Scienza Archive

0

Identità smarrita, Scienza: «Brescia, ritorna in te» – Carlos Passerini

Tre sconfitte nelle ultime tre gare.
La meglio gioventù si è come spenta.

La domanda è ancora lì, ostinata come certi punti interrogativi che ti uncinano la testa, e non ti danno scampo. «Brescia, dove sei?». Ce lo chiedevamo sette giorni fa, all’indomani delle tre legnate incassate a domicilio dal Pescara-laser di Zeman, e siamo qui a chiedercelo anche oggi, a tre giorni dalla frenata di Grosseto (la terza consecutiva) e a quattro dal prossimo duello, in casa con la lanciata Reggina, che arriverà al Rigamonti sabato alle 15 con un’idea ben precisa: infilare la quarta vittoria di fila per continuare a sognare la A, categoria che ha visitato per l’ultima volta nel 2008/09. Di qua ci sarà però un Brescia che ha regalato fin troppi gettoni al primo che passa, e che pare aver come smarrito la propria identità, quell’identità che gli aveva consentito di ottenere otto risultati utili consecutivi e sorprendenti.

«Cosa succede? Succede che è arrivata la tempesta, come mi aspettavo – attacca mister Beppe Scienza – Sono dispiaciuto, quello sì, ma preoccupato no. O meglio: preoccupato il giusto. Siamo al primo momento difficile e dobbiamo essere bravi a gestirlo, ma senza catastrofismi. L’acqua non è ancora fuori dall’uscio di casa». Non ancora, ma di questo passo la marea non può che salire. Tre batoste consecutive, due punti in cinque partite. Solo una questione di stanchezza collettiva, determinata dall’oggettiva carenza di ricambi, oppure un problema di testa? Di motivazioni, di approccio? «Forse qualcuno qui ha pensato che fosse tutto facile. E invece non lo è, la B è una brutta bestia. Certo, gli infortuni e tutto il resto non aiutano, ma credo che da questa situazione si esce solo lavorando. Tutti insieme, per la squadra, a testa bassa. Senza pensare a cose personali».

Cose personali sa tanto di mercato, di proposte per il futuro che vanno valutate. Com’è giusto che sia, quando si ha la fortuna di disporre di un buon talento, come nel caso di alcuni di questi ragazzi. «Ragazzi che però devono crescere – sottolinea il mister – sotto molti profili. Questo vociare ha turbato. I ragazzi hanno continuato a lavorare benissimo, sia chiaro, ma c’è bisogno di ritrovare lo spirito di prima, la compattezza, l’equilibrio». Caratteristiche nemmeno troppo remote nel tempo, visto che «fino a due settimane fa le cose andavano come vi ricordate. L’emorragia va fermata». Come? Forse cambiando l’atteggiamento? Magari divenendo meni belli e più cattivi? Non per Scienza. «Dobbiamo farci rispettare, ma senza snaturarci. Noi giochiamo e siamo in un certo modo. Questa non è una squadra da bagarre, è una squadra che gioca». E che deve tornare a giocare, al più presto. Sabato però la difesa sarà ancora rattoppata e poi mancheranno gli squalificati Jonathas e De Maio, quest’ultimo assurdamente espulso per aver fatto notare all’arbitro che gli stavano dando del negro. Scienza: «Che schifo». Già.

cpasserini@rcs.it

corrieredellasera/Brescia

Share
1

Scienza: «Vogliamo restare in alto» Gian Paolo Laffranchi

LA VIGILIA. L’allenatore del Brescia per la prima volta non nasconde le ambizioni della sua formazione
«A gennaio, se possibile, nessuna cessione ma rinforzi E Cordova, se si rimette in sesto, sarà un bell’acquisto»

