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Il mondo visto da Roma - 15 luglio 2008
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Martedì, 15 Luglio : 2008

Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Il Papa: politiche di preservazione dell'acqua e solidarietà
Benedetto XVI incontrerà il 25 luglio il premier dell'Iraq
Cardinale Hummes: “urgenza missionaria” per chi si dice già cristiano
Ordine vicino a Lefebvre annuncia la comunione con Roma

GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Il Cardinale Pell inaugura la Giornata Mondiale della Gioventù
Sydney: al via la grande festa della fede dei giovani
Benedetto XVI invia il primo sms ai giovani
La vera storia della Croce dei giovani
Iniziano le conversioni grazie alla GMG
I primi giovani di Molokai partecipano alla GMG
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio trovano alleati alla GMG

FORUM
“Non si può spegnere la vita con una sentenza”

DOCUMENTI
Messaggio di Benedetto XVI all'Expo di Zaragoza
Omelia del Cardinale Pell alla Messa inaugurale della GMG 2008


Santa Sede

Il Papa: politiche di preservazione dell'acqua e solidarietà
Nel messaggio all'Expo di Saragozza

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto politiche nazionali e internazionali sull'acqua basate su solidarietà e responsabilità, e non sul semplice guadagno.

Esiste un “diritto all'acqua” basato sulla dignità della persona umana, avverte, e quindi non si tratta unicamente di un “bene economico”.

Questa considerazione rappresenta parte del messaggio che il Pontefice ha inviato al Cardinale Renato Raffaele Martino, rappresentante della Santa Sede all'Esposizione internazionale su “Acqua e Sviluppo sostenibile” che si celebra a Saragozza (Spagna).

“Dobbiamo prendere coscienza del fatto che purtroppo l'acqua – bene essenziale e indispensabile che il Signore ha dato all'uomo per mantenere e sviluppare la vita – è considerata oggi, a causa della pressione di molteplici fattori sociali ed economici, un bene che deve essere particolarmente protetto mediante chiare politiche nazionali e internazionali, e utilizzato secondo criteri sensati di solidarietà e responsabilità”, propone il messaggio pontificio.

“L'uso dell'acqua – considerato un diritto universale e inalienabile – è collegato alle necessità crescenti e perentorie delle persone che vivono nell'indigenza, tenendo conto del fatto che l'accesso limitato all'acqua potabile si ripercuote sul benessere di un numero enorme di persone ed è spesso causa di malattie, sofferenze, conflitti, povertà e anche morte”, afferma.

Quello all'acqua è per il Pontefice “un diritto basato sulla dignità della persona umana; da questo punto di vista si devono esaminare attentamente gli atteggiamenti di quanti considerano e trattano l'acqua solo come un bene economico”.

“Il suo uso deve essere razionale e solidale, frutto di un'equilibrata sinergia tra il settore pubblico e quello privato”, scrive nel suo messaggio in occasione dell'Expo Saragozza.

Significati religiosi

Per il Papa l'acqua non è “un bene prevalentemente materiale”, perché ha anche “significati religiosi che l'umanità credente, e soprattutto il cristianesimo, ha sviluppato a partire da questa, dandole un grande valore come prezioso bene immateriale, che arricchisce sempre la vita dell'uomo su questa terra”.

“Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, in cui si considera l'acqua come simbolo di purificazione (cfr. Salmo 50,4; Giovanni 13,8) e di vita (cfr. Giovanni 3,5; Galati 3,27)?”, si chiede il Vescovo di Roma.

“Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per far fronte adeguatamente ai problemi etici, politici ed economici che interessano la complessa gestione dell'acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell'ambito sia nazionale che internazionale”.

Concerto

In occasione della Giornata della Santa Sede, questo lunedì sera si è svolto nella Sala Mozart dell'Auditorium di Saragozza un concerto in onore del Papa, con la partecipazione di circa 1.000 persone.

Il costo del biglietto d'ingresso, di 10 euro, verrà destinato a progetti di gestione dell'acqua a scopi agricoli in India sviluppati dall'istituzione caritativa cattolica Mani Unite.


Benedetto XVI incontrerà il 25 luglio il premier dell'Iraq
Nouri Al-Maliki sarà ricevuto a Castel Gandolfo

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Al suo ritorno dall'Australia, Benedetto XVI riceverà il 25 luglio il Primo Ministro dell'Iraq, Nouri Al-Maliki, secondo quanto ha confermato la Sala Stampa della Santa Sede.

L'udienza si svolgerà nella residenza pontificia di Castel Gandolfo, aggiunge la fonte, indicando che il premier iracheno sarà anche ricevuto dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano.

Al-Maliki, di origine sciita, Primo Ministro dal maggio 2006, ha condannato ripetutamente gli assalti degli ultimi tempi contro i cristiani del Paese, ritenendoli un attacco a tutti gli Iracheni.


Cardinale Hummes: “urgenza missionaria” per chi si dice già cristiano

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Di fronte all'“urgenza missionaria” attuale, i sacerdoti devono predicare il messaggio di Cristo anche negli ambienti in cui la fede è teoricamente radicata da tempo.

E' quanto afferma il Cardinale Cláudio Hummes, Arcivescovo Emerito di San Paolo (Brasile) e Prefetto della Congregazione per il Clero, in un messaggio inviato ai presbiteri in occasione della festa di San Giovanni Maria Vianney, il Curato D’Ars, il prossimo 4 agosto.

“La Chiesa oggi sa che esiste un’urgenza missionaria, non soltanto 'ad gentes', ma anche nelle regioni e negli ambienti nei quali da secoli la fede cristiana è stata predicata, impiantata e le comunità ecclesiali sono stabilite”, si legge nel testo.

“Si tratta della missione, o dell’evangelizzazione missionaria, dentro il gregge stesso, che abbia come destinatari coloro che noi abbiamo battezzati ma che, per diverse circostanze, non siamo riusciti ad evangelizzare sufficientemente, oppure che hanno perso il primo fervore e si sono allontanati”.

Tra le cause di questa distanza dalla fede, il porporato sottolinea “la cultura postmoderna della società contemporanea – una cultura relativista, secolarizzata, agnostica e laicista”, che esercita “una forte azione erosiva della fede religiosa di molte persone”.

Visto che la Chiesa è per sua stessa natura missionaria, ricorda il Cardinale, “sa che non può restare inerte e limitarsi ad accogliere ed evangelizzare coloro che La cercano, nelle sue chiese e comunità”.

“È necessario alzarsi e andare laddove le persone e le famiglie risiedono, vivono e lavorano”, osserva, sottolineando che “tutti i membri della comunità ecclesiale” sono chiamati a questa missione.

Un ruolo di spicco spetta ovviamente ai presbiteri, che rappresentano “la grande forza propulsiva della vita quotidiana delle comunità locali”.

“Quando i presbiteri si muovono, la Chiesa si muove – constata il Cardinale Hummes –. Se non fosse così, sarebbe assai difficile realizzare la missione”.

Rivolgendosi ai sacerdoti, il Prefetto del dicastero vaticano ricorda che sono “la grande ricchezza, il dinamismo, l’ispirazione pastorale e missionaria, in mezzo alla gente, laddove vivono, in comunità, i nostri battezzati”.

“La Chiesa ha la certezza di poter contare su di voi, perché sa, e riconosce esplicitamente, che la stragrande maggioranza dei sacerdoti – nonostante le debolezze e le limitazioni umane, che tutti abbiamo – sono sacerdoti degni, che donano ogni giorno la loro vita al Regno di Dio, che amano Gesù Cristo e il popolo che è loro affidato; sono sacerdoti che si santificano nell’esercizio diuturno del loro ministero, che perseverano sino alla fine nella mietitura del Signore”, ha aggiunto.

Di fronte a “una piccola parte di sacerdoti che ha deviato gravemente”, spiega, “la Chiesa cerca di riparare al male da essi compiuto”. Ciò non toglie che sia “fiera dell’immensa maggioranza dei suoi presbiteri, che sono buoni e sommamente lodevoli”.

