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Brescia, riecco il mago Zeman E adesso chi si diverte di più? Vincenzo Corbetta

LA SFIDA. Per la prima volta dopo l’infausta esperienza del 2006, il boemo sarà al «Rigamonti» da avversario con il Pescara
Con il suo 4-3-3, mal digerito da tutti, fece svanire il sogno-promozione Corioni: «Mi è rimasto sempre nel cuore, ma questa sera voglio batterlo»

  1. Scienza: «Vogliamo restare in alto» Gian Paolo Laffranchi

Al «Rigamonti» arriva il Pescara, ma l’attesa è per Zdenek Zeman. Il mago. Non è solo la curiosità di vedere dal vivo la sua squadra, che sta a pari punti con il Brescia e ha un attacco da paura (20 reti in 9 giornate, 12 del trio Sansovini-Immobile-Insigne). È la prima volta da ex a Mompiano e chissà se il boemo, scorrendo i nomi di El Kaddouri e del suo allievo (a Foggia) Salamon; di Magli e di Antonio, penserà che questo era il Brescia giusto per lui, fatto di giovani affamati e desiderosi di affermarsi. E che Corioni lo ha chiamato nel momento sbagliato.
ZEMAN sarebbe stato l’uomo giusto per questo Brescia. Scienza lo è, senza condizionale, e lo dimostrano i fatti. Corioni se lo tiene stretto, ma un’avvertenza può essere utile all’allenatore biancazzurro: contro il Pescara vinca con tutti i punteggi, non per 3-0. Non si sa mai: per informazioni chieda a Maran. E comunque non c’è nostalgia per un passato, quello made in Boemia, che è stato solo uno sfacelo, 84 giorni partiti malissimo, in una domenica mattina buia e tempestosa a poche ore da un 3-0 (appunto, Scienza), e finiti peggio.
Pur pensando tutto il male possibile della masochistica coerenza dello Zeman biancazzurro, bisogna riconoscere che il 3-2 al Cesena del 23 aprile 2006, seconda e ultima vittoria in 11 partite del boemo che alla guida del Brescia (sono parole sue) voleva vincerle tutte, per una domenica fece sognare una città.
Era Zemanlandia. Quel giorno in campo c’era un Brescia di giovani: Milani e Hamsik, che allora aveva 18 anni; Alberti e Zambrella, promesse under 21 di talento. Il Brescia vinse molto più di quel golletto di scarto. Giocò come nemmeno in Paradiso. L’unica volta in cui il popolo biancazzurro si è divertito davvero. Perchè poi Zeman non abbia insistito con la linea verde, con quel coraggio che è il suo tratto distintivo in campo e fuori, è un mistero. Con l’Atalanta, sei giorni dopo, si riaffidò ai senatori ormai sfiduciati. E a Bergamo il derby era già finito dopo 40 minuti: 0-2, Zemanlandia un ricordo. Da piangere per mesi.
«Zeman arrivò al Brescia stancamente – ribadisce il presidente Corioni -. Lo porto nel cuore, anche se lo sento di rado. Vorrà dire che, per rinsaldare la nostra amicizia, gli farò provare sulla sua pelle come gioca la mia squadra».
È una sfida, quella di Corioni, che Zeman accetterà. A viso aperto, come le sue squadre. Nel male (il Brescia) e nel bene (il Pescara). Il boemo c’è abituato e le novità non lo spaventano, a parte quando gli si sussurra modestamente di cambiare il tipo di gioco, sempre uguale dal Foggia di Rambaudi-Baiano-Signori, il 4-3-3 come dogma, imposto anche a un Brescia che andava benone con Maran «perchè Zeman è Zeman – dice chi lo difende a oltranza – e chi lo prende sa bene che è così». E nemmeno vale il discorso, dettato dal buon senso, che per poche partite si poteva anche riportare quel Brescia al consolidato 4-4-2 maraniano. Nessuno avrebbe dato dell’incoerente al «grande coerente», che si sarebbe guadagnato la conferma e, forse quella biancazzurra sarebbe stata una bella avventura.
La filosofia offensiva di Zeman ben si sposa con i gusti calcistici di Corioni. Uno che ha imposto il calcio champagne di Maifredi a una piazza come Bologna, ricevendone anni e anni di bollicine; uno che ha portato a Brescia Lucescu, avendone in cambio due promozioni in serie A e un gioco da applausi.
NESSUNO dimentica nulla degli 84 giorni di Zeman a Brescia. Nè come iniziò dopo un 3-0 al Pescara (corsi e ricorsi), nè come continuò (7 sconfitte in 11 gare), nè come finì (biancazzurri decimi e fuori dai play-off: Maran li aveva lasciati quinti e a 5 punti dalla promozione diretta).
Quando stasera salirà la scaletta del «Rigamonti», Zeman tenderà l’orecchio per sentire gli applausi («me li aspetto, ma solo dagli amici») o i fischi, che accetterà ma non capirà: l’autocritica non gli appartiene. In questo è simile a Mourinho, che Zeman non ama. Dunque, che sia vittoria per il Brescia. Ma per Scienza meglio che non sia un 3-0. Anche se mago Zeman una squadra, stavolta, ce l’ha già.

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Brescia, la difesa in emergenza Ma c’è Berardi per ogni utilizzo Vincenzo Corbetta

LA SITUAZIONE. Gli infortuni di Zoboli e Magli costringono Scienza a rivoluzionare ancora una volta il reparto arretrato
Lo svizzero candidato a giocare centrale con De Maio In 10 giornate ha coperto tutti i ruoli della retroguardia E attenzione ai cartellini gialli: in tre sono in diffida