  1. Brescia, riecco il mago Zeman E adesso chi si diverte di più? Vincenzo Corbetta

Rilanciarsi è un obbligo, se si vuol puntare in alto. E il Brescia punta ad arrivare lassù, dove osano le big della serie B.
Beppe Scienza, allenatore del nuovo corso, motivatore di un gruppo giovane e compatto, per la prima volta parla di qualcosa di diverso dalla semplice salvezza: «Siamo in flessione sul piano dei risultati, ma firmerei col sangue per giocare sempre come a Padova – assicura -. Una prestazione da ripetere. La sfida con il Pescara può ridarci slancio, essere la svolta. È bello star lassù. Siamo stati la sorpresa: possiamo essere protagonisti».
Scienza ha analizzato il Pescara a lungo: «Tre notti di filmati e studio maniacale con i miei collaboratori – spiega -. Abbiamo cercato di capire come affrontare una squadra imprevedibile: non incontri mai lo stesso Pescara. Quando ha la gamba giusta, è un cliente scomodo. E Zeman, che qui non ha lasciato un ricordo eccezionale, vorrà fare la parte del leone e andrà all’assalto».
Peccato affrontare l’attacco più pericoloso con una difesa in emergenza: un centrale di ruolo disponibile su 3: «Lo stop di Zoboli, più lungo del previsto, inizia a preoccuparmi. Con lui prendevamo raramente gol. Senza nulla togliere a chi l’ha sostituito: Magli è stato bravissimo, ma ora non c’è. Per fortuna c’è Berardi, una sicurezza. Devo scegliere fra Leali e Arcari in porta, Dallamano e Daprelà a sinistra. In difesa siamo pochi, ma possiamo adattarci».
A GENNAIO, se si inseguirà qualcosa di più della salvezza, serviranno rinforzi: «Importante che il nostro direttore sportivo Iaconi abbia ribadito la volontà di mantenere l’ossatura. Qualcuno può essere ceduto, in caso di offertona, ma l’intento è vendere giocatori senza lasciarli partire subito. È anche il proposito del presidente Corioni. In uscita a gennaio credo non succederà nulla. In entrata, magari, qualcosa. Se saremo in corsa per i play-off, dovremo giocarcela per la A».
Nel frattempo Cordova «può essere il miglior acquisto. Chi sta giocando in mezzo, trova spazio perché è forte, non perché è giovane: Salamon mi sta entusiasmando, il frangiflutti che ci serve. Ma Cordova può tornare utile: se gli si riaccende il fuoco e tornerà fisicamente a posto, sarà convocato».
Probabilmente già per la trasferta di Grosseto. «Se si innamora del progetto quanto noi lo siamo delle sue qualità, Nicolas mi fa il regalo più grande», dice Scienza, che per il 45° compleanno ha ricevuto una maglia del Brescia col suo nome da capitan Zambelli: «Me la tengo stretta. Un onore, per me che da giocatore affrontavo il Brescia sempre da avversarioi. Mercoledì sera, durante la presentazione, i miei giocatori hanno fatto un’ottima figura, dimostrando di essere un gruppo unito di ragazzi puliti e simpatici. E la gente ci regala affetto».

TORNA LA MAGLIA DEL CENTENARIO
Stasera, contro il Pescara, il Brescia rispolvera la maglia del centenario, nata per i 100 anni di vita della società di via Bazoli ma che, la scorsa stagione, non ha portato molta fortuna ai biancazzurri, retrocessi in serie B. La maglia del centenario è stata regalata da Zambelli a Scienza mercoledì alla presentazione da Carnevali.

bresciaoggi

Share
0

Sorpresa: si rivede Cordova E fa un bel regalo a Scienza Vincenzo Corbetta

BRESCIA – L’AMICHEVOLE. A Castenedolo il cileno è rilanciato dall’allenatore, che oggi compie 45 anni
Bel gol su punizione. Ma Corioni: «Priorità ai giovani»

Sorpresona a Castenedolo Nicolas Cordova è in campo a un mese e mezzo dall’ultima apparizione (24 agosto, a Orzinuovi) e, come allora, condisce la sua prova con un gol. Quello rifilato alla squadra locale di Promozione è una specialità della casa, una punizione da 25 metri dal vertice sinistro dell’area e finita sotto l’incrocio dei pali. Una pennellata che dà una mano di vernice (leggera) al recente passato di Cordova, ai margini in attesa di essere ceduto a gennaio.
Il cileno gioca il secondo tempo nella posizione prediletta, davanti alla difesa. Scienza lo rigetta nella mischia dopo un colloquio serrato di una ventina di minuti prima della gara. Un chiarimento: il giocatore gradisce il ruolo di regista ma fa sapere che non ha preclusioni a ricoprire altre zone del campo.
A fare luce sulla vicenda in serata ci pensa Gino Corioni: «Cordova è un giocatore del Brescia a tutti gli effetti – le parole del presidente – e sul suo valore non si discute. Ma in quel ruolo, ci sono dei giovani bravi e sapete tutti quale è la politica del Brescia in questa stagione. Utilizzare Cordova non è un delitto, ma se stanno bene, giocano i giovani». Più chiaro di così…
A CASTENEDOLO il cileno disputa il secondo tempo e mostra la consueta perizia nel coast to coast, spesso millimetrici. In un paio di occasioni si innervosisce dopo scontri con avversari, ma dura pochissimo.
Al 21′ ecco la pennellata dell’artista: il pallone quasi accarezzato, la barriera scavalcata, il portiere del Castenedolo di sale. È la sesta delle dieci reti (a zero) segnate dal Brescia, la prodezza che conferma che, quando si è imparata l’arte, è dura metterla da parte.
Un bel regalo di compleanno per Scienza, che oggi compie 45 anni. Il tecnico esenta dall’amichevole (ma non dal lavoro) Leali, appena liberato dall’Italia under 19, Berardi, El Kaddouri, Salamon e Jonathas. Magli accusa un risentimento muscolare nel riscaldamento: al suo posto lo svincolato Martinez. È un Brescia mischiato, impossibile trarre indicazioni per il Pescara.
In gol nel primo tempo Scaglia, Feczesin (2) e Ramos Martinez, e in tutti c’è lo zampino di Juan Antonio, che sforna assist a ripetizione. Nella ripresa, oltre alla perla di Cordova, a segno Maccan (2) e Budel, mentre Ramos e Scaglia concedono il bis.

bresciaoggi

Share
1

Ma Scienza ha solo applausi «È il mio modello ispiratore» Roberto Timpini

L’ALLIEVO. L’allenatore biancazzurro parla con ammirazione del suo prossimo avversario
«Ha un modo di giocare solo suo Da anni ha tracciato una strada»

