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Martedì, 07 Ottobre : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Diritto alla vita e alla libertà di coscienza, chiave per un mondo migliore
SINODO SULLA PAROLA DI DIO
“Ebrei e cristiani posseggono un ricco patrimonio comune”
Il Rabbino di Haifa: un segno di speranza la mia presenza al Sinodo
Al Sinodo proposto un Anno dedicato alla predicazione della Parola
La gente ha perso “familiarità” con la Bibbia
Voto elettronico in latino al Sinodo dei Vescovi
Saluto del Cardinale Levada alla prima Congregazione generale
Relazione del Segretario generale del Sinodo alla prima Congregazione generale
Relazione prima della Discussione del Cardinale Marc Ouellet
NOTIZIE DAL MONDO
I cristiani di tutto il mondo condividano la sofferenza dei fratelli indiani
I Vescovi della Corea: l'evangelizzazione in Asia è “urgente”
Eletto il nuovo presidente di Aiuto alla Chiesa che Soffre
ITALIA
Ecologia umana contro le vere emergenze ambientali
INTERVISTE
Non c’è pace senza difesa della vita
Santa Sede
Diritto alla vita e alla libertà di coscienza, chiave per un mondo migliore
Intervento dell'Osservatore Permanente della Santa Sede all'ONU
di Roberta Sciamplicotti
NEW YORK, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Solo il rispetto del diritto alla vita e alla libertà di coscienza potrà rendere il mondo più giusto, ha affermato questo lunedì a New York l'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
Intervenendo alla 63ma sessione dell'Assemblea Generale ONU sull'item 100, “Rapporto del Segretario Generale sul lavoro dell'Organizzazione”, il presule ha ricordato che quest'anno si celebrano i 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, “con cui i leader mondiali hanno concordato sul fatto che i diritti umani non vengono concessi dai Governi, ma sono inerenti a tutti gli individui indipendentemente dalla razza, dalla nazionalità e dal credo religioso”.
Al centro del sistema dei diritti umani, ha sottolineato, figurano “il diritto alla vita e quello alla libertà di pensiero, coscienza e religione”, “troppo spesso trascurati a favore di questioni politicamente più convenienti” e ai quali si dà attenzione “solo quando la voce dei diseredati e dei discriminati diventa troppo forte per essere ignorata”.
“Solo rispettando il diritto alla vita, dal momento del concepimento fino alla morte naturale, e la coscienza di tutti i credenti promuoveremo un mondo consapevole e rispettoso di un senso più profondo di significato e scopo”, ha dichiarato.
L'Arcivescovo ha aggiunto che in questo periodo si è testimoni di “terribili conflitti” in molte regioni del mondo. “Appaiano sotto forma di disordini civili, attività terroristica o conflitti internazionali, essi perpetuano l'errata convinzione che la violenza e la guerra possano sostituire cooperazione e dialogo per il bene comune”.
Analizzando le cause sottese a questi “fallimenti dell'umanità”, il presule ha sottolineato che “non si può non ammettere una serie di battute d'arresto nel nostro impegno di globalizzare la solidarietà nei confronti dei poveri”.
Di fronte al “crescente rallentamento economico internazionale” e al “fallimento degli obiettivi di assistenza allo sviluppo”, ha quindi richiamato la necessità di un “consenso effettivo” affinché la comunità internazionale “consolidi le promesse e rinnovi la cooperazione tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo”.
A questo scopo, la delegazione della Santa Sede spera che si ponga “l'ingegnosità dell'attività economica globale al servizio della gente piuttosto che porre la gente al servizio di questa”.
L'Osservatore Permanente ha espresso anche l'auspicio che la sessione dell'Assemblea Generale “possa servire a promuovere una cooperazione e un'armonia rinnovata tra tutti i popoli”.
“Vediamo sempre di più un aumento dell'uso della retorica che, anziché riunire le Nazioni, le rimprovera e le divide”, ha constatato.
Considerando che “in tutti gli angoli del globo questa retorica è stata usata per fomentare la sfiducia tra gli Stati”, monsignor Migliore ha chiesto di “invertire questo crescendo di sospetto e sfiducia e di aprire la strada alla fiducia nella nostra leadership comune e nei nostri valori condivisi”.
“Nell'assistenza umanitaria, nella mediazione o nella capacità di riunire le parti”, ha concluso, l'ONU “deve continuare ad essere modellata di modo da rispondere meglio alle necessità del XXI secolo”.
Sinodo sulla Parola di Dio
“Ebrei e cristiani posseggono un ricco patrimonio comune”
Il Cardinale Vanhoye presenta al Sinodo un documento della Pontificia Commissione Biblica
di Inma Álvarez
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il dialogo tra ebrei e cristiani è possibile perché “posseggono un ricco patrimonio comune che li unisce, ed è fortemente auspicabile, per eliminare progressivamente, da una parte e dall'altra, pregiudizi e incomprensioni”.
Lo ha affermato il Cardinale Albert Vanhoye questo lunedì pomeriggio durante la presentazione ai partecipanti al Sinodo, durante la seconda Congregazione generale, di un lungo documento elaborato dalla Pontificia Commissione Biblica nel 2001 sulla questione.
Il testo, intitolato “Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana”, è stato proposto dai membri della Commissione nel 1996, quando il presidente era il Cardinale Joseph Ratzinger.
Si trattava, ha spiegato il Cardinale Vanhoye, di approfondire la questione del presunto antigiudaismo della Bibbia cristiana, anche se in seguito il documento ha assunto orizzonti più ampi.
Il documento finale pubblicato nel 2001 e sottoposto lunedì alla considerazione del Sinodo consiste in un profondo studio collegiale di vari esperti, “realizzato con rigore scientifico e in uno spirito di rispetto e di amore per il popolo ebraico”.
Consta di tre capitoli: il primo su “Le Sacre Scritture del popolo ebraico, parte fondamentale della Bibbia cristiana”, il secondo su “Temi fondamentali delle Scritture del Popolo Ebraico e loro accoglienza nella fede in Cristo” e il terzo su “Gli Ebrei nel Nuovo Testamento”.
Quanto alla prima parte, il documento afferma che l'Antico Testamento “non è semplicemente un pezzo fra gli altri della Bibbia cristiana”, ma “la base, la parte fondamentale”, visto che il Nuovo Testamento, “senza la sua conformità alle sacre Scritture del popolo ebraico, non avrebbe potuto presentarsi come il compimento del disegno di Dio”.
Nel primo capitolo si sviluppano varie questioni come l'autorità delle scritture ebraiche e la loro conformità con il Nuovo Testamento, ma soprattutto si parla della difficile questione del compimento delle Scritture, finora utilizzato a volte per accusare gli ebrei di “ingiustificabile e ostinata incredulità”nei confronti del Vangelo.
Il documento affronta la questione spiegando che la Rivelazione di Cristo, anche se compie le Scritture ebraiche nel loro aspetto profetico, le supera sul piano istituzionale. Il cristiano che analizza l'Antico Testamento alla luce del Nuovo trova “una pienezza di significato che prima non poteva essere percepita”, spiega.
Per questo, anche se le due letture della Scrittura non sono assimilabili, “i cristiani possono, nondimeno, apprendere molto sull'esegesi ebraica praticata da più di duemila anni”, così come gli esegeti cristiani “possono sperare che gli ebrei siano in grado di trarre profitto anch'essi dalle ricerche esegetiche cristiane”.
Nel secondo paragrafo, il documento constata che il Nuovo Testamento “accetta pienamente tutti i grandi temi della teologia di Israele, ma non si accontenta di ripetere ciò che è stato già scritto al riguardo; li approfondisce, e ciò esige un superamento in vista di una progressione”.
“La persona e l'opera di Cristo così come l'esistenza della Chiesa si situano [nettamente] nel prolungamento della storia d'Israele”, aggiunge. Anche se “il passaggio dall'uno all'altro Testamento comporta delle rotture”, “queste non sopprimono la continuità, ma la presuppongono su ciò che è essenziale”.
La Chiesa, inoltre, non sostituisce Israele nell'Alleanza, come ricorda San Paolo, ma è il “popolo della Nuova Alleanza”, alla quale aderiscono sia israeliti che pagani che l'hanno accolta aderendo alla persona di Gesù.
“Ben lontana quindi dal sostituirsi a Israele, la Chiesa resta solidale con esso”, aggiunge il documento, ricordando che il Nuovo Testamento “non chiama mai la Chiesa 'nuovo Israele'”.
Nel Nuovo Testamento non esiste antigiudaismo
La terza parte è la più complicata, perché affronta la questione di come si presentano gli ebrei nel Nuovo Testamento, parte della Bibbia cristiana inaccettabile per gli ebrei.
Secondo il documento, il Nuovo Testamento mostra due aspetti: da un lato, positivo, il fatto che il Popolo di Israele in Gesù continui ad essere “il popolo scelto da Dio per realizzare il suo disegno di salvezza”. Dall'altro lato, negativo, mostra il rifiuto degli ebrei a credere al Vangelo.
Tuttavia, avverte, “ nel Nuovo Testamento i rimproveri rivolti agli ebrei non sono più frequenti né più virulenti delle accuse espresse contro gli Israeliti nella Legge e nei Profeti. Non devono quindi servire da base all'antigiudaismo”.
“Un vero antigiudaismo, cioè un atteggiamento di disprezzo, di ostilità e di persecuzione contro gli ebrei in quanto ebrei, non esiste in alcun testo del Nuovo Testamento ed è incompatibile con l'insegnamento che questo contiene”, aggiunge.
Il disaccordo sul Nuovo Testamento quanto a compimento del progetto di Dio in Gesù Cristo, che per gli ebrei non può essere accettato, “non implica affatto ostilità reciproca”, conclude.
“L'esempio di Paolo dimostra che, al contrario, un atteggiamento di rispetto, di stima e di amore per il popolo ebraico è il solo atteggiamento veramente cristiano in questa situazione che fa misteriosamente parte del disegno, totalmente positivo, di Dio”.
Il Rabbino di Haifa: un segno di speranza la mia presenza al Sinodo
Per la prima volta un rappresentante ebraico è presente all'assemblea
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il Gran Rabbino di Haifa (Israele) ha confessato che il suo intervento, questo lunedì pomeriggio, al Sinodo dei Vescovi rappresenta un segno di speranza per la crescita delle buone relazioni tra cattolici ed ebrei.
Shear Yashuv Cohen è entrato insieme a Benedetto XVI nell'aula sinodale e ha partecipato seduto tra i Vescovi a tutta la sessione pomeridiana. Poi, dalla cattedra centrale, accanto al Papa, ha pronunciato le prime parole rivolte da un rappresentante ebraico al Sinodo dei Vescovi.
“Esiste una lunga, dura e dolorosa storia di relazioni tra il nostro popolo e la nostra fede e i leader e seguaci della Chiesa cattolica, una storia di sangue e lacrime”, ha affermato.
Il Rabbino è Copresidente della Commissione Bilaterale del Gran Rabbinato di Israele e della Santa Sede.
“Sono profondamente convinto che la mia presenza tra voi sia estremamente significativa - ha aggiunto - . Porta con sé un segno di speranza e un messaggio d'amore, convivenza e pace per la nostra generazione e per le generazioni future”.
Secondo quando ha spiegato l'Arcivescovo Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, la commissione organizzatrice ha ritenuto “logico” invitare all'assemblea sulla Parola di Dio un rappresentante del popolo ebraico. Benedetto XVI ha poi approvato questa decisione.
Quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, del resto, il Cardinale Joseph Ratzinger incontrava spesso rappresentanti ebraici.
Nel suo intervento al Sinodo il Rabbino, nato nel 1927 e figlio di David Cohen, un famoso Rabbino di Gerusalemme, ha illustrato ai Vescovi il ruolo centrale che la Bibbia ha nella vita e in particolare nella preghiera e nel culto degli ebrei.
Il Rabbino, che ha rivelato di essere stato introdotto dai suoi amici della Comunità di Sant'Egidio allo spirito di dialogo promosso da Giovanni Paolo II con l'incontro di Assisi del 1986, ha presentato alcuni momenti tipici del culto nella sinagoga.
“Preghiamo Dio utilizzando le sue stesse parole, come ci vengono riportate dalle Scritture”, ha affermato. “Allo stesso modo, lo lodiamo usando le sue stesse parole tratte dalla Bibbia”.
“Imploriamo la sua misericordia, ricordando che Egli l'ha promessa ai nostri antenati e a noi. Tutto il nostro servizio si basa su un'antica regola, come ci hanno riferito i nostri Rabbini e maestri: 'Dategli ciò che è suo, perché voi e ciò che è vostro siete suoi'”.
“Crediamo che la preghiera sia il linguaggio dell'anima nella sua comunione con Dio. Crediamo sinceramente che la nostra anima sia sua, che Egli ce l'abbia donata”.
I Rabbini, quando parlano nei loro sermoni di temi come la santità della vita, la lotta al secolarismo, la promozione dei valori della fraternità, l'amore e la pace, cercano “sempre di basare le proprie parole su citazioni bibliche”, ha osservato.
“Il nostro punto di partenza si ritrova nei tesori della nostra tradizione religiosa, anche se parliamo a un mondo moderno con un linguaggio contemporaneo e affrontiamo questioni attuali”.
“E' sorprendente constatare come le Sacre Scritture non perdano mai la loro vitalità e importanza per presentare questioni della nostra epoca – ha concluso il Rabbino –. E' questo il miracolo della perpetua Parola di Dio”.
