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Il mondo visto da Roma, 1 Settembre 2008
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Lunedì, 1 Settembre : 2008

Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Benedetto XVI riceve Ingrid Betancourt a Castel Gandolfo
Una Fondazione per promuovere il pensiero di Benedetto XVI
Cardinal Martino: i giovani zingari, “ricchezza per la Chiesa e per la società”
Arcivescovo Marchetto: il giovane rom, una “risorsa da potenziare”

NOTIZIE DAL MONDO
Messico: dopo il via libera all'aborto, serve “coscienza sociale”
Donne a confronto su cristianesimo e islam

ITALIA
Sobrietà negli stili di vita per difendere la terra

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Santa Sede

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Benedetto XVI riceve Ingrid Betancourt a Castel Gandolfo

CASTEL GANDOLFO, lunedì, 1° settembre 2008 (ZENIT.org)- Papa Benedetto XVI ha ricevuto questo lunedì mattina la franco-colombiana Ingrid Betancourt nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
L'incontro, durato poco meno di mezz'ora, ha avuto carattere privato; successivamente non sono state emesse dichiarazioni. L'ex prigioniera delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC) era accompagnata da alcuni familiari, tra cui la madre Yolanda Pulecio.

Ingrid Betancourt ha realizzato così il desiderio espresso il 2 luglio scorso, giorno della sua liberazione, di far visita al Papa, come aveva annunciato la famiglia in un comunicato.

Durante la prigionia della Betancourt, durata sei anni e mezzo, la Chiesa colombiana e la Santa Sede hanno rivolto vari appelli per la sua liberazione e per quella di centinaia di altri ostaggi del gruppo armato colombiano.

In questo senso, il Papa ha salutato il 7 febbraio scorso la madre della prigioniera durante l'udienza generale del mercoledì nell'Aula Paolo VI.

Il portavoce della Santa Sede e direttore della “Radio Vaticana”, padre Federico Lombardi, S.I., ha affermato che l'incontro tra la Betancourt e il Papa è stato caratterizzato da una “grandissima commozione”.

La lunga prigionia è stata per la donna “un tempo di grande esperienza spirituale, di preghiera, e dunque aveva veramente il desiderio di comunicare al Santo Padre l’importanza che la fede aveva avuto nel sostenerla in quel periodo di prova così difficile”, ha spiegato all'emittente pontificia.

“Voleva anche ringraziarlo per la sua preghiera, per la sua vicinanza, per i diversi segni con i quali il Papa aveva manifestato il suo pensiero e il suo sostegno spirituale per tutti gli ostaggi e in particolare, naturalmente, anche per lei”.

L'incontro di questo lunedì, dunque, “viene un po’ a sigillare un’esperienza certamente di sofferenza, ma anche di grande intensità spirituale”.

Durante la sua prigionia, infatti, la Betancourt ha trovato sostegno nella Parola di Dio, visto che la lettura della Bibbia era l'unica concessione da parte dei rapitori ed è stata un punto fermo per lei, convinta che “bisogna conservare una grande spiritualità per non scivolare nell'abisso”.

Padre Lombardi ha ricordato che la donna aveva saputo delle preghiere del Papa per la sua liberazione e “questo l’aveva colpita molto profondamente”.

“Mentre ero prigioniera nella selva un giorno facemmo una marcia molto dura e lunga dalla mattina alla sera e arrivammo molto stanchi al luogo dove si stabilì l'accampamento”, ha confessato la Betancourt, durante la conferenza stampa svoltasi nella sede della Provincia di Roma dopo l'incontro con il Pontefice.

“Mi misi a riposare sull'amaca con una immensa disperazione e tristezza, poi la radio ha trasmesso la voce del Papa che pronunciava il mio nome. Io credo che è difficile spiegare l'effetto psicologico su un prigioniero. Fu come una luce di speranza, e per questo tornata alla libertà ho voluto vederlo e abbracciarlo il prima possibile”.