  1. Rimpianto Zeman «A Brescia troppo poco tempo» Luciano Rapa

Beppe Scienza inizia la settimana che lo porterà a incontrare uno degli allenatori che ammira di più, Zdenek Zeman. Ma prima di concentrarsi sul posticipo di lunedì con il Pescara, l’allenatore del Brescia deve riflettere ancora sulla immeditata sconfitta di Padova. Ma di sicuro non si può prescindere dal Pescara. E parlando si scopre, a sorpresa ma non troppo visto il tipo di gioco del Brescia, l’adesione convinta di Scienza allo «Zeman fans club».
«ZEMAN - spiega il tecnico dei biancazzurri – è un allenatore in grado di dare un’identità precisa alle sue squadre». E lunedì sarà sfida aperta fra due squadre che credono nel gioco: «Non so se Brescia e Pescara finora hanno mostrato il miglior gioco della B – e Scienza non fa voli di fantasia -, ma non ho dubbi che, indipendentemente dall’avversario, giocheranno sempre alla pari».
E scatta il collegamento, affatto virtuale, con il boemo: «È quasi impossibile appropiarsi del modello-Zeman – sostiene Scienza -. È unico. Le tipologie di allenamento e le convinzioni di gioco sono sue e solo sue. Anni fa ha tracciato una strada. C’è chi ha cercato di seguirla e chi l’ha rifiutata. A me – confessa Scienza – ha trasmesso l’idea di provare a fare la partita, anche se non sempre è possibile. Anche Zeman non ce la fa sempre, vedi l’incontro con il Cittadella nel quale il Pescara ha sofferto le pene dell’inferno, mentre noi abbiamo ridotto il Cittadella ai minimi termini. Molte delle idee di Zeman dovrebbero essere prese come esempio. Si vede subito se una squadra è guidata da Zeman. Mi piacerebbe, ma so che sarà molto difficile, che fra un po’ di tempo si dicesse che quella è la squadra di Scienza».
MA NON C’È solo la stima per Zeman. Nella testa di Scienza continua a girare uno sgradevole ricordo. Le immagini di una squadra che fa la partita e la perde perchè dall’altra parte della barricata, cioè dalla parte del Padova, Cutolo, tanta B e C senza mai sfiorare la serie A, sembra il clone di Messi: «Ho rivisto due volte la partita di Padova – ammette l’allenatore del Brescia -. Adesso sono più dispiaciuto di sabato sera. A parte i sette minuti dopo il nostro pareggio, quando abbiamo sofferto la rabbiosa reazione del Padova, i ragazzi hanno disputato un grande incontro. Grande per personalità, per idee, per la voglia di fare la gara contro una grande squadra. E il Padova lo è. Solo una grande squadra ce la fa a vincere una partita come quello di sabato. I dati statistici, anche se contano relativamente, sono comunque tutti a nostro favore. Credo che sia giusto parlare di una squadra che ha assunto una sua identità. Ovunque ha lasciato tracce importanti e si continua a parlare dei nostri giocatori».
Elogi meritati, resta però da capire perchè una squadra che tenta sempre di arrivare al risultato attraverso il gioco, nelle ultime tre partite abbia conquistato solo un punto: «Quando si gioca male – sostiene Scienza – è giusto tentare di limitare i danni, ma quando si gioca bene, si deve fare risultato. Meritavamo di raccogliere qualcosa di più ma, giocando come si è giocato a Padova, perderemo poche partite. Se nei nove incontri disputati finora, il Brescia ha perso solo una volta, significa che è sulla strada giusta».

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – Scienza e il Torino: un amore che nasce da lontano Vincenzo Corbetta

IL PROTAGONISTA. L’allenatore del Brescia è cresciuto in granata
Scoperto da Ellena e allevato da Vatta nella Primavera in serie A ha avuto come allenatore Nedo Sonetti «Società unica, ma lunedì sera spero di batterla»

