Roberto Timpini Archive

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Ma Scienza ha solo applausi «È il mio modello ispiratore» Roberto Timpini

L’ALLIEVO. L’allenatore biancazzurro parla con ammirazione del suo prossimo avversario
«Ha un modo di giocare solo suo Da anni ha tracciato una strada»

  1. Rimpianto Zeman «A Brescia troppo poco tempo» Luciano Rapa

Beppe Scienza inizia la settimana che lo porterà a incontrare uno degli allenatori che ammira di più, Zdenek Zeman. Ma prima di concentrarsi sul posticipo di lunedì con il Pescara, l’allenatore del Brescia deve riflettere ancora sulla immeditata sconfitta di Padova. Ma di sicuro non si può prescindere dal Pescara. E parlando si scopre, a sorpresa ma non troppo visto il tipo di gioco del Brescia, l’adesione convinta di Scienza allo «Zeman fans club».
«ZEMAN - spiega il tecnico dei biancazzurri – è un allenatore in grado di dare un’identità precisa alle sue squadre». E lunedì sarà sfida aperta fra due squadre che credono nel gioco: «Non so se Brescia e Pescara finora hanno mostrato il miglior gioco della B – e Scienza non fa voli di fantasia -, ma non ho dubbi che, indipendentemente dall’avversario, giocheranno sempre alla pari».
E scatta il collegamento, affatto virtuale, con il boemo: «È quasi impossibile appropiarsi del modello-Zeman – sostiene Scienza -. È unico. Le tipologie di allenamento e le convinzioni di gioco sono sue e solo sue. Anni fa ha tracciato una strada. C’è chi ha cercato di seguirla e chi l’ha rifiutata. A me – confessa Scienza – ha trasmesso l’idea di provare a fare la partita, anche se non sempre è possibile. Anche Zeman non ce la fa sempre, vedi l’incontro con il Cittadella nel quale il Pescara ha sofferto le pene dell’inferno, mentre noi abbiamo ridotto il Cittadella ai minimi termini. Molte delle idee di Zeman dovrebbero essere prese come esempio. Si vede subito se una squadra è guidata da Zeman. Mi piacerebbe, ma so che sarà molto difficile, che fra un po’ di tempo si dicesse che quella è la squadra di Scienza».
MA NON C’È solo la stima per Zeman. Nella testa di Scienza continua a girare uno sgradevole ricordo. Le immagini di una squadra che fa la partita e la perde perchè dall’altra parte della barricata, cioè dalla parte del Padova, Cutolo, tanta B e C senza mai sfiorare la serie A, sembra il clone di Messi: «Ho rivisto due volte la partita di Padova – ammette l’allenatore del Brescia -. Adesso sono più dispiaciuto di sabato sera. A parte i sette minuti dopo il nostro pareggio, quando abbiamo sofferto la rabbiosa reazione del Padova, i ragazzi hanno disputato un grande incontro. Grande per personalità, per idee, per la voglia di fare la gara contro una grande squadra. E il Padova lo è. Solo una grande squadra ce la fa a vincere una partita come quello di sabato. I dati statistici, anche se contano relativamente, sono comunque tutti a nostro favore. Credo che sia giusto parlare di una squadra che ha assunto una sua identità. Ovunque ha lasciato tracce importanti e si continua a parlare dei nostri giocatori».
Elogi meritati, resta però da capire perchè una squadra che tenta sempre di arrivare al risultato attraverso il gioco, nelle ultime tre partite abbia conquistato solo un punto: «Quando si gioca male – sostiene Scienza – è giusto tentare di limitare i danni, ma quando si gioca bene, si deve fare risultato. Meritavamo di raccogliere qualcosa di più ma, giocando come si è giocato a Padova, perderemo poche partite. Se nei nove incontri disputati finora, il Brescia ha perso solo una volta, significa che è sulla strada giusta».

