parlamentari».
Alfano si è poi lanciato nella folla che lo attendeva nelle stanze di via Rodi, dove ha sostato per un breve intervento affiancato dai coordinatori provinciale, Viviana Beccalossi (con il vice Alessandro Mattinzoli) e regionale, Mario Mantovani, dal ministro Mariastella Gelmini e dal sottosegretario Stefano Saglia.«È un traguardo che abbiamo raggiunto soprattutto grazie a voi. L’auspicio è che questo luogo sia sovraffollato come oggi di dirigenti e militanti – ha commentato Beccalossi -. Dovrà contenere non solo le persone, ma soprattutto le idee».
Poi via verso il cimitero di Caionvico per un momento di raccoglimento sulla tomba dell’ex sindaco e ultimo segretario Dc, Mino Martinazzoli, scomparso il 4 settembre. «Esponente fulgido – ha osservato – delle istituzioni».

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BRESCIA. Loggia, tra sindaco e questore prove d’intesa sulla sicurezza Eugenio Barboglio

IL VERTICE. Incontro tra il nuovo capo della polizia e il primo cittadino. Sul tavolo le problematiche di Brescia
Carluccio: «La collaborazione tra istituzioni, strada da seguire» Paroli: «Ordinanze e polizia locale sono strumenti efficaci»

Carluccio chiama e Paroli risponde. Le basi della collaborazione sono state gettate ieri nel primo incontro del nuovo questore con il sindaco di Brescia avvenuto nella sala giunta di Palazzo Loggia. La collaborazione tra le istituzioni, si è capito, è tema caro al nuovo questore arrivato in città per sostituire Vincenzo Montemagno, il catanese andato a Padova.

Sappiamo che la Loggia non è solo interlocutore per la polizia ma anche partner sul campo. Impegnata strategicamente nel comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza (uno strumento già funzionante in Prefettura), muove la polizia locale e detta regole attraverso le ordinanze, strumento che ieri Paroli non ha mancato di elogiare. Proprio lunedì prossimo il questore avrà un incontro, questo più strettamente operativo, con la Giunta e appunto il vicesindaco Fabio Rolfi che è anche l’assessore alla partita.

Dunque, la strategia delle ordinanze è stata richiamata da Paroli come utile strumento per combattere la microcriminalità: «È vero che stiamo ottenendo ottimi risultati dal punto di vista della lotta alla delinquenza – ha spiegato – ma anche un calo del 25, 30 per cento dei reati può dire poco all’anziana pensionata derubata in casa delle cose più care».

ATTRAVERSO l’intervento della Municipale e l’emanazione di ordinanze il sindaco Paroli riconosce che «il fenomeno della prostituzione è stato scacciato dalle strade bresciane dove era maggiormente presente». Rivendica anche la politica «delle chiusura dei campi nomadi» e l’allontanamento dalle strade degli zingari che non sono graditi – sostiene – alla cittadinanza, laddove si verificano episodi di sfruttamento dei minori.

Il sindaco ha anche posto l’accento – al cospetto del questore che via via anche tramite questi incontri istituzionali sta imparando a conoscere la realtà bresciana -, sulla presenza degli immigrati, come fenomeno che giocoforza ha un impatto sulle statistiche dei reati. «A Ferragosto ho visitato le carceri di Canton Mombello e Verziano – ha affermato – e non si può non constatare che se il 70 per cento dei carcerati è straniero esiste un problema».

Ma nell’analisi di Paroli l’attenzione alla sicurezza – «su cui il patto firmato da Maroni proprio in Loggia è stato importante per tenere accesi i riflettori sul problema» – è un tassello importante per rendere concreta e sostenibile nella società bresciana la via dell’integrazione dei cittadini stranieri. Un’attenzione che deve essere a maggior ragione tenuta alta poiché la crisi economica è un moltiplicatore e non certo un freno per i casi di violazione delle leggi.

E PROPRIO alla crisi economica il sindaco si è richiamato mettendosi in sintonia con il questore. Questi, infatti, aveva ricordato insediandosi l’importanza di ottimizzare le risorse date e di puntare, a parità di mezzi e personale, sulla qualità. Anche nel caso le difficoltà della finanza pubblica possano incidere negativamente sulle dotazioni delle forze dell’ordine. Ieri Paroli ha ripetuto il concetto: «È facile chiedere più risorse per la sicurezza ad uno Stato che ne ha poche – ha osservato -. Importante è invece dare il massimo con quello che c’è». Ed è quello che il sindaco è convinto stia avvenendo a Brescia «dove si è fatto molto, come testimoniano i risultati e le statistiche».