Beppe Scienza inaugura la settimana lavorativa che lo porta a ripercorrere le sue origini con un nuovo taglio. Capelli cortissimi con una bella crestina: «Non è perchè ho vinto tre partite che l’ho messa su, neh…», scherza.
LA SCELTA del nuovo look non sembra casuale. È un taglio… con il passato? Quando indossava la maglia del Torino, aveva una chioma fluente. Un ribelle? Un alternativo? «Ma no, Scienza era tutt’altro che un ribelle o un alternativo – dice Nedo Sonetti, che ha allenato l’attuale tecnico del Brescia al Toro nel ’94-95 -. Era una persona tranquilla, tutto campo e famiglia. E se devo ricordarmi una storiella o qualcosa di divertente su Scienza, posso anche star qui tre giorni ma non mi verrebbe in mente nulla. Scienza era fatto così, è fatto così: una persona seria».
Ma al Torino lo ricordano anche per un’altra qualità: sapeva coniugare l’estrema professionilità nel lavoro alla serenità. E quella serenità si accompagnava sempre a un bel sorriso, lo specchio di una persona in pace con se stessa, felice dentro e fuori dal campo.
Scienza è un cuore Toro, ogni volta che parla dei suoi trascorsi granata ha gli occhi che brillano. Ma il colmo che la sua avventura nel calcio è iniziata da una società che si chiama… Juve Domo: «Al Torino mi ha portato un osservatore di nome Ellena, uno che ha scoperto parecchi campioni».
Giacinto Ellena, classe 1914, è morto nel 2000 nel giorno dell’86° compleanno (il 3 novembre) mediano delle giovnaili del Toro, chiamata Balon Boys in onore di Adolfo Baloncieri, grande campione degli anni ’20. Ellena ne ha scoperti di talenti: Paolo Pulici, il bomber dell’ultimo scudetto granata (’75-76, capocannoniere con 21 reti), Renato Zaccarelli, Diego Fuser, Dino Baggio e Franco Causio, che andò alla Juve.
IL TORINO allora aveva osservatori di qualità mondiale, che contribuivano a costruire un settore giovanile di valore inestimabile. Alla Primavera Scienza è guidato da Sergio Vatta, dal ’77 al ’91 forgiatore di tutte le promesse passate da «una società unica al mondo – ed è ancora Scienza a parlare -: quando ci entri, te ne innamori all’istante e ne resti innamorato anche se ti lasci male. Ma innamorato o no, lunedì vorrei vincere col Brescia».
Scienza gioca nel Toro nel ’94-95 con Sonetti, subentrato a Rosario Rampanti dopo un 2-0 al Padova (e indovinate chi segnò i due gol? Sì, proprio Beppe Scienza) e nel ’98-99, quando con Emiliano Mondonico è promosso in serie A. Poi, nel 2007, ci torna da tecnico delle giovanili voluto da Antonio Comi, suo compagno di squadra e di camera ai tempi delle giovanili, l’amico fidato, il legame a doppio filo con l’ambiente granata.
Scienza viene scelto tra tanti e il cuore Toro non è la motivazione determinante. La serietà accompagnata dal sorriso che Comi conosce bene, la capacità di insegnare calcio: «Con Scienza era un piacere parlare di questioni tattiche – ricorda Sonetti -. Ne capiva già allora, in campo del resto ragionava. Era un giocatore geometrico, magari non ti faceva la prestazione da 8 in pagella ma raramente scendeva sotto la sufficienza. Il rendimento era assicurato. Come tecnico farà strada».
Gino Corioni dice che «Scienza è un maestro di calcio. Ne ho avuti pochi bravi come lui. Può far crescere i nostri ragazzi, è il nostro punto di forza».
Occhio alla alla cresta…

bresciaoggi

Share
0

CALCIO. Brescia, è un cambio radicale E con i giovani si può far strada , Vincenzo Corbetta

L’ANALISI. Con L’Aquila si è vista una squadra ringiovanita, anche se incompleta. Ma la base di partenza è buona
Per la prima di Coppa Italia in campo solo 4 dei protagonisti della serie A Scienza sta lavorando bene, ora innesti mirati per una navigazione serena

Bisogna rendersene conto. Bisogna farsene una ragione, magari non cessando di sottolineare le ragioni che hanno portato a questa situazione. Ma il debutto in Coppa Italia ha definitivamente proiettato il Brescia in una nuova era, l’era dell’austerità.
È una parola che va molto di moda ultimamente, e non solo nel calcio. Contro L’Aquila in campo c’erano solo 4 dei protagonisti della scorsa stagione (Budel, Daprelà, Zambelli, Zoboli), l’ultima di un’epoca che difficilmente tornerà. L’epoca dei grandi nomi, del portafogli presidenziale aperto per elargire ingaggi spesso spropositati al curriculum, alle condizioni fisiche e alla resa in campo. Perchè l’anno scorso molte cose si possono imputare a Gino Corioni, non di non aver speso quattrini sonanti per la salvezza.
Il problema è che Corioni li ha spesi male. In primis chiamando e richiamando allenatori. Questo, nel bilancio, può rappresentare un sostansioso risparmio di risorse. E i giocatori? In tutta onestà alzi la mano chi, un anno fa, non benediva il tridente Caracciolo-Eder-Diamanti.
E ora? Caracciolo è ancora qui, ma in partenza. Eder è a Cesena e presto giocherà sul sintentico, come la quantità dei suoi gol al Brescia (6); Diamanti, finito al Bologna, nei giorni scorsi, ha dichiarato: «Ho voluto andare via da Brescia, visto come sono stato trattato a fine campionato».
Sì, meglio che sia finita un’epoca anche per non dover sentire più stupidaggini di questo genere. Brescia a Diamanti ha dato fiducia e amore incondizionati, si è scomodata in paragoni illustri e calcisticamente blasfemi (Baggio), lo ha portato in Nazionale. Diamanti cosa ha dato al Brescia?