Al Sinodo proposto un Anno dedicato alla predicazione della Parola
Di fronte alla preoccupazione per la qualità delle omelie
di Roberta Sciamplicotti
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Un Anno dedicato alla predicazione della Parola di Dio è la proposta presentata questo martedì durante i lavori del Sinodo dei Vescovi da monsignor Gerald Frederick Kicanas, Vescovo di Tucson e vicepresidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, di fronte alla preoccupazione suscitata dalla qualità delle omelie.
La Parola di Dio, ha affermato monsignor Kicanas, “conforta, guarisce, dà speranza, ispira, instilla gioia, diletta, confronta, insegna e sfida”. “Predicata, mediata dallo Spirito, ci ispira a vivere, a muoverci e ad avere il nostro essere in Cristo. Attraverso la grazia, cambia la vita”.
Al giorno d'oggi, ha riconosciuto il presule, la predicazione può tuttavia “perdere il suo sapore, basarsi sulle formule ed essere priva di ispirazione, lasciando vuoti gli ascoltatori”.
Per questo motivo, ha proposto che dopo l'Anno Paolino la Chiesa universale dedichi un anno alla predicazione nell'assemblea eucaristica.
In questo Anno, ha spiegato, i sacerdoti e i diaconi potrebbero studiare insieme al loro Vescovo “cos'è importante per predicare meglio” e “si potrebbe discutere su come la predicazione possa ispirare i laici ad essere lievito per il mondo, portando i valori del Vangelo nelle questioni della nostra epoca”, ha proposto.
Se tutto ciò venisse realizzato, osserva, si vivrebbe “una nuova primavera”, “rinnovando la Chiesa, rafforzando l'evangelizzazione, intensificando la catechesi e valorizzando il discepolato”.
Dell'importanza dell'omelia ha parlato anche monsignor Ricardo Blázquez Pérez, Vescovo di Bilbao (Spagna), per il quale questa “è uno dei servizi più importanti che il Vescovo e il presbitero possano prestare alla comunità dei fedeli cristiani”.
Per questo motivo, ha osservato, è opportuno che nella sua preparazione ci si pongano almeno tre domande: “Cosa dicono le letture che saranno proclamate nella celebrazione? Cosa mi dicono personalmente? Cosa devo comunicare ai partecipanti all'Eucaristia?”.
L'omelia, “senza trasformarsi in catechesi”, deve avere “un contenuto dottrinale chiaro e vigoroso”, ha dichiarato il presule spagnolo.
In essa, del resto, “convergono la vita di ogni persona con le sue necessità e le sue speranze e l'annuncio della Parola di Dio”, facendo sì che esista un nesso “tra vita e celebrazione che deve facilitare il predicatore”.
L'omelia, quindi, “non è solo la narrazione di quanto è stato detto, è accaduto o è stato scritto in passato, ma l'attualizzazione con la forza dello Spirito Santo di ciò che il Signore ha detto e fatto”.
Preoccupazione per le omelie è stata espressa anche dal relatore generale, il Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec (Canada), che ha iniziato il dibattito questo lunedì constatando che “nonostante il rinnovamento del quale è stata oggetto l'omelia nel Concilio, sentiamo ancora l'insoddisfazione di numerosi fedeli nei confronti del ministero della predicazione”.
“Questa insoddisfazione spiega in parte l'abbandono di molti cattolici verso altri gruppi religiosi”, ha denunciato.
Monsignor Mark Benedict Coleridge, Arcivescovo di Canberra-Goulburn (Australia), ha proposto dal canto suo di preparare un Direttorio Omiletico Generale sulla linea del Direttorio Catechetico Generale e dell'Istruzione Generale del Messale Romano.
“Un Direttorio di questo tipo farebbe il punto sulla predicazione cattolica per com'è ora e lo farebbe con un occhio alla storia della predicazione cattolica”, ha aggiunto.
“Trarrebbe spunto dall'esperienza e dalla saggezza della Chiesa universale – incluse le nuove comunità e i nuovi movimenti – senza soffocare il genio delle Chiese locali o dei singoli predicatori”.
“Dobbiamo essere più sistematici nell'insegnamento dell'ars predicandi in quest'epoca”, ha concluso, e “un Direttorio Generale potrebbe aiutare a questo scopo, soprattutto nei seminari e nelle case di formazione”.
La gente ha perso “familiarità” con la Bibbia
L'intervento del Presidente della Conferenza Episcopale USA al Sinodo
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- E' scomparsa dall'immaginario popolare una certa “familiarità” con la Bibbia, che ha plasmato lungo i secoli la storia della cultura occidentale.
Lo ha constatato il Cardinale Francis Eugene George, O.M.I., Arcivescovo di Chicago e Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d'America, intervenendo questo martedì mattina alla terza Congregazione generale del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio.
Nel suo intervento il porporato ha detto di poter rintracciare “dietro questa scomparsa delle immagini bibliche la perdita di un senso e di una immagine di Dio come attore nella storia umana”.
“La nostra gente, per la maggior parte, non si muove con fiducia nel mondo biblico dello spirito attivo, degli angeli e dei demoni, della ricerca della volontà e delle intenzioni di Dio in mezzo a questo mondo governato dalla Provvidenza di Dio”, ha proseguito.
“La Sacra Scrittura assume le caratteristiche del genere fantasy, mentre il mondo biblico diviene motivo di insostenibile disagio”, ha poi osservato.
Inoltre, ha continuato il porporato, “ci si avvicina alla Sacra Scrittura solo come a una guida morale che spesso viene anche giudicata insufficiente”.
Nel lamentare questa scarsa attenzione verso la Bibbia, il porporato ha detto inoltre che “partecipando sempre meno alla liturgia domenicale, i fedeli si privano anche della possibilità di avere un contatto con la Scrittura nel contesto di una celebrazione religiosa comunitaria”.
Mentre proprio “attraverso una continua attenzione alle Scritture che danno forma ai cicli e al calendario liturgici – ha osservato –, i fedeli si aprono alla conversione e a una crescita nella vita di grazia”.
“Se saremo pastoralmente solleciti verso il bisogno di una conversione dell'immaginazione, del pensiero e della volontà – ha proseguito –, la nostra gente non avrà timore di provare confusione nel leggere e nell'ascoltare la Bibbia”.
“Non la avvertiranno più come un puzzle gigante ma come un sentiero verso la libertà che proviene da una vicinanza personale al mondo di Dio, alla mente di Dio, alla volontà di Dio”, ha quindi concluso.
Voto elettronico in latino al Sinodo dei Vescovi
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Le nuove tecnologie sono arrivate al Sinodo dei Vescovi sulla Parola per permettere il voto dei suoi membri, sempre in latino, la lingua ufficiale dell'assemblea.
Perché il sistema funzioni, ciascuno dei 253 partecipanti con diritto di parola e di voto deve occupare il posto assegnato, dove c'è un telecomando. Sono esenti dalle votazioni i 10 delegati ecumenici di altre comunità cristiane, i 41 esperti e i 37 uditori, che hanno diritto di parola ma non di voto.
Questo lunedì l'Arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, ha presentato prima delle relazioni il nuovo sistema elettronico di voto, introdotto nella Sala del Sinodo dal Governatorato della Città del Vaticano.
Attraverso il telecomando, che dipende dalla poltrona su cui siede il Padre sinodale, all'inizio delle sessioni si testimonia la presenza, che viene registrata dalla Segreteria del Sinodo.
Questo martedì il sistema di voto elettronico è stato utilizzato per votare i componenti della Commissione per la redazione del messaggio finale che verrà emesso dal Sinodo dei Vescovi.
La votazione è iniziata per continenti, ma si è interrotta per un problema tecnico, prova che a volte anche la tecnologia fallisce.
I Padri sinodali dovranno votare in varie occasioni le “propositiones” (proposte) presentate al Papa come risultato di questa assemblea. Se il Pontefice lo riterrà opportuno, le utilizzerà per la redazione di un'esortazione apostolica post-sinodale che raccoglierà i frutti del Sinodo.
Al momento delle votazioni, i Padri sinodali possono votare utilizzando queste opzioni poste sul loro telecomando: “Placet” (a favore), “Non placet” (contro), “Abstineo” (astensione), “Placet iuxta modum” (a favore ma con riserva).
In seguito, come previsto dal sistema di sicurezza, dovranno confermare la propria scelta o modificarla in caso di errore. Per questo sceglieranno tra l'opzione “deleo” (per cancellare) o “confirmo” (per confermare).
Saluto del Cardinale Levada alla prima Congregazione generale
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso di saluto del Presidente delegato di turno, il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in occasione della prima Congregazione generale del Sinodo dei Vescovi tenutasi lunedì mattina
* * *
Beatissimo Padre,
con spirito di fede e sentimenti di gioia cristiana ci troviamo qui riuniti per celebrare insieme questa XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata da Vostra Santità. Avremo l'opportunità di confrontarci tra noi, ma soprattutto di unirci in collegiale comunione per metterci in ascolto della Parola di vita che Dio ha affidato alle cure amorevoli e autorevoli della sua Chiesa, perché l'annunci con coraggio e convinzione, ai vicini e ai lontani.
Desideriamo esprimerLe il nostro ringraziamento per aver scelto un tema così importante e delicato. Siamo infatti chiamati a riflettere su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa». A nessuno sfugge l'importanza di un tale argomento e la sua centralità nella vita della Chiesa e nella stessa identità cristiana. Infatti la vita e la missione della Chiesa si fonda sulla Parola di Dio, ne è alimentata e la esprime, poiché essa è anima della teologia e, insieme, ispiratrice di tutta l'esistenza cristiana. Questa Parola di Dio, essendo destinata a tutti i credenti, richiede speciale venerazione e obbedienza, affinché venga accolta anche quale urgente richiamo alla piena comunione tra i fedeli in Cristo.
Come ci ricorda la Costituzione dogmatica Dei Verbum, esiste una inscindibile unità tra Sacra Scrittura e Tradizione poiché entrambe provengono da una stessa fonte: «La sacra Tradizione e la sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Ambedue infatti, scaturendo dalla stessa divina sorgente, formano in un certo qual modo, una cosa sola e tendono allo stesso fine. Infatti la sacra Scrittura è Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo; invece la sacra Tradizione trasmette integralmente la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano. In questo modo la Chiesa attinge la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di riverenza» (Dei Verbum, 9).
Soltanto la viva Tradizione ecclesiale permette alla Sacra Scrittura di essere compresa come autentica Parola di Dio che si fa guida, norma e regola per la vita della Chiesa e la crescita spirituale dei credenti. Ciò comporta il rifiuto di ogni interpretazione soggettiva o puramente esperienziale o frutto di una analisi unilaterale, incapace di accogliere in sé il senso globale che nel corso dei secoli ha guidato la Tradizione dell'intero popolo di Dio.
In questo orizzonte nasce la necessità e la responsabilità del Magistero, chiamato a essere interprete autentico della stessa Parola di Dio a servizio dell'intero popolo cristiano e per la salvezza di tutto il mondo. E anche noi singoli Vescovi conosciamo bene quanto siano grandi le nostre responsabilità come legittimi successori degli Apostoli e quanto da noi attenda la società di oggi, alla quale abbiamo il dovere di trasmettere le verità che abbiamo, a nostra volta, ricevuto. Il Concilio Vaticano II insegna che «compete ai Sacri Presuli [ ... ] istruire opportunamente i fedeli loro affidati circa il retto uso dei libri divini» (Dei Verbum, 25). Pertanto questo compito spetta ai Vescovi direttamente in prima persona, sia come ascoltatori della Parola, sia come servitori della medesima, secondo il munus docendi che hanno ricevuto. In questo senso anche l'organismo sinodale costituisce una istituzione qualificata per promuovere la verità e l'unità del dialogo pastorale all'interno del Corpo mistico di Cristo.
Santità, nel suo discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, Ella ha formulato «l'auspicio che ciò aiuti a riscoprire l'importanza della Parola di Dio nella vita di ogni cristiano, di ogni comunità ecclesiale ed anche civile» (Discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, L'Osservatore Romano, 26 gennaio 2007, 5).
Noi vogliamo accogliere con umiltà e responsabilità questo richiamo poiché sappiamo che l'ultimo fine della rivelazione divina è la comunione di vita con il Signore. La Lettera agli Ebrei ci ricorda che la Parola di Dio è viva ed efficace (cf. 4,12) ed illumina il nostro cammino nel pellegrinaggio terreno verso il pieno compimento del Regno di Dio. Soltanto chi ha familiarità con la Parola di Dio può diventare suo credibile annunciatore e soltanto chi la vive in un impegno concreto di crescita può comprendere quanto scrive San Paolo ai cristiani di Corinto: «guai a me se non predicassi il Vangelo» (1Cor 9,16). Questo grido di San Paolo risuona anche oggi nella Chiesa con urgenza e diventa per tutti i cristiani un appello al servizio del Vangelo per il mondo intero.
Iniziando i lavori di questa Assemblea sinodale, sotto la guida dello Spirito Santo, vogliamo volgere lo sguardo a Cristo, luce del mondo e nostro unico Maestro. La Vergine Maria, madre della Parola incarnata, interceda per noi. Ci benedica, Santo Padre, perché la bellezza, la purezza e la verità della Parola di Dio possa arrivare a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo attraverso la nostra carità pastorale, il nostro coraggio evangelico e la nostra gioiosa responsabilità dell'annuncio cristiano.
