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Venerdì, 10 Ottobre : 2008
Il mondo visto da Roma
SINODO SULLA PAROLA DI DIO
Sinodo ecumenico: il primo applauso a un non cattolico
I pericoli dell'ossessione per le apparizioni
Il Sinodo del Dio che parla... e ascolta
La Parola suscita il metodo per il discepolato
Guida essenziale alla Sacra Bibbia
Avventura nel “Fungo”
Eletta la Commissione che redigerà il Messaggio del Sinodo
NOTIZIE DAL MONDO
Vescovi europei su “Scienza ed etica”
Spagna: “Uno Stato non può essere relativista in materia religiosa”
ITALIA
Al via l'Istituto universitario Sophia fondato da Chiara Lubich
Amore coniugale, dono senza riserve
Il 24 ottobre, a Rimini, gara di latino
SPIRITUALITÀ
Il pericolo di tralasciare l'importante per l'urgente
DOCUMENTI SULLA WEB DI ZENIT
Interventi al Sinodo del 9 e della mattina del 10 ottobre
Sinodo sulla Parola di Dio
Sinodo ecumenico: il primo applauso a un non cattolico
Intervento di due rappresentanti del mondo protestante
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il primo applauso a uno degi interventi dei partecipanti al Sinodo dei Vescovi sulla Parola è stato tributato a un non cattolico.
Il reverendo Robert K. Welsh, Presidente del Consiglio dell'Unità Cristiana dei Discepoli di Cristo, una Chiesa fortemente presente negli Stati Uniti, ha espresso, nella serata di questo giovedì, l'auspicio che l'assemblea sinodale serva come rinnovamento anche per i non cattolici.
Il tema del Sinodo, "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa", ha affermato, "è un tema centrale nella vita di tutta la Chiesa, suscitando obbedienza nell'ascolto della Chiesa, obbedienza nella nostra proclamazione e obbedienza nella nostra risposta alla Parola di Dio fatta carne per il bene e la salvezza del mondo intero".
Welsh ha spiegato che "l'unità dei cristiani è al centro del messaggio del Vangelo; le divisioni all'interno del corpo di Cristo sono uno scandalo dinanzi a Dio e dinanzi al mondo".
"La nostra divisione alla Mensa dell'Eucaristia rappresenta una negazione continua del potere della croce di sanare, riconciliare e legare tutte le cose in terra e tutte le cose in cielo".
Il delegato fraterno ha espresso il desiderio che "questo Sinodo approfondisca la sua riflessione sul rapporto tra la Parola di Dio, l'Eucaristia e l'unità di tutti i cristiani nell'unico corpo di Cristo".
In secondo luogo, Welsh ha auspicato "che il vostro lavoro e le vostre discussioni durante questo Sinodo esaminino in maniera più piena il rapporto tra la Parola di Dio e la missione della Chiesa, specialmente riguardo ai poveri e ai sofferenti, gli oppressi e gli emarginati".
"La mia Chiesa si è impegnata nella comprensione della missione basata sul principio guida della 'presenza critica' nella missione, che dà la priorità al ministero a e con gli interlocutori a livello del bisogno più profondo – ha detto –; non solo ascoltare i poveri, ma preparare l'incontro con la Parola viva di Dio nella loro lotta e nella loro testimonianza quotidiana di speranza dinanzi alla disperazione, di vita dinanzi alla morte".
Il rappresentante ecumenico ha detto di pregare affinché "questo Sinodo dei Vescovi, riflettendo sulla Parola di Dio, non porti soltanto a un rinnovamento della vita nella Chiesa cattolica, ma serva davvero tutta la Chiesa portando un rinnovamento nel movimento ecumenico e in tutte le Chiese nella nostra comune chiamata alla missione nel mondo".
Subito dopo Welsh ha preso la parola il reverendo Gunnar Stalsett, Vescovo emerito di Oslo, della Federazione Luterana Mondiale di Norvegia, il quale ha affermato che “il tema del Sinodo è veramente ecumenico, interessa tutte le religioni e ha un messaggio per il mondo”.
Le parole del Vescovo luterano sono state sottolineate con un applauso, il secondo di questa assemblea sinodale.
"Il dialogo fra cattolici romani e luterani – ha detto – ha contribuito per oltre 30 anni alla sostanza del tema del Sinodo con questioni centrali quali la dottrina della giustificazione, il ruolo del ministero consacrato e la natura della Chiesa".
Secondo il Vescovo luterano, "libertà di religione e libertà di espressione sono diritti umani fondamentali. Questo implica che nella società debba esserci spazio per espressioni fondamentaliste di fede, anche se ciò porta a settarismo e divisioni".
Tuttavia, ha proseguito, "il terrorismo in nome di Dio è un affronto a tutte le fedi, poiché è violenza contro Dio. L'antidoto al fondamentalismo può essere solo una più autentica interpretazione delle Sacre Scritture. La Chiesa deve continuare a tenere in equilibrio tolleranza e verità".
"La globalizzazione dell'inquietudine e della disperazione richiede la globalizzazione della salvezza e della speranza”, ha detto, aggiungendo che per questo “i leader religiosi sono chiamati a un ministero di pace e di riconciliazione”.
Al Sinodo sono presenti dieci delegati fraterni di altre Chiese e comunità ecclesiali, che prenderanno la parola durante i lavori assembleari.
I pericoli dell'ossessione per le apparizioni
Denuncia al Sinodo del Vescovo di Córdoba (Messico)
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- L'attrazione che alcune persone provano nei confronti delle apparizioni o dei miracoli le porta ad abbandonare la Chiesa per cadere nelle mani di gruppi settari, ha constatato un Vescovo messicano in occasione del Sinodo dei Vescovi sulla Parola.
Monsignor Eduardo Porfirio Patiño Leal, Vescovo di Córdoba, ha preso la parola nella congregazione generale di questo mercoledì pomeriggio per analizzare davanti all'assemblea sinodale il giusto rapporto tra “Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private”.
Queste ultime sono le cosiddette “apparizioni” o rivelazioni straordinarie di Gesù, Maria, ecc.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega al numero 67 che nel corso dei secoli si sono verificate queste apparizioni, “alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa”.
“Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede – aggiunge il testo –. Il loro ruolo non è quello di 'migliorare' o di 'completare' la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”.
Monsignor Patiño Leal ha osservato che la Chiesa “ha riconosciuto 'rivelazioni private' che per la congiunzione di segni di credibilità sono suscettibili di un consenso di fede umana”.
“Queste sono state provvidenziali nella storia della fede di molti e hanno rappresentato una grazia attuale che li ha invitati a una conversione e ad accorrere con più decisione alla fonte della verità e della grazia che Dio ha manifestato nella sua 'unica Rivelazione pubblica', nella Tradizione della Chiesa”.
Come esempi, il Vescovo messicano ha citato i frutti lasciati dalla devozione al Sacro Cuore di Gesù o la pietà dei grandi santuari mariani.
Il presule ha considerato che è necessario tener conto dei criteri di discernimento di queste apparizioni o rivelazioni private, come fece Papa Pio XII nell'Enciclica Haurietis Aquas nel caso delle apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque.
Un altro documento che aiuta il discernimento, secondo il Vescovo, è la nota esplicativa dell'allora Cardinale Joseph Ratzinger sul terzo segreto di Fatima.
Il presule ha riconosciuto “con gratitudine 105 frutti spirituali che Dio ha concesso alla Chiesa per la mediazione di queste esperienze religiose”.
Spesso, ha constatato, “l'esperienza religiosa attuale è più emotiva che convinta, a causa della scarsa conoscenza della dottrina”.
“Si sta tendendo piuttosto verso il soggettivo e il gusto di farsi una religione a modo proprio”, ha denunciato.
“Gente semplice e di buona volontà viene attratta da presunte manifestazioni, ma a volte diventano gruppi religiosi isolati all'interno della Chiesa cattolica che propagano devozioni e linee di spiritualità la cui origine risale a 'messaggi o rivelazioni private' che devono essere valutate con cautela e devono in ogni caso promuovere la Rivelazione Pubblica integrale nella Tradizione viva della Chiesa”.
“Ancora più preoccupante è il caso di quanti promuovono presunte 'rivelazioni private' ancora non soggette a discernimento né approvate e che, tuttavia, vengono ampiamente divulgate”, ha denunciato.
Il presule ha segnalato alcuni fattori che stanno favorendo questo fenomeno: la mancanza di evangelizzazione profonda, l'eco globale dato a questi fenomeni dai mezzi di comunicazione, la povertà e le situazioni di angoscia che facilitano il fatto che la gente si aggrappi a messaggi consolatori.
Il Vescovo ha quindi ricordato l'insegnamento del Concilio Vaticano II presentato nella Costituzione Dogmatica Dei Verbum (che al numero 4 mostra come con Cristo culmini la rivelazione) e nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che ai numeri 66 e 67 spiega il motivo delle apparizioni.
La loro funzione “non è quella di 'migliorare' o 'completare' la Rivelazione definitiva di Cristo, ma quella di aiutare a viverla più pienamente in una certa epoca storica”, spiega il Catechismo.
Il presule ha dunque chiesto ai pastori di incanalare opportunamente queste esperienze religiose con criteri adattati all'ambiente di mobilità e globalizzazione in cui viviamo.
Per questo motivo, ha suggerito che la Congregazione per la Dottrina della Fede aggiorni i criteri di discernimento in questa materia.
Il Sinodo del Dio che parla... e ascolta
Intervento di monsignor Luis Antonio G. Tagle, Vescovo di Imus (Filippine)
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il Sinodo non riflette solo su come ascoltare la Parola di Dio; medita anche su come Dio ascolta.
Al Dio che ascolta, in particolare i più fragili e poveri, ha dedicato il suo intervento nella congregazione generale monsignor Luis Antonio G. Tagle, Vescovo 51enne di Imus (Filippine).
La sua relazione ha avuto un'eco particolare nella Sala del Sinodo, venendo citata da vari Padri sinodali e dal primo “delegato fraterno” che ha preso la parola questo giovedì, il reverendo Robert K. Welsh, segretario generale dei Discepoli di Cristo, comunità cristiana degli Stati Uniti.
“L'ascolto è una cosa seria – ha avvertito il presule davanti all'assemblea –. La Chiesa deve formare ascoltatori della Parola. L'ascolto, però, non si trasmette solo con l'insegnamento, ma anche, e soprattutto, con un ambiente in cui esiste l'ascolto stesso”.
Monsignor Tagle ha proposto tre modi per sviluppare la disposizione all'ascolto. In primo luogo, ha detto, “la fede è un dono dello Spirito, e allo stesso tempo un esercizio di libertà umana. Ascoltare nella fede significa aprire il proprio cuore alla Parola di Dio, far sì che penetri in noi e ci trasformi, e praticarla”.
“La formazione all'ascolto significa formazione alla fede integrale – ha aggiunto –. I programmi di formazione devono essere concepiti come formazione all'ascolto del sacro”.
In secondo luogo, ha proseguito, “gli avvenimenti di questo mondo mostrano i tragici effetti della mancanza d'ascolto: conflitti nelle famiglie, distanza tra generazioni e tra Nazioni, violenza”.
“Le persone sono strette in un mondo di monologhi, indifferenza, rumore, intolleranza ed egocentrismo – ha constatato –. La Chiesa può favorire un ambiente di dialogo, rispetto, reciprocità e autotrascendenza”.
Dio, ha avvertito in terzo luogo, “non si limita a parlare”. “Dio ascolta anche, soprattutto i giusti, le vedove, gli orfani, coloro che sono perseguitati e i poveri che non hanno voce”.
“La Chiesa deve imparare ad ascoltare come Dio ascolta, e offrire la propria voce a quanti non ce l'hanno”, ha concluso.
La Parola suscita il metodo per il discepolato
Considerazioni al Sinodo di monsignor Filippo Santoro
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Uno dei Vescovi del Brasile membro dell'assemblea del Sinodo ha sottolineato questo martedì che la dinamica dell'incarnazione lancia una sfida di metodo per la sequela di Gesù.
“La Parola fatta carne indica non solo un contenuto salvifico, ma anche un metodo con il quale gli apostoli iniziano a comprendere se stessi”, ha affermato nel suo intervento monsignor Filippo Santoro, Vescovo di Petrópolis.
Secondo il presule, “nell'incontro con Gesù si risveglia qualcosa che in essi era addormentato e iniziano a intravedere qualcosa di positivo per il loro destino”.
Monsignor Santoro ha spiegato che don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, lavorò particolarmente sul tema del metodo suscitato dall'incarnazione, che implica il fatto di “seguire l'avvenimento in cui il miracolo si rende presente”.
“In tutti gli incontri biblici con Giovanni, Andrea, Pietro, Zaccheo, la Samaritana... seguendo quest'uomo trovavano un'altra cosa, il destino, il Padre”.
Il presule sostiene che questo metodo “continua dopo la resurrezione, attraverso l'incontro con il corpo visibile di Cristo, la Chiesa, che ha Pietro come capo”.
