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Lunedì, 14 Luglio : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
I genitori di Santa Teresina saranno beatificati il 19 ottobre
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Il Papa in buona forma: smentiti i pettegolezzi della stampa
Gli USA, il Paese più rappresentato a Sydney dopo l'Australia
La vera storia della Giornata Mondiale della Gioventù
La prossima GMG sarà probabilmente a Madrid
I giovani iracheni potranno partecipare alla GMG
INTERVISTE
Shakespeare era cattolico?
Il rapporto tra i Vescovi e i movimenti
FORUM
I cattolici su darwinismo ed evoluzione: quale teoria?
DOCUMENTI
Risposte del Papa ai giornalisti durante il volo verso Sydney
Santa Sede
I genitori di Santa Teresina saranno beatificati il 19 ottobre
A Lisieux, in occasione della Giornata Mondiale delle Missioni
di Anita S. Bourdin
PARIGI, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- I genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, Louis e Zélie Martin, saranno beatificati a Lisieux il 19 ottobre prossimo, in occasione della Giornata Mondiale delle Missioni.
La notizia è stata annunciata ufficialmente dall'allora Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale José Saraiva Martins, il 12 luglio ad Alençon (Francia).
I genitori di Santa Teresina di Lisieux si sono sposati nella chiesa di Nostra Signora di Alençon 150 anni fa, il 13 luglio 1858, a mezzanotte, motivo per il quale il porporato portoghese si è recato ad Alençon e Lisieux il 12 e il 13 luglio.
L'annuncio del Cardinale Saraiva Martins ha avuto luogo al termine della conferenza sulla santità dei coniugi Martin davanti a varie centinaia di persone, così come nella celebrazione eucaristica che ha presieduto nella chiesa di Nostra Signora, concelebrando con vari Vescovi.
I corpi di Louis (1823-1894) e Zélie (1831-1877) Martin, proclamati venerabili da Giovanni Paolo II nel 1994, sono stati riesumati dalla loro tomba lunedì 26 maggio per essere trasferiti nella Basilica di Lisieux a settembre.
A Verona è stato realizzato il reliquiario dei futuri beati. Benedetto XVI ha firmato il 3 luglio il decreto di riconoscimento di un miracolo attribuito all'intercessione dei genitori di Santa Teresa di Lisieux.
Il riconoscimento apre la strada alla loro beatificazione, insieme, come nel caso – per la prima volta nella storia – dei coniugi Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, beatificati da Giovanni Paolo II il 21 ottobre 2001. Anche in quell'occasione si celebrava la Giornata Mondiale delle Missioni.
Pietro Schiliro, il bambino che ha ricevuto il miracolo, ha sei anni ed è di Monza. E' nato con una malformazione ai polmoni e i medici avevano detto che non sarebbe sopravvissuto.
Un carmelitano, padre Antonio Sangalli, aveva suggerito ai suoi genitori di fare una novena ai genitori di Santa Teresina, che persero quattro bambini in tenera età, per ottenere la forza di affrontare questa sofferenza.
La mamma ha però fatto la prima novena (alla quale ne è seguita un'altra) per chiedere la guarigione del figlio. Pietro è oggi un bambino in perfetta salute, e si è recato a Lisieux con i genitori per ringraziare Louis e Zélie Martin.
Santa Teresina del Bambino Gesù, copatrona mondiale delle missioni, è stata proclamata dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II sempre in una Giornata Mondiale delle Missioni, il 19 ottobre 1997.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Giornata Mondiale della Gioventù
Il Papa in buona forma: smentiti i pettegolezzi della stampa
Il Pontefice si rilassa passeggiando, pregando e ascoltando musica
SYDNEY, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è “assolutamente tranquillo e riposato”, ha spiegato il portavoce vaticano mostrando alcune immagini del Papa nel suo primo giorno in Australia, in risposta ai pettegolezzi della stampa per i quali sarebbe stato “esausto” dopo il lungo viaggio.
P. Federico Lombardi ha presentato un video distribuito dalla Sala Stampa della Santa Sede, della quale è direttore, in cui si vede il Santo Padre che prega, passeggia e conversa in un centro dell'Opus Dei a Kenthurst, vicino Richmond.
“Le immagini che vedrete sono serene, il Papa è assolutamente tranquillo e riposato. Per qualcuno che si preoccupava del suo stato di salute, devo dire che non c'è problema”, ha affermato.
“Ieri il Papa arrivato alle 16, come sapete. Alle 18 ha detto la Messa in privato, poi ha cenato e ha riposato”.
“Questa mattina – ha aggiunto il portavoce – c'è stata la Messa con il personale del seguito, una decina di persone, celebrando con il segretario, i due sacerdoti dell'Opus Dei. Dopo la colazione ha fatto una prima passeggiata e si è ritirato come fa tutte le mattine. Poco prima dell'una sono venuti il Cardinale (George) Pell e il Vescovo (Anthony) Fisher a incontrare il Papa, hanno pranzato con lui e hanno parlato dei preparativi”. Si tratta dei due responsabili principali dell'andamento della GMG.
“Dopo il pranzo c'è stata ancora l'usuale passeggiata che fa tutti i giorni con i suoi segretari, dopo un nuovo periodo di lavoro. Alle 16, un periodo un po' più lungo con il Cardinale Pell”.
“C'è uno stagno, un laghetto e una piccola cappella, dove il Papa si è fermato a pregare il rosario”, ha aggiunto padre Lombardi.
“Alle 17 c'è stato un concerto con la presenza del Vescovo di Sydney, Pell e del Vescovo Fisher. Hanno suonato musiche di Shumann, Mozart e Shubert. Il concerto è terminato verso le 6, alle 7 la cena”.
Il Papa rimarrà nella residenza di Kenthurst fino alla mattina di giovedì, quando inizierà ufficialmente la visita in Australia con la cerimonia di benvenuto delle autorità del Paese nella Casa del Governo di Sydney, dove pronuncerà il primo discorso.
Il momento culminante del viaggio apostolico sarà rappresentato dalla veglia di preghiera e dalla Messa presiedute dal Papa nell'ippodromo di Randwick, sabato 19 e domenica 20, alle quali è attesa la partecipazione di mezzo milione di pellegrini della Giornata Mondiale della Gioventù.
Gli USA, il Paese più rappresentato a Sydney dopo l'Australia
I giovani pellegrini statunitensi sono 15.000
SYDNEY, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Con 15.000 giovani rappresentanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, gli Stati Uniti sono il Paese più presente dopo l'Australia all'incontro del Papa con i giovani che avrà luogo dal 15 al 20 luglio.
I giovani pellegrini sono giunti accompagnati da 50 Vescovi del loro Paese, tra cui il Cardinale Francis George di Chicago, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, secondo quanto rende noto questa istituzione in un comunicato.
I giovani si sono recati in Australia in 1.140 gruppi, organizzati da Diocesi, parrocchie, associazioni religiose e scuole, ma ci sono anche famiglie che hanno deciso di realizzare il viaggio autonomamente.
Per la prima volta in una Giornata Mondiale della Gioventù, la Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti ha organizzato una Messa a Sydney per tutti i gruppi provenienti dagli Stati Uniti. Il Cardinale George presiederà la celebrazione e pronuncerà l'omelia la mattina di sabato 19 luglio in uno spazio all'aperto nel centro di Sydney.
Concelebreranno gli altri Vescovi statunitensi, che approfitteranno dell'occasione per incontrare i giovani delle rispettive Diocesi.
Vari musicisti e interpreti della Oregon Catholic Press e della World Library Publications offriranno un concerto prima della Messa.
Numerosi giovani statunitensi ricopriranno un ruolo importante in altri aspetti ed eventi della Giornata, rivela la Conferenza Episcopale.
Armando Cervantes, della Diocesi di Orange, California, sarà tra i 12 giovani di ogni parte del mondo che pranzeranno con il Santo Padre venerdì 18 luglio a Sydney.
Juan Martínez, della Diocesi di Austin, Texas, riceverà insieme ad altri giovani il sacramento della Confermazione dal Papa durante la Messa di chiusura della Giornata Mondiale della Gioventù, il 20 luglio.
Annalee Moyer, dell'Arcidiocesi di Washington, e Leonardo Jaramillo, dell'Arcidiocesi di Atlanta, sono stati selezionati per far parte di un gruppo di 200 persone – noto come Gruppo Internazionale di Liturgia – che svolgeranno servizi di rilievo nei principali eventi della Giornata, incluse le cerimonie e le liturgie con il Papa. Rappresenteranno tutti i pellegrini presenti alla GMG.
“Mi sento davvero benedetta per il fatto di avere l'opportunità di sperimentare la Chiesa universale in un modo così singolare, con tutti i miei compagni provenienti da ogni parte del mondo”, ha dichiarato la Moyer.
La vera storia della Giornata Mondiale della Gioventù
Raccontata da uno dei suoi ideatori, il Cardinale Cordes
ROMA, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Quando nel 1983 si pensò di convocare una Giornata Mondiale della Gioventù, in Vaticano alcuni pensavano fosse una idea impossibile da realizzare. Oggi, come dimostra quanto sta avvenendo a Sydney, la GMG è diventata uno degli avvenimenti più importanti per la Chiesa.
Il Cardinale Paul Josef Cordes, oggi Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ma allora Vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha raccontato la storia inedita sulla nascita della GMG in occasione della celebrazione a Roma dei 25 anni del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, il 15 marzo scorso.
* * *
L'idea di creare le Giornate Mondiali della Gioventù è nata nell'Anno Santo straordinario 1983/84. La città eterna fu invasa da associazioni, società, confraternite e gruppi d'ogni genere. Uno dei volontari del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo (creato da Giovanni Paolo II 25 anni fa accanto al Vaticano), Don Massimo Camisasca di Comunione e Liberazione, chiese: "Perché, in quest'Anno Santo, non facciamo anche un incontro internazionale della gioventù?" Ribattei: "L'idea è interessante; ma chi potrà organizzarlo?" Mi sembrava evidente che una faccenda del genere eccedesse del tutto le possibilità del Pontificio Consiglio per i Laici. E che avrebbe potuto riuscire solo a condizione che vi si impegnassero tutte le nuove iniziative spirituali che collaboravano nel Centro. Le radunammo e le fummo in grado di strappare la loro disponibilità, contro il parere di alcuni fra i loro dirigenti più anziani, che, a motivo delle loro pessime esperienze in un analogo raduno svoltosi nell'Anno Santo 1975, sollevarono molte riserve. Ma – grazie a Dio – gli scettici non riuscirono a spegnere la fresca serenità e il necessario slancio giovanile degli altri.
Quanto più si avvicinava la prima Giornata della Gioventù, tanto più forti si palesavano le resistenze esterne. Da alcune Diocesi, da noi invitate, provenivano commenti critici, come: "Non è compito del Vaticano occuparsi dei nostri giovani". Il sindaco (comunista) di Roma si rimangiò all'ultimo momento autorizzazioni già concesse, sicché non ci fu possibile approntare la prevista tendopoli nel parco della Pineta Sacchetti e installarvi gli alloggi già assegnati. Certi quartieri romani si mobilitarono contro la presunta invasione di ragazzi chiassosi. Agli ecologisti si associarono dei giornalisti per gettare l'allarme sulla prossima devastazione dei giardini e delle aree pubbliche dell'Urbe. Apparvero degli articoli di giornale con titoli del tipo "Arrivano gli Unni".
Eppure, nonostante la nostra totale inesperienza in fatto di megaraduni di quella specie e nonostante gli ostacoli frapposti, il grande incontro fu un successo trionfale. Qualcosa come trecentomila giovani accolsero l'invito del Papa e la Domenica delle Palme parteciparono all'eucaristia in Piazza San Pietro. La massa di stranieri era sovradimensionata perfino rispetto a Roma, eppure tutto si svolse in modo così ordinato ed esemplare da stupire il mondo intero. Il novantunenne cardinale decano Confalonieri, che aveva seguito alcune fasi della festa giovanile dalla terrazza prospiciente la basilica vaticana, osservò: "Nemmeno i romani più vecchi possono ricordarsi qualcosa di simile".
Noi del Consiglio per i Laici eravamo ridotti allo stremo delle nostre forze fisiche. Per mezz'anno non avevamo avuto in mente altro che la Giornata della Gioventù. Tutto il resto lo avevamo lasciato da parte. Ci si rinfacciasse pure d'averci creduto e d'averla voluta; di fatto avevamo pagato il nostro debito verso la gioventù mondiale fino all'ultimo centesimo. Evidentemente Papa Giovanni Paolo II la pensava in tutt'altro modo. Poco prima delle vacanze estive ci fece sapere: "L'anno prossimo è stato proclamato dall'ONU Anno della Gioventù. Non sarebbe il caso di invitare di nuovo a Roma la gioventù del mondo?".
