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Il mondo visto da Roma - 03 luglio 2008
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Messaggio Il mondo visto da Roma - 03 luglio 2008 
 

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Giovedì, 3 Luglio : 2008

Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Gioia di Benedetto XVI per la liberazione degli ostaggi in Colombia
La Santa Sede ringrazia il contributo delle Isole Salomone alla GMG
Benedetto XVI leggerà il primo capitolo della Genesi in Tv
La crisi alimentare ci richiama alla “responsabilità del prossimo”
Promulgati 14 decreti della Congregazione delle Cause dei Santi
Il rev.do mons. Ambrogio Spreafico, nuovo Vescovo coadiutore di Frosinone
Il rev.do mons. Mauro Parmeggiani, nuovo Vescovo di Tivoli
Il rev.do mons. Gualtiero Sigismondi, nuovo Vescovo di Foligno

NOTIZIE DAL MONDO
Nonostante le difficoltà, il cammino ecumenico prosegue
Bilancio “altamente positivo” del Congresso Eucaristico di Québec
Aiuto alla Chiesa che Soffre finanzierà 22 progetti a Cuba

DOTTRINA SOCIALE E BENE COMUNE
I limiti del sottosviluppo: cosa ci insegna il ciclone Sidr


Santa Sede

Gioia di Benedetto XVI per la liberazione degli ostaggi in Colombia

I Vescovi del Paese chiedono alle FARC di liberare gli altri ostaggi

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso la propria “gioia” per la liberazione di Ingrid Betancourt, ha affermato padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa vaticana.
Questa notizia “suscita molta soddisfazione e motivi di speranza sia per la persona che ha molto sofferto che per il Paese, la Colombia”.

Padre Lombardi ha spiegato che il Papa si trovava nella sua cappella privata quando gli è stata comunicata la notizia della liberazione di Ingrid Betancourt, tre ostaggi degli Stati Uniti e undici della Colombia, da mesi nelle mani delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia).

“Speriamo che non sia l'unico ma che si tratti di un segno positivo a cui seguano altri eventi di questo genere perché sono tante purtroppo le persone che soffrono nello stesso modo in seguito alla violenza del sequestro”, ha auspicato il portavoce vaticano ai microfoni dell'emittente pontificia.

“L’appello che il Papa ha già fatto molte volte proprio per queste intenzioni ha ottenuto un risultato in questo primo piccolo fatto importante, ma limitato. Speriamo che veramente ci possano essere anche nuovi eventi che continuino nella stessa linea a portare la pace per la Colombia”.

Anche i Vescovi della Colombia hanno accolto con grande gioia la notizia. Il presidente della Conferenza Episcopale del Paese, l'Arcivescovo di Tunja monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, ha detto che la notizia lo ha riempito “di profonda soddisfazione” e ha ringraziato il fatto che “sia terminata la sofferenza anche per i familiari”.

“Che questa liberazione serva come ulteriore indizio perché le FARC studino con grande serietà la possibilità di dialogare con il Governo”, ha aggiunto il presule, che ha rivolto un messaggio ai dirigenti del movimento in cui chiede che “liberino quanto prima coloro che restano nelle loro mani e sappiano che una soluzione negoziale è la migliore per loro”.

Anche il Cardinale Pedro Rubiano Sáenz, Arcivescovo di Bogotà e primate di Colombia, ha affermato che si tratta di “una grande notizia” e ha auspicato che le FARC “comprendano di avere ancora l'opportunità di integrarsi nel Paese e di liberare tutti gli ostaggi”.

“Ogni vita è uguale, indipendentemente da chi si tratta”, ha affermato il porporato, aggiungendo di credere che se le FARC liberassero tutti i sequestrati “il Governo riserverebbe loro un trattamento particolare”.

La liberazione dei quindici ostaggi ha coinciso con la riunione dei Vescovi della Colombia nel santuario di Nostra Signora del Rosario a Chiquinquirá in occasione del centenario della Conferenza Episcopale, fondata nel 1908.

Nel suo videomessaggio di auguri per l'occasione, il Papa ha ringraziato i Vescovi per le loro “continue esortazioni affinché cessino la violenza, il sequestro, l’estorsione che subiscono molti figli di quella amata terra”.

“Prego ardentemente Dio affinché terminino quanto prima queste situazioni che hanno causato tanto dolore e affinché in Colombia possa regnare una pace stabile e giusta, in un clima di speranza e di benessere”, ha affermato il Papa.

Benedetto XVI aveva chiesto la liberazione degli ostaggi anche ricevendo le lettere credenziali dell'ambasciatore di Colombia presso la Santa Sede, Juan Gómez Martínez, il 9 febbraio 2007, così come nel suo messaggio al Corpo diplomatico, l'8 gennaio dello stesso anno.

Il 7 febbraio scorso, il Papa aveva salutato la madre di Ingrid Betancourt, Yolanda Pulecio, durante l'udienza generale del mercoledì nell'Aula Paolo VI.


La Santa Sede ringrazia il contributo delle Isole Salomone alla GMG

Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il Governatore delle Isole

CASTEL GANDOLFO, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha ricevuto questo giovedì in udienza nella residenza papale di Castel Gandolfo Nathaniel Rahumacea Waena, Governatore Generale delle Isole Salomone, insieme ad altre autorità del Paese.
In seguito monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, ha ringraziato il Governatore a nome della Santa Sede per la collaborazione prestata dalle autorità affinché i giovani delle Isole possano partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney.

Durante l'incontro, secondo il comunicato ufficiale della Santa Sede, si è parlato anche della situazione politica e sociale del Paese e del “significativo contributo della Chiesa cattolica, soprattutto nei settori dell’educazione, della salute e della promozione umana”.