“Per un essere umano è un'esperienza straordinaria conoscere un uomo di luce come il Papa”, ha aggiunto.

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Una Fondazione per promuovere il pensiero di Benedetto XVI


CASTEL GANDOLFO, lunedì, 1° settembre 2008 (ZENIT.org).- Una Fondazione per promuovere il pensiero di Benedetto XVI verrà istituita in autunno a Monaco di Baviera.
E' stato annunciato questo fine settimana durante il raduno annuale dei “Ratzinger Schülerkreis” (Circolo degli Studenti di Ratzinger), costituiti dagli ex allievi di dottorato e post-dottorato del Papa. Il raduno, svoltosi a Castel Gandolfo (Roma), è terminato questo lunedì.

In base a un comunicato stampa diffuso dal missionario del Verbo Divino padre Vincent Twomey, uno dei membri del Circolo, si è trattato del 30° incontro degli Schülerkreis da quando l'organismo è stato istituito, dopo che l'allora professore Joseph Ratzinger era stato nominato Arcivescovo di Monaco e creato Cardinale nel 1977. Erano presenti circa 40 ex allievi.

I dettagli relativi alla Fondazione Joseph Ratzinger/Papa Benedetto XVI sono stati approvati nel corso della sessione plenaria, svoltasi sotto la guida del Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna. La Fondazione sarà presentata pubblicamente il 12 novembre a Monaco.

Il comunicato spiega che l'organismo si dedicherà alla “promozione della teologia nello spirito di Joseph Ratzinger”.

“Il Consiglio d'Amministrazione, i cui membri includono ex allievi di Germania, Portogallo, Irlanda, Benin e Stati Uniti, riflette il carattere internazionale degli Schülerkreis e l'obiettivo internazionale della portata della Fondazione”, aggiunge il testo.

Il Gesù storico

Nel corso dell'incontro di quest'anno, due esperti luterani di Scrittura, Martin Hengel e Peter Stuhlmacher – entrambi professori all'Università di Tubinga, dove Ratzinger ha insegnato negli anni Sessanta –, sono stati invitati per esporre interventi alla presenza del Papa.

La dichiarazione del Circolo riporta che l'argomento è stato “la storicità delle narrazioni del Vangelo e la questione particolare della consapevolezza da parte di Gesù del significato della sua morte imminente”.

Il testo aggiunge che Benedetto XVI, che sta scrivendo il secondo volume del suo libro “Gesù di Nazaret”, ha preso parte alla “vivace discussione [...] con la stessa franchezza, lo stesso umorismo e la chiarezza che hanno caratterizzato tutti i suoi seminari e corsi universitari”.

Per la prima volta, gli studenti di dottorato che stanno approfondendo la teologia papale sono stati invitati a incontrare il Pontefice e i suoi ex allievi.

Circa 17 giovani teologi hanno presentato i propri progetti di ricerca nelle due sessioni di questo fine settimana, rappresentando per il Circolo “l'inizio di una nuova generazione di studenti di Ratzinger”.

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Cardinal Martino: i giovani zingari, “ricchezza per la Chiesa e per la società”

Intervento al VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari

di Roberta Sciamplicotti
FREISING, lunedì, 1° settembre 2008 (ZENIT.org).- I giovani zingari sono “una ricchezza per la Chiesa e per la società”, ha affermato questo lunedì il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Il porporato ha inaugurato il VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, in programma a Freising (Germania) fino al 4 settembre sul tema “I giovani zingari nella Chiesa e nella società”.

“Precarie condizioni di vita e scarse opportunità di istruzione e di lavoro”, ha riconosciuto, fanno sì che spesso gli zingari sperimentino “sentimenti di sradicamento e disuguaglianza, perdita di fiducia in voi stessi, nel nucleo familiare, nelle istituzioni politiche, giuridiche ed educative, sia sociali che ecclesiali”.

Di conseguenza, “il senso di appartenenza e di identità si indebolisce, mentre si svilisce il valore della dignità umana”.

