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Il mondo visto da Roma - 11 luglio 2008
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Venerdì, 11 Luglio : 2008

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Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Il Papa si reca in Australia, il Paese forse più secolarizzato

NOTIZIE DAL MONDO
L'istruzione può vincere la piaga del traffico umano

ANNO PAOLINO
I restauri della Basilica di San Paolo fuori le Mura

GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Per i giovani cristiani iracheni sarà difficile partecipare alla GMG
Media in cerca di scandali: il Cardinale George Pell sotto tiro
“Giornate nelle Diocesi”, in attesa della GMG di Sydney
Il beato Frassati parla ai giovani di oggi

ITALIA
Le tante bugie sui risultati della legge sull’aborto

SPIRITUALITÀ
“L'abuso della parola può trasformare la vita in un inferno”


Santa Sede

Il Papa si reca in Australia, il Paese forse più secolarizzato
Porta la nuova evangelizzazione con l'aiuto dei giovani

di Jesús Colina

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI partirà questo sabato alla volta dell'Australia per affrontare insieme ai partecipanti alla XXIII Giornata Mondiale della Gioventù la sfida centrale del suo pontificato: la secolarizzazione, ovvero una vita concepita come se Dio non esistesse.

Lo si può constatare nel Prefazio del Messale preparato dall'Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice in collaborazione con l'Ufficio per la Direzione Liturgica della Giornata Mondiale della Gioventù 2008 di Sydney.

“Se la fede cristiana ha un posto d'onore nella vita dell'Australia moderna, la crescente secolarizzazione della società dà una spinta sempre più urgente al bisogno dei giovani di essere testimoni della verità del Vangelo, rafforzati dallo Spirito Santo”, spiega il testo.

Il motto della GMG08 è “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (Atti 1,8).

Sydney accoglierà la GMG dal 15 al 20 luglio prossimi. Si pensa che assisteranno alla Messa di chiusura di domenica 20 luglio fino a 500.000 persone, inclusi 125.000 giovani pellegrini stranieri.

Il 25 luglio 2005, in una serie di domande e risposte spontanee con i sacerdoti della Diocesi di Aosta, Benedetto XVI ha riconosciuto che l'Australia è uno dei Paesi più secolarizzati del pianeta.

Il Papa ha presentato la società secolarizzate come “un mondo arrivato al momento nel quale non c'è più evidenza della necessità di Dio, tantomeno di Cristo, e nel quale quindi sembra che l'uomo stesso potrebbe costruirsi da se stesso”.

“In questo clima di un razionalismo che si chiude in sé, che considera il modello delle scienze l'unico modello di conoscenza, tutto il resto è soggettivo. Anche, naturalmente, la vita cristiana diventa una scelta soggettiva, quindi arbitraria e non più la strada della vita”, ha affermato.

“Così in Australia soprattutto, anche in Europa, non tanto negli Stati Uniti”, aggiungeva.

Si spiega in questo modo il fatto che la prima sede scelta da Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Gioventù sia una città australiana. La Giornata di Colonia (Germania), nell'agosto 2005, era stata convocata da Giovanni Paolo II.

Simbolicamente, nella Messa finale, il Santo Padre impartirà la Confermazione a 24 giovani dell'Australia e di altri continenti.

“Al termine di questa Messa, il Santo Padre darà ai neoconfermati e a tutti i pellegrini il compito di portare il Vangelo nel mondo”, spiega il Messale.

“I giovani sono chiamati a dare una vibrante testimonianza di Cristo nella loro vita. Come afferma la preghiera della Giornata Mondiale della Gioventù per Sydney, sono chiamati a costruire '... una nuova civiltà della vita, dell'amore e della verità'”.

Il Papa affronta quindi la nuova evangelizzazione del Paese considerato il più secolarizzato del mondo con l'aiuto dei giovani missionari del XXI secolo.

 Il Messale per la Giornata di Sydney si può consultare su http://www.vatican.va/news_services...e_Australia.pdf


Notizie dal mondo

L'istruzione può vincere la piaga del traffico umano
Le suore della Thailandia condividono storie di successo

di Mirko Testa


ROMA, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- Fornire un'istruzione adeguata alle potenziali vittime del traffico di esseri umani è una delle chiavi per porre fine a questa piaga sociale, affermano alcune suore impegnate in Thailandia in questa battaglia.

Il Paese asiatico è al secondo livello nel Rapporto di quest'anno del Dipartimento di Stato americano sul Traffico Umano, diffuso il mese scorso. Il secondo livello è assegnato a quei Governi che stanno “compiendo sforzi significativi per adeguarsi agli standard minimi per eliminare il traffico umano”.

La Thailandia ha approvato quest'anno una legge più severa su questa pratica, anche se non sarà facile garantirne l'applicazione a causa della corruzione diffusa tra i membri della polizia.

ZENIT ha parlato con tre suore che stanno affrontando la questione da un altro punto di vista: evitando che le possibili vittime cadano in questa forma moderna di schiavitù.

Suor Anurak Chaiyaphuek, delle Suore del Buon Pastore, ha affermato che le religiose in Thailandia “compiono instancabili sforzi per evitare […] che i bambini cadano in un abisso di abusi, svolgendo tra loro la propria missione”.