Nella Conferenza di Aparecida, ha sottolineato, i Vescovi dell'America Latina, riprendendo il discorso inaugurale di Benedetto XVI, hanno detto che “la natura stessa del cristianesimo consiste nel riconoscere la presenza di Gesù Cristo e seguirlo”.
“Questa è stata la meravigliosa esperienza di quei primi discepoli che, incontrando Gesù, sono rimasti affascinati e pieni di stupore di fronte all'eccezionalità di ciò di cui parlava loro, per come li trattava, un modo che coincideva con la fame e la sete di vita che albergava nei loro cuori”.
“L'evangelista Giovanni ci ha lasciato per iscritto l'impatto che la persona di Gesù ha prodotto nei primi discepoli che lo hanno incontrato, Giovanni e Andrea. Tutto inizia con una domanda: 'Che cercate?' (Gv 1,38). A questa domanda ha fatto seguito un invito a vivere un'esperienza: 'Venite e vedrete' (Gv 1,39). Questa narrazione rimarrà nella storia come sintesi unica del metodo cristiano”, ha affermato il Vescovo citando il Documento di Aparecida.
Per questa ragione, ha proseguito, “nell'attuale discussione sui ministeri ci permettiamo di osservare che questi non suscitano di per sé l'incontro, ma possono finire per aumentare la burocratizzazione della Chiesa”.
“Ciò che invece suscita l'incontro è l'azione dello Spirito Santo, che, come dice la Lumen Gentium, è all'origine dei doni gerarchici e di quelli carismatici”.
“Attraverso i carismi, lo Spirito mostra il volto di Cristo attraente anche per l'uomo di oggi e suscita la sequela della Parola fatta carne”.
Concludendo il suo intervento, monsignor Santoro ha affermato che di fronte alle sfide del secolarismo, del relativismo e delle nuove denominazioni religiose “la Chiesa propone i tratti inconfondibili della Persona di Cristo, il Verbo fatto carne e risposta definitiva per il cuore del popolo del nostro tempo”.
“Dalla forza irresistibile dello Spirito nascono la conversione costante, la testimonianza, l'annuncio – ha concluso –. Il Santo Sinodo della Parola è il Sinodo della missione”.
Guida essenziale alla Sacra Bibbia
“L'Abc per avvicinarsi al Libro dei libri”, spiega monsignor Pietro Principe
di Chiara Santomiero
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- In coincidenza con l'apertura della XII Assemblea del Sinodo dei Vescovi dedicata a "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa", è stata presentata il 1° ottobre a Roma la "Guida essenziale alla Sacra Bibbia", curata da monsignor Pietro Principe per la Libreria Editrice Vaticana.
"L'opera risponde – ha affermato monsignor Nikola Eterovic, Segretario del Sinodo dei Vescovi intervenendo alla presentazione – a una esigenza che si percepiva da varie parti e cioè di avere uno strumento semplice, accessibile e appetibile per familiarizzarsi con la Bibbia".
“Tutti i fedeli – ha proseguito – sono d'accordo sull'importanza della Bibbia ma molti pensano che si tratti di un libro difficile da leggere e da capire. Quando poi si comincia un'indagine più concreta sul grado di conoscenza della Sacra Scrittura, ci si rende conto che resta molto da fare in questo campo”.
Il Segretario del Sinodo si è detto tuttavia sicuro che: "La guida essenziale che oggi presentiamo aiuterà a colmare tale vuoto”.
“Essa è ben fatta con intelligenti criteri di simbiosi tra il testo che racconta la storia impressionante della rivelazione di Dio - che si è protratta per oltre mille anni - intercalata con le storie dei personaggi biblici più significativi e arricchita con preziose immagini artistiche, parte del grande patrimonio culturale e cristiano esistente in materia”.
"Da parte mia – ha aggiunto monsignor Eterovic – vorrei sottolineare che l'attore ha scelto bene la Dei Verbum, costituzione dogmatica sulla Rivelazione, citata nel testo 21 volte, come filo conduttore della sua narrazione sulla Bibbia”.
“Tale grande documento – ha continuato –, frutto del Concilio Ecumenico Vaticano II, serve per illuminare i temi principali dell'intelligenza ecclesiale della Sacra Scrittura quali il rapporto del fedele con la Bibbia, i libri canonici, l'ispirazione degli autori sacri, il rapporto tra la scrittura e la tradizione, il ruolo del magistero”.
"La pubblicazione della Libreria Editrice Vaticana – ha concluso monsignor Eterovic – si affianca, quindi, assai bene alla Assemblea sinodale che ha per finalità il rinnovamento della Chiesa che ascolta la Parola di Dio e cerca di metterla in pratica. Tale rinnovamento non potrà non avere importanti influssi culturali e sociali nel mondo attuale".
A monsignor Principe il compito di spiegare, in sintesi, il significato della sua opera: "La Bibbia – ha detto – è il libro più difficile che ci sia, perlomeno uno dei libri più difficili che esistano al mondo e chiede necessariamente una propedeutica; altrimenti è come se io mi mettessi a studiare il cinese senza sapere nemmeno cosa sono i caratteri cinesi”.
“Il mio testo intende essere una iniziazione, l'Abc per avvicinarsi al Libro dei libri”, ha concluso.
Avventura nel “Fungo”
Analisi del centro nevralgico del Sinodo dei Vescovi
di padre Thomas Rosica, CSB
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Dopo aver saputo a giugno della mia nomina vaticana per il Sinodo dei Vescovi del mondo 2008 sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, mi sono spesso interrogato durante l'estate sull'avventura della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo.
Cosa fanno e raggiungono realmente i Sinodi? Che ne è dei volumi di interventi, rapporti, messaggi al Popolo di Dio, delle proposizioni e delle esortazioni apostoliche dei Sinodi dei Vescovi precedenti? Come fanno questi incontri della Chiesa universale a portare avanti la dinamica della collegialità del Concilio Vaticano II? Quale impatto, se c'è, hanno i Sinodi sulla vita della gente ordinaria che vive in posti lontani da Roma? Quale sarebbe stato il mio ruolo come uno dei cinque addetti stampa per lingue in questa formidabile assemblea?
L'obiettivo generale di un Sinodo, menzionato al numero 5 del decreto dell'Ufficio Pastorale dei Vescovi nella Chiesa, è chiaramente presentato nel Codice di Diritto Canonico (n. 342), in cui si stabilisce che il Sinodo riunisce i Vescovi di varie regioni del mondo che si incontrano per assistere il Papa con i loro consigli e considerare questioni riguardanti l'attività della Chiesa nel mondo.
Il tema del Sinodo di quest'anno è di grande interesse per me, visto che sono stato studente e docente di Scrittura dal 1990. Gli ultimi 18 anni di studio, insegnamento, lettura e predicazione delle Scritture a Gerusalemme, in Giordania, Canada, Italia e Stati Uniti mi ricordano il debito che ho nei confronti di alcuni grandi professori del Regis College alla Toronto School of Theology (1982-1985), del Pontificio Istituto Biblico di Roma (1987-1990) e dell'École Biblique et Archéologique Française de Jérusalem (1990-1994), dove ho imparato ad amare la Bibbia.
Prima di addentrarmi nei dettagli, nelle curiosità e nelle particolarità del Sinodo di quest'anno, permettetemi di condividere i miei pensieri e le mie speranze su questa esperienza.
Negli anni di insegnamento della Sacra Scrittura, soprattutto alla Facoltà di Teologia del St. Michael's College di Toronto, ho sentito spesso dire ai candidati che si preparano al ministero nella Chiesa: “I corsi di Scrittura sono come fare autopsie in una morgue... Nessuno ci insegna come rimettere insieme il corpo dopo averlo sezionato”, oppure “Il cuore e l'anima della Scrittura non penetrano dopo aver 'smontato' il testo”.
Domande
Spero che il Sinodo di quest'anno sulla Parola di Dio ponga delle domande reali e offra suggerimenti positivi su come rendere la Parola di Dio viva nella Chiesa e nel mondo. Come comunità ecclesiale dobbiamo chiederci “Il nostro cuore arde d'amore per la Parola di Dio? La Parola di Dio ci sfida e ci invia nel mondo per fare la differenza? La nostra lettura e predicazione della Parola di Dio ci porta a Gesù? Gli esperti, gli insegnanti e gli studenti della Scrittura cattolica oggi sono adeguatamente preparati a trarre spunto dalla loro conoscenza esegetica e dalla loro vita di fede e di preghiera per aiutare i cattolici a scoprire il significato della parola biblica per l'attualità?”.
Come facciamo fronte ai seri problemi del fondamentalismo biblico (e teologico), che non sono altro che un tentativo di piegare Gesù e Dio alla sicurezza religiosa? Il fondamentalismo dice “Non devi pensare – questo antico documento o questa dichiarazione è a tua risposta, predisposta per te”. Nel caso del fondamentalismo biblico, la Parola di Dio è così sottolineata che si dimentica che sono stati degli esseri umani a scrivere e ricevere la Bibbia. Quando i fondamentalisti sono gli unici ad offrire alla gente la conoscenza della Bibbia, la gente si rifarà ai fondamentalisti. Un approccio alla Bibbia solido, esperto e basato sulla preghiera può essere spiritualmente fecondo e mentalmente soddisfacente.
Se guardiamo ai grandi cambiamenti nella vita della Chiesa dopo il Vaticano II, non possiamo mai sottovalutare l'importante rapporto esistente tra la liturgia e l'interpretazione della Bibbia. Nella liturgia le parole della Scrittura sono vive e piene del mistero di Cristo.
E' giusto dire che la Bibbia ha fornito un lessico di parole per il discorso e la liturgia cristiani e una grammatica di come debbano essere usati. Questo deve essere sempre un principio guida dei nostri sforzi per rendere la Parola di Dio viva per la Chiesa oggi. Nonostante i suoi tanti risultati, un approccio strettamente storico alla Bibbia ci può dare solo un medley di documenti di vari periodi e posti del mondo antico. Non ci può dare il libro della Chiesa, le Scritture per come sono state ascoltate dai cristiani per secoli, i salmi impressi nell'anima della Chiesa, le parole e le immagini per testimoniare la Trinità.
Il Sinodo considererà i frutti positivi del Rinnovamento biblico che ha ricevuto le ali e ha spiccato il volo con il Concilio Vaticano II. I Padri sinodali di quest'anno – Cardinali, Vescovi ed esperti di tutto il mondo – parleranno dei molti segni e delle speranze nella Chiesa di oggi che hanno tenuto in vita e preso seriamente il rinnovamento biblico seguito al Concilio.
Allo stesso modo, solleveranno questioni e preoccupazioni su campi che devono ancora essere studiati, perseguiti e sfidati circa la comprensione, l'accettazione e la ricezione della Parola di Dio nella vita della Chiesa e nella vita dei credenti in tutto il mondo.
“I Cinque”
Quanto agli aspetti curiosi del Sinodo, noti a pochi, venerdì gli addetti stampa per i cinque gruppi linguistici, conosciuti in Vaticano come “I Cinque”, sono stati introdotti ai misteri e ai lavori del Sinodo dei Vescovi. “I Cinque” sono monsignor Giorgio Costantino (italiano); monsignor Joseph Bato'ora Ballong Wen Mewuda – lo chiamiamo monsignor Joseph – (francese); Jesús Colina (spagnolo), il salesiano padre Markus Graulich (tedesco), e io (inglese).
Dopo incontri intensi e cordiali con l'Arcivescovo croato Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, e il sempre gentile e saggio gesuita padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, abbiamo ricevuto formalmente le nostre credenziali vaticane al Sinodo come media. Ci sono stati dati i nostri titoli formali in latino al Sinodo. Non siamo solo “addetti stampa”, ma “Deputati Notitiis Vulgandis”.Sono stato assegnato alla “Lingua Anglica”, e sono inserito nel direttorio ufficiale vaticano del Sinodo come “Director Exsecutivus Retis Televisifici Catholici 'Salt and Light' (Canada). Alcuni amici alla fine riconosceranno le ultime tre parole. In Canada mi chiamano solo “CEO”.
Ci è stato detto di riferire al “Fungo”. Il fungo che mi è più familiare è quello declinato al plurale: “funghi” in relazione alle tagliatelle ai funghi porcini o la pizza con i funghi, ma ora siamo stati inviati al fungo vaticano! Ci è stato detto che è situato dietro la sala delle udienze e l'aula sinodale nella Città del Vaticano. E' una parte dello Stato della Città del Vaticano a noi sconosciuta, eccetto a monsignor Giorgio che è pratico di Sinodi.
Salendo le scale posteriori dell'Aula Paolo VI, siamo passati attraverso varie porte “riservate” e siamo entrati in un notevole e improvvisato alveare di attività. Supervisionati dall'olandese Vik Van Brategem, assistente della Sala Stampa della Santa Sede noto perché guida gli addetti stampa vaticani nelle visite papali, son rimasto sorpreso dalla scena dentro questo “fungo” gigante. Più di 40 giovani, di molte Nazioni diverse, lavorano diligentemente per gruppi linguistici ai monitor – supervisionando le traduzioni di tutti i comunicati stampa e i documenti sinodali.
