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Berlusconi lancia patto riforme; direttorio a 5 a fianco Alfano

Berlusconi

Roma, 24 mag. – Semipresidenzialismo e doppio turno alla francese. Un patto per le riforme per sbloccare il paese dall’impasse e renderlo governabile. Un manifesto per l’Italia, per avviare una vera fase costituente che potrebbe trasformarsi in una ‘coalizione delle riforme’. E’ l’asso nella manica che Silvio Berlusconi e Angelino Alfano intendono giocarsi domani a favore di telecamere e giornalisti. Non a caso, viene sottolineato, come ‘location’ e’ stato scelto il Senato: una decisione che ha un significato simbolico, in quanto proprio a palazzo Madama sono incardinate e hanno iniziato l’iter le riforme costituzionali. Ma accanto al patto costituente, il Cavaliere e l’ex Guardasigilli potrebbero annunciare anche una mini rivoluzione nel partito.

Una nuova squadra di cinque persone che andrebbe ad affiancare il segretario e lavorare con i triumviri La Russa, Verdini e Bondi. E non e’ escluso che si arrivi anche alla convocazione di una convention per il lancio vero e proprio del nuovo soggetto politico. Archiviate le ipotesi di azzeramento dei vertici e di spacchettamento del partito, smentita la volonta’ di dar vita a una grande lista nazionale per ridurre il Pdl a una ‘bad company’, tranquillizzato il segretario sul prosieguo del suo ruolo, Berlusconi tenta la carta delle riforme per far uscire il partito dall’angolo e mettere spalle al muro Bersani e Casini: come possono, e’ il ragionamento, dire no quando da mesi vanno professando la necessita’ di riforme vere, a cominciare da quella elettorale? Certo, il ‘mezzo’ annuncio scappato ieri al Cavaliere a Bruxelles ha rovinato un po’ la sorpresa e dato un po’ di vantaggio agli ‘avversari’. Ma i vertici di via dell’Umilta’ contano, se non sperano, che il ‘patto di riforme per l’Italia’ possa ridare smalto a un partito duramente provato dal voto amministrativo e lacerato da divisioni interne. L’annuncio di domani in conferenza stampa, viene spiegato, non dovrebbe comprendere anche le prossime mosse che il Cavaliere e il segretario hanno in mente per rilanciare il Pdl. Ma, osservano le stesse fonti, si sa che Berlusconi di fronte alle domande dei giornalisti difficilmente mantiene il segreto. La mini rivoluzione riguarda proprio i vertici del Pdl: accanto ai tre coordinatori, i piani alti di via dell’Umilta’ avranno nuovi inquilini, una sorta di direttorio a cinque che lavorera’ a stretto gomito con il segretario: Lupi, Gelmini, Fitto, Frattini e Meloni. Nei progetti c’e’ quello di affidare ai triumviri un ruolo piu’ organizzativo della macchina del partito, mentre i ‘quarantenni’ si occuperebbero di tematiche specifiche legate alle competenze di ciascuno. I nomi che circolano sono quelli di Maurizio Lupi, a cui sarebbe affidato il compito di supervisionare i lavori parlamentari e mantenere e rinsaldare i contatti con l’area cattolica del Paese; Mariastella Gelmini dovrebbe invece diventare la ‘donna del territorio’; Franco Frattini avrebbe l’incarico di lavorare sul Ppe e sul collegamento con il progetto della casa dei moderati italiani e seguire gli affari esteri; Raffaele Fitto si occupera’ di federalismo e regioni.

Infine, anche per controbilanciare il ‘peso’ degli ex azzurri, Giorgia Meloni, a cui va la delega ai giovani. Ma il suo nome, spiegano fonti pidielline, ha anche un altro obiettivo: si punta a potenziare il suo ruolo in vista di una sua possibile candidatura al Campidoglio, facendo la staffetta con Gianni Alemanno che, a quel punto, andrebbe a ricoprire l’incarico al partito affidato all’ex ministro della Gioventu’. Questo, riferiscono fonti ben informate, il piano allo studio del Cavaliere e di Alfano. Un modo per iniziare quel rinnovamento della classe dirigente invocato dalla base ma anche per dare un segnale al partito, preoccupato e deluso dall’immobilismo, e’ la critica mossa ai vertici del Pdl, e dalla mancanza di una strategia chiara. Alla nuova squadra sia il Cavaliere che Alfano stanno ragionando da tempo: il percorso e’ stato tortuoso, viene spiegato, perche’ all’inizio si era pensato di trasformare il triumvirato in un quadrumvirato. Ipotesi giudicata poi insufficiente. Il direttorio, o segreteria, avra’ quindi il compito di agevolare i tempi decisionali (l’ufficio di presidenza e’ troppo numeroso e pletorico). Ma risponde anche alla richiesta, arrivata da molti dirigenti del Pdl, di allargare la fase delle decisioni, ritenuta invece finora appannaggio di “pochi eletti”.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha scritto al presidente del Consiglio, Mario Monti, al presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e al commissario straordinario per il rientro del debito, Massimo Varazzani, in merito alla relazione della Corte dei Conti sui bilanci del Comune e sui problemi di liquidita’. E’ quanto rende noto il Campidoglio spiegando che la relazione, adottata dalla Corte con deliberazione n. 22/2012, formula alcuni rilievi in ordine alla situazione finanziaria di Roma Capitale: in particolare evidenzia che, alla data del 31/12/2010, Roma Capitale vantava crediti per un importo di oltre 3,3 miliardi, di cui 2,6 nei confronti della gestione commissariale e 753 milioni nei confronti della Regione Lazio. A questo si aggiunge la non soddisfacente capacita’ di riscossione degli arretrati per contravvenzioni al codice della strada. Pertanto, in relazione alle considerazioni della Corte, Alemanno ha scritto alla governatrice Polverini richiedendo un improcrastinabile impegno della Regione finalizzato a garantire i pagamenti delle quote di competenza annuali, unitamente alla sottoscrizione di un Piano di Rientro. Quanto alle riforme, nel Pdl giurano che i tempi di una revisione della Costituzione entro la legislatura ci sono: se c’e’ l’intesa si possono portare a termine, basta un emendamento che introduce il semipresidenzialismo al testo in discussione al Senato. E, comunque, non si esclude che la fase costituente possa riguardare anche la prossima legislatura, con una ‘coalizione per le riforme’. Sulla legge elettorale, il doppio turno, il Pdl nutre speranze: e’ quello che vuole il Pd e anche i centristi si convinceranno, visto l’esito delle amministrative e l’incubo immobilismo greco. Ma, viene spiegato, il ‘patto costituente’ e’ un modo anche per bypassare il problema del niet di Casini alla riunificazione dei moderati e della freddezza di Montezemolo: federazione in soffitta? Bene, ci pensera’ il doppio turno a semplificare e costringere, come avviene gia’ nei comuni, tutte le forze moderate a riunirsi su un unico candidato per i ballottaggi.  red/(agi)