“Ciò che abbiamo fatto finora è stato fondare scuole basate sull'istruzione nazionale obbligatoria in zone remote o anche sulle montagne e aprire centri per bambini e studenti che hanno ricevuto l'istruzione obbligatoria consentendogli di accedere agli studi superiori nelle scuole pubbliche delle città”, ha spiegato.

“Speriamo che i nostri bambini abbiano l'opportunità di acquisire più conoscenze e di avere una formazione culturale e spirituale”.

La suora ha parlato di come le religiose vivono con i più giovani, “penetrando nella loro cultura e comprendendo il loro background e le loro condizioni, aiutandoli con le parole e con i fatti”.

“Vogliamo dare un curriculum di vita, che consideriamo raro e prezioso”, ha spiegato. “Soprattutto, è una benedizione per noi”.

Autostima

I trafficanti della Thailandia attirano le persone dei Paesi poveri confinanti, come il Myanmar. Questi schiavi moderni vengono trasferiti altrove e sono costretti a svolgere una serie di lavori spesso pericolosi o vengono sfruttati a livello sessuale.

Suor Kanlaya Trisopa, delle Suore del Sacro Cuore di Gesù di Bangkok, ha raccontato a ZENIT la storia della “Princess Ubolratana School” di Ban Khao Din, fondata dopo che 15 ragazze erano quasi finite nella rete della tratta.

“Si sono salvate perché i capi sono stati arrestati”, ha riferito. “Siamo state contattate dalla polizia per prenderci cura di quelle ragazze, altrimenti sarebbero state rimandate dai genitori”.

“Coscienti che si sarebbero ritrovate presto in condizioni di pericolo, non abbiamo esitato ad aiutarle. Abbiamo discusso con le ragazze e con i loro genitori e abbiamo offerto assistenza. Alcune hanno scelto di tornare in famiglia, altre hanno voluto rimanere con noi”.

“Abbiamo promesso di dare loro una formazione con la speranza che avrebbero acquisito autostima e aiutato le proprie famiglie”.

Le suore hanno promosso un programma di cucito e artigianato ed è nata una piccola scuola.

“Ci siamo sentite sollevate e felici del fatto che non dovessero cercare lavoro in città, rischiando potenziali pericoli relativi al traffico umano”, ha detto suor Trisopa.

Vita onesta

La formazione nell'artigianato locale e nell'agricoltura di base fa sì che i giovani non siano costretti a cercare altrove i mezzi per vivere.

Suor Françoise Jiranonda, delle Suore di San Paolo di Chartres, ha spiegato a ZENIT che alle loro studentesse “viene insegnato a impiegare il tempo in modo saggio e costruttivo. Imparano a tessere e a eseguire i ricami tradizionali. Imparano anche l'agricoltura di base, per l'autosufficienza. Coltivano riso, verdure e frutta”.

“Viene loro consigliato di utilizzare fertilizzanti organici o naturali come gli escrementi animali, così da non dover affrontare spese aggiuntive”.

Le studentesse, ha affermato, sono incoraggiate “ad essere diligenti e a lavorare sodo”.

“Imparano a cucinare e a tenere la casa pulita. L'igiene è fortemente sottolineata – ha ribadito la suora –. Continuiamo a dire loro che la famiglia è più felice se la madre e le donne sanno come migliorare le condizioni di vita”.

Le suore hanno anche iniziato una formazione per un gruppo di ragazzi “che erano rimasti vittime dei problemi sociali. […] Diamo cibo e alloggio, così come istruzione e formazione lavorativa”; “speriamo che si guadagneranno da vivere in modo onesto e saranno capaci di comprendere se stessi e gli altri, e soprattutto vorranno assumersi la responsabilità di capofamiglia e trattare le donne equamente con amore e cura”.

Buone samaritane

Alle studentesse viene anche insegnata l'importanza della carità e della bontà nei confronti del prossimo. Le vittime dell'Hiv/Aids rappresentano un'opportunità per mettere in pratica questa lezione, ha detto suor Jiranonda.

“Le studentesse hanno imparato molto sull'Hiv/Aids – ha affermato –. Mostrano il loro amore e la loro simpatia ai bambini malati di cui ci occupiamo. Li abbracciano, li nutrono e fanno loro il bagno”.

Le ragazze sono formate per una vita futura degna, ha sottolineato la religiosa: “Le incoraggiamo a sentirsi degne e orgogliose della loro femminilità e maternità. Le prepariamo a saper stare al fianco dei loro uomini o dei loro futuri mariti per costruire le loro famiglie”.

“Ciò che abbiamo fatto per queste ragazze, un tempo possibili vittime del traffico umano, è un curriculum non scritto”, ha osservato la suora.

“E' automaticamente, naturalmente e spiritualmente ispirato dall'amore radicato nel cuore delle suore e dei laici che sono stati testimoni delle crudeltà dell'ingiustizia sociale e hanno ricevuto alcuni orientamenti e una formazione contra la tratta”, ha poi concluso.

[Ha collaborato Kathleen Naab; traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Anno Paolino

I restauri della Basilica di San Paolo fuori le Mura
Uno dei responsabili tecnici dei lavori spiega i dettagli

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Basilica romana di San Paolo fuori le Mura è stata accuratamente restaurata prima della solenne apertura dell'Anno Paolino per accogliere i pellegrini che giungeranno da ogni parte del mondo fino al 29 giugno 2009.