“Nell’Anno Paolino e nell’attesa del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, che si svolgerà a Roma nell’ottobre prossimo, vogliamo tutti disporci all’urgente missione – ha concluso il Cardinale –. Che lo Spirito Santo ci illumini, ci invii, ci sospinga, affinché possiamo andare e annunziare, ancora una volta, la persona di Gesù Cristo, morto e risuscitato, e il Suo Regno”.


Ordine vicino a Lefebvre annuncia la comunione con Roma
I Redentoristi Transalpini, con sede centrale in un'isola della Scozia

ROMA, lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- Fra' Michael Mary, C.SS.R., Vicario generale dei Redentoristi Transalpini, con sede centrale in un'isola scozzese, che nella loro storia hanno ricevuto aiuto dall'Arcivescovo Marcel Lefebvre e dalla fraternità sacerdotale di San Pio X, ha annunciato su Internet la comunione con Roma.

L'annuncio ha avuto luogo in una lettera presentata sulla pagina web dell'Ordine (http://www.papastronsay.com) e pubblicata sul suo blog (http://papastronsay.blogspot.com).

L'ordine celebra l'Eucaristia secondo il rito precedente alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

Questo passo, spiega il religioso, ha avuto luogo dopo che “il 18 giugno scorso, di fronte al Cardinale Darío Castrillón e ai membri della Commissione Pontificia Ecclesia Dei a Roma, ho chiesto umilmente alla Santa Sede a mio nome e a nome del consiglio del monastero che le sanzioni sacerdotali fossero sollevate”.

“Il 26 giugno ho ricevuto a voce la notizia che la Santa Sede aveva accettato la nostra richiesta. Tutte le censure canoniche sono state sollevate”, ha aggiunto.

“Siamo profondamente grati al nostro Santo Padre, Benedetto XVI, per aver pubblicato nel luglio dell'anno scorso il Motu Proprio 'Summorum Pontificum', che ci ha chiamati a una comunione indiscussa e serena con lui”, afferma il Vicario.

“Ora abbiamo questa comunione indiscussa! E' una perla di grande valore; un tesoro nascosto nel campo; una dolcezza impossibile da immaginare se non si è sperimentata”.

Il suo valore, osserva, “non può essere espresso pienamente con il linguaggio umano e per questo speriamo che tutti i sacerdoti tradizionalisti che ancora non l'hanno fatto rispondano all'appello di Papa Benedetto XVI per godere della grazia della serena e indiscussa comunione con lui”.

Guardando al futuro, sostiene, “il prossimo passo sarà erigere canonicamente la nostra comunità”.

Originariamente con base a Joinville, in Francia, l'ordine si è trasferito nell'isola di Sheppey, Kent, e nel 1999 in modo permanente a Papa Stronsay, una piccola isola del nord della Scozia. I frati vivono nel monastero del Golgotha e pubblicano la rivista “The Catholic”.

L'ordine ha istituito di recente un secondo monastero nella città di Christchurch, in Nuova Zelanda. Anche il blog di questo monastero ha reso pubblico l'annuncio della comunione di Roma.

La regola dei Redentoristi Transalpini si basa su quella di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, tuttavia non vi è alcun legame gerarchico con l'Ordine Redentorista.


Giornata Mondiale della Gioventù

Il Cardinale Pell inaugura la Giornata Mondiale della Gioventù
Benedetto XVI manda ai pellegrini un sms

di Anthony Barich e Catherine Smibert


SYDNEY, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale George Pell ha lanciato un messaggio di benvenuto e di speranza a una folla in festa riunita per la Messa di apertura della Giornata Mondiale della Gioventù.

Prima della celebrazione, i circa 150.000 giovani sono stati salutati da un clima gradevole e da uno spettacolo di cultura indigena. I pellegrini hanno anche ricevuto un messaggio via cellulare da Benedetto XVI.

Il testo papale dice: “Giovane amico, Dio e il suo popolo si aspettano molto da te perché hai in te il dono supremo del Padre, lo Spirito di Gesù – BXVI”.

Dopo una processione di 168 bandiere e l'ingresso della Croce e dell'Icona della GMG, il Cardinale Pell ha dato il benvenuto ai pellegrini internazionali in quattro lingue.

Il suo saluto è stato ricambiato con un fragoroso applauso e accompagnato da canti e acclamazioni simili a quelli usati per ricevere il Papa. Il Cardinale Pell era accompagnato da 26 Cardinali, 400 Vescovi, un coro giovanile di 300 elementi e un'orchestra di 80. Alcuni giorni fa, aveva detto ai media che non vedeva l'ora di celebrare la più grande Messa della sua vita.

Mentre il sole tramontava sullo skyline di Sydney, il Cardinale Pell ha preso spunto dalla prima lettura di Ezechiele sulla valle delle ossa secche per illustrare la promessa di speranza.

Da un palco costruito in legno australiano, l'Arcivescovo di Sydney ha parlato ai giovani della presentazione che il profeta fa dei morti che diventano preda degli uccelli in “un immenso campo di battaglia di corpi insepolti”.

Ezechiele, ha sottolineato, è stato esortato da Dio a profetizzare a queste ossa. Quando il Signore ha soffiato la vita dentro di loro è emerso “un enorme esercito”.

Dio delle sorprese

Il Cardinale Pell ha sottolineato che la sua prima priorità non è rivolgersi a coloro che sono già forti nella fede, ma “dare il benvenuto e incoraggiare chiunque e ovunque si ritenga perso, in profonda sofferenza, con la speranza che è diminuita o è perfino svanita”.

Le cause di ogni ferita personale – alcool, droghe, rotture familiari o anche la solitudine del successo – sono “abbastanza secondarie” se paragonate alla chiamata di Cristo a tutti coloro che soffrono.

“Cristo vi sta chiamando a casa; all'amore, alla guarigione e alla comunità”, ha detto, incoraggiando alla speranza “tutti voi che siete tentati di dire 'la nostra speranza è svanita, siamo come morti'”.

“Noi cristiani crediamo nel potere dello Spirito di convertire e cambiare le persone dal male al bene; dalla paura e dall'incertezza alla fede e alla speranza”, ha aggiunto. “Il nostro compito è essere aperti allo Spirito, permettere al Dio delle sorprese di agire attraverso di noi. Qualunque sia la nostra situazione, dobbiamo pregare per l'apertura del cuore, per la volontà di fare il prossimo passo, anche se abbiamo paura di avventurarci troppo lontano”.

“Se prendiamo la mano di Dio, Egli farà il resto. La chiave è la fiducia. Dio non ci deluderà”.

Riferendosi alla seconda lettera di San Paolo ai Galati, il Cardinale ha esortato i giovani a non spendere la loro vita “seduti sulle panche, mantenendo le opzioni aperte – perché solo l'impegno dà realizzazione”.

Essere discepoli di Gesù richiede disciplina, ha affermato, aggiungendo che mentre “l'autocontrollo non vi renderà perfetti – con me non lo ha fatto –, è necessario sviluppare e proteggere l'amore nel vostro cuore ed evitare che gli altri, soprattutto la nostra famiglia e i nostri amici, siano feriti dai nostri errori per cattiveria o pigrizia”.

Nuovo spirito

Prima della celebrazione, il Vescovo ausiliare del Cardinale Pell, Anthony Fisher, ha parlato a ZENIT della Messa e di ciò che il porporato avrebbe detto, sottolineando che l'omelia sarebbe stata particolarmente intensa per l'Australia.

Il Vescovo Fisher ha affermato che un'interpretazione letterale di Ezechiele è adatta alla Nazione, che soffre una siccità che dura da 10 anni, ma secondo lui il messaggio è più relativo a un “popolo in declino”.

“La promessa di Cristo di una vita nuova è per la nostra cultura, il nostro Paese, i Paesi da cui provengono i pellegrini, per quanti stanno soffrendo e per i giovani vittime delle droghe”, ha detto il Vescovo, osservando che la lettura e il messaggio del Cardinale avrebbero dato ai giovani scoraggiati la speranza di superare la paura, la depressione o l'ansia.

Il presule ha riconosciuto che l'omelia sarebbe stata una sfida per le migliaia di giovani riunite, ma ha affermato che il suo messaggio per i giovani è che la Giornata Mondiale della Gioventù offrirà Cristo e la sua Chiesa come speranza per loro.

