
L’INTRODUZIONE DELL’ADDIZIONALE IRPEF dello 0,20 per cento per finanziare il Metrobus, i conti del Comune e quelli dell’importante opera infrastrutturale. Ma anche la realizzazione del Campus universitario nell’ex caserma «Randaccio», il nuovo contratto di quartiere che prevede l’abbattimento delle torri Aler di San Polo e il progetto per l’unificazione degli uffici comunali nell’area degli ex Magazzini generali. Non si è fatto mancare alcun argomento, il sindaco di Brescia Adriano Paroli, nell’incontro con la stampa di ieri a palazzo Loggia, alla vigilia di un breve periodo di vacanza in Sardegna. Una difesa a tutto campo dell’operato della Giunta, ma anche la rivendicazione di scelte operate esclusivamente nell’ottica del «bene della città». «Così abbiamo salvato i conti del Comune», la rivendicazione del sindaco.
«Dite pure che la mia idea di città vi fa schifo, se lo pensate. Ma non dite che sperpero le risorse pubbliche o che abbia interessi diversi dal bene della città, perchè solo questo mi muove: dare risposte alle necessità dei bresciani e far diventare Brescia sempre più grande, moderna, fruibile e funzionale»: è pieno d’orgoglio il messaggio che il sindaco Adriano Paroli affida ai media, prima di ritagliarsi qualche giorno di ferie con la famiglia in Sardegna e di affidare il timone di Palazzo Loggia al vice Fabio Rolfi.
Nelle parole d’agosto del primo cittadino c’è tutta la voglia di scrollarsi di dosso le critiche delle opposizioni (su tutte la definizione di «Giunta degli annunci», ironia sulla mancata realizzazione di progetti concreti, finora), ma soprattutto c’è la voglia di spiegare ai bresciani la logica delle ultime scelte compiute, a partire dall’impopolare decisione di introdurre una nuova tassa, l’addizionale Irpef che alzerà dello 0,20 per cento il carico fiscale su ogni contribuente e servirà per risolvere «un problema mostruoso» (così lo definisce il sindaco): riequilibrare i conti in rosso del Metrobus.
«GUARDANDO al consenso elettorale in vista dell’appuntamento del 2013, per noi sarebbe stato molto più facile lasciare il costo del biglietto a un euro e 90, come era stato deciso dalla precedente amministrazione e, poi, magari, incolpare altri di aver sbagliato i conti sulla metropolitana: non lo abbiamo fatto, perchè non ci interessano le convenienze immediate, così come non siamo alla ricerca di nastri da tagliare: preferiamo guardare avanti e lasciare progetti di cui la città possa godere in futuro», dice Paroli, citando i costruttori di cattedrali: «In passato chi iniziava a costruire una grande chiesa sapeva che i lavori avrebbero richiesto 100-120 anni e, di conseguenza, che neppure i suoi nipoti l’avrebbero vista finita. Ma se tutti avessero pensato solo a realizzare la propria casa, anzichè una cattedrale, oggi l’Italia non avrebbe lo straordinario patrimonio che può vantare».
Fuor di metafora: «Nel 2013 dirò ai bresciani cosa ho fatto e cosa ho messo in pista, con che spirito e con che finalità: se ai cittadini andrà bene, mi confermeranno la loro fiducia; altrimenti, non sarà», ammette Paroli, con la serenità di chi si sente nel giusto.
CERTO, se le finanze lo permettessero, tutto sarebbe diverso, «ma se perfino gli Stati Uniti sono messi così, significa che la situazione è grave per tutti». Nessuno stupore, quindi, se il Governo ha varato una manovra che il sindaco di Brescia giudica «pesantissima e in alcuni punti iniqua», pur avendola approvata come parlamentare «nell’interesse prevalente del Paese». «Oggi il rischio è che saltino l’Euro e l’Europa», spiega il Paroli deputato utilizzando un’altra metafora: «Quando un treno si spezza, i primi vagoni vanno avanti e gli ultimi deragliano: succedesse all’Unione europea, Germania e Francia sarebbero certamente fra i vagoni di testa; gli altri Paesi, Italia compresa, non si sa. Da qui la continua richiesta di tagli alle spese del ministro Tremonti: i sacrifici richiesti sono pesanti, è vero, ma in caso contrario i rischi sarebbero peggiori. Meglio rinunciare alle vacanze, per quanto possa sembrare insopportabile, che vedersi portare via la casa».
