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Domenica 05 Ottobre : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Il Papa: Chiesa e Stato "pronti a cooperare" per il bene integrale degli uomini
Benedetto XVI lancia la lettura televisiva della Bibbia, "giorno e notte"
Il Cardinal Bertone ringrazia a nome della Chiesa i Cavalieri di Colombo
SINODO SULLA PAROLA DI DIO
Il Papa inaugura un Sinodo per chi crede che Dio sia morto
Benedetto XVI invita tutti i credenti a unirsi al Sinodo
Il Sinodo della Parola, decisivo per il dialogo ecumenico e culturale
I biblisti italiani scrivono ai partecipanti al Sinodo
ANALISI
L'intolleranza religiosa nel mondo
BIOETICA
Il messaggio dell’Humanae vitae: aspetti teologico-dottrinali
ANGELUS
Il Papa chiede le preghiere dei fedeli per il Sinodo dei Vescovi
DOCUMENTI
Omelia di Benedetto XVI per l'apertura del Sinodo dei Vescovi
Preghiera per il felice esito del Sinodo dei Vescovi
Santa Sede
Il Papa: Chiesa e Stato "pronti a cooperare" per il bene integrale degli uomini
Benedetto XVI in visita al Quirinale nel giorno di San Francesco
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa e lo Stato sono "pronti a cooperare" per "promuovere e servire il bene integrale della persona umana", ha affermato Benedetto XVI questo sabato recandosi al Quirinale in visita ufficiale al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.
Il Pontefice era accompagnato da numerose personalità, tra cui il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; il Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale per la Diocesi di Roma; monsignor Fernando Filoni, Sostituto della Segreteria di Stato; monsignor Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico in Italia.
La visita, ha spiegato il Papa, "non è solo un atto che si inserisce nel contesto delle molteplici relazioni fra la Santa Sede e l'Italia, ma assume, potremmo dire, un valore ben più profondo e simbolico".
Dopo momenti anche di tensione come la cosiddetta "questione romana" - risolta con con la firma dei Patti Lateranensi l'11 febbraio del 1929 -, infatti, si può oggi "affermare con soddisfazione che nella città di Roma convivono pacificamente e collaborano fruttuosamente lo Stato Italiano e la Sede Apostolica".
La visita di questo sabato vuole quindi "confermare che il Quirinale e il Vaticano non sono colli che si ignorano o si fronteggiano astiosamente; sono piuttosto luoghi che simboleggiano il vicendevole rispetto della sovranità dello Stato e della Chiesa, pronti a cooperare insieme per promuovere e servire il bene integrale della persona umana e il pacifico svolgimento della convivenza sociale".
Tutto ciò rappresenta "una positiva realtà verificabile quasi quotidianamente a diversi livelli, e alla quale anche altri Stati possono guardare per trarne utili insegnamenti".
Benedetto XVI ha quindi ricordato che la sua visita ha avuto luogo nel giorno della memoria di San Francesco, la cui scelta come Patrono d'Italia deriva "dalla profonda corrispondenza fra la personalità e l'azione del Poverello d'Assisi e la nobile Nazione italiana".
Come sottolineò Giovanni Paolo II nella sua visita al Quirinale del 4 ottobre 1985, infatti, "difficilmente si potrebbe trovare un'altra figura che incarni in sé in modo altrettanto ricco e armonioso le caratteristiche proprie del genio italico".
"In questo Santo, la cui figura attrae credenti e non credenti, possiamo scorgere l'immagine di quella che è la perenne missione della Chiesa", cioè "proporre a tutti il messaggio di salvezza del Vangelo" e "contribuire all'edificazione di una società fondata sulla verità e la libertà, sul rispetto della vita e della dignità umana, sulla giustizia e sulla solidarietà sociale", ha affermato Benedetto XVI.
La Chiesa, ha aggiunto, contribuisce all'edificazione della società "in maniera pluriforme, essendo un corpo con molte membra, una realtà al tempo stesso spirituale e visibile, nella quale i membri hanno vocazioni, compiti e ruoli diversificati".
"Particolare responsabilità" viene riservata alle nuove generazioni, considerando l'emergere "con urgenza" del problema dell'educazione, "chiave indispensabile per consentire l'accesso ad un futuro ispirato ai perenni valori dell'umanesimo cristiano".
"Solo un serio impegno educativo permetterà di costruire una società solidale, realmente animata dal senso della legalità", ha dichiarato.
Il Papa ha inoltre auspicato che "le comunità cristiane e le molteplici realtà ecclesiali italiane sappiano formare le persone, in modo speciale i giovani, anche come cittadini responsabili ed impegnati nella vita civile", "prestando particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito il nostro presente e meritano per questo la gratitudine di tutti".
Allo stesso modo, ha augurato che l'apporto della Comunità cattolica "venga da tutti accolto con lo stesso spirito di disponibilità con il quale viene offerto".
"Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo", ha affermato.
"Ciò sarà ancor più agevole se mai verrà dimenticato che tutte le componenti della società devono impegnarsi, con rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell'uomo di cui i cuori e le menti della gente italiana, nutriti da venti secoli di cultura impregnata di Cristianesimo, sono ben consapevoli".
Il colloquio tra il Papa e il Presidente Napolitano è durato circa trenta minuti. Al termine, il Pontefice si è recato nella Cappella dell'Annunziata, dove si è inginocchiato in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.
Benedetto XVI ha donato al Presidente "Civitas Vaticana", la nuova Pianta della Città del Vaticano incisa e stampata a mano secondo i procedimenti calcografici tradizionali, realizzata dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, con autografo papale.
Dal canto suo, il Presidente ha consegnato al Pontefice una Scatola in argento realizzata a mano sulla cui facciata è riportato, con lavorazione a sbalzo e cesello, il Portale del Palazzo del Quirinale.
Benedetto XVI lancia la lettura televisiva della Bibbia, "giorno e notte"
Quasi 1.200 lettori di 50 Paesi diversi
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Con un'iniziativa senza precedenti nella storia, Benedetto XVI ha dato inizio questa domenica pomeriggio a una maratona di lettura della Bibbia di fronte alle telecamere che continuerà giorno e notte fino a sabato prossimo, 11 ottobre.
Si tratta appunto dell'iniziativa "Bibbia giorno e notte" (http://www.labibbiagiornoenotte.rai.it), lanciata dalla RAI e alla quale prendono parte anche Cardinali e altri partecipanti al Sinodo dei Vescovi (in particolare il suo segretario generale, l'Arcivescovo Nikola Eterović), così come rappresentanti delle altre comunità cristiane e dell'ebraismo ed esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo.
Lo stesso Benedetto XVI ha parlato questa domenica di questo evento dopo aver recitato l'Angelus insieme a varie migliaia di pellegrini riuniti in Piazza San Pietro in Vaticano.