Lucio Carluccio, il nuovo questore giunto dalla Dia, il dipartimento investigativo antimafia, ha ricordato il suo credo fatto di sinergie e dialogo interistituzionale, illustrato il giorno dell’insediamento in via Botticelli. «Sono convinto che l’armonia tra gli attori della sicurezza – ha detto – sia la strada giusta da seguire». E col sindaco, nel colloquio che ha preceduto l’incontro con la stampa, ha avuto modo di scambiare opinioni sui problemi locali e «su una realtà complessa come il tema della sicurezza»: «Spirito di collaborazione e buon senso» sono per Carluccio punti di partenza ora che torna ad operare sul territorio. Un ritorno per il poliziotto che viene dai vertici romani, ma in un territorio di cui in passato ha già fatto esperienza, da capo della Mobile di Milano e poi da questore di Lodi. «Questa prima fase mi servirà per aggiornamento e per un inserimento nella nuova realtà», ha spiegato.

bresciaoggi

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BRESCIA. Il sindaco risponde al Pd: «Addizionale più giusta»

I conti della metropolitana leggera hanno infuocato l’agosto Bresciano. Ora rischiano di rendere incandescente l’autunno. Il sindaco Adriano Paroli, alla ripresa dopo Ferragosto, sferra un duro attacco all’opposizione Pd.

L’oggetto del contendere è sempre il modo di finanziare la gestione del Metrobus, che comunque la si giri sarà in perdita dai 19 fino ai 30 milioni all’anno a seconda delle ipotesi e delle analisi. «Continuino pure a dire che i problemi della metropolitana derivano dal debito di Brescia Mobilità, dall’acquisizione di Omb e dal parcheggio sotto il Castello – dice -: io non ho tempo da perdere con chi racconta storie».

Paroli si dice contrario alla commissione d’indagine sui conti della metropolitana proposta dall’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza, e ieri in una lunga esternazione a tutto campo ha fatto capire che è abbastanza inutile. «La commissione dovrebbe accertare che i costi ci sono ed erano già previsti – sottolinea -, ma il problema non è quello, è che erano del tutto senza copertura». Esempio ne sono, per lui, le opere complementari, che «erano appena accennate sulla carta e prive di un minimo di progetto».

Del resto, un’opera che si avvicina al miliardo di spesa per una città come Brescia in ogni caso sarebbe stata un problema, e il sindaco lo riconosce. Tuttavia «diventa persino imbarazzante se il problema si butta in politichese», scandisce. Gli imputati, in questo caso, sono i Pd Claudio Bragaglio prima, Fabio Capra (presidente della commissione Bilancio) e Aldo Boifava poi, che con i loro interventi «dicono cose diverse e almeno si mettano d’accordo prima di parlare».

LA VERITÀ DI PAROLI è che «Omb è un investimento che già rende mezzo milione all’anno di utili, dà lavoro a oltre 100 famiglie e ha un ruolo strategico in Brescia Mobilità», e che il parcheggio sotto il Castello «si pagherà da sé come quello di piazza Vittoria, tornato alla gestione di Sintesi spa». A un Pd che «non distingue tra costi e investimenti» il primo cittadino replica: «Scegliamo ciò che è utile per la nostra città, non ciò che conviene a fini elettorali».

I soldi per pagare le perdite di gestione del Metrobus bisognerà certo trovarli. Ma anche qui, «proporre un biglietto a 1,90 euro non sarebbe stato certo il modo migliore per rilanciare la metropolitana – dice -, quindi abbiamo preferito l’addizionale Irpef, che spalma i costi su tutti i cittadini». «Faremo di tutto per promuovere il trasporto pubblico e la metropolitana – promette il sindaco -, ma per il bene della città favoriremo anche il trasporto privato, con strade più larghe e con il parcheggio sotto il Castello». MI.VA.

 

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BRESCIA – Del Bono: «Ecco perchè il Pd dice no a Paroli» Marco Bencivenga

LA REPLICA.

Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio risponde al primo cittadino
«Non ci divide l’addizionale Irpef, ma la scelta delle priorità per la città  A ottobre il sindaco dovrà decidere se dialogare o proseguire da solo»

Il sindaco Adriano Paroli guarda al recente passato (la ferita mai rimarginata delle accuse rivoltegli dal Pd per l’uso delle carte di credito del Comune) e al futuro lontano («Non cerco nastri da tagliare, ma lavoro per lasciare qualcosa di importante a chi verrà dopo di me», ha detto). Emilio Del Bono, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, legge, riflette e si ferma a metà strada: per la precisione al prossimo ottobre.
«Dopo le ferie il sindaco dovrà dire se intende aprire una nuova stagione di dialogo con l’opposizione, accettando un confronto autentico sulle priorità della città, o se vorrà continuare da solo, forte della sua maggioranza – dice Del Bono -. Naturalmente Paroli potrà fare come vuole: certo, dovrà assumersi la responsabilità della scelta. Nel frattempo sappia che noi siamo disponibili».
L’apertura al dialogo di Del Bono segue di 24 ore il discorso d’agosto di Paroli. Che non ha risparmiato critiche al Pd, compreso un attacco al segretario provinciale Pietro Bisinella, sindaco di Leno accusato di incoerenza per il fatto di aver applicato nel suo paese l’addizionale Irpef che contesta in città. «Paragonare Leno a Brescia è come equiparare una 500 a una Ferrari – ribatte Del Bono -: un conto è imporre l’addizionale per finanziare i servizi sociali, un altro per coprire i costi di un’opera come il Metrobus. Se Paroli avesse citato Bologna o Milano, l’avrei capito, ma il paragone con Leno è inopportuno».
«SGRADEVOLE» è invece l’aggettivo che Del Bono sceglie per commentare il distinguo fatto dal sindaco fra la sua posizione personale e quella del gruppo consiliare del Pd: «Il tentativo di dividermi dal mio partito è fallito, noi parliamo una lingua sola», assicura l’ex deputato. Respinta al mittente anche l’accusa rivolta al Pd di aver subordinato un eventuale voto favorevole all’addizionale Irpef alla rinuncia ad alcuni progetti-chiave da parte della maggioranza.
«A dividerci non è l’addizionale, ma la scelta delle priorità per la città – ribatte Del Bono -. Bisogna ricordare che l’addizionale non serve per pagare tutta la metropolitana, ma solo per finanziare i 220 milioni di euro del mutuo acceso da Brescia Mobilità con la Cassa depositi e prestiti che nel programma orginariario 2004 sarebbe stato pagato con il biglietto a un euro e 90. Meglio; a 1,90 era stato previsto l’equilibrio formale dei conti, ma il costo del ticket poteva essere anche di 1,40, 1,50 o 1,60, in base alle politiche scelte: dipendeva e dipende dal numero dei passeggeri, dall’erogazione o meno degli 80 milioni di euro richiesti al Cipe, al corrispettivo versato dalla Regione per il trasporto su ferro».
Qui, secondo Del Bono, si dividono le strade del Pd e della Giunta Paroli: «La maggioranza ha puntato sull’addizionale, noi avremmo attuato altre politiche. Per esempio, ci saremmo battuti al Pirellone perchè la Regione contribuisse ai costi del metro con almeno 2 euro al chilometro, non dico i 3,60 euro che dà a Milano, ma neppure l’1,47 che paga oggi a Brescia per il trasporto pubblico su gomma». Altra variabile, il numero dei passeggeri: «Il piano del 2004 partiva da 38 milioni di utenti del trasporto pubblico locale e ne prevedeva 50 nel 2013 con l’entrata in funzione della metropolitana – ricorda Del Bono -. Già nel 2010, invece, si è toccata quota 43 milioni: evidentemente la previsione era stata prudente. Oggi, l’obbiettivo può essere più ambizioso, si può arrivare a 55, quindi con lo stesso