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Tangenti al Pirellone, indagato Boni L’accusa: “Un milione alla Lega” Pm ipotizzano ”sistema Lega Nord”

Davide Boni - Lega Nord

La Regione Lombardia si potrebbe costituire parte civile se risultassero fondate le accuse di corruzione per presunte tangenti, nell’inchiesta che vede indagato anche il presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni. “Se fossero dimostrati degli atti dannosi – ha detto il governatore Roberto Formigoni – nei confronti di Regione Lombardia, ci costituiremmo parte civile, come parte lesa”. Formigoni pero’ frena e sottolinea che occorre aspettare che la magistratura faccia il suo lavoro, proseguano le indagini e siano emessi i verdetti.

Boni, della Lega Nord, e’ indagato dalla procura di Milano con l’accusa di corruzione. Un giro di tangenti che va “ben oltre” il milione di euro e che sarebbe stato utilizzato per “esigenze del partito”. Questo lo scenario descritto dagli inquirenti che emerge dall’inchiesta: alcune mazzette di importo minore sarebbero invece state dirottate a esponenti della Lega per essere utilizzate sempre per fini legati all’attivita’ politica. L’indagine e’ condotta dai Pm Alfredo Robledo e Paolo Filippini che hanno notificato all’esponente del Carroccio un avviso di garanzia. Stessa accusa anche per il capo di gabinetto di Boni, Dario Ghezzi, e per l’immobiliarista Luigi Zunino.

L’inchiesta nasce dagli arresti, nel maggio scorso a Cassano d’Adda, di alcuni amministratori, fra i quali l’ex sindaco Edoardo Sala. Un provvedimento di custodia cautelare colpi’ anche l’architetto Michele Ugliano che avrebbe collaborato con gli inquirenti. E a parlare di presunte tangenti ai magistrati sarebbe stata anche una ‘fonte interna’ alla Lega Nord. Tangenti che sarebbero state versate per modifiche al piano urbanistico. I reati contestati a Boni risalgono a quando l’esponente lumbard era assessore regionale all’urbanistica. I pm parlano di “pieno coinvolgimento” di Boni. A inchiodarlo alcune intercettazioni telefoniche. Secondo gli inquirenti, inoltre, Boni e Ghezzi “utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonche’ per la consegna dei soldi” e parte delle tangenti potrebbe essere finita nelle casse della Lega. “In relazione ai fatti oggi contestati anticipo sin d’ora la mia totale estraneita’”, ha replicato Boni, il quale ha comunque assicurato “piena disponibilita’ a chiarire” la sua posizione con gli organi inquirenti “in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi piu’ rapidi possibili”. Dopo Filippo Penati (Pd), Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni (entrambi Pdl), Boni e’ il quarto membro, su un totale di cinque, dell’originario ufficio di presidenza del Consiglio regionale ad essere colpito da provvedimenti giudiziari. Nei casi precedenti, i politici coinvolti si sono dimessi. E’ chiaro, quindi, che il caso infiammi il dibattito politico in Regione Lombardia, con Pd e Idv che chiedono un passo indietro di Boni ed elezioni subito, l’Udc che e’ favorevole alle dimissioni, ma non al voto, mentre il Pdl non chiede ne’ le une ne’ le altre. Dalla Lega, parla il vice governatore, Andrea Gibelli. “Sono aperte tutte le possibilita’, non c’e’ nessuna richiesta formale” di dimissioni.”

FORMIGONI, ANCHE PER BONI VALE PRESUNZIONE INNOCENZA

“Mi auguro che Davide Boni riesca presto a dimostrare la sua totale estraneita’, come ha dichiarato oggi”, auspica Formigoni. “E’ chiaro che seguiremo con attenzione l’evolversi della vicenda, ma vale il principio della presunzione di innocenza fino a giudizio emesso”. Quanto alla possibilita’ o necessita’ che Boni rassegni le dimissioni, Formigoni non si sbilancia e lascia al presidente del consiglio regionale “la valutazione. Sono sicuro che sapra’ tenere atteggiamenti coerenti”. Il governatore della Lombardia ci tiene a sottolineare che “le responsabilita’ penali sono di tipo personale. Chi ha commesso qualcosa di grave sara’ giudicato dalla magistratura”. (agi)

Lombardy Regional Council head investigated for corruption

The head of the Lombardy Regional Council, Davide Boni, of the Lega Nord, is being investigated for corruption.
  The investigation into alleged kickbacks is being carried out by Alfredo Robledo on behalf of the Milan Prosecution Service; an official notification has been issued to Mr Boni. The Governor of Lombardy, Roberto Formigoni has said the Lombardy Region could sue for damages if corruption and alleged bribe charges are proven in the investigations also involving the president of the region’s Council, Davide Boni. “Should events damaging to the Region of Lombardy be proven,” he said, “we would sue for damages.” Formigoni however emphasized that first one must allow justice to follow its course, investigations to be completed and sentences to be passed.