Secondo quanto ha spiegato a “L'Osservatore Romano” uno dei responsabili dei lavori, il direttore dei Servizi tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Pier Carlo Cuscianna, le opere di restauro si sono concentrate soprattutto sul portico, sul chiostro, sul tetto e sulla facciata dell'abbazia di Via Ostiense.

Per quanto riguarda il portico, sono stati restaurati la facciata e il nartece. Entrambi sono opera di Guglielmo Calderoni, Luigi Poletti e Virginio Vespignani e sono stati realizzati tra il 1890 e il 1928.

“Fin dal 1999 si era cominciato il restauro del prospetto antistante il piazzale San Paolo e dei due bracci laterali del quadriportico, ma solamente nel 2006 si è dato corso in modo più deciso al restauro completo, con la determinazione di ultimare i lavori per l'inizio delle celebrazioni del bimillenario della nascita di San Paolo”, ha spiegato Cuscianna.

Sono stati quindi restaurati i dipinti del nartece, che rappresentano figure di Vescovi, gli apostoli ai lati del Cristo benedicente nelle lunette della facciata ovest e i 28 medaglioni dipinti a tempera e falso mosaico con immagini simboliche di origine paleocristiana nei bracci nord e sud del portico.

Sono state oggetto di restauro anche le dieci colonne di granito rosa del nartece, i frontoni di marmo, le cornici e i capitelli corinzi, per un totale di circa 1.400 metri quadri di superficie marmorea. Allo stesso modo, sono state restaurate anche le due statue di San Pietro e San Paolo, così come quella di Paolo situata al centro del portico.

Sono stati altresì restaurati più di 400 metri quadrati di cassettonato in stucco, eliminando la pittura per mostrare la superficie originale, e sostituiti i perni ossidati con altri di acciaio, effettuando poi il restauro pittorico di tutte le superfici a tempera e di tutte le dorature dei motivi “secondo le modalità tradizionali”.

Recuperare l'antico splendore

La seconda grande opera di restauro ha visto protagonista il chiostro, una delle zone della Basilica che conserva più vestigia del passato, visto che la costruzione principale risale al XIII secolo. L'ultimo restauro importante era stato effettuato nel 1915, trasformando a tetto la copertura.

“Per anni le infiltrazioni d'acqua della copertura a tetto del chiostro avevano danneggiato il cassettonato ligneo che si presentava con scolature e macchie di umidità che, pur asciugatesi, una volta rifatta l'impermeabilizzazione in occasione del Giubileo del 2000, avevano quasi completamente scolorito e cancellato i decori realizzati nei primi anni del secolo scorso”, ha affermato Cuscianna.

Per questo, il tetto è stato sottoposto a restauro, disinfestazione dai tarli e microrganismi presenti, chiusura delle fessure del cassettonato e sostituzione delle tavole irrecuperabili. Sono stati poi ripuliti i frontespizi esterni in marmo policromo e le decorazioni del chiostro, così come si è provveduto a dipingere le pareti e a lucidare il pavimento, in pietra di Assisi.

Con questi lavori, sottolinea Cuscianna, il chiostro è stato riportato “dopo anni all'originario splendore”.

Più sicurezza

Dal 2006 erano poi iniziati i lavori di restauro delle coperture a tetto dell'abbazia, soprattutto nella parte che dà su via Ostiense, “non finalizzati alle celebrazioni per il bimillenario della nascita di San Paolo ma per l'agibilità stessa del monastero”. Una sezione sovrastante la Sala Eugenio IV stava infatti per cedere, motivo per cui è stato necessario puntellarla.

Si è approfittato dell'occasione anche per restaurare la facciata su via Ostiense, “in evidente stato di degrado”, mediante iniezioni di resina e l'impermeabilizzazione dei muri per evitare infiltrazioni d'acqua. Oltre a ciò, sono stati riaperti “tutti i preesistenti vani finestra nel sottotetto”.

E' stata rinnovata anche l'illuminazione, sia della navata centrale che dell'abside e del transetto, e sono stati installati due maxischermi per la copertura degli atti dell'Anno Paolino, alle estremità delle navate laterali della Basilica. Il segnale video che si vedrà in entrambi proverrà dal Centro Televisivo Vaticano.


Giornata Mondiale della Gioventù

Per i giovani cristiani iracheni sarà difficile partecipare alla GMG
ROMA, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- La partecipazione dei giovani cristiani iracheni alla Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Sydney (Australia) dal 15 al 20 luglio sembra a rischio, riporta il blog Baghdadhope.

Se tre giorni fa si parlava di un’offerta di 10 visti al posto dei quasi 170 richiesti, il loro numero sembra ora salito a 30.

I prescelti sarebbero 10 sacerdoti, monsignor Mikha P. Maqdassi, Vescovo caldeo di Al Qosh, una suora, le 8 persone designate a portare la Croce a Sydney e 10 giovani attivi nei gruppi parrocchiali giovanili.

Per quanto riguarda i visti negati agli altri componenti del “Gruppo Iraq per la pace”, l’ambasciata australiana ad Amman (Giordania) nega indirettamente quanto dichiarato al Sir dal Vescovo caldeo dell'Australia e della Nuova Zelanda, monsignor Jibrail Kassab, per il quale dietro al rifiuto ci sarebbero “motivi probabilmente politici”.

