SCEGLI: Cronaca - Politica - Economia - Ambiente - Salute - VideoNews
- Sport
L'Okkio Arte, Cinema e Comunicazione - "Ridendo castigo i mori" - Le "altre"news - Seduti sul muretto
News dal Vaticano - Accadde Oggi - Pianeta "giustizia" - Diritti dei Cittadini - ZTL in Italia
Chi è Chi - Entertainment
- Spettacoli - Arte & Cultura - Eventi - Cuoco anch'io
Biologia molecolare, OGM, Alimentazione e Salute - Ecologia, Acquariologia e Biologia Marina
Informazione? - Abusi & Violenze - Pedofilia - Pedofilia
(documentazione video)
TUTTE le "Ultimissime" e "Chi è in linea ora" - HOME PAGE
L'Okkio Arte, Cinema e Comunicazione - "Ridendo castigo i mori" - Le "altre"news - Seduti sul muretto
News dal Vaticano - Accadde Oggi - Pianeta "giustizia" - Diritti dei Cittadini - ZTL in Italia
Chi è Chi - Entertainment
Biologia molecolare, OGM, Alimentazione e Salute - Ecologia, Acquariologia e Biologia Marina
Informazione? - Abusi & Violenze - Pedofilia - Pedofilia
TUTTE le "Ultimissime" e "Chi è in linea ora" - HOME PAGE
Domenica, 31 Agosto : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
"La forza disarmata dell'amore", risposta cristiana alla violenza, spiega il Papa
Il Pontefice chiede collaborazione per evitare la morte degli immigrati
Il Papa parla con i suoi ex allievi del Gesù storico e della Passione
Benedetto XVI chiede preghiere e aiuto per i rifugiati
Il ruolo dei giovani zingari nella Chiesa e nella società
Il Cardinal Sodano presiede la dedicazione della nuova chiesa cattolica a Kazan
L'Arcivescovo Marchetto invita a "investire" sui giovani zingari
NOTIZIE DAL MONDO
Dolore dei Vescovi per la depenalizzazione dell'aborto a Città del Messico
La simbologia del "Cammino della Luce" per la visita del Papa a Parigi
MEETING DI RIMINI
Il popolo cristiano protagonista del Meeting di Rimini
ANALISI
Ombre sulle Olimpiadi di Pechino
ANGELUS
Benedetto XVI: per il cristiano la croce non è qualcosa di "facoltativo"
DOCUMENTI
Omelia del Cardinal Bagnasco per la solennità della Madonna della Guardia
--------------------------------------------------------------------------------
Santa Sede
--------------------------------------------------------------------------------
"La forza disarmata dell'amore", risposta cristiana alla violenza, spiega il Papa
Meditando sulla croce come via di salvezza
CASTEL GANDOLFO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- In un mondo caratterizzato dalla violenza e dall'odio, la risposta del cristiano è "la forza disarmata dell'amore", ha affermato Benedetto XVI.
In questo consistono ai nostri giorni la croce e la negazione dell'egoismo ai quali Gesù invita nel Vangelo, ha affermato rivolgendosi alle migliaia di pellegrini che hanno partecipato questa domenica a mezzogiorno alla recita della preghiera mariana dell'Angelus.
Il Papa ha commentato insieme a quanti si erano riuniti nel cortile della residenza pontificia di Castel Gandolfo il brano evangelico della liturgia del giorno, in cui l'apostolo Pietro si oppone all'annuncio di Gesù della sua passione e morte.
"E' evidente che il Maestro e il discepolo seguono due modi di pensare opposti. Pietro, secondo una logica umana, è convinto che Dio non permetterebbe mai al suo Figlio di finire la sua missione morendo sulla croce", ha constatato il Pontefice.
Gesù, al contrario, "sa che il Padre, nel suo immenso amore per gli uomini, lo ha mandato a dare la vita per loro, e che se questo comporta la passione e la croce, è giusto che così avvenga", ha aggiunto.
"Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, non è certamente per un disegno crudele del Padre celeste. La causa è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e mortale da richiedere tutto il suo sangue", ha spiegato.
E' infatti "con la sua morte e risurrezione, che Gesù ha sconfitto il peccato e la morte ristabilendo la signoria di Dio", ha ribadito il Pontefice.
"Ma la lotta non è finita - ha avvertito -: il male esiste e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni. Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l'ingiustizia che infieriscono sui deboli, se non l'opposizione del male al regno di Dio? E come rispondere a tanta malvagità se non con la forza disarmata dell'amore che vince l'odio, della vita che non teme la morte?".
"E' la stessa misteriosa forza che usò Gesù, a costo di essere incompreso e abbandonato da molti dei suoi", ha risposto.
Per portare a pieno compimento l'opera della salvezza, "il Redentore continua ad associare a sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo".
"Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore".
"Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce".
Il Papa ha concluso il suo intervento esortando i cristiani "ad andare con decisione dietro al Signore, per sperimentare fin d'ora, pur nella prova, la gloria della risurrezione".
--------------------------------------------------------------------------------
Il Pontefice chiede collaborazione per evitare la morte degli immigrati
Di fronte al dramma di quanti muoiono nelle acque del Mediterraneo
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- L'aumento delle drammatiche morti degli immigrati in cerca di un futuro migliore in un Paese straniero ha portato questa domenica Benedetto XVI a ricordare le responsabilità delle persone coinvolte e a chiedere la collaborazione di tutti i Paesi, sia di quelli d'origine che di quelli d'accoglienza.
Nel tradizionale incontro in occasione dell'Angelus, il Papa ha constatato con dolore che "in queste ultime settimane la cronaca ha registrato l'aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall'Africa".
"Non di rado, la traversata del Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l'alto numero di vittime", ha constatato.
Secondo il Santo Padre, "la migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell'umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni".
"L'emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso tempo, efficaci risposte politiche", ha sottolineato.
Il Pontefice ha incoraggiato l'operato delle istituzioni regionali, nazionali e internazionali che si occupano della questione dell'immigrazione irregolare, esortando queste realtà "affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e spirito umanitario".
"Senso di responsabilità devono mostrare anche i Paesi di origine, non solo perché si tratta di loro concittadini, ma anche per rimuovere le cause di migrazione irregolare, come pure per stroncare, alle radici, tutte le forme di criminalità ad essa collegate", ha aggiunto.
Dal canto loro, "i Paesi europei e comunque quelli meta di immigrazione sono, tra l'altro, chiamati a sviluppare di comune accordo iniziative e strutture sempre più adeguate alle necessità dei migranti irregolari".
Questi ultimi vanno poi "sensibilizzati sul valore della propria vita, che rappresenta un bene unico, sempre prezioso, da tutelare di fronte ai gravissimi rischi a cui si espongono nella ricerca di un miglioramento delle loro condizioni e sul dovere della legalità che si impone a tutti".
Benedetto XVI ha concluso richiamando "l'attenzione di tutti sul problema" e chiedendo "la generosa collaborazione di singoli e di istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione".
--------------------------------------------------------------------------------
Il Papa parla con i suoi ex allievi del Gesù storico e della Passione
Con due invitati speciali, grandi esegeti evangelici
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Dal 30 agosto al 1° settembre si celebra nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo il tradizionale incontro di Benedetto XVI con 38 suoi ex allievi.
Il tema scelto per questa occasione è la rispondenza del Gesù descritto dai Vangeli alla storicità della sua figura e il racconto della Passione.
I partecipanti appartengono al cosiddetto Ratzinger Schülerkreis, vale a dire il circolo di ex allievi che hanno discusso la tesi di Teologia con il professor Joseph Ratzinger e che si riunivano anche quando era Arcivescovo di Monaco e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Al colloquio sono stati invitati in questa occasione due esegeti evangelici che Benedetto XVI conosce molto bene, secondo quanto rende noto "L'Osservatore Romano". Si tratta di Martin Hengel e di Peter Stuhlmacher, studiosi di fama mondiale.
Di Gesù si sta parlando sia alla luce del libro scritto da Benedetto XVI sia nella prospettiva del secondo volume che il Papa dedicherà alla conoscenza di Gesù, con particolare attenzione alla sua Passione.
Argomento della relazione di Martin Hengel è stato la storicità della figura di Gesù. Peter Stuhlmacher ha parlato invece della passione e morte di Cristo proponendo le riflessioni maturate in seguito ai suoi approfondimenti.
I due studiosi - entrambi docenti all'università di Tubinga, dove Ratzinger è stato professore negli anni '60 - hanno presentato al dibattito temi indicativi ma non sono entrati nel merito delle opere del Papa.
Hengel non è nuovo a questo tipo di incontri. Già una volta, negli anni Novanta, ha partecipato a un incontro organizzato dal Ratzinger Schülerkreis. Allora si parlò della figura di Pietro nel Vangelo di Marco.
"Benedetto XVI ha sempre ribadito che la rappresentazione di Gesù che ne fanno i Vangeli non solo è teologicamente fondamentale ma, negli elementi essenziali, corrisponde al vero Gesù storico. Per questo sarà molto interessante il confronto con uno storico ed esegeta del rango di Hengel", spiega il quotidiano vaticano.
Dopo le relazioni dei due docenti ha avuto inizio il dibattito. All'incontro partecipano il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna, il Vescovo ausiliare di Amburgo, monsignor Hans-Jochen Jaschke, e i 38 ex allievi di Ratzinger.
Tra loro vi sono un docente proveniente dall'Africa - esperto oltre che in Teologia anche in Antropologia - e altri professori, parroci, religiosi, religiose e laici.
Domenica mattina i partecipanti all'incontro hanno preso parte alla celebrazione della Messa durante la quale il Cardinale Arcivescovo di Vienna ha pronunciato l'omelia.
L'incontro è curato per l'aspetto organizzativo da Stephan Horn, salvatoriano tedesco di 72 anni che presiede l'associazione degli ex allievi del Papa.
--------------------------------------------------------------------------------
Benedetto XVI chiede preghiere e aiuto per i rifugiati
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI chiede nel mese di settembre preghiere e aiuto per i rifugiati.
Lo propone nelle intenzioni dell'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone nei cinque continenti, per il nono mese dell'anno.
L'intenzione generale per il mese di settembre è "Perché coloro che a causa delle guerre o dei regimi oppressivi sono costretti a lasciare la propria casa e la loro patria siano sostenuti dai cristiani nella difesa e nella tutela dei loro diritti".
Ogni mese si prega anche per un'intenzione missionaria. Quella di settembre dice così: "Perché ogni famiglia cristiana, fedele al sacramento del matrimonio, coltivi i valori dell'amore e della comunione, sì da essere una piccola comunità evangelizzante, aperta e sensibile ai bisogni materiali e spirituali dei fratelli".
--------------------------------------------------------------------------------
Il ruolo dei giovani zingari nella Chiesa e nella società
Al centro del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- I giovani zingari e il loro ruolo nella Chiesa e nella società saranno al centro del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in collaborazione con la Conferenza Episcopale Tedesca.
Il Congresso, che si svolgerà a Freising (Germania) dal 1° al 4 settembre proprio sul tema "I giovani zingari nella Chiesa e nella società", "prende spunto dal Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato 2008, nel quale, tra l'altro, il Pontefice esorta ad un impegno a favore dei giovani migranti, al fine di aiutarli ad affrontare nel modo migliore la sfida dell'integrazione e di offrire loro la possibilità di acquisire quanto può giovare alla loro formazione umana, culturale e professionale", ricorda un comunicato stampa del dicastero ricevuto da ZENIT.
"Pur nelle dovute distinzioni tra migranti e itineranti - sottolinea il testo -, tale esortazione è valida anche per i giovani zingari, di solito maggiormente soggetti alla discriminazione, rispetto ai loro coetanei gağé (non-zingari)".
Sono stati invitati al Congresso i Vescovi promotori e i direttori nazionali, gli operatori pastorali e i rappresentanti degli zingari provenienti dalle 25 Nazioni in cui si registra una pastorale specifica a loro favore. Saranno presenti all'evento per la prima volta delegazioni di Cile, Filippine e Indonesia.
Gli oltre 150 partecipanti, spiega il comunicato, "si impegneranno in una verifica delle necessità spirituali e materiali dei giovani zingari, per denunciare e sanare situazioni di svantaggio che oggettivamente gravano su di loro, e, successivamente, individuare modi più adeguati con i quali sostenere la loro promozione umana e religiosa, e infine favorire una maggiore partecipazione in progetti, decisioni e attività che li riguardano".