Al sentir la proposta, è comprensibile che il nostro entusiasmo fosse molto contenuto. Di tempo per i preparativi ce ne restava pochissimo, giacché la pausa delle vacanze estive con i due mesi di interruzione era alle porte, e la data da fissare sarebbe stata di nuovo la Domenica delle Palme. Senza dire che non avremmo potuto di nuovo per mezz'anno pretendere l'impegno di gruppi del Centro per una nuova Giornata della Gioventù. D'altro canto dovevamo dire di sì al Papa, anzitutto perché è il Papa, e poi perché avevamo visto in prima persona che la prima Giornata della Gioventù aveva segnato un grande impulso di fede per moltissimi giovani . La nostra buona disposizione all'obbedienza trovò subito un'eco inaspettata, che ci tolse molte preoccupazioni: Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolari, mise a nostra disposizione tutte le forze del suo movimento, in modo che potemmo appoggiarci a un'organizzazione già collaudata.
Per la seconda volta la partecipazione dei giovani fu oceanica: alla liturgia di chiusura davanti alla basilica del Laterano si contano circa duecentocinquantamila presenze. Noi del Consiglio per i Laici avremmo voluto chiudere per un po' il capitolo "gioventù"; c'incombevano infatti molte altre faccende da sbrigare. Il Lunedì Santo, al limite dell'esaurimento, me ne scappai in Germania per poter finalmente dormire e riprendermi un po' dalla faticata. La Domenica di Pasqua seguii la trasmissione televisiva della liturgia in Piazza San Pietro. L'omelia dell'allora ancor giovane Papa mi entusiasmò. Ma ecco che un passo venne a irritarmi: con fortissimo slancio il Papa scandì queste frasi: "con centinaia di migliaia di giovani mi sono incontrato domenica scorsa e ho impressa nell'anima l'immagine festosa del loro entusiasmo. Nell'auspicare che questa meravigliosa esperienza possa ripetersi negli anni futuri, dando origine alla Giornata mondiale della gioventù nella domenica delle Palme...". Il Santo Padre ci aveva preso gusto, e aveva instaurato una prassi nuova nella Chiesa Cattolica.
Ebbe così inizio la celebrazione delle giornate della gioventù, che toccò svariati paesi del pianeta, alternando raduni internazionali con quelli realizzati nelle chiese locali. A inaugurarla fu Buenos Aires in Argentina. Seguirono poi gli USA, l'Europa e l'Asia. Di particolare rilievo furono l'incontro di Parigi e quello di Roma durante l'Anno Santo del 2000. Il picco numerico si toccò con le Filippine, dove si radunò qualcosa come quattro milioni di persone in festa. I media furono concordi nel commentare che la famiglia dei popoli non aveva ancor mai assistito a un evento cui avesse partecipato – volontariamente e con grandissima gioia – una così gran moltitudine di persone.
La prossima GMG sarà probabilmente a Madrid
SYDNEY, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha affermato questo lunedì durante un breve incontro con i media spagnoli che per i giovani di Spagna sarà “molto più facile” partecipare alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG).
Secondo quanto spiega l'agenzia cattolica di notizie “Veritas”, “anche se non è ancora ufficiale, è praticamente certo che il Santo Padre al termine della GMG a Sydney annuncerà che il prossimo incontro avrà luogo a Madrid”.
“I giornalisti hanno interpretato la dichiarazione di padre Lombardi come un'allusione a questo annuncio”, aggiunge Veritas.
Il portavoce della Santa Sede ha anche ricordato l'importanza dell'apostolo Giacomo, patrono della Spagna, sia per l'identità cristiana dell'Europa che per la Giornata Mondiale della Gioventù.
I giovani iracheni potranno partecipare alla GMG
L'ambasciata australiana ad Amman concede il visto ai pellegrini
BAGHDAD, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il sogno dei ragazzi iracheni di partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Sydney (Australia) dal 15 al 20 luglio, diverrà realtà. L'ambasciata australiana ad Amman (Giordania) ha infatti concesso 27 visti per poter prendere parte all'evento.
“Ringrazio davvero tutti”, ha affermato padre Rayan P. Atto, parroco della chiesa di Mar Qardagh ad Erbil e organizzatore del viaggio, secondo quanto riporta il blog Baghdadhope.
“Ci sono i visti per 27 persone delle quali 21 in partenza da Erbil e le altre sei da altri luoghi”, ha spiegato il sacerdote, che accompagnerà 5 giovani della sua parrocchia.
Questo martedì pomeriggio i pellegrini partiranno da Erbil per Dubai e poi da lì verso Sydney.
“Non abbiamo ancora i visti nelle nostre mani ma siamo sicuri”, ha affermato, ringraziando “tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo sogno”.
“Siamo molto felici. Desideriamo testimoniare al Santo Padre, ma anche a tutto il mondo, la nostra fede, erede di una tradizione millenaria ed ancora viva nei nostri cuori”.
L'ambasciata aveva espresso dubbi sulla concessione dei visti sostenendo che nella maggior parte delle richieste ricevute mancavano i documenti relativi alla situazione di impiego e finanziaria dei singoli, che avrebbero rappresentato una sorta di garanzia del loro ritorno in Iraq.
“Siamo orgogliosi del lavoro svolto dal dipartimento per l’emigrazione australiana per dare soluzione alla questione dei visti per i giovani iracheni”, ha dichiarato dal canto suo monsignor Anthony Fisher, Vescovo coordinatore della GMG di Sydney.
“La presenza degli iracheni permetterà loro di sfilare con la bandiera nazionale alla Via Crucis del 18 luglio”, ha confermato al Sir.
Interviste
Shakespeare era cattolico?
Intervista allo scrittore Joseph Pearce
di Carrie Gress
NAPLES, Florida (USA), lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- William Shakespeare era cattolico? Secondo lo scrittore Joseph Pearce vi è una serie di elementi che porterebbe a rispondere affermativamente.
In questa intervista rilasciata a ZENIT, Pearce parla del suo ultimo libro, “The Quest for Shakespeare: The Bard of Avon and the Church of Rome” (ed. Ignatius Press), in cui ripropone elementi della vita delle opere di Shakespeare, che ne dimostrerebbero la fede cattolica.
Il libro “Shadowplay: The Hidden Beliefs and Coded Politics of Shakespeare” di Clare Asquith è noto soprattutto per aver avanzato l’ipotesi che William Shakespeare fosse cattolico. Vi sono stati altri nella storia che hanno sostenuto la stessa idea?
Pearce: Esiste una schiera di illustri studiosi di Shakespeare che sono arrivati alla conclusione che il Poeta era cattolico. Dopo il lavoro pionieristico di Richard Simpson del XIX secolo, la convinzione che Shakespeare fosse un credente cattolico ha ricevuto conferme dal successivo lavoro investigativo accademico degli studiosi. Tra questi ultimi figurano il padre gesuita Herbert Thurston, Mutschmann e Wentersdorf, John Henry de Groot, Ian Wilson, un’altro gesuita, padre Peter Milward, Hildegard Hammerschmidt-Hummel e ovviamente la citata Clare Asquith.
Come mai questo elemento della vita di Shakesperare è passato così inosservato agli occhi di tanti studiosi, che lo hanno definito al di sopra della religione, di una sorta di umanesimo laico o di un ateismo illuminato?
Pearce: Negli ultimi anni anche gli studiosi sono stati costretti a prendere atto del crescente numero di elementi di prova che dimostrerebbero la cattolicità di Shakesperare, anche se molti rimangono in un ostinato rifiuto.
Il motivo per cui la fede cattolica di Shakesperare è rimasta nascosta è ascrivibile ad una combinazione di fattori. Anzitutto il fatto che il cattolicesimo, ai tempi di Shakespeare, era fuori legge. Per questo motivo tutti i cattolici dovevano mantenere segreta la loro fede.
Il secondo motivo per cui la cattolicità del poeta è rimasta largamente ignota nei due secoli successivi alla sua morte è dovuto alla tendenza anticattolica del mondo intellettuale di quel periodo. In terzo luogo, gran parte degli elementi inconfutabili non sono venuti alla luce o non sono stati correttamente intesi se non fino a poco tempo fa.
Infine, l’idea che Shakespeare fosse un umanista laico o un ateista è dovuta ad un’interpretazione soggettiva da parte di critici d’arte laici che hanno voluto vedere riflessi, nelle sue opere, i loro pregiudizi personali. Queste letture erronee sono state sconfessate dall’evidenza storica che dimostra che Shakespeare era un cattolico credente.
Da britannico cattolico, quali elementi di novità è riuscito a raccogliere su ciò che ha definito il puzzle della vita cattolica di Shakespeare?
Pearce: Ritengo che la mia posizione di cattolico britannico mi abbia aiutato molto nella ricerca sul carattere cattolico di Shakespeare. Conosco la storia del mio Paese e mi sono sentito molto “a casa” nel periodo di Elisabetta I e di Giacomo V, che è oggetto del mio libro.
Il valore principale del mio libro è che esso raccoglie il gran numero dei diversi elementi di prova, nelle pagine di un unico volume. Prima della mia pubblicazione di “The Quest for Shakespeare” era necessario leggere separatamente numerose opere per poter assemblare insieme tutti i pezzi del puzzle. Ora tutti i pezzi sono disponibili in un unica fonte.
Per quanto riguarda gli elementi di novità, credo che il mio libro offra una visione inedita dei fatti. Forse la più evidente differenza fra il mio lavoro e quello della gran parte degli altri studiosi sul carattere cattolico di Shakespeare è la tesi in cui sostengo che egli era considerato un cattolico “sicuro” dalla regina Elisabetta e dal re Giacomo e che la sua cattolicità non era ignota ma era tollerata dalle autorità.
Quali elementi di cattolicità è possibile trovare nella sua famiglia?
Pearce: Che la famiglia di Shakespeare fosse devotamente cattolica e praticante è ampiamente dimostrabile. La famiglia della madre era una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra e diverse cugine di Shakespeare erano state giustiziate per il loro coinvolgimento nei cosiddetti complotti cattolici. Il padre di Shakespeare era stato multato in quanto cattolico e così anche la sorella Susanna. Anche la scoperta di un testamento spirituale firmato dal padre di Shakespeare conferma inequivocabilmente la sua fede cattolica.
L’accoglienza delle sue opere presso la corte della regina Elisabetta non sono prova che egli avesse abbracciato la religione di Stato anglicana?
Pearce: Molti noti cattolici, considerati “sicuri” dalla regina, avevano accesso alla corte. Tra questi vi sono William Byrd, il compositore di corte, che era un noto cattolico, e il Conte di Southampton, benefattore di Shakespeare, che era tra i favoriti della Regina nonostante fosse cattolico. Il fatto, quindi, che le opere di Shakespeare fossero recitate per la Regina non significa che egli non potesse essere cattolico.
Lei sostiene che la vita di Shakespeare oscillava costantemente fra convenienza e convinzione. Cosa intende dire? È un aspetto che emerge anche nelle sue opere?
Pearce: La tensione di questa “oscillazione” in cui Shakespeare cercava di esprimere le sue convinzioni senza rischiare di trovarsi incriminato emerge con evidenza nella tensione intrinseca delle sue opere. Sebbene il carattere cattolico sia evidente, esso viene sempre espresso in modo circospetto. E proprio questo elemento di circospezione e ambiguità è il motivo di una così frequente diversa interpretazione da parte della critica laica. Il cattolicesimo, quindi, è certamente presente nelle sue opere, ma solo una lettura critica autentica potrà portare alla luce l’intera ricchezza della morale cattolica di cui sono intrise.
Il rapporto tra i Vescovi e i movimenti
Intervista a padre Álvaro Corcuera, Direttore del movimento “Regnum Christi”
di Jesús Colina
ROMA, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Anche se il rapporto tra i movimenti e i Vescovi può a volte attraversare delle difficoltà, solo con la collaborazione di entrambi la Chiesa raggiungerà l'unità e un nuovo impulso apostolico, sostiene padre Álvaro Corcuera, L.C.
Il sacerdote è il Direttore generale del Movimento “Regnum Christi”, una realtà ecclesiale riconosciuta dalla Santa Sede con circa 70.000 membri, giovani e adulti, diaconi e sacerdoti, in più di 30 Paesi. Padre Corcuera è anche Direttore generale della congregazione religiosa dei Legionari di Cristo.
Di recente il Papa ha esortato i Vescovi ad accogliere “con molto amore” i vari movimenti ecclesiali sorti nella Chiesa negli ultimi decenni (cfr. Discorso ai Vescovi partecipanti ad un seminario di studi promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici). Come crede che debbano interpretare queste parole i movimenti?
P. Corcuera: E' necessario ringraziare per queste parole di Papa Benedetto XVI. Ci confermano nella convinzione che i movimenti ecclesiali, che lo Spirito Santo ha fatto nascere all'interno della Chiesa, non sono un problema, ma un dono. E per questo tutti dobbiamo accoglierli con gratitudine e carità pastorale, di modo che, con il loro stile di vita e il loro slancio apostolico, i nuovi movimenti ecclesiali contribuiscano in modo efficace e ordinato al compito comune di predicare il Vangelo all'uomo di oggi. Accogliere i movimenti con amore significa aiutarli ad essere fedeli alla Chiesa, procedere di pari passo con la Chiesa, né davanti né dietro. Trovare un cuore aperto nei pastori che Cristo ha posto alla guida della sua Chiesa, aiutare i membri dei movimenti ecclesiali a inserirsi serenamente nel tessuto delle Chiese particolari con il proprio carisma.