Mi sono meravigliato dell'ordine, della serietà e della professionalità di tutto il contesto, e mi è stato detto che il gruppo internazionale si ferma anche varie volte al giorno per pregare. Per me è stato incoraggiante e ispiratore testimoniare come tanti giovani lavorino duramente nel centro nevralgico del Sinodo dei Vescovi, dando materiale, significato e coerenza alle tante parole che verranno dette e provando che anche i Sinodi sono fatti per i giovani!
A proposito, è chiamato “fungo” per la grande e moderna struttura costruita nell'area dei parcheggi, che serve a difendere il Papa e i visitatori speciali dal tempo inclemente quando entrano nella sala delle udienze per gli incontri. La struttura ha la forma di un gigantesco fungo, sempre moderno e sempre nuovo, che sembra quasi fuori posto tra gli edifici storici della Città del Vaticano.
Rimanete collegati per altre notizie dal Sinodo dei Vescovi del mondo su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, il tema del capitolo conclusivo della Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, e sequela naturale del Sinodo del 2005 su “L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.
* * *
Il sacerdote basiliano padre Thomas Rosica, addetto stampa per la lingua inglese del Sinodo del Vescovi 2008, è un esperto di Scrittura e responsabile esecutivo della Salt and Light Catholic Media Foundation and Television Network in Canada, nonché membro del Consiglio Generale della Congregazione di San Basilio.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Eletta la Commissione che redigerà il Messaggio del Sinodo
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Questo giovedì, alla presenza di Benedetto XVI, sono stati resi pubblici i nomi scelti per formare la Commissione che redigerà il Messaggio finale del Sinodo dei Vescovi sulla Parola.
La Commissione è composta da dodici membri, otto dei quali sono stati eletti dall'assemblea e quattro, inclusi il presidente e il vicepresidente, dal Papa.
Il Messaggio verrà presentato all'assemblea sinodale per essere votato e sarà diffuso nel corso di una conferenza stampa al termine del Sinodo dei Vescovi.
La Commissione è composta da:
Presidente
Mons. Gianfranco Ravasi, Arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
Vice Presidente
Mons. Santiago Jaime Silva Retamales, Vescovo titolare di Bela, Ausiliare di Valparaíso (Cile)
Membri
Card. Godfried Danneels, Arcivescovo di Mechelen-Brussel, Presidente della Conferenza Episcopale del Belgio, eletto come rappresentante dell'Europa
Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B., Arcivescovo di Tegucigalpa, Presidente della Conferenza Episcopale dell'Honduras, eletto dall'assemblea come rappresentate del continente americano
Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, eletto dall'assemblea come rappresentante della Città del Vaticano
Mons. Anthony Sablan Apuron, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Agaña, Presidente della Conferenza Episcopale del Pacifico (C.E.P.C.) (Guam), eletto come rappresentante dell'Asia
Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), eletto dall'assemblea come rappresentante dell'Africa
Mons. Thomas Menamparampil, S.D.B., Arcivescovo di Guwahati (India), eletto dall'assemblea come rappresentante dell'Asia
Mons. Basil Myron Schott, O.F.M., Arcivescovo Metropolita di Pittsburg dei Bizantini, Presidente del Consiglio della Chiesa Rutena (Stati Uniti), eletto dall'assemblea come rappresentante delle Chiese Cattoliche Orientali
Mons. Zbigniew Kiernikowski, Vescovo di Siedlce (Polonia), nominato dal Papa
Mons. Louis Pelâtre, A.A., Vicario Apostolico di Istanbul, Vescovo titolare di Sasima, Amministratore Apostolico dell'Esarcato Apostolico di Istanbul (Turchia), nominato dal Papa
Padre Carlos Alfonso Azpiroz Costa, O.P., Maestro Generale dei Frati Predicatori (U.S.G.), eletto dall'assembla in rappresentanza dell'Unione dei Superiori Generali di Congregazioni Religiose
Notizie dal mondo
Vescovi europei su “Scienza ed etica”
Raccolti i pareri del Gruppo di Riflessione Bioetica della COMECE
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- “Scienza ed etica” è il titolo della pubblicazione che raccoglie 16 pareri elaborati negli ultimi 12 mesi dal Gruppo di Riflessione Bioetica della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE).
Il testo, annunciato questo martedì dal segretariato della Commissione, ha l’obiettivo di risvegliare “l’interesse per le questioni bioetiche” e promuovere “un clima favorevole al dialogo tra Chiesa, mondo politico, scientifico ed economico”.
Gli studi del Gruppo spaziano dagli “aspetti etici della donazione degli organi” alle “questioni etico-antropologiche legate alla creazione di organismi ibridi uomo-animale”, si legge in una nota di cui riferisce il Sir; dalle “questioni sollevate dalla nanomedicina e dalla brevettabilità delle cellule staminali umane”.
Tra i temi trattati anche le disposizioni di fine vita, l’eutanasia, i test genetici, la ricerca biomedica nei Paesi in via di sviluppo, la clonazione e la ricerca sugli embrioni e sulle cellule staminali embrionali.
“I temi bioetici svolgono un ruolo sempre più importante nei diversi ambiti della politica europea”, afferma il segretariato COMECE, citando la controversia legata alla “promozione della clonazione e l’utilizzo delle cellule staminali da embrione umano per la ricerca scientifica, che si è avvalsa del programma quadro di ricerca europeo”.
Anche in merito alla proposta di direttiva in materia di donazione d’organi destinati al trapianto, osserva, “non mancano questioni etiche fondamentali, in particolare la libera volontà dei donatori e il principio di non commercializzazione del corpo umano e delle sue parti”.
Proprio in vista del significato delle questioni bioetiche per la politica UE, la COMECE ha avviato nel 1996 il Gruppo di Riflessione Bioetica, che ha lo scopo di “esaminare le questioni bioetiche studiando le loro implicazioni per l'Unione Europea e le sue istituzioni e allo stesso tempo informare i Vescovi della COMECE e le loro Conferenze Episcopali su questi temi”.
Il Gruppo è composto da esperti in teologia, etica e filosofia, diritto, medicina e farmacologia.
Spagna: “Uno Stato non può essere relativista in materia religiosa”
Afferma a Salamanca il segretario del dicastero Giustizia e Pace
di Nieves San Martín
SALAMANCA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Monsignor Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, è intervenuto questo mercoledì all'inaugurazione del congresso annuale dell'Istituto Superiore di Studi Europei e Diritti Umani dell'Università Pontificia di Salamanca (UPSA), in Spagna, che si concluderà l'11 ottobre. Il tema di quest'anno si centra sull'Europa.
Per aprire l'incontro, il segretario generale del Consiglio Giustizia e Pace, che patrocina questo congresso su “I diritti umani in Europa a 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo”, ha intitolato il suo intervento “A sessant'anni dalla Dichiarazione dei Diritti Umani”.
Il rappresentante vaticano ha presentato due domande alle quali ha poi dato una risposta: Che visione della persona umana deve sostenere l'impegno a favore dei diritti umani? Quali nuove sfide presuppone per i cristiani di oggi rispetto a quelli di sessant'anni fa?
Il presule ha ricordato che il Magistero della Chiesa, quando parla di diritti umani, non dimentica mai di fondarli su Dio, e nemmeno di radicarli nella legge naturale.
Allo stesso modo, la legge naturale non deve essere intesa in modo estatico, ma come “un dialogo di Dio con l'uomo”. La legge naturale “interpella la nostra ragione e la nostra libertà perché è frutto di verità e di libertà, quelle di Dio”, ha osservato, aggiungendo che la dignità della persona si conosce non solo con l'intelligenza, ma soprattutto con l'amore.
Per questo, ha insistito, “i diritti fondamentali hanno a che vedere con la giustizia, ma questa da sola non è sufficiente perché si rispettino i diritti. La carità presuppone la giustizia, che consiste nel dare a ciascuno ciò che è suo, ma l'idea di giustizia presuppone a sua volta l'esperienza di aver ricevuto più di ciò che era mio. Presuppone la carità”.
Secondo il presule, non c'è dubbio che “alcuni diritti umani sono stati 'intravisti' anche solo dalla ragione e lo stesso San Paolo afferma che anche i popoli che non conoscono Cristo hanno la luce della coscienza intelligente che li guida verso il bene (Rom 2, 14-15)”. E' anche vero, tuttavia, che “senza un'anima religiosa i diritti umani, una volta considerati e anche riconosciuti ufficialmente, perdono vigore, e sembra che l'umanità non abbia la forza morale per mantenersi fedele”.
Monsignor Crepaldi ha risposto alla seconda domanda ricordando in primo luogo che si può sostenere che i diritti umani richiedono un riferimento a Dio citando il Cardinale Joseph Ratzinger, che esortò i non credenti a vivere “come se Dio esistesse”, proponendolo come vero criterio di laicità. “Se la laicità esclude programmaticamente Dio, si trasforma in ideologia secolarista. Se invece comprende e accetta che ha bisogno di Dio, almeno come ipotesi, si preserva dalle ideologie e mantiene fermi i riferimenti ai diritti umani”.
Il presule ha concluso il suo intervento sottolineando che “uno Stato che si preoccupa della verità e del bene non può essere relativista in materia religiosa. Nel Decreto Conciliare sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae c'è una frase che è stata dimenticata ma che dovrebbe essere studiata meglio: c'è un 'dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo'”.
Con questi congressi, l'Istituto Superiore di Studi Europei e Diritti Umani dell'UPSA vuole “continuare a promuovere la ricerca e dare diffusione a questo tema, realizzando in questo modo gli obiettivi della sua creazione nel 1982”.
Questa nuova attività si inserisce nel Master in Studi Europei e Diritti Umani organizzato dall'Istituto, legato concretamente al IV modulo, Diritti Umani in Europa.
Per ulteriori informazioni, http://www.europa.upsaes/
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Italia
Al via l'Istituto universitario Sophia fondato da Chiara Lubich
Il 13 ottobre 40 studenti di 16 Paesi inizieranno le lezioni a Loppiano
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- 40 studenti di 16 Paesi inizieranno le lezioni nella sede dell'Istituto universitario “Sophia” (IUS), frutto di un'intuizione della fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari Chiara Lubich, che l'ha promosso insieme a un gruppo internazionale di docenti.
Eretto con decreto pontificio del 7 dicembre 2007 e nato con la finalità di essere un laboratorio di dialogo fra i popoli, le culture e i saperi, ha sede presso la cittadella internazionale dei Focolari a Loppiano, nei pressi di Incisa Valdarno (Firenze)
Secondo quanto si legge in una nota dei Focolari, le lezioni prenderanno il via il 13 ottobre mentre l’inaugurazione ufficiale avrà luogo il 1° dicembre presso l’Auditorium di Loppiano.
L'Istituto universitario Sophia offre agli studenti una Laurea magistrale della durata di due anni in “Fondamenti e prospettive di una cultura dell’unità” e il corrispondente dottorato.
Preside dell’Istituto è monsignor Piero Coda, docente di Teologia trinitaria presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e presidente dell’Associazione Teologica Italiana, secondo cui la scommessa di Sophia è “recuperare in Gesù la radice sapienziale dei saperi nella valorizzazione delle loro espressioni culturali e scientifiche, per rispondere alla sfida dell’oggi”.
Per l’anno 2008/2009 sono state accolte le domande di quaranta studenti da 16 Paesi del mondo. La cittadella internazionale costituisce per gli studenti di Sophia un’occasione d’incontro e dialogo tra culture, grazie ai suoi 900 abitanti di oltre 60 Paesi.
Lo IUS offrirà nel primo anno corsi in quattro aree fondamentali: teologia, filosofia, scienze del vivere sociale e razionalità logico-scientifica. Nel secondo anno sarà possibile scegliere fra l’indirizzo teologico-filosofico e quello politico-economico.
Le lezioni teoriche verranno integrate da esercitazioni, visite guidate, incontri con testimoni privilegiati, periodi di tirocinio o stages in vari ambiti, soprattutto nei luoghi di impegno professionale, culturale e sociale espressione di una "cultura dell'unità", come, ad esempio, le aziende dell'"Economia di Comunione".
Sono anche previsti incontri con realtà civili ed ecclesiali, con comunità delle diverse tradizioni cristiane, con esponenti delle varie religioni e con rappresentanti delle multiformi espressioni della cultura contemporanea.
Tra i professori residenti che svolgeranno attività d’insegnamento e di ricerca: Antonio Maria Baggio, già professore stabile di Etica sociale presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana di Roma; Luigino Bruni, professore associato di Economia politica all’Università di Milano-Bicocca; Judith Povilus, già docente di Matematica presso la De Paul University di Chicago (Illinois); Sergio Rondinara, docente di Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma; Gerard Rossé, esegeta e professore di Esegesi del Nuovo Testamento presso l’Ecole de la Foi di Friburgo (Svizzera).