La Bibbia viene letta nella Basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme e i lettori che si susseguiranno saranno quasi 1.200, di 50 Paesi diversi, in parte scelti con criterio ecumenico e molti che si sono liberamente iscritti.
Sono giunte attraverso Internet richieste da parte di circa 180.000 persone per partecipare all'iniziativa.
Il Papa, che alle 19.00 ha letto il primo capitolo della Genesi, ha affermato che "questo evento ben si affianca al Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio".
"La Parola di Dio potrà così entrare nelle case per accompagnarsi alla vita delle famiglie e delle singole persone: un seme che, se bene accolto, non mancherà di portare frutti abbondanti", ha osservato il Santo Padre.
Il Cardinal Bertone ringrazia a nome della Chiesa i Cavalieri di Colombo
Durante il loro pellegrinaggio a Roma
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- La fede di Benedetto XVI e il suo amore per Cristo, la sua dedizione al servizio della Chiesa e la costante attenzione alle problematiche della società attuale sono gli elementi sottolineati dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, durante l'incontro annuale a Roma del Consiglio d'amministrazione dei Cavalieri di Colombo.
Alla presenza del cavaliere supremo Carl Anderson e di Cardinali, Vescovi, sacerdoti, dirigenti e membri dell'ordine fraterno, il porporato è intervenuto alla cena ufficiale in onore del Papa organizzata sabato 4 ottobre in occasione dell'annuale pellegrinaggio dei Cavalieri alla sede del Successore di Pietro.
Il pellegrinaggio, ha spiegato il Cardinale secondo quanto riferisce "L'Osservatore Romano", si arricchisce quest'anno di un ulteriore significato spirituale poiché si colloca nel contesto dell'Anno Paolino, organizzato per il bimillenario della nascita dell'Apostolo delle Genti.
Dopo aver ricordato la propria partecipazione a un appuntamento analogo nel 2001 - quando era Arcivescovo segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede e collaborava con l'allora prefetto, il Cardinale Joseph Ratzinger -, il Segretario di Stato si è soffermato sul suo attuale incarico di primo collaboratore di Benedetto XVI.
La "quotidiana vicinanza, protrattasi per diversi anni, mi ha permesso di conoscere sempre più i tratti caratteristici e aspetti singolari della personalità del Pontefice che ora ho modo di apprezzare in modo ancora maggiore", ha affermato. In particolare, ha evidenziato la "nobiltà di tratto" e "la semplicità di approccio con le persone" di Papa Ratzinger, "insieme alla sua profonda e vasta cultura non solo teologica".
Citando le parole pronunciate da Giovanni Paolo II durante un'udienza di vent'anni fa, il Cardinal Bertone ha riconosciuto lo splendido esempio di partecipazione alla missione della Chiesa, il fidato sostegno alla fede cattolica, l'aiuto finanziario e il lavoro volontario di carità e beneficenza svolto dai Cavalieri di Colombo, che ha invitato a restare fedeli a questo spirito per portare avanti la loro missione con entusiasmo e dedizione.
Il porporato ha infine auspicato la beatificazione del loro fondatore, padre Michael McGivney, che nel marzo scorso Benedetto XVI ha dichiarato venerabile.
Circa un mese dopo il decreto di venerabilità, il 19 aprile, in occasione del suo viaggio apostolico negli Stati Uniti, Benedetto XVI ha richiamato durante la Messa nella Cattedrale di New York "le eccelse virtù" dell'esemplare sacerdote americano, "la cui visione e zelo apostolico hanno portato alla nascita di questa grande e attiva associazione".
Sinodo sulla Parola di Dio
Il Papa inaugura un Sinodo per chi crede che Dio sia morto
Eucaristia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura
ROMA, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha inaugurato questa domenica il Sinodo dei Vescovi sulla Parola auspicando che porti un nuovo dinamismo missionario nelle regioni del mondo in cui sembra che "Dio è morto".
Il Pontefice ha inaugurato per la prima volta un Sinodo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per ricordare che quest'anno si celebrano i duemila anni della nascita dell'Apostolo delle Genti.
Hanno concelebrato l'Eucaristia con il Papa i Padri sinodali e i collaboratori: 52 Cardinali, 14 membri delle Chiese Orientali, 45 Arcivescovi, 130 Vescovi e 85 presbiteri (di cui 12 Padri sinodali, 5 officiali della Segreteria Generale, 30 uditori, 5 esperti, 4 addetti stampa, 24 assistenti e 5 traduttori).
Il vertice ecclesiale, che durerà fino al 26 ottobre, si celebra sul tema "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".
"Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l'influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna", ha constatato il Papa nella sua omelia.
"Vi è chi, avendo deciso che 'Dio è morto', dichiara 'dio' se stesso, ritenendosi l'unico artefice del proprio destino, il proprietario assoluto del mondo. Sbarazzandosi di Dio e non attendendo da Lui la salvezza, l'uomo crede di poter fare ciò che gli piace e di potersi porre come sola misura di se stesso e del proprio agire".
"Ma quando l'uomo elimina Dio dal proprio orizzonte, dichiara Dio 'morto', è veramente più felice? Diventa veramente più libero?", ha chiesto.
"Quando gli uomini si proclamano proprietari assoluti di se stessi e unici padroni del creato, possono veramente costruire una società dove regnino la libertà, la giustizia e la pace?".
Il Pontefice ha risposto negativamente, spiegando che, "come la cronaca quotidiana dimostra ampiamente", con questa visione si estendono "l'arbitrio del potere, gli interessi egoistici, l'ingiustizia e lo sfruttamento, la violenza in ogni sua espressione".
"Il punto d'arrivo, alla fine, è che l'uomo si ritrova più solo e la società più divisa e confusa", ha riconosciuto.
In questo contesto, Benedetto XVI ha detto che con questo Sinodo la Chiesa vuole mostrare al mondo "che il male e la morte non hanno l'ultima parola, ma a vincere alla fine è Cristo. Sempre!".
"La Chiesa non si stanca di proclamare questa Buona Novella, come avviene anche quest'oggi, in questa Basilica dedicata all'Apostolo delle genti, che per primo diffuse il Vangelo in vaste regioni dell'Asia minore e dell'Europa", ha spiegato.
Per svolgere questa missione, ha aggiunto, nutrirsi della Parola di Dio è per la Chiesa "il compito primo e fondamentale".
"In effetti, se l'annuncio del Vangelo costituisce la sua ragione d'essere e la sua missione, è indispensabile che la Chiesa conosca e viva ciò che annuncia, perché la sua predicazione sia credibile, nonostante le debolezze e le povertà degli uomini che la compongono".
Citando san Girolamo, ha quindi aggiunto: "Colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo".