Come intendere la compatibilità dell'esistenza dei movimenti ecclesiali con l'unità della Chiesa?
P. Corcuera: Il fatto che ci sia una diversità di doni spirituali è un ulteriore segno della ricchezza e della varietà con cui lo Spirito Santo vuole abbellire l'unica Chiesa di Cristo. L'unità non è incompatibile con la varietà di carismi; esprime anzi in modo manifesto che nel Corpo Mistico di Cristo ogni membro ha una funzione specifica, e con questa contribuisce al bene di tutto il corpo.
La Chiesa, inoltre, è la grande famiglia che Dio Padre ha formato con quanti credono in Cristo e hanno ricevuto il suo Spirito. E come in ogni famiglia, i vari membri che la compongono hanno diverse missioni, diverse sensibilità, diverse qualità, ma nessuno è migliore o peggiore. Semplicemente, tutti formano la famiglia di Dio. Nella Chiesa lo Spirito Santo opera con saggezza e amore e, visto che ogni uomo e ogni donna è irripetibile, conduce ciascuno lungo una via spirituale diversa, verso la sua pienezza in Cristo.
I movimenti hanno sicuramente il proprio stile spirituale e attirano persone di varie sensibilità, ma questa diversità, vissuta con umiltà e sincero amore per la Chiesa, lungi dal rompere l'unità, fa sì che la Sposa di Cristo possa predicare il Vangelo agli uomini di tutte le culture.
Se il Papa ha posto la questione dell'unità e dell'accoglienza è perché a volte ci sono incomprensioni e dissensi nelle relazioni di questi movimenti con le Chiese locali. Come crede che si debba rispondere in queste situazioni?
Padre Corcuera: La prima cosa che mi viene in mente è che le incomprensioni e i dissensi che si possono presentare tra i movimenti e le Chiese locali non ci devono scoraggiare. Sono piuttosto l'opportunità per riflettere ed esercitare le virtù necessarie per raggiungere la complementarietà in armonia e impegno congiunto.
Approfondendo un po', vedo che la storia della Chiesa mostra la meravigliosa presenza della Provvidenza. Studiando la storia, stupisce come Dio prenda per mano la sua Chiesa per condurla alla pienezza e come non abbia smesso di suscitare i carismi che ha considerato necessari in ogni momento per andare incontro ai suoi figli e perché l'annuncio della buona novella del Vangelo sia quello “performativo” “che produce fatti e cambia la vita”, come dice Benedetto XVI nella sua Enciclica sulla speranza.
Il Vangelo ci impegna ad assumere atteggiamenti e condotte che costruiscono l'unità necessaria. “Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane” (1 Co 10, 17). Il frutto di questa verità del corpo mistico di Cristo è la comunione nell'amore, che è la nostra vocazione definitiva. E l'amore ci porta ad accettare ciò che ciascuno ha ricevuto, per compiere insieme la missione di annunciare il Vangelo a tutte le persone e a tutte le Nazioni.
Come ha ricordato Papa Giovanni Paolo II nel suo messaggio al Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesiali del 1998, i movimenti sono stati suscitati dallo Spirito di Cristo per dare un nuovo impulso apostolico a tutta la comunità ecclesiale. I movimenti assumono questo impegno con senso di responsabilità cercando di crescere per poter servire più e meglio, ma di crescere come risposta d'amore alla Persona Amata.
Come vede l'esperienza dei movimenti ecclesiali nel loro rapporto con i Vescovi e le Diocesi in questi ultimi anni?
P. Corcuera: In generale, soprattutto dopo il grande incontro dei movimenti con Papa Giovanni Paolo II nel 1998, si può parlare di un'esperienza positiva. Si è raggiunta una buona integrazione dei movimenti ecclesiali in varie Diocesi. In certi casi continuano ad esserci difficoltà e incomprensioni umane che, tuttavia, si possono superare con pazienza, molto dialogo e, soprattutto, amore per la Chiesa e la sua missione. Anche lo scambio e la collaborazione tra i vari movimenti ecclesiali sono aumentati notevolmente e questo fatto è molto importante per poter prestare un servizio efficace alle Chiese locali e ai loro pastori.
A quasi un anno di distanza, ricordo il messaggio che ci ha donato il prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, il Cardinale Franc Rodé, C.M. E' stato nel luglio scorso, nel contesto di un incontro di Gioventù e Famiglia promosso dal “Regnum Christi” ad Atlanta (Stati Uniti). Ci ha detto che dove c'è un membro del “Regnum Christi”, e lo stesso deve valere per i membri di qualsiasi movimento ecclesiale, c'è profonda comunione con il Vicario di Cristo e con gli altri pastori, che la comunione con il Papa e con la Chiesa è il nostro garante di fecondità apostolica. Ci ha esortato ad andare avanti, lavorando molto nelle Chiese locali e cooperando con i Vescovi, i parroci e i religiosi. Ci ha ricordato che la Chiesa è la nostra casa, invitandoci a far sì che continui sempre ad essere l'ambiente del nostro lavoro, della nostra dedizione.
Non credo di poter spiegare meglio del Cardinale ciò che vogliamo che sia il nostro amore per la Chiesa e la nostra obbedienza ai Vescovi e ai pastori. Siamo impegnati nel mettere in pratica questo appello, ponendo tutto il nostro cuore e le nostre forze in esso. Sappiamo che il mezzo migliore per raggiungere questo scopo è aiutare a formarsi in un profondo spirito di preghiera, nella ricezione viva, gioiosa e trasformatrice dei sacramenti, vivendo solidamente le virtù teologali, il che presuppone il fatto di avere un cuore umile e mite come Cristo.
Cosa sta facendo il “Regnum Christi” per promuovere l'unità e approfondire il lavoro all'interno della Chiesa locale?
P. Corcuera: La prima cosa è continuare a promuovere, come fin dalla nostra fondazione, il fatto che i Legionari di Cristo e i membri del “Regnum Christi” abbiano una vera esperienza d'amore per Cristo, la Chiesa, il Papa e i Vescovi; che sia un amore appassionato e fedele, obbediente e motivato, pronto e gioioso. Che sia il vero motore e senso di ogni azione.
Ovviamente cerchiamo di far sì che i membri del “Regnum Christi” si inseriscano pienamente nella loro Chiesa locale. Far parte del movimento “Regnum Christi” comporta un impegno di autenticità nella vita cristiana in tutti gli ambiti: famiglia, lavoro, amici, contesto parrocchiale e diocesano. Lungi dall'allontanare i membri dalla vita diocesana e parrocchiale, l'appartenenza al “Regnum Christi” richiede una partecipazione più attiva, mettendo al servizio dei pastori i propri talenti personali e la ricchezza del carisma del movimento. E impegna ad essere fedeli attivi nelle parrocchie, apostoli che conoscono i loro pastori, pregano per loro, accolgono i loro insegnamenti, conoscono le loro necessità e sostengono i loro piani pastorali.
Come movimento, cerchiamo di cooperare ai piani pastorali delle Diocesi e delle parrocchie apportando la nostra spiritualità e il nostro stile apostolico. Cerchiamo anche di informare regolarmente i Vescovi dell'attività che desideriamo svolgere nelle loro Diocesi, e soprattutto cerchiamo sempre di obbedire loro con atteggiamento di servizio.
Non possiamo nemmeno dimenticare che la prima forma di servizio alla Chiesa è la fedeltà al proprio carisma, perché è dono e responsabilità. In questo senso, vivere la carità e far fronte soprattutto alle priorità e alle urgenze della Chiesa è un modo specifico del “Regnum Christi” di servire la Chiesa locale.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Forum
I cattolici su darwinismo ed evoluzione: quale teoria?
ROMA, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- In tema di darwinismo ed evoluzione i cattolici hanno punti di vista assai diversificati, ricorda su “L'Osservatore Romano” il professor Fiorenzo Facchini, dell'Università di Bologna.
Se nelle posizioni del Magistero è possibile “riconoscere una conciliabilità, a determinate condizioni” - “riconoscere la creazione come dipendenza radicale delle cose da Dio, secondo un suo progetto, e riconoscere la dimensione spirituale dell'uomo” -, il pensiero dei cattolici, laici e teologi, si presenta come “più variegato”.
In esso si esprimono “diversità che riguardano soprattutto il diverso modo di porsi di fronte al darwinismo che, come sappiamo, offre una particolare spiegazione dei meccanismi evolutivi e da taluni studiosi viene esteso arbitrariamente a una concezione della vita e della società”.
Nella “comune ammissione della dipendenza da Dio creatore e della spiritualità dell'essere umano”, infatti, si registrano tra i cattolici posizioni differenti circa la teoria evolutiva.
Tra queste, ne emerge in primo luogo una di negazione o critica di fondo nei confronti di questa teoria, “ispirata al timore che ammettendo l'evoluzione possa venire intaccata la dottrina sulla creazione e si tolga spazio all'azione di Dio”.
La conseguenza è quella di affermare la creazione, “ma si lascia da parte o si mette in dubbio l'evoluzione della vita sulla terra”.
In questa impostazione, “non si tiene conto di tante osservazioni del mondo della scienza, non si accetta che la vita possa essersi evoluta attraverso tappe e processi biologici” e “ci si aggrappa a tutto pur di contestare il fatto evolutivo, per esempio le lacune nelle serie evolutive”.
Allo stesso modo, le aperture del Magistero vengono viste come “concessioni non motivate e superabili”.
Posizioni di questo tipo, ricorda l'esperto, “ignorano non solo il progresso della ricerca scientifica, ma anche gli approfondimenti della teologia”; “si distaccano sensibilmente dal magistero, non aiutano il necessario dialogo tra scienza e fede, tra scienza e teologia, e piuttosto favoriscono lo scontro”.
Dall'altro lato, esistono posizioni concilianti che spaziano “dalla possibilità di ammettere la visione darwiniana nella evoluzione dei viventi, evitando di assumerla come ideologia totalizzante” – “si ammette che la vita sulla terra si sia sviluppata per eventi casuali, anche se resi possibili da leggi e proprietà della natura, ma senza direzioni preordinate” – ad altre più articolate.
Posizioni parzialmente concilianti con la teoria darwiniana ma critiche sono quelle di chi ammette la teoria di Darwin, ma non la ritiene sufficiente.
Una di queste è quella di Teilhard de Chardin, convinto assertore della dipendenza del mondo da Dio creatore e dell'evoluzione dei viventi, per il quale i fattori sostenuti dalla teoria darwiniana non sono stati sufficienti per realizzare i processi evolutivi, caratterizzati da una crescita di complessità interpretata come crescita di coscienza.
“Tutta l'evoluzione è un muoversi 'verso', una tensione che culmina nella coscienza riflessa dell'uomo e attraverso l'umanità tende a un superorganismo identificabile nel punto omega, che a sua volta coincide con il Cristo, ricapitolatore di tutta la realtà secondo san Paolo”, constata Facchini.
In questo caso, “la visione da scientifica diventa mistica”.
Un altro modo di affrontare la questione è quello relativo alla teoria dell'Intelligent design (Id), maturata nell'ambiente dei creazionisti americani e che rappresenta una versione moderna del cosiddetto creazionismo scientifico.
L'evoluzione “non viene negata a livello microevolutivo, ma si contesta che attraverso mutazioni casuali possano formarsi strutture irriducibilmente complesse” e “viene invocata una causa superiore esterna, introducendo così nei processi evolutivi un agente di ordine non naturale. In questo modo può realizzarsi una evoluzione dei viventi rispondente a un disegno intelligente”.
Questa posizione viene contestata sia dal punto di vista scientifico, “perché non rappresenta una spiegazione scientifica dei processi evolutivi”, che da quello teologico, “perché l'intervento di una causa esterna – facilmente identificabile con Dio – configura la sua azione come supplenza di fattori naturali che ancora non conosciamo e quindi, qualora venissimo a conoscerli, Dio apparirebbe come un tappabuchi della nostra ignoranza”.
Accanto a queste teorie, ce ne sono altre in cui il modello darwiniano dell'evoluzione è accettato come punto di partenza o come uno dei meccanismi evolutivi, ritenendo però necessario aprirsi a integrazioni e ampliamenti.
“Si potrebbe parlare di un evoluzionismo aperto a una nuova sintesi, in cui potrebbe essere meglio compreso come si realizzi il progetto di Dio creatore, in forza di potenzialità della materia vivente”.
Come ha osservato il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna, nel dibattito sulla evoluzione “la questione decisiva non si pone sul piano delle scienze naturali e neppure della teologia, bensì si colloca fra l'una e l'altra: sul piano della filosofia della natura”.
Per questo motivo, osserva il professor Facchini, si deve “continuare a esplorare la natura nelle sue diverse espressioni per coglierne il linguaggio e il messaggio che contiene, specialmente per quello che riguarda l'uomo”.