L'arcipelago ha una popolazione di 470.000 abitanti, circa 90.000 dei quali cattolici, riuniti in tre Diocesi: Honiara, Auki e Gizo. La maggior parte della popolazione è anglicana (45%), ma sono numerosi i fedeli delle Chiese sorte dalla Riforma. Il 4% della popolazione professa credo locali.

L'ultima visita ad Limina dei Vescovi ha avuto luogo nel giugno 2005.


Benedetto XVI leggerà il primo capitolo della Genesi in Tv

L'appuntamento è fissato per il prossimo 5 ottobre

ROMA, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI leggerà in televisione il primo capitolo della Genesi per la durata di un'ora circa. L'evento è stato fissato per il prossimo 5 ottobre su Rai Uno, nel tardo pomeriggio.
Ad annunciarlo questo giovedì, nel presentare il ciclo di letture dal titolo “La Bibbia, giorno e notte”, è stato Giuseppe De Carli, responsabile della struttura Rai-Vaticano, il quale ha però precisato che resta ancora da definire se l'intervento del Pontefice sarà in diretta o registrato.

Il programma prevede una serie di lettori che si alterneranno dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, e si concluderà l'11 ottobre con l'intervento del Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, che leggerà il ventiduesimo capitolo dell'Apocalisse.

L'iniziativa ha luogo in occasione della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si terrà in Vaticano dal 5 al 26 ottobre prossimo sul tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.


La crisi alimentare ci richiama alla “responsabilità del prossimo”

Intervento all'ECOSOC dell'Osservatore Permanente vaticano alle Nazioni Unite


di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Di fronte alla crisi alimentare che sta coinvolgendo tutto il pianeta, è necessario “assumersi la responsabilità del prossimo”, ha affermato l'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Il presule è intervenuto questo mercoledì a New York durante la Sessione 2008 del Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) al Dibattito per il Segmento di Alto Livello, in cui si chiede ai leader mondiali di riflettere sui progressi conseguiti nel rispettare l'agenda di sviluppo delle Nazioni Unite e sull'urgenza di affrontare le necessità per lo sviluppo delle comunità rurali.

L'importanza del tema in questione, ha osservato, è sottolineata dall'attuale crisi alimentare e dall'involuzione economica in alcuni Paesi sviluppati.

La crisi alimentare “ha avuto un impatto su tutte le società”, manifestandosi “in alcuni luoghi sotto forma di scarsità di cibo, seguita da malnutrizione e fame, in altri in prezzi più alti per le famiglie che cercano di far fronte alle loro necessità fondamentali”.

Malgrado le diverse manifestazioni, secondo l'Arcivescovo il fenomeno deriva da “una serie di cause concomitanti”, tra le quali “politiche economiche, agricole ed energetiche miopi, che provocano uno scontro tra la crescente domanda di cibo e la sua produzione insufficiente, l'aumento delle speculazioni finanziarie sui beni, l'incontrollabile aumento del prezzo del petrolio e le condizioni climatiche avverse”.

Per evitare che il dibattito sia “un mero esercizio retorico e un evitare le responsabilità”, il presule ha esortato a “lavorare duramente per assicurare che questa discussione sia accompagnata da un'azione immediata ed efficace”.

La crisi alimentare mondiale, ha denunciato, “minaccia il raggiungimento dell'obiettivo primario per ogni persona di essere libera dalla fame”.

In questa luce, la Risoluzione sul Diritto al Cibo adottata recentemente dal Consiglio per i Diritti Umani “sottolinea giustamente il dovere degli Stati, con l'assistenza della comunità internazionale, di compiere ogni sforzo per far fronte alle necessità alimentari delle loro popolazioni con misure che rispettino i diritti umani e la regola della legge”.

All'inizio, ha sottolineato, “bisogna agire per assistere quanti soffrono la malnutrizione e la fame”, perché “è difficile pensare che, in un mondo che spende più di 1,3 miliardi di dollari all'anno in armamenti, i fondi salvavita per aiutare i bisognosi non siano disponibili”.

Per questo motivo, il presule sottolinea che “una sincera volontà di affrontare la questione deve essere accompagnata dall'azione necessaria, non solo da parole e intenzioni”.

Allo stesso modo, l'aiuto economico di emergenza iniziale deve essere affiancato da “uno sforzo concertato da parte di tutti per investire in programmi agricoli sostenibili e a lungo termine a livello locale e internazionale”.

L'Arcivescovo Migliore ha ricordato che negli ultimi 25 anni si è verificato un notevole progresso per ridurre il numero di persone che vivono in estrema povertà.

“Se non si investe di nuovo nell'agricoltura, però, il progresso raggiunto con duro lavoro e dedizione rischia di andare perso”, ha osservato, proponendo quindi “riforme agrarie nei Paesi in via di sviluppo” che possano “dare ai piccoli agricoltori gli strumenti per aumentare la produzione in modo sostenibile, così come l'accesso ai mercati locali e globali”.

Le politiche agricole e ambientali devono seguire “la via della ragione e del realismo per bilanciare la necessità di produrre cibo con quella di essere buoni amministratori della terra”, ha aggiunto.

L'attuale scarsità di cibo, per l'Osservatore Permanente, “torna a sottolineare l'urgenza di esplorare nuove fonti energetiche che non oppongano il diritto all'alimentazione ad altri diritti”.

Per risolvere l'emergenza attuale, ad ogni modo, è imprescindibile un'efficace collaborazione internazionale.

“Il ventesimo secolo ha sofferto tragicamente per gli effetti di popoli e governi che guardavano solo al loro territorio nazionale e per la mancanza di consultazione e di cooperazione multilaterale – ha concluso l'Arcivescovo –. La crisi attuale è un'opportunità per la comunità globale di riunirsi e di assumersi la responsabilità del prossimo”.