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«Sconfitti soltanto da un grande Cutolo» Roberto Timpini

I GIOCATORI. I biancazzurri d’accordo nell’analisi della partita: il Brescia ha giocato meglio ma non ha saputo arginare i colpi della punta biancorossa autore della doppietta
Arcari e Salamon non guardano solo al risultato: «Siamo stati superiori al Padova sul piano del gioco» Zambelli: «Abbiamo ancora margini per crescere»

  1. La corsa del Brescia si ferma a Padova: un palo di traverso

PADOVAUna sfida facile da commentare. Il Brescia fa la partita, Cutolo la vince. Certo ci sono state anche ingenuità e forse è mancato un pizzico di cattiveria in area, ma c’è stato soprattutto quell’iradiddio di Cutolo: «Abbiamo dominato – dice chiaro e tondo Michele Arcari -. Dominato il Padova grazie al bel gioco. Dite se ad un certo punto pensavamo di farcela a vincere. Certo che ci abbiamo creduto».
Ma Cutolo ha mandato la freccetta dritta nel bersaglio e si è bevuto da solo, come bere una bibita gelata nel deserto, mezza difesa del Brescia: «Il Padova – prosegue Arcari – si è mosso per lo più in contropiede e un singolo ha fatto due grandi gol. Il Brescia ha giocato una grande partita. Anche Cutolo. Due giocate strepitose. Non diciamo che ha vinto la partita da solo, ma quasi da solo».
Ma le ha fatte quasi da solo, perché la difesa del Brescia, soprattutto in occasione del secondo gol, si è sciolta come un gelato: «Certo come capita spesso – ammette Michele Arcari – vanno sommati i meriti di un singolo giocatore ai demeriti degli altri. E ci sono stati nostri demeriti almeno quanto è stato bravo Cutolo. Cercheremo di migliorare».
Giusto, del resto lo dicono i fatti, mettere sul piedestallo Cutolo, ma non può essere l’unica spiegazione. In campo c’era una squadra che non ha fatto molto per vincere, ma si concede il lusso di tenere in panchina gente come Ruopolo e Milanetto: «E’ vero, il Padova ha almeno due giocatori importanti per ruolo – tiene a sottolineare Arcari dando valore alla prova del Brescia -, però noi abbiamo giocato alla grande e dominato il Padova».
ZAMBELLI fotografa Padova e partita: «Il Padova – ricorda il Bresciano – ha speso un mucchio di soldi per allestire una grande squadra. Questa sera, come sempre, abbiamo fatto tutto quello che sappiamo fare. Solo che il Padova possiede grandi individualità. Basterebbe poco per superare anche questi ostacoli? Sono d’accordo, però vorrebbe dire che la nostra è una squadra di grande esperienza, ma si cresce anche passando attraverso partite come questa con il Padova».
SALAMON viaggia sulla stessa lunghezza d’onda del suo compagno Arcari: «Abbiamo disputato una grande partita – sostiene il polacco –. Fino al secondo gol di Cutolo, in campo c’era solo il Brescia, peccato che la traversa abbia tolto a De Maio la gioia del gol. Ma non c’è dubbio – ammette Salamon – che, in occasione delle due reti, avremmo dovuto comportarci meglio. Niente da dire, Cutolo ha sparato un gran tiro, ma io e El Kaddouri non ci siamo capiti e lo abbiamo lasciato andare. Secondo gol: Cutolo ha saltato quattro o cinque dei nostri. Se capita una cosa del genere, significa che si è sbagliato qualcosa».
Anche negli ultimi sedici metri: «Sì, arrivava – riconosce Salamon – abbastanza facilmente al limite dell’area e lì ci è mancato qualcosa, ma resto dell’idea che avremmo dovuto fare qualcosa di meglio per impedire a Cutolo di segnare due gol». Dieci giorni per digerire la prima sconfitta del campionato: «Non dobbiamo demoralizzarci – avverte Salamon -. Ma la partita con il Pescara è difficile. Zeman fa giocare molto bene le sue squadre e lo saluterò con piacere».


