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Venerdì, 16 Maggio : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
La famiglia, centro dell'azione politica, spiega il Papa
Benedetto XVI incoraggia la cooperazione tra cattolici e buddisti
Il Papa scrive una preghiera a Maria per i cattolici cinesi
L'ambasciatore d'Israele si impegna ad aiutare i cristiani di Terra Santa
Il Papa grato per l'impegno missionario del Pontificio Collegio Russicum
L'Enciclica “Spe salvi” di Benedetto XVI in podcast, ipod e audiolibro
NOTIZIE DAL MONDO
Sentenza della Corte europea vieta le benedizioni pasquali
ITALIA
Prima parrocchia a Roma per la “forma straordinaria” della liturgia
INTERVISTE
Il Cardinale Bertone parla ad una TV cattolica polacca
Il Papa chiede ai Vescovi di "andare incontro ai movimenti con molto amore"
SPIRITUALITÀ
Predicatore del Papa: il terrorismo religioso, tradimento della fede
DOCUMENTI
Discorso del Papa alle Associazioni Familiari della Federazione Europea
Discorso del Papa ai Vescovi della Thailandia in visita “ad limina”
Santa Sede
La famiglia, centro dell'azione politica, spiega il Papa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, deve essere al centro anche dell'azione politica, ha affermato Benedetto XVI questo venerdì mattina.
Ricevendo in udienza i partecipanti al Forum delle Associazioni Familiari e alla Federazione Europea delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE), il Papa ha sottolineato l'importanza dell'istituzione familiare, che oggi si trova a dover affrontare sfide numerose e complicate.
In occasione della celebrazione annuale della Giornata Internazionale della Famiglia - il 15 maggio -, ha ricordato, è stato organizzato un Convegno sul tema "L'alleanza per la famiglia in Europa: l'associazionismo protagonista".
L'obiettivo è quello di "confrontare le esperienze tra varie forme associative familiari" e di "sensibilizzare i governanti e l'opinione pubblica sul ruolo centrale e insostituibile che svolge la famiglia nella nostra società".
Un'azione politica che voglia guardare al futuro con lungimiranza, ha osservato il Pontefice, non può infatti "non porre la famiglia al centro della sua attenzione e della sua programmazione".
Quest'anno, ha sottolineato, ricorrono il 40° anniversario dell'Enciclica Humanae vitae e il 25° di promulgazione della Carta dei diritti della Famiglia, presentata dalla Santa Sede il 22 ottobre 1983.
I due documenti, ha osservato, sono "tra loro idealmente legati, perché, se il primo ribadisce con forza, andando coraggiosamente controcorrente rispetto alla cultura dominante, la qualità dell'amore degli sposi, non manipolato dall'egoismo e aperto alla vita, il secondo pone in evidenza quei diritti inalienabili che permettono alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, di essere la culla naturale della vita umana".
L'associazionismo delle realtà ricevute in udienza, ha osservato Benedetto XVI, "può rappresentare uno strumento quanto mai opportuno per meglio attuare lo spirito della citata Carta dei diritti della Famiglia", che "offre, a chi è investito di responsabilità in ordine al bene comune, un modello e un punto di riferimento per l'elaborazione di un'adeguata legislazione politica della famiglia", dirigendosi allo stesso tempo "a tutte le famiglie ispirandole a coalizzarsi nella difesa e promozione dei loro diritti".
Visto che la rivelazione biblica è anzitutto "espressione di una storia d'amore, la storia dell'alleanza di Dio con gli uomini", "la storia dell'amore e dell'unione tra un uomo ed una donna nell'alleanza del matrimonio è stata assunta da Dio come simbolo della storia della salvezza".
Per questo motivo, "l'unione di vita e di amore, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che costituisce la famiglia, rappresenta un insostituibile bene per l'intera società, da non confondere né equiparare ad altri tipi di unione".
Il Papa si è detto consapevole delle sfide che incontrano oggi le famiglie e di come sia difficile realizzare nella società attuale l'ideale della fedeltà e della solidità dell'amore coniugale, avere ed educare dei figli e conservare l'armonia del nucleo familiare.
Di fronte alle dilaganti crisi familiari anche a causa di situazioni di precarietà, ritiene che sia sempre più urgente "l'impegno di unire le forze per sostenere, con ogni mezzo possibile, le famiglie dal punto di vista sociale ed economico, giuridico e spirituale".
"Aiutate le famiglie ad essere segno visibile di questa verità, a difendere i valori scritti nella stessa natura umana e quindi comuni a tutta l'umanità, ossia la vita, la famiglia e l'educazione", ha esortato il Papa.
"Non sono principi derivanti da una confessione di fede - ha precisato -, ma dall'applicazione della giustizia che rispetta i diritti di ogni uomo".
Nel suo saluto al Pontefice, il presidente del Forum, Giovanni Giacobbe, ha ricordato che negli ultimi due anni l'organizzazione ha raggiunto "importanti obiettivi", come l'imponente mobilitazione delle famiglie italiane culminata nel Family Day.
L'impegno assunto con questa manifestazione è proseguito con la campagna di raccolta firme per "Un fisco a misura di famiglia", con cui il Forum "intende sottoporre all'attenzione del Parlamento e del Governo italiani la necessaria e ormai improcrastinabile esigenza della predisposizione di una politica per la famiglia, che abbia positivi effetti anche sul piano fiscale, nella prospettiva della valutazione dei figli, cresciuti in famiglia, come bene per tutta la società".
Attualmente, ha denunciato, la società presenta nei confronti della famiglia "linee critiche fino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia che vengono derubate della loro identità naturale".
Per far fronte a questa situazione, si desidera una "qualificazione del ruolo dell'associazionismo in termini di coesione morale e culturale e, quindi, di presenza lato sensu politica".
A questo riguardo, ha osservato, l'impegno del Forum e della Federazione europea si esplica "verso la promozione della famiglia, come soggetto che possiede una sua originaria caratterizzazione, senza la quale vengono a cessare i fondamenti stessi della società civile".
Benedetto XVI incoraggia la cooperazione tra cattolici e buddisti
Ricevendo in udienza i Vescovi della Thailandia
di Roberta Sciamplicotti
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Ricevendo questo venerdì in udienza i Vescovi della Conferenza Episcopale Thailandese, Benedetto XVI ha incoraggiato la cooperazione tra cattolici e buddisti.
In Thailandia, su una popolazione totale di 66 milioni di abitanti, i cattolici rappresentano appena l'1%.
Rivolgendosi ai presuli del Paese asiatico al termine della loro visita ad limina Apostolorum al Papa e alla Curia romana, il Pontefice ha ricordato il “grande rispetto” e la “stima” espressi dai Vescovi nei confronti dei monasteri buddisti per il “contributo che danno alla vita sociale e culturale del popolo thailandese”.
La coesistenza di comunità religiose diverse, ha osservato Benedetto XVI, “si svolge sullo sfondo della globalizzazione”, le cui forze “vedono l'umanità in equilibrio tra due poli”.
Da un lato, osserva, c'è “la crescente moltitudine di legami economici e culturali che in genere valorizzano un senso di solidarietà globale e responsabilità condivisa per il benessere dell'umanità”; dall'altro, “segni inquietanti di una frammentazione e di un certo individualismo in cui prevale il secolarismo, spingendo il trascendente e il senso del sacro ai margini ed eclissando la vera fonte di armonia e unità nell'universo”.
Secondo il Vescovo di Roma, gli aspetti negativi di questo fenomeno culturale “puntano all'importanza della cooperazione interreligiosa”.
“Chiamano a uno sforzo concertato per sostenere l'anima spirituale e morale del vostro popolo”, ha detto ai Vescovi, aggiungendo che i cattolici possono promuovere insieme ai buddisti “una comprensione reciproca riguardo alla trasmissione delle tradizioni alle generazioni future, all'articolazione di valori etici percettibili dalla ragione, riverenza per il trascendente, preghiera e contemplazione”.
Queste disposizioni, osserva, “servono il benessere comune della società e nutrono l'essenza di ogni essere umano”.
Il Papa ha chiesto ai presuli thailandesi, “pastori di un gregge piccolo e disperso”, di esortare i loro fedeli ad “abbracciare tutto ciò che genera la nuova vita della Pentecoste”.
L'effusione dello Spirito, ha ricordato, “è sia un dono che un compito; un compito che diventa un dono epifanico: la presentazione di Cristo e del suo amore per il mondo”.
In Thailandia, “questo dono si trova particolarmente nelle cliniche mediche e nelle opere sociali della Chiesa, così come nelle sue scuole, perché è qui che il nobile popolo thailandese può arrivare a conoscere il volto di Gesù Cristo”.
Accanto al “notevole contributo alla formazione intellettuale di molti giovani thailandesi”, il Papa ha esortato a far sì che le scuole cattoliche diano un “forte contributo” anche alla loro “educazione spirituale e morale”.
Appellandosi ai religiosi e alle religiose che si occupano delle istituzioni educative cattoliche, il Pontefice ha ricordato che “il loro ruolo non dovrebbe essere principalmente di amministrazione, ma di missione”.
“E' estremamente importante – ha sottolineato – che i religiosi restino vicini agli studenti e alle loro famiglie, soprattutto attraverso l'insegnamento del Catechismo per i cattolici e gli altri interessati, e mediante la formazione morale e la cura per le necessità spirituali di tutti nella comunità scolastica”.
“Incoraggio le congregazioni nel loro impegno nell'apostolato dell'istruzione, fiducioso nel fatto che le spese siano giuste e trasparenti e che le scuole siano sempre più accessibili ai poveri che così spesso anelano al fedele abbraccio di Cristo”.
Benedetto XVI ha quindi espresso il suo apprezzamento per gli sforzi di tutta la comunità cattolica in Thailandia nel “sostenere la dignità di ogni vita umana, soprattutto di quella più vulnerabile”.
Una delle principali preoccupazioni dei presuli, ha ricordato, sono la piaga del traffico di donne e bambini e la prostituzione.
“L'indiscussa povertà è un fattore che sta alla base di questi fenomeni”, ha denunciato, riconoscendo che “si sta facendo molto attraverso i programmi di sviluppo della Chiesa” per risolvere questi gravi problemi.
“Un ulteriore aspetto che deve essere riconosciuto e affrontato a livello collettivo se si vuole far fronte in modo efficace a questo terribile sfruttamento” è “la trivializzazione della sessualità nei media e nell'industria del divertimento, che suscita un declino nei valori morali e porta al degrado delle donne, all'indebolimento della fedeltà nel matrimonio e anche all'abuso di bambini”.
Il Pontefice aveva già affrontato questo tema ricevendo il nuovo ambasciatore thailandese nel dicembre scorso.
In quell'occasione ha espresso il proprio apprezzamento per “il maggiore impegno della Thailandia nelle varie convenzioni e nei protocolli internazionali elaborati per combattere lo sfruttamento e il commercio sessuali”, sottolineando che una “cooperazione internazionale, accompagnata da una salda decisione di politica interna di affrontare la corruzione e l'impunità che facilitano questi crimini, porterà a una svolta decisiva di speranza e di dignità per tutti gli interessati”.
Il Papa scrive una preghiera a Maria per i cattolici cinesi
In occasione della Giornata convocata per la Chiesa nel Paese asiatico
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Sala Stampa vaticana ha reso nota oggi la "Preghiera del Papa a Nostra Signora di Sheshan", scritta per la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina di sabato prossimo, 24 maggio.
Il Papa eleva la sua preghiera alla Vergine di Sheshan, il celebre santuario mariano che sorge nei pressi di Shanghai, chiedendo alla Madonna di sostenere "l'impegno di quanti in Cina, tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare, affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù".
La preghiera, per desiderio di Benedetto XVI, sarà pronunciata in tutto il mondo il 24 maggio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, venerata con grande devozione nel santuario mariano di Sheshan.
In questo giorno si celebrerà la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, come chiesto dal Papa nella Lettera inviata ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007.
Nel documento, il Vescovo di Roma invitava i fedeli di tutti i continenti a pregare per i cinesi, chiedendo per i cattolici del Paese "il dono della perseveranza nella testimonianza" nella certezza che le loro "sofferenze passate e presenti per il santo Nome di Gesù" e la loro "intrepida lealtà al Suo Vicario in terra saranno premiate, anche se talvolta tutto possa sembrare un triste fallimento".