“Forse in questo campo non vi sarà mai una parola ultima che disveli pienamente i segreti della natura e le intenzioni di Dio espresse nella creazione, ma rimane fondamentale rimanere aperti alle conquiste della mente umana”.
Documenti
Risposte del Papa ai giornalisti durante il volo verso Sydney
In occasione della Giornata Mondiale della Gioventù 2008
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- A bordo dell'aereo in volo da Roma verso Sydney, nella mattina di sabato 12 luglio, il Papa ha incontrato i giornalisti rispondendo a cinque domande.
Pubblichiamo di seguito la trascrizione del testo della conferenza stampa.
* * *
P. Lombardi: Santità, grazie mille di essere qui con noi all'inizio di questo lungo viaggio. Le facciamo i nostri migliori auguri e siamo veramente onorati di questa disponibilità che Lei ha sempre nel rispondere alle nostre domande. Le domande che Le facciamo sono state espresse dalle persone che sono qui presenti. Io ho raccolto quelle che rispondevano un po' ad un interesse più ampio. Siamo molto internazionali, come in tutti i viaggi. Se possibile, Le chiediamo di rispondere in lingua inglese alle due domande che saranno fatte dai nostri colleghi australiani, mentre alle altre domande ci aspettiamo che risponda anche in lingua italiana.
La prima domanda che le facciamo viene proposta dal collega Lucio Brunelli, della RAI:
Santità, questa è la sua seconda Gmg, la prima - diciamo così - interamente Sua. Con quali sentimenti si appresta a viverla e qual è il messaggio principale che desidera dare ai giovani? Poi: pensa che le gmg influiscano profondamente sulla vita della Chiesa che le ospita? E infine: pensa che la formula di questi raduni giovanili di massa sia ancora attuale?
Papa: Io vado con sentimenti di grande gioia in Australia. Ho bellissimi ricordi della Gmg di Colonia: non è stata semplicemente un avvenimento di massa, è stata soprattutto una grande festa della fede, un incontro umano della comunione in Cristo. Abbiamo visto come la fede apra le frontiere e abbia realmente una capacità di unione tra le diverse culture, e crei gioia. E spero la stessa cosa avvenga adesso in Australia. Perciò sono gioioso di vedere molti giovani, e di vederli uniti nel desiderio di Dio e nel desiderio di un mondo realmente umano. Il messaggio essenziale è indicato dalle parole che costituiscono lo slogan di questa gmg: parliamo dello Spirito Santo che ci fa testimoni di Cristo. Quindi vorrei concentrare il mio messaggio proprio su questa realtà dello Spirito Santo, che appare in diverse dimensioni: è lo Spirito operante nella Creazione. La dimensione della Creazione è molto presente, perché lo Spirito è creatore. Mi sembra un tema molto importante nel nostro momento attuale. Ma lo Spirito è anche l'ispiratore della Scrittura: nel nostro cammino, alla luce della Scrittura, possiamo andare insieme con lo Spirito Santo; lo Spirito Santo è Spirito di Cristo, quindi ci guida in comunione con Cristo e finalmente si mostra secondo san Paolo nei carismi, cioè in un grande numero di doni inaspettati che cambiano i diversi tempi e danno nuova forza alla Chiesa. E quindi, queste dimensioni ci invitano a vedere le tracce dello Spirito e a rendere visibile lo Spirito anche agli altri. Una gmg non è semplicemente un avvenimento di questo momento: è preparato da un lungo cammino con la Croce e con l'icona della Madonna, che tra l'altro è preparato dal punto di vista organizzativo, ma anche spirituale. Quindi, questi giorni sono soltanto il momento culminante di un lungo cammino precedente. Tutto è frutto di un cammino, di un essere insieme in cammino verso Cristo. La gmg poi crea una storia, cioè si creano amicizie, si creano nuove ispirazioni: così la gmg continua. Mi sembra questo molto importante: non vedere soltanto questi tre-quattro giorni, ma vedere tutto il cammino che precede e quello che segue. In questo senso, mi sembra, la gmg — almeno per il prossimo nostro futuro — è una formula valida che ci prepara a capire che da diversi punti di vista e da diverse parti della terra andiamo avanti verso Cristo e verso la comunione. Impariamo così un nuovo andare insieme. In questo senso, spero sia anche una formula per il futuro.
P. Lombardi: Grazie, Santità. La seconda domanda viene proposta da Mr Paul John Kelly, giornalista di "The Australian", uno dei grandi quotidiani dell'Australia:
«The Australian Newspaper», Santità, desidero porre la mia domanda in inglese: l'Australia è una terra molto laica, caratterizzata da una pratica religiosa debole e da indifferenza verso la religione. Lei, Santità, è ottimista sul futuro della Chiesa in Australia oppure è preoccupato e teme che la Chiesa in Australia possa seguire il declino di quella in Europa? Quale messaggio offre all'Australia per farle superare la sua indifferenza verso la religione?
Papa: Farò del mio meglio in Inglese e mi scuso per le mie lacune in questa lingua. Penso che l'Australia per la sua storia sia economicamente e politicamente parte del mondo occidentale e che quindi ne condivida anche i successi e i fallimenti. Negli ultimi 50 anni, il mondo occidentale ha compiuto grandi progressi, economici e tecnici. La religione e la fede cristiana sono in crisi. Questo è tipico: non abbiamo bisogno di Dio, possiamo fare tutto da soli; non abbiamo bisogno di Dio per essere felici, non abbiamo bisogno di Dio per creare un mondo migliore; Dio non è necessario, possiamo fare tutto da soli. Tuttavia, osserviamo che la religione è sempre presente nel mondo e lo sarà sempre perché Cristo è presente nel cuore dell'essere umano e non può scomparire. La religione è veramente una forza in questo mondo e nei vari paesi. Non parlerei veramente di declino della religione in Europa: di certo c'è una crisi, non tanto in America, ma anche in America e in Australia.
Tuttavia, la fede è sempre presente sotto nuove forme, in nuovi modi, forse in maniera minoritaria, ma è sempre presente in tutta la società. E ora, in questo momento storico, cominciamo a capire di avere bisogno di Dio. Possiamo fare molte cose, ma non creare il nostro clima. Pensavamo di poterlo fare, ma non possiamo. Abbiamo bisogno del dono della terra, del dono dell'acqua, abbiamo bisogno del Creatore. Il Creatore riappare nel Suo Creato, e, in tal modo, possiamo comprendere che non possiamo essere veramente felici, non possiamo veramente cercare la giustizia per tutto il mondo, senza un criterio nelle nostre idee, senza un Dio che sia giusto e ci doni la luce e la vita... così, penso che in questo mondo occidentale ci sarà veramente una crisi della nostra fede, ma poi si verificherà sempre un ritorno alla fede, perché la fede cristiana è semplicemente vera e la verità sarà sempre presente nel mondo umano e Dio sarà sempre la verità. In questo senso, sono decisamente ottimista.
P. Lombardi: Grazie, Santo Padre. La prossima domanda viene proposta dal signor Auskar Surbakti della SBS, la televisione australiana.
Santità, mi dispiace, ma non parlo bene l'italiano e quindi porrò la mia domanda in inglese. Le vittime australiane degli abusi da parte del clero le hanno chiesto di affrontare la questione e anche di scusarsi con loro durante la sua visita in Australia. Lo stesso Cardinale Pell ha affermato che sarebbe opportuno per lei affrontare la questione e lei stesso ha compiuto un gesto simile nel suo recente viaggio negli Stati Uniti. Parlerà del problema degli abusi sessuali e si scuserà?
Papa: Sì, il problema qui è fondamentalmente analogo a quello degli Stati Uniti. Mi sono sentito in dovere di parlarne lì perché è di fondamentale importanza per la Chiesa riconciliare, prevenire, aiutare e anche riconoscere le colpe in questi problemi. Dirò l'essenziale, le stesse cose che ho detto in America. Come ho affermato dobbiamo chiarire tre aspetti: il primo è il nostro insegnamento morale. Deve essere chiaro ed è sempre stato chiaro fin dai primi secoli che il sacerdozio, essere un sacerdote, è incompatibile con questo comportamento, perché il sacerdote è al servizio di Nostro Signore, e Nostro Signore è la Santità in persona che sempre ci insegna.... Dobbiamo riflettere su quanto è mancato nella nostra educazione, nel nostro insegnamento negli ultimi decenni: negli anni '50, '60 e '70 si è affermato il proporzionalismo etico, secondo cui non esiste una cosa cattiva in sé, ma sempre proporzionalmente ad altre. Così si pensava che alcune cose, anche la pedofilia, potessero in una certa proporzione essere buone. Ora, chiariamo che la dottrina cattolica non ha mai fatto sua questa idea. Esistono cose che sono sempre cattive, e la pedofilia è sempre cattiva. Nella nostra educazione, nei seminari, nella formazione permanente che offriamo ai sacerdoti dobbiamo aiutarli a essere veramente vicini a Cristo, a imparare da Lui e quindi ad aiutare e non a combattere i nostri amici umani, i cristiani. Quindi, faremo tutto il possibile per chiarire qual è l'insegnamento della Chiesa e per aiutare nell'educazione, nella preparazione al sacerdozio, nell'informazione e faremo tutto il possibile per guarire e riconciliare le vittime. Penso che questo sia il senso fondamentale del «chiedere scusa». Penso che sia meglio e più importante il contenuto della formula e penso che il contenuto debba spiegare in cosa il nostro comportamento è stato carente, che cosa dobbiamo fare in questo momento, in che modo prevenire e come guarire e riconciliare.
P. Lombardi: Grazie, Santo Padre. Ora un'altra domanda posta dalla Signora Martine Nouaille, dell'Agence France Presse:
Faccio la domanda in italiano: uno degli argomenti dell'ultimo G8 in Giappone è stato la lotta contro i cambiamenti climatici. L'Australia è un Paese molto sensibile a questa tematica per la forte siccità e per gli eventi climatici drammatici in questa regione del mondo. Lei pensa che le decisioni prese in questo campo siano all'altezza della sfida? Lei parlerà di questo argomento durante il viaggio?
Papa: Come ho già accennato nella prima risposta, certamente questo problema sarà molto presente in questa gmg, perché parliamo dello Spirito Santo e di conseguenza parliamo della Creazione e delle nostre responsabilità nei confronti della Creazione. Non è mia pretesa di entrare nelle questioni tecniche che politici e specialisti devono risolvere, ma di dare gli impulsi essenziali per vedere le responsabilità, per essere capaci di rispondere a questa grande sfida: riscoprire nella Creazione la faccia del Creatore, riscoprire la nostra responsabilità davanti al Creatore per la sua Creazione che Egli ha affidata a noi, formare la capacità etica per uno stile di vita che è necessario assumere se vogliamo affrontare i problemi di questa situazione e se vogliamo realmente arrivare a soluzioni positive. Quindi, svegliare le coscienze e vedere il grande contesto di questo problema, nel quale poi si collocano le risposte dettagliate che non siamo noi a dover dare, ma la politica e gli specialisti.
P. Lombardi: La prossima domanda viene posta da Cindy Wooden del CNS, Catholic News Service, l'agenzia cattolica degli Stati Uniti:
Santo Padre, mentre Lei si trova in Australia, i vescovi della Comunione Anglicana, che è molto diffusa anche in Australia, si incontrano nella Lambeth Conference. Uno degli argomenti principali riguarda i modi possibili per rinsaldare la comunione fra le province e trovare un modo per assicurare che una o più province non prendano iniziative che altri vedono come contrarie al Vangelo o alla tradizione. Vi è il rischio di una frammentazione della Comunione anglicana e la possibilità che alcuni chiedano di essere accolti nella Chiesa cattolica. Qual è il suo augurio per la Lambeth Conference e per l'arcivescovo di Canterbury? Grazie.
Papa: Il mio essenziale contributo può essere solo la preghiera e con la mia preghiera sarò molto vicino ai vescovi anglicani che si riuniscono nella Lambeth Conference. Noi non possiamo e non dobbiamo intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro propria responsabilità e il nostro desiderio è che possano essere evitati scismi o nuove fratture e che si trovi una soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo, ma anche nella fedeltà al Vangelo. Queste due cose devono andare insieme. Il cristianesimo è sempre contemporaneo e vive in questo mondo, in un certo tempo, ma rende presente in questo tempo il messaggio di Gesù Cristo e, quindi, offre un vero contributo per questo tempo solo essendo fedele in modo maturo, in modo creativo ma fedele al messaggio di Cristo. Speriamo, e io personalmente prego, che trovino insieme la strada del Vangelo nel nostro oggi. Questo è il mio augurio per l'arcivescovo di Canterbury: che la comunione anglicana nella comunione del Vangelo di Cristo e nella Parola del Signore trovi le risposte alle sfide attuali.
P. Lombardi: Santità, noi La ringraziamo moltissimo di questo intervento, di questa conversazione e per le risposte che ci ha dato. Le rinnoviamo l'augurio per questo lungo viaggio, sperando che colga veramente tutti i frutti che Lei si aspetta. Noi cercheremo di collaborare con Lei nel far conoscere il Suo messaggio, nel farlo capire nel modo migliore. Grazie ancora.