«Il Brescia ci ha messo in difficoltà»

Alessandro Dal Canto fa una disamina onesta della partita: «Questi sono tre punti che peseranno molto nell’economia del nostro campionato – spiega l’allenatore del Padova -. Il Brescia è la squadra migliore affrontata finora, ci ha messo in enorme difficoltà. Noi inizialmente l’abbiamo affrontata con troppa ansia, dovuta alla sconfitta di Bergamo contro l’Albinoleffe. Ma il Brescia ci ha messo seriamente in difficoltà, aveva un possesso di palla mostruoso». Dice proprio così, Dal Canto, «mostruoso».
POI ELOGIA Cutolo: «Ha fatto la differenza, ha segnato due reti fantastiche per noi significano tre punti pesantissimi». E difende Dramè, fischiato dai 10 mila dell’Euganeo: «Ha fatto la sua parte».
Ed eccolo, l’eroe della serata: «Una partita molto dura per il Padova – dice Cutolo – contro un gran bel Brescia. Spero che questa vittoria serva a rilanciarci definitivamente».

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Brescia, iniziano i guai Leali salterà tre partite – Roberto Timpini

LA SITUAZIONE. Prime defezioni per i biancazzurri in vista del tour de force di ottobre
Chiamato dall’Italia per la prima fase all’Europeo under 19 E dopo Modena perderà per due giornate anche Daprelà Scienza: «Non è facile prepararsi bene ma ci proviamo»

Sette partite in un mese e Beppe Scienza dopo sei giornate vara il turn over: «Preferisco la parola rotazione», precisa il tecnico del Brescia. Merita di essere preso in parola. E se il nuovo corso portasse anche novità linguistiche? E se anche il calcio parlasse più la lingua di Dante che la lingua di Shakespeare?
Comunque, rotazione o turn over, Scienza si appresta ad attingere a un barile tutt’altro che pieno. E che da domani lo sarà un po’ meno. Nicola Leali è stato convocato per la qualificazione all’Europeo under 19 in programma dal 5 al 12 ottobre: salterà le sfide con Modena, Gubbio e Padova.
E CONTRO GUBBIO e Padova mancherà anche Fabio Daprerlà impegnato con l’under 21 della Svizzera in Georgia. Un problema in più per l’allenatore biancazzurro: «E per fortuna che, come scrive qualche giornale nazionale, Torino, Brescia e Padova stanno rispettando il pronostico. Siamo già diventati uno splendido cigno. Non è così. Non siamo più un brutto anatroccolo, ma nemmeno un cigno. Diciamo una via di mezzo».
Ragione, ma anche sentimento. Sensazioni forti per un allenatore agli inizi della carriera sentire uno stadio invocare il suo nome: «Una bella storia che ho già archiviato – minimizza Scienza -. Ma non posso dimenticare. I cori di sabato diventano un ulteriore stimolo per meritarne altri. So che il pubblico di Brescia, nel bene e nel male, è un pubblico spontaneo. Esterna quello che prova. Gli applausi, i cori si sabato scorso vanno oltre qualsiasi ragionamento. Il nostro è un lavoro ma, a fare la differenza è la passione e l’amore per questo sport. Però è già una storia passata e il nostro presente è una settimana terribile».
TRE GIOCATORI da recuperare (Zambelli, Vass e Zoboli), due diffidati (Jonathas e Budel), due «regalati» alla Nazionale: Leali già out per la partita con il Modena e Daprelà che non ci sarà contro Gubbio e Padova. Petali di valore tolti a un rosa non abbondante: «Non sarà facile preparare al meglio le prossime tre gare – avverte Scienza -. Visto che saremo in campo sabato, poi mercoledì e di nuovo sabato, è indubbio che forze fresche verranno chiamate in causa. Finora non c’è stata una grossa esigenza di cambiare e del resto non sarebbe stato nemmeno saggio modificare una squadra che sta viaggiando così forte. La rotazione va bene se esiste una motivazione reale, farlo solo per moda non ha senso».
Ma il rischio è limitato se ruota gente come Arcari, Martina Rini, Scaglia, Paghera e, vista la rosa, pochi altri che, quando sono entrati in campo, non hanno fatto rimpiangere chi è uscito: «Mi fido ciecamente di chi finora ha giocato di meno – assicura Scienza -. La rotazione non mi preoccupa, semmai è l’occasione per scoprire che nel Brescia c’è qualche giocatore importante di più. Non è lo stesso l’ umore di chi gioca e di chi gioca meno o niente. Prendiamo Dallamano. Voglio che si senta a tutti gli effetti titolare. E lo è perchè ha dimostrato qualità morali e sportive straordinarie. Ha giocato due partite di fila dopo mesi e non ha fatto una piega».