[Per maggiori informazioni: www.iu-sophia.org]
Amore coniugale, dono senza riserve
Dal congresso sull'Humanae vitae una sensibilizzazione sui metodi naturali
di Angela Maria Cosentino
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Le parole con cui Papa Benedetto XVI si è rivolto ai partecipanti del Congresso Internazionale “Humanae vitae: attualità e profezia dell’enciclica”, che si è svolto il 3 e 4 ottobre scorso all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, a quarant’anni dall’enciclica di Paolo VI, hanno suscitato un vivace dibattito.
Il Papa, in continuità con Paolo VI e Giovanni Paolo II, ha confermato la posizione della Chiesa sul valore dell’amore coniugale come bene da promuovere, quale dono “senza riserve”: “Escludere questa dimensione comunicativa mediante un’azione che miri ad impedire la procreazione – ha detto – significa negare la verità intima dell’amore sponsale”.
Il Papa ha anche ricordato che il ricorso ai metodi naturali permette alla coppia di “amministrare quanto il Creatore ha sapientemente iscritto nella natura umana, senza turbare l'integro significato della donazione sessuale”.
Ovviamente ciò richiede una maturità nell’amore, che non è immediata, ma comporta un dialogo e un ascolto reciproco e un singolare dominio dell’impulso sessuale in un cammino di crescita nella virtù.
Un messaggio che, ha riconosciuto il Papa, “molti fedeli trovano difficoltà a comprendere”; per questo la Chiesa “dovrà saper orientare le coppie a capire con il cuore il meraviglioso disegno che Dio ha iscritto nel corpo umano, aiutandole ad accogliere quanto comporta un autentico cammino di maturazione”.
Un discorso attuale che, a 40 anni dall’Humanae vitae, dovrebbe interpellare tutti gli ambiti, per rimuovere quei pregiudizi che, nonostante le conferme scientifiche, ancora gravano sui metodi naturali.
La loro “efficacia” non risiede solo in una tecnica valida per evitare, distanziare o ricercare la gravidanza, ma in una proposta molto più alta, perché i valori in gioco, riguardano la persona, l’amore, la famiglia, la vita, il Creatore, beni da tutelare da ogni deriva culturale o legislativa che ne comprometta il rispetto.
Il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, nella sua lectio magistralis al Congresso, ha segnalato, infatti, come l’uso della contraccezione chimica rischi di consegnare l’Humanum ad un potere tecnologico senza limiti.
Di fronte all’emergenza sanitaria (aumento dell’infertilità e delle malattie sessualmente trasmesse) e all’emergenza educativa, appare particolarmente urgente l’invito a orientare gli sforzi sulla questione educativa.
Un appello per affrontare l’emergenza educativa è stato lanciato dal Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, dal Cardinale Carlo Caffarra, dai rappresentanti delle diverse Scuole di Formazione dei più recenti metodi naturali (Metodo dell’Ovulazione Billings, Sintotermico Camen, Sintotermico Roetzer).
Maria Luisa Di Pietro, Presidente dell'associazione “Scienza e Vita”, ha segnalato come oggi, la precoce sessualità dei giovani metta a rischio non solo la salute ma anche la fertilità. Educazione e prevenzione diventano prioritarie. E’ stato accolto, perciò, con interesse, l’annuncio del progetto educativo “Percorso Fertilità”.
Domenico Delle Foglie, portavoce di Scienza e Vita, ha suscitato calorosi consensi, quando ha affermato che “Paolo VI venne lasciato solo”. Benedetto XVI per fortuna no, e ha richiamato il referendum sulla fecondazione assistita e il Family Day.
Secondo il portavoce di Scienza & Vita, nel suo messaggio il Papa “ha rotto la “congiura del silenzio” sui metodi naturali.” I media hanno “responsabilità gravissime” su questi temi anche perché veicolano una certa cultura laica che trasmette una scorretta idea di autodeterminazione.
“Positivo e da valorizzare è il lavoro dei centri per la regolazione naturale della fertilità, la cui conoscenza, - ha sostenuto delle Foglie -, andrebbe inserita nei percorsi educativi del mondo cattolico, a partire dalle Associazioni”.
La speranza di tutti i convegnisti, è che gli ambiti coinvolti (dal braccio accademico a quello operativo del Servizio di Educazione alla Procreazione Responsabile con i Metodi Naturali) viaggino sempre più in stretta sintonia.
Nella Dichiarazione finale, le Istituzioni organizzatrici del Congresso e gli oltre 500 partecipanti hanno chiesto alle differenti Istituzioni sollecitate dal messaggio dell’Humanae Vitae, di “ricercare un’effettiva collaborazione, per realizzare progetti formativi e di ricerca, rivolti alla promozione della famiglia, della vita e all’attuazione di una autentica procreazione responsabile, attraverso la proposta dei metodi naturali”.
Alla comunità scientifica, è stato chiesto di “prendere atto del comprovato valore scientifico e sociale dei metodi naturali e di contribuire in maniera decisiva al loro sviluppo e alla loro diffusione, in ambito accademico, medico e socio- sanitario”.
Alla comunità ecclesiale, il congresso ha chiesto di “elaborare progetti educativi per inserire concretamente l’insegnamento dei metodi naturali nella pastorale ordinaria”.
Ai consultori di ispirazione cristiana, è stato chiesto di “considerare sempre di più, come parte integrante delle loro equipe, l’insegnante dei metodi naturali, figura necessaria per un aiuto concreto agli adolescenti, ai giovani e alle coppie di sposi”.
Infine alle pubbliche Istituzioni, è stato chiesto di “dare un riconoscimento professionale alla figura dell’insegnante dei metodi naturali, al fine di un suo effettivo inserimento nei servizi educativi e socio-sanitari”.
Nonché “di accogliere, in base al principio di sussidiarietà proprio della dottrina sociale della Chiesa, e richiamato dall’articolo 118 della Costituzione Italiana, i progetti dell’associazionismo familiare rivolti alla tutela della vita, integrandoli nelle proprie strutture”.
Di fronte alle statistiche che denunciano l'aumento di infertilità, difficoltà relazionali, separazioni, aborti e infelicità, le coppie che utilizzano i metodi naturali contribuiscono a testimoniare la praticabilità, l’efficacia e l’attualità di una proposta scientifica per il bene dell’uomo.
[Per ogni informazione sui metodi naturali: www.confederazionemetodinaturali.it]
Il 24 ottobre, a Rimini, gara di latino
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Si svolgerà il 24 ottobre a Rimini la gara di latino per il premio “Ludus Hadriaticus” per giovani – sono ammessi anche i seminaristi – in età compresa fra i 18 e i 22 anni.
Promosso da don Romano Nicolini, il concorso è sostenuto dal liceo Classico “G.Cesare” di Rimini, in memoria del concittadino monsignor Guglielmo Zannoni, primo latinista della Santa Sede per oltre 30 anni.
La gara consiste nella versione in italiano di un brano di latino classico, scelto da un apposita giuria, non più breve di 20 righe e non più lungo di 40.
“Il primo concorso per giovani dopo i 18 anni risale al 2006, a Riccione – ha detto a ZENIT don Romano Nicolini –. Anche allora si chiamava LUDUS HADRIATICUS”.
“Si organizza un simile concorso per dare continuità agli altri due. LUDUS JUVENILIS è per i ragazzi delle medie – ha raccontato –. Si è svolto a maggio del 2008 presso la scuola media 'Panzini' di Rimini”.
“LATINUS LUDUS è la memoria storica di ogni LUDUS – ha aggiunto –. Si svolge da 21 anni nel comune di Mondaìno (Rimini) e raccoglie gli studenti dalla prima alla quinta liceo”.
“Il LUDUS HADRIATICUS offre la possibilità di vincere 2000 euro a giovani fra i 18 e i 22 anni – ha sottolineato –. Come tutti sanno, a questa età si va incontro alle forti spese della università. Si pensa che il dare un sostegno a chi studia latino sia un investimento sul terreno della cultura più genuina e duratura”.
Alla domanda se il latino debba essere considerato una lingua definitivamente morta, il sacerdote ha risposto che “la lingua latina è poco parlata ma ciò non significa che sia senza una eminente capacità di servizio”.
“Anche Dante è morto e con lui anche alcuni suoi vocaboli ma nessuno - spero! - avrà il coraggio di dire che Dante non ha più nulla da dire all'uomo d'oggi”.
“Il latino e il greco sono alla base della nostra civiltà – ha ricordato il sacerdote –. Se vogliamo che il contributo dato dal nostro paese all'Occidente non vada perduto a favore di altre civiltà e religioni, dobbiamo salvaguardare la nostra identità”.
“E' stata proprio essa che ha dato la possibilità a tutti di esprimersi e di proporsi alla nostra attenzione”, ha poi concluso.
Spiritualità
Il pericolo di tralasciare l'importante per l'urgente
Commento di padre Cantalamessa alla liturgia di domenica prossima
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, alla liturgia di domenica prossima, XXVIII del tempo ordinario.
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XXVIII Domenica del tempo ordinario
Isaia 25, 6-10a; Filippesi 4, 12-14.19-20; Matteo 22, 1-14
L'importante e l'urgente
È istruttivo osservare quali sono i motivi per cui gli invitati della parabola rifiutano di venire al banchetto. Matteo dice che essi "non si curarono" dell'invito e "andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari". Il Vangelo di Luca, su questo punto, è più dettagliato e presenta così le motivazioni del rifiuto: "Ho comprato un campo e devo andare a vederlo… Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli… Ho preso moglie e perciò non posso venire" (Lc 14, 18-20).
Cos'hanno in comune questi diversi personaggi? Tutti e tre hanno qualcosa di urgente da fare, qualcosa che non può aspettare, che reclama subito la loro presenza. E cosa rappresenta invece il banchetto nuziale? Esso indica i beni messianici, la partecipazione alla salvezza recata da Cristo, quindi la possibilità di vivere in eterno. Il banchetto rappresenta dunque la cosa importante nella vita, anzi l'unica cosa importante. È chiaro allora in che consiste l'errore commesso dagli invitati; consiste nel tralasciare l'importante per l'urgente, l'essenziale per il contingente! Ora questo è un rischio così diffuso e così insidioso, non solo sul piano religioso, ma anche su quello puramente umano, che vale la pena riflettervi sopra un poco.
Anzitutto, appunto, sul piano religioso. Tralasciare l'importante per l'urgente, sul piano spirituale, significa rimandare continuamente il compimento dei doveri religiosi, perché ogni volta si presenta qualcosa di urgente da fare. È Domenica ed è ora di andare alla Messa, ma c'è da fare quella visita, quel lavoretto in giardino, il pranzo da preparare. La Messa può aspettare, il pranzo no; allora si rimanda la Messa e ci si mette intorno ai fornelli.
Ho detto che il pericolo di tralasciare l'importante per l'urgente è presente anche nell'ambito umano, nella vita di tutti i giorni, e vorrei accennare anche a questo. Per un uomo è certamente importantissimo dedicare del tempo alla famiglia, a stare con i figli, dialogare con essi se sono grandi, giocarci se sono piccoli. Ma ecco che all'ultimo momento si presentano sempre cose urgenti da sbrigare in ufficio, straordinari da fare sul lavoro, e si rimanda a un'altra volta, finendo per tornare a casa troppo tardi e troppo stanchi per pensare ad altro.
Per un uomo o una donna è cosa importantissima andare ogni tanto a far visita all'anziano genitore che vive solo in casa o in qualche ospizio. Per chiunque è cosa importantissima far visita a un conoscente malato per mostragli il proprio sostegno e rendergli forse qualche servizio pratico. Ma non è urgente, se rimandi, apparentemente non casca il mondo, forse nessuno se ne accorge. E così si rinvia.
La stessa cosa si realizza anche nella cura della propria salute che è anch'essa tra le cose importanti. Il medico, o semplicemente il fisico, avverte che ci si deve riguardare, prendere un periodo di riposo, evitare quel tipo di stress...Si risponde: sì, sì, lo farò senz'altro, appena avrò portato termine quel lavoro, quando avrò sistemato la casa, quando avrò estinto tutti i debiti...Finché ci si accorge che è troppo tardi. Ecco dove sta l'insidia: si passa la vita a rincorrere le mille piccole faccende da sbrigare e non si trova mai tempo per le cose che incidono davvero sui rapporti umani e possono fare la vera gioia (e, trascurate, la vera tristezza) nella vita. Così vediamo come il Vangelo, indirettamente, è anche scuola di vita; ci insegna a stabilire delle priorità, a tendere all'essenziale. In una parola, a non perdere l'importante per l'urgente, come successe agli invitati della nostra parabola.
Documenti sulla web di ZENIT
Interventi al Sinodo del 9 e della mattina del 10 ottobre
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Nella Sezione Documenti della pagina web di ZENIT i riassunti degli interventi tenuti dai padri sinodali il 9 e la mattina del 10 ottobre.