ALLA FINE tornare allo stadio per la prima volta dopo la retrocessione è stato meno deprimente del temuto. Di gente ce n’era, anche troppa per la quantità di botteghini aperti, anche se i tifosi devono mettersi in testa che ormai, con il biglietto nominale, arrivare allo stadio con congruo anticipo ormai è una necessità, se si vuol seguire la gara dall’inizio.
I 2.000 presenti hanno riaffermato con orgoglio il loro attaccamento ai colori, la loro Brescianità. Sì, anche con i cori della Curva Nord (ma mancavano i Brescia 1911) contro Cristiano Doni e con gli applausi dalla tribuna di persone insospettabili per età e aplomb. C’è una voglia esplosiva di riaffermare con prepotenza la propria Brescianità, di restare attaccati alla squadra di una città che con la propria squadra ha un rapporto strano: tutti sanno cosa fa, pochi la seguono direttamente. Questo Gino Corioni lo sa bene e non si stanca di denunciarlo. Ma la società, il pres in primis, deve essere all’altezza di questo desiderio e il portafogli non c’entra.
La campagna abbonamenti annunciata ieri dalla società con prezzi popolari è un buon segnale. Ora tocca ancora al Brescia. Che deve riuscire a cedere i pezzi pregiati (Kone, Caracciolo) per dare a Scienza i rinforzi necessari per una navigazione tranquilla.
Avere sconfitto con irrisoria facilità un’avversaria inferiore di due categorie è un bell’inizio. Facile dire che era facile. E se fosse arrivato un successo risicato o, peggio, l’eliminazione? Si sarebbe, e giustamente, aperto un processo.
Invece, ecco la goleada. Che significa in primis che Scienza sta lavorando bene in condizioni non ideali.. Non ha ancora fatto niente, il tecnico, ma dal niente di inizio ritiro ha dato al Brescia identità e personalità. Ha portato i Bresciani a sperare che, con 3-4 innesti mirati (e non onerosi), si può fare un banchetto sontuoso con poca spesa. Perchè questo richiede la nuova era. Dai Diamanti, si sa, non nasce niente.

bresciaoggi

Share
0

Arcari-Leali, una porta per due E il Brescia si spacca sul duello , Sergio Zanca

IL CASO. Uno dei motivi di tensione tra presidente e allenatore riguarda il ruolo dell’estremo difensore
Corioni punta deciso sul giovane: «Il titolare sarà lui: non ci sono dubbi» Scienza: «Non è detto che chi sceglierò in coppa poi giocherà sempre»

Michele Arcari e Nicola Leali sono divisi dalla maglia (la numero 1, che entrambi vorrebbero indossare), dall’età (33 anni il primo, 18 il secondo), dalla provincia (uno cremonese di Annico, l’altro mantovano di Cavriana), da 287 presenze (Arcari ha giocato 288 partite tra i professionisti, compresi gli spareggi, Leali solo una, lo scorso 15 maggio a Cesena) e, adesso, anche dai giudizi di presidente e allenatore.
Mercoledì sera, durante il triangolare di Salò vinto dal Brescia, Gino Corioni, chiamato a rispondere su chi dei due sarà titolare, non ha avuto perplessità. «Leali, senza dubbio. È troppo forte», ha assicurato il presidente.

IN SALA STAMPA Beppe Scienza è stato invece più possibilista: «Non ho ancora stabilito una gerarchia –ha dichiarato il tecnico -. Non è detto che chi giocherà sabato in coppa Italia contro l’Aquila sarà il titolare. Io sono felice che Arcari sia rimasto, per tutto quanto ha dato al Brescia negli ultimi anni. Lui, in un certo senso, rappresenta la storia. Ma esiste anche un discorso della società, che punta sui giovani. E in questo caso Leali rappresenta il futuro. Il ragazzo, però, deve guadagnare il suo spazio con le prestazioni. Nelle scorse settimane lo spazio l’ha avuto soprattutto sui giornali, ma sta lavorando bene. Che qualcuno lo spinga fa parte del gioco. Io valuto guardando il rendimento sul campo».
Mercoledì Leali ha giocato contro il Lumezzane, compiendo un paio di buoni interventi. Arcari invece ha affrontato la Feralpi Salò, e nell’unica circostanza in cui l’hanno impegnato non è parso impeccabile: Defendi, ex Primavera, lo ha messo in difficoltà con un balzo scorretto, Castagnetti ha preso la traversa e, sulla ribattuta, il palo. Dando segni di nervosismo, il portiere ha urlato la propria rabbia all’arbitro, che lo ha ammonito.
Tra i due numeri uno sarà un bel duello. Leali si è tolto la soddisfazione di indossare la maglia delle varie Nazionali giovanili. Da tempo lo richiedono società di A. Lui, al momento, deve pensare all’immediato, e agli esami di settembre. Frequenta il «don Milani» di Montichiari, liceo a indirizzo sportivo, ed è stato rimandato in matematica.

ARCARI, laureato in Scienze motorie, è salito in ritiro a Temù senza conoscere il suo futuro. A fine agosto diventerà papà per la seconda volta, di Achille (la primogenita Anna ha appena compiuto 2 anni). È il più anziano del gruppo, ha un contratto fino a luglio 2012, la società nei prosismi giorni gli proporrà di allungare. Nello scorso campionato, convinto di dover fare da secondo a Sereni, ha saputo attendere il momento propizio, diventando titolare. Peccato per la retrocessione.

Arcari ci terrebbe a rimanere in serie A. Finora le offerte non si sono concretizzate. Sembrava potesse andare in Polonia, al Legia Varsavia, poi si è parlato del Bologna. È rimasto a Brescia, ma sul collo sente il fiato di ben tre baby: Leali, il pugliese Andrea Caroppo, 21 compiuti il 18 luglio, rientrato dal prestito di Verona, e il toscano Alessio Cragno, 17, anche lui Nazionale (è nella Under 17). «Il ruolo di portiere –ha ribadito Scienza- è quello che mi lascia più tranquillo».

 

bresciaoggi

Share
0

BRESCIA – Scienza: «Anche meglio del previsto»


Quattro reti, mille sostenitori e qualche «rebus»


Transumanza di tifosi in Vallecamonica, dove in mille si presentano a sostenere il Brescia che batte il Lecco per 4-0. Prende forma la squadra di Scienza, pur con le incognite di stagione sugli assenti e sulle partenze annunciate.


