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IL CRACK FINANZIARIO, BERLUSCONI E FAMIGLIA.
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Martedì, 14 Ottobre : 2008

IL CRACK FINANZIARIO,
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Berlusconi E FAMIGLIA.


    Ebbene, sembrerebbe che la crisi finanziaria mondiale originata in USA dai titoli sub-prime, sia rientrata: almeno nelle sue più macroscopiche e pericolose manifestazioni sul breve periodo. La principale era la totale crisi di fiducia che aveva caratterizzato il mercato finanziario mondiale. Se non si fosse arrestata, avremmo avuto un fuggi-fuggi generale, non solo, e non principalmente dalle Borse, ma dalle Banche: esse sarebbero crollate, venendo meno alla loro funzione che oggi è imprescindibile, esiziale, per tutta l’economia: dalle grandi, alle piccole e minute aziende. Si stava realizzando il fermo totale della circolazione creditizia, che è l’ossigeno per l’attività produttiva, perché le Banche non avevano liquidità disponibile. E se l’avevano non la cedevano facilmente alle altre banche, come si fa normalmente, perché ognuna temeva che l’altra potesse improvvisamente fallire, avendo “in pancia”  titoli-spazzatura, tenuti nascosti, che poi sarebbero emersi, creando problemi di solvibilità. Perciò il tasso creditizio, con cui le Banche si pagano questo scambio, che nella zona Euro si chiama EURIBOR, mentre nella zona Dollaro-Sterlina si chiama LIBOR, essendo stabilito a Londra, aveva raggiunto tassi elevati e crescenti superiori allo stesso tasso di sconto stabilito dalle Banche Centrali, compresa la BCE europea: fenomeno altamente preoccupante. Come stabilito di concerto da tutte le principali Banche Centrali del mondo, compreso il BRIC (l’insieme delle nazioni economicamente emergenti: Brasile, Russia; india, Cina), il tasso di sconto principale, cioè il “costo del denaro”, nelle principali valute scendeva, ma il Libor-Euribor saliva.  E saliva contemporaneamente e per le stesse ragioni, il clima di sfiducia nelle Borse, dove tutti vendevano azioni e titoli, abbassandone ulteriormente il prezzo: ma anche facendo scendere il valore di importanti aziende quotate in borsa. Insomma: ci si avviava verso il baratro. Perché le imprese, svalutate finanziariamente, sarebbero state costrette a chiudere perché prive di capitale, o a ricapitalizzarsi con forti esborsi di “denaro fresco”. E qui parliamo di tutte le imprese, non solo italiane o americane. Si era visto altresì che il piano Bush-Paulson, con cui le Casse Federali Usa avrebbero comprato tutti questi titoli-spazzatura, spendendo almeno 700 mlrd di Usd, era miseramente fallito: non ha ricreato la fiducia: anzi aveva accelerato il processo inverso: la settimana tra il 6 e l11 Ottobre è stata una settimana di passione, per le perdite delle Borse. Si parla di 500 mlrd di euro. E allora chi ha operato il miracolo? E’ forse stato il Silvio Nostro, Santo aduso a operare miracoli con gli annunci tv? No. E’ stato invece il Primo Ministro inglese, quel grigio Gordon Brown che a molti sembrava il simbionte sciupato di T.Blair, che ne aveva usurpato fellonamente il posto e il ruolo, tra l’altro non avendone le qualità, condannato al tramonto politico e invece “resuscitato”. Il piano, fatto proprio da tutte le principali istituzioni statali centrali, prevede essenzialmente la Nazionalizzazione temporanea delle Banche in crisi di liquidità e costrette a chiudere, con la contestuale messa in mora del management compromesso e dei bonus che essi stessi si erogavano, insieme all’assicurazione, da parte dello Stato, dei depositi e conti correnti. Ma soprattutto, ed è l’uovo di Colombo, lo Stato si sarebbe fatto carico dell’aumento del tasso Euribor-Libor, con fondi espressamente indicati, per ripermettere la circolazione della liquidità interbancaria, senza la quale c’è il blocco dell’economia. Ed è tutto qui. Una ricetta dall’applicazione immediata e senza farraginose burocrazie: che invece si stanno già producendo con le misure Bush-Paulson. La risposta dei mercati azionari è stata immediatamente positiva. Quindi, parrebbe che la fiducia sia tornata. E l’Italia che ha fatto? Mentre il Governatore della Banca d’Italia e perfino Tremonti si sono zittiti,perché in questo caso è meglio tacere, come al solito Silvio Nostro, nun c’l’ha fatta a’ s’ sta’ zitt’, e ha parlato. Il suo parlare di fiducia nel sistema bancario italiano era controproducente: perché gli indici di Milano cedevano ulteriormente, sembrava menagramo; poi ha detto di comprare i titoli Enel ed Eni, e poi anche i suoi Mediaste, arrivando, infine, al punto di ipotizzare la chiusura dei mercati azionari, operazione che si fa solo alla vigilia di una dichiarazione di guerra: e questa è la fiducia che voleva comunicare…E’ vero: il Consiglio dei Ministri ha varato abbastanza speditamente questo piano: ma senza copertura finanziaria. Cioè: “la guerra la facciamo mo’ mo’…ma senza esercito…”. E quando al Ministro Brunetta è stato domandato: ma scusate, questi soldi da quale capitolo di bilancio li pigliate, da chi li togliete, senza fare nuove tasse?; ha risposto, con fare complice-misterioso: da “tecnicità”; e che vuol dire?  Vuol dire solo: “guagliu’! speramm’ ca nun chiov’ pecchè stamm’ senz’ ombrello!” Se non è questo puro intrattenimento tv…. Ma poi, la cosa più importante (per il Cavaliere), è che vuol fare diventare Mediobanca, una struttura privata, e non la Banca centrale, advisor, ovvero operatore nella gestione di queste eventuali nazionalizzazioni, Questa Mediobanca è presieduta da Geronzi, banchiere pluriinquisito e condannato, ma che ha l’appoggio di Berlusconi: anzi vice presidente ne è la figlia Marina e nel Consiglio d’Amministrazione vi sono amici stretti di B, vecchi e nuovi. A parte il doveroso compito di sistemare la figlioletta, che altrimenti non riuscirebbe a superare concorsi, esami, ecc., c’è anche il disegno strategico di ridisegnare il gotha del capitalismo italiano con lui come centro stellare; e di cui la pseudo-cordata dei “volenterosi” nella nuova Alitalia, con i debiti a carico dello Stato, è stato il primo passo.  

  



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