Il lavori del Sinodo cominceranno questo lunedì con una meditazione del Papa, seguita dalla relazione prima della discussione, che verrà presentata dal Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Arcivescovo di Québec (Canada).
Nello stesso giorno avrà luogo il primo dibattito con interventi liberi dei Padri sinodali. Nel pomeriggio, la discussione continuerà con relazioni sul rapporto con la Parola di Dio nei cinque continenti.
La giornata sinodale si concluderà con gli interventi del rabbino capo di Haifa (Israele), Shear Yashyv Cohen, e di uno dei biblisti più prestigiosi del mondo, il Cardinale Albert Vanhoye, S.I.
Benedetto XVI invita tutti i credenti a unirsi al Sinodo
Soprattutto con la preghiera
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha invitato tutti i credenti a unirsi al Sinodo dei Vescovi sulla Parola, che egli stesso ha inaugurato questa domenica nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.
Dopo la celebrazione eucaristica di apertura, il Papa è tornato in Vaticano per recitare l'Angelus insieme a migliaia di pellegrini riuniti in Piazza San Pietro e sottolineare la trascendenza di questo vertice ecclesiale.
I 253 Padri sinodali - 51 dell'Africa, 62 dell'America, 41 dell'Asia, 90 dell'Europa e 9 dell'Oceania - sono stati scelti "in modo da rappresentare tutto l'episcopato e convocati per apportare al Successore di Pietro un aiuto più efficace, manifestando e consolidando al tempo stesso la comunione ecclesiale", ha detto il Pontefice.
Ad essi, ha aggiunto, si aggiungono numerosi esperti e uditori, uomini e donne, come pure i "delegati fraterni" delle altre Chiese e Comunità ecclesiali e alcuni invitati speciali.
Il Vescovo di Roma ha quindi illustrato le finalità dell'assemblea, che ha per tema "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa" e che si concluderà il 26 ottobre.
Il Sinodo, ha detto, deve "favorire una stretta unione e collaborazione tra il Papa e i Vescovi di tutto il mondo; fornire informazioni dirette ed esatte circa la situazione e i problemi della Chiesa; favorire l'accordo sulla dottrina e sull'azione pastorale; affrontare tematiche di grande importanza ed attualità".
Ricordando l'etimologia della parola greca sýnodos, "composta dalla preposizione syn, cioè 'con', e da odòs, che significa 'via, strada'", il Papa ha invitato i fedeli a unirsi spiritualmente all'assemblea per "fare strada insieme".
"È proprio questa l'esperienza del Popolo di Dio nella storia della salvezza", ha affermato parlando dalla finestra del suo studio.
Il Pontefice ha quindi invitato "tutti a sostenere i lavori del Sinodo con la vostra preghiera, invocando specialmente la materna intercessione della Vergine Maria, perfetta Discepola della divina Parola".
Il Sinodo della Parola, decisivo per il dialogo ecumenico e culturale
Spiega il portavoce vaticano
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il Sinodo dei Vescovi sulla Parola, inaugurato questa domenica da Benedetto XVI, ha un'importanza decisiva per il dialogo ecumenico e culturale anche se i media non lo hanno ancora scoperto, spiega il portavoce vaticano.
Padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dedica l'ultimo editoriale di "Octava Dies", settimanale del Centro Televisivo Vaticano, di cui è direttore, all'assemblea dei Vescovi del mondo su "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".
Sintetizzando l'importanza dell'assise ecclesiastica, il portavoce cita queste parole del Papa: "I grandi compiti della comunità ecclesiale nel mondo contemporaneo - tra i tanti, sottolineo l'evangelizzazione e l'ecumenismo - sono incentrati sulla Parola di Dio e nello stesso tempo sono da essa giustificati e sorretti".
Dopo aver approfondito nell'Assemblea di tre anni fa il tema dell'Eucarestia, ora si approfondisce l'altra sorgente vitale della vita della Chiesa: la Parola di Dio, spiega padre Lombardi.
Il Concilio Vaticano II lo ha già fatto in uno dei suoi documenti più belli e importanti, la costituzione dogmatica "Dei Verbum", ma "dopo quarant'anni è necessario parlarne di nuovo", osserva il sacerdote.
"Anzitutto perché ogni singolo cristiano, ma anche la comunità, deve sempre rimettersi in ascolto della Parola di Dio, vero punto di riferimento per il suo cammino e la sua conversione quotidiana - osserva -. E vi è ancora molto da fare per diffondere la familiarità e l'uso della Scrittura nel popolo cristiano, la sua lettura e meditazione frequente, l'abitudine a pregare a partire dalla Scrittura".
"E poi - aggiunge - perché la Scrittura è la base di ogni annuncio cristiano anche nel mondo moderno e in dialogo con le sue culture. In particolare, il Papa ricordava che il dialogo ecumenico non può basarsi su 'espedienti strategici', ma sul comune riferimento e la comune conversione alla luce della Parola di Dio, ed anche il dialogo con il popolo ebreo non può prescindere dall'attenzione alla lettura ebraica della Bibbia".
"Forse non tutti, nei media secolari, lo capiranno, ma la Chiesa intera - intorno al Sinodo - si prepara a vivere un momento intenso di riflessione e di preghiera: siamo al cuore della sua identità, alla sorgente della sua vitalità sotto l'azione dello Spirito di Dio", conclude il portavoce.
I biblisti italiani scrivono ai partecipanti al Sinodo
L'esegesi scientifica e la riflessione credente non sono due "fronti contrapposti"
di Mirko Testa
ROMA, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- "La polarità 'Processo esegetico ed ermeneutica credente' non va intesa come una contrapposizione di due fronti", è quanto affermano i biblisti italiani in una lettera indirizzata al Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), e ai partecipanti italiani al Sinodo dei Vescovi su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.
La lettera è stata elaborata dal Consiglio di Presidenza dell'Associazione Biblica Italiana (ABI) insieme agli studiosi presenti alla 40a Settimana Biblica Nazionale, che si è svolta dall’8 al 12 settembre 2008 presso il Pontifico Istituto Biblico di Roma, sul tema “Processo esegetico ed ermeneutica credente: una polarità intrinseca alla Bibbia”.
Nel suggerire alcuni spunti di riflessione per il Sinodo, gli autori ricordano che "l’esegesi delle Scritture, rigorosamente storica e letteraria, si realizza spesso all’interno di un orizzonte di fede che implica una comprensione ecclesiale della Bibbia e dei suoi testi, sia nel presente sia nella storia passata".
"In maniera complementare - aggiungono -, l’ermeneutica credente si esercita molto spesso impiegando metodologie che sono applicate con sistematicità ed esplicita riflessione critica. Tuttavia nei due ambiti non è raro incontrare posizioni contrapposte, che si sono acutizzate negli ultimi anni".