Relazione del Segretario generale del Sinodo alla prima Congregazione generale
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la relazione pronunciata questo lunedì mattina da monsignor Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, in occasione della prima Congregazione generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio.
* * *
Introduzione
Santo Padre,
Eminentissimi ed Eccellentissimi Padri sinodali,
Fratelli e sorelle,
Ringrazio la Divina Provvidenza per il privilegio concessomi di rivolgermi a voi in qualità di Segretario Generale all'inizio di un'altra Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Saluto tutti con le parole che San Paolo Apostolo ha indirizzato circa 1950 anni fa - intorno al 58 - ai cristiani di questa città: pa/sin toi/j ou=sin evn ~Rw,mh| avgaphtoi/j Qeou/( klhtoi/j a`gi,oijà ca,rij u`mi/n kai. eivrh,nh avpo. Qeou/ patro.j h`mw/n kai. Kuri,ou VIhsou/ CristoØ ["A quanti sono in Roma diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo"] (Rm 1, 7). Il saluto dell'Apostolo delle Genti, alquanto significativo, sembra appropriato per vari motivi.
Arrivati da tutte le parti del mondo, voi padri sinodali avete raggiunto Roma, centro visibile della Chiesa Cattolica, sede del Vescovo di Roma che presiede nella carità la santa Chiesa di Dio. A nome di tutti rivolgo un saluto del tutto particolare a Sua Santità Benedetto XVI, il 264° successore di San Pietro Apostolo nella sede di Roma. Siamo grati per la convocazione a questa sua città che è anche di ognuno di noi, in quanto tutti i cattolici, anzi, tutti i cristiani hanno un rapporto unico e irrepetibile con Roma che custodisce gelosamente il ricordo dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Essi hanno consacrato con il proprio sangue l'approdo della Buona Notizia a Roma, centro dell'impero romano, divenuta centro della Chiesa Cattolica.
La persona di San Paolo, poi, ed il suo messaggio accompagneranno in modo particolare i lavori sinodali che hanno luogo nel corso dell'Anno Paolino che, per ispirazione dello Spirito Santo, il Santo Padre Benedetto XVI ha aperto il 29 giugno scorso, in occasione del bimillenario della sua nascita.
La parola dell'Apostolo di Tarso ricorda, inoltre, che tutti siamo diletti di Dio [avgaphto Qeou/] e che, per mezzo del battesimo, abbiamo ricevuto la vocazione alla santità [klht a`gi,oi]. È il fondamento del sacerdozio comune su cui poggiano i ministeri e i carismi nella Chiesa. Anche la nostra attività nelle prossime settimane, nell'ascolto, nella meditazione, nella celebrazione e nella diffusione della Parola di Dio, dovrebbe aiutarci a progredire nella santità, un cammino faticoso ed esigente ma al contempo gioioso ed esaltante. Per raggiungere tale alto traguardo, affidiamoci alla benevolenza di Dio Padre, alla grazia dello Spirito Santo, dono che il Signore Gesù risorto continuamente elargisce senza misura (cfr. Gv 3, 34).
Con tali sentimenti saluto ben volentieri i 253 Padri sinodali che sono pervenuti da tutti e cinque i continenti e rispettivamente 51 dall'Africa, 62 dall'America, 41 dall'Asia, 90 dall'Europa e 9 dall'Oceania. I Padri sinodali prendono parte all'Assemblea Generale Ordinaria a vario titolo: 173 sono stati eletti, 38 partecipano ex officio, 32 sono stati nominati dal Santo Padre e 10 sono stati eletti dall'Unione dei Superiori Generali. Tra essi vi sono 8 Patriarchi, 52 Cardinali [1], 2 Arcivescovi Maggiori, 79 Arcivescovi, 130 Vescovi. Per quanto riguarda l'ufficio che svolgono, 10 sono Capi delle Chiese Orientali sui iuris, 30 Presidenti delle Conferenze Episcopali, 24 Capi dei Dicasteri della Curia Romana, 185 Ordinari, 17 Ausiliari.
Rivolgo un particolare saluto ai Delegati fraterni, rappresentanti di 10 Chiese e comunità ecclesiali, che con i cattolici condividono l'amore e la venerazione nei riguardi della Sacra Scrittura. Oltre il sacramento del battesimo, è la Bibbia che unisce maggiormente tutti coloro che credono nel mistero di Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo. Rivolgo il cordiale benvenuto anche ad alcuni Invitati speciali che hanno accolto l'invito del Santo Padre Benedetto XVI e prenderanno parte con piacere ai lavori sinodali.
Saluto, poi, 41 Esperti e 37 Uditori, uomini e donne, che sono stati scelti tra tanti specialisti ed amanti della Parola di Dio per assistere i Padri sinodali e per arricchire le loro riflessioni con l'esperienza personale e delle rispettive comunità sull'importanza vitale della Parola di Dio, sempre viva ed efficace (cfr. Eb 4, 12).
Estendo sentiti saluti agli Addetti Stampa, agli Assistenti, ai Traduttori, al personale tecnico e, in particolare, ai Collaboratori della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Senza il loro generoso e valido contributo non sarebbe stato possibile organizzare bene la presente Assise sinodale.
Per tutti, insieme ad un cordiale saluto, formulo l'auspicio che la partecipazione alla XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi possa favorire una migliore conoscenza della Parola di Dio affinché ognuno possa riscoprirsi amato da Dio e progredire, con rinnovato entusiasmo, nel cammino della santità, per il bene della Chiesa e del mondo intero.
La presentazione si divide in 5 parti:
I) Riflessioni preliminari sulla Parola di Dio
II) Attività tra l'XI e la XII Assemblea Generale Ordinaria
III) Preparazione della XII Assemblea Generale Ordinaria
IV) Attività della Segreteria Generale
V) Conclusione
I) Riflessioni preliminari sulla Parola di Dio
Il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria sulla Parola di Dio spontaneamente fa ricordare le parole del Prologo del Vangelo di Giovanni: VEn avrch/| h=n o` o,goj( kai. o` o,goj h=n pro.j to.n Qeo,n( kai. Qeo.j h=n o` o,goj ["In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio"] (Gv 1, 1). Queste parole piene di Spirito permettono di penetrare nell'abisso del mistero di Dio, nascosto da secoli e rivelato nella pienezza dei tempi (cfr. Ef 1, 10) in Gesù Cristo, egli stesso nato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine (cfr. Lc 1, 34-37). "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18).
Il o,goj (Dabar, Verbum, Parola, Ragione creatrice) è Gesù Cristo: il Verbo eterno che nel mistero dell'incarnazione si è fatto carne ed ha abitato in mezzo a noi (cfr. Gv 1, 14). Il Signore Gesù, uomo e Dio, ha percorso le città e i villaggi della Terra santa "insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo" (Mt 4, 23). La sua rivelazione, fatta per mezzo di parole e di gesti, è culminata nel mistero pasquale, nell'abbassamento della passione e della morte, e nella successiva glorificazione della resurrezione e dell'ascensione "al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose" (Ef 4, 10).
Il Figlio, il o,goj che era in principio presso Dio, perché Egli stesso è Dio (cfr. Gv 1, 1), ha partecipato alla creazione in quanto "tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste" (Gv 1, 3). Illuminati dallo Spirito Santo, che aleggiava sulle acque mentre "la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso" (Gen 1, 2), ci avviciniamo all'atto creativo di Dio: `#r ~yIm:ßV'h; taeî ~yhi_l{a/ ar"äB' tyviÞarEB ["In principio Dio creò il cielo e la terra"] (Gen 1, 1) e scopriamo l'opera del o,goj per mezzo del quale Dio Padre ha creato il cosmo e l'uomo, capolavoro della creazione, fatto a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1, 26-27).
Nel o,goj "era la vita e la vita era la luce degli uomini" (Gv 1, 4) che splende nelle tenebre. Coloro che hanno accolto "il Verbo della vita" [o,go th/j zwh/j] (1 Gv 1, 1) sono chiamati ad annunziarlo perché, partecipando alla comunione che ha per fondamento il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo, possano condividere la perfetta gioia. In tale opera i santi, i "credenti in Cristo Gesù" (Ef 1, 1), sono aiutati dallo Spirito Santo che abita in loro, fa di loro "tempio di Dio" (1 Cor 3, 16), viene in aiuto alla loro debolezza (cfr. Rm 8, 26) e li guida alla verità tutt'intera (cfr. Gv 16, 13). Ma anche lo stesso Gesù risorto rimane con i suoi fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28, 20). Inoltre, egli fa di tutti coloro i quali nell'Eucaristia si nutrono del suo corpo e del suo sangue, membra della Chiesa, suo Corpo mistico. Pertanto è lo stesso Gesù, il o,goj, che dall'interno del nostro cuore ci spinge alla missione, all'annuncio della Buona Notizia. In realtà, nelle cose di Dio, come afferma San Girolamo, piuttosto che sulle proprie forze, bisogna affidarsi alla grazia di Dio e alla rettitudine d'intenzione giacché: "non può mancare la parola a chi ha fede nel Verbo"[2].
Gesù Cristo, il o,goj eterno, è il Primo e l'Ultimo. Anche come uomo glorificato egli detiene il primato della nuova creazione, essendo il primogenito di coloro che risuscitano dai morti (cfr. Col 1, 18). "Il suo nome è Verbo di Dio" [~O o,goj tou/ Qeou/] (Ap 19, 13) "Re dei re e Signore dei signori" (Ap 19, 16). Il o,goj dunque, per mezzo del quale sono state create tutte le cose, sarà anche l'ultimo quando verrà a giudicare i vivi e i morti, a "rendere a ciascuno secondo le sue opere" (Ap 22, 12). Egli è "l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine" (Ap 22, 13). Insieme con tutte le creature del cielo e della terra, anche noi riuniti nell'Assemblea sinodale proclamiamo pieni dello Spirito Santo: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli" (Ap 5, 13).
II) Attività tra l'XI e la XII Assemblea Generale Ordinaria
Nel corso dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che ha avuto luogo dal 2 al 23 ottobre 2005 sul tema L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, è stato formato l'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale. In conformità all'Ordo Synodi Episcoporum sono stati eletti dai Padri sinodali, per votazione elettronica, 12 membri, mentre il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato 3 Vescovi per completare il numero previsto di 15 Membri del menzionato Consiglio. I compiti principali dell'XI Consiglio Ordinario erano due: portare a termine le conclusioni dell'XI Assemblea sinodale sull'Eucaristia e preparare la successiva XII Assemblea Generale Ordinaria.
Il Consiglio Ordinario si è riunito a Roma 6 volte. La prima, il 22 ottobre 2005, mentre l'Assemblea Sinodale volgeva al termine. Essa ha permesso ai Membri di conoscersi meglio e di programmare la futura attività. Nel corso dell'anno 2006 il Consiglio si è riunito 3 volte, rispettivamente dal 30 al 31 gennaio; dal 1° al 2 giugno e dal 10 all'11 ottobre. Il Consiglio Ordinario ha tenuto una riunione nel 2007, dal 24 al 25 gennaio, e una nel 2008, dal 21 al 22 gennaio. Grazie ai mezzi di comunicazione moderni, in particolare alla posta elettronica, la Segreteria Generale, d'accordo con i Membri del menzionato Consiglio, ha favorito lo scambio di informazioni e documentazione per iscritto, volendo ridurre i disagi causati dai frequenti viaggi dei Vescovi dalle loro Diocesi a Roma, sede della Segreteria Generale.
Le prime due riunioni dell'XI Consiglio Ordinario hanno avuto per finalità principale la riflessione sulla ricca documentazione del Sinodo sull'Eucaristia. In modo particolare, i Membri del Consiglio Ordinario si sono concentrati sull'esame delle 50 Proposizioni che i Padri sinodali avevano approvato a grande maggioranza, con oltre i due terzi di voti. La prima Proposizione sottoponeva alla benevola accoglienza del Santo Padre Benedetto XVI la richiesta di voler redigere un Documento sul sublime mistero dell'Eucaristia, per il bene della Chiesa e della sua missione nel mondo.
Sua Santità ha generosamente accolto la supplica dei Padri sinodali. Come di consueto, nell'elaborazione dell'Esortazione Apostolica Postsinodale il Sommo Pontefice è stato assistito dall'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Nella riunione del gennaio 2006 del Consiglio è stato pertanto concordato uno schema del Documento con abbondanti e puntuali indicazioni. Nell'incontro del mese di giugno del Consiglio Ordinario, poi, è stata esaminata la bozza dell'Esortazione Apostolica. Sono state fatte numerose osservazioni per raccogliere tutta la ricchezza della riflessione dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, alla luce del Magistero della Chiesa, in particolare, del Concilio Ecumenico Vaticano II e degli insegnamenti dei Pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Dopo aver incluso tutte le osservazioni, il testo è stato consegnato al Sommo Pontefice che vi ha apportato il suo ulteriore notevole contributo, imprimendo ad esso il carisma proprio del Pastore universale della Chiesa. Il Santo Padre ha scelto il titolo, assai significativo, dell'Esortazione Apostolica Postsinodale: Sacramentum Caritatis. Il Vescovo di Roma ha firmato tale Documento il 22 febbraio 2007, festa della cattedra di San Pietro. La Sacramentum Caritatis è stata pubblicata il 13 marzo 2007. Lo stesso giorno è stata presentata nella Sala Stampa della Santa Sede dall'Em.mo Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia e Relatore Generale dell'XI Assemblea Generale Ordinaria, e dall'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi. L'Esortazione Apostolica Postsinodale è stata pubblicata in 8 lingue. In seguito, sono state pubblicate le traduzioni in varie altre lingue.