L'ambasciata parla invece di motivi essenzialmente economici, perché nonostante affermi di aver ricevuto rassicurazioni al riguardo da parte del Vaticano e si dichiari informata che la Chiesa ha garantito le spese dei richiedenti i visti, sottolinea che nella maggior parte delle richieste ricevute mancano i documenti relativi alla situazione di impiego e finanziaria dei singoli, che rappresenterebbero una sorta di garanzia del loro ritorno in Iraq. Questa garanzia, è chiaramente specificato, non riguarda i membri del clero.

“Siamo rassicurati dal fatto che l'ambasciata australiana ad Amman abbia nominato un incaricato a seguire il nostro caso specifico, ma siamo preoccupati per i tempi – ha affermato padre Rayan P. Atto, parroco della chiesa di Mar Qardagh ad Erbil e organizzatore del viaggio –. Andare ad Amman a ritirare i visti, dopo che ci daranno la conferma ufficiale, vuol dire perdere almeno tre giorni per poi dover organizzare in fretta il viaggio fino in Australia”.

“Purtroppo i tempi stringono, la GMG non dura in eterno, e per questa ragione tutti preghiamo perché questa conferma arrivi al più presto. Personalmente, a parte i miei doveri religiosi, vivo controllando la mia mail”, ha aggiunto.

Monsignor Philip Najim, Procuratore Caldeo presso la Santa Sede, ha affermato all'agenzia MISNA che si tratta di “un vero scandalo, uno schiaffo a ragazzi che volevano andare a testimoniare la fede e la gioia di vivere della Chiesa irachena nonostante le sofferenze”.

“S’infrange contro il muro della diffidenza e della burocrazia il sogno dei ragazzi iracheni di partecipare alla Giornata mondiale della gioventù cattolica a Sidney” dopo aver presentato “sin dallo scorso anno” una lista di 170 persone.

Di fronte all'“illazione che i giovani approfittino dell’occasione per restare come richiedenti asilo”, che rende “più amaro il rifiuto”, il presule sottolinea che l’obiettivo dei giovani iracheni “è soltanto far conoscere la Chiesa irachena ai coetanei di tutto il mondo e poi tornare a far crescere quell’esperienza di condivisione di fede in Iraq”.

Padre Rayan Atto ha già detto di non voler andare senza i ragazzi, mentre ora si presenta anche la non facile decisione su chi potrà partire e chi dovrà restare in Iraq.


Media in cerca di scandali: il Cardinale George Pell sotto tiro
di Catherine Smibert

SYDNEY, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- Com'era prevedibile, uno scandalo perfettamente programmato ha coinvolto l'Arcivescovo di Sydney, la città che ospiterà la Giornata Mondiale della Gioventù dal 15 al 20 luglio.

Il Cardinale George Pell è stato accusato di aver gestito in modo inadeguato le denunce di abuso sessuale contro un sacerdote nel 2003. Anthony Jones, che oggi ha 54 anni, ha accusato padre Terrence Goodall di aver abusato sessualmente di lui nel 1982.

Goodall si è dimesso il 25 luglio 2003 su richiesta del Cardinale Pell, che aveva ventilato l'ipotesi di avvalersi del Diritto Canonico per rimuoverlo dall'incarico.

Il Cardinale ha ad ogni modo detto a Jones in una lettera di ritenere insufficienti le prove degli abusi.

Nuove prove emerse questa settimana sotto forma di una conversazione telefonica registrata mostrano che Goodall ha ammesso a Jones che il rapporto non è stato consensuale.

Alla luce dei commenti di Goodall, il Cardinale Pell ha emesso questo giovedì una dichiarazione in cui afferma di aver “formalmente riferito le questioni sollevate questa settimana a una commissione consultiva indipendente” guidata dall'ex Giudice della Corte Suprema del Nuovo Galles del Sud Bill Preistley, che avviserà il Cardinale delle opzioni possibili.

La commissione è costituita da un sacerdote e da laici esperti di legge, economia e psichiatria.

In risposta a questo, i giovani australiani hanno predisposto una serie di blog e forum per sostenere, anche con le preghiere, il Cardinale Pell che appena una settimana fa ha parlato loro dell'importanza di una leadership onesta.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


“Giornate nelle Diocesi”, in attesa della GMG di Sydney
di Catherine Smibert

SYDNEY, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- Quasi 2.000 pellegrini internazionali provenienti da 20 Paesi – tra cui Stati Uniti, Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Siria, Lettonia, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Colombia e Brasile – saranno ospitati nella Diocesi di Wollongong, nel Nuovo Galles del Sud.

Le attività locali includono 40 stand di cibo e artigianato australiani, divertimenti, pittura del volto, arte e danze indigene, dimostrazioni di tosatura di pecore, mostra di koala e canguri e prove di cricket, rugby e football australiano.

La Diocesi di Parramatta ha già portato i suoi pellegrini polacchi sul battello sotto l'Harbor Bridge di Sydney e sulle Blue Mountains.

Wilcannia-Forbes, nella zona nord-occidentale del Nuovo Galles del Sud, ospiterà 300 giovani delle Università dell'Idaho e di Saint Louis, così come pellegrini di Germania, Russia, Canada e Francia. Verranno portati a visitare una fattoria in cui si allevano alpaca.