Nella lettera viene richiamata l’attenzione sul "rapporto tra esegesi scientifica e riflessione credente": "il termine 'esegesi' allude ad un insieme di tecniche teorizzate, sperimentate e codificate, utilizzato per una lettura “scientifica” delle sacre Scritture, considerate anche come corpus di testi ispirati e autorevoli".
"Tale lettura si propone all’intelligenza di ogni persona, a prescindere dalla sua decisione di fede - si aggiunge -. La varietà e la ricchezza dei metodi, progressivamente affinati, permette di avere prospettive sempre nuove nella lettura dei testi biblici".
"Gli approfondimenti che ne derivano - si legge nella lettera -, si sedimentano all’interno della teologia e della cultura", tanto che "alcuni risultati costituiscono veri e propri punti di non ritorno”.
"Tuttavia il lavoro esegetico, diversamente valutato nelle differenti culture, avviene in un contesto in cui è presente anche un’interpretazione delle Scritture guidata e alimentata dall’esperienza di fede - spiegano -. La riflessione credente si muove all’interno della storia e trae impulso dalla pluralità delle culture".
"L’ermeneutica credente interroga i testi biblici per nutrire l’esistenza e la fede", ricordano.
"Li interpreta - aggiungono poi - sulla base del presupposto che essi hanno un contenuto dottrinale assoluto e permanente ('per la nostra salvezza', DV 11-12) che deve essere tuttavia attualizzato nel processo della viva tradizione della fede e a partire dalla vita delle comunità cristiane e di ogni credente".
"Nelle situazioni concrete le due polarità, teoricamente distinte, tendono a identificarsi grazie all’interazione e coincidenza d’interessi, che non escludono possibili conflitti e incomprensioni".
Per questo, si sottolinea nella lettera, "l’esegesi dei testi biblici, anche se cerca la sua verità nell’applicazione rigorosa dei metodi scientifici, esige che lo studioso riconosca le istanze e i contenuti della fede inscritta nei testi stessi, già interpretati nel corso della storia".
Allo stesso tempo, però, "l’ermeneutica credente [...] esige una coerenza formale compiuta e, soprattutto, una severa verifica razionale non inferiore a quella dell’esegesi critica".
Successivamente, pur rilevando in Italia "segnali di vivo interesse" per la Parola di Dio, così come i "frutti abbondanti" derivanti dal rinnovamento biblico scaturito dal Concilio Vaticano II, i biblisti affermano che "vi è ancora tanto lavoro da svolgere sia per quanto riguarda la formazione biblica di base, sia perché la Sacra Scrittura diventi 'l’anima' della vita ecclesiale".
Fondata nel 1948, l'ABI è riconosciuta dalla Conferenza Episcopale Italiana e conta attualmente circa 750 soci ordinari, tra cui docenti di Sacra Scrittura nelle università pontificie o di materie attinenti alla Bibbia che operano nelle università statali, e diversi Vescovi. I soci aggregati sono circa 150 e operano nel campo della pastorale biblica.
L’ABI rappresenta ufficialmente la CEI presso la Federazione Biblica Cattolica. Da un quindicennio coopera con il settore Apostolato Biblico dell’Ufficio Catechistico Nazionale della CEI, oltre a partecipare al Coordinamento della Associazioni teologiche italiane.
Inoltre, promuove e anima incontri di studio e di preghiera per favorire il dialogo ecumenico con i cristiani di altre confessioni presenti in Italia.
Analisi
L'intolleranza religiosa nel mondo
Pubblicato negli Stati Uniti il Rapporto annuale sulla libertà religiosa
di padre John Flynn, L.C.
ROMA, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Molte persone continuano ad essere vittime della persecuzioni religiose, secondo quanto afferma il rapporto annuale del Dipartimento di Stato USA sulla libertà religiosa internazionale. Il 19 settembre il Segretario di Stato Condoleezza Rice ha presentato al pubblico il documento "2008 Annual Report on International Religious Freedom".
Il Rapporto, che copre il periodo di 12 mesi fino al 30 giugno 2008, ricorda nell'introduzione che questo anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Per gli Stati Uniti si tratta anche del 10° anniversario dell'International Religious Freedom Act, una legge che ha impegnato il Governo ad assicurare una maggiore attenzione al tema della libertà religiosa.
Il documento esce in un momento in cui si parla molto della mancanza di libertà religiosa in alcuni Paesi. Uno di questi è la Cina, dove secondo il Dipartimento di Stato la repressione della libertà religiosa da parte delle autorità si è intensificata in alcune regioni, tra cui quella tibetana e la Regione autonoma dello Xinjiang Uighur.
Il Rapporto osserva inoltre che a Pechino le organizzazioni protestanti non ufficiali hanno subito un aumento delle azioni vessatorie da parte delle autorità governative nel periodo precedente l'avvio dei Giochi olimpici estivi dell'agosto scorso.
Anche i religiosi cattolici "clandestini" sono stati oggetto di repressioni, osserva il testo, in gran parte a motivo della loro dichiarata lealtà al Vaticano. Le autorità di Shanghai hanno inoltre messo in atto misure per impedire ai pellegrini cattolici di visitare il santuario mariano di Sheshan nel mese di maggio.
L'Associazione cattolica patriottica sostiene che le persone che frequentano le sue chiese sono 5,3 milioni, ma secondo il Rapporto si stima che vi siano altre 12 milioni o più di persone che praticano la loro fede nelle chiese cattoliche non ufficiali e che non appartengono a quella governativa.
Preghiere per il Papa
Sebbene i contrasti tra il Governo cinese e il Vaticano continuino a sussistere, soprattutto sulla nomina dei Vescovi, il Rapporto osserva che la distinzione tra l'Associazione cattolica patriottica e la Chiesa cattolica clandestina è diventata sempre meno netta. In alcune chiese cattoliche ufficiali gli ecclesiastici hanno organizzato preghiere per il Papa ed esposto sue immagini.
Le autorità cinesi ostacolano la pratica religiosa anche imponendo restrizioni sui finanziamenti agli ecclesiastici, spiega il Rapporto.
Anche se il Governo ha autorizzato i finanziamenti per la costruzione di nuovi luoghi di culto ufficiali, il numero di templi, chiese e moschee non è sufficiente a fronte della crescita del numero dei fedeli.
Accanto a questo, esiste in generale una grave carenza di ecclesiastici formati, sia per i gruppi ufficiali che per quelli non registrati.
L'India è un altro Paese in cui la persecuzione religiosa ha fatto notizia nelle ultime settimane e su cui il Rapporto del Dipartimento di Stato si sofferma ampiamente.
Alcuni Governi statali della Federazione indiana hanno messo in atto e ampliato leggi "anticonversione", e le forze dell'ordine spesso non sono intervenute con la tempestività e l'efficacia necessarie per contrastare gli attacchi delle comunità locali anche contro le minoranze religiose.