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Pd: «Grandi opere, il sindaco sia onesto» Natalia Danesi

BRESCIA – L’AFFONDO. Rendiconto, assestamento e previsioni 2012. L’analisi del presidente di commissione che attacca: «Oscar? Bene, ma è una gara tra atleti dal fiato corto»
Capra: «Si presenti alla città e dica che non si potranno realizzare» E sulle alienazioni: «Per decidere sediamoci intorno ad un tavolo»

  1. «Il Pgt parla di futuro ma non lo realizza» Eugenio Barboglio

l Partito Democratico chiama ancora una volta alla «responsabilità» il sindaco Adriano Paroli. «Si presenti ai cittadini e dica con onestà che le grandi opere, dallo stadio al parcheggio sotto il Castello, non possono essere realizzate». E la maggioranza «si sieda ad un tavolo per discutere del programma di alienazioni». La riflessione questa volta è affidata al presidente della commissione Bilancio Fabio Capra che «spulcia» i conti della Loggia e invita Paroli e i suoi assessori a «badare prima di tutto ai bisogni dei cittadini, mettendo in campo interventi per aiutare le famiglie e i lavoratori».
«SIAMO CONTENTI che siano in finale per l’Oscar del Bilancio, che peraltro Brescia ha già vinto nel 2007 – picca Capra -. Ma è una gara tra atleti dal fiato corto. In più vivono di rendita perché nel 2008 abbiamo lasciato un tesoretto da 150 milioni che hanno ridotto a 40, più 30 che arriveranno dal dividendo di A2A». Nel prendere in mano gli estremi del rendiconto 2011 presentato la scorsa settimana, il democratico riscontra che dei 50 milioni in conto capitale per i pagamenti «32 sono stati fatti fuori a inizio 2011 per saldare debiti dell’anno scorso e il ragioniere capo ha detto che ad oggi ne sono stati già spesi in tutto oltre 49. Certo, per fortuna non resta più niente da pagare, spiega Di Mezza. Ma è come dire che per i prossimi mesi è tutto fermo, non c’è nemmeno niente che sarà realizzato».
Insomma, batte ancora lo stesso tasto l’ex assessore della giunta Corsini. Quello delle opere pubbliche incompiute perché «a buon fine questa Amministrazione riuscirà forse a portare la metropolitana e la casa di riposo, nuova Arici Sega, ereditate da noi». Per contro «si tagliano i servizi scolastici e sociali a partire dal bonus anziani» e si «introduce l’addizionale Irpef dicendo furbescamente che è per pagare la metropolitana».
Capra attacca anche sul tema dividendi di A2A («hanno fatto tanto trambusto per la contabilizzazione per competenza o per cassa, quando alla fine il risultato è lo stesso considerando che verranno versati in due tranche: 51 li hanno presi a giugno e 31 li incasseranno a novembre») e sul nodo – credito di imposta. «Noi abbiamo sempre messo a bilancio solo quello che lo Stato ci dava per davvero, poco più di 550mila euro all’anno. Di Mezza e i suoi invece hanno messo subito tutto il credito d’imposta di 34 milioni per far quadrare i conti, e c’è da giurare che per compensare questo artificio contabile dovranno usare i 31 milioni di A2A».
COSÌ FACENDO il bilancio 2011 sarà a posto ma «d’ora in poi – avvisa – Di Mezza camminerà su un campo minato». Dove troverà, si chiede ancora Capra, i 55 milioni che servono per tenere in equilibrio il bilancio e non sforare il patto di stabilità? «È già evidente dalla ricognizione che hanno dovuto vendere i gioielli di famiglia, vedi Serenissima – spiega il presidente della commissione Bilancio -, noi continuiamo a stimolare la maggioranza perché ci dica quali sono le intenzioni sul capitolo alienazioni». In ordine per il Pd «la prima da vendere è l’Omb International, soprattutto se è vero che come ha detto Paroli sta avendo un simile successo. Si venda e si usino i soldi per ripianare». Il timore però, fa intendere Capra, è che si tocchino altre società, a partire dalla Centrale del Latte. Su questo tema è proprio di ieri la rassicurazione del vicesindaco Fabio Rolfi (a pagina 13, Ndr.), secondo cui la maggioranza della società dovrà rimanere in mano pubblica.

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Lettere, misteri e omissis: l’Italia nei documenti del caso Moro Luciano Costa

A CASTENEDOLO (BS). Dopo il libro di Veltroni è con lo storico Miguel Gotor il nuovo appuntamento nella Sala dei Disciplini
Il libro discusso da Pisanu, Arlati Follini, Corsini, Cacciari e Minoli

