Tre sconfitte nelle ultime tre gare.
La meglio gioventù si è come spenta.
La domanda è ancora lì, ostinata come certi punti interrogativi che ti uncinano la testa, e non ti danno scampo. «Brescia, dove sei?». Ce lo chiedevamo sette giorni fa, all’indomani delle tre legnate incassate a domicilio dal Pescara-laser di Zeman, e siamo qui a chiedercelo anche oggi, a tre giorni dalla frenata di Grosseto (la terza consecutiva) e a quattro dal prossimo duello, in casa con la lanciata Reggina, che arriverà al Rigamonti sabato alle 15 con un’idea ben precisa: infilare la quarta vittoria di fila per continuare a sognare la A, categoria che ha visitato per l’ultima volta nel 2008/09. Di qua ci sarà però un Brescia che ha regalato fin troppi gettoni al primo che passa, e che pare aver come smarrito la propria identità, quell’identità che gli aveva consentito di ottenere otto risultati utili consecutivi e sorprendenti.
«Cosa succede? Succede che è arrivata la tempesta, come mi aspettavo – attacca mister Beppe Scienza – Sono dispiaciuto, quello sì, ma preoccupato no. O meglio: preoccupato il giusto. Siamo al primo momento difficile e dobbiamo essere bravi a gestirlo, ma senza catastrofismi. L’acqua non è ancora fuori dall’uscio di casa». Non ancora, ma di questo passo la marea non può che salire. Tre batoste consecutive, due punti in cinque partite. Solo una questione di stanchezza collettiva, determinata dall’oggettiva carenza di ricambi, oppure un problema di testa? Di motivazioni, di approccio? «Forse qualcuno qui ha pensato che fosse tutto facile. E invece non lo è, la B è una brutta bestia. Certo, gli infortuni e tutto il resto non aiutano, ma credo che da questa situazione si esce solo lavorando. Tutti insieme, per la squadra, a testa bassa. Senza pensare a cose personali».
Cose personali sa tanto di mercato, di proposte per il futuro che vanno valutate. Com’è giusto che sia, quando si ha la fortuna di disporre di un buon talento, come nel caso di alcuni di questi ragazzi. «Ragazzi che però devono crescere – sottolinea il mister – sotto molti profili. Questo vociare ha turbato. I ragazzi hanno continuato a lavorare benissimo, sia chiaro, ma c’è bisogno di ritrovare lo spirito di prima, la compattezza, l’equilibrio». Caratteristiche nemmeno troppo remote nel tempo, visto che «fino a due settimane fa le cose andavano come vi ricordate. L’emorragia va fermata». Come? Forse cambiando l’atteggiamento? Magari divenendo meni belli e più cattivi? Non per Scienza. «Dobbiamo farci rispettare, ma senza snaturarci. Noi giochiamo e siamo in un certo modo. Questa non è una squadra da bagarre, è una squadra che gioca». E che deve tornare a giocare, al più presto. Sabato però la difesa sarà ancora rattoppata e poi mancheranno gli squalificati Jonathas e De Maio, quest’ultimo assurdamente espulso per aver fatto notare all’arbitro che gli stavano dando del negro. Scienza: «Che schifo». Già.
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corrieredellasera/Brescia
Rilanciarsi è un obbligo, se si vuol puntare in alto. E il Brescia punta ad arrivare lassù, dove osano le big della serie B.
TORNA LA MAGLIA
Sorpresona a Castenedolo Nicolas Cordova è in campo a un mese e mezzo dall’ultima apparizione (24 agosto, a Orzinuovi) e, come allora, condisce la sua prova con un gol. Quello rifilato alla squadra locale di Promozione è una specialità della casa, una punizione da 25 metri dal vertice sinistro dell’area e finita sotto l’incrocio dei pali. Una pennellata che dà una mano di vernice (leggera) al recente passato di Cordova, ai margini in attesa di essere ceduto a gennaio.
Beppe Scienza inizia la settimana che lo porterà a incontrare uno degli allenatori che ammira di più, Zdenek Zeman. Ma prima di concentrarsi sul posticipo di lunedì con il Pescara, l’allenatore del Brescia deve riflettere ancora sulla immeditata sconfitta di Padova. Ma di sicuro non si può prescindere dal Pescara. E parlando si scopre, a sorpresa ma non troppo visto il tipo di gioco del Brescia, l’adesione convinta di Scienza allo «Zeman fans club».
Beppe Scienza inaugura la settimana lavorativa che lo porta a ripercorrere le sue origini con un nuovo taglio. Capelli cortissimi con una bella crestina: «Non è perchè ho vinto tre partite che l’ho messa su, neh…», scherza.
Bisogna rendersene conto. Bisogna farsene una ragione, magari non cessando di sottolineare le ragioni che hanno portato a questa situazione. Ma il debutto in Coppa Italia ha definitivamente proiettato il Brescia in una nuova era, l’era dell’austerità.
Michele Arcari e Nicola Leali sono divisi dalla maglia (la numero 1, che entrambi vorrebbero indossare), dall’età (33 anni il primo, 18 il secondo), dalla provincia (uno cremonese di Annico, l’altro mantovano di Cavriana), da 287 presenze (Arcari ha giocato 288 partite tra i professionisti, compresi gli spareggi, Leali solo una, lo scorso 15 maggio a Cesena) e, adesso, anche dai giudizi di presidente e allenatore.