scarto, anche perchè gli esperti dicono che chi prendere il bus non prende il metrò: si tratta di tipologie diverse di passeggeri, come per i treni e gli aerei. Ci sono professionisti o signore che arrivano dalla Valtrompia che non prenderebbero mai il bus, ma la metrò sì». Non solo: «C’è anche il tema dei 35,2 milioni di euro delle cosiddette riserve – osserva Del Bono -. A parte il fatto che qualche conto non ci è stato spiegato e non ci convince, fra contestazioni, aggiornamento prezzi, risarcimenti danni e varianti riconosciute, compresa l’aria condizionata dei vagoni, la discussione è su come reperire i 35,2 milioni. La nostra condizione era rivedere le priorità: per noi sono la crisi economica, che ha portato a un amento della pressione fiscale e a una minore disponibiltà da parte dei cittadini; la questione ambientale in una città fra le più inquinate d’Europa, e la competizione fra territori, che passa da infrastrutture utili come la Piccola velocità, il centro intermodale, la Tav, l’aeroporto e anche il Campus universitario ed altre non necessarie, come la sede unica del Comune, il nuovo archivo comunale e il parcheggio sotto la galleria».
All’obiezione di Paroli che nè la nuova sede negli ex Magazzini generali nè il parcheggio sotto la Tito Speri costerebbero un euro al Comune, Del Bono risponde che «non è vero». In ogni caso, ribatte, «le risorse destinate agli investimenti potrebbero essere usate per abbattere l’indebitamento perchè sarà pur vero che in 25 anni il parcheggio si ripagherebbe da solo, ma intanto bisognerebbe accendere un mutuo e pagare i relativi oneri finanziari, così come costruire la sede unica significherebne non incassare 7,7 milioni di euro di oneri urbanistici e spenderne 4 di traslochi. altre risorse utili per abbassare il debito, senza contare che seconda le carte presentate dalla stessa Giunta la nuova sede nom varrebbe 80 milioni di euro, come ha detto Paroli, ma 49, in cambio di 27 mila metri quadrati di superficie lorda, della cessione di alcune aree e delle Casere. Altro che businnes! – obietta il capogruppo del Pd -. Il Comune ha già una marea d immobili abbandonati che non riesce a vendere, dall’ex tribunale a palazzo Maggi, dall’ex corte d’appello a Palazzo Avogadro; di certo non ha bisogno di acquisire ulteriore patrimonio immobiliare. tanto più per farvi uffici in posizione decentrata, dando un’ulteriore botta al centro storico».
Per Del Bono, «è sorprendendente che il sindaco consideri il territorio un “non valore”, perchè i diritti edificatori sono l’unico vero patrimonio di un Comune, un grandissimo bene da governare con molta saggezza considerando che una volta che è stato consumato, non ce n’è un altro».
Quanto al parcheggio sotto al Castello «aspettiamo l’entrare a regime del metrò, poi valutiamo le necessità e ragioniamo – suggerisce Del Bono -: farlo adesso è come mettere il carro davanti ai buoni».
«Su tutti questi temi in autunno Paroli dovrà decidere se vuole essere il sindaco dell’unità o della divisione», ribadisce, insinuando dubbi sul fatto che «anche nella maggioranza non tutti abbiano la stessa idea sulle priorità e le necessità della città». Da qui una doppia proposta: «Primo, riflettere insieme su cosa si vende e cosa si risparmia. mettendo qualche progetto in stand by; secondo, costituire due delegazioni bipartisan, una che vada a Roma a fare pressione sul Cipe per avere gli 80 milioni di euro per il Metrobus, l’altra che vada a Milano per trattare il corrispettivo della Regione». Fatto questo, avverte Del Bono, «bisognerà mettere mano anche alla riorganizzazione societaria di Brescia Mobilità, perchè ora le società del gruppo sono diventate sei, e francamente sono troppe».