La rivoluzione, come sempre, non è dettata da esigenze tattiche ma dalla necessità. Con la rosa del Brescia 2011-2012, risicata in difesa (portieri esclusi), all’osso in attacco e sufficiente a centrocampo, a un allenatore non resta altro.
Domani sera contro il Pescara Beppe Scienza ancora una volta avrà problemi in retroguardia, il reparto che – tra convocazioni in nazionale e infortuni – finora è stato il più soggetto alla rotazione forzata. La rifinitura pre-ritiro è prevista alle 15,30 a Coccaglio, ma salvo recuperi in extremis per sfidare l’armata abruzzese di Zdenek Zeman, Scienza non avrà a disposizione nè Zoboli, ed è un’assenza di lungo corso, e nemmeno Magli, che giovedì a Castenedolo ha accusato un risentimento muscolare nel riscaldamento. Le possibilità di recupero sono minime.
E NON ESSENDOCI a disposizione centrali di ruolo, l’allenatore del Brescia ha due opzioni: affiancare a De Maio, nel cuore della retroguardia, Berardi o Dallamano.
Il favorito è lo svizzero. Che, se così fosse, batterebbe un piccolo record: in 10 giornate avrebbe coperto tutti i ruoli della retroguardia. Delle 6 partite da titolare, per 2 volte Berardi è stato utilizzato da terzino sinistro (a Nocera Inferiore e sabato scorso a Padova) e le altre a destra (contro Torino, Cittadella, Modena e Gubbio).
Ancora una volta Scienza rischia di trovarsi in panchina un solo difensore di ricambio. L’austerità opportunamente a inizio anno adottata dal Brescia porta a questi effetti, attutiti finora dai risultati della squadra, che però non vince dal 25 settembre (2-0 al Cittadella).
BERARDI centrale non è l’unica novità della formazione anti-Pescara. L’Italia under 19 e la Svizzera under 21 hanno restituito a Scienza il portiere Leali e il terzino sinistro Daprelà, che dovrebbero riprendere la maglia da titolare. Per il resto squadra invariata. La difesa è completata dal già citato De Maio e da Zambelli sulla destra. In mediana Salamon, nella passata stagione allievo di Zeman nel Foggia, con El Kaddouri e Budel; in attacco Juan Antonio trequartista per ispirare la vena realizzativa delle punte Feczesin e Jonathas, a segno 4 volte a testa.
Dunque, la rivoluzione riguarda ancora un reparto, la difesa. Ma con il passare delle giornate e l’aumento del peso dei cartellini gialli. potrebbe riguardare anche il resto. Già tre giocatori – El Kaddouri, Budel e Jonathas – sono in diffida e alla prossima ammonizione scatta la squalifica. Particolarmente pesante sarebbe l’assenza del brasiliano. Davanti Maccan e Ramos Martinez, al momento, sono incognite. Logico che, finora, la rotazione forzata ha risparmiato l’attacco.

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Sorpresa: si rivede Cordova E fa un bel regalo a Scienza Vincenzo Corbetta

BRESCIA – L’AMICHEVOLE. A Castenedolo il cileno è rilanciato dall’allenatore, che oggi compie 45 anni
Bel gol su punizione. Ma Corioni: «Priorità ai giovani»

Sorpresona a Castenedolo Nicolas Cordova è in campo a un mese e mezzo dall’ultima apparizione (24 agosto, a Orzinuovi) e, come allora, condisce la sua prova con un gol. Quello rifilato alla squadra locale di Promozione è una specialità della casa, una punizione da 25 metri dal vertice sinistro dell’area e finita sotto l’incrocio dei pali. Una pennellata che dà una mano di vernice (leggera) al recente passato di Cordova, ai margini in attesa di essere ceduto a gennaio.
Il cileno gioca il secondo tempo nella posizione prediletta, davanti alla difesa. Scienza lo rigetta nella mischia dopo un colloquio serrato di una ventina di minuti prima della gara. Un chiarimento: il giocatore gradisce il ruolo di regista ma fa sapere che non ha preclusioni a ricoprire altre zone del campo.
A fare luce sulla vicenda in serata ci pensa Gino Corioni: «Cordova è un giocatore del Brescia a tutti gli effetti – le parole del presidente – e sul suo valore non si discute. Ma in quel ruolo, ci sono dei giovani bravi e sapete tutti quale è la politica del Brescia in questa stagione. Utilizzare Cordova non è un delitto, ma se stanno bene, giocano i giovani». Più chiaro di così…
A CASTENEDOLO il cileno disputa il secondo tempo e mostra la consueta perizia nel coast to coast, spesso millimetrici. In un paio di occasioni si innervosisce dopo scontri con avversari, ma dura pochissimo.
Al 21′ ecco la pennellata dell’artista: il pallone quasi accarezzato, la barriera scavalcata, il portiere del Castenedolo di sale. È la sesta delle dieci reti (a zero) segnate dal Brescia, la prodezza che conferma che, quando si è imparata l’arte, è dura metterla da parte.
Un bel regalo di compleanno per Scienza, che oggi compie 45 anni. Il tecnico esenta dall’amichevole (ma non dal lavoro) Leali, appena liberato dall’Italia under 19, Berardi, El Kaddouri, Salamon e Jonathas. Magli accusa un risentimento muscolare nel riscaldamento: al suo posto lo svincolato Martinez. È un Brescia mischiato, impossibile trarre indicazioni per il Pescara.
In gol nel primo tempo Scaglia, Feczesin (2) e Ramos Martinez, e in tutti c’è lo zampino di Juan Antonio, che sforna assist a ripetizione. Nella ripresa, oltre alla perla di Cordova, a segno Maccan (2) e Budel, mentre Ramos e Scaglia concedono il bis.

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Corioni investe il Brescia «La squadra più alla moda» Vincenzo Corbetta