Promulgati 14 decreti della Congregazione delle Cause dei Santi

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Questo giovedì mattina Benedetto XVI ha ricevuto in udienza privata il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ed ha autorizzato la Congregazione a promulgare i seguenti Decreti relativi a miracoli, martirii e virtù eroiche di Beati e Servi di Dio.

* * *

MIRACOLI

- un miracolo attribuito all'intercessione del Beato Damiano Giuseppe De Veuster, Sacerdote professo della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria nonché dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento dell'altare, belga (1840-1889). - un miracolo attribuito all'intercessione del Beato Bernardo Tolomei, Abate Fondatore della Congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto, italiano, dell'Ordine di San Benedetto (1272-1348).

- un miracolo attribuito all'intercessione del Beato Nuno di Santa Maria Àlvares Pereira (al secolo: Nuno), Laico professo dell'Ordine dei Frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, portoghese (1360-1431).

- un miracolo attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Ludovico Martin, Laico e Padre di famiglia, francese (1823-1894) e della Venerabile Serva di Dio Maria Zelia Guérin in Martin, Laica e Madre di famiglia, francese, 1831-1877).

MARTIRIO

- del Servo di Dio Francesco Giovanni Bonifacio, Sacerdote diocesano, italiano, nato nel 1912 ed ucciso in odio alla Fede a Villa Gardossi (Italia), nel 1946.

VIRTÚ EROICHE

- del Beato Nuno di Santa Maria Àlbares Pereira (al secolo Nuno), Laico professo dell'Ordine dei Frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, portoghese, (1360-1431).

- del Servo di Dio Stefano Douayhy, Patriarca di Antiochia dei Maroniti; libanese (1630-1704).

- del Servo di Dio Bernardino dal Vago da Portogruaro (al secolo: Giuseppe), Arcivescovo titolare di Sardica, dell'Ordine dei Frati Minori; italiano (1822-1895).

- del Servo di Dio Giuseppe di Donna, Vescovo di Andria, dell'Ordine della Santissima Trinità; italiano (1901-1952).

- della Serva di Dio Maria Barbara della Santissima Trinità Maix (al secolo: Barbara), Fondatrice della Congregazione delle Suore del Cuore Immacolato di Maria; austriaca (1818-1873).

- del Servo di Dio Pio Keller (al secolo: Giovanni), Sacerdote professo dell'Ordine di Sant'Agostino; tedesco (1825-1904).

- del Servo di Dio Andrea Hibernón Garmendia (al secolo: Francesco Andrea), Fratello professo dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane; spagnolo (1880-1969).

- della Serva di Dio Chiara Badano, Giovane Laica; italiana, (1971-1990).


Il rev.do mons. Ambrogio Spreafico, nuovo Vescovo coadiutore di Frosinone

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Vescovo coadiutore di Frosinone-Veroli-Ferentino, il rev.do mons. Ambrogio Spreafico, del clero della diocesi di Roma, finora Rettore Magnifico della Pontificia Università Urbaniana, concedendogli tutte le facoltà di Ordinario diocesano.
Mons. Ambrogio Spreafico è nato a Garbagnate Monastero, in provincia di Lecco e nell’arcidiocesi di Milano, il 26 marzo 1950. Ha percorso tutto il curriculum studiorum presso la Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo (Padri Barnabiti).

È stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1975. Ha seguito i corsi di filosofia e di teologia presso la Pontificia Università Urbaniana e quelli di teologia biblica presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, dove ha ottenuto la Licenza in Sacra Scrittura, nel 1978, e successivamente il Dottorato, nel 1984.

Nel 1976 si è incardinato nella diocesi di Palestrina e, in seguito, in quella di Roma (15 novembre 1988), dove risiede ed esercita il suo ministero sacerdotale.

E' stato docente di lingua ebraica al Pontificio Istituto Biblico di Roma (1978-1991); dal 1992 ha insegnato Antico Testamento alla Facoltà Teologica della Pontificia Università Urbaniana diventando poi Rettore della medesima Università nel 1997, incarico che ricoprirà fino al 2003.

Dal 2000 al 2003 è stato Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane. Dal 1993, collaboratore parrocchiale di Santa Maria in Trastevere; dal 1998, consultore della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; dal 2001 è Rettore della Chiesa di S. Egidio; dal 2002, Presidente dell’Arciconfraternita del SS.mo Sacramento e S. Maria della Neve.

Nel 2005 è stato nuovamente nominato Rettore della Pontificia Università Urbaniana. Attualmente offre la sua collaborazione anche nella Parrocchia di San Filippo Neri alla Garbatella. Dal 10 aprile 1998 è Cappellano di Sua Santità.

È autore di numerose pubblicazioni ed articoli di carattere biblico e spirituale su diverse riviste e dizionari specializzati.


Il rev.do mons. Mauro Parmeggiani, nuovo Vescovo di Tivoli

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Tivoli, il rev.do mons. Mauro Parmeggiani, del clero della diocesi di Roma, finora Prelato Segretario Generale del Vicariato di Roma.
Mons. Mauro Parmeggiani è nato a Reggio Emilia il 5 luglio 1961. Ha conseguito gli studi ecclesiastici presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia.

È stato ordinato sacerdote il 18 ottobre 1985, incardinandosi nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. È poi passato alla diocesi di Roma il 25 novembre 1996.

Negli anni del suo ministero presbiterale ha svolto i seguenti incarichi: Vice-Assistente diocesano dell’Azione Cattolica Italiana di Reggio Emilia-Guastalla per il settore giovani e Insegnante di Religione presso l’Istituto Tecnico Industriale "L. Nobili" di Reggio Emilia (1985-1986).