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Feczesin: «Brescia, se gioco segno sempre» Roberto Timpini

IL PROTAGONISTA. Con 3 reti nelle prime 4 giornate l’ungherese è il simbolo della squadra biancazzurra che, dopo la rifondazione post retrocessione, è in testa alla classifica
Nel 2007, nonostante un bell’avvio (3 centri in 7 gare) gli fu preferito Bazzani, rivelatosi un clamoroso flop «La mia filosofia? Giocare vicino alla porta per far gol»

Robert Feczesin non ha perso due anni perchè la stagione in Ungheria al Debrecen e il mezzo campionato ad Ascoli gli sono serviti per crescere. Il Brescia ha perso per due anni un bomber vero, come dimostra questo inizio di campionato: 3 gol nelle prime 4 partite. L’ultimo racconto di un errore, una «cover» di altre canzoni, recenti ma anche vecchiotte (il vizio di rincorrere il nome importante esisteva anche prima dell’era Corioni) riuscite male.

RACCONTINO semplice, ma nient’affatto edificante. Prima parte, campionato di serie B 2007-2008: il Brescia tiene in casa un giovane che fa ben sperare, ma c’è anche il vecchio attore a cui non è bello negare una parte e se il vecchio attore ha come estimatore l’allenatore: il cerchio si chiude. È la storia del vecchio Bazzani e del giovane Feczesin. Parte bene l’ungherese, segna una rete al Ravenna e una doppietta alla Triestina. All’undicesima giornata il Brescia comanda la classifica con 26 punti in 11 partite e l’ungherese in classifica marcatori è a quota 3 in 7 partite giocate.
Ma appena Bazzani esce dall’infermeria, Serse Cosmi spedisce Feczsein in panchina. L’anno successivo l’ungherese riparte da Brescia, segna pure una rete a Modena ma non trova spazio. Torna così a casa, al Debrecen, dove viaggia a una media da bomber vero: 18 presenze e 8 gol.
In estate rieccolo in biancazzurro, ma è un desaperico. Timbra in Coppa Italia a Catania, in una serata da tregenda per il Brescia (1-5). In gennaio rifà i bagagli, destinazione Ascoli. E con 8 gol contribuisce alla miracolosa salvezza dei marchigiani, nonostante una pesante penalizzazione
Della serie: quando gioca, segna sempre. Anche la prima stagione a Brescia: «Certo – continua l’ungherese – avevo cominciato a segnare, ma a gennaio è arrivato un altro giocatore e io ho giocato meno». Piccola inesattezza, ma perdonabile. Bazzani non arrivò a gennaio, ma a luglio.
Seconda parte: il nuovo corso del Brescia riporta Feczesin a Brescia. Una scelta, come tutte le altre, figlia della necessità. Una scelta che sarebbe stato intelligente varare subito dopo i quattro anni di Mazzone e se fosse stato fatto, oggi non si dovrebbero tenere incollati, con l’incollatutto, i cordoni della borsa.