Nella "Preghiera a Nostra Signora di Sheshan" il Papa ricorda che Maria, rimasta ai piedi della Croce sul Calvario, è diventata "in maniera nuova, Madre di tutti coloro che accolgono nella fede" Gesù "e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle".
La invoca quindi come "Madre della speranza" perché doni ai suoi figli "la capacità di discernere in ogni situazione, fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio".
Il Papa implora poi la sua protezione perché guidi il Popolo di Dio "con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell'amore, affinché sia in ogni circostanza fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini".
Nella statua che sovrasta il Santuario di Sheshan, ricorda il Pontefice, Maria sorregge in alto il Figlio, "presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d'amore" e, concludendo la sua preghiera, La invoca perché aiuti "i cattolici cinesi ad essere sempre testimoni credibili di questo amore, mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa".
Di seguito riportiamo il testo completo della preghiera:
Preghiera
a Nostra Signora di Sheshan
Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra,
venerata col titolo di "Aiuto dei cristiani" nel Santuario di Sheshan,
verso cui guarda con devoto affetto l'intera Chiesa che è in Cina,
veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.
Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell'amore, affinché sia in ogni circostanza
fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.
Con il docile "sì" pronunciato a Nazaret tu consentisti
all'eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale
e di avviare così nella storia l'opera della Redenzione,
alla quale cooperasti poi con solerte dedizione,
accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima,
fino all'ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti
ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l'uomo vivesse.
Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre
di tutti coloro che accolgono nella fede il tuo Figlio Gesù
e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle.
Madre della speranza, che nel buio del Sabato santo andasti
con incrollabile fiducia incontro al mattino di Pasqua,
dona ai tuoi figli la capacità di discernere in ogni situazione,
fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.
Nostra Signora di Sheshan, sostieni l'impegno di quanti in Cina,
tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare,
affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù.
Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto tuo Figlio,
presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d'amore.
Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore,
mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa.
Madre della Cina e dell'Asia, prega per noi ora e sempre. Amen!
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
L'ambasciatore d'Israele si impegna ad aiutare i cristiani di Terra Santa
Dichiarazioni di Mordechay Lewy
di Jesús Colina
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Il nuovo ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede ha affermato che il suo Paese farà tutto il possibile per aiutare le comunità cristiane di Terra Santa perché non siano costrette a emigrare.
“Faremo del nostro meglio per rafforzare le comunità cristiane in Israele perché la loro presenza essenziale in Terra Santa è profondamente radicata e storicamente compresa”, ha detto questo giovedì Mordechay Lewy a un gruppo di giornalisti all'ambasciata israeliana.
Il diplomatico ha espresso lo stesso impegno che aveva dimostrato giovedì scorso incontrando Benedetto XVI, richiamando il sentimento papale per il quale dovrebbe essere fatto di tutto per evitare che la Terra Santa “diventi un sito archeologico privato della vita ecclesiale”.
“Israele ribadisce il suo impegno a mantenere lo status quo nei luoghi santi cristiani e a rispettare i diritti che le comunità cristiane godono in base a questo”, ha aggiunto.
Secondo l'ambasciatore, la maggioranza dei cristiani che abbandona la Terra Santa è motivata da ragioni più economiche e sociali che politiche. In generale, osserva, ha ricevuto una buona istruzione nelle scuole cristiane e per questo può trovare facilmente lavoro in altri Paesi.
Lewy ha definito “molto positivo” il discorso che gli ha rivolto Benedetto XVI e ha affermato di desiderare che il Governo risponda alle richieste del Papa, ad esempio che possa essere raggiunto un accorso sull'applicazione dell'Accordo Fondamentale del 1993.
Negoziati sull'accordo sono in corso fin da quando è stato firmato, soprattutto relativamente alle questioni sulla tassazione dei beni materiali e delle proprietà ecclesiastiche. Lewy ha sottolineato che questi accordi coinvolgono il diritto israeliano, e per questo richiedono tempo.
L'ambasciatore ha anche affermato di voler rispondere alla richiesta di Benedetto XVI facilitando le procedure per l'ottenimento del visto per sacerdoti e religiosi di Paesi che non hanno relazioni con Israele o i cui Stati sono in guerra. Ha anche riconosciuto che una soluzione potrebbe essere difficile, perché è complicato fare eccezioni basate sullo status religioso o ecclesiale.
La tribù di Levi
Lewy assume il suo ruolo di ambasciatore con l'esperienza ottenuta grazie all'incarico di consulente del sindaco di Gerusalemme dal 2004 al 2008 su questioni relative alle comunità religiose. Il nuovo ambasciatore è sposato e ha tre figli; ha studiato all'Università Ebraica.
Si è presentato al Papa come “un discendente della Tribù di Levi” e ha detto ai giornalisti che dal 1993, quando la Santa Sede e Israele hanno stabilito relazioni diplomatiche, aspirava al ruolo di ambasciatore.
“So che questa nomina è molto più di una classica missione diplomatica – ha affermato rivolgendosi al Pontefice –. La Santa Sede conta il tempo in secoli, se non in millenni. Quindi, sarebbe in qualche modo inadeguato considerare le nostre relazioni solo come una questione bilaterale fra due Stati sovrani”.
“Inoltre, la dimensione diplomatica è relativamente nuova, specialmente se paragonata alla significativa riconciliazione fra cattolici ed ebrei resa effettiva dalla promulgazione della dichiarazione conciliare Nostra aetate più di quaranta anni fa”.
“Le nostre rispettive tradizioni spirituali formano l'eredità giudaico-cristiana, che è così centrale nella cultura e nella civiltà moderna e può costituire una piattaforma comune per noi – ha aggiunto –. Essa potrebbe e dovrebbe contribuire a generare un mondo più umano e più fraterno”.
Il Papa grato per l'impegno missionario del Pontificio Collegio Russicum
Si celebra quest'anno l'80° anniversario
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è grato per l'impegno missionario ed ecumenico del Pontificio Collegio Russicum, del quale si festeggia quest'anno l'80° anniversario della fondazione.
Lo ha affermato il Cardinale Tarcisio Bertone incontrando questo giovedì nella chiesa di Sant'Antonio Abate all'Esquilino i docenti e gli alunni del Collegio, ai quali ha trasmesso - ricorda la "Radio Vaticana" - "l'espressione dei grati sentimenti del Santo Padre Benedetto XVI nei confronti della Compagnia di Gesù e dei tanti professori e collaboratori che in questo lungo lasso di tempo hanno contribuito a rendere il Russicum un vero ‘cenacolo di spiritualità e di arricchimento culturale'".
La visita del Segretario di Stato ha coinciso con l'apertura delle manifestazioni celebrative per commemorare la posa della prima pietra, l'11 febbraio 1928. Il porporato ha partecipato alla preghiera liturgica in rito bizantino slavo in onore di Santa Teresa di Lisieux, sotto la cui protezione Papa Pio XI pose il Collegio.
Il Papa, ha ricordato, "segue con paterna benevolenza le vostre attività scientifiche, pastorali e dottrinali e conosce bene il prezioso collegamento che il Collegio, pur non ospitando un gran numero di alunni provenienti dalla Russia, opera tra Roma, cuore del mondo cattolico, e la tradizione della Russia cristiana".
Il porporato ha esortato gli studenti del Russicum a realizzare la vocazione missionaria di Santa Teresa di Lisieux "nel contesto specifico dei contatti con la Chiesa ortodossa russa".
"Con il Concilio Vaticano II, e più in particolare con il decreto Unitatis Redintegratio del 1964, si è aperta al riguardo una nuova stagione, carica di speranze e di frutti - ha osservato -. E' la stagione del dialogo, dell'incontro fraterno che favorisce l'ascolto e il rispetto reciproco, ponendo così le basi per un promettente e fecondo cammino ecumenico".
Il Collegio, ha proseguito, è "un luogo dove si vive e si pratica quest'incontro fraterno, e dove si cresce nell'apertura e nel rispetto reciproci, fondamento di ogni autentico dialogo ecumenico".
Obiettivo del Russicum è "aiutare i futuri pastori di anime, appartenenti a varie Chiese dell'Europa centro-orientale, ad assumere atteggiamenti che favoriscano una effettiva collaborazione pastorale, culturale e caritativa costantemente guidata dall'anelito all'unità".
In questo senso, ha commentato, il lavoro svolto dal Collegio può assumere un valore "profetico", ma perché questo è avvenga "è importante acquisire una solida spiritualità".
L'Istituto, ha spiegato il porporato secondo quanto riporta "L'Osservatore Romano", "è stato sin dall'inizio un centro di provvidenziale azione missionaria ed evangelizzatrice".
Al giorno d'oggi, ha constatato, "resta sempre attuale e prioritaria l'esigenza fondamentale che intuì la piccola Teresa: portare l'amore nel cuore di ogni realtà".
"Rendendo fruttuosa ed efficace la comunione con Gesù - ha aggiunto - i cristiani costruiscono pazientemente quella rete di rapporti che superano e rimarginano le divisioni laceranti".
Hanno accolto il Segretario di Stato il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, l'Arcivescovo segretario Antonio Maria Vegliò e il rettore, padre Alojz Cvikl, che celebra il venticinquesimo anniversario di sacerdozio.
Il Cardinale Sandri ha esortato gli studenti del Russicum a non dimenticare mai la responsabilità di conoscere i tesori delle Chiese orientali e della Chiesa latina e di far conoscere il patrimonio orientale a tutta la Chiesa.
"La conoscenza appassionata delle diverse componenti dell'unico mistero ecclesiale", ha osservato, è "la migliore garanzia perché si sviluppi quella sensibilità ecumenica" richiesta "dalle sfide che la Chiesa incontra nel mondo".
L'Enciclica “Spe salvi” di Benedetto XVI in podcast, ipod e audiolibro
Un servizio inedito e gratuito
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Con le nuove tecnologie della comunicazione, le encicliche non solo si possono leggere, ma anche ascoltare.
Grazie alla collaborazione della Libreria Editrice Vaticana, l'agenzia audiovisiva H2Onews ha appena lanciato una registrazione audio dell'ultima Enciclica del Papa sulla speranza, "Spe Salvi".
In questo modo, il documento papale può essere ascoltato e meditato tramite il servizio di podcast, scaricato e copiato in un lettore musicale, come per esempio l'ipod o qualsiasi player mp3, o copiato in un CD da ascoltare a casa o in macchina.
Questo servizio inedito è totalmente gratuito.
Le meditazioni del Papa sono state registrate per il momento in italiano, francese e tedesco. Uscirà presto la registrazione in altre lingue, come inglese, spagnolo, portoghese, arabo o cinese.
Per ascoltare o scaricare l'Enciclica basta visitare la pagina web www.h2onews.org
Notizie dal mondo
Sentenza della Corte europea vieta le benedizioni pasquali
Giorgio Salina denuncia “cedimento alla deriva relativista”
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Corte Europea con sentenza del 21 febbraio scorso ha condannato la Grecia per aver costretto l'avvocato Arret Alexandridis a manifestare i propri convincimenti religiosi in occasione della prestazione del giuramento previsto per l'inizio della sua attività forense (la formula del giuramento, infatti, era predisposta in modo tale da far supporre che il giurante fosse di fede cristiano-ortodossa).
La sentenza rende palese la violazione del diritto di libertà religiosa da parte delle varie confessioni religiose a cominciare dai preti della Chiesa cattolica che, durante il periodo pasquale, si presentano alle case per benedirle.
Sulla base di questa sentenza dal Ministero dell'Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) affinché si astengano dall’esercitare simili pratiche, con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di libertà religiosa (la CEDU ha liquidato 2.000 euro, nel caso di specie).
Contrariamente, c'è il rischio che ogni cittadino possa sporgere denuncia penale contro qualsiasi prete della Chiesa cattolica che si presentasse alla porta.
Intervistato da ZENIT, Giorgio Salina, Presidente dell’Association pour la Fondation Europa (AFE) ha commentato che “questa sentenza, così come il recente pronunciamento del Consiglio d’Europa sul diritto all’aborto sicuro e gratuito confermano un progressivo cedimento alla deriva relativista e un subdolo tentativo di legiferare attraverso la Magistratura, eludendo i limiti di competenza di ciascun organismo”.