E' stato Segretario particolare del Cardinale Camillo Ruini dal 1986 al 2003. Dal 1993 è Direttore del Servizio per la Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma; dal 17 ottobre 2003 è Prelato Segretario del Vicariato di Roma e dal 1° novembre dello stesso anno è delegato del Cardinale Vicario per la Consulta delle Aggregazioni Laicali.

È, inoltre, Incaricato del Settore Pastorale Giovanile nella Commissione per la Famiglia e la Vita della Conferenza Episcopale Laziale; dal 2004, membro del Consiglio di Amministrazione Opera Romana per la Preservazione della Fede e per la Provvista di Nuove Chiese in Roma – Vicariato e dal 2007 Presidente della Fondazione "Mons. Placido Nicotra".


Il rev.do mons. Gualtiero Sigismondi, nuovo Vescovo di Foligno

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Foligno, il rev.do mons. Gualtiero Sigismondi, Vicario Generale di Perugia-Città della Pieve.

Il Papa ha infatti accettato la rinuncia al governo pastorale di questa diocesi presentata da mons. Arduino Bertoldo una volta raggiunti i 75 anni di età.

Gualtiero Sigismondi è nato il 25 febbraio 1961 a Ospedalicchio di Bastia Umbra (Perugia).

Ha compiuto i suoi studi presso il Seminario Regionale di Assisi e, come alunno del Pontificio Seminario Lombardo (1984-1988), ha frequentato l'Università Gregoriana conseguendo la Laurea in Teologia.

È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1986 a Perugia, sua diocesi di origine e di appartenenza.

E' stato Parroco di Ripa dal 1989 al 1993; Vice Rettore del Seminario Regionale Umbro dal 1993 al 1996; Direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose dal 1994 al 2005; Direttore Spirituale del Seminario Regionale Umbro dal 1996 al 2004.

Inoltre è stato Assistente Regionale di Azione Cattolica dal 2004 al 2007; docente di Teologia Dogmatica all'Istituto Teologico di Assisi dal 1994; mentre dal 2005 è Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, membro del Consiglio Presbiterale diocesano e della Commissione per la valutazione dei candidati agli ordini, nonché delegato per il clero diocesano.


Notizie dal mondo

Nonostante le difficoltà, il cammino ecumenico prosegue

L'Arcivescovo cattolico di Mosca parla di una possibile visita papale in futuro

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo della Madre di Dio di Mosca, monsignor Paolo Pezzi, ritiene che il principale ostacolo al processo ecumenico sia “lo scarso desiderio di camminare verso la piena comunione”.
Il presule, giunto a Roma per ricevere il pallio dalle mani del Papa nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, ha spiegato in un'intervista a “L'Osservatore Romano” che “troppe volte si percepisce la preoccupazione di difendere il proprio orticello, o di voler mantenere le distanze l'uno dall'altro”.

“Ci sono certamente alcuni nodi che non riusciamo a sciogliere e che restano perciò come degli ostacoli, delle difficoltà da superare”, ha aggiunto.

“Dove non c'è un desiderio reale di camminare verso la piena comunione, certamente il dialogo diventa più difficile. Dove invece questo desiderio è reale, allora si può incominciare ad affrontare il dialogo con onestà e con sincerità, e sempre nella verità”, ha aggiunto.

Riferendosi alla situazione concreta della Diocesi cattolica di Mosca, il presule ha affermato che si stanno indirizzando in questo senso gli sforzi nei rapporti con la Chiesa ortodossa. “Cerchiamo di realizzare una concreta forma di collaborazione tra le nostre Chiese, ma anche un'amicizia sincera. Soprattutto cerchiamo di camminare nella stessa direzione”, ha spiegato.

Monsignor Pezzi ha affermato che i suoi rapporti personali con il Patriarca di Mosca Alessio II “sono basati sulla cordialità”: “mi ha invitato alla liturgia ortodossa sia a Natale che a Pasqua. Poi vi sono state altre circostanze nelle quali abbiamo avuto modo di incontrarci. Devo dire che ogni volta sono stato accolto con calore”.

“Ricordo per esempio che dopo la liturgia di Natale – non è un segreto – il Patriarca mi ha salutato pubblicamente e ha sottolineato la comunanza del nostro impegno nell'occuparci del gregge di Dio. Sono state parole significative”, ha rivelato.

“Ma non ebbe parole solo per me: il Patriarca infatti rivolse un saluto ed elevò un'intenzione di preghiera per Benedetto XVI. Ha manifestato insomma rispetto per la Chiesa cattolica. Sostanzialmente devo dire di aver da subito percepito un'accoglienza positiva”.

Visita papale

Circa un'ipotetica visita del Papa a Mosca, l'Arcivescovo ha spiegato che “non ci sono ancora le condizioni” perché questo incontro si verifichi in breve tempo, ma ha aggiunto che gli ultimi avvenimenti “mostrano gli indubbi progressi di un cammino di avvicinamento in continuo progresso”.

Monsignor Pezzi ha esposto due ragioni per le quali la visita non sembra realizzabile in un futuro prossimo.

In primo luogo, ha spiegato, “un viaggio di tale portata significherebbe, o dovrebbe a mio parere significare, che nel rapporto tra la Chiesa cattolica e il patriarcato di Mosca è stato compiuto un cammino significativo e comunque tale da consentire uno scambio di visite”.

“Non credo che il Papa voglia recarsi in visita a Mosca senza un invito esplicito da parte della Chiesa ortodossa”, ha aggiunto.

In secondo luogo, il presule ha sottolineato l'opportunità che una visita con queste caratteristiche sia preceduta da un incontro previo tra il Papa e il Patriarca, in altre circostanze e in Paese terzo.

Spiegando che questa è una sua “personalissima opinione”, monsignor Pezzi ha affermato che l'incontro dovrebbe verificarsi “magari nel corso di una manifestazione di carattere ecumenico, in un qualsiasi Paese del mondo, alla quale entrambi siano invitati a partecipare”.