“Quando si sentono come ossa secche, c'è speranza per un nuovo Spirito, una nuova vita”, ha affermato.

Il Vescovo ausiliare di Sydney ha anche sottolineato il significato storico della Messa: il Cardinale Pell ha portato il pastorale di uno dei suoi predecessori, il Cardinale Patrick Moran, primo porporato australiano. Ha anche indossato l'anello episcopale e il pettorale del primo Arcivescovo di Sydney, John Polding.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Sydney: al via la grande festa della fede dei giovani
Con la Messa presieduta dal Cardinale Pell nel molo di Barangaroo

di Catherine Smibert

SYDNEY, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Quando i pellegrini si sono riuniti davanti alla Cattedrale di St. Mary di Sydney per il conto alla rovescia finale in vista dell'inizio della Giornata Mondiale della Gioventù sembrava Capodanno.

L'evento è iniziato martedì mattina e culminerà domenica con la Messa all'aperto presieduta da Papa Benedetto XVI all'ippodromo di Randwick.

I pellegrini si sono riuniti intorno all'orologio posto di fronte alla Cattedrale, che ha fatto il conto alla rovescia negli ultimi 500 giorni. La folla ha scandito all'unisono gli ultimi dieci secondi prima della mezzanotte, prorompendo poi in un gioioso “Felice Giornata Mondiale della Gioventù!”.

I giovani hanno iniziato questo martedì pomeriggio sei giorni di intensa attività con la Messa d'apertura a Barangaroo, presieduta dal Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney.
L'Arcivescovo Phillip Wilson di Adelaide ha detto a ZENIT di avere fiducia negli effetti positivi che il pellegrinaggio sta già avendo sui giovani australiani. Il presule è anche presidente della Conferenza Episcopale Australiana.

“Ho davvero testimoniato Cristo nelle attività degli ultimi giorni nella mia Diocesi di Adelaide e sono certo che Egli provvederà abbondantemente a quanti si trovano in pellegrinaggio a Sydney durante questa settimana”, ha rivelato.

Matthew Whan, dei Catholic Youth Services di Sydney, ha affermato che i 500 giorni prima dell'evento sono trascorsi sia lentamente che in modo molto rapido.

“E' stato un percorso splendido e a volte frenetico e ora i nostri gruppi vogliono godersi questa settimana e i benefici che certamente ne deriveranno”, ha detto il coordinatore del programma di formazione.

Whan e la sua squadra hanno riunito più di 17.000 iscrizioni alla Giornata Mondiale della Gioventù nella sola Arcidiocesi di Sydney.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Benedetto XVI invia il primo sms ai giovani
“Giovane amico, Dio e il suo popolo si aspettano molto da te...”

SYDNEY, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Papa Benedetto, o BXVI nel linguaggio degli sms, ha inviato questo martedì mattina il suo primo messaggio via telefono cellulare ai giovani che partecipano alla Giornata Mondiale della Gioventù in Australia.
Il messaggio, scritto con le abbreviazioni tipiche del formato, dice così: “Giovane amico, Dio e il suo popolo si aspettano molto da te perché hai in te il dono supremo del Padre, lo Spirito di Gesù - BXVI” (“Young friend, God and his people expect much from u because u have within you the Fathers supreme gift: the Spirit of Jesus – BXVI”).

In occasione della GMG, la compagnia telefonica australiana Telstra ha creato otto stazioni temporanee per permettere ai giovani pellegrini di inviare messaggi a famiglia e amici.

Quattro giganteschi “muri della preghiera” digitali sono stati costruiti presso l'Opera House di Sydney, il Domain, Darling Harbour e l'ippodromo di Randwick.

I pellegrini che si iscriveranno potranno anche inviare un messaggio ai muri della preghiera.

Gli utenti della Telstra possono iscriversi al servizio gratuito inviando la parola “Pope” al numero 0400 405 111 per ricevere i messaggi quotidiani.


La vera storia della Croce dei giovani
Nel racconto del Cardinale Paul Josef Cordes

ROMA, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Tutti i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù hanno visto la Croce dei giovani, arrivata questo lunedì alla baia di Sydney, tuttavia pochi conoscono le peripezie delle sue origini.

A rivelarle per la prima volta è stato il Cardinale Paul Josef Cordes, oggi Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", che nella prima GMG del 1984, era Vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici.

Il porporato ha raccontato questa storia legata alla GMG in occasione della celebrazione a Roma dei 25 anni del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, il 15 marzo scorso.

* * *

Le giornate della gioventù sono diventate una catena che congiunge paesi e continenti. Questo si è reso palese anche in Colonia allorché il Paese è stato invaso dal grande stuolo internazionale di giovani globals pacifici, entusiasmati per la prima volta da un Papa tedesco. La forza comunionale della fede s'incarna in modo particolarmente tangibile tutte le volte che nella giornata conclusiva avviene la consegna della Croce dell'Anno Santo. Data l'importanza di tale Croce, vorrei concludere col dire quel che so della sua storia; perché questa storia inizia pure nel Centro San Lorenzo.

Agli inizi dell'Anno Santo straordinario 1983/84 il nostro Santo Padre si accorse che nella basilica di San Pietro mancava una croce alta che attirasse gli occhi di chi vi pregava. Fece quindi collocare sulla Confessione una croce lignea di due metri buoni. Quando attraversò per l'ultima volta la Porta Santa, consegnò questa croce ai giovani del Centro San Lorenzo e, come se parlasse in privato, disse ai cinque che la ricevevano: "A conclusione dell'Anno Santo affido a voi il segno di questo anno giubilare: la Croce di Cristo. Portatela nel mondo come segno dell'amore di Gesù per l'umanità e annunciate a tutti che solo in Cristo, il Signore morto e risorto, è salvezza e redenzione".

I giovani del Centro san Lorenzo erano già stati conquistati quando mi raccontarono questo. Erano intenzionati a portare davvero la Croce nel mondo. Pensai di ridimensionare i loro fervidi entusiasmi dicendo che ognuno porta la sua croce nel mondo. Ma essi intendevano prendere proprio alla lettera la consegna del Papa. Finii per cedere alla loro insistenza. Ma a chi interessava una croce di legno, anche se era stata innalzata in San Pietro in Vaticano, anche se potevamo rifarci al desiderio del Papa? Dovemmo quindi conferire un posto specifico alla Croce con un atto di culto. Ed eccoci allora in piccola comitiva a pregare e cantare per le vie di Roma, diretti verso i centri dei vari movimenti spirituali: Comunione e liberazione, i carismatici, la parrocchia dei Martiri Canadesi per il Cammino neocatecumenale. Alla fine delle processioni, catechesi, liturgia e solenne adorazione della Croce, spesso nello stile della comunità monastica di Taizé.

Poco dopo – luglio 1984 – ebbe luogo a Monaco il Katholikentag. Con una copertura di metallo rendemmo trasportabile la nostra croce e volammo in Baviera. Il vescovo ausiliare Mons. Tewes, poi defunto, era il responsabile della liturgia. Lo pregammo di far erigere per la celebrazione conclusiva nell'Olympiastadion una grande e semplice croce di legno che fosse visibile a tutti. Ma faceva fatica a capire la nostra richiesta: portare da Roma una croce di legno! A Monaco scarseggiavano forse croci abbastanza belle? Insistemmo: si trattava della Croce dell'Anno Santo, e il Papa ci aveva esortati a portarla nel mondo come segno della salvezza che viene da Cristo. Monsignor Tewes temporeggiò ancora. Allora ci rimettemmo di nuovo per le strade, stavolta della capitale bavarese, armati di un megafono, pregando e cantando. Grande fu poi la nostra gioia allorché il Vescovo accondiscese al nostro desiderio e la Croce ebbe il suo posto d'onore durante la cerimonia conclusiva.