“Non di rado le risposte a tale stato di fatto si trasformano in atti di violenza aperta e in reazioni contraddittorie e incompatibili con le norme e le leggi sociali vigenti”, ha aggiunto.

Di fronte alle situazioni di discriminazione e indifferenza di cui gli zingari sono non di rado vittime, la Chiesa “richiama tutti gli uomini, e soprattutto i cristiani, ad assumere le proprie responsabilità, sia nel servizio alla società sia nell’impegno politico, al fine di assicurare il pieno rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano, con l’amore, nella pace, nella giustizia e nella solidarietà”.

“Se tocca agli individui contribuire al giusto ordine morale e sociale della comunità con generosità e coraggio”, ha osservato il Cardinale, “a maggior ragione spetta ai Governi e agli organismi internazionali e nazionali la protezione della dignità e della identità di ogni essere umano e dell’intera umanità”.

Da qui l’importanza della solidarietà, intesa non come “un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone”, ma come “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune e per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a 'perdersi' a favore dell'altro invece di sfruttarlo e a 'servirlo' invece di opprimerlo”.

In tale contesto, gli Stati devono assicurare “a tutti i loro membri condizioni propizie di un autentico sviluppo che non si riduce alla semplice crescita economica, ma che, per essere autentico, deve essere integrale, olistico, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”.

Per questo, “sono chiamati a fornire appoggi agli enti educativi e di aggregazione zingara, alle vostre varie famiglie (clan), alle scuole e associazioni, ove nel rispetto delle norme e dei regolamenti di convivenza civile, si sviluppa una personalità equilibrata e responsabile e ove nascono soggetti idonei a partecipare pienamente alla vita della comunità”.

Il Cardinal Martino ha ricordato come nei precedenti Congressi Mondiali della Pastorale per gli Zingari siano stati illustrati gli strumenti giuridici relativi alla protezione di questa minoranza, richiamando l’attenzione sui principi di uguaglianza e contro la discriminazione e rilevando “l’esigenza di un servizio centrale della Chiesa che promuova cooperazione e dialogo con gli organismi internazionali e nazionali e con le varie denominazioni cristiane, per eliminare ogni forma di discriminazione e violenza contro di loro”.

Allo stesso modo, ci si è rivolti ai responsabili dei mezzi di comunicazione sociale perché “si impegnino ad offrire alla società un’immagine vera della minoranza zingara, nelle sue varie espressioni, che aiuterà a sradicare dalle menti e dai cuori delle persone pregiudizi e emarginazioni nei suoi confronti”.

Animati dalla fede e dallo “slancio entusiasta” dei giovani zingari e con l'aiuto dei relatori che si susseguiranno nelle giornate del Congresso, i promotori dell'evento desiderano “rinnovare il nostro impegno e la nostra volontà a servire il prossimo nella carità e con l’amore”, cercando “insieme a voi risposte alle domande che portate nei vostri cuori, sul senso della vita e dell’esistenza, sui rapporti con Dio, con gli altri e con la natura, sul perché del disprezzo dell'uomo e il vilipendio della sua dignità, pur con tante dichiarazioni che confermano tutti i suoi diritti”.

“Insieme – ha concluso – ci disponiamo a riflettere su cosa dobbiamo fare affinché quel grande potenziale umano interiore e spirituale che è in voi possa portare frutto per il bene vostro e di coloro che vi sono cari”.

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Arcivescovo Marchetto: il giovane rom, una “risorsa da potenziare”

Invita a “curare una nuova generazione di cristiani fra gli zingari”

di Roberta Sciamplicotti
FREISING, lunedì, 1° settembre 2008 (ZENIT.org).- Il giovane zingaro è una risorsa “da potenziare con iniziative di sostegno e di promozione”, ha osservato l’Arcivescovo Agostino Marchetto questo lunedì a Freising (Germania) in occasione del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, che si svolgerà fino al 4 settembre.