Melbourne, nello Stato meridionale di Victoria, ha 22.000 pellegrini internazionali che si uniranno questa settimana ai 18.000 locali.

Il gruppo cattolico della Gioventù Oblata darà il benvenuto in città a circa 850 giovani provenienti da 38 Paesi, tra cui il Turkmenistan.

Venerdì verrà celebrata una Messa al Telstra Dome per 50.000 pellegrini.

A Ballarat, sempre nello Stato di Victoria, 130 giovani di Irlanda, Timor Est, Portogallo, Canada, Stati Uniti e Macao si uniranno ai festeggiamenti locali.

10.000 pellegrini internazionali di 40 Paesi stanno arrivando anche a Brisbane, nello Stato del Queensland, che riceverà i gruppi più consistenti provenienti da Stati Uniti, Canada, Germania, Italia e Francia.

Darwin, nel Territorio del Nord, accoglierà 600 pellegrini di Canada, Italia, Francia e Germania e i giovani di Timor Est, accompagnati dal loro Vescovo. Organizzeranno processioni per la città e parteciperanno a laboratori di arte e fede indigene.

Altri 600 pellegrini saranno accolti a Perth, nell'Australia occidentale, dove sono state predisposte due grandi tende per feste, canzoni e preghiere.

Per condividere visivamente questa esperienza, è possibile registrarsi sul sito www.wydcrossmedia.org

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Il beato Frassati parla ai giovani di oggi
Il Vescovo Fisher riflette su uno dei patroni della GMG

SYDNEY, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il beato Pier Giorgio Frassati, che ha vissuto nella carità e nella generosità un secolo fa, toccherà la vita di una nuova generazione, ha affermato il coordinatore della Giornata Mondiale della Gioventù.

Il Vescovo ausiliare di Sydney, Anthony Fisher, lo ha dichiarato il 4 luglio nella chiesa di San Benedetto in occasione della festa del beato alla presenza delle sue reliquie. Il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney, ha presieduto la celebrazione eucaristica.

Il corpo del beato, uno dei 10 patroni della Giornata Mondiale della Gioventù, è stato trasferito da Torino a Sydney per la GMG. Le reliquie non avevano lasciato la città piemontese dalla morte di Frassati, nel 1925.

Il corpo, trovato incorrotto 60 anni dopo la sua sepoltura, verrà venerato nella cattedrale di St. Mary il 22 luglio.

“Pier Giorgio ha compiuto in poco tempo straordinari progressi nella fede, nella speranza e nella carità”, ha affermato il Vescovo Fisher.

Il presule ha ricordato che quando Papa Giovanni Paolo II ha beatificato Frassati nel 1990 lo ha definito “l’uomo del nostro secolo, l’uomo moderno, l’uomo che ha tanto amato”.

“Le fotografie nella nostra chiesa mostrano un giovane bello e robusto con occhi penetranti e un sorriso contagioso”, ha continuato il Vescovo. “Pieno di gioia e di energia, pieno di Dio e con la passione di condividerLo con gli altri: di fronte a questo, la sua morte all'età di 24 anni è stata una tragica perdita”.

“Eppure siamo qui, dall'altro lato del mondo, a celebrarlo a causa di ciò che ancora ci dice. Per ora vive da 107 anni”.

Santità e divertimento

Il Vescovo Fisher ha anche raccontato come sia arrivato a conoscere il beato. “L'ho incontrato per la prima volta nei poster delle cappellanie universitarie dell'Australia”.

“I giovani erano attirati dal modo in cui faceva apostolato anche andando a cavallo e scalando montagne, andando alle feste o giocando in piscina. Le ragazze sembravano attratte dal suo aspetto e dal suo carattere”.

“I giovani cattolici amavano l'idea che si potesse essere santi anche da giovani, e che si potesse unire la passione per Dio e il servizio agli altri al normale desiderio di divertimento di un giovane. Sentivo di doverlo conoscere meglio”.

Il Vescovo ha raccontato brevemente la storia del santo, nato nel 1901 in una famiglia agiata di Torino. Il padre era agnostico, la madre cattolica, anche se “non incline al livello di devozione o di carità [del figlio]”, ha detto il Vescovo Fisher.

“Dispiace che i suoi genitori non comprendessero la sua pietà e avessero un matrimonio difficile”, ha detto il Vescovo. “Come molti giovani oggi, doveva trovare dentro di sé quei doni dello Spirito Santo che lo avrebbero portato alla maturità”.

“Diede il denaro ricevuto per la laurea ai poveri”, ha continuato il Vescovo Fisher. “Quando i suoi amici gli chiedevano perché viaggiasse in terza classe sui treni replicava con un sorriso 'Perché non c'è la quarta classe'”. Dava ai poveri anche i suoi titoli di viaggio.

Rarità

Il Vescovo australiano ha raccontato che padre Martin Stanislaus Gillet – futura guida dell'Ordine Domenicano – incontrò Frassati quando questi era uno studente universitario. Il domenicano disse che il giovane lo aveva colpito “con il suo fascino particolare. Sembrava irradiare una forza d'attrazione […]. Tutto in lui brillava di gioia, perché derivava dalla sua splendida natura il fatto di sbocciare alla luce di Dio”.