UNA STRANA COPPIA: un ungherese che fa il falco e un brasiliano sconosciuto e sgobbone. Strana in apparenza. Solo la stazza può ingannare. Due marcantoni, ma diversi. Un rapinatore d’area che dialoga con un lungagnone che macina chilometri e si diverte a fare il passo doble. E c’è anche il terzo tempo: «L’intesa esiste – conferma Feczesin – anche fuori dal terreno di gioco. Jonathas è arrivato un anno fa mentre io me ne stavo andando ad Ascoli. Parliamo spesso, però chiacchiero di più con Juan Antonio perchè ci si conosce meglio. Non sono affatto stupito di quello che sta facendo. Ad Ascoli è stato fuori a lungo per infortunio, ma nelle poche partite giocate ha fatto vedere di essere un grande».
Una razza non troppo diffusa quella dei rapinatori d’area alla Paolo Rossi o alla Pippo Inzaghi. Rapinatori che hanno fatto la fortuna dei loro club e la felicità della Nazionale.
E al ritorno in Nazionale il centravanti del Brescia sta facendo un pensierino: «Ma in questo momento – confessa Feczesin – il mio ruolo è già occupato e poi non ho mai parlato con il commissario tecnico. Rapinatore d’area? Sono un attaccante che vuole giocare e segnare il più possibile, dunque tendo a muovermi dove ci sono più possibilità di segnare» .
E un’ammirazione che potrebbe diventare una profezia: «Siamo molto diversi – il paragone in effetti è ardito – però a me piace particolarmente come gioca Del Piero». Un estimatore dell’uomo immagine della Juventus nella tana del Toro… «La sfida – ammonisce Feczsein – è già abbastanza complicata senza cercare altri motivi di contrasto e poi, è vero, mi piace molto il modo di giocare di Del Piero, ma il mio bomber ideale è Kluivert».

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LA SQUADRA. Brescia, la classe cresce: 3 riammessi a settembre Roberto Timpini

Tre giocatori in parcheggio tornano in pista. E si scalda anche Ramos Martinez

Cordova, Martinez e Maccan «scongelati» e a disposizione di Scienza Almeno uno pronto per la panchina: tre soluzioni in più per la squadra

Il Brescia allarga la sua classe. Cordova, Martinez e Maccan: tre riammessi per nuovi esami, tre pedine in più per Scienza, tre nomi buoni da spendere per la lunga, lunghissima stagione di Serie B. Si attendevano novità dalla sfida in famiglia con gli Allievi Nazionali. E una novità c’è stata. Martinez, fino a ieri praticamente fuori rosa, torna ad essere un giocatore del Brescia.
E la seconda novità non si è materializzata sul campo sintetico del centro sportivo «Rigamonti», ma solo perché non meglio precisati problemi burocratici hanno bloccato in Spagna Nicolas Cordova di ritorno dalla sua Nazionale. Il cileno arriva solo in mattinata a Brescia: troppo tardi per partecipare all’amichevole a cui ha assistito in borghese a fianco del team manager, Edoardo Piovani. Ma oggi dovrebbe essere la giornata buona anche per Cordova.
MARTINEZ, che ha bisogno ancora di un po’ tempo per acquisire una buona condizione, entra in campo nelle ripresa. Svolge, come si dice, un lavoro di ordinaria amministrazione anche perché i babies di Galletti non possono evidentemente far venire i brividi ad un giocatore dell’esperienza del «Tuma». Dieci minuti di conversazione, lontano da orecchi indiscreti ad una decina di metri dalla panchina, fra Scienza e Martinez scrivono la parola fine ad una vicenda certamente non bella, ma simile a tante altre che il calcio racconta.
Una separazione che durava dal ritiro, iniziato in ritardo da Martinez e si era trascinata fino alla chiusura del mercato. L’arrivo non con i compagni, le offerte, la voglia di andare via: ma alla fine Martinez è rimasto. Come Cordova, adesso anche in campo: e l’attesa dovrebbe essere breve, anzi forse basterà aspettare fino all’allenamento di oggi pomeriggio.
Beppe Scienza trova nel frattempo in casa l’attaccante che, in caso di evidente stanchezza (vedi Jonathas domenica scorsa) potrà ricevere il testimone da uno dei gemelli del gol. Non al top della condizione, ma nemmeno troppo lontano, Dennis Maccan gioca un tempo e segna un gol. Sabato con la Juve Stabia dovrebbe andare in panchina, una possibilità che lo stesso Scienza, e nemmeno troppo fra le righe, ha ammesso durante la conferenza-stampa di martedì pomeriggio.
E SE, IN FUTURO, Scienza dovesse ricorrere a variazioni tattiche su un tema che sta dando tante soddisfazioni, in corsa per una maglia c’è anche Ramos. Un tempo anche per lo spagnolo in evidente ritardo però di preparazione.
Dunque in un solo pomeriggio capita quello che non era successo da luglio a ieri. Alla ristretta rosa del Brescia si aggiungono nuovi elementi che potranno tornare certamente utili. Un altro poi si aggiungerà oggi e dovrebbe essere un Cordova più su di morale dopo le parole di Scienza: «Il posto di Nicolas – spiega il tecnico del Brescia – è davanti alla difesa, anche se all’occorrenza dovrà adattarsi a fare altro, magari il trequartista, ma questa è una regola che vale per tutti».
In questo momento però Cordova deve mettersi in lista d’attesa. La sedia del regista è occupata da Alessandro Budel che sta facendo funzionare la squadra come un orologio svizzero e dietro le punte domina Juan Antonio. Ma il campionato è molto, molto lungo, e ci sarà bisogno di tutta la classe per arrivare in fine all’anno scolastico. Con la speranza che i voti siano davvero buoni.