Secondo il Presidente di AFE “non vi è dubbio che la convergenza di Deputati europei appartenenti a diversi gruppi politici, gli intergruppi Gay e Lesbiche e analoghe Organizzazioni europee, potenti lobby come Catholics for the free choice, determinano una forte pressione relativista nelle varie Istituzioni”.
A questo proposito Salina ha raccontato che in un Convegno organizzato da queste realtà presso il Parlamento europeo, l’on. Miguel Angel Martínez Martínez, del Partido Socialista Obrero Español, in uno degli interventi conclusivi ha confessato: “Diciamolo chiaro, noi siamo relativisti. La verità non la possiede nessuno; la verità non esiste, esistono opinioni diverse, tutte legittime, tutte da rispettare”.
Lo stesso onorevole spagnolo ha accusato le Chiese strutturate gerarchicamente, come quella cattolica, di “praticare la dittatura culturale”.
Per dare un'idea del clima di intolleranza contro la Chiesa cattolica e quella ortodossa in particolare, il Presidente di AFE ha raccontato che recentemente a Bruxelles è stato adottato un regolamento per l’azione dei lobbisti presso le Istituzioni europee, Parlamento e Commissione.
Poiché un emendamento definiva le chiese delle lobby, in sede di votazione i Verdi hanno presentato un emendamento orale che definiva lobbisti non le “chiese” ma i “religiosi”; quando l’emendamento è stato dichiarato non ammissibile, l’on. Monica Frassoni, co-presidentessa del Gruppo Verde, ha urlato al microfono: “Ecco la prova che le lobby funzionano!”.
“Comunque – ha precisato Salina – questa sentenza, almeno parzialmente, come altre di altre Corti di giustizia, e come alcune risoluzioni in materie per le quali il Parlamento europeo non ha competenza, quale il diritto di famiglia, non sono vincolanti per gli Stati, e potrebbero essere ignorate”.
“Anche se – ha continuato – le varie Corti internazionali, incluse alcune Corti costituzionali nazionali, assumono le reciproche sentenze e le risoluzioni del PE quali 'fonti del diritto', accumulando giurisprudenza. Si tratta di un metodo surrettizio di legiferare attraverso la Magistratura aggirando le competenze riconosciute alle varie Istituzioni! E questo è un fatto veramente grave”.
Come noto, il Trattato di Lisbona che regola il funzionamento delle Istituzioni comunitarie recepisce la Carta dei diritti fondamentali rendendola vincolante.
Per dare un segnale chiaro a questa “deriva relativista, antidemocratica e prevaricatoria”, Salina ha proposto che i Paesi che ancora devono ratificare il Trattato di Lisbona, come l’Italia, “escludano l’accettazione della Carta dei diritti fondamentali, rifiutandone la prevalenza sulla propria legislazione, e la prevalenza di tutte le artificiose sentenze ad essa collegate, come hanno fatto già in sede di sottoscrizione del Trattato, Inghilterra e Polonia”.
“Credo sia necessario un segnale forte per dare un avvertimento chiaro”, ha sottolineato il Presidente di AFE.
“Non vorrei – ha concluso Salina – che l’Agenzia europea per i diritti umani, con sede a Vienna, che opererà in collegamento con il Consiglio d’Europa vada a promuovere diritti degli omosessuali, quali il matrimonio, l’adozione, ecc., e ad annullare il diritto all’obiezione di coscienza quando confligge con il diritto della donna all’aborto, e così via”.
“I primi segnali lo confermano – ha detto –. Forse è necessario, e non solo per i cattolici, dare un chiaro segnale di 'stop'”.
Italia
Prima parrocchia a Roma per la “forma straordinaria” della liturgia
Affidata alla Fraternità sacerdotale San Pietro
di Elizabeth Lev
ROMA, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Diocesi di Roma ha eretto nei giorni scorsi la prima “parrocchia personale” della città per i fedeli che seguono la “forma straordinaria” della liturgia del Rito Romano.
Si tratta della chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, affidata alla Fraternità sacerdotale San Pietro, che ha gioito per la notiza dato che le strutture della chiesa di San Gregorio dei Muratori erano troppo piccole per accogliere la grande folla che si riuniva per gli eventi liturgici.
Sulla scia della Lettera Apostolica di Benedetto XVI “Summorum Pontificum”, il Cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha proposto l'assegnazione della Santissima Trinità dei Pellegrini alla Fraternità.
La domenica di Pasqua, il Papa ha decretato l'erezione della parrocchia per garantire un'adeguata assistenza pastorale alla comunità dei fedeli tradizionali che risiede nella stessa Diocesi.
Per la Fraternità è una vera e propria pietra miliare: non solo è il 10° apostolato eretto come piena parrocchia personale, ma anche il primo ad essere istituito in Europa.
Padre Joseph Kramer, nominato primo pastore della Santissima Trinità dei Pellegrini e rettore della chiesa, ha spiegato a ZENIT che l'apostolato della Fraternità è iniziato a Roma nel 1988 sotto gli auspici della Commissione Ecclesia Dei con approvazione papale.
Oggi nelle Diocesi di tutto il mondo operano circa 200 sacerdoti della Fraternità, che servono i fedeli legati alla Messa e ai sacramenti del rito romano tradizionale.
Parlando di cosa significhi la nuova parrocchia per la Fraternità, padre Kramer ha riconosciuto in primo luogo “il grande segno di fiducia da parte della Diocesi” e la “notevole responsabilità” del compito, visto che “Roma è sempre stata un esempio per il resto della Chiesa”.
Il sacerdote ha anche espresso il desiderio che “la parrocchia di Roma sia un buon esempio non solo di servizio pastorale, ma anche della bellezza e della solennità della forma straordinaria della Messa per i molti pellegrini che giungono” in città.
La Santissima Trinità dei Pellegrini è stata la sede dell'Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti, un'istituzione caritativa fondata da San Filippo Neri per assistere i poveri e gli ammalati, soprattutto i pellegrini.
La nomina di padre Kramer lo ha reso anche cappellano dell'Arciconfraternita. “San Filippo – ha osservato – sembra essere stato il primo a dare inizio alla Devozione delle Quarant'Ore qui a Roma e noi porteremo sicuramente avanti questa tradizione nella chiesa”.
“Siamo anche interessati alla carità pratica nei confronti dei convalescenti nelle loro case”, ha aggiunto. “Come San Filippo, che assisteva quanti erano stati mandati via dagli ospedali sovraffollati nel XVI secolo, faremo visita e ci occuperemo di quanti sono malati e costretti in casa”.
Il rettore della chiesa ha rivelato che tra i progetti previsti c'è anche quello di predisporre un centro per accogliere i molti studenti pellegrini a Roma. “Ci sono nuovi programmi universitari sempre aperti in città e vorremmo diventare un punto di riferimento spirituale per quanti vengono qui non solo per studiare, ma anche per approfondire la propria fede”.
La chiesa della Trinità è stata costruita nel 1597 sulla scia della Riforma liturgica tridentina, e padre Kramer ha sottolineato i numerosi elementi che la rendono ideale per la Fraternità.
“La visibilità dell'altare e il tabernacolo elevato, grande e ben illuminato con la grande balaustra d'altare seguono le linee delle grandi costruzioni della chiesa post-tridentina, come il Gesù e la Chiesa Nuova”, ha affermato.
“Ci sono otto cappelle laterali, ma non navate laterali e tutto si concentra sull'altare principale”.
La chiesa contiene anche numerose opere artistiche, come la Vergine e i Santi di Cavalier d'Arpino, ex datore di lavoro di Caravaggio, e San Gregorio il Grande che Libera le Anime del Purgatorio di Baldassarre Croce.
La pala d'altare è un capolavoro dipinto da Guido Reni al culmine della sua carriera. Reni riprodusse la Santissima Trinità per l'Anno Giubilare del 1625, quando migliaia di pellegrini avrebbero visitato la chiesa.
L'apertura ufficiale della parrocchia avverrà l'8 giugno.
Il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha definito l'erezione della parrocchia “un importante atto che applica a Roma il recente motu proprio 'Summorum Pontificum' di Benedetto XVI”.
“È un atto disposto dal Papa per la diocesi di Roma che ha un valore in sé, nel progressivo percorso in atto dell'applicazione del motu proprio sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970”, ha spiegato.
Alla nuova parrocchia, si legge nel decreto del Cardinale Ruini, sono riconosciuti gli stessi diritti di cui godono le altre della città. Per l'amministrazione e il sostentamento del parroco saranno osservate norme promulgate dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal Vicariato di Roma.
Interviste
Il Cardinale Bertone parla ad una TV cattolica polacca
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'intervista concessa dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, al canale cattolico polacco TV TRWAM.
* * *
Eminenza reverendissima, inanzitutto Le portiamo un calorosissimo saluto dalla Chiesa che è in Polonia, rappresentata in particolare dalla "famiglia di Radio Maryja". Con questa intervista, che ci viene concessa così generosamente, vorremmo farLa conoscere meglio, visto che siamo qui, nel cuore della Chiesa, in cui viene stimolata la linfa vitale che fa vivere la Chiesa, fa palpitare il suo cuore vero. Cominciando il Suo importantissimo incarico, quello del Segretario di Stato, Lei ha fatto una particolare affermazione e cioè che preferiva essere piuttosto il "Segretario di Chiesa" che il Segretario di Stato. Potrebbe spiegarci tale affermazione?
Card. Tarcisio Bertone: La definizione del mio compito, la definizione tradizionale, è di essere "Segretario di Stato di Sua Santità il Papa", non tanto di Stato Vaticano. Anche se il Vaticano è questo piccolo fazzoletto di terra che è stato ritenuto proprio come base per poter svolgere l universale missione pastorale della Chiesa e del Papa. "Il Segretario di Stato" ha una tradizione, specialmente quando c'era lo Stato Pontificio. Ancora oggi il Segretario di Stato è un po' come un Primo Ministro del governo della Chiesa universale, mentre il Papa, il Supremo Pastore, è un po' come il Presidente della Repubblica. Però, la verità è che la funzione del primo collaboratore del Papa – che quindi accompagna ed aiuta il Papa nello svolgimento del Suo ministero petrino – doveva essere più una funzione della Chiesa che dello Stato, inteso come una comunità politica. Mons. Luigi Bettazzi, già vescovo della mia diocesi d'origine, Ivrea, quando sono stato nominato mi ha fatto la seguente raccomandazione: "ricordati di essere più Segretario di Chiesa che Segretario di Stato". Senza trascurare nessun elemento tipico: i mezzi diplomatici, i mezzi della ragione e, a volte, anche della ragione pubblica, per svolgere questo compito, però la realtà è che prima di tutto io debba essere, per quanto è possibile, uomo di Dio e uomo di Chiesa. E quindi pensare alla missione spirituale e la missione universale della Chiesa.
I nostri fedeli, nella Polonia semper fidelis, La conoscono già così, perché in effetti da Segretario di Stato, come il primo collaboratore del papa e "uomo di Dio", circa un anno fa, Lei ha visitato questa nostra patria. Potrebbe dirci come Le è apparso quel Paese che il nostro compianto ed amatissimo Giovanni Paolo II chiamava "un Paese lontano" ma "sempre così vicino per via della fede"?
Card. Tarcisio Bertone: Anzitutto, io ho voluto imprimere alla mia funzione, come è naturale per tutti i collaboratori del papa, un accento soppratutto pastorale, perciò non rifiuto, non disdegno, di accettare inviti di tale carattere pastorale. Anche se, come accade e come è accaduto durante le mie visite in Polonia, ho sempre incontrato i vescovi, le comunità credenti, ma anche le autorità dello Stato. È quindi questa dupplice missione: del Segretario di Stato e Segretario di Chiesa.