In data 22 febbraio 2006, l'Ecc.mo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi ha inviato la Relatio circa labores peractos dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, ai Capi dei Dicasteri della Curia Romana e al Presidente dell'Unione dei Superiori Generali. Nel Documento è stata presentata una sintesi della preparazione e dello svolgimento dei lavori sinodali. Tra l'altro sono stati indicati i seguenti dati statistici. All'assise sinodale del 2005 hanno partecipato 256 Padri sinodali, di cui 177 sono stati eletti, 39 ex officio e 40 di nomina Pontificia. Quanto ai continenti, i Padri sinodali provenivano 50 dall'Africa, 59 dall'America, 44 dall'Asia, 95 dall'Europa e 8 dall'Oceania. Hanno avuto luogo 22 Congregazioni Generali e 7 Sessioni dei Circoli minori. I Padri sinodali hanno approvato per acclamazione il testo del Nuntius al Popolo di Dio e, a grande maggioranza, le 50 Proposizioni.
Secondo la prassi collaudata, sono stati trascritti dalla registrazione vocale tutti gli interventi fatti nel corso dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nelle lingue in cui sono stati pronunciati nell'Aula sinodale. Si tratta degli Acta XI Coetus Generalis Ordinari Synodi Episcoporum, pubblicati in 3 volumi di 973 pagine. Gli Atti sono stati consegnati al Santo Padre Benedetto XVI il 21 gennaio 2008. Altri volumi sono destinati all'Archivio presso la Segreteria Generale e rimangono come preziosa documentazione delle approfondite riflessioni sinodali sull'inesauribile mistero dell'Eucaristia.
III) Preparazione della XII Assemblea Generale Ordinaria
Il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria, da tenersi nell'ottobre 2008, è stato oggetto di ampie consultazioni e di approfondita discussione. Prima della conclusione dell'XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, i Padri sinodali sono stati invitati a segnalare gli argomenti che a loro parere avrebbero potuto essere presi in esame durante la successiva Assise sinodale. Le risposte sono state abbastanza numerose e i temi assai diversi, anche se si evidenziava un numero significativo di segnalazioni concernenti la Parola di Dio.
All'inizio dell'anno 2006, in seguito all'Udienza Pontificia del 13 gennaio, l'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha scritto ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, ai Capi dei Dicasteri della Curia Romana e al Presidente dell'Unione dei Superiori Generali, chiedendo di indicare una terna di temi che, secondo il loro parere, avrebbero potuto diventare oggetto di approfondimento sinodale. Al riguardo, veniva precisato che gli argomenti avrebbero dovuto essere d'interesse per la Chiesa universale, che la riflessione su di essi avrebbe dovuto essere richiesta sulla base di una viva attualità pastorale, che avrebbero dovuto esistere le condizioni di fattibilità per il loro approfondimento in seno al Sinodo dei Vescovi. Le risposte dovevano pervenire entro il 1° giugno 2006 per poter essere esaminate immediatamente dal Consiglio Ordinario della Segreteria Generale nella riunione del 1° e 2 giugno.
La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha ricevuto numerose proposte che sono state analizzate dai Membri del Consiglio Ordinario nella suddetta riunione. Dopo una approfondita riflessione, è stata formulata una terna di temi che l'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale, ha sottoposto alla benevola considerazione del Santo Padre Benedetto XVI, Presidente del Sinodo dei Vescovi. Nell'Udienza concessagli il 22 settembre 2006, il Sommo Pontefice ha accolto la prima proposta della terna, segnalata con più frequenza dagli episcopati, e cioè La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Al contempo, il Santo Padre ha deliberato che l'Assise sinodale avesse luogo dal 5 al 26 ottobre 2008. La decisione del Sommo Pontefice è stata ufficialmente comunicata al Segretario Generale dall'Em.mo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, in data 30 settembre 2006. Il tema è stato reso pubblico il 6 ottobre in 11 lingue.
Non è difficile percepire, anche nella formulazione del titolo della presente Assemblea sinodale, il richiamo a quella precedente sull'Eucaristia. La somiglianza è stata voluta per sottolineare la mutua relazione tra la Parola di Dio e l'Eucaristia. Esse sono intimamente unite nella celebrazione della Santa Messa in modo tale che in realtà le due mense della Liturgia della Parola e della Liturgia Eucaristica formino praticamente un'unica mensa della Parola, del Corpo e del Sangue del nostro Signore Gesù.
Preparazione dei Lineamenta
Dopo che il Santo Padre Benedetto XVI ha stabilito il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria, l'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale si è riunito due volte per studiare il testo dei Lineamenta. Nella riunione del 10 e 11 ottobre 2006, i Membri del Consiglio Ordinario, con l'aiuto di alcuni esperti, hanno concordato lo schema dei Lineamenta riferendosi, in particolare, alla Costituzione dogmatica Dei Verbum, grande documento del Concilio Ecumenico Vaticano II, tenendo però conto dei successivi pronunciamenti del Magistero della Chiesa sul tema, come pure delle situazioni pastorali e sociali in cui le Chiese particolari vivono e operano nel mondo contemporaneo.
Nella riunione dal 24 al 25 gennaio 2007, i Membri del Consiglio Ordinario hanno esaminato le bozze dei Lineamenta, apportandovi varie modifiche allo scopo di perfezionare il testo. Allo stesso tempo, è stato segnalato qualche aspetto che aveva bisogno di un ulteriore approfondimento. La Segreteria Generale, con il concorso di alcuni esperti, ha cercato di incorporare tutte le osservazioni. Prima di dare il testo alle traduzioni in varie lingue, esso è stato inviato per via elettronica ai singoli Membri i quali hanno potuto apportare ulteriori miglioramenti.
Ottenuto il consenso del Consiglio Ordinario, il 27 aprile 2007 la Segreteria Generale ha pubblicato i Lineamenta della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il testo ha avuto lo scopo di favorire la discussione a livello della Chiesa universale sul tema dell'Assemblea sinodale. I Lineamenta sono stati presentati nella Sala Stampa della Santa Sede dall'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale, e dal Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi. La diffusione del Documento è stata favorita anche dalle notevoli possibilità degli odierni mezzi di comunicazione, soprattutto da internet. Sul sito della Santa Sede riservato al Sinodo dei Vescovi è stato inserito il testo dei Lineamenta in 10 lingue. Oltre alle 8 lingue abituali (latino, francese, inglese, italiano, polacco, portoghese, spagnolo, tedesco), curate dalla Segreteria Generale, il Documento è stato tradotto anche in cinese e in arabo, segno di grande interesse nei riguardi del tema dell'Assise sinodale presso le Chiese particolari che adoperano tali lingue. Come di consueto, i Lineamenta contenevano le domande, in tutto 21, per facilitare la riflessione e l'approfondimento degli argomenti. Nella Prefazione il Segretario Generale pregava gli Organismi interessati di rispondere entro il mese di novembre 2007, fornendo validi contributi sul tema prescelto dal Santo Padre Benedetto XVI.
Redazione dell'Instrumentum laboris
Dalle risposte pervenute alla Segreteria Generale si è potuto rilevare che l'argomento di questa Assemblea Generale Ordinaria è di grande attualità, assai sentito dalle Chiese particolari che aspettano dalla riflessione sinodale una ripresa dello zelo nell'evangelizzazione, un rinnovato interesse per conoscere, amare, celebrare la Parola di Dio, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche, per poi annunciarla con rinnovato slancio ai vicini ed ai lontani.
La percentuale delle risposte istituzionali corrisponde al 78,3 %. Essa è distribuita nel modo seguente:
- Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris: 61,5 % (su 13 Chiese hanno risposto 8 [3]);
- Conferenze Episcopali: 82,3 % (su 113 Conferenze Episcopali hanno risposto 93);
- Dicasteri della Curia Romana: 68 % (su 25 Dicasteri hanno risposto 17 [4]);
- Unione dei Superiori Generali: 100 %.
Per quanto concerne le Conferenze Episcopali, può essere interessante indicare in ordine alfabetico la percentuale delle risposte secondo i singoli continenti:
- Africa: 72,2 % (su 36 Conferenze Episcopali hanno risposto 25 [5]);
- America: 83,3 % (di 24 Conferenze Episcopali hanno risposto 20 [6]);
- Asia: 94,1 % (su 17 Conferenze Episcopali hanno risposto 16 [7]);
- Europa: 93,7 % (su 32 Conferenze Episcopali hanno risposto 30 [8]);
- Oceania: 50 % (su 4 Conferenze Episcopali, hanno risposto 2 [9]).
L'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, aiutato da alcuni esperti, ha attentamente esaminato i contributi degli episcopati. I Membri del Consiglio si sono soffermati anche su numerosi apporti di istituzioni ecclesiali: per esempio, dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali (U.I.S.G.), come pure di persone singole che hanno fatto pervenire i loro punti di vista. La Segreteria Generale ha pure preso in considerazione i risultati di alcuni Convegni, come pure di articoli pubblicati su varie riviste specializzate e di divulgazione.
Nella riunione dei giorni 21 e 22 gennaio 2008, i Membri dell'XI Consiglio Ordinario sono intervenuti abbondantemente sulla bozza dell'Instrumentum laboris, redatto sulla base dei ricchi contributi pervenuti principalmente dagli episcopati della Chiesa universale. Essi hanno incaricato la Segreteria Generale di completare in un testo organico le puntuali osservazioni. Dopo avere svolto tale esigente lavoro, avvalendosi dell'aiuto di alcuni esperti, la Segreteria Generale ha inviato per posta elettronica ai singoli Membri il testo completato secondo le indicazioni del Consiglio Ordinario, con preghiera di approvare il Documento o eventualmente di formulare ulteriori, ultime, osservazioni. I rilievi dei Membri del Consiglio Ordinario sono stati puntualmente esaminati e in gran parte inseriti nel testo definitivo. Dopo il consueto paziente ed esigente lavoro di traduzione in 8 lingue, l'Instrumentum laboris è stato pubblicato il 12 giugno 2008. Nello stesso giorno il Documento è stato presentato nella Sala Stampa della Santa Sede dall'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale, e dal Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi. L'Instrumentum laboris ha avuto un'ampia diffusione, tramite internet - è stato inserito nel sito della Santa Sede riservato al Sinodo dei Vescovi - e per mezzo di numerose pubblicazioni, come per esempio de L'Osservatore Romano in italiano e in altre lingue, della Libreria Editrice Vaticana, di varie riviste. Tale fatto ha permesso a molti di conoscere l'Ordine del giorno della prossima Assise sinodale. In particolare è stato utile ai Padri sinodali che hanno potuto prepararsi bene per la riflessione sul tema del presente Sinodo, così importante per la vita della Chiesa e per la sua missione di evangelizzazione e di promozione umana.
Contributo del Santo Padre Benedetto XVI
Il Santo Padre Benedetto XVI ha seguito da vicino e puntualmente l'attività della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, per cui sento il gradito dovere di ringraziarLo a nome dell'XI Consiglio Ordinario e di tutta l'Assemblea. Del resto, il Sommo Pontefice è anche il Presidente del Sinodo dei Vescovi. I Vescovi, poi, seguono con grande attenzione i pronunciamenti del Santo Padre, in particolare quelli che si riferiscono alla comunione ecclesiale, alla collegialità episcopale e alla sinodalità della Chiesa, temi di maggiore interesse per il Sinodo dei Vescovi e per il suo contributo istituzionale al servizio del ministero del Vescovo di Roma, Pastore universale della Chiesa.
Oltre alle Udienze di lavoro, concesse al Segretario Generale, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto 3 volte l'XI Consiglio Ordinario nel Palazzo Apostolico: il 1° giugno 2006; il 25 gennaio 2007 e il 21 gennaio 2008. Ogni volta il Vescovo di Roma ha indirizzato un appropriato Discorso su alcuni importanti aspetti dell'attività del menzionato Consiglio, che hanno avuto notevole eco in tutta la Chiesa. Gli argomenti toccati riguardavano il mistero dell'Eucaristia, mentre l'XI Consiglio Ordinario stava prestando l'aiuto al Sommo Pontefice nel raccogliere e sistemare gli abbondanti contributi dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Logicamente, quando il medesimo Consiglio ha concentrato i suoi sforzi sulla preparazione della XII Assemblea Generale Ordinaria, Sua Santità si è riferito alla vitale importanza del tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.
Mi permetto di segnalare i seguenti pronunciamenti del Sommo Pontefice sulla Parola di Dio: Angelus del 6 novembre 2005, in occasione del 40° anniversario della promulgazione della Dei Verbum [10]; Discorso ai partecipanti del Convegno Internazionale La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa [11]; il volume Gesù di Nazaret [12].
Non si possono tralasciare, poi, i frequenti riferimenti all'importanza della riscoperta della Lectio Divina. Nelle catechesi delle Udienze Generali del mercoledì, il Santo Padre Benedetto XVI ha spesso sottolineato l'importanza vitale della Sacra Scrittura per l'opera teologica, spirituale ed ecclesiale degli Apostoli e dei loro successori, come pure dei Padri della Chiesa. Tali interventi non mancheranno di arricchire la riflessione sinodale. Del resto, diversi di questi sono stati segnalati sia nei Lineamenta sia nell'Instrumentum laboris, rispettivamente documento di preparazione e di lavoro della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.
