IL CONGRESSO. Il vicesindaco sbaraglia Mattia Capitanio, candidato del «cerchio magico», e diventa segretario provinciale. L’obiettivo: essere la prima forza della città
Per l’assise provinciale di Brescia all’auditorium Balestrieri si sono presentati 434 delegati su 452 Rinnovato il consiglio direttivo
AL TIMONE. La Lega Nord di Brescia sceglie il vice sindaco, Fabio Rolfi (nella foto), e con lui la linea del ministro Roberto Maroni. Rolfi è stato incoronato successore di Stefano Borghesi al timone della segreteria provinciale con 255 voti su 434. Mattia Capitanio, l’uomo indicato come il fedelissimo del «cerchio magico» di Umberto Bossi, si è fermato a 176 preferenze. Troppe 79 schede di differenza per poter impensierire la leadership di Fabio Rolfi che, da oggi, siederà al tavolo della giunta di Palazzo Loggia con il doppio incarico istituzionale e politico.
Fabio Rolfi «vittorioso»pochi
istanti dopo la nomina a segretario
L’applauso liberatorio è arrivato scrosciante cinque minuti prima delle 15. Un minuto ininterrotto di acclamazione a sottolineare il duecentosedicesimo voto. Lo stretto necessario per essere eletto al primo turno. Così Fabio Rolfi, già vice sindaco di Brescia, in un istante si è ritrovato segretario provinciale della Lega Nord. Alla fine il «maroniano» ha raccolto 255 preferenze su 434 votanti. Mattia Capitanio, l’avversario vicino al «cerchio magico» (quello che indica i più fedeli seguaci del senatùr) si è fermato a quota 176. Troppo il distacco di 79 schede per riuscire a impensierire lo «sceriffo leghista», arrivato al congresso di ieri come il «sicuro favorito». E Rolfi, 34 anni e militante da 17, da oggi tornerà in giunta con i gradi, ricoprendo il doppio ruolo (istituzionale e politico) anche davanti all’alleato Adriano Paroli. «Sicuramente cercherò di dare più peso al partito – ha confidato il neo segretario sull’uscio dell’auditorium Balestrieri, dove ieri si è consumata la liturgia del voto -. Quando mi metto in testa una cosa, faccio di tutto per realizzarla». Così è stato per la segreteria, con un lavoro di cesello iniziato sei mesi fa andando a bussare alle porte delle sezioni più sperdute.
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UN «MARTELLO pneumatico» che non ha lasciato scampo a Capitanio. Il «cerchista», a parte la buona volontà e l’appoggio ottenuto da alcuni «saggi del partito», non è riuscito nel miracoloso ribaltone interno, lasciando il timone in mano alla «scuola Borghesi». Non è un segreto, infatti, che il segretario uscente ha preparato il terreno a Rolfi (compagno di università e di battaglie tra i giovani padani). Ma guai a parlare di divisioni o malumori.
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NEL CARROCCIO i panni sporchi si lavano in casa. E i 28 interventi registrati ieri mattina nel corso del dibattito pre-voto ne sono la testimonianza più pura. «La Lega è un partito democratico – ribadisce Rolfi -. Le correnti sono fantasie giornalistiche. Noi ascoltiamo ogni posizione, la rielaboriamo e troviamo sempre un punto di incontro che possa far crescere il movimento. Anche nella corsa alla segreteria è successo questo. Nulla di più».
Come dire che la faida interna tra «maroniani» e «cerchisti» andrà scemando con il tempo. «Ci abbiamo provato – ha commentato deluso Capitanio -. Sapevo che mi sarei scontrato con il numero uno di Brescia. Da oggi si volterà pagina, lavorando uniti per il bene della Lega Nord e della Padania». In soldoni Capitanio non ha raccolto i voti sperati e «promessi» dai delegati del Garda e parte della Val Trompia. All’appello mancherebbero poi quelli sebini, nei territori più vicini all’influenza di Davide Caparini (che nelle scorse settimane, seppur in maniera velata, si era speso notevolmente per il vice sindaco). Considerazioni prettamente politiche, che il cerchista dovrà rielaborare nei prossimi giorni, decidendo o meno di rimanere in consiglio direttivo.
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INTANTO Rolfi ha già le idee chiare su come sarà la sua Lega. Compiti ben divisi tra tutti i militanti e un unico obiettivo da realizzare prima delle prossime politiche: diventare la prima forza della città, superando per voti e consensi il Pdl. «Abbiamo dato un grande segno di maturità – continua Fabio Rolfi -. Adesso come segreteria bisognerà lavorare con una logica di squadra, compatti per raggiungere il massimo risultato». E a chi gli chiede se la porta della segreteria gli spalancherà il portone del Parlamento, Rolfi nicchia e sorride: «Esiste un articolo del regolamento che vieta ai segretari provinciali di partecipare alle elezioni. Basta questo per cancellare ogni dubbio…».
Sarà, ma il nuovo numero uno bresciano ha dimostrato a via Bellerio di avere, seppur in parte, le redini di tutta la provincia. I suoi 255 voti, arrivati dopo la conferma del candidato di Caparini in Valle Camonica, suonano come una «primavera bresciana» della Lega Nord. Tutto a pochi giorni dal congresso di Varese, dove maroniani e bossiani sembrano avere trovato un accordo di convivenza sotto l’egida di quella che hanno già ribattezzato la «pax umbertina».
Un accordo di non belligeranza che inevitabilmente toccherà anche Brescia e i suoi militanti. Per questo le parole di Rolfi suonano già come una mano tesa agli amici-nemici del partito. Insieme si continuerà a contare. Divisi non c’è futuro per nessuno.
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UNA VISIONE d’insieme che potrebbe spaventare soprattutto agli alleati di governo in Loggia, alle prese con lotte di correnti forse più accentuate rispetto a quelle del Carroccio. Per questo il sindaco dovrà accogliere con le dovute maniere il ritorno in Loggia di Rolfi, già vice sindaco e, da ieri, segretario provinciale. Una possibile spina nel fianco che non tarderà a far sentire i suoi effetti negli equilibri della maggioranza. A meno che il nuovo coordinatore del Pdl diventi proprio un assessore comunale.
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bresciaoggi