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Brescia, Paroli al contrattacco «Così abbiamo salvato i conti del Metrobus e del Comune»

L’INTRODUZIONE DELL’ADDIZIONALE IRPEF dello 0,20 per cento per finanziare il Metrobus, i conti del Comune e quelli dell’importante opera infrastrutturale. Ma anche la realizzazione del Campus universitario nell’ex caserma «Randaccio», il nuovo contratto di quartiere che prevede l’abbattimento delle torri Aler di San Polo e il progetto per l’unificazione degli uffici comunali nell’area degli ex Magazzini generali. Non si è fatto mancare alcun argomento, il sindaco di Brescia Adriano Paroli, nell’incontro con la stampa di ieri a palazzo Loggia, alla vigilia di un breve periodo di vacanza in Sardegna. Una difesa a tutto campo dell’operato della Giunta, ma anche la rivendicazione di scelte operate esclusivamente nell’ottica del «bene della città». «Così abbiamo salvato i conti del Comune», la rivendicazione del sindaco.

«Dite pure che la mia idea di città vi fa schifo, se lo pensate. Ma non dite che sperpero le risorse pubbliche o che abbia interessi diversi dal bene della città, perchè solo questo mi muove: dare risposte alle necessità dei bresciani e far diventare Brescia sempre più grande, moderna, fruibile e funzionale»: è pieno d’orgoglio il messaggio che il sindaco Adriano Paroli affida ai media, prima di ritagliarsi qualche giorno di ferie con la famiglia in Sardegna e di affidare il timone di Palazzo Loggia al vice Fabio Rolfi.
Nelle parole d’agosto del primo cittadino c’è tutta la voglia di scrollarsi di dosso le critiche delle opposizioni (su tutte la definizione di «Giunta degli annunci», ironia sulla mancata realizzazione di progetti concreti, finora), ma soprattutto c’è la voglia di spiegare ai bresciani la logica delle ultime scelte compiute, a partire dall’impopolare decisione di introdurre una nuova tassa, l’addizionale Irpef che alzerà dello 0,20 per cento il carico fiscale su ogni contribuente e servirà per risolvere «un problema mostruoso» (così lo definisce il sindaco): riequilibrare i conti in rosso del Metrobus.

«GUARDANDO al consenso elettorale in vista dell’appuntamento del 2013, per noi sarebbe stato molto più facile lasciare il costo del biglietto a un euro e 90, come era stato deciso dalla precedente amministrazione e, poi, magari, incolpare altri di aver sbagliato i conti sulla metropolitana: non lo abbiamo fatto, perchè non ci interessano le convenienze immediate, così come non siamo alla ricerca di nastri da tagliare: preferiamo guardare avanti e lasciare progetti di cui la città possa godere in futuro», dice Paroli, citando i costruttori di cattedrali: «In passato chi iniziava a costruire una grande chiesa sapeva che i lavori avrebbero richiesto 100-120 anni e, di conseguenza, che neppure i suoi nipoti l’avrebbero vista finita. Ma se tutti avessero pensato solo a realizzare la propria casa, anzichè una cattedrale, oggi l’Italia non avrebbe lo straordinario patrimonio che può vantare».
Fuor di metafora: «Nel 2013 dirò ai bresciani cosa ho fatto e cosa ho messo in pista, con che spirito e con che finalità: se ai cittadini andrà bene, mi confermeranno la loro fiducia; altrimenti, non sarà», ammette Paroli, con la serenità di chi si sente nel giusto.

CERTO, se le finanze lo permettessero, tutto sarebbe diverso, «ma se perfino gli Stati Uniti sono messi così, significa che la situazione è grave per tutti». Nessuno stupore, quindi, se il Governo ha varato una manovra che il sindaco di Brescia giudica «pesantissima e in alcuni punti iniqua», pur avendola approvata come parlamentare «nell’interesse prevalente del Paese». «Oggi il rischio è che saltino l’Euro e l’Europa», spiega il Paroli deputato utilizzando un’altra metafora: «Quando un treno si spezza, i primi vagoni vanno avanti e gli ultimi deragliano: succedesse all’Unione europea, Germania e Francia sarebbero certamente fra i vagoni di testa; gli altri Paesi, Italia compresa, non si sa. Da qui la continua richiesta di tagli alle spese del ministro Tremonti: i sacrifici richiesti sono pesanti, è vero, ma in caso contrario i rischi sarebbero peggiori. Meglio rinunciare alle vacanze, per quanto possa sembrare insopportabile, che vedersi portare via la casa».
Fra i sacrifici da mettere in conto c’è anche la rinuncia all’argenteria di famiglia: «Per la pubblica amministrazione l’unica alternativa all’introduzione di nuove tasse è l’alienazione di beni e partecipazioni – ricorda Paroli -. Personalmente sono contrario a vendere risorse e beni della città, ma oggi a qualcosa bisogna rinunciare. Per mettere a posto il bilancio l’anno prossimo il Comune di Brescia sarà costretto a dismettere proprietà per 40 milioni di euro. Se possibile, immobili, anzichè partecipazioni, perchè sono più facili da sostituire». Non è escluso, però, che la necessità di fare cassa possa imporre alla Loggia di ridurre la propria quota in A2A: «Brescia e Milano potrebbero scendere dal 55 al 51 per cento, rinunciando al 2 per cento di azioni a testa, pur senza perdere il controllo della maggioranza, ma, oltre al fatto che al momento la quotazione di Borsa non è allettante, a fine anno significherebbe avere anche meno dividendi», osserva il sindaco (che in materia rivela di poter contare su un’antica amicizia e su un rinnovato rapporto di «collaborazione e stima» con il neosindaco Giuliano Pisapia). In alternativa sul mercato potrebbe finire la Centrale del Latte, che ha molti pretendenti «ma dà utili, fa investimenti sul territorio e rappresenta un punto di riferimento importante, oltre che una garanzia di reddito, per tanti produttori bresciani», ricorda Paroli. «Certo – ammette – ci si potrebbe chiedere se queste competenze spettano a un Comune, ma alienare la Centrale sarebbe un peccato». Da qui, l’ipotesi di vendere, eventualmente, soltanto una quota di minoranza.