“Padre Gillet pensò che Pier Giorgio fosse raro tra gli universitari nel suo anelito per il temperamento sovrannaturale e vero di un apostolo. [... Pronto] a pensare, sentire, amare, essere generoso, con tutto l'impeto e le risorse della natura e della grazia”, ha detto il Vescovo Fisher.

“Forse dopo la Giornata Mondiale della Gioventù questo non sarà così raro tra i nostri universitari”, ha aggiunto.

Frassati è morto il 4 luglio 1925, sei giorni dopo aver contratto la poliomielite da uno dei malati che assisteva.

Il Vescovo ausiliare di Sydney ha detto che al suo funerale erano presenti tutte le persone più importanti di Torino, “ma con loro sorpresa, quando sono uscite dalla chiesa, le strade erano piene non di persone dell'élite, ma dei poveri e dei bisognosi che egli aveva servito nella sua breve vita”.

“I poveri rimasero allo stesso modo sorpresi di vedere che era di una famiglia ricca”, ha detto il Vescovo. “Sono stati loro a chiedere all'Arcivescovo di Torino di avviare il suo processo di canonizzazione”.

“Ora parla a una nuova generazione”, ha concluso il presule, “e onora la nostra Giornata Mondiale della Gioventù con il suo patronato e la sua testimonianza”.


Italia

Le tante bugie sui risultati della legge sull’aborto
Smascherate le valutazioni della regione Emilia Romagna

di Antonio Gaspari


ROMA, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- In una lettera inviata all’Assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni, e a tutti i consiglieri regionali, l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ed in particolare il Servizio Maternità Difficile hanno contestato le valutazioni positive della regione Emilia Romagna in relazione all’applicazione della legge 194 in materia di aborti.

Circa la “Relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza in Emilia-Romagna nel 2007”, resa nota di recente, l’associazione fondata da don Oreste Benzi ha commentato che “è un orrore che nel corso del 2007 siano stati soppressi con l’aborto in Emilia Romagna ben 11.274 bambini/e”.

Secondo l’associazione guidata attualmente da Giovanni Paolo Ramonda, è una “magra consolazione il fatto che gli aborti in Emilia-Romagna siano calati dal 2006 al 2007, e quindi sono morti 184 bambini in meno”.

“Purtroppo – si constata – questo dato positivo non basta a dire che c’è una tendenza alla riduzione degli aborti nella nostra regione; anzi, oggi è vero il contrario”.

Secondo la Comunità Giovanni XXIII, “se si analizza il trend degli ultimi anni si vede che la tendenza complessiva è di leggera crescita: gli aborti in regione hanno avuto il loro minimo nel 1995 (10.598), sono stati meno di 11.000 per tutta la seconda metà degli anni ’90, mentre dal 2000 sono costantemente sopra questa soglia. Mediamente dunque in questi 12 anni c’è stata una crescita dello 0,5% ogni anno”.

“Per di più – precisa l’associazione – a partire dal 2000 anche nella nostra regione è in vendita la ‘pillola del giorno dopo’, e anch’essa senz’altro provoca degli aborti, anche se in numero non facilmente quantificabile. Il numero di confezioni vendute di questo prodotto però è molto aumentato in questi anni, e ragionevolmente oggi vi sono almeno alcune centinaia di aborti (ma più probabilmente migliaia!) che sono avvenuti in questo modo”.

Inoltre, nella lettera inviata all’Assessore ed ai consiglieri regionali si osserva che il dato più significativo rimane l’elevato numero di aborti, cioè 11.274 aborti, il ché equivale a dire che ogni giorno in Emilia Romagna scompare con questa pratica un numero di bambini (30) superiore a quello di una classe scolastica.

I promotori del Servizio Maternità Difficile fanno rilevare che “non c’è nessun'altra causa che faccia morire un così elevato numero di piccoli sul nostro territorio. L’aborto è la terza causa di morte in regione, dopo le malattie del sistema cardicircolatorio e i tumori”.

L’associazione rileva che nonostante l’alto numero di consultori, la capillare informazione contraccettiva, le diverse tutele previste per le donne incinte, in Emilia-Romagna “si abortisce tanto, molto più che in altre regioni”.

Il rapporto di abortività, misurato tra il numero di aborti ed il numero di bambini nati, è di 277,4, e risulta 2,4 volte superiore rispetto alla provincia autonoma di Bolzano, e quasi il doppio rispetto al vicino Veneto.

C’è da considerare poi che nella relazione annuale i tecnici della regione calcolano il rapporto di abortività facendo riferimento al numero di aborti effettuati nel territorio regionale da donne residenti.

“Con questo metodo – precisano i rappresentanti della Comunità Giovanni XXIII – il rapporto risulta più basso di quello effettivo; poi questo dato, in modo scorretto, viene messo a confronto con il rapporto di abortività medio nazionale: in questo modo il rapporto di abortività regionale appare più basso del reale e circa pari al dato medio nazionale”.

Gli esperti del Servizio Maternità Difficile hanno fanno notare che anche il tasso di abortività (numero di aborti / numero di donne in età fertile), pari a 11,9, è “molto più alto in Emilia-Romagna che altrove, addirittura è il più alto a livello nazionale, del 30% superiore al dato medio nazionale”.