Il Congresso sarà articolato in due momenti: al mattino si svolgeranno le esposizioni dei relatori, a cui seguirà un dibattito in assemblea; il pomeriggio sarà invece occupato da due tavole rotonde, una dei direttori nazionali e l'altra dei giovani zingari.
Tra i relatori figurano anche zingari impegnati attivamente nelle loro associazioni, come la dott.ssa Eva Rizzin - membro della Federazione Rom e Sinti Insieme e del Centro di ricerca azione contro la discriminazione dei Rom e Sinti - OsservAzione -, che riferirà sulla situazione socio-politica dei giovani zingari oggi e sulle prospettive per il futuro, e Nicolae Gheorghe - già Consulente dell'OSCE-ODIHR sulle questioni dei Rom e Sinti - e Mª Belén Carrera Maya - missionaria spagnola -, che presenteranno le opportunità di aggregazione zingara nei suoi aspetti educativi, professionali e politici.
Nel mondo ci sono circa 36 milioni di zingari, 18 dei quali si ritiene vivano in India, loro terra d'origine. Secondo le stime ufficiali del Consiglio d'Europa, nel vecchio continente sono tra i 9 e 12 milioni, diffusi soprattutto all'Est. La popolazione zingara è costituita da vari gruppi ed etnie, tra cui Rom, Sinti, Manousche e Kalé, Yéniches e Xoraxané.
Gli zingari, denuncia il comunicato del Pontificio Consiglio, "rappresentano una minoranza svantaggiata, soggetta a discriminazione in tutti i campi: istruzione, lavoro, alloggio e servizi sociali (cure mediche)".
La frammentazione della popolazione in molti clan familiari "non aiuta a mantenere quell'unità necessaria per una rappresentazione presso i governi o le istituzioni europee", anche se negli ultimi anni "in molti Paesi la minoranza zingara comincia a guadagnare un'attenzione politica", grazie a numerose iniziative dell'ONU e del Consiglio d'Europa, del Parlamento Europeo e dell'OSCE per migliorare le sue condizioni di vita.
"È quindi un tempo decisivo per gli zingari, questo, anche se difficile, per trovare modi di rappresentanza efficace anche al livello internazionale, per proteggere i propri giusti interessi e assicurare che l'identità e la cultura zingara siano riconosciute dalle società maggioritarie", conclude il testo.
--------------------------------------------------------------------------------
Il Cardinal Sodano presiede la dedicazione della nuova chiesa cattolica a Kazan
Capitale della Repubblica del Tatarstan, nella Federazione Russa
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Angelo Sodano ha presieduto questo venerdì la liturgia di dedicazione della nuova chiesa cattolica di Kazan, capitale della Repubblica del Tatarstan, nella Federazione Russa, dedicata all'Esaltazione della Santa Croce.
L'edificio, ricorda "L'Osservatore Romano", è stato costruito nello stesso luogo su cui sorgeva una chiesa espropriata dai bolscevichi al potere subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre.
Tra le autorità civili presenti alla dedicazione del tempio c'era anche Mintimer Shaimiev, Presidente della Repubblica del Tatarstan, di religione musulmana.
Il Cardinal Sodano, decano del Collegio Cardinalizio, è stato accompagnato dal Nunzio Apostolico rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa, l'Arcivescovo Antonio Mennini, che ha concelebrato la liturgia eucaristica nella nuova chiesa.
L'Eucaristia, ha affermato il presule, è stata anche un modo per ringraziare a nome di Benedetto XVI gli amministratori e tutta la popolazione di Kazan - a maggioranza musulmana - per il loro impegno per restituire il luogo di culto alla minoranza cattolica, composta da circa 500 fedeli.
Responsabile della parrocchia è don Diogenes Urzika, sacerdote argentino della Congregazione del Verbo Incarnato, per il quale la costruzione della chiesa è "un atto di giustizia" e "un miracolo della Madonna di Kazan".
L'icona sacra raffigurante la Vergine scomparve dalla città di Kazan agli inizi del Novecento e venne donata dopo varie vicissitudini nel 1993 a Giovanni Paolo II, che la custodì e la venerò per undici anni nel suo appartamento privato.
Nel 2004 il Papa polacco decise di donare l'icona ad Alessio II, Patriarca di Mosca, tramite il Cardinale Walter Kasper, perché potesse tornare ad essere venerata da tutto il popolo russo.
Ringraziando le autorità della Repubblica del Tatarstan, che hanno offerto il terreno su cui sorge la nuova chiesa cattolica, l'Arcivescovo Mennini ha sottolineato il clima di solidarietà e collaborazione tra cattolici, ortodossi e musulmani a Kazan.
I costi di allestimento degli interni dell'edificio e quelli per la costruzione dell'attigua casa parrocchiale sono stati invece sostenuti da "Aiuto alla Chiesa che Soffre", l'opera di diritto pontificio che sostiene le comunità cattoliche in difficoltà.
Il Nunzio Apostolico ha affermato che il Cardinal Sodano ha donato alla nuova chiesa un calice a lui affidato qualche giorno prima da Papa Benedetto XVI.
La Repubblica del Tatarstan ha circa 3.800.000 abitanti, appartenenti a settanta etnie, ed è caratterizzata dalla tolleranza religiosa e dal dialogo, ecumenico tra cattolici e ortodossi e interreligioso tra cristiani e musulmani.
--------------------------------------------------------------------------------
L'Arcivescovo Marchetto invita a "investire" sui giovani zingari
In vista del Congresso su "I giovani zingari nella Chiesa e nella società"
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Investire sui giovani zingari in quanto protagonisti delle loro società nel futuro è l'invito rivolto dall'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in vista del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, che avrà luogo a Freising (Germania) dal 1° al 4 settembre.
Saranno oltre 150 i partecipanti all'evento, che si confronteranno sul tema "I giovani zingari nella Chiesa e nella società".
"I giovani di oggi sono coloro che formeranno la società di domani, nelle loro mani è il futuro delle nazioni", ha spiegato il presule in un'intervista concessa alla "Radio Vaticana". "Su di essi è concentrata l'attenzione e le attese degli Stati per un domani magari migliore".
Per questo motivo, ha aggiunto, "è necessario 'investire' sui giovani, cioè offrire loro opportunità di educazione e formazione professionale, di crescita e di sviluppo di quel grande potenziale umano e spirituale che portano in loro".
I giovani zingari, ha lamentato, sono di solito maggiormente soggetti alle discriminazioni. Per questo motivo, con il Congresso si vogliono "considerare le loro le necessità spirituali e materiali, denunciare e sanare le situazioni di svantaggio che oggettivamente gravano su di loro, e, inoltre, individuare modi più adeguati con i quali sostenere la loro formazione umana, professionale e religiosa".
"In più, offriremo loro occasione per esprimere le proprie attese e necessità per favorire un'autentica integrazione (che non è assimilazione) e una maggiore partecipazione nei progetti e nelle decisioni e attività che li riguardano".
L'Arcivescovo Marchetto ha ricordato che il numero degli operatori pastorali a favore degli zingari è cresciuto notevolmente in tutto il mondo, al punto che oggi in quasi tutti i Paesi europei esiste una struttura pastorale specifica.
L'anno scorso, ha aggiunto, il dicastero ha convocato il Primo Incontro Mondiale di Sacerdoti, Diaconi e Religiosi/e di origine zingara, che ha avuto una quarantina di partecipanti.
Per favorire una migliore pastorale specifica, il Pontificio Consiglio ha inoltre pubblicato, l'8 dicembre 2005, Orientamenti per una Pastorale degli Zingari, "il primo Documento della Chiesa, nella sua dimensione universale, dedicato alla popolazione zingara e ai nomadi in generale".
Nel testo si afferma che per la Chiesa l'accoglienza degli zingari rappresenta una sfida, che il presule ritiene possibile vincere "grazie, in gran parte, alle persone che sono impegnate nella pastorale degli zingari, ma soprattutto grazie agli zingari consacrati".
"Per poter parlare di un'autentica accoglienza, intesa anche in termini di integrazione e di incontro di culture, è necessario un grande cambiamento di mentalità, anche in ambito civile", ha sottolineato.
"Purtroppo - denuncia -, molto spesso ancora nei nostri rapporti con gli zingari ci lasciamo guidare da pregiudizi e preconcetti nei loro confronti". Dai rapporti che pervengono dalle Chiese locali si constata infatti che "un po' dappertutto gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, e altresì razzismo e xenofobia".
Di fronte a questa situazione, la Chiesa propone in primo luogo "uno sforzo comune per una migliore conoscenza della situazione delle comunità zingare dall'interno, della loro cultura e storia", grazie a scuole, mass-media e mediatori culturali, offrendo "un'immagine anche positiva degli zingari per sradicare preconcetti persistenti".
Allo stesso modo, da parte dei giovani zingari deve esserci la consapevolezza di dover collaborare a un migliore inserimento nella società, perché "sarà difficile poter parlare di un futuro costruttivo degli zingari se questi non saranno coinvolti pienamente nelle politiche che riguardano la loro esistenza".
Quanto al messaggio dell'incontro di Freising, l'Arcivescovo sottolinea il desiderio di "assicurare gli zingari che sono al centro della preoccupazione della Chiesa, in quanto figli dello stesso Padre. Pur se spesso relegati ai margini delle società e discriminati, essi continuano ad occupare il posto che spetta loro, come disse Paolo VI, 'nel cuore della Chiesa'".
"Vogliamo incoraggiare i giovani zingari ad un impegno concreto e duraturo per migliorare le condizioni di vita delle loro comunità, e per difendere la propria dignità e i propri diritti", ha aggiunto, sottolineando che "allo stesso tempo non si mancherà di ricordare loro anche il dovere di assumere tutti gli obblighi che una partecipazione responsabile alla vita sociale, politica ed ecclesiale comporta".
Il Congresso rappresenterà inoltre un invito "agli uomini di buona volontà e alle comunità ospitanti, ad aprire cammini di fiducia e rispetto, di comprensione e perdono reciproco", non dimenticando mai che "il rispetto della dignità trascendente della persona umana è il principio supremo che deve governare la convivenza umana, culturale e religiosa".
Il presule ha avuto infine un pensiero al ruolo degli Stati, ai quali lancia un appello "per adottare una normativa che veramente tuteli i diritti delle popolazioni zingare e le protegga dalla discriminazione, dal razzismo ed emarginazione", così come "un invito ad un dialogo aperto e costruttivo con le rappresentanze zingare".
--------------------------------------------------------------------------------
Notizie dal mondo
--------------------------------------------------------------------------------
Dolore dei Vescovi per la depenalizzazione dell'aborto a Città del Messico
La lotta per il diritto alla vita dei concepiti prosegue, affermano
di Jaime Septién
CITTA' DEL MESSICO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- I Vescovi del Messico si sono pronunciati pubblicamente sulla decisione della Corte Suprema messicana di ratificare la legge che depenalizza l'aborto, affermando che "la vita umana è un dono, un regalo e un diritto che si deve sempre valorizzare, curare e proteggere".
I presuli lo hanno dichiarato dopo essere venuti a conoscenza della decisione presa dalla maggioranza dei Ministri che compongono la Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN), in cui si ratifica la vigenza costituzionale della legge che depenalizza l'aborto fino a 12 settimane di gestazione nel Distretto Federale.
Questo giovedì, otto degli undici Ministri che compongono la plenaria della SCJN si sono espressi contro il provvedimento con cui si voleva revocare la costituzionalità della legge che depenalizza l'interruzione di gravidanza nella capitale messicana, entrata in vigore nell'aprile 2007.
Con questa decisione si apre la possibilità che in altri Stati del Paese si legiferi al riguardo e si promuova la legalizzazione dell'aborto.
In un comunicato stampa firmato dal presidente e dal segretario della Conferenza Episcopale Messicana (CEM), rispettivamente monsignor Carlos Aguiar Retes e monsignor José Leopoldo González González, a nome di tutti i Vescovi del Paese, si è rivolto un appello affinché in Messico si sia consapevoli dell'importanza di difendere la vita.