  1. red/vivicentro: Video News* e ricordi su Aldo Moro

Castenedolo incontra… E mai come in questo caso il titolo dato agli appuntamenti pensati e proposti per discutere di politica, che qui si susseguono dal 2005, sembra più appropriato. Prima attorno a Mino Martinazzoli e poi, dal 4 settembre 2011, data in cui Mino se ne è andato, avendo come impegno e prospettiva l’approfondimento coraggioso, spesso anche scomodo, di ciò che siamo stati, siamo e ci avviamo ad essere, l’Associazione Aldo Moro e il suo presidente, Gian Battista Groli, fanno cultura, invitano a riflettere e a ragionare chiunque abbia voglia di fermarsi non alle apparenze, ma al nocciolo e alla sostanza delle questioni.
Quindici giorni fa, nella stessa sala dei Disciplini di Castenedolo, al centro del dibattito c’era “L’inizio del buio”, il libro scritto dall’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, pieno di ricordi e di buone intenzioni; tra pochi giorni, dopodomani venerdì 14 ottobre, nella stessa sala, al centro dell’attenzione ci sarà «Il memoriale della Repubblica», libro scritto da Miguel Gotor, pieno d’inquietudini e di domande inevase.
MIGUEL GOTOR, quarantenne professore di storia all’Università di Torino (che è, si legge nella breve presentazione del risvolto di copertina, anche «esperto di santi, eretici ed inquisitori» del cinquecento e del seicento), scrive, descrive, teorizza – anche impietosamente – una Repubblica, la nostra, che traballava e ancora traballa, proponendo pensieri pensati e forti riflessioni sulla prigionia di Aldo Moro (dal 16 marzo, giorno del rapimento, al 9 maggio 1978, quando il suo corpo fu abbandonato in una via di Roma), sulle paure a cui lo obbligarono i “brigatisti rossi” suoi carcerieri, sulle ansie che egli ripose in lettere e fogli, alcuni conosciuti, altri sconosciuti e, quindi, misteriosi.
Il risultato, non ancora definitivo, è quello che lo stesso autore prima racchiude tra «i segni di una sanguinosa e decennale lotta di potere, in cui la politica, le ambizioni personali, la criminalità e gli affari si intrecciano con la crisi della Repubblica» e poi definisce «un enigma italiano», ma anche «la sua soluzione».
Al centro del «memoriale», ben più di una «ricerca storica», ci sono le lettere e i documenti che Aldo Moro scrive (o è costretto a scrivere) nei giorni della sua prigionia. Alcuni sono conosciuti (per esempio quello datato 10 aprile 1978, che accusa il democristiano Paolo Emilio Taviani, ma anche tutta quella classe dirigente che non capiva e non agiva…), altri restano tuttora avvolti in troppi distinguo, in molti «non ricordo» e in parecchi «top secret» (i 49 fogli trovati il primo ottobre 1978 in un appartamento di via Monte Nevoso a Milano furono censurati, ma da chi? chi nasconde, e dove, gli originali delle lettere e dei documenti trovati in fotocopia nello stesso appartamento il 9 ottobre 1990 nel corso di lavori di restauro?).
Quei fogli ritrovati a distanza di anni, sostengono in molti, ci sono, devono esserci. Resta da scoprire «in quale Stato e in quale cassaforte».
Le risposte a queste ed altre domande si trovano – scrive Gian Battista Groli nella presentazione della serata – in questo libro in cui Miguel Gotor dimostra, come già fece raccogliendo le lettere dalla prigionia, che è possibile sottrarre le carte di Aldo Moro alle dietrologie, ai sospetti, per consegnarli al rigore del metodo storico». Marc Bloch, insigne professore di Storia, francese di grande fama (Strasburgo gli ha dedicato parte della sua Università), citato nel libro, scrisse che «una parola domina ed illumina i nostri studi: comprendere». Mai come oggi, e Gotor lo sostiene con forza, abbiamo bisogno di «comprendere»: per andare oltre gli ostacoli, oltre l’ovvietà, oltre le sconfitte. Comprendere anche e soprattutto per incontrare la «verità».
PUÒ ANCHE apparire strano, e forse lo è davvero, che l’autore collochi un brano del Vangelo di Luca (12, 54-56) appena prima del prologo con cui inizia il «memoriale». Strano, ma illuminante. L’evangelista, infatti, racconta la parabola in cui Gesù mette i suoi discepoli e la folla di fronte all’ipocrisia. Dice: «Se vedete le nuvole pensate che pioverà; se soffia il vento di scirocco dite che fa caldo». Subito dopo ammonisce: «Ipocriti – dice – siete capaci di capire l’aspetto della terra e del cielo, come mai non sapete capire quel che accade in questo tempo?».
Anche adesso, di fronte alle pagine fitte di ricostruzioni, di cronaca e di innumerevoli dubbi, la domanda è la stessa: «Perché non sappiamo, o non vogliamo, capire quel che è accaduto e accade intorno a noi?». Mino Martinazzoli, abituato alle serate di Castenedolo, forse avrebbe risposto che «capire non dipende da ciò che è visibile, ma da ciò che si vuole vedere».
«CASTENEDOLO INCONTRA», venerdì prossimo, chiama a discutere e a riflettere sul libro di Miguel Gotor, oltre all’autore che è anche collaboratore del quotidiano La Repubblica, personaggi come Giuseppe Pisanu, senatore della Repubblica del Popolo della Libertà e presidente della Commissione parlamentare antimafia, Roberto Arlati, già ufficiale dei Carabinieri Nucleo Antiterrorismo, il filosofo Massimo Cacciari (docente univesitario e anche politico, già sindaco di Venezia), il senatore Marco Follini (estrazione cattolica e voce critica all’interno del Partito democratico), l’onorevole Paolo Corsini (storico, deputato del Partito democratico e per un lungo periodo sindaco di Brescia) e il giornalista Giovanni Minoli, direttore di “Rai Storia”, che sarà anche moderatore e, possibilmente, anche guida alla scoperta di ciò che la storia contiene. Infatti, se «la storia siamo noi», ne abbiamo il diritto.

red/vivicentro:

* Video News e ricordi su Aldo Moro

Via Caetani, sono passati 33 anni

Era l’epilogo di un sequestro durato 55 giorni


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Il Pd a San Bartolomeo: «Se il Pgt non cambia nel 2013 lo revochiamo» Manuel Venturi