Diritto alla vita e alla libertà di coscienza, chiave per un mondo migliore
SINODO SULLA PAROLA DI DIO
“Ebrei e cristiani posseggono un ricco patrimonio comune”
Il Rabbino di Haifa: un segno di speranza la mia presenza al Sinodo
Al Sinodo proposto un Anno dedicato alla predicazione della Parola
La gente ha perso “familiarità” con la Bibbia
Voto elettronico in latino al Sinodo dei Vescovi
Saluto del Cardinale Levada alla prima Congregazione generale
Relazione del Segretario generale del Sinodo alla prima Congregazione generale
Relazione prima della Discussione del Cardinale Marc Ouellet
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Non c’è pace senza difesa della vita
Santa Sede
Diritto alla vita e alla libertà di coscienza, chiave per un mondo migliore
Intervento dell'Osservatore Permanente della Santa Sede all'ONU
di Roberta Sciamplicotti
NEW YORK, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Solo il rispetto del diritto alla vita e alla libertà di coscienza potrà rendere il mondo più giusto, ha affermato questo lunedì a New York l'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
Intervenendo alla 63ma sessione dell'Assemblea Generale ONU sull'item 100, “Rapporto del Segretario Generale sul lavoro dell'Organizzazione”, il presule ha ricordato che quest'anno si celebrano i 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, “con cui i leader mondiali hanno concordato sul fatto che i diritti umani non vengono concessi dai Governi, ma sono inerenti a tutti gli individui indipendentemente dalla razza, dalla nazionalità e dal credo religioso”.
Al centro del sistema dei diritti umani, ha sottolineato, figurano “il diritto alla vita e quello alla libertà di pensiero, coscienza e religione”, “troppo spesso trascurati a favore di questioni politicamente più convenienti” e ai quali si dà attenzione “solo quando la voce dei diseredati e dei discriminati diventa troppo forte per essere ignorata”.
“Solo rispettando il diritto alla vita, dal momento del concepimento fino alla morte naturale, e la coscienza di tutti i credenti promuoveremo un mondo consapevole e rispettoso di un senso più profondo di significato e scopo”, ha dichiarato.
L'Arcivescovo ha aggiunto che in questo periodo si è testimoni di “terribili conflitti” in molte regioni del mondo. “Appaiano sotto forma di disordini civili, attività terroristica o conflitti internazionali, essi perpetuano l'errata convinzione che la violenza e la guerra possano sostituire cooperazione e dialogo per il bene comune”.
Analizzando le cause sottese a questi “fallimenti dell'umanità”, il presule ha sottolineato che “non si può non ammettere una serie di battute d'arresto nel nostro impegno di globalizzare la solidarietà nei confronti dei poveri”.
Di fronte al “crescente rallentamento economico internazionale” e al “fallimento degli obiettivi di assistenza allo sviluppo”, ha quindi richiamato la necessità di un “consenso effettivo” affinché la comunità internazionale “consolidi le promesse e rinnovi la cooperazione tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo”.
A questo scopo, la delegazione della Santa Sede spera che si ponga “l'ingegnosità dell'attività economica globale al servizio della gente piuttosto che porre la gente al servizio di questa”.
L'Osservatore Permanente ha espresso anche l'auspicio che la sessione dell'Assemblea Generale “possa servire a promuovere una cooperazione e un'armonia rinnovata tra tutti i popoli”.
“Vediamo sempre di più un aumento dell'uso della retorica che, anziché riunire le Nazioni, le rimprovera e le divide”, ha constatato.
Considerando che “in tutti gli angoli del globo questa retorica è stata usata per fomentare la sfiducia tra gli Stati”, monsignor Migliore ha chiesto di “invertire questo crescendo di sospetto e sfiducia e di aprire la strada alla fiducia nella nostra leadership comune e nei nostri valori condivisi”.
“Nell'assistenza umanitaria, nella mediazione o nella capacità di riunire le parti”, ha concluso, l'ONU “deve continuare ad essere modellata di modo da rispondere meglio alle necessità del XXI secolo”.
Sinodo sulla Parola di Dio
“Ebrei e cristiani posseggono un ricco patrimonio comune”
Il Cardinale Vanhoye presenta al Sinodo un documento della Pontificia Commissione Biblica
di Inma Álvarez
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il dialogo tra ebrei e cristiani è possibile perché “posseggono un ricco patrimonio comune che li unisce, ed è fortemente auspicabile, per eliminare progressivamente, da una parte e dall'altra, pregiudizi e incomprensioni”.
Lo ha affermato il Cardinale Albert Vanhoye questo lunedì pomeriggio durante la presentazione ai partecipanti al Sinodo, durante la seconda Congregazione generale, di un lungo documento elaborato dalla Pontificia Commissione Biblica nel 2001 sulla questione.
Il testo, intitolato “Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana”, è stato proposto dai membri della Commissione nel 1996, quando il presidente era il Cardinale Joseph Ratzinger.
Si trattava, ha spiegato il Cardinale Vanhoye, di approfondire la questione del presunto antigiudaismo della Bibbia cristiana, anche se in seguito il documento ha assunto orizzonti più ampi.
Il documento finale pubblicato nel 2001 e sottoposto lunedì alla considerazione del Sinodo consiste in un profondo studio collegiale di vari esperti, “realizzato con rigore scientifico e in uno spirito di rispetto e di amore per il popolo ebraico”.
Consta di tre capitoli: il primo su “Le Sacre Scritture del popolo ebraico, parte fondamentale della Bibbia cristiana”, il secondo su “Temi fondamentali delle Scritture del Popolo Ebraico e loro accoglienza nella fede in Cristo” e il terzo su “Gli Ebrei nel Nuovo Testamento”.
Quanto alla prima parte, il documento afferma che l'Antico Testamento “non è semplicemente un pezzo fra gli altri della Bibbia cristiana”, ma “la base, la parte fondamentale”, visto che il Nuovo Testamento, “senza la sua conformità alle sacre Scritture del popolo ebraico, non avrebbe potuto presentarsi come il compimento del disegno di Dio”.
Nel primo capitolo si sviluppano varie questioni come l'autorità delle scritture ebraiche e la loro conformità con il Nuovo Testamento, ma soprattutto si parla della difficile questione del compimento delle Scritture, finora utilizzato a volte per accusare gli ebrei di “ingiustificabile e ostinata incredulità”nei confronti del Vangelo.
Il documento affronta la questione spiegando che la Rivelazione di Cristo, anche se compie le Scritture ebraiche nel loro aspetto profetico, le supera sul piano istituzionale. Il cristiano che analizza l'Antico Testamento alla luce del Nuovo trova “una pienezza di significato che prima non poteva essere percepita”, spiega.
Per questo, anche se le due letture della Scrittura non sono assimilabili, “i cristiani possono, nondimeno, apprendere molto sull'esegesi ebraica praticata da più di duemila anni”, così come gli esegeti cristiani “possono sperare che gli ebrei siano in grado di trarre profitto anch'essi dalle ricerche esegetiche cristiane”.
Nel secondo paragrafo, il documento constata che il Nuovo Testamento “accetta pienamente tutti i grandi temi della teologia di Israele, ma non si accontenta di ripetere ciò che è stato già scritto al riguardo; li approfondisce, e ciò esige un superamento in vista di una progressione”.
“La persona e l'opera di Cristo così come l'esistenza della Chiesa si situano [nettamente] nel prolungamento della storia d'Israele”, aggiunge. Anche se “il passaggio dall'uno all'altro Testamento comporta delle rotture”, “queste non sopprimono la continuità, ma la presuppongono su ciò che è essenziale”.
La Chiesa, inoltre, non sostituisce Israele nell'Alleanza, come ricorda San Paolo, ma è il “popolo della Nuova Alleanza”, alla quale aderiscono sia israeliti che pagani che l'hanno accolta aderendo alla persona di Gesù.
“Ben lontana quindi dal sostituirsi a Israele, la Chiesa resta solidale con esso”, aggiunge il documento, ricordando che il Nuovo Testamento “non chiama mai la Chiesa 'nuovo Israele'”.
Nel Nuovo Testamento non esiste antigiudaismo
La terza parte è la più complicata, perché affronta la questione di come si presentano gli ebrei nel Nuovo Testamento, parte della Bibbia cristiana inaccettabile per gli ebrei.
Secondo il documento, il Nuovo Testamento mostra due aspetti: da un lato, positivo, il fatto che il Popolo di Israele in Gesù continui ad essere “il popolo scelto da Dio per realizzare il suo disegno di salvezza”. Dall'altro lato, negativo, mostra il rifiuto degli ebrei a credere al Vangelo.
Tuttavia, avverte, “ nel Nuovo Testamento i rimproveri rivolti agli ebrei non sono più frequenti né più virulenti delle accuse espresse contro gli Israeliti nella Legge e nei Profeti. Non devono quindi servire da base all'antigiudaismo”.
“Un vero antigiudaismo, cioè un atteggiamento di disprezzo, di ostilità e di persecuzione contro gli ebrei in quanto ebrei, non esiste in alcun testo del Nuovo Testamento ed è incompatibile con l'insegnamento che questo contiene”, aggiunge.
Il disaccordo sul Nuovo Testamento quanto a compimento del progetto di Dio in Gesù Cristo, che per gli ebrei non può essere accettato, “non implica affatto ostilità reciproca”, conclude.
“L'esempio di Paolo dimostra che, al contrario, un atteggiamento di rispetto, di stima e di amore per il popolo ebraico è il solo atteggiamento veramente cristiano in questa situazione che fa misteriosamente parte del disegno, totalmente positivo, di Dio”.
Il Rabbino di Haifa: un segno di speranza la mia presenza al Sinodo
Per la prima volta un rappresentante ebraico è presente all'assemblea
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il Gran Rabbino di Haifa (Israele) ha confessato che il suo intervento, questo lunedì pomeriggio, al Sinodo dei Vescovi rappresenta un segno di speranza per la crescita delle buone relazioni tra cattolici ed ebrei.
Shear Yashuv Cohen è entrato insieme a Benedetto XVI nell'aula sinodale e ha partecipato seduto tra i Vescovi a tutta la sessione pomeridiana. Poi, dalla cattedra centrale, accanto al Papa, ha pronunciato le prime parole rivolte da un rappresentante ebraico al Sinodo dei Vescovi.
“Esiste una lunga, dura e dolorosa storia di relazioni tra il nostro popolo e la nostra fede e i leader e seguaci della Chiesa cattolica, una storia di sangue e lacrime”, ha affermato.
Il Rabbino è Copresidente della Commissione Bilaterale del Gran Rabbinato di Israele e della Santa Sede.
“Sono profondamente convinto che la mia presenza tra voi sia estremamente significativa - ha aggiunto - . Porta con sé un segno di speranza e un messaggio d'amore, convivenza e pace per la nostra generazione e per le generazioni future”.
Secondo quando ha spiegato l'Arcivescovo Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, la commissione organizzatrice ha ritenuto “logico” invitare all'assemblea sulla Parola di Dio un rappresentante del popolo ebraico. Benedetto XVI ha poi approvato questa decisione.
Quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, del resto, il Cardinale Joseph Ratzinger incontrava spesso rappresentanti ebraici.
Nel suo intervento al Sinodo il Rabbino, nato nel 1927 e figlio di David Cohen, un famoso Rabbino di Gerusalemme, ha illustrato ai Vescovi il ruolo centrale che la Bibbia ha nella vita e in particolare nella preghiera e nel culto degli ebrei.
Il Rabbino, che ha rivelato di essere stato introdotto dai suoi amici della Comunità di Sant'Egidio allo spirito di dialogo promosso da Giovanni Paolo II con l'incontro di Assisi del 1986, ha presentato alcuni momenti tipici del culto nella sinagoga.
“Preghiamo Dio utilizzando le sue stesse parole, come ci vengono riportate dalle Scritture”, ha affermato. “Allo stesso modo, lo lodiamo usando le sue stesse parole tratte dalla Bibbia”.
“Imploriamo la sua misericordia, ricordando che Egli l'ha promessa ai nostri antenati e a noi. Tutto il nostro servizio si basa su un'antica regola, come ci hanno riferito i nostri Rabbini e maestri: 'Dategli ciò che è suo, perché voi e ciò che è vostro siete suoi'”.
“Crediamo che la preghiera sia il linguaggio dell'anima nella sua comunione con Dio. Crediamo sinceramente che la nostra anima sia sua, che Egli ce l'abbia donata”.
I Rabbini, quando parlano nei loro sermoni di temi come la santità della vita, la lotta al secolarismo, la promozione dei valori della fraternità, l'amore e la pace, cercano “sempre di basare le proprie parole su citazioni bibliche”, ha osservato.
“Il nostro punto di partenza si ritrova nei tesori della nostra tradizione religiosa, anche se parliamo a un mondo moderno con un linguaggio contemporaneo e affrontiamo questioni attuali”.
“E' sorprendente constatare come le Sacre Scritture non perdano mai la loro vitalità e importanza per presentare questioni della nostra epoca – ha concluso il Rabbino –. E' questo il miracolo della perpetua Parola di Dio”.