Nonostante questo, l'Arcivescovo crede che ci siano dei segnali in questo senso, e ha sottolineato al riguardo l'importanza della visita in questi giorni del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I a Roma e quella precedente del Papa a Costantinopoli.

“Secondo me bisogna continuare su questa strada e cercare di favorire incontri continui per far crescere un'approfondita conoscenza reciproca, fondamentale per costruire la strada dell'incontro definitivo”, ha aggiunto.

Per il presule, gli ortodossi russi hanno una percezione “molto positiva” di Benedetto XVI, apprezzando innanzitutto “la passione di questo Papa per lo sviluppo della tradizione in senso sano, quel suo continuo andare con rinnovamento, per usare un'espressione di Giovanni Paolo II, alle fonti del cristianesimo”.

In sostanza, ha spiegato, la cosa più importante è “rafforzare il desiderio di camminare insieme e di chiedere l'aiuto del Signore”.

“Non bisogna dimenticare che la piena comunione è un dono che dobbiamo chiedere allo Spirito di Cristo”, ha concluso.


Bilancio “altamente positivo” del Congresso Eucaristico di Québec

Secondo il Cardinale Marc Ouellet

di Miriam Díez i Bosch

QUÉBEC, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Sono stati 7.891 laici impegnati, 326 agenti di pastorale, 55 Arcivescovi, 17 canonici, 157 diaconi, 218 Vescovi, 61 novizi, 36 prelati d'onore, 863 sacerdoti diocesani, 1.271 religiose, 149 religiosi fratelli, 392 religiosi sacerdoti e 175 seminaristi gli iscritti al Congresso Eucaristico Internazionale di Québec (Canada), conclusosi il 22 giugno.

I dati sono stati presentati questo mercoledì nel corso di una conferenza stampa offerta a Québec dal Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec e primate del Canada, accompagnato dal segretario generale, monsignor Jean Picher, e dalla segretaria generale aggiunta, suor Doris Lamontagne.

Il Cardinale Ouellet, che ha presieduto il 49° Congresso Eucaristico, ha compiuto un bilancio “altamente positivo” dell'evento. “Missione compiuta!”, ha affermato con entusiasmo, sostenendo che “la partecipazione ha superato tutte le aspettative”.

I congressisti iscritti come pellegrini sono stati 11.611. In media, hanno assistito quotidianamente a tutti gli atti del Congresso 12.500 persone, il 68% delle quali provenienti dal Canada: 5.000 dalla provincia del Québec e 2.500 dalla stessa Diocesi.

I Paesi rappresentati sono stati 70: 20 dell'America, 22 Paesi europei, 19 africani, 10 asiatici e 3 dell'Oceania.

Alla Città Eucaristica (ExpoCité), il flusso di visitatori giornalieri è stato di 20.000 persone. Tra le attività più seguite c'è stata la processione eucaristica (20.000 partecipanti), terminata con un atto al quale hanno assistito 60.000 persone.

Le famiglie della Diocesi hanno accolto 5.000 pellegrini, e 1.000 famiglie hanno partecipato come volontarie al Congresso.

Nel corso della conferenza stampa, si è detto che l'evento “ha segnato la storia del Québec”.

Al primo Congresso Eucaristico Internazionale, celebrato in Francia nel 1881, parteciparono 300 persone, dirigenti delle opere eucaristiche nei Paesi europei.

Nel 125 anni successivi, i congressi hanno subito una notevole evoluzione, arrivando a riunire tra le 12.000 e le 15.000 persone per una settimana di celebrazioni, adorazione, catechesi, eventi culturali, incontri fraterni e impegni a favore dei più bisognosi.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Aiuto alla Chiesa che Soffre finanzierà 22 progetti a Cuba

Stimati in circa 208.000 euro da destinare anche a formazione e media

di Nieves San Martín

MADRID, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Da giugno a settembre, l'associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha lanciato una campagna di aiuto a Cuba sul tema “La Rivoluzione del Vangelo”, che si propone di finanziare 22 progetti.

La campagna, organizzata dal segretariato spagnolo dell'associazione, vuole “portare ai cattolici cubani la solidarietà dei cattolici spagnoli, sensibili alla situazione che la Chiesa vive nel Paese”.

“Non è niente di diverso rispetto a ciò che ACS fa in questo e in molti altri Paesi del mondo – spiegano i responsabili –. Vogliamo solo presentare una comunità di fedeli che ha bisogno della nostra conoscenza, delle nostre preghiere e anche della nostra generosità”.

Nel 1963 Aiuto alla Chiesa che Soffre (www.ain-es.org) ha finanziato il primo progetto di aiuto alla Chiesa cattolica a Cuba. Si parla quindi di 45 anni di collaborazione ininterrotta con la comunità ecclesiale dell'isola.

L'obiettivo finale è finanziare 22 progetti stimati in 208.500 euro in dieci Diocesi del Paese, divisi in cinque grandi settori: infrastrutture ecclesiali, formazione, mezzi di comunicazione, sussistenza e contributo per le intenzioni delle Messe.

I progetti da finanziare nei mesi di luglio, agosto e settembre si propongono, in primo luogo, di dotare le comunità dell'isola delle infrastrutture necessarie per le loro celebrazioni, gli incontri, le iniziative e la formazione. Sono inclusi sia progetti di ricostruzione o restauro dei templi e delle strutture ecclesiali che quelli che vogliono mettere a disposizione dei fedeli sistemi audio o banchi di plastica.

Papa Benedetto XVI, nella recente visita ad Limina compiuta dai Vescovi cubani, ha chiesto loro una maggiore presenza nei mezzi di comunicazione del Paese.