IL RITORNO. Il presidente di nuovo in pubblico dopo un’assenza di due mesi
«Nessuno in Italia si avvicina come noi al gioco del Barcellona di Guardiola Il nostro obiettivo resta la salvezza, ma questi ragazzi potrebbero stupirci»
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Il clima è mite a Bresciadue. Si sta bene solo con la giacca, i giubbini e i cappotti per parare i rigori dell’inverno sono solo sugli attaccapanni con il cartellino del prezzo. Ci sono parecchi bambini a caccia di autografi ed è bene sentirli dire «io tifo solo Brescia».
E si sprecano i gridolini delle ragazzine alla vista dei calciatori. Della serie «chiedi chi erano i Beatles». Tutto bello. Manca, però, il calore dei tifosi della curva. Eccome se manca: i cori e gli incoraggiamenti, gli applausi e, massì, le urla di disapprovazione.
I gruppi ultras sono assenti alla serata che diventa, di fatto, la presentazione ufficiale del Brescia, con tanto di divisa maglioncino a «V» grigio, maglietta, pantaloni scuri, scarpe sportive. La organizza Carnevali, il negozio di abbigliamento di via Cefalonia che allestisce un palco all’esterno in primis per una sfilata e poi, presentati da Enrico Zani e Simona Tironi, per presentare la squadra e lo staff che hanno riportato a Brescia un minimo di entusiasmo per il calcio, dopo la retrocessione.
INVITATE 500 PERSONE, ci sono varie autorità civili (il Prefetto) e militari, Comune e Provincia sono rappresentati. Lla serata è aperta pure ai tifosi. Sommando tutti, decina più decina meno, sono in 700: un buon numero per una serata senza dubbio piacevole.
C’è pure Gino Corioni, alla prima uscita pubblica dopo almeno due mesi. Ormai il pres non si vede più allo stadio, la sua ultima (e unica finor) apparizione al «Rigamonti» risale all’antivitgilia di Ferragosto, al 5-0 di Coppa Italia contro l’Aquila. Chissà se basterà il ritorno dell’ex Zeman a smuoverlo lunedì sera dallo schermo gigante della sua casa di Ospitaletto: «Io Zeman lo porto sempre nel cuore – assicura il presidente del Brescia -. Quando l’ho preso io, è venuto stancamente».
E i risultati si sono visti: un autentico disastro. Per fortuna il Brescia di oggi sta andando diversamente: «Questa squadra ha sorpreso tutti – le parole di Corioni – e in primis anche noi. Il merito è di Scienza che la fa giocare in un certo modo, ma i calciatori della rosa sono di valore e, questo è il segreto, giocano e si allenano divertendosi». E poi un inno alla concretezza: «Dobbiamo tirare di più in porta, imparare a concretizzare di più. Questa squadra deve fare i punti». E scandisce: «I punti».
SUL PALCO il presidente è più loquace: «Una bella serata dopo un periodo così – premette il presidente -. In vent’anni ne ho viste di ogni genere, ho vissuto gioie e dolori. Pensate: dopo la retrocessione del 2005, dissi che dovevamo risalire subito in A e ci abbiamo impiegato 5 anni. Lo scorso anno, dopo la promozione, ci eravamo prefissati di non retrocedere più, anche a costo di spendere. E invece siamo retrocessi e siamo rimasti in bolletta».
Dice proprio così, Corioni: il Brescia è in bolletta. E i tifosi temono che dopo Natale… «È risaputo, qui tutti sono in vendita. Spero di non essere costretto a privarmi di qualcuno di questi giocatori a gennaio. Spero proprio di no. Certo, sarebbe più facile se non fossi da solo. Io sono troppo giovane per presiedere questa società, con un gruppo si poteva fare di più e meglio».
Ma il Brescia dell’austerità sta andando bene: «E per fortuna che in questi anni abbiamo curato bene il settore giovanile – sospira Corioni -. È la nostra salvezza».
SOTTO SOTTO il presidente spera in un colpo grossissimo: «Io sono innamorato del modo in cui un nostro ex giocatore, che è amico di tutti noi, fa giocare il Barcellona. In Italia non c’è nessuno che cerca di avvicinarsi al gioco di Guardiola. Non c’è nessuno, nemmeno in A, che gioca come il Brescia. Una meraviglia». Una squadra alla moda».
Il finale del discorso dal palco è sugli obiettivi: «Il nostro progetto è la salvezza – dice Corioni -, ma questi ragazzi ci potrebbero stupire». Sotto sotto, ma nemmeno tanto, il presidente sogna il colpaccio.

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Brescia, un gioco da applausi nonostante la coperta corta Vincenzo Corbetta

L’ANALISI. Contro il Padova, nonostante la prima sconfitta stagionale, i biancazzurri hanno offerto una bella prova
In retroguardia e in attacco le scelte di Scienza sono sempre obbligate Ma il calo delle ultime tre giornate è dovuto anche ai troppi gol subiti
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Il tour de force di ottobre, sette partite in un mese, non è iniziato nel migliore dei modi sotto il profilo dei risultati. Tre partite in una settimana e due soli punti. E se il Padova, che sabato sera ha posto fine all’imbattibilità del Brescia, è la squadra più forte della serie B (sulla carta), Modena e Gubbio rappresentavano due ostacoli non certo insormontabili.
Ci sono varie cause per questo calo di rendimento. Il principale è la rosa ristretta. Quando si giocano 3 gare in 7 giorni, si può applicare tutta la rotazione che si vuole. Ma nel caso del Brescia l’organico all’osso in due reparti su tre, difesa e attacco, obbliga Scienza a scelte forzate. O a non scelte. Come nel caso del pacchetto arretrato. L’infortunio di Zoboli, fuori ormai dalla partita di Torino del 19 settembre, costringe la coppia centrale De Maio-Magli agli straordinari. E in panchina, quando va bene, come difensore di ricambio c’è un esterno.
A PROPOSITO di esterni, la mancanza di Zambelli, rientrato solo mercoledì con il Gubbio, ha tolto al Brescia non poco sul piano della spinta. Berardi fa la spola tra la destra e la sinistra, Daprelà tra il biancazzurro e il rossocrociato della Svizzera under 21. Sarà un onore avere i propri giocatori in Nazionale, ma per una società come il Brescia è solo un onere.
La situazione difficile in difesa diventa a dir poco problematica in attacco. Feczesin e Jonathas sono i titolari indiscussi. Alle loro spalle due incognite. Padova sia Jonathas che Feczesin sono usciti per problemi fisici. Scienza, c’è da scommetterci, li avrebbe tenuti in campo fino al termine se avesse potuto. Invece ha dovuto inserire prima Ramos Martinez, al debutto assoluto, e poi Maccan, che all’attivo aveva solo un paio di spezzoni dopo due anni difficili.
I cambi dell’allenatore biancazzurro sono quasi sempre dettati dalla necessità e di rado da motivazioni tattiche. Il confronto di sabato sera è stridente: Dal Canto può scegliere a centrocampo tra Milanetto e Italiano, tra Marcolini e Cuffa; in attacco tra Lazarevic e Dramè, addirittura tra Cacia e Ruopolo. In più ha Cutolo, uno che fa la differenza.
In quali reparti Scienza ha questo tipo di opportunità? In porta di sicuro (Leali o Arcari sono garanzie). E poi? A centrocampo, il comparto dove c’è un minimo di abbondanza, i titolari sicuri sono El Kaddouri, Salamon e Budel. Vass è un rincalzo affidabile, poi ci sono giocatori dall’esperienza tutta da costruire come Martina Rini, il più impiegato tra i part time, e Paghera, molto stimato da Scienza ma in campo finora solo per 11 minuti. Tra le linee Juan Antonio è un talento appena sbocciato ma che deve ancora fiorire; Scaglia finora non ha trovato grande spazio: a Padova zero minuti nonostante la buona prova, con gol, contro il Gubbio.
SI SAPEVA benissimo all’inizio che la scelta obbligata del Brescia, una rosa figlia dell’austerità, avrebbe comportato rischi del genere. Eppure, a Padova, i biancazzurri hanno giocato una splendida partita, fatto tremare una delle corazzate del campionato, costruito occasioni, fatto circolare la sfera in modo mirabile: «Il Brescia aveva un possesso di palla mostruoso», il commento nel dopo-partita dell’allenatore dei veneti Alessandro Del Canto. È più di un complimento.
Preoccupa piuttosto la difesa: 2 gol subiti nelle prime 6 giornate, ben 5 nelle ultime 3. Ma è il discorso della coperta corta. Senza ricambi adeguati, si fa quel che si può.
Intanto il Brescia si gode i complimenti per la bella prova di sabato sera. L’importante è che, pur in una situazione oggettivamente difficile, non diventino un’abitudine.


