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Mercoledì, 9 Luglio : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Il dialogo interreligioso nell'udienza papale al re del Bahrein
L'Obolo di San Pietro: quasi 80 milioni di dollari per la carità del Papa
Deficit di 9 milioni di euro nel bilancio annuale della Santa Sede
Germania e Stati Uniti, massimi contribuenti della Santa Sede
Il portavoce vaticano illustra gli appuntamenti del Papa a Sydney
Cardinale Foley: l'aiuto ai cristiani in Terra Santa, un aiuto alla pace
L'Arcivescovo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi
Nuovo Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede
NOTIZIE DAL MONDO
“Samaritani di speranza”: l'appello del Congresso Vocazionale Europeo
ITALIA
Un caso Terry Schiavo anche in Italia
Quando i giudici si fanno portavoce della cultura della morte
INTERVISTE
Il motu proprio “Summorum Pontificum” un anno dopo (II)
Santa Sede
Il dialogo interreligioso nell'udienza papale al re del Bahrein
La Santa Sede ringrazia per l'accoglienza riservata dal Paese agli immigrati cristiani
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha ricevuto questo mercoledì in udienza il re del Bahrein, l'emiro Hamad Bin Isa Al-Khalifa, e il suo seguito nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, secondo quanto ha confermato la Santa Sede.
Il monarca è stato poi ricevuto dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, l'Arcivescovo Dominique Mamberti, che lo ha ringraziato per l'accoglienza riservata ai numerosi immigrati cristiani nel territorio.
Durante gli incontri, comunica la Santa Sede, “è stato ribadito il comune impegno in favore del dialogo interculturale ed interreligioso e il valore della collaborazione tra cristiani, musulmani ed ebrei per la promozione, in Medio Oriente e in tutto il mondo, della pace, della giustizia e dei valori spirituali e morali”.
Il re del Bahrein ha invitato il Papa a visitare il suo Paese.
Il Bahrein è il più piccolo Stato del Golfo Persico, è formato da 33 isole e ha poco più di 700.000 abitanti, per oltre il 35% immigrati (soprattutto del sud-est asiatico – prevalentemente delle Filippine – e dell'Africa).
Anche se l'islam è la religione ufficiale, esistono minoranze ebraiche e cristiane, alle quali è riconosciuta la libertà di culto. Di fatto, il Bahrein è uno dei pochi Paesi del Golfo che permette la costruzione di templi che non siano moschee, così come di scuole cristiane.
Il Bahrein mantiene relazioni diplomatiche con il Vaticano dal 2000.
L'Obolo di San Pietro: quasi 80 milioni di dollari per la carità del Papa
Gli Stati Uniti sono il Paese che ha contribuito di più
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nel 2007 l'Obolo di San Pietro, le offerte dei fedeli di tutto il mondo a favore delle opere di carità del Papa, ha raccolto quasi 80 milioni di dollari, circa 50 milioni di euro.
Lo ha rivelato questo mercoledì un comunicato diffuso dal Consiglio dei Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, riunito in Vaticano il 3 e il 4 luglio sotto la presidenza del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.
Secondo quanto spiega la nota, l'Obolo di San Pietro “è costituito dall'insieme delle offerte destinate ad assistere il Papa nella sua missione Apostolica e caritativa”.
In particolare, “comprende la colletta effettuata nelle Chiese particolari soprattutto in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, i contributi provenienti da Istituti di Vita Consacrata, dalle Società di Vita Apostolica e da Fondazioni, come pure donazioni di singoli fedeli”.
In base alla nota, “nel corso del 2007 sono pervenuti donativi per un totale di USD 79.837.843”. Ciò presuppone una diminuzione rispetto al 2006, quando erano stati raccolti 101.900.192,71 dollari.
“Il Santo Padre ha destinato l'Obolo per interventi caritativi alle popolazioni di vari Paesi del mondo colpiti da calamità di diversa natura, per sostenere numerose iniziative delle Comunità ecclesiali del Terzo Mondo e per aiutare le Chiese locali più povere”, spiega il comunicato.
La generosità dei cattolici degli Stati Uniti, aggiunge, ha contribuito per il 28,29% al raggiungimento di questa cifra, con 18.725.327 dollari.
Seguono l'Italia, con il 13,04% (8.632.171 dollari), la Germania con il 6,08% (4.026.308 $), la Spagna con il 4,10% (2.715.524 $), la Francia con il 3,68% (2.436.935 $), l'Irlanda con il 3,33% (2.205.917 $), il Brasile con il 2,18% (1.441.987 $), la Repubblica di Corea con l'1,60% (1.055.701 $).
La Santa Sede informa che “è inoltre pervenuta alla Santa Sede una offerta (USD 14.309.400) da parte di un donatore che ha voluto mantenere l'anonimato”.
Deficit di 9 milioni di euro nel bilancio annuale della Santa Sede
Ma la Città del Vaticano chiude con un attivo di 6,7 milioni il bilancio consuntivo
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha chiuso il bilancio economico dell'anno 2007 con un deficit di 9 milioni di euro.
Lo rivela un comunicato diffuso dal Consiglio dei Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, riunitosi in Vaticano il 3 e il 4 luglio sotto la presidenza del Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone.