Sinodo ecumenico: il primo applauso a un non cattolico
I pericoli dell'ossessione per le apparizioni
Il Sinodo del Dio che parla... e ascolta
La Parola suscita il metodo per il discepolato
Guida essenziale alla Sacra Bibbia
Avventura nel “Fungo”
Eletta la Commissione che redigerà il Messaggio del Sinodo
NOTIZIE DAL MONDO
Vescovi europei su “Scienza ed etica”
Spagna: “Uno Stato non può essere relativista in materia religiosa”
ITALIA
Al via l'Istituto universitario Sophia fondato da Chiara Lubich
Amore coniugale, dono senza riserve
Il 24 ottobre, a Rimini, gara di latino
SPIRITUALITÀ
Il pericolo di tralasciare l'importante per l'urgente
DOCUMENTI SULLA WEB DI ZENIT
Interventi al Sinodo del 9 e della mattina del 10 ottobre
Sinodo sulla Parola di Dio
Sinodo ecumenico: il primo applauso a un non cattolico
Intervento di due rappresentanti del mondo protestante
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il primo applauso a uno degi interventi dei partecipanti al Sinodo dei Vescovi sulla Parola è stato tributato a un non cattolico.
Il reverendo Robert K. Welsh, Presidente del Consiglio dell'Unità Cristiana dei Discepoli di Cristo, una Chiesa fortemente presente negli Stati Uniti, ha espresso, nella serata di questo giovedì, l'auspicio che l'assemblea sinodale serva come rinnovamento anche per i non cattolici.
Il tema del Sinodo, "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa", ha affermato, "è un tema centrale nella vita di tutta la Chiesa, suscitando obbedienza nell'ascolto della Chiesa, obbedienza nella nostra proclamazione e obbedienza nella nostra risposta alla Parola di Dio fatta carne per il bene e la salvezza del mondo intero".
Welsh ha spiegato che "l'unità dei cristiani è al centro del messaggio del Vangelo; le divisioni all'interno del corpo di Cristo sono uno scandalo dinanzi a Dio e dinanzi al mondo".
"La nostra divisione alla Mensa dell'Eucaristia rappresenta una negazione continua del potere della croce di sanare, riconciliare e legare tutte le cose in terra e tutte le cose in cielo".
Il delegato fraterno ha espresso il desiderio che "questo Sinodo approfondisca la sua riflessione sul rapporto tra la Parola di Dio, l'Eucaristia e l'unità di tutti i cristiani nell'unico corpo di Cristo".
In secondo luogo, Welsh ha auspicato "che il vostro lavoro e le vostre discussioni durante questo Sinodo esaminino in maniera più piena il rapporto tra la Parola di Dio e la missione della Chiesa, specialmente riguardo ai poveri e ai sofferenti, gli oppressi e gli emarginati".
"La mia Chiesa si è impegnata nella comprensione della missione basata sul principio guida della 'presenza critica' nella missione, che dà la priorità al ministero a e con gli interlocutori a livello del bisogno più profondo – ha detto –; non solo ascoltare i poveri, ma preparare l'incontro con la Parola viva di Dio nella loro lotta e nella loro testimonianza quotidiana di speranza dinanzi alla disperazione, di vita dinanzi alla morte".
Il rappresentante ecumenico ha detto di pregare affinché "questo Sinodo dei Vescovi, riflettendo sulla Parola di Dio, non porti soltanto a un rinnovamento della vita nella Chiesa cattolica, ma serva davvero tutta la Chiesa portando un rinnovamento nel movimento ecumenico e in tutte le Chiese nella nostra comune chiamata alla missione nel mondo".
Subito dopo Welsh ha preso la parola il reverendo Gunnar Stalsett, Vescovo emerito di Oslo, della Federazione Luterana Mondiale di Norvegia, il quale ha affermato che “il tema del Sinodo è veramente ecumenico, interessa tutte le religioni e ha un messaggio per il mondo”.
Le parole del Vescovo luterano sono state sottolineate con un applauso, il secondo di questa assemblea sinodale.
"Il dialogo fra cattolici romani e luterani – ha detto – ha contribuito per oltre 30 anni alla sostanza del tema del Sinodo con questioni centrali quali la dottrina della giustificazione, il ruolo del ministero consacrato e la natura della Chiesa".
Secondo il Vescovo luterano, "libertà di religione e libertà di espressione sono diritti umani fondamentali. Questo implica che nella società debba esserci spazio per espressioni fondamentaliste di fede, anche se ciò porta a settarismo e divisioni".
Tuttavia, ha proseguito, "il terrorismo in nome di Dio è un affronto a tutte le fedi, poiché è violenza contro Dio. L'antidoto al fondamentalismo può essere solo una più autentica interpretazione delle Sacre Scritture. La Chiesa deve continuare a tenere in equilibrio tolleranza e verità".
"La globalizzazione dell'inquietudine e della disperazione richiede la globalizzazione della salvezza e della speranza”, ha detto, aggiungendo che per questo “i leader religiosi sono chiamati a un ministero di pace e di riconciliazione”.
Al Sinodo sono presenti dieci delegati fraterni di altre Chiese e comunità ecclesiali, che prenderanno la parola durante i lavori assembleari.
I pericoli dell'ossessione per le apparizioni
Denuncia al Sinodo del Vescovo di Córdoba (Messico)
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- L'attrazione che alcune persone provano nei confronti delle apparizioni o dei miracoli le porta ad abbandonare la Chiesa per cadere nelle mani di gruppi settari, ha constatato un Vescovo messicano in occasione del Sinodo dei Vescovi sulla Parola.
Monsignor Eduardo Porfirio Patiño Leal, Vescovo di Córdoba, ha preso la parola nella congregazione generale di questo mercoledì pomeriggio per analizzare davanti all'assemblea sinodale il giusto rapporto tra “Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private”.
Queste ultime sono le cosiddette “apparizioni” o rivelazioni straordinarie di Gesù, Maria, ecc.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega al numero 67 che nel corso dei secoli si sono verificate queste apparizioni, “alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa”.
“Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede – aggiunge il testo –. Il loro ruolo non è quello di 'migliorare' o di 'completare' la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”.
Monsignor Patiño Leal ha osservato che la Chiesa “ha riconosciuto 'rivelazioni private' che per la congiunzione di segni di credibilità sono suscettibili di un consenso di fede umana”.
“Queste sono state provvidenziali nella storia della fede di molti e hanno rappresentato una grazia attuale che li ha invitati a una conversione e ad accorrere con più decisione alla fonte della verità e della grazia che Dio ha manifestato nella sua 'unica Rivelazione pubblica', nella Tradizione della Chiesa”.
Come esempi, il Vescovo messicano ha citato i frutti lasciati dalla devozione al Sacro Cuore di Gesù o la pietà dei grandi santuari mariani.
Il presule ha considerato che è necessario tener conto dei criteri di discernimento di queste apparizioni o rivelazioni private, come fece Papa Pio XII nell'Enciclica Haurietis Aquas nel caso delle apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque.
Un altro documento che aiuta il discernimento, secondo il Vescovo, è la nota esplicativa dell'allora Cardinale Joseph Ratzinger sul terzo segreto di Fatima.
Il presule ha riconosciuto “con gratitudine 105 frutti spirituali che Dio ha concesso alla Chiesa per la mediazione di queste esperienze religiose”.
Spesso, ha constatato, “l'esperienza religiosa attuale è più emotiva che convinta, a causa della scarsa conoscenza della dottrina”.
“Si sta tendendo piuttosto verso il soggettivo e il gusto di farsi una religione a modo proprio”, ha denunciato.
“Gente semplice e di buona volontà viene attratta da presunte manifestazioni, ma a volte diventano gruppi religiosi isolati all'interno della Chiesa cattolica che propagano devozioni e linee di spiritualità la cui origine risale a 'messaggi o rivelazioni private' che devono essere valutate con cautela e devono in ogni caso promuovere la Rivelazione Pubblica integrale nella Tradizione viva della Chiesa”.
“Ancora più preoccupante è il caso di quanti promuovono presunte 'rivelazioni private' ancora non soggette a discernimento né approvate e che, tuttavia, vengono ampiamente divulgate”, ha denunciato.
Il presule ha segnalato alcuni fattori che stanno favorendo questo fenomeno: la mancanza di evangelizzazione profonda, l'eco globale dato a questi fenomeni dai mezzi di comunicazione, la povertà e le situazioni di angoscia che facilitano il fatto che la gente si aggrappi a messaggi consolatori.
Il Vescovo ha quindi ricordato l'insegnamento del Concilio Vaticano II presentato nella Costituzione Dogmatica Dei Verbum (che al numero 4 mostra come con Cristo culmini la rivelazione) e nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che ai numeri 66 e 67 spiega il motivo delle apparizioni.
La loro funzione “non è quella di 'migliorare' o 'completare' la Rivelazione definitiva di Cristo, ma quella di aiutare a viverla più pienamente in una certa epoca storica”, spiega il Catechismo.
Il presule ha dunque chiesto ai pastori di incanalare opportunamente queste esperienze religiose con criteri adattati all'ambiente di mobilità e globalizzazione in cui viviamo.
Per questo motivo, ha suggerito che la Congregazione per la Dottrina della Fede aggiorni i criteri di discernimento in questa materia.
Il Sinodo del Dio che parla... e ascolta
Intervento di monsignor Luis Antonio G. Tagle, Vescovo di Imus (Filippine)
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il Sinodo non riflette solo su come ascoltare la Parola di Dio; medita anche su come Dio ascolta.
Al Dio che ascolta, in particolare i più fragili e poveri, ha dedicato il suo intervento nella congregazione generale monsignor Luis Antonio G. Tagle, Vescovo 51enne di Imus (Filippine).
La sua relazione ha avuto un'eco particolare nella Sala del Sinodo, venendo citata da vari Padri sinodali e dal primo “delegato fraterno” che ha preso la parola questo giovedì, il reverendo Robert K. Welsh, segretario generale dei Discepoli di Cristo, comunità cristiana degli Stati Uniti.
“L'ascolto è una cosa seria – ha avvertito il presule davanti all'assemblea –. La Chiesa deve formare ascoltatori della Parola. L'ascolto, però, non si trasmette solo con l'insegnamento, ma anche, e soprattutto, con un ambiente in cui esiste l'ascolto stesso”.
Monsignor Tagle ha proposto tre modi per sviluppare la disposizione all'ascolto. In primo luogo, ha detto, “la fede è un dono dello Spirito, e allo stesso tempo un esercizio di libertà umana. Ascoltare nella fede significa aprire il proprio cuore alla Parola di Dio, far sì che penetri in noi e ci trasformi, e praticarla”.
“La formazione all'ascolto significa formazione alla fede integrale – ha aggiunto –. I programmi di formazione devono essere concepiti come formazione all'ascolto del sacro”.
In secondo luogo, ha proseguito, “gli avvenimenti di questo mondo mostrano i tragici effetti della mancanza d'ascolto: conflitti nelle famiglie, distanza tra generazioni e tra Nazioni, violenza”.
“Le persone sono strette in un mondo di monologhi, indifferenza, rumore, intolleranza ed egocentrismo – ha constatato –. La Chiesa può favorire un ambiente di dialogo, rispetto, reciprocità e autotrascendenza”.
Dio, ha avvertito in terzo luogo, “non si limita a parlare”. “Dio ascolta anche, soprattutto i giusti, le vedove, gli orfani, coloro che sono perseguitati e i poveri che non hanno voce”.
“La Chiesa deve imparare ad ascoltare come Dio ascolta, e offrire la propria voce a quanti non ce l'hanno”, ha concluso.
La Parola suscita il metodo per il discepolato
Considerazioni al Sinodo di monsignor Filippo Santoro
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Uno dei Vescovi del Brasile membro dell'assemblea del Sinodo ha sottolineato questo martedì che la dinamica dell'incarnazione lancia una sfida di metodo per la sequela di Gesù.
“La Parola fatta carne indica non solo un contenuto salvifico, ma anche un metodo con il quale gli apostoli iniziano a comprendere se stessi”, ha affermato nel suo intervento monsignor Filippo Santoro, Vescovo di Petrópolis.
Secondo il presule, “nell'incontro con Gesù si risveglia qualcosa che in essi era addormentato e iniziano a intravedere qualcosa di positivo per il loro destino”.
Monsignor Santoro ha spiegato che don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, lavorò particolarmente sul tema del metodo suscitato dall'incarnazione, che implica il fatto di “seguire l'avvenimento in cui il miracolo si rende presente”.
“In tutti gli incontri biblici con Giovanni, Andrea, Pietro, Zaccheo, la Samaritana... seguendo quest'uomo trovavano un'altra cosa, il destino, il Padre”.
Il presule sostiene che questo metodo “continua dopo la resurrezione, attraverso l'incontro con il corpo visibile di Cristo, la Chiesa, che ha Pietro come capo”.