Pure le ammonizioni ora iniziano a pesare

 

Si dice, ma non è poi così scontato, che le prove della vita aiutino a crescere. È abbastanza plausibile che diano una mano a riflettere. Dunque si va ripetendo dall’inizio del campionato e, oltre all’argomento Cutolo, è stato anche il cavallo di battaglia del dopo partita di Padova, della capacità del Brescia di rimettersi in piedi dopo la prima sconfitta. Se l0unico parametro per una previsione che, come tutte le previsioni e non solo nel calcio lasciano il tempo che trova, è il comportamento della squadra, la risposta non può che essere positiva.
Gioco corto, possesso di palla forse anche eccessivo ma certamente apprezzabile, assoluto divieto a tenere in considerazione l’idea di ammainare bandiera e… quant’altro hanno visto i 600 Bresciani accorsi all’Euganeo che ha solo vent’anni di vita ma sembra più anzianotto, fanno pendere la bilancia dalla parte dell’ottimismo.
E tenere per buona la politica del bicchiere mezzo pieno non assesta un ceffone al buon senso, purchè si tenga conto di alcune variabilli, che non sono certo dettagli. Il Brescia, che per filosofia di Scienza e soprattutto perchè non può fare diversamente, spende tonnellate di energie, ha chiuso la disfida meno terribile di quanto si pensasse ma solo per demerito del Padova, in riserva di fiato e, quando la bombola è vuota, anche le idee vanno in vacanza.
E non ci sarebbe niente di grave, o almeno irreparabile, se si potesse disporre di forze fresche, magari non proprio cloni degli affaticati, comunque in grado di surrogarli con accettabile disinvoltura.
La panchina del Brescia non è avara di giovani interessanti ma è vuota come una botte senza vino, per il ruolo del geometra. La somma delle giornate porta anche alal somma di cartellini gialli. E sabato sera, a Padova, due perni della mediana, El Kaddouri e Budel, ammoniti, sono andati in diffida. Significa che, al prossimo cartellino giallo, Scienza si troverà nella necessità di attingere da una panchina non propria ricca.
Per la verità il sostituto ce l’avrebbe in casa e a stipendio ma, a quanto è dato di capire, Cordova, dopo avere rifiutato di fare il trequartista, vive da separato in caso e vi resterà finchè venga trovata una soluzione che possa accontentare, o perlomeno non scontentare troppo, società e giocatore.
La strana (strana perchè con le squadre di Zeman non si sa mai cosa può capitare) sfida con il Pescara servirà a chiarire almeno un paio di cose: la classifica e il grado di usura di giocatori che hanno tirato la carretta forse un filo al di là delle loro capacità fisiche e anche mentali, e per questo meritano un dieci e lode.
La terza cosa da chiarire e Pescara può diventare la chiave di lettura del campionato, è appunto la possibilità del giovane Brescia di navigare nei quartieri alti o la necessità di navigare a vista come, in fondo, era stato messo in preventivo all’inizio della stagione.

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ITALIA: Serie B
09.10. 20:45 Reggina 3 – 1
Bari
09.10. 15:00 Albinoleffe 0 – 4 Livorno
09.10. 15:00 Empoli 1 – 2 Varese
09.10. 15:00 Grosseto 1 – 1 Vicenza
09.10. 15:00 Gubbio 2 – 1 Nocerina
09.10. 15:00 Juve Stabia 2 – 1
Ascoli
09.10. 15:00 Modena 1 – 1 Crotone
09.10. 15:00 Verona 1 – 3 Torino
09.10. 12:30  Finale Sampdoria 1 – 1 Sassuolo
08.10. 20:45  Finale Padova 2 – 1 Brescia (1 – 1)
08.10. 18:00  Finale Pescara 1 – 0 Cittadella
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Luci sul Brescia: una notte da grande per sognare ancora Vincenzo Corbetta

LA PARTITA. Ancora un impegno serale per la chiusura del tour de force: terza gara in una settimana
Contro il Padova operazione sorpasso per riconquistare il secondo posto Budel, Jonathas e Zambelli di nuovo titolari. Ballottaggio Antonio-Scaglia