Un altro dato preoccupante è quello degli aborti ripetuti, cioè il 29,3%, una percentuale in aumento rispetto agli anni passati. Anche in questo caso l’Emilia Romagna è ai primi posti in Italia.

Preoccupate anche il dato delle donne straniere che abortiscono, che è passato dalle 4.426 donne del 2006 alle 4.585 del 2007.

Nella gran parte del territorio regionale i pochi aiuti rivolti alle maternità difficili sono rivolti esclusivamente alle donne residenti nel comune a cui si rivolgono. Nulla invece per coloro che risiedono in un luogo diverso, per non parlare di chi risiede all’estero.

L’Associazione Comunità Giovanni XXIII ha denunciato anche il paradossale trattamento economico, secondo cui l’intervento abortivo è sempre assicurato gratuitamente, mentre per visite ed esami legati alla gravidanza e persino il parto, in alcuni casi è a pagamento.

Per non parlare di chi ritrovandosi incinta perde il lavoro e talvolta anche la casa, come nel caso delle badanti.

“Come si fa allora a parlare di libera scelta?”, hanno sottolineato i rappresentanti della Giovanni XXIII, ed hanno aggiunto: “E’ evidente come per queste donne l’unica proposta delle istituzioni resta l’aborto ed è testimoniato dai 2.122 aborti di non residenti”.

Secondo l’associazione fondata da don Benzi, “ci troviamo di fronte a una vera e propria situazione di emergenza, per cui occorrono interventi immediati e incisivi, che invece oggi mancano”.

L’associazione chiede pertanto di sapere e rilevare in particolare “quante sono le risorse che i consultori hanno a disposizione in termini di tempi, soldi, procedure, per aiutare le maternità difficili; quanti sono e come sono stati impiegati i fondi pubblici erogati dagli enti locali per sostenere le donne con problemi tali da pensare all’aborto”.

“Quali sono gli operatori che la donna incontra; quali sono le competenze specifiche di questi operatori, e in particolare come sono stati formati alla relazione d’aiuto verso la donna incinta in difficoltà; nella programmazione degli appuntamenti quanto tempo è stato riservato per ogni colloquio”.

Si chiede inoltre di sapere quante sono state le donne che nel corso del 2007 (e se possibile anche degli anni precedenti) si sono rivolte al consultorio per abortire e poi hanno scelto di continuare la gravidanza, e quali sono stati gli aiuti che il consultorio ha proposto loro per ottenere tale risultato in relazione alla problematica avanzata.

In conclusione l’associazione chiede se “nei consultori e in tutti gli altri enti locali (servizi sociali, ospedali…) gli operatori che incontrano le donne incinte si schierino dichiaratamente a favore della prosecuzione della gravidanza, in conformità a quanto dice al Legge 194, se propongano in ogni colloquio alternative all’aborto, e come mai invece ci sono ancora oggi operatori, come a noi testimoniano tante donne, che suggeriscono o peggio fanno pressioni sulle donne perché abortiscano”.


Spiritualità

“L'abuso della parola può trasformare la vita in un inferno”
Padre Raniero Cantalamessa commenta la liturgia domenicale

ROMA, venerdì, 11 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. - predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima.

* * *

  XV Domenica del tempo ordinario

  Letture: Isaia 55, 10-11; Romani 8,18-23; Matteo 13, 1-23

  Un Dio di parola

Le letture di questa domenica parlano della Parola di Dio con due immagini che si richiamano a vicenda: quella della pioggia e quella del seme. Isaia nella prima lettura paragona la Parola di Dio alla pioggia che scende dal cielo e non vi ritorna senza avere irrigato e fatto germogliare i semi; Gesù nel vangelo parla della Parola di Dio come di un seme che cade su terreni diversi e produce frutti diversi. La parola di Dio è seme perché genera la vita ed è pioggia che alimenta la vita, che permette al seme di germogliare.

Parlando della parola di Dio diamo spesso per scontato il fatto più sconvolgente di tutti e cioè che Dio parli. Il Dio biblico è un Dio che parla! "Parla il Signore, Dio degli dei, non sta in silenzio", dice il salmo (Sal 50, 1-3); Dio stesso ripete spesso: "Ascolta, popolo mio, voglio parlare" (Sal 50, 7). In ciò la Bibbia vede la differenza più chiara con gli idoli che "hanno bocca, ma non parlano" (Sal 114, 5).

Ma che significato dobbiamo dare a espressioni così antropomorfiche come: "Dio disse ad Adamo", "così parla il Signore", "dice il Signore", "oracolo del Signore" e altre simili? Si tratta evidentemente di un parlare diverso dall'umano, un parlare agli orecchi del cuore. Dio parla come scrive! "Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore", dice nel profeta Geremia (Ger 31, 33). Egli scrive sul cuore e anche le sue parole le fa risuonare nel cuore. Lo dice espressamente lui stesso attraverso il profeta Osea, parlando di Israele come di una sposa infedele: "Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (Os 2, 16).

Dio non ha bocca e fiato umani: la sua bocca è il profeta, il suo fiato lo Spirito Santo. "Tu sarai la mia bocca" dice egli stesso ai suoi profeti, o anche "porrò la mia parola sulle tue labbra". È il senso della celebre frase: "Mossi da parte di Dio parlarono quegli uomini da parte di Dio" (2 Pt 1, 21). La tradizione spirituale della Chiesa ha coniato per questo modo di parlare diretto alla mente e al cuore l'espressione di "locuzioni interiori".