La Chiesa cattolica dispone, nei mezzi pubblici, di spazi molto concreti nei tempi liturgici più forti. E' anche occupata nella distribuzione di varie pubblicazioni che spiegano ai cattolici il magistero della Chiesa. L'importanza dei mezzi ecclesiali si è tradotta in progetti a Camagüey, Pinar del Río o Santiago de Cuba.

Una delle grandi sfide della Chiesa cubana è la formazione dei suoi sacerdoti, religiosi, religiose e laici. Gli ultimi decenni della storia di Cuba hanno permesso la conoscenza quasi assoluta di cosa sia la Chiesa e del suo operato.

I tempi liturgici, i santi, le festività e le solennità restano, in molti casi, al margine della vita quotidiana dei cattolici. In questo contesto, si inseriscono progetti come la stampa di 700.000 calendari catechetici per il 2009. La loro distribuzione in tutte le Diocesi del Paese permetterà ai fedeli di poter partecipare alla vita della Chiesa.

Un altro settore d'azione è quello della sussistenza di sacerdoti, religiosi, religiose e laici. Garantendo la sussistenza degli agenti della pastorale, si assicura anche il funzionamento delle comunità, la loro vitalità e il loro lavoro.

L'ultimo grande settore di aiuti è l'invio di intenzioni per le Messe per i sacerdoti cubani. Con il denaro che viene inviato si garantisce il loro sostentamento e si favorisce lo sviluppo di iniziative pastorali in ciascuna delle loro parrocchie e comunità. I presbiteri dell'isola celebreranno le Messe per le intenzioni particolari di ciascuno dei benefattori.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Dottrina Sociale e Bene Comune

I limiti del sottosviluppo: cosa ci insegna il ciclone Sidr

ROMA, giovedì, 3 luglio 2008 (ZENIT.org).- Di seguito pubblichiamo per la rubrica di Dottrina Sociale e Bene Comune, il contributo di Fabio Malaspina, fisico, Direttore del modulo “Uomo, Clima e Ambiente” del Master in Scienze Ambientali dell’Università Europea di Roma (UER), premiato dalla Società Italiana di Fisica nel 2005.

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Il 16 novembre 2007, il ciclone nominato Sidr si è abbattuto sul Bangladesh causando la morte di 3447 (bilancio ufficiale al 20.11.2007, secondo altre stime i morti sarebbero 10.000) e colpendo 3,2 milioni di persone. Sidr è stato, secondo la classificazione della scala Saffir-Simpson, un ciclone di quarta categoria. Sono stati misurati e/o stimati venti a quasi 250 km orari, pressione minima pari a circa 928hPa ed onda un'altezza dell'onda di sei metri. Passata l'emergenza sui nostri schermi televisivi, è doveroso a distanza di alcuni mesi non dimenticare e analizzare quali riflessioni può suscitare tale tragico evento. Il manifestarsi di fenomeni intensi e violenti, come i cicloni tropicali, non è un fatto nuovo, questi eventi a seconda delle varie zone del mondo dove si manifestano assumono nomi diversi. I più famosi sono "uragano" lungo le coste americane o "tifone" sull'Oceano Pacifico lungo le coste dell'Asia o "willy-willies" in Australia.

Sull'area del Golfo del Bengala anche nel passato si sono formati intensi cicloni che hanno causato, nonostante una popolazione all'epoca molto inferiore all'attuale, catastrofi di enormi proporzioni. Tra quelli i cui effetti portarono a stime di trecentomila morti, si ricordano nella Baia del Bengala quello del 1737 (con onde alte fino a 13 metri) e del 1876, quello in Indocina nel 1881. Meno drammatico, anche se forse più conosciuto, è il "ciclone di Calcutta" del 5 ottobre 1864 quando, sotto il dominio della corona inglese, perirono in circa ottantamila (300 navi furono affondate, 50.000 persone morirono subito e 30.000 successivamente a causa dell'epidemia).

Nel XX secolo l'informazione sui cicloni che hanno colpito l'area del Golfo del Bengala è maggiormente dettagliata: nel 1959 con 14.000 morti; nel 1960 con 10.000 morti; tra il 28 ed il 29 maggio 1963 con 22.000 morti; dal 11 al 12 maggio 1965 con 19280 morti (altre fonti 17000); dal 1 al 2 giugno 1965 con 30.000 morti; il 15 dicembre 1965 con 10000 morti; il 13 novembre 1970 con 300.000 morti; il 25 maggio 1985 con 11.050 morti (altre fonti 10.000); il 9 ottobre 1990 con 550 morti; dal 30 aprile all'8 maggio 1991 in Bangladesh meridionale, isole Maheshkhali, Hatiya con 139.000 morti (altre fonti 300.000); il 14 maggio 1996 con 500 morti, il 19 maggio 1997 con 108 morti (Fonte: Munich Reinsurance Co).

Dopo il tifone del maggio 1991, Jacques Cousteau, uno degli ambientalisti più famosi ed autorevoli del mondo, disse: "Non date la colpa al mare. La vera tragedia del Bangladesh sono gli uomini, una popolazione incontenibile.[...] Dovremmo essere in 700 milioni in tutto. Allora sì che la Terra diventerebbe paradisiaca". Lo stato del Bangladesh nasce proprio dopo il super-ciclone del 13 novembre 1970, Maynard Packer del Newsweek scrisse all'epoca: "Mentre ci preparavamo ad atterrare, l'odore nauseante di corpi in putrefazione di uomini e animali..saliva dal terreno". Cadaveri costellavano la terra ed era difficile non calpestarli, un milione di vacche morte galleggiava nel Gange e nel delta, le cui acque si fecero presto rosse.