Nel bilancio, spiega la nota vaticana, “figurano entrate per 236.737.207 euro e uscite per 245.805.167. Il risultato netto è quindi un disavanzo di 9.067.960 dopo che negli ultimi tre esercizi (2004, 2005 e 2006) si erano registrati risultati positivi per complessivi 15.206.587”.
Il bilancio è stato presentato ai porporati dall'Arcivescovo Velasio De Paolis, C.S., che Benedetto XVI ha nominato ad aprile presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
Ha invece chiuso con un attivo di 6,7 milioni di euro il bilancio consuntivo del governatorato dello Stato della Città del Vaticano per il 2007, presentato nella stessa riunione. L'anno precedente si era chiuso con un avanzo di 21,8 milioni di euro.
Il bilancio economico della Città del Vaticano, con i suoi musei e i servizi propri come quelli di qualsiasi altra città (dalla farmacia al supermercato), è indipendente dalla Santa Sede.
Il bilancio economico di quest'ultima non conta entrate dirette, tranne le donazioni delle Diocesi, delle congregazioni religiose e dei fedeli di tutto il mondo. Al contrario, i suoi servizi generano solo spese.
Nella Curia Romana lavorano complessivamente 2.748 persone (44 unità in più del 2006), di cui 778 ecclesiastici, 333 religiosi e 1.637 laici (di cui 425 donne). I pensionati sono 929.
Il budget della Santa Sede include anche le spese delle Nunziature Apostoliche e delle rappresentanze pontificie nei cinque continenti e nelle organizzazioni internazionali, così come i costi dei suoi mezzi di comunicazione.
Visto che uno dei passivi principali nel bilancio economico della Santa Sede è il deficit della “Radio Vaticana”, il “Governatorato della Città del Vaticano si è impegnato a sostenere questi costi, contribuendo alla copertura di metà del deficit (12,2 milioni di euro)”, informa la nota.
Generano perdite anche i costi per la pubblicazione de “L'Osservatore Romano”. Altri mezzi di comunicazione della Santa Sede iniziano tuttavia ad avere attivi.
Risultati positivi sono venuti “dalla Tipografia Vaticana, che ha chiuso il proprio bilancio con un avanzo di 1 milione di euro, dal Centro Televisivo Vaticano, con un avanzo di 458.754, e dalla Libreria Editrice Vaticana con un utile di 1,6 milioni di euro”, spiega il comunicato.
Secondo la nota, uno dei motivi principali del deficit della Santa Sede nell'ultimo anno è la “brusca ed assai accentuata inversione di tendenza nella fluttuazione dei tassi di cambio, soprattutto del dollaro statunitense”, nelle attività finanziarie della Santa Sede.
Il bilancio economico della Santa Sede sarà tradotto nelle principali lingue e inviato a tutti i Vescovi e ai Superiori Generali degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica.
Alla riunione dei Cardinali hanno partecipato i porporati Roger Michael Mahony, Arcivescovo di Los Angeles (Stati Uniti), Camillo Ruini, già Vicario di Roma, Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna), Anthony Olubunmi Okogie, Arcivescovo di Lagos (Nigeria), Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima (Perù), Edward Michael Egan, Arcivescovo di New York (Stati Uniti), Eusébio Oscar Scheid, Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile), Gaudencio B. Rosales, Arcivescovo di Manila (Filippine), e Nicholas Cheong Jinsuk, Arcivescovo di Seoul (Corea).
Germania e Stati Uniti, massimi contribuenti della Santa Sede
Seguono Italia, Austria, Canada, Spagna e Corea
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Le Diocesi tedesche e statunitensi sono quelle che contribuiscono maggiormente a livello economico per coprire le spese della Santa Sede nel suo servizio alla Chiesa universale.
Un comunicato del Consiglio dei Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede emesso questo mercoledì spiega che dopo di loro figurano le Diocesi di Italia, Austria, Canada, Spagna e Corea.
Dopo il Concilio Vaticano II, la Santa Sede ha ampliato le sue strutture e con queste le sue spese, sperimentando 23 anni di deficit.
Per superare quella crisi, Giovanni Paolo II convocò nel 1991 una riunione di tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo. In quell'anno il Vaticano aveva sperimentato il deficit più elevato degli ultimi tempi: 86 milioni di dollari.
Nel corso dell'incontro, venne ricordato a tutti i Vescovi del mondo il canone 1271 del Codice di Diritto Canonico, in cui si chiede che i Vescovi contribuiscano affinché la Sede Apostolica disponga dei mezzi di cui, in base alle diverse circostanze, ha bisogno per il servizio alla Chiesa universale.
La risposta fu generosa, e a partire da allora la Santa Sede ha sperimento anni di bilancio favorevole o di deficit controllato.
Nell'ultimo anno, la Santa Sede ha avuto un deficit di 9.067.960 euro (poco più di 14 milioni di dollari), ma nei tre precedenti (2004, 2005 e 2006) sono stati registrati risultati positivi per un totale di 15.206.587 euro (quasi 24 milioni di dollari).
Nel 2007, spiega il comunicato, le Diocesi del mondo hanno apportato alla Santa Sede 29.552.843 dollari (circa 18,7 milioni di euro).