Al Sinodo proposto un Anno dedicato alla predicazione della Parola
Di fronte alla preoccupazione per la qualità delle omelie
di Roberta Sciamplicotti
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Un Anno dedicato alla predicazione della Parola di Dio è la proposta presentata questo martedì durante i lavori del Sinodo dei Vescovi da monsignor Gerald Frederick Kicanas, Vescovo di Tucson e vicepresidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, di fronte alla preoccupazione suscitata dalla qualità delle omelie.
La Parola di Dio, ha affermato monsignor Kicanas, “conforta, guarisce, dà speranza, ispira, instilla gioia, diletta, confronta, insegna e sfida”. “Predicata, mediata dallo Spirito, ci ispira a vivere, a muoverci e ad avere il nostro essere in Cristo. Attraverso la grazia, cambia la vita”.
Al giorno d'oggi, ha riconosciuto il presule, la predicazione può tuttavia “perdere il suo sapore, basarsi sulle formule ed essere priva di ispirazione, lasciando vuoti gli ascoltatori”.
Per questo motivo, ha proposto che dopo l'Anno Paolino la Chiesa universale dedichi un anno alla predicazione nell'assemblea eucaristica.
In questo Anno, ha spiegato, i sacerdoti e i diaconi potrebbero studiare insieme al loro Vescovo “cos'è importante per predicare meglio” e “si potrebbe discutere su come la predicazione possa ispirare i laici ad essere lievito per il mondo, portando i valori del Vangelo nelle questioni della nostra epoca”, ha proposto.
Se tutto ciò venisse realizzato, osserva, si vivrebbe “una nuova primavera”, “rinnovando la Chiesa, rafforzando l'evangelizzazione, intensificando la catechesi e valorizzando il discepolato”.
Dell'importanza dell'omelia ha parlato anche monsignor Ricardo Blázquez Pérez, Vescovo di Bilbao (Spagna), per il quale questa “è uno dei servizi più importanti che il Vescovo e il presbitero possano prestare alla comunità dei fedeli cristiani”.
Per questo motivo, ha osservato, è opportuno che nella sua preparazione ci si pongano almeno tre domande: “Cosa dicono le letture che saranno proclamate nella celebrazione? Cosa mi dicono personalmente? Cosa devo comunicare ai partecipanti all'Eucaristia?”.
L'omelia, “senza trasformarsi in catechesi”, deve avere “un contenuto dottrinale chiaro e vigoroso”, ha dichiarato il presule spagnolo.
In essa, del resto, “convergono la vita di ogni persona con le sue necessità e le sue speranze e l'annuncio della Parola di Dio”, facendo sì che esista un nesso “tra vita e celebrazione che deve facilitare il predicatore”.
L'omelia, quindi, “non è solo la narrazione di quanto è stato detto, è accaduto o è stato scritto in passato, ma l'attualizzazione con la forza dello Spirito Santo di ciò che il Signore ha detto e fatto”.
Preoccupazione per le omelie è stata espressa anche dal relatore generale, il Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec (Canada), che ha iniziato il dibattito questo lunedì constatando che “nonostante il rinnovamento del quale è stata oggetto l'omelia nel Concilio, sentiamo ancora l'insoddisfazione di numerosi fedeli nei confronti del ministero della predicazione”.
“Questa insoddisfazione spiega in parte l'abbandono di molti cattolici verso altri gruppi religiosi”, ha denunciato.
Monsignor Mark Benedict Coleridge, Arcivescovo di Canberra-Goulburn (Australia), ha proposto dal canto suo di preparare un Direttorio Omiletico Generale sulla linea del Direttorio Catechetico Generale e dell'Istruzione Generale del Messale Romano.
“Un Direttorio di questo tipo farebbe il punto sulla predicazione cattolica per com'è ora e lo farebbe con un occhio alla storia della predicazione cattolica”, ha aggiunto.
“Trarrebbe spunto dall'esperienza e dalla saggezza della Chiesa universale – incluse le nuove comunità e i nuovi movimenti – senza soffocare il genio delle Chiese locali o dei singoli predicatori”.
“Dobbiamo essere più sistematici nell'insegnamento dell'ars predicandi in quest'epoca”, ha concluso, e “un Direttorio Generale potrebbe aiutare a questo scopo, soprattutto nei seminari e nelle case di formazione”.
La gente ha perso “familiarità” con la Bibbia
L'intervento del Presidente della Conferenza Episcopale USA al Sinodo
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- E' scomparsa dall'immaginario popolare una certa “familiarità” con la Bibbia, che ha plasmato lungo i secoli la storia della cultura occidentale.
Lo ha constatato il Cardinale Francis Eugene George, O.M.I., Arcivescovo di Chicago e Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d'America, intervenendo questo martedì mattina alla terza Congregazione generale del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio.
Nel suo intervento il porporato ha detto di poter rintracciare “dietro questa scomparsa delle immagini bibliche la perdita di un senso e di una immagine di Dio come attore nella storia umana”.
“La nostra gente, per la maggior parte, non si muove con fiducia nel mondo biblico dello spirito attivo, degli angeli e dei demoni, della ricerca della volontà e delle intenzioni di Dio in mezzo a questo mondo governato dalla Provvidenza di Dio”, ha proseguito.
“La Sacra Scrittura assume le caratteristiche del genere fantasy, mentre il mondo biblico diviene motivo di insostenibile disagio”, ha poi osservato.
Inoltre, ha continuato il porporato, “ci si avvicina alla Sacra Scrittura solo come a una guida morale che spesso viene anche giudicata insufficiente”.
Nel lamentare questa scarsa attenzione verso la Bibbia, il porporato ha detto inoltre che “partecipando sempre meno alla liturgia domenicale, i fedeli si privano anche della possibilità di avere un contatto con la Scrittura nel contesto di una celebrazione religiosa comunitaria”.
Mentre proprio “attraverso una continua attenzione alle Scritture che danno forma ai cicli e al calendario liturgici – ha osservato –, i fedeli si aprono alla conversione e a una crescita nella vita di grazia”.
“Se saremo pastoralmente solleciti verso il bisogno di una conversione dell'immaginazione, del pensiero e della volontà – ha proseguito –, la nostra gente non avrà timore di provare confusione nel leggere e nell'ascoltare la Bibbia”.
“Non la avvertiranno più come un puzzle gigante ma come un sentiero verso la libertà che proviene da una vicinanza personale al mondo di Dio, alla mente di Dio, alla volontà di Dio”, ha quindi concluso.
Voto elettronico in latino al Sinodo dei Vescovi
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Le nuove tecnologie sono arrivate al Sinodo dei Vescovi sulla Parola per permettere il voto dei suoi membri, sempre in latino, la lingua ufficiale dell'assemblea.
Perché il sistema funzioni, ciascuno dei 253 partecipanti con diritto di parola e di voto deve occupare il posto assegnato, dove c'è un telecomando. Sono esenti dalle votazioni i 10 delegati ecumenici di altre comunità cristiane, i 41 esperti e i 37 uditori, che hanno diritto di parola ma non di voto.
Questo lunedì l'Arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, ha presentato prima delle relazioni il nuovo sistema elettronico di voto, introdotto nella Sala del Sinodo dal Governatorato della Città del Vaticano.
Attraverso il telecomando, che dipende dalla poltrona su cui siede il Padre sinodale, all'inizio delle sessioni si testimonia la presenza, che viene registrata dalla Segreteria del Sinodo.
Questo martedì il sistema di voto elettronico è stato utilizzato per votare i componenti della Commissione per la redazione del messaggio finale che verrà emesso dal Sinodo dei Vescovi.
La votazione è iniziata per continenti, ma si è interrotta per un problema tecnico, prova che a volte anche la tecnologia fallisce.
I Padri sinodali dovranno votare in varie occasioni le “propositiones” (proposte) presentate al Papa come risultato di questa assemblea. Se il Pontefice lo riterrà opportuno, le utilizzerà per la redazione di un'esortazione apostolica post-sinodale che raccoglierà i frutti del Sinodo.
Al momento delle votazioni, i Padri sinodali possono votare utilizzando queste opzioni poste sul loro telecomando: “Placet” (a favore), “Non placet” (contro), “Abstineo” (astensione), “Placet iuxta modum” (a favore ma con riserva).
In seguito, come previsto dal sistema di sicurezza, dovranno confermare la propria scelta o modificarla in caso di errore. Per questo sceglieranno tra l'opzione “deleo” (per cancellare) o “confirmo” (per confermare).
Saluto del Cardinale Levada alla prima Congregazione generale
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso di saluto del Presidente delegato di turno, il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in occasione della prima Congregazione generale del Sinodo dei Vescovi tenutasi lunedì mattina
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Beatissimo Padre,
con spirito di fede e sentimenti di gioia cristiana ci troviamo qui riuniti per celebrare insieme questa XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata da Vostra Santità. Avremo l'opportunità di confrontarci tra noi, ma soprattutto di unirci in collegiale comunione per metterci in ascolto della Parola di vita che Dio ha affidato alle cure amorevoli e autorevoli della sua Chiesa, perché l'annunci con coraggio e convinzione, ai vicini e ai lontani.
Desideriamo esprimerLe il nostro ringraziamento per aver scelto un tema così importante e delicato. Siamo infatti chiamati a riflettere su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa». A nessuno sfugge l'importanza di un tale argomento e la sua centralità nella vita della Chiesa e nella stessa identità cristiana. Infatti la vita e la missione della Chiesa si fonda sulla Parola di Dio, ne è alimentata e la esprime, poiché essa è anima della teologia e, insieme, ispiratrice di tutta l'esistenza cristiana. Questa Parola di Dio, essendo destinata a tutti i credenti, richiede speciale venerazione e obbedienza, affinché venga accolta anche quale urgente richiamo alla piena comunione tra i fedeli in Cristo.
Come ci ricorda la Costituzione dogmatica Dei Verbum, esiste una inscindibile unità tra Sacra Scrittura e Tradizione poiché entrambe provengono da una stessa fonte: «La sacra Tradizione e la sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Ambedue infatti, scaturendo dalla stessa divina sorgente, formano in un certo qual modo, una cosa sola e tendono allo stesso fine. Infatti la sacra Scrittura è Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo; invece la sacra Tradizione trasmette integralmente la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano. In questo modo la Chiesa attinge la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di riverenza» (Dei Verbum, 9).
Soltanto la viva Tradizione ecclesiale permette alla Sacra Scrittura di essere compresa come autentica Parola di Dio che si fa guida, norma e regola per la vita della Chiesa e la crescita spirituale dei credenti. Ciò comporta il rifiuto di ogni interpretazione soggettiva o puramente esperienziale o frutto di una analisi unilaterale, incapace di accogliere in sé il senso globale che nel corso dei secoli ha guidato la Tradizione dell'intero popolo di Dio.
In questo orizzonte nasce la necessità e la responsabilità del Magistero, chiamato a essere interprete autentico della stessa Parola di Dio a servizio dell'intero popolo cristiano e per la salvezza di tutto il mondo. E anche noi singoli Vescovi conosciamo bene quanto siano grandi le nostre responsabilità come legittimi successori degli Apostoli e quanto da noi attenda la società di oggi, alla quale abbiamo il dovere di trasmettere le verità che abbiamo, a nostra volta, ricevuto. Il Concilio Vaticano II insegna che «compete ai Sacri Presuli [ ... ] istruire opportunamente i fedeli loro affidati circa il retto uso dei libri divini» (Dei Verbum, 25). Pertanto questo compito spetta ai Vescovi direttamente in prima persona, sia come ascoltatori della Parola, sia come servitori della medesima, secondo il munus docendi che hanno ricevuto. In questo senso anche l'organismo sinodale costituisce una istituzione qualificata per promuovere la verità e l'unità del dialogo pastorale all'interno del Corpo mistico di Cristo.
Santità, nel suo discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, Ella ha formulato «l'auspicio che ciò aiuti a riscoprire l'importanza della Parola di Dio nella vita di ogni cristiano, di ogni comunità ecclesiale ed anche civile» (Discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, L'Osservatore Romano, 26 gennaio 2007, 5).
Noi vogliamo accogliere con umiltà e responsabilità questo richiamo poiché sappiamo che l'ultimo fine della rivelazione divina è la comunione di vita con il Signore. La Lettera agli Ebrei ci ricorda che la Parola di Dio è viva ed efficace (cf. 4,12) ed illumina il nostro cammino nel pellegrinaggio terreno verso il pieno compimento del Regno di Dio. Soltanto chi ha familiarità con la Parola di Dio può diventare suo credibile annunciatore e soltanto chi la vive in un impegno concreto di crescita può comprendere quanto scrive San Paolo ai cristiani di Corinto: «guai a me se non predicassi il Vangelo» (1Cor 9,16). Questo grido di San Paolo risuona anche oggi nella Chiesa con urgenza e diventa per tutti i cristiani un appello al servizio del Vangelo per il mondo intero.
Iniziando i lavori di questa Assemblea sinodale, sotto la guida dello Spirito Santo, vogliamo volgere lo sguardo a Cristo, luce del mondo e nostro unico Maestro. La Vergine Maria, madre della Parola incarnata, interceda per noi. Ci benedica, Santo Padre, perché la bellezza, la purezza e la verità della Parola di Dio possa arrivare a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo attraverso la nostra carità pastorale, il nostro coraggio evangelico e la nostra gioiosa responsabilità dell'annuncio cristiano.
Relazione del Segretario generale del Sinodo alla prima Congregazione generale
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la relazione pronunciata questo lunedì mattina da monsignor Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, in occasione della prima Congregazione generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio.