È tuttavia si tratta di un parlare in senso vero; la creatura riceve un messaggio che può tradurre in parole umane. Così vivido e reale è il parlare di Dio che il profeta ricorda con precisione il luogo, il giorno e l'ora in cui una certa parola "venne" su di lui. Così concreta è la parola di Dio che di essa si dice che "cade" su Israele, come fosse una pietra (Is 9,7), o come fosse un pane che si mangia con gusto: "Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore" (Ger 15, 16). Nessuna voce umana  raggiunge l'uomo alla profondità in cui lo raggiunge la parola di Dio. "Essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore" (Eb 4,12). A volte il parlare di Dio è "un tuono potente che schianta i cedri del Libano" (Sal 28), altre volte somiglia al "mormorio di un vento leggero" (1 Re 19,12). Conosce tutte le tonalità del parlare umano.

Questa natura interiore e spirituale del parlare di Dio cambia radicalmente nel momento in cui "il Verbo si è fatto carne". Con la venuta di Cristo, Dio parla anche con voce umana, udibile con gli orecchi non più solo dell'anima, ma anche del corpo.

La Bibbia attribuisce, come si vede, alla parola una dignità immensa. Non sono mancati tentativi di cambiare la solenne affermazione con cui Giovanni inizia il suo vangelo: "In principio era la Parola". Goethe fa dire al suo Faust: "In principio era l'azione" ed è interessante vedere come lo scrittore arriva a questa conclusione. Non posso, dice Faust, dare a "la parola" un valore così alto; forse devo intendere "il senso"; ma può il senso essere ciò che tutto opera e crea? Si dovrà allora dire: "In principio era la forza"? Ma no, un'improvvisa illuminazione mi suggerisce la risposta: "In principio era l'azione". Ma sono tentativi di correzione ingiustificati. Il Verbo, o Logos, giovanneo contiene tutti i significati che Goethe assegna ad altri termini. Esso, lo si vede nel resto del Prologo, è luce, è vita ed è forza creatrice.

Dio creò l'uomo "a sua immagine" proprio perché lo creò capace di parlare, di comunicare e di stabilire dei rapporti. Egli, che ha in se stesso, dall'eternità, una Parola, ha creato l'uomo dotato di parola. Per essere, però, non solo "a immagine", ma anche "a somiglianza" di Dio (Gen 1, 26), non basta che l'uomo parli, bisogna che imiti il parlare di Dio. Ora contenuto e movente del parlare di Dio è l'amore. Dio parla per lo stesso motivo per cui crea: "Per effondere il suo amore su tutte le creature e allietarle con gli splendori della sua gloria", come dice la Preghiera Eucaristica IV. La Bibbia, dall'inizio alla fine, non è che un messaggio d'amore di Dio alle sue creature. I toni possono cambiare, dall'adirato al tenerissimo, ma la sostanza è sempre e solo amore.

Dio si è servito della parola per comunicare vita e verità, per istruire e consolare. Questo pone la domanda: noi che uso facciamo della parola? Nel suo dramma Porte chiuse, Sartre ci ha dato una immagine impressionante di quello che può diventare la comunicazione umana, quando manca l'amore. Tre persone vengono introdotte, a brevi intervalli, in una stanza. Non ci sono finestre, la luce è al massimo e non c'è possibilità di spegnerla, fa un caldo soffocante, e non c'è nulla all'infuori di un canapè per ciascuno. La porta naturalmente è chiusa, il campanello c'è, ma non dà suono. Chi sono? Sono tre morti, un uomo e due donne, e il luogo dove si trovano è l'inferno. Non vi sono specchi e ognuno di loro non può vedersi che attraverso le parole dell'altro che gli rimanda l'immagine più brutta di sé, senza nessuna misericordia, anzi con ironia e sarcasmo. Quando, dopo un po', le loro anime sono diventate nude l'una all'altra e le colpe di cui ci si vergogna di più sono venute a galla una ad una e sfruttate dagli altri senza pietà, uno dei personaggi dice agli altri due: "Ricordate: lo zolfo, le fiamme, la graticola. Tutte sciocchezze. Non c'è nessun bisogno di graticole: l'inferno sono gli Altri". L'abuso della parola può trasformare la vita in un inferno.

San Paolo dà ai cristiani questa regola d'oro a proposito delle parole: "Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano" (Ef 4, 29). La parola buona è la parola che sa cogliere il lato positivo di un'azione e di una persona e, anche quando corregge, non offende; parola buona è quella che dà speranza. Parola cattiva è ogni parola detta senza amore, per ferire e umiliare il prossimo. Se la parola cattiva è uscita dalle labbra, bisognerà ritirarla indietro. Non sono del tutto veri i versi del  nostro Metastasio:

"Voce dal sen fuggita

più richiamar non vale;

non si trattien lo strale,

quando dall'arco uscì".

Si può richiamare una parola uscita di bocca, o almeno limitarne l'effetto negativo, chiedendo scusa. Che dono, allora, per i nostri simili e che miglioramento della qualità della vita in seno alla famiglia e alla società!

  





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