Si accendano le luci. Il Brescia bussa alla tana del Padova, la squadra più forte del campionato. Anche se reduce dalla prima sconfitta a Bergamo con l’Albinoleffe, resta la formazione meglio costruita.
Allo stadio «Euganeo» è una sfida stellare. Si gioca la sera (ore 20,45), è un anticipo senza concorrenza, è uno scontro al vertice (seconda contro terza, divise da un punto, 17 a 16). Che volere di più se non il mantenimento dell’imbattibilità?
E L’IMBATTIBILITÀ è stata messo in serio pericolo mercoledì sera al «Rigamonti» dal Gubbio, che finora non ha ancora vinto ma da 4 giornate non piede. Radio spogliatoio parla di qualche muso lungo per la mancata vittoria con gli umbri. D’accordo che in queste prime giornate in tanti si sono fatti la bocca buona: in casa successo garantito, in trasferta il pari, un colpetto ogni tanto e la classifica si impenna. Comoda la vita.
Così il 2-2 per grazie ricevuta con la matricola umbra – quello di mercoledì è un punto gradito in quanto insperato per come si era messa la partita – a qualcuno, anche all’interno (e non si parla solo di giocatori), è sembrato la fine del mondo o qualcosa che gli si avvicina molto. Non deve essere così. Semmai Beppe Scienza avverte del pericolo contrario: «Le voci di mercato mercoledì sera hanno fatto più danni che altro – le parole dell’allenatore del Brescia -. Qui deve esistere solo il Brescia: una grande stagione può siginficare un futuro in una grande squadra».
DA DUE PARTITE, però, i biancazzurri non stanno brillando come nelle prime giornate. A Modena l’espulsione di Budel dopo 27 minuti, con il Gubbio l’avversario arroccato ma capace di percentuali da pallacanestro nell’area altrui (2 su 2). Ma anche il cambiamento di modulo. Mercoledi la formula del doppio trequartista e dell’unica punta ha tolto spazi vitali alla manovra.
MA A PADOVA Scienza ritrova d’incanto tre giocatori, uno per reparto, che riportano il Brescia al volto antico, almeno in partenza: Zambelli sulla destra in difesa, Budel in mediana, Jonathas in attacco.
Si è visto con il Gubbio cosa significa avere o non avere questi giocatori. Quando è entrato nella ripresa, Zambelli sulla destra è stata una spina costante nel fianco della difesa avversaria. La rinuncia a Jonathas in nome del turn over ha tolto fisicità all’attacco e pure Feczesin, senza il brasiliano, è parso un altro giocatore, molto meno efficace. E in mezzo la circolazione del pallone non è stata efficacia come quando c’è Budel.
SCIENZA si riserva un solo dubbio (Juan Antonio o Scaglia trequartista, ma l’argentino resta favorito), per il resto si torna al modulo più consono, il 4-3-1-2: Arcari tra i pali; Zambelli e Dallamano terzini, De Maio e Magli centrali di difesa; Salamon in mediana, El Kaddouri e Budel interni di centrocampo; Juan Antonio (o Scaglia) dietro a Feczesin e Jonathas.
Anche Dal Canto, come Scienza, ha un dubbio: chi in regia tra Italiano e Milanetto? L’ex biancazzurro ha giocato (male) mercoledì a Bergamo, quindi favorito per questioni di alternanza sembra Italiano. Il tecnico dei veneti ha intenzione di impiegare in avanti Lazarevic, liberatosi solo ieri dagli impegni con la Slovenia.
Ma a parità di dubbi, non c’è storia sul monte ingaggi: una ventina di milioni per il Padova, poco più di 6 per il Brescia dell’austerità. Eppure le due squadre in classifica sono divise solo da un punto.
Si prospetta una seratina intrigante all’«Euganeo». Si accendano le luci, please.

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Il Brescia inesauribile non si perde di notte È salvo con due lampi. LE PAGELLE. Vincenzo Corbetta

Con il Gubbio va in svantaggio due volte, ma riesce sempre a riprendersi Prima rimedia Scaglia su punizione, poi un colpo di testa di Salamon: è 2-2

Altro che Padova. È meglio, provvidenziale addirittura, concentrarsi in modo ferreo sul Gubbio. Quasi ci scappa lo scherzetto, quasi l’imbattibilità svanisce nella partita in cui tutti si aspettano un altro successo per proseguire la corsa verso il sogno. Il Brescia, però, stavolta dimostra un’altra qualità. Nella serata meno brillante di un inizio tutto lustrini e pailettes, emerge un carattere da squadra vera e non serve essere senatori o credere di esserlo come accadeva in A. Uno il carattere, se non ce l’ha, non se lo può dare. Il Brescia ce l’ha e con il Gubbio lo tira fuori nel momento più buio. Questa squadra rende luminosa perfino la tetraggine di un «Rigamonti» sempre più triste.
L’AVVENIMENTO, dunque, non è che il Brescia non batte il Gubbio. Ci sta e da queste colonne si era avvertito preventivamente delle difficoltà di questa partita. La notizia è il gol di un Bresciano, Scaglia, e non è un gol qualunque. È che, per la prima volta, segna uno che non gioca in avanti, Salamon, che dalla mediana si eleva per dare un premio (meritato) alla grinta sua e dei compagni.
Di sicuro la sfida con gli umbri fa emergere anche la coperta corta dei biancazzurri. I difensori, assenti l’infortunato Zoboli e il nazionale Daprelà (e queste convocazioni sono un onere per i club, dell’onore per i giocatori alzi la mano se a qualcuno importa), sono i 4 schierati all’inizio (Berardi, non al massimo; Dallamano, i centrali De Maio e Magli) e in panchina c’è solo Zambelli, assente da quasi un mese, e che quando entra raduna tutte le poche energie riacquistate negli ultimi giorni di lavoro con il gruppo per contribuire all’assalto conclusivo.
Il tecnico del Brescia, poi, attua la rotazione a centrocampo, facendo rifiatare uno dei più in forma (El Kaddouri), dando una chance da titolare a Martina Rini, fin qui sempre impiegato a gara in corso, e riproponendo Vass, come Zambelli assente da un bel pezzo.
E in attacco, come annunciato, fuori Jonathas e spazio alla formula del doppio trequartista (Scaglia+Juan Antonio), con il solo Feczesin di punta. Del brasiliano manca la fisicità: magari a volte quando c’è, latita; quando non c’è, come ieri sera, son dolori. Il Gubbio è più solido delle mura dei suoi palazzi medievali, arroccato com’è nella propria metà campo. Il Brescia non è in serata di grazia (e può capitare) e la formula del doppio trequartista, unita al lucchettone che Pecchia usa per blindare la sua squadra (e la propria panchina: oggi c’è, domani chissà), toglie spazio vitale a chi dovrebbe inventare (Antonio), a chi ha il compito concretizzare (Feczesin), a chi è deputato a spingere e far respirare la squadra (i laterali, i centrocampisti). Che sia dura lo si capisce subito, alla faccia di chi si ostina a non comprendere che per il Brescia gli scontri diretti son questi, mica quello di sabato con il Padova. Poi certo, ai tifosi guai a levare i sogni, ma quando in 2 minuti Martina Rini esce per un problema fisico (36′) e Cottafava in mischia infila Arcari su azione d’angolo (38′), i presagi non possono essere che funesti.
Ma qualcosa è cambiato. El Kaddouri (43′) parte in contropiede, si fa una quarantina di metri, al limite Benedetti lo ferma in fallo d’ostruzione. Il difensore si becca l’ammonizione, il Gubbio si piglia la rete grazie al sinistro di Scagli, autore di una punizione da mnuale.
PER LA TERZA volta i biancazzurri recuperano lo svantaggio in 5 minuti: è successo a Nocera Inferiore (dal 40′ al 45′ del primo tempo) e, sabato a Modena ne erano bastati 2 (dal 27′ al 29′). Ci si ringalluzzisce e l’inizio del secondo tempo, con un paio di iniziative di El Kaddouri e Scaglia autorizza sogni di gloria. Invece riecco il Gubbio: Mendicino sorprende Berardi (17′), cross basso, De Maio è in anticipo ma scivola, Giannetti gira da due passi, poi Bozzuffia di testa rende inutile la paratona di Arcari sulla precedente conclusione. Non è finita, con questo Brescia che respira affannosamente ma è sempre in battaglia, con le idee annebbiate, ma c’è. A 2′ dalla conclusione, El Kaddouri sulla destra dà un saggio di classe: scatto e cross al bacio per la capoccia bionda di Salamon, la cui inzuccata blinda l’imbattibilità del Brescia.Poco ci manca, sullo slancio, che Jonathas (in campo al posto di Juan Antonio) di testa non segni il 3-2. Finisce pari e adesso sì che si può cominciare a pensare al Padova.