Il testo emesso dopo la riunione dei Cardinali spiega che nel 2007 le maggiori contribuzioni sono arrivate da Germania (con 9.330.708 dollari, il 31,57% del totale), Stati Uniti (8.366.817 $, 28,31%) Italia (5.584.912 $,18,90%), Austria (1.107.352 $, 3,75%), Canada (1.023.312 $, 3,46%), Spagna (939.111 $, 3,18%) e Repubblica di Corea (681.542 $, 2,31%).
La Santa Sede ha anche rivelato che all'Obolo di San Pietro, destinato alle opere di carità del Papa (non alla Santa Sede), i Paesi che hanno maggiormente contribuito sono gli Stati Uniti, seguiti da Italia, Germania, Spagna, Francia , Irlanda, Brasile e Repubblica di Corea.
Il portavoce vaticano illustra gli appuntamenti del Papa a Sydney
Al centro del viaggio i diritti degli aborigeni, afferma padre Lombardi
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Questo mercoledì, durante un briefing nella Sala Stampa vaticana con i giornalisti, padre Federico Lombardi ha illustrato gli appuntamenti salienti al centro del viaggio di Benedetto XVI in Australia.
Il Papa partirà sabato prossimo, 12 luglio, alla volta di questo paese dell'Oceania per prendere parte alla XXIII Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), che verrà inaugurata a Sydney martedì 15 luglio e che ha come tema: “Avrete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.
Il volo – riferisce la “Radio Vaticana” – partirà alle 10 della mattina per arrivare a Sydney dopo 21 ore di viaggio, con uno scalo tecnico a Darwin di 1 ora e mezza.
Si tratta del nono viaggio internazionale di Benedetto XVI, il più lungo per durata e percorso, per partecipare per la seconda volta, dopo Colonia, a questo incontro di fede con i giovani di tutto il mondo.
Un viaggio complesso sul piano organizzativo, ha spiegato il Direttore della Sala Stampa vaticana che seguirà il Papa in questa missione.
Giunto a Sydney, domenica 13 luglio, il Papa soggiornerà tre giorni nella residenza privata del Kenthurst Study, Centro di ritiri e formazione dell’Opus Dei, per riposare e prepararsi al grande evento della GMG, che sarà inaugurata - senza la presenza del Papa - con una Messa martedì pomeriggio 15 luglio.
Quindi mercoledì, 16 luglio, in serata il Papa giungerà alla Cathedral House di Sydney e a partire da giovedì avrà inizio la sua partecipazione alla GMG.
Al mattino il Papa sarà accolto al Government House dal governatore generale Jeffery e dal primo ministro Rudd, e pronuncerà il suo primo discorso pubblico, quindi si recherà al Mary MacKillop Memorial, dedicato alla prima beata australiana, beatificata da Giovanni Paolo II nel 1995, poi incontrerà ancora le autorità politiche.
Quindi nel pomeriggio l’atteso primo incontro con i giovani della GMG, che avverrà nel suggestivo scenario della Rose Bay, dove il Papa arriverà a bordo della nave Sydney 2000 per unirsi alla grande festa, accolto da un gruppo di giovani aborigeni.
Il tema degli aborigeni e dei loro diritti per secoli calpestati, ha anticipato padre Lombardi, sarà ben presente in questo viaggio sia nelle parole del Papa e che nei discorsi delle autorità civili.
Da segnalare poi nella giornata di venerdì 18 luglio, al mattino, due incontri nella St Mary’s Cathedral: il primo ecumenico (da notare che i cattolici hanno superato gli anglicani in Australia) e il secondo con i rappresentanti delle altre religioni, anche queste in crescita, specie il Buddismo e l’Islam, a causa della forte emigrazione dall’Asia.
Nel pomeriggio la Via Crucis, diretta da un sacerdote italiano, padre Franco Cavarra, cui il Papa darà avvio, nella piazza antistante la cattedrale di Sydney, ed ancora l’incontro con un gruppo di giovani in difficoltà di una comunità di recupero dell’Università di Notre Dame.
Sabato 19 luglio, dopo la Messa, al mattino nella stessa cattedrale con il clero australiano, si entrerà nel vivo della GMG con la Veglia di preghiera dei giovani, nell’ippodromo di Randwick, che domenica mattina 20 luglio alle ore 10 locali (le 2 di notte in Italia), ospiterà la solenne Messa presieduta da Benedetto XVI per la GMG 2008, con l’annuncio ufficiale all’Angelus della prossima sede della GMG 2011.
Prima del rientro a Roma, nel pomeriggio, il grazie del Papa ai benefattori e gli organizzatori della GMG, che come sempre rinnoverà ai giovani l’invito a "prendere il largo" per annunciare la Buona Novella al mondo intero.
Cardinale Foley: l'aiuto ai cristiani in Terra Santa, un aiuto alla pace
Dichiarazioni del Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, il Cardinale John P. Foley, ha lanciato un nuovo appello ad aiutare i cristiani di Terra Santa per promuovere in questo modo la pace nella regione.
Dopo essere tornato da Gerusalemme, dove ha partecipato all'insediamento del nuovo Patriarca latino, Sua Beatitudine Fouad Twal, il Cardinale ha voluto condividere con ZENIT la sua preoccupazione per le condizioni dei cristiani nei luoghi in cui Gesù ha vissuto.
