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In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perch non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perch non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perch non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perch non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non cera pi nessuno a protestare (Martin Niemoller)

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Il cervello del pedofilo
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Il cervello del pedofilo

 
 ROSALBA MICELI (La Stampa)
 
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Da alcuni anni le neuroscienze comportamentali indagano nei territori oscuri della pedofilia. Chi il pedofilo? Un criminale o un malato mentale con un cervello che lo predispone a determinati comportamenti sessuali? Una ricerca condotta da un team di scienziati tedeschi dell'Universit di Duisburg-Essen, pubblicata recentemente sul Journal of Psychiatric Research, e ripresa dal New Scientist, mostra le immagini in risonanza magnetica del cervello di 18 pedofili conclamati, con un basso punteggio IQ, in carcere per aver abusato ripetutamente di minori di 14 anni. I risultati sembrano significativi: una riduzione di cellule nervose, in particolare dal 2 al 4% in meno di materia grigia nella corteccia orbitofrontale, area coinvolta nei processi decisionali, nel ragionamento e recentemente associata dai ricercatori del Max Planck Institute al controllo degli impulsi (il cosiddetto self-control) e dal 5 al 7% in meno a livello del putamen, una struttura cruciale per un vasto range di funzioni come il movimento e lapprendimento.

Anomalie simili della materia grigia sono state gi riscontrate in soggetti che presentano disturbi del comportamento di tipo compulsivo. Boris Schiffer, autore dello studio, sottolinea limportanza di un corretto sviluppo della corteccia orbitofrontale nel moderare i comportamenti di addiction. Tuttavia, bene dirlo, altre ricerche presentano un quadro pi complesso del fenomeno pedofilia. Nellaprile 2007 un gruppo di ricercatori dellUniversit Otto-von Guericke ha pubblicato una analisi di imaging cerebrale su pedofili che avevano confessato di essere attratti da bambini ed adulti: non erano presenti le anomalie trovate dal gruppo di Schiffer, sebbene fossero evidenti riduzioni della materia grigia in altre aree cerebrali.

ImageLa pedofilia lascia tracce profonde, forse indelebili, nella psiche di un bambino. Se il pedofilo ne avesse una pur vaga consapevolezza riuscirebbe a controllare limpulso sessuale? Spesso lunica forma di empatia che prova nei confronti delle emozioni degli altri consiste nellindividuare la vittima idonea tra le tante potenziali e manovrarla in modo da favorire le molestie sessuali. E possibile aumentare il livello di empatia del pedofilo in modo che eviti le ricadute? O addirittura ne prevenga gli abusi? Alcuni anni fa, William Pithers, psicologo del carcere del Vermont, ha messo a punto un programma di trattamento di soggetti in carcere per abusi sessuali su minori: i molestatori leggono resoconti e filmati di crimini simili ai propri, descritti dal punto di vista della vittima. Poi, durante la drammatizzazione dellevento nella terapia di gruppo, devono immedesimarsi nel ruolo del bambino violato. Dopo il rilascio coloro che si erano sottoposti al programma ripetevano il crimine in misura dimezzata rispetto a chi non lo aveva seguito. Ma si tratta di un processo di maturazione emotiva lungo e complesso e lo stesso Pithers si reso conto che spesso si preferisce optare da ambo le parti - paziente e terapeuta - per misure pi intrusive di trattamento, come la castrazione chimica, se si vuole che il pedofilo sia messo subito e in modo definitivo in condizione di non nuocere.

Occorreranno ancora anni di ricerche per comprendere i meccanismi neurobiologici che portano alla pedofilia. Di certo sappiamo dalle interviste-confessioni di alcuni pedofili dove e come il pedofilo sceglie la sua vittime: spesso si insinua, per lavoro o per diletto, in ambienti frequentati da bambini (asili, scuole, ambienti ricreativi per linfanzia, cori di chiese, corsi di musica, di pittura, etc) e predilige gli individui pi vulnerabili appartenenti a famiglie disagiate o disgregate, con scarsa protezione sociale. Quindi in questi luoghi e su questi soggetti che bisogna prestare la massima attenzione con programmi preventivi mirati ad aiutare linfanzia e le famiglie.

  





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