"Questa presa di coscienza inizia evidentemente rispettando e difendendo la vita dal suo concepimento fino alla morte naturale. Nel contesto di questa riflessione, rivolgiamo un appello alla società nel suo insieme a lottare per difendere ogni embrione umano, perché il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo fin dal concepimento deve essere un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione", sottolineano nel comunicato i presuli messicani.
Più avanti, segnalano che "il diritto alla vita compare in modo chiaro e concreto negli articoli 1, 14 e 22 della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani, da cui si deduce il principio di uguaglianza di tutti gli individui che si trovano sul territorio nazionale, mediante il quale viene loro concesso il godimento dei diritti consacrati dalla stessa Costituzione, proibendo la schiavitù e ogni tipo di discriminazione, e quindi che alcuno possa essere privato, tra gli altri diritti, della vita".
I dibattiti nei quali è stata presa la decisione della SCJN si sono protratti per quattro giorni e sono stati seguiti da migliaia di Messicani attraverso la televisione, nella fattispecie mediante il Canale Giudiziario, che ha presentato in diretta gli atteggiamenti e le posizioni dei Ministri come aveva fatto in precedenza con le udienze pubbliche alle quali hanno partecipato esperti favorevoli e contrari alla depenalizzazione dell'aborto.
Per quanto riguarda la decisione presa dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione, i Vescovi messicani hanno affermato chiaramente che il compito "che hanno la società e i legislatori perché la Costituzione del nostro Paese riconosca esplicitamente i diritti del concepito, che è un elemento fondamentale per il consolidamento della cultura della vita", continua.
"Non sarà mai moralmente accettabile l'erezione di un diritto su un altro, ancor più se si tratta del principio della vita umana, che si origina nel momento stesso del concepimento".
Venerdì si sono verificate manifestazioni di protesta da parte degli organismi pro-vita, soprattutto nella capitale del Paese, mentre l'Arcidiocesi primaziale del Messico ha emesso un comunicato in cui è stata criticata la decisione della SCJN e si è rivolto un appello alla coscienza della società affinché nel Paese non si continui ad attentare contro il Quinto Comandamento, perché l'aborto non è altro che un omicidio.
Nella parte finale del comunicato dei Vescovi riuniti nella CEM, questi concordano nel segnalare che la società messicana "ha sete di uno Stato di diritto che difenda tutti i cittadini e anela a una cultura della vita che faccia del nostro Paese un luogo di convivenza civile e positiva. Per questo, preoccupiamoci del fatto che nessuno sia mai escluso dallo sviluppo umano".
"La Chiesa, fedele alla sua missione, vede in questi segni una straordinaria occasione per assumere il suo impegno sociale nella formazione di una coscienza cristiana che contribuisca alla costruzione del bene comune".
"Lavoriamo e collaboriamo tutti insieme per garantire il diritto alla vita di tutte le persone, senza cui non c'è esistenza e non si godono tutti gli altri diritti, da cui dipende il futuro del nostro Messico", conclude il comunicato della CEM.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
--------------------------------------------------------------------------------
La simbologia del "Cammino della Luce" per la visita del Papa a Parigi
Secondo monsignor Aupetit, vicario generale della diocesi parigina
PARIGI, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Il "Cammino della Luce" di Notre-Dame aux Invalides, organizzato in occasione della visita di Benedetto XVI a Parigi (Francia), commemora il sacrificio di Cristo e ricorda la processione mariana delle fiaccole a Lourdes.
Un "Cammino della Luce" partirà dalla cattedrale di Notre-Dame di Parigi venerdì 12 settembre a mezzanotte, procedendo fino alla spianata des Invalides, dove il Papa celebrerà una Messa solenne il giorno seguente, sabato 13 settembre.
Monsignor Michel Aupetit, vicario generale della Diocesi di Parigi, spiega questo simbolismo sul sito Internet della Conferenza Episcopale Francese.
"Alla sua nascita, Cristo è stato definito dall'anziano Simeone come la Luce che illumina le Nazioni. In seguito ha detto ai suoi apostoli 'Io sono la luce del mondo' (Gv 8,12). Riprendendo l'antica contrapposizione tra luce e tenebre, ha realizzato la promessa biblica della vittoria della Luce sulle Tenebre, simbolo del conflitto tra la vita e la morte: 'Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita' (Gv 8,12)", ha spiegato monsignor Aupetit.
Il presule ricorda soprattutto la simbologia pasquale del "Cammino della Luce": "I cristiani, nella Veglia Pasquale, quando regnano ancora le tenebre della morte in croce, illuminano il Cero Pasquale, segno della Luce trionfante che nasce dalla vita del Cristo risorto in questa notte santa in cui la morte viene vinta".
E' una marcia basata sulla speranza, sottolinea monsignor Aupetit: "Questo è il primo senso delle processioni delle fiaccole o dei cammini della luce che illuminano la notte degli uomini. Questa marcia significa il cammino delle nostre esistenze che accompagna la Luce di Cristo presente nella nostra vita. Egli stesso è la Via che ci conduce all'illuminazione in cui 'non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli' (Apocalisse 22,5)".
--------------------------------------------------------------------------------
Meeting di Rimini
--------------------------------------------------------------------------------
Il popolo cristiano protagonista del Meeting di Rimini
La conoscenza è sempre un avvenimento, tema del prossimo incontro
RIMINI, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Si è conclusa sabato 30 agosto, con un grande successo di pubblico e una vasta schiera di testimoni della carità, la ventinovesima edizione del Meeting di Rimini.
Per descrivere il clima dell'incontro, nel corso della conferenza stampa conclusiva Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione, ha riportato il commento di Salih Osman, premio Sacharov 2007: "Mi sono accorto che a voi della vostra religione la vita degli altri interessa veramente".
"Ha ragione", ha sottolineato la Guarnieri. "Vorrei dire ancora di più - ha aggiunto -: a noi interessa la diversità degli altri", perché come diceva don Giussani "è proprio l'incontro con la diversità degli altri che ci fa andare a fondo di ciò che siamo e ci permette di sperimentare in continuo questo abbraccio con gli altri senza il quale la vita morirebbe".
Il presidente del Meeting ha commentato che, insieme alle innumerevoli testimonianze di eroismo e carità cristiana, ancora una volta il protagonista assoluto dell'incontro è stato il popolo che lo ha organizzato e che vi ha partecipato in modo appassionato.
4.000 volontari e 700.000 presenze sono il segno tangibile della presenza del popolo cristiano.
"Siamo contenti che dirigenti di cultura socialcomunista abbiano osservato che il Meeting è più bello del festival dell'Unità - ha osservato la Guarnieri -, ma il Meeting è una cosa diversa, perché questa non nasce dalla politica".
"Si tratta di una esperienza vissuta" con "una passione reale condivisa e praticata per la propria vita e per la vita degli altri", ha ribadito il presidente.
La Guarnieri ha raccontato che il Meeting è nato negli anni Ottanta da cosiddetti "senza patria", "gente alla ricerca di verità, spinta dal bisogno di comunicare"
Il presidente della Fondazione ha poi spiegato il significato del tema scelto per la prossima edizione, "La conoscenza è sempre un avvenimento".
"La conoscenza è l'atto fondamentale che la persona compie nel suo rapporto con la realtà", ha precisato la Guarnieri, aggiungendo che "qualunque gesto che un bambino fa è in funzione della conoscenza. E' quindi la conoscenza il primo atto che connota la persona umana".
"La parola Avvenimento è una parola grande e larga - ha concluso -, ma avremo modo di approfondirla nel prossimo Meeting".
--------------------------------------------------------------------------------
Analisi
--------------------------------------------------------------------------------
Ombre sulle Olimpiadi di Pechino
La Cina fuori dal podio dei diritti umani
di padre John Flynn, L.C.
ROMA, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- I risultati spettacolari della Cina nelle ultime Olimpiadi non trovano tuttavia prestazioni corrispondenti nell'ambito del rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa.
La pesante repressione dell'opposizione tibetana di qualche mese prima dell'inizio dei Giochi non aveva lasciato dubbi sulla ferma volontà delle autorità cinesi di tacitare ogni forma di opposizione. La stessa impressione si era avuta con la repressione delle attività cristiane qualche giorno prima dell'apertura dell'evento olimpico.
Le autorità cinesi avevano ordinato al pastore protestante Zhang Mingxuan di lasciare Pechino per l'intera durata delle Olimpiadi, secondo l'edizione del South China Morning Post del 1° agosto. Negli ultimi 22 anni, l'ex uomo d'affari ha svolto un'opera di evangelizzazione non autorizzata in tutta la Cina.
Nell'ultimo decennio egli ha avviato più di 10 chiese domestiche: comunità di cristiani non ufficiali o non registrate. Di queste solo tre sono rimaste operative, mentre le altre sono state chiuse dalle autorità.
Secondo un servizio del 7 agosto della Union of Catholic Asian News, questo predicatore protestante non era l'unico obiettivo: diversi altri Vescovi e preti non affiliati alla Chiesa cattolica ufficiale sarebbero stati oggetto del divieto, emesso verso la fine di luglio, di amministrare sacramenti o di svolgere attività pastorale.
Riguardo la situazione a Pechino, la UCA News ha riportato informazioni fornite da attivisti della Chiesa clandestina secondo cui dagli inizi di agosto la maggior parte dei sacerdoti che operava nella capitale è stata costretta a tornare nei propri luoghi di origine e a restarci fino alla fine delle Olimpiadi.
In questo contesto, mentre alcuni avevano sperato che i Giochi avrebbero aperto la Cina al resto del mondo, sembra invece che sia avvenuto l'esatto contrario, secondo un servizio sulla situazione generale pubblicato dal National Catholic Register nella sua edizione del 10-16 agosto.
Il Register ha riportato stime secondo cui in Cina risiedono 12 milioni di cattolici e 70 milioni di protestanti . Di questi, la maggior parte appartiene alle Chiese clandestine cattolica e protestante.
Nell'arco dell'ultimo anno, più di 600 protestanti sono stati arrestati o detenuti e a 38 di questi è stata comminata una pena superiore a un anno di reclusione, secondo l'articolo. Per quanto riguarda i cattolici, circa 35 Vescovi della Chiesa clandestina si trovano in carcere, agli arresti domiciliari o latitanti, in base ai dati citati dal Register.
Restrizioni più severe
Steve Mosher, presidente del Population Research Institute, ha riferito al Register che centinaia di missionari sono stati espulsi dalla Cina. "Vi è stata una stretta in tutto il Paese", ha affermato.
All'interno del villaggio olimpico, gli atleti avevano a disposizione luoghi di culto e dozzine di sacerdoti, ma questa libertà non ha superato i confini di quella zona, secondo un articolo sui diritti religiosi in Cina pubblicato il 10 agosto dal Washington Post.
L'articolo ha confermato le notizie di maggiori restrizioni da parte delle autorità, tra cui arresti di leader religiosi, diniego di visti ai missionari stranieri e chiusura di luoghi di culto.
Diversi seminari di Pechino, inoltre, sono stati chiusi perché non erano registrati presso gli enti pubblici riconosciuti.
"Una causa importante delle maggiori restrizioni sono riconducibili alle Olimpiadi. Quest'anno, i leader cinesi si trovano di fronte a maggiori pressioni provenienti dai gruppi esterni, dalle chiese domestiche e persino da singoli cittadini comuni", ha riferito al Washinton Post Fan Yafeng, professore di Diritto presso l'Institute of Law della Chinese Academy of Social Sciences e leader della chiesa domestica Sina, che conta 80 membri.
Durante le Olimpiadi alcuni missionari provenienti dagli Stati Uniti hanno tentato di entrare in Cina per distribuire la Bibbia, ma il loro tentativo è fallito poiché la polizia doganale cinese ha confiscato il materiale, secondo l'Associated Press del 17 agosto.
Quattro missionari dell'organizzazione Vision Beyond Borders erano arrivati all'aeroporto della città di Kunming con l'intenzione di distribuire volumi della Bibbia alle persone del luogo. L'organizzazione, con sede a Sheridan, nel Wyoming, distribuisce Bibbie e altri documenti cristiani in tutto il mondo allo scopo di "rafforzare la Chiesa perseguitata", secondo il loro sito Internet.