Si stimarono almeno 300.000 morti, anche se alcune stime arrivarono a un milione. Il Pakistan orientale (così era denominata la zona del Bangladesh all'epoca) aveva dovuto fare i conti già con i cicloni del 1963 e del 1965, ma la ricostruzione era stata lenta ed aveva lasciato molti nella estrema povertà. Nonostante i decenni tra il 1945 ed il 1975, furono per la temperatura globale relativamente freddi e numerosi autorevoli scienziati dell'epoca paventavano un'imminente glaciazione, gli allarmi cicloni tropicali non erano rari. Tanto che, nel 1967, il delegato della Croce Rossa svedese, Gerard Svedlund, aveva steso un dettagliato rapporto sulla base del quale si era costruito un sistema di previsione ed allarme. Ad ottobre 1970 c'era già stato un allarme per ciclone intenso, ma successivamente le previsioni erano state smentite. Quando arrivò un secondo allarme, a novembre, in pochi ne tennero conto, inoltre la popolazione povera difficilmente poteva essere raggiunta dall'avviso. Il ciclone si era formato a largo del Golfo del Bengala il giorno 9, fu osservato tre giorni prima sulle isole Andamane mentre procedeva ad una velocità di 16 Km/h.

La notte tra il 12 e 13 novembre arrivò una marea, con onde alte fino a 6 metri, che inghiottì il 90% della popolazione che viveva sulla costa e sulle isole, ci furono venti ad oltre 160 Km/h (altre fonti parlano di 240) e piogge torrenziali. Le case fatte di legno e paglia furono spazzate via. Sparì per giorni acqua potabile, i raccolti furono distrutti, ci furono epidemie di colera e tifo,etc. L'emozione causata dalla tragedia a livello mondiale fu tale che il Presidente Nixon si mosse al fine di organizzare, a novembre 1970, tra i paesi della NATO un convegno a Venezia, allo scopo di passare in rassegna tutti gli aspetti scientifici e tecnici per una previsione e protezione della popolazione dalle calamità naturali. Dal canto suo, il governo pakistano intervenne molto lentamente, fu così che l'etnia bengalese si ribellò. La protesta di piazza sfociò a marzo 1971 in una vera e propria guerra civile. Dalle ceneri di quel conflitto prese forma lo stato indipendente del Bangladesh. La guerra civile durò fino al 1974, anno in cui le piogge monsoniche estive aggravarono la già tragica situazione, con straripamenti tali da comportare problemi nel sostentamento a circa la metà della popolazione; seguì poco dopo la carestia e un'epidemia di colera che causò circa 260.000 morti. Dopo decenni purtroppo le condizioni di vita della popolazione di quel paese non sono cambiate di molto.

Dopo il devastante episodio causato in zona dal ciclone "Gran Bhola" nel 1970, la nazione decise di investire in rifugi che però secondo testimonianze sarebbero attualmente in cattivo stato o addirittura in alcuni casi inutilizzabili, e comunque utilizzabili da una limitatissima parte della numerosa popolazione di quelle zone: la parte di popolazione più ricca e potente che può beneficiare anche tempestivamente della diffusione di allarmi meteorologici. Analizzando i tragici eventi del Bangladesh, non si può non notare l'enorme differenza in perdita di vite umane che si ha quando fenomeni simili, per genesi ed intensità, come uragani e cicloni tropicali, colpiscono zone della Terra differentemente sviluppate dal punto di vista economico. Finora l'uragano più grave, dal punto di vista delle perdite umane, per gli USA fu quello che l'8 settembre 1900 si abbattè sulla città di Galveston causando più di 8000 vittime.

L'uragano Katrina, cronologicamente a noi più vicino, ha colpito la città New Orleans il 29 Agosto 2005 causando, dopo circa un secolo, meno di un quarto dei morti di Galveston: morirono secondo alcune stime in 1836 persone (New Orleans è posta mediamente sotto il livello del mare e difesa da vecchie dighe). Quando i potenti uragani generati sull'oceano Atlantico colpiscono, anziché gli Stati Uniti, i paesi più poveri del centro America, il bilancio delle vite umane perse diventa quantitativamente più drammatico, per i danni materiali ed i risarcimenti pagati dalle assicurazioni la situazione è l'esatto contrario. Dal 10 al 12 ottobre 1780 ci fu il "grande uragano caraibico" che colpì principalmente Giamaica e Porto Rico, all'epoca causò tra i 28.000 e 30.000 morti. L'uragano delle Indie occidentali colpì Guadalupa, Portorico e la costa della Florida tra il 10 ed 16 settembre 1928 causando decessi che alcuni stimarono in 5000. L'Uragano Fifì colpi Honduras e centro America dal 18 al 20 settembre 1974 causandò un numero di morti che alcune stime arrivano a quantificare in 10.000 morti. L'uragano Mitch devastò tra il 26 ottobre ed il 5 novembre 1998 i paesi dell'Honduras, Nicaragua, Guatemala, El Salvador, Costa Rica, Belize, Messico, Florida Keys, causando complessivamente almeno 10.866 morti, le stime ufficiali dell'Honduras indicano 18.323 morti.

Come sempre la natura, quando perde l'aspetto di madre feconda e gaia, appare diventare crudele e capace di accanirsi sui più deboli. Sembra di rileggere la descrizione della crudele "legge di selezione naturale", quella per cui sono eliminati dalla natura i più deboli al fine di garantire l'evoluzione della specie ed il suo miglioramento. Una delle grandi novità del messaggio di speranza cristiano è l'opporsi fattivamente a tale legge di selezione naturale, chi crede agisce per aiutare gli ultimi, quelli che non hanno la forza di difendersi da soli (dal concepimento fino all'ultimo respiro), i "cuccioli", i portatori di handicap, i vecchi, i poveri, i soli, etc.