Il presule, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha lamentato il fatto che nel parlare dei giovani zingari si ricorra facilmente “a semplici generalizzazioni” e ha indicato indicato “due regole d’oro” da usare nel corso del Congresso dedicato a loro: “saper ascoltarli” e il motto “Per loro, ma con loro”.

Gli ideali dei giovani zingari “non si differenziano molto da quelli della maggioranza dei loro coetanei gağé [non zingari, ndr]”, ha osservato.

“Alle autorità regionali e locali degli Stati membri del Consiglio d’Europa – ha continuato – essi domandano di incoraggiare lo sviluppo e la realizzazione di programmi-pilota, iniziative e progetti volti a migliorare la partecipazione dei giovani zingari nella vita pubblica”.

Essi, ha aggiunto, chiedono “di facilitare la creazione di Centri per la gioventù gitana dove poter progettare e prendere parte a diverse iniziative e attività”, e di favorire l'interazione tra zingari e non zingari e l’apprendimento interculturale.

Da ciò emerge “la volontà di vivere ben integrati nella società e inseriti in tutti i processi che riguardano la sua organizzazione e funzionalità, in cui svolgere ruoli decisionali e di responsabilità, di raggiungere un buon livello di educazione culturale e godere di un lavoro redditizio, di impegnarsi in attività politiche e di sostegno a favore della propria popolazione (etnia), di essere cittadini a tutti gli effetti, capaci di corresponsabilità e solidarietà attiva e critica nella costruzione di società interculturali”.

Il giovane zingaro, sottolinea il presule, è una risorsa “da potenziare con iniziative di sostegno e di promozione a livello internazionale, nazionale e regionale”.

Anche se la maggior parte degli zingari che vivono nei nostri Paesi sono cittadini a tutti gli effetti, “da varie valutazioni della loro situazione risulta che tuttora, oltre ad essere vittime di pregiudizi e stereotipi negativi, essi appartengono al gruppo sociale con meno opportunità” e “sono costretti a confrontarsi con i problemi della discriminazione e della disuguaglianza”.

Il processo di inclusione sociale che la Chiesa sostiene e promuove, ha proseguito l'Arcivescovo, si basa su alcune regole generali – accanto ai provvedimenti specifici adatti alla situazione di ogni luogo – come la responsabilizzazione, la garanzia dei diritti di piena partecipazione alle società d’accoglienza, la promozione dell'accesso alla nazionalità, l'opportunità di apprendere la lingua nazionale.

Da questo punto di vista, il presule ha posto l'accento soprattutto sull'istruzione, “processo che pone le fondamenta per la realizzazione del proprio potenziale personale” e “presupposto della partecipazione alla vita politica, sociale ed economica nei rispettivi Paesi, in posizione paritaria con gli altri”.

Allo stesso modo, ha ricordato che “il lavoro è la chiave della piena integrazione nella società”, sollecitando anche una maggiore attenzione alla situazione abitativa degli zingari, che spesso vivono “in zone rurali isolate o negli accampamenti collocati in periferie delle città con limitato o inesistente servizio di trasporto pubblico” e scarso accesso alle strutture sanitarie.

Nonostante i problemi, il presule ha riconosciuto che si possono segnalare “molti cambiamenti positivi” circa la partecipazione delle organizzazioni internazionali, degli Stati e di numerose ONG alla difesa dei diritti della popolazione zingara.

Quanto alla realtà ecclesiale, ha affermato che “emarginati, relegati ai margini dell’umanità, umiliati nella propria dignità, gli zingari hanno bisogno di una Chiesa viva, di una Chiesa-comunione, capace di formare e aiutare a superare le difficoltà che la grande politica non riesce a superare”.

Perché tra zingaro e operatore pastorale si crei un rapporto di fiducia non basta tuttavia “presentarsi con amore e con il desiderio di proclamare la Buona Novella”, essendo necessarie “dimostrazioni concrete di solidarietà, anche attraverso una condivisione di vita”.