La Polonia è, naturalmente, il Paese che io amo molto anche per mia ascendenza salesiana, riconoscendo tanti grandi salesiani polacchi. Proprio stamattina parlavo con un porporato del card. Hlond, di cui è in corso la causa di beatificazione. Era un grande salesiano e un grande arcivescovo di Varsavia. Da quando ero ragazzo, ho ammirato la fede invitta, la fede robusta dei polacchi durante la guerra, durante i vari regimi, sia sotto il regime nazista, sia sotto il regime comunista. E ho ammirato, ancora adesso, visitando la Polonia, le grandi manifestazioni di fede corale, di fede sentita e vissuta che diventa devozione ed anche passione personale. Ecco, queste sono alcune caratteristiche del popolo polacco, con tutti i problemi moderni e postmoderni che conosciamo e che attraversano anche la società polacca. Però, si tratta di una grande manifestazione, di una grande prova di fede e, quindi, di fedeltà alla tradizione cristiana, ricevuta dai primi evangelizzatori della Polonia, conservata sotto lo sguardo materno e la protezione potente di Maria. Ricordiamo il Sub tuum praesidium – la grande preghiera antica – che i polacchi hanno recitato, quante volte!, mettendosi sotto il presidio di Maria, soprattutto in momenti difficili... e anche guardando al santuario di Czestochowa… Quindi, ricordiamo la grande fedeltà alla tradizione di fede, la devozione a Maria e anche la generosità del servizio alla Chiesa e al servizio dei papi.
Ai nostri telespettatori, senz'altro, queste considerazioni faranno palpitare il cuore perché, certe volte, uno magari non se ne accorge neanche di vivere un patrimonio ecclesiale così bello e così ricco. Parlando di questo "sub tuum presidium", e anche abbinandolo al "Totus tuus" di Giovanni Paolo, questo ci fa pensare all'anno 2008 nel senso più ecclesiale e più europeo (e anche mondiale) perché è un anno carico di tante ricorrenze degli avvenimenti che hanno profondamente segnato questa nostra cultura europea in particolare. Mi riferisco al 150º anniversario delle apparizioni di Lourdes, che cade quest'anno. Questi eventi s'associano immediatamente a quel bisogno di guarigione che viene ricercato a Lourdes. Magari anche l'Europa e la nostra civiltà hanno bisogno di una guarigione?
Card. Tarcisio Bertone: Il 2008 è un anno straordinario, perché ricco di anniversari. Il 150º delle apparizioni di Lourdes, il 50º dell'elezione del beato Giovanni XXIII, il 30º anniversario dell'elezione di Papa Giovanni Paolo II e della morte di Paolo VI. Tutti grandi papi mariani, papi che ci hanno invitato a guardare alla Madonna come ad un modello di santità, di adesione fedele, coraggiosa, intima e pubblica alla parola di Dio, alla centralità di Dio nella nostra vita. Io credo che la prima guarigione che è necessaria per l'Europa – che già Giovanni Paolo II, ma in modo speciale papa Benedetto XVI, hanno rilevato – è questa guarigione quasi dall'alienazione da Dio, quasi dalla volontà – o da una consuetudine che è diventata abbastanza diffusa – di voler estraniare Dio dalla vita, dalla vita pubblica, ma anche dalla vita privata… È un tentativo di mettere quasi una divisione, una scissione tra la propria vita, la propria libertà di coscienza e la presenza di Dio nella nostra vita. Mentre i nostri grandi papi, in modo speciale Benedetto XVI, ci ripetono continuamente che il Dio rivelato da nostro Signore Gesù Cristo, il Dio di Gesù, il Dio di Maria, è un Dio vicino, un Dio intimo a noi, è un Dio amico, che non è concorrente, che non si contrappone ai progetti dell'uomo, ma che aiuta l'uomo a realizzare veramente e perfettamente se stesso, l'uomo come singola persona e l'uomo in comunità… Questa è una grande guarigione da implorare dalla Madonna. La Madonna, come Madre della famiglia di Nazaret, aiuti anche a guarire le famiglie di oggi, le famiglie della società europea soprattutto, ma anche tutte le famiglie del mondo, a guarire da certe forme di alienazione, soprattutto di divisione delle famiglie, direi anche dalla trascuratezza, del declino della missione educativa della famiglia. Il Santo Padre Benedetto XVI ha recentemente scritto una lettera alla diocesi di Roma sulla emergenza educativa. Io credo che questa sia una emergenza non solo di Roma o dell'Italia, ma anche della Polonia e di tutto il mondo, emergenza sulla quale dobbiamo concentrarci e impegnarci.
Benedetto XVI ha scritto un'introduzione al suo libro dell'anno scorso: L'ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia. Il Papa scrisse allora che il tempo delle apparizioni di 90 anni fa era un "tempo di luce, di luce con la quale la Vergine Maria accompagna il cristiano con mano materna nelle asperità della vita". Oggi, in che cosa dovrebbe aiutarci la "luce" mariana?
Card. Tarcisio Bertone: La Madonna con il suo accompagnamento, con la sua presenza materna, guida l'umanità e guida ogni cristiano nei momenti difficili, nei momenti di confusione, nei momenti di tenebre. Oggi, io credo, oltre agli elementi che ho già citato, abbiamo la confusione nel campo morale: si tratta di non distinguere il bene dal male. C'è una parola del profeta Isaia che dice: «Guai a chi confonde il male con il bene e a chi spinge gli altri a confondere il male con il bene» (por. Iz 5,20). Quindi, il discernimento! Ecco un dono dello Spirito Santo: il dono dell'intelletto, il dono del discernimento, del distinguere il bene dal male: il bene da compiere, il male da evitare. Io credo che questa luce sia una luce da invocare dalla Madonna, da invocare per l'intercessione di Maria dallo Spirito Santo, soprattutto ai nostri tempi, sopratutto per i pastori della Chiesa, perché aiutino, con molta forza e con coraggio, in questo discernimento, sopratutto gli educatori e i genitori.
Lei ha toccato un nervo della nostra sensibilità redentorista: qui a Roma abbiamo la nostra Accademia della Morale e questo discernimento fra il bene e il male è un tema caro e proprio anche alla tradizione Alfonsiana. Parlando ancora sulla scia di questi messaggi di Lourdes e di Fatima: capiamo quanta importanza questi messaggi possano avere per l'Europa e per il mondo intero. Ma, parlando della Chiesa stessa (Lei ci già ha detto molto in proposito), qual è il ruolo della Chiesa rispetto alla nuova Europa che è nata, che sta nascendo? Quali le sfide e quali le speranze?
Card. Tarcisio Bertone: Il ruolo della Chiesa è il ruolo che le ha affidato il nostro Signore Gesù Cristo: «Andate nel mondo intero» – lo abbiamo sentito proprio nel Vangelo di San Marco di questo periodo pasquale – «e annunciate il Vangelo ad ogni creatura». Il ruolo della Chiesa è una missione di annuncio e quindi richiede il coraggio di annunciare il Vangelo in tutta la sua integralità, che abbraccia cioè "il progetto uomo" e "il progetto umanità" sulla misura del pensiero della rivelazione di Dio. È una missione difficile, soprattutto nel nostro tempo, in questo tempo di confusione che abbiamo appena descritto. È una missione difficile ma impegnativa, ancora più impegnativa nella società di oggi, quindi un aspetto importante è il rilievo pubblico che la religione deve avere nella società. La Chiesa afferma questo rilievo pubblico: la religione non può essere messa in coda, messa all'angolo, messa nel privato perché essa ha una funzione formativa. Non è certamente una imposizione, perché la religione e la Chiesa, in modo speciale – come portatrice della rivelazione dell'annuncio del Vangelo di Cristo – non ha potenza umana né i soliti mezzi umani per affermare una ideologia, ma la forza dell'annuncio della credibilità della testimonianza dei cristiani praticanti e la forza della convinzione della Verità. Il Papa ripete continuamente: "il servizio della Verità" e "l'annuncio della Verità". La Verità ha in se stessa una forza di convinzione, di penetrazione nelle coscienze, che può trasformare i cuori e può trasformare anche la vita delle società. Naturalmente, abbiamo tante sfide davanti a noi! Accenno a una di esse: la sfida della frantumazione, della divisione, delle conflittualità. In questo senso cito solo una espressione di Papa Benedetto XVI che contrappone la Pentecoste alla torre di Babele. La torre di Babele è un segno della divisione e della frantumazione dell'umanità. La Pentecoste è il segno dell'unità, perché tutti comprendono, e comprendono il medesimo messaggio! Fosse vero che tutti, anche a livello di popoli, comprendano il medesimo messaggio, il messaggio di pace e di solidarietà!
Vivendo in questo periodo pasquale questa nuova sensibilità per la cultura del Risorto, sperando sulla nuova effusione dello Spirito sull'umanità, viviamo protesi verso questa pienezza. Ma la Verità può anche suscitare resistenza, pertanto a questa bella manifestazione della risurrezione si arriva tramite la croce. Come Lei saprà, gli ascoltatori di Radio Maryja in Polonia, anche tramite il servizio di questa televisione, si riuniscono ogni giorno e più volte al giorno per pregare, amando la Chiesa e condividendo i suoi impegni. Vorremmo chiederLe di indicarci, qual è quella croce persistente, la più significativa e attuale della comunità dei credenti che vorrebbe affidarci, per portala insieme nella preghiera e nella testimonianza, affinché cresca questa evidenza del Risorto in mezzo a noi.
Card. Tarcisio Bertone: Una croce pesante da portare è proprio la croce delle divisioni nell'umanità, dei conflitti permanenti, specialmente dei conflitti locali che insanguinano tante regioni del mondo. Il Papa le ha citate proprio nel discorso di Pasqua. È una croce pesante soprattutto per chi porta il messaggio di pace. Il primo augurio di Gesù risorto è l'augurio della pace: pace all'interno della Chiesa, cioè per superare le divisioni già all'interno della Chiesa. Per questa pace preghiamo ogni giorni nella preghiera della Santa Messa. E poi: pace all'esterno, pace in campo sociale, in campo politico. È questa la croce da portare per disinnescare tutti i potenziali di divisione ed essere veramente artefici di pace: «Beati i pacifici, i costruttori di pace»!.
Un'altra croce è la sofferenza e la persecuzione dei cristiani in tante parti del mondo solo per il fatto di essere cristiani. È il problema della libertà religiosa, molte volte soffocata, che vale per i credenti di ogni religione, ma soprattutto per i cristiani. Abbiamo visto quanta sofferenza c'è qui: anche ultimamente, il sacrificio dell'arcivescovo caldeo di Mossul che ha tanto afflitto il mondo cristiano, ha afflitto il Papa… Quindi sono queste le due croci che portiamo, che affidiamo al Signore, perché dalla croce si possa passare veramente alla risurrezione, a un rinnovamento.
Siamo contentissimi, perché ascoltando il suo messaggio, chi ci seguirà, porterà avanti queste croci con sincerità, sperando e credendo fortemente che così si avvicina il Regno di Dio in mezzo a noi. Nel ringraziarLa, Eminenza, per questo suo tempo prezioso e per questi messaggi forti che ci ha voluti confidare e affidare. Lasciandoci, vorrebbe ancora dire qualcosa a tutti gli ascoltatori della grande "famiglia di Radio Maryja"?
Card. Tarcisio Bertone: Vorrei dire due parole, che sono molto care al nostro papa Benedetto XVI: amicizia e gioia. La prima parola, amicizia, è amicizia con Dio e la certezza che Dio è nostro amico che ci vuole bene, che ci accompagna, che non ci abbandona mai. Questo, naturalmente, suscita anche un'amicizia tra di noi. Essere amici, non essere nemici di nessuno, cercare di essere amici e – come diceva Giovanni Paolo II – "costruire i ponti e non muri". Questo valeva in senso politico, ma vale molto di più in senso interpersonale. E poi, la gioia. La gioia di essere cristiani, di essere membri di questa grande comunità che ci porta, che ci accompagna, che ci ha dato questo immenso patrimonio di conoscenza, di esperienza personale, di solidarietà, di carità fraterna. La gioia di essere cristiani è una gioia "irradiante" che si comunica con gli altri. Cristiano non deve essere triste, anche se porta le croci, sua croce personale, le croci degli altri, ma deve irradiare la gioia nella consapevolezza di essere "sotto lo sguardo"… Non solo sotto lo sguardo di Dio, sotto l'amore trinitario di Dio, l'amore misericordioso, divina misericordia di Dio, ma anche sotto lo sguardo (sotto il manto) di Maria.
Eminenza, Lei ci ha già dato segno di fiducia e di amicizia nel accoglierci qui, dove abbiamo potuto toccare con il proprio dito la verità della Chiesa che vive e che ama. Voglia ricevere, da parte nostra, un segno di profonda gioia per quella certezza che è veramente bello essere cristiani. Grazie per questa intervista!