Esiste una relazione tra effetti dei fenomeni meteorologico e la povertà delle popolazioni. La povertà e il sottosviluppo generalmente non sono dovuti a mancanza di "ricchezze naturali", quasi sempre sono conseguenza di organizzazioni sociali e/o la mancanza di cultura, di pace, d'istruzione e di competenze, vari aspetti che possono rendere inutili nel tempo anche la donazione d'infrastrutture e l'elargizione di aiuti. Se l'ignoranza, la guerra, la fame, la dittatura, l'impoverimento, si possono imporre velocemente con la forza, la cultura, la pace, il rispetto dell'ambiente, lo sviluppo, la democrazia, sono processi che camminano con sacrificio e lentamente sulle gambe degli uomini che condividono gli stessi valori, la stessa visione armonica del rapporto tra uomini, natura e Dio. Quasi sempre l'impatto dei fenomeni naturali intensi sono una lente d'ingrandimento che mette in luce lo stato dello sviluppo della comunità.

Dove manca lo sviluppo economico le perdite in vite umane sono molto più numerose. Ma lo sviluppo economico da solo, anche se necessario non è sufficiente. "Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo"[1]. Cospicui sono stati gli aiuti prontamente raccolti in quasi ogni occasione in cui fenomeni meteorologici violenti hanno colpito le zone povere della Terra, tante le donazioni di tecnologie innovative e di sistemi di allarme, numerose le conferenze sulle ultime scoperte scientifiche nel settore d'interesse. "Ma tutto questo non può bastare, più di quanto non possano bastare gli investimenti privati e pubblici realizzati, i doni e i prestiti concessi. Non si tratta soltanto di vincere la fame e neppure di ricacciare indietro la povertà. La lotta contro la miseria, pur urgente e necessaria, è insufficiente. Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo, senza esclusione di razza, di religione, di nazionalità, possa vivere una vita pienamente umana, affrancata dalle servitù che gli vengono dagli uomini e da una natura non sufficientemente dominata" [2]. Le popolazioni più ricche hanno il compito di aiutare quelle povere a svilupparsi, ma non ci vuole Von Clausewitz per capire che troppo spesso fino ad oggi, per alcune nazioni l'aiuto ai paesi poveri non è stato altro che la continuazione della politica estera con altri mezzi, un rapporto solo tra governanti che troppo spesso non ha raggiunto le persone ma ha finito solo con l'aumentare la spesa pubblica e rafforzare "alcuni regimi".

Occorrerebbe, anche, in alcuni casi cambiare atteggiamento di fronte agli impatti di fenomeni meteorologici intensi, quando la meteorologia "è capricciosa" (secondo la descrizione che ne diede il segretario generale della FAO, Addeke H.Boerma, il 5 novembre 1974 a Roma, all'apertura della Conferenza Mondiale sull'Alimentazione in cui imputò gran parte della crisi acuta dell'epoca alle modificazione delle condizioni meterologiche). Gli antichi romani, ad esempio, di fronte alla siccità, alla crescita di popolazione ed alle nuove esigenze di Roma costruirono decine di acquedotti, questo fu un modo fattivo di pensare alle future generazioni. Non si trattava di devastare il paesaggio o l'ambiente, ma l'idea del "bene comune" permetteva una umanizzazione del Pianeta. Oggi invece ci si aspetta che piova secondo la media tutti gli anni (possibilmente secondo le nostre esigenze, d'estate dovrebbe piovere solo di notte per non scontentare contemporaneamente contadini e turisti). Se ciò non accade allora dobbiamo mettere in atto azioni per "normalizzare" il tempo meteorologico. Più dei cambiamenti climatici globali, dei fenomeni meteorologici intensi, per il mondo appare preoccupante l'egoismo ed i tanti nuovi idoli. Il sopravvento troppo frequente della "finanza selvaggia" sull'economia, la ricerca del profitto fine a se stesso, il legare i propri comportamenti sempre alla convenienza sulla base delle previsioni dei modelli matematici e non sul concetto di giustizia e carità, il pensare che "prudenza" possa coincidere con il semplicistico continuo rinvio delle scelte, che l'armonia tra uomo ed ambiente non nasce dalla difficile scelta della "giusta misura" nel coltivare e custodire il creato ma dal rendere la dimora dell'uomo un museo o un magazzino da depredare, che il "bene comune" sia effetto dell'azione di persone che cercano la massima utilità per se stessi invece di nascere quando ognuno rinuncia a qualcosa a favore della comunità, il pensare che l'uomo è uno strumento per il mercato e non viceversa.

Il comportamento che più si fatica a comprendere è quando si proclama che risolvere il problema degli uragani, in generale del cambiamento climatico, corrispondere a risolvere i problemi dei paesi poveri. I poveri muoiono di fame, di sete, malattie, hanno bisogno di energia e svilupparsi adesso, mentre i benefici climatici dovuti ai protocolli, forse, ci saranno tra alcuni decenni. I problemi hanno scale di tempo e priorità diversi, invece continuiamo a comportarci come se il modo migliore di aiutare il povero che chiede i soldi per mangiare al semaforo è dirgli che abbiamo investito nel catalizzatore della nostra auto per il bene dei suoi figli e di Gaia. Combattere la miseria e lottare contro gli effetti dei fenomeni meteorologici intensi, è promuovere, assieme al miglioramento delle condizioni di vita, il progresso umano e spirituale di tutti, e dunque il bene comune dell'umanità. La convivenza con l'insieme delle condizioni atmosferiche normali ed anormali che caratterizzano il clima, non si riduce all'equilibrio, sempre precario, delle concentrazioni di gas atmosferici. Essa si costruisce giorno dopo giorno, nel perseguimento d'un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini. "Lo sviluppo è il nuovo nome della Pace", anche in campo climatico-ambientale.

Fabio Malaspina

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[1] Populorum Progressio, Papa Paolo VI, 26 marzo 1967, n.14.

[2] Populorum Progressio, Papa Paolo VI, 26 marzo 1967, n.47.

  



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