Fallimento olimpico
Sulla più ampia questione del rispetto dei diritti umani in Cina, l'organizzazione Freedom House ha recentemente pubblicato "China and the Olympics". Secondo l'organizzazione - con sede a Washington -, Pechino avrebbe intensificato la propria azione repressiva durante la preparazione alle Olimpiadi.
Freedom House ha osservato che i giornalisti cinesi godono di minore libertà oggi rispetto al 2001, quando il loro Paese è stato scelto come sede dei Giochi olimpici. Non solo sono ancora sottoposti a indottrinamento marxista, ma il Dipartimento centrale per la propaganda arriva a dettare i contenuti attraverso direttive quotidiane.
I Giochi hanno portato anche all'espropriazione di più di 1 milione di abitazioni per consentire l'erogazione di nuovi servizi. Le autorità hanno inoltre arrestato centinaia di persone che si sono recate a Pechino in qualità di "ricorrenti" contro abusi commessi da funzionari locali
Un articolo pubblicato il 2 agosto dal Washington Post ha confermato questa versione, affermando che i Giochi olimipici sono diventati l'occasione per prendere provvedimenti contro "dissidenti, persone moleste e scontente".
L'articolo riporta le affermazioni di alcuni esperti sui diritti umani, secondo cui migliaia di persone sarebbero state arrestate nelle repressioni precedenti alle Olimpiadi.
Anche alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno accusato la Cina di un aumento nelle violazioni dei diritti fondamentali. Secondo un comunicato stampa di Human Rights Watch emesso il 6 agosto, il periodo precedente alle Olimpiadi "è stato segnato da una ben documentata ondata di violazioni dei diritti di libera espressione e di associazione, e della libertà di informazione".
Tra i punti sollevati da Human Rights Watch vi sono le vessazioni e restrizioni nei confronti dei media stranieri, commesse peraltro in contrasto con le promesse fatte dalla stessa Cina quando è stata scelta come sede dei Giochi. Il comunicato stampa osserva anche che le autorità hanno allontanato da Pechino i lavoratori immigrati, i mendicanti e altre persone "indesiderabili" prima dell'inizio delle Olimpiadi.
Nessuna protesta
Le autorità hanno poi preso le misure idonee ad evitare ogni protesta durante l'evento. Come concessione hanno annunciato la creazione di siti speciali in cui le proteste autorizzate avrebbero potuto aver luogo.
Nonostante questo il 19 agosto il Los Angeles Times ha riferito che le autorità cinesi non hanno approvato nessuna delle 77 domande ricevute da persone che avrebbero voluto protestare regolarmente in questi siti.
L'articolo ha citato informazioni pubblicate dalla New China News Agency, un'agenzia di Stato, secondo cui 74 domande erano state ritirate in quanto i problemi sollevati erano stati "adeguatamente presi in considerazioni dalle competenti autorità o dipartimenti, attraverso procedure di consultazione". Le altre tre domande non erano state accolte.
Le autorità hanno potuto quindi evitare le proteste locali, ma non hanno potuto tenere sotto controllo i numerosi rapporti dei media internazionali sulle violazioni dei diritti umani. France 24, un'emittente televisiva francese, ha mandato in onda un documentario sui trapianti di organi illegali in Cina.
Secondo un comunicato stampa pubblicato il 7 agosto dall'emittente, centinaia di stranieri benestanti si rivolgono alla Cina come scorciatoia per ottenere i trapianti di organi necessari alla loro sopravvivenza.
La fonte di questi organi, secondo France 24, sono tuttavia prigionieri condannati a morte e non consenzienti. Il comunicato stampa ha riferito che ogni anno in Cina vengono eseguite dalle 2.000 alle 10.000 sentenze alla pena capitale. Secondo Amnesty International, il 90% degli organi oggetto di trapianti in Cina proviene da prigionieri condannati a morte.
France 24 ha affermato che le autorità riconoscono l'esistenza di questa pratica, ma sostengono che i prigionieri diano il loro consenso. D'altra parte, il servizio francese ha riferito di prove provenienti dai parenti di alcuni condannati a morte secondo cui gli interessati non avrebbero acconsentito.
Intanto, dall'altra parte del globo, Benedetto XVI - in vacanza nel nord Italia - ha visitato la città natale di San Giuseppe Freinademetz, un missionario italiano che ha trascorso gran parte della sua vita in Cina. "È importante che questo grande Paese si apra al Vangelo", ha osservato il Papa.
"E San Giuseppe Freinademetz ci mostra che la fede non è una alienazione per nessuna cultura, per nessun popolo, perché tutte le culture aspettano Cristo e non vanno distrutte dal Signore: giungono anzi alla loro maturità", ha aggiunto il Pontefice. Una maturità che in Cina ancora manca.
--------------------------------------------------------------------------------
Angelus
--------------------------------------------------------------------------------
Benedetto XVI: per il cristiano la croce non è qualcosa di "facoltativo"
Intervento in occasione dell'Angelus
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l'intervento pronunciato da Benedetto XVI questa domenica a mezzogiorno presiedendo la recita della preghiera mariana dell'Angelus nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
* * *
Cari fratelli e sorelle!
Anche oggi, nel Vangelo, compare in primo piano l'apostolo Pietro. Ma, mentre domenica scorsa l'abbiamo ammirato per la sua fede schietta in Gesù, da lui proclamato Messia e Figlio di Dio, questa volta, nell'episodio immediatamente seguente, mostra una fede ancora immatura e troppo legata alla "mentalità di questo mondo" (cfr Rm 12,2). Quando infatti Gesù comincia a parlare apertamente del destino che l'attende a Gerusalemme, che cioè dovrà soffrire molto ed essere ucciso per poi risorgere, Pietro protesta dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai" (Mt 16,22). E' evidente che il Maestro e il discepolo seguono due modi di pensare opposti. Pietro, secondo una logica umana, è convinto che Dio non permetterebbe mai al suo Figlio di finire la sua missione morendo sulla croce. Gesù, al contrario, sa che il Padre, nel suo immenso amore per gli uomini, lo ha mandato a dare la vita per loro, e che se questo comporta la passione e la croce, è giusto che così avvenga. D'altra parte, Egli sa pure che l'ultima parola sarà la risurrezione. La protesta di Pietro, pur pronunciata in buona fede e per sincero amore verso il Maestro, suona per Gesù come una tentazione, un invito a salvare se stesso, mentre è solo perdendo la sua vita che Lui la riceverà nuova ed eterna per tutti noi.
Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, non è certamente per un disegno crudele del Padre celeste. La causa è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e mortale da richiedere tutto il suo sangue. E' infatti con la sua morte e risurrezione, che Gesù ha sconfitto il peccato e la morte ristabilendo la signoria di Dio. Ma la lotta non è finita: il male esiste e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni. Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l'ingiustizia che infieriscono sui deboli, se non l'opposizione del male al regno di Dio? E come rispondere a tanta malvagità se non con la forza disarmata dell'amore che vince l'odio, della vita che non teme la morte? E' la stessa misteriosa forza che usò Gesù, a costo di essere incompreso e abbandonato da molti dei suoi.
Cari fratelli e sorelle, per portare a pieno compimento l'opera della salvezza, il Redentore continua ad associare a sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo. Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore. Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce. Invochiamo l'aiuto della Vergine Santa, che per prima e sino alla fine ha seguito Gesù sulla via della croce. Ci aiuti Lei ad andare con decisione dietro al Signore, per sperimentare fin d'ora, pur nella prova, la gloria della risurrezione.
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]
In queste ultime settimane la cronaca ha registrato l'aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall'Africa. Non di rado, la traversata del Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l'alto numero di vittime. La migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell'umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni. L'emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso tempo, efficaci risposte politiche. So che molte istanze regionali, nazionali e internazionali si stanno occupando della questione della migrazione irregolare: ad esse va il mio plauso e il mio incoraggiamento, affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e spirito umanitario. Senso di responsabilità devono mostrare anche i Paesi di origine, non solo perché si tratta di loro concittadini, ma anche per rimuovere le cause di migrazione irregolare, come pure per stroncare, alle radici, tutte le forme di criminalità ad essa collegate. Dal canto loro, i Paesi europei e comunque quelli meta di immigrazione sono, tra l'altro, chiamati a sviluppare di comune accordo iniziative e strutture sempre più adeguate alle necessità dei migranti irregolari. Questi ultimi, poi, vanno pure sensibilizzati sul valore della propria vita, che rappresenta un bene unico, sempre prezioso, da tutelare di fronte ai gravissimi rischi a cui si espongono nella ricerca di un miglioramento delle loro condizioni e sul dovere della legalità che si impone a tutti. Come Padre comune, sento il profondo dovere di richiamare l'attenzione di tutti sul problema e di chiedere la generosa collaborazione di singoli e di istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione. Il Signore ci accompagni e renda fecondi i nostri sforzi!
Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Sacerdoti salesiani provenienti da diversi Paesi e alle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto. Saluto inoltre i fedeli di Bassano del Grappa, Galliera Veneta, Bedizzole, Boccaleone, Moncalieri e Riposto, i cresimandi di Zané con i loro genitori e il gruppo della diocesi di Lodi. A tutti auguro una buona domenica.
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
--------------------------------------------------------------------------------
Documenti
--------------------------------------------------------------------------------
Omelia del Cardinal Bagnasco per la solennità della Madonna della Guardia
GENOVA, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata dal Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della solennità della Madonna della Guardia.
* * *
Come ogni anno siamo riuniti sotto lo sguardo della Madonna della Guardia per rendere l'omaggio a Colei che da secoli veglia sulla nostra Chiesa e sulla Città. A Lei ci rivolgiamo con la fiducia dei figli, sapendo che della Madre ci si può sempre fidare, sempre si è ascoltati, compresi e, in qualche buona forma, soccorsi. Tutti sappiamo che da questo sacro monte si ridiscende rincuorati per riprendere le responsabilità della vita, con le sue gioie e le sue prove.
Quest'anno, il nostro pellegrinaggio è segnato da una particolare preoccupazione. La Madonna della Guardia guarda Genova, ma guarda anche il mondo. E in questo momento le tensioni sono molteplici e gravi. Mi riferisco alla situazione del Caucaso che ha messo in seria difficoltà le relazioni Est Ovest, riesumando fantasmi che speravamo sepolti per sempre. Ma quante altre situazioni, dimenticate ma per nulla risolte, di guerre locali, di conflitti e di ingiustizia, sono presenti in tante parti del mondo, a partire dal continente africano! I mezzi di comunicazione di solito non ne parlano, ma i missionari - religiosi e laici - là vivono ogni giorno insieme alle popolazioni colpite, insieme alla povera gente, che - come sempre - è sempre più esposta, soffre e muore. Interessi politici ed economici la fanno da padroni sulle spalle di chi non ha voce: spesso l'unica voce resta quella dei Pastori.
Che cosa possiamo fare noi? Qui, ai piedi della Santa Vergine, il nostro primo compito è pregare, pregare seriamente e fare penitenza. Offrire alla Madonna, per i troppi nostri fratelli che vivono la brutalità delle guerre, i nostri sacrifici, le rinunce a piccoli benesseri, perché, nell'economia della grazia e della comunione dei santi, possano sollevare i gravissimi disagi ai quali tanti fratelli sono sottoposti. E poi, partecipare a quanto la Caritas nazionale - attraverso le Caritas diocesane - sta operando per portare in quei territori i soccorsi di prima necessità. Speriamo che l'opinione pubblica, sempre così pronta a essere visibile e rumorosa in occasioni simili, si mostri altrettanto presente ed efficace.
Ma vi è anche un'altra situazione molto triste di sofferenza e di morte, sulla quale non sento particolari reazioni di sincero sdegno, di condanna e di richiamo: le persecuzioni sanguinose contro i cristiani in alcuni Paesi del mondo. La libertà religiosa è un diritto umano preciso che fa parte della Carta dei Diritti Universali; dovrebbe ormai appartenere alla coscienza dell'umanità. Ma così purtroppo non è, perché non tutto ciò che è scritto sulle Carte - anche le più solenni - è scritto anche nelle menti e nei cuori. La Chiesa da sempre annuncia il Signore Gesù e, attorno al Vangelo, nasce la comunità cristiana. Da sempre, come conseguenza della fede che ci ricorda che Dio è Padre e che tutti siamo uguali e fratelli, la Chiesa interviene là dove c'è bisogno della promozione umana e sociale. La salvezza che Cristo ha portato riguarda l'anima, ma investe tutto l'uomo, la sua vita, la società. La carità della Chiesa è aperta a tutti e non discrimina in base a nulla, tanto meno in base alla fede: questo accade in Italia come nel resto del mondo.