I genitori di Santa Teresina saranno beatificati il 19 ottobre
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Il Papa in buona forma: smentiti i pettegolezzi della stampa
Gli USA, il Paese più rappresentato a Sydney dopo l'Australia
La vera storia della Giornata Mondiale della Gioventù
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Shakespeare era cattolico?
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FORUM
I cattolici su darwinismo ed evoluzione: quale teoria?
DOCUMENTI
Risposte del Papa ai giornalisti durante il volo verso Sydney
Santa Sede
I genitori di Santa Teresina saranno beatificati il 19 ottobre
A Lisieux, in occasione della Giornata Mondiale delle Missioni
di Anita S. Bourdin
PARIGI, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- I genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, Louis e Zélie Martin, saranno beatificati a Lisieux il 19 ottobre prossimo, in occasione della Giornata Mondiale delle Missioni.
La notizia è stata annunciata ufficialmente dall'allora Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale José Saraiva Martins, il 12 luglio ad Alençon (Francia).
I genitori di Santa Teresina di Lisieux si sono sposati nella chiesa di Nostra Signora di Alençon 150 anni fa, il 13 luglio 1858, a mezzanotte, motivo per il quale il porporato portoghese si è recato ad Alençon e Lisieux il 12 e il 13 luglio.
L'annuncio del Cardinale Saraiva Martins ha avuto luogo al termine della conferenza sulla santità dei coniugi Martin davanti a varie centinaia di persone, così come nella celebrazione eucaristica che ha presieduto nella chiesa di Nostra Signora, concelebrando con vari Vescovi.
I corpi di Louis (1823-1894) e Zélie (1831-1877) Martin, proclamati venerabili da Giovanni Paolo II nel 1994, sono stati riesumati dalla loro tomba lunedì 26 maggio per essere trasferiti nella Basilica di Lisieux a settembre.
A Verona è stato realizzato il reliquiario dei futuri beati. Benedetto XVI ha firmato il 3 luglio il decreto di riconoscimento di un miracolo attribuito all'intercessione dei genitori di Santa Teresa di Lisieux.
Il riconoscimento apre la strada alla loro beatificazione, insieme, come nel caso – per la prima volta nella storia – dei coniugi Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, beatificati da Giovanni Paolo II il 21 ottobre 2001. Anche in quell'occasione si celebrava la Giornata Mondiale delle Missioni.
Pietro Schiliro, il bambino che ha ricevuto il miracolo, ha sei anni ed è di Monza. E' nato con una malformazione ai polmoni e i medici avevano detto che non sarebbe sopravvissuto.
Un carmelitano, padre Antonio Sangalli, aveva suggerito ai suoi genitori di fare una novena ai genitori di Santa Teresina, che persero quattro bambini in tenera età, per ottenere la forza di affrontare questa sofferenza.
La mamma ha però fatto la prima novena (alla quale ne è seguita un'altra) per chiedere la guarigione del figlio. Pietro è oggi un bambino in perfetta salute, e si è recato a Lisieux con i genitori per ringraziare Louis e Zélie Martin.
Santa Teresina del Bambino Gesù, copatrona mondiale delle missioni, è stata proclamata dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II sempre in una Giornata Mondiale delle Missioni, il 19 ottobre 1997.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Giornata Mondiale della Gioventù
Il Papa in buona forma: smentiti i pettegolezzi della stampa
Il Pontefice si rilassa passeggiando, pregando e ascoltando musica
SYDNEY, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è “assolutamente tranquillo e riposato”, ha spiegato il portavoce vaticano mostrando alcune immagini del Papa nel suo primo giorno in Australia, in risposta ai pettegolezzi della stampa per i quali sarebbe stato “esausto” dopo il lungo viaggio.
P. Federico Lombardi ha presentato un video distribuito dalla Sala Stampa della Santa Sede, della quale è direttore, in cui si vede il Santo Padre che prega, passeggia e conversa in un centro dell'Opus Dei a Kenthurst, vicino Richmond.
“Le immagini che vedrete sono serene, il Papa è assolutamente tranquillo e riposato. Per qualcuno che si preoccupava del suo stato di salute, devo dire che non c'è problema”, ha affermato.
“Ieri il Papa arrivato alle 16, come sapete. Alle 18 ha detto la Messa in privato, poi ha cenato e ha riposato”.
“Questa mattina – ha aggiunto il portavoce – c'è stata la Messa con il personale del seguito, una decina di persone, celebrando con il segretario, i due sacerdoti dell'Opus Dei. Dopo la colazione ha fatto una prima passeggiata e si è ritirato come fa tutte le mattine. Poco prima dell'una sono venuti il Cardinale (George) Pell e il Vescovo (Anthony) Fisher a incontrare il Papa, hanno pranzato con lui e hanno parlato dei preparativi”. Si tratta dei due responsabili principali dell'andamento della GMG.
“Dopo il pranzo c'è stata ancora l'usuale passeggiata che fa tutti i giorni con i suoi segretari, dopo un nuovo periodo di lavoro. Alle 16, un periodo un po' più lungo con il Cardinale Pell”.
“C'è uno stagno, un laghetto e una piccola cappella, dove il Papa si è fermato a pregare il rosario”, ha aggiunto padre Lombardi.
“Alle 17 c'è stato un concerto con la presenza del Vescovo di Sydney, Pell e del Vescovo Fisher. Hanno suonato musiche di Shumann, Mozart e Shubert. Il concerto è terminato verso le 6, alle 7 la cena”.
Il Papa rimarrà nella residenza di Kenthurst fino alla mattina di giovedì, quando inizierà ufficialmente la visita in Australia con la cerimonia di benvenuto delle autorità del Paese nella Casa del Governo di Sydney, dove pronuncerà il primo discorso.
Il momento culminante del viaggio apostolico sarà rappresentato dalla veglia di preghiera e dalla Messa presiedute dal Papa nell'ippodromo di Randwick, sabato 19 e domenica 20, alle quali è attesa la partecipazione di mezzo milione di pellegrini della Giornata Mondiale della Gioventù.
Gli USA, il Paese più rappresentato a Sydney dopo l'Australia
I giovani pellegrini statunitensi sono 15.000
SYDNEY, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Con 15.000 giovani rappresentanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, gli Stati Uniti sono il Paese più presente dopo l'Australia all'incontro del Papa con i giovani che avrà luogo dal 15 al 20 luglio.
I giovani pellegrini sono giunti accompagnati da 50 Vescovi del loro Paese, tra cui il Cardinale Francis George di Chicago, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, secondo quanto rende noto questa istituzione in un comunicato.
I giovani si sono recati in Australia in 1.140 gruppi, organizzati da Diocesi, parrocchie, associazioni religiose e scuole, ma ci sono anche famiglie che hanno deciso di realizzare il viaggio autonomamente.
Per la prima volta in una Giornata Mondiale della Gioventù, la Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti ha organizzato una Messa a Sydney per tutti i gruppi provenienti dagli Stati Uniti. Il Cardinale George presiederà la celebrazione e pronuncerà l'omelia la mattina di sabato 19 luglio in uno spazio all'aperto nel centro di Sydney.
Concelebreranno gli altri Vescovi statunitensi, che approfitteranno dell'occasione per incontrare i giovani delle rispettive Diocesi.
Vari musicisti e interpreti della Oregon Catholic Press e della World Library Publications offriranno un concerto prima della Messa.
Numerosi giovani statunitensi ricopriranno un ruolo importante in altri aspetti ed eventi della Giornata, rivela la Conferenza Episcopale.
Armando Cervantes, della Diocesi di Orange, California, sarà tra i 12 giovani di ogni parte del mondo che pranzeranno con il Santo Padre venerdì 18 luglio a Sydney.
Juan Martínez, della Diocesi di Austin, Texas, riceverà insieme ad altri giovani il sacramento della Confermazione dal Papa durante la Messa di chiusura della Giornata Mondiale della Gioventù, il 20 luglio.
Annalee Moyer, dell'Arcidiocesi di Washington, e Leonardo Jaramillo, dell'Arcidiocesi di Atlanta, sono stati selezionati per far parte di un gruppo di 200 persone – noto come Gruppo Internazionale di Liturgia – che svolgeranno servizi di rilievo nei principali eventi della Giornata, incluse le cerimonie e le liturgie con il Papa. Rappresenteranno tutti i pellegrini presenti alla GMG.
“Mi sento davvero benedetta per il fatto di avere l'opportunità di sperimentare la Chiesa universale in un modo così singolare, con tutti i miei compagni provenienti da ogni parte del mondo”, ha dichiarato la Moyer.
La vera storia della Giornata Mondiale della Gioventù
Raccontata da uno dei suoi ideatori, il Cardinale Cordes
ROMA, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Quando nel 1983 si pensò di convocare una Giornata Mondiale della Gioventù, in Vaticano alcuni pensavano fosse una idea impossibile da realizzare. Oggi, come dimostra quanto sta avvenendo a Sydney, la GMG è diventata uno degli avvenimenti più importanti per la Chiesa.
Il Cardinale Paul Josef Cordes, oggi Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ma allora Vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha raccontato la storia inedita sulla nascita della GMG in occasione della celebrazione a Roma dei 25 anni del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, il 15 marzo scorso.
* * *
L'idea di creare le Giornate Mondiali della Gioventù è nata nell'Anno Santo straordinario 1983/84. La città eterna fu invasa da associazioni, società, confraternite e gruppi d'ogni genere. Uno dei volontari del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo (creato da Giovanni Paolo II 25 anni fa accanto al Vaticano), Don Massimo Camisasca di Comunione e Liberazione, chiese: "Perché, in quest'Anno Santo, non facciamo anche un incontro internazionale della gioventù?" Ribattei: "L'idea è interessante; ma chi potrà organizzarlo?" Mi sembrava evidente che una faccenda del genere eccedesse del tutto le possibilità del Pontificio Consiglio per i Laici. E che avrebbe potuto riuscire solo a condizione che vi si impegnassero tutte le nuove iniziative spirituali che collaboravano nel Centro. Le radunammo e le fummo in grado di strappare la loro disponibilità, contro il parere di alcuni fra i loro dirigenti più anziani, che, a motivo delle loro pessime esperienze in un analogo raduno svoltosi nell'Anno Santo 1975, sollevarono molte riserve. Ma – grazie a Dio – gli scettici non riuscirono a spegnere la fresca serenità e il necessario slancio giovanile degli altri.
Quanto più si avvicinava la prima Giornata della Gioventù, tanto più forti si palesavano le resistenze esterne. Da alcune Diocesi, da noi invitate, provenivano commenti critici, come: "Non è compito del Vaticano occuparsi dei nostri giovani". Il sindaco (comunista) di Roma si rimangiò all'ultimo momento autorizzazioni già concesse, sicché non ci fu possibile approntare la prevista tendopoli nel parco della Pineta Sacchetti e installarvi gli alloggi già assegnati. Certi quartieri romani si mobilitarono contro la presunta invasione di ragazzi chiassosi. Agli ecologisti si associarono dei giornalisti per gettare l'allarme sulla prossima devastazione dei giardini e delle aree pubbliche dell'Urbe. Apparvero degli articoli di giornale con titoli del tipo "Arrivano gli Unni".
Eppure, nonostante la nostra totale inesperienza in fatto di megaraduni di quella specie e nonostante gli ostacoli frapposti, il grande incontro fu un successo trionfale. Qualcosa come trecentomila giovani accolsero l'invito del Papa e la Domenica delle Palme parteciparono all'eucaristia in Piazza San Pietro. La massa di stranieri era sovradimensionata perfino rispetto a Roma, eppure tutto si svolse in modo così ordinato ed esemplare da stupire il mondo intero. Il novantunenne cardinale decano Confalonieri, che aveva seguito alcune fasi della festa giovanile dalla terrazza prospiciente la basilica vaticana, osservò: "Nemmeno i romani più vecchi possono ricordarsi qualcosa di simile".
Noi del Consiglio per i Laici eravamo ridotti allo stremo delle nostre forze fisiche. Per mezz'anno non avevamo avuto in mente altro che la Giornata della Gioventù. Tutto il resto lo avevamo lasciato da parte. Ci si rinfacciasse pure d'averci creduto e d'averla voluta; di fatto avevamo pagato il nostro debito verso la gioventù mondiale fino all'ultimo centesimo. Evidentemente Papa Giovanni Paolo II la pensava in tutt'altro modo. Poco prima delle vacanze estive ci fece sapere: "L'anno prossimo è stato proclamato dall'ONU Anno della Gioventù. Non sarebbe il caso di invitare di nuovo a Roma la gioventù del mondo?".