Card. Tarcisio Bertone: Grazie a tutti gli ascoltatori di Radio Maryja e della TV Trwam. Mi raccomando alle preghiere, sia per il Santo Padre, che per il Segretario di Stato e di Chiesa di papa Benedetto XVI. Grazie!
La famiglia, centro dell'azione politica, spiega il Papa
Benedetto XVI incoraggia la cooperazione tra cattolici e buddisti
Il Papa scrive una preghiera a Maria per i cattolici cinesi
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Predicatore del Papa: il terrorismo religioso, tradimento della fede
DOCUMENTI
Discorso del Papa alle Associazioni Familiari della Federazione Europea
Discorso del Papa ai Vescovi della Thailandia in visita “ad limina”
Santa Sede
La famiglia, centro dell'azione politica, spiega il Papa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, deve essere al centro anche dell'azione politica, ha affermato Benedetto XVI questo venerdì mattina.
Ricevendo in udienza i partecipanti al Forum delle Associazioni Familiari e alla Federazione Europea delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE), il Papa ha sottolineato l'importanza dell'istituzione familiare, che oggi si trova a dover affrontare sfide numerose e complicate.
In occasione della celebrazione annuale della Giornata Internazionale della Famiglia - il 15 maggio -, ha ricordato, è stato organizzato un Convegno sul tema "L'alleanza per la famiglia in Europa: l'associazionismo protagonista".
L'obiettivo è quello di "confrontare le esperienze tra varie forme associative familiari" e di "sensibilizzare i governanti e l'opinione pubblica sul ruolo centrale e insostituibile che svolge la famiglia nella nostra società".
Un'azione politica che voglia guardare al futuro con lungimiranza, ha osservato il Pontefice, non può infatti "non porre la famiglia al centro della sua attenzione e della sua programmazione".
Quest'anno, ha sottolineato, ricorrono il 40° anniversario dell'Enciclica Humanae vitae e il 25° di promulgazione della Carta dei diritti della Famiglia, presentata dalla Santa Sede il 22 ottobre 1983.
I due documenti, ha osservato, sono "tra loro idealmente legati, perché, se il primo ribadisce con forza, andando coraggiosamente controcorrente rispetto alla cultura dominante, la qualità dell'amore degli sposi, non manipolato dall'egoismo e aperto alla vita, il secondo pone in evidenza quei diritti inalienabili che permettono alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, di essere la culla naturale della vita umana".
L'associazionismo delle realtà ricevute in udienza, ha osservato Benedetto XVI, "può rappresentare uno strumento quanto mai opportuno per meglio attuare lo spirito della citata Carta dei diritti della Famiglia", che "offre, a chi è investito di responsabilità in ordine al bene comune, un modello e un punto di riferimento per l'elaborazione di un'adeguata legislazione politica della famiglia", dirigendosi allo stesso tempo "a tutte le famiglie ispirandole a coalizzarsi nella difesa e promozione dei loro diritti".
Visto che la rivelazione biblica è anzitutto "espressione di una storia d'amore, la storia dell'alleanza di Dio con gli uomini", "la storia dell'amore e dell'unione tra un uomo ed una donna nell'alleanza del matrimonio è stata assunta da Dio come simbolo della storia della salvezza".
Per questo motivo, "l'unione di vita e di amore, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che costituisce la famiglia, rappresenta un insostituibile bene per l'intera società, da non confondere né equiparare ad altri tipi di unione".
Il Papa si è detto consapevole delle sfide che incontrano oggi le famiglie e di come sia difficile realizzare nella società attuale l'ideale della fedeltà e della solidità dell'amore coniugale, avere ed educare dei figli e conservare l'armonia del nucleo familiare.
Di fronte alle dilaganti crisi familiari anche a causa di situazioni di precarietà, ritiene che sia sempre più urgente "l'impegno di unire le forze per sostenere, con ogni mezzo possibile, le famiglie dal punto di vista sociale ed economico, giuridico e spirituale".
"Aiutate le famiglie ad essere segno visibile di questa verità, a difendere i valori scritti nella stessa natura umana e quindi comuni a tutta l'umanità, ossia la vita, la famiglia e l'educazione", ha esortato il Papa.
"Non sono principi derivanti da una confessione di fede - ha precisato -, ma dall'applicazione della giustizia che rispetta i diritti di ogni uomo".
Nel suo saluto al Pontefice, il presidente del Forum, Giovanni Giacobbe, ha ricordato che negli ultimi due anni l'organizzazione ha raggiunto "importanti obiettivi", come l'imponente mobilitazione delle famiglie italiane culminata nel Family Day.
L'impegno assunto con questa manifestazione è proseguito con la campagna di raccolta firme per "Un fisco a misura di famiglia", con cui il Forum "intende sottoporre all'attenzione del Parlamento e del Governo italiani la necessaria e ormai improcrastinabile esigenza della predisposizione di una politica per la famiglia, che abbia positivi effetti anche sul piano fiscale, nella prospettiva della valutazione dei figli, cresciuti in famiglia, come bene per tutta la società".
Attualmente, ha denunciato, la società presenta nei confronti della famiglia "linee critiche fino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia che vengono derubate della loro identità naturale".
Per far fronte a questa situazione, si desidera una "qualificazione del ruolo dell'associazionismo in termini di coesione morale e culturale e, quindi, di presenza lato sensu politica".
A questo riguardo, ha osservato, l'impegno del Forum e della Federazione europea si esplica "verso la promozione della famiglia, come soggetto che possiede una sua originaria caratterizzazione, senza la quale vengono a cessare i fondamenti stessi della società civile".
Benedetto XVI incoraggia la cooperazione tra cattolici e buddisti
Ricevendo in udienza i Vescovi della Thailandia
di Roberta Sciamplicotti
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Ricevendo questo venerdì in udienza i Vescovi della Conferenza Episcopale Thailandese, Benedetto XVI ha incoraggiato la cooperazione tra cattolici e buddisti.
In Thailandia, su una popolazione totale di 66 milioni di abitanti, i cattolici rappresentano appena l'1%.
Rivolgendosi ai presuli del Paese asiatico al termine della loro visita ad limina Apostolorum al Papa e alla Curia romana, il Pontefice ha ricordato il “grande rispetto” e la “stima” espressi dai Vescovi nei confronti dei monasteri buddisti per il “contributo che danno alla vita sociale e culturale del popolo thailandese”.
La coesistenza di comunità religiose diverse, ha osservato Benedetto XVI, “si svolge sullo sfondo della globalizzazione”, le cui forze “vedono l'umanità in equilibrio tra due poli”.
Da un lato, osserva, c'è “la crescente moltitudine di legami economici e culturali che in genere valorizzano un senso di solidarietà globale e responsabilità condivisa per il benessere dell'umanità”; dall'altro, “segni inquietanti di una frammentazione e di un certo individualismo in cui prevale il secolarismo, spingendo il trascendente e il senso del sacro ai margini ed eclissando la vera fonte di armonia e unità nell'universo”.
Secondo il Vescovo di Roma, gli aspetti negativi di questo fenomeno culturale “puntano all'importanza della cooperazione interreligiosa”.
“Chiamano a uno sforzo concertato per sostenere l'anima spirituale e morale del vostro popolo”, ha detto ai Vescovi, aggiungendo che i cattolici possono promuovere insieme ai buddisti “una comprensione reciproca riguardo alla trasmissione delle tradizioni alle generazioni future, all'articolazione di valori etici percettibili dalla ragione, riverenza per il trascendente, preghiera e contemplazione”.
Queste disposizioni, osserva, “servono il benessere comune della società e nutrono l'essenza di ogni essere umano”.
Il Papa ha chiesto ai presuli thailandesi, “pastori di un gregge piccolo e disperso”, di esortare i loro fedeli ad “abbracciare tutto ciò che genera la nuova vita della Pentecoste”.
L'effusione dello Spirito, ha ricordato, “è sia un dono che un compito; un compito che diventa un dono epifanico: la presentazione di Cristo e del suo amore per il mondo”.
In Thailandia, “questo dono si trova particolarmente nelle cliniche mediche e nelle opere sociali della Chiesa, così come nelle sue scuole, perché è qui che il nobile popolo thailandese può arrivare a conoscere il volto di Gesù Cristo”.
Accanto al “notevole contributo alla formazione intellettuale di molti giovani thailandesi”, il Papa ha esortato a far sì che le scuole cattoliche diano un “forte contributo” anche alla loro “educazione spirituale e morale”.
Appellandosi ai religiosi e alle religiose che si occupano delle istituzioni educative cattoliche, il Pontefice ha ricordato che “il loro ruolo non dovrebbe essere principalmente di amministrazione, ma di missione”.
“E' estremamente importante – ha sottolineato – che i religiosi restino vicini agli studenti e alle loro famiglie, soprattutto attraverso l'insegnamento del Catechismo per i cattolici e gli altri interessati, e mediante la formazione morale e la cura per le necessità spirituali di tutti nella comunità scolastica”.
“Incoraggio le congregazioni nel loro impegno nell'apostolato dell'istruzione, fiducioso nel fatto che le spese siano giuste e trasparenti e che le scuole siano sempre più accessibili ai poveri che così spesso anelano al fedele abbraccio di Cristo”.
Benedetto XVI ha quindi espresso il suo apprezzamento per gli sforzi di tutta la comunità cattolica in Thailandia nel “sostenere la dignità di ogni vita umana, soprattutto di quella più vulnerabile”.
Una delle principali preoccupazioni dei presuli, ha ricordato, sono la piaga del traffico di donne e bambini e la prostituzione.
“L'indiscussa povertà è un fattore che sta alla base di questi fenomeni”, ha denunciato, riconoscendo che “si sta facendo molto attraverso i programmi di sviluppo della Chiesa” per risolvere questi gravi problemi.
“Un ulteriore aspetto che deve essere riconosciuto e affrontato a livello collettivo se si vuole far fronte in modo efficace a questo terribile sfruttamento” è “la trivializzazione della sessualità nei media e nell'industria del divertimento, che suscita un declino nei valori morali e porta al degrado delle donne, all'indebolimento della fedeltà nel matrimonio e anche all'abuso di bambini”.
Il Pontefice aveva già affrontato questo tema ricevendo il nuovo ambasciatore thailandese nel dicembre scorso.
In quell'occasione ha espresso il proprio apprezzamento per “il maggiore impegno della Thailandia nelle varie convenzioni e nei protocolli internazionali elaborati per combattere lo sfruttamento e il commercio sessuali”, sottolineando che una “cooperazione internazionale, accompagnata da una salda decisione di politica interna di affrontare la corruzione e l'impunità che facilitano questi crimini, porterà a una svolta decisiva di speranza e di dignità per tutti gli interessati”.
Il Papa scrive una preghiera a Maria per i cattolici cinesi
In occasione della Giornata convocata per la Chiesa nel Paese asiatico
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Sala Stampa vaticana ha reso nota oggi la "Preghiera del Papa a Nostra Signora di Sheshan", scritta per la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina di sabato prossimo, 24 maggio.
Il Papa eleva la sua preghiera alla Vergine di Sheshan, il celebre santuario mariano che sorge nei pressi di Shanghai, chiedendo alla Madonna di sostenere "l'impegno di quanti in Cina, tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare, affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù".
La preghiera, per desiderio di Benedetto XVI, sarà pronunciata in tutto il mondo il 24 maggio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, venerata con grande devozione nel santuario mariano di Sheshan.
In questo giorno si celebrerà la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, come chiesto dal Papa nella Lettera inviata ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007.
Nel documento, il Vescovo di Roma invitava i fedeli di tutti i continenti a pregare per i cinesi, chiedendo per i cattolici del Paese "il dono della perseveranza nella testimonianza" nella certezza che le loro "sofferenze passate e presenti per il santo Nome di Gesù" e la loro "intrepida lealtà al Suo Vicario in terra saranno premiate, anche se talvolta tutto possa sembrare un triste fallimento".
Nella "Preghiera a Nostra Signora di Sheshan" il Papa ricorda che Maria, rimasta ai piedi della Croce sul Calvario, è diventata "in maniera nuova, Madre di tutti coloro che accolgono nella fede" Gesù "e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle".
La invoca quindi come "Madre della speranza" perché doni ai suoi figli "la capacità di discernere in ogni situazione, fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio".