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LE PAGELLE

6 ARCARI. Fulminato in mischia da Cottafava, al 17′ della ripresa compie un inutile miracolo su Giannetti, inutile perchè sulla sua respinta Bazzoffia di testa infila la sua porta. Quasi mai impegnato seriamente, se non per rilanciare l’azione con il piede.

5 BERARDI. Si fa sorprendere da Mendicino in occasione della seconda rete. Un paio di conclusioni da distanza siderale, una spinta non sempre efficace sulla destra, ma quando passa a sinistra dopo l’uscita di Dallamano ecco la frittata. E spostato sulla mancina non riesce più a contenere. Serataccia.

5,5 DE MAIO. Scivola in occasione della seconda rete del Gubbio, un’incertezza che macchia una prestazione più difficoltosa del solito anche se non priva di qualche buon intervento.

6 MAGLI. È in evoluzione continua e se ne sono accorti non pochi osservatori. Da applausi, al 21′, un recupero in corsa su Mendicino, lanciato in contropiede da un lancio extra lungo di Farina. Poi al 25′ regala un angolo al Gubbio, il primo della partita, che sfiora la rete con un colpo di testa di Benedetti. Sorpreso come tutti nell’azione dei due gol del Gubbio.

6 DALLAMANO. Una partita di corsa in fase offensiva e di qualche difficoltà sulle (rare) puntate di Bazzoffia. Ma il Brescia becca il secondo gol dalla sua parte quando lui è appena uscito.

6 ZAMBELLI. Si piazza a destra ma, dopo quasi un mese di assenze e di quasi totale inattività per la fascite plantare, non è efficace come ai bei dì. Ma è comunque un’insidia costante sulla destra. Deve ritrovare il ritmo.

6 MARTINA RINI. È alla prima gara da titolare, dopo sette spezzoni di varia consistenza, con un minutaggio sempre più alto partita dopo partita. Parte sul centro-destra, ma dopo un quarto d’ora si scambia la posizione con Vass. Grintoso al solito, esce per problemi fisici al 36′ del primo tempo.

7 EL KADDOURI. In campo al 36′ e in pochi minuti velocizza la manovra biancazzurra. È suo il contropiede dal qualer scaturisce la punizione dell’1-1. Nel secondo tempo suona la carica ed è sua l’azione sulla destra con il morbido cross di destro che porta al definitivo pareggio.

6,5 SALAMON. Sceglie il momento più giusto per la prima rete in campionato con il Brescia, la seconda dopo quella del 9 agosto 2009 in Coppa Italia con il Ravenna sempre al «Rigamonti». Uno stacco imperioso che suggella una prestazione non priva di qualche ombra, ma comunque sempre sul pezzo.

6 VASS. Riproposto dopo quasi un mese di stop (ultima apparizione a Castellammare di Stabia il 10 settembre), surroga nella posizione di interno sinistro lo squalificato Budel. Subito attivissimo, all’8′ ferma un’incursione di Bazzoffia, entrato pericolosamente in area. Poi trapesta a centrocampo e non sempre è preciso. Cerca pure la conclusione, lotta come al solito fino allo stremo anche se non è al meglio. E nel finale è tra i più continui a portare l’assalto.

7 SCAGLIA. Anche nei momenti più duri, ha il piede più felice tra i bincazzurri. Calibra bene alcuni passaggi e al 43′ del primo tempo pennella la punizione che vale l’1-1. Cerca il colpaccio all’inizio della ripresa con un mancino al volo deviato in extremis da un difensore. Ha l’argento vivo addosso.

5,5 ANTONIO. Ha un inizio difficoltoso, si sposta su tutto il fronte d’attacco cercando spazi che la difesa del Gubbio non concede. E per tutta la partita si arrabatta, cercando il guizzo che non verrà mai.

6 JONATHAS. Porta chili e centimetri per l’assalto finale, sfiora il 3-2 di testa in prossimità del 90′, conquista un paio di punizioni. La sua fisicità manca non poco a quest’attacco.

6 FECZESIN. È l’unica punta della formazione iniziale. Al 12′ gira verso la porta un assist di Vass ma trova Donnarumma pronto all’intervento. Poi fa soprattutto gioco di sponda, come per la conclusione al volo di Scaglia all’inizio del secondo tempo. Poco servito, si vede raramente ma va su ogni pallone e non molla mai.

V.C.

 

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Brescia, il cambiamento coinvolge tutti i reparti Vincenzo Corbetta

Allenamento pomeridiano a Coccaglio per il Brescia in vista della sfida serale di domani con il Gubbio. Assenti i nazionali Leali e Daprelà, oltre agli infortunati Varga e Zoboli, che hanno proseguito il lavoro personalizzato. Nel gruppo anche capitan Zambelli. Una presenza che fa ben sperare per la gara contro i rossoblù umbri: «La percentuale che io sia in campo contro il Gubbio non è altissima – frena Zambelli, ospite alla presentazione della Pallamano Leonessa in Loggia -. Sto facendo il possibile per andare almeno in panchina». Segno che il dolore per la fascite plantare sta scemando: «Con il fastidio devo convivere – evidenzia Zambelli -. Il mio è un infortunio strano. Certi giorni il piede mi duole, altri no. Per il Gubbio valuteremo con lo staff medico il da farsi. Ma con il Padova ho ottime possibilità di essere a disposizione».
Sulla sfida di domani sera al Rigamonti Zambelli è categorico: «A Modena abbiamo dimostrato di essere un grande gruppo, capace di essere più forte dei torti e dell’inferiorità numerica. Contro il Gubbio dovremo giocare come sappiamo, senza guardare la classifica. Spesso in B la graduatoria non dimostra il valore di una squadra. Bisogna giocare con la mentalità giusta».