BRESCIA, L’ASSEMBLEA. Primo di una serie di trenta incontri in città
Marelli: «Solo all’ex Idra 26mila mq di slp saranno mangiati da residenze e da commercio (15mila mq)»

Il Codisa ribadisce: «Ori Martin, siamo preoccupati»
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«Il Pgt deve cambiare: al contrario, se dovessimo vincere le elezioni nel 2013 siamo pronti a revocarlo». Così si è espresso Emilio Del Bono, capogruppo del Pd in Loggia, durante il primo di una serie di trenta incontri nei quartieri per spiegare le conseguenze del Piano di governo del territorio e illustrare le controproposte dei democratici. Il viaggio del Pd è partito da San Bartolomeo, e nelle prossime settimane toccherà tutta la città. La scelta di iniziare da lì, ha spiegato Del Bono, non è casuale: qui gravita la Ori Martin, messa sotto accusa dai residenti per numerose ragioni (rumore, odori, il passaggio di 600 camion al giorno, emissioni di polveri sottili), e il Pgt prevede interventi su tutta la zona nord, in cui sono previsti più di 200 mila metri di edificato con 1.500 nuovi appartamenti.
NEL CORSO dell’incontro Gianni Marelli, consulente del Pgt del Circolo nord del Pd, ha mostrato le quattro schede che interessano la zona e come aumenteranno le volumetrie: «Sull’ex Idra grava l’intervento più pesante, con 26.300 metri di superficie lorda di pavimento “mangiati” da nuove residenze e soprattutto da area commerciale grande, che occuperà 15 mila metri quadrati. In via Grazzine sorgeranno altri 5mila metri di direzionale e commerciale, in via Ferrini 100 nuovi appartamenti: e secondo una legge regionale, tutte le volumetrie potranno essere aumentate del 16 per cento in caso di necessità». Ma chi comprerà queste case, chiedono dal partito, in un periodo di crisi economica e quando in città esistono 5mila appartamenti invenduti in città?
A preoccupare i residenti di San Bartolomeo è soprattutto il parcheggio previsto nel Pgt a compensazione della Ori Martin, che dovrebbe costruire un accesso all’azienda direttamente dalla tangenziale Montelungo: «Ma il progetto che abbiamo visto sposta solo il problema da via della Gabbiane a via Razziche, mentre il parcheggio soffocherebbe il borgo delle Gabbiane. L’amministrazione non ci ha sottoposto la scheda, che è largamente incompleta, che riguarda la zona – hanno denunciato dal Codisa di San Bartolomeo -. Dopo vent’anni di petizioni dobbiamo ancora sopportare odori e rumori: ci viene sempre tolto e mai dato, non vogliamo un metro di cemento in più ma opere di mitigazione ambientale». «San Bartolomeo è stato dimenticato, è il lazzaretto della città», si sono lamentati i residenti, e molti si sono detti «indignati, perché governano le logiche lobbistiche mentre l’amministrazione non vuole bene ai suoi cittadini e vuole solo i soldi».
Le linee guida del Pd sono state illustrate da Luciano Lussignoli del Gruppo urbanistica, che ha parlato del Pgt come di un «piano culturale, che dovrebbe fondarsi su sviluppo sostenibile, difesa di Brescia come valore, pari opportunità per tutti di costruirsi un futuro e partecipazione, tutte cose che mancano nel progetto della Loggia. Bisognava ridurre al minimo il consumo di suolo e costruire un sistema ambientale per mitigare gli effetti dell’inquinamento».
A conclusione del dibattito è intervenuto Del Bono, che ha criticato aspramente un Pgt «sartoria di interessi a causa di un sindaco assente. In dieci anni si consumerà il 10 per cento della superficie agraria utile, si costruiranno altri 300 mila metri di commerciale (con sei nuovi grandi centri, tutti molto vicini al Freccia rossa) oltre ai 500 mila già esistenti, e la grande distribuzione, che oggi conta 78 mila metri in tutta la città, crescerà di altri 98 mila, cioè del 124 per cento. Numeri inspiegabili, contro gli interessi della città».

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Centrosinistra, inizia la corsa Il Pd lancia il tavolo politico Natalia Danesi

BRESCIA. LOGGIA 2013. Dopo i timori della vigilia, l’assemblea riunita in via Risorgimento ha appoggiato la linea del segretario
De Martin: «Primarie di coalizione in autunno 2012. Al via il confronto per la piattaforma programmatica Il partito avrà un candidato unico»