IL VERO COLPO D’ALA, in realtà, per Paroli è stato anticipare l’emergenza finanziaria del Metrobus: «Il contratto con l’Ati avrebbe permesso a Brescia Mobilità, quindi al Comune, di affrontare la questione degli extracosti solo dopo l’entrata in funzione dell’opera, ovvero dopo il primo gennaio 2013, affidando tutta la partita a un arbitrato – ricorda Paroli -. Ma delegare a un arbitro un contenzioso da 600 milioni di euro, fra richieste legittime e rivendicazioni pretestuose dell’Ati, azienda che dicono abbia più avvocati che ingegneri, sarebbe stato troppo rischioso. Molto meglio chiudere subito un accordo, come abbiamo fatto, abbassando a 30 milioni di euro le cosiddette “riserve” e riconoscendo all’Ati altri 67 milioni per varianti in corso d’opera e migliorie effettivamente introdotte nel tempo. Una su tutte, la scelta di dotare i vagoni del Metrobus dell’aria condizionata, optional da 5 milioni di euro che non era previsto dal progetto originario, ma anche uno studio dell’Università ha definito indispensabile per non doversi ritrovare sottoterra con temperature superiori ai 40 gradi».
Determinare in maniera definitiva gli extracosti, secondo il sindaco, è stata una delle tre mosse chiave ideate dall’assessore al bilancio Fausto Di Mezza per uscire dalla buca del Metrobus «perchè la chiusura delle riserve era una condizione essenziale per rivisitare il piano economico e finanziario della metropolitana» e per poi procedere alle altre due mosse: da un lato trasferire il debito dal Comune alla costituenda Brescia Infrastrutture (operazione che permetterà di mettere in conto capitale spese altrimenti destinate ad affossare la spesa corrente della Loggia), dall’altro dimezzare l’es- posizione ricorrendo, appunto, all’addizionale Irpef «che metterà la metropolitana a carico di tutti i bresciani e non soltanto degli utilizzatori, come sarebbe stato nel caso del biglietto a un euro e 90».

SOLO CON QUESTE tre mosse, secondo Paroli, la sua Giunta ha risolto «un enorme problema» ed evitato che «saltassero il Metrobus, Brescia Mobilità e i conti del Comune». «Certo – ammette – l’addizionale richiederà uno sforzo a tutti, anche perchè al momento non prevede esenzioni. Ma lo sforzo sarà proporzionale alle possibilità di ognuno: 0,20 per cento significa 40 euro all’anno per un capofamiglia con 20 mila euro di reddito e 200 euro per chi ne guadagna 100 mila. Vero è che anche un solo euro deve essere chiesto ai cittadini solo se è giusto, ma in questo caso il vantaggio collettivo è evidente. Anzi, più bresciani useranno il Metrobus, maggiori saranno i vantaggi per la città in termini di riduzione del traffico e dell’inquinamento».
Per questo il sindaco dice: «Non abbiamo fatto ciò che più ci conveniva, ma ciò che era più utile per la città». E rivolto al Pd aggiunge: «Chi voleva mantenere la paternità dell’opera avrebbe dovuto dire “va bene”, anzichè contestare l’addizionale cavalcando la demagogia. Tanto più che si tratta di un tassa di scopo, che vincola ogni euro incassato alla riduzione del debito del Metrobus, senza eccezioni».