Nel successivo incontro col Santo Padre potei riferirgli: "I giovani del Centro San Lorenzo hanno adempiuto l'incarico ricevuto di portare la Croce dell'Anno Santo per il mondo". Per tutta risposta il Papa dice: "Ma allora portatela anche al cardinal Tomaček a Praga". Non era per niente semplice farlo, e per ragioni politiche. La Cecoslovacchia era uno dei paesi più fortemente asserviti al comunismo. La Chiesa non vi aveva libertà né spazio vitale. E il grande oppositore del regime, il Cardinale di Praga, era perfettamente isolato e controllato a vista. Solo con qualche stratagemma ci sarebbe riuscito di portar la Croce fino all'eroe della resistenza anticomunista, allora già ottantaseienne, e consolarlo nei suoi arresti domiciliari.

I giovani architettarono il piano: ottenere il visto per un gruppo di studenti dell'università di Tubinga in viaggio di studio alla volta di Praga. Le autorità comuniste concessero il visto d'entrata, ed essi riuscirono a camuffarsi da squadra di operai edili, ad entrare nell'abitazione del Cardinale e trasportarvi di nascosto la Croce. Il Cardinale era commosso fino alle lacrime e benedisse quei giovani temerari che a loro gran rischio e pericolo gli avevano manifestato l'affetto del Papa. Furono scattate delle foto, che in seguito, pubblicate su uno dei maggiori giornali tedeschi, suscitarono grande sensazione.

Da allora ad oggi la Croce dell'Anno Santo ha fatto, per così dire, carriera. Ora la si chiama non più "Croce dell'Anno Santo", bensì "Croce della Giornata della Gioventù". Il desiderio di averla è tale che se ne sono dovuti approntare dei duplicati, perché davanti ad essa nel mondo intero ci si possa ricordare dell'amore di Gesù. Davanti ad essa hanno pregato giovani di tutti i continenti, e, grazie a tali preghiere, qualcuno ha riscoperto il nesso fra i propri peccati e la passione del Signore e dopo anni e anni, ha ritrovato la via del confessionale. Davvero la Croce è stata un segno efficace di salvezza!


Iniziano le conversioni grazie alla GMG
La Croce e l'Icona arrivano al termine del loro lungo viaggio

di Anthony Barich

SYDNEY, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Giornata Mondiale della Gioventù è appena iniziata e sta già portando conversioni alla Chiesa cattolica.

La coordinatrice per la GMG della comunità polacca cattolica di Sydney, la 24enne Basia Slusarczyk, ha spiegato a ZENIT che il suo ragazzo, non cattolico, sta partecipando al rito di iniziazione cristiana per adulti. La sua conversione è stata innescata dall'esperienza di pregare con lei per i frutti della Giornata.

“Sta assistendo alla Giornata Mondiale della Gioventù insieme a me e spero che la settimana di eventi e la solidarietà con così tanti cattolici di tutto il mondo lo rendano fiero di unirsi alla famiglia cattolica”, ha detto Basia.

La ragazza ha partecipato con un gruppo di giovani australiani di origine polacca vestiti con gli abiti tradizionali della Polonia alla venerazione della Croce e dell'Icona della GMG al Belmore Park.
Basia pensa che l'evento porterà nuova vita nella Chiesa in Australia, dando vigore a ciò che si è affievolito.

“In Australia abbiamo chiese piccole ed entusiaste, e abbiamo bisogno che rimangano in vita per le generazioni future”, ha detto.

La ragazza ha affermato che i giovani sono attirati da Benedetto XVI come lo erano da Papa Giovanni Paolo II, che ha dato vita alla Giornata Mondiale della Gioventù.

L'interesse del Papa defunto per la vita dei giovani continua ad attrarre i ragazzi verso la fede, soprattutto in Polonia, ha osservato.

“[Karol Wojtyla] era rimasto molto male quando gli era stato chiesto di diventare Arcivescovo di Cracovia, perché significava porre fine al suo lavoro quotidiano con i giovani della sua parrocchia”, ha ricordato. “Quando però è diventato Papa, ha mantenuto il suo amore per i giovani, anche nella malattia. C'era qualcosa nei suoi occhi e nella sua voce che attirava i giovani a lui”.

Basia guida un gruppo di 200 iscritti all'evento di Sydney e dice che a loro si sono uniti anche pellegrini di Irlanda, Canada, Polonia e dell'Australia Occidentale.

“Amiamo molto Giovanni Paolo II e ci rendiamo conto del grande impatto che ha avuto su ciascuno di noi e sul mondo”, ha detto Agnieszka Jaszczyszyn, 34 anni.

Ad ogni modo, Benedetto XVI non è mai lontano dai pensieri dei giovani, che continuano a pregare per il successo della sua missione in Australia. “E' grazie a Papa Benedetto XVI che abbiamo avuto la Giornata Mondiale della Gioventù 2008 a Sydney – ha portato avanti la tradizione”, ha aggiunto. “I giovani del mondo sono qui grazie a lui”.

Arrivo

Le strade di Sydney sono state invase da pellegrini come quelli del gruppo polacco, che volevano assistere alla tappa finale del viaggio della Croce e dell'Icona della GMG.

La Croce è stata affidata ai giovani del mondo da Giovanni Paolo II nel 1984 perché venisse portata come simbolo dell'amore di Cristo per l'umanità; l'Icona della Madonna è stata il suo secondo dono alla gioventù nel 2003, perché accompagnasse la Croce.

L'ultima tappa del viaggio dei due simboli per le vie di Sydney è stata il culmine di un viaggio globale. Dopo aver attraversato i continenti, la Croce e l'Icona sono state consegnate ai rappresentanti australiani la domenica delle Palme del 2006 a Roma.

Centinaia di pellegrini hanno seguito la Croce e l'Icona mentre venivano portate in battello da Manly a Circular Quay, poi hanno camminato accanto a loro nel quartiere degli affari fino a Belmore Park, dove ogni pellegrino ha potuto venerarle e molti si sono commossi fino alle lacrime e si sono abbracciati mentre altri pregavano e cantavano intorno a loro.

I simboli della GMG hanno fatto parte dello scenario della Messa d'apertura di questo martedì, svoltasi alle 16.00 ora locale e presieduta dal Cardinale George Pell di Sydney a Barangaroo, un porto in disuso a East Darling Harbor.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


I primi giovani di Molokai partecipano alla GMG
Gli isolani ispirati da due futuri santi

di Carolyn Girard

SYDNEY, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Se si parla di Hawaii, la gente pensa in genere a destinazioni esotiche con palme, surf e spiagge sabbiose. L'ultima cosa che viene in mente è forse una piccola ma viva comunità di cattolici entusiasti per futuri santi, una nuova chiesa e un viaggio storico per vedere il Papa. Benvenuti nella realtà dell'isola di Molokai.

“Tutto ciò che faccio, tutto ciò che sono è costruito intorno alla mia fede”, ha affermato Ayla Bicoy, diciottenne della comunità cattolica di Molokai, rappresentata da tre chiese cattoliche che si condividono un sacerdote.

Ayla è una dei 13 giovani e dei 6 adulti che hanno lasciato il 12 luglio la piccola isola per Oahu, dove si sono uniti ad altri pellegrini hawaiani partiti alla volta di Sydney (Australia) per partecipare dal 15 al 20 luglio alla Giornata Mondiale della Gioventù.

E' la prima volta che qualcuno di Molokai partecipa a uno di questi eventi con il Papa.

“E' qualcosa che nessuno sulla nostra isola aveva cercato di fare, e molta gente pensava che non saremmo riusciti a farlo, ma dicevamo che l'avremmo fatto e così è stato”, ha aggiunto Ayla.

L'Australia è molto più vicina alle Hawaii delle ultime sedi della Giornata Mondiale della Gioventù, il che ha reso il viaggio più abbordabile. Nonostante questo, ogni pellegrino ha dovuto spendere 3.300 dollari. Per una comunità che risparmia continuamente per costruire una nuova chiesa, l'ultimo anno ha significato una serie di eventi finalizzati a raccogliere fondi, ma ciò non ha distratto quanti si concentravano sull'evento di Sydney.