“Soffrono una doppia minoranza: in Israele sono una minoranza all'interno della popolazione ebraica e di quella palestinese, che per la stragrande maggioranza è costituita da musulmani”, ha spiegato.
Oltre a dover affrontare tutti i problemi collegati al fatto di essere una minoranza, i cristiani che vivono in Terra Santa condividono quelli dei loro vicini palestinesi ed ebrei, aggiunge.
“Chiaramente ci sono anche le difficoltà legate al muro di separazione costruito attorno a Betlemme; le difficoltà nello spostarsi tra West Bank, Israele e Gerusalemme; le difficoltà nel guadagnarsi da vivere o nell'accedere all'educazione. Tutto ciò incide duramente sulla comunità cristiana”, osserva.
“Aiutateli, aiutate le loro scuole, le loro parrocchie, l'Università di Betlemme, che è un'università cattolica sorta in una società a forte maggioranza musulmana – chiede il porporato statunitense –. Tra l'altro le scuole cattoliche accettano anche musulmani contribuendo così alla comprensione interreligiosa e, speriamo, a una possibile pace tra musulmani, ebrei e cristiani”.
L'intervista può essere visionata su www.h2onews.org
L'Arcivescovo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi
Il Papa ha accettato la rinuncia del Cardinale Saraiva Martins per motivi di età
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha accettato la rinuncia del Cardinale José Saraiva Martins dalla carica di Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha reso noto questo mercoledì la Sala Stampa della Santa Sede.
Al suo posto, il Papa ha nominato monsignor Angelo Amato, Arcivescovo titolare di Sila e finora Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Il Cardinale Saraiva Martins, claretiano, è nato il 6 gennaio 1932 a Gagos (Portogallo). Nominato Vescovo titolare di Tuburnica, nel 1988 ha ricoperto l'incarico di Segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica e dal 30 maggio 1988 è stato Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.
E' stato creato Cardinale diacono da Giovanni Paolo II il 21 febbraio 2001; ha ricevuto la berretta cardinalizia e la Diaconia di Nostra Signora del Sacro Cuore.
Monsignor Angelo Amato, salesiano, è nato a Molfetta l'8 giugno 1938. E' sacerdote dal 1967, e negli anni '70 ha vissuto a lungo in Grecia, dove ha approfondito la teologia e la spiritualità ortodosse.
Nel 2002 è stato nominato da Giovanni Paolo II segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, dove ha lavorato con l'allora Cardinale Ratzinger. E' stato anche vicerettore dell'Università Pontificia Salesiana.
La Congregazione per le Cause dei Santi
La Congregazione ha avuto origine il 22 gennaio 1588, quando Sisto V ha creato la Sacra Congregazione dei Riti e le ha affidato il compito di regolare l'esercizio del culto divino e di studiare le cause dei Santi. Paolo VI, con la Costituzione Apostolica “Sacra Rituum Congregatio” dell'8 maggio 1969, ha diviso la Congregazione dei Riti creando due Congregazioni, una per il Culto Divino e l'altra per le Cause dei Santi.
Giovanni Paolo II, con la Costituzione Apostolica “Pastor bonus” del 28 giugno 1988, le ha dato la fisionomia che ha oggi.
Secondo quanto stabilisce l'articolo 72 della Costituzione, la Congregazione “assiste con speciali norme e con opportuni suggerimenti i Vescovi diocesani, a cui compete l'istruzione della causa”.
Oltre a questo, “esamina le cause già istruite, controllando se tutto sia stato compiuto secondo la norma della legge. Indaga a fondo sulle cause così esaminate, al fine di decidere se risulti tutto quanto richiesto perché siano sottoposti i voti favorevoli al Sommo Pontefice, secondo i gradi prestabiliti delle cause”.
L'articolo 73 stabilisce che spetta alla Congregazione “giudicare circa il titolo di dottore da attribuire ai santi, dopo aver ottenuto il voto della Congregazione della Dottrina della Fede per quanto riguarda l'eminente dottrina”.
La Costituzione stabilisce inoltre che “tocca, ancora, ad essa di decidere intorno a tutto ciò che riguarda la dichiarazione di autenticità delle sacre reliquie e la loro conservazione”.
Nuovo Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede
Padre Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I.
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede padre Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Professore di Teologia Dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana e Segretario Generale della Commissione Teologica Internazionale, assegnandogli la Sede titolare di Tibica, con dignità di Arcivescovo.
Padre Luis Francisco Ladaria Ferrer è nato a Manacor, diocesi di Mallorca, il 19 aprile 1944.
Si è laureato in Giurisprudenza, all’Università di Madrid, nel 1966. È entrato nella Compagnia di Gesù il 17 ottobre 1966.
Ha compiuto studi di Filosofia e Teologia all'Università Pontificia Comillas (Madrid) e presso la Philosophisch- theologische Hochschule Sankt Georgen (Frankfurt am Main).
Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 29 luglio 1973.
Ha conseguito il dottorato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana nel 1975.
Dal 1975 è professore di Teologia Dogmatica all'Università Pontificia Comillas di Madrid; dal 1984 Ordinario di Teologia dogmatica alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana.