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SERIE B. Budel si «gusta» il Brescia con lo stipendio spalmato , Roberto Timpini

Passo importante nella costruzione della squadra: modificato un contratto «pesante»
Il centrocampista pronto a fare un sacrifcio economico: passa dal biennale da 600mila euro al triennale da 400 «Il mio desiderio di restare in biancazzurro è concreto»

Alla fine di un tiramolla che quasi non c’è stato Alessandro Budel resterà a Brescia. La permanenza del resto era assicurata da un contratto con scadenza giugno 2013, ma per continuare a vestire la maglia biancazzurra il centrocampista arrivato nel gennaio 2010 ha deciso di accettare una cospicua riduzione dell’ingaggio, spalmando in tre anni quanto gli avrebbe fruttato l’attuale accordo: il biennale da un milione e 200 mila euro (600 a stagione) dovrebbe trasformarsi in un triennale da 400 mila euro annui: nella sostanza la cifra complessiva resterà invariata, ma con un anno di durata in più.

A suggellare l’accordo mancherebbe ancora la firma, ma le parti sarebbero vicine all’intesa che farà di Budel un pilastro del Brescia, legandolo per i prossimi tre anni.

A giocare un ruolo decisivo nell’operazione le indicazioni avute dalle amichevoli di agosto, con il Brescia che ha ritrovato un giocatore di sicuro affidamento per il centrocampo e Budel che ha riscoperto di poter fare nuovamente affidamento sul Brescia, dopo a metà della scorsa stagione non aveva più trovato spazio in squadra finendo per essere dirottato al Torino. Così nelle formazioni del pre-campionato (amichevoli e coppa) Budel è tornato a essere un punto fermo, anche se non sempre nel punto preferito del centrocampo: quello di regista.

DA QUI l’accelerazione nella trattativa per il nuovo accordo: «Finora – spiega Budel – non c’è stato un vero e proprio incontro con il presidente. Penso che ci sarà prima del campionato, anche se non posso prevedere se succederà fra due giorni o due settimane».
Succederà, e non è solo un’impressione, solo quando la ruota del mercato, che ha girato per Hetemaj e Diamanti, riprenderà a girare e si fermerà sui nomi di Caracciolo e Kone: non necessariamente nell’ordine, ma un incontro ufficiale che ancora non c’è stato, non significa che presidente e giocatore non abbiano scambiato quattro chiacchiere: «Due chiacchiere le abbiamo fatte – precisa Budel -. Corioni mi ha detto che deve risparmiare sui contratti e mi anche fatto una proposta».