Il Partito Democratico apre ufficialmente e con largo anticipo la corsa del centrosinistra verso le elezioni comunali del 2013. E lo fa lanciando la proposta di un tavolo politico, che porti all’individuazione di una piattaforma programmatica per le primarie dell’autunno 2012.
Lo fa, anche, con l’intenzione di arrivare a queste primarie con una candidatura unitaria da individuare con un percorso politico interno. Come a dire, questa volta i panni si lavano in casa.
LE PRIMARIE. L’assemblea democratica che lunedì sera si è riunita in via Risorgimento per ascoltare la relazione del segretario Giorgio De Martin ha mostrato un’insolita compattezza nel definire la linea.
Pur con le classiche divergenze di vedute, anche la minoranza bersaniana non ha nascosto di condividere gli estremi della proposta di De Martin. Già da qualche giorno era nell’aria la convergenza dell’area ex Margherita, ma lunedì anche la componente più agguerrita, ex Ds, ha abbassato la guardia e ha mostrato segnali di apertura.
In sintesi, l’assemblea ha dato il via libera al segretario per l’apertura, già tra questa settimana e l’inizio della prossima, di «un tavolo politico con i partiti all’opposizione in Loggia (Idv, Sel, Api) e il Psi e con le civiche, da quella di Laura Castelletti, a quella di Francesco Onofri e Valter Braghini». Si cercherà di «costruire un programma punto di riferimento per andare alle elezioni». Le primarie di coaliziione dovranno esserci e saranno celebrate nell’autunno 2012.
I NOMI. Ma fin qui la partita di De Martin era abbastanza semplice. I nodi più complessi, alla vigilia dell’assemblea, si erano evidenziati sul fronte dell’iter e del nome del candidato del Pd a queste stesse primarie.
Una parte importante del partito premeva per accelerare il percorso, in modo da ufficializzare la candidatura già in questa prima fase, addirittura si parlava della fine del mese. Un’altra parte, invece, preferiva attendere almeno fino alla prossima estate, anche per comprendere meglio i risvolti della delicata situazione politica nazionale.
Ebbene, quel che è emerso dall’assemblea è che in tutti i modi il Partito Democratico dovrà presentarsi alla coalizione con un solo nome, e che il nome sarà scelto con un percorso interno al partito. In sintesi, chi vorrà candidarsi potrà farlo e dopo un’ampia discussione e un confronto serrato l’assemblea deciderà democraticamente. Sul quando, De Martin è riuscito a trovare una mediazione e l’intenzione sarebbe riuscire ad individuare la persona entro l’inizio dell’anno prossimo. Lo aspetta uno sforzo politico non da poco
I NODI. Chi sarà il possibile avversario Pd di Adriano Paroli alle comunali del 2013? Inutile dire che lunedì in via Risorgimento non sono stati esplicitati nomi, era probabilmente prematuro farlo in questa fase, ma più d’uno ha fatto allusioni al più gettonato, Emilio Del Bono. Indiscrezioni dicono che persino insospettabili e storici «antagonisti» hanno evidenziato che in questi anni in Loggia il capogruppo sta facendo un ottimo lavoro, e per questo motivo è la persona giusta per il Pd.
Il nodo-candidato comunque è stato temporaneamente messo da parte e lo stesso segretario si limita a dire che «intendiamo fare un lavoro politico per una candidatura unitaria». Insomma non è ancora una vittoria, la corsa è appena iniziata, e le variabili in campo sono parecchie. Una su tutte, bisognerà capire se alla prova dei fatti il nome di Del Bono, o di chi per lui, riuscirà davvero ad unire le diverse anime democratiche; se saprà attirare su di sè, quantomeno politicamente se non matematicamente, un sufficiente livello di consenso.L’esperienza del Pd insegna che nulla va dato per scontato.

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BRESCIA – Pd: «Commercianti traditi». Pdl: «Non prendiamo lezioni»

IL DIBATTITO. Prima parte dei lavori occupata dagli emendamenti dei Democratici su «consumo del territorio, favori alla grande distribuzion e ai privati»
Il sindaco: «Consumo del suolo pari a zero Era peggio il piano regolatore vigente»
EMILIO DEL BONO
Ci sono tanti Pgt. Uno, quello del sindaco, è come un’auto ecologica: «a consumo zero» (di territorio). Invece il consigliere Pd Mucchetti fa dell’ironia: «Avete parlato di Pgt dell’anima, e detto del Parco dello Sport alle cave, che è una suggestione: ma non dovevate essere la Giunta del fare?». Il leghista Bizzaro se la prende con il vecchio Prg, che è peggiore, secondo lui e i suoi, quanto a colate di cemento: «Non erano certo colate di marzapane e canditi» se la ride. Per Fabio Capra, Pd, è «il Pgt delle raccomandazioni», quelle fatte dal Carroccio alla Giunta, ma che secondo l’opposizione sono il topolino partorito dall’elefante, visto che i lumbard avevano annunciato emendamenti e li hanno annacquati in raccomandazioni.
IL SINDACO Paroli è dunque tornato a parlare ieri, prendendo a pretesto un emendamento per dire qualcosa di generale che riprendeva gli argomenti della sua prolusione di lunedì. Con qualche numero in più, ha ricordato che, quanto a consumo del territorio, il Pgt è quasi uguale al Prg vigente. Anzi, che a lasciare quella vigenza, il consumo sarebbe maggiore. Tesi smentita da Claudio Bragaglio e Fabio Capra del Pd. E da Aldo Boifava che ha ricordato che «invece potevano ridurre il residui non realizzati del Prg, invece le volumetrie sono esplose». Bizzaro della Lega si è scagliato contro la messe degli emendamenti democratici: «Ma che città volete se bocciate tutti gli ambiti di trasformazione strategici?» «Vogliamo un Pgt che risponda alle esigenze reali di residenza e commercio». E questo pronto per l’adozione, fa tutt’altro, secondo il Pd.
In particolare sul nodo commercio, molto sentito. Emilio Del Bono (Pd) ha snocciolato numeri: «La grande distribuzione crescerà del 127 per cento, ed è già il doppio della media lombarda». Alla Lega ricorda ironicamente la battaglia contro il Freccia Rossa. E chiama «contraddizione» questa nuova politica. E a riprova che non si fa un piacere ai negozi del centro, aggiunga: «Ai Magazzini generali e alla Pietra Curva ci sarà nuovo commerciale, così si svaluta anche il valore di mercato nei negozi». Non si fa sfuggire l’occasione di beccare la Lega: «Volevate vestire i panni dei paladini dei commercianti, invece avete ritirato l’emendamento». È infatti uno di quelli trasformati in raccomandazione: vi si chiede solo l’impegno generico a diminuire la grande distribuzione, e anche il Pdl si è impegnato. Epperò il consigliere Agnellini, ex gruppo misto poi rientrato nei ranghi del sindaco, ha avvertito che la grande distribuzione non si può fermare perchè quello è il corso delle cose. L’emendamento che ha scatenato la discussione sul commercio è quello sull’ex Idra, la fabbrica di via Triumplina che per i Pgt diventerà supermercato. «Non potrà vivere di solo commercio Brescia, serve ricrere poli produttivi» ammonisce però Recupero, e Donatelle Albini di Sinistra Arcobaleno pensa al lavoro e all’occupazione «che si aiuta con la produzione».
COSÌ È IL PD a difendere i piccoli commercianti e l’assessore Margaroli sente allora il bisogno di rimpossessarsi del ruolo che pensa gli spetti di diritto: «La grande distribuzione è meno che a Mantova e altre città lombarde – dice -, e poi non prendiamo lezioni dal centrosinistra che ha mandato in crisi il centro».
Altro tema: gli interventi edilizi. Alfredo Bazoli (Pd) si scalda per difendere il terreno in via Torricella di Sopra, a sud di Valle Bresciana: «È bello perchè apre la visuale sulle colline, è riuscito a restare agricolo per annie e anni, adesso sarà distrutto da edifici». Al consiglio chiede «un atto di coscienza»; la maggioranza non ci sta.
Si sa, edificabile è anche il sedime Ideal Standard. Ma è un pasticcio per Luigi Gaffurini (Pd) che tutto sia subordinato all’accordo sindacale sul destino degli operai. «Intanto i diritti ci sono, non era meglio affidarsi ad una variante futura?». E Del Bono: «Strano che su un’area inquinata l’indice di edificabilità sia più alto che nella verde Valle di Mompiano». Si è discusso anche di Verziano e dell’ampliamento del carcere e dell’area di via del Carretto sul colle Sant’Anna: dietro ad entrambe il Pd fa balenare lo spettro dell’interesse privato. E.B.