Al sentir la proposta, è comprensibile che il nostro entusiasmo fosse molto contenuto. Di tempo per i preparativi ce ne restava pochissimo, giacché la pausa delle vacanze estive con i due mesi di interruzione era alle porte, e la data da fissare sarebbe stata di nuovo la Domenica delle Palme. Senza dire che non avremmo potuto di nuovo per mezz'anno pretendere l'impegno di gruppi del Centro per una nuova Giornata della Gioventù. D'altro canto dovevamo dire di sì al Papa, anzitutto perché è il Papa, e poi perché avevamo visto in prima persona che la prima Giornata della Gioventù aveva segnato un grande impulso di fede per moltissimi giovani . La nostra buona disposizione all'obbedienza trovò subito un'eco inaspettata, che ci tolse molte preoccupazioni: Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolari, mise a nostra disposizione tutte le forze del suo movimento, in modo che potemmo appoggiarci a un'organizzazione già collaudata.
Per la seconda volta la partecipazione dei giovani fu oceanica: alla liturgia di chiusura davanti alla basilica del Laterano si contano circa duecentocinquantamila presenze. Noi del Consiglio per i Laici avremmo voluto chiudere per un po' il capitolo "gioventù"; c'incombevano infatti molte altre faccende da sbrigare. Il Lunedì Santo, al limite dell'esaurimento, me ne scappai in Germania per poter finalmente dormire e riprendermi un po' dalla faticata. La Domenica di Pasqua seguii la trasmissione televisiva della liturgia in Piazza San Pietro. L'omelia dell'allora ancor giovane Papa mi entusiasmò. Ma ecco che un passo venne a irritarmi: con fortissimo slancio il Papa scandì queste frasi: "con centinaia di migliaia di giovani mi sono incontrato domenica scorsa e ho impressa nell'anima l'immagine festosa del loro entusiasmo. Nell'auspicare che questa meravigliosa esperienza possa ripetersi negli anni futuri, dando origine alla Giornata mondiale della gioventù nella domenica delle Palme...". Il Santo Padre ci aveva preso gusto, e aveva instaurato una prassi nuova nella Chiesa Cattolica.
Ebbe così inizio la celebrazione delle giornate della gioventù, che toccò svariati paesi del pianeta, alternando raduni internazionali con quelli realizzati nelle chiese locali. A inaugurarla fu Buenos Aires in Argentina. Seguirono poi gli USA, l'Europa e l'Asia. Di particolare rilievo furono l'incontro di Parigi e quello di Roma durante l'Anno Santo del 2000. Il picco numerico si toccò con le Filippine, dove si radunò qualcosa come quattro milioni di persone in festa. I media furono concordi nel commentare che la famiglia dei popoli non aveva ancor mai assistito a un evento cui avesse partecipato – volontariamente e con grandissima gioia – una così gran moltitudine di persone.
La prossima GMG sarà probabilmente a Madrid
SYDNEY, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha affermato questo lunedì durante un breve incontro con i media spagnoli che per i giovani di Spagna sarà “molto più facile” partecipare alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG).
Secondo quanto spiega l'agenzia cattolica di notizie “Veritas”, “anche se non è ancora ufficiale, è praticamente certo che il Santo Padre al termine della GMG a Sydney annuncerà che il prossimo incontro avrà luogo a Madrid”.
“I giornalisti hanno interpretato la dichiarazione di padre Lombardi come un'allusione a questo annuncio”, aggiunge Veritas.
Il portavoce della Santa Sede ha anche ricordato l'importanza dell'apostolo Giacomo, patrono della Spagna, sia per l'identità cristiana dell'Europa che per la Giornata Mondiale della Gioventù.
I giovani iracheni potranno partecipare alla GMG
L'ambasciata australiana ad Amman concede il visto ai pellegrini
BAGHDAD, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il sogno dei ragazzi iracheni di partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Sydney (Australia) dal 15 al 20 luglio, diverrà realtà. L'ambasciata australiana ad Amman (Giordania) ha infatti concesso 27 visti per poter prendere parte all'evento.
“Ringrazio davvero tutti”, ha affermato padre Rayan P. Atto, parroco della chiesa di Mar Qardagh ad Erbil e organizzatore del viaggio, secondo quanto riporta il blog Baghdadhope.
“Ci sono i visti per 27 persone delle quali 21 in partenza da Erbil e le altre sei da altri luoghi”, ha spiegato il sacerdote, che accompagnerà 5 giovani della sua parrocchia.
Questo martedì pomeriggio i pellegrini partiranno da Erbil per Dubai e poi da lì verso Sydney.
“Non abbiamo ancora i visti nelle nostre mani ma siamo sicuri”, ha affermato, ringraziando “tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo sogno”.
“Siamo molto felici. Desideriamo testimoniare al Santo Padre, ma anche a tutto il mondo, la nostra fede, erede di una tradizione millenaria ed ancora viva nei nostri cuori”.
L'ambasciata aveva espresso dubbi sulla concessione dei visti sostenendo che nella maggior parte delle richieste ricevute mancavano i documenti relativi alla situazione di impiego e finanziaria dei singoli, che avrebbero rappresentato una sorta di garanzia del loro ritorno in Iraq.
“Siamo orgogliosi del lavoro svolto dal dipartimento per l’emigrazione australiana per dare soluzione alla questione dei visti per i giovani iracheni”, ha dichiarato dal canto suo monsignor Anthony Fisher, Vescovo coordinatore della GMG di Sydney.
“La presenza degli iracheni permetterà loro di sfilare con la bandiera nazionale alla Via Crucis del 18 luglio”, ha confermato al Sir.
Interviste
Shakespeare era cattolico?
Intervista allo scrittore Joseph Pearce
di Carrie Gress
NAPLES, Florida (USA), lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- William Shakespeare era cattolico? Secondo lo scrittore Joseph Pearce vi è una serie di elementi che porterebbe a rispondere affermativamente.
In questa intervista rilasciata a ZENIT, Pearce parla del suo ultimo libro, “The Quest for Shakespeare: The Bard of Avon and the Church of Rome” (ed. Ignatius Press), in cui ripropone elementi della vita delle opere di Shakespeare, che ne dimostrerebbero la fede cattolica.
Il libro “Shadowplay: The Hidden Beliefs and Coded Politics of Shakespeare” di Clare Asquith è noto soprattutto per aver avanzato l’ipotesi che William Shakespeare fosse cattolico. Vi sono stati altri nella storia che hanno sostenuto la stessa idea?
Pearce: Esiste una schiera di illustri studiosi di Shakespeare che sono arrivati alla conclusione che il Poeta era cattolico. Dopo il lavoro pionieristico di Richard Simpson del XIX secolo, la convinzione che Shakespeare fosse un credente cattolico ha ricevuto conferme dal successivo lavoro investigativo accademico degli studiosi. Tra questi ultimi figurano il padre gesuita Herbert Thurston, Mutschmann e Wentersdorf, John Henry de Groot, Ian Wilson, un’altro gesuita, padre Peter Milward, Hildegard Hammerschmidt-Hummel e ovviamente la citata Clare Asquith.
Come mai questo elemento della vita di Shakesperare è passato così inosservato agli occhi di tanti studiosi, che lo hanno definito al di sopra della religione, di una sorta di umanesimo laico o di un ateismo illuminato?
Pearce: Negli ultimi anni anche gli studiosi sono stati costretti a prendere atto del crescente numero di elementi di prova che dimostrerebbero la cattolicità di Shakesperare, anche se molti rimangono in un ostinato rifiuto.
Il motivo per cui la fede cattolica di Shakesperare è rimasta nascosta è ascrivibile ad una combinazione di fattori. Anzitutto il fatto che il cattolicesimo, ai tempi di Shakespeare, era fuori legge. Per questo motivo tutti i cattolici dovevano mantenere segreta la loro fede.
Il secondo motivo per cui la cattolicità del poeta è rimasta largamente ignota nei due secoli successivi alla sua morte è dovuto alla tendenza anticattolica del mondo intellettuale di quel periodo. In terzo luogo, gran parte degli elementi inconfutabili non sono venuti alla luce o non sono stati correttamente intesi se non fino a poco tempo fa.
Infine, l’idea che Shakespeare fosse un umanista laico o un ateista è dovuta ad un’interpretazione soggettiva da parte di critici d’arte laici che hanno voluto vedere riflessi, nelle sue opere, i loro pregiudizi personali. Queste letture erronee sono state sconfessate dall’evidenza storica che dimostra che Shakespeare era un cattolico credente.
Da britannico cattolico, quali elementi di novità è riuscito a raccogliere su ciò che ha definito il puzzle della vita cattolica di Shakespeare?
Pearce: Ritengo che la mia posizione di cattolico britannico mi abbia aiutato molto nella ricerca sul carattere cattolico di Shakespeare. Conosco la storia del mio Paese e mi sono sentito molto “a casa” nel periodo di Elisabetta I e di Giacomo V, che è oggetto del mio libro.
Il valore principale del mio libro è che esso raccoglie il gran numero dei diversi elementi di prova, nelle pagine di un unico volume. Prima della mia pubblicazione di “The Quest for Shakespeare” era necessario leggere separatamente numerose opere per poter assemblare insieme tutti i pezzi del puzzle. Ora tutti i pezzi sono disponibili in un unica fonte.
Per quanto riguarda gli elementi di novità, credo che il mio libro offra una visione inedita dei fatti. Forse la più evidente differenza fra il mio lavoro e quello della gran parte degli altri studiosi sul carattere cattolico di Shakespeare è la tesi in cui sostengo che egli era considerato un cattolico “sicuro” dalla regina Elisabetta e dal re Giacomo e che la sua cattolicità non era ignota ma era tollerata dalle autorità.
Quali elementi di cattolicità è possibile trovare nella sua famiglia?
Pearce: Che la famiglia di Shakespeare fosse devotamente cattolica e praticante è ampiamente dimostrabile. La famiglia della madre era una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra e diverse cugine di Shakespeare erano state giustiziate per il loro coinvolgimento nei cosiddetti complotti cattolici. Il padre di Shakespeare era stato multato in quanto cattolico e così anche la sorella Susanna. Anche la scoperta di un testamento spirituale firmato dal padre di Shakespeare conferma inequivocabilmente la sua fede cattolica.
L’accoglienza delle sue opere presso la corte della regina Elisabetta non sono prova che egli avesse abbracciato la religione di Stato anglicana?
Pearce: Molti noti cattolici, considerati “sicuri” dalla regina, avevano accesso alla corte. Tra questi vi sono William Byrd, il compositore di corte, che era un noto cattolico, e il Conte di Southampton, benefattore di Shakespeare, che era tra i favoriti della Regina nonostante fosse cattolico. Il fatto, quindi, che le opere di Shakespeare fossero recitate per la Regina non significa che egli non potesse essere cattolico.
Lei sostiene che la vita di Shakespeare oscillava costantemente fra convenienza e convinzione. Cosa intende dire? È un aspetto che emerge anche nelle sue opere?
Pearce: La tensione di questa “oscillazione” in cui Shakespeare cercava di esprimere le sue convinzioni senza rischiare di trovarsi incriminato emerge con evidenza nella tensione intrinseca delle sue opere. Sebbene il carattere cattolico sia evidente, esso viene sempre espresso in modo circospetto. E proprio questo elemento di circospezione e ambiguità è il motivo di una così frequente diversa interpretazione da parte della critica laica. Il cattolicesimo, quindi, è certamente presente nelle sue opere, ma solo una lettura critica autentica potrà portare alla luce l’intera ricchezza della morale cattolica di cui sono intrise.
Il rapporto tra i Vescovi e i movimenti
Intervista a padre Álvaro Corcuera, Direttore del movimento “Regnum Christi”
di Jesús Colina
ROMA, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Anche se il rapporto tra i movimenti e i Vescovi può a volte attraversare delle difficoltà, solo con la collaborazione di entrambi la Chiesa raggiungerà l'unità e un nuovo impulso apostolico, sostiene padre Álvaro Corcuera, L.C.
Il sacerdote è il Direttore generale del Movimento “Regnum Christi”, una realtà ecclesiale riconosciuta dalla Santa Sede con circa 70.000 membri, giovani e adulti, diaconi e sacerdoti, in più di 30 Paesi. Padre Corcuera è anche Direttore generale della congregazione religiosa dei Legionari di Cristo.
Di recente il Papa ha esortato i Vescovi ad accogliere “con molto amore” i vari movimenti ecclesiali sorti nella Chiesa negli ultimi decenni (cfr. Discorso ai Vescovi partecipanti ad un seminario di studi promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici). Come crede che debbano interpretare queste parole i movimenti?
P. Corcuera: E' necessario ringraziare per queste parole di Papa Benedetto XVI. Ci confermano nella convinzione che i movimenti ecclesiali, che lo Spirito Santo ha fatto nascere all'interno della Chiesa, non sono un problema, ma un dono. E per questo tutti dobbiamo accoglierli con gratitudine e carità pastorale, di modo che, con il loro stile di vita e il loro slancio apostolico, i nuovi movimenti ecclesiali contribuiscano in modo efficace e ordinato al compito comune di predicare il Vangelo all'uomo di oggi. Accogliere i movimenti con amore significa aiutarli ad essere fedeli alla Chiesa, procedere di pari passo con la Chiesa, né davanti né dietro. Trovare un cuore aperto nei pastori che Cristo ha posto alla guida della sua Chiesa, aiutare i membri dei movimenti ecclesiali a inserirsi serenamente nel tessuto delle Chiese particolari con il proprio carisma.