CIÒ NONOSTANTE, assicura Paroli, le pur ingenti risorse destinate alla metropolitana non impediranno la realizzazione degli altri progetti nell’agenda della Giunta, perchè «il parcheggio sotto il Castello e la sede unica si pagheranno da soli, tanto che sarebbe una pazzia non farli, e le uniche operazioni a carico del Comune, ovvero il Campus universitario e il contratto di quartiere per le torri di San Polo, non sono in discussione perchè sono indispensabili alla città».

 

bresciaoggi

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BRESCIA – Paroli: «Stiamo lavorando per voi»

I PROGETTI.

Dal mercato rionale, al ripristino della segnaletica orizzontale. Fino alle rassicurazioni sui fondi per i disabili e la scuola
«Il Parco dello Sport sarà un’opportunità per il quartiere». Bianchini: «Per la Loggia sarà a costo zero»

Messe da parte le polemiche, la Giunta itinerante non ha mancato di fornire alcune risposte alla cittadinanza intervenuta per presentare le sue richieste. A cominciare dall’istituzione di un mercato rionale (idea sposata dall’assessore al Commercio Maurizio Margaroli che ha esortato i cittadini a presentarne richiesta in circoscrizione), sino ad arrivare a quella del ripristino della segnaletica orizzontale mancante (qui a incalzare gli assessori è stato il pensionato Luciano Sala, lo stesso che più volte aveva segnalato la questione agli uffici competenti tramite raccomandata e che proprio poche settimane fa aveva scritto una lettera a Bresciaoggi).

LA SIGNORA Marina Raucci, madre di una ragazza con disabilità, ha interrogato la Giunta sui tagli ai servizi sociali. «Avete in animo molti importanti progetti, ma mi chiedo con quali soldi li realizzerete e quali conseguenze ci saranno per i servizi a sostegno della disabilità, tanto più in un momento in cui sulle nostre spalle pesano anche i nuovi ticket sui farmaci generici», ha esordito la donna, poi « rassicurata» dall’assessore Giorgio Maione («Per quanto concerne il Comune non ci sono state riduzioni per il budget a sostegno della non autosufficienza e in Regione è in corso una discussione per reintegrare la spesa sociale, una discussione nella quale la nostraposizione è molto chiara»).
Ancora, accanto a chi ha chiesto lumi sullo scadere del contratto di affitto della scuola media («State sereni, finché ci saranno alunni la scuola non chiuderà», ha precisato l’assessore all’Istruzione Andrea Arcai« c’è stato chi – come il presidente del locale circolo Acli, Silvio Zanardini – ha sollecitato il posizionamento di una telecamera di controllo all’incrocio tra via Buffalora e via Serenissima per «scoraggiare i malintenzionati che spesso ci siamo trovati afrontegiare nella zona». Tutte richieste appuntate con dovizia e solerzia dagli amministratori.

MA A FARE LA PARTE del leone è stato il Parco dello Sport. «La realizzazione della Cittadella dello Sport può essere una grande opportunità per il quartiere che, a differenza di quanto pensano in molti, ha una qualità della vita superiore a tanti altri», esordisce il sindaco Adriano Paroli, che come l’assessore all’Urbanistica Paola Vilardi ha tenuto a sottolineare come il progetto di trasformazione dell’area sia da sviluppare con una specifica variante del Pgt. «Ai cittadini di Buffalora piacerebbe che l’area del parco delle Cave venisse trasformata in un’area verde attrezzata e libera, e non in poli logistici e cittadelle dello Sport animate da intenti commerciali», replica Zanardini, mentre Giovanna Giacopini domanda con quali soldi verrà realizzato il progetto. «Il Comune non spenderà neppure un euro: saranno i privati ad investire nell’iniziativa in prima persona», risponde l’assessore allo Sport Massimo Bianchini, mentre Paola Vilardi torna a ribadire come «nel nuovo Pgt l’attenzione prestata alla salvaguardia del verde costituisca una priorità assoluta».
Ma quando qualcuno tenta di addentrarsi maggiormente nelle caratteristiche dell’opera da realizzare nell’area delle cave a nord dell’autostrada (1.497 metri quadri di terreno vocato a attrezzature sportive) risponde che «del Parco dello Sport se ne parlerà quando la situazione sarà più chiara». Ci vorrà ancora del tempo, insomma.

bresciaoggi/Domenica 31 Luglio 2011

Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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BRESCIA – Sel «promuove» Prignachi e boccia l’urbanistica di Paroli


Un treno del metrobus

MOBILITÀ.