LA SITUAZIONE. Domani contro il Gubbio Scienza varierà la formazione
In difesa sicuro Dallamano per il nazionale Daprelà In mezzo Martina Rini o Vass per lo squalificato Budel In attacco possibile un turno di riposo a Jonathas

Obbligata o meno, per il Brescia è arrivato il tempo della rotazione. E per Beppe Scienza è l’ora delle scelte. Non che l’allenatore piemontese abbia chissà quale ventaglio di possibilità, ma nella ristrettezza ha comunque opzioni di qualità: giovani che si stanno mettendo in mostra, giovani con esperienza, qualche «vecchietto» affidabile in campo e straordinario nello spogliatoio.
Scienza, finora, ha cambiato il meno possibile. Troppo bello, il giocattolo, per smontarlo senza motivo. Un anno fa Beppe Iachini, dopo le tre vittorie consecutive e il secondo posto in classifica, ne cambiò di botto 5 su 11: «Qualcuno deve rifiatare», spiegò. Il Brescia perse, anche se «bene», e iniziò la discesa a precipizio verso il ritorno in serie B.
SCIENZA sa benissimo che una rivoluzione potrebbe giovare solo al Gubbio, che domani sera si presenta al «Rigamonti» con una panchina precaria (Pecchia sì, Pecchia no), la casella delle vittorie ancora a zero ma forte di una tendenza che, almeno parzialmente, si è invertita come dimostrano i tre pareggi nelle ultime tre giornate.
Due cambi sono obbligati e sono entrambi nella parte mancina. In difesa, al posto di Daprelà, impegnato con l’under 21 della Svizzera, c’è Dallamano. Scienza lo ha allertato da giorni, da quando è arrivata l’ufficialità della convocazione dell’elvetico.
Dallamano ha l’esperienza tale per scendere in campo subito, senza che la squadra accusi contraccolpi. Il terzino nato a Castiglione delle Stiviere, classe 1983, è rientrato nella partita contro l’Empoli dopo 8 mesi di assenza. Mancava dal 9 gennaio, dalla disgraziata trasferta di Firenze (da 2-0 a 2-3 negli ultimi 20 minuti), poi il ginocchio aveva fatto crac.
L’ALTRO CAMBIO è a centrocampo. E se sul sostituto di Daprelà non ci piove, su chi darà il cambio allo squalificato Budel si può discutere. Le possibilità di scelta sono numerose: c’è l’ipotesi Bresciana (Martina Rini, Paghera) o quella straniera (l’ungherese Vass).
Il favorito è senz’altro Martina Rini. Finora il centrocampista, nato in città il 4 marzo 1990, è sempre stato impiegato e per tre volte è stato il primo cambio: alla terza giornata con l’Empoli (31 minuti), alla sesta con il Cittadella (all’intervallo ha rilevato Juan Antonio) e sabato a Modena (dal 33 del primo tempo ancora per l’argentino). In tutto ha giocato 159 minuti, dimostrandosi giocatore ad alta affidabilità.
Per la resa in crescendo meriterebbe una chance da titolare, tanto più che Vass non scende in campo dal 10 settembre con la Juve Stabia e si è appena ripreso da un infortunio muscolare. Paghera ha messo insieme la miseria di 11 minuti, gli ultimi con il Cittadella.
Scienza, pur senza toccare il modulo (il 4-3-1-2), potrebbe concedere un turno di stop a Jonathas, che è in diffida. L’allenatore del Brescia considera il brasiliano fondamentale per la manovra, possibile dunque che conceda la maglia da titolare a Maccan per avere il pupillo di Mino Raiola pronto per Padova.

 

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Il Brescia balla sulle punte Segna solo chi gioca in attacco Vincenzo Corbetta

L’ANALISI. Nelle prime sette giornate i biancazzurri sono sempre andati a bersaglio, tranne che in un’occasione
I titolari Feczesin, Jonathas e Juan Antonio hanno siglato 8 reti su 9 El Kaddouri in gol quando è stato spostato da mezz’ala a trequartista

La difesa è la meno battuta e l’attacco segna con una puntualità che nemmeno uno svizzero. Ma puntuale a segnare è chi gioca in attacco. Anche se, va detto, chi staziona a centrocampo o in difesa ci ha provato più volte, ma senza fortuna.

Nelle prime sette giornate il Brescia è rimasto a secco solo a Torino (0-0). Nelle altre 6 partite ha messo a segno 9 reti con 4 giocatori: Feczesin, Jonathas e Juan Antonio, oltre a El Kaddouri, che Scienza ha trasformato in interno mediano. Ma con il Cittadella, spostato nell’antico ruolo di trequartista, il belga ha timbrato il cartellino con uno splendido colpo di testa nel cuore dell’area.

«È VERO, ho segnato quando sono tornato all’antico ruolo – le parole di El Kaddouri -, ma ho sfiorato più volte il gol anche partendo da una posizione più arretrata».

Con il Cittadella è accaduto anche nel primo tempo, prima che l’uscita di Juan Antonio riportasse alle origini El Kaddouri. Che a Modena si è trasformato in uomo-assist. Dal suo piede destro è partita la punizione che Feczesin ha trasformato nel pareggio.

L’ungherese merita un discorso a parte. E non solo perchè è il capocannoniere del Brescia. Il 2011 si sta rivelando l’anno della consacrazione dal bomber. Ad Ascoli, dove è andato in prestito a gennaio, ha realizzato 8 reti in 19 gare; in biancazzurro, dove è tornato a furor di bilancio, 2 in 2 in Coppa Italia e 4 nelle 7 di campionato. Fanno 14 gol in 28 gare nell’anno solare, alla media di uno ogni due incontri disputati. Ed è solo logico il rinnovato interesse della Nazionale ungherese per il centravanti. Un onore per Feczesin, che ci tiene eccome; un problema per il Brescia che, in attesa di riscoprire Maccan e di vedere quanto vale Ramos Martinez, in attacco non può fare turn over.

La scoperta vera è Jonathas. Inguardabile a Modena, ma è la prima volta che il brasiliano è al di sotto della sufficienza. Finora ha assicurato al Brescia fisicità, tecnica e anche gol, visto che finora ne ha fatti tre e ogni volta che ha segnato (Vicenza, Empoli, Cittadella, sempre in casa), la squadra di Scienza ha vinto.