Come altri giovani del mondo, quelli di Molokai hanno organizzato raccolte di denaro – vendita di oggetti, dolci, piante... – e hanno chiesto a famiglia e amici un aiuto. I giovani hanno anche ricevuto fondi dalle suore e dai sacerdoti del Sacro Cuore, i primi missionari cattolici nelle isole Hawaii, e dai loro donatori dell'“Angel Club”.

I beati patroni

I giovani di Molokai hanno un altro motivo per assistere alla Giornata Mondiale della Gioventù e far conoscere la loro isola ai cattolici del mondo. Molokai è infatti in attesa della canonizzazione dei suoi due beati.


“Avremo presto due santi che sono una parte fondamentale della storia della nostra isola”, ha proseguito Ayla Bicoy. “Questo ci dà un grande esempio di vita reale da cui imparare e da imitare. Penso che nessuno di noi capirà davvero quanto sia speciale la nostra parrocchia finché non ne parleremo ad altre persone”.

Il beato padre Damien de Veuster, il cui nome verrà usato per la nuova chiesa cattolica che si pensa verrà completata nel 2011, è stato alla fine dell'Ottocento il ministro di centinaia di malati di lebbra, confinati nella penisola di Kalaupapa o nella zona settentrionale di Molokai. La beata madre Marianne Cope venne poi in suo aiuto per aiutare i pazienti quando padre Damien stesso aveva contratto la malattia.

Con due futuri santi, i giovani di Molokai hanno un'ulteriore fonte di entusiasmo nel loro pellegrinaggio, mentre si preparano a parlare delle radici cattoliche della loro isola.

Ayla Bicoy e sua sorella minore sono state coinvolte negli eventi della gioventù cattolica al liceo. La madre Alicia, volontaria per il gruppo giovanile, ha affermato che la parrocchia offre ai suoi ragazzi l'opportunità di incontrarsi ogni settimana.

Nel corso degli anni, i ragazzi hanno partecipato a progetti di servizio, ritiri, incontri sociali, discussione di eventi e studi biblici e hanno esplorato gli insegnamenti cattolici attraverso attività e giochi interattivi.

Quest'anno, il gruppo giovanile si è incontrato mensilmente con il suo sacerdote, padre Clyde Guerreiro.

Ambasciatori

Da gennaio, i membri del gruppo hanno iniziato a riunire i cattolici dell'isola per una Messa mensile per giovani e adulti la domenica sera, seguita in genere da una cena in cui ognuno porta qualcosa da mangiare. Nella prima Messa si è fatto ricorso alla musica rock imparata nei raduni giovanili e nei ritiri su altre isole, ma il gruppo di Molokai ha adattato alcune musiche al reggae, popolare nell'isola.

“Era uno dei nostri principali obiettivi per la Messa giovanile – più musica gioiosa”, ha detto Ayla. “E' ancora molto valida e divertente, e cerchiamo di rinnovare le canzoni”.

Ayla spera che la GMG la aiuti ad apprezzare maggiormente l'universalità della fede cattolica e a ottenere un “attaccamento più radicato” a ciò in cui crede unendosi ad altri giovani del mondo che condividono la stessa fede.

Sua madre prega che tutto il gruppo sia ambasciatore del beato Damien e della comunità, “piena di aloha”.

“Sono entusiasta per loro”, ha detto. “Posso solo immaginare le esperienze che ci riporteranno e i fuochi spirituali che verranno accesi”.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio trovano alleati alla GMG
I pellegrini esortati a combattere la povertà globale

di Catherine Smibert


SYDNEY, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Giornata Mondiale della Gioventù non è solo celebrazione e festa. Deve anche essere un appello all'azione per portare il messaggio di Cristo a un mondo socialmente ingiusto, ha affermato il presidente di Caritas Internationali.

Il Cardinale Oscar Rodríguez ha parlato con ZENIT della volontà di portare la dottrina sociale della Chiesa al centro dell'evento di Sydney.

Caritas Australia ha organizzato un'esibizione multimediale sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio alla Customs House di Circular Quay. L'evento è intitolato “Blueprint for a Better World” (“Progetto per un Mondo Migliore”) ed è stato aperto ufficialmente con una cerimonia nel porto di Sydney lunedì sera.

Il Cardinale Rodríguez ha inaugurato l'iniziativa dopo aver trascorso una settimana parlando ai giovani in occasione delle Giornate nella Diocesi a Melbourne.

“E' splendido avere la Giornata Mondiale della Gioventù e tutti i festival, i canti, le danze e le celebrazioni che la accompagnano, ma è anche importante utilizzarla come punto di riferimento per rendersi conto della realtà nel mondo, per ascoltare la chiamata all'azione e rispondere”.

“Sono preoccupato perché a questa velocità potremmo non raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, ha confessato.

Il porporato dice di fare appello non solo ai leader del G8, ma “alle Nazioni del G8 e ai giovani stessi perché agiscano nell'assistere la volontà politica di alleviare la povertà […], perché senza giustizia sociale non c'è pace, e questo è ciò per cui operano la Caritas e i suoi partner”.

Più che turisti

Evan Ellis, coordinatore della GMG di Caritas Australia, ha detto a ZENIT che l'esibizione è stata progettata per dare ai giovani l'opportunità di riflettere sulle questioni relative alla giustizia sociale e di sfidare le disuguaglianze presenti nel mondo.

“Sarà uno spazio che permetterà ai giovani di riflettere, discutere, meditare, dibattere, pianificare, ascoltare e analizzare le questioni di giustizia sociale e le richieste della dignità umana”, ha affermato.

L'esibizione interattiva include l'uso di strutture, arte di strada e video, più un “muro dell'impegno” perché ogni pellegrino si impegni a compiere passi concreti per costruire un mondo più giusto, iniziando nella propria comunità.

“Stiamo cercando di sottolineare cose che non si troveranno nelle brochure turistiche”, ha aggiunto Ellis.

L'idea è quella di permettere ai presenti di sapere di più degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e di approfondire l'operato di organizzazioni come la Caritas.

Caritas Australia è stata un partner strategico per la preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù 2008. Secondo il segretario generale, Duncan McLaren, è importante ricordare ai giovani che la giustizia sociale è al centro del credo cattolico.

“La fede cattolica comprende tre aspetti: uno è l'adorazione e la liturgia, l'altro è la predicazione al mondo e il terzo è la giustizia sociale, al cuore di tutto questo”, ha affermato.

L'esibizione proseguirà fino al 9 agosto.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Forum

“Non si può spegnere la vita con una sentenza”
Da Sydeny il Cardinale Bagnasco ribadisce il no alla morte di Eluana

SYDNEY/ROMA, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Appena arrivato a Sydney per la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), questo martedì, il Cardinale Angelo Bagnasco ha respinto nettamente ogni tentativo di togliere la vita a Eluana Englaro.

Nel corso di una conferenza stampa, tenutasi presso il Radisson Plaza Hotel, alla domanda su cosa pensasse della sentenza pronunciata mercoledì scorso dalla Corte d'Appello civile di Milano che autorizza a interrompere l’alimentazione e l’idratazione di Emanuela Englaro, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha risposto che “è drammatico consumare una vita con una sentenza”.

In particolare il Cardinale Bagnasco ha spiegato che "anche se a tanti chilometri di distanza, purtroppo in questo momento viviamo tutti sentimenti di partecipazione, di dolore, di preoccupazione e di rispetto per una situazione di sofferenza, ma non possiamo tacere che è un momento delicato e drammatico se si dovesse procedere alla consumazione della vita con una sentenza".

Secondo il Presidente dei Vescovi Italiani, “è un momento che fa veramente preoccupare e che deve far preoccupare tutti noi e tutte le persone di buona volontà”, perché “togliere idratazione e nutrimento nel caso specifico è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno di noi”.

Nel frattempo in Italia, la comunità civile si sta sollevando. Giuliano Ferrara, Direttore de “il Foglio” e già autore di una mobilitazione per la moratoria sull’aborto, e Luigi Amicone, Direttore del settimanale “Tempi”, hanno proposto di raccogliere bottigliette d’acqua sul sagrato del Duomo di Milano, come gesto simbolico di chi vuole continuare a dissetare Eluana.

E già dal 14 luglio, sul sagrato del Duomo di Milano, sempre più persone lasciano una bottiglia d’acqua per Eluana.