Marco Zambelli, «incoronato» da Scienza capitano del Brescia
Beppe Scienza con Paghera: prende forma il progetto del tecnico


IL DOPOGARA.

L’allenatore soddisfatto per i passi avanti. Ora chiede solo più velocità e fluidità di manovra
Il tecnico:
«Zambelli capitano, ormai la fascia è sua»

Ci teneva a fare una bella figura davanti ai tifosi, e alla fine Beppe Scienza è soddisfatto: «Avevamo di fronte un avversario solido che, sono convinto, farà un buon campionato – afferma il tecnico biancazzurro – e sarà protagonista. Noi abbiamo giocato molto la palla, magari senza grande velocità, ma con buona precisione. In questo momento è importante soprattutto trovare i giusti collegamenti. Contro il Lecco siamo andati oltre quello che mi sarei aspettato».
QUALCHE DIFFICOLTÀ nell’aprire il gioco sulle fasce, il Brescia è sembrato averne: «Non abbiamo esterni di ruolo se non Scaglia – ricorda Scienza – ma è importante soprattutto costruire occasioni. Non importa se poi queste arrivano dagli esterni o da un’altra parte del campo. L’importante è che abbiamo tenuto in mano il pallino del gioco. Poi – ricorda – il gol di Feczesin in apertura di ripresa è nato da una situazione che in allenamento proviamo spesso con la punta, in questo caso Jonathas, che si allarga. E il brasiliano ha giocato una buona gara. Non ha segnato, ma si è dato molto da fare aprendo spazi ai compagni e sporcando molti palloni».
POI SCIENZA prosegue analizzando il comportamento dei singoli: «Anche El Kaddouri ha giocato una buona partita. Salamon meglio in fase di copertura che in quella di costruzione? Deve crescere. Budel? È un grande giocatore. Lo so che nel ruolo di Salamon potrebbe darmi giocate importanti ma in questa fase debbo capire se può giocare più avanti. Comunque – ricorda ancora il tecnico biancazzurro – tutti si stanno applicando con grande disponibilità. Tutti stanno cercando di mettere in pratica quello che facciamo durante la settimana».
Zambelli capitano, Cordova trequartista e Arcari titolare. Scienza non si nasconde in inutili giri di parole: «Per Zambelli ormai è chiaro che la fascia è sua. Per il portiere è forse l’unico ruolo dove non ho problemi. Ne ho diversi qui a Temù e tutti bravi. Poi è normale che ci siano delle gerarchie. Leali è senza ombra di dubbio il futuro, mentre Arcari è un portiere che offre grandi garanzie. Il posto da titolare si conquista sul campo e non sui giornali».
Per quanto riguarda Cordova: «Nicolas è un giocatore che ha tempi di gioco fuori dal comune. Lui non gradisce molto quel ruolo e io non voglio andare contro la sua natura. Cordova è un uomo vero che accetta il dialogo e con lui non ci sono problemi. Mi piacerebbe che si innamorasse di questo progetto. Comunque – conclude Scienza – so che mi darà una mano».

bresciaoggi/Lunedì 25 Luglio 2011

Share
0

Scienza studia il Brescia Arrivano cinque risposte Ciro Corradini


Una conclusione di Gigi Scaglia, autore di una doppietta FOTOLIVE

IL TEST.

Quarta amichevole per i biancazzurri con turn-over: oggi di nuovo in campo
Bene Scaglia nel primo tempo, poi segnano Lasik, Jonathas ed El Kaddouri Diamanti, Caracciolo e Kone ancora a riposo mentre Iaconi «frena» Zoboli