Viene da chiederci se si possa negare l'aiuto umano per non suscitare negli altri simpatia, benevolenza, vicinanza. In una parola, quello che oggi viene interpretato come colpevole «proselitismo»! L'adesione alla fede cristiana è un atto libero di ognuno, e la carità è di natura sua aperta a tutti i bisognosi e i s
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
"La forza disarmata dell'amore", risposta cristiana alla violenza, spiega il Papa
Il Pontefice chiede collaborazione per evitare la morte degli immigrati
Il Papa parla con i suoi ex allievi del Gesù storico e della Passione
Benedetto XVI chiede preghiere e aiuto per i rifugiati
Il ruolo dei giovani zingari nella Chiesa e nella società
Il Cardinal Sodano presiede la dedicazione della nuova chiesa cattolica a Kazan
L'Arcivescovo Marchetto invita a "investire" sui giovani zingari
NOTIZIE DAL MONDO
Dolore dei Vescovi per la depenalizzazione dell'aborto a Città del Messico
La simbologia del "Cammino della Luce" per la visita del Papa a Parigi
MEETING DI RIMINI
Il popolo cristiano protagonista del Meeting di Rimini
ANALISI
Ombre sulle Olimpiadi di Pechino
ANGELUS
Benedetto XVI: per il cristiano la croce non è qualcosa di "facoltativo"
DOCUMENTI
Omelia del Cardinal Bagnasco per la solennità della Madonna della Guardia
--------------------------------------------------------------------------------
Santa Sede
--------------------------------------------------------------------------------
"La forza disarmata dell'amore", risposta cristiana alla violenza, spiega il Papa
Meditando sulla croce come via di salvezza
CASTEL GANDOLFO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- In un mondo caratterizzato dalla violenza e dall'odio, la risposta del cristiano è "la forza disarmata dell'amore", ha affermato Benedetto XVI.
In questo consistono ai nostri giorni la croce e la negazione dell'egoismo ai quali Gesù invita nel Vangelo, ha affermato rivolgendosi alle migliaia di pellegrini che hanno partecipato questa domenica a mezzogiorno alla recita della preghiera mariana dell'Angelus.
Il Papa ha commentato insieme a quanti si erano riuniti nel cortile della residenza pontificia di Castel Gandolfo il brano evangelico della liturgia del giorno, in cui l'apostolo Pietro si oppone all'annuncio di Gesù della sua passione e morte.
"E' evidente che il Maestro e il discepolo seguono due modi di pensare opposti. Pietro, secondo una logica umana, è convinto che Dio non permetterebbe mai al suo Figlio di finire la sua missione morendo sulla croce", ha constatato il Pontefice.
Gesù, al contrario, "sa che il Padre, nel suo immenso amore per gli uomini, lo ha mandato a dare la vita per loro, e che se questo comporta la passione e la croce, è giusto che così avvenga", ha aggiunto.
"Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, non è certamente per un disegno crudele del Padre celeste. La causa è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e mortale da richiedere tutto il suo sangue", ha spiegato.
E' infatti "con la sua morte e risurrezione, che Gesù ha sconfitto il peccato e la morte ristabilendo la signoria di Dio", ha ribadito il Pontefice.
"Ma la lotta non è finita - ha avvertito -: il male esiste e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni. Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l'ingiustizia che infieriscono sui deboli, se non l'opposizione del male al regno di Dio? E come rispondere a tanta malvagità se non con la forza disarmata dell'amore che vince l'odio, della vita che non teme la morte?".
"E' la stessa misteriosa forza che usò Gesù, a costo di essere incompreso e abbandonato da molti dei suoi", ha risposto.
Per portare a pieno compimento l'opera della salvezza, "il Redentore continua ad associare a sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo".
"Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore".
"Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce".
Il Papa ha concluso il suo intervento esortando i cristiani "ad andare con decisione dietro al Signore, per sperimentare fin d'ora, pur nella prova, la gloria della risurrezione".
--------------------------------------------------------------------------------
Il Pontefice chiede collaborazione per evitare la morte degli immigrati
Di fronte al dramma di quanti muoiono nelle acque del Mediterraneo
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- L'aumento delle drammatiche morti degli immigrati in cerca di un futuro migliore in un Paese straniero ha portato questa domenica Benedetto XVI a ricordare le responsabilità delle persone coinvolte e a chiedere la collaborazione di tutti i Paesi, sia di quelli d'origine che di quelli d'accoglienza.
Nel tradizionale incontro in occasione dell'Angelus, il Papa ha constatato con dolore che "in queste ultime settimane la cronaca ha registrato l'aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall'Africa".
"Non di rado, la traversata del Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l'alto numero di vittime", ha constatato.
Secondo il Santo Padre, "la migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell'umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni".
"L'emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso tempo, efficaci risposte politiche", ha sottolineato.
Il Pontefice ha incoraggiato l'operato delle istituzioni regionali, nazionali e internazionali che si occupano della questione dell'immigrazione irregolare, esortando queste realtà "affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e spirito umanitario".
"Senso di responsabilità devono mostrare anche i Paesi di origine, non solo perché si tratta di loro concittadini, ma anche per rimuovere le cause di migrazione irregolare, come pure per stroncare, alle radici, tutte le forme di criminalità ad essa collegate", ha aggiunto.
Dal canto loro, "i Paesi europei e comunque quelli meta di immigrazione sono, tra l'altro, chiamati a sviluppare di comune accordo iniziative e strutture sempre più adeguate alle necessità dei migranti irregolari".
Questi ultimi vanno poi "sensibilizzati sul valore della propria vita, che rappresenta un bene unico, sempre prezioso, da tutelare di fronte ai gravissimi rischi a cui si espongono nella ricerca di un miglioramento delle loro condizioni e sul dovere della legalità che si impone a tutti".
Benedetto XVI ha concluso richiamando "l'attenzione di tutti sul problema" e chiedendo "la generosa collaborazione di singoli e di istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione".
--------------------------------------------------------------------------------
Il Papa parla con i suoi ex allievi del Gesù storico e della Passione
Con due invitati speciali, grandi esegeti evangelici
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Dal 30 agosto al 1° settembre si celebra nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo il tradizionale incontro di Benedetto XVI con 38 suoi ex allievi.
Il tema scelto per questa occasione è la rispondenza del Gesù descritto dai Vangeli alla storicità della sua figura e il racconto della Passione.
I partecipanti appartengono al cosiddetto Ratzinger Schülerkreis, vale a dire il circolo di ex allievi che hanno discusso la tesi di Teologia con il professor Joseph Ratzinger e che si riunivano anche quando era Arcivescovo di Monaco e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Al colloquio sono stati invitati in questa occasione due esegeti evangelici che Benedetto XVI conosce molto bene, secondo quanto rende noto "L'Osservatore Romano". Si tratta di Martin Hengel e di Peter Stuhlmacher, studiosi di fama mondiale.
Di Gesù si sta parlando sia alla luce del libro scritto da Benedetto XVI sia nella prospettiva del secondo volume che il Papa dedicherà alla conoscenza di Gesù, con particolare attenzione alla sua Passione.
Argomento della relazione di Martin Hengel è stato la storicità della figura di Gesù. Peter Stuhlmacher ha parlato invece della passione e morte di Cristo proponendo le riflessioni maturate in seguito ai suoi approfondimenti.
I due studiosi - entrambi docenti all'università di Tubinga, dove Ratzinger è stato professore negli anni '60 - hanno presentato al dibattito temi indicativi ma non sono entrati nel merito delle opere del Papa.
Hengel non è nuovo a questo tipo di incontri. Già una volta, negli anni Novanta, ha partecipato a un incontro organizzato dal Ratzinger Schülerkreis. Allora si parlò della figura di Pietro nel Vangelo di Marco.
"Benedetto XVI ha sempre ribadito che la rappresentazione di Gesù che ne fanno i Vangeli non solo è teologicamente fondamentale ma, negli elementi essenziali, corrisponde al vero Gesù storico. Per questo sarà molto interessante il confronto con uno storico ed esegeta del rango di Hengel", spiega il quotidiano vaticano.
Dopo le relazioni dei due docenti ha avuto inizio il dibattito. All'incontro partecipano il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna, il Vescovo ausiliare di Amburgo, monsignor Hans-Jochen Jaschke, e i 38 ex allievi di Ratzinger.
Tra loro vi sono un docente proveniente dall'Africa - esperto oltre che in Teologia anche in Antropologia - e altri professori, parroci, religiosi, religiose e laici.
Domenica mattina i partecipanti all'incontro hanno preso parte alla celebrazione della Messa durante la quale il Cardinale Arcivescovo di Vienna ha pronunciato l'omelia.
L'incontro è curato per l'aspetto organizzativo da Stephan Horn, salvatoriano tedesco di 72 anni che presiede l'associazione degli ex allievi del Papa.
--------------------------------------------------------------------------------
Benedetto XVI chiede preghiere e aiuto per i rifugiati
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI chiede nel mese di settembre preghiere e aiuto per i rifugiati.
Lo propone nelle intenzioni dell'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone nei cinque continenti, per il nono mese dell'anno.
L'intenzione generale per il mese di settembre è "Perché coloro che a causa delle guerre o dei regimi oppressivi sono costretti a lasciare la propria casa e la loro patria siano sostenuti dai cristiani nella difesa e nella tutela dei loro diritti".
Ogni mese si prega anche per un'intenzione missionaria. Quella di settembre dice così: "Perché ogni famiglia cristiana, fedele al sacramento del matrimonio, coltivi i valori dell'amore e della comunione, sì da essere una piccola comunità evangelizzante, aperta e sensibile ai bisogni materiali e spirituali dei fratelli".
--------------------------------------------------------------------------------
Il ruolo dei giovani zingari nella Chiesa e nella società
Al centro del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- I giovani zingari e il loro ruolo nella Chiesa e nella società saranno al centro del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in collaborazione con la Conferenza Episcopale Tedesca.
Il Congresso, che si svolgerà a Freising (Germania) dal 1° al 4 settembre proprio sul tema "I giovani zingari nella Chiesa e nella società", "prende spunto dal Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato 2008, nel quale, tra l'altro, il Pontefice esorta ad un impegno a favore dei giovani migranti, al fine di aiutarli ad affrontare nel modo migliore la sfida dell'integrazione e di offrire loro la possibilità di acquisire quanto può giovare alla loro formazione umana, culturale e professionale", ricorda un comunicato stampa del dicastero ricevuto da ZENIT.
"Pur nelle dovute distinzioni tra migranti e itineranti - sottolinea il testo -, tale esortazione è valida anche per i giovani zingari, di solito maggiormente soggetti alla discriminazione, rispetto ai loro coetanei gağé (non-zingari)".
Sono stati invitati al Congresso i Vescovi promotori e i direttori nazionali, gli operatori pastorali e i rappresentanti degli zingari provenienti dalle 25 Nazioni in cui si registra una pastorale specifica a loro favore. Saranno presenti all'evento per la prima volta delegazioni di Cile, Filippine e Indonesia.
Gli oltre 150 partecipanti, spiega il comunicato, "si impegneranno in una verifica delle necessità spirituali e materiali dei giovani zingari, per denunciare e sanare situazioni di svantaggio che oggettivamente gravano su di loro, e, successivamente, individuare modi più adeguati con i quali sostenere la loro promozione umana e religiosa, e infine favorire una maggiore partecipazione in progetti, decisioni e attività che li riguardano".
Il Congresso sarà articolato in due momenti: al mattino si svolgeranno le esposizioni dei relatori, a cui seguirà un dibattito in assemblea; il pomeriggio sarà invece occupato da due tavole rotonde, una dei direttori nazionali e l'altra dei giovani zingari.