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Introduzione
Santo Padre,
Eminentissimi ed Eccellentissimi Padri sinodali,
Fratelli e sorelle,
Ringrazio la Divina Provvidenza per il privilegio concessomi di rivolgermi a voi in qualità di Segretario Generale all'inizio di un'altra Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Saluto tutti con le parole che San Paolo Apostolo ha indirizzato circa 1950 anni fa - intorno al 58 - ai cristiani di questa città: pa/sin toi/j ou=sin evn ~Rw,mh| avgaphtoi/j Qeou/( klhtoi/j a`gi,oijà ca,rij u`mi/n kai. eivrh,nh avpo. Qeou/ patro.j h`mw/n kai. Kuri,ou VIhsou/ CristoØ ["A quanti sono in Roma diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo"] (Rm 1, 7). Il saluto dell'Apostolo delle Genti, alquanto significativo, sembra appropriato per vari motivi.
Arrivati da tutte le parti del mondo, voi padri sinodali avete raggiunto Roma, centro visibile della Chiesa Cattolica, sede del Vescovo di Roma che presiede nella carità la santa Chiesa di Dio. A nome di tutti rivolgo un saluto del tutto particolare a Sua Santità Benedetto XVI, il 264° successore di San Pietro Apostolo nella sede di Roma. Siamo grati per la convocazione a questa sua città che è anche di ognuno di noi, in quanto tutti i cattolici, anzi, tutti i cristiani hanno un rapporto unico e irrepetibile con Roma che custodisce gelosamente il ricordo dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Essi hanno consacrato con il proprio sangue l'approdo della Buona Notizia a Roma, centro dell'impero romano, divenuta centro della Chiesa Cattolica.
La persona di San Paolo, poi, ed il suo messaggio accompagneranno in modo particolare i lavori sinodali che hanno luogo nel corso dell'Anno Paolino che, per ispirazione dello Spirito Santo, il Santo Padre Benedetto XVI ha aperto il 29 giugno scorso, in occasione del bimillenario della sua nascita.
La parola dell'Apostolo di Tarso ricorda, inoltre, che tutti siamo diletti di Dio [avgaphto Qeou/] e che, per mezzo del battesimo, abbiamo ricevuto la vocazione alla santità [klht a`gi,oi]. È il fondamento del sacerdozio comune su cui poggiano i ministeri e i carismi nella Chiesa. Anche la nostra attività nelle prossime settimane, nell'ascolto, nella meditazione, nella celebrazione e nella diffusione della Parola di Dio, dovrebbe aiutarci a progredire nella santità, un cammino faticoso ed esigente ma al contempo gioioso ed esaltante. Per raggiungere tale alto traguardo, affidiamoci alla benevolenza di Dio Padre, alla grazia dello Spirito Santo, dono che il Signore Gesù risorto continuamente elargisce senza misura (cfr. Gv 3, 34).
Con tali sentimenti saluto ben volentieri i 253 Padri sinodali che sono pervenuti da tutti e cinque i continenti e rispettivamente 51 dall'Africa, 62 dall'America, 41 dall'Asia, 90 dall'Europa e 9 dall'Oceania. I Padri sinodali prendono parte all'Assemblea Generale Ordinaria a vario titolo: 173 sono stati eletti, 38 partecipano ex officio, 32 sono stati nominati dal Santo Padre e 10 sono stati eletti dall'Unione dei Superiori Generali. Tra essi vi sono 8 Patriarchi, 52 Cardinali [1], 2 Arcivescovi Maggiori, 79 Arcivescovi, 130 Vescovi. Per quanto riguarda l'ufficio che svolgono, 10 sono Capi delle Chiese Orientali sui iuris, 30 Presidenti delle Conferenze Episcopali, 24 Capi dei Dicasteri della Curia Romana, 185 Ordinari, 17 Ausiliari.
Rivolgo un particolare saluto ai Delegati fraterni, rappresentanti di 10 Chiese e comunità ecclesiali, che con i cattolici condividono l'amore e la venerazione nei riguardi della Sacra Scrittura. Oltre il sacramento del battesimo, è la Bibbia che unisce maggiormente tutti coloro che credono nel mistero di Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo. Rivolgo il cordiale benvenuto anche ad alcuni Invitati speciali che hanno accolto l'invito del Santo Padre Benedetto XVI e prenderanno parte con piacere ai lavori sinodali.
Saluto, poi, 41 Esperti e 37 Uditori, uomini e donne, che sono stati scelti tra tanti specialisti ed amanti della Parola di Dio per assistere i Padri sinodali e per arricchire le loro riflessioni con l'esperienza personale e delle rispettive comunità sull'importanza vitale della Parola di Dio, sempre viva ed efficace (cfr. Eb 4, 12).
Estendo sentiti saluti agli Addetti Stampa, agli Assistenti, ai Traduttori, al personale tecnico e, in particolare, ai Collaboratori della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Senza il loro generoso e valido contributo non sarebbe stato possibile organizzare bene la presente Assise sinodale.
Per tutti, insieme ad un cordiale saluto, formulo l'auspicio che la partecipazione alla XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi possa favorire una migliore conoscenza della Parola di Dio affinché ognuno possa riscoprirsi amato da Dio e progredire, con rinnovato entusiasmo, nel cammino della santità, per il bene della Chiesa e del mondo intero.
La presentazione si divide in 5 parti:
I) Riflessioni preliminari sulla Parola di Dio
II) Attività tra l'XI e la XII Assemblea Generale Ordinaria
III) Preparazione della XII Assemblea Generale Ordinaria
IV) Attività della Segreteria Generale
V) Conclusione
I) Riflessioni preliminari sulla Parola di Dio
Il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria sulla Parola di Dio spontaneamente fa ricordare le parole del Prologo del Vangelo di Giovanni: VEn avrch/| h=n o` o,goj( kai. o` o,goj h=n pro.j to.n Qeo,n( kai. Qeo.j h=n o` o,goj ["In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio"] (Gv 1, 1). Queste parole piene di Spirito permettono di penetrare nell'abisso del mistero di Dio, nascosto da secoli e rivelato nella pienezza dei tempi (cfr. Ef 1, 10) in Gesù Cristo, egli stesso nato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine (cfr. Lc 1, 34-37). "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18).
Il o,goj (Dabar, Verbum, Parola, Ragione creatrice) è Gesù Cristo: il Verbo eterno che nel mistero dell'incarnazione si è fatto carne ed ha abitato in mezzo a noi (cfr. Gv 1, 14). Il Signore Gesù, uomo e Dio, ha percorso le città e i villaggi della Terra santa "insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo" (Mt 4, 23). La sua rivelazione, fatta per mezzo di parole e di gesti, è culminata nel mistero pasquale, nell'abbassamento della passione e della morte, e nella successiva glorificazione della resurrezione e dell'ascensione "al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose" (Ef 4, 10).
Il Figlio, il o,goj che era in principio presso Dio, perché Egli stesso è Dio (cfr. Gv 1, 1), ha partecipato alla creazione in quanto "tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste" (Gv 1, 3). Illuminati dallo Spirito Santo, che aleggiava sulle acque mentre "la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso" (Gen 1, 2), ci avviciniamo all'atto creativo di Dio: `#r ~yIm:ßV'h; taeî ~yhi_l{a/ ar"äB' tyviÞarEB ["In principio Dio creò il cielo e la terra"] (Gen 1, 1) e scopriamo l'opera del o,goj per mezzo del quale Dio Padre ha creato il cosmo e l'uomo, capolavoro della creazione, fatto a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1, 26-27).
Nel o,goj "era la vita e la vita era la luce degli uomini" (Gv 1, 4) che splende nelle tenebre. Coloro che hanno accolto "il Verbo della vita" [o,go th/j zwh/j] (1 Gv 1, 1) sono chiamati ad annunziarlo perché, partecipando alla comunione che ha per fondamento il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo, possano condividere la perfetta gioia. In tale opera i santi, i "credenti in Cristo Gesù" (Ef 1, 1), sono aiutati dallo Spirito Santo che abita in loro, fa di loro "tempio di Dio" (1 Cor 3, 16), viene in aiuto alla loro debolezza (cfr. Rm 8, 26) e li guida alla verità tutt'intera (cfr. Gv 16, 13). Ma anche lo stesso Gesù risorto rimane con i suoi fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28, 20). Inoltre, egli fa di tutti coloro i quali nell'Eucaristia si nutrono del suo corpo e del suo sangue, membra della Chiesa, suo Corpo mistico. Pertanto è lo stesso Gesù, il o,goj, che dall'interno del nostro cuore ci spinge alla missione, all'annuncio della Buona Notizia. In realtà, nelle cose di Dio, come afferma San Girolamo, piuttosto che sulle proprie forze, bisogna affidarsi alla grazia di Dio e alla rettitudine d'intenzione giacché: "non può mancare la parola a chi ha fede nel Verbo"[2].
Gesù Cristo, il o,goj eterno, è il Primo e l'Ultimo. Anche come uomo glorificato egli detiene il primato della nuova creazione, essendo il primogenito di coloro che risuscitano dai morti (cfr. Col 1, 18). "Il suo nome è Verbo di Dio" [~O o,goj tou/ Qeou/] (Ap 19, 13) "Re dei re e Signore dei signori" (Ap 19, 16). Il o,goj dunque, per mezzo del quale sono state create tutte le cose, sarà anche l'ultimo quando verrà a giudicare i vivi e i morti, a "rendere a ciascuno secondo le sue opere" (Ap 22, 12). Egli è "l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine" (Ap 22, 13). Insieme con tutte le creature del cielo e della terra, anche noi riuniti nell'Assemblea sinodale proclamiamo pieni dello Spirito Santo: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli" (Ap 5, 13).
II) Attività tra l'XI e la XII Assemblea Generale Ordinaria
Nel corso dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che ha avuto luogo dal 2 al 23 ottobre 2005 sul tema L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, è stato formato l'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale. In conformità all'Ordo Synodi Episcoporum sono stati eletti dai Padri sinodali, per votazione elettronica, 12 membri, mentre il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato 3 Vescovi per completare il numero previsto di 15 Membri del menzionato Consiglio. I compiti principali dell'XI Consiglio Ordinario erano due: portare a termine le conclusioni dell'XI Assemblea sinodale sull'Eucaristia e preparare la successiva XII Assemblea Generale Ordinaria.
Il Consiglio Ordinario si è riunito a Roma 6 volte. La prima, il 22 ottobre 2005, mentre l'Assemblea Sinodale volgeva al termine. Essa ha permesso ai Membri di conoscersi meglio e di programmare la futura attività. Nel corso dell'anno 2006 il Consiglio si è riunito 3 volte, rispettivamente dal 30 al 31 gennaio; dal 1° al 2 giugno e dal 10 all'11 ottobre. Il Consiglio Ordinario ha tenuto una riunione nel 2007, dal 24 al 25 gennaio, e una nel 2008, dal 21 al 22 gennaio. Grazie ai mezzi di comunicazione moderni, in particolare alla posta elettronica, la Segreteria Generale, d'accordo con i Membri del menzionato Consiglio, ha favorito lo scambio di informazioni e documentazione per iscritto, volendo ridurre i disagi causati dai frequenti viaggi dei Vescovi dalle loro Diocesi a Roma, sede della Segreteria Generale.
Le prime due riunioni dell'XI Consiglio Ordinario hanno avuto per finalità principale la riflessione sulla ricca documentazione del Sinodo sull'Eucaristia. In modo particolare, i Membri del Consiglio Ordinario si sono concentrati sull'esame delle 50 Proposizioni che i Padri sinodali avevano approvato a grande maggioranza, con oltre i due terzi di voti. La prima Proposizione sottoponeva alla benevola accoglienza del Santo Padre Benedetto XVI la richiesta di voler redigere un Documento sul sublime mistero dell'Eucaristia, per il bene della Chiesa e della sua missione nel mondo.
Sua Santità ha generosamente accolto la supplica dei Padri sinodali. Come di consueto, nell'elaborazione dell'Esortazione Apostolica Postsinodale il Sommo Pontefice è stato assistito dall'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Nella riunione del gennaio 2006 del Consiglio è stato pertanto concordato uno schema del Documento con abbondanti e puntuali indicazioni. Nell'incontro del mese di giugno del Consiglio Ordinario, poi, è stata esaminata la bozza dell'Esortazione Apostolica. Sono state fatte numerose osservazioni per raccogliere tutta la ricchezza della riflessione dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, alla luce del Magistero della Chiesa, in particolare, del Concilio Ecumenico Vaticano II e degli insegnamenti dei Pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Dopo aver incluso tutte le osservazioni, il testo è stato consegnato al Sommo Pontefice che vi ha apportato il suo ulteriore notevole contributo, imprimendo ad esso il carisma proprio del Pastore universale della Chiesa. Il Santo Padre ha scelto il titolo, assai significativo, dell'Esortazione Apostolica Postsinodale: Sacramentum Caritatis. Il Vescovo di Roma ha firmato tale Documento il 22 febbraio 2007, festa della cattedra di San Pietro. La Sacramentum Caritatis è stata pubblicata il 13 marzo 2007. Lo stesso giorno è stata presentata nella Sala Stampa della Santa Sede dall'Em.mo Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia e Relatore Generale dell'XI Assemblea Generale Ordinaria, e dall'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi. L'Esortazione Apostolica Postsinodale è stata pubblicata in 8 lingue. In seguito, sono state pubblicate le traduzioni in varie altre lingue.
