Investigatori ancora al lavoro per individuare il killer di Michele Peroni, 27 anni di Ghedi
Il patologo dovrà stabilire l’ora esatta del decesso per riscontrare il racconto dell’unico collega che era presente in fabbrica
Michele Peroni
Una nuova giornata di indagini frenetiche in una corsa contro il tempo per riuscire a dare quanto prima un nome al killer che venerdì notte ha sparato e ucciso Michele Peroni, 27enne di Ghedi, sul posto di lavoro alla «Fassa Bortolo» di Montichiari.
Un’altra giornata di lavoro intenso per i carabinieri della compagnia di Desenzano diretta dal capitano Fabrizio Massimi e del Nucleo investigativo di Brescia, coordinato dal capitano Gianluca D’Aguanno, che stanno facendo il punto della situazione, confrontando le testimonianze raccolte tra i colleghi del giovane descritto da tutti come una «bravissima persona».
UN LAVORO DI SINTESI per cercare di individuare un movente preciso perchè finora tutte le piste rimagono valide, compresa quella dello scambio di persona. Gli investigatori stanno lavorando su più fronti, l’unica ipotesi scartata con determinazione è quella del furto o della rapina degenerata, perchè nell’azienda non c’era nulla da rubare, men che meno nelle vicinanze del forno due, dove alle 4.30 è stato trovato il corpo ormai privo di vita del 27enne. Un lavoro molto difficile e complicato per gli inquirenti perchè i protagonisti della drammatica vicenda sono persone «irreprensibili»: una vita normale per la vittima, così come per il collega presente in azienda la notte del delitto. I carabinieri non sono riusciti a evidenziare alcun lato oscuro nella vita dei protagonisti.
PER MERCOLEDÌ è stata fissata l’autopsia. Tra i quesiti posti dal sostituto procuratore Michele Stagno all’anatomopatologo c’è soprattutto l’ora precisa della morte. L’orario del decesso è fondamentale perchè Michele Peroni era in fabbrica insieme a un solo collega, un 45enne di Castelmella, che ai carabinieri ha detto di averlo visto per l’ultima volta alle due di notte, di essersi preoccupato quando non l’ha visto tornare nel tempo previsto per il giro di controllo e che ha iniziato a cercarlo trovando poco prima delle 4.30 in una pozza di sangue, al terzo piano del forno per la calcificazione. Il collega di Castelmella è l’unico testimone a disposizione delle forze dell’ordine, l’ultima persona ad avere visto vivo Michele Peroni prima dell’aggressione e dell’omicidio.
I risultati dell’autopsia sono fondamentali per l’indagine, così come le analisi che verranno effettuate dai Ris di Parma sul materiale che verrà inviato domani dalla Sis dei carabinieri di Brescia. Tra il materiale da analizzare, inviato ai Ris, anche lo «stub» effettuato su cinque colleghi di lavoro di Peroni: gli esperti della sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Brescia hanno fatto il prelievo ad alcuni degli operai della «Fassa Bortolo» alla ricerca di residui dello sparo.
In attesa dei risultati scientifici e della relazione del patologo i carabinieri non possono fare altro che continuare a lavorare su quanto raccolto fino ad ora, confrontando le testimonianza e vagliando nel dettaglio quanto ripreso dal sistema di videosorveglianza che protegge tutto il perimetro e l’ingresso dell’azienda di Montichiari, ma che non punta sul luogo del delitto. Sul contenuto non trapela alcuna indiscrezione. Le telecamere non inquadrano il «forno due» dove Michele è stato aggredito, dove la pistola calibro 9 ha sparato due volte, andando a segno solo in un caso. Peroni è stato colpito con un proiettile alla nuca, sparato da una certa distanza, poi però il killer si è avvicinato e gli ha infilato la testa in un sacchetto di plastica nel tentativo, probabilmente, di non lasciare tracce di sangue. Il corpo della vittima è stato trascinato in ascensore e portato dal primo al terzo piano del forno, vicino alla bocca dell’impianto. È possibile che l’omicida volesse far sparire il corpo, ma che sia stato costretto a cambiare d’improvviso il suo piano. Nel forno, che raggiunge anche i mille gradi, potrebbe essere stata gettata la pistola.
Nel frattempo a Ghedi regnano dolore, sofferenza e incredulità. I genitori di Michele piangono la morte inspiegabile del loro figlio unico, mentre i compaesani continuano a interrogarsi sul perchè e si danno una sola risposta: «È stato uno scambio di persona».
bresciaoggi