Tra i relatori figurano anche zingari impegnati attivamente nelle loro associazioni, come la dott.ssa Eva Rizzin - membro della Federazione Rom e Sinti Insieme e del Centro di ricerca azione contro la discriminazione dei Rom e Sinti - OsservAzione -, che riferirà sulla situazione socio-politica dei giovani zingari oggi e sulle prospettive per il futuro, e Nicolae Gheorghe - già Consulente dell'OSCE-ODIHR sulle questioni dei Rom e Sinti - e Mª Belén Carrera Maya - missionaria spagnola -, che presenteranno le opportunità di aggregazione zingara nei suoi aspetti educativi, professionali e politici.
Nel mondo ci sono circa 36 milioni di zingari, 18 dei quali si ritiene vivano in India, loro terra d'origine. Secondo le stime ufficiali del Consiglio d'Europa, nel vecchio continente sono tra i 9 e 12 milioni, diffusi soprattutto all'Est. La popolazione zingara è costituita da vari gruppi ed etnie, tra cui Rom, Sinti, Manousche e Kalé, Yéniches e Xoraxané.
Gli zingari, denuncia il comunicato del Pontificio Consiglio, "rappresentano una minoranza svantaggiata, soggetta a discriminazione in tutti i campi: istruzione, lavoro, alloggio e servizi sociali (cure mediche)".
La frammentazione della popolazione in molti clan familiari "non aiuta a mantenere quell'unità necessaria per una rappresentazione presso i governi o le istituzioni europee", anche se negli ultimi anni "in molti Paesi la minoranza zingara comincia a guadagnare un'attenzione politica", grazie a numerose iniziative dell'ONU e del Consiglio d'Europa, del Parlamento Europeo e dell'OSCE per migliorare le sue condizioni di vita.
"È quindi un tempo decisivo per gli zingari, questo, anche se difficile, per trovare modi di rappresentanza efficace anche al livello internazionale, per proteggere i propri giusti interessi e assicurare che l'identità e la cultura zingara siano riconosciute dalle società maggioritarie", conclude il testo.
--------------------------------------------------------------------------------
Il Cardinal Sodano presiede la dedicazione della nuova chiesa cattolica a Kazan
Capitale della Repubblica del Tatarstan, nella Federazione Russa
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Angelo Sodano ha presieduto questo venerdì la liturgia di dedicazione della nuova chiesa cattolica di Kazan, capitale della Repubblica del Tatarstan, nella Federazione Russa, dedicata all'Esaltazione della Santa Croce.
L'edificio, ricorda "L'Osservatore Romano", è stato costruito nello stesso luogo su cui sorgeva una chiesa espropriata dai bolscevichi al potere subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre.
Tra le autorità civili presenti alla dedicazione del tempio c'era anche Mintimer Shaimiev, Presidente della Repubblica del Tatarstan, di religione musulmana.
Il Cardinal Sodano, decano del Collegio Cardinalizio, è stato accompagnato dal Nunzio Apostolico rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa, l'Arcivescovo Antonio Mennini, che ha concelebrato la liturgia eucaristica nella nuova chiesa.
L'Eucaristia, ha affermato il presule, è stata anche un modo per ringraziare a nome di Benedetto XVI gli amministratori e tutta la popolazione di Kazan - a maggioranza musulmana - per il loro impegno per restituire il luogo di culto alla minoranza cattolica, composta da circa 500 fedeli.
Responsabile della parrocchia è don Diogenes Urzika, sacerdote argentino della Congregazione del Verbo Incarnato, per il quale la costruzione della chiesa è "un atto di giustizia" e "un miracolo della Madonna di Kazan".
L'icona sacra raffigurante la Vergine scomparve dalla città di Kazan agli inizi del Novecento e venne donata dopo varie vicissitudini nel 1993 a Giovanni Paolo II, che la custodì e la venerò per undici anni nel suo appartamento privato.
Nel 2004 il Papa polacco decise di donare l'icona ad Alessio II, Patriarca di Mosca, tramite il Cardinale Walter Kasper, perché potesse tornare ad essere venerata da tutto il popolo russo.
Ringraziando le autorità della Repubblica del Tatarstan, che hanno offerto il terreno su cui sorge la nuova chiesa cattolica, l'Arcivescovo Mennini ha sottolineato il clima di solidarietà e collaborazione tra cattolici, ortodossi e musulmani a Kazan.
I costi di allestimento degli interni dell'edificio e quelli per la costruzione dell'attigua casa parrocchiale sono stati invece sostenuti da "Aiuto alla Chiesa che Soffre", l'opera di diritto pontificio che sostiene le comunità cattoliche in difficoltà.
Il Nunzio Apostolico ha affermato che il Cardinal Sodano ha donato alla nuova chiesa un calice a lui affidato qualche giorno prima da Papa Benedetto XVI.
La Repubblica del Tatarstan ha circa 3.800.000 abitanti, appartenenti a settanta etnie, ed è caratterizzata dalla tolleranza religiosa e dal dialogo, ecumenico tra cattolici e ortodossi e interreligioso tra cristiani e musulmani.
--------------------------------------------------------------------------------
L'Arcivescovo Marchetto invita a "investire" sui giovani zingari
In vista del Congresso su "I giovani zingari nella Chiesa e nella società"
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Investire sui giovani zingari in quanto protagonisti delle loro società nel futuro è l'invito rivolto dall'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in vista del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, che avrà luogo a Freising (Germania) dal 1° al 4 settembre.
Saranno oltre 150 i partecipanti all'evento, che si confronteranno sul tema "I giovani zingari nella Chiesa e nella società".
"I giovani di oggi sono coloro che formeranno la società di domani, nelle loro mani è il futuro delle nazioni", ha spiegato il presule in un'intervista concessa alla "Radio Vaticana". "Su di essi è concentrata l'attenzione e le attese degli Stati per un domani magari migliore".
Per questo motivo, ha aggiunto, "è necessario 'investire' sui giovani, cioè offrire loro opportunità di educazione e formazione professionale, di crescita e di sviluppo di quel grande potenziale umano e spirituale che portano in loro".
I giovani zingari, ha lamentato, sono di solito maggiormente soggetti alle discriminazioni. Per questo motivo, con il Congresso si vogliono "considerare le loro le necessità spirituali e materiali, denunciare e sanare le situazioni di svantaggio che oggettivamente gravano su di loro, e, inoltre, individuare modi più adeguati con i quali sostenere la loro formazione umana, professionale e religiosa".
"In più, offriremo loro occasione per esprimere le proprie attese e necessità per favorire un'autentica integrazione (che non è assimilazione) e una maggiore partecipazione nei progetti e nelle decisioni e attività che li riguardano".
L'Arcivescovo Marchetto ha ricordato che il numero degli operatori pastorali a favore degli zingari è cresciuto notevolmente in tutto il mondo, al punto che oggi in quasi tutti i Paesi europei esiste una struttura pastorale specifica.
L'anno scorso, ha aggiunto, il dicastero ha convocato il Primo Incontro Mondiale di Sacerdoti, Diaconi e Religiosi/e di origine zingara, che ha avuto una quarantina di partecipanti.
Per favorire una migliore pastorale specifica, il Pontificio Consiglio ha inoltre pubblicato, l'8 dicembre 2005, Orientamenti per una Pastorale degli Zingari, "il primo Documento della Chiesa, nella sua dimensione universale, dedicato alla popolazione zingara e ai nomadi in generale".
Nel testo si afferma che per la Chiesa l'accoglienza degli zingari rappresenta una sfida, che il presule ritiene possibile vincere "grazie, in gran parte, alle persone che sono impegnate nella pastorale degli zingari, ma soprattutto grazie agli zingari consacrati".
"Per poter parlare di un'autentica accoglienza, intesa anche in termini di integrazione e di incontro di culture, è necessario un grande cambiamento di mentalità, anche in ambito civile", ha sottolineato.
"Purtroppo - denuncia -, molto spesso ancora nei nostri rapporti con gli zingari ci lasciamo guidare da pregiudizi e preconcetti nei loro confronti". Dai rapporti che pervengono dalle Chiese locali si constata infatti che "un po' dappertutto gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, e altresì razzismo e xenofobia".
Di fronte a questa situazione, la Chiesa propone in primo luogo "uno sforzo comune per una migliore conoscenza della situazione delle comunità zingare dall'interno, della loro cultura e storia", grazie a scuole, mass-media e mediatori culturali, offrendo "un'immagine anche positiva degli zingari per sradicare preconcetti persistenti".
Allo stesso modo, da parte dei giovani zingari deve esserci la consapevolezza di dover collaborare a un migliore inserimento nella società, perché "sarà difficile poter parlare di un futuro costruttivo degli zingari se questi non saranno coinvolti pienamente nelle politiche che riguardano la loro esistenza".
Quanto al messaggio dell'incontro di Freising, l'Arcivescovo sottolinea il desiderio di "assicurare gli zingari che sono al centro della preoccupazione della Chiesa, in quanto figli dello stesso Padre. Pur se spesso relegati ai margini delle società e discriminati, essi continuano ad occupare il posto che spetta loro, come disse Paolo VI, 'nel cuore della Chiesa'".
"Vogliamo incoraggiare i giovani zingari ad un impegno concreto e duraturo per migliorare le condizioni di vita delle loro comunità, e per difendere la propria dignità e i propri diritti", ha aggiunto, sottolineando che "allo stesso tempo non si mancherà di ricordare loro anche il dovere di assumere tutti gli obblighi che una partecipazione responsabile alla vita sociale, politica ed ecclesiale comporta".
Il Congresso rappresenterà inoltre un invito "agli uomini di buona volontà e alle comunità ospitanti, ad aprire cammini di fiducia e rispetto, di comprensione e perdono reciproco", non dimenticando mai che "il rispetto della dignità trascendente della persona umana è il principio supremo che deve governare la convivenza umana, culturale e religiosa".
Il presule ha avuto infine un pensiero al ruolo degli Stati, ai quali lancia un appello "per adottare una normativa che veramente tuteli i diritti delle popolazioni zingare e le protegga dalla discriminazione, dal razzismo ed emarginazione", così come "un invito ad un dialogo aperto e costruttivo con le rappresentanze zingare".
--------------------------------------------------------------------------------
Notizie dal mondo
--------------------------------------------------------------------------------
Dolore dei Vescovi per la depenalizzazione dell'aborto a Città del Messico
La lotta per il diritto alla vita dei concepiti prosegue, affermano
di Jaime Septién
CITTA' DEL MESSICO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- I Vescovi del Messico si sono pronunciati pubblicamente sulla decisione della Corte Suprema messicana di ratificare la legge che depenalizza l'aborto, affermando che "la vita umana è un dono, un regalo e un diritto che si deve sempre valorizzare, curare e proteggere".
I presuli lo hanno dichiarato dopo essere venuti a conoscenza della decisione presa dalla maggioranza dei Ministri che compongono la Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN), in cui si ratifica la vigenza costituzionale della legge che depenalizza l'aborto fino a 12 settimane di gestazione nel Distretto Federale.
Questo giovedì, otto degli undici Ministri che compongono la plenaria della SCJN si sono espressi contro il provvedimento con cui si voleva revocare la costituzionalità della legge che depenalizza l'interruzione di gravidanza nella capitale messicana, entrata in vigore nell'aprile 2007.
Con questa decisione si apre la possibilità che in altri Stati del Paese si legiferi al riguardo e si promuova la legalizzazione dell'aborto.
In un comunicato stampa firmato dal presidente e dal segretario della Conferenza Episcopale Messicana (CEM), rispettivamente monsignor Carlos Aguiar Retes e monsignor José Leopoldo González González, a nome di tutti i Vescovi del Paese, si è rivolto un appello affinché in Messico si sia consapevoli dell'importanza di difendere la vita.
"Questa presa di coscienza inizia evidentemente rispettando e difendendo la vita dal suo concepimento fino alla morte naturale. Nel contesto di questa riflessione, rivolgiamo un appello alla società nel suo insieme a lottare per difendere ogni embrione umano, perché il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo fin dal concepimento deve essere un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione", sottolineano nel comunicato i presuli messicani.
Più avanti, segnalano che "il diritto alla vita compare in modo chiaro e concreto negli articoli 1, 14 e 22 della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani, da cui si deduce il principio di uguaglianza di tutti gli individui che si trovano sul territorio nazionale, mediante il quale viene loro concesso il godimento dei diritti consacrati dalla stessa Costituzione, proibendo la schiavitù e ogni tipo di discriminazione, e quindi che alcuno possa essere privato, tra gli altri diritti, della vita".