Jonathas è stato portato a Brescia all’inizio di quest’anno da Mino Raiola. La scorsa stagione ha raccattato le briciole: 220 minuti spalmati in 6 partite. È nel mirino del Milan, ha margini di miglioramento enormi.

JUAN ANTONIO IGNACIO è stato il giocatore più devastante nelle prime giornate. Lo schema era collaudato: scatto su una delle due fasce e assist per una delle punte, di solito Feczesin. L’argentino ci ha messo direttamente del suo a Nocera Inferiore, alla seconda giornata, firmando la rete dell’1-1. Negli ultimi turni gli avversari, capita l’antifona, gli hanno costruito intorno gabbie o sguinzagliato mastini incaricati di morderlo e seguirlo anche negli spogliatoi nell’intervallo.

A Modena Juan Antonio è stato sacrificato sull’altare della ragione tattica, dopo l’espulsione di Budel. La crescita di questo talento indiscutibile passa da una sfida: diventare immarcabile. Come ai tempi riusciva, e benissimo, un suo connazionale di nome Diego Armando Maradona, il più grande di tutti.

 

 

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Brescia, che musica E il ritmo vincente riconquista la vetta Vincenzo Corbetta

Con i gol di Jonathas ed El Kaddouri piega in casa anche il Cittadella E riaggancia il primo posto della classifica assieme a Torino e Padova

L’eco che si ode dalla vetta riconquistata è una musica suadente. Il Brescia la ascolta beato, tiene il ritmo giusto grazie a Jonathas, maestro di samba e di rap e, in futuro si spera, mastro cannoniere.

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Guai, però, a lasciarsi incantare. D’accordo, il titolista stavolta ha vita facile: abbattuto il Cittadella, sbriciolate le mura del Cittadella. Che poi mica tanto, perchè va bene che il 2-0 con un gol per tempo è la vittoria perfetta, all’inglese, ma non è così facile.
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O MEGLIO: lo è perchè il Brescia impara dal maestro Jonathas i passi di samba adeguati. Mezz’ora danzerina, con il brasiliano che bombarda di qua e di là, ma di qua e di là vola pure Cordaz, il baluardo della squadra della città con le mura. Ma non c’è gara stregata per questo gruppo spensierato e la forza probabilmente sta lì, nel non farsi troppe paranoie, nell’avere in testa i 50 punti da raggiungere il più in fretta possibile. Stop. E chi se ne importa se poi tutti sfottono con la storia dell’asticella che non si alza anche se il Brescia è al primo posto in compagnia di Padova e Torino, sulla carta di un altro pianeta

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L’unica cosa che deve stare alta è la soglia d’allarme per i conti societari. «Qui si fa mercato o si muore», disse Corioni dopo la disfatta, sportiva e soprattutto economica, della serie A. È la realtà e a gennaio, se serve, si venderà qualche gioiello, piaccia o meno.
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E ALLORA, prima di macerarsi nei cattivi pensieri, prima di digrignare tra i denti «il solito Corioni», meglio godersi la quarta vittoria in sei partite, l’imbattibilità, la difesa monstre della serie B (2 gol subiti in 6 giornate: il dato che fa la differenza), un attacco che in casa ne fa due alla volta. Tutto bello, soprattutto tutto vero.
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Il Brescia dei giovani (22,4 l’età media della formazione di partenza), con un solo trentenne titolare (Budel, il più inesauribile), degli 8 stranieri su 11 e delle assenze illustri (in ordine alfabetico: Vass, Zambelli, Zoboli), fraseggia che è un piacere. Tictoc, tictoc. Passaggi corti, fitti, gli avversari costretti al torello. Qualcuno dice che la squadra di Scienza assomiglia al Barcellona, i più saggi sono pronti a brandire l’asticella per spegnere sul nascere pericolose illusioni e paragoni irriverenti.
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Però, che bello vedere giocare questo Brescia! Questo Brescia che non risente delle assenze, nemmeno del passaggio dal freschino di Torino allo sprazzo d’estate di Mompiano, che concede anche un contropiede sull’1-0 (45′: Leali blocca su Di Roberto; eppure Zeman sta a 600 chilometri e qui ha fatto danni da un pezzo), che in 11 contro 10 per l’espulsione di Martinelli (17′ della ripresa) rischia per due volte di subire (occasioni sciupate da Schavon al 22′ e da Bellazzini al 44′).
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Ma è cercare il pelo nell’uovo in un momento del genere. Tutti – società, reduci dal disastro dello scorso anno, soprattutto tifosi – avevano bisogno di un Brescia così. Che prende gol con il contagocce (275 minuti di imbattibilità), che macina avversari, che crea occasioni, che in casa ha una precisione da orologio svizzero, due gol al Vicenza, due all’Empoli, due al Cittadella.
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IL SUCCESSO sui veneti matura alla mezz’ora del primo tempo: El Kaddouri per Salamon, lancio al bacio per Jonathas, reduce da 3 tentativi (6′, 11′ e 19′) tutti neutralizzati da un Cordaz super, controllo di destro da antologia (e il primo controllo è decisivo per prevenire le contromosse avversarie) e sinistro di precisione chirurgica sul palo più lontano.
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Poi il Brescia subisce il contropiede del Cittadella (35′: Di Roberto scatta e impegna Leali a terra), al 44′ su azione d’angolo viene salvato dal proprio portiere, bravissimo a respingere d’istinto una stoccata di Pellizzer, sbucato sul primo palo su angolo di Di Roberto.
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Nell’intervallo Juan Antonio si sente male, Scienza inserisce Martina Rini e sposta sulla trequarti El Kaddouri, che al 10′ si avvita come nemmeno il Bettega dei tempi d’oro e firma il 2-0 al culmine di un’azione che coinvolge tutti i reparti: l’attacco (Feczesin, primo cross), la difesa (Berardi, controcross), il centrocampo (Budel che fa ponte e, appunto, El Kaddouri, al debutto da stoccatore). La gara mai iniziata termina quando Budel, il matusa, pressa come un ragazzino indiavolato Martinelli, lo induce all’errore e lo costringe all’irregolarità: secondo giallo e rosso.
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Il resto non è noia e nemmeno sogno. Tutto vero, tutto suadente. Come l’eco che si ode dalla vetta riconquistata.



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