Nella Conferenza di Aparecida, ha sottolineato, i Vescovi dell'America Latina, riprendendo il discorso inaugurale di Benedetto XVI, hanno detto che “la natura stessa del cristianesimo consiste nel riconoscere la presenza di Gesù Cristo e seguirlo”.
“Questa è stata la meravigliosa esperienza di quei primi discepoli che, incontrando Gesù, sono rimasti affascinati e pieni di stupore di fronte all'eccezionalità di ciò di cui parlava loro, per come li trattava, un modo che coincideva con la fame e la sete di vita che albergava nei loro cuori”.
“L'evangelista Giovanni ci ha lasciato per iscritto l'impatto che la persona di Gesù ha prodotto nei primi discepoli che lo hanno incontrato, Giovanni e Andrea. Tutto inizia con una domanda: 'Che cercate?' (Gv 1,38). A questa domanda ha fatto seguito un invito a vivere un'esperienza: 'Venite e vedrete' (Gv 1,39). Questa narrazione rimarrà nella storia come sintesi unica del metodo cristiano”, ha affermato il Vescovo citando il Documento di Aparecida.
Per questa ragione, ha proseguito, “nell'attuale discussione sui ministeri ci permettiamo di osservare che questi non suscitano di per sé l'incontro, ma possono finire per aumentare la burocratizzazione della Chiesa”.
“Ciò che invece suscita l'incontro è l'azione dello Spirito Santo, che, come dice la Lumen Gentium, è all'origine dei doni gerarchici e di quelli carismatici”.
“Attraverso i carismi, lo Spirito mostra il volto di Cristo attraente anche per l'uomo di oggi e suscita la sequela della Parola fatta carne”.
Concludendo il suo intervento, monsignor Santoro ha affermato che di fronte alle sfide del secolarismo, del relativismo e delle nuove denominazioni religiose “la Chiesa propone i tratti inconfondibili della Persona di Cristo, il Verbo fatto carne e risposta definitiva per il cuore del popolo del nostro tempo”.
“Dalla forza irresistibile dello Spirito nascono la conversione costante, la testimonianza, l'annuncio – ha concluso –. Il Santo Sinodo della Parola è il Sinodo della missione”.
Guida essenziale alla Sacra Bibbia
“L'Abc per avvicinarsi al Libro dei libri”, spiega monsignor Pietro Principe
di Chiara Santomiero
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- In coincidenza con l'apertura della XII Assemblea del Sinodo dei Vescovi dedicata a "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa", è stata presentata il 1° ottobre a Roma la "Guida essenziale alla Sacra Bibbia", curata da monsignor Pietro Principe per la Libreria Editrice Vaticana.
"L'opera risponde – ha affermato monsignor Nikola Eterovic, Segretario del Sinodo dei Vescovi intervenendo alla presentazione – a una esigenza che si percepiva da varie parti e cioè di avere uno strumento semplice, accessibile e appetibile per familiarizzarsi con la Bibbia".
“Tutti i fedeli – ha proseguito – sono d'accordo sull'importanza della Bibbia ma molti pensano che si tratti di un libro difficile da leggere e da capire. Quando poi si comincia un'indagine più concreta sul grado di conoscenza della Sacra Scrittura, ci si rende conto che resta molto da fare in questo campo”.
Il Segretario del Sinodo si è detto tuttavia sicuro che: "La guida essenziale che oggi presentiamo aiuterà a colmare tale vuoto”.
“Essa è ben fatta con intelligenti criteri di simbiosi tra il testo che racconta la storia impressionante della rivelazione di Dio - che si è protratta per oltre mille anni - intercalata con le storie dei personaggi biblici più significativi e arricchita con preziose immagini artistiche, parte del grande patrimonio culturale e cristiano esistente in materia”.
"Da parte mia – ha aggiunto monsignor Eterovic – vorrei sottolineare che l'attore ha scelto bene la Dei Verbum, costituzione dogmatica sulla Rivelazione, citata nel testo 21 volte, come filo conduttore della sua narrazione sulla Bibbia”.
“Tale grande documento – ha continuato –, frutto del Concilio Ecumenico Vaticano II, serve per illuminare i temi principali dell'intelligenza ecclesiale della Sacra Scrittura quali il rapporto del fedele con la Bibbia, i libri canonici, l'ispirazione degli autori sacri, il rapporto tra la scrittura e la tradizione, il ruolo del magistero”.
"La pubblicazione della Libreria Editrice Vaticana – ha concluso monsignor Eterovic – si affianca, quindi, assai bene alla Assemblea sinodale che ha per finalità il rinnovamento della Chiesa che ascolta la Parola di Dio e cerca di metterla in pratica. Tale rinnovamento non potrà non avere importanti influssi culturali e sociali nel mondo attuale".
A monsignor Principe il compito di spiegare, in sintesi, il significato della sua opera: "La Bibbia – ha detto – è il libro più difficile che ci sia, perlomeno uno dei libri più difficili che esistano al mondo e chiede necessariamente una propedeutica; altrimenti è come se io mi mettessi a studiare il cinese senza sapere nemmeno cosa sono i caratteri cinesi”.
“Il mio testo intende essere una iniziazione, l'Abc per avvicinarsi al Libro dei libri”, ha concluso.
Avventura nel “Fungo”
Analisi del centro nevralgico del Sinodo dei Vescovi
di padre Thomas Rosica, CSB
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Dopo aver saputo a giugno della mia nomina vaticana per il Sinodo dei Vescovi del mondo 2008 sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, mi sono spesso interrogato durante l'estate sull'avventura della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo.
Cosa fanno e raggiungono realmente i Sinodi? Che ne è dei volumi di interventi, rapporti, messaggi al Popolo di Dio, delle proposizioni e delle esortazioni apostoliche dei Sinodi dei Vescovi precedenti? Come fanno questi incontri della Chiesa universale a portare avanti la dinamica della collegialità del Concilio Vaticano II? Quale impatto, se c'è, hanno i Sinodi sulla vita della gente ordinaria che vive in posti lontani da Roma? Quale sarebbe stato il mio ruolo come uno dei cinque addetti stampa per lingue in questa formidabile assemblea?
L'obiettivo generale di un Sinodo, menzionato al numero 5 del decreto dell'Ufficio Pastorale dei Vescovi nella Chiesa, è chiaramente presentato nel Codice di Diritto Canonico (n. 342), in cui si stabilisce che il Sinodo riunisce i Vescovi di varie regioni del mondo che si incontrano per assistere il Papa con i loro consigli e considerare questioni riguardanti l'attività della Chiesa nel mondo.
Il tema del Sinodo di quest'anno è di grande interesse per me, visto che sono stato studente e docente di Scrittura dal 1990. Gli ultimi 18 anni di studio, insegnamento, lettura e predicazione delle Scritture a Gerusalemme, in Giordania, Canada, Italia e Stati Uniti mi ricordano il debito che ho nei confronti di alcuni grandi professori del Regis College alla Toronto School of Theology (1982-1985), del Pontificio Istituto Biblico di Roma (1987-1990) e dell'École Biblique et Archéologique Française de Jérusalem (1990-1994), dove ho imparato ad amare la Bibbia.
Prima di addentrarmi nei dettagli, nelle curiosità e nelle particolarità del Sinodo di quest'anno, permettetemi di condividere i miei pensieri e le mie speranze su questa esperienza.
Negli anni di insegnamento della Sacra Scrittura, soprattutto alla Facoltà di Teologia del St. Michael's College di Toronto, ho sentito spesso dire ai candidati che si preparano al ministero nella Chiesa: “I corsi di Scrittura sono come fare autopsie in una morgue... Nessuno ci insegna come rimettere insieme il corpo dopo averlo sezionato”, oppure “Il cuore e l'anima della Scrittura non penetrano dopo aver 'smontato' il testo”.
Domande
Spero che il Sinodo di quest'anno sulla Parola di Dio ponga delle domande reali e offra suggerimenti positivi su come rendere la Parola di Dio viva nella Chiesa e nel mondo. Come comunità ecclesiale dobbiamo chiederci “Il nostro cuore arde d'amore per la Parola di Dio? La Parola di Dio ci sfida e ci invia nel mondo per fare la differenza? La nostra lettura e predicazione della Parola di Dio ci porta a Gesù? Gli esperti, gli insegnanti e gli studenti della Scrittura cattolica oggi sono adeguatamente preparati a trarre spunto dalla loro conoscenza esegetica e dalla loro vita di fede e di preghiera per aiutare i cattolici a scoprire il significato della parola biblica per l'attualità?”.
Come facciamo fronte ai seri problemi del fondamentalismo biblico (e teologico), che non sono altro che un tentativo di piegare Gesù e Dio alla sicurezza religiosa? Il fondamentalismo dice “Non devi pensare – questo antico documento o questa dichiarazione è a tua risposta, predisposta per te”. Nel caso del fondamentalismo biblico, la Parola di Dio è così sottolineata che si dimentica che sono stati degli esseri umani a scrivere e ricevere la Bibbia. Quando i fondamentalisti sono gli unici ad offrire alla gente la conoscenza della Bibbia, la gente si rifarà ai fondamentalisti. Un approccio alla Bibbia solido, esperto e basato sulla preghiera può essere spiritualmente fecondo e mentalmente soddisfacente.
Se guardiamo ai grandi cambiamenti nella vita della Chiesa dopo il Vaticano II, non possiamo mai sottovalutare l'importante rapporto esistente tra la liturgia e l'interpretazione della Bibbia. Nella liturgia le parole della Scrittura sono vive e piene del mistero di Cristo.
E' giusto dire che la Bibbia ha fornito un lessico di parole per il discorso e la liturgia cristiani e una grammatica di come debbano essere usati. Questo deve essere sempre un principio guida dei nostri sforzi per rendere la Parola di Dio viva per la Chiesa oggi. Nonostante i suoi tanti risultati, un approccio strettamente storico alla Bibbia ci può dare solo un medley di documenti di vari periodi e posti del mondo antico. Non ci può dare il libro della Chiesa, le Scritture per come sono state ascoltate dai cristiani per secoli, i salmi impressi nell'anima della Chiesa, le parole e le immagini per testimoniare la Trinità.
Il Sinodo considererà i frutti positivi del Rinnovamento biblico che ha ricevuto le ali e ha spiccato il volo con il Concilio Vaticano II. I Padri sinodali di quest'anno – Cardinali, Vescovi ed esperti di tutto il mondo – parleranno dei molti segni e delle speranze nella Chiesa di oggi che hanno tenuto in vita e preso seriamente il rinnovamento biblico seguito al Concilio.
Allo stesso modo, solleveranno questioni e preoccupazioni su campi che devono ancora essere studiati, perseguiti e sfidati circa la comprensione, l'accettazione e la ricezione della Parola di Dio nella vita della Chiesa e nella vita dei credenti in tutto il mondo.
“I Cinque”
Quanto agli aspetti curiosi del Sinodo, noti a pochi, venerdì gli addetti stampa per i cinque gruppi linguistici, conosciuti in Vaticano come “I Cinque”, sono stati introdotti ai misteri e ai lavori del Sinodo dei Vescovi. “I Cinque” sono monsignor Giorgio Costantino (italiano); monsignor Joseph Bato'ora Ballong Wen Mewuda – lo chiamiamo monsignor Joseph – (francese); Jesús Colina (spagnolo), il salesiano padre Markus Graulich (tedesco), e io (inglese).
Dopo incontri intensi e cordiali con l'Arcivescovo croato Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, e il sempre gentile e saggio gesuita padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, abbiamo ricevuto formalmente le nostre credenziali vaticane al Sinodo come media. Ci sono stati dati i nostri titoli formali in latino al Sinodo. Non siamo solo “addetti stampa”, ma “Deputati Notitiis Vulgandis”.Sono stato assegnato alla “Lingua Anglica”, e sono inserito nel direttorio ufficiale vaticano del Sinodo come “Director Exsecutivus Retis Televisifici Catholici 'Salt and Light' (Canada). Alcuni amici alla fine riconosceranno le ultime tre parole. In Canada mi chiamano solo “CEO”.
Ci è stato detto di riferire al “Fungo”. Il fungo che mi è più familiare è quello declinato al plurale: “funghi” in relazione alle tagliatelle ai funghi porcini o la pizza con i funghi, ma ora siamo stati inviati al fungo vaticano! Ci è stato detto che è situato dietro la sala delle udienze e l'aula sinodale nella Città del Vaticano. E' una parte dello Stato della Città del Vaticano a noi sconosciuta, eccetto a monsignor Giorgio che è pratico di Sinodi.
Salendo le scale posteriori dell'Aula Paolo VI, siamo passati attraverso varie porte “riservate” e siamo entrati in un notevole e improvvisato alveare di attività. Supervisionati dall'olandese Vik Van Brategem, assistente della Sala Stampa della Santa Sede noto perché guida gli addetti stampa vaticani nelle visite papali, son rimasto sorpreso dalla scena dentro questo “fungo” gigante. Più di 40 giovani, di molte Nazioni diverse, lavorano diligentemente per gruppi linguistici ai monitor – supervisionando le traduzioni di tutti i comunicati stampa e i documenti sinodali.