Allo stesso modo, è necessario promuovere una pastorale della confermazione e dare rilievo alla comunità, così come “bisognerebbe riuscire a creare un maggior numero di centri, anche ecclesiali, con possibilità di svago, studio, preparazione professionale”.

Tra gli altri provvedimenti ritenuti di grande utilità, il presule suggerisce “la promozione di attività di intercambio culturale”, “la formazione di commissioni miste di autorità ecclesiali e statali”, il “poter offrire attività (volontariato, associazioni, gruppi sportivi, seminari, laboratori d’arte) e di prevenzione per 'strappare' i giovani all’inerzia, al disimpegno, alla droga, all’alcol, ecc.”, la formazione di leader per le comunità.

“Sarebbe utile chiedere alle organizzazioni umanitarie, alle Caritas, di stanziare, con successivo controllo, microcrediti per le famiglie e le comunità che dimostrano maggiori capacità di saperli utilizzare a favore della propria etnia”, ha aggiunto.

Ricordando il discorso Benedetto XVI all'Ippodromo di Randwick di Sydney in occasione della recente Giornata Mondiale della Gioventù, in cui ha invitato i giovani a rimuovere “l'indifferenza”, la “stanchezza spirituale” e il “cieco conformismo allo spirito di questo tempo”, l'Arcivescovo ha concluso il suo intervento affermando che queste parole sono “l’invito a curare una nuova generazione di cristiani fra gli zingari”.

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Notizie dal mondo

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Messico: dopo il via libera all'aborto, serve “coscienza sociale”

Afferma il presidente della Conferenza Episcopale

TEXCOCO, lunedì, 1° settembre 2008 (ZENIT.org).- Dopo la decisione della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCGN) con cui la legge che depenalizza l'aborto fino alla 12ª settimana è stata avallata come provvedimento che non viola la Costituzione del Messico, ci sono stati molti commenti sulla stampa nazionale su una presunta “sconfitta” della Chiesa, che difende la vita dei concepiti
Giovedì, otto degli undici Ministri che compongono la plenaria della SCGN si sono espressi contro il provvedimento che mirava a revocare la costituzionalità della legge che depenalizza l'interruzione di gravidanza nella capitale messicana, in vigore dall'aprile dello scorso anno.

ZENIT ha interpellato al riguardo il Vescovo di Texcoco e presidente della Conferenza Episcopale Messicana, monsignor Carlos Aguiar Retes, che ritiene la decisione della SCGN più che una sconfitta “una sfida maggiore”.

“Abbiamo bisogno di una maggiore coscienza sociale sulla cultura della vita e i diritti del concepito”, ha affermato.

Per far questo, propone di “articolarci e organizzarci per chiarire alla società e alle sue istanze (come la stessa Suprema Corte di Giustizia della Nazione) i concetti da tutti i punti di vista e da tutte le dimensioni: a livello etico, culturale, medico, antropologico, sociale e giuridico”.

Accanto a questo, monsignor Aguiar Retes ricorda che “è appena iniziata la generazione della coscienza sociale e questa deve farsi valere nel chiedere ai politici di legiferare in modo conforme al parere della società e alla verità”.

Nei riguardi dei tre Ministri che si sono pronunciati a favore dell'incostituzionalità della legge che depenalizza l'aborto fino a 12 settimane di gestazione, monsignor Aguiar Retes esprime “ammirazione e rispetto”, riconoscendo che “non è facile andare contro la maggioranza”.

I tre Ministri, ha osservato, “hanno saputo mantenere la propria posizione in modo molto degno. Hanno inoltre deciso il loro voto andando al cuore della questione, vale a dire al fatto che c'è vita umana fin dalla fecondazione”.

“Le argomentazioni presentate davanti alla Corte da quanti si sono manifestati a favore della vita sono più che sufficienti a dimostrare che l'esistenza inizia con il concepimento – ha concluso il presule –. Ora bisogna farle conoscere in tutti gli ambiti della società”.