Un esordio all’insegna della pungente ironia. Gli Ultras del Brescia fanno la loro prima apparizione pubblica dopo l’unificazione dei gruppi, Brescia 1911 a parte, e scelgono l’amichevole con la Rappresentativa della Valle Camonica per esporre per la prima volta lo striscione con la nuova denominazione, «Curva Nord Brescia», e per esprimere il proprio parere sulle vicende societarie in modo chiaro: «Corioni: per una volta ci trovi d’accordo. Il Brescia con te non ha futuro». Beppe Scienza invece pensa soprattutto alla gara con il Lecco in programma oggi, primo test vero per i biancazzurri, e tiene a riposo buona parte del gruppo. Non vuole rischiare di deludere i tifosi che oggi, pare numerosi, raggiungeranno Temù. Tra i pali così c’è Caroppo mentre Paghera fa il centrale a fianco di Magli, e sugli esterni della difesa a quattro vanno Lasik e Daprelà. A metà campo tocca a Cordova, capitano per un giorno, impostare gioco con ai fianchi Scaglia e Martina Rini, mentre Tassi fa il rifinitore dietro al tandem d’attacco composto da Varga e Juan Antonio.
Sotto una pioggia battente la gara stenta ad offrire emozioni vere con i villeggianti ed il gruppetto di tifosi presenti in tribuna che s’appendono agli ombrelli. Sul campo un raggio di sole filtra al quarto d’ora quando Lorenzo Tassi riceve palla, alza lo sguardo e trova con millimetrica precisione l’inserimento di Scaglia che con un preciso rasoterra batte il portiere avversario. Il ragazzo di Trenzano concede il bis alla mezz’ora quando Daprelà lo serve in verticale consentendogli di raddoppiare. Il fischio che sancisce la fine del primo tempo dopo 40′ viene accolto con soddisfazione da tutti.
NELLA RIPRESA Salamon entra a fare il centrale difensivo mentre Paghera avanza nel ruolo di play. Il cielo è una coperta grigia che induce più al sonno che ad entusiasmi fuori ordinanza. Andrea Iaconi, direttore sportivo biancazzurro, in tribuna osserva e medita. Giura che il Verona non ha mia chiesto Zoboli e che il difensore resterà – a meno di offerte clamorose – e conferma che Caracciolo, Diamanti e Kone partiranno, a Dio e al mercato piacendo. Il dirigente ha poi modo di apprezzare il missile terra-aria con cui Lasik al 18esimo porta il risultato sul 3 a 0. I brividi non mancano, dal punto di vista meteorologico, e se ne aggiunge uno inatteso per Cragno, entrato al posto di Caroppo, quando Gennari, ex Breno e Darfo, nonostante i suoi 42 anni colpisce una doppia traversa e chiede, inascoltato, un gol che avrtebbe potuto raccontare ai nipotini. Al 30′ Jonathas sfrutta un traversone di El Kaddouri ed una maldestra uscita del portiere, per portare il punteggio sul 4.0. Contemporaneamente le cataratte del cielo si aprono ed il diluvio quasi universale sommerge Temù e dintorni. C’ è ancora il tempo per annotare una traversa di Jonathas al 37esimo con una bella conclusione a girare e il gol, al 39′ di El Kaddouri che fissa il 5-0. Poi tutti a caccia di vin brulè e plaid. Oggi è un altro giorno. C’è il Lecco guidato in panchina da due vecchie conoscenze del Brescia: Alfredo Magni, ex tecnico del Brescia e Del Piano che vestì la maglia biancazzurra alla fine degli anni ’80.

bresciaoggi/Domenica 24 Luglio 2011

Share
0

Scienza imposta il Brescia E arrivano i primi segnali Ciro Corradini


Feczesin a bersaglio di testa: è il primo gol del Brescia 2011-12 FOTOLIVE
Bianchi contro gialli nella prima del Brescia: e per El Kaddouri, qui contrastato da Scaglia, un gran gol FOTOLIVE

IL TEST.

Nella sfida in famiglia nasce la prima versione della squadra biancazzurra: finisce 4-2
Il tecnico schiera la difesa a 4 e tiene le squadre corte Il primo gol dell’anno è realizzato di testa da Feczesin ma gli applausi sono per la rete «a giro» di El Kaddouri

Una prima stagionale senza grandi acuti come del resto era logico attendersi in questa primissima fase della preparazione. Il Brescia tiene a riposo la maglia ufficiale e il gruppo a disposizione di Beppe Scienza, rinforzato dall’arrivo di un pugno di giocatori della Primavera, si divide in «bianchi» e «gialli» per il primo test della stagione. I primi si schierano con il 4-3-1-2 con Kone trequartista, mentre i secondi stanno in campo con il 4-2-3-1 con l’ungherese Feczesin unica punta. Resta al palo Simone Dallamano che, pur avendo svolto fino ad oggi tutto il lavoro dei compagni, viene tenuto a riposo. Il palcoscenico, il manto erboso del nuovo campo da calcio di Temù, è un tappeto da biliardo non danneggiato dalla pioggia battente caduta copiosa su buona parte dell’alta Val Camonica.

IL LOGGIONE è ben disposto verso i protagonisti. Ci sono i villeggianti con il golfino di lana sulle spalle, cercatori di funghi per un giorno, a causa della pioggia, orfani del bosco, mamme con bambini da caccia all’autografo, e un paio di tifosi irriducibili. Un po’ per scaldarsi, un po’ perchè ci credono, i cento in tribuna provano perfino a far la ola! A bordo campo Gino Corioni segue il match a fianco di Gigi Maifredi e Ugo Calzoni. C’è voglia di mettersi in mostra tra i giocatori a disposizione di Scienza, ma ci sono anche solo tre giorni di lavoro alle spalle.
Trentacinque minuti per tempo e inizio equilibrato. Nel Brescia in bianco spicca Kone che gioca con buona continuità, suggerisce e cerca pure la conclusione. Ma è il Brescia in giallo a passare per primo in vantaggio. L’onore del primo gol spetta a Feczesin: al 23′ Scaglia dalla trequarti mette palla dentro e Robert, che ad Ascoli lo scorso anno s’era messo in luce con otto reti in 19 partite, di testa anticipa Leali. I bianchi però non ci stanno. Kone suona la carica e da sinistra, al 32′, serve un pallone invitante a Varga che da due passi deposita in rete. L’intervallo serve a Scienza per dare indicazioni soprattutto a Salamon e Scaglia. Quest’ultimo passa al nemico, ovvero ai bianchi, al posto di El Kaddouri che a sua volta nella ripresa indossa la casacca gialla. Il «tetris» del secondo tempo vede Scienza utilizzare tutti gli uomini a disposizione. E nel cielo plumbeo brilla El Kaddouri. Il giocatore di origini marocchine, di passaporto belga, inventa un gran gol al 6′ con una conclusione a girare dai 16 metri che rende vano l’allungarsi alla disperata di Leali e porta in vantaggio i «gialli» Ma Scaglia pareggia i conti due minuti più tardi facendo secco Arcari.