Mi sono meravigliato dell'ordine, della serietà e della professionalità di tutto il contesto, e mi è stato detto che il gruppo internazionale si ferma anche varie volte al giorno per pregare. Per me è stato incoraggiante e ispiratore testimoniare come tanti giovani lavorino duramente nel centro nevralgico del Sinodo dei Vescovi, dando materiale, significato e coerenza alle tante parole che verranno dette e provando che anche i Sinodi sono fatti per i giovani!
A proposito, è chiamato “fungo” per la grande e moderna struttura costruita nell'area dei parcheggi, che serve a difendere il Papa e i visitatori speciali dal tempo inclemente quando entrano nella sala delle udienze per gli incontri. La struttura ha la forma di un gigantesco fungo, sempre moderno e sempre nuovo, che sembra quasi fuori posto tra gli edifici storici della Città del Vaticano.
Rimanete collegati per altre notizie dal Sinodo dei Vescovi del mondo su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, il tema del capitolo conclusivo della Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, e sequela naturale del Sinodo del 2005 su “L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.
* * *
Il sacerdote basiliano padre Thomas Rosica, addetto stampa per la lingua inglese del Sinodo del Vescovi 2008, è un esperto di Scrittura e responsabile esecutivo della Salt and Light Catholic Media Foundation and Television Network in Canada, nonché membro del Consiglio Generale della Congregazione di San Basilio.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Eletta la Commissione che redigerà il Messaggio del Sinodo
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Questo giovedì, alla presenza di Benedetto XVI, sono stati resi pubblici i nomi scelti per formare la Commissione che redigerà il Messaggio finale del Sinodo dei Vescovi sulla Parola.
La Commissione è composta da dodici membri, otto dei quali sono stati eletti dall'assemblea e quattro, inclusi il presidente e il vicepresidente, dal Papa.
Il Messaggio verrà presentato all'assemblea sinodale per essere votato e sarà diffuso nel corso di una conferenza stampa al termine del Sinodo dei Vescovi.
La Commissione è composta da:
Presidente
Mons. Gianfranco Ravasi, Arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
Vice Presidente
Mons. Santiago Jaime Silva Retamales, Vescovo titolare di Bela, Ausiliare di Valparaíso (Cile)
Membri
Card. Godfried Danneels, Arcivescovo di Mechelen-Brussel, Presidente della Conferenza Episcopale del Belgio, eletto come rappresentante dell'Europa
Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B., Arcivescovo di Tegucigalpa, Presidente della Conferenza Episcopale dell'Honduras, eletto dall'assemblea come rappresentate del continente americano
Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, eletto dall'assemblea come rappresentante della Città del Vaticano
Mons. Anthony Sablan Apuron, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Agaña, Presidente della Conferenza Episcopale del Pacifico (C.E.P.C.) (Guam), eletto come rappresentante dell'Asia
Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), eletto dall'assemblea come rappresentante dell'Africa
Mons. Thomas Menamparampil, S.D.B., Arcivescovo di Guwahati (India), eletto dall'assemblea come rappresentante dell'Asia
Mons. Basil Myron Schott, O.F.M., Arcivescovo Metropolita di Pittsburg dei Bizantini, Presidente del Consiglio della Chiesa Rutena (Stati Uniti), eletto dall'assemblea come rappresentante delle Chiese Cattoliche Orientali
Mons. Zbigniew Kiernikowski, Vescovo di Siedlce (Polonia), nominato dal Papa
Mons. Louis Pelâtre, A.A., Vicario Apostolico di Istanbul, Vescovo titolare di Sasima, Amministratore Apostolico dell'Esarcato Apostolico di Istanbul (Turchia), nominato dal Papa
Padre Carlos Alfonso Azpiroz Costa, O.P., Maestro Generale dei Frati Predicatori (U.S.G.), eletto dall'assembla in rappresentanza dell'Unione dei Superiori Generali di Congregazioni Religiose
Notizie dal mondo
Vescovi europei su “Scienza ed etica”
Raccolti i pareri del Gruppo di Riflessione Bioetica della COMECE
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- “Scienza ed etica” è il titolo della pubblicazione che raccoglie 16 pareri elaborati negli ultimi 12 mesi dal Gruppo di Riflessione Bioetica della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE).
Il testo, annunciato questo martedì dal segretariato della Commissione, ha l’obiettivo di risvegliare “l’interesse per le questioni bioetiche” e promuovere “un clima favorevole al dialogo tra Chiesa, mondo politico, scientifico ed economico”.
Gli studi del Gruppo spaziano dagli “aspetti etici della donazione degli organi” alle “questioni etico-antropologiche legate alla creazione di organismi ibridi uomo-animale”, si legge in una nota di cui riferisce il Sir; dalle “questioni sollevate dalla nanomedicina e dalla brevettabilità delle cellule staminali umane”.
Tra i temi trattati anche le disposizioni di fine vita, l’eutanasia, i test genetici, la ricerca biomedica nei Paesi in via di sviluppo, la clonazione e la ricerca sugli embrioni e sulle cellule staminali embrionali.
“I temi bioetici svolgono un ruolo sempre più importante nei diversi ambiti della politica europea”, afferma il segretariato COMECE, citando la controversia legata alla “promozione della clonazione e l’utilizzo delle cellule staminali da embrione umano per la ricerca scientifica, che si è avvalsa del programma quadro di ricerca europeo”.
Anche in merito alla proposta di direttiva in materia di donazione d’organi destinati al trapianto, osserva, “non mancano questioni etiche fondamentali, in particolare la libera volontà dei donatori e il principio di non commercializzazione del corpo umano e delle sue parti”.
Proprio in vista del significato delle questioni bioetiche per la politica UE, la COMECE ha avviato nel 1996 il Gruppo di Riflessione Bioetica, che ha lo scopo di “esaminare le questioni bioetiche studiando le loro implicazioni per l'Unione Europea e le sue istituzioni e allo stesso tempo informare i Vescovi della COMECE e le loro Conferenze Episcopali su questi temi”.
Il Gruppo è composto da esperti in teologia, etica e filosofia, diritto, medicina e farmacologia.
Spagna: “Uno Stato non può essere relativista in materia religiosa”
Afferma a Salamanca il segretario del dicastero Giustizia e Pace
di Nieves San Martín
SALAMANCA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Monsignor Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, è intervenuto questo mercoledì all'inaugurazione del congresso annuale dell'Istituto Superiore di Studi Europei e Diritti Umani dell'Università Pontificia di Salamanca (UPSA), in Spagna, che si concluderà l'11 ottobre. Il tema di quest'anno si centra sull'Europa.
Per aprire l'incontro, il segretario generale del Consiglio Giustizia e Pace, che patrocina questo congresso su “I diritti umani in Europa a 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo”, ha intitolato il suo intervento “A sessant'anni dalla Dichiarazione dei Diritti Umani”.
Il rappresentante vaticano ha presentato due domande alle quali ha poi dato una risposta: Che visione della persona umana deve sostenere l'impegno a favore dei diritti umani? Quali nuove sfide presuppone per i cristiani di oggi rispetto a quelli di sessant'anni fa?
Il presule ha ricordato che il Magistero della Chiesa, quando parla di diritti umani, non dimentica mai di fondarli su Dio, e nemmeno di radicarli nella legge naturale.
Allo stesso modo, la legge naturale non deve essere intesa in modo estatico, ma come “un dialogo di Dio con l'uomo”. La legge naturale “interpella la nostra ragione e la nostra libertà perché è frutto di verità e di libertà, quelle di Dio”, ha osservato, aggiungendo che la dignità della persona si conosce non solo con l'intelligenza, ma soprattutto con l'amore.
Per questo, ha insistito, “i diritti fondamentali hanno a che vedere con la giustizia, ma questa da sola non è sufficiente perché si rispettino i diritti. La carità presuppone la giustizia, che consiste nel dare a ciascuno ciò che è suo, ma l'idea di giustizia presuppone a sua volta l'esperienza di aver ricevuto più di ciò che era mio. Presuppone la carità”.
Secondo il presule, non c'è dubbio che “alcuni diritti umani sono stati 'intravisti' anche solo dalla ragione e lo stesso San Paolo afferma che anche i popoli che non conoscono Cristo hanno la luce della coscienza intelligente che li guida verso il bene (Rom 2, 14-15)”. E' anche vero, tuttavia, che “senza un'anima religiosa i diritti umani, una volta considerati e anche riconosciuti ufficialmente, perdono vigore, e sembra che l'umanità non abbia la forza morale per mantenersi fedele”.
Monsignor Crepaldi ha risposto alla seconda domanda ricordando in primo luogo che si può sostenere che i diritti umani richiedono un riferimento a Dio citando il Cardinale Joseph Ratzinger, che esortò i non credenti a vivere “come se Dio esistesse”, proponendolo come vero criterio di laicità. “Se la laicità esclude programmaticamente Dio, si trasforma in ideologia secolarista. Se invece comprende e accetta che ha bisogno di Dio, almeno come ipotesi, si preserva dalle ideologie e mantiene fermi i riferimenti ai diritti umani”.
Il presule ha concluso il suo intervento sottolineando che “uno Stato che si preoccupa della verità e del bene non può essere relativista in materia religiosa. Nel Decreto Conciliare sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae c'è una frase che è stata dimenticata ma che dovrebbe essere studiata meglio: c'è un 'dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo'”.
Con questi congressi, l'Istituto Superiore di Studi Europei e Diritti Umani dell'UPSA vuole “continuare a promuovere la ricerca e dare diffusione a questo tema, realizzando in questo modo gli obiettivi della sua creazione nel 1982”.
Questa nuova attività si inserisce nel Master in Studi Europei e Diritti Umani organizzato dall'Istituto, legato concretamente al IV modulo, Diritti Umani in Europa.
Per ulteriori informazioni, http://www.europa.upsaes/
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Italia
Al via l'Istituto universitario Sophia fondato da Chiara Lubich
Il 13 ottobre 40 studenti di 16 Paesi inizieranno le lezioni a Loppiano
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- 40 studenti di 16 Paesi inizieranno le lezioni nella sede dell'Istituto universitario “Sophia” (IUS), frutto di un'intuizione della fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari Chiara Lubich, che l'ha promosso insieme a un gruppo internazionale di docenti.
Eretto con decreto pontificio del 7 dicembre 2007 e nato con la finalità di essere un laboratorio di dialogo fra i popoli, le culture e i saperi, ha sede presso la cittadella internazionale dei Focolari a Loppiano, nei pressi di Incisa Valdarno (Firenze)
Secondo quanto si legge in una nota dei Focolari, le lezioni prenderanno il via il 13 ottobre mentre l’inaugurazione ufficiale avrà luogo il 1° dicembre presso l’Auditorium di Loppiano.
L'Istituto universitario Sophia offre agli studenti una Laurea magistrale della durata di due anni in “Fondamenti e prospettive di una cultura dell’unità” e il corrispondente dottorato.
Preside dell’Istituto è monsignor Piero Coda, docente di Teologia trinitaria presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e presidente dell’Associazione Teologica Italiana, secondo cui la scommessa di Sophia è “recuperare in Gesù la radice sapienziale dei saperi nella valorizzazione delle loro espressioni culturali e scientifiche, per rispondere alla sfida dell’oggi”.
Per l’anno 2008/2009 sono state accolte le domande di quaranta studenti da 16 Paesi del mondo. La cittadella internazionale costituisce per gli studenti di Sophia un’occasione d’incontro e dialogo tra culture, grazie ai suoi 900 abitanti di oltre 60 Paesi.
Lo IUS offrirà nel primo anno corsi in quattro aree fondamentali: teologia, filosofia, scienze del vivere sociale e razionalità logico-scientifica. Nel secondo anno sarà possibile scegliere fra l’indirizzo teologico-filosofico e quello politico-economico.
Le lezioni teoriche verranno integrate da esercitazioni, visite guidate, incontri con testimoni privilegiati, periodi di tirocinio o stages in vari ambiti, soprattutto nei luoghi di impegno professionale, culturale e sociale espressione di una "cultura dell'unità", come, ad esempio, le aziende dell'"Economia di Comunione".
Sono anche previsti incontri con realtà civili ed ecclesiali, con comunità delle diverse tradizioni cristiane, con esponenti delle varie religioni e con rappresentanti delle multiformi espressioni della cultura contemporanea.
Tra i professori residenti che svolgeranno attività d’insegnamento e di ricerca: Antonio Maria Baggio, già professore stabile di Etica sociale presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana di Roma; Luigino Bruni, professore associato di Economia politica all’Università di Milano-Bicocca; Judith Povilus, già docente di Matematica presso la De Paul University di Chicago (Illinois); Sergio Rondinara, docente di Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma; Gerard Rossé, esegeta e professore di Esegesi del Nuovo Testamento presso l’Ecole de la Foi di Friburgo (Svizzera).