E' stato Vice-Rettore della Pontificia Università Gregoriana dal 1986 al 1994; membro della Commissione Teologica Internazionale dal 1992 al 1997; Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 1995; Segretario Generale della Commissione Teologica Internazionale dal 20.
Notizie dal mondo
“Samaritani di speranza”: l'appello del Congresso Vocazionale Europeo
Svoltosi dal 3 al 6 luglio nella città di Porto
di Roberta Sciamplicotti
PORTO, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- “Samaritani di speranza per un'Europa con un futuro umano e cristiano” è il tema del Congresso Vocazionale Europeo accolto dal 3 al 6 luglio dalla città portoghese di Porto alla presenza di 98 delegati provenienti da 21 Nazioni.
“L'incontro dell'Europa con il Portogallo è stato un momento di grazia e gioia”, spiega un comunicato stampa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) e dello European Vocation Service (EVS) inviato a ZENIT.
Nel corso del Congresso, la questione delle vocazioni è stata affrontata da vari punti di vista. I sacerdoti Raffaele Sacco ed Eusebio Hernández hanno ricordato i documenti del Concilio Vaticano II in cui viene trattato il tema della nuova pastorale vocazionale, sottolineando soprattutto il cammino percorso e le tappe rappresentate dal Congresso Internazionale di Itaici (Brasile) del 1994 e da quello svoltosi a Roma nel 1997, il cui frutto è stato il Documento “In verbo tuo”.
Monsignor Jean-Louis Bruguès ha affrontato il senso odierno delle parole “samaritano” e “speranza”, affermando che quest'ultima “è il punto oscuro delle società secolarizzate”.
La speranza, spiega il comunicato, “ci esorta a recuperare il gusto della vita, dell'eternità”, e “segnala che l'unica politica delle vocazioni è quella che non esiste in quanto tale, perché deriva dalla testimonianza dei sacerdoti che vivono con gioia il loro ministero”.
Il teologo George Weigel è intervenuto sul tema “Le trasformazioni della cultura europea”, sottolineando il dramma dell'“ateismo umanistico, Dio nemico della libertà”, che “provoca scoraggiamento spirituale, caduta del concetto di morale”.
“Senza una Verità, punto di riferimento, il dialogo è impossibile”, ricorda la nota dell'EVS.
Da parte sua, monsignor José Policarpo, Cardinal-Patriarca di Lisbona, ha constatato la necessità di “una cultura che dia identità all'Europa”, che “rifiutata la matrice cristiana cade nell'immanentismo e nel secolarismo”.
P. Mario Oscar Llanos ha invece concentrato la propria attenzione sul documento “Nuove vocazioni per una nuova Europa - In verbo tuo”, ricordando che si tratta di un testo “pastorale, pedagogico, metodologico e non dottrinale, né teologico-dogmatico”, che sottolinea alcuni aspetti che richiedono aggiornamento: “una nuova sintesi in una nuova Europa; rinnovata iniziazione cristiana; attenzione alla vocazione specifica e destinatari della pastorale vocazionale”.
Il sacerdote ha anche segnalato alcune strategie pedagogiche utili: seminare al momento opportuno, la promozione della vocazione specifica e il contributo della donna nella pedagogia vocazionale di oggi.
L'incontro è culminato con una visita al Santuario di Fatima. I partecipanti hanno espresso la certezza che la Madonna, “modello di ogni vocazione”, darà loro “coraggio e speranza da poter portare ai nostri fratelli”.
Il prossimo Congresso si svolgerà a Roma dal 2 al 5 luglio 2009.
Lo European Vocation Service è un corpo di coordinamento della pastorale vocazionale europea. Lo presiede monsignor Wojciech Polak, Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Gniezno (Polonia), mentre il coordinatore è il belga Don Jean-Pierre Leroy.
Al Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) appartengono quali membri le attuali 33 Conferenze episcopali presenti in Europa, rappresentate di diritto dai loro presidenti, gli Arcivescovi del Lussemburgo e del Principato di Monaco e il Vescovo di Chisinau (Moldavia). Lo presiede il Cardinale Péter Erdo, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate d'Ungheria; i Vicepresidenti sono il Cardinale Josip Bozanic, Arcivescovo di Zagabria e il Cardinale Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux. La sede del segretariato è a St. Gallen (Svizzera).
Italia
Un caso Terry Schiavo anche in Italia
La Corte di appello di Milano condanna una paziente a morire di fame e di sete
di Antonio Gaspari
ROMA, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Questo mercoledì, i giudici della Corte di appello di Milano, hanno autorizzato il padre di Eluana Englaro, ad interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione della figlia Eluana, che da 16 anni vive in stato vegetativo permanente.
Eluana è in coma permanente dal 18 gennaio del 1992, a causa di un incidente stradale; mentre è dal 1999 che il padre Beppino Englaro chiede di potere sospendere i trattamenti alla figlia.
Dal punto di vista tecnico, il signor Englaro, in qualità di tutore, potrebbe già da subito, chiedere ai responsabili del reparto, dove è in cura la ragazza, di sospendere le cure “nasogastriche”.
La sentenza emessa dalla Corte di appello di Milano ha suscitato reazioni immediate da parte del mondo medico-giuridico.