Estremisti
Secondo il Rapporto, la grande maggioranza delle persone appartenenti ai gruppi religiosi presenti in India convive in modo pacifico. Allo stesso tempo, tuttavia, si sono verificati episodi di forte contrasto.
In aggiunta, sebbene l'ordinamento giuridico generalmente preveda sanzioni contro le violazioni della libertà religiosa, in molti casi di violenze a sfondo religioso esso non è stato attuato con sufficiente rigore ed efficacia.
Di conseguenza, nonostante l'impegno del Governo per promuovere l'armonia nelle comunità locali, alcuni gruppi di estremisti hanno continuato a considerare l'inefficacia delle azioni investigative e giudiziarie - soprattutto a livello statale e locale - un segnale di impunità nei confronti di attacchi e violenze contro le minoranze religiose, osserva il Rapporto.
Durante le scorse vacanze di Natale, gli estremisti indù hanno aggredito cristiani e chiese nel distretto di Kandhamal. Circa 100 chiese e istituzioni cristiane sono state danneggiate, 700 case di cristiani sono state distrutte costringendo gli abitanti ad abbandonare i villaggi e a rifugiarsi nelle foreste e 22 attività economiche di cristiani sono state colpite.
Il Rapporto osserva inoltre che, secondo alcune organizzazioni non governative, la violenza contro le minoranze religiose nelle comunità locali fa parte di una strategia nazionalista indù ed è da mettere in relazione con lo svolgimento delle elezioni politiche statali.
Secondo il censimento ufficiale del 2001, gli indù costituiscono l'80,5% della popolazione, i musulmani il 13,4%, i cristiani il 2,3%, i sikh l'1,8% e gli appartenenti ad altri credo - tra cui buddisti, giainisti, parsi (zoroastriani), ebrei e bahai - l'1,1%.
Il Rapporto afferma che le autorità locali hanno arrestato numerosi cristiani, in forza delle leggi "anticonversione" di livello statale, per presunte azioni di conversione con la forza, l'inganno o la frode.
Le organizzazioni nazionaliste indù hanno spesso sostenuto che i missionari cristiani avrebbero adescato le caste indù più basse con offerte di istruzione e cure sanitarie gratuite, equiparando tali azioni a delle conversioni forzate.
La risposta dei cristiani è che queste persone si sono convertite di propria volontà e che invece erano i tentativi degli induisti di "riconvertirle" ad essere accompagnati da offerte di remunerazione e pertanto fraudolenti.
Qualche miglioramento
Anche il Vietnam è stato oggetto di recenti notizie stampa in cui sono stati sottolineati i problemi legati alla scarsa libertà religiosa.
Tuttavia, secondo il Rapporto del Dipartimento di Stato, il rispetto della libertà e della pratica religiosa sarebbe migliorato nel corso dell'ultimo anno.
Secondo il Dipartimento di Stato, la Chiesa cattolica, le congregazioni protestanti e altri gruppi religiosi minori hanno affermato che la loro possibilità di riunirsi e rendere culto è migliorata. La Chiesa cattolica ha inoltre osservato che il Governo ha approvato l'istituzione di un ulteriore seminario cattolico.
Il Rapporto riporta stime secondo cui più della metà della popolazione sarebbe, almeno nominalmente, buddista. La Chiesa cattolica ammonta all'8%-10% della popolazione, per circa 8 milioni di cattolici nel Paese, nonostante i dati ufficiali parlino di 5,9 milioni.
La Chiesa cattolica possiede 7 seminari, con più di 1.000 studenti iscritti, oltre ad un nuovo programma speciale di formazione dei seminaristi meno giovani. Tuttavia, secondo il Rapporto, gli studenti devono essere approvati dalle autorità locali, che danno il loro avallo anche prima dell'ordinazione sacerdotale.
La Chiesa, aggiunge il Rapporto, ritiene comunque che il numero degli studenti che arrivano all'ordinazione rimanga insufficiente rispetto alla crescente popolazione cattolica e ha indicato di voler aprire altri seminari per poter offrire maggiori possibilità di iscrizione.
Permangono le restrizioni
Negli ultimi giorni sono apparse diverse notizie sui contrasti tra la Chiesa cattolica e il Governo vietnamita sulle proprietà confiscate dalle autorità, situazione che ha indotto la Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale ad intervenire.
In un comunicato stampa del 24 settembre, la Commissione ha affermato che "con il dovuto rispetto, si trova in disaccordo con la decisione presa dal Dipartimento di Stato nel 2006 di rimuovere il Vietnam dalla lista dei ‘Paesi di particolare preoccupazione'".
"Il Vietnam continua a dimostrare un preoccupante disprezzo dei diritti umani fondamentali, con violenze perpetrate dalla polizia contro manifestazioni pacifiche nei pressi delle proprietà precedentemente possedute dalla Chiesa cattolica in Vietnam e prolungate detenzioni e arresti domiciliari di numerosi fautori della libertà religiosa", si afferma nel comunicato stampa.
La Commissione ha riferito degli arresti e della forza fisica esercitata dalla polizia nei confronti dei partecipanti alle pacifiche manifestazioni organizzate dai cattolici in protesta per le confische subite dalla Chiesa.
"La Commissione auspica che il Vietnam venga nuovamente designato come uno dei peggiori Paesi in quanto a rispetto della libertà religiosa, per le sue sistematiche e gravi violazioni della libertà religiosa e degli altri diritti umani", conclude il comunicato.
Mentre il Cardinale Oswald Gracias, dell'India, ha ripetuto la settimana scorsa che "la libertà religiosa è la prima delle libertà", i recenti episodi di persecuzione rappresentano un concreto ammonimento circa la necessità di mantenere alta la pressione sui Governi perché assicurino la libertà di religione.
Bioetica
Il messaggio dell’Humanae vitae: aspetti teologico-dottrinali
Intervento del Card. Caffarra al Congresso internazionale sull'Enciclica
ROMA, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica la lezione magistrale pronunciata il 3 ottobre dal Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, nel corso del Congresso internazionale “Humanae vitae: attualità di un'Enciclica”, organizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
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L'Enciclica Humanae Vitae [HV] ha avuto in questi quarant'anni trascorsi dalla sua pubblicazione un destino singolare: ad una discussione di intensità sconosciuta per qualsiasi documento pontificio precedente è seguito un silenzio pressoché totale. Il percorso - dalla discussione al silenzio - può essere sinteticamente narrato nel modo seguente.