[Per maggiori informazioni: www.iu-sophia.org]
Amore coniugale, dono senza riserve
Dal congresso sull'Humanae vitae una sensibilizzazione sui metodi naturali
di Angela Maria Cosentino
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Le parole con cui Papa Benedetto XVI si è rivolto ai partecipanti del Congresso Internazionale “Humanae vitae: attualità e profezia dell’enciclica”, che si è svolto il 3 e 4 ottobre scorso all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, a quarant’anni dall’enciclica di Paolo VI, hanno suscitato un vivace dibattito.
Il Papa, in continuità con Paolo VI e Giovanni Paolo II, ha confermato la posizione della Chiesa sul valore dell’amore coniugale come bene da promuovere, quale dono “senza riserve”: “Escludere questa dimensione comunicativa mediante un’azione che miri ad impedire la procreazione – ha detto – significa negare la verità intima dell’amore sponsale”.
Il Papa ha anche ricordato che il ricorso ai metodi naturali permette alla coppia di “amministrare quanto il Creatore ha sapientemente iscritto nella natura umana, senza turbare l'integro significato della donazione sessuale”.
Ovviamente ciò richiede una maturità nell’amore, che non è immediata, ma comporta un dialogo e un ascolto reciproco e un singolare dominio dell’impulso sessuale in un cammino di crescita nella virtù.
Un messaggio che, ha riconosciuto il Papa, “molti fedeli trovano difficoltà a comprendere”; per questo la Chiesa “dovrà saper orientare le coppie a capire con il cuore il meraviglioso disegno che Dio ha iscritto nel corpo umano, aiutandole ad accogliere quanto comporta un autentico cammino di maturazione”.
Un discorso attuale che, a 40 anni dall’Humanae vitae, dovrebbe interpellare tutti gli ambiti, per rimuovere quei pregiudizi che, nonostante le conferme scientifiche, ancora gravano sui metodi naturali.
La loro “efficacia” non risiede solo in una tecnica valida per evitare, distanziare o ricercare la gravidanza, ma in una proposta molto più alta, perché i valori in gioco, riguardano la persona, l’amore, la famiglia, la vita, il Creatore, beni da tutelare da ogni deriva culturale o legislativa che ne comprometta il rispetto.
Il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, nella sua lectio magistralis al Congresso, ha segnalato, infatti, come l’uso della contraccezione chimica rischi di consegnare l’Humanum ad un potere tecnologico senza limiti.
Di fronte all’emergenza sanitaria (aumento dell’infertilità e delle malattie sessualmente trasmesse) e all’emergenza educativa, appare particolarmente urgente l’invito a orientare gli sforzi sulla questione educativa.
Un appello per affrontare l’emergenza educativa è stato lanciato dal Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, dal Cardinale Carlo Caffarra, dai rappresentanti delle diverse Scuole di Formazione dei più recenti metodi naturali (Metodo dell’Ovulazione Billings, Sintotermico Camen, Sintotermico Roetzer).
Maria Luisa Di Pietro, Presidente dell'associazione “Scienza e Vita”, ha segnalato come oggi, la precoce sessualità dei giovani metta a rischio non solo la salute ma anche la fertilità. Educazione e prevenzione diventano prioritarie. E’ stato accolto, perciò, con interesse, l’annuncio del progetto educativo “Percorso Fertilità”.
Domenico Delle Foglie, portavoce di Scienza e Vita, ha suscitato calorosi consensi, quando ha affermato che “Paolo VI venne lasciato solo”. Benedetto XVI per fortuna no, e ha richiamato il referendum sulla fecondazione assistita e il Family Day.
Secondo il portavoce di Scienza & Vita, nel suo messaggio il Papa “ha rotto la “congiura del silenzio” sui metodi naturali.” I media hanno “responsabilità gravissime” su questi temi anche perché veicolano una certa cultura laica che trasmette una scorretta idea di autodeterminazione.
“Positivo e da valorizzare è il lavoro dei centri per la regolazione naturale della fertilità, la cui conoscenza, - ha sostenuto delle Foglie -, andrebbe inserita nei percorsi educativi del mondo cattolico, a partire dalle Associazioni”.
La speranza di tutti i convegnisti, è che gli ambiti coinvolti (dal braccio accademico a quello operativo del Servizio di Educazione alla Procreazione Responsabile con i Metodi Naturali) viaggino sempre più in stretta sintonia.
Nella Dichiarazione finale, le Istituzioni organizzatrici del Congresso e gli oltre 500 partecipanti hanno chiesto alle differenti Istituzioni sollecitate dal messaggio dell’Humanae Vitae, di “ricercare un’effettiva collaborazione, per realizzare progetti formativi e di ricerca, rivolti alla promozione della famiglia, della vita e all’attuazione di una autentica procreazione responsabile, attraverso la proposta dei metodi naturali”.
Alla comunità scientifica, è stato chiesto di “prendere atto del comprovato valore scientifico e sociale dei metodi naturali e di contribuire in maniera decisiva al loro sviluppo e alla loro diffusione, in ambito accademico, medico e socio- sanitario”.
Alla comunità ecclesiale, il congresso ha chiesto di “elaborare progetti educativi per inserire concretamente l’insegnamento dei metodi naturali nella pastorale ordinaria”.
Ai consultori di ispirazione cristiana, è stato chiesto di “considerare sempre di più, come parte integrante delle loro equipe, l’insegnante dei metodi naturali, figura necessaria per un aiuto concreto agli adolescenti, ai giovani e alle coppie di sposi”.
Infine alle pubbliche Istituzioni, è stato chiesto di “dare un riconoscimento professionale alla figura dell’insegnante dei metodi naturali, al fine di un suo effettivo inserimento nei servizi educativi e socio-sanitari”.
Nonché “di accogliere, in base al principio di sussidiarietà proprio della dottrina sociale della Chiesa, e richiamato dall’articolo 118 della Costituzione Italiana, i progetti dell’associazionismo familiare rivolti alla tutela della vita, integrandoli nelle proprie strutture”.
Di fronte alle statistiche che denunciano l'aumento di infertilità, difficoltà relazionali, separazioni, aborti e infelicità, le coppie che utilizzano i metodi naturali contribuiscono a testimoniare la praticabilità, l’efficacia e l’attualità di una proposta scientifica per il bene dell’uomo.
[Per ogni informazione sui metodi naturali: www.confederazionemetodinaturali.it]
Il 24 ottobre, a Rimini, gara di latino
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Si svolgerà il 24 ottobre a Rimini la gara di latino per il premio “Ludus Hadriaticus” per giovani – sono ammessi anche i seminaristi – in età compresa fra i 18 e i 22 anni.
Promosso da don Romano Nicolini, il concorso è sostenuto dal liceo Classico “G.Cesare” di Rimini, in memoria del concittadino monsignor Guglielmo Zannoni, primo latinista della Santa Sede per oltre 30 anni.
La gara consiste nella versione in italiano di un brano di latino classico, scelto da un apposita giuria, non più breve di 20 righe e non più lungo di 40.
“Il primo concorso per giovani dopo i 18 anni risale al 2006, a Riccione – ha detto a ZENIT don Romano Nicolini –. Anche allora si chiamava LUDUS HADRIATICUS”.
“Si organizza un simile concorso per dare continuità agli altri due. LUDUS JUVENILIS è per i ragazzi delle medie – ha raccontato –. Si è svolto a maggio del 2008 presso la scuola media 'Panzini' di Rimini”.
“LATINUS LUDUS è la memoria storica di ogni LUDUS – ha aggiunto –. Si svolge da 21 anni nel comune di Mondaìno (Rimini) e raccoglie gli studenti dalla prima alla quinta liceo”.
“Il LUDUS HADRIATICUS offre la possibilità di vincere 2000 euro a giovani fra i 18 e i 22 anni – ha sottolineato –. Come tutti sanno, a questa età si va incontro alle forti spese della università. Si pensa che il dare un sostegno a chi studia latino sia un investimento sul terreno della cultura più genuina e duratura”.
Alla domanda se il latino debba essere considerato una lingua definitivamente morta, il sacerdote ha risposto che “la lingua latina è poco parlata ma ciò non significa che sia senza una eminente capacità di servizio”.
“Anche Dante è morto e con lui anche alcuni suoi vocaboli ma nessuno - spero! - avrà il coraggio di dire che Dante non ha più nulla da dire all'uomo d'oggi”.
“Il latino e il greco sono alla base della nostra civiltà – ha ricordato il sacerdote –. Se vogliamo che il contributo dato dal nostro paese all'Occidente non vada perduto a favore di altre civiltà e religioni, dobbiamo salvaguardare la nostra identità”.
“E' stata proprio essa che ha dato la possibilità a tutti di esprimersi e di proporsi alla nostra attenzione”, ha poi concluso.
Spiritualità
Il pericolo di tralasciare l'importante per l'urgente
Commento di padre Cantalamessa alla liturgia di domenica prossima
ROMA, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, alla liturgia di domenica prossima, XXVIII del tempo ordinario.
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XXVIII Domenica del tempo ordinario
Isaia 25, 6-10a; Filippesi 4, 12-14.19-20; Matteo 22, 1-14
L'importante e l'urgente
È istruttivo osservare quali sono i motivi per cui gli invitati della parabola rifiutano di venire al banchetto. Matteo dice che essi "non si curarono" dell'invito e "andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari". Il Vangelo di Luca, su questo punto, è più dettagliato e presenta così le motivazioni del rifiuto: "Ho comprato un campo e devo andare a vederlo… Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli… Ho preso moglie e perciò non posso venire" (Lc 14, 18-20).
Cos'hanno in comune questi diversi personaggi? Tutti e tre hanno qualcosa di urgente da fare, qualcosa che non può aspettare, che reclama subito la loro presenza. E cosa rappresenta invece il banchetto nuziale? Esso indica i beni messianici, la partecipazione alla salvezza recata da Cristo, quindi la possibilità di vivere in eterno. Il banchetto rappresenta dunque la cosa importante nella vita, anzi l'unica cosa importante. È chiaro allora in che consiste l'errore commesso dagli invitati; consiste nel tralasciare l'importante per l'urgente, l'essenziale per il contingente! Ora questo è un rischio così diffuso e così insidioso, non solo sul piano religioso, ma anche su quello puramente umano, che vale la pena riflettervi sopra un poco.
Anzitutto, appunto, sul piano religioso. Tralasciare l'importante per l'urgente, sul piano spirituale, significa rimandare continuamente il compimento dei doveri religiosi, perché ogni volta si presenta qualcosa di urgente da fare. È Domenica ed è ora di andare alla Messa, ma c'è da fare quella visita, quel lavoretto in giardino, il pranzo da preparare. La Messa può aspettare, il pranzo no; allora si rimanda la Messa e ci si mette intorno ai fornelli.
Ho detto che il pericolo di tralasciare l'importante per l'urgente è presente anche nell'ambito umano, nella vita di tutti i giorni, e vorrei accennare anche a questo. Per un uomo è certamente importantissimo dedicare del tempo alla famiglia, a stare con i figli, dialogare con essi se sono grandi, giocarci se sono piccoli. Ma ecco che all'ultimo momento si presentano sempre cose urgenti da sbrigare in ufficio, straordinari da fare sul lavoro, e si rimanda a un'altra volta, finendo per tornare a casa troppo tardi e troppo stanchi per pensare ad altro.
Per un uomo o una donna è cosa importantissima andare ogni tanto a far visita all'anziano genitore che vive solo in casa o in qualche ospizio. Per chiunque è cosa importantissima far visita a un conoscente malato per mostragli il proprio sostegno e rendergli forse qualche servizio pratico. Ma non è urgente, se rimandi, apparentemente non casca il mondo, forse nessuno se ne accorge. E così si rinvia.
La stessa cosa si realizza anche nella cura della propria salute che è anch'essa tra le cose importanti. Il medico, o semplicemente il fisico, avverte che ci si deve riguardare, prendere un periodo di riposo, evitare quel tipo di stress...Si risponde: sì, sì, lo farò senz'altro, appena avrò portato termine quel lavoro, quando avrò sistemato la casa, quando avrò estinto tutti i debiti...Finché ci si accorge che è troppo tardi. Ecco dove sta l'insidia: si passa la vita a rincorrere le mille piccole faccende da sbrigare e non si trova mai tempo per le cose che incidono davvero sui rapporti umani e possono fare la vera gioia (e, trascurate, la vera tristezza) nella vita. Così vediamo come il Vangelo, indirettamente, è anche scuola di vita; ci insegna a stabilire delle priorità, a tendere all'essenziale. In una parola, a non perdere l'importante per l'urgente, come successe agli invitati della nostra parabola.
Documenti sulla web di ZENIT
Interventi al Sinodo del 9 e della mattina del 10 ottobre
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Nella Sezione Documenti della pagina web di ZENIT i riassunti degli interventi tenuti dai padri sinodali il 9 e la mattina del 10 ottobre.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