In un comunicato recapitato a ZENIT, l’associazione Scienza & Vita ha espresso la propria amarezza e stupore, commentando che in questo modo “la società dei sani ha condannato Eluana”.
“Grande amarezza – denuncia l’associazione – perché si legittima l’uccisione di un essere umano privandolo delle cose più elementari: l’alimentazione e l’idratazione. Stupore perché la società dei sani ha deciso di non prendersi cura di un essere umano in condizioni di grandissima fragilità e dipendenza, condannandolo ad una morte atroce per fame e per sete”.
Nello specifico Scienza & Vita denuncia “le errate motivazioni di questa decisione dei magistrati lombardi”, perché da questa sentenza emerge “l’idea che una persona in stato vegetativo sia soltanto una vita biologica, dimenticando che fino a quando c’è vita biologica, quella è sempre e comunque una vita personale, espressione di una dignità che interpella in modo forte le coscienze e la responsabilità di tutti”.
L’associazione denuncia inoltre l’emersione di “un malinteso concetto di libertà, che si può spingere fino ad eliminare il presupposto stesso della libertà, ovvero l’altrui vita fisica”.
“Con questa sentenza – sottolinea Scienza & Vita – si può aprire ad una pericolosa deriva culturale: che si consideri come criterio fondamentale l’esercizio dell’autonomia, anche laddove questa non possa più essere esercitata. E che, in nome di questa falsa autonomia, si metta in gioco anche quel rispetto per la dignità umana che proprio nella vita fisica trova la sua ragion d’essere”.
“Partendo da questo presupposto – prosegue –, dobbiamo immaginare e temere un aumento delle richieste in questo senso”.
Un’ultima annotazione riguarda le famiglie toccate da questi drammi. Scienza & Vita chiede “cosa non è stato fatto in termini di cura e di sostegno ad una famiglia, che, come tante altre, si trova a dover fronteggiare una situazione ingestibile o per la quale la solitudine e la disperazione sono cattive consigliere?”.
Anche l’associazione Medicina e Persona ha espresso una critica nei confronti dei giudici che “creano e stravolgono la legge anziché limitarsi ad applicarla”.
L’associazione ricorda che “non è compito di un giudice stabilire criteri clinici in base ai quali dichiarare non più assistibile un paziente”.
“La condizione di 'stato vegetativo permanente' – sottolinea – non è mai identificabile con uno stato di 'coma irreversibile' dal quale si differenzia per la presenza di risveglio spontaneo o stimolato, di attività elettrica cerebrale presente e variabile, di movimenti di apertura degli occhi spontanei o sotto stimolo ambientale”.
“In medicina, il giudizio di irreversibilità di una condizione patologica, qualunque essa sia, non è criterio sufficiente per richiedere la sospensione delle cure – ribadisce l'associazione –: con questa sentenza viene data priorità assoluta a una selezione della persona, in base al solo criterio della qualità della vita”.
“Il paziente in stato vegetativo persistente non è un paziente terminale e per questo è inappropriato e antiscientifico legare la sua 'idoneità a vivere' ad una eventuale condizione di reversibilità”.
“Questa decisione su Eluana – continua l'associazione – è una condanna a morte perpetrata per legge in nome della pietà”.
I medici di Medicina & Persona sottolineano che “la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione a una persona in condizioni generali stabili, in stato di coma permanente da anni, senza l’evidenza di alcun peggioramento clinico che ne indichi l’approssimarsi della fine, è eutanasia, cioè atto dal quale deriva la morte del paziente”.
“Non esiste oggi una legge in Italia che abbia approvato l’eutanasia – affermano –, la quale neppure è ammessa dal Codice Deontologico della Professione Medica 2006”.
In conclusione, secondo l’Associazione “la decisione della Corte di Appello di Milano, è gravissima ed è la dimostrazione del modo scorretto di operare in questi ultimi decenni di una parte della magistratura italiana, che si arroga il diritto di stravolgere le leggi, addirittura di crearle, come in questo caso, sostituendosi al livello politico di decisioni sulle quali solo le istituzioni specifiche, in rappresentanza dei cittadini, possono pronunciarsi”.
Quando i giudici si fanno portavoce della cultura della morte
Il dott. Renzo Puccetti denuncia il tentativo di praticare l’eutanasia
di Antonio Gaspari
ROMA, mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- La sentenza con cui la Corte di appello di Milano ha autorizzato la morte per fame e sete di Eluana Englaro ha suscitato le reazioni indignate dei medici.
Intervistato da ZENIT, il dott. Renzo Puccetti, medico-chirurgo, specialista in medicina interna di Pisa, ha affermato: “Credo che la sentenza dei giudici di Milano sia un altro tassello di quella cultura della morte ormai pervasiva nelle nostre istituzioni. Un tempo si diceva ‘finché c’è vita c’è speranza’ ma queste decisioni sembrano fatte apposta per togliere speranza alla vita”.
Alla domanda se sia possibile ritenere Eluana già morta, il medico di Pisa ha risposto che “la risposta scientificamente corretta è no, perché i criteri di accertamento della morte cerebrale non sono assolutamente soddisfatti nel caso di Eluana, tanto è vero che nessuno si sognerebbe mai di richiederne gli organi”.