Nel primo ventennio dopo la pubblicazione, la riflessione e/o la contestazione riguardava la praticabilità della norma morale insegnata da HV e l'autorevolezza dell'insegnamento. In tale contesto venne elaborato la teoria della gradualità della legge, progressivamente supportata dalle teorie etiche del consequenzialismo e del teleologismo. La discussione sull'HV si è progressivamente, e logicamente, approfondita fino all'elaborazione di teorie etiche generali dalle quali derivava un'interpretazione del testo, che negava l'incondizionatezza della norma ivi insegnata.
L'altro aspetto del dibattito che caratterizzò il primo ventennio era di carattere ecclesiologico. Riguardava la competenza del Magistero di insegnare con autorità norme morali che esso stesso dice essere di legge naturale. E anche riguardava il grado di autorevolezza con cui il Magistero insegna ciò che insegna in HV.
Questo approccio ad HV presupponeva comunque la verità di ciò che l'Enciclica prescriveva. Meglio: il bene che la norma difendeva era ritenuto vero bene. È precisamente a questo livello che nel secondo ventennio è avvenuta la "crisi dell'HV". Mi spiego.
La materia del contendere non è più la praticabilità della norma insegnata [difficile, impossibile, comunque non ineccepibile], e/o l'obbligatorietà dell'assenso del credente alla medesima in ragione del soggetto docente. La materia del contendere è costituita dalla domanda circa la verità del bene che HV intende difendere. Cioè: è vero/è falso che la connessione fra capacità unitiva e capacità procreativa unite nella sessualità è un bene propriamente morale? Si passa dal pensare: "ciò che la Chiesa insegna non è praticabile o comunque non obbliga semper et pro semper", al pensare: "ciò che la Chiesa insegna è falso". La domanda sulla verità è il nodo problematico attuale.
La mia riflessione seguente parte da questa constatazione, da questo "capolinea" cui è giunto il percorso di questi quarant'anni. E cercherò di rispondere alle seguenti domande: come e perché si è giunti a questa radicalizzazione del confronto/scontro? In quale condizione si trova oggi [l'insegnamento di] HV?
1. Ragioni della radicalizzazione
La radicalizzazione del confronto con l'HV è uno dei molti aspetti del confronto che la proposta evangelica oggi vive con la post-modernità occidentale.
Esso non avviene più, almeno principalmente, sul piano della prassi: è ragionevole, è possibile praticare ciò che la proposta cristiana esige o proibisce.
Lo scontro avviene sul piano veritativo. Il cristianesimo non dice la verità circa il bene dell'uomo, poiché il discorso religioso come tale non ha rilevanza veritativa. Il cristianesimo, allo stesso modo di ogni altra proposta religiosa, fa parte ad uguale diritto del "super-market delle religioni": ciascuno prende il prodotto secondo le sue preferenze, senza possibilità di una ragionevole argomentazione capace di giustificare la scelta in modo condivisibile. La proposta cristiana non ha, perché non può avere, possibilità di stringere amicizia colla ragione. La domanda: il cristianesimo è una religione vera? Ha lo stesso senso che la domanda: di che colore sono le sinfonie di Mozart? Verità e cristianesimo sono due categorie di genere essenzialmente diverso. L'uso della ragione, come facoltà del vero, non è da ritenersi conditio sine qua non di individuazione, comprensione e libera accoglienza del Dono divino.
Non voglio ora però procedere in una riflessione di carattere generale su questo tema che costituisce uno dei grandi temi e delle "grandi sfide" del Magistero di Benedetto XVI.
Vorrei piuttosto verificare come tutti i presupposti veritativi di carattere antropologico che sono alla base di HV siano stati progressivamente erosi. Questa erosione ha reso l'HV non impraticabile, ma impensabile; ne ha dimostrato la (supposta!) falsità.
Come è a voi noto, l'affermazione centrale di HV si fonda sulla (percezione della) presenza di un bene morale nel fatto che l'atto sessuale coniugale fertile sia al contempo unitivo e procreativo. La compresenza delle due capacità non è un mero dato di fatto, ma ha in se stessa una preziosità di carattere etico che esige di essere rispettata.
Questo atto di intelligenza si fonda su alcuni presupposti antropologici che devo solo telegraficamente richiamare.
Il primo. La persona umana è sostanzialmente una nella sua composizione di materia e spirito [«corpore et anima unus», dice il Concilio Vaticano II parlando dell'uomo] (cfr. Cost. past. Gaudium et spes 14,1, EV 1/1363). Pertanto il rapporto fra l'io-persona ed il corpo non è solo di proprietà [ho il mio corpo] e quindi di uso.
Il secondo. La dimensione biologica della sessualità umana è linguaggio della persona, dotato di un suo significato proprio, di una sua grammatica. Esistono gesti e comportamenti che nella loro dimensione fisica veicolano un senso spirituale. Se il bacio di Giuda ci sconvolge tanto profondamente, è perché il gesto del baciare ha un suo significato proprio: compierlo dandole un altro senso è avvertito come immorale e riprovevole.
Il terzo. La grammatica che regge il linguaggio della persona che è la sessualità, è la grammatica del dono di sé. Da ciò deriva che il rispetto di questa grammatica esige una profonda, intima integrazione fra eros e agape, fra pathos, eros e logos.
Ora, la mia convinzione è che tutti e tre questi presupposti sono stati nella post-modernità occidentale completamente erosi.
Il primo è stato demolito in una duplice direzione, affermando una natura senza libertà o una libertà senza una natura. È stato un processo molto complesso che ha visto e la progressiva riduzione della libertà a spontaneità e una visione della persona tendenzialmente materialista.
Il secondo è stato demolito dalla vittoria che l'etica utilitaristica ha ottenuto nell'Ethos occidentale. Essa nega l'esistenza di ragioni incondizionatamente e universalmente capaci di giustificare una scelta libera. La scelta libera è giustificabile solo "in relazione a..." []situazione storica, condizione personale ...]. La conseguenza di questa vittoria è che nell'ambito dell'esercizio della sessualità tutto alla fine è diventato giustificabile, purché sia liberamente voluto.
Il terzo presupposto appare ampiamente demolito nel vissuto attuale in cui pathos, logos, ethos sono ormai completamente separati. Ed è questo il nodo che l'etica contemporanea si dimostra sempre più incapace di sciogliere.
Concludo questo secondo punto. Esso ha sostenuto la seguente tesi: l'HV nella post-modernità è diventata ormai incomprensibile perché è diventata completamente impensabile.
2. Condizione attuale di HV
Ad una lettura più profonda di tutta la vicenda tuttavia risulta che l'insegnamento di HV è la risposta, è l'indicazione della via d'uscita da una sorta di prigione in cui l'uomo stava chiudendo se stesso. Parlare dunque di attualità dell'HV, della sua rilevanza profetica non è retorica. È ciò che cercherò di mostrare in questo secondo punto della mia relazione.