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Donne a confronto su cristianesimo e islam

Dal 4 al 7 settembre a Göteborg, in Svezia

ROMA, lunedì, 1° settembre 2008 (ZENIT.org).- Le donne e il loro ruolo fondamentale nel dialogo tra fedi e come promotrici di pace: sarà questo il tema di analisi di un incontro promosso dal World Council of Churches (WCC), che si terrà dal 4 al 7 settembre a Göteborg, in collaborazione con la Chiesa protestante in Svezia.

Ventidue donne, tra cui docenti universitarie, undici in rappresentanza delle Chiese delle varie confessioni cristiane e undici musulmane – informa “L'Osservatore Romano” –, si confronteranno su vari argomenti, tra cui l'importanza dell'educazione scolastica nel formare le nuove generazioni al reciproco rispetto tra religioni e culture diverse.
In una intervista al quotidiano vaticano, Rima Barsoum, responsabile per il WCC del programma dialogo interreligioso e cooperazione, ha detto che “l'iniziativa si inserisce nell'ambito di un lungo cammino per favorire il dialogo, intrapreso dal WCC fin dagli anni Settanta del secolo scorso e che oggi ha compiuto notevoli passi”.

“La voce delle donne – ha aggiunto – è stata sempre ascoltata, ma lo scarso numero di quelle impegnate su questo percorso aveva impedito di fatto che assumesse un peso di rilievo”.

“Il dialogo, insomma, è stato monopolizzato per lungo tempo dagli uomini, nonostante ci fosse comunque interesse ad ascoltare anche la nostra opinione”, ha spiegato.

Le donne, ha invece affermato, “hanno il ruolo di guarire le divisioni tre le società ferite. Oltre a essere donne, sono madri e sorelle, con una sensibilità particolare e una vocazione forte e diretta alla pacificazione”.

Parlando dell'amore dell'unico Dio e per il prossimo, che lega cristiani e musulmani, la Barsoum ha detto che “la nostra fede ci spinge a fare la pace ed è interessante scoprire assieme quali punti di contatto abbiamo in comune”.

L'incontro servirà a elaborare nuove strategie basate sul confronto delle reciproche esperienze vissute dalle partecipanti.

La scelta della sede per l'incontro è ricaduta sulla Svezia, perché da alcuni anni ospita una piccola assise locale di cristiane e musulmane che collaborano attivamente a iniziative in comune.

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Italia

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Sobrietà negli stili di vita per difendere la terra

L'invito della Chiesa italiana nella Giornata per la salvaguardia del Creato

ROMA, lunedì, 1° settembre 2008 (ZENIT.org).- Un invito ad una “conversione ecologica”. E’ quello proposto dai Vescovi italiani che in occasione della terza giornata per la salvaguardia del Creato, che si celebra questo lunedì, hanno redatto un messaggio sul tema “Una nuova sobrietà, per abitare la terra”.
“Il pianeta - si legge - è la casa che ci è donata perché la abitiamo responsabilmente, custodendone la vivibilità anche per le prossime generazioni”.

Fondamentale, sottolineano i presuli, “la cura per un uso efficiente dell’energia, come pure la valorizzazione di fonti energetiche rinnovabili e pulite”, oltre a “una sobrietà intelligente”, in grado di “rendere meno gravoso il problema della gestione dei rifiuti”.

In una intervista alla Radio Vaticana, monsignor Paolo Tarchi, Direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha commentato che a suo avviso “chi soffre maggiormente un uso sconsiderato delle risorse del pianeta, certamente sono soprattutto le persone più povere”.

“Per questo – ha precisato –, è necessario avere uno sguardo sull’ambiente che, se da un lato recupera questa dimensione di una casa che è per tutti, dall’altro invoca anche un uso giusto per tutti delle risorse”.

“Lo slogan che ha pervaso e pervade ancora il nostro modo di agire - l’"usa e getta" - certamente chiede di essere ripensato in una logica in cui si fa uso delle cose, di quelle che servono e nello stesso tempo, se è possibile, si riciclano nella misura in cui questo lo consenta”, ha poi aggiunto.

  





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