Come intendere la compatibilità dell'esistenza dei movimenti ecclesiali con l'unità della Chiesa?
P. Corcuera: Il fatto che ci sia una diversità di doni spirituali è un ulteriore segno della ricchezza e della varietà con cui lo Spirito Santo vuole abbellire l'unica Chiesa di Cristo. L'unità non è incompatibile con la varietà di carismi; esprime anzi in modo manifesto che nel Corpo Mistico di Cristo ogni membro ha una funzione specifica, e con questa contribuisce al bene di tutto il corpo.
La Chiesa, inoltre, è la grande famiglia che Dio Padre ha formato con quanti credono in Cristo e hanno ricevuto il suo Spirito. E come in ogni famiglia, i vari membri che la compongono hanno diverse missioni, diverse sensibilità, diverse qualità, ma nessuno è migliore o peggiore. Semplicemente, tutti formano la famiglia di Dio. Nella Chiesa lo Spirito Santo opera con saggezza e amore e, visto che ogni uomo e ogni donna è irripetibile, conduce ciascuno lungo una via spirituale diversa, verso la sua pienezza in Cristo.
I movimenti hanno sicuramente il proprio stile spirituale e attirano persone di varie sensibilità, ma questa diversità, vissuta con umiltà e sincero amore per la Chiesa, lungi dal rompere l'unità, fa sì che la Sposa di Cristo possa predicare il Vangelo agli uomini di tutte le culture.
Se il Papa ha posto la questione dell'unità e dell'accoglienza è perché a volte ci sono incomprensioni e dissensi nelle relazioni di questi movimenti con le Chiese locali. Come crede che si debba rispondere in queste situazioni?
Padre Corcuera: La prima cosa che mi viene in mente è che le incomprensioni e i dissensi che si possono presentare tra i movimenti e le Chiese locali non ci devono scoraggiare. Sono piuttosto l'opportunità per riflettere ed esercitare le virtù necessarie per raggiungere la complementarietà in armonia e impegno congiunto.
Approfondendo un po', vedo che la storia della Chiesa mostra la meravigliosa presenza della Provvidenza. Studiando la storia, stupisce come Dio prenda per mano la sua Chiesa per condurla alla pienezza e come non abbia smesso di suscitare i carismi che ha considerato necessari in ogni momento per andare incontro ai suoi figli e perché l'annuncio della buona novella del Vangelo sia quello “performativo” “che produce fatti e cambia la vita”, come dice Benedetto XVI nella sua Enciclica sulla speranza.
Il Vangelo ci impegna ad assumere atteggiamenti e condotte che costruiscono l'unità necessaria. “Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane” (1 Co 10, 17). Il frutto di questa verità del corpo mistico di Cristo è la comunione nell'amore, che è la nostra vocazione definitiva. E l'amore ci porta ad accettare ciò che ciascuno ha ricevuto, per compiere insieme la missione di annunciare il Vangelo a tutte le persone e a tutte le Nazioni.
Come ha ricordato Papa Giovanni Paolo II nel suo messaggio al Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesiali del 1998, i movimenti sono stati suscitati dallo Spirito di Cristo per dare un nuovo impulso apostolico a tutta la comunità ecclesiale. I movimenti assumono questo impegno con senso di responsabilità cercando di crescere per poter servire più e meglio, ma di crescere come risposta d'amore alla Persona Amata.
Come vede l'esperienza dei movimenti ecclesiali nel loro rapporto con i Vescovi e le Diocesi in questi ultimi anni?
P. Corcuera: In generale, soprattutto dopo il grande incontro dei movimenti con Papa Giovanni Paolo II nel 1998, si può parlare di un'esperienza positiva. Si è raggiunta una buona integrazione dei movimenti ecclesiali in varie Diocesi. In certi casi continuano ad esserci difficoltà e incomprensioni umane che, tuttavia, si possono superare con pazienza, molto dialogo e, soprattutto, amore per la Chiesa e la sua missione. Anche lo scambio e la collaborazione tra i vari movimenti ecclesiali sono aumentati notevolmente e questo fatto è molto importante per poter prestare un servizio efficace alle Chiese locali e ai loro pastori.
A quasi un anno di distanza, ricordo il messaggio che ci ha donato il prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, il Cardinale Franc Rodé, C.M. E' stato nel luglio scorso, nel contesto di un incontro di Gioventù e Famiglia promosso dal “Regnum Christi” ad Atlanta (Stati Uniti). Ci ha detto che dove c'è un membro del “Regnum Christi”, e lo stesso deve valere per i membri di qualsiasi movimento ecclesiale, c'è profonda comunione con il Vicario di Cristo e con gli altri pastori, che la comunione con il Papa e con la Chiesa è il nostro garante di fecondità apostolica. Ci ha esortato ad andare avanti, lavorando molto nelle Chiese locali e cooperando con i Vescovi, i parroci e i religiosi. Ci ha ricordato che la Chiesa è la nostra casa, invitandoci a far sì che continui sempre ad essere l'ambiente del nostro lavoro, della nostra dedizione.
Non credo di poter spiegare meglio del Cardinale ciò che vogliamo che sia il nostro amore per la Chiesa e la nostra obbedienza ai Vescovi e ai pastori. Siamo impegnati nel mettere in pratica questo appello, ponendo tutto il nostro cuore e le nostre forze in esso. Sappiamo che il mezzo migliore per raggiungere questo scopo è aiutare a formarsi in un profondo spirito di preghiera, nella ricezione viva, gioiosa e trasformatrice dei sacramenti, vivendo solidamente le virtù teologali, il che presuppone il fatto di avere un cuore umile e mite come Cristo.
Cosa sta facendo il “Regnum Christi” per promuovere l'unità e approfondire il lavoro all'interno della Chiesa locale?
P. Corcuera: La prima cosa è continuare a promuovere, come fin dalla nostra fondazione, il fatto che i Legionari di Cristo e i membri del “Regnum Christi” abbiano una vera esperienza d'amore per Cristo, la Chiesa, il Papa e i Vescovi; che sia un amore appassionato e fedele, obbediente e motivato, pronto e gioioso. Che sia il vero motore e senso di ogni azione.
Ovviamente cerchiamo di far sì che i membri del “Regnum Christi” si inseriscano pienamente nella loro Chiesa locale. Far parte del movimento “Regnum Christi” comporta un impegno di autenticità nella vita cristiana in tutti gli ambiti: famiglia, lavoro, amici, contesto parrocchiale e diocesano. Lungi dall'allontanare i membri dalla vita diocesana e parrocchiale, l'appartenenza al “Regnum Christi” richiede una partecipazione più attiva, mettendo al servizio dei pastori i propri talenti personali e la ricchezza del carisma del movimento. E impegna ad essere fedeli attivi nelle parrocchie, apostoli che conoscono i loro pastori, pregano per loro, accolgono i loro insegnamenti, conoscono le loro necessità e sostengono i loro piani pastorali.
Come movimento, cerchiamo di cooperare ai piani pastorali delle Diocesi e delle parrocchie apportando la nostra spiritualità e il nostro stile apostolico. Cerchiamo anche di informare regolarmente i Vescovi dell'attività che desideriamo svolgere nelle loro Diocesi, e soprattutto cerchiamo sempre di obbedire loro con atteggiamento di servizio.
Non possiamo nemmeno dimenticare che la prima forma di servizio alla Chiesa è la fedeltà al proprio carisma, perché è dono e responsabilità. In questo senso, vivere la carità e far fronte soprattutto alle priorità e alle urgenze della Chiesa è un modo specifico del “Regnum Christi” di servire la Chiesa locale.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Forum
I cattolici su darwinismo ed evoluzione: quale teoria?
ROMA, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- In tema di darwinismo ed evoluzione i cattolici hanno punti di vista assai diversificati, ricorda su “L'Osservatore Romano” il professor Fiorenzo Facchini, dell'Università di Bologna.
Se nelle posizioni del Magistero è possibile “riconoscere una conciliabilità, a determinate condizioni” - “riconoscere la creazione come dipendenza radicale delle cose da Dio, secondo un suo progetto, e riconoscere la dimensione spirituale dell'uomo” -, il pensiero dei cattolici, laici e teologi, si presenta come “più variegato”.
In esso si esprimono “diversità che riguardano soprattutto il diverso modo di porsi di fronte al darwinismo che, come sappiamo, offre una particolare spiegazione dei meccanismi evolutivi e da taluni studiosi viene esteso arbitrariamente a una concezione della vita e della società”.
Nella “comune ammissione della dipendenza da Dio creatore e della spiritualità dell'essere umano”, infatti, si registrano tra i cattolici posizioni differenti circa la teoria evolutiva.
Tra queste, ne emerge in primo luogo una di negazione o critica di fondo nei confronti di questa teoria, “ispirata al timore che ammettendo l'evoluzione possa venire intaccata la dottrina sulla creazione e si tolga spazio all'azione di Dio”.
La conseguenza è quella di affermare la creazione, “ma si lascia da parte o si mette in dubbio l'evoluzione della vita sulla terra”.
In questa impostazione, “non si tiene conto di tante osservazioni del mondo della scienza, non si accetta che la vita possa essersi evoluta attraverso tappe e processi biologici” e “ci si aggrappa a tutto pur di contestare il fatto evolutivo, per esempio le lacune nelle serie evolutive”.
Allo stesso modo, le aperture del Magistero vengono viste come “concessioni non motivate e superabili”.
Posizioni di questo tipo, ricorda l'esperto, “ignorano non solo il progresso della ricerca scientifica, ma anche gli approfondimenti della teologia”; “si distaccano sensibilmente dal magistero, non aiutano il necessario dialogo tra scienza e fede, tra scienza e teologia, e piuttosto favoriscono lo scontro”.
Dall'altro lato, esistono posizioni concilianti che spaziano “dalla possibilità di ammettere la visione darwiniana nella evoluzione dei viventi, evitando di assumerla come ideologia totalizzante” – “si ammette che la vita sulla terra si sia sviluppata per eventi casuali, anche se resi possibili da leggi e proprietà della natura, ma senza direzioni preordinate” – ad altre più articolate.
Posizioni parzialmente concilianti con la teoria darwiniana ma critiche sono quelle di chi ammette la teoria di Darwin, ma non la ritiene sufficiente.
Una di queste è quella di Teilhard de Chardin, convinto assertore della dipendenza del mondo da Dio creatore e dell'evoluzione dei viventi, per il quale i fattori sostenuti dalla teoria darwiniana non sono stati sufficienti per realizzare i processi evolutivi, caratterizzati da una crescita di complessità interpretata come crescita di coscienza.
“Tutta l'evoluzione è un muoversi 'verso', una tensione che culmina nella coscienza riflessa dell'uomo e attraverso l'umanità tende a un superorganismo identificabile nel punto omega, che a sua volta coincide con il Cristo, ricapitolatore di tutta la realtà secondo san Paolo”, constata Facchini.
In questo caso, “la visione da scientifica diventa mistica”.
Un altro modo di affrontare la questione è quello relativo alla teoria dell'Intelligent design (Id), maturata nell'ambiente dei creazionisti americani e che rappresenta una versione moderna del cosiddetto creazionismo scientifico.
L'evoluzione “non viene negata a livello microevolutivo, ma si contesta che attraverso mutazioni casuali possano formarsi strutture irriducibilmente complesse” e “viene invocata una causa superiore esterna, introducendo così nei processi evolutivi un agente di ordine non naturale. In questo modo può realizzarsi una evoluzione dei viventi rispondente a un disegno intelligente”.
Questa posizione viene contestata sia dal punto di vista scientifico, “perché non rappresenta una spiegazione scientifica dei processi evolutivi”, che da quello teologico, “perché l'intervento di una causa esterna – facilmente identificabile con Dio – configura la sua azione come supplenza di fattori naturali che ancora non conosciamo e quindi, qualora venissimo a conoscerli, Dio apparirebbe come un tappabuchi della nostra ignoranza”.
Accanto a queste teorie, ce ne sono altre in cui il modello darwiniano dell'evoluzione è accettato come punto di partenza o come uno dei meccanismi evolutivi, ritenendo però necessario aprirsi a integrazioni e ampliamenti.
“Si potrebbe parlare di un evoluzionismo aperto a una nuova sintesi, in cui potrebbe essere meglio compreso come si realizzi il progetto di Dio creatore, in forza di potenzialità della materia vivente”.
Come ha osservato il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna, nel dibattito sulla evoluzione “la questione decisiva non si pone sul piano delle scienze naturali e neppure della teologia, bensì si colloca fra l'una e l'altra: sul piano della filosofia della natura”.
Per questo motivo, osserva il professor Facchini, si deve “continuare a esplorare la natura nelle sue diverse espressioni per coglierne il linguaggio e il messaggio che contiene, specialmente per quello che riguarda l'uomo”.
“Forse in questo campo non vi sarà mai una parola ultima che disveli pienamente i segreti della natura e le intenzioni di Dio espresse nella creazione, ma rimane fondamentale rimanere aperti alle conquiste della mente umana”.