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BRESCIA – Pgt al voto: Pd agguerrito, incognita Lega – Natalia Danesi

CONSIGLIO COMUNALE. Alle 9 di stamattina prenderà il via la seduta-fiume convocata dalla presidente Bordonali per l’adozione. L’atmosfera si preannuncia infuocata
Presentati cento emendamenti I democratici: «Parti sociali, violate le regole: sospensione» Alle 18.30 protesta anti-cemento

Il Piano di governo del territorio della giunta Paroli vivrà oggi il suo momento più delicato. Alle 9 la presidente del consiglio comunale Simona Bordonali ha convocato la seduta che dovrebbe chiudersi con la votazione e l’adozione. Seduta fiume, dal momento che sono un centinaio gli emendamenti depositati dai gruppi. Otto dalla Lega Nord, ben 76 da Partito Democratico, Sinistra e Libertà e Italia dei Valori, 12 dalla lista Castelletti, due dal consigliere Pdl Giovanni Acri rispettivamente con Alessandro Bizzaro e Claudio Chiappa (Lega Nord), e uno tecnico sottoscritto da tutti.

L’APERTURA dei lavori potrebbe riservare già qualche sorpresa. Il Pd darà infatti del filo da torcere da subito ponendo al segretario comunale alcune questioni di legittimità alla luce di contraddizioni formali che sostiene di avere individuato. Dovrebbe chiedere dunque la sospensiva ritenendo che sia stato violato l’articolo della legge regionale secondo cui le parti sociali devono essere messe in condizione di esprimere parere sugli atti 30 giorni prima; e sollevare la pregiudiziale relativa al noto episodio in commissione Urbanistica (dove ai consiglieri non era stata fornita la documentazione prima della seduta). Dopodiché, se le istanze saranno respinte, spazio agli emendamenti. Il passaggio finale del Pgt non dovrebbe riservare troppe sorprese. Quasi certamente Pd, Sel e Idv, ormai alle prese con le prime prove di alleanza, respingeranno il documento in toto. Laura Castelletti è ancora in bilico tra il voto contrario e l’astensione: dipende un po’da come andrà la discussione sugli emendamenti. Incognita anche per Luigi Recupero, ex Pdl: a meno che siano garantiti alcuni ripensamenti su temi a lui cari, è probabile che si asterrà.

Nella maggioranza compatto il Pdl, mentre garantisce il suo appoggio l’Udc nonostante le prese di posizione del segretario Quadrini. Resta l’incognita del Carroccio, su cui ieri le altre forze hanno tentato il pressing per il ritiro degli emendamenti: il timore è che si crei un’asse pericolosa con il Pd. Intanto, alle 18.30 gli ambientalisti bresciani insceneranno una protesta contro il Pgt con un abbraccio collettivo di palazzo Loggia «per salvare Brescia dal cemento».

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BRESCIA – Pd: «Manovra da politicanti senza futuro» Lisa Cesco

FINANZIARIA. Gli esponenti del Partito Democratico a tutto campo contro la politica della maggioranza nel tentativo di affermare una diversa visione politica
Inizia una campagna di proposte La prima tappa in Valcamonica con il confindustriale Bombassei «Pronti a proporre alternative»
PIERO BISINELLA