BUDEL non va oltre, ma è facile intuire che anche se la distanza tra la proposta del presidente e la richiesta del giocatore era piuttosto notevole non è stato impossibile trovare un punto d’incontro: «Non ho mai nascosto – ricorda il centrocampista biancazzurro – il desiderio di rimanere a Brescia e più volte ho ribadito che per farlo sono disposto a fare qualche sacrificio».

Il posto fisso nelle amichevoli ha dato una mano alla volontà di restare: «Un segnale – ammette Budel -, magari piccolo, ma pur sempre un segnale, almeno per quanto riguarda l’aspetto tecnico. Ho parlato con Scienza, mi ha detto di considerarmi un punto fermo della squadra e questo non può farmi che piacere e accrescere il desiderio di restare». Tanto da fare qualche sacrificio.

 

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Kone prepara la valigia «In B non posso restare» Roberto Timpini

IN PARTENZA.

Il centrocampista greco parte per la chiamata della Nazionale. E anticipa i saluti
«A Brescia sono stato bene, ma con la retrocessione devo cambiare Non posso rischiare di perdere la nazionale nell’anno degli Europei»

Per Panagiotis Kone finisce alle 18.30, mezz’ora in anticipo rispetto alla squadra, il ritiro di Storo. Questa mattina un aereo lo porterà in Grecia e poi con la sua nazionale volerà a Sarajevo, dove mercoledì giocherà un’amichevole con la Bosnia. Dai 45 minuti con i dilettanti della Valle del Chiese alla maglia di titolare della Grecia. Un salto non da poco: «Ringrazio Scienza – dice Kone, e suona come un messaggio d’addio anche se difficilmente lo sarà nelle prossime ore – per avermi permesso di giocare un tempo dell’amichevole. Quarantacinque minuti – precisa Kone – non cambiano la situazione. Sono grato a Scienza perché avevo bisogno, in vista della partita di mercoledì prossimo, di giocare sia pure per un tempo. Un buon allenamento. Niente di più e niente di diverso».

IN VALIGIA la voglia di Nazionale e le preoccupazioni per il futuro. Del resto Corioni è stato chiaro: «Alla fine – ha profetizzato in settimana il presidente -. Kone lascerà Brescia, ma la mia impressione è che non avvenga subito». «Ed è anche la mia di impressione – ammette il centrocampista greco –, ma non ho perso la speranza di venire ceduto prima della chiusura del mercato, anche se so perfettamente che non sarà facile».
Difficile non credere a un albanese, che ha sempre vissuto in Grecia, e che esibisce una barba da far invidia al profeta: «Sono grato al Brescia – spiega Kone – e non è la solita frase di circostanza di chi sa che tanto se ne andrà. Sono sul serio molto grato al Brescia perché se oggi ho qualche probabilità di mercato e se sono nella Nazionale Greca tutto questo lo devo al Brescia, ma non posso e non voglio restare».
Dovesse succedere quello che Corioni non si augura e il greco non vuole, nelle casse del Brescia non entrerebbe denaro fresco che, aggiunto al milione e mezzo di euro incassato per la cessione della metà di Diamanti e il discreto gruzzolo che porterà la vendita di Caracciolo, servirà a dare più respiro alla società: «Non mi poso permettere un campionato di serie B e non se lo può permettere il Brescia – conferma Kone -. Giocare in B significherebbe perdere la Nazionale. Non voglio, soprattutto ora che la Grecia si gioca l’ammissione all’Europeo. E a 24 anni si ha il diritto di guardare avanti. Guardare avanti per me significa giocare il prossimo anno in A. Possibilmente in una buona squadra».
E continuare l’avventura con la Nazionale, anche se il calcio greco sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia: «Non siamo stati capaci – sostiene Kone – di sfruttare l’effetto del titolo europeo. In Grecia è arrivato un esercito di stranieri e il livello del nostro calcio non è affatto migliorato. In compenso si sono trascurati i giovani. Ua brutta situazione e un brutto momento per il Paese. I ragazzi studiano, si laureano, ma sanno che non troveranno lavoro. Lo scontento e la rabbia crescono di giorno in giorno. Anche in Italia ci sono molti problemi, ma in Grecia si sta decisamente peggio».