In data 22 febbraio 2006, l'Ecc.mo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi ha inviato la Relatio circa labores peractos dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, ai Capi dei Dicasteri della Curia Romana e al Presidente dell'Unione dei Superiori Generali. Nel Documento è stata presentata una sintesi della preparazione e dello svolgimento dei lavori sinodali. Tra l'altro sono stati indicati i seguenti dati statistici. All'assise sinodale del 2005 hanno partecipato 256 Padri sinodali, di cui 177 sono stati eletti, 39 ex officio e 40 di nomina Pontificia. Quanto ai continenti, i Padri sinodali provenivano 50 dall'Africa, 59 dall'America, 44 dall'Asia, 95 dall'Europa e 8 dall'Oceania. Hanno avuto luogo 22 Congregazioni Generali e 7 Sessioni dei Circoli minori. I Padri sinodali hanno approvato per acclamazione il testo del Nuntius al Popolo di Dio e, a grande maggioranza, le 50 Proposizioni.
Secondo la prassi collaudata, sono stati trascritti dalla registrazione vocale tutti gli interventi fatti nel corso dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nelle lingue in cui sono stati pronunciati nell'Aula sinodale. Si tratta degli Acta XI Coetus Generalis Ordinari Synodi Episcoporum, pubblicati in 3 volumi di 973 pagine. Gli Atti sono stati consegnati al Santo Padre Benedetto XVI il 21 gennaio 2008. Altri volumi sono destinati all'Archivio presso la Segreteria Generale e rimangono come preziosa documentazione delle approfondite riflessioni sinodali sull'inesauribile mistero dell'Eucaristia.
III) Preparazione della XII Assemblea Generale Ordinaria
Il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria, da tenersi nell'ottobre 2008, è stato oggetto di ampie consultazioni e di approfondita discussione. Prima della conclusione dell'XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, i Padri sinodali sono stati invitati a segnalare gli argomenti che a loro parere avrebbero potuto essere presi in esame durante la successiva Assise sinodale. Le risposte sono state abbastanza numerose e i temi assai diversi, anche se si evidenziava un numero significativo di segnalazioni concernenti la Parola di Dio.
All'inizio dell'anno 2006, in seguito all'Udienza Pontificia del 13 gennaio, l'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha scritto ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, ai Capi dei Dicasteri della Curia Romana e al Presidente dell'Unione dei Superiori Generali, chiedendo di indicare una terna di temi che, secondo il loro parere, avrebbero potuto diventare oggetto di approfondimento sinodale. Al riguardo, veniva precisato che gli argomenti avrebbero dovuto essere d'interesse per la Chiesa universale, che la riflessione su di essi avrebbe dovuto essere richiesta sulla base di una viva attualità pastorale, che avrebbero dovuto esistere le condizioni di fattibilità per il loro approfondimento in seno al Sinodo dei Vescovi. Le risposte dovevano pervenire entro il 1° giugno 2006 per poter essere esaminate immediatamente dal Consiglio Ordinario della Segreteria Generale nella riunione del 1° e 2 giugno.
La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha ricevuto numerose proposte che sono state analizzate dai Membri del Consiglio Ordinario nella suddetta riunione. Dopo una approfondita riflessione, è stata formulata una terna di temi che l'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale, ha sottoposto alla benevola considerazione del Santo Padre Benedetto XVI, Presidente del Sinodo dei Vescovi. Nell'Udienza concessagli il 22 settembre 2006, il Sommo Pontefice ha accolto la prima proposta della terna, segnalata con più frequenza dagli episcopati, e cioè La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Al contempo, il Santo Padre ha deliberato che l'Assise sinodale avesse luogo dal 5 al 26 ottobre 2008. La decisione del Sommo Pontefice è stata ufficialmente comunicata al Segretario Generale dall'Em.mo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, in data 30 settembre 2006. Il tema è stato reso pubblico il 6 ottobre in 11 lingue.
Non è difficile percepire, anche nella formulazione del titolo della presente Assemblea sinodale, il richiamo a quella precedente sull'Eucaristia. La somiglianza è stata voluta per sottolineare la mutua relazione tra la Parola di Dio e l'Eucaristia. Esse sono intimamente unite nella celebrazione della Santa Messa in modo tale che in realtà le due mense della Liturgia della Parola e della Liturgia Eucaristica formino praticamente un'unica mensa della Parola, del Corpo e del Sangue del nostro Signore Gesù.
Preparazione dei Lineamenta
Dopo che il Santo Padre Benedetto XVI ha stabilito il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria, l'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale si è riunito due volte per studiare il testo dei Lineamenta. Nella riunione del 10 e 11 ottobre 2006, i Membri del Consiglio Ordinario, con l'aiuto di alcuni esperti, hanno concordato lo schema dei Lineamenta riferendosi, in particolare, alla Costituzione dogmatica Dei Verbum, grande documento del Concilio Ecumenico Vaticano II, tenendo però conto dei successivi pronunciamenti del Magistero della Chiesa sul tema, come pure delle situazioni pastorali e sociali in cui le Chiese particolari vivono e operano nel mondo contemporaneo.
Nella riunione dal 24 al 25 gennaio 2007, i Membri del Consiglio Ordinario hanno esaminato le bozze dei Lineamenta, apportandovi varie modifiche allo scopo di perfezionare il testo. Allo stesso tempo, è stato segnalato qualche aspetto che aveva bisogno di un ulteriore approfondimento. La Segreteria Generale, con il concorso di alcuni esperti, ha cercato di incorporare tutte le osservazioni. Prima di dare il testo alle traduzioni in varie lingue, esso è stato inviato per via elettronica ai singoli Membri i quali hanno potuto apportare ulteriori miglioramenti.
Ottenuto il consenso del Consiglio Ordinario, il 27 aprile 2007 la Segreteria Generale ha pubblicato i Lineamenta della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il testo ha avuto lo scopo di favorire la discussione a livello della Chiesa universale sul tema dell'Assemblea sinodale. I Lineamenta sono stati presentati nella Sala Stampa della Santa Sede dall'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale, e dal Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi. La diffusione del Documento è stata favorita anche dalle notevoli possibilità degli odierni mezzi di comunicazione, soprattutto da internet. Sul sito della Santa Sede riservato al Sinodo dei Vescovi è stato inserito il testo dei Lineamenta in 10 lingue. Oltre alle 8 lingue abituali (latino, francese, inglese, italiano, polacco, portoghese, spagnolo, tedesco), curate dalla Segreteria Generale, il Documento è stato tradotto anche in cinese e in arabo, segno di grande interesse nei riguardi del tema dell'Assise sinodale presso le Chiese particolari che adoperano tali lingue. Come di consueto, i Lineamenta contenevano le domande, in tutto 21, per facilitare la riflessione e l'approfondimento degli argomenti. Nella Prefazione il Segretario Generale pregava gli Organismi interessati di rispondere entro il mese di novembre 2007, fornendo validi contributi sul tema prescelto dal Santo Padre Benedetto XVI.
Redazione dell'Instrumentum laboris
Dalle risposte pervenute alla Segreteria Generale si è potuto rilevare che l'argomento di questa Assemblea Generale Ordinaria è di grande attualità, assai sentito dalle Chiese particolari che aspettano dalla riflessione sinodale una ripresa dello zelo nell'evangelizzazione, un rinnovato interesse per conoscere, amare, celebrare la Parola di Dio, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche, per poi annunciarla con rinnovato slancio ai vicini ed ai lontani.
La percentuale delle risposte istituzionali corrisponde al 78,3 %. Essa è distribuita nel modo seguente:
- Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris: 61,5 % (su 13 Chiese hanno risposto 8 [3]);
- Conferenze Episcopali: 82,3 % (su 113 Conferenze Episcopali hanno risposto 93);
- Dicasteri della Curia Romana: 68 % (su 25 Dicasteri hanno risposto 17 [4]);
- Unione dei Superiori Generali: 100 %.
Per quanto concerne le Conferenze Episcopali, può essere interessante indicare in ordine alfabetico la percentuale delle risposte secondo i singoli continenti:
- Africa: 72,2 % (su 36 Conferenze Episcopali hanno risposto 25 [5]);
- America: 83,3 % (di 24 Conferenze Episcopali hanno risposto 20 [6]);
- Asia: 94,1 % (su 17 Conferenze Episcopali hanno risposto 16 [7]);
- Europa: 93,7 % (su 32 Conferenze Episcopali hanno risposto 30 [8]);
- Oceania: 50 % (su 4 Conferenze Episcopali, hanno risposto 2 [9]).
L'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, aiutato da alcuni esperti, ha attentamente esaminato i contributi degli episcopati. I Membri del Consiglio si sono soffermati anche su numerosi apporti di istituzioni ecclesiali: per esempio, dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali (U.I.S.G.), come pure di persone singole che hanno fatto pervenire i loro punti di vista. La Segreteria Generale ha pure preso in considerazione i risultati di alcuni Convegni, come pure di articoli pubblicati su varie riviste specializzate e di divulgazione.
Nella riunione dei giorni 21 e 22 gennaio 2008, i Membri dell'XI Consiglio Ordinario sono intervenuti abbondantemente sulla bozza dell'Instrumentum laboris, redatto sulla base dei ricchi contributi pervenuti principalmente dagli episcopati della Chiesa universale. Essi hanno incaricato la Segreteria Generale di completare in un testo organico le puntuali osservazioni. Dopo avere svolto tale esigente lavoro, avvalendosi dell'aiuto di alcuni esperti, la Segreteria Generale ha inviato per posta elettronica ai singoli Membri il testo completato secondo le indicazioni del Consiglio Ordinario, con preghiera di approvare il Documento o eventualmente di formulare ulteriori, ultime, osservazioni. I rilievi dei Membri del Consiglio Ordinario sono stati puntualmente esaminati e in gran parte inseriti nel testo definitivo. Dopo il consueto paziente ed esigente lavoro di traduzione in 8 lingue, l'Instrumentum laboris è stato pubblicato il 12 giugno 2008. Nello stesso giorno il Documento è stato presentato nella Sala Stampa della Santa Sede dall'Ecc.mo Mons. Nikola Eterovi, Segretario Generale, e dal Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi. L'Instrumentum laboris ha avuto un'ampia diffusione, tramite internet - è stato inserito nel sito della Santa Sede riservato al Sinodo dei Vescovi - e per mezzo di numerose pubblicazioni, come per esempio de L'Osservatore Romano in italiano e in altre lingue, della Libreria Editrice Vaticana, di varie riviste. Tale fatto ha permesso a molti di conoscere l'Ordine del giorno della prossima Assise sinodale. In particolare è stato utile ai Padri sinodali che hanno potuto prepararsi bene per la riflessione sul tema del presente Sinodo, così importante per la vita della Chiesa e per la sua missione di evangelizzazione e di promozione umana.
Contributo del Santo Padre Benedetto XVI
Il Santo Padre Benedetto XVI ha seguito da vicino e puntualmente l'attività della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, per cui sento il gradito dovere di ringraziarLo a nome dell'XI Consiglio Ordinario e di tutta l'Assemblea. Del resto, il Sommo Pontefice è anche il Presidente del Sinodo dei Vescovi. I Vescovi, poi, seguono con grande attenzione i pronunciamenti del Santo Padre, in particolare quelli che si riferiscono alla comunione ecclesiale, alla collegialità episcopale e alla sinodalità della Chiesa, temi di maggiore interesse per il Sinodo dei Vescovi e per il suo contributo istituzionale al servizio del ministero del Vescovo di Roma, Pastore universale della Chiesa.
Oltre alle Udienze di lavoro, concesse al Segretario Generale, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto 3 volte l'XI Consiglio Ordinario nel Palazzo Apostolico: il 1° giugno 2006; il 25 gennaio 2007 e il 21 gennaio 2008. Ogni volta il Vescovo di Roma ha indirizzato un appropriato Discorso su alcuni importanti aspetti dell'attività del menzionato Consiglio, che hanno avuto notevole eco in tutta la Chiesa. Gli argomenti toccati riguardavano il mistero dell'Eucaristia, mentre l'XI Consiglio Ordinario stava prestando l'aiuto al Sommo Pontefice nel raccogliere e sistemare gli abbondanti contributi dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Logicamente, quando il medesimo Consiglio ha concentrato i suoi sforzi sulla preparazione della XII Assemblea Generale Ordinaria, Sua Santità si è riferito alla vitale importanza del tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.
Mi permetto di segnalare i seguenti pronunciamenti del Sommo Pontefice sulla Parola di Dio: Angelus del 6 novembre 2005, in occasione del 40° anniversario della promulgazione della Dei Verbum [10]; Discorso ai partecipanti del Convegno Internazionale La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa [11]; il volume Gesù di Nazaret [12].
Non si possono tralasciare, poi, i frequenti riferimenti all'importanza della riscoperta della Lectio Divina. Nelle catechesi delle Udienze Generali del mercoledì, il Santo Padre Benedetto XVI ha spesso sottolineato l'importanza vitale della Sacra Scrittura per l'opera teologica, spirituale ed ecclesiale degli Apostoli e dei loro successori, come pure dei Padri della Chiesa. Tali interventi non mancheranno di arricchire la riflessione sinodale. Del resto, diversi di questi sono stati segnalati sia nei Lineamenta sia nell'Instrumentum laboris, rispettivamente documento di preparazione e di lavoro della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).