Documenti
Risposte del Papa ai giornalisti durante il volo verso Sydney
In occasione della Giornata Mondiale della Gioventù 2008
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- A bordo dell'aereo in volo da Roma verso Sydney, nella mattina di sabato 12 luglio, il Papa ha incontrato i giornalisti rispondendo a cinque domande.
Pubblichiamo di seguito la trascrizione del testo della conferenza stampa.
* * *
P. Lombardi: Santità, grazie mille di essere qui con noi all'inizio di questo lungo viaggio. Le facciamo i nostri migliori auguri e siamo veramente onorati di questa disponibilità che Lei ha sempre nel rispondere alle nostre domande. Le domande che Le facciamo sono state espresse dalle persone che sono qui presenti. Io ho raccolto quelle che rispondevano un po' ad un interesse più ampio. Siamo molto internazionali, come in tutti i viaggi. Se possibile, Le chiediamo di rispondere in lingua inglese alle due domande che saranno fatte dai nostri colleghi australiani, mentre alle altre domande ci aspettiamo che risponda anche in lingua italiana.
La prima domanda che le facciamo viene proposta dal collega Lucio Brunelli, della RAI:
Santità, questa è la sua seconda Gmg, la prima - diciamo così - interamente Sua. Con quali sentimenti si appresta a viverla e qual è il messaggio principale che desidera dare ai giovani? Poi: pensa che le gmg influiscano profondamente sulla vita della Chiesa che le ospita? E infine: pensa che la formula di questi raduni giovanili di massa sia ancora attuale?
Papa: Io vado con sentimenti di grande gioia in Australia. Ho bellissimi ricordi della Gmg di Colonia: non è stata semplicemente un avvenimento di massa, è stata soprattutto una grande festa della fede, un incontro umano della comunione in Cristo. Abbiamo visto come la fede apra le frontiere e abbia realmente una capacità di unione tra le diverse culture, e crei gioia. E spero la stessa cosa avvenga adesso in Australia. Perciò sono gioioso di vedere molti giovani, e di vederli uniti nel desiderio di Dio e nel desiderio di un mondo realmente umano. Il messaggio essenziale è indicato dalle parole che costituiscono lo slogan di questa gmg: parliamo dello Spirito Santo che ci fa testimoni di Cristo. Quindi vorrei concentrare il mio messaggio proprio su questa realtà dello Spirito Santo, che appare in diverse dimensioni: è lo Spirito operante nella Creazione. La dimensione della Creazione è molto presente, perché lo Spirito è creatore. Mi sembra un tema molto importante nel nostro momento attuale. Ma lo Spirito è anche l'ispiratore della Scrittura: nel nostro cammino, alla luce della Scrittura, possiamo andare insieme con lo Spirito Santo; lo Spirito Santo è Spirito di Cristo, quindi ci guida in comunione con Cristo e finalmente si mostra secondo san Paolo nei carismi, cioè in un grande numero di doni inaspettati che cambiano i diversi tempi e danno nuova forza alla Chiesa. E quindi, queste dimensioni ci invitano a vedere le tracce dello Spirito e a rendere visibile lo Spirito anche agli altri. Una gmg non è semplicemente un avvenimento di questo momento: è preparato da un lungo cammino con la Croce e con l'icona della Madonna, che tra l'altro è preparato dal punto di vista organizzativo, ma anche spirituale. Quindi, questi giorni sono soltanto il momento culminante di un lungo cammino precedente. Tutto è frutto di un cammino, di un essere insieme in cammino verso Cristo. La gmg poi crea una storia, cioè si creano amicizie, si creano nuove ispirazioni: così la gmg continua. Mi sembra questo molto importante: non vedere soltanto questi tre-quattro giorni, ma vedere tutto il cammino che precede e quello che segue. In questo senso, mi sembra, la gmg — almeno per il prossimo nostro futuro — è una formula valida che ci prepara a capire che da diversi punti di vista e da diverse parti della terra andiamo avanti verso Cristo e verso la comunione. Impariamo così un nuovo andare insieme. In questo senso, spero sia anche una formula per il futuro.
P. Lombardi: Grazie, Santità. La seconda domanda viene proposta da Mr Paul John Kelly, giornalista di "The Australian", uno dei grandi quotidiani dell'Australia:
«The Australian Newspaper», Santità, desidero porre la mia domanda in inglese: l'Australia è una terra molto laica, caratterizzata da una pratica religiosa debole e da indifferenza verso la religione. Lei, Santità, è ottimista sul futuro della Chiesa in Australia oppure è preoccupato e teme che la Chiesa in Australia possa seguire il declino di quella in Europa? Quale messaggio offre all'Australia per farle superare la sua indifferenza verso la religione?
Papa: Farò del mio meglio in Inglese e mi scuso per le mie lacune in questa lingua. Penso che l'Australia per la sua storia sia economicamente e politicamente parte del mondo occidentale e che quindi ne condivida anche i successi e i fallimenti. Negli ultimi 50 anni, il mondo occidentale ha compiuto grandi progressi, economici e tecnici. La religione e la fede cristiana sono in crisi. Questo è tipico: non abbiamo bisogno di Dio, possiamo fare tutto da soli; non abbiamo bisogno di Dio per essere felici, non abbiamo bisogno di Dio per creare un mondo migliore; Dio non è necessario, possiamo fare tutto da soli. Tuttavia, osserviamo che la religione è sempre presente nel mondo e lo sarà sempre perché Cristo è presente nel cuore dell'essere umano e non può scomparire. La religione è veramente una forza in questo mondo e nei vari paesi. Non parlerei veramente di declino della religione in Europa: di certo c'è una crisi, non tanto in America, ma anche in America e in Australia.
Tuttavia, la fede è sempre presente sotto nuove forme, in nuovi modi, forse in maniera minoritaria, ma è sempre presente in tutta la società. E ora, in questo momento storico, cominciamo a capire di avere bisogno di Dio. Possiamo fare molte cose, ma non creare il nostro clima. Pensavamo di poterlo fare, ma non possiamo. Abbiamo bisogno del dono della terra, del dono dell'acqua, abbiamo bisogno del Creatore. Il Creatore riappare nel Suo Creato, e, in tal modo, possiamo comprendere che non possiamo essere veramente felici, non possiamo veramente cercare la giustizia per tutto il mondo, senza un criterio nelle nostre idee, senza un Dio che sia giusto e ci doni la luce e la vita... così, penso che in questo mondo occidentale ci sarà veramente una crisi della nostra fede, ma poi si verificherà sempre un ritorno alla fede, perché la fede cristiana è semplicemente vera e la verità sarà sempre presente nel mondo umano e Dio sarà sempre la verità. In questo senso, sono decisamente ottimista.
P. Lombardi: Grazie, Santo Padre. La prossima domanda viene proposta dal signor Auskar Surbakti della SBS, la televisione australiana.
Santità, mi dispiace, ma non parlo bene l'italiano e quindi porrò la mia domanda in inglese. Le vittime australiane degli abusi da parte del clero le hanno chiesto di affrontare la questione e anche di scusarsi con loro durante la sua visita in Australia. Lo stesso Cardinale Pell ha affermato che sarebbe opportuno per lei affrontare la questione e lei stesso ha compiuto un gesto simile nel suo recente viaggio negli Stati Uniti. Parlerà del problema degli abusi sessuali e si scuserà?
Papa: Sì, il problema qui è fondamentalmente analogo a quello degli Stati Uniti. Mi sono sentito in dovere di parlarne lì perché è di fondamentale importanza per la Chiesa riconciliare, prevenire, aiutare e anche riconoscere le colpe in questi problemi. Dirò l'essenziale, le stesse cose che ho detto in America. Come ho affermato dobbiamo chiarire tre aspetti: il primo è il nostro insegnamento morale. Deve essere chiaro ed è sempre stato chiaro fin dai primi secoli che il sacerdozio, essere un sacerdote, è incompatibile con questo comportamento, perché il sacerdote è al servizio di Nostro Signore, e Nostro Signore è la Santità in persona che sempre ci insegna.... Dobbiamo riflettere su quanto è mancato nella nostra educazione, nel nostro insegnamento negli ultimi decenni: negli anni '50, '60 e '70 si è affermato il proporzionalismo etico, secondo cui non esiste una cosa cattiva in sé, ma sempre proporzionalmente ad altre. Così si pensava che alcune cose, anche la pedofilia, potessero in una certa proporzione essere buone. Ora, chiariamo che la dottrina cattolica non ha mai fatto sua questa idea. Esistono cose che sono sempre cattive, e la pedofilia è sempre cattiva. Nella nostra educazione, nei seminari, nella formazione permanente che offriamo ai sacerdoti dobbiamo aiutarli a essere veramente vicini a Cristo, a imparare da Lui e quindi ad aiutare e non a combattere i nostri amici umani, i cristiani. Quindi, faremo tutto il possibile per chiarire qual è l'insegnamento della Chiesa e per aiutare nell'educazione, nella preparazione al sacerdozio, nell'informazione e faremo tutto il possibile per guarire e riconciliare le vittime. Penso che questo sia il senso fondamentale del «chiedere scusa». Penso che sia meglio e più importante il contenuto della formula e penso che il contenuto debba spiegare in cosa il nostro comportamento è stato carente, che cosa dobbiamo fare in questo momento, in che modo prevenire e come guarire e riconciliare.
P. Lombardi: Grazie, Santo Padre. Ora un'altra domanda posta dalla Signora Martine Nouaille, dell'Agence France Presse:
Faccio la domanda in italiano: uno degli argomenti dell'ultimo G8 in Giappone è stato la lotta contro i cambiamenti climatici. L'Australia è un Paese molto sensibile a questa tematica per la forte siccità e per gli eventi climatici drammatici in questa regione del mondo. Lei pensa che le decisioni prese in questo campo siano all'altezza della sfida? Lei parlerà di questo argomento durante il viaggio?
Papa: Come ho già accennato nella prima risposta, certamente questo problema sarà molto presente in questa gmg, perché parliamo dello Spirito Santo e di conseguenza parliamo della Creazione e delle nostre responsabilità nei confronti della Creazione. Non è mia pretesa di entrare nelle questioni tecniche che politici e specialisti devono risolvere, ma di dare gli impulsi essenziali per vedere le responsabilità, per essere capaci di rispondere a questa grande sfida: riscoprire nella Creazione la faccia del Creatore, riscoprire la nostra responsabilità davanti al Creatore per la sua Creazione che Egli ha affidata a noi, formare la capacità etica per uno stile di vita che è necessario assumere se vogliamo affrontare i problemi di questa situazione e se vogliamo realmente arrivare a soluzioni positive. Quindi, svegliare le coscienze e vedere il grande contesto di questo problema, nel quale poi si collocano le risposte dettagliate che non siamo noi a dover dare, ma la politica e gli specialisti.
P. Lombardi: La prossima domanda viene posta da Cindy Wooden del CNS, Catholic News Service, l'agenzia cattolica degli Stati Uniti:
Santo Padre, mentre Lei si trova in Australia, i vescovi della Comunione Anglicana, che è molto diffusa anche in Australia, si incontrano nella Lambeth Conference. Uno degli argomenti principali riguarda i modi possibili per rinsaldare la comunione fra le province e trovare un modo per assicurare che una o più province non prendano iniziative che altri vedono come contrarie al Vangelo o alla tradizione. Vi è il rischio di una frammentazione della Comunione anglicana e la possibilità che alcuni chiedano di essere accolti nella Chiesa cattolica. Qual è il suo augurio per la Lambeth Conference e per l'arcivescovo di Canterbury? Grazie.
Papa: Il mio essenziale contributo può essere solo la preghiera e con la mia preghiera sarò molto vicino ai vescovi anglicani che si riuniscono nella Lambeth Conference. Noi non possiamo e non dobbiamo intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro propria responsabilità e il nostro desiderio è che possano essere evitati scismi o nuove fratture e che si trovi una soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo, ma anche nella fedeltà al Vangelo. Queste due cose devono andare insieme. Il cristianesimo è sempre contemporaneo e vive in questo mondo, in un certo tempo, ma rende presente in questo tempo il messaggio di Gesù Cristo e, quindi, offre un vero contributo per questo tempo solo essendo fedele in modo maturo, in modo creativo ma fedele al messaggio di Cristo. Speriamo, e io personalmente prego, che trovino insieme la strada del Vangelo nel nostro oggi. Questo è il mio augurio per l'arcivescovo di Canterbury: che la comunione anglicana nella comunione del Vangelo di Cristo e nella Parola del Signore trovi le risposte alle sfide attuali.
P. Lombardi: Santità, noi La ringraziamo moltissimo di questo intervento, di questa conversazione e per le risposte che ci ha dato. Le rinnoviamo l'augurio per questo lungo viaggio, sperando che colga veramente tutti i frutti che Lei si aspetta. Noi cercheremo di collaborare con Lei nel far conoscere il Suo messaggio, nel farlo capire nel modo migliore. Grazie ancora.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

