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Il Brescia è a Storo, Diamanti va al Bologna Roberto Timpini

Beppe Scienza con il team manager Edoardo Piovani e l’addetto stampa Stefano Gelona FOTOLIVE

RITIRO E MERCATO.

Mentre la squadra comincia la seconda parte della preparazione ufficializzato il passaggio del fantasista in comproprietà alla società emiliana
Corioni: «Caracciolo? Tutti lo vogliono, ma nessuno tira fuori i soldi…» Ma Scienza non pensa al mercato: «E i miei ragazzi hanno entusiasmo»

Ieri la partenza per Storo, oggi inizia ufficialmente con la pubblicazione del calendario il lungo viaggio del Brescia nel campionato di serie B. Una strada arcinota: il Brescia è la squadra che ha macinato più stagioni nella cadetteria. Un record magari poco invidiabile: dipende dai punti di vista, ma questo dicono i numeri che, bontà loro, non dispensano opinioni.

PULLMAN quasi pieno in viaggio per Storo. Tecnici e trentadue giocatori. Non c’è Diamanti e non c’è Caraccciolo. Ma, per il momento si tratta di due storie diverse. Diamanti da ieri pomeriggio è ufficialmente un giocatore del Bologna e lo sarà per i prossimi due anni. Non proprio un affarone per Corioni che sperava di mettere insieme un gruzzolo più consistente. Il Bologna investe un milione e mezzo di euro per la metà del cartellino. Nelle tasche del fantasista, che il Brescia aveva messo sotto contratto per cinque anni, andranno settecentomila euro a stagione.
Caracciolo invece…«Tutti vogliono Caracciolo – e Corioni fa cenno di sì con la testa quando gli si snocciolano i nomi di una mezza dozzina di squadre -. il problema è che nessuno vuole tirare fuori i soldi. Anche Konè lo vogliono tutti. Penso che, alla fine, se ne andrà, difficilmente succederà in tempi rapidi. Ma non ci sono solo Caracciolo e Konè nella lista dei giocatori da cedere». Mareco, Martinez…«Non solo loro – precisa Corioni -. Trenta giocatori sono troppi. Mi pare che in campo si vada ancora in undici». Undici giovani ed era anche ora. Il pres finge di non avere sentito ma, prima di mettere piede in sala da pranzo, si lascia scappare: «Speriamo che funzionino».

Brescia SENZA PROCLAMI, e non è una novità che vale poco, e con un organigramma societario un po’ meglio definito. Si va dal volto nuovo di Iaconi a vecchie conoscenze come Maifredi e l’omone un po’ meno omone da quando si è messo a dieta (sostiene di avere perso dieci chili) mette una pietra sul passato: «Sono sempre stato abituato – e trattandosi di Maifredi non sono solo parole di circostanza – a voltare pagina. Non leggo mai le pagine precedenti. Da quest’anno sono il responsabile dell’area tecnica, cercherò di svolgere questo mestiere al meglio. Mi pare che ci siano i presupposti giusti per una buona collaborazione con Scienza».
Un futuro da inventare, un passato da dimenticare. Ma si riesce comunque ad avvertire un’aria nuova nel clan biancoazzurro e anche fuori: «Forse l’entusiasmo che spinge i ragazzi – spiega proprio Beppe Scienza – deriva dal modo con cui si è riusciti a gestire un gruppo certamente troppo numeroso. Mi fa molto piacere avvertire un pelo in più di ottimismo intorno a noi. Non vengo da un altro pianeta, dunque mi rendo conto della negatività che si respira dopo una retrocessione». Il viaggio dunque può cominciare. Difficile, pieno di incognite, ma anche senza il fastidioso accompagnamento di pifferi e tamburi che ha caratterizzato l’approccio alla A. Ai tre test contro Oradea, Rappresentativa Val di Chiese e Albinoleffe il compito di disegnare il primo identikit del nuovo Brescia.

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