Il Movimento per la Vita Ambrosiano ha già annunciato che giovedì 17 luglio, alle ore 18.30, porterà simbolicamente una bottiglia d'acqua sul sagrato del Duomo di Milano. Il gesto della bottiglia d’acqua verrà riproposto dal Movimento per la Vita Ambrosiano lunedì 21 luglio, alle ore 20.30, a Lecco fuori dalla clinica dov’è ricoverata Eluana e la serata avrà anche un momento di preghiera con la recita del Rosario per la Vita.

L’associazione “Scienza & Vita” ha lanciato invece un appello dal titolo “No alla condanna a morte di Eluana Englaro” su cui sta raccogliendo le firme (segreteria@scienzaevita.org; fax: 06/68195205).

L’appello dice: “No alla prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana. No alla sentenza di morte pronunciata da alcuni giudici italiani contro Eluana Englaro”.

Ricordando la vocazione favorevole alla vita del popolo italiano i Presidenti dell’associazione,
Maria Luisa Di Pietro e Bruno Dalla piccola, chiedono di “fermare la mano di chi si appresta a togliere la vita dando attuazione alla sentenza di un tribunale”, perché “le stesse leggi italiane non ammettono l’eutanasia”.

Scienza & Vita si rivolge a tutta l’opinione pubblica, ai mondi della cultura e della scienza, del diritto e dell’economia, dell’informazione e del sociale perché “sappiano pronunciare un grande 'sì' alla vita e un 'no' insuperabile alla condanna a morte di Eluana”.

L’appello è rivolto anche alla famiglia di Eluana “ad accogliere l’invito di chi ha dichiarato di voler continuare ad assisterla amorevolmente”, con la garanzia che Scienza & Vita ed i firmatari dell’appello si impegnano “a sostenere tutti gli sforzi per garantire la vita di Eluana”.

Tra i primi firmatari dell’appello il Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) che attraverso la voce del suo Presidente nazionale, Salvatore Martinez, ha ribadito che “nessun tribunale umano può decretare la morte”.

Martinez ha aggiunto che “tutta la nazione italiana deve reagire con coraggio e determinazione perché la difesa dei piccoli e degli indifesi è la più alta espressione di civiltà per qualsiasi organizzazione umana”.

Immediata anche l’adesione del Movimento per la Vita. Il Presidente Carlo Casini ha spiegato: “Rispettiamo il dolore di una famiglia da anni sottoposta ad una prova terribile. Ma abbiamo anche a cuore il destino di Eluana che un tribunale ha deciso che debba svolgere il ruolo di martire sulla strada della legalizzazione dell’eutanasia”.

Il Presidente del MpV ha precisato che “di eutanasia si tratta senza dubbio, visto che togliere i supporti alle funzioni vitali equivale a dare attivamente la morte, solo in modo ancora più crudele e disumano”.

Tra le prime adesioni anche quella dei Cristiani per l’Ambiente (www.cristianiambient.org), il cui presidente Antonio Gaspari ha scritto: “Con immenso rispetto del dolore e della sofferenza dei genitori di Eluana, per la difesa del dono unico e inestimabile della vita, nell’impegno per costruire una civiltà dell’amore, noi ci impegniamo a nutrire e dissetare ogni persona, soprattutto i più bisognosi, in particolare ci impegniamo ad amare ogni vita umana”.

Parlando anche a nome dei suoi associati il Presidente dei CpA ha commentato: “Non capiamo perché Eluana debba essere condannata a morire. In una società dove ci sono associazioni e gruppi che difendono i diritti anche dei vegetali, perché per Eluana non c’è diritto alla vita?”.

“In una società dove tanti si battono per garantire il diritto all’acqua potabile per milioni di individui, perché si vuole togliere questo diritto a Eluana?”.

“Come ci si può opporre alla tortura ed alla pena di morte se poi si intende far morire per sete e per fame un innocente?”, ha chiesto Gaspari.

Il Presidente dei CpA, citando il Cardinale Carlo Caffarra, ha sostenuto che “la civiltà cristiana, in cui noi ci riconosciamo, sottolinea che 'tutto l’universo impersonale non vale una sola persona' qualsiasi siano le sue condizioni”.

“Per questo – ha concluso Gaspari – salvare la vita di Eluana è la prova che la nostra civiltà ha ancora abbastanza umanità per non cadere nella barbarie”.



Ultima modifica di Redazione il 17 Lug 2008 00:50, modificato 8 volte in totale 






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Martedì, 15 Luglio : 2008

Documenti

Messaggio di Benedetto XVI all'Expo di Zaragoza

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il messaggio che Benedetto XVI ha inviato al Cardinale Renato Raffaele Martino, Rappresentante della Santa Sede all’Esposizione internazionale su Acqua e Sviluppo sostenibile, in corso a Zaragoza (Spagna), in occasione della celebrazione della "Giornata della Santa Sede", presente all’Expo con un proprio padiglione.


* * *

Al Signor Cardinale

Renato Raffaele Martino,

Rappresentante della Santa Sede per la giornata della Santa Sede nella Esposizione Internazionale  di Zaragoza

Mi è grato inviare un messaggio di fede e di speranza a quanti stanno visitando in questi giorni la Expo di Zaragoza 2008, dedicata ai complessi temi relazionati con il valore che ha l'acqua per la vita dell'uomo e il mantenimento dell'equilibrio fra i diversi elementi del nostro mondo. La Santa Sede ha voluto essere opportunamente presente nella Expo con uno stand preparato insieme all'Arcidiocesi di Zaragoza, che ringrazio per il suo generoso impegno nel promuovere adeguate iniziative culturali in grado di avvicinare il visitatore all'incommensurabile patrimonio di spiritualità, arte e saggezza sociale che s'ispira all'acqua e che è stato custodito dalla Chiesa cattolica.

Dobbiamo prendere coscienza del fatto che, purtroppo, l'acqua — bene essenziale e indispensabile che il Signore ha dato all'uomo  per mantenere e sviluppare la vita — è considerata oggi, a causa dell'assedio e della pressione di molteplici fattori sociali ed economici, bene che deve essere particolarmente protetto mediante chiare politiche nazionali e internazionali e utilizzato secondo criteri sensati di solidarietà e di responsabilità. L'uso dell'acqua — che è considerato un diritto universale e inalienabile — è relazionato con i bisogni crescenti e perentori  delle persone che vivono nell'indigenza, tenendo conto che «un limitato accesso all'acqua potabile incide sul benessere di un numero enorme di persone ed è spesso causa di malattie, sofferenze, conflitti, povertà e addirittura di morte» (Pontificio Consiglio Iustitia et Pax, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 484). Riguardo al diritto all'acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha il proprio fondamento nella dignità della persona umana; da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l'acqua unicamente come un bene economico. Il suo uso deve essere razionale e solidale, frutto di un'equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privato.

Il fatto che oggigiorno si consideri l'acqua come un bene preminentemente materiale, non deve far dimenticare i significati religiosi che l'umanità credente, e soprattutto il cristianesimo, ha sviluppato a partire da essa, dandole un grande valore come un prezioso bene immateriale, che arricchisce sempre la vita dell'uomo su questa terra. Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l'acqua come simbolo di purificazione (cfr Sal 50,4; Gv 13,8) e di vita (cfr Gv 3,5; Gal 3,27)? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un'adeguata impostazione dei problemi etici, politici ed economici che condizionano la complessa gestione dell'acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell'ambito sia nazionale sia internazionale.

Con i migliori auspici che l'Expo di Zaragoza susciti in tutti coloro che la visitano riflessioni appropriate e favorisca nelle autorità competenti le decisioni opportune a favore di un bene tanto essenziale per la vita dell'essere umano sulla terra, invio a tutti, come pegno di abbondanti doni celesti, la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 10 luglio 2008

BENEDETTO PP. XVI

[Traduzione a cura de "L'Osservatore Romano"]


Omelia del Cardinale Pell alla Messa inaugurale della GMG 2008

SYDNEY, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia pronunciata dal Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney, nel presiedere questo martedì nel molo di Barangaroo, a Sydney, la Messa di apertura della Giornata Mondiale della Gioventù 2008.