Il Papa implora poi la sua protezione perché guidi il Popolo di Dio "con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell'amore, affinché sia in ogni circostanza fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini".
Nella statua che sovrasta il Santuario di Sheshan, ricorda il Pontefice, Maria sorregge in alto il Figlio, "presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d'amore" e, concludendo la sua preghiera, La invoca perché aiuti "i cattolici cinesi ad essere sempre testimoni credibili di questo amore, mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa".
Di seguito riportiamo il testo completo della preghiera:
Preghiera
a Nostra Signora di Sheshan
Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra,
venerata col titolo di "Aiuto dei cristiani" nel Santuario di Sheshan,
verso cui guarda con devoto affetto l'intera Chiesa che è in Cina,
veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.
Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell'amore, affinché sia in ogni circostanza
fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.
Con il docile "sì" pronunciato a Nazaret tu consentisti
all'eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale
e di avviare così nella storia l'opera della Redenzione,
alla quale cooperasti poi con solerte dedizione,
accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima,
fino all'ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti
ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l'uomo vivesse.
Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre
di tutti coloro che accolgono nella fede il tuo Figlio Gesù
e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle.
Madre della speranza, che nel buio del Sabato santo andasti
con incrollabile fiducia incontro al mattino di Pasqua,
dona ai tuoi figli la capacità di discernere in ogni situazione,
fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.
Nostra Signora di Sheshan, sostieni l'impegno di quanti in Cina,
tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare,
affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù.
Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto tuo Figlio,
presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d'amore.
Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore,
mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa.
Madre della Cina e dell'Asia, prega per noi ora e sempre. Amen!
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
L'ambasciatore d'Israele si impegna ad aiutare i cristiani di Terra Santa
Dichiarazioni di Mordechay Lewy
di Jesús Colina
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Il nuovo ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede ha affermato che il suo Paese farà tutto il possibile per aiutare le comunità cristiane di Terra Santa perché non siano costrette a emigrare.
“Faremo del nostro meglio per rafforzare le comunità cristiane in Israele perché la loro presenza essenziale in Terra Santa è profondamente radicata e storicamente compresa”, ha detto questo giovedì Mordechay Lewy a un gruppo di giornalisti all'ambasciata israeliana.
Il diplomatico ha espresso lo stesso impegno che aveva dimostrato giovedì scorso incontrando Benedetto XVI, richiamando il sentimento papale per il quale dovrebbe essere fatto di tutto per evitare che la Terra Santa “diventi un sito archeologico privato della vita ecclesiale”.
“Israele ribadisce il suo impegno a mantenere lo status quo nei luoghi santi cristiani e a rispettare i diritti che le comunità cristiane godono in base a questo”, ha aggiunto.
Secondo l'ambasciatore, la maggioranza dei cristiani che abbandona la Terra Santa è motivata da ragioni più economiche e sociali che politiche. In generale, osserva, ha ricevuto una buona istruzione nelle scuole cristiane e per questo può trovare facilmente lavoro in altri Paesi.
Lewy ha definito “molto positivo” il discorso che gli ha rivolto Benedetto XVI e ha affermato di desiderare che il Governo risponda alle richieste del Papa, ad esempio che possa essere raggiunto un accorso sull'applicazione dell'Accordo Fondamentale del 1993.
Negoziati sull'accordo sono in corso fin da quando è stato firmato, soprattutto relativamente alle questioni sulla tassazione dei beni materiali e delle proprietà ecclesiastiche. Lewy ha sottolineato che questi accordi coinvolgono il diritto israeliano, e per questo richiedono tempo.
L'ambasciatore ha anche affermato di voler rispondere alla richiesta di Benedetto XVI facilitando le procedure per l'ottenimento del visto per sacerdoti e religiosi di Paesi che non hanno relazioni con Israele o i cui Stati sono in guerra. Ha anche riconosciuto che una soluzione potrebbe essere difficile, perché è complicato fare eccezioni basate sullo status religioso o ecclesiale.
La tribù di Levi
Lewy assume il suo ruolo di ambasciatore con l'esperienza ottenuta grazie all'incarico di consulente del sindaco di Gerusalemme dal 2004 al 2008 su questioni relative alle comunità religiose. Il nuovo ambasciatore è sposato e ha tre figli; ha studiato all'Università Ebraica.
Si è presentato al Papa come “un discendente della Tribù di Levi” e ha detto ai giornalisti che dal 1993, quando la Santa Sede e Israele hanno stabilito relazioni diplomatiche, aspirava al ruolo di ambasciatore.
“So che questa nomina è molto più di una classica missione diplomatica – ha affermato rivolgendosi al Pontefice –. La Santa Sede conta il tempo in secoli, se non in millenni. Quindi, sarebbe in qualche modo inadeguato considerare le nostre relazioni solo come una questione bilaterale fra due Stati sovrani”.
“Inoltre, la dimensione diplomatica è relativamente nuova, specialmente se paragonata alla significativa riconciliazione fra cattolici ed ebrei resa effettiva dalla promulgazione della dichiarazione conciliare Nostra aetate più di quaranta anni fa”.
“Le nostre rispettive tradizioni spirituali formano l'eredità giudaico-cristiana, che è così centrale nella cultura e nella civiltà moderna e può costituire una piattaforma comune per noi – ha aggiunto –. Essa potrebbe e dovrebbe contribuire a generare un mondo più umano e più fraterno”.
Il Papa grato per l'impegno missionario del Pontificio Collegio Russicum
Si celebra quest'anno l'80° anniversario
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è grato per l'impegno missionario ed ecumenico del Pontificio Collegio Russicum, del quale si festeggia quest'anno l'80° anniversario della fondazione.
Lo ha affermato il Cardinale Tarcisio Bertone incontrando questo giovedì nella chiesa di Sant'Antonio Abate all'Esquilino i docenti e gli alunni del Collegio, ai quali ha trasmesso - ricorda la "Radio Vaticana" - "l'espressione dei grati sentimenti del Santo Padre Benedetto XVI nei confronti della Compagnia di Gesù e dei tanti professori e collaboratori che in questo lungo lasso di tempo hanno contribuito a rendere il Russicum un vero ‘cenacolo di spiritualità e di arricchimento culturale'".
La visita del Segretario di Stato ha coinciso con l'apertura delle manifestazioni celebrative per commemorare la posa della prima pietra, l'11 febbraio 1928. Il porporato ha partecipato alla preghiera liturgica in rito bizantino slavo in onore di Santa Teresa di Lisieux, sotto la cui protezione Papa Pio XI pose il Collegio.
Il Papa, ha ricordato, "segue con paterna benevolenza le vostre attività scientifiche, pastorali e dottrinali e conosce bene il prezioso collegamento che il Collegio, pur non ospitando un gran numero di alunni provenienti dalla Russia, opera tra Roma, cuore del mondo cattolico, e la tradizione della Russia cristiana".
Il porporato ha esortato gli studenti del Russicum a realizzare la vocazione missionaria di Santa Teresa di Lisieux "nel contesto specifico dei contatti con la Chiesa ortodossa russa".
"Con il Concilio Vaticano II, e più in particolare con il decreto Unitatis Redintegratio del 1964, si è aperta al riguardo una nuova stagione, carica di speranze e di frutti - ha osservato -. E' la stagione del dialogo, dell'incontro fraterno che favorisce l'ascolto e il rispetto reciproco, ponendo così le basi per un promettente e fecondo cammino ecumenico".
Il Collegio, ha proseguito, è "un luogo dove si vive e si pratica quest'incontro fraterno, e dove si cresce nell'apertura e nel rispetto reciproci, fondamento di ogni autentico dialogo ecumenico".
Obiettivo del Russicum è "aiutare i futuri pastori di anime, appartenenti a varie Chiese dell'Europa centro-orientale, ad assumere atteggiamenti che favoriscano una effettiva collaborazione pastorale, culturale e caritativa costantemente guidata dall'anelito all'unità".
In questo senso, ha commentato, il lavoro svolto dal Collegio può assumere un valore "profetico", ma perché questo è avvenga "è importante acquisire una solida spiritualità".
L'Istituto, ha spiegato il porporato secondo quanto riporta "L'Osservatore Romano", "è stato sin dall'inizio un centro di provvidenziale azione missionaria ed evangelizzatrice".
Al giorno d'oggi, ha constatato, "resta sempre attuale e prioritaria l'esigenza fondamentale che intuì la piccola Teresa: portare l'amore nel cuore di ogni realtà".
"Rendendo fruttuosa ed efficace la comunione con Gesù - ha aggiunto - i cristiani costruiscono pazientemente quella rete di rapporti che superano e rimarginano le divisioni laceranti".
Hanno accolto il Segretario di Stato il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, l'Arcivescovo segretario Antonio Maria Vegliò e il rettore, padre Alojz Cvikl, che celebra il venticinquesimo anniversario di sacerdozio.
Il Cardinale Sandri ha esortato gli studenti del Russicum a non dimenticare mai la responsabilità di conoscere i tesori delle Chiese orientali e della Chiesa latina e di far conoscere il patrimonio orientale a tutta la Chiesa.
"La conoscenza appassionata delle diverse componenti dell'unico mistero ecclesiale", ha osservato, è "la migliore garanzia perché si sviluppi quella sensibilità ecumenica" richiesta "dalle sfide che la Chiesa incontra nel mondo".
L'Enciclica “Spe salvi” di Benedetto XVI in podcast, ipod e audiolibro
Un servizio inedito e gratuito
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Con le nuove tecnologie della comunicazione, le encicliche non solo si possono leggere, ma anche ascoltare.
Grazie alla collaborazione della Libreria Editrice Vaticana, l'agenzia audiovisiva H2Onews ha appena lanciato una registrazione audio dell'ultima Enciclica del Papa sulla speranza, "Spe Salvi".
In questo modo, il documento papale può essere ascoltato e meditato tramite il servizio di podcast, scaricato e copiato in un lettore musicale, come per esempio l'ipod o qualsiasi player mp3, o copiato in un CD da ascoltare a casa o in macchina.
Questo servizio inedito è totalmente gratuito.
Le meditazioni del Papa sono state registrate per il momento in italiano, francese e tedesco. Uscirà presto la registrazione in altre lingue, come inglese, spagnolo, portoghese, arabo o cinese.
Per ascoltare o scaricare l'Enciclica basta visitare la pagina web www.h2onews.org
Notizie dal mondo
Sentenza della Corte europea vieta le benedizioni pasquali
Giorgio Salina denuncia “cedimento alla deriva relativista”
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Corte Europea con sentenza del 21 febbraio scorso ha condannato la Grecia per aver costretto l'avvocato Arret Alexandridis a manifestare i propri convincimenti religiosi in occasione della prestazione del giuramento previsto per l'inizio della sua attività forense (la formula del giuramento, infatti, era predisposta in modo tale da far supporre che il giurante fosse di fede cristiano-ortodossa).
La sentenza rende palese la violazione del diritto di libertà religiosa da parte delle varie confessioni religiose a cominciare dai preti della Chiesa cattolica che, durante il periodo pasquale, si presentano alle case per benedirle.
Sulla base di questa sentenza dal Ministero dell'Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) affinché si astengano dall’esercitare simili pratiche, con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di libertà religiosa (la CEDU ha liquidato 2.000 euro, nel caso di specie).
Contrariamente, c'è il rischio che ogni cittadino possa sporgere denuncia penale contro qualsiasi prete della Chiesa cattolica che si presentasse alla porta.
Intervistato da ZENIT, Giorgio Salina, Presidente dell’Association pour la Fondation Europa (AFE) ha commentato che “questa sentenza, così come il recente pronunciamento del Consiglio d’Europa sul diritto all’aborto sicuro e gratuito confermano un progressivo cedimento alla deriva relativista e un subdolo tentativo di legiferare attraverso la Magistratura, eludendo i limiti di competenza di ciascun organismo”.
Secondo il Presidente di AFE “non vi è dubbio che la convergenza di Deputati europei appartenenti a diversi gruppi politici, gli intergruppi Gay e Lesbiche e analoghe Organizzazioni europee, potenti lobby come Catholics for the free choice, determinano una forte pressione relativista nelle varie Istituzioni”.
