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IL MESSICO DICE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL PETROLIO
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Martedì, 29 Luglio : 2008  Gennaro Carotenuto

 
IL MESSICO DICE NO
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 ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL PETROLIO


Nel referendum consultivo convocato dai partiti progressisti in Messico, l’87% dei votanti ha detto di NO all’ingresso dei capitali privati in Pemex, la compagnia petrolifera statale, rifiutando il piano di privatizzazione del governo di Felipe Calderón.

Quando il petrolio fu nazionalizzato, nel 1938, il presidente Lázaro Cárdenas disse: “dal possesso del petrolio dipende di chi è il Messico. Se il petrolio è dei messicani allora il Messico sarà dei messicani”. Oggi, 70 anni dopo, la sostanza del discorso non è cambiata e al centro del programma del governo del PAN (centrodestra) presieduto da Felipe Calderón, su straordinarie pressioni di multinazionali petrolifere, innanzitutto spagnole e statunitensi, per entrare nel mercato messicano, c’è di nuovo la privatizzazione, sia pur parziale, di PEMEX una delle più grandi compagnie petrolifere al mondo. Il motivo principale addotto dal governo è la scarsa capacità di investimenti della compagnia statale coniugato con la necessità di attrarli dall’estero per estrarre greggio soprattutto in alto mare in condizioni che necessitano di tecnologie particolarmente avanzate.
Un aspro dibattito va avanti da marzo, con continue manifestazioni in tutto il paese in difesa di una delle principali ricchezze del paese, ma adesso si è arrivati allo svolgimento di un referendum, autoconvocato e con puro valore consultivo, dai principali partiti della sinistra a partire dal PRD (Partito della Rivoluzione Democratica), che ha schierato le sue due figure più importanti, l’ex-candidato presidenziale Andrés Manuel López Obrador e il sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard.

Il referendum si è svolto in 10 dei 32 stati del paese e l’87% di no, che corrisponde a più di due milioni di votanti, ha generato commenti contrastanti. Per la maggioranza i votanti sono stati meno del previsto in un referendum che non avrebbe alcun valore. Per l’opposizione, che il Referendum ha convocato, invece la consultazione è stata un grande successo di mobilitazione popolare e i quasi 900.000 votanti nella sola capitale rappresentano il massimo di partecipazione in consultazioni del genere.

  





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