Fra i sacrifici da mettere in conto c’è anche la rinuncia all’argenteria di famiglia: «Per la pubblica amministrazione l’unica alternativa all’introduzione di nuove tasse è l’alienazione di beni e partecipazioni – ricorda Paroli -. Personalmente sono contrario a vendere risorse e beni della città, ma oggi a qualcosa bisogna rinunciare. Per mettere a posto il bilancio l’anno prossimo il Comune di Brescia sarà costretto a dismettere proprietà per 40 milioni di euro. Se possibile, immobili, anzichè partecipazioni, perchè sono più facili da sostituire». Non è escluso, però, che la necessità di fare cassa possa imporre alla Loggia di ridurre la propria quota in A2A: «Brescia e Milano potrebbero scendere dal 55 al 51 per cento, rinunciando al 2 per cento di azioni a testa, pur senza perdere il controllo della maggioranza, ma, oltre al fatto che al momento la quotazione di Borsa non è allettante, a fine anno significherebbe avere anche meno dividendi», osserva il sindaco (che in materia rivela di poter contare su un’antica amicizia e su un rinnovato rapporto di «collaborazione e stima» con il neosindaco Giuliano Pisapia). In alternativa sul mercato potrebbe finire la Centrale del Latte, che ha molti pretendenti «ma dà utili, fa investimenti sul territorio e rappresenta un punto di riferimento importante, oltre che una garanzia di reddito, per tanti produttori bresciani», ricorda Paroli. «Certo – ammette – ci si potrebbe chiedere se queste competenze spettano a un Comune, ma alienare la Centrale sarebbe un peccato». Da qui, l’ipotesi di vendere, eventualmente, soltanto una quota di minoranza.
IL VERO COLPO D’ALA, in realtà, per Paroli è stato anticipare l’emergenza finanziaria del Metrobus: «Il contratto con l’Ati avrebbe permesso a Brescia Mobilità, quindi al Comune, di affrontare la questione degli extracosti solo dopo l’entrata in funzione dell’opera, ovvero dopo il primo gennaio 2013, affidando tutta la partita a un arbitrato – ricorda Paroli -. Ma delegare a un arbitro un contenzioso da 600 milioni di euro, fra richieste legittime e rivendicazioni pretestuose dell’Ati, azienda che dicono abbia più avvocati che ingegneri, sarebbe stato troppo rischioso. Molto meglio chiudere subito un accordo, come abbiamo fatto, abbassando a 30 milioni di euro le cosiddette “riserve” e riconoscendo all’Ati altri 67 milioni per varianti in corso d’opera e migliorie effettivamente introdotte nel tempo. Una su tutte, la scelta di dotare i vagoni del Metrobus dell’aria condizionata, optional da 5 milioni di euro che non era previsto dal progetto originario, ma anche uno studio dell’Università ha definito indispensabile per non doversi ritrovare sottoterra con temperature superiori ai 40 gradi».
Determinare in maniera definitiva gli extracosti, secondo il sindaco, è stata una delle tre mosse chiave ideate dall’assessore al bilancio Fausto Di Mezza per uscire dalla buca del Metrobus «perchè la chiusura delle riserve era una condizione essenziale per rivisitare il piano economico e finanziario della metropolitana» e per poi procedere alle altre due mosse: da un lato trasferire il debito dal Comune alla costituenda Brescia Infrastrutture (operazione che permetterà di mettere in conto capitale spese altrimenti destinate ad affossare la spesa corrente della Loggia), dall’altro dimezzare l’es- posizione ricorrendo, appunto, all’addizionale Irpef «che metterà la metropolitana a carico di tutti i bresciani e non soltanto degli utilizzatori, come sarebbe stato nel caso del biglietto a un euro e 90».
SOLO CON QUESTE tre mosse, secondo Paroli, la sua Giunta ha risolto «un enorme problema» ed evitato che «saltassero il Metrobus, Brescia Mobilità e i conti del Comune». «Certo – ammette – l’addizionale richiederà uno sforzo a tutti, anche perchè al momento non prevede esenzioni. Ma lo sforzo sarà proporzionale alle possibilità di ognuno: 0,20 per cento significa 40 euro all’anno per un capofamiglia con 20 mila euro di reddito e 200 euro per chi ne guadagna 100 mila. Vero è che anche un solo euro deve essere chiesto ai cittadini solo se è giusto, ma in questo caso il vantaggio collettivo è evidente. Anzi, più bresciani useranno il Metrobus, maggiori saranno i vantaggi per la città in termini di riduzione del traffico e dell’inquinamento».
Per questo il sindaco dice: «Non abbiamo fatto ciò che più ci conveniva, ma ciò che era più utile per la città». E rivolto al Pd aggiunge: «Chi voleva mantenere la paternità dell’opera avrebbe dovuto dire “va bene”, anzichè contestare l’addizionale cavalcando la demagogia. Tanto più che si tratta di un tassa di scopo, che vincola ogni euro incassato alla riduzione del debito del Metrobus, senza eccezioni».
CIÒ NONOSTANTE, assicura Paroli, le pur ingenti risorse destinate alla metropolitana non impediranno la realizzazione degli altri progetti nell’agenda della Giunta, perchè «il parcheggio sotto il Castello e la sede unica si pagheranno da soli, tanto che sarebbe una pazzia non farli, e le uniche operazioni a carico del Comune, ovvero il Campus universitario e il contratto di quartiere per le torri di San Polo, non sono in discussione perchè sono indispensabili alla città».
bresciaoggi