* * *

Sappiamo tutti che Cristo Nostro Signore è spesso descritto come il Buon Pastore del salmo responsoriale di oggi. Ci conduce ad acque tranquille, rinvigorisce il nostro spirito e ci permette di riposare. Riferendosi a questa immagine in un’altra occasione Gesù spiega che questo pastore è pronto a lasciare le altre 99 pecore per andare in cerca di quella smarrita. Ai giorni nostri vi sono pochi Paesi in cui i pastori si occupano solo di 20 o 30 pecore, e qui in Australia, una terra dalle vaste fattorie e con molti capi di bestiame, le parole del Signore sembrerebbero non rispecchiare la realtà. Se le pecorelle smarritte fossero preziose e in buona salute, forse varrebbe la pena di spendere tempo per cercarle. Ma il più delle volte esse sono dimenticate senza che la loro assenza sia notata. Gesù ha affermato che sia Lui che suo Padre non sono così, perché Lui conosce ogni percora del suo gregge e, come un padre buono, si mette alla ricerca della pecorella smarrita, specialmente quando questa è malata o nei guai, o non riesce a cavarsela da sola.

Prima, all’inizio di questa Messa, vi ho dato il benvenuto a questa settimana della Giornata Mondiale della Gioventù, e ora colgo l’occasione per rinnovarvi questo benvenuto. Così facendo non voglio iniziare con le novantanove pecore in buona salute, ovvero con tutti quelli che tra voi hanno il cuore aperto allo Spirito e sono già diventati dei testimoni instancabili di amore e di fede. Voglio iniziare ad accogliere e a incoraggiare quanti tra voi si sentono smarriti o si trovano in uno stato di profonda sofferenza, quanti fanno fatica a sperare e quanti la speranza l’hanno già persa completamente. Giovani e adulti, uomini e donne, Cristo non ha mai smesso di chiamare tutti voi che soffrite; da duemila anni vi invita a cercare in Lui riconforto. Le cause della vostra sofferenza possono essere molteplici e legate a problemi di alcol e di droga, a crisi familiari, a uno stato di concupiscenza, alla solitudine o al decesso di una persona cara. Oppure potrebbero anche essere legate al vuoto lasciato da un successo effimero.
La chiamata di Cristo è rivolta a tutti coloro che si trovano in questo stato di sofferenza, non solo ai cristiani e ai cattolici, ma anche, e soprattutto, a tutti coloro che non appartengono a nessuna religione. Cristo vi chiama a casa e vi invita ad amare, ad assistervi reciprocamente e a fare comunità. La prima lettura di oggi è tratta dal libro di Ezechiele, uno dei più grandi profeti di stirpe ebraica insieme a Isaia e a Geremia. Per voi australiani, abituati a vedere molte parti dell’Australia soffrire ancora la siccità, l’immagine della “valle di ossa inaridite e di scheletri senza carne” dovrebbe essere eloquente. Questa immagine inquietante è rivolta in modo particolare a tutti coloro che sono tentati di affermare che “la nostra speranza è svanita [e che] siamo perduti”.

Questo non è vero finché possiamo ancora scegliere. Finché viviamo possiamo sempre scegliere di sperare e la speranza cristiana porta con sé la fede e l’amore. Fino alla fine saremo sempre liberi di scegliere e di agire. L’immagine della valle delle ossa inaridite, la più spettacolare dell’intera Bibbia, fu rivelata da Dio per mezzo del profeta Ezechiele al tempo in cui il popolo ebraico era tenuto prigioniero a Babilonia, probabilmente più verso l’inizio che non verso la fine del VI secolo a.C.. Il popolo ebraico aveva subito il dominio degli Assiri e il suo declino politico era iniziato già da 150 anni. In seguito, nel 587, arrivò l’ultima e definitiva sconfitta, una catastrofe che per gli ebrei segnò l’inizio della deportazione e dell’esilio. Essi erano disperati, si sentivano impotenti e pensavano che non avrebbero mai potuto cambiare la situazione nella quale si trovavano.

Questi sono i fatti storici che facevano da sfondo alla drammatica visione di Ezechiele, una visione in cui i morti erano proprio morti, ridotti alla condizione di bianchi scheletri da uccelli predatori che avevano appena finito di cibarsi delle loro carni. La valle era un immenso campo di battaglia di cadaveri insepolti. In questa valle, Dio affida a un esitante e perplesso Ezechiele l’incarico di profetizzare; non appena Ezechiele profetizza, le ossa si riaccostano l’una all’altra con rumore e la terra si mette a tremare. I tendini si riallacciano, la carne e la pelle tornano a ricoprire i corpi.

Ma perché tutto si compia un altro elemento è necessario: il soffio vitale, lo Spirito, giunto dai quattro angoli della Terra per rianimare i corpi; alla sua venuta essi “ritorna[no] in vita, si alza[no] in piedi [e formano] un esercito grande [e] sterminato”. Mentre noi guardiamo a questa visione come a una prefigurazione della morte e della risurrezione, dobbiamo tenere presente che gli ebrei, al tempo di Ezechiele, non credevano nella vita dopo la morte. Per loro l’esercito grande e sterminato rappresentava il popolo ebraico, ovvero gli ebrei del Regno del Nord deportati in Assiria, quelli che erano rimasti in patria e quelli che vivevano a Babilonia. Tutti aspettavano di ricongiungersi nella loro terra e sapevano che l’unico e vero Dio l’avrebbe fatto. E così avvenne.

Nel corso dei secoli noi cristiani abbiamo utilizzato questo passo tratto dalle Sacre Scritture a Pasqua, specialmente nella notte del Sabato Santo, per il battesimo dei catecumeni. Il passo offre un’immagine potente del potere rigeneratore dell’unico e vero Dio per questa vita e per l’eternità.
La saggezza popolare insegna che la volpe perde il pelo ma non il vizio, ma noi cristiani crediamo che lo Spirito ha il potere di convertire e di cambiare le persone, di distoglierle dal male e di conquistarle al bene, e di tramutare l’incertezza e la paura in fede e speranza. La visione di Ezechiele rafforza la fede dei credenti, perché i credenti conoscono la forza della benevolenza di Dio e la capacità della tradizione cattolica e cristiana di generare nuova vita e di prosperare anche nelle circostanze più improbabili.

La stessa forza che si intravede nella visione di Ezechiele ci viene offerta oggi, viene offerta a ciascuno di noi senza eccezioni. In particolare, voi giovani pellegrini potete guardare al futuro che vi sta davanti, così promettente. La parabola del Vangelo del seminatore e del seme vi ricorda la grande opportunità che avete di abbracciare la vostra vocazione e di produrre un raccolto abbondante, raccogliendo il centuplo. La prima parabola di Gesù che Luca, Marco e Matteo riportano nei loro scritti è quella del seminatore. Questa parabola spiega alcune delle verità fondamentali, suggerendo le difficoltà che possiamo incontrare quando cerchiamo di essere discepoli di Cristo e illustrando delle forme di vita alternative a una vita cristiana feconda . In questo caso la fedeltà non è né facile, né scontata.

Un dato di fatto rende la parabola del seminatore ancora più plausibile. In effetti sembra che gli ebrei ai tempi di Gesù gettassero i semi sul terreno prima di ararlo; questo spiega un po’ meglio perché i semi si trovino in posti improbabili, e non nei solchi dell’aratro. Siamo forse noi tra quelli portati via dal diavolo, come Gesù spiega attraverso l’immagine del seme divorato dagli uccelli del cielo? Suppongo che nessuno di voi, qui presente a questa Messa, si trovi in questa categoria. Alcuni di noi potrebbero essere come il seme che cade sulla pietra che non può mettere radici. Quelli che si trovano in questa seconda categoria molto probabilmente si stanno sforzando di ricominciare una nuova vita spirituale, o almeno stanno prendendo in considerazione l’idea di farlo. Molti di noi si trovano nella terza o nella quarta categoria: il seme è caduto sulla terra buona, sta crescendo e si sta sviluppando.