A questo proposito Salina ha raccontato che in un Convegno organizzato da queste realtà presso il Parlamento europeo, l’on. Miguel Angel Martínez Martínez, del Partido Socialista Obrero Español, in uno degli interventi conclusivi ha confessato: “Diciamolo chiaro, noi siamo relativisti. La verità non la possiede nessuno; la verità non esiste, esistono opinioni diverse, tutte legittime, tutte da rispettare”.
Lo stesso onorevole spagnolo ha accusato le Chiese strutturate gerarchicamente, come quella cattolica, di “praticare la dittatura culturale”.
Per dare un'idea del clima di intolleranza contro la Chiesa cattolica e quella ortodossa in particolare, il Presidente di AFE ha raccontato che recentemente a Bruxelles è stato adottato un regolamento per l’azione dei lobbisti presso le Istituzioni europee, Parlamento e Commissione.
Poiché un emendamento definiva le chiese delle lobby, in sede di votazione i Verdi hanno presentato un emendamento orale che definiva lobbisti non le “chiese” ma i “religiosi”; quando l’emendamento è stato dichiarato non ammissibile, l’on. Monica Frassoni, co-presidentessa del Gruppo Verde, ha urlato al microfono: “Ecco la prova che le lobby funzionano!”.
“Comunque – ha precisato Salina – questa sentenza, almeno parzialmente, come altre di altre Corti di giustizia, e come alcune risoluzioni in materie per le quali il Parlamento europeo non ha competenza, quale il diritto di famiglia, non sono vincolanti per gli Stati, e potrebbero essere ignorate”.
“Anche se – ha continuato – le varie Corti internazionali, incluse alcune Corti costituzionali nazionali, assumono le reciproche sentenze e le risoluzioni del PE quali 'fonti del diritto', accumulando giurisprudenza. Si tratta di un metodo surrettizio di legiferare attraverso la Magistratura aggirando le competenze riconosciute alle varie Istituzioni! E questo è un fatto veramente grave”.
Come noto, il Trattato di Lisbona che regola il funzionamento delle Istituzioni comunitarie recepisce la Carta dei diritti fondamentali rendendola vincolante.
Per dare un segnale chiaro a questa “deriva relativista, antidemocratica e prevaricatoria”, Salina ha proposto che i Paesi che ancora devono ratificare il Trattato di Lisbona, come l’Italia, “escludano l’accettazione della Carta dei diritti fondamentali, rifiutandone la prevalenza sulla propria legislazione, e la prevalenza di tutte le artificiose sentenze ad essa collegate, come hanno fatto già in sede di sottoscrizione del Trattato, Inghilterra e Polonia”.
“Credo sia necessario un segnale forte per dare un avvertimento chiaro”, ha sottolineato il Presidente di AFE.
“Non vorrei – ha concluso Salina – che l’Agenzia europea per i diritti umani, con sede a Vienna, che opererà in collegamento con il Consiglio d’Europa vada a promuovere diritti degli omosessuali, quali il matrimonio, l’adozione, ecc., e ad annullare il diritto all’obiezione di coscienza quando confligge con il diritto della donna all’aborto, e così via”.
“I primi segnali lo confermano – ha detto –. Forse è necessario, e non solo per i cattolici, dare un chiaro segnale di 'stop'”.
Italia
Prima parrocchia a Roma per la “forma straordinaria” della liturgia
Affidata alla Fraternità sacerdotale San Pietro
di Elizabeth Lev
ROMA, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Diocesi di Roma ha eretto nei giorni scorsi la prima “parrocchia personale” della città per i fedeli che seguono la “forma straordinaria” della liturgia del Rito Romano.
Si tratta della chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, affidata alla Fraternità sacerdotale San Pietro, che ha gioito per la notiza dato che le strutture della chiesa di San Gregorio dei Muratori erano troppo piccole per accogliere la grande folla che si riuniva per gli eventi liturgici.
Sulla scia della Lettera Apostolica di Benedetto XVI “Summorum Pontificum”, il Cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha proposto l'assegnazione della Santissima Trinità dei Pellegrini alla Fraternità.
La domenica di Pasqua, il Papa ha decretato l'erezione della parrocchia per garantire un'adeguata assistenza pastorale alla comunità dei fedeli tradizionali che risiede nella stessa Diocesi.
Per la Fraternità è una vera e propria pietra miliare: non solo è il 10° apostolato eretto come piena parrocchia personale, ma anche il primo ad essere istituito in Europa.
Padre Joseph Kramer, nominato primo pastore della Santissima Trinità dei Pellegrini e rettore della chiesa, ha spiegato a ZENIT che l'apostolato della Fraternità è iniziato a Roma nel 1988 sotto gli auspici della Commissione Ecclesia Dei con approvazione papale.
Oggi nelle Diocesi di tutto il mondo operano circa 200 sacerdoti della Fraternità, che servono i fedeli legati alla Messa e ai sacramenti del rito romano tradizionale.
Parlando di cosa significhi la nuova parrocchia per la Fraternità, padre Kramer ha riconosciuto in primo luogo “il grande segno di fiducia da parte della Diocesi” e la “notevole responsabilità” del compito, visto che “Roma è sempre stata un esempio per il resto della Chiesa”.
Il sacerdote ha anche espresso il desiderio che “la parrocchia di Roma sia un buon esempio non solo di servizio pastorale, ma anche della bellezza e della solennità della forma straordinaria della Messa per i molti pellegrini che giungono” in città.
La Santissima Trinità dei Pellegrini è stata la sede dell'Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti, un'istituzione caritativa fondata da San Filippo Neri per assistere i poveri e gli ammalati, soprattutto i pellegrini.
La nomina di padre Kramer lo ha reso anche cappellano dell'Arciconfraternita. “San Filippo – ha osservato – sembra essere stato il primo a dare inizio alla Devozione delle Quarant'Ore qui a Roma e noi porteremo sicuramente avanti questa tradizione nella chiesa”.
“Siamo anche interessati alla carità pratica nei confronti dei convalescenti nelle loro case”, ha aggiunto. “Come San Filippo, che assisteva quanti erano stati mandati via dagli ospedali sovraffollati nel XVI secolo, faremo visita e ci occuperemo di quanti sono malati e costretti in casa”.
Il rettore della chiesa ha rivelato che tra i progetti previsti c'è anche quello di predisporre un centro per accogliere i molti studenti pellegrini a Roma. “Ci sono nuovi programmi universitari sempre aperti in città e vorremmo diventare un punto di riferimento spirituale per quanti vengono qui non solo per studiare, ma anche per approfondire la propria fede”.
La chiesa della Trinità è stata costruita nel 1597 sulla scia della Riforma liturgica tridentina, e padre Kramer ha sottolineato i numerosi elementi che la rendono ideale per la Fraternità.
“La visibilità dell'altare e il tabernacolo elevato, grande e ben illuminato con la grande balaustra d'altare seguono le linee delle grandi costruzioni della chiesa post-tridentina, come il Gesù e la Chiesa Nuova”, ha affermato.
“Ci sono otto cappelle laterali, ma non navate laterali e tutto si concentra sull'altare principale”.
La chiesa contiene anche numerose opere artistiche, come la Vergine e i Santi di Cavalier d'Arpino, ex datore di lavoro di Caravaggio, e San Gregorio il Grande che Libera le Anime del Purgatorio di Baldassarre Croce.
La pala d'altare è un capolavoro dipinto da Guido Reni al culmine della sua carriera. Reni riprodusse la Santissima Trinità per l'Anno Giubilare del 1625, quando migliaia di pellegrini avrebbero visitato la chiesa.
L'apertura ufficiale della parrocchia avverrà l'8 giugno.
Il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha definito l'erezione della parrocchia “un importante atto che applica a Roma il recente motu proprio 'Summorum Pontificum' di Benedetto XVI”.
“È un atto disposto dal Papa per la diocesi di Roma che ha un valore in sé, nel progressivo percorso in atto dell'applicazione del motu proprio sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970”, ha spiegato.
Alla nuova parrocchia, si legge nel decreto del Cardinale Ruini, sono riconosciuti gli stessi diritti di cui godono le altre della città. Per l'amministrazione e il sostentamento del parroco saranno osservate norme promulgate dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal Vicariato di Roma.
Interviste
Il Cardinale Bertone parla ad una TV cattolica polacca
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 16 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'intervista concessa dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, al canale cattolico polacco TV TRWAM.
* * *
Eminenza reverendissima, inanzitutto Le portiamo un calorosissimo saluto dalla Chiesa che è in Polonia, rappresentata in particolare dalla "famiglia di Radio Maryja". Con questa intervista, che ci viene concessa così generosamente, vorremmo farLa conoscere meglio, visto che siamo qui, nel cuore della Chiesa, in cui viene stimolata la linfa vitale che fa vivere la Chiesa, fa palpitare il suo cuore vero. Cominciando il Suo importantissimo incarico, quello del Segretario di Stato, Lei ha fatto una particolare affermazione e cioè che preferiva essere piuttosto il "Segretario di Chiesa" che il Segretario di Stato. Potrebbe spiegarci tale affermazione?
Card. Tarcisio Bertone: La definizione del mio compito, la definizione tradizionale, è di essere "Segretario di Stato di Sua Santità il Papa", non tanto di Stato Vaticano. Anche se il Vaticano è questo piccolo fazzoletto di terra che è stato ritenuto proprio come base per poter svolgere l universale missione pastorale della Chiesa e del Papa. "Il Segretario di Stato" ha una tradizione, specialmente quando c'era lo Stato Pontificio. Ancora oggi il Segretario di Stato è un po' come un Primo Ministro del governo della Chiesa universale, mentre il Papa, il Supremo Pastore, è un po' come il Presidente della Repubblica. Però, la verità è che la funzione del primo collaboratore del Papa – che quindi accompagna ed aiuta il Papa nello svolgimento del Suo ministero petrino – doveva essere più una funzione della Chiesa che dello Stato, inteso come una comunità politica. Mons. Luigi Bettazzi, già vescovo della mia diocesi d'origine, Ivrea, quando sono stato nominato mi ha fatto la seguente raccomandazione: "ricordati di essere più Segretario di Chiesa che Segretario di Stato". Senza trascurare nessun elemento tipico: i mezzi diplomatici, i mezzi della ragione e, a volte, anche della ragione pubblica, per svolgere questo compito, però la realtà è che prima di tutto io debba essere, per quanto è possibile, uomo di Dio e uomo di Chiesa. E quindi pensare alla missione spirituale e la missione universale della Chiesa.
I nostri fedeli, nella Polonia semper fidelis, La conoscono già così, perché in effetti da Segretario di Stato, come il primo collaboratore del papa e "uomo di Dio", circa un anno fa, Lei ha visitato questa nostra patria. Potrebbe dirci come Le è apparso quel Paese che il nostro compianto ed amatissimo Giovanni Paolo II chiamava "un Paese lontano" ma "sempre così vicino per via della fede"?
Card. Tarcisio Bertone: Anzitutto, io ho voluto imprimere alla mia funzione, come è naturale per tutti i collaboratori del papa, un accento soppratutto pastorale, perciò non rifiuto, non disdegno, di accettare inviti di tale carattere pastorale. Anche se, come accade e come è accaduto durante le mie visite in Polonia, ho sempre incontrato i vescovi, le comunità credenti, ma anche le autorità dello Stato. È quindi questa dupplice missione: del Segretario di Stato e Segretario di Chiesa.
La Polonia è, naturalmente, il Paese che io amo molto anche per mia ascendenza salesiana, riconoscendo tanti grandi salesiani polacchi. Proprio stamattina parlavo con un porporato del card. Hlond, di cui è in corso la causa di beatificazione. Era un grande salesiano e un grande arcivescovo di Varsavia. Da quando ero ragazzo, ho ammirato la fede invitta, la fede robusta dei polacchi durante la guerra, durante i vari regimi, sia sotto il regime nazista, sia sotto il regime comunista. E ho ammirato, ancora adesso, visitando la Polonia, le grandi manifestazioni di fede corale, di fede sentita e vissuta che diventa devozione ed anche passione personale. Ecco, queste sono alcune caratteristiche del popolo polacco, con tutti i problemi moderni e postmoderni che conosciamo e che attraversano anche la società polacca. Però, si tratta di una grande manifestazione, di una grande prova di fede e, quindi, di fedeltà alla tradizione cristiana, ricevuta dai primi evangelizzatori della Polonia, conservata sotto lo sguardo materno e la protezione potente di Maria. Ricordiamo il Sub tuum praesidium – la grande preghiera antica – che i polacchi hanno recitato, quante volte!, mettendosi sotto il presidio di Maria, soprattutto in momenti difficili... e anche guardando al santuario di Czestochowa… Quindi, ricordiamo la grande fedeltà alla tradizione di fede, la devozione a Maria e anche la generosità del servizio alla Chiesa e al servizio dei papi.