I dibattiti nei quali è stata presa la decisione della SCJN si sono protratti per quattro giorni e sono stati seguiti da migliaia di Messicani attraverso la televisione, nella fattispecie mediante il Canale Giudiziario, che ha presentato in diretta gli atteggiamenti e le posizioni dei Ministri come aveva fatto in precedenza con le udienze pubbliche alle quali hanno partecipato esperti favorevoli e contrari alla depenalizzazione dell'aborto.
Per quanto riguarda la decisione presa dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione, i Vescovi messicani hanno affermato chiaramente che il compito "che hanno la società e i legislatori perché la Costituzione del nostro Paese riconosca esplicitamente i diritti del concepito, che è un elemento fondamentale per il consolidamento della cultura della vita", continua.
"Non sarà mai moralmente accettabile l'erezione di un diritto su un altro, ancor più se si tratta del principio della vita umana, che si origina nel momento stesso del concepimento".
Venerdì si sono verificate manifestazioni di protesta da parte degli organismi pro-vita, soprattutto nella capitale del Paese, mentre l'Arcidiocesi primaziale del Messico ha emesso un comunicato in cui è stata criticata la decisione della SCJN e si è rivolto un appello alla coscienza della società affinché nel Paese non si continui ad attentare contro il Quinto Comandamento, perché l'aborto non è altro che un omicidio.
Nella parte finale del comunicato dei Vescovi riuniti nella CEM, questi concordano nel segnalare che la società messicana "ha sete di uno Stato di diritto che difenda tutti i cittadini e anela a una cultura della vita che faccia del nostro Paese un luogo di convivenza civile e positiva. Per questo, preoccupiamoci del fatto che nessuno sia mai escluso dallo sviluppo umano".
"La Chiesa, fedele alla sua missione, vede in questi segni una straordinaria occasione per assumere il suo impegno sociale nella formazione di una coscienza cristiana che contribuisca alla costruzione del bene comune".
"Lavoriamo e collaboriamo tutti insieme per garantire il diritto alla vita di tutte le persone, senza cui non c'è esistenza e non si godono tutti gli altri diritti, da cui dipende il futuro del nostro Messico", conclude il comunicato della CEM.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
--------------------------------------------------------------------------------
La simbologia del "Cammino della Luce" per la visita del Papa a Parigi
Secondo monsignor Aupetit, vicario generale della diocesi parigina
PARIGI, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Il "Cammino della Luce" di Notre-Dame aux Invalides, organizzato in occasione della visita di Benedetto XVI a Parigi (Francia), commemora il sacrificio di Cristo e ricorda la processione mariana delle fiaccole a Lourdes.
Un "Cammino della Luce" partirà dalla cattedrale di Notre-Dame di Parigi venerdì 12 settembre a mezzanotte, procedendo fino alla spianata des Invalides, dove il Papa celebrerà una Messa solenne il giorno seguente, sabato 13 settembre.
Monsignor Michel Aupetit, vicario generale della Diocesi di Parigi, spiega questo simbolismo sul sito Internet della Conferenza Episcopale Francese.
"Alla sua nascita, Cristo è stato definito dall'anziano Simeone come la Luce che illumina le Nazioni. In seguito ha detto ai suoi apostoli 'Io sono la luce del mondo' (Gv 8,12). Riprendendo l'antica contrapposizione tra luce e tenebre, ha realizzato la promessa biblica della vittoria della Luce sulle Tenebre, simbolo del conflitto tra la vita e la morte: 'Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita' (Gv 8,12)", ha spiegato monsignor Aupetit.
Il presule ricorda soprattutto la simbologia pasquale del "Cammino della Luce": "I cristiani, nella Veglia Pasquale, quando regnano ancora le tenebre della morte in croce, illuminano il Cero Pasquale, segno della Luce trionfante che nasce dalla vita del Cristo risorto in questa notte santa in cui la morte viene vinta".
E' una marcia basata sulla speranza, sottolinea monsignor Aupetit: "Questo è il primo senso delle processioni delle fiaccole o dei cammini della luce che illuminano la notte degli uomini. Questa marcia significa il cammino delle nostre esistenze che accompagna la Luce di Cristo presente nella nostra vita. Egli stesso è la Via che ci conduce all'illuminazione in cui 'non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli' (Apocalisse 22,5)".
--------------------------------------------------------------------------------
Meeting di Rimini
--------------------------------------------------------------------------------
Il popolo cristiano protagonista del Meeting di Rimini
La conoscenza è sempre un avvenimento, tema del prossimo incontro
RIMINI, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Si è conclusa sabato 30 agosto, con un grande successo di pubblico e una vasta schiera di testimoni della carità, la ventinovesima edizione del Meeting di Rimini.
Per descrivere il clima dell'incontro, nel corso della conferenza stampa conclusiva Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione, ha riportato il commento di Salih Osman, premio Sacharov 2007: "Mi sono accorto che a voi della vostra religione la vita degli altri interessa veramente".
"Ha ragione", ha sottolineato la Guarnieri. "Vorrei dire ancora di più - ha aggiunto -: a noi interessa la diversità degli altri", perché come diceva don Giussani "è proprio l'incontro con la diversità degli altri che ci fa andare a fondo di ciò che siamo e ci permette di sperimentare in continuo questo abbraccio con gli altri senza il quale la vita morirebbe".
Il presidente del Meeting ha commentato che, insieme alle innumerevoli testimonianze di eroismo e carità cristiana, ancora una volta il protagonista assoluto dell'incontro è stato il popolo che lo ha organizzato e che vi ha partecipato in modo appassionato.
4.000 volontari e 700.000 presenze sono il segno tangibile della presenza del popolo cristiano.
"Siamo contenti che dirigenti di cultura socialcomunista abbiano osservato che il Meeting è più bello del festival dell'Unità - ha osservato la Guarnieri -, ma il Meeting è una cosa diversa, perché questa non nasce dalla politica".
"Si tratta di una esperienza vissuta" con "una passione reale condivisa e praticata per la propria vita e per la vita degli altri", ha ribadito il presidente.
La Guarnieri ha raccontato che il Meeting è nato negli anni Ottanta da cosiddetti "senza patria", "gente alla ricerca di verità, spinta dal bisogno di comunicare"
Il presidente della Fondazione ha poi spiegato il significato del tema scelto per la prossima edizione, "La conoscenza è sempre un avvenimento".
"La conoscenza è l'atto fondamentale che la persona compie nel suo rapporto con la realtà", ha precisato la Guarnieri, aggiungendo che "qualunque gesto che un bambino fa è in funzione della conoscenza. E' quindi la conoscenza il primo atto che connota la persona umana".
"La parola Avvenimento è una parola grande e larga - ha concluso -, ma avremo modo di approfondirla nel prossimo Meeting".
--------------------------------------------------------------------------------
Analisi
--------------------------------------------------------------------------------
Ombre sulle Olimpiadi di Pechino
La Cina fuori dal podio dei diritti umani
di padre John Flynn, L.C.
ROMA, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- I risultati spettacolari della Cina nelle ultime Olimpiadi non trovano tuttavia prestazioni corrispondenti nell'ambito del rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa.
La pesante repressione dell'opposizione tibetana di qualche mese prima dell'inizio dei Giochi non aveva lasciato dubbi sulla ferma volontà delle autorità cinesi di tacitare ogni forma di opposizione. La stessa impressione si era avuta con la repressione delle attività cristiane qualche giorno prima dell'apertura dell'evento olimpico.
Le autorità cinesi avevano ordinato al pastore protestante Zhang Mingxuan di lasciare Pechino per l'intera durata delle Olimpiadi, secondo l'edizione del South China Morning Post del 1° agosto. Negli ultimi 22 anni, l'ex uomo d'affari ha svolto un'opera di evangelizzazione non autorizzata in tutta la Cina.
Nell'ultimo decennio egli ha avviato più di 10 chiese domestiche: comunità di cristiani non ufficiali o non registrate. Di queste solo tre sono rimaste operative, mentre le altre sono state chiuse dalle autorità.
Secondo un servizio del 7 agosto della Union of Catholic Asian News, questo predicatore protestante non era l'unico obiettivo: diversi altri Vescovi e preti non affiliati alla Chiesa cattolica ufficiale sarebbero stati oggetto del divieto, emesso verso la fine di luglio, di amministrare sacramenti o di svolgere attività pastorale.
Riguardo la situazione a Pechino, la UCA News ha riportato informazioni fornite da attivisti della Chiesa clandestina secondo cui dagli inizi di agosto la maggior parte dei sacerdoti che operava nella capitale è stata costretta a tornare nei propri luoghi di origine e a restarci fino alla fine delle Olimpiadi.
In questo contesto, mentre alcuni avevano sperato che i Giochi avrebbero aperto la Cina al resto del mondo, sembra invece che sia avvenuto l'esatto contrario, secondo un servizio sulla situazione generale pubblicato dal National Catholic Register nella sua edizione del 10-16 agosto.
Il Register ha riportato stime secondo cui in Cina risiedono 12 milioni di cattolici e 70 milioni di protestanti . Di questi, la maggior parte appartiene alle Chiese clandestine cattolica e protestante.
Nell'arco dell'ultimo anno, più di 600 protestanti sono stati arrestati o detenuti e a 38 di questi è stata comminata una pena superiore a un anno di reclusione, secondo l'articolo. Per quanto riguarda i cattolici, circa 35 Vescovi della Chiesa clandestina si trovano in carcere, agli arresti domiciliari o latitanti, in base ai dati citati dal Register.
Restrizioni più severe
Steve Mosher, presidente del Population Research Institute, ha riferito al Register che centinaia di missionari sono stati espulsi dalla Cina. "Vi è stata una stretta in tutto il Paese", ha affermato.
All'interno del villaggio olimpico, gli atleti avevano a disposizione luoghi di culto e dozzine di sacerdoti, ma questa libertà non ha superato i confini di quella zona, secondo un articolo sui diritti religiosi in Cina pubblicato il 10 agosto dal Washington Post.
L'articolo ha confermato le notizie di maggiori restrizioni da parte delle autorità, tra cui arresti di leader religiosi, diniego di visti ai missionari stranieri e chiusura di luoghi di culto.
Diversi seminari di Pechino, inoltre, sono stati chiusi perché non erano registrati presso gli enti pubblici riconosciuti.
"Una causa importante delle maggiori restrizioni sono riconducibili alle Olimpiadi. Quest'anno, i leader cinesi si trovano di fronte a maggiori pressioni provenienti dai gruppi esterni, dalle chiese domestiche e persino da singoli cittadini comuni", ha riferito al Washinton Post Fan Yafeng, professore di Diritto presso l'Institute of Law della Chinese Academy of Social Sciences e leader della chiesa domestica Sina, che conta 80 membri.
Durante le Olimpiadi alcuni missionari provenienti dagli Stati Uniti hanno tentato di entrare in Cina per distribuire la Bibbia, ma il loro tentativo è fallito poiché la polizia doganale cinese ha confiscato il materiale, secondo l'Associated Press del 17 agosto.
Quattro missionari dell'organizzazione Vision Beyond Borders erano arrivati all'aeroporto della città di Kunming con l'intenzione di distribuire volumi della Bibbia alle persone del luogo. L'organizzazione, con sede a Sheridan, nel Wyoming, distribuisce Bibbie e altri documenti cristiani in tutto il mondo allo scopo di "rafforzare la Chiesa perseguitata", secondo il loro sito Internet.
Fallimento olimpico
Sulla più ampia questione del rispetto dei diritti umani in Cina, l'organizzazione Freedom House ha recentemente pubblicato "China and the Olympics". Secondo l'organizzazione - con sede a Washington -, Pechino avrebbe intensificato la propria azione repressiva durante la preparazione alle Olimpiadi.
Freedom House ha osservato che i giornalisti cinesi godono di minore libertà oggi rispetto al 2001, quando il loro Paese è stato scelto come sede dei Giochi olimpici. Non solo sono ancora sottoposti a indottrinamento marxista, ma il Dipartimento centrale per la propaganda arriva a dettare i contenuti attraverso direttive quotidiane.