Tuttavia corriamo sempre il rischio di essere zappati via dai problemi della vita. Tutti noi, giovani e meno giovani, dobbiamo pregare per rimanere saggi e perseveranti. Non faccio fatica a credere che il Signore abbia spiegato questa parabola ai suoi più fedeli discepoli e che in seguito essi gli abbiano più volte chiesto delle spiegazioni. Tuttavia, alle domande dei discepoli il Signore risponde in modo sbalorditivo dividendo i suoi allievi in due gruppi. Il primo gruppo comprende quelli a cui i misteri del Regno sono rivelati; il secondo quelli per cui le parabole rimarranno sempre e solo parabole. Questo secondo gruppo è composto dalle persone che, secondo le parole del profeta Isaia, “guard[ano], ma non ved[ono]; ascolt[ano], ma non intend[ono]”.

Probabilmente sono i discepoli stessi a coniare questa espressione per esprimere il loro stupore di fronte al fatto che sono ancora tanti quelli che non credono agli insegnamenti del Maestro. Perché oggi è ancora così? Cosa dobbiamo fare per essere tra quelli a cui i misteri del Regno sono rivelati? La chiamata dell’unico e vero Dio rimane misteriosa, specialmente oggi che molte brave persone fanno fatica a credere. Anche al tempo dei profeti molte persone rimanevano spiritualmente sorde e cieche, e molte altre nel corso dei secoli hanno ammirato la bellezza degli insegnamenti di Gesù senza mai rispondere alla sua chiamata.

Il nostro compito è quello di rimanere aperti alla potenza dello Spirito per permettere al Signore di operare attraverso di noi. Le motivazioni umane sono complesse e misteriose; a volte capita che i cattolici e i cristiani più convinti siano sì assidui nella preghiera e nel compiere il bene, ma altresì determinati a non spingersi oltre. Al contrario, alcuni seguaci di Cristo, pur essendo molto meno zelanti e fedeli, sono disposti a crescere, a cambiare in meglio, perché con umiltà prendono atto delle proprie debolezze e della propria ignoranza. Voi in quale situazione vi trovate? Qualunque sia la nostra situazione dobbiamo pregare perché il nostro cuore rimanga aperto e per ricevere il coraggio di andare avanti, anche se abbiamo paura di avventurarci troppo lontano. Se prendiamo Dio per mano, sarà lui a condurci. Il segreto è la fiducia. Dio non ci deluderà. Come possiamo evitare di passare dall’ultima categoria, la migliore, quella dei portatori di frutto, alla categoria di quelli “che sono zappati via dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita” e che non producono alcun frutto?

La seconda lettura, tratta dalla lettera di San Paolo ai Galati, ci guida nella giusta direzione ricordandoci che ciascuno di noi deve prendere posizione nell’antica lotta tra il bene e il male, scegliendo, secondo le parole di San Paolo, di lasciarsi guidare dalla carne o dallo Spirito. Non si può restare sul confine e rimanere “in campo neutrale"; è necessario schierarsi con l’uno o l’altro dei belligeranti. La vita ci impone di scegliere, ma non possiamo scegliere di restare neutrali. Porteremo buoni frutti solo se impareremo il linguaggio della Croce e lo iscriveremo nei nostri cuori. Il linguaggio della Croce ci porta i frutti dello Spirito, che San Paolo elenca. Lo Spirito ci dona pace e gioia, e ci permette di essere sempre gentili e generosi verso il prossimo. Seguire Cristo comporta sacrifici, e questo non è sempre facile, perché dobbiamo lottare contro quella che San Paolo chiama “la carne”; dobbiamo cercare di non essere più schiavi di noi stessi e di liberarci dal nostro solito vecchio egoismo. E vi assicuro che la battaglia non è semplice, neanche per i vecchi come me! Non passate la vita senza prendere posizione, pensando che sia meglio non scegliere, perché è prestando fede agli impegni presi che potrete vivere in pienezza. La felicità sta nello svolgere sempre i nostri compiti e il nostro dovere, soprattutto quando si tratta di piccole cose, così che possiamo prepararci ad affrontare impegni sempre maggiori. Sono molti quelli che hanno scoperto la propria vocazione alle Giornate Mondiali della Gioventù.

Essere discepoli di Gesù richiede disciplina, in particolare autodisciplina, cioè quello che San Paolo chiama dominio di sé. L’esercizio dell’autocontrollo non vi renderà perfetti (non ha reso perfetto neanche me), ma il dominio di sé è necessario per proteggere e far crescere l’amore racchiuso nei nostri cuori e per evitare che gli altri, specialmente la nostra famiglia e i nostri amici, siano feriti dai nostri gesti di cattiveria e dalle nostre inadempienze. Prego che con la forza dello Spirito tutti voi possiate entrare a far parte di quel grande esercito di santi che è stato rivelato per bocca del profeta Ezechiele, un esercito salvato e rinato, che ha arricchito la storia dell'umanità per innumerevoli generazioni e che ora vive dopo la morte godendo del premio eterno del Paradiso.

Vorrei concludere riadattando uno dei discorsi più celebri di Sant’Agostino, il più grande teologo del primo millennio, che, circa 1600 anni fa, è stato anche vescovo nella piccola cittadina nordafricana di Ippona. Spero che nei prossimi cinque giorni di festa e di preghiera la vostra anima possa elevarsi, come alla mia capita sempre, spinta dall'entusiasmo di questa Giornata Mondiale della Gioventù. Dovete essere felici, e grati a Dio, per aver potuto partecipare a questa Giornata Mondiale della Gioventù nonostante i costi, le distanze e le altre difficoltà di ogni genere. Durante questa settimana avremo tutto il diritto di rallegrarci e di festeggiare il ringiovanimento della nostra fede. Siamo chiamati ad aprire i nostri cuori alla potenza dello Spirito. E ai giovanissimi raccomando di vivere questa GMG con spensieratezza ed entusiasmo, senza però trascurare la preghiera e l’ascolto!

Molti di voi hanno compiuto viaggi così lunghi che potremmo proprio dire che sono giunti “agli estremi confini della terra”! Se è così va benissimo; il Signore ha detto ai suoi primi apostoli che gli sarebbero stati testimoni a Gerusalemme fino agli estremi confini della terra. Questa profezia si è compiuta grazie alla testimonianza di numerosi missionari che hanno raggiunto questa grande terra del Sud, e si compie anche grazie alla vostra presenza qui. Questi giorni passeranno velocissimi e la prossima settimana dovremo affrontare il ritorno alla normalità. Per un certo periodo alcuni di voi troveranno la vita di tutti i giorni a casa, in parrocchia, sul lavoro e nello studio, piatta e deludente. Presto, troppo presto, ripartirete tutti. Anche se adesso siete qui a Sydney, al centro del mondo cattolico, la prossima settimana il Santo Padre ritornerà a Roma e noi, abitanti di Sydney e dintorni, ritorneremo alle nostre parrocchie, mentre voi, pellegrini da tutto il mondo, farete ritorno ai vostri Paesi, vicini e lontani.

In altre parole la prossima settimana dovremo salutarci. Ma salutandoci e dividendoci per ritornare a casa dopo queste fantastiche giornate, non distacchiamoci mai da nostro Dio amorevole e dal suo Figlio, Gesù Cristo. Possa Maria, Madre di Dio, che invochiamo in questa Giornata Mondiale della Gioventù con il titolo di Nostra Signora della Croce del Sud, darci la forza di mantenere questo proposito. Per questo prego. Vieni, vieni Soffio di Dio, vieni dai quattro venti, vieni da tutte le nazioni e i popoli della terra, vieni e benedici la nostra Grande Terra Australe dello Spirito Santo.
Donaci la forza di formare un altro vasto e sterminato esercito di umili servitori e di testimoni fedeli.

Rivolgiamo questa preghiera a Dio, nostro Padre, nel nome di Cristo suo Figlio. Amen. Amen.

George Cardinale Pell
Arcivescovo di Sydney

[Fonte: http://www.wyd2008.org/]



Ultima modifica di Redazione il 17 Lug 2008 00:30, modificato 1 volta in totale 






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