Per rispondere a chi sostiene che Eluana non ha alcuna possibilità di miglioramento, Puccetti ha poi spiegato: “Ancora una volta la risposta corretta è no. Lo stato vegetativo è una diagnosi; l’aggettivo ‘permanente’ è scorretto perché formula una prognosi di cui nessuno può essere certo”.
A proposito dell’attività della ricerca in questo campo, il medico-chirurgo, Segretario dall’Associazione Scienza & Vita di Pisa-Livorno, ha spiegato che “soltanto da pochissimo tempo la medicina ha imparato che, almeno in alcuni pazienti in stato vegetativo, sono conservate funzioni complesse riconducibili ad uno stato di coscienza; si tratta di trovare il modo per stimolare queste funzioni che sembrano sopite e farle venire a galla”.
Puccetti ha commentato che “siamo troppo poco fiduciosi delle possibilità terapeutiche disponibili nei prossimi anni”. “Purtroppo – ha aggiunto – di fronte alla sfida della malattia la strada che si sceglie è quella di eliminare il portatore della malattia”.
Inspiegabile poi, secondo Puccetti, la sospensione del trattamento di idratazione e alimentazione.
“Per chi è sproporzionato? Non certo per la ragazza – ha risposto –, le cui preferenze sono state appurate sulla base di criteri che definire aleatori è un eufemismo”.
“Sotto le spoglie di una falsa pietà, affermando che il valore della persona risiede non in quello che è, ma in quello che riesce a fare – ha sottolineato Puccetti –, la sentenza promuove una cultura devastante per tutti i soggetti deboli della società”.
“Una cultura di morte – ha denunciato il medico pisano – che nell’eutanasia attiva avrà il prossimo obiettivo, come è già stato candidamente ammesso in un intervento di un’associazione vicina al fronte radicale”.
“Fino ad ora Eluana non ha sofferto – ha precisato Puccetti – almeno così ci dicono le conoscenze scientifiche disponibili, ma se verrà interrotta l’alimentazione e l’idratazione prepariamoci ad un nuovo caso Terry Schiavo”.
“Le ulcere che si formeranno nella pelle, le labbra riarse, le emorragie, le convulsioni, la necessità di morfina, così come è avvenuto per Terry, tutto questo, sarà per il bene di Eluana?”, si è poi chiesto amaramente.
Interviste
Il motu proprio “Summorum Pontificum” un anno dopo (II)
Il bilancio di padre John Zuhlsdorf
di Annamarie Adkins
MINNEAPOLIS (Stati Uniti), mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nonostante sia apparso solamente un anno fa, il motu proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI sulla forma tradizionale della Messa ha già avuto un forte impatto, sostiene un esperto di traduzioni liturgiche.
Padre John Zuhlsdorf, ex officiale della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, è un'autorità delle traduzioni liturgiche e del Messale del 1962. Scrive anche l'editoriale “What Does the Prayer Really Say?” (“Cosa dice realmente la preghiera?”) sul quotidiano The Wanderer ed è autore di un popolare blog con lo stesso nome.
Nella seconda parte di questa intervista, padre Zuhlsdorf parla con ZENIT dell'impatto che il “Summorum Pontificum” ha avuto sulla vita della Chiesa in questo suo primo anno.
La prima parte dell'intervista è stata pubblicata questo martedì.
Benedetto XVI ha affermato nella lettera che accompagnava il “Summorum Pontificum” di auspicare un arricchimento reciproco tra la forma ordinaria e straordinaria della Messa. In particolare, ha auspicato che la forma straordinaria ridoni un senso del sacro a quella ordinaria, o Novus Ordo. Un anno dopo il “Summorum Pontificum”, ha visto la forma straordinaria esercitare qualche “forza gravitazionale” sul Novus Ordo?
Padre Zuhlsdorf: Sì, possiamo vedere questa “forza” all'opera in alcuni luoghi, ma c'è ancora molta strada da fare. La gravità esercita una grande spinta, ma l'inerzia, soprattutto nella direzione sbagliata, deve ancora essere vinta.
La lettera è stata diffusa appena un anno fa, e solo da settembre è entrata in vigore. All'inizio ci sono stati scrosci di entusiasmo e critica, complimenti e panico.
Il testo doveva essere letto e assorbito. La Santa Sede doveva chiarire la formulazione autentica. I problemi e le domande sono ancora in fase di identificazione. Un documento con chiarificazioni rimane ovviamente in via di definizione.
La semplice consapevolezza dei provvedimenti del “Summorum Pontificum”, però, ha avuto un impatto. Si stanno costituendo “parrocchie personali” per l'uso della Messa e dei riti e dei sacramenti nel vecchio stile. I libri e il materiale di formazione dovevano essere creati. Stanno iniziando ora le pubblicazioni. Tutto questo richiede tempo.
Il Santo Padre ha anche introdotto dei cambiamenti relativi alla liturgia e a certe pratiche post-conciliari celebrando il Novus Ordo in modo più tradizionale, usando paramenti storici, tornando a distribuire la Comunione in bocca ai fedeli inginocchiati e così via.