Che l'uomo oggi sia in pericolo nella sua propria umanità, è difficile negare. Ed allora mi chiedo: che cosa oggi mette in pericolo l'humanitas della persona come tale? La mia risposta è: l'avere sradicato l'esercizio della libertà dalla [consapevolezza della] verità circa l'uomo. Posso formulare questa stessa risposta nel modo seguente: è la negazione che esista una natura della persona come criterio valutativo delle scelte della nostra libertà.
Che questa posizione metta a rischio l'humanum di ogni persona risulta dalle seguenti considerazioni.
Se prendiamo in considerazione la produzione delle norme di cui necessità ogni società [ubi societas ibi jus], se partiamo dal presupposto della negazione della natura nel senso suddetto, si deve pensare che la condizione sufficiente per costituire tutte le norme è esclusivamente il consenso delle parti, che normalmente si manifesta attraverso la votazione.
Inoltre l'iter che porta al consenso, sempre all'interno di quella negazione, può essere pensato e realizzato solo come una controversia tra rivali. Nel senso che i partecipanti alla deliberazione pubblica non hanno alcun referente che li obblighi preventivamente alla discussione pubblica. La controversia sulle ragioni proprie di ciascuno o è risolta sulla base che tutti e ciascuno sono radicati in un verum circa l'uomo, che li fa oltrepassare se stessi verso un bene umano comune, oppure è risolta con l'imposizione del proprio punto di vista, e alla fine dei propri interessi. Come disse il Santo Padre Benedetto XVI all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 aprile 2008: «il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l'applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti..... Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo».
La difesa della persona è affidata alla buona disposizione di chi esercita il potere [in tutti i sensi: anche il potere del "politically correct"], e viene tolta dalle coscienze la scriminante fra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, fra ciò che è prevaricazione morale dell'altro e riconoscimento dell'altro.
Possiamo prendere in considerazione anche la condizione della singola persona nel contesto della negazione di una sua natura.
È ancora pensabile la possibilità del male morale? Del male morale inteso come il modo di esercitare la propria libertà contro il bene di chi la esercita. Se infatti è la libertà stessa a decidere non di compiere il bene o il male, ma a stabilire che cosa è bene / che cosa è male; se attribuisco alla libertà il potere di determinare la verità delle sue scelte, parlare di male morale non ha senso. Il dramma della libertà - possibilità di negare colle proprie scelte ciò che si è affermato vero colla propria ragione - si trasforma in una farsa. Ciò che sembra essere esaltazione suprema della libertà è in realtà la sua degradazione a mero spontaneismo.
Quanto detto finora acquista un significato più profondo se pensiamo al potere tecnico di cui l'uomo è venuto in possesso in questi quarant'anni dalla pubblicazione di HV. Sradicare la libertà dalla verità, negare che esista una natura umana nel contesto di possibilità tecniche sempre più estese, rischia di consegnare l'humanum a prevaricazioni senza limiti. Affermare la relatività di ogni forma di umanità rischia di privare il potere tecnico di ogni criterio di giustizia. Ciò che sto dicendo non significa che dobbiamo scegliere fra tecnica ed etica. Ma che non possiamo radicare la tecnica in un'etica senza verità. O - il che equivale - umiliare e degradare la ragione a una mera "ratio technica". È una delle grandi sfide che il pontificato di Benedetto XVI sta lanciando al mondo: o si allargano gli spazi della ragione o l'uomo è in pericolo mortale.
Che cosa ha a che fare tutta questa riflessione, qualcuno potrebbe chiedersi, con l'HV? Essa mostra in quale condizione oggi si trova [l'insegnamento di] HV: quale è il suo permanente significato; il suo permanente significato profetico. HV cioè si trova cioè nella condizione delle "sentinelle della città umana", della profezia.
Ho parlato di "natura della persona umana". Secondo l'antropologia giudaico - cristiana, il corpo entra nella costituzione della persona. La persona umana è persona - corpo [persona corporea]. Ne deriva che lo statuto ontologico della persona appartiene anche al suo corpo. La coscienza di sé non è disincarnata: è la coscienza di sé come soggetto - corpo. Ho la coscienza che è lo stesso io che comprende un teorema di matematica, e che mangia. Così come l'altro è conosciuto e ri-conosciuto nel e mediante il suo corpo. È il corpo il linguaggio della persona.
Da questa visione della persona - corpo e del corpo - persona, che ovviamente meriterebbe ben altro approfondimento, deriva una conseguenza di importanza fondamentale. Il corpo umano, mio e dell'altro, non è mai riducibile completamente ad un «oggetto»: da studiare, da manipolare. Se dal punto di vista metodologico mettere fra parentesi la qualità propriamente umana del corpo può essere fruttuoso di risultati cognitivi, non possiamo trasformare una scelta metodologica in una scelta di contenuto.
L'altra conseguenza di non minore importanza riguarda la concezione della sessualità umana: del suo logos e del suo ethos. La sua ratio - il suo logos - consiste nel fatto che l'esercizio della sessualità è linguaggio della persona, e quindi espunge da sé ogni separazione fra biologia [del sesso] e relazionalità [della persona]. È l'unità di biologia e relazionalità che definisce la natura della sessualità umana; e la custodia di questa unità definisce l'ethos della sessualità umana.
La possibilità tecnica di separare nel versante della fertilità - scoperta della contraccezione chimica - fu chiaramente intuita da Paolo VI e come la negazione radicale del logos - ethos della sessualità umana e, soprattutto e come una "svolta epocale" nella costituzione del rapporto fra l'uomo e la tecnica. In questo sta il permanente valore profetico di quel documento. Vediamo le cose più in particolare.
Ho parlato di negazione radicale del logos - ethos della sessualità umana. La contraccezione chimica rendeva pensabile e praticabile un [supposto] vero atto di amore coniugale manipolando sostanzialmente la sua biologia. Veicolava nella coscienza dell'uomo e della donna l'idea che il vero amore era quello che unisce le persone dei coniugi, facendo un qualsiasi uso del proprio corpo a misura decisa dai due. Una "misura di uso" che ora la tecnica poteva stabilire.
Se l'atto di porre le condizioni del concepimento di una persona non entrava nella costituzione della libera relazionalità intra-coniugale, era solo questione di tempo per dedurre che lo stesso atto poteva prescinderne completamente: dieci anni dopo, esattamente, nacque la prima bambina per fecondazione artificiale. La separazione della biologia dalla relazionalità era completa, ed un fatto compiuto.
Ho parlato di svolta epocale nella costituzione del rapporto uomo - tecnica. Il concepimento di una nuova persona si trasforma da «mistero» degno di venerazione in «problema» da risolvere. Paolo VI intuì che questa trasformazione rischiava di consegnare l'humanum come tale ad un destino tecnologico; rischiava di mettere l'humanum a disposizione di un potere di fatto senza limiti. La persona umana era a rischio di perdere la sua assoluta indisponibilità; di perdere la sua non negoziabilità.