I Giochi hanno portato anche all'espropriazione di più di 1 milione di abitazioni per consentire l'erogazione di nuovi servizi. Le autorità hanno inoltre arrestato centinaia di persone che si sono recate a Pechino in qualità di "ricorrenti" contro abusi commessi da funzionari locali
Un articolo pubblicato il 2 agosto dal Washington Post ha confermato questa versione, affermando che i Giochi olimipici sono diventati l'occasione per prendere provvedimenti contro "dissidenti, persone moleste e scontente".
L'articolo riporta le affermazioni di alcuni esperti sui diritti umani, secondo cui migliaia di persone sarebbero state arrestate nelle repressioni precedenti alle Olimpiadi.
Anche alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno accusato la Cina di un aumento nelle violazioni dei diritti fondamentali. Secondo un comunicato stampa di Human Rights Watch emesso il 6 agosto, il periodo precedente alle Olimpiadi "è stato segnato da una ben documentata ondata di violazioni dei diritti di libera espressione e di associazione, e della libertà di informazione".
Tra i punti sollevati da Human Rights Watch vi sono le vessazioni e restrizioni nei confronti dei media stranieri, commesse peraltro in contrasto con le promesse fatte dalla stessa Cina quando è stata scelta come sede dei Giochi. Il comunicato stampa osserva anche che le autorità hanno allontanato da Pechino i lavoratori immigrati, i mendicanti e altre persone "indesiderabili" prima dell'inizio delle Olimpiadi.
Nessuna protesta
Le autorità hanno poi preso le misure idonee ad evitare ogni protesta durante l'evento. Come concessione hanno annunciato la creazione di siti speciali in cui le proteste autorizzate avrebbero potuto aver luogo.
Nonostante questo il 19 agosto il Los Angeles Times ha riferito che le autorità cinesi non hanno approvato nessuna delle 77 domande ricevute da persone che avrebbero voluto protestare regolarmente in questi siti.
L'articolo ha citato informazioni pubblicate dalla New China News Agency, un'agenzia di Stato, secondo cui 74 domande erano state ritirate in quanto i problemi sollevati erano stati "adeguatamente presi in considerazioni dalle competenti autorità o dipartimenti, attraverso procedure di consultazione". Le altre tre domande non erano state accolte.
Le autorità hanno potuto quindi evitare le proteste locali, ma non hanno potuto tenere sotto controllo i numerosi rapporti dei media internazionali sulle violazioni dei diritti umani. France 24, un'emittente televisiva francese, ha mandato in onda un documentario sui trapianti di organi illegali in Cina.
Secondo un comunicato stampa pubblicato il 7 agosto dall'emittente, centinaia di stranieri benestanti si rivolgono alla Cina come scorciatoia per ottenere i trapianti di organi necessari alla loro sopravvivenza.
La fonte di questi organi, secondo France 24, sono tuttavia prigionieri condannati a morte e non consenzienti. Il comunicato stampa ha riferito che ogni anno in Cina vengono eseguite dalle 2.000 alle 10.000 sentenze alla pena capitale. Secondo Amnesty International, il 90% degli organi oggetto di trapianti in Cina proviene da prigionieri condannati a morte.
France 24 ha affermato che le autorità riconoscono l'esistenza di questa pratica, ma sostengono che i prigionieri diano il loro consenso. D'altra parte, il servizio francese ha riferito di prove provenienti dai parenti di alcuni condannati a morte secondo cui gli interessati non avrebbero acconsentito.
Intanto, dall'altra parte del globo, Benedetto XVI - in vacanza nel nord Italia - ha visitato la città natale di San Giuseppe Freinademetz, un missionario italiano che ha trascorso gran parte della sua vita in Cina. "È importante che questo grande Paese si apra al Vangelo", ha osservato il Papa.
"E San Giuseppe Freinademetz ci mostra che la fede non è una alienazione per nessuna cultura, per nessun popolo, perché tutte le culture aspettano Cristo e non vanno distrutte dal Signore: giungono anzi alla loro maturità", ha aggiunto il Pontefice. Una maturità che in Cina ancora manca.
--------------------------------------------------------------------------------
Angelus
--------------------------------------------------------------------------------
Benedetto XVI: per il cristiano la croce non è qualcosa di "facoltativo"
Intervento in occasione dell'Angelus
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l'intervento pronunciato da Benedetto XVI questa domenica a mezzogiorno presiedendo la recita della preghiera mariana dell'Angelus nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
* * *
Cari fratelli e sorelle!
Anche oggi, nel Vangelo, compare in primo piano l'apostolo Pietro. Ma, mentre domenica scorsa l'abbiamo ammirato per la sua fede schietta in Gesù, da lui proclamato Messia e Figlio di Dio, questa volta, nell'episodio immediatamente seguente, mostra una fede ancora immatura e troppo legata alla "mentalità di questo mondo" (cfr Rm 12,2). Quando infatti Gesù comincia a parlare apertamente del destino che l'attende a Gerusalemme, che cioè dovrà soffrire molto ed essere ucciso per poi risorgere, Pietro protesta dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai" (Mt 16,22). E' evidente che il Maestro e il discepolo seguono due modi di pensare opposti. Pietro, secondo una logica umana, è convinto che Dio non permetterebbe mai al suo Figlio di finire la sua missione morendo sulla croce. Gesù, al contrario, sa che il Padre, nel suo immenso amore per gli uomini, lo ha mandato a dare la vita per loro, e che se questo comporta la passione e la croce, è giusto che così avvenga. D'altra parte, Egli sa pure che l'ultima parola sarà la risurrezione. La protesta di Pietro, pur pronunciata in buona fede e per sincero amore verso il Maestro, suona per Gesù come una tentazione, un invito a salvare se stesso, mentre è solo perdendo la sua vita che Lui la riceverà nuova ed eterna per tutti noi.
Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, non è certamente per un disegno crudele del Padre celeste. La causa è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e mortale da richiedere tutto il suo sangue. E' infatti con la sua morte e risurrezione, che Gesù ha sconfitto il peccato e la morte ristabilendo la signoria di Dio. Ma la lotta non è finita: il male esiste e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni. Che cosa sono gli orrori della guerra, le violenze sugli innocenti, la miseria e l'ingiustizia che infieriscono sui deboli, se non l'opposizione del male al regno di Dio? E come rispondere a tanta malvagità se non con la forza disarmata dell'amore che vince l'odio, della vita che non teme la morte? E' la stessa misteriosa forza che usò Gesù, a costo di essere incompreso e abbandonato da molti dei suoi.
Cari fratelli e sorelle, per portare a pieno compimento l'opera della salvezza, il Redentore continua ad associare a sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo. Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore. Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce. Invochiamo l'aiuto della Vergine Santa, che per prima e sino alla fine ha seguito Gesù sulla via della croce. Ci aiuti Lei ad andare con decisione dietro al Signore, per sperimentare fin d'ora, pur nella prova, la gloria della risurrezione.
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]
In queste ultime settimane la cronaca ha registrato l'aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall'Africa. Non di rado, la traversata del Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l'alto numero di vittime. La migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell'umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni. L'emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso tempo, efficaci risposte politiche. So che molte istanze regionali, nazionali e internazionali si stanno occupando della questione della migrazione irregolare: ad esse va il mio plauso e il mio incoraggiamento, affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e spirito umanitario. Senso di responsabilità devono mostrare anche i Paesi di origine, non solo perché si tratta di loro concittadini, ma anche per rimuovere le cause di migrazione irregolare, come pure per stroncare, alle radici, tutte le forme di criminalità ad essa collegate. Dal canto loro, i Paesi europei e comunque quelli meta di immigrazione sono, tra l'altro, chiamati a sviluppare di comune accordo iniziative e strutture sempre più adeguate alle necessità dei migranti irregolari. Questi ultimi, poi, vanno pure sensibilizzati sul valore della propria vita, che rappresenta un bene unico, sempre prezioso, da tutelare di fronte ai gravissimi rischi a cui si espongono nella ricerca di un miglioramento delle loro condizioni e sul dovere della legalità che si impone a tutti. Come Padre comune, sento il profondo dovere di richiamare l'attenzione di tutti sul problema e di chiedere la generosa collaborazione di singoli e di istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione. Il Signore ci accompagni e renda fecondi i nostri sforzi!
Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Sacerdoti salesiani provenienti da diversi Paesi e alle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto. Saluto inoltre i fedeli di Bassano del Grappa, Galliera Veneta, Bedizzole, Boccaleone, Moncalieri e Riposto, i cresimandi di Zané con i loro genitori e il gruppo della diocesi di Lodi. A tutti auguro una buona domenica.
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
--------------------------------------------------------------------------------
Documenti
--------------------------------------------------------------------------------
Omelia del Cardinal Bagnasco per la solennità della Madonna della Guardia
GENOVA, domenica, 31 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata dal Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della solennità della Madonna della Guardia.
* * *
Come ogni anno siamo riuniti sotto lo sguardo della Madonna della Guardia per rendere l'omaggio a Colei che da secoli veglia sulla nostra Chiesa e sulla Città. A Lei ci rivolgiamo con la fiducia dei figli, sapendo che della Madre ci si può sempre fidare, sempre si è ascoltati, compresi e, in qualche buona forma, soccorsi. Tutti sappiamo che da questo sacro monte si ridiscende rincuorati per riprendere le responsabilità della vita, con le sue gioie e le sue prove.
Quest'anno, il nostro pellegrinaggio è segnato da una particolare preoccupazione. La Madonna della Guardia guarda Genova, ma guarda anche il mondo. E in questo momento le tensioni sono molteplici e gravi. Mi riferisco alla situazione del Caucaso che ha messo in seria difficoltà le relazioni Est Ovest, riesumando fantasmi che speravamo sepolti per sempre. Ma quante altre situazioni, dimenticate ma per nulla risolte, di guerre locali, di conflitti e di ingiustizia, sono presenti in tante parti del mondo, a partire dal continente africano! I mezzi di comunicazione di solito non ne parlano, ma i missionari - religiosi e laici - là vivono ogni giorno insieme alle popolazioni colpite, insieme alla povera gente, che - come sempre - è sempre più esposta, soffre e muore. Interessi politici ed economici la fanno da padroni sulle spalle di chi non ha voce: spesso l'unica voce resta quella dei Pastori.
Che cosa possiamo fare noi? Qui, ai piedi della Santa Vergine, il nostro primo compito è pregare, pregare seriamente e fare penitenza. Offrire alla Madonna, per i troppi nostri fratelli che vivono la brutalità delle guerre, i nostri sacrifici, le rinunce a piccoli benesseri, perché, nell'economia della grazia e della comunione dei santi, possano sollevare i gravissimi disagi ai quali tanti fratelli sono sottoposti. E poi, partecipare a quanto la Caritas nazionale - attraverso le Caritas diocesane - sta operando per portare in quei territori i soccorsi di prima necessità. Speriamo che l'opinione pubblica, sempre così pronta a essere visibile e rumorosa in occasioni simili, si mostri altrettanto presente ed efficace.
Ma vi è anche un'altra situazione molto triste di sofferenza e di morte, sulla quale non sento particolari reazioni di sincero sdegno, di condanna e di richiamo: le persecuzioni sanguinose contro i cristiani in alcuni Paesi del mondo. La libertà religiosa è un diritto umano preciso che fa parte della Carta dei Diritti Universali; dovrebbe ormai appartenere alla coscienza dell'umanità. Ma così purtroppo non è, perché non tutto ciò che è scritto sulle Carte - anche le più solenni - è scritto anche nelle menti e nei cuori. La Chiesa da sempre annuncia il Signore Gesù e, attorno al Vangelo, nasce la comunità cristiana. Da sempre, come conseguenza della fede che ci ricorda che Dio è Padre e che tutti siamo uguali e fratelli, la Chiesa interviene là dove c'è bisogno della promozione umana e sociale. La salvezza che Cristo ha portato riguarda l'anima, ma investe tutto l'uomo, la sua vita, la società. La carità della Chiesa è aperta a tutti e non discrimina in base a nulla, tanto meno in base alla fede: questo accade in Italia come nel resto del mondo.
Viene da chiederci se si possa negare l'aiuto umano per non suscitare negli altri simpatia, benevolenza, vicinanza. In una parola, quello che oggi viene interpretato come colpevole «proselitismo»! L'adesione alla fede cristiana è un atto libero di ognuno, e la carità è di natura sua aperta a tutti i bisognosi e i s
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