La vera spinta della vecchia Messa e gli sforzi di Benedetto XVI verso la continuità con il Novus Ordo saranno tuttavia percepiti in futuro
Ad esempio, sempre più giovani sacerdoti mi dicono che dopo aver imparato la Messa in latino non celebrano la Santa Messa nel Novus Ordo allo stesso modo. Dalla Messa tradizionale in latino si imparano cose sul sacerdozio e sulla Messa che non si apprendono dal Novus Ordo, soprattutto per com'è celebrato in genere in tante delle nostre parrocchie e cappelle.
Il modo in cui un sacerdote dice Messa interessa profondamente una parrocchia, a livello di riverenza, di vocazioni, di tutto.
Anche se Roma non è stata distrutta in un giorno, non sarà nemmeno ricostruita rapidamente. Abbiamo subito una disastrosa perdita della formazione sacerdotale di base per quanto riguarda il latino e la teologia e la cultura che li accompagna. Ci vorrà tempo per recuperare.
I seminari hanno bisogno di tempo per far fronte ai nuovi bisogni a cui richiama la lettera. I seminaristi sono desiderosi di imparare. Chi insegnerà?
Nelle parrocchie, i giovani desiderano sempre più una maggiore continuità con il passato. Stanno scoprendo la loro eredità cattolica e che ne sono stati privati. Avranno delle posizioni di preminenza nelle parrocchie e nelle scuole cattoliche.
Concretamente, alcuni Vescovi, sacerdoti, liturgisti e musicisti stanno ripensando al valore di alcune pratiche post-conciliari comuni.
Ad esempio, pochi giorni dopo che Benedetto XVI ha iniziato a distribuire la Comunione in bocca ai fedeli inginocchiati, un Vescovo degli Stati Uniti ha fatto la stessa cosa per il Corpus Domini.
Si stanno riconsiderando i grandi vantaggi della Messa celebrata “ad orientem”, con tutti che guardano nella stessa direzione verso l'altare e il Crocifisso. Il latino è stato rivalutato. I musicisti stanno recuperando il tesoro della musica liturgica sacra nascosto per decenni.
Il “motu proprio” sta esercitando pressioni, ma ci sono ancora resistenze e segni di pigrizia. Per far muovere le cose servono tempo, pazienza e mente aperta. La legge dell'inerzia in fisica afferma che i corpi in movimento o in quiete rimangono in quella situazione fino a che un'altra forza non agisce su di loro. Il “motu proprio” è una forza di questo tipo.
Quali sono stati alcuni sviluppi rilevanti, o forse inaspettati, nella Chiesa riferiti al “Summorum Pontificum” dalla sua diffusione?
Padre Zuhlsdorf: Un risultato notevole è il cambiamento dell'atteggiamento di e sulla gente che desidera la liturgia tradizionale.
Per molto tempo l'establishment ecclesiastico ha guardato dall'alto in basso e ha emarginato i cattolici più tradizionali, spingendoli “sul retro dell'autobus” a causa del loro attaccamento alla nostra tradizione. Alcuni dei più benevoli li consideravano parenti “strani” ma innocui.
Dall'altro lato molti tradizionalisti, forse a causa del profondo dispiacere e della delusione che provavano dopo tutti i cambiamenti nella Chiesa, per la sciocca stagione delle innovazioni illecite, l'eliminazione delle nostre belle chiese e musiche, dei paramenti, delle statue, delle devozioni, si sono sentiti gravemente feriti.
Con il tempo, molti di loro non hanno trovato altri modi per “negoziare” con Vescovi e sacerdoti se non porre domande critiche e dir loro con arroganza cosa fare. Si è arrivati a un punto in cui anche i chierici che erano aperti e favorevoli hanno iniziato a trasalire e a fare marcia indietro ogni volta che i tradizionalisti si avvicinavano. E così le acque delle buone relazioni gelano.
Visto che parte del dolore e dell'alienazione sta iniziando a svanire dal cuore di molti di loro, i tradizionalisti possono avere ciò che avrebbero potuto ottenere fin dall'inizio, ora che un sole caldo è fatto splendere nella loro direzione dal Santo Padre e da altri che condividono la sua visione e che i pastori di anime stanno iniziando ad aprirsi.
Il ghiaccio si sta sciogliendo e l'acqua è tornata a scorrere. Non è stato uno sviluppo inatteso. Ho creduto pienamente che si sarebbe verificato perché i tradizionalisti sono per la maggior parte brave persone che amano la Santa Chiesa e vogliono il meglio per le loro famiglie, i sacerdoti e i Vescovi.
I Vescovi e i presbiteri, anche quando non sono personalmente inclini alle cose più tradizionali, sono prevalentemente uomini che amano il loro gregge e desiderano sinceramente il suo bene. Sono tutti d'accordo su ciò che conta davvero. Quello che mi sorprende è che la rottura del ghiaccio – anche se c'è ancora molta strada da fare – stia avvenendo in modo così rapido.
Ho sottovalutato il calore della luce del sole e l'apertura di cuore, soprattutto da parte di alcuni Vescovi che, come corpo, non si sono mostrati in passato molto amichevoli nei confronti della liturgia tradizionale. Questo mi ha fatto rivedere i miei atteggiamenti.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