Ci siamo chiesti: in quale condizione versa oggi l'HV? Mi sento di rispondere: di drammatica attualità.
3. Conclusione
Come ogni profezia, anche HV è dotata e di una grande forza e di una grande fragilità.
La sua fragilità fu dovuta dall'impreparazione e dalla inadeguatezza del pensiero etico teologico a sostenerne l'insegnamento. La problematica avrebbe dovuto essere affrontata con un'antropologia adeguata, una vera e proprio teologia del corpo, un ripensamento personalista della categoria di legge naturale: di tutto questo difettava l'etica teologica del tempo.
Il grande Magistero di Giovanni Paolo II espresso nel ciclo di catechesi sull'amore umano, ha risposto a queste esigenze. Che ora il profondo Magistero di Benedetto XVI sull'agape e sul suo rapporto con l'eros ha ulteriormente approfondito. Ma di tutto questo parlerà il prof. Melina.
La forza della profezia di HV consiste precisamente nel suo mettere in guardia l'uomo da un potere che potrebbe devastarne la dignità; dal mettere la propria umanità "a disposizione" e di una libertà e di una deliberazione pubblica che non riconosce più l'esistenza di una verità circa l'uomo.
La forza di HV potrà mostrare la sua efficacia solo se uomini e donne non vorranno congedarsi dalla condizione drammatica in cui l'uomo si trova: poter negare colla sua scelta la verità circa se stesso affermata dalla ragione. E il "foglio di congedo" può essere o la negazione della libertà ridotta a spontaneità o la negazione della verità circa l'uomo.
Ed allora la sfida più urgente è quella educativa: aiutare le giovani generazioni a trascendere se stessi verso la verità. Cioè, ad essere veramente liberi e liberamente veri.
Angelus
Il Papa chiede le preghiere dei fedeli per il Sinodo dei Vescovi
Intervento in occasione dell'Angelus domenicale
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 5 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito le parole pronunciate questa domenica a mezzogiorno da Benedetto XVI affacciandosi alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico per recitare la preghiera mariana dell'Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
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Cari fratelli e sorelle!
Questa mattina, con la Santa Messa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, ha preso inizio la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si terrà in Vaticano nell'arco di tre settimane ed affronterà il tema "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". Voi conoscete il valore e la funzione di questa particolare assemblea di Vescovi, scelti in modo da rappresentare tutto l'episcopato e convocati per apportare al Successore di Pietro un aiuto più efficace, manifestando e consolidando al tempo stesso la comunione ecclesiale. Si tratta di un organismo importante, istituito nel settembre del 1965 dal mio venerato predecessore il servo di Dio Paolo VI (cfr Lett. ap. motu proprio data "Apostolica sollicitudo"), durante l'ultima fase del Concilio Vaticano II, per attuarne una consegna contenuta nel Decreto sul ministero dei Vescovi (cfr Decr. Christus Dominus, 5). Queste sono le finalità del Sinodo dei Vescovi: favorire una stretta unione e collaborazione tra il Papa e i Vescovi di tutto il mondo; fornire informazioni dirette ed esatte circa la situazione e i problemi della Chiesa; favorire l'accordo sulla dottrina e sull'azione pastorale; affrontare tematiche di grande importanza ed attualità. Tali diversi compiti vengono coordinati da una Segreteria permanente, che opera in diretta e immediata dipendenza dall'autorità del Vescovo di Roma.
La dimensione sinodale è costitutiva della Chiesa: essa consiste nel con-venire da ogni popolo e cultura per diventare uno in Cristo e camminare insieme dietro a Lui, che ha detto: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14,6). Infatti, la parola greca sýnodos, composta dalla preposizione syn, cioè "con", e da odòs, che significa "via, strada", suggerisce l'idea del "fare strada insieme", ed è proprio questa l'esperienza del Popolo di Dio nella storia della salvezza. Per l'Assemblea sinodale ordinaria, che oggi ha inizio, ho scelto, accogliendo autorevoli pareri in tal senso, il tema della Parola di Dio da approfondire, in prospettiva pastorale, nella vita e nella missione della Chiesa. Ampia è stata la partecipazione alla fase preparatoria da parte delle Chiese particolari di tutto il mondo, che hanno inviato i loro contributi alla Segreteria del Sinodo, la quale a sua volta ha elaborato l'Instrumentum laboris, documento su cui si confronteranno i 253 Padri sinodali: 51 dell'Africa, 62 dell'America, 41 dell'Asia, 90 dell'Europa e 9 dell'Oceania. Ad essi si aggiungono numerosi esperti e uditori, uomini e donne, come pure i "delegati fraterni" delle altre Chiese e Comunità ecclesiali e alcuni invitati speciali.
Cari fratelli e sorelle, vi invito tutti a sostenere i lavori del Sinodo con la vostra preghiera, invocando specialmente la materna intercessione della Vergine Maria, perfetta Discepola della divina Parola.
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]
Questa sera si realizzerà una singolare iniziativa, promossa dalla RAI, dal titolo "Bibbia giorno e notte". Si tratta della lettura continua di tutta la Bibbia, per sette giorni e sei notti, da oggi fino a sabato prossimo 11 ottobre, in diretta televisiva. La sede sarà la Basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme, e i lettori che si susseguiranno saranno quasi 1.200, di 50 Paesi diversi, in parte scelti con criterio ecumenico e molti che si sono liberamente iscritti. Questo evento ben si affianca al Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, e io stesso darò avvio alla lettura del primo capitolo del Libro della Genesi, che sarà trasmessa questa sera alle ore 19 sul primo canale della RAI. La Parola di Dio potrà così entrare nelle case per accompagnarsi alla vita delle famiglie e delle singole persone: un seme che, se bene accolto, non mancherà di portare frutti abbondanti.
Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani che partecipano al "Meeting Vincenziano" organizzato dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli della Provincia Romana. Cari ragazzi e ragazze, imparate dai Santi ad amare la Chiesa e i poveri. Grazie del vostro entusiasmo! Saluto poi il gruppo "Missionari del Rosario" da Castellammare di Stabia, come pure i fedeli di Otricoli, presso Terni, venuti insieme con quelli polacchi di Mstow, in occasione del gemellaggio tra le due città. Desidero ricordare anche i responsabili e gli animatori della missione "Gesù al Centro": una settimana di evangelizzazione rivolta ai giovani nel centro di Roma, che si conclude oggi. Cari amici, vi ringrazio e vi incoraggio perseverare nella vostra testimonianza al Vangelo. Infine esprimo il mio apprezzamento ai promotori dell'odierna Giornata per l'abbattimento delle barriere architettoniche. A tutti auguro una buona domenica.
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).


