«La differenza fra statisti e politicanti è che i primi pensano alle generazioni future, i secondi alla prossima campagna elettorale». Lo diceva De Gasperi in tempi non sospetti, lo ripete il Pd bresciano, per voce di Paolo Pagani, nel censurare la manovra economica varata dal Governo e proporre una serie di incontri con alcune contro-proposte di opposizione.
«VOGLIAMO stare in mezzo alla gente, far capire che questa manovra non è sufficiente e non risolverà i problemi del Paese, che è necessario far partire una stagione di riforme vere e strutturali per lo Stato», afferma il segretario provinciale del Pd, Pietro Bisinella. Uscire, insomma, dalla «logica gattopardesca cui gli italiani sono stati abituati da troppo tempo», abbandonando demagogia e populismo a favore di ricette concrete: su questo crinale sono stati pensati gli incontri che inizieranno il 19 settembre alle 18 nella sala polifunzionale di Cedegolo, in valle Camonica, per parlare di manovra economica e sviluppo del Paese con Enrico Letta, vice segretario nazionale Pd, e Alberto Bombassei, vice presidente nazionale di Confindustria, con la partecipazione di molti sindaci e amministratori locali. «Stare sul territorio vicino alla gente significa dimostrare che può esserci un’alternativa a questa manovra iniqua – dice il coordinatore Pd di Valcamonica, Pierangelo Milesi -. Gettare lo sguardo oltre significa anche comunicare un’iniezione di fiducia, perché un’Italia migliore è possibile».
GLI APPUNTAMENTI proseguiranno a Brescia città con una serie di temi caldi su cui si confronteranno esponenti nazionali e amministratori locali. Il 23 settembre alle 11 in piazza del Broletto si parlerà dei costi della politica con gli onorevoli Paolo Corsini, Pierangelo Ferrari e Guido Galperti, insieme al capogruppo in Provincia Diego Peli e al segretario Bisinella; il 26 settembre alle 11 a palazzo di giustizia verranno affrontati i nodi della giustizia con Alfredo Bazoli, Galperti e Bisinella; il 29 settembre alle 13.30 alla OM-Iveco sarà la volta del lavoro, con gli interventi di Paolo Pagani, Massimo Reboldi, Bisinella e i lavoratori Iveco. A chiudere, il 1° ottobre alle 12 durante il mercato di piazza Loggia si parlerà di enti locali e patto di stabilità con Fabio Ferraglio, Antonio Vivenzi, Emilio Del Bono, Michele Orlando e Pietro Bisinella.
«Queste proposte sono figlie di una cultura politica che vuole avvicinare il “Paese legale” e le istituzioni al Paese reale e all’opinione pubblica», commenta Pierangelo Ferrari, mentre per Paolo Pagani la manovra evidenzia «l’incapacità di colpire nel groviglio di corporativismi», e rende ancora più maturi i tempi «di un nuovo patto sociale per lo sviluppo e la crescita». In particolare viene criticata la scelta del Governo di far ricadere i sacrifici su lavoratori, pensionati e famiglie, salvaguardando i privilegi di pochi.
DURANTE gli incontri si discuterà anche delle contro-proposte sui costi della politica, fra cui il dimezzamento del numero dei parlamentari, l’abolizione dei vitalizi, l’obbligatorietà di servizi associati per i Comuni sotto i 5 mila abitanti, il dimezzamento delle Province e delle società pubbliche, la riorganizzazione degli enti intermedi (consorzi di bonifica, enti parco, ecc.) con attribuzione delle funzioni a Regioni, Province e Comuni, la razionalizzazione degli uffici periferici dello Stato, la previsione di una centrale unica per gli acquisti pubblici di beni e servizi. Scelte necessarie secondo il Pd per evitare che si alimenti l’anti-politica che rischia di colpire le istituzioni in quanto tali, che sono parte attiva della «tenuta» democratica.

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BRESCIA – Intanto Palazzo Loggia «corregge» il vecchio Prg

Consiglio Comnunale interlocutorio in attesa delle due sedute stabilite (ieri in conferenza dei capigruppo) per l’adozione del Pgt. Sedute messe in calendario per il 22 e il 26 di questo mese, invece dell’unica soluzione del 29 inizialmente ipotizzata. Nella stessa conferenza dei capigruppo fumata nera per la commissione d’inchiesta sul metrobus, che dopo essere stata sollecitata dalla maggioranza era la minoranza a chiedere che fine avesse fatto. Su di essa decisione rinviata a dopo il Pgt.

In silenzio per Martinazzoli

INTERLUCUTORIO ma aperto con un minuto di silenzio in ricordo di Mino Martinazzoli scomparso domenica l’altra. I capigruppo del Pd Del Bono e dell’Udc Bonetti, in rappresentanza di opposizione e maggioranza, hanno letto brevi e commossi interventi dedicati all’ex sindaco.
Interlocutorio perchè presentava temi urbanistici ma di risulta, rispetto al Pgt in via di superamento. Si è trattato di alcune varianti al Prg.
La prima ora è stata dedicata alle interrogazioni. Letta da Donatella Albini di Sinistra Arcobaleno quella sul Diario – Brescia con gli occhi dei bambini. Albini ha fatto rilevare che oltre ad errori e pubblicità di scuole private, vi era dell’altro degno di censura. «Vi sono ricordate date insignificanti – ha segnalato – come quella della fiera delle armi Exa o del concerto di Tiziano Ferro ma manca il 28 maggio della strage di piazza della Loggia o il giorno della memoria». Arcai non ha gradito: non tanto che sia stata proposta un’interrogazione su quel tema, ma che «i rilievi di Albini fatti in aula non siano gli stessi scritti nell’interrogazione». «Un trabocchetto», «una scorrettezza», sicchè su quei rilievi si è rifiutato di rispondere.
Consiglieri del Pd hanno chiesto anche se ci sono state modificazioni nelle modalità di iscrizione, frequenza , orari e tariffe degli asili nido. E se sono rimaste invariate riduzioni e gratuità. L’assessore Maione ha confermato che non vi sono stati aumenti nelle rette dal 2008.
Dibattuta e respinta la petizione presentata da alcune associazioni circa la pedonalizzazione delle piazze del centro. E giudicata in parte superata dalle prime chiusure (piazza Duomo, via Mameli).  E.B.

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