Ai nostri telespettatori, senz'altro, queste considerazioni faranno palpitare il cuore perché, certe volte, uno magari non se ne accorge neanche di vivere un patrimonio ecclesiale così bello e così ricco. Parlando di questo "sub tuum presidium", e anche abbinandolo al "Totus tuus" di Giovanni Paolo, questo ci fa pensare all'anno 2008 nel senso più ecclesiale e più europeo (e anche mondiale) perché è un anno carico di tante ricorrenze degli avvenimenti che hanno profondamente segnato questa nostra cultura europea in particolare. Mi riferisco al 150º anniversario delle apparizioni di Lourdes, che cade quest'anno. Questi eventi s'associano immediatamente a quel bisogno di guarigione che viene ricercato a Lourdes. Magari anche l'Europa e la nostra civiltà hanno bisogno di una guarigione?
Card. Tarcisio Bertone: Il 2008 è un anno straordinario, perché ricco di anniversari. Il 150º delle apparizioni di Lourdes, il 50º dell'elezione del beato Giovanni XXIII, il 30º anniversario dell'elezione di Papa Giovanni Paolo II e della morte di Paolo VI. Tutti grandi papi mariani, papi che ci hanno invitato a guardare alla Madonna come ad un modello di santità, di adesione fedele, coraggiosa, intima e pubblica alla parola di Dio, alla centralità di Dio nella nostra vita. Io credo che la prima guarigione che è necessaria per l'Europa – che già Giovanni Paolo II, ma in modo speciale papa Benedetto XVI, hanno rilevato – è questa guarigione quasi dall'alienazione da Dio, quasi dalla volontà – o da una consuetudine che è diventata abbastanza diffusa – di voler estraniare Dio dalla vita, dalla vita pubblica, ma anche dalla vita privata… È un tentativo di mettere quasi una divisione, una scissione tra la propria vita, la propria libertà di coscienza e la presenza di Dio nella nostra vita. Mentre i nostri grandi papi, in modo speciale Benedetto XVI, ci ripetono continuamente che il Dio rivelato da nostro Signore Gesù Cristo, il Dio di Gesù, il Dio di Maria, è un Dio vicino, un Dio intimo a noi, è un Dio amico, che non è concorrente, che non si contrappone ai progetti dell'uomo, ma che aiuta l'uomo a realizzare veramente e perfettamente se stesso, l'uomo come singola persona e l'uomo in comunità… Questa è una grande guarigione da implorare dalla Madonna. La Madonna, come Madre della famiglia di Nazaret, aiuti anche a guarire le famiglie di oggi, le famiglie della società europea soprattutto, ma anche tutte le famiglie del mondo, a guarire da certe forme di alienazione, soprattutto di divisione delle famiglie, direi anche dalla trascuratezza, del declino della missione educativa della famiglia. Il Santo Padre Benedetto XVI ha recentemente scritto una lettera alla diocesi di Roma sulla emergenza educativa. Io credo che questa sia una emergenza non solo di Roma o dell'Italia, ma anche della Polonia e di tutto il mondo, emergenza sulla quale dobbiamo concentrarci e impegnarci.
Benedetto XVI ha scritto un'introduzione al suo libro dell'anno scorso: L'ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia. Il Papa scrisse allora che il tempo delle apparizioni di 90 anni fa era un "tempo di luce, di luce con la quale la Vergine Maria accompagna il cristiano con mano materna nelle asperità della vita". Oggi, in che cosa dovrebbe aiutarci la "luce" mariana?
Card. Tarcisio Bertone: La Madonna con il suo accompagnamento, con la sua presenza materna, guida l'umanità e guida ogni cristiano nei momenti difficili, nei momenti di confusione, nei momenti di tenebre. Oggi, io credo, oltre agli elementi che ho già citato, abbiamo la confusione nel campo morale: si tratta di non distinguere il bene dal male. C'è una parola del profeta Isaia che dice: «Guai a chi confonde il male con il bene e a chi spinge gli altri a confondere il male con il bene» (por. Iz 5,20). Quindi, il discernimento! Ecco un dono dello Spirito Santo: il dono dell'intelletto, il dono del discernimento, del distinguere il bene dal male: il bene da compiere, il male da evitare. Io credo che questa luce sia una luce da invocare dalla Madonna, da invocare per l'intercessione di Maria dallo Spirito Santo, soprattutto ai nostri tempi, sopratutto per i pastori della Chiesa, perché aiutino, con molta forza e con coraggio, in questo discernimento, sopratutto gli educatori e i genitori.
Lei ha toccato un nervo della nostra sensibilità redentorista: qui a Roma abbiamo la nostra Accademia della Morale e questo discernimento fra il bene e il male è un tema caro e proprio anche alla tradizione Alfonsiana. Parlando ancora sulla scia di questi messaggi di Lourdes e di Fatima: capiamo quanta importanza questi messaggi possano avere per l'Europa e per il mondo intero. Ma, parlando della Chiesa stessa (Lei ci già ha detto molto in proposito), qual è il ruolo della Chiesa rispetto alla nuova Europa che è nata, che sta nascendo? Quali le sfide e quali le speranze?
Card. Tarcisio Bertone: Il ruolo della Chiesa è il ruolo che le ha affidato il nostro Signore Gesù Cristo: «Andate nel mondo intero» – lo abbiamo sentito proprio nel Vangelo di San Marco di questo periodo pasquale – «e annunciate il Vangelo ad ogni creatura». Il ruolo della Chiesa è una missione di annuncio e quindi richiede il coraggio di annunciare il Vangelo in tutta la sua integralità, che abbraccia cioè "il progetto uomo" e "il progetto umanità" sulla misura del pensiero della rivelazione di Dio. È una missione difficile, soprattutto nel nostro tempo, in questo tempo di confusione che abbiamo appena descritto. È una missione difficile ma impegnativa, ancora più impegnativa nella società di oggi, quindi un aspetto importante è il rilievo pubblico che la religione deve avere nella società. La Chiesa afferma questo rilievo pubblico: la religione non può essere messa in coda, messa all'angolo, messa nel privato perché essa ha una funzione formativa. Non è certamente una imposizione, perché la religione e la Chiesa, in modo speciale – come portatrice della rivelazione dell'annuncio del Vangelo di Cristo – non ha potenza umana né i soliti mezzi umani per affermare una ideologia, ma la forza dell'annuncio della credibilità della testimonianza dei cristiani praticanti e la forza della convinzione della Verità. Il Papa ripete continuamente: "il servizio della Verità" e "l'annuncio della Verità". La Verità ha in se stessa una forza di convinzione, di penetrazione nelle coscienze, che può trasformare i cuori e può trasformare anche la vita delle società. Naturalmente, abbiamo tante sfide davanti a noi! Accenno a una di esse: la sfida della frantumazione, della divisione, delle conflittualità. In questo senso cito solo una espressione di Papa Benedetto XVI che contrappone la Pentecoste alla torre di Babele. La torre di Babele è un segno della divisione e della frantumazione dell'umanità. La Pentecoste è il segno dell'unità, perché tutti comprendono, e comprendono il medesimo messaggio! Fosse vero che tutti, anche a livello di popoli, comprendano il medesimo messaggio, il messaggio di pace e di solidarietà!
Vivendo in questo periodo pasquale questa nuova sensibilità per la cultura del Risorto, sperando sulla nuova effusione dello Spirito sull'umanità, viviamo protesi verso questa pienezza. Ma la Verità può anche suscitare resistenza, pertanto a questa bella manifestazione della risurrezione si arriva tramite la croce. Come Lei saprà, gli ascoltatori di Radio Maryja in Polonia, anche tramite il servizio di questa televisione, si riuniscono ogni giorno e più volte al giorno per pregare, amando la Chiesa e condividendo i suoi impegni. Vorremmo chiederLe di indicarci, qual è quella croce persistente, la più significativa e attuale della comunità dei credenti che vorrebbe affidarci, per portala insieme nella preghiera e nella testimonianza, affinché cresca questa evidenza del Risorto in mezzo a noi.
Card. Tarcisio Bertone: Una croce pesante da portare è proprio la croce delle divisioni nell'umanità, dei conflitti permanenti, specialmente dei conflitti locali che insanguinano tante regioni del mondo. Il Papa le ha citate proprio nel discorso di Pasqua. È una croce pesante soprattutto per chi porta il messaggio di pace. Il primo augurio di Gesù risorto è l'augurio della pace: pace all'interno della Chiesa, cioè per superare le divisioni già all'interno della Chiesa. Per questa pace preghiamo ogni giorni nella preghiera della Santa Messa. E poi: pace all'esterno, pace in campo sociale, in campo politico. È questa la croce da portare per disinnescare tutti i potenziali di divisione ed essere veramente artefici di pace: «Beati i pacifici, i costruttori di pace»!.
Un'altra croce è la sofferenza e la persecuzione dei cristiani in tante parti del mondo solo per il fatto di essere cristiani. È il problema della libertà religiosa, molte volte soffocata, che vale per i credenti di ogni religione, ma soprattutto per i cristiani. Abbiamo visto quanta sofferenza c'è qui: anche ultimamente, il sacrificio dell'arcivescovo caldeo di Mossul che ha tanto afflitto il mondo cristiano, ha afflitto il Papa… Quindi sono queste le due croci che portiamo, che affidiamo al Signore, perché dalla croce si possa passare veramente alla risurrezione, a un rinnovamento.
Siamo contentissimi, perché ascoltando il suo messaggio, chi ci seguirà, porterà avanti queste croci con sincerità, sperando e credendo fortemente che così si avvicina il Regno di Dio in mezzo a noi. Nel ringraziarLa, Eminenza, per questo suo tempo prezioso e per questi messaggi forti che ci ha voluti confidare e affidare. Lasciandoci, vorrebbe ancora dire qualcosa a tutti gli ascoltatori della grande "famiglia di Radio Maryja"?
Card. Tarcisio Bertone: Vorrei dire due parole, che sono molto care al nostro papa Benedetto XVI: amicizia e gioia. La prima parola, amicizia, è amicizia con Dio e la certezza che Dio è nostro amico che ci vuole bene, che ci accompagna, che non ci abbandona mai. Questo, naturalmente, suscita anche un'amicizia tra di noi. Essere amici, non essere nemici di nessuno, cercare di essere amici e – come diceva Giovanni Paolo II – "costruire i ponti e non muri". Questo valeva in senso politico, ma vale molto di più in senso interpersonale. E poi, la gioia. La gioia di essere cristiani, di essere membri di questa grande comunità che ci porta, che ci accompagna, che ci ha dato questo immenso patrimonio di conoscenza, di esperienza personale, di solidarietà, di carità fraterna. La gioia di essere cristiani è una gioia "irradiante" che si comunica con gli altri. Cristiano non deve essere triste, anche se porta le croci, sua croce personale, le croci degli altri, ma deve irradiare la gioia nella consapevolezza di essere "sotto lo sguardo"… Non solo sotto lo sguardo di Dio, sotto l'amore trinitario di Dio, l'amore misericordioso, divina misericordia di Dio, ma anche sotto lo sguardo (sotto il manto) di Maria.
Eminenza, Lei ci ha già dato segno di fiducia e di amicizia nel accoglierci qui, dove abbiamo potuto toccare con il proprio dito la verità della Chiesa che vive e che ama. Voglia ricevere, da parte nostra, un segno di profonda gioia per quella certezza che è veramente bello essere cristiani. Grazie per questa intervista!
Card. Tarcisio Bertone: Grazie a tutti gli ascoltatori di Radio Maryja e della TV Trwam. Mi raccomando alle preghiere, sia per il Santo Padre, che per il Segretario di Stato e di Chiesa di papa Benedetto XVI. Grazie!
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).