DUE A DUE e palla al centro. Neppure il tempo di provare a capire se le squadre son di nuovo cambiate che i «bianchi» passano in vantaggio. Tocca a Bardelloni ribadire in rete una conclusione dai sedici metri respinta da Arcari, e poi è Tassi, di piatto, a fissare il 4-2.
E il gioco? Le indicazioni sono sommarie, come è normale che sia. Scienza vuole una squadra corta e sia i gialli che i bianchi si applicano in tal senso. Poi ci sono gli esterni, chiamati a spingere, e c’è il possesso palla che deve però trovare la velocità indispensabile a renderlo fruttifero. Per il momento può bastare per un Brescia da lavori in corso e dalle molte incognite irrisolte.

 

[CENTER]
Bardelloni supera Arcari e segna per il Brescia A FOTOLIVE
Le indicazioni di Giuseppe Scienza durante la partitella FOTOLIVE[CENTER]
IL TECNICO. Giuseppe Scienza soddisfatto dalle risposte della squadra nonostante i pesanti carichi di lavoro

«Niente smoking, saremo operai»


«E la squadra sarà sempre più importante dei singoli»

Utile, proficua e didattica. L’amichevole in famiglia per Beppe Scienza, tecnico del Brescia, è stata soddisfacente al di là del fatto che sia arrivata dopo pochi giorni di ritiro: «Tutti – afferma l’allenatore biancazzurro – hanno dimostrato grande disponibilità nonostante in mattinata avessero svolto un lavoro abbastanza pesante. Ho visto cose discrete ed una squadra che ha buone qualità tecniche. A livello tattico non abbiamo fatto grandi cose ma da domani inizieremo a lavorare forte anche sotto questo profilo. Del resto – prosegue – d’ora in avanti lavoreremo su più piani . Abbiamo molti giocatori che dal punto di vista tattico sono duttili e possono giocare in diversi ruoli. Ma non dobbiamo mai dimenticare che il nostro vestito è quello dell’operaio non lo smoking».

IL GOL PIÙ APPLAUDITO lo ha segnato El Kaddouri: «Credo che l’anno in Lega Pro l’abbia fatto maturare. Ma ho visto anche altri fare ottime giocate. Scaglia, Kone, e Feczesin, solo per citare i primi che mi vengono in mente, o i nostri vecchi marpioni. Zambelli sembrava uno già in forma. E poi ci sono i giovani che stanno dando il massimo a livello di impegno. Ovviamente c’è chi sul pianmo fisico magari è un po’ più avanti degli altri per costituzione fisica. Ovviamente un giocatore come Salomon fa più fatica rispetto ad uno come Paghera ad entrare in forma».

IL RITIRO DEL Brescia in questo periodo è simile ad un supermercato: non sai chi entra e chi esce. Per Beppe Scienza un problema in più ma non una sorpresa: «Certo non è facile lavorare in situazioni come questa ma lo sapevo fin dall’inizio visto che la società era stata chiara sotto questo aspetto. Il rischio è quello di lavorare con un gruppo e poi vederlo cambiare tra dieci giorni. Però – ribadisce l’allenatore – sapevo che c’era questo rischio. Anche per questo cercheremo di impostare il nostro lavoro in un certo modo».
In arrivo c’è Alessandro Diamanti: «Sono contento che venga su noi. Se poi dovesse lasciarci bene, se dovesse rimanere meglio. L’importante però è che chiunque arrivi lo faccia con l’idea di dare una mano al Brescia e con la giusta umiltà, mettendosi a disposizione del gruppo. Il Brescia è più importante di ognuno di noi. Ed è un concetto che vale per tutti».

C.C.

 


Brescia A primo tempo (4-3-1-2):
Leali; Zambelli, Kamal, Magli, Ferrari; El Kaddouri, Paghera, Vass;


Brescia A
primo tempo (4-3-1-2): Leali; Zambelli, Kamal, Magli, Ferrari; El Kaddouri, Paghera, Vass; Konè; Bardelloni, Varga. Secondo tempo (4-2-3-1): Leali; Zambelli, Kamal, Magli, Ferrari; Paghera (12 O’Neal), Vass; Konè, Lorenzo Tassi, Scaglia; Bardelloni (12′ Varga).
Brescia B primo tempo (4-2-3-1): Arcari; Ragnoli, Zoboli, De Maio, Matteo Tassi; Salamon, Budel; Mandorlini, Antonio, Scaglia; Feczesin. Secondo tempo (4-3-1-2): Arcari; Ragnoli, Zoboli, De Maio, Matteo Tassi; Mandorlini, Salamon, Budel (24′ Boateng); El Kaddouri (24′ Berta); Feczesin, Ignacio (12′Nana). Allenatore: Scienza.

ARBITRO: Andreoli di Brescia.
RETI: pt 23′ Feczesin, 32′ Varga; st 6′ El Kaddorui, 7′ Scaglia, 10′ Bardelloni, 15′ Lorenzo Tassi.
NOTE: Giornata fresca e piovosa, terreno in discrete condizioni. Spattatori 150 circa. In tribuna Gigi Simoni, direttore tecnico del Gubbio

bresciaoggi/Giovedì 14 Luglio 2011

Share