Lombardi: «Condivisibile l’idea di estendere e prolungare la rete del metrobus»
L’accusa: «Troppe scelte vanno contro il metrò»

L’intervento del presidente di Brescia Mobilità valerio prignachi e la sua sottolineatura circa la necessitàù di estendere la rete per rendere anche economicamente più sostenibuile la grande infrastruttura, incontra un supporter inatteso nel coordinatore cittadino di Sel, Mirko Lombardi.

«Il Metrobus – premette Lombardi - era e resta un’opera fuori scala, sia dal punto di vista trasportistico che dal punto di vista finanziario. Per questo ero contrario a quest’opera e favorevole invece al tram veloce di superficie e/o ai modernissimi filobus estremamente flessibili. Ma cosa fatta capo ha ed ora rischia di scaricare sui bresciani la sua incongruità dimensionale, a meno che… A meno che non lo si faccia realmente diventare l’asse portante della mobilità delle persone della grande area urbanizzata che dalla Città si estende ad est e a ovest., a nord e a sud in un ormai unico continuum urbano. In questo modo – sostiene l’esponente di Sel – il bacino d’utenza potenziale si può raddoppiare e si potrebbe guardare con un po’ più di tranquillità ad un corretto rapporto fra costi e utenti. Questo mi sembra il ragionamento, per la verità non nuovo, che oggi rilancia il presidente di BresciaMobilità Prignachi».

LOMBARDI CONDIVIDE il ragionamento di Prignachi. Ma subito dopo rilancia, rivolgendosi alla Loggia: «Bisogna essere coerenti. Sennò restano chiacchiere, condivisibili , ma inconcludenti. Dunque se l’obbiettivo è aumentare gli utenti potenziali del Metrobus anche ampliandolo, e si devono trovare le risorse necessarie (in tempo di crisi!), è indispensabile riorientare alcune scelte per non buttare soldi in un secchio bucato, cosa che invece sta facendo la giunta Paroli e anche BresciaMobilità. L’urbanistica non può litigare con l’idea di mobilità».

Lombardi ecovoca alcune ricadute «concrete» del suo ragionamento: «Il parcheggio sotto il Castello ( costo fra i 20 e 30 milioni di euro) è opera già di per se criticabilissima, ma certamente in contrasto con un’idea di mobilità che punta al massimo sfruttamento del metrobus, cioè disincentivare la venuta in centro . Oltretutto dal punto di vista finanziario grava sullo stesso bilancio societario, cioè quello di BresciaMobilità. Qui, la contraddizione è palese: rinunciare a quell’opera inutile, costosa e controproducente varrebbe già il 50% del costo di ampliamento del metrò proposto da Prignachi che stima in 60 milioni di euro».

E ancora: «Il progetto di bretellina Metrobus verso la fiera (costo 300 milioni di euro) è insostenibile per rapporto costi per utenze / anno. Su questo concordo con Prignachi. Il progetto di dislocare i nuovi uffici comunali (costo 21 milioni di euro di sola liquidità) agli ex Magazzini Generali , cioè fuori dal tracciato del metrò già attuato e che invece copre ampiamente le attuali dislocazioni delle funzioni comunali; il progetto dello stadio, anch’esso fuori dall’asse metrò»

La critica di Paroli investe anche «il progetto di demolizione di importanti e recenti fabbricati come le Torri di San Polo (20 milioni di euro l’intera operazione)», «il progetto di autostrada della Valtrompia», «Nessun progetto concreto è previsto per l’integrazione tra il metrò e la linea Iseo-Edolo», lamenta infine Lombardi. «Queste alcune proposte concrete che consentirebbero la radicale riorganizzazione della mobilità (e la sostenibilità economico finanziaria) con asse principale il Metrobus….e senza addizionali Irpef».

bresciaoggi/Sabato 16 Luglio 2011

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